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Nella prima fattispecie del 2598 comma1, si potrà ricondurre oltre alle ipotesi di cui sopra, anche la sigla

(che di solito essendo un corto assemblaggio di lettere inizialm non avrà cap. distintiva), l’emblema

d’impresa, le impostazioni visive della pag. web, le denominzaioni e indicazioni d’origine, slogan.

La tutela diviene attuale nel momento in cui sorge concretamente una possibilità di confusione

→ mera registrazione, se non c’è successivo uso non costituisce violazione.

Imitazione servile come fattispecie confusoria (seconda delle 3fattispecie,grande rilievo pratico e teorico)

la dizione “chiunque imita servilmente i prodoitti di un concorrente” sembrerebbe vietare qualsiasi

imitazione dei prodotti del concorrente, con il solo limite che sia “servile”: fedele, pedissequa, completa

→ interpretazione nel tempo sempre piu restrittive

l’imitazione servile sarà solo tale se crea confusione, in quanto è all’interno del 2598 che quindi la

- inquadra come mezzo confusorio tra altri mezzi confusori.

appurato che si tratta di imitazione illecita, va sottolineato che illecita sarà solo l’imitazione delle parti

- appariscenti, esterne del prodotto e non (come ancora una giuri minoritaria sostiene) di parti strutturali,

in quanto solo quelle esterne potranno creare confusione nel consumatore che le percepisce.

(non dell’acquirente,

Tendenzialmente si ha anche confusione nella post sale confusion ma di terzi:

classico es. della tizia che compre una borsa di Prada tarocca sfoggiandola ad altri come una originale)

Nel caso dell’imitazione i segni dist. sono costituiti dalla forma esteriore del prodotto, di solito

tridimensionale, ma nn per forza(x es si tratta di disegni dei tessuti o buste/sacchetti) tutela della forma

Per aversi la fattispecie, dovrà cmq essere una forma non banale, che renda riconoscibile il prodotto e nota

→ quindi dev’essere già stata usata, altrimenti è una tutela della creazione che in questo caso non è.

La tutela contro l’imitazione servile si differenzia da quella degli altri segni x il fatto di essere limitata dalla

brevettuale, che generalmente ha l’obiettivo di stimolare una ricerca

nec. di coordinarla in part. con la disc. di carattere tecnico, premiando l’inventore con un dir.

capace di apportare al patr. collettivo innovazioni

esclusivo di sfruttamento economico limitato nel tempo (10 anni) poi diventa irrimid.te dominio pubblico

modello d’utilità

Ci interessano in questo caso i brevetti per che concernono innovazioni tecniche nella

forma del prodotto. Il brevetto però è soggetto a registrazione e pagamento delle relative tasse.

Se però la forma adottata abbia anche un’utilità, si avrà una

La fattisp. ex 2598 non ha lim. temporale.

parziale sovraposizione. Se la forma è idonea essere brevettata e quindi se può caedere sotto pubblico

dominio per risp. a un interesse collettivo, si applicherà la disc. dei brevetti e non il 2598.

→ non si può tutelare contro l’imitazione servile neanche tutto ciò che poteva essere brevettato.

Forme inderogabili del prodotto: non saranno tutelabili ex 2598 quando pur essendo possibile il

conseguimeno di una medesima utilità in diversi modi, ciascuna di essi è autonomamente brevettabile

es. esigenza di connettere una serie di contenitori con un innesto a baionetto o con dei bottoni a pressione.

Invece se la stessa utilità può essere consgeuita con forme diverse, ma che det. l’utilità senza che in se la

configurazione spepcifica assume alcun autonomo rilievo, si che sarà tutelabile. es. particolare disegno per

il rilievo antiscivolo su dei pedali.

Riassunti di Caterina Perrone – Università Di Trento – 2015 10

82/3 cpi effetti del brevetto x modelli di utilità si estendono ai modelli che conseguono pari utilità, purche

utilizzino lo stesso concetto innovativo. → ogg. della tutela del brevetto x modello di utilità è appunto

“il concetto innovativo” (originale con novità intrrinseca)

C’è chi ha prospettato un cumulo tra le due disc., sostenendo che la tutela ex 2598 presenta rispetto alla

disc. brev. dei limiti notevoli, e in part. quello della possibilità di confusione, limiti che non si applicano

alla tutela brevettuale, percui alla scadenza della tutela brevettuale potrebbe subentrare una tutela, seppur

minore, dell’imitazione servile se sussistono i presupposti.

→ a carico dell’imitatore della forma funzionale residua comunque

Teoria delle varianti innocue:

quest’onere di differenziazione, ancorche limitato all’adozione di varianti che non pregiudicano il valore

funzionale del prodotto, dette perciò “innocue”.

Il d.lgs.vo 95 del 2001 ha mod. la l. sui modelli industriali che disc., eliminando completamente i brevetti

per i disgeni e modelli ornamentali che prima ricevevano disc. come sopra descritta. Nonostante ciò le f.

ornamentali possono trovare tutela nella disc dei marchi. Si posso registrare forme di prodotti/confezioni se

utilità o altro pregio, tale da influenzare la scelta del pubblico (→art.9cpi)

non aggiungono

Per essere registrati (nn c’è piu brevettazione) i disegni e modelli devono avere un “carattere individuale”

Disegno o modello ha carattere individuale se l'impressione generale che suscita nell'utilizzatore informato differisce dall'

impressione generale suscitata in tale utilizzatore da qualsiasi disegno o modello che sia stato divulgato prima della data di

33/1 cpi

presentazione della domanda di registrazione o, qualora si rivendichi la priorità, prima della data di quest'ultima .

C’è poi il fenomeno look alike (tipico caso di confezioni fatte simili a quelle famose) che da luogo alla cd. pre

sale confusion che cmq può dar luogo a imitazione servile.

La terza fattispecie, gli altri mezzi della concorrenza confusoria, è una n. di chiusura che di fatto ha poca

rilevanza ed è di rarissima applicaz in giuri, visto che le prime due sono del tutto esaustive.

es. adozione di moduli con impostazione tipografica ricalcata si queòòa degli analoghi moduli del concorrente,

o l’uso di furgoni di colore uguale a quelli da tempo usati dal concorrente.

Capitolo V Denigrazione e appropriazione di pregi 2598 n.2

atti di concorrenza sleale chiunque “diffonde notizie e apprezzamenti sui prodotti e sull’attività di un

concorrente, idonei a determinarne il discredito (denigrazione), o si appropria dei pregi dei prodotti o

dell’impresa di un concorrente”(apprpriazione di pregi)

1. La Denigrazione cioè della buona reputazione di cui l’impresa gode sul mercato

Discredito = perdita o diminuzione del credito,

quindi si tratta di “parlare o scrivere male dell’impresa e dei suoi prodotti” → effetto discreditante sul mercato

+ dovrà esserci un attuale o possibile danno concorrenziale

L’effetto screditante è anche metro per l’ambito della diffusione richiesta e quello dell’oggetto delle notizie e

degli apprezzamenti diffusi. Quindi solo una diffusione tanto intensa da det.re una condizione permanente di

discredito o che anche se non permanente produce un danno di nat. concorrenziale.

Diffusione = quando notizie e apprezzamenti siano portati a conoscenza di una pluralità di soggetti. Giuri

tendenzialmente non ammette diffusione quando è una comunicazione a un sing. sogg. (es. Cass.

n.12681/2007), ma infondo se quest’ultima causa il danno concorrenziale secondo Vanzetti non c’è motivo per

non applicare la norma.

Non c’è però denigrazione quando la comunicazione al sing. sogg. è risposta a una richiesta d’informazione.

Riassunti di Caterina Perrone – Università Di Trento – 2015 11

Oggetto: notizie e apprezzamenti che possono assumere rilievo concorrenziale e devono vertere “sui prodotti e

sull’attività di un concorrente” + sulla situazione (x es di disessto in cui l’impresa verte) + svalutazione della

personale reputazione del concorrente ove ciò incide negativamente sui rapporti con i clienti

delle affermazioni, ci si riferisce anche al problema dell’ammissibilità

per quanto riguarda la verità e falsità o

meno della cd. exeptio veritatis, cioè la possibilità che il convenuto x denigrazione eccepisca con efficacia

scriminante la veriditcità delle sue affermazioni. Poiche la l. tace, bisogna ritenere che la veridicità non esclude

l’illecito, però l’art. 10bis e se si guarda all’obiettivo della libertà di

Conv. parla solo di allegations fausses

concorrenza, non si possono considerare illecite le alleggazioni verittiere.

