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-Si rileva che è soprattutto la formula della recensione tradizionale ad affermarsi: quella classica, da

quotidiano, compresa tra una media di 2.500 e 3.500 battute, la tradizionale scansione in introduzione,

trama e giudizio, e un uso contenuto di tecnicismi.

La sua funzione è semaforica, ossia finalizzata a orientare gli spettatori.

In sintesi la piattaforma online non produce nuove modalità e nuove forme della critica, ma trasporta

sul web le esistenti: non rompe con la tradizione critica cartacea ma la riafferma, riproponendone

modalità e funzione.

La critica dalla parte del pubblico

Caratteristica fondamentale di MYmovies è di far convergere tutte le valutazioni in un unico indice di

gradimento, il MYMONETRO.

Questi strumenti metrici con cui la critica cerca di misurare i propri giudizi, nel mondo online hanno

assunto il massimo rilievo, con il rischio di semplificare eccessivamente la funzione della critica e ridurla

a mero score, come accade in modo evidente nel portale americano Rotten Tomatoes, il quale aggrega,

archivia e quantizza una mole molto ampia di recensioni ed elabora score.

In confronto a Rotten Tomatoes, MYmovies punta ad un maggiore avvicinamento tra critica e

pubblico, poichè dà agli utenti la possibilità di partecipare alle discussioni negli spazi preposti, di

scrivere recensioni, di concorrere alla valutazione complessiva del MYMONETRO e anche di valutare

le recensioni del sito.

-E’ evidente che il tentativo di MYmovies è quello di proporsi come una piattaforma di scambio nella

quale anche l’utente si senta coinvolto, che fornisca informazioni ma allo stesso tempo dia anche la

possibilità di esprimere la propria opinione.

3. Sara Martin: Primavera 2010 - THE END. La serie tv tra fine di un’era e critica web

Nella primavera del 2010 terminano le serie Lost e 24, e negli stessi mesi vanno in onda anche gli

episodi finali di Heroes e Flashforward.

Analizziamo estratti di articoli e recensioni su singole puntate finali, scritti su siti e blog poco prima o

poco dopo la loro trasmissione, per avere testimonianza della portata dell’evento, per dimostrare come

anche nel web italiano si inizi a dedicare più spazio all’approfondimento critico delle serie tv, e anche

per mettere in luce alcune pratiche critiche e interpretative della serialità.

-La critica televisiva sul web, nella sua vicinanza alle forme del fandom, esprime alcune caratteristiche

tipiche della cinefilia: conoscenza approfondita dell’oggetto, consapevolezza di rivolgersi ad una

comunità di lettori coesa, relazione sentimentale con il prodotto estetico.

Alcuni esempi

-Nel sito TVblog, che scrive prima della fine delle serie Lost e 24, riflette con lungimiranza su come la tv

via cavo (internet) stia sostituendo la tv generalista.

-Un esempio è dato dalla ricezione dell’ultima puntata di Lost.

L’impatto di Lost è stato enorme: addirittura un discorso di Obama venne spostato per evitare

l’accavallamento con la premiere della sesta stagione. I motivi sono diversi, tra cui innanzitutto il fatto

che il numero preciso di puntate della serie venne annunciato tre anni prima del suo lancio, e questo ha

creato un alto e costante livello di attenzione e attesa.

-Come scrive il critico televisivo nazionale Aldo Grasso sul corriere della sera, la puntata finale diventa

un media event, trasmessa simultaneamente in 59 Paesi.

-Nonostante la simultaneità di trasmissione, il record è raggiunto dal web: tantissimi fan scelgono

infatti il web e scaricano il finale da diversi portali.

Le cifre record in ogni caso non riguardano solo il downloading, ma anche i numeri di visitatori e i

commenti agli articoli dedicati.

1. Su “Serialmente”, sito italiano dedicato alla serialità televisiva americana, tra i più frequentati in

Italia, viene recensita The End, l’ultima puntata di Lost.

Chi scrive è raramente un accademico, principalmente si tratta di fan che, a partire da esperienza

personale, hanno formato le proprie competenze. Nonostante questo, il sito ha saputo anticipare gli

studi accademici e la critica ufficiale, e coniato alcuni termini specifici, quando ancora gli studi in

materia erano piuttosto scarsi in Italia.

