Architettura gotica e il suo revival
L'architettura riscopre il linguaggio gotico. I costruttori gotici avevano risolto il problema del peso della copertura, sormontando l'arco a sesto acuto e la volta costolonata a ogivale e con molta peripezia risolsero anche il problema del troppo peso della muratura perimetrale grazie al controllo delle spinte orizzontali a favore di altezze importanti.
Critica rinascimentale e rivalutazione romantica
Nel Rinascimento (400/500) il gotico era stato tacciato di essere una forma artistica e architettonica dell'età barbariche poiché i teorici e i filosofi rinascimentali ritenevano le sue origini non proprie dell'Europa occidentale ma bensì dei popoli barbarici. Giorgio Vasari chiamerà il gotico in maniera dispregiativa il “modo dei tedeschi”, titolo che rimarrà fino a tutto il 700’ con lo stesso Francesco Milizia che lo definirà “Bosco degli Alberi Alti e dei rami”.
Con il Romanticismo, invece, da parte degli intellettuali francesi, inglesi, tedeschi si accenderà una vera e propria disputa sulla natura del gotico. Tutti e tre troveranno nel gotico la propria radice dell'identità nazionale e tutti e tre ne rivendicheranno i natali. Il gotico nasce in Francia con la costruzione del coro dell'abbazia di Saint Denis a Parigi da parte dell'abate Suger che fece aprire grandissime finestre che permettevano di far penetrare moltissima luce.
Opere architettoniche in stile gotico
La scoperta delle origini francesi non impedì a costruttori inglesi e tedeschi di ritornare a costruire secondo un nuovo gusto per il gotico coniugando la propria riaffermazione dell'identità culturale nordica rispetto al mondo classico.
William Butterfield: Saint Church (1849-1853)
La costruzione in nuovo stile gotico è caratterizzata da archi a sesto acuto, arco trionfale così come gli archi di valico che dividono la chiesa in navate. All'esterno guglie e l'utilizzo di mattoni rossi e neri a carattere decorativo spingono la struttura verso l'alto così come l'idea del verticalismo era la concezione predominante del gotico.
Thomas Deane e Benjamin Woodward: Museo dell'Università di Oxford
Anche qui notiamo l'evidente richiamo all'architettura civile della metà del ‘300 con la presenza di finestre bifore, tetto a falde e una torre in facciata che individua la zona centrale dell'edificio conferendo l'immagine del verticalismo. All'interno la tradizione si coniuga con la novità: lungo i muri perimetrali costruiti in muratura con lavorazioni di pietra bicroma agli intradossi, è aggiunta una copertura in ferro e vetro sostenuta da archi ogivali retti da fasci di pilastri in ghisa al centro della sala. La struttura vetrata permette l'ingresso della luce totale per rispondere alla problematica dei paesi nordici con gli inverni lunghi e con la scarsità di illuminazione naturale.
La sala è circondata sui quattro lati da un portico murario del tipo logge su logge il cui modulo al piano terra è scandito da due archi, al primo piano da quattro archi sempre a sesto acuto. All’opera collaborò Ruskin profondo avversore dell'architettura gotica, fornendo personalmente i disegni delle finestre delle logge. La sua collaborazione è dovuta al fatto che egli sembrò scorgere nelle decorazioni naturalistiche dei trafori in ferro, gli ornamenti floro-faunistici caratteristici dell'arte gotica, la quale rifletteva il legame con la natura.
Louis-Auguste Boileau: Chiesa Saint Eugene (1854-55) Parigi
La facciata e il fianco longitudinale della chiesa sono esercizi di stile con rosone centrale, finestre monofore ai lati, spinta verticale data da due lesene che in facciata distinguono le tre navate, che si innalzano con altrettanti pinnacoli muovendo la luce e facendola vibrare. Il portone presenta un maestoso arco ogivale sormontato da timpano gotico verticale. All'interno i pilastri snelli in metallo permettono di illuminare fortemente le tre navate, soprattutto nella zona del coro, con finestroni a vetrate fortemente colorati, nient'altro che imitazione dell'arte gotica. Le pareti ridotte al minimo della loro importanza per l'assenza sia di archi rampanti e transetti laterali, sono spoglie di decorazioni così da impedire il fedele dal distrarsi dagli apparati decorativi e di dedicarsi essenzialmente alla fede.
Architettura italiana e nuove correnti
Ma non tutto è Gothic Revival. Con l'Opera di Parigi sembra quasi che l'architetto abbia voluto citare in maniera quasi scomposta un revival che di gotico non aveva proprio niente, ma accentuava un gusto prettamente barocco, stucchevole a tratti. Anche la piazza antistante richiama il bisogno di illusione e di scenografia tipico del tempo, essa è essenzialmente trapezoidale con il lato più corto coincidente la facciata del Teatro, così da conferire un prospetto maggiormente scenografico indirizzando l'occhio del visitatore.
