Sceneggiatura e sceneggiatori nella storia del cinema
La storia della sceneggiatura è una sintesi della storia del cinema in sé, poiché implica la cultura di chi realizza i film e l'idea che ha del pubblico. Le differenze estetiche tra cinema europeo e americano derivano dal modo di produzione (artigianato contro industria) e altre caratteristiche proprie.
Il cinema commerciale di Hollywood si rivolge a un pubblico popolare e cerca l'identificazione nel personaggio; altra caratteristica è la divisione in tre atti in un racconto lineare. Il cinema italiano nasce tra banchieri e aristocratici che se ne occupano per hobby e per azzardo, è molto spettacolare e si avvale del talento di numerosi letterati e scrittori (sono importanti le scenografie e numerosi gli adattamenti letterari — importanza dell'immagine più che del racconto).
Il salto di qualità si avrà col neorealismo, un cinema dal racconto fortemente strutturato e incentrato sul personaggio. Si diffonde così un metodo collettivo di lavoro, sotto la figura unificante del regista. [Cinema neorealista → indagine sociale e attività di gruppo.] In seguito da questo cinema si slitta verso la commedia all'italiana, con la sua attenzione per il sociale e il gusto dell'episodio e della macchietta; ma si arriva anche al cinema d'autore che porta alle estreme conseguenze l'idea del regista come responsabile estetico dell'incontro con la realtà.
(Il neorealismo ha una matrice colta, ma che sia assocciata alla frequentazione costante, da parte di sceneggiatori e registi, dei livelli alti, medi e bassi della produzione cinematografica. Quando il cinema italiano ha voluto realizzare un prodotto medio ha dato sempre il meglio di sé: collaborare a svariati progetti all'anno, cambiando compagni, genere e livello produttivo, era una sorta di ginnastica mentale).
Dagli anni '70 la televisione ha cambiato i gusti del pubblico non certo in meglio; nel frattempo il cinema americano ha rubato alcune ricette a quello europeo, mettendo in discussione le regole dei generi e la figura dell'eroe.
Negli anni '90 anche il cinema italiano ha ripreso a guardarsi intorno e raccontare storie, in forza dell'emergere di una nuova generazione di sceneggiatori, tra cui Muccino e Brizzi. La vera innovazione è il successo delle serie-tv che portano i confini tra cinema e tv ad essere sempre più permeabili.
Analisi del lavoro dello sceneggiatore
In questo libro ci si interrogherà sui caratteri del lavoro dello sceneggiatore, sulla relazione col regista; il nostro campo di analisi si restringe alle pratiche industriali americane e italiane. Dopo aver analizzato i caratteri dell'industria cinematografica hollywoodiana, individueremo temi e stili dei vari sceneggiatori italiani.
Professione sceneggiatore
Lo sceneggiatore nasce negli anni '30, cioè col cinema sonoro. Prima possiamo considerare solo la dicitura "scrittore per il cinema". Lo sceneggiatore è colui che prepara il testo scritto, destinato a trasformarsi in film. Il suo ruolo è limitato al campo della parola, la trasformazione in immagini è assegnata ad altri tecnici e al regista. La sceneggiatura infatti non è affatto intoccabile! E spesso il film che ha visto lo sceneggiatore nella sua mente è molto diverso da quello che viene realizzato.
Storia e critica del cinema hanno dedicato allo sceneggiatore un interesse scarso e relativo, solo in tempi più recenti si è avuta un'inversione di tendenza.
Dal cinema muto al sonoro
Il primo scrittore per il cinema fu il "soggettista", che veniva pagato per un prodotto considerato finito e sufficiente: l'idea per un film. Spesso il soggettista diventava regista, ma se invece restava tale non controllava il prodotto del proprio lavoro nella sua evoluzione, restava in posizione defilata, forse spesso addirittura si vergognava di un'attività considerata così degradante come quella cinematografica.
Verso il 1915 nell'industria cinematografica americana si cominciarono ad assumere i primi scrittori per il cinema, il nucleo professionale è soprattutto femminile! La scenarista stendeva la sequenza delle scene, raccontando la vicenda in termini visivi, da questo si passava poi al continuity writer, che si occupava della continuità delle scene. Fino agli anni Venti la scenarista lavorava a volte anche al montaggio del film, soprattutto per preparare le didascalie esplicative. Il lavoro dello scrittore per lo schermo era ancora avventuroso e artigianale.
Man mano che i film diventavano più lunghi e che le tecnologie permettevano maggiore complessità, lo scenario e la continuity divennero pratiche sempre più diffuse. Fino al 1919-20 il nome dello scenarista o di colui che aveva scritto continuity e didascalie non appariva tra i titoli di testa: c'era la percezione del cinema come storie-sogno proiettate sullo schermo e il pubblico non era a conoscenza del lavoro precedente.
