L’invenzione del fotografico - Federica Muzzarelli
1. Camera Oscura - Frisius, 1945
-Fenomeno: si produce un foro sulla parete di una stanza completamente buia, sulla parete di fronte si
riflette un’immagine ribaltata della porzione di realtà illuminata che è al di fuori della stanza.
Essa assume progressivamente le sembianze di una scatola, trasportabile.
-Oscilla tra gli studi scientifici e le applicazioni artistiche:
1. Nasce per servire gli studi scientifici: lo utilizza già nel IV secolo a.C Aristotele per studiare le
eclissi, cosa che farà anche Leonardo Da Vinci.
2. La prima visualizzazione grafica dal matematico olandese Frisius, 1544.
3. Progressivamente viene piegata anche a scopi artistici: la utilizzano Canaletto, Vermeer, Bellotto e
Guardi e altri vedutisi per riprendere il vero con massima precisione e dettaglio.
4. Nel Rinascimento vengono apportate importanti modifiche: Cardano aggiunge una lente convessa
per aumentare luminosità e precisione; Barbaro aggiunge una lente al diaframma
5. Nel Seicento Kircher elabora un modello a due camere, una posta dentro l’altra in modo che il
disegnatore potesse stare nella più piccola e ricalcare sulle pareti di carta trasparente quello che
veniva proiettato.
6. 1685, Johann Zahn, primo modello di camera oscura reflex: aggiunta sulla parete di fondo, su cui si
proietta l’immagine, uno specchio a 45° per facilitare l’atto del ricalcare l’immagine.
-Ancora nel XVIII secolo le conoscenze in campo chimico non consentivano la conservazione
dell’immagine formatasi in camera oscura; Heinrich Schulze e Thomas Wedgwood fecero importanti
passi avanti a riguardo, ma ancora non arrivano ad una vera scoperta.
In pittura, La camera oscura diventa un dispositivo ottico importante che va a sostituire la prospettiva
centrale, ossia il metodo elaborato nel 1435 nel De Pictura di Alberti per trasferire un oggetto
tridimensionale su una superficie bidimensionale. (egli definisce la prospettiva centrale una “finestra sul
mondo”).
Tuttavia non è corretto vedere un semplicistico legame di discendenza ereditaria tra prospettiva
rinascimentale - camera oscura - fotografia, perchè con una dialettica prospettiva rinascimentale-
fotografia troppo lineare, si rischierebbe di guardare alle vicende della nascita della fotografia con un
occhio solamente rivolto alla storia della pittura.
2. Vista dalla finestra a Gras - Nicephore Niepce, 1826-27
-Quando le conoscenze chimiche riescono finalmente ad individuare le sostanze fotosensibili in grado di
catturare quelle immagini fuggevoli, si ha la vera nascita della fotografia.
1. Nicephore Niepce,
-Dal 1822 inizia ad utilizzare una resina con la proprietà di indurire e diventare bianca se esposta alla
luce del sole, il Bitume di Giudea, con il quale realizza delle specie di incisioni, che chiama per
l’appunto fotoincisioni perchè a metà tra un’incisione e una fotografia.
-Dal 1816 inizia a sperimentare con materiali sensibili che introduceva nella camera oscura, che
chiamava “una specie di occhio artificiale” (introduce l’idea di tecnologia come prolungamento delle
capacità sensoriali umane sembrando anticipare McLuhan).
Nel 1816 aveva già scritto al fratello di aver ottenuto delle immagini in negativo da camera oscura,
utilizzando il cloruro d’argento. Volendo però un’immagine positiva e diretta del reale, continua a
lavorarci.
-Nel 1826 realizza Vista dalla finestra a Gras, la veduta dalla finestra di casa sua, considerata la
prima fotografia della storia. Ottenuta su una lastra di peltro spalmata di Bitume di Giudea e
lasciata nella camera oscura per circa dieci ore (le parti colpite dal sole sono diventate bianche), non
è possibile stabilirne l’ora precisa, perchè nel frattempo il sole completa il suo corso fino
all’orizzonte, perciò entrambi i lati dell’edificio sono illuminati (quasi concettuale nel modo che ha
di registrare il tempo).
-Durante questa fase di tentativi ed esperimenti, Niepce utilizzava il termine points de vue,
termine che esprime come il fotografico sia solo uno dei tanti possibili sguardi sul mondo o punti di
vista, dunque soggettivo e parziale ma che per lui aveva l’unico obbiettivo di “copiare la natura con la
massima fedeltà”.
-Niepce chiama il suo prodotto eliografia, ossia scrittura del sole, e la definisce una riproduzione
spontanea della luce del sole; questo aggettivo mette in luce l’eccezionalità della scoperta, ossia un
apparecchio meccanico che per la prima volta è in grado di produrre autonomamente un visione del
reale.
