Storia contemporanea secondo il docente Adorni
Il libro consigliato
Storia delle donne in Occidente, L'ottocento, Autore Duby e Perrot
La frattura politica e il nuovo ordine del discorso
Sulle due sponde dell'Atlantico: pratiche rivoluzionarie femminili
Gli sconvolgimenti che scuotono l'Europa e l'America del nord si collocano su terreni differenti. I francesi sovvertono da cima a fondo le basi della società e tentano di rigenerare il mondo, creando un nuovo spazio politico con un fortemovimento popolare misto; gli americani, invece, non vorranno colpire i fondamenti sociali del paese, dopo la battaglia per l'indipendenza. I belgi combatterono contro le riforme di un despota illuminato ad esempio. Quindi non è possibile delineare un modello per le rivoluzioni, tanto meno tra i rapporti tra società, uomini e donne.
Donne e uomini in rivolta
Le incendiarie: di solito nelle rivolte le donne avevano il ruolo di eccitatrici della rivolta. Infatti il 5 ottobre 1789 sono loro le prime a riunirsi e a marciare su Versailles, seguite poi dalla guardia nazionale. Sono sempre loro che manifestano per prime nella primavera del 1795, trascinando letteralmente gli uomini in strada contro la Convenzione. Svolgono quindi il ruolo di micce incendiarie. Sono quindi quelle che avvieranno le danze, con gli uomini al seguito come rincalzo. Ma una volta avviata la rivoluzione i ruoli si sovvertono: sono le donne ora a dare appoggio agli uomini, che armati, dirigono l'azione. Anche in questo caso si delinea una distribuzione non egualitaria dei sessi.
Tradizione e innovazione: le rivolte sono il connubio tra tradizione e innovazione. Ovunque dal 16 al 18 secolo sono le donne che incitano e gli uomini eseguono. La rivoluzione francese è ancora legata a pratiche rivoluzionarie tradizionali come battere i tamburi, schernire con riti carnevaleschi le autorità, ma allo stesso tempo bandisce la Dichiarazione dei diritti dell'uomo, afferma che il popolo è sovrano a casa sua. Tuttavia, anche se le donne sono state le micce, hanno comunque dovuto scontrarsi con la loro non cittadinanza che le estrometteva da tutto, dal militarismo ai comitati locali politici. E dopo aver acceso la miccia, le donne vengono di nuovo spinte verso i margini dopo che le associazioni rivoluzionarie hanno preso potere.
Nei Paesi Bassi la rivoluzione dal 1784 al 1787 tra Orangisti e Patrioti vede le donne nelle file dei primi, in quanto gli davano la possibilità di mettersi in prima fila, come per Kaat Mussel, in testa alla rivolta di Rotterdam nel 1784. Ma nel secondo episodio della rivoluzione, nel 1795, le donne orangiste, vengono di nuovo riposte ai margini. Stessa cosa con la rivoluzione dei 1-4 pratile dell'anno III in Francia (maggio 1795): prima le donne accendono la miccia, poi vengono scalzate dagli uomini. Quindi la rivoluzione accoglie entrambi i sessi, ma quando uno di questi si dà una struttura, l'altro viene escluso.
La rivoluzione del quotidiano
Tribune, club e salotti: la partecipazione delle donne al 18 secolo non si esaurisce con i fragori rivoluzionari. In Francia le donne formavano la sans-culotterie femminile, invadendo lo spazio politico pubblico, affollando le tribune aperte al pubblico, durante le deliberazioni delle assemblee politiche, non potendo parteciparvi. E non stavano zitte, anzi: nasce così l'appellativo tricouteuses, donne che urlando influenzavano i legislatori riuniti in assemblea, intervenendo così, grazie alle tribune, nella sfera politica, dimostrando così di far parte del Popolo Sovrano.
Ma spesso e volentieri le donne si riunivano in club in cui discutevano di leggi e giornali o si occupavano di opere filantropiche. Ma dopo il 1792 questi club si radicalizzano e prendono parte attiva alla vita regionale che inizieranno a sostenere fortemente i Giacobini. A Parigi c'erano due club: Société Patriotique et de Bienfaisance des Amies de la Vérité e il Club des Citoyenns Républicaines Révolutionnaires. Ma nel 1793 tutti i club femminili furono vietati. Tuttavia sopravvivranno nei quartieri popolari agglomerati di donne che ogni giorno si incontravano per parlare, menarsi ecc., ma che durante la rivoluzione questi incontri avevano assunto una colorazione politica, come le vicine di casa che vengono alle mani perché una difende i Girondini e l'altra i Montagnardi. E le risse tra concittadine che scoppiavano nelle strade, poco importavano agli uomini, assorti nel loro mondo e spettatori delle liti. Così la divisione dei compiti all'interno della famiglia si ripropone anche nella pratica rivoluzionaria, dove la rivoluzionaria è di solito una donna sulla trentina, senza figli, mentre il rivoluzionario è padre di famiglia sulla quarantina.
