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Riassunto esame Diritto, prof. Mollura, libro consigliato Manuale di Diritto Commerciale, Campobasso

Sunto per l’esame di Diritto Commerciale, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del testo consigliato dal docente Mollura, Manuale di Diritto Commerciale, Gian Franco Campobasso.
Gli argomenti trattati sono:

Parte prima:
Capitolo 1: il diritto commerciale
Capitolo 2: le categorie di imprenditori
Capitolo 3: l’acquisto della qualità di imprenditore
Capitolo... Vedi di più

Esame di Istituzioni di diritto commerciale docente Prof. T. Mollura

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ESTRATTO DOCUMENTO

2) La costituzione della S.p.A.

La costituzione della S.p.A. si articola in due fasi:

1. La stipulazione dell’atto costitutivo;

2. L’iscrizione dell’atto costitutivo nel registro delle imprese.

Nel 2000 è stata soppressa la fase intermedia dell’omologazione da parte del Tribunale che doveva

verificare se erano state rispettate tutte le condizioni previste dalla legge per la costituzione.

Oggi, l’omologazione (cioè il controllo) spetta al notaio prima di richiedere l’iscrizione nel registro delle

imprese.

La stipulazione dell’atto costitutivo può avvenire secondo due procedimenti:

1. Stipulazione (o costituzione) simultanea;

2. Stipulazione (o costituzione) per pubblica sottoscrizione.

Con la stipulazione simultanea i soci fondatori (cioè coloro che vogliono fondare la società) costituiscono

direttamente la società davanti al notaio sottoscrivendo interamente il capitale sociale.

La stipulazione per pubblica sottoscrizione è molto complessa in quanto si arriva alla stipulazione dell’atto

costitutivo dopo che una o più persone, che prendono il nome di promotori, formulano e rendono pubblico

il programma della società invitando i terzi a sottoscrivere.

Si tratta di un procedimento molto complesso che viene utilizzato raramente. Generalmente si preferisce

utilizzare la stipulazione simultanea, utilizzando altre tecniche per collocare le azioni tra i risparmiatori (ad

esempio si da agli amministratori il potere di aumentare il capitale sociale in modo che altre azioni siano

messe sul mercato dopo la costituzione della società.

3) L’atto costitutivo

La società per azioni può essere costituita per contratto (tra due o più persone) o per atto unilaterale (1

sola persona).

In ogni caso, l’atto costitutivo deve essere redatto per atto pubblico (pena la nullità) e deve indicare:

1. Le generalità dei soci e degli eventuali promotori;

2. La denominazione (che può essere formata liberamente ma deve contenere l’indicazione S.p.A.) e il

comune della sede sociale (cioè il luogo dove si trovano gli uffici direttivi e l’organo

amministrativo);

3. L’oggetto sociale, cioè l’attività economica che la società vuole svolgere;

4. L’ammontare del capitale sottoscritto e di quello versato;

5. Il numero ed il valore nominale delle azioni;

6. Il valore attribuito ai crediti ed ai conferimenti in natura;

7. Le norme di ripartizione degli utili;

8. Gli eventuali benefici che spettano ai promotori ed ai soci fondatori;

9. Il sistema di amministrazione adottato; N 41 F

10. Il numero dei componenti del collegio sindacale;

11. La nomina dei primi amministratori;

12. L’importo delle spese per la costituzione;

13. La durata della società.

Insieme all’atto costitutivo (che contiene la manifestazione di volontà di costituire la società ed i dati

fondamentali), viene redatto lo Statuto che contiene le regole (o norme) di funzionamento della società.

Anche lo statuto deve essere redatto per atto pubblico (pena la nullità).

4) Le condizioni per la costituzione

La società per azioni deve essere costituita con un capitale sociale non inferiore a centoventimila Euro.

Inoltre, è necessario che il capitale sociale sia sottoscritto per intero e che sia versato presso una banca il

25% dei conferimenti in denaro.

Nel caso di costituzione per atto unilaterale, deve essere versato l’intero ammontare dei conferimenti.

5) L’iscrizione nel Registro delle Imprese

Il notaio deve depositare entro 20 giorni l’atto costitutivo presso l’Ufficio del Registro delle Imprese (se il

notaio non provvede al deposito, devono farlo i soci amministratori. Se entrambi non provvedono, può

provvedere ogni socio a spese della società), naturalmente, dopo aver controllato se sono state rispettate

tutte le condizioni previste dalla legge.

La legge notarile prevede sanzioni amministrative a carico del notaio che chiede l’iscrizione nel registro

delle imprese di società che non hanno rispettato tutti i requisiti di legge.

Con l’iscrizione nel registro delle imprese la Società per Azioni acquista personalità giuridica. Senza

l’iscrizione la S.p.A. non esiste quindi non esiste la S.p.A. irregolare. Invece, le società di persone non

iscritte esistono ma sono irregolari, questo perché le società di persone non hanno personalità giuridica e

per le obbligazioni sociali i soci rispondono anche col loro patrimonio personale.

6) La nullità della Società per Azioni

La società per azioni viene dichiarata nulla solo in tre casi:

1. Per la mancata stipulazione dell’atto costitutivo per atto pubblico;

2. Quando l’oggetto sociale è illecito (cioè attività illecita);

3. Quando nell’atto costitutivo mancano indicazioni che riguardano la denominazione della società, o

i conferimenti o l’oggetto sociale o l’ammontare del capitale sociale.

La dichiarazione di nullità però non rende inefficaci gli atti compiuti in nome della società e non libera i soci

dall’obbligo dei conferimenti fino a quando non sono soddisfatti tutti i creditori sociali. N 42 F

La dichiarazione di nullità opera come causa di scioglimento con la differenzia che i liquidatori sono

nominati direttamente dal Tribunale con la sentenza che dichiara la nullità (quindi il Tribunale dichiara la

nullità della S.p.A. e nomina i liquidatori per lo scioglimento della società).

Inoltre, mentre solitamente la nullità di un contratto è insanabile, nelle S.p.A. la nullità non viene dichiarata

quando se ne elimina la causa (e questa eliminazione viene iscritta nel registro delle imprese).

7) I Conferimenti

Nelle S.p.A., al contrario delle società di persone, non possono essere conferite prestazioni d’opera o di

servizio.

Se sono effettuati beni in natura o crediti all’atto costitutivo deve essere allegata una relazione giurata di

un esperto nominato dal Tribunale, che contiene la descrizione dei beni o dei creditori conferiti ed il valore

attribuito a ciascuno di essi.

(Questo per impedire che i beni vengano valutati più di quanto realmente valgono facendo apparire un

capitale sociale superiore a quello di cui la società effettivamente dispone).

I soci morosi non hanno diritto al voto e la società può procedere alla vendita coattiva (forzata) delle sue

azioni.

8) I patrimoni destinati

Le società per azioni unipersonali vengono create per limitare il rischio d’impresa.

Dal 2003 è stata prevista una nuova tecnica per limitare il rischio d’impresa che consiste nella costituzione

di patrimoni destinati ad uno specifico affare.

Così, l’impresa resta unica ma ci sono più patrimoni separati che rispondono solo per le obbligazioni

relative all’affare specifico a cui sono destinati.

L’attuale disciplina prevede due modelli di patrimoni destinati:

1. La S.p.A. può costituire uno o più patrimoni, ognuno destinato esclusivamente ad uno specifico

affare (ad esempio, per la nuova linea di incerto successo per non rischiare tutto il patrimonio la

società o crea una S.p.A. unipersonale così rischia solo il patrimonio di questa società o crea un

patrimonio destinato ad uno specifico affare, così rischia solo quella parte di patrimonio);

2. La società può stipulare un finanziamento con terzi per uno specifico affare, stabilendo che il

rimborso sarà effettuato esclusivamente con i ricavi dell’affare stesso.

9) Le Azioni

Le azioni sono le quote di partecipazione dei soci nelle Società per Azioni.

Il Capitale Sociale che è la cifra che esprime il valore in denaro dei conferimenti, viene diviso in quote di

uguale valore che prendono, appunto, il nome di azioni. N 43 F

Il valore nominale delle azioni è quindi dato dalla parte di capitale sociale che rappresentano. (ad esempio,

un capitale sociale di 300 mila euro se si emettono 100 mila azioni, il valore nominale di ciascuna azione è

di 300€ perché devo dividere il capitale sociale in 100 mila azioni).

Il valore nominale resta invariato nel tempo mentre il valore reale che è dato dalla quota di Patrimonio

Netto (differenza tra attività e passività) varia in funzione delle vicende economiche della Società.

Il valore di mercato delle azioni risulta giornalmente dalla Borsa valori e indica il prezzo di scambio delle

azioni.

Le caratteristiche tipiche delle azioni sono:

1. Sono omogenee, cioè hanno tutte lo stesso valore;

2. Conferiscono gli stessi diritti ai loro possessori;

3. Sono indivisibili (altrimenti non avrebbero più lo stesso valore);

4. Sono liberamente trasferibili (cioè possono essere vendute).

Ogni azione conferisce uguali diritti amministrativi (ad es. diritto di voto), diritti patrimoniali (ad es. diritto

agli utili) e diritti amministrativo-patrimoniali (ad es. diritto di opzione, diritto all’assegnazione di azioni

gratuite ecc.)

Si tratta, però, di diritti relativi in quanto oltre alle azioni ordinarie possono essere ammesse azioni fornite

di diritti diversi che vengono definite azioni speciali.

Inoltre, si tratta di diritti oggettivi e non soggettivi in quanto ogni azione da gli stessi diritti ma ogni

azionista ha più o meno diritti in base al numero di azioni possedute.

Sono azioni speciali:

1. Le azioni senza diritto di voto;

2. Le azioni con diritto di voto limitato a certi argomenti;

3. Le azioni a voto condizionato al verificarsi di certi eventi.

Sono vietate le azioni a voto plurimo (cioè con più voti). Le azioni senza diritto di voto, con diritto di voto

limitato e con diritto di voto condizionato non possono superare complessivamente la metà del capitale

sociale.

Altre azioni speciali sono le azioni privilegiate che danno ai loro titolari un diritto maggiore sugli utili e, in

caso di scioglimento della società, sul rimborso del capitale sociale (ad esempio, il 2% in più rispetto alle

azioni ordinarie).

Le azioni correlate sono azioni che danno diritti patrimoniali su un determinato settore della società.

Una categoria particolare di azioni speciali sono le azioni di risparmio che hanno l’obiettivo di incentivare

l’investimento in azioni da parte dei risparmiatori offrendo un dividendo maggiore rispetto a quello delle

azioni ordinarie.

A differenza delle altre azioni, le azioni di risparmio possono essere emesse al portatore (assicurando, cioè,

l’anonimato), oltre che nominative. Le azioni di risparmio sono prive del diritto di voto nelle assemblee

N 44 F

ordinarie e straordinarie. I possessori delle azioni di risparmio hanno un’organizzazione di gruppo per

tutelare gli interessi comuni.

