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Argentina: patto tra oligarchie espresso nel Partido Autonomista Nacional, con l'imposizione al

potere delle elites della capitale. La forte immigrazione e un'elevata omogeneità etnica e culturale

danno alle elites urbano un senso missionario e una vocazione alla leadership regionale. Con la ley

Saenz Peña del 1912 che introduce la segretezza e l'obbligatorietà del voto, l'Argentina sembra

evolversi naturalmente verso una democrazia.

Cuba: l'intervento statunitense nella guerra d'indipendenza del 1898 segna in realtà l'inizio di un

protettorato sull'isola. Le mire egemoniche statunitensi erano già state viste da Josè Martì, fondatore

nel 1892 del Partido Revolucionario Cubano, che aveva postulato la lotta dei popoli latinoamericani

per la “seconda indipendenza”.

Stati Uniti: dalla guerra per Cuba inizia l'espansione militare ed economica statunitense. Aiutano

Panama nel 1903 a ottenere l'indipendenza dalla Colombia in cambio della concessione per la

costruzione del canale. Altri paesi toccati sono Nicaragua, Repubblica Dominicana, Guatemala,

Haiti.

5. Il tramonto dell'età liberale

Anche l'America Latina deve fare i conti con il passaggio alla società di massa, all'universo politico,

alla democrazia del popolo e, in sostanza, alla modernità post-guerra mondiale. Inoltre, i regimi

oligarchici non permettevano l'allargamento delle basi sociali.

Nascono nuovi partiti, espressione del ceto medio, con la richiesta di elezioni libere e trasparenti:

dove le elites sono forti si ha una risposta autoritaria, mentre nei paesi più avanzati sorgono i

populismi. Il declino del regime liberale, quindi, non aprì la via alla democratizzazione ma a nuovi

regimi politici.

Dagli anni '20 si ha un revival cattolico i cui protagonisti sono spesso positivisti convertiti: si

ricerca l'identità nazionale, spesso mitica, e si rivalutano l'essenza e i valori della comunità.

Uruguay: forza economica dovuta all'esportazione di carne e grano, ha un passaggio meno

traumatico verso la democrazia, che si basa sulla laicità della vita pubblica, sul buon tenore di vita,

sull'elevata scolarizzazione e su servizi sociali efficienti. L'uomo chiave di questo sviluppo è Josè

Batlle y Ordoñez che introdusse il suffragio universale, il diritto di sciopero, i sindacati, le otto ore

lavorative, una moderna legislazione sociale. Rese lo Stato mediatore delle istanze sociali,

incanalandole così verso una via moderata e non rivoluzionaria.

APRA: tra i nuovi partiti spicca la Alianza Popular Revolucionaria Americana (APRA), fondata nel

1924 in Messico dal leader peruviano in esilio Victor Raul Haya de la Torre. Aveva ambizione

sovranazionale, ma riguardò soprattutto il Perù. Inneggiava alla lotta contro gli Stati Uniti per

l'unione dell'Indoamerica: inizialmente marxista, si avvicinò poi a tematiche nazionaliste.

Messico: La rivoluzione armata dura dal 1911 al 1917. Sono più rivoluzioni messe insieme che

pongono fine al porfiriato. Della rivoluzione politica, che rivendicava la democratizzazione del

regime, fu leader Francisco Madero. Preso il potere con le armi dopo aver sfidato Diaz alle elezioni,

Madero non riuscì però a frenare i rivoluzionari che, guidati da Emiliano Zapata, chiedevano la

riforma agraria. Il generale Victoriano Huerta fece allora un golpe militare restaurativo, contro cui si

schierò un esercito costituzionalista guidato da Venustiano Carranza e appoggiato dagli Stati Uniti.

Con la caduta di Huerta la guerra si spostò tra l'esercito di Carranza e quello popolare di Zapata e

Pancho Villa. La fine fu la Costituzione di Queretaro del 1917: principi liberali, laicità dello stato,

misure dure contro la Chiesa, nazionalismo, nazionalizzazione dei beni del sottosuolo, riforma

agraria.

Krausismo: Karl Krause, filosofo tedesco. La sua dottrina è una sorta di liberalismo spiritualista che

cercava di coniugare liberalismo e organicismo.

Argentina: Nel 1916 era stato eletto a suffragio universale maschile Hipolito Yrigoyen. L'avventura

democratica terminò con un colpo di stato nel 1930, causato dalla paura delle elites dei crescenti

conflitti sociali, dalla monopolizzazione del potere da parte del partito maggioritario e dal crollo di

Wall Street.

