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Inizio I sec. a.C.: Atene ha periodo politicamente turbolento  dittatura di due filosofi peripatetici

Aristione e Atenione + alleanza con Mitridate.

Reazione di Roma: Silla assedia Atene (Filone di Larissa si trasferisce a Roma) e distrugge i

giardini dell’Academia.

Fuga di Filone (ultimo scolarca) + distruzione Academia  scuola di Platone cessa definitivamente

di esistere e diventa una meta turistica (Cicerone a Proclo).

In questo contesto il platonismo torna al centro della scena.

Crisi di Atene come del centro filosofico per eccellenza  diffusione di scuole filosofiche in tutto il

mondo conosciuto (Roma, Rodi, Alessandria…).

Prima epoca imperiale = epoca della diffusione della filosofia.

Conseguenze del decentramento della filosofia:

Introduzione di nuovi modi di fare filosofia:

secoli ellenistici  dibattito fra scuole

età imperiale  esegesi dei testi ritenuti autorevoli.

Interesse per i testi nasce perché le scuole ateniesi fino ad allora avevano svolto il ruolo di

guardiane dell’ortodossia. Con la nascita di nuovi centri meno legati fra loro è necessario ripensare

il senso delle scelte filosofiche.

Risposta si trova nei padri fondatori. Convinzione che la verità fosse già stata rivelata e si dovesse

riportarla alla luce.

Viene stimolato il lavoro editoriale di:

- Andronico (su Aristotele)

- Trasillo e Dercillide (su Platone)

Lavoro del filosofo: interpretazione delle dottrine del maestro fondatore.

Seneca critica questa tendenza filologica: è uno sfoggio di erudizione inutile per i problemi della

vita quotidiana.

Invece l’esegesi contribuirà a un rinnovamento radicale della filosofia.

• In cerca di identità: una mappa del (medio)platonismo

Per il platonismo la situazione in età imperiale comportò una crisi d’identità  molte interpretazioni

di Platone divergenti o incompatibili fra loro.

Tentativi di appropriazione di stoici e peripatetici (vogliono far sembrare Platone l’erede imperfetto

delle loro teorie) e simpatizzanti del pitagorismo delle dottrine platoniche.

Altri tentano di dare interpretazione radicalmente scettica, pirroniana.

Produzione dei platonici va in due direzioni diverse:

1. Problema della compatibilità o meno di Platone con scetticismo academico in un momento

in cui si stanno affermando posizioni dogmatiche.

Tendenza a escludere fase ellenistica (tradimento secondo Antioco, secoli oscuri secondo

Proclo). Solo Plutarco difende l’unitarietà dell’Academia: propone interpretazione dialettica

e dualista di Arcesilao. Mostra che tentativi di costruire una filosofia su basi empiriche sono

destinati a fallire. Gli academici ellenistici hanno mostrato la necessità del dualismo

platonico.

2. Prendere posizioni rispetto alle critiche a Platone nei trattati di Aristotele

Riflessione sulla filosofia ellenistica intesa in senso generale:

- Epicureismo: condannato da tutti

- Stoicismo: polemica contro lo scetticismo può condurre a una rivalutazione dello stoicismo

(Antioco). In fondo Zenone (fondatore dello stoicismo) era un allievo dell’Academia e in

molti punti ci sono tante somiglianze.

Tranne Plutarco (sempre antistoico), altri platonici sono meno netti: cercano di riadattare

dottrine stoiche a metafisica platonica.

- Aristotele: ritorna dopo secoli di oblio. È il problema più spinoso. Distinzione fuorviante fra

platonici favorevoli a conciliazione con Aristotele e altri contrari. È meglio distinguere tra chi

si oppone a ogni conciliazione (Attico) e chi usa dottrine aristoteliche per costruire un

sistema platonico.

Si tratta comunque di discussioni fra platonici (obiettivo non sono Stoici o Aristotele).

La combinazione fra questi fattori produce diversi orientamenti all’interno del platonismo.

Prima distinzione:

minoranza unitaristica (accettare esperienza scettica) vs. maggioranza separatista (ostile).

Ma il problema resta chiarire in che cosa consistesse il platonismo.

Opzioni più influenti:

1. Platonici stoicizzanti: tradizione interessata a confronto con lo stoicismo (ad Atene in

particolare).

Antioco, Attico, Lucio, Nicostrato, Severo, Longino.

2. Platonici pitagorizzanti: Opposizione alla tradizione scettica (delle correnti pitagorizzanti)

Ad Alessandria: Eudoro e Trasillo

Italia: Moderato di Gades

Coste anatoliche: Nicomaco di Gerasa e Numenio di Apamea

Il problema maggiore è però il rapporto con Aristotele.

Tentativo di integrare Aristotele in Platone: Alcinoo in Insegnamento delle dottrine di Platone

Apuleio di Madaura in De Platone et eius dogmate

Questa ricchezza di orientamenti: chiamata “eclettismo” in senso dispregiativo per indicare scarsa

coerenza. Anche il termine “medioplatonismo” indica che questa tendenza è considerata una

preparazione per il neoplatonismo.

Invece questa molteplicità di interpretazioni è uno dei momenti più vivi nella storia del platonismo.

• Edizioni e classificazioni: a scuola dei platonici

Linee condivise che permettono di considerare il medioplatonismo un unico fenomeno:

1. Platone è il filosofo che per primo ha rivelato la verità

2. Compito del platonico è ricostruire il sistema dottrinale partendo dai dialoghi (soprattutto

il Timeo)

La 2 linea non è scontata: Platone ha tante voci ma non tante dottrine.

Platonici sono obbligati dal confronto con stoici e aristotelici a mostrare che la loro filosofia poteva

essere articolata in un sistema che dava conto della complessità del reale.

Ambiguità che si notano nei dialoghi obbligano i platonici ad andare oltre quello che c’è scritto nei

testi

 differenza esegetica rispetto all’esegesi aristotelica che si fermava alla lettura del testo. Questo

criterio spiega il perché della varietà di soluzioni proposte.

Nel Prologo di Albino 3 problemi da cui partire per lo studio di Platone:

1. Che cos’è un dialogo?

2. Come si dividono i dialoghi di Platone?

3. Con quali dialoghi bisognerebbe iniziare la lettura di Platone?

Due tipi di classificazione dei dialoghi:

- Per caratteri (contenuti)

- Per tetralogie (divisione più usata in età ellenistica)

Entrambe (di più quella per caratteri) puntano a bloccare tentativi di interpretare in modo

scettico.

Difficile trovare due autori che condividano la stessa sequenza di lettura dei dialoghi.

Qualsiasi ordine di lettura vuole costruire un percorso per condurre alla comprensione dei

principi primi divini  platonismo si configurerà come una teologia.

Questo è il terreno comune per tutte le scuole platoniche dell’età imperiale.

• Eudoro e gli inizi del platonismo ad Alessandria

I sec a.C.: Eudoro di Alessandria prima figura di rilievo.