-Nel 1827 fa un viaggio a Londra e incontra alcuni rappresentanti della Royal Society londinese, ma
non ne sortisce nulla perchè non vuole rivelare il metodo e le sostanze che ha usato per le sue
eliografie; lascia in dono i suoi manoscritti e la fotografia a Francis Bauer. Torna in patria
custodendo il suo segreto.
2. Louis-Jacques-Mandè Daguerre, pittore e scenografo, possiede un diorama a Parigi. Egli cerca
Niepce perchè viene a conoscenza delle sue scoperte segrete, e i due entrano in una corrispondenza
in cui si scambiano reciproci risultati.
-Alla fine i due stipulano un accordo per presentare insieme le scoperte fatte, e la firma viene apposta il
14 dicembre 1829 a Chalon-sur-Saone.
-Nel 1833 però, Niepce muore e nell’accordo subentra il figlio Isidore, che tuttavia avrà una parte
marginale e simbolica nella storia delle origini della fotografia.
-John Herschel, 1839, introduce il termine fotografia in una lettera. E’ inoltre il primo ad utilizzare
anche i termini istantanea, negativo e positivo.
3. Boulevard du Temple - Daguerre, 1839
-Nel 1835 Daguerre scopre l’immagine latente, ossia il fenomeno per il quale una lastra di rame
argentato (sfuttando lo ioduro d’argento) esposta alla luce nella camera oscura per mezz’ora, una volta
sottoposta ai vapori del mercurio mostrerà la porzione di realtà che vi è rimasta impressa.
-Nel 1837 Daguerre realizza un’immagine fotografica di natura morta in cui definizione e precisione di
particolari e sfumature risulta ormai lontana dalle fumose eliografie di Niepce.
-Nel 1839 realizza Boulevard du Temple, importante perchè in essa per la prima volta si riesce a
fotografare una figura umana, un passante evidentemente fermo ai lati della strada il tempo sufficiente
affinchè il suo profilo potesse essere catturato dal materiale fotosensibile; tutto il via vai di carrozze e
persone di quella strada sicuramente affollata, invece, è andato perso nei lunghi tempi di esposizione.
-Il 7 gennaio 1839, la scoperta di Daguerre è annunciata davanti all’Accademia delle Scienze di Parigi
da Francois Jean Dominique Arago, fisico e astronomo francese, membro della Camera dei Deputati e
dunque anche politico.
Sulla gazzetta francese si legge “Daguerre ha trovato il modo di fissare le immagini che si dipingono da sole
dentro una camera oscura”.
-Il 19 agosto 1839 si riuniscono congiuntamente Accademia delle Scienze e quella delle Belle Arti di
Parigi, e viene fatta dimostrazione del funzionamento del dagherrotipo; lo stato francese, tramite le
spinte di Arago, ne entra ufficialmente in possesso, conferendo a Daguerre la Legion d’Onore e
assegnandogli un vitalizio.
-Stipulando un accordo con la Casa Giroux per la commercializzazione di apparecchi di legno,
l’invenzione si diffonde e si crea quasi una dagherrotipomania.
-L’invenzione di Daguerre viene chiamata dagherrotipo, lastra metallica di dimensione massima 20 x
15. Le parti chiare sono date dall’amalgama biancastro di mercurio e argento, quelle d’ombra dalle parti
non esposte. Come un’immagine allo specchio, la destra e la sinistra risultano invertite e l’immagine è
unica, non riproducibile.
In seguito il dagherrotipo sarebbe caduto in disuso per l’avvento di un nuovo supporto che ne avrebbe
sancita la riproducibilità tecnica.
-La riproducibilità tecnica dell’immagine fotografica determinerà una trasformazione profonda nella
cultura ed estetica contemporanea: racchiudeva in sè la possibilità di moltiplicare la realtà e diffonderla
ai quattro angoli del mondo.
-Sebbene il dagherrotipo sia stato presto soppiantato dal calotipo di Henry Fox Ford, il principio di
unicità e anche la dimensione “tattile” dei dagherrotipi, che andavano conservati in appositi astucci, non
ha smesso di affascinare nella contemporaneità: nel 1947, Edwin Land inventa la tecnologia
Polaroid, termine già utilizzato nel 1934 dal suo consulente Clarence Kennedy per indicare un
materiale polarizzante sintetico di plastica con cui realizzavano lenti polarizzate. Il primo modello,
Modello 95, è pieghevole e produce immagini color seppia la cui magia consiste nell’immediatezza della
fotografia.
-La tecnologia Polaroid venne usata da autori novecenteschi come Carlo Mollino, Robert Mapplethorpe
e altri che erano affascinati dal carattere “privato” e unico dell’immagine Polaroid.
