Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

abdicò, accettando di vivere all’interno della Città

Il 12 Febbraio 1912 il giovane imperatore Pu Yi

Proibita assieme alla famiglia.

Nelle province invece il cambiamento si verificò sia attraverso colpi di stato da parte di dirigenti

locali, sia con l’insediamento al potere di membri della Nuova Armata, della Lega, di società

segrete o della malavita.

L’abolizione del sistema degli esami del 1905 aveva distrutto la struttura per il reclutamento del

personale politico e sociale, e la fine della monarchia aveva distrutto la struttura di potere

forza e simbolismo culturale e religioso su cui l’impero dei Qing si era retto.

burocratico,

L’ASSETTO POLITICO E ISTITUZIONALE REPUBBLICANO

Yuan Shikai aveva costruito la sua reputazione sia come militare sia come ispiratore di nuove

riforme in campo educativo, commerciale e industriale, e si era inoltre circondato di consiglieri abili

nella politica estera.

Egli sosteneva che lo Stato e la nazione moderni dovevano essere edificati in Cina a partire dal

centro, sotto la guida di un autorevole capo dello Stato.

Quanto ai rivoluzionari, i governatori provinciali legati alla Lega guardavano con sospetto alle

decisioni di Yuan e cercavano di restare il più possibile indipendenti da Pechino.

Tra l’altro le elezioni erano vicine, previste per Dicembre 1912, e avrebbero portato alla formazione

di un’assemblea nazionale, di assemblee provinciali e distrettuali.

A tal fine, Sun Yat-sen decise di trasformare la Lega in un vero e proprio partito politico: nacque

così il Partito Nazionalista (Guomindang).

l’incarico di preparare le elezioni a Song Jiaoren, che sarebbe diventato il nuovo

Sun Yat-sen lasciò

capo del governo in caso di vittoria.

A questo punto egli si dedicò a promuovere lo sviluppo industriale cinese attraverso la

collaborazione tra capitale e lavoro.

Per fare ciò, occorreva una buona rete di trasporti, e così, dopo essere stato nominato direttore delle

ferrovie da Yuan Shikai, si dedicò alla stesura di un programma nazionale per il sistema ferroviario

e a negoziare con le banche straniere i prestiti necessari.

Le prime elezioni repubblicane poggiavano su una ristretta base elettorale: potevano votare infatti

solo gli uomini di età superiore ai 21 anni che godevano di un certo livello di scolarizzazione e di

un reddito significativo.

Alle elezioni il Partito Nazionalista risultò vincitore, tuttavia, nel marzo del 1913, mentre si stava

recando a Pechino per formare il nuovo governo, Song Jiaoren fu assassinato.

Yuan Shikai risultò coinvolto in un’ondata di proteste che scosse la Cina, inasprite dalla notizia che

Yuan aveva firmato un prestito con un consorzio internazionale senza chiedere il permesso

dell’Assemblea Nazionale, e in seguito avrebbe utilizzato questo denaro non per ammodernare il

sistema amministrativo, ma per rafforzare l’apparato militare.

Sun Yat-sen, che si trovava in Giappone per negoziare un prestito, decise di tornare

immediatamente in Cina.

A Maggio Pechino provvide a rimuovere dalle loro cariche i governatori provinciali fedeli al Partito

Nazionalista, e a Luglio scoppiò una rivolta anti-Yuan, che si concluse in una disfatta per i

rivoluzionari, e Sun Yat-sen e i suoi collaboratori fuggirono in Giappone.

riuscì a far prolungare dall’Assemblea la durata della sua carica, poi mise

In seguito Yuan Shikai

fuori legge il Partito Nazionalista e sciolse tutte le assemblee rappresentative.

Nell’Agosto del 1915 venne avviata una campagna per la promozione di Yuan Shikai a “Grande

Imperatore Costituzionale”.

L’idea di fondo era che la ricostruzione dello stato centralizzato e la fine del disordine sociale

potevano attuarsi solo con la rinascita dell’Impero, che poteva ancora fungere da collante per la

maggior parte della società cinese.

In realtà le radici della Repubblica, seppur fragili, erano ben salde.

Alla fine del 1915 venne organizzata un’Armata per la protezione della nazione, c’erano molti

dissensi sul progetto di restaurazione imperiale da parte delle forze armate fedeli a Yuan e il

sostegno da parte delle Potenze si stava indebolendo.

Tuttavia la morte per malattia di Yuan Shikai nel giugno del 1916 pose fine alla crisi e aprì nuove

speranze che però saranno largamente disattese.

A partire dal 1917, confusione e caos caratterizzarono la situazione cinese.

Sebbene la morte di Yuan Shikai avesse rimosso il principale pericolo per la repubblica, il vuoto di

potere venne colmato da gruppi e fazioni militari i cui leader erano uniti tra loro da legami di vario

tipo.

Tali gruppi facevano capo ai vari comandanti militari la cui reputazione era cresciuta sotto la

protezione di Yuan, soprattutto quelli che si erano formati presso l’Accademia militare di Baoding,

fondata dallo stesso Yuan, e con cui avevano intessuto stretti rapporti, dando vita alla cosiddetta

Armata Beiyang.

L’egemonia di queste figure, che miravano a ricoprire le cariche più alte della repubblica, ha portato

a definire gli anni successivi al 1916 come periodo dei warlords. all’importanza dei leader militari

Lo sviluppo del militarismo va però fatto risalire in primo luogo

nelle province negli anni prima della Rivoluzione del 1911.

In secondo luogo, sin dai primi del Novecento il ruolo del militare divenne fondamentale sia nel

processo rivoluzionario sia nella creazione di uno Stato moderno e coeso.

dell’importanza del ruolo dei militari ebbe un profondo impatto sia

In terzo luogo, il diffondersi

nella formazione dei valori individuali e collettivi sia nella militarizzazione della società cinese.

La carriera militare veniva vista come un mezzo per la scalata sociale, soprattutto a causa

dell’abolizione del sistema degli esami.

In quarto luogo, altre cause all’origine del militarismo furono il disordine sociale e il banditismo.

In quinto luogo, il militarismo accrebbe lo sviluppo industriale: nei primi decenni del Novecento si

ebbe una vera e propria corsa agli armamenti, gli eserciti aumentarono i loro effettivi e vennero

introdotte nuove armi, in parte prodotte in Cina e in parte importate dall’estero.

L’egemonia dei warlords, soprattutto del Gruppo di Beiyang, iniziò a imporsi nell’estate del 1917

quando il generale Zhang Xun, sostenitore della tradizione imperiale e confuciana, restaurò Pu Yi al

trono, per poi essere travolto dalla reazione degli altri capi militari.

Questo fu l’inizio di una lunga serie di conflitti civili che si protrasse fino agli ultimi anni Venti.

I protagonisti di questa guerra appartenevano a due fazioni all’interno del Gruppo di Beiyang: Anfu,

guidata da Duan Qirui, e Zhili, guidata dapprima da Feng Guozhang e poi da Wu Peifu.

Il primo conflitto armato tra Anfu e Zhili scoppiò nel 1920 e si concluse con la vittoria di Zhili

anche grazie a Zhang Zuolin, leader dell’emergente fazione del Fengtian che aveva la sua base in

Manciuria.

Nel 1922 scoppiò un conflitto tra Zhili e Fengtian, e nonostante la vittoria di Zhili, Zhang Zuolin

riuscì a mantenere il suo controllo sulla Manciuria.

Nel 1924 si ebbe un’altra guerra tra Zhili e Fengtian che si concluse con la sconfitta del Zhili, grazie

alla defezione di uno dei suoi generali, Feng Yuxiang, sul campo nemico.

Le fonti principali di finanziamento alle fazioni furono due : la tassazione e l’oppio.

La tassa sulla terra veniva raccolta con anni di anticipo, sulle merci in transito da una provincia

all’altra gravavano pesanti oneri e tasse altissime colpivano qualsiasi bene di consumo, dal possesso

di bestiame alla contrazione del matrimonio alla frequentazione dei bordelli.

Quanto all’oppio, la sua coltivazione era stata vietata nel tardo periodo Qing e sotto Yuan Shikai,

ma esso rimaneva una fonte di grande profitto e quindi i contadini furono costretti dai warlords a

coltivarlo estesamente.

Quanto ai legami tra le fazioni e le Potenze, molti paesi occidentali rifornivano i vari eserciti di armi

e munizioni e sostenevano quelli che finanziavano, aspettandosi favori se questo o quel gruppo

fosse andato al potere.

Così, il Giappone sostenne dapprima Duan Qirui e poi Zhang Zuolin per mantenere il controllo

sulla Manciuria, l’Unione Sovietica rifornì Feng Yuxiang con armi, istruttori militari e

finanziamenti, e la Gran Bretagna mantenne stretti rapporti con Wu Peifu.

