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Il platonismo

L'Academia antica

Platone, i platonici e il platonismo

Apparentemente sembra facile dare una definizione di platonico: Platonico = chi crede alla verità della dottrina di Platone e si propone di difenderla. Filosofia di Platone = sistema filosofico compiuto e perfetto. Il platonico deve spiegare questo sistema mostrandone la superiorità.

Problema: davvero esiste un sistema filosofico di Platone evidente delle cui coordinate non si può dubitare? Delineare il profilo del platonico è molto più difficile. Bisogna tenere conto della differenza Platone/platonismo e dell'ambiguità del termine "platonico".

(Marx: uno dei pochi filosofi ad avere pari prestigio di Platone. Marx e marxismo non sono sovrapponibili. Marxiano (chi ricostruisce il pensiero di Marx); marxista (chi si rifà a lui per adattarlo a nuovi contesti).

Problema del platonismo: chi era platonista si è presentato come platonico. Nell'antichità non esiste un platonismo unico, ma una serie di platonismi in competizione fra loro perché Platone voleva dire tante cose. Punto di partenza dei diversi platonici: i dialoghi e l'adesione all'Academia. Quando Academia chiude nel I sec. a.C. → riconoscimento del platonico dato dall'importanza riservata ai testi, prima contava solo l'adesione alla scuola. Inizialmente akademaikos = seguace di Platone, poi platonikos.

L'Academia antica e i suoi protagonisti

387: Platone va a Siracusa dal sovrano Dionisio il Vecchio che sembrava interessato alla filosofia. Quando Platone sostiene che il governo spetta al più giusto e non al più forte, Dionisio si adira insultandolo. Platone risponde che si è comportato da tiranno. Sovrano lo consegna a un commerciante spartano per farlo vendere come schiavo. Ad Egina però Platone viene salvato da Anniceride che gli compra un terreno nell'Academia dove vivere e insegnare. Probabilmente in questa vicenda c'è poco di vero. Academia = parco dedicato all'eroe Academo, poco fuori da Atene. Tra il 390 e il 380 Platone compra un pezzo di terreno lì dove fonda la sua scuola.

Morte di Platone: 347 a.C. → diventa scolarca il nipote Speusippo fino al 339. Viene scelto lui probabilmente per mantenere in famiglia la proprietà e perché era il più anziano. Apporta grande contributo filosofico (Diogene Laerzio dice che compose molte opere). Successore: Senocrate di Calcedone (vince su Menedemo di Pirra e Eraclide Pontico. Aristotele era assente alle elezioni, disprezza Senocrate). Senocrate molto amato dai suoi contemporanei per doti morali. Cambia il contesto storico → cambiano interessi dell'Academia: riflessione pratico-morale (due diadochi successivi: Polemone di Atene, Cratete di Atene).

Gli scolarchi non sono le uniche personalità di rilievo. Filippo di Opunte: aveva aiutato Platone nella stesura delle Leggi, autore dell'Epinomide (che doveva completare le Leggi). Eraclide Pontico: tra Academia e Peripato aristotelico, si interessa di problemi fisici (difende atomismo, sostiene immortalità dell'anima anche se dice che è materiale, fatta di luce). Eudosso di Cnido: matematico e astronomo. Crantore di Soli: primo commentatore dei dialoghi, autore di Sul dolore. Aritotele di Stagira: 367-347 era possibile candidato scolarca. Rapporto con Platone è complesso. Il suo percorso filosofico è partito dall'Academia, criticando e sviluppando il progetto di Platone.

L'Academia e Platone

Le vicende della prima Academia sono un enigma:

  • Era una sorta di tiaso, confraternita religiosa dedita al culto delle Muse?
  • Le sue finalità erano prevalentemente politiche? (presentata come scuola di libertà o fucina di tiranni)

Siccome è difficile ricostruire un quadro: gli studiosi facilmente le attribuiscono modelli tipici di epoche recenti. Identificazione scuola platonica-istituzioni moderne → convinzione che attività filosofica dell'Academia si esaurisse nell'adesione e nella difesa del pensiero di Platone. Epicrate: è incauto parlare di ortodossia nella scuola → tutti discutono le tesi platoniche. Tesi più probabile: i problemi su cui Platone si concentra sono centrali per tutti gli academici (centralità di Platone resta indiscussa), ma non adesione obbligata alle sue tesi → gli academici verificano le sue tesi, vengono in suo soccorso mettendole alla prova. Discussioni focalizzate sugli stessi problemi + massima libertà nel portarle avanti = grandezza della prima Academia.

