Introduzione
Scrittura per il cinema e per la televisione, prof.ssa Guerrini, libro consigliato L’arco di trasformazione del personaggio di Dara Marks. L'introduzione offre le tecniche e i metodi che aiutano gli sceneggiatori a identificare le dimensioni tematiche ed emozionali più profonde, necessarie a creare una struttura narrativa più naturale ed organica.
Attraversando la terra di confine
Il luogo che si trova tra quello che conosciamo e quello che conosceremo di noi stessi è detto terra di confine. Uno scrittore che si affida unicamente all’intuito raramente vi giunge.
Investite in voi stessi
Una struttura drammaturgica naturale è quella che riflette la vera natura dell’esperienza umana. Nel suo nucleo, tale struttura dimostra che i conflitti e i problemi incontrati nel nostro mondo esterno hanno un forte impatto nel nostro mondo interiore.
Nella terminologia drammaturgica, la sfida verso la crescita e l’evoluzione di fronte alle prove della vita viene definita arco di trasformazione del personaggio. Nell’industria cinematografica e in altre discipline letterarie, tale concetto è utilizzato per indicare la necessità di interazione o interrelazione tra l’intreccio e lo sviluppo del personaggio.
Prima parte: Gettare solide fondamenta
Capitolo primo: In principio, il verbo
La migliore, la peggiore delle sceneggiature...
Le azioni esterne di un personaggio devono sempre essere dettate da bisogni interni. Se in un film non si sviluppa questa relazione tra esperienze esterne e valori interni, allora ci viene raccontata solo metà della storia.
Huston, abbiamo un problema
Nel bene o nel male, la catastrofe del viaggio lunare attorno alla quale nel 1995 fu realizzato il film Apollo 13 esemplifica bene il modello di riferimento della tensione drammatica.
Abbiate fiducia nella forza interiore
Ciò che ha coinvolto platee di spettatori conferendo all’originale un fascino duraturo, è Star Wars consistito nel fatto che Luke, per portare a termine la sua missione, doveva imparare ad avere fiducia in una forza più grande di lui. Questo significa che l’esperienza per Luke era di trasformazione a livello interiore, cosa che invece non accadeva a Lovell, il protagonista di Apollo 13. Con Lovell giunge alla fine del film, è già pienamente in grado di raggiungerlo ancora prima che il film inizi. Perciò non è avvenuto alcun viaggio di trasformazione.
Al contrario, nel momento culminante, Luke riesce a salvare l’intera galassia solo perché si avventura, a livello interiore, in un luogo dove non era mai stato prima. Egli infatti sconfigge la Morte Nera non attraverso l’uso dei radar standard, ma con la sua forza interiore.
Perché le storie possano essere potenti, devono contenere le stesse dinamiche che agiscono nel nostro mondo interiore, anche se i fattori esterni ci sono completamente estranei.
La storia eterna
La lotta tra la vita e la morte è la più grande fonte di tensione drammatica che possiamo trovare in una storia. Le storie non sono mai l’esperienza reale, ma solo una rappresentazione di quell’esperienza. Ciò significa che i personaggi e le situazioni hanno una funzione simbolica. La ricompensa è qualcosa che uno sceneggiatore può interpretare in molti modi differenti. Nella maggior parte dei casi, una storia ci mostrerà come un duro lavoro ripaga col successo per il quale il protagonista si è tanto battuto.
Qualche volta comunque la lotta per superare i propri limiti può portare ad un grande sacrificio e il protagonista, apparentemente, non può ottenere giustizia o il riconoscimento meritati, come in Qualcuno volò sul nido del cuculo: il protagonista non solo sceglie la vita alla morte impostagli dall’ospedale psichiatrico, ma tenta di installare questo bisogno anche nei suoi compagni. Ironicamente, nel farlo, viene lobotomizzato e muore poco dopo, riuscendo però a fare rinascere il Capo indiano che coglie il momento opportuno per sfuggire alla prigionia.
Il fattore “perché”
- Il plot: Rivela cosa rappresenta il conflitto e dove ha luogo l’azione.
- Il personaggio: Si focalizza su chi tenta di risolvere il conflitto.
- Il tema: Permette agli spettatori di comprendere perché il conflitto e le azioni dei personaggi sono pertinenti.
Di solito il cosa, il dove e il chi sono i più ovvi indicatori di come procedere nelle fasi iniziali della costruzione di una storia. Ciò che non è chiaramente sviluppato è il fattore perché. Il tema è l’aspetto più impalpabile e soggettivo di una storia e perciò può essere molto difficile identificarlo e svilupparlo.