I maggiori conflitti civili comunque interessarono prevalentemente la Cina del nord e del centro,

mentre il sud fu quasi del tutto risparmiato.

Nel 1917 Sun Yat-sen fondò a Canton un governo dissidente da Pechino, assumendo il titolo di

“Grande Maresciallo” e ponendosi a capo del “Movimento per la protezione della Costituzione”,

che aveva l’obiettivo di difendere la Costituzione repubblicana e ripristinare le funzioni del

Parlamento che era stato sciolto a Pechino a causa delle divergenze emerse riguardo alla

partecipazione della Cina alla prima guerra mondiale.

Sun Yat-sen venne però estromesso dal potere nel 1918, perché i generali delle province del sud e

del sud-est, dapprima suoi alleati, erano contrari a una guerra contro il nord per ottenere la

riunificazione nazionale.

Lasciata Canton, Sun trascorse gli anni dal 1918 al 1920 nella Concessione francese di Shanghai,

studiando e riflettendo sul futuro della Repubblica.

In questi anni scrisse una serie di articoli pubblicati sul periodico “Costruzione”, che in seguito

vennero raccolti nel “Piano per la ricostruzione nazionale”, in cui sosteneva temi come la

modernizzazione economica, lo sviluppo di un sistema moderno di trasporti e interventi per

regolarizzare il corso dello Yangzi con il fine di stimolare gli scambi commerciali.

Tuttavia, a partire dall’inizio degli anni Venti, egli sentì l’esigenza di tornare in politica attiva.

Durante gli ultimi anni della sua vita, prima della morte nel 1925, voleva riconquistare il nord e la

capitale Pechino, e unificare il paese sotto la sua guida.

A tal fine era però necessario creare una base territoriale, ed egli la individuò nella provincia del

Guangdong e nella città di Canton.

La zona del Guangdong, ricca e popolosa, era ritenuta importante per fornire truppe e finanziamenti

per creare un governo ostile a Pechino, ottenere il sostegno delle Potenze, e come trampolino di

lancio per la “spedizione al nord”.

necessario l’aiuto di Chen Jiongming , che aveva avuto un ruolo centrale

A tal fine Sun considerò

nel processo che aveva portato il Guangdong verso l’autonomia da Pechino e che si era distinto per

i suoi interventi contro l’oppio e il gioco d’azzardo.

Tra il 1918 e il 1920 Chen fu costretto a lasciare Canton e viveva in esilio a Changzhou, nella

provincia del Fujian, dove attuò programmi di riforma nel campo dell’educazione e incoraggiò la

libertà di stampa.

Nell’ottobre del 1920 riuscì a riconquistare Canton, e il suo obiettivo, simile a quello di Sun, era

quello di avviare una politica di sviluppo economico e di giustizia sociale a livello provinciale.

L’intento di Chen, che Sun apprezzava, era però diverso dall’obiettivo di riunificazione nazionale

perseguito da Sun.

La rottura fu inevitabile: nel 1922 Chen Jiongming e i Cantonesi si rifiutarono di appoggiare la

“spedizione al nord” e le Potenze occidentali, in cui Sun aveva sempre sperato, presero le distanze

dal suo progetto.

Sun fuggì nuovamente da Canton e tornò di nuovo a Shanghai, in cui cercò di riprendere i contatti

con i comandanti militari del sud e del sud-est ostili a Chen Jiongming e nello stesso tempo allacciò

Zhang Zuolin, allora rivali, e infine cercò l’appoggio degli Stati

contatti al nord con Wu Peifu e con

Uniti, dopo aver perso la fiducia nelle Potenze europee.

L’ostilità americana lo portò infine ad ascoltare le proposte e le sollecitazioni dell’Unione Sovietica.

A partire dal 1912, l’assetto istituzionale della Repubblica si andò delineando secondo le linee

generali che erano già state tracciate nel tardo periodo Qing chiamate “Nuove Politiche” o “Nuovo

Governo”.

Queste riforme avevano modificato la struttura amministrativa dello Stato cinese, abolendo i Sei

Ministeri e sostituendoli con una nuova e moderna amministrazione ministeriale, era stato avviato

un processo di ristrutturazione delle amministrazioni provinciali, era stato delineato un programma

un’assemblea nazionale e di assemblee provinciali, sino a

che doveva portare alla creazione di

giungere alla realizzazione di un sistema costituzionale.

In quest’ambito si fecero i primi passi verso l’autogoverno locale: furono indette elezioni per le

assemblee provinciali e furono poste le basi per un sistema di autogoverno a livello di distretto e

inferiore.

La Rivoluzione del 1911 fermò tale processo e accelerò i tempi di riorganizzazione dello Stato al

centro e alla periferia. che era provvisoria, nell’attesa che

Il nuovo assetto statale fu definito dalla Costituzione del 1912,

l’Assemblea nazionale ne delineasse una definitiva.

Al vertice dello Stato c’erano il presidente, eletto dal parlamento per cinque anni, ed era coadiuvato

di un governo di ministri, e un’assemblea

da un vicepresidente, il primo ministro, il quale era a capo

nazionale che sarà eletta nel 1912 e che verrà disciolta e riconvocata più volte.

La Costituzione aveva l’obiettivo di dare larghi poteri al primo ministro e al governo, ma il testo era

così ambiguo da portare a continui conflitti tra presidente, primo ministro e parlamento.

Nelle province l’autorità fu divisa tra governatori militari e civili, i primi operarono con ruoli di

primo piano e come signori della guerra, i secondi svolsero in certi casi azioni contro lo strapotere

del governo centrale, ma poi finirono per diventare semplici strumenti nelle mani dei governatori

militari.

In quegli anni fu molto dibattuto il tema di un possibile futuro federalista per la Cina, ma tale

di formare uno Stato centrale forte su cui edificare

prospettiva fu abbandonata a causa dell’esigenza

la strategia per la lotta al sottosviluppo e al dominio delle Potenze.

Quest’esigenza portò all’emergere del ruolo essenziale del potere esecutivo centrale.

Tuttavia, la fragilità del sistema politico non consentì di portare avanti e verificare progetti ed

esperienze.

I due settori in cui le carenze risultarono maggiori furono la tassazione e il reclutamento del

personale.

Durante il tardo periodo Qing, la tassazione era cresciuta in seguito alla diffusione di sovrattasse

locali e al mantenimento dell’entità delle quote che venivano versate al governo centrale.

Dopo il 1911 la situazione era peggiorata, con molte province che si rifiutavano di versare le

imposte al Centro. reclutamento del personale di governo, c’era una tensione tra due esigenze

Quanto al problema del

diverse che gravavano sul “servitore dello Stato in Cina: da una parte, la pressione del sistema

burocratico confuciano affinché l’individuo si attenesse alle norme e alle regole impersonali e

standardizzate che ne governavano il funzionamento; dall’altra, l’influenza delle relazioni personali,

e sociali che richiamavano il singolo a dare prova di “responsabilità e sensibilità” verso

familiari

coloro che ne avevano sostenuto l’ascesa all’interno della carriera burocratica.

Lo sforzo, nel corso dei secoli, si era concentrato dunque sul mantenimento di una tensione il più

possibile equilibrata tra una burocrazia impersonale e il particolarismo sociale.

Con la Repubblica, entrambi i pilastri vennero meno: il sistema degli esami fu abolito e fu difficile

sostituirlo, e la formazione dei nuovi talenti che dovevano servire lo Stato si scontrava con

l’esigenza prioritaria di affrontare e risolvere le emergenze che incombevano, e che richiedevano

scelte e decisioni rapide che i sistemi tradizionali basati sulle relazioni personali e clientelari

sembravano soddisfare al meglio.

Così nel primo periodo repubblicano l’enfasi generale fu posta sulla formazione di una burocrazia

impersonale con un approccio tecnocratico e con una divisione del lavoro tra politica e burocrazia.

da una nuova enfasi sull’importanza della

In seguito tale approccio tecnocratico fu integrato

“qualità umana” concepita secondo criteri rivoluzionari e non più confuciani.

LE IDEE DELLA REPUBBLICA

Una delle forze motrici del mondo moderno occidentale di fine 800 fu la nozione di progresso.

Essa rimandava ad una visione della storia che guardava in avanti, in contrasto con l’approccio

tradizionale cinese del cambiamento ciclico, secondo cui gli eventi del futuro accadevano attraverso

la razionalizzazione del cambiamento in nome del passato.

Per esempio, alla fine dell’Ottocento si credeva che il cambiamento derivasse dal fatto che erano

trascorsi circa duemila anni tra il governo dei saggi sovrani Yao e Shun e i cambiamenti che

avevano portato alla nascita del Primo Impero cinese nel III secolo a.C.