10) Azioni a favore dei prestatori di lavoro

La S.p.A. può assegnare straordinariamente utili ai dipendenti con speciali categorie di azioni che vengono

assegnate gratuitamente ai dipendenti.

Oppure, può assegnare ai propri dipendenti strumenti finanziari partecipativi diversi dalle azioni.

Gli strumenti finanziari partecipativi, a differenza delle azioni, non sono parte del capitale sociale, anche se

contribuiscono ad incrementare il patrimonio sociale. Quindi, non danno la qualifica di socio e non danno il

diritto di voto.

11) La circolazione delle azioni

Con la nuova disciplina le azioni devono essere tutte nominative, tranne le azioni di risparmio e quelle

emesse dalle SICAV (Società di Investimento a Capitale Variabile), che possono essere sia nominative che al

portatore.

Le azioni al portatore si trasferiscono con la consegna del titolo. Per il trasferimento delle azioni

nominative, invece, c’è una specifica disciplina.

12) Limiti alla circolazione

Le azioni sono liberamente trasferibili. Ci sono, però, dei casi un cui la loro circolazione è limitata dalla

legge (limiti legali ad esempio se sono azioni con conferimenti in natura non possono essere trasferite

prima della valutazione) o da accordi tra soci (limiti convenzionali).

I limiti posti dai soci, a loro volta, possono essere:

1. Semplici accordi che non risultano nell’atto costitutivo definiti sindacati di blocco, che hanno lo

scopo di evitare l’ingresso in società di persone non gradite. La violazione dei sindacati di blocco

non comporta l’invalidità della vendita ma il socio inadempiente dovrà risarcire i danni agli altri

soci, cioè se un azionista che aveva fatto un accordo con gli altri di non vendere azioni ad una

determinata persona le vende ugualmente, la vendita è valida ma lui dovrà risarcire i danni agli altri

soci;

2. Tra i limiti alla circolazione previsti nell’atto costitutivo le più diffuse sono:

- La clausola di prelazione, che impone al socio che vuole vendere le azioni di offrirle agli altri

soci prima che a terzi;

- La clausola di godimenti, che si distinguono in due categorie, cioè in clausole che richiedono il

possesso di determinati requisiti (ad esempio, il possesso della cittadinanza italiana) e clausole

per le quali è richiesti il consenso del consiglio di amministrazione;

- Le clausole di riscatto, che prevedono il riscatto delle azioni da parte della società o dei soci se

si verificano determinati eventi (ad es. in caso di morte di un socio per evitare che subentrino

gli eredi la società riscatta le azioni, cioè le compre dagli eredi). N 45 F

13) Le operazioni della società sulle proprie azioni

Sono tra le operazioni regolate la sottoscrizione, l’acquisto e altre operazioni sulle proprie azioni.

La società non può sottoscrivere azioni proprie in nessun caso in quanto diventerebbe creditrice di se

stessa perché ci sarebbe un incremento del capitale nominale senza alcun incremento del capitale reale.

Tuttavia, può acquistare entro certi limiti. Infatti, l’acquisto di azioni proprie da parte della società è

consentito solo se si rispettano determinate condizioni:

1. Le somme impiegate per l’acquisto non possono essere superiori agli utili e alle riserve disponibili

che risultano nell’ultimo bilancio;

2. L’acquisto deve essere autorizzato dall’assemblea ordinaria;

3. Le azioni devono essere interamente liberate (si dicono interamente liberate quando è stata

versata interamente la quota che corrisponde al valore nominale altrimenti si dicono non liberate).

L’acquisto delle proprie azioni è previsto senza alcun limite quando l’assemblea delibera la riduzione del

capitale sociale da attuarsi tramite il riscatto e l’annullamento delle proprie azioni.

Per quanto riguarda altre operazioni sulle proprie azioni, alla società è vietato concedere prestiti o fornire

garanzia a favore di soci o terzi per l’acquisto di azioni proprie (a meno che non sia approvato

dall’assemblea straordinaria).

14) Le partecipazioni reciproche

Le partecipazioni reciproche tra società di capitali danno luogo a pericoli di carattere patrimoniale-

amministrativo.

Infatti, se due società si costituiscono o aumentano il capitale sociale sottoscrivendo l’una il capitale

dell’altra, ci sarà un aumento illusorio di ricchezza (perché il capitale nominale delle due società aumenta

ma il capitale reale resta invariato, inoltre ogni società avrà un pacchetto di voti nell’altra).

Al contrario, l’acquisto reciproco di azioni lascia inalterato il capitale nominale ma determina una riduzione

dei rispettivi capitali reali.

L’acquisto reciproco di azioni è possibile senza alcun limite solo se tra le due società non c’è un rapporto di

controllo e nessuna delle due è quotata in borsa.

APPROFONDIMENTI

Differenza tra sottoscrizione e acquisto di azioni:

1. Le azioni si sottoscrivono quando vengono emesse, quindi nel momento in cui viene costituita la

società o quando vengono emesse nuove azioni per aumentare il capitale sociale;

2. L’acquisto delle azioni riguarda azioni già emesse e, quindi, già sottoscritte, che possono essere

trasferite ad altri (vendita, donazione ecc.).

Inoltre, è vietato alle società di costituire o di aumentare il capitale mediante sottoscrizione reciproca di

azioni. N 46 F

CAPITOLO 13: LE PARTECIPAZIONI RILEVANTI – I GRUPPI DI SOCIETÀ

1) Le partecipazioni rilevanti

Per partecipazioni rilevanti si intende il possesso di quote azionarie che permettono il controllo di fatto

della società.

Per rendere note le reali posizioni di potere in assemblea, l’attuale disciplina impone l’obbligo di

comunicare alla CONSOB:

1. Le partecipazioni (di persone, società o enti) superiori al 2% del capitale di una società con azioni

quotate;

2. Le partecipazioni di società quotate che partecipano (direttamente o indirettamente) in società

con azioni non quotate in misura superiore al 10% del capitale di queste.

Le sanzioni previste per la mancata comunicazione alla CONSOB sono le sanzioni pecuniarie e sospensione

del voto.

Per quanto riguarda le partecipazioni rilevanti in società che operano in settori di particolare interesse

generale come società bancarie, società di assicurazione, società di intermediazione mobiliare ecc, oltre la

comunicazione alla CONSOB è prevista la comunicazione ad altri organi di controllo come la Banca d’Italia

e l’ISVAP.

2) Acquisto di partecipazioni rilevanti (o di controllo) in società quotate

Chiunque intende acquistare una partecipazione di controllo in una società con azioni quotate deve

rispettare determinate regole di comportamento.

In passato queste operazioni venivano concordate con il gruppo di comando attuale senza transitare

attraverso la Borsa.

(Così, però, ne beneficiavano solo gli azionisti del gruppo di comando perché le vendevano a prezzi

maggiori rispetto alle quotazioni in borsa, incassando guadagni superiori detti premi di maggioranza).

Invece, se il gruppo di comando attuale non era disposto a cedere, chi intendeva prendere il comando

della società procedeva a comprare azioni in borsa, nonostante l’anonimato, fino a quando raggiungeva il

suo obiettivo (cioè quello di avere il controllo della società).

Oppure, ancora, poteva seguire un’altra tecnica, cioè quella di uscire subito allo scoperto e lanciare

un’Offerta Pubblica di Acquisto delle azioni a tutti gli azionisti della società bersaglio.

(Questa tecnica spesso causava una vera e propria battaglia con il gruppo di comando che operava in tutti i

nodi per cedere il controllo della società: acquisto di azioni proprie, aumento del capitale sociale ecc.).

Oggi, il passaggio di proprietà di partecipazioni di controllo di società con azioni quotate, deve avvenire

con la massima trasparenza. Per cui, l’Offerta Pubblica di Acquisto (OPA) è obbligatoria e deve svolgersi

nel rispetto di determinate regole di comportamento fissate dalla legge anche per tutelare gli azionisti di

minoranza.

Le tipologia di OPA sono: N 47 F

L’OPA successiva totalitaria che è obbligatoria in seguito all’acquisto di partecipazioni superiori al 30% del

capitale sociale.

Chi ha acquistato una quota superiore al 30% del capitale sociale deve quindi lanciare un’offerta per

l’acquisto di tutte le partecipazioni (cioè le azioni) ancora in circolazione (sia ordinarie sia speciali), in modo

da permettere agli azionisti di minoranza di uscire dalla società (vendendo le proprie azioni) quando cambia

l’azionista di controllo.

La legge fissa anche il prezzo minimo d’acquisto che deve essere il maggior prezzo pagato negli ultimi

dodici mesi dall’acquirente. La CONSOB può però decidere un prezzo maggiore o minore.

Chi vuole acquistare il controllo di una società quotata può tuttavia sottrarsi all’obbligo di promuovere

l’onerosa (cioè costosa) OPA successiva totalitaria, lanciando un’OPA preventiva (che è quindi volontaria),

che può essere totale o parziale.

Quella totale è diretta all’acquisto di tute le azioni (ordinarie e speciali) che attribuiscono diritto di voto.

L’OPA preventiva totale non è soggetta a condizioni ed il prezzo d’acquisto è fissato liberamente

dall’acquirente.

L’OPA preventiva parziale, invece, deve avere per oggetto almeno il 60% delle azioni e deve essere

approvata dalla CONSOB e dagli azionisti di minoranza della società bersaglio (cioè di quella che si vuole

controllare).

Un altro caso di OPA obbligatoria è l’OPA residuale che ha la funzione di dare ai soci di minoranza la

possibilità di uscire dalla società ad un prezzo equo, quando la società è ormai in pugno ad un determinato

gruppo di controllo.

La legge stabilisce che chi acquista più del 90% delle azioni deve lanciare un OPA residuale per l’acquisto

fissato dalla CONSOB oppure deve ripristinare entro 120 giorni un adeguato flottane per garantire le

contrattazioni (cioè deve immettere sul mercato un numero adeguato di azioni in modo da garantire le

contrattazioni di compravendita).

Il gruppo di comando della società bersaglio colpita da un OPA ostile ha varie tecniche di difesa per

ostacolare avversari come, ad esempio, aumento del capitale sociale, trasformazione della società, fusione

in un’altra società amica, acquisto di azioni proprie ecc., oppure può lanciare un OPA concorrente da parte

di eventuali alleati della società bersaglio (chi ha lanciato la prima offerta può a sua volta reagire con un

ulteriore aumento del prezzo).

La CONSOB ha il compito di vigilare e garantire il rispetto delle regole e la massima trasparenza.

L’offerta pubblica di acquisto si ottiene in più fasi:

La fase preparatoria: I soggetti che vogliono lanciare un’offerta pubblica devono darne comunicazione alla

CONSOB allegando il documento dell’offerta.

