Diritto romano monografico
Premessa
Roma ha vissuto ben 13 secoli di storia, si può ben comprendere come in un periodo di tempo così vasto ci siano stati ampi mutamenti. Roma inizialmente è nata come una monarchia e poi successivamente è diventata una repubblica ed infine impero. Pertanto si sono susseguite tre forme costituzionali diverse nel tempo. Questi 13 secoli devono essere spezzettati in ulteriori periodi.
Periodizzazione
- Periodo arcaico: dal 754 a. C. → fondazione di Roma al 367 a. C. → leggi Licinie Sestie. Date da segnalarsi: 509 a. C. → instaurazione della repubblica; 451-450 a. C. → decemvirato legislativo e Legge XII Tavole.
- Periodo preclassico: dal 367 a. C. al 27 a. C. → inizio del principato di Augusto.
- Periodo classico: dal 27 a. C. al 284 d. C. → ascesa di Diocleziano.
- Periodo postclassico: dal 284 d. C. al 565 d. C. → morte di Giustiniano. Date da segnalarsi: 395 d. C. → divisione dell'Impero in due parti: Romano d'Occidente → cadrà nel 476 d. C. e d'Oriente → cadrà nel 1453.
Epoca arcaica
Nel 754 a. C. viene fondata Roma. Non possediamo alcuna testimonianza scritta a riguardo, ci si basa solamente sulle risultanze ottenute da altre scienze. Possiamo individuare pertanto due filoni narrativi: a) il filone degli “intellettuali” (greci e latini), che però compaiono tardi sulla scena; e b) il filone della “tradizione”, inizialmente in forma orale e successivamente in forma scritta. La tradizione è un racconto mitico degli eventi che viene tramandato oralmente di generazione in generazione. Per un lungo periodo la tradizione è stata seguita a livello pedissequo, invece successivamente la tradizione non viene più seguita ed è vista solo come una mera favola. Il dato tradizionale anche laddove non dice sempre la verità è comunque leggibile come un simbolo di quel mondo, di quella realtà di un tempo. Di conseguenza possiamo concludere che la tradizione non è tutta da buttare o tutta da ritenere vera, ma da verificare caso per caso.
L'epoca arcaica va dal 754 a. C. al 367 a. C. Di questo periodo non abbiamo fonti legislative, salvo le 12 tavole, le quali vengono prodotte tra il 451 – 450 a. C. Le 12 tavole rappresentano l'unico codice normativo di tutta l'epoca arcaica (da segnalarsi che il testo originale andò perduto durante l'incendio provocato dall'invasione gallica e oggi noi possediamo solamente una ricostruzione sulla base di testimonianze storiche di personaggi autorevoli quali ad esempio Cicerone).
L'epoca arcaica si suddivide ulteriormente in altri due sotto periodi: a) monarchia dal 754 a. C. al 509 a. C.; e b) res pubblica romana (periodo proto repubblicano).
Inoltre occorre fare una specificazione in via preliminare: quando parliamo di “costituzione”, non ci riferiamo a costituzione con il significato moderno che noi oggi tutti vi attribuiamo, per i romani il termine costituzione è usato nel senso di assetto pubblico, rapporto tra Stato e cittadini. I romani non hanno mai avuto una costituzione, non si sono mai dati una costituzione.
Infine va tenuto sempre presente che il diritto romano è il presupposto giuridico di tutte le codificazioni.
Epoca preclassica
La quale va dal 367 a. C. al 27 a. C. Questo lasso temporale rappresenta il periodo del massimo splendore della Repubblica, prima che questa entri in crisi. Infatti verso la fine di questo lasso temporale incominciano le “guerre civili” (prima guerra civile vede: Crasso vs. Silla; mentre la seconda vede: Ottaviano Augusto vs. Marco Antonio). La data 27 a. C. non è stata scelta “a caso”, difatti questa data sta a rappresentare il momento in cui Ottaviano Augusto viene riconosciuto dal popolo romano come colui al quale affidare, almeno inizialmente, le riforme per rifondare la Repubblica. Tuttavia, come ben sappiamo, O. Augusto farà qualcosa di diverso. Dopo il 27 a. C. le cose cambieranno radicalmente, si avvia un cambiamento costituzionale che eclisserà tutte le caratteristiche della Repubblica per dare alla luce il Principato.
