Analisi dei pubblici mediali
Introduzione
Analizza i pubblici mediali; non considera donne e bambini come audience vulnerabili e indifesa ma non li esalta neanche come esperti di media. Non condanna i media come tecnologie pericolose e onnipotenti; parla di infanzia e genere femminile come costrutti sociali e non come categorie naturali o universali. Critica il pregiudizio che le teorie apocalittiche avevano sul rapporto tra media e minori e tra media e donne.
Teorie apocalittiche e media
I Francofortesi parlavano di dominazione-manipolazione. Le sue indagini empiriche vogliono studiare la fruizione mediale come azione sociale. Usa il pensiero di De Certau: l’individuo contemporaneo usa le risorse disponibili per affrontare le situazioni della vita quotidiana. I media non sfruttano la presunta vulnerabilità di bambini e donne e non ne distruggono l'individualità bensì favoriscono creatività e realizzazione.
Media e pubblici
Non condanna le tecnologie della comunicazione ma neanche le celebra! Rileva quanto siano confusi i confini tra pubblico adulto e pubblico dei minori, accesso dei bambini agli spazi della vita adulta, infanzia più breve! Donne e bambini non sono solo vittime passive o fruitori attivi dei media bensì possono produrre forme culturali innovative.
Cultura comune e media
I media producono una cultura comune: successi di certi programmi televisivi o hits musicali che valicano differenze di genere o di età. Studia le interazioni quotidiane con il mezzo televisivo. Gli apocalittici condannano cinicamente il piccolo schermo. Lei si chiede perché gli utenti mediali sembrano amare questa superficialità senza senso. Anziché dire sempre che l’industria culturale inganna, manipola e intimidisce, bisognerebbe porsi questa domanda.
Interazione tra media e pubblici
Il pubblico è stato considerato, spesso, spettatore passivo di una potente offerta mediale; in realtà è interprete dei messaggi veicolati dai mass media. Gli spettatori sono attori sociali protagonisti del consumo mediale. In questo libro ci si occupa di due segmenti di audience particolari: bambini e donne. La loro potenzialità di ricezione viene valorizzata. Da sempre sono stati considerati soggetti deboli, che consumano acriticamente incapaci di destreggiarsi all’interno delle costruzione mediali: i media contribuiscono alle interpretazioni della realtà sociale. Il vero è ciò che ciascuno crede che gli altri credano sia tale. Noi leggiamo il mondo in base alle nostre esperienze personali.
Risorse mediali
Le risorse mediali le trasformiamo in esperienza perché i media non solo rappresentano il mondo ma ne fanno anche parte. I nostri racconti derivano dall’intreccio della nostra vita con i fatti delle storie narrate dai media. I media sono le principali fonti della cultura quotidiana!
Visione apocalittica
Visione apocalittica = assorbimento passivo, incapacità di costruire dei significati, di esprimere la propria soggettività. Fruizione mediale è una pratica sterile! È colpa dei media se i bambini sono diventati dei mostri? I media fanno bene o male ad essi? È vero che i media hanno un ruolo fondamentale nella gestione e nelle rappresentazioni dello spazio sociale. Ma bisogna conoscerli e valorizzarli, anziché demonizzarli. Bisogna allontanare l’idea che i media sono onnipotenti, strumenti di controllo sociale.
Conoscenza dei media
Conoscere i media significa che è possibile accenderli e spegnerli al momento giusto. Il testo analizza la forza dei messaggi mediali con cui donne e bambini creano a partire da essi significato e svago. Le tecnologie della comunicazione non vengono né condannate né celebrate.
Esempi di narrazioni mediali
Dubai, Disneyland e Sex and the City vengono esaminati come fiabe contemporanee che affascinano in ugual maniera bambini, uomini e donne: racconti che sostituiscono i miti e le favole di un tempo arricchendo l’immaginario di ogni spettatore.
Processi di socializzazione
Vedremo se i media favoriscono i processi di socializzazione. I media raccontano la femminilità attraverso stereotipi e le donne vi si identificano. Questa rappresentazione manipola ideologicamente le donne davvero o le donne sono in grado di resistere a tutto ciò? I Cultural Studies cancellano l’immagine di un pubblico passivo. Esso è attivo e selettivo. Donne e bambini attivano processi interpretativi che innescano una dinamica internazionale tra testi mediali ed esperienze reali.
Paura dei media
La prospettiva apocalittica: quando sono apparsi per la prima volta i media gli spettatori sono stati etichettati come consumatori fragili di messaggi potenti e seduttivi. Qui si vuole dimostrare che la fragilità non è debolezza, e si può dare ad essa un’eccezione positiva; esso può essere inteso come bisogno e ricerca dell’altro. Parte della letteratura sulle comunicazioni la vede come un difetto di particolari segmenti dell’audience (bambini, donne, anziani, immigrati).
Stereotipi e industria culturale
I pareri sul consumo mediale sono stati sempre intrisi di pregiudizi che portavano alla produzione di immagini stereotipate. Bambini e donne si trasformano in categorie generalizzate, perdendo la loro soggettività. Dialettica dell’illuminismo = classico del pensiero apocalittico sui media. L’industria culturale esercita un dominio sugli individui, il loro processo di fruizione viene condizionato e la loro autonomia cancellata. I beni culturali sono ridotti in merce!
Critica agli studiosi di Francoforte
Gli spettatori, inconsapevolmente, sono resi prigionieri dall’industria culturale di massa. Gli studiosi di Francoforte descrivono, in maniera generale, secondo stereotipi le vittime dell’industria culturale, la quale esercita (secondo loro) il proprio dominio attraverso la strategia della stereotipizzazione. Al consumatore vengono imposti dei prodotti e la sua libertà cessa di esistere. Ma questa lettura non è sostenuta da alcun dato empirico.
Bambini e media
Bambini e comunicazione di massa: televisione, internet, videogiochi, cinema, cellulari veicolano immagini di sesso e violenza. Sono pericolosi per i bambini, li influenzano negativamente nella visione della realtà sociale li spingono alla passività, al vuoto di fantasia, alla superficialità. Tesi apocalittiche: i media sono considerati i principali divulgatori di stili di vita, modelli comportamentali e valori, fonti principali di informazione e quasi unici agenti di socializzazione. Ipnotizzano, manipolano, influenzano, persuadono i bambini incapaci di difendersi.
Influenza dei media sui bambini
Hanno il potere di cambiare gli atteggiamenti sociali dei bambini e le loro percezioni rispetto al mondo reale; portano i bambini a scambiare la fantasia per realtà, a fraintendere ciò che per loro è ignoto. La scomparsa dell’infanzia (Postman); cattiva maestra televisione (Popper): testi apocalittici per eccellenza. Accusano la TV di istigare i bambini a comportamenti violenti, di influenzare i processi di socializzazione, di togliere tempo che, invece, si potrebbe dedicare ad attività che potrebbero potenziare creatività e immaginazione; di annullare l’infanzia.
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