L’autore si rivolge alla comunità in stile colloquiale tipico del sito, e, dopo un preambolo in cui

riflette sua difficoltà di recensire una puntata così attesa, per quanto possibile sospende il giudizio.

2. Ovviamente non mancano anche fan delusi che accusano i creatori della fiction per non aver saputo

gestire la complessità della storia. Ad esempio su SerialTv, un blog professionale d’informazione

interamente dedicato alle serie tv, l’autore, fan deluso, scrive un commento personale, facendo così

uno strappo alla regola. In questo caso notiamo anche come spesso i redattori non utilizzino un

linguaggio appropriato ed efficace, che dovrebbe cercare da un lato di non riprodurre quello della

critica cartacea, inefficace sul web, e dall’altro non rimanere ancorato ad una forma eccessivamente

colloquiale e poco curata, tipica di social network e blog.

24, Heroes

-Anche 24, serie poliziesca targata Fox, a poche ore di distanza dalla fine di Lost, termina; non si tratta

di un media event, dato anche il calo inesorabile degli ascolti, ma il finale è comunque fortemente atteso

e non delude le aspettative, come apprendiamo da un altro articolo pubblicato su “Serialmente”.

-Se Lost divide la rete e 24 finisce in grande stile, lo stesso non si può dire di Heroes. definita in assoluto

una delle serie tv più innovative di tutti i tempi, da una struttura originaria di 24 puntate, solo 11

vengono portate a termine, con una seconda stagione molto al di sotto delle aspettative per l’incapacità

da parte degli sceneggiatori di gestire il crescente numero di personaggi principali.

Il colpo più duro comunque è stato l’assenza di un finale: circa 3 mesi dopo l’ultima puntata, la casa

televisiva americana ha comunicato che non ci sarebbe stata un’altra stagione; pertanto Heroes non è

mai finito e tutte le storyline principali sono rimaste aperte.

Tra culto e critica

-Flashforward, lanciata nel 2009, è stato un fenomeno ancora prima di iniziare, dal momento che

avrebbe dovuto raccogliere l’eredità di Lost. Eppure qualcosa è andato storto, come scrive la studiosa

Barbara di Maio sul suo blog a un mese dall’esordio della serie: è come se ci fosse il rischio costante di

accumulare troppe storie senza costruire una storyline corposa.

-Nel 2010, Flashforward è stata cancellata dopo una sola stagione, anche in questo caso senza un vero

finale.

Il finale di una serie resta la puntata più attesa, divide spesso fan e critica e più fa discutere, più risulta

interessante.

3. Marco Teti: La riconfigurazione multimediale del fenomeno Otaku: passione

spettatoriale, critica anti-istituzionale e autorappresentazione giovanile nell’animazione

giapponese contemporanea di serie

Otaku: definizioni e origini

-Il termine Otaku è usato in Giappone per definire un gruppo di individui che emerge negli anni

Ottanta, contraddistinto da un interesse quasi patologico nei confronti dei prodotti dell’industria locale

dell’intrattenimento: fumetti, videogiochi, cartoni animati.

-Il termine è una forma desueta usata per dare all’interlocutore del “voi”, ponendosi cioè ad una certa

distanza da quest’ultimo; alcuni associano questa distanza a quella emotiva e relazionale che caratterizza

i giovani della categoria in esame.

-La definizione viene introdotta all’inizio degli anni Ottanta dal critico e disegnatore amatoriale di

fumetti Nakamori, il quale riprende un’espressione usata spesso dai personaggi di una popolare serie a

disegni animati.

-Okada rileva diverse generazioni di Otaku, a partire dalla metà degli anni ’50; noi prenderemo in

esame quella che va dagli anni ’80 in poi, e che comprende anche i cosiddetti “nativi digitali”, colore che

hanno vissuto la propria infanzia dopo il 1991, la creazione del World Wide Web.

Gli strumenti di autorappresentazione

-La definizione di nativi digitali agli Otaku risulta congeniale: il linguaggio con il quale si mostrano più a

loro agio è quello audiovisivo; la modalità comunicativa preferita, quella multimediale; inoltre il web

non è per loro solo strumento di informazione e comunicazione, ma anche di autorappresentazione,

utile a costruire la propria identità.

-Correlato al fenomeno degli Otaku è l’estetica del “Superflat”, inventata da Murakami negli anni

Novanta ad indicare l’estetica della società giapponese contemporanea, basata sulla bidimensionalità e

della quale la sintassi visuale del disegno animato, il videogioco o internet sono esempio.