L’ultima parte del XIX secolo si collocava a distanza di circa duemila anni dalla nascita dell’impero,

e quindi era certo che ciclicamente si sarebbe verificato un nuovo grande cambiamento.

Nell’ultimo decennio dell’Ottocento il letterato Kang Youwei offrì la propria interpretazione della

nozione di progresso e fornì la ricetta per portare a un grande mutamento istituzionale.

delle “Riforme dei Cento Giorni” del 1898, interrotte

Egli era stato tra i principali fautori

dall’intervento dell’imperatrice vedova Cixi.

Costretto a fuggire all’estero, aveva fondato la Società per la Protezione dell’Imperatore, che si

opponeva ai progetti rivoluzionari e repubblicani di Sun Yat-sen.

Le sue tesi, pur legate al passato, non miravano alla conservazione della cultura cinese tradizionale

ma alla preservazione della Cina in quanto nazione.

Sosteneva che i veri insegnamenti confuciani andassero rintracciati nei testi del primo periodo Han,

definiti “Nuovi Testi” e non nei “Vecchi Testi” che dal 17mo secolo venivano di solito utilizzati

nelle scuole confuciane.

Secondo Kang, i Nuovi Testi erano orientati verso istanze politiche e riformatrici, e sostenne questa

tesi nella sua opera Confucio Riformatore.

Inoltre, la storia dell’umanità si articola in tre epoche: l’età del disordine, l’età della pace possibile e

l’età della pace universale, proiettata nel futuro.

I saggi sovrani dell’antichità avevano regnato con spirito democratico ma mancavano di istituzioni

che potessero assicurare la cooperazione tra sovrano e popolo.

Oggi, attraverso la creazione di nuove istituzioni, era possibile garantire questa solidarietà.

Un altro ruolo fondamentale nell’ambito delle riforme e della rivalutazione della politica e cultura

cinese fu svolto da Liang Qichao.

Allievo di Kang Youwei, anch’egli fu protagonista delle “Riforme dei Cento Giorni”, e oppositore

delle tesi di Sun Yat-sen.

Riteneva che ogni cambiamento dovesse muovere dall’esigenza di diffondere l’alfabetizzazione,

abolendo il sistema degli esami imperiali e creando un nuovo sistema scolastico nazionale basato

sull’integrazione tra sapere occidentale e tradizione cinese.

Un concetto chiave nel pensiero di Liang Qichao era quello dell’associarsi, riunirsi in gruppo, ed

esprimeva l’idea che l’élite desse vita a varie associazioni con lo scopo di discutere e studiare i

cambiamenti politici e sociali da avviare.

Secondo Liang era naturale che gli esseri umani tendano a raggrupparsi, ed oggi questo

raggruppamento doveva essere esteso al livello di Stato-nazione, promuovendo associazioni i cui

membri fossero soggetti politici attivi.

Qui ritorna l’importanza dell’educazione: se l’élite doveva promuovere le riforme attraverso una

maggiore coesione e organizzazione, lo Stato-nazione moderno doveva affondare le proprie radici

in uomini nuovi, educati ad assumersi le proprie responsabilità e agire con autonomia.

Solo così si poteva evitare che il dispotismo, basato su modelli artificiali di comportamento imposti

dall’esterno, si ripresentasse sotto nuove forme.

Altri intellettuali che meritano di essere ricordati sono Zhang Binglin, Cai Yuanpei e Liu Shipei.

Zhang Binglin fu partecipe alle attività riformatrici di Kang e Liang, ma poi se ne distaccò con un

approccio “nazionalista” e antimancese e imbevuto di elementi razziali, in cui i Mancesi erano visti

come distruttori che agivano per sradicare la memoria storica e le istituzioni del popolo cinese.

Cai Yuanpei fece dell’Università di Pechino un laboratorio di ricerca per una Cina moderna, portata

avanti da studiosi e insegnanti di diverse opinioni politiche, sociali, filosofiche e religiose.

Liu Shipei fu anch’egli pervaso dal sentimento antimancese e collaborò con Zhang Binglin, le sue

idee furono influenzate dal filosofo del Settecento Jean-Jacques Rousseau.

L’obiettivo principale della sua polemica divenne l’istituzione monarchica in quanto espressione del

modello autoritario e gerarchico dell’ordine sociopolitico.

Nella prima fase della Repubblica sorsero nuove idee progetti e dibattiti.

Il Confucianesimo in quanto ideologia era stato indebolito con l’abolizione del sistema degli esami

nel 1905, anche se la sua influenza restava solida nella società e nella famiglia.

Al centro del “Movimento di Nuova Cultura” che si sviluppò nel 1915 ci fu proprio il rigetto dei

valori tradizionali e la ricerca di nuovi valori e orientamenti.

Componente essenziale del cambiamento radicale doveva essere la riforma della lingua: la lingua

classica o letteraria, nella quale erano scritti libri e giornali, rappresentava un ostacolo

all’alfabetizzazione e alla creazione dell’opinione pubblica.

Inoltre la costruzione di una nuova cultura politica e sociale esigeva una lingua nuova.

del nuovo trovò la sua espressione nel periodico “Nuova

La lotta contro il vecchio e a favore

Gioventù”, originariamente scritto in Cinese classico ma a partire dal 1917 in lingua vernacolare.

Nel 1921 il Ministero per l’Educazione annunciò che tutti i testi utilizzati nella scuola primaria

sarebbero stati scritti in lingua vernacolare.

L’attacco portato da “Nuova Gioventù” ai valori tradizionali della pietà filiale, del rispetto per il

passato e le tradizioni, e della posizione della donna in fondo alla piramide sociale, fu radicale.

di “Nuova Gioventù” fu Chen Duxiu, accanto al quale ebbero un ruolo centrale figure

Il fondatore

come Hu Shi e Cai Yuanpei.

Hu Shi insegnò all’Università di Pechino e fu tra i principali sostenitori della riforma della lingua.

basata su tre punti centrali: lo scopo primario era

Cai Yuanpei avviò una rivoluzione dell’università

la ricerca accademica, basata su una visione critica della civiltà occidentale e di quella cinese, con il

fine di creare una nuova cultura.

Insomma, la rivoluzione linguistica e letteraria e la rivoluzione sociale e culturale anticonfuciana

che presero avvio nel 1915 diedero vita ad una vera e propria rivoluzione culturale, che pose le basi

per il “Movimento del Quattro Maggio” del 1919.

Nel 1920 nacquero le prime società di studio che gettarono le basi per le future organizzazioni

politiche, e altre svolsero solo un ruolo intellettuale e culturale.

I protagonisti del dibattito culturale degli anni precedenti si divisero: alcuni ritenevano che gli

eventi degli ultimi anni ponessero l’esigenza di passare dall’elaborazione teorica all’azione politica

diretta, mentre altri sostenevano la necessità, prima di passare all’attivismo politico, di approfondire

e consolidare il cambiamento culturale, visto come un processo graduale ed evolutivo e non il frutto

di scelte dirompenti legate all’azione rivoluzionaria.

Tra i primi ci furono Chen Daxiu, Li Dazhao e il giovane Mao Zedong, tra i secondi ci furono Hu

Shi, Cai Yuanpei e Liang Shuming.

Il marxismo, di cui fu un importante interprete Li Dazhao, ebbe un forte impatto sugli intellettuali

cinesi, sia su coloro che in seguito fondarono il Partito Comunista, sia su coloro che intrapresero

percorsi differenti.

Esso era visto allo stesso tempo come scientifico e occidentale, offrendo una visione rivoluzionaria

del progresso sulla base del materialismo storico, secondo cui lo sviluppo della società umana

da una tappa all’altra avveniva grazie alla lotta

avveniva secondo determinate tappe, e il passaggio

tra le classi sociali per il controllo dei mezzi di produzione.

Si sosteneva che la Cina fosse una delle tante vittime dell’imperialismo dell’Occidente, e quindi

avesse bisogno di sviluppare propri imperi per appropriarsi delle materie prime e del lavoro a basso

costo necessari per sostenere la crescita del capitalismo in patria.

La liberazione delle colonie dell’occidente avrebbe quindi portato alla caduta dell’imperialismo e

del capitalismo.

Il marxismo quindi era in grado di spiegare scientificamente che il motivo dell’arretratezza della

ruolo di subordinazione all’interno del sistema capitalistico e imperialistico.

Cina stava nel suo

In alternativa al marxismo, Hu Shi al contrario affermava che era necessario concentrarsi sui

problemi concreti, e visto che essi toccavano aspetti e questioni molto diverse tra loro, bisognava

studiare attentamente le singole questioni e trovare la soluzione adatta a ciascuna.

sostenevano l’esigenza di collegare cambiamento e preservazione della cultura

Altri ancora

tradizionale, ritenendo che i valori tradizionali cinesi potessero costituire le basi della futura nazione

cinese, mentre i valori occidentali come il materialismo e l’individualismo apparivano inadatti per

la Cina.

