La Dittatura Argentina (1976-‐1983)
Marcos Novaro
1. I presupposti della dittatura argentina. 1930/1976
1.1 40 anni di fallimenti
1912 – Primi problemi all’interno del sistema politico, ampliamento e libertà di voto portano al potere il
partito radicale, mentre conservatori e socialisti perdevano peso.
1929/1930 – crisi economica mondiale, è solito definire da qui in avanti il “ciclo di decadenza
argentina”, in quanto a differenza degli altri Paesi sud americani non riuscì ad affrontare la crisi
instaurando nuovi regimi politici ed economici efficienti.
Questa difficoltà è dovuta a due fattori pre-‐esistenti:
-‐ La questione economica
la crescita economica per via anche dei numerosi emigranti europei fu rapida ma anche
fragile dipendente dal mercato di pochissimi prodotti con scambi quasi solo in inghiliterra.
Dopo il 1930 -‐> difficoltà mondiali commerciali con conseguente riduzione di investimenti
e crescita. Per risolvere il problema introducono una sorta di “semiautarchia”, un
capitalismo “sovvenzionato”, in cui il sostegno statale alle industrie aveva come fine
ultimo il solo sostentamento del mercato interno. Purtroppo sarebbe potuto funzionare solo
se ci fosse stata una legittimità politica dei governi e un’autonomia dello stato dai gruppi di
interesse e dalle corporazioni; condizioni che non si presentarono.
-‐ La questione politica
1912 – Primi problemi all’interno del sistema politico, viene introdotto il suffragio
universale maschile secreto e obbligatorio che porta al potere il partito radicale, mentre
conservatori e socialisti perdevano peso. Era dunque un sistema non propenso alla
cooperazione tra i partiti.
Dopo il 1930 -‐> i conservatori approfittano della crisi per tentare di riprendersi potere,
dunque appoggiarono i militari. Si limitarono a ristabilire l’ordine costituzionale tenendo a
basa il partito radicale. Questo risultato non fu ottenuto, anzi delegittimarono sempre più la
democrazia e la costituzione agli occhi di popolo ed elite.
1943 – Colpo di stato scaturito dal fallimento dei conservatori dopo il 1930. Il regime militare in quel
momento era nazionalista e antiliberale ma deciso a modernizzare l’economia. Da esso nasce il
peronismo: movimento ereditario della tradizione populista del partito radicale, ebbe successo
attirando a sé i partecipanti del movimento operaio. Caratterizzato da una classe lavoratrice solida che si
esprimeva tramite sindacati legati allo Stato. Non erano quindi trascurate le rivendicazioni salariali, in
un modello economico condizionato dal legame: peronisti-‐sindacati-‐stato, con evidenti squilibri.
Il potere dei sindacati via via andava aumentando; così da un lato loro e dall’altro il rifiuto di coloro
contro il peronismo paradossalmente impedirono di portare a termine il modello dirigista (forte
influenza sui settori produttivi grazie ad incentivi statali, è il contrario del liberismo) proposto
inizialmente. Prese forma una “ società impraticabile”.
Si apre un periodo di governi instabile senza un chiaro orientamento economico.
1955-‐ Peron destituito e cacciato dopo il terzo colpo di stato. Ma nessun governo riesce comunque a
cacciare peronismo, perché avendo il consenso dei sindacati conservava un potere di veto lo stesso.
I successori di Peron non riescono a sanare i problemi statali. I partiti cooperavano tra loro.
Indebolito il sistema politico, la logica che ne derivò fu di esclusione di plurialismo e istituzioni liberal-‐
democratiche.
Coloro che invece ne trassero vantaggio furono le Forze Armate, che sempre più al centro della scena
poterono permettersi di provare diverse vie per risolvere il problema:
a. Coinvolgere alcuni settori del peronismo in un governo civico-‐militare.
b. Incoraggiare la nascita di una nuova forza conservatrice
c. Trasferire il potere al partito radicale
Quest’ultima portò ad alcuni successi iniziali in due governi radicali (Frondizi 58-‐62 e poi Illia 63-‐66) ma
entrambi furono travolti dalle pressioni dei sindacati e dei militari stessi (sempre più ambiziosi).