Dopo 15 giorni il documento di offerta è reso pubblico ed è trasmesso alla società bersaglio che è obbligata

a diffondere un comunicato tra i soci che contiene i dati dell’offerta. N 48 F

Si apre poi la fase delle adesioni: le adesioni possono essere raccolte dall’offerente o da un intermediario e

sono irrevocabili, però se viene pubblicata un’OPA concorrente o un rilancio, le adesioni (fatte in

precedenza alle altre offerte) sono revocabili.

3) I gruppi di società

Le società per azioni sono libere di sottoscrivere o acquistare azioni o quote di altre società di capitale

realizzando così il fenomeno dei gruppi di società.

Il gruppo do società è un aggregazione di imprese societarie formalmente autonome ed indipendenti l’una

dall’altra ma di fatto sono tutte sotto l’influenza di un’unica società chiamata capogruppo.

Il gruppo di società è un fenomeno molto diffuso infatti è l’assetto organizzativo scelto dalle imprese di

grande e grandissima dimensione che possono avere vantaggi avendo più strutture operative formalmente

distinte e autonome.

I gruppi si distinguono in:

1. Gruppi a catena, dove la società capogruppo controlla e dirige una società che a sua volta controlla

e dirige un’altra società e così via;

2. Gruppi stellari (o a raggiera) dove la capogruppo controlla e dirige tutte le altre società.

Sono considerate società controllate:

1. Le società in cui un’altra società dispone della maggioranza dei voti esercitabili in Assemblea

ordinaria (cioè più della metà);

2. Le società in cui un’altra società dispone di voti sufficienti per esercitare un’influenza dominante

nell’assemblea ordinaria;

3. Le società che sono sotto l’influenza dominante di un’altra società per particolari motivi

contrattuali (come la fornitura di determinate materie prime prodotte in esclusiva e non

facilmente sostituibili).

Sono, invece, considerate società collegate le società nelle quali un’altra società esercita un’influenza

notevole ma non dominante (cioè quando nell’assemblea ordinaria esercita almeno un quinto dei voto o un

decimo se la società collegata ha azioni quotate in Borsa).

Con la riforma del 2003 sono state introdotte norme che regolano i rapporti tea società controllante (cioè

la capogruppo) e società controllate. Vediamo che:

1. Nel registro delle imprese è stata istituita un’apposita sezione dove vengono iscritte le società che

esercitano attività di direzione e coordinamento (capogruppo, dette anche società dominante) e le

società sottoposte ad esse;

2. Alle società controllate è vietato sottoscrivere o acquistare azioni della società controllante per un

valore superiore alla decima parte del capitale sociale della controllante;

3. Infine, è stato introdotto il Bilancio Consolidato di Gruppo, un bilancio, cioè, che permette di

conoscere la situazione economica e finanziaria del gruppo. N 49 F

3.1) Tutela dei soci e dei creditori delle società controllate

Per tutelare gli azionisti esterni (cioè quelli che non fanno parte del gruppo di comando) ed i creditori delle

società controllate contro possibili abusi da parte della controllante, resta fermo il principio della distinta

soggettività e della formale indifferenza.

Secondo il principio dell’indifferenza formale, la società capogruppo non è responsabile per le obbligazioni

assunte dalle società controllate (cioè non è responsabile per i loro debiti).

Allo stesso tempo, la società controllante non può imporre alle controllate di agire contro i propri interessi

per agire nell’interesse del gruppo.

Inoltre, l’attuale disciplina (dopo la riforma del 2003) prevede che le decisioni a favore del gruppo devono

essere adeguatamente motivate (proprio per evitare che il capogruppo imponga decisioni a favore del

gruppo ma che danneggiano le singole società).

3.2) I finanziamenti

Per quanto riguarda i finanziamenti concessi dalla capogruppo alle società controllate (proprio per tutelare

i creditori) la legge stabilisce che il rimborso di questi finanziamenti potrà essere effettuato solo dopo aver

soddisfatto gli altri creditori.

3.2) Responsabilità della capogruppo

La società capogruppo che non agisce secondo i principi di corretta gestione deve indennizzare

direttamente gli azionisti ed i creditori della società controllata per i danni subiti.

Rispondono in solido con la capogruppo (cioè sono tenuti a pagare i danni) sia chi ha contribuito al danno

(cioè amministratori e dirigenti della capogruppo) sia coloro che ne hanno tratto benefici consapevolmente

(ad esempio, altre società che sapevano tutto).

3.3) Diritto di recesso

I soci della società controllata possono esercitare il diritto di recesso (cioè uscire dalla società) nei casi in

cui avvengono dei cambiamenti della società capogruppo che alterano le condizioni economiche e

patrimoniali della società controllata.

Ad esempio, se la capogruppo cambia l’oggetto sociale (cioè l’attività) o cambia lo scopo sociale (che può

essere mutualistico, lucrativo ecc.). N 50 F

CAPITOLO 14: LA SOCIETÀ IN ACCOMANDITA PER AZIONI (S.A.P.A.)

1) La società in accomandita per azioni

La società in accomandita per azioni, come la società in accomandita semplice, si caratterizza per la

presenza di due categorie di soci:

1. I soci accomandatari, che rispondono solidalmente e illimitatamente per le obbligazioni sociali e

per legge sono amministratori della società;

2. I soci accomandanti, che sono obbligati solo nei limiti del capitale sottoscritto.

Come per le società per azioni, le quote di partecipazione dei soci (sia accomandatari che accomandanti)

sono rappresentate da azioni.

Non si può considerare una via di mezzo tra società in accomandita semplice che è una società di persone e

non ha personalità giuridica e la società per azioni (che è una società di capitali ed ha personalità giuridica).

Piuttosto, si potrebbe dire che è una società per azioni modificata per la presenza dei soci accomandatari e

accomandanti. Infatti, si applicano le norme relative alla società per azioni.

La differenza principale con la S.p.A. è che l’atto costitutivo della società in accomandita per azioni deve

indicare quali sono i soci accomandatari che sono tutti amministratori di diritto della società senza limiti di

tempo (invece nella S.a.S. gli amministratori devono essere soci accomandatari ma non necessariamente

devono essere tutti anche amministratori).

La qualità di socio accomandatario e di amministratore (nella S.A.P.A.) non si possono separare. Infatti, se

un accomandatario cessa per qualsiasi motivo di essere amministratore, non è più socio accomandatario

ma diventa socio accomandante. Inoltre, non risponde delle obbligazioni sociali posteriori all’iscrizione nel

registro delle imprese della cessazione della sua qualità di amministratore.

Il nuovo amministratore, che diventerà anche socio accomandatario, risponderà per le obbligazioni sociali

che sorgono dal momento della sua iscrizione nel registro delle imprese e non per quelle anteriori.

I soci accomandatari rispondono solidalmente e illimitatamente per le obbligazioni sociali. I creditori,

però, possono agire nei loro confronti solo dopo aver eccesso infruttuosamente il patrimonio sociale (o

dopo aver agito infruttuosamente sul patrimonio sociale).

La denominazione sociale deve essere costituita dal nome di almeno uno dei soci accomandatari e

l’indicazione di società in accomandita per azioni (s.a.p.a.).

Ci sono, poi, delle norme particolari che riguardano alcune delibere dell’assemblea come:

1. Gli accomandatari, essendo soci amministratori, non hanno diritto di voto sulla nomina o la revoca

dei sindaci, ovvero dei componenti del consiglio di sorveglianza (perché il collegio sindacale ha il

compito di sorvegliare il lavoro degli amministratori);

2. Le modificazioni dell’atto costitutivo devono essere approvate dall’assemblea straordinaria e

devono essere approvata da tutti i soci accomandatari;

3. Di conseguenza, anche la revoca degli amministratori e la nomina di nuovi amministratori (che

diventano soci accomandatari), essendo una modificazione dell’atto costitutivo, è di competenza

dell’assemblea straordinarie e deve essere approvata dai soci accomandatari. N 51 F

2) Cause di scioglimento della S.a.p.a.

Oltre ai casi di scioglimento previsti per la società per azioni, la società in accomandite per azioni si scioglie

in caso di cessazione dalla carica di tutti gli amministratori (quindi di tutti i soci accomandatari) se, nel

termine di 180 giorni non si è provveduto alla loro sostituzione e i sostituti non hanno accettato la carica.

In questo periodo il collegio sindacale nomina un amministratore provvisorio che, però, non assume la

qualità di socio accomandatario (quindi non risponde illimitatamente e solidalmente per le obbligazioni

sociali).

(Questo tipo di società da agli amministratori una maggiore responsabilità patrimoniale).

Altre cause di scioglimento della S.p.A. e della S.a.p.A.:

1. Decorso del termine (di durata fissato nell’atto costitutivo);

2. Conseguimento dell’oggetto sociale o la sopravvenuta impossibilità di conseguirlo;

3. Impossibilità di funzionamento dell’assemblea (se le azioni sono possedute in parti uguali e non c’è

accordo) o continuata inattività dell’assemblea (cioè se non si riunisce almeno una volta in un

anno);

4. Riduzione del capitale sociale al di sotto del minimo legale;

5. Deliberazione dell’assemblea straordinaria di scioglimento anticipato;

6. Altre cause previste dall’atto costitutivo.

CAPITOLO 15: LA SOCIETÀ A RESPONSABILITÀ LIMITATA (S.R.L.)

1) La società a responsabilità limitata

La società a responsabilità limitata (s.r.l.) è una società di capitali (quindi con personalità giuridica) nella

quale per le obbligazioni sociali risponde la società con il suo patrimonio e le partecipazioni sociali non

possono essere rappresentate da azioni ma sono rappresentate da quote.

Prima della riforma del 2003 la s.r.l. non poteva emettere obbligazioni per la raccolta di capitali.

Dopo la riforma del 2003 le s.r.l. possono emettere titoli di debito per procurarsi finanziamenti sul

mercato, però i titoli di debito non possono essere collocati presso il pubblico ma possono essere

sottoscritti soltanto da investitori professionali soggetti a vigilanza prudenziale (banche ecc.).

Nella s.r.l., pur essendo una società di capitali, non manca l’elemento personale. Infatti, c’è una più attiva e

diretta partecipazione dei soci alla vita della società. N 52 F

2) Costituzione

La s.r.l. può essere costituita per contratto o per atto unilaterale (come la S.p.A.).

Il capitale minimo richiesto per la costituzione è di 10.000€ (mentre per le altre società di capitali è di

120.000€).

La denominazione sociale può essere formata liberamente (come nelle altre S.p.A.) ma, ovviamente, deve

contenere l’indicazione s.r.l.

3) Conferimenti

Per quanto riguarda i conferimenti, come nelle società di persone possono essere conferiti ogni bene o

servizio suscettibile di valutazione economica (cioè valutabile economicamente).

Inoltre, il pagamento presso una banca del 25% dei conferimento (o dell’intero ammontare se si tratta di

società uni personale) nelle s.r.l. può essere sostituito da una polizza di assicurazione o da una fideiussione

bancaria.

È espressamente consentito il conferimento di prestazioni d’opera o servizi (che nelle S.p.A. è vietato).