La dottrina dei principi e l'abbandono della teoria delle idee

Speusippo

Da Aristotele sappiamo che abbandona la teoria delle idee. Teoria delle idee: non centrale come dicono i moderni. Quello che è centrale in Platone è la distinzione tra piano del sensibile e piano dell'intellegibile. Compito: spiegare la necessità e il senso di questa distinzione. Teoria delle idee era nata per spiegare per assolvere a questo compito, ma già Platone era consapevole delle difficoltà cui andava incontro. Tesi di Speusippo vuole fondare in modo diverso la distinzione metafisica → si può parlare di riflessione filosofica come boetheia (soccorso) prestato alla filosofia di Platone. Soluzione: matematizzazione della realtà ↓ Fondamento della realtà: principio primo (Uno) + principio del molteplice = numeri e altre realtà. Invece che le idee, sono i principi il fondamento ultimo della realtà. Uno e molteplice sono principi sufficienti per fondare la realtà. La perfezione del numero basta per modellare le cose sensibili (le idee sono inutili).

Perché abbandono totale delle idee a scapito dei numeri? Idee non sono in grado di svolgere il compito per cui sono state introdotte. Problema epistemologico: la conoscenza per essere tale ha bisogno di oggetti immutabili che possano essere compresi pienamente. Ma per conoscere davvero un'idea bisognerebbe padroneggiare tutti i rapporti che questa intrattiene con le altre idee → compito infinito. Invece i numeri possono essere compresi in definizioni e quindi possono svolgere il loro compito epistemologico. Le grandezze geometriche invece sono i costituenti elementari della realtà. La teoria però introduce sostanziali modifiche: problema delle idee: avendo rapporto di somiglianza con le realtà sensibili rischiano di incorrere nel problema del "terzo uomo" (è sempre necessario un ulteriore principio → regresso all'infinito). Speusippo invece ha trovato una soluzione: il principio non possiede ciò di cui è causa. Questo però priva il primo principio di connotazione positiva → la teoria è un'ontologia senza spazio per l'assiologia (= teoria che rende conto dei valori). Questa teoria spiega la realtà così come è e non il suo valore. Per Platone però le esigenze assiologiche sono prioritarie: vuole indicazioni di valore per regolare le proprie azioni. Principi di Speusippo sono cause ed elementi costituenti, non modelli.

Obiezioni teoriche: Aristotele concorda con l'inutilità delle idee, ma fa notare che sostenendo il carattere trascendente dei principi primi Speusippo li rende inutili per spiegare la realtà: se i numeri sono trascendenti come possono fondare le cose materiali? Come la matematica può spiegare il mondo sensibile? Se il processo causale emerge a ogni livello: rischio di universo episodico composto da elementi slegati. Speusippo non è riuscito a risolvere tutte le difficoltà.

Senocrate

Più conservatore di Speusippo: salva le idee. All'origine rimane una dualità di principi: Uno (Monade) e Diade (principio della molteplicità). Da questi due si generano i numeri ideali da cui si produce tutto il resto. Senocrate offre una sistematizzazione della realtà a partire dai primi due principi (no discontinuità di Speusippo, ma universo ben organizzato e legato). Fin qui Senocrate è molto simile a Speusippo, anche se più sistematico.

Poi però divergenze sui numeri ideali (e quindi difesa delle idee): Platone aveva parlato dei numeri (ideali e matematici) e delle idee. Speusippo aveva tenuto solo i numeri matematici come entità separate dal mondo sensibile. Senocrate identifica numeri e idee → numeri ideali (unità indivisibili e eterne) ≠ numeri reali (combinabili fra loro, possono essere divisi). Questa identificazione è un vantaggio: i principi sono sia modelli che elementi costituenti della realtà. Senocrate dà una definizione della realtà che rimarrà normativa per i platonici: idea = causa esemplare delle cose costituite eternamente secondo natura. La definizione ribadisce il ruolo esemplare delle idee (di modelli) e il loro campo di applicazione: riguarda gli enti naturali (non artefatti), in particolare le specie (che sono eterne a differenza degli individui).

Problema: sovrapponendo numeri ideali e numeri matematici rischia di distruggere la matematica (numeri ideali non possono essere sottoposti a operazioni matematiche). identificazione idee-numeri: come si fa a mettere insieme entità così distinte con funzioni così diverse? (idee come modelli, numeri come elementi).

