Le nuove forme della cultura cinematografica - Roy Menarini
Claudio Bisoni: La critica cinematografica tra la sopravvivenza dell'expertise e la logica di Google
La critica nell'epoca del web si ritiene in crisi, vicina all'autodissoluzione.
- Il progressivo assottigliamento del confine tra critica specializzata e critica quotidianistica ne è una prova.
- Altra prova è la fine della nozione di autore, che, come ritiene Pezzotta, si deve ricondurre a un fallimento critico, in quanto la perdita di incidenza e popolarità del concetto di autore è da collegare a un più generale problema di ascolto, ossia nessuno ascolta più la critica.
Tuttavia ad uno sguardo più disincantato ci si rende conto che la critica non ha mai inciso in modo determinante sulle dinamiche di consumo e popolarità della cultura cinematografica, ad eccezione di un periodo d'oro storicamente circoscritto agli anni Cinquanta-Settanta. La critica non è in crisi, piuttosto è in trasformazione.
Ridefinire il "popolare"
Nella cultura di massa novecentesca, popolare era, secondo il modello che seguiva una diffusione delle unità culturali uno a molti (poche istituzioni ad una massa omogenea di consumatori), la popolarità di un prodotto culturale era commisurato alla porzione di massa che riusciva a raggiungere.
A partire già dagli anni Settanta, Flavio De Bernardis nota un mutamento che definisce "vettoriale": dal verticale al reticolare, da uno a molti a uno a uno/molti a molti; questo mutamento è particolarmente manifesto nell'epoca digitale, in cui la metafora di rete si concretizza nella realtà del web.
Le nuove forme di diffusione culturale in questo ambiente sono ben descritte dalla metafora del contagio, del fenomeno virale. Le istituzioni perdono potere ma nascono nuovi operatori, definiti hub (connettori), che funzionano come leader nella formazione di idee, giudizi, abitudini ed esperienze.
Come conseguenza si assiste al tramonto dell'expertise tradizionale, che alcuni accolgono con entusiasmo, nei termini di una sconfitta dell'elitarismo critico (nonostante si riconosca che anche queste comunità fandom mantengono spesso strutture verticistiche ed elitarie, come dimostra Henry Jenkins studiando lo spoiling di Survivor, in cui vede una sorta di riappropriazione pop del paradigma dell'esperto da parte di chi non ha accesso a certe istituzioni).
Altri fenomeni in cui si legge la crisi della figura dell'expertise seguono il modello di funzionamento di Amazon.com: la guida d'acquisto personalizzata, in cui un sistema automatico di registrazione ed elaborazione di metadati è in grado di consigliare prodotti in base ai gusti e alle selezioni precedenti del consumatore; i siti con rassegna stampa in cui tutti i consumatori possono pubblicare le proprie recensioni.
La rivincita della quantità
Se nelle scienze umanistiche vigeva la tendenza a considerare la cultura in termini qualitativi, nell'epoca del web e dell'eccesso di saperi, il quantitativo assorbe il qualitativo, e il caso più esemplare è il funzionamento di Google, in cui la ricerca di risposte rilevanti non avviene in base ad attività di interpretazione e significato della richiesta che viene fatta, ma attraverso calcolo, reperimento di dati, gestione delle risorse di rete e memoria delle esperienze di altri utenti.
Metacritic è un esempio di come anche la cultura cinematografica online strutturi le sue valutazioni in base a criteri quantitativi: il sito offre per ogni film un "metascore" costituito dalla media delle recensioni degli utenti; ogni recensione è poi consultabile nel dettaglio, ma anche a questo livello intervengono meccanismi di valutazione quantitativa, dal momento che ogni recensore riceve un punteggio dato dalla media delle valutazioni dei singoli lettori (le quali a loro volta spesso non rispondono a criteri qualitativi ma quantitativi, come il livello di connessione e aggiornamento del profilo del critico ecc.).