→ alla fine giuri e dottr. hanno ammesso la liceità concorrenziale della diffusione di notizie vere, purche siano

pienamente vere, esposti in modo obiettivo (difficile da provare) e non elaborate in modo tendenzioso

Spesso l’efficacia screditante è solo implicita o indiretta. Nel primo caso si tratta soprattutto di ipotesi di

comparazione: si mette a raffronto il proprio prodotto esprimendo una valutazione positiva, di superiorità e

quindi implicitamente si scredita il prodotto del concorrente. Lecita solo se per collocare il proprio prodotto sul

mercato bisogna per forza rapportarlo ad altri per es. per descriverne le superiori prestazioni tecniche.

Direttiva 2006/114 CE Pubblicità comparativa: da un lato se veritiera giova alla trasparenza del mercato e

alla migliore info del consumatore, dall’altro si può creare una situazione di aggressività nella concorrenza.

Prima nel 97 e poi nel 2006 si è quindi disciplinata la pubbl. comp., ammessa a certe condizioni e si è poi

andato a integrare con la dir. 2000/67 CE pub. ingannevole.

→ –

D.lgs 145/2007 pub. ingannevole e comparativa.

Pub. comp.= qualsiasi pub. che identifichi in modo esplicito o implicito un concorrente o beni o servizi offerti

da un concorrente.

 Non dev’essere ingannevole

 Non deve generare confusione o discredito

 Non deve trarre indebito vanatggio dalla notorietà del marchio del concorrente

Il d.lgs. 145 attribuisce poi la tuela amm. e giurisdiz. all’Autorità garante della concorrenza e del mercato,

ma resta salva la giurisdiz del giu ordinario per la conc. sleale ex 2598 (se provocata dalla pubblicità)

Nel caso di efficacia screditante indiretta si parla di magnificazione del prodotto proprio.

Si determina essenzialmente quando l’imprenditore presenti soprattutto con lo strumento pubblicitario, il

o la propria impresa con un superlativo relativo, quindi con con un’affermazione di eccellenza

proprio prodotto

che è nel contempo una rivendicazione di unicità. → giuri è abbastanza indulgente se si presenta come una

magnificazione generica o palesemente iperbolica o quando si tratta di dich. che non verranno prese alla lettera.

La diffida = pratica ricorrente che consiste in una comunicazione con la quale si invita perentoriamente uno o

piu sogg. a tenere un certo comportamento, la cui mancanza lederebbe un dir. del diffidante.

Questa può arrecare danno a chi la riceve, piu raramente se sing. imprenditore perche non verrà portata a

conoscenza di terzi, ma cmq se x es. è fatta da una grande multinazionale a un pic. imprend. è probabile che

possa arrecargli danno, però ex 2598 nr.3. Piu spesso è dannosa quando per. es viene invitata la clientela a non

acquistare un dato prodotto e qui sicuramente ci sarà un effetto screditante ex 2598 nr.2.

Riassunti di Caterina Perrone – Università Di Trento – 2015 12

La diffida o la comunicazione dovranno dunque ritenersi lecite se e quando risulterà giudizialemente accertato

l’illecito contestato, altrimenti saranno illecite. Questo vale anche per la diffusione di notizie su procedimenti e

provvedimenti giudiziali.

Ricordando che la concorrenza sleale è configurata come specie dell’illecito aquiliano, è naturale che anche in

ordine a essa si parli della scriminante della legittima difesa.

Si afferma quindi che l’illiceità del comportamento concorrenziale altrimenti vietato possa essere esclusa

quando sia reazione a un comportamento, a sua volta illecito, del concorrente. Perche la scriminante operi si

proporzionale all’esigenza di dar

richiede che la notizia denigratoria diffusa sia veritiera e che la difesa sia

dell’aggressione subita. cosi configurata non può avere

notizia ai sogg. interessati reale rilievo e alcuni giudici

hanno sostenuto che non possa neanche applicarsi, perche il permettere l’incorciarsi di azioni scorrette andrebbe

a ledere il consumatore. → trib. Roma 2005

è chiaro che affinche si prduca l’effetto screditante è indispensabile che i prodotti e l’attività denigrati siano

identificabili, riconducibili a un det.to imprenditore, unico legittimato ad agire, tranne se si tratta di una

denigrazione verso un genere di prodotti o servizi. → az. qui spesso da parte dell’associaz. di categoria (2601)

L’appropriazione di pregi

2.

completamente autonoma rispetto alla prima, ha in comune solo il fatto che si tratta di una comunicazione.

= non delle entità materiali facenti parti del patr. dell’impresa aggredita, ma qualità dell’impresa

Pregi stessa e

dell’impr. o prodotti che tale sia considerata dal mercato.

dei suoi prodotti. Quindi qualsiasi caratteristica

= da riferirsi ai pregi, può significare sia la riproduzione di quei pregi (X), sia l’affermazione che

Appropriarsi e i propri prodotti posseggono quei pregi (√). Quindi significa l’allegazione in una

la propria impresa

comunicazione rivolta al mercato, che la propria impresa o i propri prodotti presentano i “pregi” propri

dell’impresa o dei prodotti di un concorrente → autoattribuzione

Autoattirbuzione illecita se si tratta di pregi inesistenti nei propri prodotti e presenti in quelli del concorrente.

per non ricadere nel piu generale “mendacio concorrenziale”

Oltretutto deve avere un certo grado di specificità

da ricondurre al nr.3 del 2598.

es. di appropriazione quello di chi si dichiari concessionario o distributore ufficiale di una celebre marca mentre

in realtà non lo è, e lo sono altri.

Di fatto secondo V. la sovrapposizione cn il mendacio concorrenziale è inevitabile e cmq ha rilievo solo teorico.

La giuri ha poi ampliato la portata della n. ritenendola applicabile agli atti di concorrenza caratterizzati da un

intento di agganciamento alla notorietà altrui, quindi equiparandosi in qualche modo al concorrente noto.

questa fattispecie è caratterizzata dalla sua natura parassitaria, di approfittamento del frutto di altrui lavoro.

→ art 4/1 g), d.lgs. 145, non bisogna trarre indebito vantaggio dalla notorietà connessa al marchio,segno...altrui

Dovrà poi trattarsi di un uso dei segni non come contraffazione o con funz. distintiva (confusione ex2598 nr.1),

la parola “tipo” o “simili a” che escluda la confondibilità, cosi come quando il

ma di uso atipico, per es. usando

prodotto viene presentato nella stessa forma anche se con marchio diverso. → look alike

Ipotesi tipizzate dalla giuri presentazione come realizzaz. propria di un manufatto realiz. da un concor.

– “tipo”, “modello”

rif. al marchio altrui preceduto da es. tabelle di concordanza

– apposizione al proprio product di contrassegno di conformità(es. CE)nn sussistenti

– indicazione della provenienza da una det. loc. geo., quando invece non ne proviene

Riassunti di Caterina Perrone – Università Di Trento – 2015 13

– Le fattispecie dell’art. 25989 n. 3 c.c.

Capitolo VI

clausola generale che ricomprende tutti gli atti non conformi ai princ. della correttezza professionale e idonei a

l’altrui azienda, da valutarsi

danneggiare complessivamente, nel senso che singoli atti leciti possono

complessivamente essere illeciti.

Essendo però rare le fattispecie “inedite”, di solito funge da contenitore di fattispecie tipizzate.

