La sociologia visuale in Italia
La percezione di per sé è un'attività cognitiva. Nell'antichità i filosofi avevano insistito molto sulla separazione tra il percepire e il pensare. Platone è stato uno degli autori più importanti che ha posto l'attenzione sull'effimerità della percezione, mentre per Aristotele se non si percepisce con i sensi, non si percepisce per nulla. Nel Seicento, grazie allo sviluppo della scienza, si sottolinea l'importanza di metodi osservativi-induttivi. Oggi il dibattito non è tanto sul “vedere” e “conoscere”, ma “vedere” e “pensare”.
La psicologia è una delle scienze che evidenzia come l'attività visiva sia un processo che porta alla comprensione. Kanizsa sostiene che il vedere non implica nessuna attività mentale, mentre per Arnheim nella percezione visiva sono rintracciabili le stesse leggi che presiedono al pensiero (cognizione): il suo intento è di estendere la cognizione della percezione. Questa visione caratterizza anche la sociologia: la visione è uno strumento complesso attraverso cui indagare il mondo circostante (si passa dall'osservazione naturale – quella di qualsiasi attore – ad un'osservazione scientifica).
Questioni della sociologia visuale
Si aprono una serie di questioni: il rapporto tra osservatore e osservato; si osserva nel suo ambiente naturale, non nei laboratori; la dimensione del campione. Il compito dei sociologi visuali è una costruzione sociale, che tiene conto del bagaglio culturale e sociale, diversa dalla visione ordinaria.
Nel Novecento ciò che viene messo in discussione è l'eccessiva fiducia dei metodi scientifici, ma non viene intaccato il ruolo della “visione”. Le tecniche delle discipline etno-antropologiche trovano nella fotografia un enorme potenziale scientifico: il ricorso alle immagini veniva fatto solo quando si riscontrava una forte distanza tra l'osservatore e l'oggetto della descrizione (è difficile instaurare una comunicazione con culture primitive). Anche la psicologia inizia a dare importanza a osservazioni sistematiche degli eventi → psicologia scientifica.
Importanza del comportamentismo
Il comportamentismo assume un ruolo importante, in quanto il comportamento umano è ciò che è immediatamente visibile: è dai comportamentisti che parte la critica alla psicologia mentalistica. In particolare due movimenti, il neopositivismo (dati empirici) e l'operazionismo (operazioni), fornirono spunti importanti di riflessione per gli psicologi. Il comportamentismo skinneriano sosteneva la necessità di leggi descrittive, sperimentalmente verificabili e relative a ristretti dati (Skinner contro i mentalisti).
Interpretativismo in sociologia
In sociologia, invece, si sottolinea l'importanza dell'interpretativismo: la realtà sociale non può essere solo osservata, va anche interpretata. Max Weber conia il termine Verstehen, comprensione dall'interno. Per lui la sociologia è una scienza che si propone di intendere l'agire sociale. La principale differenza tra le discipline naturali e quelle umane e sociali risiede non tanto nell'oggetto di studio, come sosteneva Dilthey, quanto nell'orientamento verso l'individualità che è, innanzitutto, questione di metodo: non si tratta di pura intuizione, ma di comprensione razionale delle motivazioni che guidano l'agire.
I sociologi visuali si rifanno a Weber per quanto riguarda il concetto di Verstehen (osservazione e interpretazione): egli però lo considerava un obiettivo secondario in quanto consisteva nel ricostruire attraverso concetti idealtipici il contesto in cui si produce l'agire. L'altro fondamentale principio è l'avalutatività delle scienze sociali, che devono essere prive di giudizi di valore: il problema è che chi studia è già un “essere culturale” con un proprio bagaglio culturale.
Altri approcci teorico-metodologici
Gli altri approcci teorico-metodologici in cui l'osservazione ha un ruolo di forte predominanza sono la fenomenologia, l'interazionismo simbolico, l'etnometodologia e la grounded theory.
Per quanto riguarda la fenomenologia, Husserl pensa che la conoscenza vada intesa come un viaggio, svincolato dalle prenozioni e dai concetti appresi dalla cultura e convalidati dall'esperienza. I sociologi che adottano l'approccio fenomenologico utilizzano gli strumenti classici della ricerca qualitativa e adottano le principali regole della sospensione del giudizio e della comunicazione empatica.
L'interazionismo simbolico ha invece come maestro G. H. Mead, che appunto sottolinea la natura simbolica della vita sociale e i significati sociali devono essere valutati come prodotti degli attori che interagiscono. Il Sé è prodotto sulla base dei modi in cui il soggetto immagina di essere percepito dagli altri.
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