Riassunti di sociologia dei processi culturali e comunicativi
Libro di testo consigliato
Rappresentazioni della Sicilia. Un'indagine quali-quantitativa
Docente e autore
Giovanni Frazzica
Media e costruzione di realtà
Un interesse multidisciplinare
Lo studio sui mezzi di comunicazione di massa, nel corso degli anni, ha coinvolto svariate discipline come la sociologia, la psicologia, la semiotica, la linguistica, l’antropologia. Alle teorie classiche, che hanno contribuito alla definizione di una teoria critica della società, si sono succedute diverse posizioni, che hanno individuato nel pubblico non soggetti isolati, ma attori di svariati sistemi di relazioni.
Linguaggio e rappresentazioni di realtà
Il processo di distribuzione delle informazioni è il risultato sia di fattori sociali, sia di fattori psicologici. I mezzi di comunicazione di massa tendono a fare uso maggiormente di termini in grado di catturare l'attenzione dei fruitori dei propri messaggi, aumentando il proprio pubblico e ottenendo maggiori ricavi derivanti dagli introiti pubblicitari più cospicui.
Sapir affermava che il linguaggio è una guida alla realtà sociale, condiziona potentemente tutto il nostro pensiero. Gli esseri umani vivono in un mondo dominato da un linguaggio specifico che è diventato il mezzo di espressione della loro società. Il mondo reale è costruito sulle abitudini linguistiche del gruppo. Non esistono due lingue abbastanza simili da poter essere considerate rappresentative di una medesima realtà sociale. I mondi in cui vivono società diverse sono mondi distinti e non semplicemente lo stesso mondo etichettato in modi diversi.
Lo Verde e Trobia affermano che la lingua riflette le credenze fondamentali di una cultura e precostituisce il modo di percepire la realtà e i diversi gruppi presenti in una società.
Ciò che riveste particolare importanza riguarda il ruolo ricoperto dei simboli: le scelte comportamentali degli individui e le modalità di rappresentazione della realtà fanno riferimento a monti semantici che finiscono per essere interiorizzati dai soggetti.
Blumer sostiene che gli individui mettono in pratica specifici comportamenti nei confronti delle cose a partire dal significato che essi attribuiscono alla realtà. Il significato deriva dalle interazioni quotidiane durante le quali i soggetti interpretano e ridefiniscono anche gli stimoli sensoriali e tutto ciò che costituisce l'ambiente nel quale essi vivono.
I mezzi di comunicazione di massa rivestono un ruolo cardine nella definizione dei significati
Una realtà “mediatizzata”?
Nell'ambito dello studio dei media sono stati individuati due filoni di pensiero:
- Il primo filone, riconducibile alle teorie marxiste e a cui appartengono i cosiddetti “apocalittici”, considera il mezzo di comunicazione di massa in termini estremamente negativi, sottolineando l’asimmetria nella distribuzione delle informazioni che è presente tra la struttura dei media e la struttura dell’individuo.
- Il secondo filone, a cui appartengono i cosiddetti “integrati”, guarda il sistema dei media in termini favorevoli, in quanto la considera funzionale alla diffusione delle informazioni tra gli individui nella società.
Tutti gli attori della sfera politica contemporanea, per esempio, si trovano a vivere in un luogo mediatizzato dove per esistere bisogna essere sui media, che sempre più dipendono da logiche di tipo commerciale. Essi sono, infatti, delle industrie inserite in un sistema economico, e in quanto tali, devono la sopravvivenza in gran parte agli introiti pubblicitari, la cui entità è definita in funzione dell’audience. I contenuti dei media devono piacere, intrattenere, devono fare spettacolo.
Stampa e costruzione di senso
L'atto narrativo di una pagina di giornale produce effetti di realtà nuovi rispetto all'evento che si vuole presentare. Il termine rappresentazione indica sia l'operazione o l’insieme di operazioni attraverso cui si mette in opera una sostituzione, sia il risultato di tale operazione; la natura stessa della rappresentazione presenta un contraddittorio percorso: da un lato la presentazione fedele e la ricostruzione del mondo; dall'altro verso la costruzione di un mondo a sé, o comunque distante da quello di primo riferimento.
Le differenze nella rappresentazione della realtà tra i fatti che realmente sono accaduti e le modalità secondo le quali i mezzi di comunicazione di massa ne parlino, assumono particolare importanza nella misura in cui queste sono in grado di determinare anche le scelte in merito al comportamento da assumere in determinate condizioni.
