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dominante di mascolinità era costruito tramite relazioni con i coetanei e si opponeva a una serie di

mascolinità subordinate. Un aspetto essenziale nella costruzione della mascolinità è il “male

bonding”, ovvero il legame maschile che riguarda i rapporti di omosocialità cioè le relazioni non

sessuali tra membri dello stesso sesso: è un legame indispensabile in cui gli uomini cooperano

attraverso complicità quotidiane fatte di silenzi, tacite intese, doppi sensi, strizzate d’occhio;

favorisce la separazione tra uomini e donne da un lato, dall’altro tra mascolinità egemoni e

mascolinità non egemoni. Il mondo del calcio è il prototipo di tali rapporti: la sua frequentazione è

un rifugio dai carichi lavorativi e familiari, permette l’espressione di tutto ciò che nel quotidiano

viene inibito e rinsalda l’alleanza maschile.

Il fardello della mascolinità

Anche gli uomini sono prigionieri e vittime della rappresentazione dominante e il fatto di dover

affermare quotidianamente la loro mascolinità. Anche i veri uomini si interessano degli altri:

versando sangue, sudore, sperma, portando a casa il cibo, facendo figli, morendo.

I media concorrono a diffondere una rappresentazione sociale potenzialmente pericolosa

mostrando uomini di successo che fumano, bevono, sono aggressivi e violenti (vengono rinforzati

e resi popolari i comportamenti negativi). Uno degli elementi principali all’origine della fragilità

maschile è il fatto che, nelle difficoltà, gli uomini godono di minor sostegno sociale rispetto alle

donne: innanzitutto essi stessi sono restii a chiedere aiuto in caso di bisogno e se lo fanno, lo

fanno tardi a seguito di strategie di negazione, distrazione, alcool che li portano a rimandare il

problema. Un altro dato e il loro maggiore isolamento sociale: rispetto alle donne, gli uomini

sviluppano poche e meno strette amicizie e queste danno meno sostegno rispetto alle amicizie

femminili. Spesso la partner è la sola persona con cui gli uomini si aprono. La vulnerabilità

maschile nelle relazioni interpersonali trae quindi origine dalla difficoltà a parlare delle proprie

emozioni e ad abbandonarsi all’intimità. Chi aderisce all’ideologia virile reprime l’affettività e

difficilmente rivela la propria solitudine; con l’eccezione della collera e dell’ostilità, gli uomini

inibiscono più delle donne l’espressione delle emozioni e del dolore, con effetti negativi sul

benessere psichico e fisico.

3)IL CONTROLLO DELLE DOMINATE

Il sessismo tra benevolenza e ostilità

L’altra faccia del maschilismo riguarda il controllo delle dominate. Tutti i gruppi dominanti creano

delle ideologie per giustificare il loro dominio. Una delle caratteristiche del sessismo è di essere

così radicato nella quotidianità da diventare quasi invisibile; solo con la rivoluzione femminista

degli anni ’60 il sessismo è stato riconosciuto come problema sociale. Attraverso il Modello del

contenuto degli stereotipi (Fiske, Cuddy e Glick) è emerso che dall’incrocio di due dimensioni

fondamentali (Big Two), calore e competenza, si formano 4 modalità di pregiudizio:

1) Pregiudizio di ammirazione  alto calore, alta competenza: rivolto a gruppi con i quali si

percepisce una relazione cooperativa (alleati, ingroup); emozioni solo positive nei loro

confronti.

2) Pregiudizio paternalistico  alto calore, bassa competenza: rivolto a gruppi con basso status

e relazione di cooperazione (casalinghe, disabili); emozioni positive e negative.

3) Pregiudizio invidioso  basso calore, alta competenza: rivolto a gruppi ad alto status con i

quali c’è una relazione di competizione (persone ricche, asiatici); emozioni positive e

negative.

4) Pregiudizio di disprezzo  basso calore, bassa competenza: rivolto a gruppi a basso status

e relazione competitiva (drogati, senzatetto, poveri); emozioni solo negative.

Le donne sono state oggetto sia di disprezzo sia di paternalismo; non hanno suscitato ne invidia

ne ammirazione.

I cambiamenti nella struttura economica, nell’assetto sociale e nelle concezioni ideologiche hanno

prodotto la progressiva diminuzione delle espressioni di aperto disprezzo verso le donne; il

pregiudizio nei loro confronti continua a esistere, ma si esprime in forme indirette, ambivalenti e

sottili. Tali forme, indicate col termine di sessismo moderno o neosessismo: i sessisti moderni

credono, spesso in buona fede, di essere a favore dell’uguaglianza e non si accorgono di trattare

in modo differenziato le persone sulla base dell’appartenenza di genere, con il risultato di

contribuire al mantenimento della discriminazione.