Tuttavia tutto questo faceva parte dell'applicazione del Piano Regolatore di Hausmann del 1850. Il centro di Parigi è stato letteralmente sventrato per volere di Napoleone III e del prefetto Eugène Hausmann privata dei quartieri angusti medievali per far posto ad ampi e grandi viali.
Contemporaneamente in Italia non si diffonde il NeoGotico, non era stato neanche apprezzato nel Medioevo. Si va alla ricerca di un nuovo stile che possa contraddistinguersi come un gusto propriamente italiano che va sotto il nome di Eclettismo. Gli architetti costruiscono le loro opere con una serie di citazioni che richiamano la storia architettonica e l'identità nazionale italiana. Lo stile non può che rifarsi a quel neorinascimento-neobarocco che tanto contraddistinse l'età d'oro dell'architettura italiana.
Guglielmo Calderini: Palazzo di Giustizia detto Palazzaccio (1880-1910)
Opera non amata né dai critici né dagli stessi romani che ne affibbiarono il nome a causa della pesantezza delle linee e delle decorazioni. Esternamente il bugnato riempie la parte bassa delle facciata e la loro rugosità da proprio l'idea di questi blocchi di travertino cavati.
Gino Coppedè: Casa delle Fate Quartiere Coppedè (1913-1927)
Inserita in un piccolo quartiere situato tra Piazza Buon Aires, via Tagliamento e quartiere Trieste è costituito da 18 palazzi e 27 fra palazzine ed edifici disposte intorno al nucleo centrale di Piazza Mincio. Sono costruzioni eleganti dove sono presenti molti richiami e particolari all'architettura italiana dal Medioevo fino all'epoca moderna, particolari che variano da bifore romaniche, loggette, archi a tutto sesto, fregi, festoni, panelli decorati e citazioni che Coppedè richiama all'architettura italiana.
L'ingresso al quartiere è rappresentato da un grande arco trionfale decorato con festoni ed elementi disposti in maniera asimmetrica. Sovrastante il corpo di fabbrica al di sopra dell'arco Coppedè inserisce una balaustra neorinascimentale con balaustrini a birillo con notevole profusione di elementi decorativi. Al centro la fontana delle Rane, circolare, appena sovrastante dal manto stradale, con quattro coppie di figure, ognuna della quali sostiene una conchiglia sulla quale si trova una rana dalla quale zampilla acqua.
Dal centro della fontana, si innalza una seconda vasca di circa 2 metri di altezza dove campeggiano 8 sculture di rane sul bordo. La Casa delle Fate in realtà racchiude ben quattro villini sparsi in diversi punti del quartiere, chiamati così perché non ricordano la severità dei palazzi e la possenza della loro facciate, ma il giusto connubio fra sapiente uso del verde e corpi di fabbrica leggeri dalle decorazioni e dalle linee eleganti, ne fanno posti da fiaba, dal carattere certamente allegro e solare.
In ognuna delle quattro case delle fate è presente sempre decorazioni tipiche dell'architettura rinascimentale, barocca, romanica e moderna, chi presenta una quadrifora, chi una balaustra, chi un loggiato, chi decorazioni con festoni e putti; in ciascuna decorazioni pittoriche raffiguranti i simboli delle quattro città italiane più importanti: il leone alato di San Marco (Venezia), l'aquila di San Giovanni (Genova), Romolo e Remo (Roma) e una rappresentazione di Firenze. Oltre a queste abbondano decorazioni di putti, api, motivi floreali, angeli ed elementi simbolici lungo le pareti degli edifici.
Gaetano Koch: Palazzo Koch (1888-1892)
Attuale sede della Banca d'Italia. Siamo di fronte ad un'architettura imponente ma più sobria imperniata su un ritorno dello stile neorinascimentale. Koch era un profondo conoscitore della storia e dell'architettura e le sue citazioni nella progettazione delle sue opere, sono veramente profonde, dettagliate e rifacenti allo stile primario. Tale palazzo non è altro che una citazione del Palazzo rinascimentale il cui modello si basa fortemente sui prospetti offerti dalle opere michelangiolesche, Palazzo Farnese a Roma, Palazzo Strozzi a Firenze. Trova nel rinascimento italiano il linguaggio che meglio dovrebbe interpretare l'identità italiana.
