F.Muzzarelli L’invenzione del Fotografico Pagina 1
L’INVENZIONE DEL
FOTOGRAFICO
F. Muzzarelli
Riassunti Storia della Fotografia C. Marra
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Cap. 1 – La Camera Oscura (Reiner Gemma Frisius 1545)
La parola Camera indica il
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chiaro legame con l’antico dispositivo ottico detto in latino camera obscura ( già utilizzata nel
IV Secolo a.C. Da Aristotele per osservare i fenomeni di una eclissi e di cui il primo disegno
fu tracciato dal matematico e fisico arabo Al-Hazen, vissuto tra X e Xi Sec), dal cui
perfezionamento è nata la fotografia. Il fenomeno del funzionamento della camera oscura si
ottiene producendo un foro sulla parete di una stanza resa completamente buia, in modo che
sulla parete opposta al foro si rifletta un’immagine ribaltata della porzione di realtà illuminata al
di fuori della stanza stessa ( Esempio ancora visibile nella Rocca di Fontanellato a Parma).
Inizialmente delle dimensioni di una stanza abitabile, essa assume sempre più le sembianza di
una scatola e resa trasportabile. A metà del Cinquecento Gerolamo Cardano propone
l’inserimento di una lente convessa in corrispondenza del foro per aumentare luminosità e
precisione dell’immagine riflessa e contemporaneamente Daniele Barbaro aggiunge una lente
al diaframma.
Nell’illustrazione della camera oscura di Athanasius Kircher (Ars magna lucis et umbrae, 1646)
si vede il modello a due camere: una era posta dentro l’altra in modo che il disegnatore
potesse stare in quella più piccola e ricalcare su pareti di carta trasparente ciò che veniva
proiettato attraverso il foro praticato in quella esterna più grande. Nel 1685 lo scienziato
Johann Zahn crea un modello di camera oscura reflex (tutt’ora alla base delle macchine
fotografiche reflex), aggiungendo sulla parete di fondo uno specchio inclinato a 45°, grazie al
quale l’immagine viene ribaltata e proiettata verso l’alto, in modo che sulla parete orizzontale,
grazie ad un vetro sistemato ad hoc, l’immagine risulti facilmente ricalcabile. Fino al XVIII
secolo si sono fatti perciò grandi passi avanti per quanto riguarda l’ottica ma le conoscenze
chimiche non erano ancora tali da permettere la conservazione dell’immagine ottenuta tramite
la camera oscura.
La prospettiva Rinascimentale e la Fotografia
Nel 1435 nel suo De Pictura, Leon Battista Alberti codifica il principio della prospettiva
Rinascimentale : con la prospettiva si poteva riprodurre la realtà tridimensionale su una
superficie bidimensionale, restituendone la profondità ed il rilievo, rispettandone i rapporti
spaziali.La camera oscura diventerà il dispositivo ottico più utilizzato dagli artisti e di fatto
porterà alla nascita della fotografia. Il rapporto tra prospettiva, camera oscura e fotografia è
però assai più complesso di un semplice legame di discendenza ereditaria e perfezionamento
e non si può nemmeno considerare la fotografia come sviluppo proveniente dalla storia della
pittura: si deve piuttosto considerarla un universo complesso e non svincolabile da tutta la
ricchezza he anima la filosofia della fotografia, qui detta il fotografico.
