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Riassunti per esame di storia moderna

Prof. Stefano G. Azzarà

Libro adottato: “Nietzsche, il ribelle aristocratico” di Domenico Losurdo

Capitolo 1: La crisi della civiltà da Socrate alla Comune di Parigi

1.1. La nascita della tragedia come reinterpretazione della grecità?

Siamo nel 1872 e ci troviamo all'interno di una libreria tedesca, ci imbattiamo in un libro dal titolo singolare: “La nascita della tragedia dallo spirito della musica”; notiamo inoltre che l'autore è professore ordinario di filologia classica all'Università di Basilea e che ci sono frequenti riferimenti ai miti greci di Euripide, Eschilo e Sofocle.

Ulrich von Wilamowitz (1848 – 1931) crede che questo testo sia di filologia classica ma è rimasto sdegnato per come un professore universitario di questa disciplina, “tratti una serie di importantissime questioni di storia della letteratura greca” come un “professore sognante” e non come ricercatore scientifico.

Nel libro che stiamo sfogliando, ci soffermiamo sulla Prefazione a Richard Wagner ed anche nelle pagine finali sono frequenti i riferimenti alla musica e ai musicisti tedeschi: è un libro di critica musicale?

Anche per questa ragione, l’autore è stato fortemente bollato da specialisti della filologia e della musica. Inoltre, altri due giudizi sul libro risultano inaccettabili, ovvero: 1) non possiamo continuare a pensare che l’opera sia un omaggio a Wagner perché tale giudizio finirà con il cadere e 2) non possiamo considerare il testo esclusivamente come riflessione sul fenomeno artistico in Grecia e in generale.

Inoltre, se durante la lettura del testo si privilegiano i due motivi sopra descritti, finiremo per non accorgerci e non comprendere i tanti avvenimenti politici del tempo, come la guerra franco-prussiana avvenuta due anni prima (1870): questi spunti politici non sono esterni alla riflessione estetica.

Ciò che ricorre maggiormente nel libro è la celebrazione della tragedia antica contrapposta al melodramma e all’opera: l’autore, facendo questa contrapposizione, afferma il “bisogno di una natura non estetica”, ovvero è necessario “annientare l’opera” e di conseguenza la serenità alessandrina che in essa si esprime.

Nietzsche denuncia gli effetti politici dell’ottimismo e della “falsa” interpretazione del mondo greco, la quale trasmette un ideale di serenità superficiale: vuole recuperare quella grecità autentica e toglierle quell’ideale di serenità. Per fare ciò, fa un continuo rinvio tra l’arte ellenica, la tragedia e la religione ellenica (riferimenti frequenti tra Dioniso e Apollo).

Non illudiamoci però che il libro preso in considerazione voglia solo comprendere storicamente e in modo più adeguato la grecità, ma vuole avere una portata più ampia. Molto presente è il tema della schiavitù e delle sofferenze che essa comporta, le quali si nascondono dietro il velo della bellezza: Nietzsche non è l’unico ad affermare che “la civiltà greca riposa su un rapporto di dominio di una classe poco numerosa su un numero di non liberi 4 o 5 volte superiore”, ma vi è anche Wilhelm von Humboldt il quale afferma che la schiavitù dell’antica Grecia “è un mezzo ingiusto per garantire la più alta forma e bellezza ad una parte della dell’umanità mediante il sacrificio di un’altra parte”; anche Hegel fa notare che a fondamento della “bella libertà” greca vi è la schiavitù, così come Shelling, rifacendosi all’autorità di Aristotele, denuncia la vacuità di un progressismo ignaro della miseria e del dolore su cui poggia. Per finire, anche Arthur Schopenhauer, nel suo libro “Il mondo come volontà e rappresentazione”, afferma che la Grecia non è affatto sinonimo di indisturbata serenità.