-Infine viene utilizzata anche da Warhol per il recupero della dimensione “automatica”, meccanizzata e
dunque anti-autoriale del mezzo fotografico.
4. Finestra con telaio a griglia - William Henry Fox Talbot, 1835
-Contemporaneamente a Daguerre che stava a Parigi, a Londra Talbot, inventore e scienziato, leggeno
sul giornale del dagherrotipo, contatta immediatamente la Royal Institution di Londra, dove alcune sue
immagini vengono analizzate il 25 gennaio 1839 grazie all’intervento del fisico Michael Faraday.
-Il 31 gennaio 1839, Talbot stesso legge davanti alla Royal Society (altra istituzione scientifica, com’era
successo per la presentazione di Daguerre a Parigi) un testo esplicativo del suo metodo “grazie al quale gli
oggetti naturali possono disegnarsi da soli senza l’aiuto della matita dell’artista”.
-Talbot racconta di aver avuto l’illuminazione durante una vacanza in Italia, a Bellagio, sulle rive del lago
di Como, nel 1833. Lì, cercando di eseguire degli schizzi del paesaggio, utilizzava la camera lucida di
Wollaston, ma desiderando conservare la natura che lo circondava e sfruttando le sue conoscenze
chimiche e ottiche, realizza delle immagini a contatto che chiama disegni fotogenici (sovrappone
elementi naturali come fiori e foglie a fogli di carta resi sensibili alla luce; esponendoli al sole, una volta
tolto l’oggetto esso avrà lasciato sul foglio un’impronta in negativo, ossia chiara, mentre tutto il resto
viene annerito dalla luce. Sono immagini dette off-camera (come le fotoincisioni di Niepce, perchè
realizzate appunto senza l’uso della camera oscura).
-Tornato a Londra, applica la sua sperimentazione alla camera oscura e nel 1835, Talbot ottiene il
primo negativo fotografico della storia, Finestra con telaio a griglia.
-Differenze tra il dagherrotipo di Daguerre e la scoperta di Talbot:
1. Il dagherrotipo è una copia in positivo dell’immagine in camera oscura ma unica e irriproducibile.
L’immagine di Talbot al contrario era un negativo fotografico, dal quale pertanto è possibile ottenere
un numero potenzialmente infinito di copie positive. Dunque ciò che distingue l’invenzione di
Talbot è, come già detto, la riproducibilità.
2. Le immagini su carta sono tuttavia di qualità inferiore rispetto ai dagherrotipi: risultano sgranate e
poco definite.
-Il metodo negativo-positivo di Talbot riceve il brevetto nel 1841 e viene chiamato Calotipo.
-Nel 1844 Talbot pubblica il primo libro fotografico della storia, The Pencil of Nature, sfruttando
proprio la riproducibilità, carattere specifico della sua invenzione. Come scrive Talbot “sono impresse
soltanto dall’azione della luce, senza alcun aiuto della matita dell’artista.”
Anche Talbot esalta quindi, come Niepce, l’identità automatica del mezzo; i padri della fotografia sono
orgogliosi di sottolineare questo aspetto, aspetto che invece più avanti, quando la fotografia combatterà
per ritagliarsi un proprio spazio nel mondo dell’arte, si cercherà in tutti i modi di smentire.
-Fra i nomi degli studiosi che si erano cimentati nella messa a punto del procedimento fotografico,
abbiamo già citato Schulze, professore di anatomia, e Wedgwood, ceramista che collabora con Davy;
tutti loro sperimentano con immagini a contatto, mettendo alcuni oggetti su varie superfici spalmate di
sostanze fotosensibili ed esponendoli alla luce. Essi tuttavia non furono in grado di trovare un modo per
fissare l’immagine, cosa che invece riesce a fare Talbot con i suoi disegni fotogenici.
-Nell’epoca delle Avanguardie storiche, alcuni artisti recuperano l’idea di far lavorare autonomamente la
luce su una superficie sensibile, praticando l’off-camera. Tra i più famosi citiamo Man Ray con i
rayographs (che dice di averle scoperte per caso mentre lavorava ad alcune foto di moda per lo stilista
parigino Paul Poiret), Moholy-Nagy con i fotogrammi e Christian Schad con le schadografie.
-Questi artisti tuttavia mostrano un’ambiguità di fondo nei confronti dei propri lavori: essi sono tutti
divisi tra la poetica del caso e dell’automatismo anti-autoriale, di stampo dadaista, e il piacere formale,
visivo e compositivo di sapore pittorico (geometrico e minimalista nel caso di Moholy-Nagy e Schad)
che queste immagini non possono dissimulare. Il loro uso dei “disegni fotogenici” è dunque più
assimilabile alle tendenze contemporanee pittoriche costruttiviste e astratte, che a una dimensione
concettuale come l’automatismo avrebbe voluto suggerire.