L'attivismo politico in questo periodo in Francia è essenzialmente parigino e popolare, fuori non c'è molto. Le donne di campagna dimostravano il loro appoggio alla rivoluzione inviando doni o soldi per l'acquisto dei fucili alla guardia nazionale. Le donne ricche, invece, svolgono il loro ruolo nei salotti, uno spazio riservato, dove non tutti possono aver accesso, ma anche pubblico in quanto intervengono uomini pubblici e politici che si scambiano idee. Il salotto svolgeva quindi una funzione strategica: ad esempio nella fase iniziale della rivoluzione belga del 1789, nel salotto della contessa di Yves si ebbero i contatti tra le Gilde, la nobiltà, i democratici e i tradizionalisti.
Filare e tessere a favore della causa comune: le donne americane, eredi del rapporto uomo-donna del mondo coloniale, non prendono parte nel 18 secolo alla vita della collettività, solo la religione permetteva loro uno spazio di affermazione pubblica, fino al punto di creare nuove sette. Inoltre la portata rivoluzionaria americana non è stata al pari di quella francese, quindi non troviamo le donne in testa ai cortei, neanche come spettatrici. Con il boicottaggio delle merci inglesi dal 1765 le donne sono iniziate a pratiche rivoluzionarie, in quanto si occupavano di fare la spesa per la famiglia: sono quindi obbligate a cambiare mercanti e a cucire da sole gli abiti per la famiglia. Le donne iniziano quindi a filare, tutte riunite, cantando canti religiosi. Questo assumerà un carattere civico, manifestandosi sempre nella sfera privata. Inoltre, saranno addette al controllo delle imprese familiari, abbandonate dagli uomini partiti per la guerra, estendendo così il loro agire. Oltretutto alcune appoggeranno direttamente la Rivoluzione fornendo aiuto logistico agli uomini o di raccolta fondi per questi.
Parlare e scrivere al femminile
Corrispondenze, pamphlet e petizioni: alcune donne americane scelsero di far sentire la loro voce, intimamente attraverso la corrispondenza con parenti e amici, abbandonandosi spesso a riflessioni politiche, come Abigail Adams che chiederà nel marzo 1776 al delegato al Congresso Adams di non dimenticarsi le donne nel nuovo Codice delle leggi, se non volesse una rivolta femminile. Inoltre molte donne utilizzeranno le petizioni per far sentire le loro voci, come le vedove di guerra, che useranno uno stile più rispettoso, rispetto alle lettere, le petizioni con cui richiederanno la risoluzione di casi specifici, non generali.
In Francia, invece, molte donne pubblicheranno testi e manoscritti, discorsi, indirizzati ad un pubblico più o meno ampio per far sentire la loro voce durante la Rivoluzione. Dal 1789 verranno pubblicati anche molti opuscoli o petizioni dove avanzavano proposte di riforme. Queste Adresses nascono dalla volontà di non essere escluse dalla vita politica, pur non avendo diritti. Spesso alcuni testi sono portatori di esigenze femminili. Questi testi vengono abbastanza letti, in particolare nelle sedi delle organizzazioni rivoluzionarie. Vengono affissi sui muri, urlati per strada.
Linguaggio simbolico: Pauline Léon il 6 marzo 1792 legge davanti alla tribuna dell'Assemblea legislativa una petizione firmata da 300 donne parigine in cui si reclama il diritto di organizzarsi in guardia nazionale. Infatti far parte dei militari cittadini è diritto del cittadino. Ma le venne risposto dal Presidente che ogni sesso è chiamato a differenti funzioni e impossibile era sovvertire l'ordine naturale. La costituzione del 24 giugno 1793 votata dalla Convenzione promulgò il suffragio universale maschile e molte furono le donne che vi si opposero, riunendosi privatamente per votare e prestare giuramento alla nazione e la propria adesione all'atto costituzionale, iscrivendosi così nel corpo politico che non le aveva calcolate. Far sapere ai legislatori che, nonostante non le contino, loro abbiano comunque ratificato la costituzione da sole, denuncia il loro desiderio di esercitare la sovranità popolare.