1.2 La grecità tragica come antidoto alla modernità “molle”

Ciò che si vuole indagare e cogliere non è “l’uomo ellenico”, ma “l’essenza ellenica”: in autori come Euripide, Socrate e Platone si riscontra una rottura con l’elemento greco. Nietzsche ribadisce che Socrate e Platone devono essere esclusi dalla grecità autentica perché “sintomi del decadimento”; il socratismo rappresenta il pervertimento degli istinti più profondi degli elleni, così come è fuorviante prendere “l’ideomania di Platone (il suo religioso delirio delle forme) come una testimonianza dell’anima greca” perché la sua filosofia è già intrisa di cristianesimo. Anche Epicuro viene considerato dal filosofo come del tutto estraneo alla grecità autentica, ma piuttosto molto impregnato col cristianesimo.

Nietzsche finisce col riconoscere che la grecità non è una realtà storica, ma che “la Grecia ha per noi il valore che hanno i santi per i cattolici”.

Il filosofo moderno inoltre riflette sul significato della coppia concettuale pessimismo/ottimismo: il “pessimismo romantico” di Wagner e Schopenhauer non ha nulla a che fare con il “pessimismo dionisiaco”; “La nascita della tragedia” vuole farsi promotrice di un “pessimismo della forza” che si contrappone a quello “romantico”.

Nietzsche affermerà che la sua “filologia fu soltanto una scappatoia”, ovvero fu la solitudine dolorosamente avvertita nel mondo moderno a spingerlo alla ricerca di compagni di strada nell’Ellade (=Grecia) presocratica. La grecità autentica è costruita in contrapposizione a tutto ciò che di molle, flaccido ed effeminato vi è nel mondo moderno: è da questa denuncia che possiamo cogliere la trama e il significato della “Nascita della tragedia”.

1.3 La Comune di Parigi e la minaccia di un’“orrenda distruzione” della civiltà

Cos’è che sollecita la fuga dalla modernità? Cosa c’è di così inquietante nel presente da spingere verso un’alternativa collocata nell’antica Grecia?

Nella “Nascita della tragedia” emerge un paragrafo dal tono angosciato: a causa dell’ottimismo, la civiltà va incontro ad un’orrenda distruzione; diffusa è la fede nella felicità terrena e il ceto di schiavi, sedotto da idee utopistiche, avverte ora la sua esistenza come un’ingiustizia ed esplode in rivolte incessanti.

Ciò che è rilevante è l’angoscia per un pericolo che non è remoto ed ipotetico, ma reale e incombente, ovvero il pericolo di un’esplosione provocata dalla “grande questione sociale”. Si capisce che il riferimento è agli episodi avvenuti nel giugno del ’48 e alla Comune di Parigi.

Nietzsche visse con grande intensità la Comune di Parigi, tanto che questi avvenimenti lasciarono un doloroso ed indelebile segno, in particolare quando gli giunse la notizia (poi dimostratasi falsa) della distruzione del Louvre.

La lettura che Nietzsche dà della Comune è quella di una sorta di rivolta servile. Sul versante opposto, invece, Marx è indignato per il fatto che le classi dominanti reprimono e bollano la rivolta degli operai parigini come un assalto e una congiura contro la “civiltà”.

Nella “Nascita della tragedia” capiamo che la rivolta servile e la Comune di Parigi sono state alimentate da un’illusione moderna di poter conoscere e trasformare l’essenza della realtà. Questo devastante progresso non è iniziato con l’illuminismo, ma bensì da Socrate che con la sua “fede nell’attingibilità della natura delle cose” pretende di dover correggere l’esistenza. Il rimedio a questo progresso non può continuare ad essere individuato nella grecità.

Viene fatto un paragone con il Prometeo di Eschilo, in cui quest’ultimo distrugge la visione del progresso dell’umanità ingenua e ne rivela “il flusso di dolori e affanni”: ecco che la pretesa della felicità per tutti nel mondo moderno si rivela folle.

Ad aver vinto è la visione di Socrate, ovvero alla grecità tragica e dionisiaca subentra quella alessandrina, incline a “credere a una correzione del mondo per mezzo del sapere”.

Possiamo così supporre che la “Nascita della tragedia” avrebbe potuto portare come sottotitolo La crisi della civiltà da Socrate alla Comune di Parigi, questo per comprendere come l’evento del 1871 abbia profonde radici nel passato, fino a risalire al filosofo greco. La ricostruzione della storia della cultura ellenica s’intreccia con la riflessione sulla storia delle rivoluzioni europee.

