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Dalle profezie all'impero

L'espansione britannica nel Mediterraneo orientale (1789-1878)

Introduzione

1800: "Riscoperta protestante" della Palestina. Differenza di approccio verso gli ebrei:

  • Dottrina cattolica: "Dio aveva punito gli ebrei bandendoli dalla Terra Santa e non c'era futuro per una nazione ebraica. Essi potevano salvarsi solo in modo individuale, attraverso la conversione al cristianesimo".
  • Per i protestanti: le profezie bibliche riguardanti gli ebrei non erano state esaudite.

Il libro, basato su fonti primarie provenienti da nove archivi dislocati tra Inghilterra, Israele, territori palestinesi e Turchia, ambisce a fare nuova luce sull'iniziale penetrazione britannica nella Palestina della prima metà dell'Ottocento. Consolato, diocesi e chiesa protestante resero possibile il progressivo ingresso di Londra nell'area.

Nota sull'uso dei termini: Palestina, Siria meridionale, Grande Siria, Terra Santa.

  • Terra Santa: questioni religiose.
  • Siria Meridionale e Grande Siria: in riferimento a cit. relative a scrittori provenienti da UE o USA.
  • Palestina: nome più utilizzato. [Questione dello sviluppo di una autocoscienza identitaria in contrapposizione agli ebrei/sionismo].

Filosemitismo antiebraico: lo sfruttamento della storia degli ebrei nella letteratura britannica

De excidio et conquestu Britanniae è il titolo del più antico manoscritto giunto ai giorni nostri composto da un autore britannico sulla storia dell’insula Albionum. Nel testo, Gildas, indica la Britannia postromana, che non ospitava alcuna comunità ebraica, come "la nuova Israele".

I combattimenti di questa "nazione sacra" contro i "barbari invasori" furono equiparati alle battaglie dell’antico Israele contro Babilonesi e Filistei. Già con il "padre della storia inglese", Beda, si assistette all’inizio dell’ottavo secolo allo sviluppo di temi antigiudaici, rappresentati in primis dall'accusa di deicidio.

Si trattò di una commistione di stereotipi radicati in tradizioni culturali cristiane di lungo corso. Ciononostante, gli ebrei erano percepiti anche come un modello positivo, "una stirpe regale, una razza sacra", ma solo allo scopo di sottolineare contrasti e similitudini con gli inglesi.

Una simile strumentalizzazione selettiva degli ebrei è presente nei secoli a venire tanto nel cattolicesimo quanto nel protestantesimo. A partire dalla fine del 1500 migliaia di donne e uomini inglesi si batterono per favorire il ritorno degli ebrei in Palestina. Essi non avevano come priorità quella di alleviare le sofferenze degli ebrei, bensì erano interessati a creare le condizioni per l’avvio di un’era messianica inglese.

Ampi settori del millenarismo protestante, antesignani di ciò che sarebbe passato alla storia come sionismo-cristiano, condividevano la convinzione che il regno di Cristo non potesse essere fondato fino a quando gli ebrei non fossero tornati a Sion. Prerequisito: conversione in massa degli ebrei al protestantesimo, l’idea abbandonata intorno alla fine dell’800.

Queste credenze erano supportate le profezie contenute nelle scritture – nei libri di Ezechiele, Daniele e Apocalisse – nelle quali si riteneva fosse predetto "il futuro regno di Cristo sulla Terra". Apocalypsis Apocalypseos di Thomas Brightman (1585): primo manoscritto prodotto da un cristiano in inglese accennato alla creazione di quello che secoli dopo venne indicato come il "focolare nazionale" ebraico.

Successivamente Henry Finch, membro del parlamento inglese, fornì delle basi bibliche ancora più solide ai contenuti presenti nel libro di T.B. Nel suo libro del 1621, indicato come il primo progetto inglese finalizzato alla "rinascita di Israele", Finch si appellò al popolo e al governo inglese affinché compissero ogni sforzo al fine di favorire il ritorno degli ebrei in Terra Santa. Sempre in ottica anglocentrica (epoca messianica inglese) e cristianocentrica (secondo avvento del messia dopo la fondazione della nazione ebraica).

Fu solo dopo la decapitazione di re Carlo I e l’abolizione della monarchia che iniziò a fiorire una cospicua letteratura sul tema del ritorno degli ebrei in Palestina. Successivamente anche Cromwell si convinse che gli inglesi fossero gli eredi del millenario popolo d’Israele e che Dio avesse chiesto al popolo d’Inghilterra di realizzare i suoi piani terreni e abrogò il decreto reale di Edoardo I sull’espulsione degli ebrei dall’Inghilterra.