Inoltre, per quanto riguarda i conferimenti in natura non è necessario (come per le S.p.A.) che la

valutazione sia fatta da un esperto nominato dal Tribunale ma è sufficiente che sia fatta da un revisore o da

una società di revisione, regolarmente iscritti nell’apposito registro.

Il socio moroso, cioè colui che non versa il conferimento nel termine previsto (come nelle S.p.A.) non può

partecipare alle decisioni e le sue quote possono essere vendute coattivamente. In mancanza di

compratori, il socio viene escluso e si procede alla riduzione del capitale sociale per quella quota (perché le

s.r.l. non possono comprare le proprie quote).

La nuova normativa prevede per le s.r.l. i cosiddetti finanziamenti dei soci a favore della società, che

vengono fatti in momenti in cui c’è un eccessivo indebitamento ed i soci “prestano” soldi alla società.

I finanziamenti vengono rimborsati solo dopo aver soddisfatto gli altri creditori.

4) Le quote sociali

Mentre nelle S.p.A. il capitale sociale è diviso in quote di uguale valore che prendono il nome di azioni ed

attribuiscono uguali diritti, nelle s.r.l. il capitale sociale è diviso in parti in base al numero di soci (cosiddetto

criterio personale).

Ogni socio diventa titolare di una quota che corrisponde alla parte di capitale sociale sottoscritta.

Quindi, mentre le azioni hanno tutte lo stesso valore ed attribuiscono gli stessi diritti, le quote possono

essere di diverso valore ed attribuiscono diversi diritti. Infatti, i diritti sociali spettano ad ogni socio in

proporzione alla sua quota di partecipazione. N 53 F

Un ulteriore differenza delle quote rispetto alle azioni è che le quote non possono essere rappresentata da

titoli di credito. L’eventuale certificato di quota rilasciato dalla società costituisce semplicemente un

documento di prova della qualità di socio e non uno strumento per la circolazione della quota.

5) Trasferimento delle quote

Le partecipazioni (o quote) sono liberamente trasferibili per atto tra vivi o per successione a causa di

morte.

Il trasferimento per atto tra vivi deve risultare da una scrittura autenticata da un notaio che deve essere

depositata presso l’ufficio del registro delle imprese ( se una quota è trasferita con contratto a più persone,

prevale quella che per prima effettua l’iscrizione nel registro delle imprese).

I creditori personali del socio possono espropriare la quota del socio debitore (cioè ne diventa titolare o la

vende).

6) Diritto di recesso

L’atto costitutivo può determinare liberamente i casi in cui il socio può recedere dalla società.

In ogni caso il diritto di recesso spetta per legge ai soci che non hanno dato il loro consenso:

1. Per il cambiamento dell’oggetto sociale;

2. Per la fusione o la scissione;

3. Per il trasferimento della sede all’estero.

Inoltre, se la società è a tempo indeterminato, ogni socio ha diritto di recesso in qualsiasi momento dando

un preavviso di almeno sei mesi (l’atto costitutivo può prolungare il preavviso fino ad un anno).

7) Gli organi sociali

Gli organi sociali della s.r.l. sono:

1. L’assemblea dei soci;

2. L’organo amministrativo;

3. Il Collegio Sindacale.

Le materie riservate esclusivamente alle decisioni dei soci sono:

1. L’approvazione del bilancio;

2. La nomina degli amministratori;

3. La nomina dei sindaci;

4. Le modificazioni dell’oggetto sociale.

(Le materie rimesse alle decisioni dei soci nella s.r.l. sono maggiori rispetto a quelle di competenza

dell’assemblea dei soci della S.p.A.). N 54 F

Il diritto di voto spetta ad ogni socio in proporzione alla sua quota sociale conferita (tranne eccezioni

previste nell’atto costitutivo).

[L’atto costitutivo può prevedere che alcune decisioni vengono prese (anziché nell’assemblea) attraverso

consultazione scritta o sulla base del consenso dei soci espresso per iscritto].

8) Invalidità delle decisioni dei soci

Le decisioni dei soci che non sono prese in conformità della legge o dell’atto costitutivo possono essere

impugnate, entro 90 giorni, dai soci che non hanno dato il consenso, dagli amministratori e dal collegio

sindacale.

Le decisioni che modificano l’oggetto sociale in attività illecite possono essere impugnate senza limiti di

tempo.

[L’assemblea deve essere costituita con la presenza di soci che rappresentano almeno la metà del capitale

sociale e delibera a maggioranza assoluta].

L’amministrazione è affidata a uno (amministratore unico) o a più soci che formano il consiglio di

amministrazione e restano in carica a tempo indeterminato.

Nelle s.r.l. l’atto costitutivo può prevedere che gli amministratori prendano decisioni disgiuntamente,

come nelle società di persone.

Per quanto riguarda il collegio sindacale, che è un organo interno che si occupa del controllo sulla

gestione, è obbligatorio solo in determinati casi:

1. Quando il capitale sociale supera il limite minimo previsto per le S.p.A., cioè di 120.000€M

2. Quando la società è tenuta alla redazione del bilancio consolidato (perché è accorpo rata con

un’altra società);

3. Quando la società controlla una società obbligata alla revisione legale dei conti.

Il collegio sindacale, quando è obbligatorio, si occupa anche del controllo contabile. Se il collegio sindacale

non è obbligatorio, il controllo contabile sarà effettuato da un revisore contabile.

CAPITOLO 16: TIPI DI SISTEMI (TRADIZIONALE, MONISTICO E DUALISTICO)

1) Il sistema tradizionale

 Assemblea dei soci: approva il bilancio, nomina e revoca gli amministratori, nomina i sindaci

(assemblea ordinaria). L’assemblea straordinaria si riunisce per modifiche allo statuto, aumento di

capitale sociale ecc.;

 Amministrazione: può essere costituita da una sola persona (amministratore unico) o da più

persone che formano il consiglio di amministrazione. Gestiscono la società, tiene i libri sociali e le

scritture contabili, redige il bilancio d’esercizio, convoca l’assemblea ecc.; N 55 F

 Collegio sindacale: i membri sono eletti dall’assemblea. È un organo di controllo sulla gestione

sociale.

Il controllo contabile è effettuato da un revisore contabile o da una società di revisione iscritti nel registro

(controllano la regolare tenuta delle scritture contabili, verificano che il Bilancio corrisponda alle scritture

contabili ecc.).

2) Il sistema dualistico ed il sistema monistico

La S.p.A. e la S.a.p.a. oltre al sistema tradizionale di amministrazione e controllo, possono scegliere di

adottare il sistema dualistico o il sistema monistico.

Le s.r.l., invece, possono adottare solo il sistema tradizionale.

L’opzione per il sistema dualistico o ministico deve essere espressamente prevista nello statuto (o all’atto

della costituzione o con successiva modifica).

2.1) Il sistema dualistico

Il sistema dualistico, di ispirazione tedesca, prevede la presenza di un consiglio di gestione e di un consiglio

di sorveglianza. Il controllo contabile è affidato a un revisore legale o ad una società di revisione.

1. il Consiglio di Gestione ha il compito di amministrare la società e svolge, quindi, le funzioni che nel

sistema tradizionale sono svolte dagli amministratori (tenuta scritture contabili, redazione bilancio

ecc.). I membri del consiglio di gestione sono eletti dal consiglio di sorveglianza e non possono

essere inferiori a due;

2. il Consiglio di Sorveglianza svolge le funzioni di controllo che nel sistema tradizionale sono svolte

dal Collegio Sindacale (riferisce per iscritto almeno una volta l’anno all’assemblea dei soci

sull’attività di vigilanza svolta, i suoi componenti possono assistere alle assemblee dei soci ed alle

adunanze del consiglio di gestione ecc.).

Inoltre, il consiglio di sorveglianza svolge funzioni che nel sistema tradizionale sono svolte

dall’assemblea dei soci (come la nomina e la revoca dei componenti del consiglio di gestione,

l’approvazione del bilancio d’esercizio ed eventualmente del bilancio consolidato, promuove

l’azione di responsabilità nei confronti dei componenti del consiglio di gestione ma non stabilisce la

ripartizione degli utili che resta di competenza dell’assemblea).

La presenza del consiglio di sorveglianza riduce quindi le funzioni dell’assemblea dei soci. Infatti,

questa si limita alla nomina e revoca dei componenti del consiglio di sorveglianza ed a stabilire il

loro compenso. Non approva il bilancio ma si limita a decidere sulla distribuzione degli utili e non

nomina gli amministratori (cioè i componenti del consiglio di gestione, mentre nel sistema

tradizionale è l’assemblea dei soci a nominare gli amministratori, approvare il bilancio ecc.).

Il Consiglio di Sorveglianza è formato da almeno tre componenti che possono essere soci o non

soci ma almeno uno di essi deve essere iscritto nel registro dei revisori dei conti. Non possono far

parte del consiglio di sorveglianza coloro che sono legati alla società (o a società controllata) da

rapporti di lavoro e di consulenza, gli amministratori, cioè i componenti del consiglio di gestione ecc

(cause di ineleggibilità).

Rimangono in carica per tre esercizi e sono rieleggibili. N 56 F

Come gli amministratori del sistema tradizionale (e a differenza dei sindaci), sono liberamente

revocabili dall’assemblea anche se non ricorre giusta causa (per i sindaci, invece, deve ricorrere la

giusta causa).

RESPONSABILITÀ

L’azione di responsabilità contro il consiglio di gestione può essere esercitata anche dal consiglio di

sorveglianza.

L’azione di responsabilità contro il consiglio di sorveglianza può essere esercitato dall’assemblea dei soci.

Il consiglio di sorveglianza risponde solidalmente col consiglio di gestione quando il danno non si sarebbe

prodotto se avesse vigilato secondo gli obblighi della sua carica.

2.2) Il sistema monistico

Il sistema monistico, di ispirazione anglosassone, è caratterizzato dall’assenza del Collegio Sindacale.

L’amministrazione ed il controllo sono esercitati dal Consiglio di Amministrazione (che ha compiti

amministrativi ed è nominato dall’assemblea) e da un comitato per il controllo sulla gestione, costituito

all’interno del consiglio di amministrazione.

Anche nel sistema monistico il controllo contabile è affidato ad un revisore contabile o ad una società di

revisione regolarmente iscritti nell’apposito registro.

Il Consiglio di Amministrazione è eletto dall’assemblea e tra i consiglieri (o amministratori) in possesso dei

requisiti di indipendenza, onorabilità e professionalità vengono scelti i componenti del comitato per il

controllo. Almeno uno di questi deve essere scelto tra gli iscritti nel registro dei revisori contabili.

In questo sistema, l’amministrazione della società è affidata al Consiglio di Amministrazione, mentre il

comitato per il controllo sulla gestione svolge le stesse funzioni del Collegio Sindacale (cioè, vigila sulla

gestione ed in caso di gravi irregolarità può presentare denunzia al Tribunale).