Eudosso di Cnido

Una delle classiche critiche alle idee: trascendenza rispetto alle cose sensibili di cui dovevano essere principio. Senocrate e Speusippo non misero mai in discussione questo assunto. Eudosso parla di mescolanza idee-cose come di "bianco"/colore e "bianco"/cose bianche. Aristotele critica le conseguenze impossibili di questa tesi. Anche se dottrina aristotelica della forma come principio parte dalla stessa consapevolezza della difficoltà di Eudosso. Aristotele sa che l'unico modo per salvare distinzione sensibile e intellegibile è rifiutare la trascendenza e la separatezza principi ideali-formali.

L'Academia e le scienze: cosmogonia, cosmologia e matematica

Discussione sui principi serve a rendere conto della realtà nella sua complessità → di ciò che dipende dai principi: le realtà sensibili. Ricerca segue la direzione tracciata da Platone. Timeo → 2 problemi principali: cosmogonico e cosmologico.

  • Problema cosmogonico
    • L'universo è eterno o creato?
    • Dibattiti su questa questione servono per capire meglio dinamiche interne all'Academia.
    • Delineano ruoli di Platone (promotore della ricerca, libertà di pensiero) e Aristotele (critica i suoi interlocutori).
    • Timeo è il punto di partenza → realtà vere: intellegibili; cose sensibili prive di consistenza e dipendenti dai principi ideali.
    • Questa dipendenza fa sì che si possa parlare dell'universo come generato. Ma generazione in senso reale (creazione temporale) o generazione logica (dipendenza dai principi primi)?
    • Platone è volutamente reticente: nel Timeo parla del Demiurgo come artigiano divino (sembra si parli di creazione temporale) che porta il disordine all'ordine.
    • Ma è solo un racconto verosimile o va inteso alla lettera?
  • Tesi di Speusippo e di Senocrate vengono in aiuto di Platone per difenderlo dalle critiche di Aristotele. Aristotele: il Timeo difende la tesi sbagliata della creazione nel tempo. Invece l'universo è eterno. Academici: Platone non va letto alla lettera, si tratta di una creazione logica. Ma l'interpretazione degli Academici è davvero una dottrina platonica? Tesi dell'universo eterno è sicuramente aristotelica. Probabilmente academici la adottarono e attribuirono a Platone. Da qui tentazione di definire il platonismo come risultato di una aristotelizzazione di Platone. Aristotele è insomma una presenza ingombrante nel platonismo.
  • Problema cosmologico
    • Ricostruire modelli che spieghino il funzionamento attuale dell'universo Platone: universo è diviso in più sfere ↓ Al centro terra immobile. All'esterno volta celeste che ruota in cui sono infisse le stelle In mezzo 7 sfere (per il movimento di Sole, Luna e 5 pianeti) Ma gli astronomi registrano molte irregolarità in questo modello.
    • Eudosso di Cnido risolve queste difficoltà: i pianeti si muovono secondo la risultante dei movimenti di più sfere (che hanno grandezze diverse, assi inclinati diversamente, velocità diverse). → questo spiega le apparenti irregolarità nel movimento degli astri.
    • Questo modello (intervento di Aristotele e poi di Tolomeo) durò fino alla rivoluzione scientifica di Copernico e Galilei.
  • Interesse riservato alla matematica e alla geometria: Platone aveva raccolto intorno a sé importanti matematici e li sfidava sempre con nuovi problemi. Probabilmente questa immagine di lui è stata costruita a posteriori e fondata sulla Repubblica. Academici riservavano attenzione ai numeri ma le loro tesi riguardano più la metafisica che la matematica.

Epistemologia e dialettica

Academici interessati però alle potenzialità della matematica pura: confronto epistemologico e metodologico con le scienze matematiche. Matematica e astronomia modelli del sapere esatto perché hanno un metodo rigoroso, risultati precisi. Si cerca quindi di stabilire una teoria della conoscenza. Problemi di cui discutono i filosofi sono gli stessi dei matematici.