Niccolò Matas: Santa Croce a Firenze
Impianto medievale attribuito ad Arnolfo di Cambio che vi avrebbe lavorato tra il 1294-1295. Tuttavia come in molte chiese fiorentine la facciata rimase incompiuta similmente alla attuale facciata di San Lorenzo, sebbene in forme e proporzioni diverse. Una consuetudine questa dovuta al fatto che le risorse economiche erano destinate prima di tutto a completare gli interni con decorazioni e affreschi e solo in ultimo si abbelliva la facciata. Poiché questa quindi rimase incompleta si procedette al restauro in stile, provvedendo a costruirne una così come l'avrebbero costruita in quel tempo. Ci sono forme che ricordano l'architettura medievale fiorentina con ispirazioni e spunti presi in prestito dal Duomo di Orvieto e di Siena che costituiscono un artificiosa opera neogotica incentrata sostanzialmente sull'alternanza di elementi bianchi e scuri. La facciata costituisce una degna cornice per la piazza, tuttavia l'architetto Matas aggiunge un particolare personale nel timpano della facciata: la Stella di Davide, pur non sconosciuto come simbolo cristiano era una chiara allusione alla sua fede ebrea.
Giuseppe Sacconi: Bologna, San Petronio, facciata incompiuta
Sacconi fu un grande architetto nonché restauratore, il primo sovrintendente d'arte nelle Marche e in Umbria, aveva studiato a Roma ed era membro dell'accademia romana delle belle arti di San Luca. La sua preparazione gli permetteva di saper disegnare e riprodurre a mente notevoli monumenti romani con notevole predilezione per le architetture rinascimentali. La sua collaborazione con Luca Carimini artista marchigiano anch'egli originario di Urbisaglia, gli permise il restauro della Chiesa di Santa Maria di Loreto a Roma. Solo negli ultimi decenni della sua vita restaurerà anche la Basilica della Santa Casa di Loreto riformando l'interno in stile gotico non esitando a rimuovere alcune opere interne del '500 e del ‘600. Fu per questo suo atteggiamento, molto criticato dai suoi contemporanei e non solo, soprattutto del fatto di asportare dall'opera elementi posteriori che non riflettevano in alcun modo il contesto di fondazione dell'Opera. Per quello che riguarda la basilica di San Petronio egli partecipò al concorso del 1887 per la realizzazione della sua facciata, ma il progetto non ebbe seguito.
Giuseppe Sacconi: Monumento a Vittorio Emanuele II (1885-1888)
Il monumento doveva celebrare colui che era considerato il padre della Patria e per questo si scelse un linguaggio artistico adatto ad esaltare la grandezza e la maestà di Roma nonché dell’Italia, e la scelta andò univocamente sullo stile classico elaborato in maniera spettacolare. Il concorso che ne sancì la sua realizzazione prevedeva la costruzione di “un complesso da erigere sulla collina del Campidoglio, in asse con via del Corso, una statua equestre del Re e un degno sfondo architettonico che ne facesse da cornice, lasciato libero nelle forme ma in maniera tale da ricoprire tutti gli edifici posteriori compresa la facciata laterale della Chiesa di Santa Maria di Aracoeli”.
Il degno sfondo architettonico fu costruito ispirandosi all’Altare di Pergamo in proporzioni e forme notevoli, su un'area vasta del Campidoglio occupata da un quartiere medievale con costruzioni rinascimentali e presistenze romane, che spaziavano da Piazza Venezia ai Fori imperiali. Tuttavia non si esitò a demolire tutto quello che si trovava in quell’area, anche di fronte al ritrovamento ai resti dell’Insula dell’Aracoeli di cui alcuni resti possono essere ancora visti sul lato sinistro del monumento. L'edificio, per le sue notevoli dimensioni, presenta una struttura dinamica e complicatissima con un portico neoclassico caratterizzato da colonne in stile corinzio (con foglie d'acanto scolpite sul marmo) che coincidono ai lati con due rispettivi pronai a due colonne (realizzate sempre con capitelli corinzi) che ci riportano agli splendori del tempietto della Nike (la Vittoria "personificata") dell'acropoli di Atene. Realizzò anche gli apparati effimeri e le decorazioni per la posa della prima pietra.
Giuseppe Sacconi: Chiesa di San Francesco Force (AP) 1878
Inspirandosi alle opere di Leon Battista Alberti in San Sebastiano (1460) e Santa Andrea (1472) Sacconi fa proprio il linguaggio albertiano puro utilizzando le forme essenziali dell'architettura rinascimentale quali linee, cerchi archi, paraste e capitelli, non più impostate su una facciata rivestita da lastre marmoree, ma ottenute su una facciata completamente in laterizio, modellando il mattone in maniera tale da fargli assumere l'impostazione desiderata. La facciata si imposta su due coppie di paraste disposti ai spigoli su cui si imposta l'arco trionfale con rosone centrale e timpano sovrastante. Pregevole è il portale decorato semplicemente utilizzando il mattone così come le formelle rotonde al centro delle paraste angolari.
