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Capitolo uno: Alla ricerca dell'identità perduta

Nascita, sviluppo e crisi del sistema repubblicano

La Rivoluzione del 1911 fu il frutto allo stesso tempo di programmazione e casualità. Il punto di partenza fu la città di Wuchang, situata nella regione del medio corso dello Yangzi, che era all’epoca la sede del governatore generale delle province dello Hunan e dello Hubei e di una delle guarnigioni militari della Nuova Armata, creata nell’ambito delle riforme dei primi anni del 1900. La guarnigione era stata indebolita in seguito all’invio di parte delle sue truppe nel Sichuan, nel tentativo di sedare le proteste contro il governo in difesa dei diritti sulle linee ferroviarie.

A Wuchang operavano alcune organizzazioni rivoluzionarie di cui alcuni membri facevano parte della Nuova Armata. Esse avevano già stretto contatti con la Lega Giurata, la principale organizzazione che lottava per rovesciare la dinastia Qing e instaurare un governo repubblicano. La Lega Giurata era guidata da Sun Yat-sen, nato in una famiglia contadina ma educato all’estero. Egli si era circondato di diversi intellettuali formatisi soprattutto nelle università e nelle accademie militari giapponesi, in cui avevano potuto percepire la differenza tra la realtà cinese di miseria e povertà, e quella giapponese di modernità e prosperità.

La rivoluzione ebbe inizio il 10 ottobre 1911, e il giorno dopo Wuchang era in mano ai rivoltosi. Presto l’esempio di Wuchang dilagò in diverse parti del paese, e molte province dichiararono la loro indipendenza dal governo centrale. Nel frattempo, la corte aveva nominato primo ministro Yuan Shikai, influente funzionario e fondatore della Nuova Armata, con il compito di formare un governo di monarchia costituzionale a guida mancese.

Per contrastare questo tentativo, Huang Xing, uno dei collaboratori di Sun Yat-sen, gli propose un accordo che offriva a Yuan la carica di presidente della repubblica in cambio del suo sostegno alle forze rivoluzionarie. Sun Yat-sen tornò in Cina il 25 Dicembre 1911, e pochi giorni dopo, a Nanchino, sedici assemblee provinciali dichiaratesi indipendenti lo elessero “Presidente provvisorio” della Repubblica di Cina. La nuova repubblica adottò come uno dei primi atti l’adozione del calendario solare occidentale al posto del calendario lunare cinese.

Adesso in Cina convivevano un presidente repubblicano, un imperatore mancese e un primo ministro che godeva del sostegno della maggior parte delle forze armate. Il 12 Febbraio 1912, il giovane imperatore Pu Yi abdicò, accettando di vivere all’interno della Città Proibita assieme alla famiglia. Nelle province invece il cambiamento si verificò sia attraverso colpi di stato da parte di dirigenti locali, sia con l’insediamento al potere di membri della Nuova Armata, della Lega, di società segrete o della malavita.

L’abolizione del sistema degli esami del 1905 aveva distrutto la struttura per il reclutamento del personale politico e sociale, e la fine della monarchia aveva distrutto la struttura di potere burocratico, forza e simbolismo culturale e religioso su cui l’impero dei Qing si era retto.

L'assetto politico e istituzionale repubblicano

Yuan Shikai aveva costruito la sua reputazione sia come militare sia come ispiratore di nuove riforme in campo educativo, commerciale e industriale, e si era inoltre circondato di consiglieri abili nella politica estera. Egli sosteneva che lo Stato e la nazione moderni dovevano essere edificati in Cina a partire dal centro, sotto la guida di un autorevole capo dello Stato.

Quanto ai rivoluzionari, i governatori provinciali legati alla Lega guardavano con sospetto alle decisioni di Yuan e cercavano di restare il più possibile indipendenti da Pechino. Tra l’altro le elezioni erano vicine, previste per Dicembre 1912, e avrebbero portato alla formazione di un’assemblea nazionale, di assemblee provinciali e distrettuali. A tal fine, Sun Yat-sen decise di trasformare la Lega in un vero e proprio partito politico: nacque così il Partito Nazionalista (Guomindang).

Sun Yat-sen lasciò l’incarico di preparare le elezioni a Song Jiaoren, che sarebbe diventato il nuovo capo del governo in caso di vittoria. A questo punto egli si dedicò a promuovere lo sviluppo industriale cinese attraverso la collaborazione tra capitale e lavoro. Per fare ciò, occorreva una buona rete di trasporti, e così, dopo essere stato nominato direttore delle ferrovie da Yuan Shikai, si dedicò alla stesura di un programma nazionale per il sistema ferroviario e a negoziare con le banche straniere i prestiti necessari.