Da Alessandria è passato anche Antioco di Ascalona  punti di convergenza fra i due (interesse per

stoicismo e Academia antica).

Alcuni studiosi sono stati portati a ipotizzare esistenza di una scuola di Antioco di cui sarebbe stato

allievo Eudoro  da qui origine del platonismo dottrinale.

Ma abbiamo poche informazioni.

Ci sono anche molti punti di divergenza fra i due.

Testimonianza più importante su Eudoro: commento di Simplicio alla Fisica di Aristotele contiene

citazioni di Eudoro.

Attesta il nuovo modo di fare filosofia: esegesi (recuperare la verità degli antichi maestri)

Dottrina dei pitagorici non ha niente a che fare con il pitagorismo delle origini  viene da

interpretazione di Timeo di Platone e Metafisica di Aristotele.

Distinzione tra due ordini di principi:

- Vero principio (archè): Dio

- Elementi costitutivi della realtà

Da questa interpretazione del Timeo considerato testo di Platone più influenzato dal

pitagorismo.

Aristotele: aveva affermato divisione tra principio trascendente e elemento immanente  ma aveva

usato questa distinzione contro Platone, lo accusava di non aver compreso importanza del

principio trascendente (causa efficiente e divina).

Operazione di Eudoro: difendere Platone dalle accuse di Aristotele cercando nei suoi scritti le

dottrine di cui aveva rimproverato l’assenza.

Se è vero che Platone segue il pitagorismo e che distinzione principio/elementi è pitagorica, allora

accusa di Aristotele è infondata.

Per salvare Platone dalle critiche lo si è aristotelizzato. Gli è stata attribuita una dottrina

aristotelica.

Ne consegue un rovesciamento della lettera del Timeo  nel dialogo platonico il ruolo principale era

quello delle idee e quello del Demiurgo solo di intermediario; con Eudoro invece Demiurgo diventa

il dio supremo (causa efficiente) e le idee sono cause formali.

In questo periodo ad Alessandria vengono prodotti molti scritti apocrifi aristotelici che pretendevano

di essere quelli di cui si erano serviti Platone e Aristotele:

- Sulla natura del cosmo e dell’anima di Timeo di Locri  influenza il Timeo

- Sulle categorie di Archita  influenza le Categorie.

Archita è la figura di maggior rilievo.

Scrive Sui principi: ci sono due ordini di causalità

- principio trascendente: Demiurgo, Dio, Motore

- elementi immanenti, cause formali che ordinano la materia: idee

questa dottrina dei 3 principi (Dio, idee, materia) domina nella prima epoca imperiale, ha il

consenso di tutti i platonici.

Questa testimonianza rappresenta i tratti distintivi del platonismo, soprattutto alessandrino:

1. punto di vista metodologico  filosofia è esegesi dei testi autorevoli (soprattutto il Timeo)

2. punto di vista storiografico  pitagorismo torna ad essere un punto di riferimento per

capire senso della dottrina di Platone: gesto di rottura con scettici e con Antioco che non

avevano mai inserito Pitagora tra le fonti di ispirazione.

3. Punto di vista dottrinale  problema del platonismo è la relazione con le critiche di

Aristotele

Pregiudizio: esegesi è una pratica incapace di originalità.

Eudoro smentisce: primo esempio delle potenzialità del nuovo modo di fare filosofia.

• Dottrina dei principi

Costanti che permettono di muoversi su un terreno comune:

- Filosofia di Platone intesa come sistema perfetto della verità;

- Atteggiamento religioso: convinzione che filosofia debba culminare nella teologia

Per questo discussione sul primo principio è così importante.

Causa di tutto: primo principio divino, vero essere.

Divinità è altro dal mondo (≠ stoici)  ripresa del dualismo sensibile/intellegibile (primato

dell’intellegibile).

Variazioni dettate dalla difficoltà di adattare questa dottrina al Timeo:

1. Problema testuale: riguarda la natura del Dio

Timeo: si parla del Demiurgo

Repubblica: si parla dell’idea di Bene

Prima soluzione: identificare Demiurgo e idea di Bene, poiché una delle proprietà

o essenziali del Demiurgo è la bontà

Distinzione Bene (causa ultima dell’universo, non coinvolto nella sua creazione) e

o Demiurgo (secondo Dio, opera concretamente)  per salvaguardare la trascendenza

del Bene

Questa è la soluzione di Numenio di Apamea

Distinguendo ancora si arriva a gerarchia di 3 principi: primo totalmente trascendente,

terzo=anima (prefigurazione della triade di Plotino: Uno, Intelletto, Anima)

2. Problema relazione ordine intellegibile/realtà sensibile

Insistenza sulla trascendenza porta alla necessità di conciliare piani distinti della realtà.

Separazione: preserva la divinità dalle imperfezioni del mondo sensibile. Ma bisogna

spiegare come il mondo sensibile dipenda dall’intervento della divinità.

Soluzione “aristotelica”: idee e numeri svolgono funzione mediatrice.

o Risultato: dottrina dei 3 principi (Dio, Idee/numeri, materia)

Questa teoria è possibile solo forzando il Timeo: Demiurgo è principio divino e idee

hanno funzione mediatrice, subordinata (contrario del testo di Platone).

Influenza di Aristotele: nella Metafisica aiuto su come pensare relazione Dio/idee 

idee sono pensieri di Dio (Alcinoo: le idee sono in relazione a Dio). Sono i pensieri

perfetti delle cose secondo natura che Dio pensa quando dà ordine alla materia.

Sono punto di riferimento per la conoscenza umana.

Questa soluzione non risolve tutte le difficoltà: se le idee sono pensieri di Dio si rischia che

la loro autonomia venga meno

Soluzione “stoica” (Attico, Longino):

o Longino: la sua soluzione mostra la capacità dei platonici di appropriarsi di tesi altrui

e riadattarle. Riprende la teoria stoica dei lekta: distinzione tra atto di pensiero e

contenuto del pensiero che sussiste di per sé.

Da qui sia tesi della dipendenza delle idee da Dio, sia tesi della loro sussistenza

fuori da una mente ed eterna.

Teoria delle idee è lo snodo più importante. Proprio su questo punto rottura di Plotino con il

medioplatonismo. Plotino vs. Longino: identifica idee e intelletto.

Nella prima età imperiale la dottrina dei 3 principi è dominante.

Anche per quanto riguarda la materia ci sono dei problemi: possibilità di intendere la materia come

principio.

Spunto per il “terzo principio” viene dal Timeo, ma in realtà questa nozione riconduce ad Aristotele

o agli stoici.

Intendere la chora platonica come materia è una deviazione: Aristotele e gli stoici sentono la

necessità di una causa materiale, mentre la chora non ha il ruolo di principio.

Plutarco e Numenio attribuiscono ruolo di principio opposto a quello divino non alla materia, ma a

un’anima malvagia e irrazionale.