Epoca classica
La quale va dal 27 a. C. al 284 d. C. Nel 285 d. C. c'è l'imperatore Diocleziano al comando, il quale vive un periodo di profonda crisi e pertanto egli, nel tentativo di superare questa crisi, fondamentalmente ha fatto due cose importanti: a) ha tentato di riformare tutta l'imposizione tributaria dello Stato; b) fondò la “tetrarchia”, la quale in un certo senso, anticipa la suddivisione tra impero romano d'occidente e d'oriente. Secondo tale sistema (tetrarchia) ci sono quattro imperatori, due per l'impero romano d'oriente e due per quello d'occidente. Questa divisione è effettuata al fine di ottenere una maggiore resa funzionale a livello capillare per arrestare la crisi, che tuttavia si dimostrerà essere una crisi irreversibile e inesorabile per l'impero romano.
L'epoca classica è il periodo in cui il Principato diviene Impero. L'Impero appartiene all'imperatore e secondo questa concezioni i cittadini divengono meri sudditi.
Epoca postclassica
La quale va dal 284 d. C. al 565 d. C. La data 565 d. C. coincide con la morte dell'imperatore Giustiniano e si collega la sua morte all'ultima data significativa della storia romano, poiché dopo Giustiniano si assisterà alla caduta dell'impero romano d'occidente e alla sopravvivenza del solo impero romano d'oriente, chiamato anche impero bizantino (il quale possiede appunto un'altra matrice, cioè greca). Pertanto in quest'ultimo periodo vediamo come non ci sia nessun mutamento costituzionale, ma solamente la caduta dell'impero romano d'occidente.
Fondazione di Roma
Per i romani il diritto faceva parte della civitas (era materia di tutti i cittadini). Abbiamo detto che la figura di Romolo viene vista alla stregua di un eroe mitico, leggendario. Romolo viene seguito dai suoi compagni di armi (soldati) nel costruire quell'accampamento che successivamente diverrà la città di Roma (da accampamento diviene città). Ora non sappiamo esattamente quanto ci sia di vero nella storia di Romolo (e nemmeno se questo sia il suo vero nome) riguardo alla storia della fondazione di Roma. Spesso e volentieri le gesta di altri, nei racconti storici, tendono ad esser attribuite tutte alla stessa figura mitica, anche se magari questa figura non ha compiuto, in prima persona, tutte queste gesta (magari sono state compiute da uomini a lui sottoposti e fidati alleati, ma vengono attribuite comunque alla figura primaria mitica).
Quello che sicuramente può essere ritenuto veritiero, sulla base dei dati a noi pervenuti, è che Roma fu fondata da un condottiero militare (e non sul genere degli eroi omerici), che per comodità noi continueremo a chiamare ancora “Romolo”, il quale è stato accompagnato, in questa impresa, da una banda di giovani compagni armati. Secondo alcuni questi latini erano autoctoni del Lazio, mentre per altri estranei che venivano da fuori e stabilitisi lì, in quella regione, per motivi di convenienza: il Tevere è una zona strategica, una via che gli Etruschi (popolo stanziato in Toscana, Umbria e Lazio settentrionale) sfruttavano già al tempo per trasportare i loro preziosi prodotti. Il Tevere, ai tempi, era già strategico per il commercio, gli Etruschi producevano preziosi artefatti e possedevano una tecnica di sfruttamento del terreno molto avanzata ed erano interessati a far si che i loro prodotti venissero esportati e commercializzati con i popoli vicini. Inoltre la zona era anche protetta dai colli, i quali fornivano una notevole protezione naturale per Romolo e i suo compagni dagli attacchi nemici. Infine va aggiunto che in quel territorio vi si trovavano anche le saline, molto importanti per gli Etruschi nel commercio del sale.
I futuri romani per tutti questi motivi si stabiliscono in questo territorio, perché intuiscono che possono far pagare una sorta di “dazio” agli Etruschi, i quali traevano appunto da questi territori il loro sostentamento e i prodotti utili per il commercio. Quindi Romolo e i suoi compagni, probabilmente all'inizio, non erano altro che una banda di giovani uomini armati.
