La giovinezza nelle società in transizione
Introduzione
I sociologi si occupano della giovinezza dagli anni '20 del 1900 a causa della diffusione dei sistemi formali di istruzione, che segnano un nuovo corso per la giovinezza. ADOLESCENZA e GIOVINEZZA sono spesso usati come sinonimi, ma non lo sono. ADOLESCENZA è usato nel contesto psicologico per descrivere lo sviluppo fisico ed emozionale dai 12 ai 18 anni, si riferisce alla pubertà. GIOVINEZZA è usata negli studi sociologici: indica il processo attraverso il quale gli individui acquisiscono uno status adulto, molto variabile, che nelle società moderne tende ad ampliarsi.
Tre questioni di fondo negli studi sociali sui giovani
Le domande relative alla giovinezza mirano a capire chi sono i nuovi giovani attraverso diverse esigenze:
- Esigenza euristica: si cerca di tratteggiare le caratteristiche globali, analizzando le istituzioni.
- Esigenza strategico/pratica: esamina il funzionamento delle istituzioni e dei processi educativi e di socializzazione dei giovani.
- Esigenza predittiva: comprende di quali cambiamenti i giovani sono espressione o anticipazione, indagando fenomeni sociali e culturali che si manifestano inediti o in modo più consistente tra i giovani.
Nella prima parte del volume sono trattate tre questioni fondamentali: le società occidentali, il ruolo delle istituzioni educative nelle trasformazioni culturali e sociali dei giovani.
1 capitolo: autori tra la prima e la seconda metà del ‘900. 2 capitolo: periodo degli anni ’60 e ’70. 3 capitolo: lunga fase di dilatazione dei confini della giovinezza avvenuta in concomitanza con la globalizzazione.
Condizione giovanile, giovinezza e gioventù: un approccio
Nella seconda parte del testo, l'approccio teorico morfostatico/morfogenetico (M/M) elaborato dalla sociologa britannica Margaret Archer offre spiegazioni su come le strutture della società influenzano le azioni e come le azioni riproducano o trasformino le strutture. Il processo si svolge secondo una precisa sequenza di tre fasi:
- Condizionamento strutturale: le strutture precedono le azioni e definiscono le situazioni che gli agenti devono affrontare.
- Riflessione e interazione: il potere di condizionamento delle strutture è mediato dall’attività riflessiva degli agenti.
- Morfostasi/morfogenesi strutturale: l’influenzamento contribuisce a riprodurre e trasformare le strutture esistenti.
La sequenza morfogenetica è un complesso processo che, partendo da un contesto, attraverso l’azione concreta degli agenti, conduce verso la riproduzione o la trasformazione del contesto.
Agency di un agente
Nel 7 capitolo si parla dell'agency della gioventù, cioè della capacità di influenzare intenzionalmente il proprio funzionamento e le circostanze della propria vita. I giovani sono attori sociali primari quando decidono le loro azioni o assumono specifici ruoli all’interno di ambiti strutturati della vita sociale.
Discontinuità strutturali e biografiche della giovinezza nel contesto italiano
Nella terza parte si applica il modello M/M a un caso concreto: l’evoluzione della giovinezza nella società italiana dal secondo dopoguerra al primo decennio del 2000. I principali ambiti strutturali sono la famiglia, le istituzioni formative, il lavoro, la partecipazione sociale e il loisir. La discontinuità avviene negli anni ’70 con la riforma della famiglia e l’istituzione del divorzio, insieme al calo delle nascite, alla riduzione dei matrimoni in età giovanile e alla crescita della convivenza e della famiglia lunga, con la permanenza dei giovani adulti nel nucleo d’origine.
Le ricerche hanno dimostrato come i risultati scolastici siano influenzati dallo status familiare, mostrando disuguaglianze tra i giovani del Sud e del Nord, o tra immigrati e autoctoni. I giovani lavoratori affrontano difficoltà ad inserirsi e a permanere nel mondo del lavoro. L'Italia ha il più alto tasso di disoccupazione giovanile e di NEET, giovani che non studiano e non lavorano. Negli anni ’90 emergono contratti atipici, forme temporanee e flessibili di lavoro. Oggi poche opportunità di lavoro per giovani qualificati, spingendoli a ripiegarsi su lavori minori, aumentando così la tendenza a restare nella famiglia d’origine.
