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Riassunto esame Storia e istituzioni dell'America Latina, prof Loris Zanatta, libro consigliato La dittatura Argentina

Riassunto per l'esame di Storia e istituzioni dell'America Latina e del prof. Zanatta, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente La dittatura Argentina, dell'università degli Studi di Bologna - Unibo. Scarica il file in PDF!

Esame di Storia e istituzioni dell'America latina docente Prof. L. Zanatta

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LA DITTATURA ARGENTINA – MARCOS NOVARO

Introduzione

La dittatura militare che ci fu in Argentina dal 1976 al 1983 venne chiamata il “Proceso” (processo di

riorganizzazione nazionale). Non è un tipico esempio di governo militare, si caratterizza infatti per l’estensione, la

crudeltà della repressione, la profondità del cambiamento economico e sociale e la violazione del diritto

internazionale che portò all’isolamento della nazione.

La dittatura argentina si contraddistingue soprattutto per le sue contraddizioni, da una parte si presentava in veste

moderata con l’intento di ritornare alla democrazia basata sulla costituzione liberale del 1853, dall’altro lato fu un

regime ultranazionalista e smodatamente anticomunista. Tali contrasti erano così profondi da generare

confusione.

Capitolo 1 I presupposti: la decadenza argentina

La dittatura che ebbe inizio nel 76 fu solamente il culmine di una crisi le cui radici risalivano alla prima metà del

secolo. I militari che presero il potere ribadirono più volte che il loro intento era quello di rimediare a quarant’anni

di conflitti e fallimenti.

La crisi economica e il colpo di stato degli anni 30 sono sempre stati considerati l’inizio della decadenza argentina.

L’Argentina prima della crisi era una grande esportatrice di prodotti alimentari verso l’Europa e una Repubblica

ordinata e civile. La sua crescita economica era stata rapida e fragile, in quanto il commercio era dipendente da

pochi prodotti con un unico mercato o quasi: quello inglese.

Nel 1912 il sistema politico cominciò ad entrare in fibrillazione con l’avvento al potere dei radicali, che sebbene si

trovavano all’interno di un sistema politico aperto, non erano propensi alla collaborazione con alti partiti.

Nel 1930 questa miscela risultò esplosiva: l’Argentina perse importanza nel commercio mondiale e l’elite

conservatrici, incapaci di creare un’alternativa politica ai radicali, colsero l’occasione per riprendersi il potere con

l’appoggio dei militari, ma non coltivarono progetti di tipo fascista.

Nel 1943 ci fu un nuovo colpo di stato, guidato esclusivamente da militari. Dal regime militare nacque il peronismo,

un movimento legato alla tradizione del partito radicale, che riuscì ad attrarre il movimento operaio, il peronismo

manifestò una grande forza attraverso i sindacati.

Lo stesso Peròn (nominato presidente nel 1946) si ritrovò in una situazione difficile da controllare, in quanto il

potere sindacale era diventato impossibile da arginare e anche se avesse cercato di limitarne il potere non avrebbe

avuto l’appoggio degli oppositori del peronismo. L’Argentina era diventata una società impraticabile.

Dal 1955 quando fu destituito Peròn (terzo golpe di stato) i governi successivi non riuscirono a controllare le

pretese del peronismo.

I partiti politici in Argentina, a differenza del Brasile, erano molto forti ed indipendenti, anche sotto i governi

militari, non riuscivano a trovare accordi politici.

I militari presero più volte il potere tra il 55 e il 58 e tra il 62 e il 64, ma con scarsi risultati.

Nel 1966 inziò la cosiddetta Rivoluzione Argentina con il golpe di stato guidato dal generale Juan Carlos Onganìa.

Anche l’ultimo tentativo di un progetto politico diverso da quello peronista fallì, in quanto il peronismo rimase un

movimento forte anche senza Peròn stesso.

Nel 1973 Peròn tornò in patria, dopo essere stato in esilio, con il ripristino delle elezioni tornò alla presidenza, che

tuttavia ebbe durata breve, poiché l’anno successivo morì.

In Argentina l’unico problema non erano le eccessive pretese sindacali incontrollabili, ma il protezionismo e

l’assistenza fiscale alle imprese che non le rendeva competitive.

Lo Stato, sempre più debole nei confronti dei gruppi sociali, non riuscì ad arrestare pericolose conseguenze

strutturali, la più grave fu l’inflazione altissima e per periodi assai lunghi.

Durante l’ultimo anno di governo di Peròn inoltre l’Argentina era diventata un campo di battaglia, le diverse fazioni

ricorrevano ad omicidi e attentati, lo scontro politico si risolveva attraverso l’eliminazione vera e propria e anche

quegli argentini che si erano mobilitati per il cambiamento si ritrovarono coinvolti in strategie del terrore tipiche

dell’estrema destra.

La morte di Peròn nel 1974 causò un enorme vuoto di potere e la vedova che gli succedette al potere era incapace

di esercitare la leadership.

Tra il 1975 e il 1976 l’inflazione toccò in Argentina il 566% e il deficit pubblicò tocco il 12.6%, mentre l’ordine

pubblico era incontrollabile: bande armate messe in piedi dalle forze militari da una parte e organizzazioni

guerrigliere dall’altra seminavano paura e sconcerto.

Le figure più rappresentative del peronismo abbandonarono il paese e le forze radicali non avevano più soluzioni

da offrire al paese.