Il sessismo di un uomo può inoltre rivelarsi ambivalente con lo scopo di legittimare la superiorità

maschile attraverso delle credenze; tale sessismo avrebbe:

- una componente ostile che porta a relegare le donne nei loro ruoli tradizionali (contro

donne che non si adeguano allo status quo e che vengono quindi percepite come

avversarie da combattere perché mettono in discussione il dominio maschile; si basa sulla

credenza della naturale inferiorità della donna).

- una componente benevola che porta a riconoscere alle donne una serie di qualità

positive, riconoscendo la loro preziosità e avvalorando il loro importante ruolo di mogli e

madri ad esempio. È una sorta di pregiudizio sottile, difficile da riconoscere, e meno

marcato del sessismo ostile; consente agli uomini di giustificare la loro superiorità in virtù

della loro funzione di protettori pronti a sacrificarsi per donne e bambini

(PATERNALISTICO). Il potere dell’uomo viene impiegato a vantaggio della donna a patto

che queste accettino il controllo sociale maschile; così facendo si indeboliscono le

resistenze femminili.

Cosi fan tutti!

Fiske e Glick hanno condotto 2 ricerche cross culturali per rivelare la presenza del pregiudizio in

varie nazioni. Il pregiudizio rivolto al genere femminile è stato misurato mediante una scala di

sessismo (Ambivalent sexism inventory) che rileva gli atteggiamenti ostili e benevoli tenendo conto

di 3 aspetti: le relazioni di potere, i ruoli e gli stereotipi, le relazioni intime eterosessuali. I dati

raccolti hanno mostrato che il sessismo ostile e quello benevolo sono presenti in tutte le aree

indagate e sono strettamente intrecciati tra loro. In tutti i paesi, Italia compresa, gli uomini hanno

espresso punteggi più elevati di sessismo ostile rispetto alle donne, cosa che non si è verificata

per il sessismo benevolo (le donne tendono ad accettare quest’ultima forma per ottenere

protezione). Sembra che le donne tendano ad adeguarsi al sistema in cui sono inserite: nelle

situazioni di netta disparità, il sessismo benevolo coi suoi vantaggi si presenta come un rifugio.

Berlusconi offre un chiaro esempio di copresenza di sessismo benevolo e ostile: era paternalistico

nei confronti delle ammiratrici e aggressivo contro le donne che lo mettevano in discussione.

Aveva quindi un atteggiamento ambivalente nei confronti delle donne.

Più un paese è sessista, minore è l’eguaglianza tra generi al suo interno: questa è misurata tramite

due indici, il Gender Empowerment Measure (GEM) e il Gender-Related Development Index (GDI).

Ambivalenza verso gli uomini

Glick e Fiske hanno proposto di analizzare anche l’atteggiamento di pregiudizio verso il genere

maschile: se l’ambivalenza può essere espressa verso il genere femminile, è probabile che possa

riguardare anche il genere maschile. Hanno ipotizzato che anche l’atteggiamento nei confronti

degli uomini si struttura in due componenti, una ostile (risentimento verso uomini) e una benevola

(convinzione che gli uomini hanno bisogno delle cure femminili) misurate tramite l’Ambivalence

toward men Inventory. In tutti i paesi le donne hanno espresso punteggi di ostilità più alti di quelli

degli uomini, mentre per la componente benevola sono stati gli uomini ad ottenere punteggi più

elevati. Nelle nazioni con maggior disparità di genere, le donne hanno espresso sia maggiore

ostilità sia maggiore benevolenza nei confronti degli uomini (risentimento misto e fortemente

intrecciato ad ammirazione).

La collusione femminile

Le donne concorrono in vari modi al mantenimento della disparità di genere. I membri dei gruppi di

status inferiore possono infatti reagire alla loro subalternità accettandola, totalmente o

parzialmente, o cercando possibili modi per superarla. Uno di questi è la mobilità sociale, ovvero il

tentativo di trovare una soluzione individuale per migliorare la qualità della propria vita; un altro è

l’azione collettiva, la quale mira a creare alternative migliori per tutti i membri del gruppo.

Dalle ricerche è emerso sopra come le donne respingono il sessismo ostile ma non quello

benevolo: pensarsi inoltre come esseri da proteggere vuol dire interiorizzare un’idea di sé debole,

che trasmette dubbi su competenze e capacità e porta il più delle volte a realizzare performance

inferiori alle possibilità. Il sessismo benevolo è una forma di persuasione che lusinga le donne e le

illude, provocando così emozioni positive collegate all’accettazione dello status quo; il sessismo

ostile genera invece emozioni negative che provocano ribellione.