Brasile: A causare il crollo del regime oligarchico è, assieme al crollo economico, l'ascesa di un

nuovo Stato che spezza l'equilibrio tra le elites di San Paolo e quelle di Minas Gerais. Proprio dal

nuovo stato, Rio Grande do Sul, proviene Getulio Vargas, portato al potere dai militari (i giovani

tenentes dallo spirito nazionalista) nel 1930.

Guerra del Chaco: Tra Bolivia e Paraguay per il sistema fluviale del Paraguay. Finisce nel 1935 con

la vittoria paraguayana.

6. Corporativismo e società di massa

La crisi del '29 colpisce duramente i prezzi dell'esportazione di materie prime, con contraccolpi

sullo sviluppo verso la democrazia dei paesi latinoamericani. Inoltre, viene messo in discussione

anche il modello di sviluppo economico, con l'accantonamento del modello primario-esportatore e

l'orientamento verso un nazionalismo economico. Cresce quindi l'intervento economico dello stato,

lo sviluppo industriale (soprattutto per beni di vasto consumo). Si arena l'immigrazione (ma il tasso

di natalità rimane alto, con inoltre l'abbassamento del tasso di natalità; inoltre, arrivo dei

repubblicani dalla guerra civile spagnola) e aumenta l'urbanizzazione, spesso senza che i centri

urbani siano preparati. Il grosso della popolazione continua comunque a vivere in campagna, da cui

dipende anche il grosso dell'economia. Si creano i primi sindacati (di classe, comunisti e anarchici,

che confluiscono nella Confederacion de Trabajadores de America Latina di Vicente Lombardo

Toledano; cattolici che aspirano al panamericanismo soffocando la lotta di classe). In tutti gli strati

della società c'è un revival cattolico, che si organizza in forme istituzionali (Azione Cattolica) e si

allea con le Forze Armate in quanto depositaria dell'identità della nazione minacciata dalle fratture

politiche, sociali e rivoluzionarie, prendendo a modello il franchismo.

Sorgono i populismi: regimi fondati su ampie basi popolari di cui guidarono l'integrazione

attraverso politiche di distribuzione della ricchezza, rese possibili dal cambiamento del modello

economico: l'ampliamento del mercato interno accomuna padroni e operai sotto la bandiera del

nazionalismo. La concezione è fortemente antiliberale (la democrazia non attiene alla politica ma

alle relazioni sociali): si rappresenta il popolo, inteso come comunità coesa e omogenea unita da

una storia, un'identità e un destino comuni. Il potere preso in nome del popolo porta alla negazione

della legittimità di ogni avversario e la politica diventa una lotta tra bene e male.

Roosevelt avvia la politica del Buon Vicinato: non intervento e multilateralismo. Cerca l'appoggio

dell'America Latina durante la IIGM, ma non riesce in Cile e in Argentina.

Brasile: Getulio Vargas. Prende il potere nel 1930 con un colpo di stato militare, ma fino al '37

rimane un governo costituzionale. La Costituzione del '34, redatta da cattolici e militari, propone un

forte stato nazionale posto a tutela della brasilianidade. Si passò quindi alla repressione del partito

comunista e del partito fascista (anche se Vargas condivideva gli ideali di quest'ultimo). Quindi

impose una dittatura nel '37, sostenuto da Forze Armate e Chiesa cattolica, ispirandosi a Salazar e

chiamandola Estado Novo. Chiuse il parlamento, represse l'opposizione, censurò la stampa,

incarcerò e torturò i dissidenti e non nascose la sua ammirazione per Hitler e Mussolini. Cercò di

creare un sistema corporativo organicista (quindi con qualche riforma a favore dei lavoratori, in

modo da creare una società “equilibrata”): nasce così l'immaginario di Vargas “padre del popolo”.

La scelta di schierarsi con gli americani durante la Seconda Guerra Mondiale per ottenere vantaggi

economici (che in effetti permetteranno poi lo sviluppo del Brasile) lo costringe a moderare le

proprie spinte dittatoriali e a indire nuove elezioni democratiche nel '45.

Messico: Lazaro Cardenas, presidente tra il '34 e il '40 dà forte impulso alla riforma agraria,

distribuendo terre e proponendo di gestirle collettivamente, e nazionalizza il petrolio scontrandosi

quindi con le potenze straniere. Più nazionalista che socialista, anche Cardena approdò al

corporativismo organicista, istituzionalizzando la rivoluzione che aveva fino ad allora mosso il

Messico creando il Partido de la Revolucion Mexicana. Crea in sostanza un regime semi-autoritario

a base di massa.