• Questioni cosmologiche: il dibattito sull’eternità dell’universo

Problema cosmologico della creazione del mondo.

In che senso il mondo “fu generato”? Creazione del mondo in senso temporale o senso allegorico

perché il mondo è eterno?

Aristotele criticava l’assurdità di una creazione nel tempo.

L’Academia antica attribuiva a Platone la tesi aristotelica di eternità del cosmo.

Maggior parte dei medioplatonici sostiene la soluzione degli Academici antichi.

Ma oppositori all’interpretazione allegorica: Plutarco e Attico.

Problema non è l’eternità del cosmo ma il fatto che rischia di crollare l’idea di un Dio artefice e

provvidente (Attico bolla Aristotele come ateo).

Interesse teologico non esclude indagine scientifica: sembra che a scienza sia una via privilegiata

per la teologia per capire bellezza e bontà dell’universo.

In questo periodo c’è una reale ripresa scientifica: Plutarco Sulla faccia della luna  tesi che la luna

non è un corpo igneo e etereo, ma della stessa natura della terra (contrasta con tesi aristotelica di

divisione mondo sublunare/sovralunare).

Lo scritto unisce mito e scienza sullo stesso piano di dignità e collaborano a concezione teologica

della realtà.

• La dottrina della conoscenza e la logica

Persistenza di tematiche ellenistiche nel platonismo della prima età imperiale.

Teoria della conoscenza: platonici convinti che una corretta ricostruzione della filosofia platonica

possa risolvere i problemi a cui si erano dedicati inutilmente stoici, scettici, epicurei.

Didascalikos di Alcinoo: problema epistemologico del criterio.

Impostazione dualistica platonica conduce a risultati nuovi.

Stoici: concezioni comuni = patrimonio di concetti comuni a tutti gli uomini in quanto esseri

razionali, si

formano secondo meccanismi naturali, garantiscono corretta rappresentazione del mondo.

Alcinoo: teoria corretta ma incompleta, incapace di spiegare come si formano queste concezioni

nelle menti degli uomini. Se si pretende che partano da esperienze sensibili  si cade

nell’instabilità

delle sensazioni, da cui l’impossibilità della conoscenza.

Alcinoo riprende questa critica stoica, senza accettare conseguenze scettiche.

Altra possibilità: concezioni sono innate perché dipendono da una esperienza conoscitiva

prenatale (visione delle idee)  esperienza sensibile serve a risvegliare negli uomini la conoscenza

delle idee, questa conoscenza serve come criterio di verità.

Conclusione: la realtà non può essere conosciuta di per sé, ma solo nella misura in cui partecipa

della realtà intellegibile.

Questa teoria però non risolve il problema della conoscenza, ma lo sposta su un altro piano: la

discussione riguarda la conoscenza delle idee.

Per risolvere il problema doveva esserci identificazione idee/concezioni comuni che doveva

fondarsi su una conoscenza esaustiva delle idee. Ma i medioplatonici non possono sostenere

questo.

Riconoscono che possesso delle idee precede incarnazione dell’anima  quindi uomini non

possono raggiungere la vera conoscenza nella dimensione mondana.

Rischio di ricaduta nello scetticismo.

Plutarco aveva difeso unitarietà dell’Academia, ma non si può parlare di scetticismo academico nel

caso di Plutarco.

Secondo lui scettici ellenistici possono essere considerati all’interno della tradizione platonica

perché hanno mostrato che lo scetticismo è conseguenza a cui è condannato chi condivide una

gnoseologia di tipo empirista.

Alcinoo=Plutarco: del sensibile non si può dare conoscenza scientifica.

Problema: quando si passa sul piano intellegibile, unico che può dare vera conoscenza  a questo

riguardo consapevolezza dei limiti della conoscenza è atteggiamento che caratterizza il vero

platonico = “scetticismo metafisico”.

Per lo scetticismo academico: problema epistemologico  impossibilità di avere un criterio capace

di mettere gli uomini in relazione con la realtà.

Per i platonici: problema ontologico  riconoscimento che la realtà intellegibile scappa a una piena

comprensione.

Prima età imperiale non sembra essere interessata alla logica (che in età ellenistica godeva di

attenzione). Solo i peripatetici si sono dedicati a questa riflessione.

Sulle Categorie i platonici danno prova di originalità, soprattutto platonici avversi ad Aristotele:

polemiche su presunte incongruenze del testo aristotelico e riflessione su problema della sostanza.

Per mostrare che le realtà intellegibili possono essere interpretate come sostanze.

• Le dottrine etiche e il problema del fato

Problemi etici:

medioplatonici  la misura della virtù e quella della felicità devono essere ricondotte al principio

divino (non solo mondo umano).

Non basta adeguarsi alle leggi di questo mondo, ma assimilarsi a Dio, che è altro da noi e da cui

dipendiamo.

Da “vivere secondo natura”  ad “assimilarsi a Dio”

Questa teoria comporta una concezione dell’anima: anima non è omogenea, è divisa in 2 parti

(razionale e irrazionale; parte irrazionale si divide in 2  coerente con Repubblica, Fedro, Timeo).

Parte irrazionale si collega al corpo e alle sue esigenze che devono essere contenute.

Parte razionale permette di avvicinarsi al principio divino. Assimilarsi al divino = riscoprire il divino

che è in noi.

In cosa consiste l’assimilazione al Dio?

Introduzione di gerarchia divina dà inizio a interpretazioni diverse:

- Assimilazione al primo Dio. Obiettivo  vita dedita alla contemplazione.

- Assimilazione al secondo Dio. Obiettivo  ideale attivo, pratico.

Platonici hanno cercato di difendere entrambe le posizioni, dando prova di fedeltà a Platone per

cui era importante unione dimensione pratica/ teoretica.

Per assimilarsi a Dio bisogna produrre ordine e armonia nella propria anima. Solo un’anima

ordinata può contemplare ed essere simile agli dei.

Tema del fato e del determinismo:

nei dialoghi è difficile rintracciare una posizione chiara. Necessità di conciliare credenza nella

provvidenza e autonomia dell’agire morale degli uomini.

Punto di riferimento polemico: stoici.

Soluzione del platonismo: fato condizionale = fato funziona come una norma giuridica: non

impone comportamenti precisi per gli esseri umani, sancisce però le conseguenze delle scelte

compiute.

Scelte sono libere, conseguenze sono necessarie.

Così si difende la presenza divina e la necessità di un agire responsabile umano.

• Numenio e i platonici pitagorizzanti

Da I sec. a.C. (da Eudoro in poi): rientro della tradizione pitagorica nel platonismo.

Ma non è una effettiva ripresa della filosofia.

Dottrine di questi pitagorici sono più vicine a Plutarco che a Filolao e Archita. Si parla più di un

platonismo pitagorizzante  Moderato di Gades, Nicomaco di Gerasa, Numenio di Apamea,

Eudoro, Trasillo.

