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Comunicazione

Comunicazione e significazione

“Non è possibile non comunicare”. Ogni persona, ogni oggetto, ogni elemento naturale o artificiale del nostro paesaggio comunica continuamente. Comunicare, in questo caso, vuol dire semplicemente diffondere informazioni su di sé, presentarsi al mondo. A proposito di questo fenomeno, seguendo una terminologia semiotica, parleremo di “significare”, ovvero “aver senso”. Della nostra esistenza cosciente fa parte, come primo presupposto, il fatto che il mondo ci appaia sensato.

La conseguenza di questo fatto elementare, che il mondo abbia senso, è che il comportamento o anche l’assenza di comportamento di ogni persona o organizzazione è una potenziale sorgente di comunicazione.

Significazione

Chiameremo questa condizione di ricchezza di senso. Ogni cosa ci appare etichettata secondo la sua appartenenza: le cose ci appaiono secondo la loro utilità, il loro pericolo, le azioni che ci sono richieste, e non in maniera astratta. Quando ci configuriamo una comunicazione, accade che ci sia qualcuno (emittente), il quale “trasmette” qualche cosa (messaggio o testo) a qualcun altro (destinatario). In questo tipo di comunicazione vi è un lavoro naturalmente da parte dell’emittente per dare al messaggio un formato accessibile al destinatario. Il destinatario si trova a ricostruire l’intenzione dell’emittente, a interpretare il messaggio e a reagire ad esso.

Nella significazione invece il lavoro viene svolto tutto dal destinatario che, innanzitutto, decide di assumere questo ruolo osservando certi fatti. In secondo luogo, il destinatario assume i fatti che lo interessano come oggetto di inferenza applicando ad essi le proprie conoscenze. Possiamo dire che, in questo caso, si applicano delle regole. Per esempio, se c’è un incendio, allora si vede del fumo e io effettivamente vedo del fumo. Quindi posso dire che è probabile che ci sia un incendio.

Sulla base dell’ipotesi generalissima che tutto ciò che accade abbia senso, noi costruiamo delle regole ipotetiche per spiegare quel che accade e le applichiamo, poi, ai casi che stiamo esaminando. Seguendo Peirce, chiamiamo questa forma di ragionamento semi logico.

Riassunto dei modi di comunicazione

Riassumiamo, quindi, i tre modi possibili in cui può verificarsi comunicazione:

  • Comunicazione in senso stretto: Emittente intenzionale, ricevente intenzionale.
  • Significazione: Emittente non intenzionale, ricevente intenzionale (interpretante).
  • Formulazione di inferenze: Non c’è emittente, c’è interpretante.

I meccanismi che rendono possibile la comunicazione vera e propria (emittente, testo, destinatario) sono caratterizzati dalla logica della significazione. Perché l’oggetto che viene trasmesso dall’emittente al destinatario possa adempiere alla sua funzione, esso deve risultare significativo. In secondo luogo, è spesso facile lavorare sull’aspetto di una cosa o di una persona, manipolare, insomma, la sua significazione. Dunque, si può produrre comunicazione modificando la significazione di un oggetto. Per esempio, il packaging, l’abbigliamento, il design degli oggetti sono tutte pratiche per alterare e in genere migliorare la percezione di un oggetto in modo da ottenere una certa immagine.

In questo modo spesso la significazione nasconde una comunicazione vera e propria: il destinatario riceve una comunicazione accuratamente elaborata da un emittente. C’è un terzo concetto importante da non confondere con gli altri due (comunicazione e significazione): è quello di informazione. L’informazione può essere intesa come la capacità di ridurre l’incertezza sullo stato delle cose, concetto molto utile in ambiti scientifici, tecnologici, ma per le interazioni umane risulta del tutto inadeguato.

Ricezione

Si definisce l’atto con cui un certo messaggio o testo è fatto proprio da un essere umano che in questo caso viene definito destinatario, ricettore o ricevente. La ricezione è il momento in cui emerge per qualcuno un senso. Si può ammettere che vi sia comunicazione senza emittente (impronta digitale, febbre per malattia), ma non vi è affatto comunicazione efficace senza ricezione (ad esempio la produzione linguistica non può logicamente essere pensata senza un polo ricettivo). Si può dire, quindi, che senza una ricezione effettiva si può avere solo tentativi di comunicazione.