Tuttavia i sostenitori di questa teoria erano divisi su varie questioni: la scuola dell’essenza nazionale

cercava di trovare elementi della cultura tradizionale al di fuori del Confucianesimo, cioè nelle

diverse scuole di pensiero sviluppatesi nella Cina antica.

Un’altra scuola di pensiero, di cui Liang Qichao era il principale sostenitore, ricercava nel sistema

familiare gli elementi cruciali per la costruzione di una nuova Cina, sottolineando l’importanza

delle gerarchie e della tutela paternalistica delle nuove generazioni.

Una terza teoria, di cui Liang Shuming era il principale sostenitore, affermava la superiorità della

cultura cinese su quella occidentale, dominata da scetticismo, utilitarismo e calcolo razionale.

La superiorità della cultura cinese aveva reso possibile lo sviluppo di una società flessibile, frugale

e preservatrice dei sentimenti umani.

Un’altra corrente di pensiero influente fu l’anarchismo.

I principali gruppi anarchici cinesi furono due, formatisi all’estero ma con profonde ramificazioni

interne.

Il gruppo di Parigi, che sosteneva l’importanza dell’industrializzazione, della scienza e del

progresso, e il gruppo di Tokyo, che criticava la “pseudociviltà” occidentale e giapponese e

sosteneva l’edificazione di una società utopica fatta da piccole comunità agrarie e autarchiche.

Il primo gruppo era guidato da figure come Li Shizeng, studente di biologia in Francia, e Wu Zhihui,

redattore dell’organo del gruppo “Nuova Era” che risentiva degli insegnamenti di uno dei padri

dell’anarchismo russo, Petr Kropotkin, secondo cui la dinamica del progresso era determinata dalla

“solidarietà” e dal “mutuo aiuto”, piuttosto che dalla competizione e dalla lotta per l’esistenza.

Il lavoro e il mutuo aiuto sono due elementi distintivi dell’umanità: il primo è parte dei doveri

dell’uomo, e una volta liberato dalla sua essenza coercitiva che lo rende sgradito, può diventare una

componente fondamentale dell’esistenza umana: il secondo esprime il valore dell’interdipendenza

sociale, la quale è caratteristica fondamentale della società umana.

Il secondo gruppo era diretto da Liu Shipei e dalla moglie He Zhen, che arricchì il messaggio

anarchico con la componente del radicalismo femminile e curò la redazione dell’organo del gruppo

“Morale Naturale”: esso guardava al messaggio contro il potere oppressivo dell’industrialismo e del

militarismo lanciato da Lev Tolstoj, che nelle sue opere aveva rappresentato una critica alla civiltà

moderna, sostenendo il ritorno a modelli di vita e di comportamento “naturali” e il rifiuto di ogni

forma di violenza. protagonisti del “Movimento del Nuovo Villaggio”, promosso da Zhou Zuoren,

Gli anarchici furono

il quale mirava alla produzione del lavoro nelle campagne; del “Movimento Studio-Lavoro” in

Francia, indirizzato ai lavoratori cinesi, e mirava a unire educazione e lavoro; e nell’attività

sindacale presso i primi nuclei operai.

L’ORGANIZZAZIONE ECONOMICA E SOCIALE

Nella prima parte del 900 la Cina era un paese molto popolato e largamente arretrato e povero.

L’economia della prima fase della Repubblica era prevalentemente agraria, due terzi del Pil

avevano origine dall’agricoltura e tre quarti della forza lavoro derivava il proprio reddito

dall’attività agricola.

Tra la fine del 19mo secolo e l’inizio del 20mo secolo l’economia cinese divenne da chiusa a aperta.

La tecnologia occidentale era stata introdotta dopo il 1895 e nello stesso anno fu concesso agli

stranieri di fondare proprie imprese.

Riguardo al settore moderno dell’economia, esso si sviluppò in alcune aree situate nella parte

orientale, e in particolare nella macroregione del basso corso dello Yangzi, mentre le aree interne

furono interessate marginalmente.

La prima guerra mondiale e il primo dopoguerra rappresentarono una fase prospera per l’industria

cinese, infatti durante la guerra le principali risorse dell’occidente furono convogliate in Europa a

sostegno della guerra, le importazioni occidentali diminuirono e le esportazioni cinesi aumentarono.

In particolare si verificò una crescita del settore dell’industria leggera, di cui beneficiarono le città

costiere e soprattutto Shanghai, in cui, grazie anche alle nuove tecniche di stampa, i poster, i

calendari, la pubblicità sui giornali e la radio, cresceva la curiosità dei consumatori e si proiettavano

le immagini di una metropoli sempre più immersa nella modernità.

Crebbero anche il settore minerario, siderurgico e bancario.

In quegli anni nacquero numerose banche cinesi moderne, istituti di credito, casse di risparmio e

cooperative di credito.

Infine si espanse anche il settore ferroviario.

CAPITOLO DUE

LA CINA, LE POTENZE E LA PRIMA GUERRA MONDIALE

Alla vigilia della nascita della Repubblica, la Cina era uno dei tanti tesori e la principale cassaforte

coloniale che le Potenze avevano costruito fin dal secolo precedente.

alla vigilia della prima guerra mondiale gran parte dell’Asia

Fatta eccezione per il Giappone,

orientale e meridionale era sotto il controllo delle maggiori potenze.

Tra la fine del 19mo e l’inizio del 20mo secolo la rivalità tra la Russia e l’Inghilterra aveva

segnato le relazioni internazionali: l’egemonia britannica, imperniata sull’India, era

fortemente

passata al conflitto in Asia Centrale e nel Golfo Persico con le ambizioni zariste; e nel frattempo

Londra si contendeva con la Germania il controllo sulla penisola dello Shandong.

Intanto la Russia si trovava a fronteggiare nelle regioni estremo-orientali, lungo il confine cinese, la

concorrenza giapponese, mentre la Francia creava l’Indocina francese e l’Olanda le Indie Orientali

Olandesi. sempre intervenuti marginalmente nell’insediamento in Asia, ma in

Quanto agli Stati Uniti, erano

seguito alla “conquista del west” si era accentuato l’interesse per il Pacifico.

Nel 1899 gli Usa avanzarono la proposta di una politica della “porta aperta” verso la Cina,

le Potenze godessero di condizioni paritarie nell’accesso alle risorse cinesi,

chiedendo che tutte

cercando quindi di difendere i loro interessi, dal momento che non avevano possedimenti in Cina.

SHIMONOSEKI, PORTSMOUTH, VERSAILLES

Le tre località di Shimonoseki, Portsmouth e Versailles rappresentano simbolicamente i momenti

più rilevanti nel processo di umiliazione nazionale che la Cina conobbe nel periodo tra la fine

dell’Impero e l’inizio della Repubblica.

Il Trattato di Shimonoseki del 1895 sancì la disfatta cinese contro il Giappone: i Qing dovettero

cedere al Giappone l’isola di Taiwan e la penisola del Liaodong nella Manciuria meridionale,

dovettero rinunciare a qualsiasi controllo sulla Corea e versare un’ingente indennità di guerra a

Tokyo, con gravi ripercussioni sul sistema finanziario dei Qing.

Il Trattato di Portsmouth del 1905 pose fine alla guerra tra Russia e Giappone per la supremazia

militare in Estremo Oriente, assicurando a Tokyo il controllo sulla Manciuria meridionale e

affermando il Giappone come potenza mondiale.

Infine, il Trattato di pace di Versailles che pose fine alla prima guerra mondiale, assegnando lo

Shandong al Giappone ed escludendo la possibilità di abrogazione dei “trattati ineguali” in cui la

Cina sperava.

La crisi del 1911 e la fondazione della Repubblica aprirono nuove speranze, ma offrirono anche alle

Potenze l’opportunità di sfruttare a situazione di caos e di divisioni interne per rafforzare la propria

influenza.

In quegli anni, il maggior problema della Cina era il controllo sulle frontiere.

La Cina aveva infatti difficoltà ad affermare il suo controllo su alcune aree come il Xinjiang, la

Mongolia esterna e la Manciuria settentrionale occupate dalla Russia, il Tibet occupato

dall’Inghilterra e la Manciuria meridionale e la Corea occupate dal Giappone.

Le maggiori preoccupazioni erano rivolte alla frontiera settentrionale, visto che la Russia e il

Giappone cercavano di spartirsi la Cina e alcuni trattati sottoscritti dalle Potenze con il Giappone

facevano sì che quest’ultimo potesse proseguire tranquillamente i propri progetti espansionistici.

La maggiore minaccia per i Cinesi era quella russa, infatti la Russia mirava ad annettersi la

Mongolia e la Manciuria settentrionale e occupare il Xinjiang per proseguire le sue mire

verso l’Asia.

espansionistiche

Riguardo al Giappone la percezione cinese appariva in profonda trasformazione.