La Poetica del Ferro
Esiste un'altra faccia della stessa epoca che fu definita da Renato De Fusco “La Poetica del Ferro”. Meritano di considerazione alcune opere costruite in quel periodo come la Galerie d’Orleans di Fontaine del 1829 demolita nel 1933, ricoperta con lastre di metallo e vetro. Costruita per dare alla città industriale di quel tempo, un luogo di riposo e di tranquillità, nonché un esercizio di eleganza nel grigiore delle spoglie e ombrose costruzioni industriali.
Altra opera facente riferimento a questa epoca è il Teatro Goldoni (1843-1847) a Livorno con copertura in vetro e ferro. Henri Labrouste biblioteca di Sainte Genevieve (1838-1850) Parigi rappresenta una costruzione innovativa per l'epoca e sicuramente non perfettamente classificabile in una tipologia edilizia precisa per i suoi canoni estetici e strutturali. È definita quindi una struttura di libera interpretazione. Rappresenta una coesione fra muratura delle strutture perimetrali (tecnica tradizionale) e il connubio fra ferro e vetro nello spazio interno e nella copertura. La muratura fu essenziale per dar forma alla facciata figlia di un Revival greco con una successione di arcate su paraste che incorniciano finestre al piano superiore. Anche al piano terra finestre ad arco in rilievo su parete con fascia marcapiano decorato da festoni in bassorilievo con mascheroni tipici dell’arte greca. All'interno la grande sala si suddivide in navate separate da esilissimi pilastrini in ghisa che sostengono volte ed arcate in ferro decorato e copertura in vetro.
Il Padre delle Costruzioni in Ferro e vetro dell'età moderna è il Cristal Palace (1851) di Joseph Paxton realizzato per l'esposizione universale di Londra da un semplice giardiniere costruttore di serre, tale Joseph Paxton. Il progetto fu subito accettato per il fatto stesso che gli elementi potevano essere prodotti in serie facilmente e smontati senza difficoltà e riutilizzati in seguito a differenza degli altri progetti iniziali i cuoi componenti erano difficili da realizzare e da smontare una volta l'opera conclusa. L'opera era costituito da un edificio completamente prefabbricato la cui unità base era un quadrato del lato di 24 piedi (7.3 m). Il piano principale prevedeva il ripetersi di tali unità 77 x 17 volte andando ad occupare quindi un'area di circa 84 000 mq. Il corpo centrale presentava una chiusura curvilinea a botte. Questa struttura geometrica non aveva nulla di particolarmente nuovo o diverso, ma il suo uso era innovativo sotto diversi punti di vista e comportava notevoli vantaggi: l'uso dei sostegni in ferro permetteva una totale rinuncia ai pilastri centrali e ai muri portanti e tutta la struttura poteva essere così costruita in vetro. La struttura fu più volte smontata e ricostruita grazie alla grande adattabilità dei suoi elementi. Nelle successive ricostruzioni dopo l'Esposizione Universale del 1851 vi furono aggiunte sostanziale come la volta a botte che ricopriva tutta la struttura, permettendo all'interno di farvi crescere alberi. Furono costruite due torrette laterali per incamerare l'acqua necessaria per la crescita delle piante.
Victor Baltard Halles Centrals (1845-1870 Mercati generali) fu una vasta opera di sistemazione di una zona di circa 88000 mq attraversata da una grande strada principale scoperta che attraversava e divideva in due tutta la costruzione e con strade ortogonali che individuavano circa 10 padiglioni ognuno dei quali vendeva una determinata derrata alimentare e vettovaglia, provvisti tutti di magazzini e depositi sotterranei. Ogni padiglione erano costruito completamente in ferro con colonnette in ghisa e arcate superiori che sostenevano una copertura mista in zinco e legno così da ottenere una camera d'aria. Les Halles determinò la sistemazione di un intero quartiere e furono abbattuti solo nel 1971 per far posto ad un centro commerciale moderno con piani sotterranei.
Alessandro Antonelli: Mole Antonelliana (1863-1889) Fu progettata inizialmente come sinagoga per la Comunità torinese, con pianta centrale. La massiccia costruzione inferiore è totalmente in muratura e l...
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Chimica (sunto)
-
Geometria (sunto)
-
Sunto Storia e Istituzioni della Cina, prof. Paderni, libro consigliato La Cina del Novecento: dalla fine dell'Impe…
-
Architettura medievale - appunti- sunto