L'identità di un popolo si crea mediante la discendenza. I latini (romani) fino a quel momento non si erano particolarmente distinti, anzi godevano di una cattiva fama per la loro indole aggressiva e per le loro “scorrerie” e guerriglie nel territorio. Infatti, inizialmente, i romani quando formeranno l'impero (che noi tutti conosciamo) definiranno i non-romani come “hostis” cioè “ostili” appunto “nemici”. Solo successivamente i romani, in età più tarda, cominceranno a capire che l'estraneo può essere una fonte di conoscenza e di apprendimento e di conseguenza in tale ottica l'estraneo visto come, semplicemente, l'appartenente ad un'altra comunità, ad un altro popolo (ed infine si arriverà poi ad un'apertura verso questi “estranei”, una sorta di integrazione).
Inizialmente a Roma abbiamo un “matrimonio esogamico” cioè: l'esogamia (da eso- e gamia) è una regola matrimoniale per cui il coniuge deve essere scelto al di fuori di una cerchia matrimoniale, che può coincidere con parentela o clan, tribù, ecc. È quindi la regola opposta all'endogamia (ordinamento matrimoniale mediante il quale gli sposi vengono obbligatoriamente selezionati all'interno del medesimo gruppo o stirpe, clan tribù). In altri termini, la coppia è composta da coniugi che provengono da popoli diversi.
La cultura romana è una cultura basata sulla predominanza del genere maschile e ciò comporta una serie svariata di conseguenze, quali: il cognome della famiglia passava solo di padre in figlio (la discendenza dipendeva dal possedere oppure no figli maschi); la donna era soggetta alla potestà del padre prima e poi successivamente a quella del marito, se restava vedova la potestà spettava al figlio maschio di questa e in assenza di tutte queste figure maschili le veniva assegnato un tutore di sesso maschile affinché potesse esercitare la potestà su di essa e provvedere a lei.
Proprio da qui nasce l'espressione della “diligenza del buon padre di famiglia” (espressione ampiamente sfruttata in ambito giuridico oggi). Il modello di cittadino romano per i romani è il modello di cittadino maschio, in quanto è l'unico capace giuridicamente ed è l'unico che gode dei diritti civili e politici all'interno della società. Questo concetto della predominanza del cittadino romano maschio non cambierà mai, resterà sempre così (e questo peraltro è un concetto che è stato superato da poco). Per i romani solo il cittadino maschio può condurre con capacità, efficacia e discernimento (con carisma) lo Stato, gli eserciti ecc.
Per i romani non esisteva una differenza tra il pubblico e il privato: difatti vediamo come già c'è una certa specularità tra la vita privata e la vita pubblica dei romani, vediamo come il cittadino maschio è il capo assoluto della sua famiglia ed il Re è il capo assoluto dello Stato, il suo volere è legge e i sudditi sono i suoi sottoposti.
La famiglia per i romani non era un gruppo di soggetti legati da vincoli affettivi, ma semplicemente uno strumento per creare dei vincoli (legami) politici e sociali con altre famiglie al fine di rafforzare la propria. Le prime famiglie vengono chiamate con il termine gens = clan famigliari. La prima famiglia romana è una sorta di famiglia allargata, queste famiglie prendevano il nome da un mitico avo comune (iniziatore della famiglia) e poi i suoi discendenti tendevano a vivere tutti insieme nella stessa casa, cioè non andavano dopo il matrimonio a vivere in case separate, ma cercavano di allargare le loro “domus” affinché potessero vivere tutti insieme (es. fratelli che si sposano con relative mogli non vanno a vivere ciascuno con propria famiglia al di fuori della casa in un'altra casa, ma restano tutti lì insieme nella stessa domus). E' così vengono a crearsi dei veri e propri clan uniti dal fatto di discendere tutti dallo stesso avo comune.
Le famiglie aristocratiche di Roma erano quelle che potevano dire e sostenere di discendere da uno dei primi compagni di Romolo che lo aiutarono a fondare il villaggio che da li a poco sarebbe diventato la famosa città di Roma. E queste famiglie aristocratiche vanno a comporre il gruppo delle migliori famiglie della città. Tuttavia va chiarito che quando si parla di aristocrazia a Roma, non si parla di aristocrazia in termini di nobiltà e ricchezza, ma di aristocrazia in termini di valori, quali: il coraggio (dimostrato in guerra), la lealtà (dimostrata verso i propri compagni), l'onore, l'attitudine al comando e la leadership (cioè la capacità di riuscire a farsi seguire da altri compagni in imprese). Queste sono tutte doti che contavano e servivano per il dominio sul campo in guerra, sono tutti valori che divengono fondamentali per l'educazione del cittadino romano, ma che tuttavia fanno parte dell'elemento costitutivo della società romana sin dalla sua origine (cioè all'inizio i romani si sono distinti e caratterizzati per la loro capacità in battaglia e tutti questi valori che ne derivano non smetteranno mai di essere importanti per il cittadino romano, nemmeno quando Roma sarà già una città temuta ed affermata in quanto a potere e prestigio). Addirittura verrà divinizzata la virtù romana, la capacità di farsi obbedire dai propri uomini, di condurli in battaglia e farsi seguire in imprese belliche.