Da una parte infatti non si era spenta la speranza di un ruolo propulsivo di Tokyo ai fini

dell’emancipazione dei popoli dell’Asia: Sun Yat-sen e numerosi rivoluzionari avevano trovato

rifugio in Giappone dopo il 1905 e ancora dopo il 1913, e lo stesso Sun aveva intessuto relazioni

positive con i membri dell’establishment politico, militare e culturale giapponese.

Nel corso della sua visita in Giappone nel 1913, Sun era stato accolto con calore da ministri,

dignitari di corte e banchieri: segno che Tokyo intendeva difendere i propri interessi attraverso

relazioni con Yuan Shikai, ma non trascurava la possibilità di una sostituzione di Yuan al vertice

della Repubblica con Sun.

Un anno dopo, nel 1914, in esilio a Tokyo dopo la fuga dalla Cina, Sun trovò un clima meno

favorevole, poiché non era più l’unico interlocutore privilegiato tra coloro che congiuravano per

rovesciare Yuan Shikai, ma uno dei tanti tra generali e indipendentisti mongoli e mancesi.

La sua posizione diventerà ancora più difficile nel 1915 all’epoca delle “Ventuno domande”, ed

anche se in seguito riuscì a riconquistare un solido legame col Giappone dopo la morte di Yuan

Shikai, fu costretto a condividerlo con altri protagonisti, militari e civili.

Il fascino del modello giapponese appariva sempre più oscurato dal profilo minaccioso che

sembrava celarsi dietro di esso: la sorte subita dalla Corea nel 1910 aveva messo in allarme molti

cinesi, preoccupati per ciò che sarebbe potuto accadere anche alla Cina se non fosse stata in grado

di avviare un programma di rinascita e di rafforzamento interno e internazionale.

La situazione era allarmante non solo al nord, ma anche al sud: nel 1913 Yuan Shikai era stato

costretto dalla pressione britannica a riconoscere l’autonomia del Tibet, in cambio del

riconoscimento della Repubblica da parte dell’Inghilterra.

L’autonomia del Tibet appariva pericolosa perché poteva aprire dei varchi nelle frontiere

soprattutto nel Sichuan e nello Yunnan, confinanti con l’Indocina francese.

meridionali,

Le ambiguità giapponesi, unite alle politiche colonialiste britanniche, francesi e russe, spinsero

molti intellettuali cinesi a guardare sempre con maggior speranza agli Stati Uniti come fonte di

aiuto e sostegno alla causa nazionale.

Quando Woodrow Wilson, leader dei democratici, vinse le elezioni presidenziali del 1912, egli

dapprima ritirò la partecipazione statunitense dal Consorzio finanziario internazionale che doveva

garantire un grosso prestito a Yuan Shikai, criticandone le condizioni penalizzanti per la Cina, in

seguito avviò il processo di riconoscimento democratico, suscitando l’ira della diplomazia europea.

LA PRIMA GUERRA MONDIALE

La prima guerra mondiale del 1914-1918 fu il frutto di rapporti difficili tra le Potenze, che si

divisero in due schieramenti: la Triplice Intesa, basata sull’alleanza tra Gran Bretagna, Francia e

Russia, e la Triplice Alleanza, imperniata su Germania, Austria-Ungheria e Italia.

La guerra si svolse principalmente in Europa, ma tuttavia il conflitto si estese anche alle colonie e

alcune battaglie furono combattute in Medio Oriente, Africa e Oceania.

Nel 1914 il Giappone, richiamandosi al patto firmato con la Gran Bretagna, dichiarò guerra alla

Germania e attaccò i possedimenti tedeschi in Estremo Oriente, tra cui la penisola dello Shandong,

portando la guerra in Asia.

La Cina si trovò di fronte al pericolo di divenire un campo di battaglia tra le Potenze che avevano

possedimenti cinesi, così dichiarò la sua neutralità, ma ciò non impedì al Giappone di invadere lo

Shandong.

Nel 1915, approfittando del fatto che le Potenze erano impegnate nella guerra, il Giappone presentò

a Yuan Shikai le “Ventuno domande”: un elenco di richieste che avrebbero allargato i diritti e i

privilegi economici giapponesi in varie regioni e che prevedeva l’inserimento di consiglieri

giapponesi nel settore politico, militare e finanziario, trasformando la Cina in un protettorato.

L’ondata di proteste che scoppiarono costrinse Tokyo a ritirare quest’ultimo punto, ma allo stesso

tempo venne inviato un ultimatum a Yuan Shikai, che fu costretto ad accettare le richieste.

La data dell’accettazione, il 7 Maggio, sarebbe stata ricordata negli anni a venire come il Giorno

dell’Umiliazione Nazionale.

Nel frattempo vennero esercitate pressioni sul governo cinese, soprattutto dopo la morte di Yuan

Shikai, affinché si schierasse con questo o quel gruppo di potenze.

L’allora primo ministro e leader della fazione militare dello Anfu, Duan Qirui, fu costretto dal

Giappone e dagli Stati Uniti a schierarsi al fianco della Triplice Intesa.

Sun Yat-sen aveva sempre sostenuto che la Cina dovesse restare neutrale, poiché la partecipazione

alla guerra avrebbe portato solo altri danni e problemi.

In realtà la Cina poteva offrire molto poco in termini di sostegno militare, così l’Inghilterra e la

Francia richiedevano nuova manodopera che potesse colmare i vuoti nelle fabbriche e nei luoghi di

lavoro creatisi con l’invio al fronte di centinaia di migliaia di uomini.

Così molti Cinesi, che volevano scappare dalla miseria, andarono in Europa a lavorare come

scaricatori di porto o come scavatori nelle trincee, e molti di loro morirono o durante il viaggio o

per difficoltà di adattamento.

La guerra era ormai finita: la Conferenza di pace riunì i leader delle maggiori potenze per definire il

nuovo ordine internazionale che si era creato durante il conflitto.

Furono poste le basi per la Società delle Nazioni, che avrebbe dovuto prevenire i futuri conflitti o

risolverli pacificamente.

Furono firmati trattati di pace con i paesi sconfitti, spesso prevedendo onerosi impegni in termini di

per la Germania e l’Impero Ottomano.

riparazioni di guerra e di rinunce territoriali, soprattutto

Nel frattempo furono firmati accordi segreti con cui il Giappone ottenne i possedimenti tedeschi nel

Pacifico e mantenne il controllo sulla penisola dello Shandong.

La delegazione cinese a Versailles era guidata da capaci diplomatici come Lu Zhengxiang, Gu

Weijun, Shi Shaoji e Wang Zhengting.

Al suo arrivo, la delegazione fu accolta con l’inquietante notizia che il Giappone aveva firmato

accordi segreti per mantenere il controllo sullo Shandong.

La delegazione cinese puntava alla restituzione diretta dei possedimenti tedeschi nella baia di

Jiaozhou e all’abolizione dei privilegi ferroviari e minerari tedeschi nella provincia.

Il Giappone, in virtù degli accordi segreti, rivendicava adesso i pieni diritti sullo Shandong, mentre

la delegazione cinese, colta alla sprovvista, adesso puntava sul sostegno americano.

Wilson si impegnò per garantire ai Cinesi almeno la restituzione “indiretta” dello Shandong (Cioè

dalla Germania al Giappone, che poi l’avrebbe restituito alla Cina in tempi non ben definiti).

La delegazione cinese uscì dalla conferenza pesantemente sconfitta: la restituzione indiretta dei

possedimenti annullò una possibile vittoria diplomatica che avrebbe rafforzato l’orgoglio nazionale

la Cina nell’umiliante e imbarazzante situazione di dover riacquisire gli ex

e allo stesso tempo mise

possedimenti tedeschi direttamente dal Giappone, con gravi danni al suo prestigio.

IL PRIMO DOPOGUERRA E LA CONFERENZA DI WASHINGTON

Si dice che tra i tanti vincitori della guerra i veri trionfatori furono la Gran Bretagna e il Giappone.

Nel primo dopoguerra, infatti, la Gran Bretagna ereditò gli ex territori dell’Impero Ottomano,

consolidò il suo potere sul Mediterraneo, intesse relazioni con i capi delle nazioni della penisola

araba e del golfo persico ed ereditò in Africa gran parte delle colonie tedesche.

Il Giappone, oltre ad aver ottenuto lo Shandong e gli ex territori tedeschi in Cina, ottenne

possedimenti nelle isole del Pacifico, e attraverso il dominio sulla Corea e sulla Manciuria allargò la

sua presenza anche sulla Siberia orientale, intraprendendo azioni contro la giovane Russia

rivoluzionaria.

Gli Stati Uniti non entrarono nella Società delle Nazioni a causa della morte per malattia nel 1920

di Wilson, che indebolì le prospettive di un ruolo internazionalista americano e la cooperazione per

la costruzione della pace in Europa.