Ogni comunicazione presuppone, dunque, a diversi livelli, un atto di ricezione e lo stesso testo che viene comunicato a rigore, si forma solo nell’atto della ricezione. È infatti il ricettore a deciderne definitivamente i confini, cioè a stabilire col suo atto di lettura qual è esattamente il testo recepito, nonché ad attualizzare certi significati a differenza di altri.

L’atto semiotico fondamentale non consiste dunque nella produzione di segni, ma nella comprensione del senso. Da quel che si è detto risulta chiaro che la ricezione è certamente un atto complesso: significa interrogarsi sul perché di un determinato oggetto, posto come testo. Alla base di questo processo c'è la meraviglia, l'essere stupiti, base della filosofia e della scienza.

La ricerca semiotica ha mostrato che si possono ricostruire in ogni testo dei simulacri della ricezione virtuale immaginata dall'autore come possibile lettore modello, interlocutore: è quello che U. Eco chiama cioè una certa competenza linguistica, un certo atteggiamento ideologico, un certo bagaglio enciclopedico che permette di dare per scontate certe conoscenze sulla realtà, che sono presupposte comuni al destinatario. La ricezione è un atto del ricettore, il quale deve approcciarsi ad un testo con diversi metodi di lavoro: vi è innanzitutto una complessità di dimensione (è diversa la ricezione davanti ad una spia d'allarme in un pannello di controllo, piuttosto che dinanzi alla Divina Commedia, vista la sua ricchezza e vastità). Poi vi è una complessità riguardante i canali e i codici: la ricezione può essere visiva, tattile, auditiva, iconica, indicale, simbolica, ecc. Infine vi sono i diversi atteggiamenti del lettore, ovvero le diverse strategie di lettura a seconda del modo in cui il destinatario reagisce.

Fattori e funzioni della comunicazione

Quali sono insomma gli elementi in gioco nella comunicazione?

  • Emittente, messaggio, destinatario.
  • Un contatto è necessario per mettere in comunicazione emittente e destinatario.

Spesso il contatto viene indicato come canale, ovvero un canale di ordine psicologico e sociale che funga da base per ogni relazione comunicativa.

Un altro elemento che si trova in tutte le comunicazioni vere e proprie è un codice (per esempio una certa lingua, un tono di voce, le espressioni del viso). Se sul piano materiale il canale fa da filtro tra l'emittente e il destinatario, sul piano immateriale il filtro è dato dal codice.

Infine i messaggi di solito vengono prodotti per parlare, per riferirsi al contesto. Sotto questo nome talvolta in semiotica, si indica la capacità del messaggio di riferirsi a elementi del mondo reale.

Da quel che è stato detto risulta lo schema di un grande e famoso linguista russo, Roman Jakobson, il quale l’ha proposto per studiare il linguaggio poetico.

1 Emittente
2 Contatto (Canale)
3 Messaggio
4 Codice
5 Contesto (Contenuto)
6 Destinatario

L'emittente

È colui che formula ed emette il messaggio. È fondamentale per l’emittente aver ben chiaro qual è il suo “target”, ossia quali sono gli obiettivi del suo dire e soprattutto di che natura è il soggetto a cui si vuole rivolgere. Questo comporta che la modalità di costruzione del messaggio debba tenere conto sia dell’influenza che si vuole esercitare sul destinatario, sia dello stato di conoscenze che si prevedono comuni.

Contatto o canale

Il canale è il mezzo attraverso il quale avviene la comunicazione. Sono 5 i canali: visivo, uditivo, gustativo, tattile e olfattivo. Il canale si realizza attraverso diverse tipologie:

  • Livello fonico-acustico = il PARLATO
  • Livello grafico-visivo = lo SCRITTO

Nel caso della scrittura, per esempio, il canale è costituito da ogni supporto che consentirà alla scrittura stessa di essere visualizzata (supporti cartacei, video, ecc.).