Non è una tradizione alternativa al platonismo, ma la convinzione che la filosofia di Platone sia

stata influenzata dal pitagorismo: opinione accettata da tutti i platonici.

Si distinguono per il maggior interesse per dottrine non scritte della Monade e della Diade.

Si caratterizzano per l’interesse per la ricerca matematica; ma simili interessi sono condivisi anche

da altri filosofi  studio della matematica necessario per comprendere la filosofia di Platone, ma

non pretende di sostituirsi alla dialettica nello studio di realtà eterne.

Dottrine metafische e cosmologiche: insistono sul ruolo di mediatori dei numeri piuttosto che delle

idee.

Dipendenza evidente dal platonismo: vogliono ricostruire una cosmologia a partire dal Timeo.

Numenio di Apamea:

ancora più nettamente appartenente al campo platonico.

Rivendicazione di superiorità di Pitagora ma manca attenzione alla matematica che caratterizzava

questi filosofi.

Punto di riferimento: Platone, Timeo.

Visse nel II sec a.C. in Siria (importante centro del platonismo). Considerato con interesse da

neoplatonici (a differenza degli altri medioplatonici) e dai cristiani.

In uno scritto accusa gli academici di aver tradito il messaggio autentico di Platone, che era una

versione più chiara di Pitagora. Accusa rivolta a tutti gli Academici (fin da Senocrate), ma

soprattutto a Plutarco che aveva difeso interpretazione unitaria.

Inoltre tenta di collegare Platone/Pitagora a tradizioni orientali.

Numenio mostra di apprezzare Gesù.

Obiettivo: costruire una teologia ecumenica  unire in un sistema i diversi cammini percorsi

dall’uomo per ricongiungersi a Dio.

Questo “appello all’Oriente” non è assoggettamento del platonismo a tradizioni sapienziali. Platone

è il criterio per valutare la bontà di queste dottrine orientali.

Religione e filosofia: due fonti parallele di sapienza. La filosofia è misura della verità della religione.

Numenio sfrutta la religione per difendere le sue idee metafisiche.

Apporta soluzioni originali: da impostazione dualista (anima malvagia vs. principio intelligente) 

articola il primo principio su più livelli distinguendo fra Dio trascendente e principio creatore

dell’universo.

Permette di subordinare al Bene della Repubblica il Demiurgo del Timeo.

Il secondo Dio va inteso in senso duplice:

- Intelletto che pensa (idee)

- Dio che ordina concretamente il mondo (Demiurgo)  contempla e riceve la facoltà del

giudizio, governa il mondo. Demiurgo così non è superiore alle idee.

Dualismo, contrapposizione tra due anime riguarda l’uomo.

Legame dell’anima irrazionale con la materia e il male  produce in Numenio atteggiamento

ascetico e desiderio di fuga verso principi divini.

Anticipa tendenze che avrebbero trovato pieno sviluppo nel neoplatonismo.

• Il platonismo e le religioni orientali

Diffusione capillare del platonismo: ha contribuito la curvatura teologica del movimento nelle

relazioni con le tradizioni religiose orientali (in questo contesto avviene l’incontro con il

cristianesimo).

Due casi degni di nota:

1. Oracoli Caldaici

Testimonianza del successo del platonismo.

Collezione di oracoli che Giuliano (figura misteriosa) avrebbe ricevuto dagli dei e dall’anima di

Platone (divinizzazione di Platone).

La teologia degli oracoli è una nuova versione della dottrina dei principi medioplatonica.

Gerarchia di 3 dei:

- Intelletto supremo: Padre

- Secondo intelletto: Figlio, a cui si ispira:

- Anima del mondo: Ecate

Riferimenti evidenti a Numenio e al Timeo  ipotesi che sia stata formulata ad Apamea.

Si distinguono per l’ansia soteriologica che li anima: introducono nel platonismo il problema della

teurgia (credenza nella possibilità di entrare in contatto diretto con gli dei).

Solito problema del platonismo: possibilità di ricongiungimento con i principi primi.

2. Gnosticismo:

53 trattati gnostici in lingua copta che migliorano le conoscenze su un movimento conosciuto solo

per le polemiche dei cristiani.

Gruppo di 11 trattati: si distinguono per impiego di dottrine e termini delle scuole filosofiche

(soprattutto platoniche)  gnosticismo sethiano: importanza a Seth, vero figlio di Abramo e vero

salvatore.

Obiettivo: illuminare il credente perché scappi dal mondo ritenuto opera di un Demiurgo malvagio.

Gnostico = colui che possiede la vera conoscenza.

Insistenza sull’importanza della conoscenza e elementi delle cosmologie si trovano anche nel

platonismo contemporaneo.

Cosmologia:

- Principio primo, trascendente: Uno inconoscibile, Spirito invisibile

- Regno dell’Intelletto divino tripartito: Eone di Barbelo  che abbraccia 3 subeoni che

presiedono a un altro regno.

- 3 regni psichici inferiori (caratterizzati da tempo e movimento): contengono le anime che

trasmigrano

- Mondo fisico

Sembra che sia una suddivisione ispirata da Numenio.

Non è condivisibile l’ipotesi per cui gli gnostici sethiani abbiano avuto ruolo attivo nel platonismo.

È accertata la ripresa di termini e dottrine in ambiti religiosi estranei al platonismo  producono

distorcimenti della filosofia platonica.

Proliferazione di livelli metafisici (eoni): applicazione artificiosa di spunti platonici usati per rendere

meno confuso il sistema.

Plotino vuole ribadire differenze fra platonismo e gnosticismo.

In questo Plotino/Porfirio sarebbero stati d’accordo con Numenio/Plutarco: centro della riflessione

è Platone  questo distingue il platonismo dalle riappropriazioni delle religioni sapienziali.

• Una filosofia per l’impero

Indicativo del successo del platonismo: impatto sul mondo letterario.

Grazie alla mediazione degli scrittori la filosofia diventa parte della paideia = sistema di valori su

cui si fonda la società imperiale.

Platonismo ha ruolo di rilievo: figure di spicco di quel periodo attive in diversi campi:

- Massimo di Tiro :

retore. Scrive opere di divulgazione su temi più discussi delle scuole filosofiche. Per un

pubblico desideroso di essere rassicurato sulle questioni della divinità, della provvidenza,

della possibilità di salvezza individuale.

Opere di due convinti platonici: Vite parallele di Plutarco e le Metamorfosi di Apuleio.

Sono espressioni della filosofia platonica: trasposizione letteraria delle oscillazioni tra fuga

contemplativa e impegno politico.

- Plutarco :

Racconto delle imprese degli eroi greci e romani. Si interroga sulla possibilità della filosofia

di contribuire al miglioramento della società umana.

Incontro filosofia divina/storia umana: Vita di Dione  allievo prediletto di Platone per

seguire i precetti platonici rischia di danneggiare la città.