In quest’ambito un ruolo a parte fu svolto dalla Russia: nel 1917 lo scoppio della rivoluzione

dissolse l’Impero, e durante la Rivoluzione d’Ottobre nello stesso anno la situazione si radicalizzò

con la presa del potere del Partito bolscevico di Lenin e Trockij, portando la Russia fuori dal

conflitto.

Fu in tale contesto generale che si tenne a Washington una conferenza internazionale in cui si

incontrarono i rappresentanti di nove potenze per discutere sul disarmo navale.

nel Pacifico e nell’Asia

Le potenze occidentali miravano a limitare il riarmo navale del Giappone

orientale e sudorientale.

Uno dei tre trattati approvati alla fine della conferenza assegnò il diritto agli Usa e alla Gran

Bretagna di avere armamenti navali di uguali proporzioni in ogni caso superiori a quelli del

Giappone, che tuttavia ottenne il piano dominio sul Pacifico, visto che le flotte navali britanniche e

americane si sarebbero concentrate nell’Oceano Atlantico, in quello Indiano e nel Mediterraneo.

A sua volta, il “Trattato delle Nove Potenze” richiamava al rispetto dell’integrità territoriale e

dell’indipendenza politica della Cina.

La Cina riacquistò i diritti sullo Shandong, seppur con delle garanzie al fine di mantenere intatti gli

interessi e la presenza giapponesi. CINA E ITALIA

tra l’Impero Cinese e il Regno d’Italia il primo trattato commerciale tra i due

Nel 1866 fu firmato

paesi in epoca moderna.

In seguito l’Italia inviò un contingente militare a partecipare alla repressione della rivolta dei Boxer,

l’Italia ottenne una quota dell’indennità che la Cina

e nel Protocollo finale che pose fine al conflitto

doveva versare a seguito della sconfitta nella guerra e la concessione di un’area a Tianjin finalizzata

alla creazione di una Concessione.

L’ascesa al potere di Yuan Shikai portò alcuni benefici agli interessi italiani: infatti il conte Carlo

Sforza, durante la sua permanenza a Pechino presso la legazione italiana, aveva intrecciato rapporti

positivi con Yuan e quando questo divenne primo ministro della Repubblica, alcuni esperti italiani

furono nominati a posizioni di responsabilità presso la Banca di Cina e il Ministero della Guerra.

CAPITOLO TRE

L’EGEMONIA NAZIONALISTA: DA CANTON A NANCHINO

UNITA’ E DIVISIONE

Il triennio che separa l’incontro a Canton tra Sun-Yat-sen e il consigliere politico del governo

sovietico Michail Borodin, e l’avvio della “Spedizione al Nord”, vide l’entrata in scena di nuove

forze e di nuovi protagonisti in campo politico, militare, sociale e intellettuale.

aveva sempre legato l’obiettivo di creare una Cina forte e prospera all’idea di dotarsi di

Sun Yat-sen

uno strumento organizzativo adeguato che consentisse di raggiungere tale obiettivo.

Andato in esilio in Giappone dopo che Yuan Shikai aveva sciolto il Partito e l’Assemblea Nazionale,

Sun Yat-sen aveva fondato il Partito Rivoluzionario Cinese.

La nascita di questo partito fu la manifestazione della scarsa fiducia che Sun ormai nutriva verso le

istituzioni parlamentari occidentali nell’affrontare i problemi di una Cina che non era ancora pronta

ad adottare tali istituzioni.

Il modello politico e organizzativo proposto fu quindi quello tradizionale: un partito centralizzato

che faceva leva sulla lealtà e la fedeltà al capo, ovvero Sun, così come avveniva nelle società

segrete.

Questo partito ebbe vita breve perché creò divisioni tra le forze rivoluzionarie, così nel 1919 Sun

fondò il Partito Nazionalista Cinese (Guomindang).

L’organizzazione del nuovo partito si rifaceva a quella del vecchio Partito Nazionalista del 1912,

riproponendo una pratica aperta di militanza politica e allontanandosi dall’orientamento settario e

cospirativo tipico del Partito Rivoluzionario.

L’anno successivo furono approvati gli statuti, che ponevano alla base del partito i “Tre principi del

popolo”, rifacendosi all’esperienza della Lega Giurata.

I Tre principi del popolo, ossia nazionalismo, democrazia e benessere del popolo, erano stati

concepiti per la prima volta dalla Lega Giurata nel 1905.

Il concetto di nazionalismo sosteneva in senso moderno l’esigenza di un’unità politica trascendente

i particolarismi di clan e province, e di una coscienza nazionale.

Il concetto di democrazia era concepito come strumento ai fini della ricostruzione nazionale e

consisteva nella ricerca di antecedenti democratici nella storia della Cina su cui poggiare le proprie

tesi di una Repubblica Democratica. presentato come sinonimo di “socialismo” e si riferiva

Il concetto di benessere del popolo, infine, fu

alle prescrizioni in campo fondiario e fiscale che Sun aveva adottato dal riformatore americano

Henry George.

Secondo George lo Stato doveva espropriare il plusvalore fondiario che si creava con la crescita del

valore dei terreni, alimentata a sua volta da speculazioni: su questa base lo Stato sarebbe stato in

grado di sopprimere le varie imposta, contribuendo alla crescita economica del paese e

all’uguaglianza della popolazione.

l’accesso ineguale alla proprietà della terra costituiva la fonte primaria di

Insomma per George

ingiustizia nella distribuzione delle ricchezze.

La nascita del Partito Nazionalista Cinese nel 1919 rappresentò il primo passo verso una concezione

politica più moderna della forma-partito.

Tuttavia, come Borodin fece notare, il Pnc rimaneva sempre un partito dominato dal personalismo e

dal fazionalismo, privo quindi di unità.

L’incontro con Borodin nel 1923 pose le basi per un solido rapporto tra Sun e il Pnc da una parte, e

l’Unione Sovietica dall’altra.

Borodin, che non aveva nessuna conoscenza della realtà asiatica ma era competende

nell’organizzazione di azioni clandestine, giunse a Canton nelle vesti di consigliere politico di Sun

Yat-sen, e nel frattempo a Pechino arrivò il diplomatico Karakhan.

Così, mentre il secondo si impegnava a tessere relazioni tra Mosca e Pechino, il primo stava

costruendo quella forza politica e militare che avrebbe dovuto rovesciare il governo centrale.

Il rapporto tra Mosca e Canton si interseca con altri due elementi: la fondazione del Partito

Comunista Cinese e l’irruzione di movimenti di massa sulla scena politica, il più famoso dei quali è

il “Movimento del Quattro Maggio” del 1919.

Questo movimento nacque dalla protesta di centinaia di studenti e giovani contro le decisoni

approvate durante la Conferenza di Versailles e contro l’atteggiamento di inettitudine del governo

cinese, che non si era opposto alle decisioni delle Potenze.

Il movimento si allargò nelle settimane successive in altre città e si consolidò a Shanghai, con forme

di boicottaggio delle merci giapponesi e scioperi operai.

Sun si rese conto che era necessario innanzitutto riorganizzare il Partito Nazionalista Cinese,

in uno strumento politico e d’azione efficace, e

consolidandone le strutture e trasformandolo

Borodin capì che era possibile convincere Sun ad avviare una cooperazione antimperialista con

l’Unione Sovietica ed abbandonare ogni speranza di sostegno da parte dell’Occidente, solo

stabilendo rapporti personali con Sun stesso.

I rapporti si consolidarono ulteriormente nel Novembre del 1923 quando Borodin consigliò a Sun di

mobilitare le masse contadine e operaie contro la minaccia di un imminente attacco militare a

Canton, riportando un imprevisto successo.

Nel 1924 si tenne a Canton il Congresso di riorganizzazione del Partito Nazionalista Cinese, in cui

le questioni principalmente dibattute furono tre: il rapporto con il giovane Partito Comunista Cinese,

i rapporti con l’Unione Sovietica e con l’Occidente e la politica agraria.

Sun ottenne una collaborazione col Pcc sottoforma di un “fronte unito” per unificare la Cina

attraverso una “Spedizione al Nord” a partire dalla base di Canton.

Tale alleanza doveva essere rafforzata con l’inserimento di dirigenti comunisti all’interno del Pnc.

Più facile fu la tessitura dei rapporti con l’Urss, infatti Sun affermò che i paesi occidentali non erano

interessati ad aiutare la Cina e che solo Mosca poteva effettivamente aiutare la causa cinese.

Infine, il nodo della politica agraria sollevò grandi discussioni, l’idea avanzata da Borodin di

espropriare le terre e distribuirle ai contadini sollevò grandi proteste, e tutto si risolse nel

compromesso della redistribuzione ma senza precisarne modi e tempi di realizzazione.