Il messaggio

Il messaggio è il centro del processo comunicativo, lega emittente e destinatario, costituisce l’atto sociale di instaurare un contatto. Ciò di cui parliamo (ovvero il “contenuto” che trasmettiamo in un messaggio), è ovviamente condizionato dall’obiettivo della nostra comunicazione: ad esempio, scrivere una lettera d’amore, una legge, una relazione implica di volta in volta un diverso obiettivo che potrebbe essere rispettivamente quello di voler trasmettere un sentimento, imporre un comportamento, commentare dati e informazioni.

Il codice

Il codice è il sistema di segni mediante il quale si formula e si comprende il messaggio. Può essere grafico, sonoro, gestuale. Il codice deve essere innanzitutto interpretato, quindi affinché emittente e destinatario si possano capire, essi devono utilizzare un codice comune. L'esempio più classico è dato dal linguaggio: un insieme di regole, il codice più complesso del quale disponiamo.

Il contesto (contenuto)

Il contesto è l’ambito in cui viene prodotto il testo. Può anche essere esplicitato nel termine di “referente”, vale a dire, l’argomento o l’oggetto del messaggio a cui l’emittente si riferisce. È la situazione più generale in cui il messaggio si colloca e a cui è necessario riferirsi per capirlo. In sostanza possiamo considerare il contesto come una complessa realtà “extralinguistica” e cioè come l’insieme delle condizioni spazio-temporali, sociali e psicologiche dei soggetti che partecipano all’atto comunicativo.

Il destinatario

Il ricevente è colui che riceve il messaggio anche se non è diretto a lui (es.: intercettazione di discorsi senza volerlo). Il destinatario invece è colui che è interessato ad assumere il messaggio. In sostanza la figura del destinatario è speculare a quella dell’emittente: chi riceve il testo deve essere in grado di interpretare il messaggio e risalire al significato che l’emittente aveva voluto dare. Se questo non avviene, si ha un “fallimento” della comunicazione. Nessun messaggio è efficace se non si considera la qualità del destinatario!

Dallo schema di Jakobson, è possibile ricavare le tre principali dimensioni della comunicazione:

  • La dimensione sintattica della comunicazione, quella che studia l’organizzazione interna del messaggio (nel caso del linguaggio, la morfologia, la sintassi ecc.; nel caso del linguaggio visivo, l’organizzazione formale di un quadro secondo la prospettiva, i rapporti di colori ecc.), secondo il rapporto Messaggio/Codice/Contatto.
  • La dimensione semantica (Messaggio/Contesto), si occupa di studiare il modo in cui il messaggio si rapporta col suo Contenuto, dunque col suo Contesto.
  • La dimensione pragmatica è quella invece che lega il Messaggio a Emittente e Destinatario, e riguarda gli effetti, le modalità di enunciazione e così via.

È stato ancora Jakobson a sintetizzare le funzioni della comunicazione. Secondo Jakobson, le funzioni della comunicazione sono corrispondenti ai fattori appena citati:

1 Emotiva (espressiva)
2 Fàtica
3 Poetica
4 Metalinguistica
5 Referenziale
6 Conativa

Funzioni della comunicazione secondo Jakobson

La funzione emotiva riguarda la capacità che ogni emittente ha di esprimere sé, i suoi sentimenti, la sua identità nel messaggio. La funzione fàtica consiste nel lavoro che si fa per garantire un contatto e quindi è inerente al canale (per es.: quando rispondiamo al telefono dicendo “pronto” diamo un segnale fàtico all’emittente che ci vuole parlare, che corrisponde pressappoco al seguente: “la trasmissione funziona e sono pronto a ricevere il messaggio”. Quando qualcuno ci parla e noi ascoltiamo, spesso assumiamo intercalari come “sì”, “già”, “certo!” che hanno la funzione fàtica di assicurare l’emittente che ci siamo e lo stiamo ascoltando).

La funzione poetica riguarda l’organizzazione interna del messaggio, il modo in cui esso è realizzato (Jakobson la chiama così perché la considera dominante in poesia e in generale nell’arte, dove il messaggio comunicherebbe soprattutto con la sua forma). La funzione metalinguistica definisce il codice in uso, e quindi implicitamente, i rapporti fra gli interlocutori. Il discorso verte sulla lingua stessa, sui significati delle parole e delle sue regole; spiegazione linguistica del pensiero di emittente e destinatario (i vocabolari si servono di questo). Alcuni esempi si hanno quando si chiede a qualcuno di ripetere quello che ha detto, oppure quando si chiede il significato di una parola, ecc.