Il punto debole del sistema monistico consiste nel fatto che i controllori sono nominati dai controllati (cioè

dagli amministratori), siedono e votano nel Consiglio di Amministrazione.

Tuttavia, la funzionalità del sistema si basa sull’effettiva indipendenza dei controllori.

[I requisiti di indipendenza sono gli stessi richiesti per i sindaci cioè i controllori (ed i sindaci) non devono

essere parenti o affini degli amministratori e non devono essere legati alla società (o società controllate) da

rapporti di lavori, di consulenza ecc.] N 57 F

3) Controlli esterni

Oltre al controllo interno sulla gestione effettuato dal Collegio Sindacale ed al controllo contabile affidato

ad un revisore contabile, le società per azioni sono soggette al controllo del Tribunale e della CONSOB.

Il Tribunale non può agire di sua iniziativa ma effettua il controllo giudiziario sulla gestione (tramite un

amministratore giudiziario, su denuncia dei soci, del collegio sindacale o della CONSOB).

La CONSOB (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa) è un organo pubblico con poteri

regolamentari e di controllo.

Tutte le società quotate devono informare il pubblico di tutti i fatti che possono influenzare l’andamento

della società secondo i regolamenti emanati dalla CONSOB al fine di garantire gli investitori.

CAPITOLO 17: LE SOCIETÀ COOPERATIVE

1) Le società cooperative

Le società cooperative sono società a capitale variabile ed a scopo mutualistico.

Sono a capitale variabile perché per permettere l’entrata di nuovi soci o l’eventuale uscita di alcuni soci,

l’ammontare del capitale sociale non è determinato in un ammontare prestabilito, in modo che le sue

variazioni in aumento o in diminuzione (in base all’entrata o all’uscita dei soci) non comporta modifica

dell’atto costitutivo.

Sono a scopo mutualistico perché non hanno scopo di lucro, cioè di dividere gli utili tra i soci, ma lo scopo

di offrire ai soci beni, servizi e occasioni di lavoro a condizioni più vantaggiose di quelle del mercato,

attraverso la coopera zone.

(Questo non significa che non possono distribuire utili tra i soci, ma possono farlo entro certi limiti e la

distribuzione degli utili deve avere carattere secondario rispetto al fine mutualistico).

Distinguiamo due categorie di società cooperative:

1. Le società cooperative a mutualità prevalente, che godono di particolari agevolazioni di carattere

tributario;

2. Altre società cooperative, che godono di tutte le agevolazioni previste per le società cooperative

ma non di quelle tributarie.

Le società cooperative a mutualità prevalente:

1. Svolgono la loro attività prevalentemente in favore dei soci;

2. Si avvalgono prevalentemente del lavoro dei soci;

3. Si avvalgono degli apporti di beni o servizi da parte dei soci.

Devono essere iscritte in un apposito albo e devono rispettare determinate condizioni per poter usufruire

delle agevolazioni tributarie (se non le rispettano per due esercizi perdono la qualifica di società

cooperativa a mutualità prevalente). N 58 F

Le società cooperative si costituiscono per atto pubblico con un numero di soci non inferiore a nove se

seguono le norme delle S.p.A. (in questo caso possono optare per il sistema monistico o dualistico). Sono,

invece, sufficienti tre soci se adottano le norme della s.r.l. (quindi fino a otto soci sono obbligati a seguire le

norme della s.r.l., da nove in su possono scegliere tra s.r.l. e S.p.A.).

I soci devono avere requisiti soggettivi idonei allo svolgimento dell’attività cooperativa.

Accanto ai soci cooperatori sono previsti i soci sovventori (o finanziatori) che aderiscono alla cooperativa

fornendo capitali, non per fini mutualistici ma per ottenere utili. Anche per questi soci sono richiesti i

requisiti soggettivi.

Gli organi sociali sono:

1. L’assemblea dei soci, dove ogni socio ha diritto ad un voto, qualsiasi sia il valore della quota (se si

tratta di s.r.l.) o il numero di azioni possedute (se si tratta di S.p.A.). Ai soci sovventori (o

finanziatori), l’atto costitutivo può attribuire più voti ma non oltre 5;

2. Il Consiglio di Amministrazione, che è nominato dall’Assemblea ed ha il compito di redigere il

Bilancio e di redigere insieme ai sindaci una relazione (da allegare al Bilancio) sul carattere

mutualistico della cooperativa;

3. Per quanto riguarda il collegio sindacale non c’è l’obbligo previsto per le S.p.A. di scegliere almeno

uno dei componenti tra gli scritti nel registro dei revisori contabili;

4. È previsto un ulteriore organo sociale che è il collegio dei probiviri, che ha il compito di risolvere le

controversie tra i soci o tra i soci e la società.

2) Vigilanza

Le società cooperative sono sottoposte alla vigilanza governativa da parte del ministero dello sviluppo

economico, mediante revisioni (cioè controlli) biennali ed ispezioni straordinarie al fine di accertare lo

scopo mutualistico.

3) Nuove norme di finanziamento

Le nuove forme consentite per la raccolta di capitale di rischio (cioè di finanziamento) sono:

1. I conferimento dei soci sovventori che sono rappresentate da azioni o quote (secondo se si tratta si

S.p.A. o s.r.l.) che sono liberamente trasferibili;

2. Le azioni di partecipazione cooperativa, che sono simili alle azioni di risparmio in quanto sono

prive del diritto di voto e sono privilegiate sulla ripartizione degli utili e nel rimborso del capitale.

4) Ripartizione degli utili e ristorni

Proprio per rispettare lo scopo mutualistico la legge pone dei limiti alla ripartizione degli utili tra i soci

(infatti viene fissata una percentuale più alta rispetto a quella fissata per le S.p.A. da destinare alla riserva

legale). N 59 F

Dagli utili vanno distinti i ristorni che costituiscono il rimborso ai soci di parte del prezzo pagato dalla

cooperativa per l’acquisto di beni o servizi (o l’integrazione, cioè l’aumento, della retribuzione corrisposta

dalla cooperativa per le prestazioni di lavoro dei soci.).

I ristorni, quindi, contribuiscono ad attribuire ai soci il vantaggio mutualistico (cioè minore spesa o

maggiore remunerazione).

CAPITOLO 18: TRASFORMAZIONE – FUSIONE - SCISSIONE

1) Trasformazione

Si parla di trasformazione di società quando una società di un determinato tipo assume la forma di una

società di un altro tipo.

Non si ha l’estinzione di una società ma è la stessa società che continua mantenendo i diritti e gli obblighi

anteriori alla trasformazione.

Distinguiamo:

1. La trasformazione omogenea, che si ha quando una società di capitali si trasforma in una società di

persona o viceversa (quindi tra società a scopo di lucro);

2. La trasformazione eterogenea, che si ha quando c’è il passaggio da una società a scopo di lucro in

una a scopo mutualistico (o viceversa).

È espressamente vietata la trasformazione di una società cooperativa a mutualità prevalente in una società

lucrativa mentre alle altre società cooperative è consentito.

Il procedimento di trasformazione richiede:

1. Una deliberazione dei soci;

2. Una relazione di stima del patrimonio sociale;

3. La pubblicità che consiste nell’iscrizione della delibera nel registro delle imprese.

La trasformazione può avvenire anche in pendenza di procedure concorsuali.

2) Fusione

La fusione è l’unificazione di due o più società in una sola società. Distinguiamo:

1. La fusione in senso stretto, dove tutte le società che partecipano alla fusione si estinguono e se ne

costituisce una nuova;

2. La fusione per incorporazione (che è la forma più diffusa) dove una società assorbe tutte le altre. In

questo caso, quindi, una società continua ad esistere mentre le altre si estinguono.

La fusione è omogenea quando avviene tra società dello stesso tipo (spa con spa o snc con snc).

La fusione è eterogenea quando la società che incorpora le altre è di tipo diverso (ad esempio una spa

incorpora una sas oppure una snc). N 60 F

Il progetto di fusione avviene in tre fasi:

1. Progetto di fusione (redatto dagli amministratori);

2. Decisione (da parte dell’assemblea dei soci di ogni società);

3. Atto di fusione.

3) Scissione

Si ha la scissione quando una società si divide in più società.

La scissione può essere:

1. Totale, quando l’intero patrimonio sociale viene assegnato a due o più società che possono essere

preesistenti o di nuova costituzione e vengono definite società beneficiarie. In questo caso la

società scissa si estingue.

2. È parziale quando solo una parte del patrimonio sociale viene assegnata a una o più società. In

questo caso la società scissa continua ad esistere.

Un ulteriore distinzione è tra:

1. Scissione per incorporazione, quando le società beneficiarie sono già esistenti;

2. Società in senso stretto, quando vengono costituite appositamente.

Il procedimento di scissione è uguale a quello della fusione:

1. Progetto di scissione;

2. Decisione di scissione;

3. Atto di scissione.

PARTE TERZA

CAPITOLO 19: I TITOLI DI CREDITO

1) I titoli di credito

I titoli di credito sono documenti destinati alla circolazione che attribuiscono il diritto ad una determinata

prestazione, prestazione che può consistere nel pagamento di una somma di denaro o nel diritto alla

riconsegna delle merci.

In base al loro contenuto, i titoli di credito possono essere:

1. Titoli di credito in senso stretto, come cambiali o assegni bancari e circolari, che attribuiscono il

diritto di esigere una somma di denaro o di trasferirla ad altri;

2. Titoli di credito rappresentativi di merci, che attribuiscono il diritto alla riconsegna di merci

depositate o viaggianti come avviene con la fede di deposito, la polizza di carico ecc; N 61 F

3. Titoli di partecipazione, come le azioni di società, quote di partecipazione a fondi comini di

investimento che danno diritti diversi in base alla materia del titolo (ad esempio, dipende se si

tratta di società commerciale o titoli di debito pubblico come BOT o CCT).

La funzione dei titoli di credito è quella di rendere più facile e sicura la circolazione dei diritti di credito.

Il codice civile prevede delle norme generali comuni a tutti i titoli di credito e delle norme speciali per le

varie categorie di credito.

Le caratteristiche dei titoli di credito sono:

1. L’incorporazione, in quanto il diritto è incorporato nel documento;

2. L’autonomia, in quanto chi acquista la proprietà del documento diventa il titolare del diritto in esso

contenuto, anche se acquista il documenta da un ladro, purché in buona fede. Inoltre, chi acquista

il titolo è titolare del diritto in esso contenuto, indipendentemente dal diritto dei precedenti

possessori (per quanto si dice autonoma). Ad esempio, se emetto una cambiale per pagare della

merce, se la merce non mi viene consegnata posso oppormi al pagamento pero, se la cambiale è

stata trasferita ad un terzo non posso oppormi ma devo effettuare il pagamento (perché è titolare

di un diritto autonomo;

3. Letteralità, in quanto il diritto è determinato da ciò che è scritto nel documento;

4. Legittimazione, in quanto chi ha il possesso del titolo è legittimato all’esercizio del diritto di

credito, senza dover provare l’acquisto della proprietà del titolo.

