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Sunto di sociologia dei processi culturali e comunicativi

Verso un nuovo “meta-format televisivo”

Una svolta radicale nella storia della televisione italiana che consente a RaiTre di quadruplicare gli ascolti in soli 7 anni (87-94) inizia con la Tv verità del critico letterario e dirigente televisivo Angelo Guglielmi. Da canale culturale si trasforma in laboratorio aperto sulla realtà e sulle nuove forme di comunicazione. Il metodo del docudrama ci coniuga con lo storytelling: non solo contributo alla ricostruzione dei fatti, ma vero racconto di una storia. Si mette insieme il fascino antico dello sceneggiato e l’immediatezza della presa diretta con la realtà.

Non si raggiunge ancora quanto sostenuto da Baudrillard, secondo cui un nuovo principio di simulazione sostituisce la vecchia realtà, che svanisce nell’iperrealismo, nell’eccessiva riproduzione. La tv proponeva solamente i casi di cronaca quotidiani quasi come testi mediali, iniziando però a trattare problemi e normalità sia in modo colto che popolare. Trasmissioni come Chi l’ha visto? innovavano i linguaggi televisivi spettacolarizzando la realtà: si provavano a risolvere problemi che potevano assumere fattezze di inquietanti casi di cronaca o di piccole storie quotidiane.

Nel frattempo il pubblico era sempre più coinvolto al punto da illudersi di poter contribuire alla soluzione dei casi all’interno del frame televisivo: era attore e spettatore. Il telefono era il mezzo che introduceva gli spettatori nel programma e contribuiva a creare il programma. La realtà diventa così più coinvolgente di qualsiasi fiction, più accattivante. Eventi in diretta e prodotti di finzione si uniscono regalando al pubblico a casa soddisfazioni narrative e informative al tempo stesso.

E la realtà finisce con l’imitare la tv con il conseguente declino della tv verità: gli spazi cui si rivolge l’occhio elettronico passano da politico-sociali alle intime atmosfere. Il caso del 1981 della cronaca della morte in diretta del bambino caduto in un pozzo a Vermicino, Alfredo Rampi. È quando la tv entra nelle ultime ore di vita del bambino che entra di pari passo nella vita reale di persone reali, fino ai grandi gialli mediali odierni: da Cogne ad Avetrana, passando per Garlasco ed Erba.

Si scopre che lo show della sofferenza appassiona gli spettatori, al di là delle motivazioni che li spingono a restare incollati allo schermo. L’evento in particolare nasce da una piccola emittente locale, che lancia l’appello tramite il sottopancia per trovare una gru. Un giornalista del Tg2 si accorge di ciò facendo zapping e comprendendo l’importanza dell’evento, si dirige sul posto. Inizia la tv verità. La cinepresa racconta tramite immagini, mentre il microfono consente di ascoltare le urla del bambino ed il Tg2 delle 13 presenta una storia che durerà 3 giorni.

Spazio e tempo vengono fissati in un’unica inquadratura costringendo il telespettatore ad uno sguardo senza vie di fuga. Inizia il turismo dell’orrore con l’arrivo dei curiosi. Lo strazio diventa spettacolo, anche se la diretta inizia pensando si sia vicini ad un felice epilogo. Il telefono in questo caso diventa mezzo per fornire proposte e ricevere notizie, mentre l’arrivo di Pertini continua il caos della rassegna del dolore. Da qui si metterà sempre più al centro l’emozione, ritenuta macchina cattura pubblico.

A poco a poco la realtà diventa fiction, in cui non si fugge dalla realtà, che viene esplorata tragicamente: il tutto amplificato dalla forza della diretta. Col passare delle ore il frastuono della realtà prende il sopravvento sulla voce dei cronisti. Questa storia ha tutte le caratteristiche di un media event: interrompe routine televisiva, è in diretta e accade indipendentemente dai media. In più ha una forza dirompente riuscendo ad incollare tutta Italia davanti allo schermo. La vita si trasforma in morte prima che la tv potesse rappresentare il dolore e da qui tragedia e morte entrano nello show business.

Il reality al suo primo apparire regalava nuove emozioni ai pubblici offrendo la ribalta mediale alla gente comune. Quanto più passionale era il racconto dell’intimità della vita quotidiana di sconosciuti che diventavano volti noti del piccolo schermo, tanto maggiore era il successo del programma. Si mette in scena la sofferenza altrui permettendo alla curiosità di valicare confini inaccessibili e non facendosi male.

Già i talk show vedevano la parola trasformarsi in spettacolo, mentre qui lo spettacolo racconta la vita vera in tutte le sue sfaccettature. I protagonisti dello show vengono catapultati dalla vita reale allo spettacolo, raggiungibile da chiunque. Sia nel neorealismo di Zavattini e De Sica, che nel reality c’è lo stesso tentativo di ricostruire speranze, miti, paure della gente comune con la differenza che il secondo è più autentico. Ma il successo del reality tende a diminuire, in favore proprio di processi e delitti.

Per Noir Tv si intendono i programmi di intrattenimento che si servono della cronaca nera per costruire la propria narrazione e l’orizzonte fatto di violenza criminale, angoscia e violenza del racconto che tende a sostituire l’azione e a trasmettere paura allo spettatore.

I pubblici sono da sempre attratti dal mistero e così i gialli, con l’enigma da risolvere, la trama avvincente, il movente da scoprire, emozionavano la platea di lettori italiani. Piano piano il genere si trasforma: attenzione alla realtà sociale con forte impronta regionale, potenza del linguaggio contestualizzato portano ad una specie di gioco di scacchi tra autore e lettore che scopre di pagina in pagina. Diventa un fenomeno di costume. Il romanzo poliziesco è prevalentemente d’importazione. Giallo sociale per dimostrare somiglianza con la realtà, per spazio e tempo.

La paura si declina in diversi modi ed il fascino trova migliore espressione nel racconto per immagini, che nasce da gesti insensati di persone reali, dall’impeto, irrazionalità e crudeltà di gente come noi. Talk show e reality divengono i formati in cui si sviluppa la narrazione della cronaca nera ed il delitto diventa il genere più seguito dai pubblici italiani. Un genere che unisce mistero del giallo a narrazione della fiction, realtà del documentario ad orrore del noir, senza tralasciare eros, amore e glamour.

Delitti e palinsesti

Con programmi cult come Storie Maledette di Franca Leosini, in onda dal 94 su Rai 3, è possibile raccontare l’Italia ed i cambiamenti culturali del nostro paese. Nei delitti raccontati dagli stessi autori direttamente dalle carceri italiane si rispecchiano le ragioni di un malessere sociale. Oggi sembra che i telespettatori giochino sempre più con la cronaca nera: ricostruendo, ipotizzando, avendo a che fare con misteri, ma mantenendo una certa distanza.

I produttori mediali sfruttano l’emozione di coinvolgere le passioni dei pubblici che garantisce ottimi ascolti con bassi investimenti. Si punta su suspense, curiosità, dettagli e paura, ma si avrà successo solo se il frame in cui si svolge il caso ha un certo appeal rispetto alla sua collocazione sociale. È l’ambiente con i protagonisti che vi si muovono dentro e tutte le loro relazioni ad interessare davvero. Tramite i dettagli si può risalire alla psicologia dei personaggi e più è complesso il puzzle da ricomporre e più stimolante sarà immaginare la fine del caso.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher inzaghino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei processi culturali e comunicativi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Carzo Domenico.
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