La funzione referenziale permette al messaggio di mettersi in rapporto con il mondo, di informare, di parlare di qualche cosa e quindi definisce il contesto. La funzione conativa è invece quella per cui si cercano degli effetti sul destinatario: persuadere qualcuno a fare qualcosa o convincerlo di una determinata opinione (uno dei fini del linguaggio). Può essere espressa come una supplica, una minaccia, un suggerimento o anche solo un’osservazione.

È importante tenere presente che ogni atto comunicativo contiene almeno in potenza tutti i fattori della comunicazione e ne comprende anche tutte le funzioni. Non esiste una comunicazione puramente poetica, puramente metalinguistica o fàtica ecc.

Segno

Per i semiologi il segno può essere qualunque oggetto della realtà. Per Ferdinand de Saussure - linguista svizzero -, “Il segno è un’espressione che rimanda a un contenuto”. Per Luis Hjelmslev, “Il segno è un’entità generata dalla connessione fra espressione e contenuto”.

Significante e significato

La comunicazione vera e propria si caratterizza per l’importanza accordata ai tre fattori: Emittente → Messaggio → Destinatario. Nei processi di significazione invece, l’emittente è assente o è virtuale, o si può considerare una proiezione del destinatario. Ed è quest’ultimo che realizza una situazione di tipo comunicativo decidendo di considerare un certo elemento della realtà come messaggio. Trattare qualcosa come messaggio significa supporre che ci sia un contesto cui esso rimanda o si riferisce.

La situazione che abbiamo appena tratteggiato si descrive di solito come il riconoscimento di un segno. Un segno è aliquid pro aliquo, qualcosa riconosciuto da qualcuno come indicazione di qualcos'altro. Per segno si intende l'elemento minimo cui si possa attribuire una tale relazione di rimando (un giornale o un film vanno descritti come messaggi che contengono un gran numero di segni).

Sia nella comunicazione che nella significazione è facile ritrovare questa cellula fondamentale: il segno è un oggetto a due facce o meglio, una relazione che lega un significante a un significato.

Significante è una realtà psichica condivisa, un'identità riconoscibile da parte dei membri di un gruppo. Questo avviene perché se noi riconosciamo la stessa parola è perché identifichiamo delle entità stabili, fondate su codici e convenzioni culturali condivise. Il significante deve includere tutte le possibili realizzazioni da parte dei parlanti, e può essere concepito come una classe astratta corrispondente a tutto l'insieme dei possibili segnali che vi posso corrispondere (una stessa parola può essere pronunciata in maniera rapida o trascinata, con tono allegro o con la erre moscia). Noi possiamo definire martelli degli oggetti diversi per materiale, forma, peso, misure, purché siano atti a svolgere determinate funzioni. Uno strumento può quindi essere pensato come l'insieme degli oggetti che possono avere la medesima utilità.

Significato è un concetto, risultato di una costruzione culturale che ci permette di comprendere un certo campo di realtà. Prieto lo definisce come un insieme, una classe di singoli possibili contenuti mentali. Il significato è quindi l'insieme di tutti i possibili sensi che quel segno può avere. Non bisogna pensare però che il segno consista nell’aggiunta di un significato a un significante preesistente o, viceversa, nell’attribuzione di un significante a un significato che sia già dato. Sicuramente c’erano fumi e fuochi prima che ci fosse l’uomo a ragionarci sopra, ma nel momento in cui la relazione segnica (cioè il rapporto tra le due facce del segno), si instaura, non è più possibile pensare il significato senza il suo significante.

L'interpretante

La relazione segnica (ovvero un segno), implica la correlazione tra un elemento del piano del contenuto (significato) e un elemento del piano dell’espressione (significante), che si costituiscono come tali proprio nella relazione. L’importante, affinché si possa parlare di relazione segnica, è che ci sia qualcuno in grado di costruire l’associazione tra significato e significante. Il segno non è una cosa ma una relazione sociale e culturale.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fabio.dipi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Semiotica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Volli Ugo.
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