Vanzetti divide una classificazione in due gruppi

1. atti di conc. sleale che alterano la sit. del mercato, senza specifico rif. a un particolare imprenditor

pubbicità. menzognera, comunicazioni ingannevoli(decettive)

mendacio concorrenziale* (comunciazione ingannevole),

manovre sui prezzi,

vendita sottocosto,

violazione di norme di diritto pubblico

2. atti che tipicamente sono rivolti contro un concorrente determinato

 atti che colpiscono l’impresa concorrente nel suo patr. organizzativo e tecnico (sfera interna)

nell’atrui inadempi. di obbligazioni

storno di dipendenti, sottrazione di segreti az., concorso

 atti che colpiscono la situazione di mercato di quell’impresa

concor. dell’ex dipendente, concor. parassitaria, boicottaggio e imitazione “a ricalco”

*Le comunicazioni ingannevoli, sono il mendacio concorrenziale, una delle piu importanti fattispecie,

del quale si parla sopratutto in rif. all’ipotesi di ma l’illiceità si estende a qualsiasi tipo di

pub. menzognera,

Fattispecie già vietate esplicitamente nell’

comunicazione decettiva.

art. 10-bis Conv. 3.3. Dovranno particolarmente essere vietati:

[...] 3) le indicazioni o asserzioni il cui uso, nell'esercizio del commercio, possa trarre in errore il pubblico sulla natura, il

modo di fabbricazione, le caratteristiche, l'attitudine all'uso o la quantità delle merci.

le allegazioni qui si estendono a qualsiasi tipo di comunicazione mendace.

Alla sola pubbl. si riferisce invece la Dir. sulla pub. ingannevole adottata con il d.lgs. 145/2007, nonostante

la definizione di pub. sia estremamente ampia.

Appurato che si possa trattare di qualsiasi comunicazione, messaggio rivolto ai potenziali consumatori,

questo messaggio dev’essere idoneo a ingannare i suoi destinatari, quindi non corrispondere alla realtò, o

come dice la Convention, suscettibile di indurre il pubblico in errore, o ancora il d.lgs. 145 che vieta

qualsiasi comunicazione che possa indurre in errore le pers. fis. o giur. alle quali è rivolta.

Ogg. dell’inganno: natura, modo di fabbricazione, caratteristiche, quantità dei prodotti, impiego (10Conv.)

carat.che, esecuzione, composizione, nat., descrizione, origine geo, prezzo..(d.lgs145)

a questo inganno può assimilarsi quello che riguarda la stessa natura pubblicitaria dell’info, occultata

mediante “mimetizzazione” → pub. occulta con tecnica della pub. redazionale (se nei giornali) o tramite

product placement (inquadrare in modo apparentemente casuale il prodotto in opere tele o cinematografi)

→ disciplinato specificamente dal d.lgs. 28 del 2004, visto che qui è celato pure il messaggio stesso

Il requi essenziale dell’idoneità a ingannare è molto importante, sottraendo le menzogne innocue, iperbole

necessario far rif. al consumatore sprovveduto e non medio, visto che non c’è

Ma come individuarle?

tutelare l’imprenditore in questa fase. Quindi potranno rientrare anche le mezze verità,

nessun motivo per

comunicazioni ambigue, omesse notizie essenziali, a condiz. che siano idonee a indurre in errore in modo

da modificarne l’atteggiamento di fronte al prodotto o servizio.

Riassunti di Caterina Perrone – Università Di Trento – 2015 14

Se però x es. la pub. avviene su stampa qualificata il giudice sarà piu indulgente, visto il pubblico +esperto

e sarà iu severo per es. per i prodotti di largo consumo di cui acquisto avviene in modo piu affrettato.

La liceità del ribasso del prezzo : una delle modalità fond.li per un positivo svolgimento del regime di

libera concorrenza. Però nei casi di carattere molto aggressivo può turbare il mercato.

Lecità l’ipotesi di violazione di un sist. di prezzi imposti, cioè quando un produttore impone

contrattualmente ai rivenditori del suo prodotto di attenersi ai prezzi da lui fissati (listino) e un rivenditore

“infedele” li vende a prezzi piu bassi.

→ l.ita antitrust (287/1990) sono intese vietate quelle che fissano direttamente o indirett. i prezzi

d’acquisto o di vendita.

( vendita fatta a un prezzo da un lato inferiore al costo del prodotto x l’impresa

La vendita sottocosto

venditrice, dall’altro inf al costo medio del prodotto x gli altri imprenditori). Si considera una modalità

distruttiva del mercato concorrenziale perche non è cap. di produrre piu economicamente. Illecita quando

diretta a eliminare la concorrenza e se c’è l’intento monopolistico. Lecita se si tratta di vendite

promozionali temporanee o se finalizzate alla liquidazione di prodotti di fine stagione.

La giuri è arrivata a dire che non serve neanche l’intento soggettivo per qualificarla illecita.

La legislazione sanzione come illecito amm.vo alcuni casi di vendita al dettaglio (dove si verifica

maggiormente la vend. sottocosto). Il D.p.r. 218/2001 che si innesta sul art. 15 del d.lgs. 114 del 1998 (pr

sull’esercizio dell’attività comm.) ritiene lecite le vend. sottocosto quando si tratti di prodotti deperibili,

obsoleti,...o se effettuati in g.di festività,...sempre che siano trasparenti, temporali e comunicate al Comune.

La vendita sottocosto costituisce conc. sleale anche quando praticata da imprese pubbliche.

In che limiti la violazione di n. di dir. pubblico costituisce conc. sleale ex 2598 n.3?

sleale l’attività di un imprenditore xke il suo stabilimento di

x es. non si può qualific. come conc.

produzione è stato costuiro in violaz del piano regolatore.

Per limitare la fattisp, si considera che si può parlare di conc. sleale

quando violaz. delle n. di dir. pub. consiste in un atto di concor. (requi da adoperare secondo V.)

1. ove, con valutazione in concreto quell’atto è in contrasto con i pr. della correttezza professionale

2. → su quest’ultimo requi però non c’è accordo sul contenuto di questi principi

In questa chiave le n. violate posso dividersi in n. che

 impongono limiti (violaz è atto di concorrenza)

 impongo dei costi (atto di conco. se si collega come antecedente a un atto di concorr. fonte di danno)

 impongono degli oneri (di solito non consiste concor. anche perche è difficile trarne un vantaggio)

seconda categoria di atti, rivolti a un concorrente determinato

Lo storno dei dipendenti, che istiga i dip. di un cocnorrente a dimettersi per assumerli presso di se, quindi a

portarli via dal concorrente. Molto dannoso se colpisce posizioni chiave x es. in 1settore di alta tecnologia.

Un divieto assoluto diferirebbe con la stessa libertà dei diepndenti, quindi ci sono due ordini di tutela che

entrano in conflitto.

Le condizioni di illiceità dello storno: sarebbe illecito solo se attuato con modalità illecite, poi si è

sostenuto che è illecito se c’è un animus nocendi, condizione che visto la difficoltà di guardare

Riassunti di Caterina Perrone – Università Di Trento – 2015 15

all’intenzione, è andata oggettivizzandosi. Devono sussistere el. oggettivi che risultino tali da non potersi

se non supponendo nell’autore un animus noc., ossia l’intenzione di danneggiare.(Cass.)

giusitificare

Allo storno di dip. viene equiparato quello di altri ausiliari, quali rappr.ti o agenti, ma l’equiparazione viene

meno quando si tratta di sogg. operanti con una clientela propria formata in modo autonomo.

La sottrazione di sereti aziendali, spesso si collega allo storno e possono anche darsi casi di spionaggio

industriale senza complicità interne (o ex interne) ma è raro.

Quando l’info è segreto aziendale? non info facilmente reperibili e devono essere circondate da part.

Ma se il lav.re vuole solo mettere a

cautele. Fino a notizie non messe a disposizione del pubblico.

disposizione del nuovo dat. di lavoro le sue esperienze e conosc.ze legittimamente acquisite?

La libera espressione e l’inziativa eco. qui trovano bilanciamento nel fatto se le info hanno forte carattere

di segretezza e sono conoscenze specifiche attinenti all’ambito riservato dell’altrui impresa.

Codice sulla proprietà industriale Sezione VII - I Art. 98. Oggetto della tutela

NFORMAZIONI SEGRETE

1. Costituiscono oggetto di tutela le informazioni aziendali e le esperienze tecnico-industriali, comprese quelle

commerciali, soggette al legittimo controllo del detentore, ove tali informazioni:

a) siano segrete, nel senso che non siano nel loro insieme o nella precisa configurazione e combinazione dei loro elementi

generalmente note o facilmente accessibili agli esperti ed agli operatori del settore;

b) abbiano valore economico in quanto segrete;

c) siano sottoposte, da parte delle persone al cui legittimo controllo sono soggette, a misure da ritenersi ragionevolmente

adeguate a mantenerle segrete.