Le prime elezioni repubblicane poggiavano su una ristretta base elettorale: potevano votare infatti solo gli uomini di età superiore ai 21 anni che godevano di un certo livello di scolarizzazione e di un reddito significativo. Alle elezioni il Partito Nazionalista risultò vincitore, tuttavia, nel marzo del 1913, mentre si stava recando a Pechino per formare il nuovo governo, Song Jiaoren fu assassinato.

Yuan Shikai risultò coinvolto in un’ondata di proteste che scosse la Cina, inasprite dalla notizia che Yuan aveva firmato un prestito con un consorzio internazionale senza chiedere il permesso dell’Assemblea Nazionale, e in seguito avrebbe utilizzato questo denaro non per ammodernare il sistema amministrativo, ma per rafforzare l’apparato militare. Sun Yat-sen, che si trovava in Giappone per negoziare un prestito, decise di tornare immediatamente in Cina.

A Maggio, Pechino provvide a rimuovere dalle loro cariche i governatori provinciali fedeli al Partito Nazionalista, e a Luglio scoppiò una rivolta anti-Yuan, che si concluse in una disfatta per i rivoluzionari, e Sun Yat-sen e i suoi collaboratori fuggirono in Giappone. In seguito, Yuan Shikai riuscì a far prolungare dall’Assemblea la durata della sua carica, poi mise fuori legge il Partito Nazionalista e sciolse tutte le assemblee rappresentative.

Nell’Agosto del 1915 venne avviata una campagna per la promozione di Yuan Shikai a “Grande Imperatore Costituzionale”. L’idea di fondo era che la ricostruzione dello stato centralizzato e la fine del disordine sociale potevano attuarsi solo con la rinascita dell’Impero, che poteva ancora fungere da collante per la maggior parte della società cinese. In realtà le radici della Repubblica, seppur fragili, erano ben salde.

Alla fine del 1915 venne organizzata un’Armata per la protezione della nazione, c’erano molti dissensi sul progetto di restaurazione imperiale da parte delle forze armate fedeli a Yuan e il sostegno da parte delle Potenze si stava indebolendo. Tuttavia la morte per malattia di Yuan Shikai nel giugno del 1916 pose fine alla crisi e aprì nuove speranze che però saranno largamente disattese. A partire dal 1917, confusione e caos caratterizzarono la situazione cinese.

Sebbene la morte di Yuan Shikai avesse rimosso il principale pericolo per la repubblica, il vuoto di potere venne colmato da gruppi e fazioni militari i cui leader erano uniti tra loro da legami di vario tipo. Tali gruppi facevano capo ai vari comandanti militari la cui reputazione era cresciuta sotto la protezione di Yuan, soprattutto quelli che si erano formati presso l’Accademia militare di Baoding, fondata dallo stesso Yuan, e con cui avevano intessuto stretti rapporti, dando vita alla cosiddetta Armata Beiyang.

L’egemonia di queste figure, che miravano a ricoprire le cariche più alte della repubblica, ha portato a definire gli anni successivi al 1916 come periodo dei warlords. Lo sviluppo del militarismo va però fatto risalire in primo luogo all’importanza dei leader militari nelle province negli anni prima della Rivoluzione del 1911. In secondo luogo, sin dai primi del Novecento il ruolo del militare divenne fondamentale sia nel processo rivoluzionario sia nella creazione di uno Stato moderno e coeso.

In terzo luogo, il diffondersi dell’importanza del ruolo dei militari ebbe un profondo impatto sia nella formazione dei valori individuali e collettivi sia nella militarizzazione della società cinese. La carriera militare veniva vista come un mezzo per la scalata sociale, soprattutto a causa dell’abolizione del sistema degli esami. In quarto luogo, altre cause all’origine del militarismo furono il disordine sociale e il banditismo.

In quinto luogo, il militarismo accrebbe lo sviluppo industriale: nei primi decenni del Novecento si ebbe una vera e propria corsa agli armamenti, gli eserciti aumentarono i loro effettivi e vennero introdotte nuove armi, in parte prodotte in Cina e in parte importate dall’estero. L’egemonia dei warlords, soprattutto del Gruppo di Beiyang, iniziò a imporsi nell’estate del 1917 quando il generale Zhang Xun, sostenitore della tradizione imperiale e confuciana, restaurò Pu Yi al trono, per poi essere travolto dalla reazione degli altri capi militari.