Murakami collega questa ultrapiattezza alla tradizione e sensibilità artistica giapponese, mentre altri

studiosi come Azuma la adottano come paradigma culturale della generazione Otaku, in quanto priva

di profondità, di valori trascendenti. L’ultrapiatto e le sue declinazioni sono dunque gli strumenti

attraverso cui gli Otaku costruiscono la propria identità, altrettanto piatta.

Dal consumo e dalla critica delle narrazioni, al consumo a-critico dei dati

-Azuma ritiene che gli anni Novanta e l’avvento di internet corrispondano nella corrente Otaku ad una

sorta di spartiacque.

1. Fino agli anni Ottanta gli Otaku accordano la propria preferenza a produzioni seriali che

costruiscono mondi immaginari verosimili: prediligono la fantascienza; mostrano una certa

coscienza critica giudicando in maniera positiva il realismo del disegno e la coerenza del mondo

fittizio; infine cercano ancora una struttura tradizionale, una “grande narrazione”, portatrice di

messaggi.

2. -Dalla seconda metà degli anni Novanta, gli Otaku perdono qualsiasi interesse nell’intreccio e nella

narrazione: ciò che li attira sono essenzialmente componenti grafiche o formali superficiali (luoghi,

sembianze dei personaggi, espressioni verbali, tratti ricondotti sotto la categoria di moe). Ciò che

cercano non è un racconto ma un insieme di elementi frammentari, una non-narrazione che si lasci

piegare e manipolare dalle loro personali esigenze di natura effettiva

-Parallelamente l’elaborazione di giudizi critici online perde importanza, e si sostituisce ad una

necessità di classificare i componenti moe in siti che diventano veri cataloghi di dati. In questo

senso gli Otaku risultano essere il paradigma della società post-moderna, la quale, immersa in un

continuo e caotico flusso di informazioni, per costruirsi una propria identità cerca di dare loro un

senso e un ordine classificandole.

Così la critica su web scompare e lascia il posto alle opinioni, che si riducono a semplici resoconti

soggettivi dell’esperienza personale offerta a livello affettivo dai prodotti dell’industria culturale. Si

tratta di un tipo di critica anti-istituzionale, che si oppone a quella ufficiale, la cui autorità è

rifiutata, e che diventa lo strumento più efficace usato dagli Otaku per delineare una propria

identità.

4. Marco Benoit Carbone: L’Affaire L.A. NOIRE

Comunità critiche e modi di ricezione tra cinema e videogioco

-L.A Noire è un videogioco del 2011 che omaggia il noir trasponendo il genere cinematografico noir

all’interno del medium interattivo del videogioco.

-Analizzando la sua ricezione presso critica e stampa, generalista e specializzata, italiana e

internazionale, notiamo che spesso viene utilizzato il confronto con il cinema, ormai arte

istituzionalizzata, per legittimare o screditare il nuovo medium, ancora visto come “minore”.

-A proposito della ricezione del videogioco, esiste un divario tra le testate di critica generalista e

cinematografica, e quelle della critica specializzata, sebbene nel contesto italiano questo divario sia

meno pronunciato che nel contesto anglofono.

—La critica generalista, forse per la scarsa competenza e conoscenza storica del medium, si è espressa in

termini entusiasti ed iperbolici circa 3 aspetti del videogioco:

1. L’espressività dei volti dei personaggi, ottenuta tramite la tecnologia motion scan, che registra un

attore da 32 prospettive per poi elaborarne il modello digitale

2. La perfetta ricostruzione dell’ambientazione, la Los Angeles del Dopoguerra, realizzata attraverso

studi storico-documentari e analisi di riprese fotografiche dell’epoca

3. Gli aspetti cinematici e narrativi

Più che una critica videoludica, queste recensioni fanno pensare ad una ludofilia; la critica quotidianista

sembra non fare altro che rimasticare il discorso elaborato dal marketing.

—La critica specializzata, possedendo conoscenze legate nello specifico al medium del videogioco,

prende posizioni diverse:

1. “I videogiochi, pre quanto possa essere magistrale una storia, vanno giocati” e L.A Noire a volte è

definito noioso.

2. A parte la particolare tecnologia usate per rendere espressivi i volti, “non c’è un solo aspetto che non

sia già stato realizzato in altri contesti”.