Alla fine del 1600 fu eretta la prima sinagoga a disposizione degli ebrei sefarditi di Londra.

Tra Bibbia e (pseudo) scienza

Con la restaurazione della monarchia in Inghilterra (1660), dopo un ventennio in cui molti dei suoi protagonisti fecero un uso sistematico e strumentale delle scritture, l'idea del ritorno degli ebrei in Terra Santa perse credito e popolarità, incontrando in alcuni casi forte ostilità. Dopo la parentesi di Cromwell si ristabilì la supremazia della Chiesa anglicana: la tolleranza verso le religioni dissenzienti, cattolicesimo compreso, venne drasticamente meno.

Fu solo nella prima metà dell’Ottocento che la Palestina cominciò a essere studiata da un punto di vista scientifico. Essa venne progressivamente "riscoperta" a partire dall’invasione della Palestina da parte di Muhammad Alì, nel 1830.

Ritorno a Sion, l'influenza della letteratura

Il celebre poeta inglese John Milton, fervente puritano, affrontò l’idea del ritorno degli ebrei in Palestina nel terzo dei quattro volumi del suo Paradise Regained (1671). Il libro si soffermò sulla guerra civile inglese (1642-60) e la riforma protestante, facendo leva su una presunta correlazione tra l’Inghilterra e l’antico Israele.

Il decennio successivo vide la pubblicazione di A Letter Concerning Toleration (1689) del più influente intellettuale dell’illuminismo, John Locke. Egli si occupò della condizione degli ebrei attraverso un’analisi dello status dei dissenzienti in Inghilterra. Persuaso dall’idea che ogni persona dovesse essere libera di professare la propria religione, Locke era esplicitamente impegnato a favorire la tolleranza degli ebrei in vista di un loro imprecisato futuro reinsediamento in Terra Santa.

Tuttavia si trasformò in un convinto sostenitore della conversione degli ebrei.

Ebrei in quanto strumenti utili a eliminare i nemici della cristianità: percezione molto diffusa nell’Inghilterra di fine Seicento.

"Il ruolo rivestito dagli ebrei fu inventato dagli inglesi per soddisfare le loro necessità politiche e religiose del tempo. Nel futuro apocalittico, gli ebrei avrebbero mosso una guerra contro turchi e cattolici, i grandi nemici della cristianità inglese; essi si sarebbero in seguito convertiti fondando un regno millenario in Palestina, annunciando la Seconda Venuta del Cristo." (M.Goldish)

Nomi celebri nel panorama della letteratura britannica che hanno descritto gli ebrei facendo largo uso di espressioni sprezzanti: William Shakespeare, Marlow, Daniel Defoe. È costante la raffigurazione degli ebrei nei panni di avvelenatori di pozzi, usurari senza scrupoli, eretici, assassini di bambini, visionari "intossicati dai fumi dei precetti rabbinici".

Due eccezioni: il ministro battista James Bicheno e il giurista londinese Thomas Witherby.

Si dovette attendere l’Ottocento prima di imbattersi in una letteratura inglese che non fosse tesa a descrivere gli ebrei in termini negativi. Questo grazie a tre fattori principali: gli effetti della traduzione della Bibbia in inglese ad opera di Tyndale, lo sviluppo del protestantesimo e un vigoroso processo di democratizzazione innescato già nel 1215 dalla Magna Charta.

Esempi: Ivanhoe di Walter Scott (1819): numerosi accenni alle discriminazioni subite dagli ebrei; Mary Anne Evans meglio nota come George Eliot, prima scrittrice sionista della letteratura inglese. Introdusse nella sua ultima novella, Daniel Deronda (1876), la figura idealizzata dell’ebreo che, dopo molte traversie, impegna anima e corpo al fine di "reinsediarsi nella terra d’Israele".

Benché l’idea del ritorno a Sion non fosse nuova, non è esagerato sostenere che nessuno prima di lei avesse espresso tale visione con una maggiore intensità e per un pubblico tanto ampio e vario.

Obiettivo: nobilitare il giudaismo all’interno della comunità cristiana, favorire una maggiore comprensione reciproca tra ebraismo e cristianesimo.

Anglopalestina, tra religione e politica (1798-1840)

È possibile rintracciare le stesse manifestazioni di antisemitismo trovate nella letteratura inglese anche nelle strategie messe in atto da organizzazioni missionarie, figure politiche di primo piano e movimenti religiosi che ancora oggi vengono indicati come vitali strumenti attraverso i quali, in particolare nella prima metà dell’Ottocento, è stato preparato il terreno per la "rinascita di Israele".