- Apuleio:

avventure di Lucio sono viaggio di un’anima protesa verso il divino

4. IL TRIONFO DEL SISTEMA: IL NEOPLATONISMO

III sec d.C.: neoplatonismo

Nel XVIII sec termine aveva una valenza negativa: tradizione esausta, che ha poco in comune con

filosofia di Platone perché preda dell’irrazionalismo e delle tradizioni religiose orientali  problema è

l’eterno dilemma tra Oriente e Occidente.

Ma il neoplatonismo è un fenomeno greco e prima di tutto filosofico: le sue vicende dipendono da

interessi filosofici.

Condizionamenti e influenze esterne non significano esclusione di temi filosofici.

Neoplatonici si presentano come esegeti della verità di Platone.

Considerazioni:

- Rapporto neo e medioplatonismo:

si tende a pensarle come due filosofie completamente diverse. Ma è una valutazione sbagliata.

Differenze si producono a partire da uno sfondo comune (quello delle scuole filosofiche e del

tentativo di produrre esegesi coerente dei dialoghi).

Opposizione medio e neoplatonismo implica opposizione:

periodo libero vs. periodo chiuso del platonismo.

I due periodi vengono lodati o biasimati a seconda della posizione degli studiosi.

Ma il neoplatonismo non è una filosofia monolitica: ci sono tensioni a partire da uno sfondo

comune.

La migliore introduzione al neoplatonismo è quella che ricostruisce la varietà e ne comprende le

ragioni (dipendono dalle ambiguità degli scritti di Platone).

• Una mappa del neoplatonismo. La prima fase: Ammonio e Porfirio

Ammonio Sacca (175-243)

Tra i suoi allievi ad Alessandria alcuni dei più importanti filosofi del tempo: Longino, Origene,

Plotino…

Obiettivo: conciliare Platone e Aristotele.

Bisogna stabilire l’identità degli allievi:

- Origene

È il grande teologo cristiano?

Sembra che abbia accusato Plotino di aver tradito il patto di non divulgare l’insegnamento

di Ammonio. Ma quali insegnamenti Plotino avrebbe rivelato?

Molti degli allievi di Ammonio non condividono novità di Plotino. Quindi perché dovremmo

attribuire ad Ammonio dottrine di Platone che gli altri allievi contestano?

Longino e Origene: primo principio=intelletto divino (come medioplatonici)

Longino vs. Plotino: sul tema degli intellegibili

Aristotele: tema fondamentale per i neoplatonici (come lo era per i medioplatonici).

Ammonio fu una personalità rilevante ma non possiamo dire con certezza che si stato un

innovatore.

- Plotino

Abbiamo informazioni biografiche grazie a Porfirio.

Nacque nel 205 a Licopoli in Egitto. Vita movimentata.

Frequenta Ammonio ad Alessandria, accompagna imperatore Gordiano nella campagna orientale

(vuole conoscere filosofia di Persiani e Indiani). Dopo la sconfitta va a Antiochia poi a Roma dove

inizia a insegnare.

In contatto con imperatore Gallieno. Cerca di fondare in Campania una città di filosofi: Platonopoli,

ma non riesce. Muore nel 270.

Inizia a scrivere tardi (forse per il giuramento di non divulgare le tesi di Ammonio)

I suoi scritti vengono organizzati da Porfirio nelle Enneadi, 6 gruppi di 9 trattati:

Argomento morale

o Fisica

o Cosmologia

o Anima

o Intelletto

o Uno

o

• Lo sviluppo del platonismo tra III e IV secolo: il contrasto tra Porfirio e Giamblico

Allievo più importante di Plotino: Porfirio

Nato a Tiro in Fenicia.

Frequenta le lezioni di Longino, poi quelle di Plotino a Roma.

Trasferimento: simbolo del passaggio a una nuova forma di platonismo.

Tenta di salvare l’esegesi medioplatonica rendendola compatibile con le tesi di Plotino.

Plotino: primo platonico interessato a un confronto serrato con trattati di Aristitele.

Porfirio: primo platonico che scrive commenti sistematici ad Aristotele per dimostrarne la coerenza

con il pensiero di Platone.

Scrive un trattato di introduzione alle Categorie: Isagoge che avrà fortuna strepitosa.

Interesse per il pitagorismo: Vita di Pitagora, Sull’astinenza delle carni, Filosofia degli oracoli,

Epistola a Marcella.

Richiamo al pitagorismo e tentativo di subordinare tradizioni orientali a Platone non sono elementi

nuovi per il platonismo imperiale.

È nuovo l’uso che si vuole fare delle tradizioni orientali.

Progetto di costruire una tradizione filosofia greca unitaria che ruoti intorno a Platone: polemica

anticristiana  i valori della filosofia platonica sono difesi come baluardo della cultura classica

pagana.

Cristiani consapevoli della pericolosità della polemica di Porfirio (Contro i cristiani)

Presto Porfirio viene offuscato dal suo allievo: Giamblico di Calcide.

Giamblico ha aperto una scuola ad Apamea in polemica con il suo maestro.

Rottura con Porfirio: riguarda la teurgia.

Giamblico rivendica la necessità delle pratiche rituali fondamentali per entrare in contatto con le

realtà divine.

Per Porfirio: unica via è quella della filosofia

Per Giamblico: serve la teurgia.

Giamblico nega che sia una caduta nell’irrazionalismo, in fatti questa svolta dipende anche da

problemi filosofici.

Difesa delle pratiche teurgiche e esaltazione degli Oracoli caldaici  queste aperture non implicano

un rifiuto della riflessione filosofica.

Anzi a Giamblico si devono 2 innovazioni:

1. Innovazione dottrinale:

riguarda la svolta pitagorizzante. Con Giamblico Pitagora ha una posizione di assoluto

rilievo che deve orientare la ricerca filosofica.

Conseguenze di questa scelta rispetto ad Aristotele: rovesciamento della posizione di

Porfirio.

Porfirio: atteggiamento sobrio  cerca di comprendere Aristotele e rimanda lo studio delle

verità metafisiche del platonismo.

Giamblico: commento ad Aristotele non deve partire solo da problemi aristotelici ma deve

svilupparsi secondo principi intellettuali platonici/pitagorici = “dottrina intellettuale”

Fonti pitagoriche su cui poggia non sono originali ma pseudo-trattati del I sec a.C. in cui è

forte l’impronta platonica.

Tentativo di “pitagorizzare Aristotele”  “platonizzazione di Aristotele”.

2. Organizzazione scolastica:

seleziona il canone dei dialoghi di Platone secondo l’assunto che ogni dialogo ha un tema

unico e centrale.

Lettura di Platone: percorso di purificazione etica e intellettuale conduce l’anima a

comprensione di se stessa e dei principi primi.