Anche nella Guerra delle Coccarde le donne si fecero sentire: nel settembre 93 la sans-culotterie femminile avviò una campagna per ottenere una legge che obbligasse le donne a portare una coccarda tricolore. Nelle strade molte donne si scontravano, favorevoli e non a questa legge. La Convenzione dette quindi il suo assenso, dando la possibilità anche alle donne di esprimere il loro status di cittadine, anche se non riconosciuto legislativamente. Questo inizierà a preoccupare molti uomini che da lì a poco vedevano le donne partecipanti attivamente alla politica attraverso il diritto di voto. La paura che le donne possano trasformarsi in uomini politici prenderà piede (le donne porteranno una Caterina de Medici al potere che strangolerà gli uomini).
Una società diversa, rapporti tra i sessi diversi
Penelopi americane: Judith Sergent Murray si rifà alla sua storia personale (donna repubblicana statunitense) per creare il proprio modello di nuova donna americana, nata recentemente come la Repubblica degli Stati Uniti, chiamata Penelope, dal nome della sposa di Ulisse. Penelope è una giovinetta pragmatica, che disdegna moda e frivolezze, e non si costruisce in funzione del futuro sposo: sogna invece di dedicare la propria giornata allo studio, fonte di godimento e di indipendenza, pronta ad affrontare ogni sventura, coltivando i propri talenti (secondo l'ottica protestante) e senza lasciare spegnere il proprio nobile ardore d'indipendenza. Solo le penelopi possono sopravvivere nei momenti di incertezza e questo modello ritorna in molte opere letterarie. Queste sono le donne di cui l'America ha bisogno, ma, come sempre, dentro le mura domestiche. Quello è il loro posto, che nessuno e nessuna intende mutare. Il modello repubblicano di donna è quello della madre che con la sua forza derivata dal rispetto di sé stessa, elogia e costruisce gli uomini del domani, senza rivendicare un ruolo pubblico. Conferiscono così una sostanza civile ad una funzione domestica. Inoltre alle donne penelopi spetta anche il compito di salvaguardare virtù e moralità della Nazione, compito intrinseco della morale puritana dei fondatori e legato inesorabilmente alla figura della madre repubblicana. È lei che deve richiamare marito e figli per essere dei buoni cittadini. Quindi le donne hanno un compito spirituale, non politico, facendo attenere tutti ad una rigida linea di condotta.
Le cittadine: anche nella società francese la madre repubblicana è il modello proposto alle donne. Tuttavia a loro venne concessa la possibilità di assistere alle assemblee politiche per apprendere i principi rivoluzionari. Sono quindi cittadine, ma senza diritti, solo con doveri familiari. Tuttavia il cambiamento era nell'aria: come le donne americane anche quelle francesi pensano che le donne non dovessero dedicarsi a cose frivole, ma allo studio, affermando le proprie qualità personali in funzione della cosa pubblica. Si crea l'immagine paradossale della donna libera, ma sottoposta al dispotismo maschile, considerato alla stessa stregua di quello esercitato dall'Ancien Régime del re e dei nobili sul popolo. Sono quindi allo stesso tempo schiave, ma anche gli uomini lo saranno: o c'è libertà per tutti o dispotismo per tutti, secondo il principio democratico della libertà dell'umanità. Quindi la differenza tra americane e francesi è che sì, entrambe vogliono essere donne forti e indipendenti, ma le francesi vogliono appropriarsi del potere in modo collettivo, non solo a livello familiare.
Rivoluzione e rapporto fra i sessi. La svolta francese
La Rivoluzione francese è stata una trasformazione decisiva nella storia delle donne. Innanzitutto ha inteso gli esseri umani nella loro totalità, in primis gli uomini, ma non solo per questo: ha portato alla luce il problema delle donne e ne ha fatto un punto nodale del proprio interrogarsi politico sulla società. Questo è l'elemento nuovo: la Rivoluzione pone il problema del rapporto tra i sessi, ma relativo al loro ruolo nelle istituzioni e non più solo nell'ambito domestico. Ma scoprire che le donne abbiano un ruolo nelle istituzioni non significa a priori concederglielo, tutt'altro. La nascita di questo problema, più che una soluzione ha portato ad una reazione.