La riscoperta protestante della Palestina. Un quadro generale

A seguito dell’imponente campagna intrapresa da Napoleone in Egitto e Palestina tra il 1798 e il 1799, le grandi potenze europee cominciarono a interessarsi sempre di più alla Terra Santa. Bonaparte ambiva a controllare il Levante e il Bosforo, nel tentativo di trasformare il Mediterraneo in un mare a predominio francese, riportando il fulcro del commercio della Palestina sotto il controllo di Parigi. Egli venne accompagnato da cartografi, archeologi, militari e accademici.

Tale copioso seguito si dedicò alla produzione di mappe, all’importazione dei primi giornali, alla fondazione di prestigiosi centri di ricerca, a indagini storiche e soprattutto a importanti scavi archeologici, compresi quelli che portarono al ritrovamento della Stele di Rosetta. I sogni napoleonici di conquista si infransero a San Giovanni d’Acri (maggio 1799), dove la marina britannica intervenne a sostegno dell’esercito turco per difendere la città.

Proprio durante l’assedio di Acri Bonaparte rese pubblica una dichiarazione nella quale indicò agli ebrei quali "legittimi eredi della Palestina", manifestando inoltre la volontà di ricostruire una nazione ebraica in Terra Santa. Questo passo rappresentò il primo riconoscimento espresso da un uomo di Stato europeo al diritto del popolo ebraico di avere una nazione indipendente in Terra Santa.

Non fu in ogni caso l’incursione napoleonica, bensì la rivalità con la Russia, la molla che spinse il governo britannico a intervenire sempre più direttamente sulla scena del Mediterraneo orientale. La crescente penetrazione britannica nel Mediterraneo orientale, ebbe ripercussioni decisive anche in campo religioso e, attraverso questo, sugli equilibri geostrategici della regione.

Le diverse confessioni religiose cristiane presenti a quei tempi in Palestina rappresentarono i rispettivi canali attraverso cui gli Stati del vecchio continente tentavano di imporre nella regione la propria influenza politica, commerciale e finanziaria. Benché all’inizio dell’Ottocento un terzo della popolazione di Gerusalemme fosse cristiana, non vi si registrava alcuna presenza permanente di protestanti.

L’assenza di una comunità autoctona che potesse considerare l’arcipelago britannico come suo "guardiano naturale", contribuì nel corso degli anni a spingere il governo di Sua maestà e la Chiesa anglicana a focalizzare le proprie attenzioni sugli ebrei. Alternativa valida perché: l’impero Ottomano non opponeva alcun ostacolo ad azioni di proselitismo nei loro confronti, in contrasto con quanto avveniva i fedeli musulmani a cui non si poteva predicare; e gli ebrei rappresentavano "il solo gruppo di persone privo di un imperatore europeo alle proprie spalle che possa utilizzarli per i propri scopi".

L'impatto di Muhammad 'Ali

I mutamenti che a partire dal 1830 investirono questa regione furono innescati da una commistione di fattori, molti di essi riconducibili all’azione di Muhammad 'Ali. Questi, primo khedivè de facto d’Egitto (vicerè), era salito al potere nel 1805 – lo mantenne per 43 anni – sfruttando il vuoto di potere seguito all’espulsione delle truppe napoleoniche dall’Egitto.

Come fece Napoleone concentrò le sue energie per separare l’Egitto dal resto dell’impero Ottomano. Nel 1831 il Khedivè d’Egitto decise di sfruttare la debolezza dell’impero Ottomano per invadere Siria e Palestina: due importanti zone "cuscinetto" utili a garantire l’accesso alle materie prime necessarie alla crescita economica dell’Egitto. Solo a San Giovanni d’Acri venne organizzata una consistente resistenza, domata dopo sei mesi di assedio, il 27 maggio 1832.

L’avanzata dei soldati si fermò a 150 km da Costantinopoli. Muhammad Ali non intendeva infatti far collassare il governo centrale dell’impero e accettò di ritirarsi in cambio del pieno controllo della Siria e di Adana. Dal parziale ritiro dell’esercito di M.A. e fino al 1840, per un totale di otto anni, la Palestina rimase sotto il pieno controllo egiziano, con un’amministrazione centrale dislocata a Damasco. Mai come in questo breve lasso temporale la regione fu aperta all’influenza delle grandi potenze europee, alle attività missionarie, alle grandi esplorazioni.

Palestina re-ottomanizzata

Le ambizioni di M.A. erano chiare da tempo: mirava al completo controllo dell…

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher inshallah di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Porciani Ilaria.
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