Cap.2 – Vista dalla finestra a Gras (Nicephore Niepce 1826-27)
L’invenzione che è stata chiamata fotografia, nasce solo nel XIX Secolo, dopo varie
sperimentazioni e fallimenti. Il primo nome ad entrare nella storia è quello di Nicephore
Niepce, che già dal 1822 sperimenta una speciale resina, il Bitume di Giudea, che gli permette
di ottenere immagini con una tecnica di tipo incisorio. Niepce, in un epistolario con il fratello
Claude,racconta di aver ottenuto immagini in negativo (sfruttando la fotosensibilità del cloruro
d’argento), anche se non è soddisfatto, perchè ricerca un’immagine diretta e positiva del reale:
cerca così una sostanza che, se colpita dalla luce, invece di scurire, possa sbiancare.Realizza
così, dopo 10 anni di tentativi, la Vista dalla Finestra di Gras,il positivo di una ripresa
dell’ambiente esterno alla soffitta: è un paesaggio con architetture di scarsissima nitidezza
impresso su una lastra di peltro spalmata di Bitume di Giudea e lasciata nella camera oscura
per 10 ore, arco di tempo in cui il sole, i cui raggi filtravano attraverso il foro della camera
oscura, ha completato il suo percorso fino all’orizzonte,per cui non è possibile definire l’ora
esatta. Niepce battezza la sua creazione con un nome di origine greca: eliografia, scrittura del
sole e la spiega dicendo che “la scoperta che ho fatta, consiste nel riprodurre
spontaneamente, mediante l’azione della luce con le degradazioni di tinte dal nero l bianco, le
immagini ricevute dalla camera oscura”.Nel 1827 Niepce fa un viggio a Londra per assistere il
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fratello malato e ha un incontro con i rappresentanti della Royal Society ma non ottiene risutati
in quanto non vuole svelare il tipo di sostanza utilizzate; lascia però in dono a Francois Bauer il
manoscritto con la relazione sull’eliografia . Louis Jacques
Mandè Daguerre stringe amicizia con Niepce, con il quale
stringerà un accordo nel 1829 in cui quest’ultimo porterà la sua
invenzione e Daguerre porterà una nuova combinazione della
camera oscura, i suoi talenti ed il suo spirito d’impresa.Nel
1833 Niepce muore e all’accordo subentra il figlio Isidore, che
avrà però una parte marginale nella storia della fotografi. Sir
John Herschel fu il primo, nel 1839 ad utilizzare i termini
“fotografia”, “istantanea”, “positivo” e “negativo”.
Protesi tecnologiche e punti di vista
Dal 1822 Niepce utilizzerà il Bitume di Giudea, che ha la proprietà di indurire se esposto alla
luce del sole, assumendo una colorazione bianco pallido.Prendendo spunto dalla litografia di
Senefelder del 1796, Niepce lo spalma su una lastra, prima di pietra, poi di peltro, poi di rame
placcato e poi di vetro,mettendola a contatto con un’incisione o una litografia resa trasparente
grazie alla cera o all’olio. Espone poi tutto alla luce che passando attraverso la carta
trasparente indurisce il bitume esposto ma lo lascia molle laddove è coperto dalla traccia del
disegno sovrapposto. Lavando via il bitume dopo l’esposizione con olio di lavanda, Niepce
ottiene una sorta di matrice, che può inchiostrare e stampare a contatto e che chiamerà
fotoincisioni. Prendendo spunto dalle fotoincisioni, decide di spalmare il Bitume di Giudea su
una lastra di peltro ed inserirla nella parete di fondo della camera oscura che aveva
posizionato sul davanzale della finestra, con l’obiettivo rivolto al paesaggio: il bitume si è
indurito e imbiancato nelle parti colpite dal sole mentre la parte metallica del supporto mostra
le zone di ombra. Successivamente scopre di poter annerire ulteriormente le parti metalliche
della lastra con i vapori di iodio e riesce ad eliminare il bitume indurito con l’alcol ma i tempi di
ripresa restano comunque lunghissimi.Egli descrive i suoi lavori con il termine Points de vue,
sottolineando che quello fotografico è solo uno dei possibili sguardi sul mondo e che in quanto
tale è soggettivo ma che, per lui, ha come unico obiettivo di copiare la natura con la massima
fedeltà. Cap. 3 – Boulevard Du Temple (Louis-Jacques-Mandè Daguerre 1839)
Alla morte di Niepce, ogni futura sperimentazione porterà il nome di Daguerre. Nel 1835, dopo
aver provato la fotosensibilità del cloruro d’argento, egli scopre l’IMMAGINE LATENTE, cioè il
fenomeno grazie al quale una lastra di rame argentato inserita nella camera oscura può
rivelare, dopo essere stata sottoposta ai vapori di mercurio, la porzione di realtà rimasta
impressa, dopo un’esposizione,inizialmente di mezz’ora,ma poi, perfezionata la fissazione con
sale comune e acqua calda, di pochi minuti.Nel 1837 realizza un’immagine che ha come
oggetto una natura morte che risulta molto più nitida e chiara rispetto all’immagine di Niepce.