Parte seconda: Dalla guerra fredda a oggi, 1945-2010

7. L'età del populismo classico

Alla fine della II GM gli stati si democratizzano, e rimangono dittature solo il Nicaragua e la

Repubblica Dominicana, a volte sotto la spinta degli stessi militari. Negli anni '50 si ha una

restaurazione dell'autoritarismo: resta democratica solo la Costa Rica, i sindacati vengono unificati

e diventano statali, i presidenti diventano dittatori (Peron in Argentina, Batista a Cuba...).

Raul Prebisch, presidente della CEPAL (Commissione Economica per l'America Latina all'ONU),

lancia nel '48 le basi teroriche per il modello Isi, cioè un modello di sviluppo basato

sull'industrializzazione. Teoria della dipendenza: la struttura degli scambi internazionali è causa

della diseguaglianza tra centro e periferia del sistema economico mondiale. Prebisch propose invece

una via di sviluppo orientata verso l'interno, quindi protezionista, che porta a un nazionalismo

economico. Si dà forte impulso all'industria, soprattutto grazia ai finanziamenti statunitensi: ne

rimane tagliata fuori l'Argentina, che paga così la sua neutralità bellica. Viene invece lasciata

indietro l'agricoltura, si ha una forte spinta urbanizzatrice, e il settore primario resta comunque

l'esportazione di materie prime. Il divario tra città e campagna si fece sempre più profondo durante

il boom demografico.

Si ha un declino del liberalismo in favore del populismo, che prende anche le classi sociali più

naturalmente orientate verso il marxismo.

In chiave guerra fredda, gli Stati Uniti propongono con forza il panamericanismo (strettamente

connesso all'anticomunismo). L'Atto di Chapultepec del '45 sancisce l'uguaglianza giuridica di tutti

gli stati, il non intervento, la sicurezza comune. Nel '47 il Trattato Interamericano di Assistenza

Reciproca (Tiar) è un patto militare di difesa reciproca. Nel '48 viene fondata l'Organizzazione degli

Stati Americani (Osa).

L'impeto anticomunista è forte e porta alla repressione delle opposizioni comuniste in vari apesi,

quando non proprio al colpo di stato dei governi giudicati in odore di comunismo (Jacobo Arbenz in

Guatemala, 1954).

Colombia: guerra civile che inizia con l'assassinio del leader populista Gaitan nel 1948. La guerra

dura dieci anni e si conclude con un accordo tra le due fazioni: ovvero una democrazia

rappresentativa, completamente priva di base sociale.

Argentina: il peronismo è il caso più emblematico dei populismi. Peron inizia la propria carriera

politica con il colpo di stato militare nel 1943, che porta al potere un governo nazionalista e

autoritario. Peron è l'uomo forte del governo, contro cui si schierano con forza gli Stati Uniti. Vinse

le elezioni del '46 e governò fino al '55: si basò sulla classe operaia, ma inglobò settori eterogenei

della società, talvolta anche in conflitto tra loro (radicali, conservatori, elites provinciali, borghesia

urbana, imprenditori, professionisti). Favorì la distribuzione della ricchezza a favore delle sue basi

sociali aumentando il potere d'acquisto dei salari, accrescendo le prestazioni sociali, garantendo

crediti agevolati all'industria nazionale. Introno al '50 la politica iniziò a mostrare gravi crepe: era

infatti insostenibile economicamente. Lo Stato proteggeva il mercato interno e stimolava la crescita:

tramite l'Instituto Argentino de Promocion del Intercambio acquistò il grano a prezzi calmierati e lo

rivendette a prezzi molto più alti sul mercato mondiale. Inoltre, si ebbe grande stimolo

dell'industria. Negli anni '50 l'economia argentina si trovò in ginocchio (inflazione, crollo della

domanda di beni agricoli, siccità).

In termini politici è un autoritarismo popolare: imbavaglia l'opposizione, monopolizza

l'informazione e la Magistratura, il tutto in nome del popolo e con l'appoggio di Chiesa ed esercito.

L'ideologia è il justicialismo: il tentativo di creare una comunidad organizada, in cui il popolo fosse

unito e organizzato. È una sorta di religione politica, che infatti finisce per scontrarsi con la Chiesa.

Importante è la figura della moglie Eva, che canalizzò il voto femminile. Le sue azioni furono a

favore degli strati popolari, ma basate su esazioni imposte ai lavoratori che nessuno aveva il diritto

di controllare tranne lei.

Guatemala: il colonnello Arbenz propone una svolta radicale, volta a recuperare le terre dalla

United Fruit. Si ha subito la reazione degli Stati Uniti, che finanziano una fazione militare per

portare avanti un colpo di stato nel 1954.

8. Gli anni '60 e '70. Il ciclo rivoluzionario


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in storia
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mercantediliquore di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'America Latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Vangelista Chiara.

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