2. Costituiscono altresì oggetto di protezione i dati relativi a prove o altri dati segreti, la cui elaborazione comporti un

considerevole impegno ed alla cui presentazione sia subordinata l'autorizzazione dell'immissione in commercio di prodotti

chimici, farmaceutici o agricoli implicanti l'uso di nuove sostanze chimiche.

Art. 99. Tutela

1. Salva la disciplina della concorrenza sleale, e' vietato rivelare a terzi oppure acquisire od utilizzare le informazioni e le

esperienze aziendali di cui all'articolo 98.

Queste n. chiariscono cosa debba senz’altro considerarsi segreto tutelato, ma non escludono che possa in

determinate circostanze continuare a considerarsi illecita l’appropriaz. di notizie. Anche qui si può

supporre l’ammissibilità di un cumulo della specifica protezione del cpi con quella del c.c.

Il concorso nell’altrui inadempimento di obbligazioni, quello dell’impr. che induca o cooperi con il terzo

è

a violare il contr. stipulato con il concorrente. Tipico es. è il rapporto di esclusiva x es. di fornitura o

dell’impr. che concorra alla violazione del dovere di fedeltà del dipendente dell’imprenditore.

La concorrenza dell’ex dipendente, tra le cause che colpiscono la situazione di mercato di un impresa

determinata, è il classico dell’ex. dip. che si mette in proprio. La giuri ha enunciato il pr. secondo il quale

in assenza di un valido patto di non concorrenza, il lavoratore può utilizzare le esperiene e le cognizioni

tecniche acquisite a causa del lavoro svolto. (Cass. 2002) salvo il limite della segreto aziendale.

Viene cmq giustificato il maggior rigore in questa ipotesi, pur non trattandosi di fattispecie autonoma

rispetto all’illecito concorrenziale.

La concorrenza parassitaria caratterizza spesso le fattisp. di conc. sleale. es. tutte le fattisp. imitative e

quelle di appropriazione di pregi. Si può definire l’ipotesi di imitazione sistematica delle iniziative

Riassunti di Caterina Perrone – Università Di Trento – 2015 16

imprendiotriali del concorrente, che x l’assenza di confondibilità non può essere ricondotta all’art. 2598

n.1, ma che in quanto mezzo di sfruttamento sistematico del lav. altrui è in contrasto cn la correttezza prof

I confini della fattispecie sono stati progressivamente ristretti. Si ha conc. parassitaria solo quando

l’imitazione riguardi veramente “tutto o quasi tutto quello che fa il concorrente” e in un ampio arco di

tempo (c.paras diacronica) e non in un solo momento (c.p. sincronica)

Il boicottaggio, è il comportamento di chi, attraverso il rifiuto proprio o di altri di stipulare rapporti con un

terzo, impedisce sostanzialmente a quest’ultimo l’accesso o la permaneenza sul mercato.

primario: uno o +sogg. decidono di non contrattare col terzo

secondario: uno o +sogg. promotori attraverso pressioni eco. e altre inducono sogg. esecutori a non

intrattenre rapporti col terzo.

Se individuale o spontaneo è lecito (autonomia negoziale), ma è discusso. Il boicottaggio primario va oggi

ricondotto alla l. ita. antitrust, mentre per quelli secondario non si è dubitato della contrarietà ai pr. della

correttezza professionale ed è normalmente illecito anche x la l. antitrust.

Copia a riclaco o a pantografo, si è cercato di inserirla nel n. 3 in quanto per il n.1 deve essere confusoria

(cosa che imitazioni particolarmente urtanti spesso non sono), ma senza successo. Si è solo individuata una

fattsipecie che qualifica come illecita quando c’è un alto grado di scorrettezza professionale, x es. quando

l’imitazione si estende a ogni minimo dettaglio.

– L’azione e le sanzioni

Capitolo VII

Come abbiamo visto il cpi si sovrappone (possono concorrere ma anche cumularsi) con la conc.

denominaizone d’oirigne.

confusoria, con la sottrazione di segreti e alla disc. della

→ sia violaz. della propr. industriale sia violaz. della conc. sleale ex 2598.

→ due sistemi sanzionatori e cautelari

il 134cpi parla distintamente di pr. industr. e conc. sleale, non ritenendo assorbita l’ultima dalla prima

fattispe., neppure quando si tratta ddi violaz dei dir. di propr. industriale (dir. sui segni, sulle info az.,..)

Essendo l’art. 134 a carattere processuale, se si chiede tutela x conc. sleale si appl. le n. attinenti a questa.

(nn considerata nel cpi) degli “opportuni

Il codice civ. da risposta piu esaustiva, e prevede una sanzione

provvedimenti affinche ne vengano eliminati gli effetti” 2599

Giurisdizione: Sezione specializzate presso alcuni trib., escluse quelle che non abbiano a che fare,

neanche indirettamente con l’esercizio dei dir. di prop. industriale

+ parte residua al giu. ordinario che si occupa della conc. sleale ex 2598 n. 2 e 3 se non connesse alle prime

Queste ultime fattisp “residue” seguiranno le regole generali del cpc → sopratutto 669bis ss. cpc e 700 cpc

Il giu. competente x i provv. cautelari è sempre il giu. competente a conoscere il merito.

Ex 700 si può ottenere una inibitoria provvisoria del comportamento sleale altrui + sequestro dei beni

illecitamente prodotti o commercializzati + atti di istruzione preventivsa per la precost. della prova, 692cpc

Chi chiede la tutela cautelare deve fornire la prova di periculum in mora e fumus boni iuris.

L’art. 700 si riferisce aa un “pregiudizio imminente e irriparabile”, in re ipsa (non serve prova specifica)

Le sanzioni

ev.te accompagnata da una penale ex 614 bis cpc (obbl. di non fare. introdotto nel 2009) e dal 388 cp

L’inibitoria dell’illecito

1. di continuazione anche in assenza di dolo o colpa però x

l’inibitoria il comp. dev’essere in atto

2. emanazione di opportuni provv per eliminarne gli effetti

es. ordine di distruzione o di ritiro dal commercio, ordine a compiere atti determinati

Riassunti di Caterina Perrone – Università Di Trento – 2015 17

3. la pubblicazione della sentenza: molto ambita xke pubblicità commerciale a spesa del concorrente

4. il risarcimento danni, solo se sussistono requi ex 2043 cc quindi il dolo e la colpa e prova del danno

ovviamente prescritto in 5 anni. La colpa è oggetto di presunzione relativa: accertati gli atti di

conc. la colpa si presume e spesso l’attore prova il dolo per avere un liquidaz del danno maggiore.

se rimane da definire l’entità del danno accertato

è anche possibile 1condanna generica ex 278cpc

Capitolo VIII Le pratiche commerciali scorrette

Il consumatore viene di solito in rilievo nella conc. sleale come metro di giudizio della liceità dei

comportamenti. x. es. l’appropriaz. di pregi è illecita quando idonea a convincere il cons.

dell’appartenenenza del pregio a un’impresa diversa da quella in cui in relatà appartiene,...

In ogni casi il punto sta nel elemento essenziale che il cons. possa farsi un convincimento errato.

Il consumatore nel corso degli anni è diventato non solo arbitro della lotta concorrenziale, am anche

portatore di interessi propri meritevoli di tutela, fino all’emanazione nel 1984 della Dir. sulla pubblicità

ingannevole, ora d.lgs. 145, e alla Dir. 2005/29 sulle pratiche commerciali sleali, ora d.lgs. 146, che ne

ha inserito il contenuto nel codice del consumo (206/2007).

riguarda i rapporti tra imprenditori e consumatori, ovvero “qualsiasi azione, omissione,

Le pratiche scorette

condotta o dichiarazione, comunicazione [...] posta in essere dal professionista, in relaz alla promozione,

vendita o fornitura di un prodotto ai consumatori”

→ illecite e vietate quando siano scorrette e idonee a falsare in modo rilevante il comp.to eco. del cons.

scorrette = pratica contraria alla diligenza professio. e idonea a falsare in rif.to al cons. medio o al membro

medio di un tale gruppo (minori, o cat. particolarmente vulnerabile destinataria di una serie di prodotti)

 Pratiche commerciali ingannevoli, quelle che contengono info non rispondenti al vero, o anche se

corretta nel suo complesso induce il cons. in errore che li fanno prendere decisioni distorte. Anche

la pub. comparativa illecita → contraffazione

ingannevoli sono le attività confusorie, compresa

Si menziona poi la violazione dei cod. di condota, l’omissio di idonee avvertenze x prodotti pericolosi.