Questo fu l’inizio di una lunga serie di conflitti civili che si protrasse fino agli ultimi anni Venti. I protagonisti di questa guerra appartenevano a due fazioni all’interno del Gruppo di Beiyang: Anfu, guidata da Duan Qirui, e Zhili, guidata dapprima da Feng Guozhang e poi da Wu Peifu. Il primo conflitto armato tra Anfu e Zhili scoppiò nel 1920 e si concluse con la vittoria di Zhili anche grazie a Zhang Zuolin, leader dell’emergente fazione del Fengtian che aveva la sua base in Manciuria.

Nel 1922 scoppiò un conflitto tra Zhili e Fengtian, e nonostante la vittoria di Zhili, Zhang Zuolin riuscì a mantenere il suo controllo sulla Manciuria. Nel 1924 si ebbe un’altra guerra tra Zhili e Fengtian che si concluse con la sconfitta del Zhili, grazie alla defezione di uno dei suoi generali, Feng Yuxiang, sul campo nemico. Le fonti principali di finanziamento alle fazioni furono due: la tassazione e l’oppio.

La tassa sulla terra veniva raccolta con anni di anticipo, sulle merci in transito da una provincia all’altra gravavano pesanti oneri e tasse altissime colpivano qualsiasi bene di consumo, dal possesso di bestiame alla contrazione del matrimonio alla frequentazione dei bordelli. Quanto all’oppio, la sua coltivazione era stata vietata nel tardo periodo Qing e sotto Yuan Shikai, ma esso rimaneva una fonte di grande profitto e quindi i contadini furono costretti dai warlords a coltivarlo estesamente.

Quanto ai legami tra le fazioni e le Potenze, molti paesi occidentali rifornivano i vari eserciti di armi e munizioni e sostenevano quelli che finanziavano, aspettandosi favori se questo o quel gruppo fosse andato al potere. Così, il Giappone sostenne dapprima Duan Qirui e poi Zhang Zuolin per mantenere il controllo sulla Manciuria, l’Unione Sovietica rifornì Feng Yuxiang con armi, istruttori militari e finanziamenti, e la Gran Bretagna mantenne stretti rapporti con Wu Peifu. I maggiori conflitti civili comunque interessarono prevalentemente la Cina del nord e del centro, mentre il sud fu quasi del tutto risparmiato.

Nel 1917 Sun Yat-sen fondò a Canton un governo dissidente da Pechino, assumendo il titolo di “Grande Maresciallo” e ponendosi a capo del “Movimento per la protezione della Costituzione”, che aveva l’obiettivo di difendere la Costituzione repubblicana e ripristinare le funzioni del Parlamento che era stato sciolto a Pechino a causa delle divergenze emerse riguardo alla partecipazione della Cina alla prima guerra mondiale. Sun Yat-sen venne però estromesso dal potere nel 1918, perché i generali delle province del sud e del sud-est, dapprima suoi alleati, erano contrari a una guerra contro il nord per ottenere la riunificazione nazionale.

Lasciata Canton, Sun trascorse gli anni dal 1918 al 1920 nella Concessione francese di Shanghai, studiando e riflettendo sul futuro della Repubblica. In questi anni scrisse una serie di articoli pubblicati sul periodico “Costruzione”, che in seguito vennero raccolti nel “Piano per la ricostruzione nazionale”, in cui sosteneva temi come la modernizzazione economica, lo sviluppo di un sistema moderno di trasporti e interventi per regolarizzare il corso dello Yangzi con il fine di stimolare gli scambi commerciali.

Tuttavia, a partire dall’inizio degli anni Venti, egli sentì l’esigenza di tornare in politica attiva. Durante gli ultimi anni della sua vita, prima della morte nel 1925, voleva riconquistare il nord e la capitale Pechino, e unificare il paese sotto la sua guida. A tal fine era però necessario creare una base territoriale, ed egli la individuò nella provincia del Guangdong e nella città di Canton.

La zona del Guangdong, ricca e popolosa, era ritenuta importante per fornire truppe e finanziamenti per creare un governo ostile a Pechino, ottenere il sostegno delle Potenze, e come trampolino di lancio per la “spedizione al nord”. A tal fine Sun considerò necessario l’aiuto di Chen Jiongming, che aveva avuto un ruolo centrale nel processo che aveva portato il Guangdong verso l’autonomia da Pechino e che si era distinto per i suoi interventi contro l’oppio e il gioco d’azzardo.