Inoltre, i vincoli sul diritto devono essere scritti sul titolo altrimenti non hanno alcun effetto.

2) Creazione del titolo di credito

I titoli di credito nascono in base ad un rapporto detto rapporto fondamentale, tra emittente e primo

prenditore, in base a questo rapporto si fissano sul titolo di credito le prestazioni che il primo deve al

secondo.

(La dichiarazione che risulta nel titolo di credito prende il nome di rapporto cartolare).

A seconda se nel titolo sia fatto o meno riferimento alla causa dell’emissione (cioè al rapporto

fondamentale), distinguiamo titoli astratti e titoli causali:

1. I titoli astratti possono essere emessi in base ad un qualsiasi rapporto fondamentale, vengono detti

anche a letteralità completa perché non contengono informazioni sul tipo di rapporto che ha dato

luogo alla loro emissione. Quindi, il diritto di credito è determinato esclusivamente dalla lettera del

titolo. Sono titoli astratti le cambiali, l’assegno bancario e circolare;

2. I titoli causali possono essere emessi solo in base a determinati rapporti fondamentali (previsti

dalla legge). Vengono detti anche a letteralità incompleta perché il diritto di credito non è

determinato solo dalla lettera del titolo ma anche dalla disciplina legale del rapporto richiamato

nel documento. Sono titoli causali le azioni, le quote di partecipazione ecc. N 62 F

3) La circolazione dei titoli di credito

In base alla circolazione dei titoli di credito (che può essere regolare quando il titolo viene trasferito in base

ad un valido negozio di trasferimento oppure irregolare quando il titolo viene rubato, in questo caso il

possessore acquista ugualmente i diritti), distinguiamo:

1. Titoli al portatore, che non sono intestati ad una persona determinata e circolano con la semplice

consegna del titolo. Possono essere al portatore i libretti di deposito, le azioni di risparmio, le

obbligazioni di società, gli assegni bancari, le azioni di Stato, i titoli del debito pubblico ecc.;

2. Titoli all’ordine, sono titoli intestati ad una determinata persona, circolano con la consegna del

titolo accompagnata dalla girata.

La girata è una dichiarazione scritta sul titolo e sottoscritta con la quale il possessore del titolo (girante)

obbliga il debitore ad eseguire la prestazione al nuovo possessore (giratario).

La girata può essere:

 In pieno, quando contiene il nome del giratario (cioè del nuovo possessore del titolo);

 In bianco, quando non contiene il nome del giratario ma solo la firma del girante.

Con la girata vengono trasferiti tutti i diritti del titolo.

Il giratario, a sua volta, può trasferire liberamente il titolo con una nuova girata, ad eccezione della girata

per procura e della girata a titolo di pegno.

3. I titoli nominativi, sono titoli intestati ad una determinata persona. Si caratterizzano perché hanno

una doppia intestazione, una sul titolo ed una su un apposito registro tenuto dall’emittente.

Possono essere titoli nominativi le obbligazioni, i titoli del debito pubblico, le quote di

partecipazione a fondi comuni di investimento.

Le procedure per la circolazione dei titoli nominativi sono molto complesse. Il trasferimento si può

effettuare o cambiando le due intestazioni contestualmente, cioè il cosiddetto transfert (presso un notaio o

una banca), oppure con la girata, che però si differisce dalla girata per i titoli nominativi.

Infatti, vediamo che la girata deve essere datata, non può essere in bianco, cioè deve contenere i dati del

giratario (cioè il nuovo proprietario) e deve essere sottoscritta sia dal girante che dal giratario. Inoltre, la

girata deve essere autenticata da un notaio.

La girata ha efficacia quando il trasferimento viene annotato nel registro (ad esempio nel registro dei soci).

4) L’ammortamento

In caso di perdita involontaria del titolo di credito (per smarrimento sottrazione o distruzione) è previsto

l’istituto dell’ammortamento che fa perdere efficacia al titolo smarrito, sottratto o distrutto sostituendolo

con un nuovo documento, oppure consentendo l’esercizio del diritto anche se non si è più in possesso del

titolo.

Per i titolo al portatore l’ammortamento non è ammesso, tranne alcune accessioni espressamente previste

dalla legge (per i titoli a circolazione ristretta come libretti di deposito e assegni bancari al portatore). N 63 F

Per i titoli nominativi e titoli all’ordine, l’ammortamento è consentito ma solo in caso di smarrimento,

sottrazione o distruzione.

Chi perde il titolo deve farne denuncia al debitore e deve chiedere contestualmente l’ammontare del titolo

con ricorso al Presidente del Tribunale del luogo in cui il titolo è pagabile.

Il Presidente del Tribunale, dopo gli opportuni accertamenti, pronuncia l’ammortamento del titolo che deve

essere pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.

Il debitore, però, deve aspettare 30 giorni prima di effettuare il pagamento perché il nuovo possessore del

titolo potrebbe opporti all’ammortamento (dicendo che è lui il proprietario del titolo, cioè che non l’ha

rubato o trovato). In questo caso, sarà poi il giudice a stabilire a chi consegnare il titolo.

5) Titoli di credito apparenti

Non vanno confusi con i titoli di credito altri documenti come:

1. I documenti di legittimazione, che servono ad individuare chi ha diritto alla prestazione (ad

esempio, i biglietto di viaggio, biglietti per pubblici spettacoli ecc.);

2. I titoli impropri, che servono a trasferire un diritto senza osservare le forme proprie della cessione

(come la polizza di assicurazione all’ordine e al portatore).

CAPITOLO 20: LA CAMBIALE

1) La cambiale

La cambiale è un titolo di credito all’ordine, cioè che si può trasferire mediante girata, che contiene

l’ordine o la promessa incondizionata di pagare una somma di denaro ad una data persona.

Ci sono due tipi di cambiale:

1. La cambiale tratta, è un titolo di credito che contiene l’ordine incondizionato di una persona

(traente) ad un’altra persona (trattario) di pagare ad un terzo (detto prenditore) una somma di

denaro. I rapporti a cui da luogo la cambiale tratta, quindi, si svolgono fra tre soggetti;

2. Il vaglia cambiario, è un titolo di credito che contiene la promessa di una persona (emittente) di

pagare ad un’altra persona (prenditore) una somma di denaro. I rapporti a cui da luogo il vaglia

cambiario, quindi, si svolgono fra due soggetti.

2) Requisiti formali

Sia la cambiale tratta che il vaglia cambiario devono rispettare dei requisiti di forma (requisiti formali)

stabiliti dalla legge, che vengono considerati requisiti essenziali perché la loro mancanza comporta che il

titolo non valga come cambiale. N 64 F

I requisiti essenziali sono:

1. La denominazione di cambiale nel titolo;

2. L’ordine incondizionato (nella tratta) o la promessa incondizionata (nel vaglia cambiario) di pagare

una somma di denaro;

3. L’indicazione del nome, data, luogo di nascita e codice fiscale della persona che deve pagare (nella

tratta il trattario, nel vaglia cambiario l’emittente);

4. Il nome del primo prenditore;

5. La data di emissione della cambiale, cioè il giorno in cui il titolo è stato messo in circolazione;

6. La sottoscrizione (cioè la firma) della persona che emette la cambiale (traente emittente) che deve

essere autografa, cioè scritta manualmente.

Ci sono, poi, dei requisiti formali naturali, la cui mancanza non comporta la nullità della cambiale perché

vengono sostituiti da altri requisiti. Ad esempio:

1. La cambiale in cui manca la scadenza, si considera pagabile a vista;

2. Se non viene indicato il luogo del pagamento, si considera luogo del pagamento il domicilio della

persona che deve effettuare il pagamento (trattario o emittente).

3) La cambiale in bianco

La cambiale, per essere valida, deve avere tutti i requisiti formali essenziali al momento del pagamento. Al

momento dell’emissione è sufficiente la sottoscrizione di colui che emette il titolo (emittente o traente)

sull’apposito modulo bollato o su un qualsiasi foglio di carta che porti la denominazione cambiale.

La cambiale in bianco è una cambiale che circola sprovvista di uno o più requisiti essenziali, ad eccezione

della sottoscrizione autografa della persona che emette la cambiale.

È valida, purché i requisiti siano inseriti prima del pagamento.

4) Le obbligazioni cambiarie

La cambiale è un titolo di credito che può incorporare più obbligazioni (in quanto oltre alla sottoscrizione

di chi emette la cambiale, può portare le sottoscrizioni degli avallanti, dei garanti ecc.).

Ogni sottoscrizione corrisponde ad una obbligazione autonoma, nel senso che è indipendente dalla validità

delle altre obbligazioni (quindi se per qualsiasi motivo un’obbligazione non è valida ad esempio per firma

falsa o perché è stata posta la firma col nome di persone immaginarie, gli altri firmatari restano obbligati).

Inoltre, tutti gli obbligati cambiari sono obbligati in solido (cioè per l’intero capitale).

5) L’accettazione della cambiale

L’accettazione è la dichiarazione con la quale nella cambiale tratta, il trattario si obbliga a pagare la

cambiale alla scadenza. Con l’accettazione il trattario diventa obbligato principale. N 65 F

In caso di rifiuto dell’accettazione, il possessore del titolo può richiedere il pagamento (al traente o ad altri

obbligati) prima della scadenza.

Per evitare questo pagamento anticipato, serve l’accettazione per intervento. L’accettazione viene fatta,

cioè, da una terza persona (che però non diventa obbligato principale).

6) L’avallo

L’avallo è una dichiarazione cambiaria con la quale una persona (avallante) garantisce il pagamento della

cambiale per l’intera somma o per una parte.

L’avallo è una garanzia e deve essere sottoscritta sul titolo cambiario.

7) La circolazione della cambiale

La cambiale è un titolo all’ordine, quindi trasferibile con la girata. Tuttavia, il trasferimento mediante

girata può esser escluso scrivendo sul titolo la clausola “non all’ordine”.

La girata deve essere apposta sulla cambiale e deve essere sottoscritta dal garante.

Per la circolazione della cambiale valgono le stesse norme dettate per i titoli di credito in generale, ad

eccezione della funzione di garanzia della girata. Infatti, nella cambiale il girante è responsabile per il

pagamento verso il portatore del titolo.

Può, però, evitarlo scrivendo accanto alla girata la clausola “senza garanzia”

8) Le azioni cambiarie

In caso di rifiuto del pagamento della cambiale, il portatore del titolo può agire contro tutti gli obbligati

cambiari per ottenere il pagamento.