I militari intanto si preparavano a ciò che avevano ritenuto sempre spettasse loro: riportare l’unità e l’ordine nella

nazione.

Sul fronte economico i militari non avevano dubbi la causa di tutti i mali era l’industrializzazione al riparo dallo

Stato (statalismo e protezionismo). Il problema era l’impasto populista formato da sindacati, Stato e imprese: i

sindacati rivendicavano alle imprese salari migliori, che per concedere dovevano aumentare i prezzi dei prodotti,

ne conseguiva più inflazione e deficit, che rilanciava nuovamente il conflitto tra costi e guadagni.

Secondo i militari l’Argentina aveva cessato di essere un’economia dinamica e una repubblica stabile quando il

populismo l’aveva portata sulla strada sbagliata.

Una diagnosi così drastica richiedeva rimedi radicali come l’apertura del mercato argentino alla competizione

internazionale, la riforma delle organizzazioni sociali e la sostituzione dei partiti.

I militari non consideravano però che tra i problemi dell’Argentina rientravano anche le Forze armate stesse, essi

agirono come se fossero immuni dal disordine populista e dalla lotta tra bande che devastava il paese. Inoltre ai

civili non poteva che rimanere il ricordo dei tanti buchi nell’acqua delle forze armate al potere.

Il programma del Proceso era tanto radicale e ambizioso quanto vago e incoerente.

Il primo problema del programma del Proceso era sul piano politico l’incapacità di decidere cosa fare di sindacati e

partiti e sul piano economico quello di scegliere un modello da seguire.

Il secondo problema era che enfatizzare il nesso tra decadenza e populismo, non permetteva di concentrarsi sulle

cause strutturali che avevano portato l’economia argentina dagli anni trenta, gli uomini del Proceso amavano

credere che alla base del tracollo del paese ci fossero perlopiù ragioni politiche ignorando difficoltà più profonde.

Il terzo problema fu che il programma del P. mirava più che altro a demolire l’ordine attuale delle cose, più che a

crearne uno nuovo e migliore. Al regime non importarono tanto gli indici di crescita economica, ma piuttosto che i

comportamenti devianti dei rivoluzionari fossero punti e gli attori imparassero la lezione o sparissero.

Capitolo 2 La disciplina attraverso terrore ed economia

Il 24 marzo 1976 una giunta militare, formata dai comandanti delle tre armi: Videla (esercito), Massera (marina

militare) e Ramon Agosti (aeronautica), prese il potere.

Lo stesso giorno furono divulgati gli obbiettivi del regime e il regolamento della giunta. Gli altri organi oltre la

giunta erano CAL: commissione di consulenza legislativa, ne facevano parte tre membri di ogni arma; PEN:

potere esecutivo nazionale.

Il 29 marzo Videla divenne capo del governo e furono nominati i membri del CAL.

La rapidità con cui avvennero le cose spiega l’alto grado di pianificazione che era avvenuta prima del golpe.

L’edificio istituzionale creato dai militari limitava al massimo la personalizzazione del potere, stabilendo che le

cariche potessero essere solo triennali.

In teoria il presidente del governo non poteva essere membro della giunta, sempre per la medesima motivazione

di spersonalizzazione, ma in questo caso di situazione eccezionale ovvero durante la lotta antisovversiva, il

presidente Videla era anche membro della giunta.

Mentre la presidenza del governo fu riservata implicitamente all’esercito, le altre cariche vennero divise

equamente tra le tre armi.

Videla aveva l’appoggio dell’esercito e dell’aeronautica, ma non aveva grandi doti da leader, arrivò al vertice del

potere probabilmente proprio per aver sempre tenuto un profilo basso. Per quanto riguarda la marina e l’esercito

i conflitti col tempo si acuirono sempre di più. Massera non nascondeva la sua intenzione di arrivare prima o poi

alla presidenza e sostituire Videla.

Agli occhi dei civili il golpe del 76 fu giustificato in quanto nel paese già dall’anno precedente continuava

ininterrotte guerriglie tra forze armate e bande di guerriglieri, si respirava già un clima di guerra.

Il piano repressivo messo in atto dalle forze armate consisteva nell’eliminazione dei sovversivi. Il piano aveva due

facce: una mostrava la parte legale e visibile ovvero la punizione dei potenziali oppositori giudicati poco pericolosi

 Isabel Peròn e i suoi collaboratori furono arrestati, così come molti sindacalisti e politici peronisti, fu fatto

divieto di scioperare, negoziare nuovi contratti di lavoro, fare attività politica in scuole e università e furono

sospesi molti partiti.

L’altra faccia invece, illegale e nascosta, consisteva in sequestri, torture e sterminio di migliaia di militanti e

dirigenti della sovversione. I militari avevano allestito campi di concentramento e forze armate speciali.

I fautori della rivoluzione, che dal 1974 furono soprattutto l’ERP (esercito rivoluzionario del popolo) e i

montoneros, si rendevano conto che il golpe era imminente e pensavo che esso avrebbe prodotto una

polarizzazione e il popolo avrebbe dovuto scegliere tra militari o rivoluzione.

Nel frattempo però si stava seminando la convinzione che occorresse farla finita con la sinistra violenta e

guerrigliera.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche, sociali e internazionali
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ssssssssssara di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia e istituzioni dell'America latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Zanatta Loris.

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