1966-‐ data della Rivoluzione Argentina, iniziata col golpe guidato dal generale Juan Carlos
Onganìa. I militari decidono di fondare un regime autoritario basato su un piano di diversi anni che
avrebbe risanato l’economia. Tra 67-‐69 si ebbe qualche buon risultato ma la crescita economica invece
di attenuare le pressioni sindacali le stimolò finchè un susseguirsi di scioperi mise fine all’esperimento
della rivoluzione. Non solo, i militari si trovarono alle corde davanti a continue proteste ed attentati, così
furono obbligati a indire libere elezioni.
Sia partiti che forze armate erano incapaci di mediare tra tutti. L’ultimo tentativo per frenare i sindacati
era far tornare Peron al potere e dare uno stop alla radicalizzazione del peronismo che dal suo esilio era
solo stata incoraggiata.
1970-‐1973 – sull’onda della rivolta contro Onganìa alcuni si convinsero che l’argentina fosse pronta a
superare il capitalismo dipendente. I montoneros alimentarono così la tendenza rivoluzionaria
peronista, facendo credere che il ritorno di Peron avrebbe messo fine all’ordine oligarchico e dato il via a
una democrazia popolare “ justicialista” (cioè pernosta/socialista)
1973 – Torna al potere Peron
I sindacati non erano più l’unico problema da frenare: il protezionismo e l’assistenza finanziaria e fiscale
alle imprese erano ora cronici. Lo Stato si indeboliva sempre di più, incapace di risolvere i conflitti
distributivi cercò di diluirli attraverso l’inflazione, consentendogli anche di finanziare il deficit fiscale
scaricandolo sulla società. Alla base del circolo vizioso creatosi c’era una lotta tra le corporazioni per
ottenere fondi pubblici ed esenzioni fiscali, lotte dove i poteri erano disuguali e disuguali furono anche la
distribuzione del carico fiscale e della spesa sociale. Una società e uno stato così colonizzato adottarono
sempre più comportamenti difensivi e speculativi che rendevano incoerenti le politiche economiche e
pubbliche. Questo progressivo indebolimento sfociò nella perdita del monopolio della forza dei suoi
strumenti repressivi.
Peron cerca di conciliare queste aspettative opposte. Propone un patto sociale tra sindacati e
imprenditori e un accordo tra tutti i partiti. Ma non placò gli scontri, anzi. Pèron stesso permise alla
destra del suo partito di usare le risorse dello stato e aiuti di polizia e militari per organizzare delle
bande armate, di cui la più potente era la Tripla A, alleanza anticomunista argentina, guidata dal
ministero Josè Lòpez Rega.
Il regime divenne un campo di battaglia di attentati e omicidi, ciò consolidò la convinzione uno dei due
contendenti andava eliminato del tutto; mentre gli argentini che si erano mobilitati sperando in un
cambiamento compresero che non c’era nulla da fare e abbandonarono la militanza.
1974 – Peron muore. Isabel, sua moglie è del tutto incompetente come Leader
1975 – la reazione a un’inflazione altissima e prolungata fu una “dollarizzazione” dell’economia che
permise ai settori più dinamici e potenti di sottrarsi alla perdita di valore della moneta ma aggravò i
problemi fiscali dell’inflazione.
1976-‐ Inflazione alle stelle, riserve del paese esaurite. Intanto le bande armate seminavano paura e
sconcerto. Le figure rappresentative del peronismo abbadonarono il campo e i sindacati ancora si
logoravano nel vano intento di proteggere i loro immediati interessi.
L’opposizione propose la formazione di un governo d’emergenza formato da civili e militari ma furono
proposte che non vennero prese in considerazione. Anarchia. Sfiducia generale.
Si lasciava la soluzione a chiunque ne trovasse una. I militanti di sinistra parvero sempre più agli occhi
della opinione pubblica i veri responsabili, considerati “agitatori d’idee pericolose” (tra cui giovani
militanti, delegati sindacali, intellettuali radicali che avevano nutrito la guerriglia). Così ai militari fu
consegnata la funzione di garanti dell’unità e dell’ordine della nazione.
2. La disciplina attraverso terrore ed economia
2.1 Le istituzioni del regime
24 marzo 1976, giunta militare al potere con a capo i comandanti delle tre Armi: Jorge Rafael
Videla
per l’Esercito; Emilio Eduardo Massera per la Marina, Ramón Agosti per l’Aeronautica.
Dichiarati gli obiettivi del regime e la composizione dei suoi tre ordini chiave:
Potere esecutivo &nb
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