Già dal 1925 gli scenari che Hollywood utilizzava erano prodotto dell'attività di personale qualificato, assunto dall'industria a questo scopo.
Fin dal 1909 si rileva in Italia un movimento di scrittori che si trasformavano in scenaristi o soggettisti, tra cui anche Verga, Gozzano, Pirandello.. essi davano lustro e grammatica agli scenari, ma anche il carattere particolare della cultura decadente che essi producevano. Il cinema muto italiano nei suoi caratteri costitutivi deve molto alla presenza di questi scenaristi-letterati.
Nel cinema muto italiano che passò al lungometraggio molto precocemente, lo sceneggiatore fece la sua comparsa prima che nel cinema americano, ma identificandosi spesso col letterato non sviluppò una professionalità autonoma.
Con l'avvento del sonoro nel cinema si sviluppa la figura del dialoghista, perché il dialogo è un tipo di scrittura specializzata (si ebbe una divisione del lavoro: c'è chi scriveva soltanto dialoghi e chi si preoccupava dell'intreccio).
Gli sceneggiatori principali nell'industria americana erano in maggioranza donne, la più famosa Anita Loos, che scrisse per varie case di produzione, come la Biograph, e iniziò all'età di 12 anni. Scrivere didascalie era un buon sistema per cominciare a scrivere per il cinema. La didascalia spiegava la storia e il dialogo, il senso di una scena, o ciò che si presumeva venisse detto sullo schermo.
Il soggetto dovrebbe contenere l'argomento per dare un'idea generale della trama, poi l'elenco dei personaggi principali e secondari; seguirà l'elenco dei luoghi ove si svolge l'azione, ed eventualmente la descrizione dei costumi. Si passerà poi alla descrizione dei fatti quadro per quadro: ogni scena consta di tre parti ovvero sottotitolo, luogo e azione. In note saranno introdotte descrizioni sull'aspetto fisico e dei costumi dei personaggi, eventuali effetti di luce, didascalie, primi piani..
Lo sceneggiatore nello studio system
Col cinema sonoro si diffuse la figura professionale dello sceneggiatore. La Depressione del 1929 aveva portato, paradossalmente, a un netto aumento degli incassi cinematografici rispetto ad altri tipi di impiego del tempo libero. La sceneggiatura allora comprendeva non solo dialoghi e descrizioni dell'ambiente e dell'azione, ma anche precise indicazioni tecniche sull'inquadratura, l'angolo di ripresa e così via.
Il cinema diventa, da struttura artigianale e familiare, un'industria monopolistica di spettacolo di massa, e una divisione del lavoro per la richiesta di figure specializzate. Ci fu a Hollywood un'ondata di intellettuali, che venivano ben retribuiti ma lo sceneggiatore ideale alla Hollywood degli anni Trenta era il giornalista, semplice ed efficace. Beh Hecth, Borden Chase, ad esempio, furono tra gli sceneggiatori di maggior successo, coloro che crearono il cinema d'azione, il dialogo a raffica, i personaggi da letteratura popolare piuttosto che da romanzo sofisticato. Il cinema americano degli anni '30 è un cinema di sceneggiatura. Il regista aveva un ruolo non definitivo.
Uno sceneggiatore doveva arrivare allo studio alle nove in punto e uscire alle cinque, non poteva andare sul set, senza un permesso scritto dal regista, non veniva neppure invitato a vedere il materiale girato. I produttori avevano la teoria che più sceneggiatori lavoravano su un copione, meglio sarebbe riuscito. Era sempre il terzo o il quarto sceneggiatore quello che compariva sui titoli di testa. Pensavano che se scrivevi la sceneggiatura troppo velocemente non poteva esser buona. C'erano comunque dei produttori che potevano essere definiti scrittori-che-non-scrivono, essi usavano un talento di tipo mimico.
Screen Writers Guild
Si sono costruite leggende per quanto riguarda i favolosi stipendi che Hollywood offrì ad alcuni sceneggiatori di successo; in realtà gli sceneggiatori non guadagnavano come i registi o gli attori. Il successo e la professionalità di uno sceneggiatore venivano valutati in base alla qualità e quantità di film scritti. Si stava comunque iniziando un processo di burocratizzazione e regolamentazione del lavoro: gli sceneggiatori lavoravano in edifici particolari, nel complesso edilizio di uno studio. Comunque lo sceneggiatore era l'ultimo arrivato, sulla scena professionale hollywoodiana, e il gioco, in quella fase, era in mano a registi e produttori, impegnati in uno scontro di potere.
All'insoddisfazione per il ruolo secondario che lo studio system gli imponeva, si unì la riduzione del salario e la precarietà del lavoro, determinati dalla Depressione. È questo il clima in cui si sviluppò la sindacalizzazione degli sceneggiatori. Nel 1933 si formava la Screen Writers Guild, che intendeva lottare per miglioramenti economici, regolarizzazione delle pratiche di...
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