—La critica cinematografica invece fonda il suo giudizio di valore non in base alla specificità del

videogioco ma in base al suo confronto con l’unico terreno a loro familiare, l’arte cinematografica:

questi critici elogiano il videogioco tanto più quanto assomiglia ad un film, e, conseguentemente, tanto

più quanto non è videogioco. In tal modo svalorizzano più o meno consapevolmente il medium,

lasciando intendere che, in quanto arte minore, l’unico modo per acquisire valore e dignità consiste

nell’imitare le arti più “alte” e consolidate.

—Nell’ambito della critica esiste poi quella fetta che, partendo da una sostanziale ignoranza del medium

che si traduce in radicale pregiudizio, si pronunciano sulla scia di un celebre intervento di Robert Ebert,

che dichiara “i videogiochi non potranno mai essere arte”, e dimenticando che la storia del cinema

racconta che il film partì da una simile posizione nei confronti delle arti “alte” dell’epoca, letteratura e

teatro.

-In sintesi L.A Noire è un fenomeno interessante in quanto mette in evidenza lo stato turbolento e

contraddittorio dei discorsi che lo circondano, e mette anche in luce che l’esistenza di una critica

videoludica è il presupposto per tessere un discorso autonomi e autosufficiente rispetto agli interessi

dominanti.

SEZIONE III

1. Alessandro Stellino e Daniela Persico: Tutto ciò che è solido si dissolve

L’avvento di internet ha rivoluzionato la fruizione cinematografica, e questo è un dato di fatto che la

critica deve necessariamente affrontare.

Primo dato di fatto: un certo tipo di critica non ha più la necessità di esistere, perchè è venuta a

mancare la necessità di mediazione tra un certo tipo di produzione cinematografica e un certo tipo di

pubblico.

-Oggi gli articoli di critica quotidianista sono inutili, e ne è prova il coincidere con le opinioni del

pubblico: oggi, come scrive Neal Gabler su Guardian, “Everyone’s a critic now”, che ben descrive il

mutato contesto in cui ad esautorare i critici di professione non sono più i blogger, la critica online non

professionista, ma il passaparola dei social network che rende inutili le opinioni di entrambi.

-Per quanto riguarda la critica specializzata, gran parte delle riviste italiane vengono lette dagli stessi

critici; questo accade perchè, e non è un problema esclusivamente italiano, come fa notare Richard

Shickel la critica, sia stampata che online, si occupa degli oggetti sbagliati: scegliendo come campo di

indagine l’attualità cinematografica, i film in sala, parlano di film rivolgendosi ad un pubblico che non è

interessato alle loro opinioni, gente che va al cinema solo per scoprire la data in cui uscirà il prossimo

blockbuster. Inoltre, tale ristrettezza di sguardo li spinge a trascurare interi settori di produzione come

quello documentario, in cui troverebbero oggetti di maggior interesse.

Secondo dato di fatto: oggi la carta stampata non è più il luogo d’elezione per la circolazione della

critica intorno al cinema ed è stata soppiantata da nuove forme di comunicazione e diffusione del web.

Tuttavia Internet non ha dato vita a una nuova forma di critica, piuttosto a nuovi modi di trasmissione e

di linguaggio.

-Secondo Andrew Tracy, i cambiamenti connessi all’avvento di internet sono più di metodo che di

contenuto:

1. un generale degrado stilistico e argomentativo dovuto all’utilizzo di un linguaggio informale e

quotidiano che rompe definitivamente con qualsiasi legame con l’arte letteraria. Tale fenomeno è

alimentato dall’assenza di imperativi commerciali che distingue chi scrive sul web da chi scrive per

una testata cartacea, e anche dalla possibilità di responso immediato da parte dei lettori, carattere

che trasforma la recensione in una sorta di sfogo immediato del proprio impulso di comunicare la

propria opinione a qualcuno, indipendentemente dalla forma.

2. Dato che caratterizza la critica online è la sua debolezza in termini di competenze specifiche e

storiche.

-Tutto ciò si risolve in una sorta di appiattimento generale: la critica online completa il percorso, già

avviato sul piano cartaceo, di critica semaforica, alla quale il lettore si rivolge non per ottenere un

approfondimento interpretativo-argomentativo ma solo un responso immediato.