L’organizzazione fu tracciata dallo stesso Borodin secondo canoni leninisti, imperniati su una

sulla centralità del concetto di “centralismo democratico”.

struttura gerarchica e

Ad ogni livello della gerarchia occorreva promuovere la discussione al fine di raggiungere il

consenso sulle indicazioni da inviare al livello gerarchico superiore; una volta che il vertice del

partito adottava una decisione, essa doveva essere rispettata da tutte le strutture.

fu riservato un ruolo centrale e speciale in quanto “Presidente”, carica che

Tuttavia a Sun Yat-sen

gli fu assegnata a vita e che gli dava ampi poteri.

Al vertice dell’organizzazione c’era il Comitato esecutivo centrale, che coordinava il lavoro dei vari

dipartimenti ed era composto da 24 membri e da alcuni membri supplenti.

Si delineò anche il gruppo dirigente che doveva affiancare Sun Yat-sen nella definizione delle

principali strategie.

L’assassinio di Song Jiaoren e la morte di Huang Xing e Zhu Zhixin avevano lasciato vuoti di

potere che vennero colmati da nuovi personaggi come Hu Hanmin, Wang Jingwei, Liao Zhongkai,

Li Liejun, Dai Jitao e Chiang Kai-shek.

Il terzo elemento essenziale per la creazione di un governo e una nazione forte era un esercito

efficace, soprattutto in una realtà dominata dal protagonismo dei warlords e dalla militarizzazione

della politica.

A tal fine Sun aveva inviato nel 1923 una delegazione, guidata da Chiang Kai-shek, nella Russia

sovietica per studiare le istituzioni politiche e le accademie militari, in modo da acquisire elementi

utili all’organizzazione di un moderno esercito.

Al ritorno in Cina, Chiang presentò un ampio rapporto sulla visita, e nel corso del Congresso di

riorganizzazione del Partito Nazionalista Cinese venne nominato presidente del Comitato

preparatorio per la creazione di quella che sarà chiamata l’Accademia militare di Huangpu, dal

nome dell’isolotto a pochi kilometri da Canton su cui venne fondata.

L’Accademia era largamente sostenuta dai sovietici con l’invio di armi, finanziamenti e consiglieri

militari.

Nel 1924 Chiang Kai-shek venne nominato comandante militare e Liao Zhongkai comandante

politico dell’Accademia, e alla direzione dei vari dipartimenti furono posti responsabili nazionalisti

e comunisti.

Poco dopo i primi giovani furono ammessi ai corsi, che duravano sei mesi, al termine dei quali il

cadetto doveva servire nell’esercito.

I corsi militari erano tenuti da esperti sovietici e ufficiali cinesi, i corsi politici, incentrati sui Tre

Principi del Popolo e sulla storia della rivoluzione cinese, erano spesso svolti da personaggi come

Hu Hanmin e Wang Jingwei.

Il nuovo governo di Canton era ora in grado di agire, di affermare la propria forza in città e di

estenderla alla provincia del Guangdong, dove ancora persisteva il dominio dei warlords.

Nel 1925 le truppe rivoluzionarie respinsero dapprima un attacco a Canton portato da una

coalizione di forze guidate da Chen Jiongming; successivamente, nel corso della spedizione verso

est, esse sconfissero definitivamente Chen e la coalizione da lui guidata.

Infine in una serie di campagne militari costrinsero forze formate da warlords venute da province

confinanti ad abbandonare il Guangdong, unificando così l’intera provincia sotto il governo di

Canton.

Queste operazioni militari confermarono l’efficienza del nuovo esercito, ponendo le basi per la

“spedizione al Nord”.

Quando nel tardo autunno del 1924 il signore della guerra di Pechino, Wu Peifu, venne spodestato

propose l’avvio di un nuovo processo di unificazione

dalle truppe di Feng Yuxiang, Sun Yat-sen

nazionale per via diplomatica, evitando la guerra civile.

L’invito ricevuto da Sun da parte dello stesso Feng Yuxiang a partecipare ad una Conferenza per la

riunificazione nazionale sembrò rafforzare le speranze di una soluzione pacifica e concordata.

La Conferenza, che si tenne a Tianjin, si dimostrò un fallimento politico per le speranze di Sun.

A fine Dicembre poi le sue condizioni di salute peggiorarono, e venne portato a Pechino al Peking

Union Medical College, considerato l’ospedale più moderno della capitale, dove morì il 12 Marzo

del 1925.

La sua morte privò della massima autorità politica e ideale il movimento rivoluzionario, in quanto

egli era sempre riuscito a coagulare forze, idee, orientamenti e tenenze diverse e anche contrastanti

fra loro che convivevano all’interno della galassia nazionalista e che erano state tenute assieme dal

prestigio del presidente.

All’interno del partito riemersero vecchie divisioni e si imposero orientamenti e tendenze faziose e

personalistiche, e tutto ciò pose grandi difficoltà nel rapporto con il Partito Comunista Cinese e i

consiglieri sovietici.

La prima sfida alla compattezza del fronte unito venne dalle manifestazioni operaie e popolari della

primavera del 1925, note come “Movimento del 30 Maggio del 1925”.

In quella data una manifestazione operaia a Shanghai venne fronteggiata dalla polizia armata,

guidata da un ufficiale britannico, e portò all’uccisione e al ferimento di molti manifestanti; poche

settimane dopo, a Canton, una manifestazione analoga fu oggetto di repressione da parte dei soldati

inglesi, causando numerosi morti e feriti.

La collera e le manifestazioni si estesero, sfociando nel grande sciopero nella Cina meridionale che

bloccò per sedici mesi il traffico commerciale della colonia britannica di Hong Kong.

Nacquero sindacati in varie parti del paese, sul modello di quello di Shanghai.

A Canton le proteste contro gli stranieri di intensificarono, e squadre operaie armate pattugliavano

le strade e le fabbriche.

La seconda minaccia all’alleanza tra nazionalisti, comunisti e sovietici avvenne in Agosto con

l’assassinio di Liao Zhongkai, di cui furono accusati settori politici conservatori.

Alla fine del 1925 personalità politiche conservatrici e moderate si riunirono sulla tomba di Sun

Yat-sen per riaffermare la propria fedeltà al suo pensiero, ritenendo che esso fosse stato tradito dopo

la sua morte, e chiesero in un ampio documentale dimissioni di Borodin e la fine dell’alleanza con i

comunisti.

Una nuova crisi scoppiò nella primavera del 1926, quando si diffuse la voce che i comunisti cinesi,

sovietici, stessero preparando un’azione improvvisa contro Chiang Kai-

sostenuti dai consiglieri

shek e i vertici nazionalisti dell’Accademia.

La crisi portò dapprima all’arresto di molti consiglieri sovietici e alla legge marziale, che fu poi

risolta con il loro rilascio e con un accordo in cui si affermava che tutte le parti intendevano

continuare la politica del fronte unito voluta da Sun e infine con la riduzione della presenza

comunista all’interno degli organismi dirigenti del Pnc.

LA “SPEDIZIONE AL NORD”

Il 1° Luglio 1926 venne ordinata la mobilitazione generale che segnava l’inizio della “spedizione al

Nord”, guidata da Chiang Kai-shek, nella dichiarazione approvata dal Comitato esecutivo centrale

del Pnc, si affermava che era giunto il momento di riunificare il paese e si indicava in Wu Peifu il

nemico principale della rivoluzione.

In realtà Wu Peifu aveva stretto alleanza col suo vecchio rivale Zhang Zuolin, cos’ il primo

controllava la Cina centrale e il secondo il nord e la capitale.

La prima fase della spedizione prevedeva che l’esercito nazionale rivoluzionario raggiungesse

l’area dello Yangzi e occupasse la Cina meridionale e centromeridionale: la Luglio fu occupata

Changsha, capoluogo dello Hunan, a Ottobre Wuhan, nello Hubei; a Novembre Nanchang,

capoluogo del Jiangxi; e a Dicembre Fuzhou, capoluogo del Fujian.

Nei primi mesi del 1927 furono occupate Hangzhou e Nanchino.

Ora l’Enr controllava sette province e una popolazione di 150 milioni di abitanti.

A questo punto si verificarono serie divergenze sulla strategia da adottare: da una parte, i consiglieri

sovietici, i comunisti e i sostenitori del fronte unito, stabilitisi a Wuhan, optavano per attaccare il

dall’altra, Chiang

Nord alleandosi con le truppe di Feng Yuxiang, ostile a Wu Peifu e Zhang Zuolin;

e coloro che denunciavano l’eccessiva presenza sovietica e comunista,

Kai-shek stabiliti a

Nanchang, preferivano darsi alla conquista immediata di Shanghai, città molto ricca e sviluppata sul

piano agricolo e industriale.

