DIRITTO ROMANO MONOGRAFICO
PARTE I
Età del diritto romano
Arcaica
Pre-‐classica
Classica
Periodizzazione usata non per circoscrivere il diritto privato romano, MA nel diritto pubblico
l’elemento storico è più presente (storia ma anche politica e visione filosofica). Questo è un
approccio recente: la multidisciplinarietà, dalla metà del Novecento l’abitudine è quella di
scrivere la storia delle popolazioni antiche incrociando i risultati di discipline affini ma fino a
quel momento separate.
L’aspetto religioso è prevalente rispetto a quello militare (i maschi erano formati per essere
buoni soldati: educazione spartana), i patres si sono già distinti per meriti militari in genere.
Coloro che più avanti potranno dimostrare di essere discendenti diretti di qualche patres che
ha partecipato alla fondazione di Roma acquista un cognome di prestigio: diventeranno le
famiglie nobili della città (patresàpatrizi). Vantando questa ascendenza illustre, queste
persone rimarranno vicine al re.
La nascita di Roma
Fondazione del primo nucleo della città 750 a.C.
à
Ci sono ricostruzioni diverse che abbassano la data, MA qui si parla della formazione di una
compiuta struttura cittadina.
Chi fondò la prima città romana? ROMOLO, un guerriero “senza famiglia”, figlio di un dio,
immaginato capace di uccidere il fratello (e dunque di spezzare i vincoli di sangue) pur di
affermare l’inviolabilità del nuovo spazio e della nuova predestinata comunità che aveva
appena fatto nascere.
Villaggio in cui vivono delle famiglie che lavorano fondi, gruppi di famiglie che vivono sul
territorio governato da un res e dal suo gruppo di consiglieri chiamati patres.
La famiglia romana ha un connotato diverso da quello odierno: si basa sui legami familiari e
rapporti di cordialità e collaborazione tra patres e i patres ed il re; il culto delle armi; il culto
religioso. Elementi già presenti nella comunità cittadina di Roma, MA soprattutto le armi e la
religione sono elementi unificanti e servono a radicare la gente sul territorio e farle sentire
protette dalle avversità esterne.
La città e i re
La prima città prende forma da questi elementi:
Culto (strettissimo rapporto diritto-‐religione)
v Armi
v Gentes
v Proprietà della terra
v
La mentalità aristocratica cerca di farsi spazio in un ambiente insicuro (crisi alimentari,
epidemie, etc.) e cerca di costruirsi un primato attraverso: parentela, intensità culturale e
combattimento.
L’idea di spazio pubblico diviene da subito quella di spazio religioso (grazie alle pratiche
magico-‐religiose dei sacerdoti), sia in senso mentale (nella testa di tutti i cittadini), che fisico
(ogni luogo era uno spazio in cui celebrare riti e cerimonie).
I patres (a capo dei clan) formano la comunità non attraverso circuiti politici, ma attraverso
legami di reciprocità instaurati fra i clan stessi.
Quale fu la più antica struttura di potere romana? Quella fondata su RE-‐SACERDOTI (rapporto
regalità-‐sacralità), perché integrava potere di clan e sapere magico-‐religioso, entrambi
venivano scelti sulla base di requisiti pre-‐determinati (anche se non vi era una netta
separazione di compiti fra i due). Re ricopre la sua posizione perché investito dagli dei di
qualità particolari: il re deve perciò essere sempre presente nelle cerimonie pubbliche.
Festo (lessicografo) in una sua testimonianza racconta questo intreccio.
È ignota l’origine delle varie cerchie sacerdotali, MA è certa la differenziazione fra flamini
(concepiti come statue viventi delle divinità che rappresentavano) e pontefici (considerati i saggi
e i dotti della comunità). Nella parte più bassa della gerarchia dei sacerdoti ci sono i cosiddetti
pontefici appunto (sacerdoti con compiti specifici, i romani sono attenti fin da subito alla
distribuzione dei compiti). I pontefici sono sacerdoti, MA pur essendo religiosi non sono
investiti di funzioni religiosi, hanno un compito di natura tecnica, sono i primi sapienti della
città (hanno ad esempio l’incarico di tenere il calendario e registrare tutti gli eventi
straordinari che accadono nella comunità): erano la “memoria vivente della comunità”.