Teoria dell’etichettamento: l'etichetta non è altro che un marchio che viene applicato all'individuo, proiettando su di esso un determinato ruolo. Si suppone che si comporti in modo deviante: ciò introdurrà ulteriori elementi di criticità nell'interazione con gli altri membri della società, condizione che potrà condurre l'individuo a privilegiare relazioni con soggetti con cui egli condivide esperienze simili.
Merton si accorge che determinate convinzioni, indipendentemente dal fatto che queste siano reali, finiscono poi per condurre inevitabilmente alla condizione presunta e che adesso si manifesta nella sua realtà. Lo studioso è giunto a questa posizione dopo essersi reso conto che il fallimento di una banca era stato determinato dalla condivisione della posizione, fino a quel momento infondata, circa il fatto che la banca stesse realmente per fallire. I clienti, infatti, finiranno per ritirare tutti i depositi da quella filiale determinando così il reale fallimento.
Teoria della coltivazione: Gerbner sostiene che il ruolo della televisione è via via diventato sempre più forte nella vita degli individui, finendo per proiettare una realtà che si sostituisce gradualmente a quella reale, a quella del vissuto quotidiano. I contenuti del messaggio finiscono per “coltivare” determinate credenze circa ciò che può accadere, con particolare riferimento alla possibilità di cadere vittima di comportamenti violenti ad opera di altri. Gli autori si resero conto che soggetti sottoposti a messaggi mediali riferiti ad accadimenti violenti, finivano per valutare come più probabile la possibilità di imbattersi in eventi simili a quelli narrati.
Ovviamente sono molteplici le variabili che entrano in gioco nel processo di decodifica dei messaggi. Uno dei primi contributi allo studio del ruolo dei mezzi a stampa risale ai primi del ‘900. Walter Lippman aveva sottolineato che molti elementi distintivi della realtà non sempre sono adeguatamente connessi con le opinioni condivise dagli individui e le modalità secondo le quali vengono prodotte le notizie possono, quindi, dar luogo a distorsioni circa la conoscenza dei fatti realmente accaduti. I soggetti agiranno prevalentemente tenendo in considerazione le informazioni veicolate da mezzi a stampa, anche perché non sempre è possibile ottenere informazioni di prima mano.
Edelman ricorda che i mezzi di comunicazione di massa sono in grado di decidere cosa raccontare e cosa invece lasciare fuori dal discorso mediatico, sulla base del grado di rilevanza attribuita a determinate organizzazioni o personaggi. Tale forma di distorsione non è da attribuirsi solo ed esclusivamente a una volontà dei soggetti che operano nel campo dell'informazione mediatica. Prendono forma in questo processo molteplici dinamiche, come i vincoli di tipo economico o quelli legati alla disponibilità di spazio di tempo, dimensioni che risultano inevitabilmente legate alle caratteristiche del mezzo e alle specificità degli eventi che si vuole rappresentare.
Losito sostiene che i fatti vengono rimossi dal loro contesto originario e, trasformati in notizie, vengono introdotti in un contesto diverso, che ne determina la rilevanza e il significato.
Agenda-setting, agenda building e “cornici” mediatiche
McCombs e Shaw hanno studiato due effetti attribuibili al contenuto mediale: l’agenda setting e l’agenda building. Gli studiosi notarono una stretta correlazione tra l'importanza che i media attribuivano ad un determinato evento e l’importanza che a questo evento veniva attribuita dai soggetti intervistati. Ne deriva un effetto che si ripercuote non sul sistema dei media, ma sulla sfera cognitiva degli individui che prende il nome di agenda setting. I media fissano sull'agenda mentale dei soggetti le priorità degli eventi secondo la logica del Newsmaking, processo che si compone di quattro momenti distinti; in ognuna di queste fasi si registrano azioni di costruzione di realtà:
- Fase di raccolta: Durante questa fase non tutti i fatti vengono registrati e lo stesso processo di registrazione non è altro che la risultante di una procedura decisionale in merito ai luoghi o ai soggetti cui si attribuisce un maggior interesse e sui quali vengono così puntati i riflettori.
- Fase di selezione: Durante questa fase si nota una riduzione di realtà: non tutti i fatti registrati vengono trattati, ma soltanto quelli relativi ad eventi che si ritiene abbiano una maggiore importanza in termini di valore informativo.
- Fase di trattamento: Durante questa fase le informazioni attraversano due livelli distinti: si passa da una realtà fatta di cose, azioni, persone, ad una realtà fatta solo di parole.