Tra il 1918 e il 1920 Chen fu costretto a lasciare Canton e viveva in esilio a Changzhou, nella provincia del Fujian, dove attuò programmi di riforma nel campo dell’educazione e incoraggiò la libertà di stampa. Nell’ottobre del 1920 riuscì a riconquistare Canton, e il suo obiettivo, simile a quello di Sun, era quello di avviare una politica di sviluppo economico e di giustizia sociale a livello provinciale. L’intento di Chen, che Sun apprezzava, era però diverso dall’obiettivo di riunificazione nazionale perseguito da Sun.

La rottura fu inevitabile: nel 1922 Chen Jiongming e i Cantonesi si rifiutarono di appoggiare la “spedizione al nord” e le Potenze occidentali, in cui Sun aveva sempre sperato, presero le distanze dal suo progetto. Sun fuggì nuovamente da Canton e tornò di nuovo a Shanghai, in cui cercò di riprendere i contatti con i comandanti militari del sud e del sud-est ostili a Chen Jiongming e nello stesso tempo allacciò contatti al nord con Wu Peifu e con Zhang Zuolin, allora rivali, e infine cercò l’appoggio degli Stati Uniti, dopo aver perso la fiducia nelle Potenze europee. L’ostilità americana lo portò infine ad ascoltare le proposte e le sollecitazioni dell’Unione Sovietica.

A partire dal 1912, l’assetto istituzionale della Repubblica si andò delineando secondo le linee generali che erano già state tracciate nel tardo periodo Qing chiamate “Nuove Politiche” o “Nuovo Governo”. Queste riforme avevano modificato la struttura amministrativa dello Stato cinese, abolendo i Sei Ministeri e sostituendoli con una nuova e moderna amministrazione ministeriale, era stato avviato un processo di ristrutturazione delle amministrazioni provinciali, era stato delineato un programma che doveva portare alla creazione di un’assemblea nazionale e di assemblee provinciali, sino a giungere alla realizzazione di un sistema costituzionale.

In quest’ambito si fecero i primi passi verso l’autogoverno locale: furono indette elezioni per le assemblee provinciali e furono poste le basi per un sistema di autogoverno a livello di distretto e inferiore. La Rivoluzione del 1911 fermò tale processo e accelerò i tempi di riorganizzazione dello Stato al centro e alla periferia. Il nuovo assetto statale fu definito dalla Costituzione del 1912, che era provvisoria, nell’attesa che l’Assemblea nazionale ne delineasse una definitiva. Al vertice dello Stato c’erano il presidente, eletto dal parlamento per cinque anni, ed era coadiuvato da un vicepresidente, il primo ministro, il quale era a capo di un governo di ministri, e un’assemblea nazionale che sarà eletta nel 1912 e che verrà disciolta e riconvocata più volte.

La Costituzione aveva l’obiettivo di dare larghi poteri al primo ministro e al governo, ma il testo era così ambiguo da portare a continui conflitti tra presidente, primo ministro e parlamento. Nelle province l’autorità fu divisa tra governatori militari e civili, i primi operarono con ruoli di primo piano e come signori della guerra, i secondi svolsero in certi casi azioni contro lo strapotere del governo centrale, ma poi finirono per diventare semplici strumenti nelle mani dei governatori militari.

In quegli anni fu molto dibattuto il tema di un possibile futuro federalista per la Cina, ma tale prospettiva fu abbandonata a causa dell’esigenza di formare uno Stato centrale forte su cui edificare la strategia per la lotta al sottosviluppo e al dominio delle Potenze. Quest’esigenza portò all’emergere del ruolo essenziale del potere esecutivo centrale. Tuttavia, la fragilità del sistema politico non consentì di portare avanti e verificare progetti ed esperienze.

I due settori in cui le carenze risultarono maggiori furono la tassazione e il reclutamento del personale. Durante il tardo periodo Qing, la tassazione era cresciuta in seguito alla diffusione di sovrattasse locali e al mantenimento dell’entità delle quote che venivano versate al governo centrale. Dopo il 1911 la situazione era peggiorata, con molte province che si rifiutavano di versare le imposte al Centro.

Quanto al problema del reclutamento del personale di governo, c’era una tensione tra due esigenze diverse che gravavano sul “servitore dello Stato in Cina”: da una parte, la pressione del sistema burocratico confuciano affinché l’individuo si attenesse alle norme e alle regole impersonali e standardizzate che ne governavano il funzionamento; dall’altra, l’influenza delle relazioni personali e sociali che richiamavano il singolo a dare prova di “responsabilità e sensibilità” verso coloro che ne avevano sostenuto l’ascesa all’interno della carriera burocratica.

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Scienze politiche e sociali SPS/14 Storia e istituzioni dell'asia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher DARIO9529 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia e Istituzioni della Cina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi L'Orientale di Napoli o del prof Paderni Paola.
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