Ci sono due diversi tipi di azioni cambiarie:

1. L’azione diretta, che si esercita contro gli obbligati principali (o diretti) cioè l’emittente, l’accettante

(cioè il trattario) ed i loro avallanti. L’azione diretta può essere esercitata solo alla scadenza in caso

di mancato pagamento (non deve essere preceduta dal protesto), (si prescrive a tre anni dalla

scadenza, cioè dopo tre anni non si può più esercitare l’azione;

2. L’azione di regresso, che si esercita contro gli obbligati di regresso, cioè contro il traente, il garante

ed i loro avallanti. Questa azione può essere esercitata alla scadenza, in caso di mancato

pagamento, oppure prima della scadenza in caso di mancata accettazione. L’azione di regresso

deve essere preceduta dal protesto, cioè per esercitare l’azione è necessario il protesto. Con il

protesto si prende atto del mancato pagamento o della mancata accettazione della cambiale.

Il protesto può essere elevato da notai, ufficiali giudiziari e loro aiutanti (o da segretari comunali), (i

protesti per mancato pagamento devono essere pubblicati in un apposito “registro informatico dei

protesti”). N 66 F

9) L’ammortamento

La disciplina dell’ammortamento della cambiale coincide con quella per i titoli di credito in generale.

L’unica differenza è che chi si oppone al decreto di ammortamento non è tenuto a depositare il titolo.

10) Le cambiali finanziarie

Le cambiali finanziarie costituiscono un nuovo strumento di finanziamento delle imprese.

Infatti, la loro funzione è quella di permettere alle imprese di raccogliere capitale di credito direttamente

tra il pubblico.

Le cambiali finanziarie sono titoli all’ordine emessi in serie, la loro scadenza non può essere inferiore a tre

mesi ne superiore a dodici mesi dalla data di emissione.

Devono avere un taglio minimo non inferiore a 50000€.

La denominazione “cambiale finanziaria” deve essere inserita nel titolo insieme ad altri requisiti formali

richiesti dalla legge (l’ammissione comporta la nullità della cambiale).

Le cambiali finanziarie possono essere girate esclusivamente con la clausola “senza garanzia” (in questo

modo i risparmiatori possono far circolare ulteriormente i titoli senza esporsi a responsabilità cambiaria).

11) Caratteri della cambiale

La cambiale:

1. È un titolo all’ordine, cioè si trasferisce con la girata;

2. È un titolo astratto, perché non risulta il rapporto giuridico;

3. È un titolo formale, perché deve essere redatto rispettando determinati requisiti (formali ed

essenziali);

4. È un titolo esecutivo, perché in caso di mancato pagamento il possessore del titolo può soddisfarsi

con i beni del debitore cambiario.

CAPITOLO 21: L’ASSEGNO BANCARIO

1) L’assegno bancario

L’assegno bancario (o chéque) è un titolo di credito all’ordine o al portatore che contiene l’ordine

incondizionato di una persona ad una Banca di pagare una determinata somma a vista (cioè subito).

L’assegno bancario rappresenta uno strumento di pagamento alternativo alla moneta.

È redatto su moduli prestampati forniti dalla Banca. N 67 F

Ha la stessa struttura della cambiale tratta, infatti, anche nell’assegno bancario figurano tre persone:

1. Il traente, cioè la persona che da l’ordine;

2. Il trattario, cioè la Banca;

3. Il prenditore dell’assegno.

Tuttavia, mentre la cambiale tratta è uno strumento di credito, l’assegno bancario è uno strumento di

pagamento. Inoltre, nell’assegno bancario il trattario può essere solo una Banca ed il rapporto si basa su

fondi disponibili presso la Banca.

2) Requisiti dell’assegno bancario

I requisiti dell’assegno bancario sono di due specie:

1. Requisiti per la validità, la cui mancanza comporta che il titolo non vale come assegno;

2. Requisiti per la regolarità, la cui mancanza comporta sanzioni amministrative ma il titolo resta

valido come assegno.

Per la validità bisogna rispettare determinati requisiti di forma, cioè:

1. La denominazione di assegno bancario, che deve essere inserita nel titolo;

2. L’ordine incondizionato di pagare una somma determinata, che deve essere espressa in lettere ed

in cifre;

3. L’indicazione della Banca;

4. La data ed il luogo di emissione;

5. La sottoscrizione del traente.

A differenza della cambiale non va indicata la scadenza perché l’assegno è pagabile a vista.

Sono, invece, requisiti di regolarità:

1. L’esistenza di fondi disponibili presso la Banca (altrimenti si emette il cosiddetto assegno a vuoto

punibile con sanzioni amministrative);

2. L’esistenza di un’autorizzazione da parte della Banca di poter emettere assegni (conto corrente).

3) Le posizioni della Banca Trattaria

A differenza della cambiale tratta, l’assegno bancario non può essere accettato. La Banca, quindi, non ha

obblighi verso il portatore del titolo ma devo soltanto pagare se ci sono i fondi necessari.

Tuttavia, per tutelare il portatore del titolo, sono previsti l’istituto del visto ed il benefondi.

Col visto posto sull’assegno e firmato dalla Banca, la Banca conferma l’esistenza dei fondi ed è tenuta ad

impedire che il traente ritiri questi fondi prima della scadenza di presentazione del titolo.

Il Benefondi, invece, è una conferma telefonica tra Banche sull’esistenza dei fondi per il pagamento

dell’assegno. N 68 F

Il Benefondi, però, non obbliga la banca a trattenere questi fondi ma ha solo una funzione informativa.

4) Pagamento dell’assegno bancario

L’assegno bancario è sempre pagabile a vista, però deve essere presentato per il pagamento entro un

termine che va dagli otto ai quindici giorni.

La Banca, però, può pagare l’assegno anche dopo la scadenza del termine (perché il traente resta

comunque obbligato).

5) Figure particolari di assegno bancario

Per evitare che un titolo smarrito o sottratto possa essere utilizzato, sono state introdotte figure di assegno

bancario che contengono determinate clausole:

1. L’assegno sbarrato è un assegno su cui sono poste due sbarre parallele. Lo sbarramento può essere

“generale” se tra le sbarre viene scritto “banchiere”. In questo caso, la Banca può pagare l’assegno

solo ad un banchiere o ad un proprio cliente. Oppure, può essere “speciale” se viene scritto il nome

del banchiere;

2. L’assegno con la clausola non trasferibile va pagato esclusivamente al prenditore (cioè non si può

girare). La Banca che paga l’assegno non trasferibile ad una persona diversa dal prenditore è

responsabile del pagamento;

3. L’assegno turistico è utile per chi viaggia. Viene rilasciato dalla Banca al prenditore e può essere

pagato in una filiale estera. È caratterizzato dalla presenza di una doppia firma del prenditore (una

al momento del rilascio, una al momento del pagamento);

4. L’assegno da accreditare è un tipo di assegno bancario poco diffuso in Italia, che non può essere

pagato in contanti ma che viene accreditato sul conto corrente.

5) L’azione di regresso

In caso di mancato pagamento, il portatore può fare l’azione di regresso contro il traente e contro i giranti.

6) La circolazione

Come la cambiale, l’assegno bancario circola mediante girata (ed il girante è obbligato di regresso) ed è

consentito l’avallo. N 69 F

CAPITOLO 22: L’ASSEGNO CIRCOLARE

1) L’assegno circolare

L’assegno circolare è un titolo di credito all’ordine che contiene la promessa incondizionata della Banca

emittente di pagare a vista una somma di denaro.

Ha la struttura del vaglia cambiario (e non della cambiale tratta).

2) Condizioni di regolarità

L’emissione di assegni circolari è consentita solo alle Banche autorizzate dalla Banca d’Italia.

La Banca può emettere assegni circolari per somme disponibili presso di essa (ad esempio, il richiedente

deve fare un versamento in contanti).

CAPITOLO 23: LE PROCEDURE CONCORSUALI

La crisi economica dell’impresa coinvolge un gran numero di creditori che, essendo a loro volta

imprenditori (fornitori, banche ecc) possono trovarsi in difficoltà.

Inoltre, se si tratta di grandi imprese, la crisi economica può causare gravi problemi di disoccupazione.

L’interesse del legislatore è quello di tutelare i creditori e cercare di risanare, quando possibile, l’impresa in

difficoltà allo scopo di salvaguardare l’occupazione.

La legge prevede cinque procedure concorsuali che sono:

1. Il fallimento;

2. Il concordato preventivo;

3. La liquidazione coatta amministrativa;

4. L’amministrazione straordinaria delle grandi imprese;

5. L’amministrazione straordinaria accelerata per le imprese di maggiori dimensioni (di recente

introduzione).

CARATTERI COMUNI

Anche se diverse tra loro, le procedure concorsuali sono tutte generali e collettive.

Sono generali perché coinvolgono tutto il patrimonio dell’imprenditore e non i singoli beni. Sono collettive

perché coinvolgono tutti i creditori dell’imprenditore. N 70 F

PARTE QUARTA

CAPITOLO 24: IL FALLIMENTO

1) Il fallimento

Il fallimento è una procedura giudiziaria che ha lo scopo di liquidare il patrimonio dell’imprenditore

insolvente e ripartire il ricavato fra i creditori rispettando la parità di trattamento.

Con le nuove riforme, per evitare di distruggere l’intero complesso aziendale e salvaguardare i posti di

lavori, il curatore fallimentare deve cercare di cedere in blocco l’azienda piuttosto che vendere i singoli

beni.

2) Presupposti del fallimento

I presupposti per la dichiarazione di fallimento sono:

1. La qualifica di imprenditore commerciale del debitore;

2. Lo stato di insolvenza.

L’insolvenza consiste in gravi squilibri economici che non permettono l’adempimento di una o più

obbligazioni. Si può manifestare anche con comportamenti come la fuga o la latitanza dell’imprenditore, la

chiusura dei locali o il trasferimento dell’attivo.

(L’insolvenza non va confusa con l’inadempimento. Si può, per esempio, non adempiere ad una

obbligazione pur avendo i mezzi per farlo, per negligenza, per cattiva volontà o per la convinzione di non

essere obbligato. Invece, l’insolvenza ha sempre come causa lo squilibrio economico, cioè le attività sono

inferiori alle passività).

3) Dichiarazione di fallimento

Il fallimento viene dichiarato mediante sentenza e viene dichiarato:

1. Su richiesta dello stesso imprenditore debitore (che deve depositare presso la cancelleria del

Tribunale le scritture contabili ed i Bilanci degli ultimi tre esercizi);

2. Su ricorso di uno o più creditori (è il caso più frequente);

3. Su istanza del Pubblico Ministero (quando lo stato di insolvenza risulta in sede penale, per esempio

in seguito a fuga o latitanza dell’imprenditore, chiusura dei locali ecc.).

Non può più essere dichiarato d’ufficio dallo stesso Tribunale (come accadeva in passato).

4) La revoca del fallimento

Contro la sentenza che dichiara il fallimento possono fare reclamo (o opposizione) l’imprenditore e

qualsiasi interessato (ad esempio i figli del fallito). N 71 F

Se il giudice accoglie il reclamo (accertando che non esistevano i presupposti per la dichiarazione di

fallimento) si ha la revoca del fallimento.

Se nel frattempo i beni sono stati venduti, l’imprenditore (ex fallito) può solo ottenere la somma ricavata

dalla vendita (non più i beni).