Capitolo 1: Emergenza della giovinezza come categoria sociologica
Negli anni '20, i ricercatori della Scuola di Chicago analizzano il vissuto dei giovani nel contesto del capitalismo americano, evidenziando la capacità di produrre disuguaglianze come conflitti interetnici e devianza. Gli studi relativi ai giovani che si sottraggono al controllo sociale comprendono ricerche empiriche su particolari categorie di giovani marginali in contesti spaziali circoscritti.
Karl Mannheim, nello stesso periodo, parla della giovinezza come fenomeno sociale, introducendo il concetto di generazione: una trattazione teorica sistematica di carattere generale che ha come oggetto tutti gli appartenenti a una certa età e società.
1.1 Gli studi della scuola di Chicago sui giovani devianti e marginali
Chicago, metropoli che nella seconda metà dell’800 ha visto un forte processo di espansione dovuto all’afflusso costante degli immigrati, diventa un campo di ricerca empirica con metodi qualitativi come l’osservazione partecipante o la raccolta di storie di vita. L’idea di fondo è che allo spazio fisico corrisponda una posizione nello spazio sociale e simbolico. Il teorema di William Thomas afferma che se gli uomini definiscono reale una situazione, essa è reale nelle sue conseguenze. Si presta attenzione ai giovani e all’incremento dei comportamenti di devianza e delinquenza giovanile nei primi decenni del ‘900, come quelli che avvengono nei ghetti e slum.
Per esempio, l'indagine sugli hobo, nomadi dello spazio urbano che spesso cambiano città tramite la ferrovia, rappresenta un tipo di vagabondi che lavorano il meno possibile ma non sono senza tetto. Oppure l'indagine sulle gang giovanili, o le flapper, giovani ballerine dei locali notturni, come via di fuga dal controllo dei genitori. Questi giovani amplificano la capacità di esprimersi liberamente e spontaneamente, di solito le bande sono mono-etniche, spesso coincidendo con etnia e territorio. La scuola di Chicago quindi analizza i mutamenti nella dimensione dello spazio.
1.2 La questione generazionale in Mannheim
Karl Mannheim, originario dell’Ungheria e figlio di famiglia ebrea, costretto all’esilio in Germania nel 1919, sviluppa la sociologia della conoscenza, un’analisi del legame esistente tra l’azione degli individui e la visione del mondo che essi producono. Nel 1939 si rifugia a Londra, dove sviluppa la sociologia della democrazia e dell’educazione. La generazione è vista come un fattore che contribuisce in modo specifico allo sviluppo e al rinnovamento delle conoscenze nella società nel corso del tempo. Una generazione si afferma per entelechia, una nuova visione del mondo condivisa da soggetti che esprimono un fine interiore unitario. L'evoluzione delle generazioni è connessa alla dinamica dei mutamenti sociali.
Le società in forte trasformazione favoriscono l’emergenza di nuove generazioni. Affinché ciò avvenga, una parte significativa dei membri della nuova generazione deve partecipare attivamente alle trasformazioni sociali in atto. La partecipazione attiva porta a un legame generazionale composto da unità generazionali, gruppi fondati sulla conoscenza reciproca dei membri e su scopi specifici. La formazione di nuove generazioni è un processo articolato e stratificato, non predeterminabile secondo sequenze temporali prefissate.
Durante l’età giovanile, l’influenza delle agenzie di socializzazione è ridimensionata dalla capacità degli individui di porsi le questioni in modo autonomo. Nelle fasi in cui il mutamento è graduale, le giovani generazioni non producono un’identità propria, che si sviluppa solo con forti trasformazioni. Mannheim considera l’educazione come uno strumento per influire sui sistemi di vita degli individui e sul loro modo di pensare. L’educazione alla democrazia favorisce l’adattamento degli individui alla società e promuove l’autonomia di giudizio. La scuola è l'aspetto formale e organizzato dell’educazione, ma è l’intera società che favorisce la trasformazione.