- Fase dell’editing: Durante questa fase il ruolo centrale è giocato dal contesto, altro importante fattore in grado di produrre significato.
Ciò conduce ad affermare che i media e più specificatamente il mezzo stampa, nell'assecondare determinate pratiche legate alla produzione, potrebbero anche non intenzionalmente costruire delle notizie non perfettamente aderenti rispetto a ciò che è accaduto, a causa dell'impossibilità di una totale sovrapposizione tra i fatti e il loro racconto. Anche laddove si palesa chiaramente la pretesa di riportare fedelmente la posizione di qualcuno, i vincoli mediatici finiscono per produrre effetti distorsivi della realtà. L’intervista, proprio per la veridicità che le viene attribuita, costituisce lo strumento preferito dai mezzi di comunicazione di massa. Neanche questa forma di comunicazione risulta però essere libera dai vincoli mediatici. Essa costituisce un ottimo strumento nella riproduzione di personalizzazione e spettacolarizzazione: attribuisce visibilità alle persone. La televisione invita alla drammatizzazione, cioè mette in scena un evento e ne amplifica l'importanza, la gravità, nonché il carattere drammatico e tragico. I media determinano l'ordine da attribuire, in termini di priorità, a determinati argomenti, orientando l'attenzione verso alcuni temi piuttosto che altri.
Il fenomeno dell’agenda building si differenzia dall'agenda setting in quanto si riferisce all'impatto dell'informazione sulla politica e sui soggetti politici. I mass media finiscono per focalizzare perfino l'oggetto del discorso politico. Come sostiene Patterson, il fattore decisivo che determina quale attenzione per quali temi avranno i media è il commercialissimo. I mezzi di comunicazione di massa, dunque, non determinano le modalità secondo le quali si pensa al mondo, ma fanno luce su argomenti verso i quali orientare il pensiero, la nostra attenzione, selezionando gli argomenti secondo le logiche del mercato.
Le modalità secondo le quali i mezzi di comunicazione di massa costituiscono l'oggetto al quale si riferiscono viene spiegato anche dalla teoria del media framing, che tenta di tracciare il percorso seguito dai media affinché il contenuto possa essere compreso dai fruitori dei messaggi.
I media come diffusori della conoscenza
I mass media assumono spesso il ruolo di iniziatori del processo di conoscenza, dando luogo ad una serie di dibattiti che finiscono per essere veicolati dagli stessi mass media. Talvolta possono essere dei fattori intervenienti nel dibattito su tempi di interesse pubblico, al quale prendono parte gli individui. In questi casi le informazioni veicolate dai media costituiscono a volte il riferimento del discorso; altre volte vengono utilizzate come notizie aggiuntive che invertono i termini della conversazione. I media possono costituire, inoltre, fattori di distorsione dei contenuti della comunicazione, quando rendono più piacevole la comunicazione riferita ad un determinato soggetto o argomento, o quando riescono a distorcere i contenuti riducendo lo spazio dedicato a contenuti indesiderati.
Mazzoleni sottolinea anche l’influenza di due variabili:
- Variabili relative all’emittente: questo primo gruppo di variabili comprende la credibilità della fonte e la sua capacità di attrazione. Abruzzese si sofferma sull'enfasi con cui determinati oggetti vengono rappresentati, sul processo di rafforzamento di alcuni concetti e sulla rilevanza del ricorso alle passioni nel processo di costruzione della realtà. Tali processi permettono il raggiungimento di una maggiore potenza e di una più ampia visibilità dei contenuti della comunicazione. Il mezzo televisivo, ad esempio, risulta da molte statistiche particolarmente credibile, questo perché accanto a contenuti verbali vengono affiancate le immagini riferite all'oggetto intorno a cui è costruita la comunicazione.
- Variabili relative al messaggio: questo secondo gruppo di variabili riguarda i contenuti, l'intensità e la frequenza di emissione, la differenziazione del messaggio la unilateralità/dialetticità e l’ordine di presentazione:
- La salienza dei contenuti riguarda il grado di importanza ed interesse che il soggetto attribuisce ad un determinato messaggio, focalizzando su di esso maggiore attenzione che sugli altri;
- Il grado di attenzione che gli individui attribuiscono alla produzione mediatica varia notevolmente in funzione delle competenze possedute e del ruolo sociale che essi ricoprono all'interno della comunità. Accade frequentemente che un determinato messaggio diventa tanto più familiare e accettato quanto maggiore è il numero di esposizioni.
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