Esistono anche delle “omissioni ingannevoli”, per chi nella pratica comm. omette info rilevanti di cui il

cons. medio ha bisogno per fare una scelta consapevole. a queste si equipara l’occultamento o la

presentazione confusa di info rilevanti. (caratteristiche prodotto, identità del professionista, prezzo, ...)

+ lista nera di pratiche comm. considerate in ogni caso ingannevoli

 Pratiche commerciali aggressive, quelle che mediante molestie, coercizione, indebito

condizionamento,forza fisica, inducono il cons.a prendere una decisione che non avrebbe preso.

+ lista nera di pratiche comm. considerate in ogni caso aggressive (insistenze telefoniche,...)

sono in ogni caso clausole generale speciali, sott’ordinate a quella della pratica comm. scorretta

Erambe

La disc. delle pratiche scorrette è assimilabile a quella in mat. di conc. sleale. L’ambito della prima però

attiene solo ai rapporti tra impre. e consumatore, percui x es. rimangono escluse fattisp. come lo storno di

dip., mentre le seconde sono sempre riconducibili alla conc. sleale, anche xke si è ritenuto che le pratiche

sleali ledono direttamente gli interessi del cons. e quindi indiretta.te anche gli int. eco. dei concorrenti.

Nel nostro paese poi si è scelto un regime piu severo rispetto alla Dir. che parla di “falsare in mis.

rilevante”, aggettivo che dal nostro lgs.re è stato cambiato in “apprezzabile”, che quindi ampia la fattisp.

→ lostesso bisogna escludere quindi quelle pratiche che x l’appunto non siano rilevanti e sostanziali.

Riassunti di Caterina Perrone – Università Di Trento – 2015 18

PARTE SECONDA I SEGNI DISTINTIVI

Capitolo I Il marchio: Nozione e funzione costituisce “la marca”) è il piu

Il marchio (segno che si appone sul prodotto o sulla confezione e che ne

importante dei segni distintivi

Prima: artt. 2569-2574 cc + r.d. 929/1942

Poi d.lgs. 480/1992 in attuazione della Dir. 89/104

→ d.lgs.vo 198&1996 ha adeguato la lgs.ne agli accordi internazionali cd TRIPs

Oggi: C.p.i. entrato in vig. marzo 2005, già mod. coon d.lgs. 140/2006 sul rispetto dei dir. di propr.

intellettuale (Dir. 2004/48 cd. enforcement) e d.lgs. 131/2010 cd. decreto correttivo

+ decreto nel 2011 ha disc. termini e modalità del deposito della domanda di opposizione e pubblicaz

telematica del Bollettino ufficiale dei marchi.

cc: registrazione di un “nuovo marchio idoneo a distinguere i prodotti o servizi di un’impresa da

art. 2569

quelli di un’altra impresa”

art. 13 cpi: carattere distintivo del segno come elemento essenziale di esso. (def. in negativo, nn può

mancare)

Quindi il lgs.re attribuisce al marchio funzione distintiva a cui corrisponde il dir. di esclusiva, perche

ovviamente se fossero usati da piu soggetti non sarebbero piu idonei a consentirne la distinzione.

→ violazione del dir. al marchio quando viene usato da terzi senza autorizzazione del titolare, sopratutto

quando è idonea a creare confusione (opposto di distinguere) presso il consumatore.

corrisponda alla realtà, se no c’è inganno.

La l. deve poi assicurare che il messaggio distintivo del marchio

Se la l. assicura che il marchio ha tutte le funz. differenziatrici, questo sarà giuridicamente tutelato.

Il messaggio ovviamente varia, x es. FIAT ci indicherà che la macchina è stata fabbricata dalla celebre casa

torinese, Punto ci indicherà che si tratta di una vettura con determinate caratteristiche.

– essenzialmente indicano l’origine del prod. →

Marchi generali: funz. di provenienza oo di origine

– specifiche caratteristiche → anche (xke indica anche l’origine)

speciali: funz. di garanzia di

identità nel tempo, di costanza qualitativa e strutturale o merceologica

Il fatto che dopo il 1942 il marchio possa essere trasferito separatamente dall’azienda, rende piu incerta la

funzione d’origine, in quanto potrebbe diventare pertinente a due o piu imprese. Oltretutto oggigiorno è

la coesistenza sul mercato di marchi ugualu usati da impr. diversi, se c’è il consenso del titolare.

possibile

Per evitare che, con il fatto che il marchio non è piu inscindibile dall’impresa, il cons. potesse essere

vietano l’uso ingannevole del marchio

ingannato si sono introdotte alcune n. che

 art. 20/1 cpi vieta l’uso ingannevole

 art. 14 cpi, per quanto riguarda la pena di decadenza e la nullità

 art. 23/4 cpi vieta che dalla cessione o licenza del marchio possa derivare un inganno

→ il sistema complesso, detto statuto di non decettività, che ne risulta, è ancora prevalente la funz.

d’indicazione d’origine, ma trova anche spazio una funz. di garanzia di costanza e omogeneità qualitativa.

non è molto tutelato contro l’inganno

In ogni modo va garantita la veridicità del mex, ma di fatto il cons.

decettività = Nel linguaggio giuridico, presenza di segni diretti ad ingannare il pubblico sulla natura, la

qualità o la provenienza geografica di un prodotto o di un servizio.

Riassunti di Caterina Perrone – Università Di Trento – 2015 19

del marchio, nell’otticaa di evitare la confusione (2598 n1)

Principio di reltività (o specialità) della tutela

permette che il marchio venga registrato in relazione a determinati prodotti/serv. e che la tutela si limiti alle

ipotesi di adozione di quel marchio per prodotti/serv. affini o simili. Questo però non tutela

quell’attrattività che alcuni marchi dopo ingenti investimenti etc. possono acquisire, percui nel cpi se è

provato a dare tutela anche a questi valori, di fatto molto consistenti sul mercato contemporaneo.

→ tutela dell’esclusiva, per reprimere fenomeni di parassitismo.

Quindi si è tenuta ferma la tutela quando si verifica un rischio di confusione per il pubblico, ma che ci sia

anche tutela quando la confusione è solo virtuale (x es x i capi firmati tarrocati venduti sui marciapiedi).

Cosi avviene analogalmente per segni dotati di particolare notorietà. X es. il marchio coca cola non potrà

essere da nessun’altro neanche per settori merceologici molto diversi da quello delle bevande.

Nella tutela del marchio confluisce quindi sia la tutela dei valori distintivi che dei valori attrattivi

Nonostante per la funzione distintiva poco si addice, il lgs.re ha qualificato il marchio come bene

immateriale, definendolo nel cpi come oggetto di proprietà (industriale)

Capitolo II Il marchio come segno e i requisiti di validità

Trattandosi di segni la cui tutela è correlata a un procedimento amministrativo, che dall’origine deve

basarsi su elementi certi e disponibili e facilmente percepibil e conoscibili, il lgs.re ne suboridna la loro

registrabilità alla possibilità di una loro rappresentanza grafica. (art. 7 cpi)

Sono detti marchi misti quelli consistenti in parole (denominativi) e figure (figurativi).

– di un’entità percettibile,

Deve in ogni caso trattarsi di un segno, quindi – connessa al prodotto e alle sue qualità,

– separabile da prod. senza che la sua natura venga alterata

→ estraneità del marchio al prodotto (escluse dunque le innoovazioni tecniche che sono elementi

costitutivi del prodotto e che vanno brevettate)

Questo problema di compatibilità tra i marchi di forma e le innovaz tecniche, che è poi il problema di

evitare che le forme che arricchiscono il prodotto dal punto di vista tecnico, sfuggano alla caduta nel pub.

dominio, fa si che sno escluse dalla regi. come marchio tutte le forme che possono essere brevettate. (9cpi)

l’utilità che consente di brevettare deve superare una certa soglia di novità e originalità.