Alcibiade primo: conoscenza di sé è la base per l’indagine delle realtà esterne

o Gorgia, Fedone: virtù etiche

o Cratilo, Teeteto: studio delle realtà logiche (nomi e concetti)

o Sofista, Politico: studio del mondo fisico

o Fedro, Simposio: realtà teologiche

o Filebo: primo contatto con il Bene

o

Inoltre lettura di due dialoghi:

Timeo: mondo fisico

o Parmenide: teologia

o

Per queste innovazioni Giamblico può essere considerato il secondo fondatore del neoplatonismo.

Tra i filosofi più rinomati alcuni allievi di Giamblico, riuniti poi nella scuola di Pergamo dove si sentì

importante la teurgia.

Molti di questi filosofi hanno un ruolo di primo piano nella corte imperiale: Sopatro di Apamea,

Massimo di Efeso, Crisanzio, Prisco.

Accanto a questi altri autori poco propensi a accettare novità di Giamblico: Teodoro di Asine e

Dessippo (più vicini a Porfirio).

Su una distanza lunga il modello di Giamblico prevale ad Atene tra IV e V sec dove fiorisce una

comunità platonica.

• La scuola di Atene

Ad Atene rifiorisce tradizione filosofica neoplatonica:

inizio V sec: Plutarco di Atene, Siriano, Proclo, Marino, Isidoro, Zenodoto, Damascio.

Obiettivo: costruire una “scienza teologica” che tenga insieme interessi mistici/salvifici e

argomentazioni rigorose dei dialoghi.

- Siriano :

contributo sulla tradizioni sapienziali  Accordo tra Orfeo, Pitagora, Platone e gli Oracoli caldaici.

Convinzione che la tradizione platonica fosse il crocevia della tradizione religiosa.

Ruolo anche nell’interpretazione dei dialoghi  pratica esegetica percepita come parte del percorso

di conversione dell’anima verso principi divini e intellegibili.

Dopo che Plotino ha oscurato l’Academia scettica e il medioplatonismo: storia del platonismo =

storia dell’interpretazione del Parmenide + tentativo di attribuire giusto livello di realtà alle ipotesi

discusse nel dialogo.

Plotino: trova nel dialogo principio assolutamente trascendente seguito da 2 ipostasi.

Proclo: rende conto “scientificamente” di tutte le ipotesi.

Arriva ad affermare che di tutti i testi avrebbe salvato solo il Timeo (verità sul mondo fisico)

e gli Oracoli caldaici (intesi come equivalenti al Parmenide).

Importanti anche le altre tradizioni pagane (esprimono in modo diverso le stesse verità).

Obiettivo di questi autori: rimettere insieme in una “teologia scientifica” questa tradizione pagana,

mostrandone la coerenza (bersaglio polemico: cristianesimo, molto disprezzato dai platonici).

- Damascio di Damasco

Anima critica: condivide questo progetto ma arriva a esiti diversi da quelli di Proclo (si riavvicina a

Giamblico).

Anima  ne nega l’impassibilità

Principio primo  tali livelli di trascendenza da rasentare la negazione assoluta.

La ricerca dei platonici termina in una ignoranza assoluta.

Scuola ateniese era ancora in grado di incidere sulla realtà circostante (tant’è che Giustiniano la fa

chiudere nel 529).

Dopo la chiusura Damascio + 7 filosofi va in Persia alla corte di Cosroe I sperando di trovare

terreno fertile per la filosofia. Ma nel 532 rientrano nei confini dell’impero romano. Possono

continuare a professare le proprie credenze religiose a patto di non divulgarle.

• Il neoplatonismo ad Alessandria

Anche se la scuola di Atene chiude, ad Alessandria continuano a insegnare Platone e Aristotele.

Problema: stabilire i rapporti tra i due centri di cultura.

Storico tedesco Prachter: i filosofi alessandrini si concentrano di più su Aristotele e si dedicano a

problemi logici e fisici.

Hadot: sostiene esattamente l’opposto.

Scuole di Atene e Alessandria rimangono strettamente connesse: stesso impianto dottrinale  gli

accidenti nella trasmissione dei testi ci impediscono di ricostruire le relazioni.

Probabilmente la verità sta nel mezzo:

diversa situazione ad Alessandria  diverso sviluppo del platonismo (più interessato ad aspetti

logici e scientifici invece che a quelli teologici  poco rilievo di testi orfici e caldaici).

Conseguenze nel rapporto con i cristiani:

ad Atene contrasto insanabile ≠ ad Alessandria permeabilità tra i due mondi (studenti e maestri

cristiani).

Pensatori di maggior rilievo: Ammonio, Giovanni Filopono, Simplicio di Cilicia.

- Ammonio

Noto per le accuse ricevute.

Allievo di Proclo ad Atene. Iniziatore dell’esegesi alessandrina.

Accusa di tradimento: unico a continuare ad insegnare dopo un’indagine antipagana (sospetto che

si fosse accordato con un patriarca cristiano).

Ammonio non parla molto di teurgia, ma continua a sostenere tesi incompatibili con dogmi cristiani

(eternità dell’universo, per cui è attaccato dal suo allievo Zaccaria).

- Giovanni Filopono

Allievo di Ammonio. Platonico cristiano.

Contro la tesi di eternità dell’universo: attacca una tesi che quasi tutti i platonici avevano condiviso.

Lo scritto in cui polemizza è datato nel 529  ipotesi di opportunismo per ingraziarsi le autorità

imperiali.

- Simplicio

Rappresentante esemplare della tradizione scolastica alessandrina: filosofia completamente risolta

nell’esegesi.

Presenta il platonismo come il culmine della filosofia greca.

Assiste alla fine del mondo pagano, ma contribuisce alla sopravvivenza della filosofia che inizia a

diffondersi nei territori limitrofi.

• La dottrina dei principi: l’Uno e la struttura gerarchica della realtà

Filosofia neoplatonica si sviluppa nello stesso contesto di quella medioplatonica: stessi problemi,

stessi percorsi.

Differenze e novità: più rigore nelle risposte e più consapevolezza su ciò che le scelte filosofiche

comportano.

Medioplatonici: spesso incerti davanti alle ambiguità che emergono dai testi di Platone.

- Plotino :

netto nelle scelte compiute  per questo la sua filosofia è uno spartiacque nella storia del

platonismo.

Dottrina dei principi:

tesi che rompe con tutte le teorie precedenti. Nei trattati ci sono molte descrizioni del primo

principio (Bene, Dio, causa ultima…) ma queste qualificazioni fanno parte di un discorso

persuasivo.

Le proprietà che gli attribuiamo non sono proprietà del primo principio, ma nostre.

Invece l’Uno è assolutamente semplice e completamente altro.

Si deve parlare dell’Uno secondo una “via negativa”, “teologia negativa” = bisogna parlarne

negando i predicati che si è portati ad attribuirgli.

L’Uno è assenza di determinazioni, è prima di tutte le cose, è privo di forma.

