In principio: il verbo
Il bisogno interiore che spinge un personaggio ad agire deve risuonare con i nostri bisogni interiori, deve esserci una connessione tra tutta quell'attività esterna e la vita interna dei personaggi. Più sarà forte e ben sviluppata, maggiore sarà la capacità degli spettatori di entrare in relazione con la storia; si parla di coinvolgimento.
Le azioni esterne sono sempre dettate da bisogni interni. La nostra esistenza è basata su due realtà simultanee: esiste un mondo esterno in cui accadono gli eventi ed esiste una realtà interna in cui elaboriamo ciò che è accaduto e gli diamo un valore secondo le nostre individuali percezioni.
Come in Apollo 13, ciò cui Lovell giunge alla fine del film è già in grado di raggiungerlo ancora prima che il film inizi, perciò non è avvenuto alcun viaggio di trasformazione e ciò riduce di molto il coinvolgimento emotivo da parte degli spettatori, perché non avviene alcuna identificazione.
Sono proprio le sfide che siamo costretti ad affrontare nella vita a fornirci l'opportunità della scoperta e della crescita personale. Quando la tensione drammatica è focalizzata su un conflitto interno, le azioni esterne divengono molto più potenti e significative perché esse riflettono quello che consideriamo vero nelle nostre vite. Un personaggio non può approdare alla gentilezza e alla generosità se già possiede tali qualità.
L'unica connessione che gli autori attuano con i propri spettatori è forgiata attraverso il protagonista. Gli spettatori entrano nella storia attraverso il protagonista e non appena affronta le avversità, gli spettatori affrontano gli stessi problemi insieme a lui.
L'unica arma efficace è la crescita interiore. L'avversario è in realtà il riflesso di una debolezza interna caratteriale o spirituale del protagonista.
Ogni cosa animata ha la possibilità di muoversi verso la crescita, il cambiamento e l'evoluzione oppure ha cominciato a decadere e a morire.
Le storie non forniscono informazioni dirette sulla vita di ogni individuo, rispecchiano invece le informazioni sulla vita in generale. Ciò significa che i personaggi e le situazioni hanno una funzione simbolica.
Qualche volta la lotta per superare i propri limiti può portare a un grande sacrificio e il protagonista può non ottenere la giustizia, il riconoscimento o la liberazione meritate. Però, a livello simbolico il valore della sua esperienza si svela in piena chiarezza.
Sia che un personaggio diventi migliore o no, oppure venga sconfitto dalle sfide che deve affrontare in una storia, gli spettatori colgono dal racconto quanto serve per aiutarli a mettere nella giusta prospettiva le prove affrontate nella loro vita. È soltanto da questo luogo intimo di verità personale che le storie acquistano spessore e pregnanza: senza un viaggio introspettivo nelle profondità delle nostre storie è quasi impossibile trasmettere agli altri qualcosa di consistente.
Elementi fondamentali della struttura di una storia
I tre elementi fondamentali che contribuiscono alla visione standard della struttura di una storia sono:
- Il plot: rivela cosa rappresenta il conflitto e dove ha luogo l'azione.
- Il personaggio: si focalizza su chi tenta di risolvere il conflitto.
- Il tema: permette agli spettatori di comprendere perché il conflitto e le azioni dei personaggi sono pertinenti.
Il cosa, il dove e il chi sono i più ovvi indicatori di come procedere nelle fasi iniziali della costruzione di una storia, dando forma a un inizio, un centro e una fine, creando una linea narrativa che spinge in avanti la storia dal conflitto alla risoluzione. Invece riguardo al perché, il tema è l'aspetto più impalpabile e soggettivo di una storia e perciò può essere molto difficile identificarlo e svilupparlo. Ma è il tema che rende pregni di significato i nostri scritti.