Nel suo Boulevard du Temple, Daguerre riesce ad isolare la prima figura umana, anche se
tutto il resto dei dettagli in movimento è andato perduto.Daguerre si rivolge a Francois
Dominique Arago, membro della Camera dei Deputati, che decide di patrocinare la sua
scoperta e che in una seduta storica dell’Accademia delle Scienze di Parigi, annuncia il 7
gennaio del 1839 la nascita della fotografia e successivamente Arago si adopererà per
l’acquisizione dei diritti dello Stato francese( cosa che avvenne dopo che un incendio distrusse
il Diorama di Daguerre), assegnando a Daguerre e ad Isidore Niepce un vitalizio.Daguerre
viene poi incaricato di scrivere un manuale (Historique et descriptions des procedes du
daguerreotype et du diorama) e di tenere alcune dimostrazioni pubbliche sul funzionamento e
firma un contratto con Casa Giroux per la commercializzazione di apparecchi in legno da lui
autenticati, che da il via alla diffusione dell’invenzione, il dagherrotipo, costituito da immagini
tratte dalla realtà e impresse su piccole lastre metalliche (20x15cm massimo)che vengono
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custodite in astucci di cuoio, velluto o cartone. Le parti chiare sono date dall’amalgama di
mercurio e argento, le ombre dalle parti non esposte che
lasciano scoperta la lastra specchiata.Come in un’immagine
allo specchio, la destra e la sinistra risultano invertite e
l’immagine è unica e non riproducibile.
Il fascino della copia unica
L’unicità del dagherrotipo sarà il motivo principale
dell’abbandono repentino di questa tecnica fotografica, dopo
brevissimo tempo, anche se il concetto di unicità sarà ripreso
nel ‘900 con l’invenzione della Polaroid e della fototessera,
avvenuta nel 1947 ad opera di Edwin Land. Il primo modello, chiamato Modello 95, è
pieghevole e produce immagini color seppia.
La pellicola Polaroid Land, consiste in un’emulsione negativa e carta positiva avvolte su due
rulli separati tramite gusci contenenti prodotti chimici. “Dopo aver scattato la foto, si tirava una
linguetta che faceva passare tra due rulli, portandoli in intimo contatto, il negativo esposto, la
carta positiva ed il guscio con i prodotti chimici “(Wade).Il guscio si rompe facendo spandere i
prodotti chimici tra negativo e positivo e trasferendo l’immagine dall’emulsione negativa alla
carta, dove si forma il positivo.Le Polaroid saranno al centro nella poetica delle sessioni porno
soft di Carlo Mollino (anni 60 e 70), degli autoritratti intimi di Robert Mapplethorpe (anni 70),
delle ricognizioni voyeuristiche sulla Tokio Hard degli anni 90 di Nobuyoshi Araki e dell’arte no
hands look di Andy Warhol, apparentemente povera.
La Polaroid diventa un simbolo assoluto della poetica Pop. Un esempio molto famoso è anche
quella che nel 1978 testimoniava che Aldo Moro fosse ancora vivo.Oggi la Polaroid è più viva
che mai: con Lady Gaga come direttore creativo e l’ultima scommessa è quella di avere un
apparecchio digitale che, mentre scatta l’immagine ed istantaneamente la stampa, possa nel
frattempo permettere di modificarla, applicandole i filtri di Instagram, per condividerla
immediatamente sul web.
Mapplethorpe Robert
Sottomissione, 1974 Autoritratto, 1983 Autoritratto, 1988 Patty Smith 1979
Brian Ridley e Lyle Heeter, 1979 Jmmy Freeman 1981
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Nobuyoshi Araki 1991 1991
Andy Warhol Autoritratto, 1964 Autoritratto in Photomatic, 1964 Elvis
Triplo, 1964 Incidente del sabato, 1964
Cap. 4 – Finestra con telaio a griglia (William Henry Fox Talbot 1835)
Con l’ufficializzazione della nascita della fotografia, il matematico e botanico londinese William
Henry Fox Talbot, scrive alla Royal Istitution di Londra per rendere note le sue scoperte e far
esaminare i suoi prototipi (1839). E’ lui stesso a leggere pochi giorni dopo presseo la Royal
Society un testo esplicativo del metodo da lui individuato, Appunti sull’arte del disegno
fotogenico, ossia sul procedimento mercè il quale gli oggetti naturali possono disegnarsi da
soli, senza l’aiuto della matita dell’artista. Egli ebbe l’ispirazione durante un viaggio in Italia, a
Bellagio, sul lago di Como nel 1833. Come tanti utilizzava la camera lucida di
Wollaston(prisma di vetro sormontato da un ‘asta di legno che veniva fissata su una tavoletta
su cui era posto un foglio di carta), con cui ricalcava schizzi di paesaggio. Successivamente,
sovrapponendo degli elementi naturali (foglie, fiori ma anche tessuti) a fogli di carta resi
fotosensibili (essendo stati immersi in una soluzione di sale da cucina e nitrato d’argento) e in
seguito all’esposizione, una volta tolti gli oggetti, egli ottiene la loro impronta in negativo
(immagini off-camera, ovvero senza l’utilizzo della camera oscura).