Queste caratteristiche dei romani saranno anche le prime a contribuire alla fondazione dei “mores”, cioè le tradizione dei romani (mores: nel diritto romano, antiche consuetudini, di matrice per lo più rituale, che regolavano ogni aspetto della vita cittadina, tanto sul piano religioso quanto su quello profano. Per un lungo periodo rappresentarono l'unica fonte del diritto ed erano tramandati oralmente, di generazione in generazione, con la convinzione che solo attività compiute nello scrupoloso rispetto di essi potessero acquisire un qualche rilievo, sul piano giuridico. Custodi dei mores, della loro memoria e della loro preservazione nel tempo, erano sacerdoti patrizi esperti di usi rituali, i pontifices, che presto ne monopolizzarono lo studio e l’interpretazione, anche al fine di apportarvi gli aggiornamenti indispensabili a disciplinare i nuovi casi che l’evoluzione della dinamica sociale poneva all’attenzione. Ai pontefici bisognava rivolgersi per sapere quale norma presiedesse alla celebrazione di una cerimonia di culto, alla conclusione di un negozio, all’esercizio di un’azione processuale: essi davano i responsi attingendo alla conoscenza di un ordinamento che, non essendo scritto, risultava inconoscibile ai più.).
In quest'ottica si capisce come la donna sia vista solo come uno strumento o per ottenere una discendenza o per creare vincoli sociali politici tra diverse famiglie al fine di rafforzarsi. Il matrimonio non era quindi visto in termini di affettività e progettualità comune.
Inoltre il matrimonio comprendeva anche una ritualità ben specifica la quale prevedeva uno scambio di doni tra le due famiglie che andavano così a legarsi: per la donna-sposa il dono consisteva nella dote, mentre per l'uomo-sposo il dono consisteva nell'effettuare alcuni regali al padre della sposa, i quali venivano elargiti dal padre dello sposo allo scopo di dare un maggiore peso specifico alle due famiglie e alla loro unione. Qui non esiste alcuna dimensione affettiva. Solo più tardi con l'avvento delle religioni (cristianesimo) i costumi cambieranno e il matrimonio assumerà anche una dimensione affettiva.
Questi elementi che noi troviamo nella Roma già formata e pienamente affermata quale potenza, sono già presenti anche quando Roma è soltanto un villaggio, quando Roma è agli inizi. Elementi costitutivi di Roma sono: “arma et leges” → armi e leggi.
Il primo, le armi → l'esercito è importantissimo per i romani, è uno dei pilastri fondamentali con cui si forma Roma. L'esercito serve a fondare il prestigio e il nome della città di Roma mediante le battaglie e le varie conquiste. Anche alla fine della storia di Roma questo elemento costitutivo delle “armi” è ancora presente e gli imperatori pensano che la cosa fondamentale per risolvere la crisi è appunto le armi (lo stesso Giustiniano riprenderà il concetto di “arma et leges” all'interno della sua costituzione → Istituzioni di Giustiniano). Di Roma, infatti, si ricordano le grandi legioni e le leggi.
Il secondo, le leggi → visione giuridica del mondo che non ha uguali. In nessun altra cultura si è riscontrato un modello di tale tipo.
Principio fondante dell'esercito è la predominanza maschile, solo il cittadino romano uomo può far parte dell'esercito combattere e comandare (eventualmente se è il migliore fra tutti) l'esercito romano. Le donne non possono farlo, secondo i romani non hanno le capacità.
Prima cosa che viene fondata di pari passo con l'esercito è il senato, anche se inizialmente non viene chiamato così. Questo perché Romolo aveva abitudine, prima di prendere una decisione importante concernente la fortificazione, la miglior difesa della città, di farsi consigliare dai suoi compagni fedeli di armi in battaglia, che lui stesso comandava. Pertanto il suo gruppo di comando (i suoi attendenti) avevano così una duplice veste: quella sia di consiglieri e sia di guerrieri di Romolo. Questi consiglieri vengono chiamati “patres”: so
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