Le differenze tra gruppi di età sono viste attraverso l’effetto generazione, che dipende dall’esposizione selettiva a eventi e situazioni storiche nella fase giovanile; l’effetto età, che dipende dai processi evolutivi di maturazione della personalità; e l’effetto periodo, che dipende dal momento storico nel quale si trovano i differenti gruppi di età.
1.3 Gruppo dei pari, studentry e cultura giovanile in Parsons
Talcott Parsons offre una rilettura della giovinezza in cui la caratteristica delle società nella fase del capitalismo maturo è la riorganizzazione su criteri di tipo funzionale. Le istituzioni formative sono lo strumento attraverso il quale gli individui accedono alle diverse posizioni sociali, garantendo equilibrio tra continuità dello status familiare e mobilità individuale basata sui meriti.
La socializzazione tra i pari presenta due caratteristiche: l’affiliazione volontaria e la separazione tra i sessi nella scuola elementare. Nella scuola secondaria, le relazioni positive tra i sessi si sviluppano fuori dalla scuola, e si nota una netta stratificazione dei gruppi informali in base al prestigio. L’istruzione superiore indebolisce la capacità di controllo delle famiglie. La teoria di Parsons riconosce l’esistenza di significative differenze e contrapposizioni culturali tra adulti e giovani. Parla di cultura giovanile come un complesso di valori e atteggiamenti specifici dell’età giovanile e articolati per sesso, con caratteristiche come l’antagonismo nei confronti degli adulti, la riluttanza alle responsabilità e la ricerca di popolarità nel gruppo dei pari.
Parsons vede questi atteggiamenti come una transizione verso la vita adulta. Parla anche di studentry, un periodo in cui ci si emancipa dalla dipendenza dei genitori e si assumono atteggiamenti graduali, poiché l’acquisizione di uno status pre-adulto e l’immissione nel mondo del lavoro sono ritardati a causa del prolungamento degli studi.
Per Parsons, la giovinezza è una fase transitoria orientata essenzialmente all’adattamento alle mutate condizioni sociali, senza attribuire ai giovani alcun potere effettivo di incidere sui processi di mutamento. Invece, le ricerche fatte da James Coleman alla fine degli anni ’50 sui teenager americani dimostrano che quello degli adolescenti è un mondo a parte, disinteressato alla società adulta.
Capitolo 2: L’affermazione della soggettività giovanile
Nella prima metà del ‘900, l'istruzione è vista come uno strumento per realizzare la modernità e una società democratica basata sulla specializzazione delle competenze e sulla selezione meritocratica degli individui a prescindere dalla loro origine e condizione sociale. Dal dopoguerra si investe nell'istruzione, dando vita alla sociologia dell’educazione, che pone attenzione sui fattori che ostacolano l’istruzione e che impediscono ai giovani più meritevoli di raggiungere livelli elevati. La crisi della modernità è causata dalla crisi dell’istruzione, con dibattiti sull’uguaglianza delle opportunità formative.
La gioventù diventa un soggetto sociale autonomo: i giovani si organizzano e protestano "in quanto giovani". È la loro condizione d’età a rappresentare l’elemento identitario. Dalla seconda metà degli anni '70, la giovinezza è oggetto stabile di attenzione delle scienze sociali, osservato con una duplice chiave di lettura: forza propulsiva e creativa di cambiamento e fattore di rischio e destabilizzazione dell’ordine pubblico.