Un diverso tipo di collusione è quello delle donne che, da una posizione di status privilegiata,

prendono le distanze dalle altre donne: questo le porta a esprimere nei loro confronti pregiudizi e

comportamenti ostili che possono determinare la cosiddetta “Sindrome dell’ape regina”. Tale

fenomeno sarebbe una conseguenza della discriminazione di genere nel mondo del lavoro, che

motiva le donne che si identificano poco con il gruppo femminile a prendere le distanze da esso.

Strategie di delegittimazione

Le credenze sessiste si traducono in strategie che hanno la funzione di rafforzare i sentimenti di

superiorità maschile; di aumentare la differenza percepita tra gruppo maschile e femminile; di

mantenere la solidarietà tra i membri del gruppo dominante.

- La più comune di tali strategie riguarda l’attribuzione di tratti stereotipati che collegano le

donne al corpo e all’emotività, e gli uomini alla mente e alla ragione. Quando l’attribuzione

di tratti delegittimanti viene portata alle estreme conseguenze diventa una strategia di

esclusione sociale.

- Una variante più sottile e moderna di tale strategia si riconosce nella tecnica della

psicologizzazione, che definisce una donna sulla base delle caratteristiche psicologiche

che spiegano il suo comportamento in riferimento a tratti di personalità, come la fragilità,

l’emotività e la passionalità.

- Un’altra strategia consiste nell’accostare le donne ad altri gruppi delegittimati: Anna Rossi-

Doria ha ad esempio illustrato i pregiudizi e gli stereotipi che per secoli hanno accomunato

donne ed ebrei (il cui esito estremo è stato la femminilizzazione degli ebrei).

- Definire un gruppo attraverso etichette politiche negative è un altro modo di delegittimarlo:

recentemente l’etichetta femminista è stata usata per screditare le voci di denuncia del

maschilismo. Tale strategia in passato ha funzionato e le donne sono state accusate di non

volere l’uguaglianza, ma il sopravvento sugli uomini (arrivando addirittura a parlare di nazi-

femminismo o femminismo satanico).

- La strategia delegittimante più estrema è la deumanizzazione, impiegata molto per

giustificare l’inferiorità femminile: si tratta di una modalità antica in cui le donne venivano

collocate sotto la soglia della compiuta umanità, a metà strada tra il mondo animale e

quello umano. Forme particolari di deumanizzazione sono: l’infraumanizzazione (in cui alle

donne si attribuisce la capacità di provare solo emozioni primarie, quelle condivise con gli

animali – paura o sorpresa – mentre gli uomini hanno sia emozioni primarie che

secondarie, tipicamente umane - odio) e l’oggettivazione (consiste nel considerare la donna

come una merce, un oggetto, uno strumento).

La guerra dei sessi

Il lato più tragico del maschilismo è quello che traduce gli atteggiamenti di dominanza maschile in

comportamenti di oggettivazione, mercificazione, violenza che possono arrivare all’annichilimento

fisico e psichico delle vittime. La violenza è uno strumento di oppressione e controllo impiegato per

affermare il potere maschile e stabilire e ribadire la gerarchia sociale. Quando l’autorità maschile

viene sfidata, la violenza sostituisce la protezione; le società in cui le donne sono molto

subordinate presentano i tassi più alti di violenza maschile, mentre le società in cui le donne hanno

una posizione migliore denunciano meno abusi e violenze (italiane sono tra le meno sicure). Anche

la credenza che le donne non dovrebbero avere gli stessi diritti degli uomini è associata alle

violenze.

Un altro elemento che può determinare violenza è la credenza che la donna sia una proprietà

maschile: l’oggettivazione facilita l’abuso e il mito dello stupro, cioè la credenza che siano le donne

stesse a provocare la violenza a causa del loro comportamento.

L’ingresso delle donne in contesti considerati maschili può essere un’ulteriore fonte.

È difficile affermare oggi se la violenza sia aumentata o meno: non ci si può basare sulle denunce

poiché non tutti i reati vengono denunciati, e nemmeno sugli studi scientifici. È importante il

contesto culturale nel legittimare o delegittimare la violenza sul territorio (da uno studio effettuato

da DeFronzo e Prochnow è emerso che le alcune variabili che possono influenzare i livelli di

violenza sono ad esempio: l’incidenza di programmi televisivi violenti, riviste violente, numero di

militari presenti sul territorio, numero di giocatori di videogame violenti, concessione di licenze di

caccia, numero di condanne).

