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Rossi - L'architettura della città

Le tematiche affrontate sono molteplici e associate alla teoria urbana di Rossi: si affrontano il tema dell’individualità dei fatti urbani, la critica al funzionalismo ingenuo, l’area e il quartiere, i processi di trasformazione di una città, i problemi tipologici della residenza, il concetto di locus, la storia e il tema della memoria collettiva.

Capitolo 1 – Struttura dei fatti urbani

L'architettura della città affronta la teoria dei fatti urbani nei primi anni '60 in merito alla definizione dello spazio urbano. Per architettura della città si possono intendere due aspetti diversi:

  • Assimilare la città a un grande manufatto, un'opera di ingegneria e di architettura, più o meno grande e complessa, che cresce nel tempo;
  • Riferirci a degli intorni più limitati dell'intera città, a dei fatti urbani caratterizzati da una loro architettura e da una loro forma.

Nell'uno e nell'altro caso l'architettura non rappresenta che un aspetto di una realtà più complessa, di una particolare struttura, ma nel contempo essa costituisce il punto di vista più concreto con cui affrontare il problema. Rossi definisce il concetto principale della sua teoria in merito alla definizione della città: la struttura dei fatti urbani. Quando si giudica una città ci si può porre di fronte ad essa con due ottiche differenti:

  • Riferita all'immagine complessiva urbana del manufatto architettonico;
  • Inerente all'analisi dei fatti urbani, vale a dire degli intorni più limitati della città caratterizzati da una loro architettura e da una loro forma.

Per questo cita il Palazzo della Ragione di Padova, in cui individua tutto il significato della sua teoria dei fatti urbani: un edificio dalle diverse funzioni indipendenti dalla sua forma, che è ciò che ci resta impressa, trasformato nel tempo ma impresso nell'immagine della città. L'individualità del palazzo dipende anche dall'essere la sua forma complicata e organizzata nello spazio e nel tempo (se fosse nuovo avrebbe un significato diverso); i suoi valori non sono solo empirici ma anche spirituali. Da qui, si pensa al rapporto che abbiamo con la collettività tramite esso. Chi vive e percorre questo spazio associa delle impressioni positive o negative, la cui sommatoria ci restituisce l'immagine della città; basta considerare un solo fatto urbano perché sorga una fila di questioni, mainly rapportabili a grandi temi come l'individualità, il focus, il disegno, la memoria; e con esse si delinea un tipo di conoscenza dei fatti urbani più completo ma è da vedere quanto è concreta. I fatti urbani vengono così assimilati a delle opere d'arte ("essi sono una costruzione nella materia, e nonostante la materia, di qualcosa di diverso: sono condizionati ma condizionanti"), il che li lega alla loro qualità, per cui è facile analizzarli ma non definirli, descriverli (è possibile solo a chi abbia percorso quel palazzo, quella strada). Si deve fare un tipo di analisi più completa dei fatti urbani, che riguarda città come "la cosa umana per eccellenza", e le cose che si possono apprendere solo vivendo concretamente un determinato fatto urbano, costruito con la fatica da parte dell’uomo.

La questione della città come opera d'arte è stata posta in modo scientifico soprattutto attraverso la concezione della natura dei fatti collettivi. Lévi-Strauss ha notato come in più delle altre opere d'arte la città sta tra l'elemento naturale e l'artificiale, oggetto di natura e soggetto di cultura. Cattaneo: La città diventa cosa umana perché è un immenso deposito di fatiche, sono opera delle nostre mani; ma in quanto patria artificiale e cosa costruita è anche testimonianza di valori, permanenza e memoria. La città è nella sua storia. Si deve anche tenere conto di come gli uomini si orientano nella città, l'evoluzione e la formazione del loro senso dello spazio. Sitte: 3 sistemi di costruire la città, ma son tutte a scopo tecnico (regolamentazione stradale), non sono opere d’arte, mentre è artisticamente importanti ciò che può essere visto: la singola strada, la singola piazza (Rossi: il tutto è + imp del singolo). Classificazione della tipologia degli edifici e del loro rapporto con la città considerando gli edifici come momenti e parti di un tutto che è la città. Questioni tipologiche: La città è costituita dalla sua architettura e le opere che ne costituiscono il modo di → trasformazione della natura. Trasformazioni delle prime forme e tipi di abitazione il tipo + importante e ha percorso la storia dell’a. Tipo=qualcosa di permanente e complesso, enunciatologico che sta prima della forma, più che l’immagine è l’idea d’un elemento che deve fare da regola al modello; tutto è preciso nel modello e vago nel tipo. La tipologia è lo studio di tipi non riducibili ad elementi urbani, di una città come di un’a.; tutte le forme architettoniche sono riconducibili a tipi; è l'idea di un elemento che gioca un proprio molo nella costituzione della forma; e che essa è una costante.

Critica al funzionalismo ingenuo (=le funzioni riassumono la forma e costituiscono l’architettura): critica l’idea di chi ipotizza la città come un elemento architettonico plasmato dalla funzione, utile per la classificazione ma troppo semplificata (da un valore identico a tutte le funzioni, perché quella commerciale è + preminente), non esaustivo per poter definire la nascita di una città (xk la f. può mutare nel tempo); con il f.i. il tipo è ridotto a mero schema distributivo e l’a. non ha valore autonomo; è inconcepibile ridurre la struttura dei fatti urbani a un problema di organizzazione di qualche funzione, xk se i fatti urbani fossero ciò, essi non potrebbero presentare né continuità né individualità. Classificazioni di questo tipo hanno una loro utilità, ma servono di più a dirci qualcosa sul punto di vista adottato per la classificazione (per esempio il sistema costruttivo) che sull'elemento in sé.