1.4 Il suicidio della grecità tragica come metafora del suicidio dell’Antico regime

La Grecia di Socrate ed Euripide è letta da Nietzsche con lo sguardo costantemente rivolto verso la Francia del suo tempo, devastata dalle tante rivoluzioni.

Nella “Nascita della tragedia” ci sono continui rimandi cronologici: denunciando la fiducia riposta nella cultura alessandrina in “macchine e crogiuoli”, il pensiero va al processo di industrializzazione della Germania dell’ottocento. In questo si riscontra l’eco delle letture di Schopenhauer, il quale considera “ottimisti” coloro che si attendono il progresso dalla politica e dalla scienza, dalle “macchine a vapore e dai telegrafi”.

Nietzsche non denuncia solo questa visione del mondo, ma vuole ricercare le sue origini in Socrate e nella cultura alessandrina.

“La nascita della tragedia” vede in Euripide, tutto pervaso di alessandrinismo, l’interprete delle aspirazioni del “quinto stato” (=schiavi); il collegamento con gli avvenimenti dell’Europa del XIX è spontaneo: siamo portati a pensare a Ferdinand Lassalle, impegnato a richiamare l’attenzione sulle sofferenze e sul ruolo del “quarto stato” (=proletariato); nel versante opposto, invece, Strauss (il musicista) polemizza sulle scarse energie delle autorità nei confronti delle sovversioni del “quarto stato”.

Inoltre, l’opera di Nietzsche rimprovera la cultura alessandrina di aver teorizzato la “dignità dell’uomo” e la “dignità del lavoro”, anche se questi due concetti mancavano al tempo dei greci: infatti, questi due concetti rimandano alla proclamazione dei diritti dell’uomo sancita dalla Rivoluzione francese e alle lotte sulla schiavitù e sul diritto di lavoro.

Assieme al significato politico della “Nascita della tragedia”, emerge l’originalità del suo approccio, ovvero quello di proiettare nella Grecia del V – VI secolo a.C. le vicende che si svolgono nell’Europa tra il XVIII – XIX secolo. A segnare la crisi della grecità tragica è la “cultura socratica” con il suo “ottimismo”, con la sua credenza nella bontà naturale dell’uomo, con la promessa di realizzazione di un mondo felice per tutti; secondo Jacob Burckhardt, questi sono anche gli elementi costitutivi della crisi dell’Antico regime. Questa diagnosi è condivisa anche da Hippolyte Taine, secondo cui gli sconvolgimenti in Francia sono dati da una filosofia caratterizzata dalle “promesse di una felicità terrena per tutti”.

Secondo “La nascita della tragedia” questa vicenda, questa crisi è iniziata con l’avvento dei philosophes ed il primo dei philosophes fu proprio Socrate.

Secondo Nietzsche si deve parlare di “suicidio” della tragedia greca perché essa si lascia ingenuamente sopraffare dal razionalismo e dalla filosofia dei lumi. Se si vuole uscire dalla crisi, bisogna farla finita con le “dottrine di mollezza” proprie dell’ottimismo e della cultura socratica.

Secondo Erwin Rohde questo è il significato della “Nascita della tragedia”: dalla trattazione storica dell’antichità, l’autore avanza nel tempo fino a giungere al presente; l’ottimismo teoretico ereditato da Socrate si è trasformato nel mondo moderno in ottimismo pratico che minaccia di scatenare contro la civiltà delle potenze distruttive (si rifà agli avvenimenti capitati al Louvre); l’unica speranza di salvezza dal socialismo e per la civiltà è il “popolo tedesco”, la “nazione tedesca” perché con la sua grande musica sembrerebbe annunciare la ripresa della grecità tragica.

Rohde non denuncia Nietzsche in quanto professore sognante, ma invita tutti coloro che sono tristi a una rinnovata speranza. In ogni caso, il testo ha una forte carica politica.

1.5 Dalle guerre antinapoleoniche alla Nascita della tragedia

Dopo la battaglia di Sedan (31 agosto – 1 settembre 1870 - fu lo scontro decisivo della prima fase della guerra franco-prussiana e si concluse con la resa dell’armata francese) si ebbe una svolta radicale e la sconfitta della Francia venne interpretata come la sconfitta dell’illuminismo e della rivoluzione; il trionfo dell’esercito prussiano sta a significare anche il trionfo della Germania: questa vittoria segna la fine del liberalismo, del socialismo e del comunismo.