Dopo un’iniziale interpretazione restrittiva, percui tutte le forme utile non sono registrabili come marchio

corte UE 2002), anche l’unione europea ha ricalibrato la sua posizione (caso

(caso Philips,, Lego 2010),

percui se non sussiste un rischio di pregiudizio alla disponiblità tecnica va bene.

Dopo l’eliiminazione dell’istituto dei brevetti x disegni e modelli ornamentali (dir. 98/71) ben possono ora

registrarsi marchi aventi carattere ornamentale. Escluse quelle che hanno “valore sostanziale” ex art 9 cpi

Inoltre l’art. 9 precisa che è esclusa la registrabilità della “forma imposta dalla natura stessa del prodotto”

→ forma naturale , standardizzata del prodotto che di conseguenza non ha capacità distintiva.

Per i colori valgono tendenzialmente gli stessi limiti che per le forme, quindi non devono essere funzionali

registrati i colori “puri” → “codice Pantone”: cod. di identific. internaz. riconosciuto

e non potranno essere

Tutti questi sono cd. requisiti di validità del marchio, la cui mancanza determina la nullità di esso.

→ Dir. 89/104 art. 3 “impedimenti alla registrazione o motivi di nullità

Riassunti di Caterina Perrone – Università Di Trento – 2015 20

L’originalità

1. 

 13/1 a: sono privi di cap. distintiva i segni divenuti di uso comune nel linguaaggio corrente, quindi

parole che sono frequentemente usate in relazione a generi di prodotti diversri x indicarne certi

livelli qualitativi es “standard”, “deluxe” e non denominazioni generiche, nè indicaz discrittive.

non si potrà desumere la nullità dalla mera appartenenza di un segno alla cat. delle lettere o dei nr, sarà nec.

dimostrarne in cocncreto l’uso comune in relazione al genere di prodotti cui sia riferito. Da richiamre qui

anche l’art. 21/1 b) cpi che non consente al titolare del segno di vietare ai terzi l’uso nell’attività economica

indicazioni per l’appunto

di inidcaz rel.ve alla specie, qualità, quantità, destinaz, valore (...),

frequentemente espresse con numeri o lettere.

I “segni divenuti comuni negli usi costanti del commercio”?

 13/1 b: segni costituit esclusivamente dalle denominazioni generiche di prodotti, indicazioni

descrittive o servizi che a essi si riferiscono. es. segni che nel commercio descrivono la specie,

qualità, quantità, (...)

piu frequentemente applicata

Parte della dottrina ha valuto valorizzare il dettato del art. 7 cpi che non sarebbe dipendente dall’art. 13/1,

ma introdurrebbe un distinto impedimento, ovvero quello di astratta idoneità del segno in se a svolgere una

funzione distintiva, mentre l’art. 13/1 si riferirebbe all’ipotesi di concreta inidoneità del segno a

gli specifici prodotti/servizi → a V. la tesi non convince

contraddistinguere

- non possono essere registrati solo i segni formati esclusivamente dalle denominazioni generiche e dalle

indicazioni d., che però possono far parte di un marchio complesso.

esistono poi marchi inespressivi (di fantasia, es. Rolex o che nulla hanno che fare con il prodotto, es.

x es. Oransoda per una bevanda al gusto d’arancia, che vengono risolti

Strega per un liquore) o espressivi,

dalla giuri con notevole indulgenza, ovvero basta modificare con prefissi o suffissi o combinarla con altre

parole in modo nuovo. Per i marchi figurativi si richiederà quanto meno una stilizzazione del disegno se

richiama il prodotto. In ogni caso i limiti sono molto grigi.

si pagano con la minor tutela di esso. → marchio

I vantaggi di un marchio espressivo debole

Anche la denominazione geo può presentare significato distintivo, sopratutto nel campo dei prodotti

agricoli alimentari e dei loro derivati, dove elementi climatici e del terreno posso influenzare.

Nei casi in cui quindi il nome geo ha carattere descrittivo non potrà da solo formare un marchio. Se non ha

carattere descrittivo la giuri propende per appl. lostesso l’art. 13/1 b), ma la ratio direbbe il contrario. Se

va bene se non c’è collegamento col prodotto es. Capri per una marca di

poi si usa una località geo diversa,

sigarette, non va bene se illude il cons. facendogli credere che il prodotto abbia delle caratteristiche

riconducibili a quella località. della domanda di registrazione possa essere “riabilitato”,

La l. prevede che il marchio nulla al momento

ovvero non dichiarato nullo, se prima della domanda di nullità il segno, a seguito dell’uso che ne è stato

fatto, abbia acquisito cap. distintiva, x es tramite un’ampia pubblicità che si è conclusa con l’aggiungersi,

nella percezione del pubblico di un secondo specifico signif. del segno → secondary meaning

per valutarlo si dovrà fare riferimento a elementi concreti sul mercato.

art.13/3 espande anche la riabilitaz ai marchi geo nulli.(es.storico del Gorgonzola) e ai segni di uso comune

Riassunti di Caterina Perrone – Università Di Trento – 2015 21

2. La novità, ovvero la diversità che il marchio deve presentare rispetto ad altri marchi

cpi specifica che debba intendersi per NON “nuovo”

art. 12

– se c’è una preesistenza di fatto, nel linguaggio del mercato, di parole, figure o segni adoperati da altri

imprenditori x prodotti dello stesso genere (a carattere sostanziale)

– se c’è preesistono 1 o piu domande di marchio depositate da altri x prodotti dello stesso genere (formale)

tutto ciò se possa produrre un rischio di confusione per il pubblico (anche rischio di associazione fra i

due segni) o sia noto a livello nazionale.

Non basta per det.re mancanza di novità qualsiasi anteriore presenza o uso sul mercato. Deve trattarsi di un

segno che goda di una notorietà generale in un ambito territoriale diffuso. Quando poi si pensi che la

fattisp viene configurata come conflitto fra un dir. anteriore sul “marchio di fatto” o altro segno distintivo,

ci si rende conto che la notorietà dev’essere quella “qualificata”, x quei segnio diversi dal m.registrato.

Sussistenza di questa notorietà come abbiamo visto può ricostruirsi tramite indizi. Giuri cmq raramente

ritiene non notorio un preuso. La notorietà dovrà poi essere attuale, non basta che non sia piu usato.

il marchio “notoriamente conosciuto” ex art. 6-bis

La n. equipara poi al marchio noto, della Convenzione.

Gli Stati dovranno rifiutare/invalid la registrazione e vietare l’uso di marchi confondibili con altro marchio

dell’UE.

Per quanto riguarda il preuso locale, ha ormai poca valenza, al max ancora per alcune specialità locali e va

restrittivamente per l’estensione territoriale, quindi anche un uso provinciale già esorbiterebbe.

interpr.

Qualsiasi tipo di preuso consente la registrazione del marchio, che però sarà debole in quanto dovrà

coabitare con il preuso, che avrà facoltà di continuare a usarlo nei lim. in cui anterior.te se n’è valso (2571)

La Cass. ha affermato la coesistenza dei due marchi se il preuso ha notorietà (2004), altrimenti il

registrante sarebbe troppo pregiudicato e nn potrebbe neanche usare la pubblicità per es. su giornali naz.

Al massimo ci sarà un onere di differenziazione concreta sugli elementi di contorno,se si crea confusione

l’art. 12/1 b) èesprime un pr. di unitarietà del sist. dei segni, percui viene pienamente equiparato il preuso

di un marchio di fatto a quello di altri segni e sis tabilisce il div. di appropriazione della ditta altrui come

marchio, espreso nella forma di esclusione della novità del marchio stesso.

Nel caso in cui non ci troviamo davanti al dato sostanziale del preuso ma davanti al dato formale

dell’anteriore deposito della domanda, bisogna distinguere a seconda che

1. il marchio anteriore sia identico a quello della cui novità si tratta, e sia depositato x prodotti identici

mancanza di novità certa, senza subordinarla a 1rischio di confusione, anche xke se ci fosse nn c’è identità

2. che il marchio anteriore sia identico o simile e sia depositato x prodotti identici o affini.