L’imprenditore può eventualmente agire legalmente contro il credito )che ha richiesto il fallimento) per

ottenere il risarcimento dei danni.

5) Gli organi del fallimento

Gli organi del fallimento sono:

1. Il Tribunale (fallimentare) è l’organo supremo. Dichiara il fallimento, nomina ed eventualmente

sostituisce il giudice delegato ed il curatore, vigila sull’intera procedura fallimentare;

2. Il Giudice delegato vigila sulle operazioni del fallimento e controlla la regolarità della procedura,

autorizza il curatore a stare in giudizio, decide sui reclami contro gli atti del curatore;

3. Il Curatore viene nominato dal Tribunale e da questo può essere revocato in qualsiasi momento. La

sua funzione principale è quella di amministrare e liquidare il patrimonio del fallito sotto la

vigilanza (e non più sotto la direzione) del giudice delegato:

4. Il Comitato dei creditori è un organo collegiale composto da tre o cinque creditori ed è nominato

dal Giudice delegato. Ha una funzione consultiva ed una funzione di controllo.

6) Effetti del fallimento per il fallito

La sentenza di fallimento produce molti effetti sia per il fallito, sia per i creditori, sia per i terzi che hanno

avuto rapporti con il fallito.

Gli effetti per il fallito si distinguono in effetti personali ed effetti patrimoniali:

1. Sono effetti personali l’obbligo di residenza e l’obbligo di consegnare la corrispondenza al curatore.

Inoltre, il fallito non può essere amministratore, sindaco, revisore o liquidatore di società, non può

essere iscritto nell’albo degli avvocati o dei dottori commercialisti, non può svolgere funzioni di

tutore, arbitro o notaio. Queste restrizioni cessano automaticamente con la chiusura del fallimento;

2. Sono effetti patrimoniali lo spossessamento dei beni del fallito. Infatti, dalla data della

dichiarazione del fallimento, il fallito perde l’amministrazione dei suoi beni che passa al curatore

(fino alla vendita è ancora proprietario). (Se è proprietario dell’abitazione può continuare a viverci

con la propria famiglia fino alla vendita).

7) Effetti del fallimento per i creditori

I creditori hanno diritto di partecipare alla distribuzione del ricavato della liquidazione del patrimonio del

fallito.

Per garantire parità di trattamento nessun creditore può intraprendere azioni individuali sui beni del

fallito. Infatti, tutti diventano creditori concorsuali. N 72 F

Tuttavia, se alcuni creditori, prima del fallimento, avevano dei diritti di pegno, ipoteca o privilegi su beni del

fallito, hanno diritto di prelazione rispetto agli altri creditori (cioè quando viene venduto il bene il ricavato

va a loro).

Questi creditori vengono chiamati creditori privilegiati., tutti gli atri creditori chirografari.

8) Effetti del fallimento sugli atti pregiudiziali ai creditori

Un imprenditore, sapendo di essere in crisi e che probabilmente fallirà, può decidere di intestare parte del

proprio patrimonio a persone di fiducia (terzi) o di venderlo a terzi magari a prezzi irrisori per incassare

denaro.

Il curatore, attraverso la revocatoria fallimentare, rende inefficaci gli atti compiuti dal fallito e ricostituisce

l’attivo fallimentare per tutelare i creditori.

La revocatoria fallimentare colpisce anche gli atti tra coniugi in quanto si presume che il coniuge di un

imprenditore sia a conoscenza del suo stato di insolvenza.

9) Esercizio provvisorio dell’impresa

Con la dichiarazione di fallimento, l’attività dell’impresa si arresta ed i beni aziendali sono destinati ad

essere liquidati per soddisfare i creditori.

Tuttavia, si può avere una continuazione provvisoria dell’attività d’impresa o su disposizione del Tribunale

(per incrementare l’attivo) o su disposizione del giudice delegato sentito il parere dei creditori.

10) La procedura fallimentare

La procedura fallimentare si svolge in più fasi successive coordinate tra loro:

1. L’accertamento del passivo, viene compilato un elenco dei creditori con i rispettivi crediti ed

eventuali diritti di prelazione. I creditori devono presentare domanda di ammissione al passivo;

2. L’accertamento dell’attivo, viene fatto un inventario di tutti i beni del fallito, anche di quelli che

sono rientrati per effetto della revocatoria fallimentare;

3. Liquidazione dell’attivo, i beni del fallito sono tramutati in denaro attraverso una vendita all’asta;

4. Ripartizione dell’attivo tra i creditori (e pagamento del curatore e delle spese);

5. Chiusura del fallimento con decreto del Tribunale. N 73 F

CAPITOLO 25: IL CONCORDATO FALLIMENTARE

Il concordato fallimentare è un particolare modo di chiusura del fallimento. Consiste in un accordo

concluso, attraverso gli organi del fallimento, tra il fallito ed i creditori allo scopo di far cessare la procedura

fallimentare attraverso una riduzione proporzionale dei crediti.

Il concordato è vantaggioso per il fallito in quanto ottiene la riduzione dei debiti ed evita la liquidazione

dell’impresa. È vantaggioso per i creditori perché ottengono, in tempi più brevi, più di quanto

conseguirebbero attraverso la liquidazione fallimentare.

La proposta del concordato può essere presentata da uno o più creditori, da un terzo o dal fallito, ma solo

dopo un anno dalla dichiarazione di fallimento.

La proposta di concordato viene presentata al giudice delegato che chiede il parere del curatore e del

comitato dei creditori.

La proposta, poi, viene comunicata ai creditori ed è approvata col voto favorevole della maggioranza dei

creditori ammessi al voto (hanno diritto al voto i creditori che non hanno diritti di prelazione, che vengono

chiamati creditori chirografari).

Il fallimento chiuso per concordato può venir riaperto con sentenza del Tribunale che pronuncia la

risoluzione o l’annullamento del concordato.

Si ha la risoluzione del concordato quando non vengono rispettate le condizioni stabilite (ad esempio il

debitore non paga). Si ha l’annullamento del concordato su richiesta del curatore o di qualsiasi creditore

quando si scopre che il passivo è stato dolosamente esagerato o che è stato sottratto parte dell’attivo.

APPROFONDIMENTO 1

Il fallimento produce anche effetti penali per reati come:

1. La bancarotta fraudolenta, che è un reato doloso, cioè c’è l’intenzione di arrecare danno ai

creditori occultando, distruggendo i propri beni. Viene punito con la reclusione (da 1 a 5 anni);

2. La bancarotta semplice, è un reato colposo, cioè non c’è l’intenzione di arrecare danno ma viene

arrecato per negligenza o imprudenza. Viene punita con la reclusione (da 1 a 6 mesi).

APPROFONDIMENTO 2: Fallimento di società

La sentenza che dichiara il fallimento di società con soci a responsabilità illimitata (snc sas o sapa) produce il

fallimento anche dei soci illimitatamente responsabili.

Il patrimonio personale dei soci può essere colpito solo dopo il patrimonio sociale. N 74 F

CAPITOLO 26: IL CONCORDATO PREVENTIVO

1) Il concordato preventivo

Il concordato preventivo è una procedura concorsuale che permette all’imprenditore commerciale che si

trova in stato di crisi economica, di evitare il fallimento ed i relativi effetti negativi (cioè la cessazione

dell’attività dell’impresa, lo spossessamento ecc.), attraverso un accordo con i creditori che gli permette di

eliminare ogni tipo di debito pagando ad ogni creditore (chirografario, cioè fornitori) solo una percentuale

stabilita dei loro crediti o offrendo beni.

La legge non fissa più, come in passato, particolari condizioni per essere ammessi alla procedura (prima era

concesso solo se l’imprenditore era meritevole e si trovava in stato di insolvenza).

Può presentare proposta di concordato qualsiasi imprenditore commerciale che si trova in stato di crisi

economica (non necessariamente in stato di insolvenza).

Nella proposta di concordato, il debitore deve esporre il modo in cui intende risanare i propri debiti, ad

esempio:

1. Con una dilazione nei pagamenti;

2. Proponendo di far gestire l’impresa ad un assuntore (una sorta di garante della procedura) che

pagherà i creditori con gli utili;

3. Offrendo i propri beni da liquidare per pagare i creditori (sempre per la percentuale stabilita e non

per l’intero ammontare).

2) La procedura

Il concordato si articola in varie fasi:

L’imprenditore debitore presenta la domanda di ammissione al tribunale fallimentare allegando la

documentazione richiesta (scritture contabili, elenco dei creditori ecc.).

Se il Tribunale ritiene ammissibile la proposta di Concordato, dichiara aperta la procedura di concordato e

nomina gli organi che sono:

1. Il giudice delegato che assume la direzione della procedura;

2. Il commissario giudiziale, che svolge attività di vigilanza e di controllo.

Se non lo ritiene ammissibile dichiara il fallimento.

A differenza del fallimento, il debitore conserva l’amministrazione dei suoi beni e continua l’esercizio

dell’impresa ma sotto la vigilanza del commissario giudiziale. N 75 F


PAGINE

79

PESO

1.20 MB

AUTORE

Nico--91

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Sunto per l’esame di Diritto Commerciale, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del testo consigliato dal docente Mollura, Manuale di Diritto Commerciale, Gian Franco Campobasso.
Gli argomenti trattati sono:

Parte prima:
Capitolo 1: il diritto commerciale
Capitolo 2: le categorie di imprenditori
Capitolo 3: l’acquisto della qualità di imprenditore
Capitolo 4: lo statuto dell’imprenditore commerciale
Capitolo 5: l’azienda
Capitolo 6: i segni distintivi
Capitolo 7: opere dell’ingegno e invenzioni industriali
Capitolo 8: la disciplina della concorrenza

Parte seconda:
Capitolo 9: le società
Capitolo 10: le società di persone
Capitolo 11: la società in accomandita semplice
Capitolo 12: la società per azioni
Capitolo 13: le partecipazioni rilevanti – i gruppi di società
Capitolo 14: la società in accomandita per azioni (s.a.p.a.)
Capitolo 15: la società a responsabilità limitata (s.r.l.)
Capitolo 16: tipi di sistemi (tradizionale, monistico e dualistico)
Capitolo 17: le società cooperative
Capitolo 18: trasformazione – fusione - scissione


Parte terza:
Capitolo 19: i titoli di credito
Capitolo 20: la cambiale
Capitolo 21: l’assegno bancario
Capitolo 22: l’assegno circolare

Parte quarta:
Capitolo 23: le procedure concorsuali
Capitolo 24: il fallimento
Capitolo 25: il concordato fallimentare
Capitolo 26: il concordato preventivo
Capitolo 27: la liquidazione coatta amministrativa
Capitolo 28: l’amministrazione straordinaria delle grandi imprese
Capitolo 29: amministrazione straordinaria speciale (accellerata)


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze economiche
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Nico--91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di diritto commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Mollura Teresa.

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