Questa è una delle teorie più interessanti della storia del platonismo antico: è una brillante

interpretazione di Platone:

come Numenio  appoggio a questa tesi in: Repubblica (idea del Bene come principio al di là di

tutto)

più di Numenio  “al di là” anche dell’essere, l’Uno trascende anche l’essere.

Per i medioplatonici: Parmenide è un esercizio logico e dialettico.

Per Plotino: è il dialogo metafisico e teologico per eccellenza  nella discussione delle ipotesi

dell’Uno si dispiega la struttura metafisica della realtà.

Parmenide da Plotino diventa il dialogo più importante.

Con questa tesi trova una soluzione a uno dei problemi più dibattuti: salvaguardia dei principi primi

(problema del terzo uomo  enfatizzando la differenza ontologica causa/causato, negando che la

cusa possieda il causato risolve il problema).

Conseguenze filosofiche:

problema centrale della filosofia greca: ricerca del principio primo.

Se la molteplicità delle cose si caratterizza per il suo essere composita, bisogna trovare la causa

che tiene insieme tutti questi aggregati  la causa deve essere semplice.

Se la realtà sensibile si caratterizza per il suo carattere composito, il principio non deve far parte

del mondo sensibile  la causa deve essere altro.

Per i platonici in genere “altro” era il mondo intellegibile delle idee, ma anche questo mondo manca

di semplicità e unità.

È necessario porre un altro principio ancora superiore.

Compito della filosofia è cercare la causa semplice che riesce a garantire l’unità degli aggregati.

Causa prima non deve essere elemento corporeo (presocratici, stoici, epicurei) né un principio

intellegibile (platonici precedenti)  è l’Uno.

Dottrina dell’Uno è un punto di svolta: su di essa si concentrano le riflessioni dei successori di

Plotino.

Contiene spunti contradditori:

- carattere assolutamente trascendente si scontra con la tesi secondo cui Uno è principio di

tutto.

- Nelle Enneadi ci sono anche descrizioni positive dell’Uno.

Viste le difficoltà ci sono diverse tendenze che enfatizzano un aspetto piuttosto che l’altro

1. Porfirio

L’ Uno è presentato come essere puro, anteriore a ogni determinazione.

Strategia di Porfirio: conciliare Plotino con la tradizione medioplatonica  senza negare la tesi di

Plotino, la presenta in modo che non sembri troppo lontana da Numenio o Alcinoo.

Questa interpretazione gode di molta fortuna nei secoli successivi

2. Giamblico

vs. Porfirio: radicalizza la tesi di Plotino in direzione opposta.

Postula esistenza di un principio totalmente indicibile che precede l’Uno.

3. Proclo

Tenta di mediare le due posizioni.

Rifiuta nettamente la tesi di Giamblico di un principio superiore all’Uno.

Rimprovera a Porfirio di aver contaminato la semplicità dell’Uno.

Quindi introduce un ulteriore livello di mediazione fra l’Uno e le idee: le enadi.

Uno resta completamente trascendente e semplice perché sono le enadi che precontengono il

molteplice.

Questo però sposta il problema su un altro livello: rapporto tra enadi e Uno ripropone le stesse

difficoltà di quello fra Uno e intelletto.

Tendenza dei neoplatonici: aumentare i livelli di realtà.

Questa ricerca di termini medi non è in grado di risolvere il problema.

4. Damascio

Riprende lo spunto di Giamblico in modo ancora più radicale.

Non si può parlare dell’Uno come di un principio: il principio è coordinato con le cose di cui è

causa.

Tra principio/trascendenza: incompatibilità insanabile.

È necessario porre un’entità al di là dell’Uno, ancora superiore, separata e trascendente.

Bisogna rinunciare a qualunque tentativo di descriverlo, anche parlarne in via negativa è

fuorviante.

Resta solo il silenzio per la suprema ignoranza.

Conclusioni di Damascio però vanificano gli intenti di Platone: voleva chiarire la realtà che ci

circonda, parlarne correttamente e non tacere.

• Dall’Uno ai molti: l’Intelletto, l’anima

Se l’Uno è semplice e trascendente come può generare la realtà molteplice?

La caratterizzazione dell’Uno rischia di separarlo dalle cose molteplici.

Soluzione di Plotino: dottrina dell’emanazione  la produzione a partire dall’Uno è come quella di

un raggio luminoso che irradia calore da un centro.

Teoria di Plotino può essere così articolata:

1. Permanenza: l’Uno permane in sé nella sua perfezione

2. Processione: da questa sovrabbondante perfezione procede altro; trabocca e la sua

sovrabbondanza produce altro.

Tutto ciò che è perfetto tende a generare qualcosa di successivo a sé.

Tesi della “doppia attività”: in ogni cosa ci sono due forme di attività  una propria della

natura della cosa, l’altra che deriva come conseguenza (il fuoco brucia e scalda

l’ambiente).

3. Conversione: movimento di ritorno verso la fonte e causa.

Idea che la vera causa è la causa finale. Solo ricongiungendosi alla sua causa ciò che è

prodotto può realizzare la sua natura.

Desiderio di realizzare la propria natura spinge al ricongiungimento con la causa.

3 aspetti nella relazione principio/principiato:

Conversione è modificazione del movimento che proviene dal principio

o Movimento di conversione scaturisce da un desiderio, senso di mancanza. La cosa

o generata deve essere consapevole della sua separazione e così si riconosce come

distinta dalla fonte.

Nella conversione la cosa generata produce la propria interpretazione della causa

o generante.  si produce un nuovo ordine della realtà.

Dalla potenza sovrabbondante dell’Uno procede un’attività indistinta che diventa Intelletto.

Processo di generazione non comporta una modificazione del primo principio.

Idee, compongono l’Intelletto, (modello della realtà fisica)  non sono presenti nell’Uno ma si

producono nella conversione dell’Intelletto verso la sua fonte.

Così Plotino è riuscito a spiegare formazione della realtà senza venir meno al requisito di diversità

fra principio e ciò che dipende dal principio.

Ipostasi dell’Intelletto:

Intelletto che contiene e pensa le idee non è una novità (medioplatonici: idee sono pensieri di Dio).

Modifica di Plotino: idee sono allo stesso tempo soggetto e oggetto del processo conoscitivo  non

solo oggetti conosciuti ma anche soggetti conoscenti.

Richiamo al frammento di Parmenide: “la stessa cosa è pensare e essere”

Sofista: principi intelligibili hanno movimento, vita e pensiero.

Metafisica: descrizione di Dio come pensiero, atto e vita.

Tesi molto originale: su questo punto polemica con Longino e separazione con il mediplatonismo.

L’Intelletto è “tutte le cose insieme”  ogni idea in quanto pensiero, coglie le altre idee

identificandosi con esse e venendo colta da esse a sua volta.

Nell’intuizione soggetto e oggetto sono la stessa cosa  ciascuna delle idee diviene intelletto

pensante.

Relazione parte/intero nell’Intelletto: il tutto contiene le parti ed è implicito in ognuna di esse.