Qui invece la mancanza di novità è condizionata al rischio di confusione che anche qui andrà valutato in

relazione ai segni e alle classi merceologiche cosi come compaiono nelle due registrazioni.

→ in entrambi casi è previsto che “non toglie la novità il marchio anteriore che sia scaduto da oltre 2anni,

3 se si tratta di m. collettivo o se è decaduto x non uso ex art. 24” (12/2 cpi)

Il dir. sul marchio si acquisisce con la registrazione, ma gli effetti retroafgiscono al depo della domanda

→ si può contestare la mancanza di novità anche sulla base di una mera domanda “sotto riserva della

conseguente registrazione”: però nn può essere pronunciata la declaratoria di nullità se al momeno della

decisione non è avvenuta la registrazione. Oggi l’accertamento della scadenza (da almeno 2anni) o di non

uso, va rif. al momento della proposizione della domanda e nn serve sent. di decadenza x non uso (art.24)

Riassunti di Caterina Perrone – Università Di Trento – 2015 22

Per quanto riguarda la registrazione anteriore, di analogo segno per prodotti dello stesso genere, del titolare

si potrebbe ammettere in quanto l’art. 12/1 c) e d) dicono “già da

stesso (cioè che registra due marchi),

altri” registrato e l’obiezione che cosi si possa aggirare la decadenza non è di grande portata e

assurdamente dovrebbe fare un az. di nullità contro se stesso (a - che nn ha ceduto a terzi il sec. marchio)

Se vengono depositati due marchi identici o simili, prevarrà quello depositato prima, con alcune eccezioni

priorità art.4 conv.:chiunque ha depo. in UE, godrà di un dir. di priorità di 6m x depo. in altri stati

UE e i requi ex art. 12/1 c) e d) aandranno valutati alla quella data anteriore

– art. 18cpi:“protezione temporanea” del marchio x 6m. dalla data di consegna, acordata con decr.

del Min. delle attività prod. x i nuovi marchi su prodotti figuranti in esposizioni naz. o internaz.

si avrà quando c’è “valida rivendicazione di preesistenza” ex artt. 34 e 35 Reg. 207/2009

preesistenza,

Fin qui abbiamo parlato di tutele relative, nel senso che si riferivano a prodotti uguali o affini, ma ci sono

ipotesi a cui può essere attribuito cap. di sotrarre novità a marchi per prodotti/serv non affini. Ovvero

quando il marchio anteriormente registrato goda di rinomanza, percui il marchio successivo trarrebbe

→ art. ogni qualvolta l’imitazione di

indebito vantaggio (art. 12/1 e)) 20/1. La rinomanza ci sarebbe

dar luog a quel “vantaggio indebito” o “pregiudizio” (dato fattuale). L’onere della prova grava

essopossa

sul titolare del marchio che agisce per ottenere la nullità dell’altro.

La convalidazione (art.28 cpi) del marchio, ovvero la sanatoria originariamente nulla per mancanza di

novità, prevede che

1. Il titolare di un marchio d'impresa anteriore ai sensi dell'articolo 12 (novità) e il titolare di un diritto di preuso che

importi notorietà non puramente locale, i quali abbiano, durante cinque anni consecutivi, tollerato, essendone a conoscenza,

l'uso di un marchio posteriore registrato uguale o simile, non possono domandare la dichiarazione di nullita' del marchio

posteriore né opporsi all'uso dello stesso per i prodotti o servizi in relazione ai quali il detto marchio e' stato usato sulla

base del proprio marchio anteriore o del proprio preuso, salvo il caso in cui il marchio posteriore sia stato domandato in

mala fede. Il titolare del marchio posteriore non può opporsi all'uso di quello anteriore o alla continuazione del preuso.

2. La disciplina del comma 1 si applica anche al caso di marchio registrato in violazione degli articoli 8 e 14, comma 1,

lettera c).

Per evitare che possa invocare la nullità, possa maliziosamente astenersi dal farlo subito cosi da trarne

successivo vantaggio quando il secondo marchio. Sarà però onere del titolare del secondo marchio provare

che il primo era a conoscenza dell’uso e non abbia fatto nulla per contrastarlo. Secondo la Cass. la

deve manifestarsi con un’iniziativa giudiziaria

contestazione (nn con diffida) e il quinquennio deve

cominciare a calcolarsi dal momento in cui i titolari dei dir. anteriori sono venuti a conoscenza dell’uso. La

sanatoria opera sia per quanto riguarda il marchio registrato sia per il preuso.

Ulteriore condizione è che il marchio posteriore non sia stato domandato in “mala fede”

Effetti si avranno solo sui prodotti/serv. x i quali il marchio è stato usato e cmq nn su prod/serv affini

La sent Anheuser-Busch del 2011 sostiene che la registrazione del marchio posteriore rappr. una delle

condiz. della fattisp., e che non potrebbe operare per analogia su altri segni, come ammettevano giuri/dottr.

in violaz dell’art. 8

ex art. 28/2 la disc. della convalida si appl. anche al marchio registrato (m. costituiti da

(m. che violano il dir. d’autore, propr. industriale o altro dir. escl.)

ritratti, nomi o segni notori altrui) e 14/1

Riassunti di Caterina Perrone – Università Di Trento – 2015 23

3. Liceità

a questo pr. in realtà vengono ricondotte piu ipotesi fra loro eterogenee. Vanno cmq considerate prive del

requi di liceità, i segni contrari alla legge, all’ordine pubblico e al buon costume, gli stemmi e altri sgeni

delle conv. internaz. e quelli che rivestono un interesse pubblico e i segni decettivi e ingannevoli (art. 14/1)

negata la registrazione del marchio “Bin-Laden” o segni col fascio littorio etc.

es. era stata

→ formula mutuata dalla mat. negoziale all’art. cc ove pure si pone limite all’autonomia privata

1343

La liceità deve sussistere per tutta la durata del marchio, quindi se viene meno, sarà sogg. a decadenza

L’art. e altri emblemi rifacendosi all’art. 6ter

10/1 poi disc. propriamente gli stemmi, bandiere della Conv.

Verità o meglio “Non decettività”

4.

Di maggior rilievo però sono i segni decettivi, quindi quelli idonei a ingannare il pubblico, in part. sulla

provenienza geo., sulla natura, sulla qualità dei prodotti o servizi. Visto che però di principio il marchio nn

deve presentare valore semantico in relazione ai prodotti contrassegnati, meglio def. come non decettività

Dovrà essere un marchio espressivo, (per poter ingannare) art. 13/1 b)

ingannevole il marchio di per se, ma l’uso che ne viene fatto. Per es. se registro un

Di solito non sarà

marchio “Granlana” e poi uso del filato sintetico, non è il marchio in se che è decettivo. Mettiamo che poi

io usi sia lana che filato sintetico, sarà parzialmente decettivo. La decettività potrebbe essere anche inerente

all’impresa e non al prodotto. X es. registro un marchio “gelati rossi 1875” x la mia impresaf fondata ieri.

Capitolo III I soggetti ledittimati a registrare un marchio

“può x marchio d’impresa chi lo utilizzi, o si proponga di utilizzarlo,

art. 19/1 ottenere 1registrazione

nella fabbricazione o commercio di prodotti o nella prestazione di servizi della/e propria impresa/e di cui

abbia il controllo o che ne facciano uso con il suo consenso”

Per il lgs.re è rilevante, non che il sogg. sia imprenditore, ma che faccia uso di quel segno come marchio,

ma secondo V. ci sono ben poche altre finalità a cui destinare il segno e cmq sarebbe difficile accertarle.

→ limite privo di contenuto (anche perche in altri paesi non c’è) → chiunque può validamente registrare

La sola sanzione del non uso, sarà la decadenza del marchio (art.24) marchi “anche

Con il d.lgs. (correttivo) 131/2010, anche le amministrazione pubbliche posso registrare

aventi a ogg. grafici distintivi tratti dal patr. culturale, storico, architettonico o ambientale rel.vo al terr.io”

i proventi dovranno essere destinati al funzionamento dell’attività istituzionali

il marchio e che ne riserva l’utilizzo a determinati sogg. o a chi

I nomi altrui sono un limite che subisce

riceve autorizzazione.