Il plot di una storia diventa il contesto esterno in cui il valore interno del personaggio viene perduto o riscattato. Mentre la linea dell'azione traccia l'impegno del protagonista in un conflitto esterno, l'arco di trasformazione traccia la lotta interiore del protagonista che cresce a tal punto da fargli accettare quella sfida esterna che si fonda sul superamento delle sue barriere interne.
L'arco di trasformazione rivela come: una persona (personaggio) riesca o fallisca nella sua crescita e cambiamento (arco) all'interno del contesto conflittuale, il cui svolgimento avviene (plot) secondo il punto di vista dello sceneggiatore (tema).
Il plot: luci, motore, azione!
Se le storie devono riflettere l'esperienza umana, devono basarsi sulle azioni e il movimento. Ma l'azione, da sola, non contiene alcun valore intrinseco, assume significato e pregnanza solo se inserita in un contesto specifico.
Il plot di una storia si forma attorno alle azioni generate da un conflitto. Ma tale conflitto deve essere di una portata così grande da produrre un senso di emergenza. Raggiunto questo livello, esso stabilirà automaticamente il bisogno di arrivare alla risoluzione di questo bisogno forma un obiettivo, ed è la lotta per il raggiungimento di quell'obiettivo che produce la tensione drammatica che mantiene gli spettatori coinvolti nell'evoluzione di una storia.
Finché non è chiaro il problema non c'è modo di appassionarsi al conflitto del plot perché c'è poca tensione. Gli spettatori possono venire catturati nella storia dalle azioni esterne, ma vi si identificano e ne restano coinvolti attraverso la lotta che i personaggi combattono all'interno di se stessi.
Il plot porta avanti la linea dell'azione, il subplot porta avanti il contenuto emozionale e tematico e non è inferiore al plot. Il conflitto nel plot fornisce l'opportunità di crescita al personaggio. La presentazione del conflitto e degli eventi deve servire a spingere la natura interiore del personaggio verso la maturità e la pienezza. È il raggiungimento del proprio obiettivo interno che permette al personaggio di raggiungere l'obiettivo esterno.
Per distinguere il plot dal subplot ci sono tre elementi principali:
- Sebbene sia il plot sia il subplot siano parti della stessa storia, non sono ambedue parte del plot.
- Un plot rappresenta solo l'azione o l'attività del protagonista nel mondo fisico, esterno.
- I subplot rappresentano le motivazioni e le conseguenze del protagonista nella sua esperienza emotiva, interiore e spirituale.
Il plot di una storia esprime la linea fisica dell'azione e deve obbedire alla legge base della natura che governa tutte le attività fisiche: non è possibile essere in due luoghi contemporaneamente. Non possono iniziare due conflitti, per nulla collegati fra di loro, e culminare contemporaneamente nello stesso climax. Storie con due plot differenti hanno due obiettivi differenti. Ciò rappresenta un fattore di distrazione e di insoddisfazione poiché tende a lasciare gli spettatori distanti dal conflitto principale, perché non sanno più quale. Molteplici linee narrative non solo frantumano la nostra attenzione ma in presenza di più plot frantumano anche l'obiettivo interno. Ma è possibile realizzare un legame in grado di spingere entrambe le linee narrative verso lo stesso obiettivo.
Un obiettivo condiviso permette alle parti separate della storia di arrivare al climax insieme, portando ad una risoluzione potente e senza ambiguità.
È fondamentale dare un titolo al plot e dovrebbe contenere solo gli elementi chiave che lo descrivono. La caratteristica di questa frase ci comunica i tre elementi essenziali per la descrizione di un plot che portano avanti la linea esterna dell'azione: conflitto, azione e obiettivo.
Costruzione dell'arco del personaggio
Per costruire un efficace arco del personaggio lo sceneggiatore deve essere in grado di operare delle scelte consapevoli e precise. Nelle prime fasi dello sviluppo, i dettagli del plot possono solo essere intuiti, ma, a un certo punto, sarà necessario acquisire una comprensione consapevole di ciò di cui parla la storia.