5. Autoritratto in figura di annegato - Hippolyte Bayard, 1840
-Hippolyte Bayard è un altro nome noto tra coloro che a metà Ottocento stavano lavorando intorno
all’invenzione del fotografico.
-Il 5 febbraio 1839 Bayard sottopone a un membro dell’Istituto di Francia delle immaigni positive
dirette su carta sensibilizzata con ioduro d’argento; le chiama images photogenees. Tuttavia Arago
risulta poco interessato a patrocinare un’altra invenzione, deciso com’era a sponsorizzare il dagherrotipo
non voleva che nuove scoperte potessero distogliere l’attenzione da quella di Daguerre.
-Nell’attesa di ricevere un riconoscimento ufficiale, organizza una personale esibizione di 30 immagini
tra nature morte e architetture alla Salle des Commissaires Priseurs, e questa passa alla storia come la
prima mostra pubblica di fotografia.
-Nel 18 ottobre 1840, come vendetta mette in circolazione un’immagine intitolata La Noyè, in cui si
finge morto annegato nella Senna, con il corpo esanime appoggiato al muro; sul retro dell’immagine un
lungo testo a metà tra una lettera d’addio e un resoconto cronachistico dell’evento luttuoso con
specifica accusa al governo francese per non aver riconosciuto le sue scoperte.
-Questa fotografia è importantissima nella storia del mezzo perchè per la prima volta sfrutta la capacità
di dichiarare il falso: se fino ad allora la fotografia era stata celebrata come mezzo per una descrizione
precisa della verità, della realtà, ciò che fa Bayard è senza precedenti, una sorta di body art ante litteram
e anche un primo esempio di come la fotografia possa essere usata per dare consistenza a sogno e
immaginazione.
-Barthes definisce la fotografia come “una specie di cordone ombelicale che lega il corpo della cosa fotografata al
mio sguardo”, sottolineandone l’aspetto indicale, ossia di segno-traccia dell’oggetto fotografato. E’ questo
il motivo per cui gli artisti che hanno voluto inserire nel loro lavoro la dimensione performativa e fatto
del loro corpo una presenza dominante, o che hanno voluto riflettere attraverso il corpo sulle
problematiche identitarie, sono ricorsi prima di tutto alla fotografia.
Si tratta in particolare della tendenza Body Art che si avvia intorno agli anni Sessanta e Settanta:
rispetto ad artisti come Gina Pane, Giuseppe Penone, Arnulf Rainer, Luigi Ontani, Urs Luthi, la
fotografia non è etichettabile come mezzo di mera documentazione e archiviazione di performance, ma
come mezzo che per eccellenza è in grado di attestare presenza e credibilità, rendendo quelle stesse
azioni consistenti, possibili e pensabili.
6. Il giocoliere - Eugene Disderì, 1860
-Il 22 novembre 1854 Disderì brevetta (anche se probabilmente non fu il vero progettista) un nuovo
apparecchio fotografico in grado di realizzare delle immagini in piccole dimensioni che vengono
chiamate cartes de visite.
La novità sta nel fatto che la macchina di Disderì è dotata di più obbiettivi ed è quindi in grado di
scattare da 4 a 8 immagini dello stesso oggetto, identiche o consequenziali, riprese sulla stessa lastra.
Esse sono poi stampate in positivo e incollate singolarmente su cartoncini che funzionano come
simpatici biglietti da visita.
-Questa invenzione fa compiere alla fotografia un passo verso la diffusione democratica e popolare:
la carte de visite costava molto meno di un ritratto. Diventa una moda e tutti si fanno fotografare per
ricordo o per avere un’immagine da inviare come cartolina.
-Inoltre l’importanza dell’invenzione sta nel fatto che se è vero che la fotografia ottocentesca ha come
modello di riferimento il quadro e un approccio visivo-formale pittorico, è comunque già in grado di
innescare processi di concettualità che la associano alla memoria, alla conservazione, alla presenza in
assenza ecc.
-Un altro aspetto interessante è il modo in cui l’esperienza stessa del ritratto viene vissuta ed
interpretata da parte dei vari clienti di Disderì, ossia in una totale anarchia estetica: per quanto Disderì
si sforzasse di presentarsi come fotografo professionista e dava suggerimenti per le pose e costumi,
nessuno lo ascoltava e ognuno si faceva ritrarre come voleva, con travestimenti e pose eccentriche. (ex.
Madame Ristori in pose di Maria Stuarda).
In quello studio l’autorialità del fotografo viene
-
Riassunto esame Storia della Fotografia, prof Marra, libro consigliato L'invenzione del fotografico, Muzzarelli
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Riassunto esame Storia della fotografia (parte 800) - Docente Marra
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Riassunto esame Storia della fotografia, prof. Marra, libro consigliato Le origini contemporanee della fotografia, …