Livello dell’Intelletto è il più alto grado di unitarietà raggiungibile dalla molteplicità.

Ipostasi dell’Anima:

ulteriore incremento di molteplicità e dispersione.

Intelletto: prima forma di dualità, limitata dal fatto che soggetto = oggetto.

Anima invece rimane incorporea, libera da condizionamenti spaziali, ma la sua attività è nel mondo

dei corpi (estesi e plurali).

Ecco le 3 ipostasi (= 3 livelli di realtà intelligibile) secondo Plotino.

Differenze epistemologiche: nell’Anima la conoscenza non è più totale e immediata; è passaggio

da un contenuto di pensiero all’altro.

Duplicità di funzioni: attività di pensiero (vicina all’Intelletto) e funzione produttrice (mondo

sensibile).

Anima è tramite fra mondo intelligibile delle idee e mondo sensibile del divenire (garantisce

l’omogeneità del tutto).

I corpi sono nell’Anima perché sono contenuti nella potenza causale dell’Anima.

I neoplatonici successivi cercano di avvicinare il più possibile i piani Uno, Intelletto e Anima.

• L’universo sensibile e il problema del male

Mondo sensibile: punto più basso dell’universo plotiniano.

Manca di una potenza causale e dipende dalle realtà superiori.

Bisogna però evitare di insistere solo su una visione negativa della realtà sensibile perché è pur

sempre un prodotto dell’Anima  è armonica, per quanto imperfetta è immagine del mondo divino.

Plotino riprende spunti dello stoicismo: aveva insistito sulla bellezza e sulla coerenza del mondo.

Vs. gnostici: universo è prodotto di un Demiurgo malvagio e irrazionale.

Nell’analisi dei costituenti del mondo (corpi) si confronta con Aristotele  riprende:

- la dottrina delle categorie

- distinzione materia/forma

- distinzione potenza/atto

obiettivo di Plotino: mostrare che le teorie aristoteliche funzionano solo in un sistema platonico.

Dottrina della sostanza:

distinzione materia/forma, dando priorità alla forma. Si mostra che la forma non può essere

quella inerente ai corpi ma quella trascendente.

La materia (ciò che resta del processo di derivazione dell’Uno) non può ricevere le forme.

Polemica antignostica: lo costringe a enfatizzare la bellezza e unitarietà del cosmo

Polemica antiaristotelica: conduce a svuotamento ontologico del mondo sensibile.

Dottrina del male:

che cosa sono e da dove vengono i mali?

La loro origine è nella materia (Plotino)

Nelle Enneadi ci sono due dottrine difficili da conciliare:

1. Materia come privazione di Bene

La materia deve essere inclusa in un processo di derivazione dall’Uno (per non andare

incontro a un dualismo). È l’ultimo residuo indeterminato, passività pura.

In quanto assenza di Bene  è male.

2. La materia è un ostacolo all’imposizione delle forme, dell’ordine, del Bene.

Ha un senso più attivo, come se fosse un principio opposto all’Uno che esercita causalità

negativa.

È il male in sé.

Proclo risolve questa tensione.

Rifiuta di identificare male e materia.

1. La materia è l’ultima espressione dell’Uno.

Se la materia coincidesse con il male allora l’Uno sarebbe il sommo male (la causa è al

sommo grado ciò che sono i suoi effetti).

2. La materia-male non può avere sussistenza autonoma perché introdurrebbe una forma di

dualismo.

La materia ha un valore più neutro.

Il male non è mai il fine di una azione, è il risultato del mancato conseguimento di un fine.

Il male non ha esistenza propria, ma parassitaria; riguarda esseri imperfetti (corpi).

Per i corpi il male consiste nel mancato raggiungimento dei loro fini, mancato accordo con la

natura.

I neoplatonici hanno ripreso il programma di Plotino di costruire una fisica platonica nel confronto

con Aristotele, con un cambio di prospettiva.

Concordano con Plotino vs. Aristotele ritenendo che le realtà fisiche sono un derivato e non

costituenti basici.

≠ Plotino: vogliono integrare le dottrine di Aristotele nel sistema platonico.

Non si scarta Aristotele ma se ne sottolinea l’inferiorità rispetto a Platone.

Tesi di fondo dei neoplatonici: universo non può essere spiegato a partire dai principi fisici ma

dipende dai principi intelligibili.

Diversamente dai materialisti, Aristotele aveva subordinato la fisica alla metafisica  per questo lo

studio dei suoi trattati è parte integrante degli studi platonici.

Però Aristotele si era ostinato nello studio del mondo fisico senza concedere la dovuta importanza

alla cause trascendenti  in questo consiste il suo limite.

Per i neoplatonici lo studio del mondo fisico è introduzione allo studio del mondo intelligibile, in

quanto il mondo fisico è prodotto dagli “dei”.

Problema cosmologico dell’eternità dell’universo:

tutti i neoplatonici: il Timeo non va inteso alla lettera  il mondo fisico esiste eternamente.

Questo non significa però che il mondo fisico sia ingenerato: è eterno e generato perché dipende

da altre cause. Universo diviene eternamente nel tempo perché è generato da principi divini

intelligibili (che sono eterni ma non sono nel tempo).

Il platonismo cristiano (Giovanni Filopono) riapre la questione  tesi della creazione nel tempo.

Simplicio: ci mostra che il problema non è solo cosmologico.

Il Timeo infatti non è solo una cosmogonia ma anche una teogonia: spesso si parla del mondo

sensibile come di una divinità.

Difendere la sua eternità significa difendere anche il suo carattere divino.

Come Plotino, anche gli ultimi neoplatonici dopo aver sottolineato l’imperfezione dell’universo

sensibile, devono esaltarne il carattere divino.

• La dottrina dell’anima e il dibattito sulla natura umana

L’Anima occupa una posizione particolare, tra l’intelligibile e il sensibile.

Pur appartenendo al primo livello è in contatto con il secondo. Ha la funzione di mediare tra due

livelli altrimenti incomunicabili.

Discorso sull’anima è uno strumento privilegiato per parlare dell’essere umano.

Che cos’è l’essere umano?

- Da un lato, siamo corpi che vivono in un sistema di relazioni causali costruito dalla natura

- Dall’altro, abbiamo capacità che ci portano al di là del mondo fisico.

Come rendere conto di questa specificità?

Anima e sue molteplici funzioni.

- Da un lato, l’anima è il principio della vita, fa si che un organismo corporeo viva.

- Dall’altro, è il principio della conoscenza e delle attività intellettuali.

Questa duplicità di funzioni implica una duplice opzione.

Noi siamo la nostra anima, ma cos’è l’anima?

Funzione della vita ci inserisce nel sistema naturale; funzione intellettuale ci fa trascendere dal

mondo della natura. Noi siamo duplici.

Opzioni:

1. Siamo un essere composito in cui l’anima giuda il corpo


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Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher noemicalgaro di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia antica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Bonazzi Mauro.

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