Le divergenze non si interruppero e ognuno rimase della sua posizione, così Chiang decise di

attaccare Shanghai, e in tutta risposta Wuhan accelerò i piani per la mobilitazione operaia e

popolare contro l’allora “signore di Shanghai” Sun Chuanfang, in modo da porre la città sotto il

controllo delle milizie operaie prima dell’arrivo di Chiang Kai-shek, sia per agevolare l’entrata delle

sue truppe in città sia per esercitare una forte pressione su Chiang stesso.

Gli scioperi e le insurrezioni operaie che si susseguirono indebolirono il potere di Sun Chuanfang in

città, furono occupate le stazioni ferroviarie e vennero tagliate le linee telefoniche e telegrafiche.

Quando le truppe di Chiang Kai-shek giunsero in città, la situazione appariva incerta e confusa,

poiché bisognava decidere chi avrebbe dovuto controllare effettivamente la città.

Poco dopo il suo arrivo a Shanghai, Chiang Kai-shek aviò una serie di incontri, anche segreti, con

gli ambienti industriali e finanziari, con personalità conservatrici, con la Banda Verde e le società

segrete e criminali shanghainesi.

I primi fornirono finanziamenti, i secondi il consenso delle élites cittadine e i terzi la “manodopera”

necessaria per risolvere radicalmente la situazione.

Nella notte tra l’11 e il 12 Aprile 1927 le sedi dei sindacati furono attaccati dai membri della Banda

Verde e da forze fedeli a Chiang, e più tardi intervennero anche reparti dell’esercito.

La repressione in seguito si estese a numerose province e città della Cina centrale e meridionale,

fino ad arrivare ai territori controllati dalle autorità di Wuhan.

Wang Jingwei e altri dirigenti nazionalisti accusarono i comunisti e i consiglieri sovietici di avere

spinto la rivoluzione in un vicolo cieco con le loro politiche estremiste e di aver coltivato

la speranza di un’insurrezione rurale di massa che consentisse loro di conquistare il

segretamente

potere.

Di fatto, dopo meno di quattro anni in “fronte unito “ non esisteva più e i contatti tra Chiang Kai-

shek e Wang Jingwei si intensificarono, mentre i dirigenti comunisti riusciti a fuggire si rifugiarono

nella clandestinità.

Per i vincitori il compito prioritario consisteva ora nel proseguimento della spedizione al Nord.

Chiang Kai-shek avviò contatti con Feng Yuxiang, che controllava aree cruciali nella Cina

settentrionale, e con un altro importante signore della guerra, Yan Xishan, che governava la

provincia nordoccidentale dello Shanxi.

Pechino rappresentava l’obiettivo finale, nell’Aprile del 1928 le truppe di Chiang entrarono nella

dove, durante l’assedio della città di Jinan, le truppe cinesi vennero a

provincia dello Shandong,

contatto con i reparti giapponesi e furono costretti a ritirarsi.

Chiang decise allora di deviare il percorso delle truppe evitando lo scontro diretto con i giapponesi,

ma l’incidente di Jinan non fece che rafforzare l’ostilità tra le due parti, e ciò avrebbe avuto delle

conseguenze a partire dagli anni Trenta.

L’accordo tra Chiang Kai-shek, Feng Yuxiang e Yan Xishan prevedeva come tappa successiva

l’attacco alla città di Tianjin, in modo da tagliare ogni collegamento tra Pechino e la Manciuria, che

era la base territoriale dalla quale Zhang Zuolin era partito per conquistare la capitale.

Tuttavia a Tianjin si trovavano cinque concessioni e importanti interessi stranieri, così la strategia

fu abbandonata; nel frattempo, per evitare altri conflitti armati, Tokyo convinse Zhang Zuolin ad

abbandonare Pechino e tornare in Manciuria, assicurandogli che questa non sarebbe stata attaccata.

Zhang si convinse e lasciò Pechino, ma, giunto nei pressi di Shenyang, una forte esplosione

distrusse il treno su cui viaggiava, provocandone la morte.

L’attentato era stato organizzato dagli ufficiali giapponesi di stanza in Manciuria, in modo da

provocare una crisi nell’area e sollecitare il governo giapponese ad una politica più aggressiva ed

espansionista in Cina.

In estate le truppe rivoluzionarie raggiunsero Pechino, che fu posta sotto il controllo di Yan Xishan.

Furono intavolate trattative con Zhang Xueliang, che era succeduto al padre Zuolin alla guida delle

armate manciuriane: i giapponesi garantirono una larga autonomia alla Manciuria, e Zhang

Xueliang rafforzò i suoi rapporti con Chiang Kai-shek e con il governo di Nanchino, che divenne la

capitale del nuovo Stato nazionalista, mentre Pechino venne ribattezzata Beiping, pace

settentrionale. IL GOVERNO DI NANCHINO: NASCITA E SVILUPPI

Il governo nazionale di Nanchino fu fondato ufficialmente il 10 Ottobre 1928.

politiche e l’organizzazione del nuovo governo si ispiravano alle idee di Sun Yat-sen

Le basi

espresse nei “Fondamenti per la ricostruzione nazionale”.

Tra la fine degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta venne promulgata una Costituzione e una

organiche e venne creata una struttura di governo articolata sui cosiddetti “cinque

serie di leggi

yuan” (Poteri): lo Yuan esecutivo, che sovrintendeva alla burocrazia; lo Yuan legislativo, che aveva

il compito di legiferare; lo Yuan giudiziario, il massimo organo del potere giudiziario; lo Yuan

d’esame, che sovrintendeva al sistema degli esami per il reclutamento dei funzionari statali; e lo

Yuan di controllo, che godeva di forti poteri di censura e di sanzione politica e morale nei confronti

dei pubblici dirigenti e funzionari.

Ognuno dei cinque yuan era guidato da un presidente, e tra questi il più influente era il presidente

dello Yuan esecutivo, che di fatto fungeva da primo ministro.

In realtà l’autorità suprema decisionale era concentrata nelle mani di un ristretto gruppo di

personalità che cumulavano le cariche più importanti ai vertici del partito, del governo, dello Stato e

delle forze armate.

A capo di questo sistema centralizzato e gerarchizzato stava Chiang Kai-shek.

In questo contesto le relazioni tra il potere centrale e i poteri locali divennero problematiche;

Chiang Kai-shek riteneva che poteri locali dotati di eccessiva autonomia rappresentavano un

ostacolo ai fini della creazione di uno Stato forte e autorevole.

Così Nanchino decise di radicare la sua presenza ancora più a fondo rispetto al periodo imperiale, in

cui il livello più basso dell’amministrazione statale era il distretto, al di sotto del quale i villaggi

godevano di larga autonomia decisionale sotto la guida di leader locali.

Dopo il 1928 il distretto mantenne la sua funzione di ultimo livello del potere statale, ma al di sotto

di questo venne creato un sistema articolato composto da unità amministrative, sia rurali che urbane,

dall’autorità statale a livello di

a capo delle quali fu posto un responsabile nominato direttamente

distretto, e non scelto dalla popolazione locale.

Il sistema venne ulteriormente rafforzato nel 1932 con l’introduzione del tradizionale sistema di

mutua responsabilità del baojia, in cui la popolazione era divisa in gruppi di mille famiglie (bao) a

loro volta articolate in dieci gruppi (jia) composti ciascuno da cento nuclei familiari.

Ogni famiglia doveva procurare le informazioni necessarie sui nuclei familiari che facevano parte

dello stesso gruppo ed era anche chiamata a rispondere delle azioni di questi.

Nel 1933 venne approvata la legge sul servizio militare; nel 1936 venne avviata la coscrizione

e reclutamento nell’esercito, e vennero create regole per la formazione

obbligatoria, legando baojia

dei “cittadini-soldati”, che combinavano preparazione militare e spirituale.

La struttura politica e istituzionale era tuttavia completata da un sistema di poteri paralleli, anche

occulti.

Infatti vari gruppi e fazioni operavano all’interno del Pnc, tra cui il Gruppo delle Colline dell’Ovest,

il Gruppo CC, guidato dai fratelli Chen Guofu e Chen Lifu, la Cricca per gli studi politici e la

Società dei Camerati per la Riorganizzazione del Pnc, di orientamento progressista e diretta dall’ex

comunista Chen Gongbo.


ACQUISTATO

9 volte

PAGINE

50

PESO

1.37 MB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e culture orientali e africane (Facoltà di Lettere e Filosofia e di Studi Arabo-Islamici e del Mediterraneo)
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher DARIO9529 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia e Istituzioni della Cina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli L'Orientale - Unior o del prof Paderni Paola.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Storia e istituzioni della cina

Sunto Storia e Istituzioni della Cina, prof. Paderni, libro consigliato La Cina dal 1949 ai giorni nostri, Marie Claire Bergére
Appunto