La pornografia e l’oggettivazione femminile sono anche elementi che influiscono molto, e sono

state considerate dalle femministe come alcune delle principali cause dell’oppressione femminile.

La pornografia propone un’immagine femminile in posizione di subordinazione, disponibilità e

degradazione; le donne sono presentate come merci sessuali e sono deumanizzate in molti modi.

Nell’ultimo decennio la pornografia ha proposto immagini sempre più violente in cui le donne erano

vittime, al punto che è stato possibile affermare come il legame tra pornografia e violenza sia ormai

molto profondo.

Anche nei videogiochi, i contenuti violenti possono trasformarsi in modelli perché il giocatore si

identifica molto col personaggio che costruisce: esempio GTA. Infine anche la globalizzazione, ha

contribuito alla prostituzione e turismo sessuale (donna come merce).

4)IL SESSISMO ALL’OPERA

Il sessismo nel lavoro

Nonostante i cambiamenti la disparità di genere continua ad essere presente nel mondo del

lavoro a livello di selezione, reddito e avanzamenti di carriera. L’entrata delle donne nel mondo del

lavoro è accettata solo per quei lavori considerati femminili. Nei confronti invece delle donne che

entrano in competizione con gli uomini per posizioni direttive viene messo in atto il sessismo ostile

perché queste minacciano le carriere maschili. Il sessismo benevolo contribuisce in modo sottile,

contrastando l’uguaglianza tra i generi seppur sostenendo la parità. L’ostilità sessista verso la

piena partecipazione delle donne al mondo del lavoro si esprime attraverso l’esercizio di credenze,

stereotipi, e pregiudizi ereditati dal passato.

-Glass ceiling (soffitto di cristallo)  insieme di barriere invisibili che imprigionano le donne nello

stickly fllor (pavimento appiccicoso) che le trattiene nelle posizioni medio-basse e impedisce di

raggiungere i vertici;

-leaky pipeline  si indica la dispersione di risorse femminili attraverso l’immagine di una conduttura

che perde acqua.

-Maternal wall  muro materno, la cura della casa e dei figli rende le donne meno coinvolte nel

lavoro.

L’ideologia sessista incide sulla valutazione delle competenze, delle abilità e delle prestazioni

femminili nel mondo del lavoro; per ottenere un incarico di prestigio le donne devono essere 2

volte più brave degli uomini, dimostrando di essere un’eccezione allo stereotipo femminile da un

lato e rischiando, dall’altro, di essere rifiutata per aver violato lo stereotipo della gentilezza tipica

delle donne. Alcuni autori hanno rilevato che i CV vengono giudicati in modo più favorevole se

attribuiti a un uomo piuttosto che ad una donna.

La situazione è peggiore quando donne e uomini lavorano insieme: il contributo femminile viene

svalutato rispetto a quello maschile, dato che le donne sono ritenute meno competenti e autorevoli.

Un altro modo più sottile in cui il maschilismo si manifesta nel mondo del lavoro è l’oscillazione dei

criteri di assunzione: una ricerca ha mostrato come nella scelta per un posto di capo della polizia

tra un uomo con esperienza in strada e una donna con un titolo di studio più elevato i partecipanti

preferivano l’esperienza dell’uomo; se la scelta riguardava una donna con esperienza o un uomo

con un più alto titolo di studio anche qui la preferenza era per l’uomo: i giudizi venivano adeguati in

maniera tale da garantire una congruenza tra ruolo e genere (in questo caso il capo della polizia

era un ruolo che spettava a un maschio).

Un’altra manifestazione di sessismo è l’insistenza sulle prescrizioni stereotipiche femminili, che

vogliono la donna sensibile, gentile, affettuosa e poco competitiva.

In passato la mobilità sociale femminile era legata alla loro capacità di sedurre; l’affidarsi alla

seduzione può però comportare delle ritorsioni: la bellezza fisica in questo caso viene associata ad

una svalutazione delle competenze e a un aumento dell’oggettivazione (quando una donna

privilegia l’aspetto fisico mette in secondo piano le sue capacità).

Anche per le donne che hanno un impiego, inoltre, il lavoro domestico e la cura dei bambini spetta

ancora al genere femminile: anche se le donne hanno un lavoro migliore dell’uomo, le differenze

domestiche rimangono allo scopo di mantenere l’equilibrio coniugale. Gli uomini difficilmente sono

disposti ad assumere i ruoli femminili perché questi minacciano il loro status e la loro identità.

All’opposto, le donne che assumono stili maschili vengono giudicate molto negativamente.


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TR0N

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia dei processi sociali, decisionali e dei comportamenti economici
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher TR0N di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia delle influenze sociali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Volpato Chiara.

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