Terzo dato di fatto: esiste un luogo in cui è ancora lecito esercitare la critica cinematografica e oggetti

che la chiamano in causa.

-La crisi della critica è da collegare non solo dunque alla perdita di interlocutori interessati, ma anche

alla perdita di un campo di indagine stabilito: nell’era del web a tutti è possibile vedere tutto, anche

materiali di autori geograficamente e produttivamente lontani, o ricercati (MUBI), o ancora film dei

festival (Festival Scope).

-E’ dunque necessario che la critica tradizionale smetta di considerare il web come nemico e inizi a

sfruttarne le potenzialità di diffusione, ad esplorarlo e rintracciare gli oggetti giusti su cui concentrarsi.

-Non è un caso se oggi alcuni dei migliori critici al mondo scrivono solo in rete, come Rosenbaum, o siti

come Senses of Cinema e Cinemascope. Come scrive Koehler, i critici devono saper abbracciare la

molteplicità di opinioni e punti di vista che il web offre, accettare il fatto che la cerchia di nomi di

critici non è più ristretta, che sono tanti, e sfruttare questo come una forza.

2. Jonathan Rosenbaum: Scrivere di cinema in rete, riflessioni personali

-Prima dell’avvento del web, il mondo del cinema era più piccolo (meno critici, meno materiali

disponibili) e parte della nostalgia per quell’epoca deriva da una sensazione di perdita di intimità.

-Gli sforzi più convincenti nel disseminare la critica sul web vengono dall’Australia, da cui nascono siti

come “Senses of cinema” e “Screening The Past”. Tra i blog ricordiamo quelli dedicati in inglese a Serge

Daney, e tra i gruppi di discussione citiamo “a film by” e “film and politics”.

-Per affrontare il discorso riguardo alla critica cinematografica nell’epoca del web è necessario

riconoscere come mistificanti affermazioni circa l’estinzione della critica, e quelle di tipo opposto

relative all’inizio di una nuova epoca d’oro: entrambe infatti si basano sul falso presupposto che la

critica cinematografica funzioni nella stessa maniera su carta e su web; ugualmente incorerenti sono i

discorsi generalizzati riguardo la distribuzione di un film, dal momento che il fatto di non sapere se

questo è stato visto al cinema o su un laptop è un aspetto centrale.

-Stiamo in breve vivendo un periodo di transizione che richiede nuovi concetti, terminologie e metodi

di analisi, ma nella maggior parte dei casi ci rifacciamo al paradigma precedente della critica cartacea.

-La portata del cambiamento si può analizzare anche solo a livello geografico: il concetto stesso di

nazione sta diventando obsoleto, ormai il web crea una rete globale che permette scambio di opinioni,

attacchi verbali violenti e partecipazione a discorsi da parte di persone che vivono in zone geografiche

molto lontane (ex articolo sull’11 settembre).

Allo stesso tempo, la distribuzione dei film su dvd rende tutto molto più facile e possibile, come

dimostra l’esperienza di un insegnante di Cordoba che Rosenbaum incontra al Festival di Mar del Plata

e che dice di aver messo in piedi alcuni cineclub in argentina frequentati da un gran numero di

spettatori, anche con film che in grandi città come NY farebbero fatica a riscuotere interesse.

3. Girish Shambu: Sulla cresta dell’onda. L’esperienza della nuova ciefilia

Rinascita globale

-La cinefilia si distingue dalla semplice passione perchè comporta un interesse attivo nel discorso

intorno ad un film: i cinefili non si limitano a vedere molti film, ma pensando, parlano e scrivono di film.

-La cinefilia, che ha avuto una prima ondata negli anni Venti in Francia con Delluc ed Epstein, e una

seconda sempre in Francia negli anni Cinquanta, è ora nel pieno di una rinascita globale, che la modifica

in termini quantitativi, ossia di volume del materiale generato e messo a disposizione dai cinefili, ma

anche qualitativo.

I mediatori

Shambu prende spunto da un saggio di Gilles Deleuze sul movimento nelle discipline sportive, in cui

egli legge però una metafora del funzionamento della cinefilia su internet: il saggio parla di surf,

windsurf, deltaplano come sport caratterizzati dall’inserirsi dell’individuo all’interno di un’onda


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in dams (discipline delle arti, della musica e dello spettacolo)
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher camilla.marazzi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia e metodologia della critica cinematografica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Bisoni Claudio.

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