Nello Stato esistono le donne
Le donne come veicolo di anarchia: con la Rivoluzione si è alimentato lo spettro di una donna veicolo di anarchia. Lo scrittore De Bonald affermava che ai rivoluzionari si deve l'errore di aver distrutto la società secondo natura, in cui la donna è soggetto e l'uomo è potere. Tutto sarebbe rimasto in ordine se l'uomo non avesse lasciato briglia sciolte alla donna che viene meno ai propri doveri naturali. Lo stesso ragionamento lo fece l'inglese Burke, che affermava quanto la rivoluzione avesse dato libero sfogo ai costumi più licenziosi e depravati, che indeboliscono i legami matrimoniali e che tradiscono le leggi immutabili della divisione sessuale. La Rivoluzione è stato l'unico regime che abbia osato, con una decisione politica, riesaminare la gerarchia dei sessi. Anche se è stata solo una strategemma per disorganizzare il corpo sociale, ha aperto le porte ad un illimitato credito politico alle donne, portando a conseguenze funeste non solo la pace familiare ma anche il corpo sociale.
La donna come personalità civile: la rivoluzione ha infatti fatto capire alle donne che sono degli individui, quindi capaci di godere i propri diritti e di esercitarli. Già con la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e poi con la Costituzione del settembre 1791 le donne venivano sancite al pari degli uomini. Ma saranno soprattutto le leggi del settembre 1792 sullo stato civile e il divorzio a introdurre il principio di eguaglianza tra coniugi e a stabilire una simmetria tra i due, facendo diventare il matrimonio uno strumento di felicità individuale, non un contratto. Se cessa di essere tale allora si può sciogliere. Quindi le donne, divenute ormai cittadine, membri maggiorenni della società civile e dello stato di diritto, sono state indotte a pensare che anch'esse avessero un posto nello Stato e ad agire come se lo avessero. Tuttavia con l'avvento di Napoleone e del suo rozzo maschilismo molti saranno i passi indietro fatti dalle istituzioni maschili, che nuovamente, per natura considerano madri e figlie assoggettabili.
Donne civiche: con la Rivoluzione, non solo le donne, ma tutto il popolo, analfabeta per la maggior parte, inizierà ad interessarsi alla res pubblica, come se fossero andati tutti a scuola di civismo. Si può concedere che il popolo diventi intelligente e razionale, ma le donne? Molti che si batterono per il suffragio universale, per l'istruzione per tutti, erano anche quelli che rifiutavano di dare tutto questo alle donne , in quanto integrarle dava loro la possibilità di potere decisionale, di far loro dei soggetti attivi nella Rivoluzione. Tuttavia le leggi che la integreranno nel processo rivoluzionario non mancheranno, anche se la definiranno sempre e comunque come un oggetto e questo sarà il pensiero generale sia dei popolani che dei politici. Quest'ultimi in particolare negli ambienti della sinistra vorranno sì dare la felicità anche alle donne, purché non aspirino all'esercizio dei diritti e funzioni politiche.
La natura e l'emancipazione: la seconda sì, deve esserci, ma solo a condizione della natura, quindi ricordare alle cittadine troppo esaltate che in seno alla famiglia esse godranno pienamente e decorosamente dei benefici della rivoluzione.
Cittadine o... mogli di cittadini?
Perorare a favore delle donne: molti peroreranno la causa femminile come Olympe de Gouges, il politico Condorcet e la Wollstonecraft. Nei loro scritti tutti e tre concordano con l'urgenza di una esplicita formulazione dei diritti della donna: ma Condorcet vede importante cambiare lo statuto giuridico delle donne, mentre Olympe de Gouges il loro ruolo politico. Il punto di vista di Mary Wollstonecraft è invece centrato sulla dimensione culturale dell'oppressione delle donne e sulla rivendicazione dei loro diritti, restando estraneo alla lotta politica. Ma Condorcet contribuisce alla causa femminile sostenendo che ogni discriminazione religiosa, politica ecc è imbecille, limitando il problema ad una sola questione di logica giuridica.
Olympe de Gouges, invece, non ha interesse per l'ordine giuridico, ma vorrebbe trascinare le donne all'assalto delle ingiustizie che gli uomini della rivoluzione hanno reso ancora più manifeste. La rivoluzione ha infatti per lei lasciato in piedi il principio stesso del dispotismo, rinfocolando la guerra tra sessi. Tante lotte e tante speranze solo per ottenere alla fine uno spostamento della tirannia. Occorre quindi per lei, portare avanti la lotta rivoluzionare, sul fronte della difesa delle donne contro gli uomini. A tale scopo scriverà il 26 agosto 1789 la Declaration de la femme e de la citoyenne, ma seguendo la Dichiarazione dei diritti dell'uomo, non apportando nulla di significativo.
Mary Wollstonecraft invece si approccerà in modo differente. Non è la sfera politica a costruire ai suoi occhi il luogo privilegiato per l'emancipazione femminile. Per lei lo scandalo sta nell'affermazione della donna come femmina e non come essere umano. Ed è proprio da questa negazione che partono tutte le esclusioni della donna dalla politica al generale.
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