Menecmo: conoscenza dei principi che stanno alla base del sistema. Se la conoscenza fosse di carattere analitico (scomposizione di un oggetto nei suoi costituenti) → rischio un regresso all'infinito. Soluzione: tipo di conoscenza diverso, diretto e intuitivo per i primi elementi. Metodo filosofico per eccellenza diventa quello diairetico → si cerca di cogliere la natura di un oggetto capendone la rete di relazione con tutti gli altri oggetti. Anche questo metodo però incorre in un rischio: ricerca infinita come sono infiniti gli oggetti con cui confrontarsi. Scelta quindi di una metafisica matematizzante → l'intuizione dei principi (intesi come numeri) presuppone modalità conoscitiva possibile. Speusippo: si impegna nella conoscenza degli enti sensibili attraverso procedimenti diairetici, ma non pensa che sia impossibile cadere nello scetticismo quindi si impegna a classificare e definire. La conoscenza dei numeri ci fornisce principi per ordinare e conoscere gli altri enti. Senocrate cerca di chiarire le posizioni dell'Academia: distinzione tra 3 ordini di sostanza e 3 modalità conoscitive:

  • Intellegibile esterna al cielo → intuizione
  • Sensibile sotto il cielo → sensazione
  • Mista che sta in mezzo ai due: corpi celesti → opinione corretta

Poi distinzione saggezza (phronesis) e sapienza (sophia).

Questioni etiche

Dibattito sul piacere che impegnò Speusippo e Eudosso, in cui intervengono anche Platone e Aristotele. Platone e Aristotele: posizione intermedia che dà spazio al piacere senza concedergli eccessiva importanza. Eudosso e Speusippo: sono su posizioni antitetiche.

Eudosso

  • Tutti tendono al piacere. Tutti tendono al bene. Il piacere è un bene (il bene supremo).
  • Argomentazione dei contrari: tutti fuggono il dolore. Il piacere è opposto al dolore, quindi tutti lo cercano.
  • Argomentazione del fine: ciò che desideriamo di per sé è ciò che è massimamente desiderabile, cioè il piacere.
  • Quello che si aggiunge a un bene rendendolo più desiderabile è un bene. Il piacere si aggiunge alle azioni buone e le rende desiderabili.

Speusippo

  • Non tutti gli esseri tendono al piacere. Vi tendono esseri privi di ragione (bambini e animali). Le persone ragionevoli tendono alla moderazione.
  • Non è vero che ciò a cui tutti tendono è un bene.
  • Contro argomentazione dei contrari: bene sta tra due estremi negativi. Il bene non è né piacere né dolore. È uno stato intermedio di assenza di dolore.
  • Il piacere non è un fine perché è un processo.
  • Spesso il piacere è un ostacolo al raggiungimento dei beni, non li accresce: spesso quando si prova piacere non si può riflettere.

Tesi di Speusippo riprende l'etica socratica. Suo antiedonismo non vuole dire che il piacere è un male ma che il vero bene deve offrire serenità agli uomini. Vero bene = condizione priva di affanni che si può conseguire con una vita virtuosa. Anche Senocrate sottolinea la virtù; fine della vita = cessazione dei turbamenti. Senocrate sembra anche anticipare lo stoicismo, ma informazioni ci arrivano da Antioco di Ascalona (contro scetticismo accademico) quindi non del tutto attendibile.

La svolta pratica: Polemone e Crantore

Svolta dell'Academia: in primo piano le ricerche etico-pratiche. Cambiamento forse dovuto alle conquiste di Alessandro, alle questioni quotidiane sempre più urgenti o a diffusione scuole epicuree e stoiche che fanno sembrare dibattiti metafisici degli academici vuoti e inutili. Insistenza sulla dimensione pratica della filosofia non è in contrapposizione con Platone ma è sorprendente vedere un academico che critica i ragionamenti dialettici.

Polemone

Polemone prende spunto da Senocrate, radicalizzandolo: il fine della vita si realizza vivendo secondo natura, la virtù è sufficiente per una vita felice (Senocrate: per essere felici serve anche il possesso di beni). Cicerone però gli attribuisce una tesi che dà importanza ai beni esterni → duplicità di tradizioni su Polemone. È interessante vedere però come si delineano una serie di problemi che saranno alla base dei dibattiti ellenistici.

Crantore

Ultima figura rilevante dell'Academia. Scrive opera consolatoria Sul dolore che conferma ruolo di primo piano dell'etica. Metriopatheia = moderazione delle passioni → avvicinamento alla tradizione aristotelica vs.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/07 Storia della filosofia antica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher noemicalgaro di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia antica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Bonazzi Mauro.
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