Critica di gusto 2.0
Un tempo la critica specializzata si opponeva a quella impressionistica, che chiamava la "critica di gusto", ossia influenzata da interessi privati di singoli; in epoca odierna si può parlare invece di una critica di gusto generalizzata: il gusto funziona come criterio di selezione nell'oceano di opzioni culturali che invade l'individuo.
Nell'epoca del web inoltre la critica e le istituzioni sono state sostituite dai nuovi taste maker, e la stessa teoria del gusto si è modificata:
- La cultura highbrow non si basa più sul consumo esclusivo di beni elitari ma da un consumo ampliato, che include anche i prodotti di intrattenimento popolare, superando i criteri di distinzione.
- I gusti sono determinati dai social network ma allo stesso tempo sono anche in grado di creare nuove reti sociali, in quanto diventano immediatamente forme di socialità e relazione tra individui, argomenti di conversazione, ecc.
- Bennet rielabora la teoria di Bordieu sui campi culturali (che riteneva autonomi ma accomunati da certe strutture e criteri trasversali che chiamava omologie) e afferma che i campi culturali odierni mostrano ancora più autonomia; dunque cinema e televisione possono essere punti di convergenza per individui che sotto altri aspetti e in altri campi possono manifestare gusti molto diversi.
Conclusioni
Lo spazio critico offerto dalle culture digitali non è affatto precluso all'expertise tradizionale, alla critica generalizzata, ma ad alcune condizioni:
- Riflessione sulla validità dei supporti (ha ancora senso il cartaceo?)
- Considerare la funzione orientativa al consumo nella sua complessità (valutando le diverse sottocomunità, lavorando trasversalmente sul web ecc.)
- Smettere di pensare alla critica cinematografica come a un lavoro salariato, e considerare una rosa eccezione il breve periodo storico in cui lo è stato.
La cultura cinematografica non è in crisi, lo è solo in alcuni canali di trasmissione: un critico specializzato può continuare a fare quello che ha sempre fatto senza rinunciare a standard elevati di qualità ed erudizione, ma al contempo può considerare di aprirsi anche ai canali online. Anche se, come ritiene Koheler, il mondo online offre una moltitudine di punti di vista che rende l'ambiente più vivo e stimolante rispetto a ciò che era in passato, questa via non segue una logica disgiuntiva: la cultura cinematografica digitale si aggiunge a quella tradizionale, va ad arricchirla, non a dissolverla.
Luca Malavasi: Dal portale al blog. Storia della critica non ufficiale
L'impero dei segni
Luca Malavasi in questo saggio si chiede se il territorio plurale e multiforme della rete può contribuire in qualche modo a rinnovare la critica cinematografica intesa come istituzione. In particolare analizza il formato del blog, originale in quanto unisce in sé impulsi privati (la più diffusa è infatti quella diaristica) e impulsi pubblici (il bisogno di scrivere si accompagna al bisogno di essere letti).
La critica fast-food
È difficile definire un territorio specifico della critica online, perché per prima cosa è un territorio ancora in evoluzione, e in secondo luogo perché è un fenomeno molto recente.
- Essa risulta la combinazione di due termini, il medium nuovo, il web, e l'istituzione della critica cinematografica così come la conosciamo.
- Ibridazione di nuovo e vecchio, pratiche canonizzate e nuove possibilità espressive confluiscono tuttavia in un campo estremamente conservatore: portali di cinema italiani come MYmovies risultano modellati su riviste generaliste come "Ciak", hanno home page più o meno simili e recensioni molto classiche e anonime.
Dunque lo specifico dei principali portali di cinema online rispetto alle riviste si regge sul principio di quantità, che è opposto non a quello della qualità ma alla esiguità dei contenuti cartacei: la qualità non ha più molta importanza. Si recensisce tutto, e tutto allo stesso modo, la critica viene ridotta a semplice informazione, una critica fast food, ossia al servizio del principio di quantità, in quanto risponde a un ideale lettore che Floch chiama trangugiatore, il quale, indifferente a valori qualitativi o estetici, cerca soddisfazione immediata a un bisogno pratico.