Il personaggio: entrare nel cuore del discorso
Ciò che rende tragici i personaggi non è il risultato di quello che subiscono, ma anche il risultato di quello che non fanno per se stessi. La base per lo sviluppo interno del personaggio, o arco di trasformazione, è che l'obiettivo interno del protagonista è sempre quello di diventare un eroe. L'esito eroico non è una conclusione scontata ma c'è sempre la possibilità di fallire.
Il protagonista è definito come il personaggio principale di una storia. Ma per costruire un potente arco del personaggio, è importante sottolineare che il protagonista è anche il cuore della storia, significa che deve rappresentare il punto focale di ogni cosa che accade.
Il protagonista è la persona o l'essere che, principalmente, viene investito dall'azione e dal conflitto del plot. Attorno a lui si formano gli obiettivi principali del plot che deve portare avanti.
È attraverso il protagonista che gli spettatori entrano nella storia. Le storie che tentano di essere raccontate da un punto di vista neutro e imparziale tendono a emarginare gli spettatori.
La funzione principale di tutti personaggi secondari non è quello di raggiungere l'obiettivo del plot ma di aiutare il protagonista a raggiungerlo. Creano un'orbita attorno al protagonista, fornendo supporto o contrasto per il raggiungimento del suo obiettivo.
Il protagonista è il personaggio che porta avanti l'obiettivo del plot, una buona storia ha un solo plot, perciò una storia forte ha solo un protagonista. Se due o più personaggi condividono lo stesso obiettivo, li indico come co-protagonisti: essi rappresentano una singola entità anche se quest'ultima viene espressa attraverso l'utilizzo di molteplici personaggi. Non è facile per gli spettatori seguire più protagonisti se le loro azioni sono disseminate in direzioni differenti senza alcun scopo in comune, ma è possibile sviluppare molteplici linee narrative sulle quali si muovono diversi protagonisti se questi sono tutti collegati a un chiaro obiettivo comune. Se non si riesce a trovare un obiettivo comune, allora si deve considerare la possibilità che i diversi protagonisti non appartengano alla stessa storia o che uno di loro avrà una funzione più incisiva.
Il protagonista è il personaggio che porta avanti l'obiettivo esterno del plot e gli obiettivi interni dei subplot. Il viaggio interiore del personaggio rappresenta il punto di vista dello sceneggiatore; e quando il viaggio del protagonista viene diviso in due per la presenza di due protagonisti, ciascuno col proprio obiettivo interno, anche il punto di vista si divide ed il punto focale del tema del film appare confuso.
Il tema: determinare l'intenzione
Il tema non è visibile, tuttavia in qualche modo è predominante. Il tema è ciò che dà un significato all'attività del plot ed è un fine al movimento dei personaggi. La chiave per svilupparlo e di renderlo tangibile, deve diventare visibile, distinguibile e comprensibile e per ottenere ciò bisogna dargli una specie di espressione fisica. In una sceneggiatura, i mezzi principali di espressione fisica si trovano nell'azione del plot e nel movimento del protagonista: le azioni del protagonista svolgono la funzione di espressione del tema.
Il tema deve venire dalle esperienze personali dello sceneggiatore, altrimenti apparirà superficiale e falso, e si basa su ciò a cui crede. È il suo personale punto di vista e ciò che riflette i suoi valori personali. Tutte le decisioni circa le azioni del protagonista derivano dalle intenzioni tematiche dello sceneggiatore. È necessario fornire sempre un punto di vista.
La costruzione di un personaggio attraverso l'intenzione tematica rende la storia molto più complessa, interessante e onesta sul piano emotivo. Una volta scelto il tema, qualunque scelta successiva legata al personaggio, diventa una conseguenza dell'intenzione iniziale dello sceneggiatore.
Un tema è un punto di vista. Finché uno sceneggiatore non carica un argomento con una visione, una prospettiva un punto di vista, rimane un semplice argomento.
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