2.1 L’istruzione come strumento di riproduzione delle disuguaglianze
Nella seconda metà degli anni ’60, influenzati dalla matrice marxista, i rapporti strutturali della società sono legati alla dimensione economica. Samuel Bowles e Herbert Gintis sono i principali sostenitori della teoria della riproduzione, secondo la quale la classe capitalista tende a strutturare i rapporti sociali nella scuola in modo tale che corrispondano a quelli di produzione. La meritocrazia nella scuola è molto simbolica, e il sistema educativo mira a formare non tanto le competenze e capacità, ma le caratteristiche della personalità in rapporto alle richieste del sistema produttivo. La scuola diventa il luogo di ricomposizione e di scontro tra ideologia dello stato e le esigenze della produzione capitalistica.
I meccanismi di disuguaglianza sono spiegati da Bourdieu attraverso i concetti di capitale culturale, l’insieme di beni simbolici di cui l’individuo dispone attraverso la famiglia, e di ethos, un sistema di valori impliciti e interiorizzati.
2.2 Competizione culturale e inflazione dei titoli di studio
Randall Collins propone un’analisi dei sistemi d’istruzione basata sull’idea weberiana della lotta tra i ceti per il potere. Buona parte delle conoscenze affrontate nei sistemi educativi non è pratica e non vi è nessuna relazione tra grado d’industrializzazione di una società e lo sviluppo dei sistemi educativi. L'istruzione è vista come uno strumento di selezione culturale dei gruppi superiori. I ceti sono unità di base della società, con caratteristiche di coerenza culturale che si differenziano dagli stili di vita, le scelte e le preferenze.
Le istituzioni educative moderne rappresentano una simbiosi tra diversi interessi: quelli delle élite politiche di indottrinare le masse e quelli delle masse di conservare il proprio status. Oggi esiste un ampio sistema di stratificazione educativa. La teoria dei mercati culturali spiega che l’offerta di beni culturali è determinata dalla disponibilità di insegnanti e risorse materiali che permettono di dedicarsi ad attività culturali. La domanda è determinata dal numero di individui che considerano redditizia l’istruzione e dalle risorse economiche e politiche in loro possesso per rendere efficace la loro domanda. L’aumento della domanda sociale d’istruzione nel dopoguerra porta all’espansione dell’offerta formativa e alla creazione di nuove scuole e università. L’incremento delle persone istruite riduce la capacità della scuola di fornire un miglioramento di status e spinge i membri dei ceti superiori a conseguire livelli d’istruzione sempre più elevati.
2.3 La giovinezza come costruzione sociale nei Berger
Secondo Berger, la società è un insieme di intersoggettività e comunicazione, e l'uomo costruisce attivamente la realtà sociale, che di per sé non esiste come semplice dato oggettivo. La giovinezza è un periodo della vita senza confini precisi e privo di riti di passaggio collettivi che ne sanciscono l’entrata e l’uscita. William Thomas afferma che i modi in cui gli adulti definiscono i giovani e i giovani si autodefiniscono hanno conseguenze reali sui loro rapporti e comportamenti. I fenomeni che caratterizzano i giovani nei paesi industrializzati sono simili, mentre nel mondo sottosviluppato la condizione giovanile è diversa. Quindi per cercare le cause della giovinezza dobbiamo analizzare i processi di modernizzazione occidentale.
Il processo di costruzione dell’identità non si esaurisce con la socializzazione primaria, ma è nel periodo della giovinezza che i ragazzi possono scoprire sé stessi. La subcultura giovanile si caratterizza per caratteristiche estetiche come il linguaggio e l’abbigliamento, e una forte inclinazione artistica, spontaneità e creatività. Le caratteristiche morali includono comunitarismo, onestà e sincerità, e un accento sulla liberazione. La subcultura giovanile è sovvenzionata dalla società e dai genitori. Ci sono ambiti di vita in cui l’annullamento delle distinzioni sociali è maggiormente accentuato come eventi collettivi, mentre altri come i beni di consumo evidenziano la differenza delle disponibilità economiche.
2.4 Cambiamenti generazionali: la rivoluzione silenziosa di Inglehart
Inglehart afferma che la protesta degli anni '60-'70 è stata causata da un processo di cambiamento del sistema dei valori. L’autore accusa i media di aver enfatizzato il carattere rivoluzionario di tale cambiamento, che in realtà è stato graduale.
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