Secondo Armond White questo modello rischia di avere una ricaduta nociva sull'istituto della critica, in quanto costringerebbe la critica cartacea ad emulare forme e mezzi di questa nuova concorrenza online, alla critica fast food. In questo orizzonte critico White ritiene che chiunque può essere critico e scrivere di cinema, basta avere una qualsiasi opinione e pubblicarla: sembra che la critica online si sia dotata di regole di legittimazione sue proprie.
Critici, cinefili, flaneurs, agrimensori
Dalla riflessione sui portali di cinema sembra emergere il fatto che la critica cinematografica non ha tratto alcun giovamento dalle possibilità quantitative offerte dal web. Più interessanti e stimolanti sono quelle esperienze che del web sfruttano non la possibilità di condensare tanto in un unico spazio, ma il diverso, e che si pongono non come portali fast-food ma progetti editoriali di critica creativa, esplorativa.
Doppiozero è un esempio di luogo di confronto, dibattito, interpretazione, approfondimento, personale selezione di contenuti e variabilità di stili e forme critiche. Il lettore ideale non è trangugiatore ma esploratore: cerca o novità e stimoli alla sua curiosità, come il flaneur, o un'esperienza con cui è già familiare, di ristoro, approfondimento, dialogo e confronto, come il consumatore/agrimensore, seguendo le metafore di Floch. In questo portale c'è una passione per il piccolo, il diverso, il dimenticato; inoltre si recupera la possibilità concreta di dialogo tra lettore e critico.
Doppiozero offre un'esperienza importante, non innovativa ma rinvigorente, di sostegno, recupero e continuazione dell'istituzione critica tradizionale.
Passioni in libertà
Bisogna ora chiederci se internet oltre ad offrire una possibilità di continuazione per la critica cinematografica tradizionale, offrono anche un luogo al suo rinnovamento.
L'aspetto del feedback poteva far parte di questo scenario, tuttavia è ancora pura teoria, in quanto di fronte allo spazio bianco del comment i lettori fanno essenzialmente tre cose: lo lasciano bianco, scrivono per se stessi o scrivono per insultare. D'altra parte la logica della critica fast-food scoraggia l'interazione e non la ricerca.
Tra le scritture critiche della rete, il fenomeno dei blog è per certi versi il più interessante. Dal momento che possiede un formato estremamente elastico, per una miglior analisi possiamo distinguere, in base alle intenzioni dello scrivente, tre tipi di blog, tenendo comunque presente che alla base resta l'impulso fondamentale e invariabile alla scritturalità, intesa come il desiderio di scrivere per raccontarsi e comunicare in un'epoca digitale in cui la comunicazione diretta sembra essere più problematica:
- Modello diaristico: attività critica strettamente correlata alle dinamiche biografiche; più che critica a un film è racconto dell'esperienza di visione; l'obiettivo prioritario è l'emissione di un giudizio strutturato secondo logiche del tutto personali e appassionate, basato sul sentire emotivo, e che si pone nella forma di un consiglio o un'opinione personale; scrittura sciolta da qualsiasi interazione con la comunità critica.
- Modello contro-critica: contro la "pomposità" delle critiche ufficiali, questo modello cerca di stabilire un rapporto confidenziale con il lettore e gli promette una critica amatoriale e proprio per questo più passionale, più spontanea; predilige un lessico informale e si fonda sull'idea di cinema come intrattenimento e macchina emotigena.
- Prolungamento online della critica ufficiale: via obbligata per certa critica che fatica a conquistare uno spazio all'interno del piccolo mondo della critica cartacea, ma anche soluzione temporanea in attesa di approdare ad altro, ecc.; tende a replicare logiche e forme della critica ufficiale, dunque lessico specialistico, scrittura oggettiva, analisi dell'oggetto in una prospettiva estetica, sociale e culturale più complessa.
Conclusioni
Alla crisi della critica cinematografica di oggi, alcune di queste forme analizzate possono rappresentare la risposta: la scrittura basata su principi più soggettivi ed emotivi, la coabitazione di vecchio e nuovo, il crollo delle gerarchie culturali e il policentrismo dei dibattiti.
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