Talbot prova ad applicare le sue scoperte alla camera oscura, ottenendo il primo negativo
fotografico della storia, Finestra con Telaio a Griglia, nel 1835.
A differenza del Dagherrotipo, copia unica ma dai dettagli accurati e precisi,piacevole allo
sguardo, il negativo fotografico di Talbot era riproducibile per un numero infinito di copie ma di
qualità decisamente inferiore: per questo inizialmente sarà il primo ad avere più successo.
Il brevetto sarà comunque depositato nel 1841 e sarà noto con il nome di CALOTIPIA (da
Kalos, bello). A Talbot si deve anche la pubblicazione del primo libro fotografico della storia:
The Pencil of Nature, del 1844, seguito dal Sun Picture in Scotland del 1845, che vendettero
poche copie a causa della lentezza dell’uscita dei vari esemplari. I soggetti
principali sono paesaggi, persone in posa, piccoli oggetti e la famosa scopa
appoggiata allo stipite di una porta aperta.
Disegno Fotogenico, 1839 Da The pencil of Nature, 1843
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La scrittura dell luce
Johann Heinrich Schulze fu uno di quegli studiosi che
sperimentò per la messa a punto definitiva della fotografia.
Scoprì che l’acido nitrico mescolato all’argento scurisce una
volta posto sotto i raggi del sole (da bianco a rosso). Thomas
Wedgwood continua gli esperimenti con il chimico Humphrey Davy , realizzando delle
immagini a contatto (cioè negative) mettendo alcuni oggetti su varie superfici, spalmate di
sostanze fotosensibili che se sottoposte alla luce, lasciano la loro impronta. Tuttavia non riuscì
ad individuare la sostanza in grado di fissare quelle impronte( cosa che verrà fatta più tardi da
Talbot): si limita ad osservarle alla luce di una candela.
Tra i più famosi artisti che utilizzano la tecnica dell’Off-Camera (la fotografia senza macchina)
ci sono sicuramente Man Ray, con i Rayographs, Laszlo Moholy-Nagy con i Fotogrammi e
Christian Schad con le Schadografie.
Man Ray Rayograph, 1925 Rayograph, 1925 Lacrime di
vetro, 1930 Meret Oppenheim, 1930 George Braque, 1933
E’ un artista ambiguo, in bilico tra le poetiche del caso (disse di aver scoperto questa tecnica
casualmente )e l’automatismo antiautorale che i rayographs promuovono e un piacere visivo
e formale della composizione.
Laszlo Moholy-Nagy
Fotogramma, 1923 Balconi del Bauhaus, 1925
Nonostante sia per Moholy-Nagy che per Christian Schad le forme delle loro off-camera
risultino più geometriche e minimaliste o referenziali rispetto alla realtà, è comunque
privilegiato un aspetto linguistico, che pone le loro esperienze più vicine alle tendenze
contemporanee delle correnti pittoriche costruttiviste e stratte piuttosto che a una dimensione
concettuale-comportamentista, come l’idea del fare automatico avrebbe suggerito.
Cap. 5 – Autoritratto in figura di annegato (Hippolyte Bayard 1840)
Con questa immagine viene dichiarata la morte di Hippolyte Bayard, da suicida, per
annegamento volontario nella Senna.Si può pensare che il corpo sia stato fotografato da un
addetto alla sicurezza o da un medico per documentarne la morte violenta.Bayard, come
Talbot, è un altro che sta studiando il procedimento fotografico e all’annuncio di Arago e
Daguerre, riprende i suoi vecchi studi e li sottopone all’Istituto di Francia.Arago però sembra
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voler sponsorizzare solo la scoperta di Daguerre ed evitare che nuove scoperte possano
distogliere l’attenzione su esse e paga un rimborso di 600 franchi per comprare il suo silenzio.
Bayard organizza allora una mostra delle sue immagini (prima mostra fotografica pubblica) ma
neanche questo serve a catalizzare l’interesse sulle sue scoperte. Così, il 18 ottobre 1840 si
fotografa in quest’opera chiamata Le Noyè, come un morto annegato, con il corpo
seminudo,esanime. E’ un insieme di tre scatti sul cui retro, un lungo testo scritto di suo
pugno,spiega di essere Hippolyte Bayard, inventore che ha destato grande ammirazione che
non gli è valsa un penny, motivo per il quale si è tolto la vita. Egli in realtà si prende una
grande rivincita nella storia della fotografia: questa è la prima dimostrazione della potenzialità
della fotografia di dichiarare il falso (oltre ad essere la rappresentazione del primo corpo nudo
in fotografia).
Il recuper
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