Ovviamente Nietzsche non è l’unico a pensarla in questo modo: a Basilea, Burckhardt mette in evidenza “l’indebolimento del popolo rivoluzionario” (=quello francese); in modo analogo scrive anche Joseph Ernest Renan e sostiene anche che la Prussia potrebbe svolgere una nobile “missione di salvaguardia dell’ordine sociale europeo”; grazie alle loro virtù militari, i tedeschi sono gli unici in grado di difendere l’Europa dalla minaccia della sovversione.

Nella “Nascita della tragedia” oltre a parlare della storia culturale e politica tedesca, è presente una contrapposizione tra sentimento serio e tragico della vita (proprio dei tedeschi) e quello superficiale e ottimista (proprio dei paesi neolatini): Sedan è allora la vittoria del soldato tedesco che, nel suo operoso e “serio silenzio” ha saputo porre fine all’arroganza dei suoi nemici.

Wagner (il musicista) fu uno degli esponenti di primo piano a sostenere l’ideologia dominante della Germania.

Nel libro nietzscheiano si sostiene che la Germania ha un grande merito nell’aver fatto nascere grandi idee e personaggi che cambiarono l’assetto della nazione: Kant e Schopenhauer hanno reagito all’andazzo del XVIII e hanno “introdotto un modo più profondo e serio di affrontare le questioni etiche e l’arte”, così come Bach, Beethoven e Wagner nel campo musicale si sono sbarazzati “dei merletti” della melodia.

Nelle fasi successive, questi autori verranno rivalutati, criticati!

Nietzsche rende omaggio a quello “spirito tedesco virile, serio, melanconico, duro e ardito”; al contrario condanna il sentimento vacuo, l’ottimismo della vita, la piacevolezza dell’esteriore apparire, il denaro e l’eleganza: in tutto ciò non si ritrova un sentimento individuale dell’io.

Si contrappone alla “menzogna e vanità” dei francesi, “l’onore e la fedeltà” dei tedeschi.

Il filosofo aderisce pienamente a quei motivi ideologici antinapoleonici; ad influenzare molto il suo pensiero furono Wagner e i “Discorsi alla nazione tedesca” di Fichte: si sente molto nella “Nascita della tragedia” l’eco dei discorsi fichtiani, impegnati a celebrare “l’originarietà del popolo della lingua viva” contro i francesi e la loro lingua.

1.6 Il giovane Nietzsche e l’adesione al nazional-liberalismo tedesco

Non dobbiamo sorprenderci dell’ideologia e della politica che troviamo dietro il libro de “la Nascita della tragedia” perché sono determinate da tanti eventi, situazioni e ideologie vissute o condivise dall’autore stesso.

Il giovane Nietzsche vive anni di guerre tra Prussia e Francia, in cui sconfiggere la Francia e tutto ciò che ne comporta significava affermare l’egemonia tedesca: lo stesso filosofo è consapevole del fatto che la realizzazione dell’unità politica della Germania passa attraverso la liquidazione delle ambizioni francesi; solo così si potrà giungere all’unità nazionale.

Importante fu anche la figura di Otto von Bismarck, il quale vede come il suo più grande avversario in Napoleone III e fu anche grazie a questo che ebbe grande consenso tra la popolazione tedesca.

Il giovane Nietzsche, entusiasta di avere un simile governo, appoggia e si considera membro del partito liberal-nazionale: il partito è favorevole alla politica di unificazione nazionale affidata da Bismarck all’esercito prussiano.

Quando scoppia la guerra del 1870, Nietzsche si arruola come volontario nell’esercito prussiano.

1.7 Pessimismo germanico, visione seria del mondo, visione tragica del mondo

La pubblicistica antinapoleonica rende sempre omaggio alla “serietà e alla profondità” tedesca, le quali caratterizzano la “visione seria del mondo”; questa visione esprime il “vero spirito tedesco” e...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher EllyGiova92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Azzarà Stefano G..
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