1. nomi di persone diverse da quello di chi chiede la registrazione. c’è solo una limitazione ventuale,

ovvero quando il loro utilizzo lede la fama o il decoro di chi ha dir. di portare tale nome. (artt. 8/2 e 21/1)

es. se si usa il nome per un prodotto vile o volgare.Può assumere rilievo la personalità del titolare del nome

Art. 7. cc Tutela del diritto al nome.

La persona, alla quale si contesti il diritto all'uso del proprio nome o che possa risentire pregiudizio dall'uso che altri

indebitamente ne faccia, può chiedere giudizialmente la cessazione del fatto lesivo, salvo il risarcimento dei danni.

→ L’ambito dell’az. di usurpazione del nome altrui riguarda infatti soltanto gli usi del nome altrui che

abbiamo come conseguenza lo scambio o la confusione di persone, e ciò non si verifica, almeno di

massima, quando quel nome sia adoperato come marchio.

Riassunti di Caterina Perrone – Università Di Trento – 2015 24

L’art. 7cc e l’art. 8cpi hanno diverso contenuto precettivo e diverso ambito di applicazione. Il primo vieta,

d’un canto non già qualsiasi tipo di pregiudizio, ma unicamente l’uso posto in essere a scopo

d’identificazione d’altro canto lo vieta in relazione a qualsiasi tipo di pregiudizio, l’art.8cpi

personale,

dispone che l’imprenditore può scegliere liberamente un nome di persona diverso dal proprio come

marchio del suo prodotto, a meno che non leda la fama etc.

Di fatto il caso dell’art. 8 si limita al nome “notorio” e che cmq questo può essere registrato con il

consenso delle persone indicate dalla n. dettata in proposito dei ritratti e di cui diremo a breve. Il fatto che

l’art. 8/2 preveda che la registrazione del nome da parte del terzo non impedirà a chi abbia diritto al nome

stesso di farne uso nella ditta da lui prescelta, va letto alla luce dell’art. 2563 che impone obbligatoriamente

→ in questo caso si aggiungerà un elemento differenziativo qualcosa

di inserire il proprio nome nella ditta

affinche non produca confusione.

è l’art. “i

Piu lim.vo 8/1: ritratti di persone non possono essere registrati come marchi senza il consenso

delle medesime” o quando sono morti, quello dei figli, coniuge, se no ascendenti,poi parenti 4grado(incl.)

Non vale per le persone vissute in tempi ormai remoti.

l’art. 8/3 elenca (esempi) una serie di segni, in part, “i nomi di pers., segni del campo

associazioni non lucrative” e specifica che se sono

artistico,letterario,...denominazioni e sigle di enti,

posso essere registrati solo dall’avente dir. e da chi ha ricevuto eventuale diritto/consenso.

notori,

la notorietà può esserci per qualsiasi ragione e si prescinde dal pr. di relatività, nel senso che la riserva

della loro utilizzazione attribuita a certi sogg. concerne tutti i generi e prodotti/servizi.

→ una cat. di marchi cd rinomati, che vengono tutelati come segni distintivi in quanto tali, per il rischio di

che vengono tutelati “in se e per se” che hanno valore

confusione e una seconda cat. di m. notori

suggestivo, diverso e ulteriore rispetto al valore distintivo. come il dir. d’autore, propr.

Ci sono anche segni il cui uso violerebbe altrui dir. di esclusiva (art. 14/1)

industriale o altro dir. escl. di terzi. x es. ci sono m. figurativi che talora sono elaborati in modo da

consentire a terzi la registraz della sua opera come marchio → sul segno coesisteranno due dir. esclusivi

La registrazione in mala fede: la l. subordina sempre la validità della registrazione stessa a una condizione

sogg.va che li concerne, quindi non è valida la regi di chi l’ha richiesta in mala fede (art.19/2). L’ipotesi

dei segni notori sono poi state prospettate come autonome c. di nullità, percui di fatto per la regi in mala

fede non rimane molto spazio, visto che la malafede sussiste sopratutto x i segni notori.

Ipotesi cmq potrebbero essere x es. chi si affretta a registrare un marchio che sa che è stato sviluppato da

qualcun’altro che è in procinto di apporlo sui suoi prodotti o chi con semplice comportamento

anticonocrrenziale registra marchi che non intende minimamente usare.

Procedimento di registrazione

deposito della domanda all’Uff. ita. Brevetti e marchi (→Min. dello sviluppo eco.) o alla cam. comm.

1.

Contenuto: identificazione richiedente, ev.le rivendicaz di priorità, riproduzione del marchio, prodotti/serv.

che andrà a distinguere (classificaz di Nizza) → ogni domanda solo per UN marchio, però ev.te si può

dividere in piu domande parziali la domanda di registrazione avente ad ogg. piu prodotti/serv. che cmq

conservano la data di deposito della domanda iniziale

2. esame della regolare formalità della domanda

esame sostanziale sull’esistenza di

3. impedimenti assoluti

Riassunti di Caterina Perrone – Università Di Trento – 2015 25

scritte all’ufficio,

Nel corso del procedimento qualunque interessato può mandare osservazioni

specificando perche il marchio dovrebbe essere escluso d’uff. dalla registrazione.

Pubblicazione nel bollettino uff. dei marchi d’impresa

4.

5. ev.le opposizione entro 3mesi, fondata sulla presenza di elementi impeditivi

→ La mancanza di un accordo determina l’inizio della fase

spatium conciliandi di 2 mesi-1anno.

contenziosa. Il convenuto potrà produrre le proprie difese e può chiedere che l’opponente produca prove

dell’uso effettivo del marchio

se l’uff. riscontra un imped. assoluto o accolga l’opposiz su un imped. relativo, respinge la domanda

6.

7. Ev.le Impugnazione entro 60g su cui decide la commissione (alti magistrati e prof. uni)

in Cass. x violaz. di legge aai sensi dell’art. 111 cost.

8. Ev.le Ricorso (entro 60g)

Si può ricorrere alla Commissione dei Ricordi anche in via cautelare, sempre entro 60g, se si sostiene di

poter subire un pregiudizio grave e irreparabile

la registrazione non pregiudica l’esercizio delle azioni giudiziarie ca la validità e

art. 117cpi:

l’appartenenza del marchio.Effetti della registrazione scadono dopo 10anni, ma il dir. può essere rinnovato

Capitolo IV Uso del marchio

– l’uso in relazione all’onere d’uso che grava sul titolare

Duplice profilo – si avrà violazione di quel dir. quando un terzo usi il segno in funz. distintiva

Marchi di servizio: non saranno apposti e il loro uso e è essenzialmente un uso nella pubblicità,

o sulle divise o anche spesso usato come ditta

– di prodotto: l’uso consiste nell’apposizione del m. sul prodotto o sulla confezione e nella

successiva immissione sul mercdel prodotto medesimo recante il segno

– di raccomandazione (avvicinati ai m. di serv): appartenenti a sogg. che li utilizzanp x comunicare

che det. prodotti di terzi sono stati da loro selezionati e vengono quindi raccomandati al pub

Divieti: 1. uso da parte di terzi non autorizzati dal titolare

2. il titolare non può “usare il marchio in modo contrario alla l.”

3. non deve generare rischio di confusione o ingannare il pub.

4. non deve ledere un altrui dir. d’autore, di propr. industriale o altro dir. escl. di terzi.

→ comportamenti contro i quali i terzi e i concorrenti possono agire x ottenre la cessazione con l’azione di

concorrenza sleale + ev.te ris. danno

marchi di fabbrica: se il titolare del marchio gli ha prodotti egli stesso

– di commercio: prodotti fabbricati da terzi

art. 20/3 consente al commerciante di apporre il proprio marchio sulle merci che mette in vendit, ma gli

vieta di sopprimere quelli degli impr. dai quali ha acquistato la merce.

Per quanto riguarda i marchi speciali e generali si può aggiungere che gran parte delle considerazioni che si

fanno e dei concetti che si elaborano riferendosi ai marchi in genere, concernono in realtà quasi sempre

solo i marchi speciali.

Riassunti di Caterina Perrone – Università Di Trento – 2015


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher caterina.perronedisanmartino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Pederzini Elisabetta.

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