Il pontefice era figlio di un pater (che aveva studiato o sapeva altre lingue, come il greco, la
“lingua dei colti”), egli ha poi una predisposizione per poter mettere le conoscenze a
disposizione dei suoi “concittadini”.
Anima dei romani bifronte: combattiva, lo straniero va conquistato; ciò che può portare
benefici all’interno della comunità va inglobato. Ed è qui che si inseriscono i pontefici.
C’erano giorni (fas perché nefasti, cioè sgraditi agli dei) che solo i pontefici conoscevano in cui
era vietato fare determinate attività (lavorare, sposarsi, litigare, fare testamento, etc.): i
pontefici erano i soli ad avere le competenze per svolgere questo compito e il fatto che tale
attività fosse segreta, cioè il calendario (i giorni fasti e nefasti), le formule tramite i quali i
cittadini potevano sposarsi o fare testamento erano segrete, quindi il cittadino era obbligato
ad andare dal pontefice (la risposta del pontefice assomiglia a quella di un oracolo, la risposta
cioè il responsum era orale). Il segreto aumenta la distanza fra i pontefici ed i cittadini, essi
non hanno il alcun modo la possibilità di controllare.
I primi a dare una risposta in termini giuridici sono i pontefici (questi sono i primissimi
giuristi). MA spesso i responsi erano orientati in chiave patrizia (conseguenza più evidente) e
anche per questo molti plebei non agivano in giudizio per paura di veder respinta la loro
azione (un’azione che aveva pesanti ripercussioni sull’intera famiglia a livello economico).
La prima Roma aristocratica la si vede già da questo elemento: le famiglia concentrano nelle
loro mani il potere (patrizi sempre influenti sulla vita dei plebei).
All’epoca tutti gli atti giuridici erano pubblici: testamento, adozione, cause giudiziarie, e
spesso anche gli accordi matrimoniali fra i patres. Questo perché atti che oggi sono privati,
una volta questi atti non erano percepiti privati, ma atti su cui tutta la comunità doveva essere
a conoscenza perché si andavano a spostare dei patrimoni (matrimonio atto politico).
I patres andavano dal pontefice e chiedevano la procedura (non c’erano regole, ma solo la
risposta dei pontefici). I re demandavano queste funzioni ai pontefici (e non a caso i pareri dei
giuristi verranno chiamati responsa) e il meccanismo domanda-‐risposta sarà lo stesso
meccanismo che creerà la giurisprudenza romana (il diritto romano è un diritto casistico,
diverso dal nostro, i romani non ragionano con i concetti ma con i casi senza ovviamente
precedenti vincolanti).
Consuetudini (in omaggio alla sapienza degli antenati) e responsa dei pontefici, fino al sesto
secolo.
Prima trama istituzionale (politica) in due elementi:
1. assemblea di notabili costituita dai patres a capo delle gentes più importanti
(nucleo originario del successivo senatus)
2. divisione dell’intera popolazione maschile della città in tre tribù (remnes, tities
e luceres) a loro volta frazionata in dieci unità che formavano le trenta curie.
Con l’arrivo degli etruschi la società romana fece un notevole salto di qualità abbandonando
l’arretratezza del mondo protocittadino.
La monarchia etrusca nella tradizione romana
Nel sesto secolo i romani vengono a contatto con comunità etrusche (scaramucce
belliche) e la cosa importante è che questi portano a Roma la civiltà (acquedotti,
fongature, ippodromo, teatro, stadio, strade lastricate). Con gli etruschi arriva la scrittura,
il contatto vero con il pensiero dei greci e arriva la moneta (niente più baratto).
Nuovo periodo della monarchia romana: almeno due degli ultimi tre re furono di origine
etrusca (Tarquinio Prisco e Tarquinio il Superbo).
Con il primo Tarquinio la città inizia a crescere, nell’economia (aiutata sempre dalla posizione
geografica), nell’architettura (acquedotti, fognature, strade lastricate, etc.), nella demografia e
nel territorio.
Servio Tullio (altro re etrusco tra i due Taquinio) per la prima volta operò il censimento, cioè
l’individuazione e la valutazione periodica dei beni di ogni cittadino e da qui si ricavano i dati
della rilevante crescita della popolazione in questo periodo.
La riforma serviana
Tutto parte con la riforma dell’esercito romano, riorganizzato sul modello della &nb
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