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Introduzione alla storia medievale

Gli umanisti italiani e l'età di mezzo

I letterati italiani del Quattrocento delinearono un itinerario della civiltà:

  • Antichità classica (valori umani e culturali al più alto grado di compiutezza)
  • Età intermedia (imbarbarimento e decadenza)
  • La loro epoca (rinascita degli ideali della civiltà classica)

Gli umanisti italiani sapevano che la loro epoca era l'esito di un lungo processo di evoluzione avviato dalla decadenza dell'impero romano, epoca in cui si formarono le istituzioni caratteristiche del mondo in cui vivevano. La prima designazione specifica dell'età di mezzo risale al 1469, in uno scritto del vescovo umanista Giovanni Andrea Bussi, che la definì MEDIA TEMPESTAS, cioè età di mezzo.

L'età barbarica nella cultura europea del Cinquecento

Gli umanisti francesi e tedeschi condividevano con gli italiani la consapevolezza e l'orgoglio di vivere in un'epoca di grande progresso intellettuale e culturale. In Francia, consideravano quel disprezzo per i barbari come espressione del nazionalismo italiano. Nell'età barbarica essi individuavano l'origine delle loro istituzioni politiche nazionali e proiettavano in quell'epoca i loro sentimenti patriottici.

In Germania, considerarono con rispetto sia le invasioni barbariche che l'impero medievale, come momenti di affermazione della nazione tedesca. La riforma religiosa di Martin Lutero consolidò la coscienza nazionale. La rivalutazione del passato tedesco faceva parte del programma educativo dei riformatori, che rivendicavano la funzione dell'impero tedesco nel mondo cristiano. La storiografia polemica protestante aggiunse una connotazione negativa ai secoli di mezzo: quella della decadenza della religione e della chiesa.

L'età di mezzo nella cultura del Seicento

Maturò in questo secolo una più netta percezione dell'età di mezzo come periodo storico; le monarchie assolute affermatesi in Europa favorivano l'erudizione utilizzata come esaltazione delle antichità, della chiesa, delle monarchie e delle nazioni. Il recupero e la pubblicazione delle documentazioni mirava alla conoscenza delle imprese dei sovrani e dei popoli; lo studio di questi testi mise in evidenza caratteristici aspetti della civiltà medievale:

  • La gran quantità dei testi storici
  • Originalità del latino adoperato
  • Peculiarità del vocabolario tecnico, soprattutto giuridico

Gran parte dell'erudizione del Seicento fu dedicata alla storia ecclesiastica. Essenziale perché quell'epoca venisse considerata conclusa fu la consapevolezza che l'età moderna era decisamente originale rispetto a tutto il passato tanto classico che medievale. George Horn propose una nuova periodizzazione, separando la storia antica (VETUS) da quella più recente (RECENTIOR) e all'interno di quest'ultima distinguendo due periodi:

  • Medium aevum
  • Aevum recentius

Divisi dall'invenzione delle armi da fuoco e della stampa, dalle scoperte geografiche, dalla nuova organizzazione degli stati, oltre che dalla rinascita delle lettere. Fissò i termini cronologici dell'età di mezzo tra la caduta dell'Impero Romano, nel 476, e la conquista di Costantinopoli da parte dei Turchi nel 1453. Christophorus Keller la consacrò per l'uso accademico in un breviarium in cui si limitava a ricordare in ordine cronologico imperatori e re con i principali fatti politici, un capitoletto dedicato agli eventi ecclesiastici, e uno alle lettere.

La filosofia dei costumi, il medioevo e la storia d'Europa

Nel Settecento una nuova riflessione intesa a valutare le caratteristiche della civiltà medievale in rapporto critico con quelle dell'epoca moderna. Ludovico Antonio Muratori si adoperò per dotare l'Italia di una raccolta di fonti storiche. Sostenne che l'Italia, pur non essendo politicamente unita, era comunque ambito di una tradizione comune che si era formata nel medioevo.

Egli raccolse un gran numero di cronache relative alla storia d'Italia tra 500 e 1500 (Rerum Italicarum Scriptores). Si dedicò a studiare e ricostruire i costumi, le istituzioni, la cultura, la religione della società medievale. Si accorse che il medioevo non era un'epoca uniforme: la civiltà aveva compiuto un progresso notevole dopo l'anno Mille e uno ancora più accentuato dopo il XIII secolo. La sua importanza è duplice:

  • È il fondatore di una conoscenza del medioevo italiano basata sull'indagine storico-erudita
  • Fu tra i primi a descrivere il rapporto tra medioevo ed età moderna in termini di progresso della civiltà

Jean Baptiste de la Curne esercitò un'influenza decisiva nell'orientare gli studi verso la documentazione medievale; si dedicò ai testi letterari in antico francese di cui ne comprese l'importanza come testimonianza. Filosofi politici e critici sociali dell'illuminismo francese fecero di frequente riferimento a quell'epoca nella loro critica delle istituzioni vigenti.

Una polemica caratterizzazione globale del periodo fu compiuta da Voltaire. Secondo lui lo scopo principale della storia doveva essere la conoscenza “dello spirito, dei costumi, degli usi delle principali nazioni” in quanto faceva prendere consapevolezza degli errori compiuti dal genere umano: un severo monito sui disastri che la violenza poteva provocare nella vita degli uomini. William Robertson delineò una storia dell'Europa durante il medioevo per mostrare come in quel periodo si fosse potuto superare il disordine porre le basi dell'organizzazione politica economica e civile.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/01 Storia medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher simona.marchionni.5 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Di Carpegna Tommaso.
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