Problemi di classificazione: punti di vista autorevoli: 1. geografia sociale di Tricart: “la base della lettura della città è un contenuto sociale”, che viene dalla descrizione di fattori geografici che danno al paesaggio urbano il suo significato e precedono le forme e le funzioni; 3 ordini:

  • La scala della strada che comprende le costruzioni e gli spazi non costruiti che la circondano;
  • La scala del quartiere che è sostituito da un insieme di isolati con caratteristiche comuni;
  • La scala della città intera considerata come un insieme di quartieri; queste sono rapportabili in base al contenuto sociale che presentano (R: i fatti urbani non cambiano a causa delle loro dimensioni).

La forma dei lotti di una città, la loro formazione ed evoluzione, rappresenta la lunga storia della proprietà urbana; e la storia delle classi profondamente legate alla città. L'ipotesi dell'analisi del contenuto sociale, applicata con particolare attenzione alla topografia urbana, si sviluppa così fino a darci una conoscenza più completa della città; anche la forma dei fatti urbani può essere interpretata attraverso il contenuto sociale, xk vi sono motivi e ragioni che hanno gran parte nella struttura urbana. 2. teoria delle persistenze di Marcel Poetè: il concetto della strada è l’elemento da cui partire per l’analisi di una città; la strada acquista una grande importanza xk la città nasce in un dato luogo ma è la strada che la mantiene viva, x cui si può associare il destino della città alle vie di comunicazione. Dalla strada l'analisi passa al suolo urbano, e il suolo urbano che è un dato naturale ma anche un'opera civile è legato alla composizione della città. Nella composizione urbana ogni cosa deve esprimere con la maggior adesione possibile la vita stessa di quell'organismo collettivo che è la città. 3. teoria illuministica di Milizia: distingue gli edifici urbani in privati e pubblici, intendendo con i primi le abitazioni e con i secondi degli elementi primari. L'analisi che si compie si riferisce quindi prima alla classe (pubblica e privata, la cui funzione non dipende dalla forma), poi alla collocazione dell'elemento nella città, infine alla forma e alla distribuzione dell’edificio.

Possiamo dire che, se riguardo alla natura del monumento possiamo solo dire “un monumento è un monumento”, possiamo stabilire delle condizioni al contorno, non sulla natura del m., che ne illuminino le caratteristiche tipologiche e compositive, di natura urbana, ma sono condizioni dell’architettura. “Il processo dinamico di una città – dice Rossi- tende più all’evoluzione che alla conservazione”: questo aspetto, unito al tema delle aree residenza, definisce la città. Complessità dei fatti urbani: concetto della città come totalità e della possibilità di avvicinarci alla comprensione di questa totalità mediante lo studio delle sue diverse manifestazioni, del suo comportamento; lo studio del contenuto sociale permette di mettere in luce il significato dell'evoluzione urbana in modo concreto. I fatti urbani sono complessi= hanno dei componenti e che ogni componente avrà un valore diverso; la natura dei fatti urbani sia abbastanza simile a quella dell'opera d'arte e soprattutto che nel carattere collettivo dei fatti urbani vi sia l'elemento principale per la loro comprensione.

La teoria della permanenza e i monumenti: pensare alla scienza urbana come a una scienza storica è errato, xk si parlerebbe di storia urbana mentre questa sembra sempre più soddisfacente, anche dal punto di vista della struttura urbana, di ogni altra indagine o ricerca sulla città. Le persistenze sono rilevabili attraverso i monumenti, i segni fisici del passato- ma anche attraverso la persistenza dei tracciati e del piano: le città permangono sui loro assi di sviluppo, mantengono la posizione dei loro tracciati, crescono secondo la direzione e con il significato di fatti più antichi di quelli attuali. A volte questi fatti permangono essi stessi, hanno vitalità continua, a volte si spengono; resta allora la permanenza della forma, dei segni fisici, del locus; la permanenza più significante è data quindi dalle strade e dal piano; nella città non tutto permane, o permane con modalità tanto diverse da non essere spesso raffrontabili. Gli elementi permanenti possono essere considerati alla stregua di elementi patologici, dall'altro come elementi propulsori. La distinzione esistente tra gli elementi permanenti in modo vitale e quelli da considerarsi come elementi patologici: la forma del passato ha assunto una funzione diversa ma è intimamente nella città, si è modificata e potrebbe modificarsi ancora, nel secondo essa sta isolata nella città, niente gli può essere aggiunto, essa costituisce un'esperienza essenziale da non potersi modificare; nei due casi questi fatti urbani sono una parte insopprimibile della città perché essi costituiscono la città. La città è come un'architettura di cui rileviamo componenti diverse: residenza ed elementi primari.

  • Sviluppo urbano correlato in senso temporale (c’è un prima e un dopo);
  • Continuità spaziale della città, per cui gli elementi su un certo territorio sono fatti di natura omogenea, senza rotture;
  • Nella struttura urbana ci sono elementi che hanno il potere di ritardare o accelerare il processo urbano e che siano rilevanti.

Capitolo 2 – Gli elementi primari e l’area

Affronta due elementi fondamentali: gli elementi primari e l’area. Il concetto di area (o sito): l’elemento fondamentale dal quale partire per conoscere i fatti urbani, luogo in cui questi si manifestano, è considerata come un’opera civile e anche dato naturale, essendo parte dell’architettura della città; può essere la proiezione della forma della città su un piano orizzontale, se vista d’insieme, o vista per singole parti. Area-studio: una porzione minima definita dell’area urbana, un’astrazione dello spazio della città, descritta ricorrendo ad altri elementi dell'area urbana presa nel suo complesso (caratteristiche aree vicine, caratteristiche storiche); essa intende...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Rig_Ce di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Tordella Piera Giovanna.
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