Scovando l’oro: l’arco di trasformazione
Una volta che il chi, il cosa, il dove di una storia sono ricomposti in un inizio, un centro e una fine, si forma una storyline che spinge in avanti la storia dal conflitto alla risoluzione. Questo movimento è l’elemento primario che compone la struttura del plot. Tutti i movimenti esterni, concreti di una storia ricadono lungo questa storyline, il che spiega perché è così importante.
L’arco del personaggio rivela come:
- Una persona [personaggio] riesce o fallisce...
- Nella sua crescita o cambiamento [arco]...
- All’interno del contesto conflittuale in via di svolgimento [plot]...
- Secondo il punto di vista dello sceneggiatore [tema].
Capitolo secondo: Il plot: luci, motore, azione!
Conflitto, azione e obiettivo
La natura del plot si forma attorno alle azioni generate da un conflitto. Ma tale conflitto deve essere di una portata così grande da produrre un senso di emergenza o non ci sarà sufficiente impulso per portare avanti la storia. Una volta che il conflitto avrà raggiunto il livello di emergenza, esso stabilirà automaticamente il bisogno di arrivare alla risoluzione. Questo bisogno di giungere alla risoluzione forma un obiettivo, ed è la lotta per il raggiungimento di quell’obiettivo che produce la tensione drammatica che mantiene gli spettatori coinvolti nell’evoluzione di una storia.
Laddove il plot porta avanti la linea dell’azione, il subplot porta avanti il contenuto emozionale e tematico. Questo significa che quando il film finisce e gli spettatori riflettono su ciò che hanno appena visto e provato, sono proprio i subplot che spesso causano l’impatto maggiore.
Dare spessore al plot
Il plot, cioè la linea dell’azione, rappresenta il conflitto nel suo sviluppo. Le persone non crescono e non si evolvono semplicemente perché vogliono che ciò accada. Perciò il conflitto nel plot fornisce l’opportunità di crescita al personaggio. La presentazione del conflitto e degli eventi deve servire a una funzione specifica: spingere la natura interiore del personaggio verso la maturità e la pienezza.
Quando si cerca di distinguere il subplot dal plot vi sono tre elementi fondamentali da ricordare:
- Sebbene sia il plot che il subplot siano parti della stessa storia, non sono ambedue parte del plot;
- Il plot rappresenta solo l’azione o l’attività del protagonista nel mondo fisico, esterno;
- I subplot rappresentano le motivazioni e le conseguenze del protagonista nella sua esperienza emotiva, interiore e spirituale.
Una storia, un plot
Poiché il plot di una storia esprime la linea fisica dell’azione, esso deve obbedire alla legge base della natura che governa tutte le attività fisiche: non è possibile essere in due luoghi contemporaneamente, ossia non possono iniziare due conflitti per nulla collegati fra di loro, e culminare, contemporaneamente, nello stesso climax.
Dare un titolo al plot
Nel dare un titolo al plot bisogna sintetizzare i tre elementi essenziali del plot: conflitto, azione e obiettivo.
Case studies
Sceneggiatura di Diane Thomas: All’inseguimento della pietra verde
Joan Wilder è capace di trovare l’amore solo nelle pagine dei romanzi d’amore di grande successo, rinchiusa nel suo appartamento. Il suo senso di protezione crolla quando riceve una telefonata da alcuni rapitori che hanno sotto sequestro sua sorella e chiedono un riscatto. Per salvare la sorella deve andare in Colombia e consegnare la mappa di un tesoro di cui è entrata in possesso, il che la costringe ad avventurarsi nel pericolo. Ovviamente l’avventura la condurrà tra le braccia dell’amore, anche se questo risulterà molto diverso dall’eroe dei suoi romanzi.
- Conflitto: Sequestratori hanno rapito la sorella di una donna
- Azione: La donna affronta il pericolo e consegna una mappa
- Obiettivo: Per salvare sua sorella
Sceneggiatura di Shane Black: Arma letale
Martin Riggs è un poliziotto che dopo la morte della moglie continua a mettersi in situazioni di pericolo nella speranza che qualcuno gli tolga la vita. La cupezza della sua storia è mitigata dal suo compagno più anziano, che rappresenta il suo opposto: ha una famiglia stupenda ed è vicino al pensionamento e per questo è diventato timoroso anche solo di usare la pistola. Sebbene questa relazione è indubbiamente la parte più interessante del film, essa non è il plot, ma il subplot. Il plot ha a che fare con una sconfitta relativa ad un cartello della droga, motivo per cui i due poliziotti sono costretti a lavorare insieme e che continua a portare avanti la linea d’azione.
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