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Nell’analisi di Smith troviamo concetti che saranno alla base della sociologia qualitativa,

nell’opera “teoria dei sentimenti morali” afferma che noi siamo esseri naturali che

crescendo imparano ad essere esseri culturali.

Per Smith ciascuno di noi ha dentro di se uno spettatore imparziale, che gli consente di

valutare le sue azioni con gli occhi degli altri, questa sua riflessione ispirerà Cooley, autore

interazionista che elabora la teoria dell’Io specchio.

Secondo Smith la stessa coscienza morale, che Durkheim definisce “coscienza collettiva”,

non fa parte di un principio naturale interiore ma scaturisce dal rapporto simpatetico che

l’individuo ha con gli altri uomini.

Il senso di appartenenza scaturisce dalla relazione con l’altro, quindi tutto ciò che riguarda

l’uomo ha un carattere intersoggettivo, prevalentemente sociale.

Con questa analisi ci si distacca leggermente dalla filosofia illuminista, gli empiristi

scozzesi condividono con l’illuminismo la fiducia nella ragione, aggiungendo l’importanza

dell’osservazione, quindi della dimensione analitica legata all’esperienza.

La felicità di ognuno è possibile soltanto attraverso la realizzazione del bene degli altri.

Con questa affermazione si comincia ad arrivare all’analisi economica di Smith, spiega

questa affermazione attraverso la concezione della divisione del lavoro sociale.

Con lo sviluppo della società industriale, si specializzano le competenze, gli individui

hanno un ruolo specifico nel circuito meccanico che ha la sua logica interna.

La divisione del lavoro per Smith è fondamentale e più aumenta, più la società consente

agli individui di potersi realizzare reciprocamente.

Smith da una spiegazione all’equilibrio sociale di tipo economico, afferma che una società

che si specializza, attraverso la divisione del lavoro, è una società più evoluta e contempla

la reciproca interazione tra gli individui, ognuno ha bisogno degli altri per far parte del

circolo di produzione, ognuno ha il suo ruolo e questo consente alla società di essere in

equilibrio.

Per Durkheim questo è un elemento di evoluzione del sistema sociale, perché il singolo

può mostrare in cosa è abile nella relazione con gli altri.

Questo equilibrio secondo la concezione ottimistica di Smith dovrebbe avvenire seguendo

un principio di armonia, quindi nel momento in cui la logica della domanda e dell’offerta è

soddisfatta, gli individuo producono i beni e fanno in modo che gli altri producano altri beni

immettendoli nel mercato, allora la società si troverebbe in una condizione di equilibrio.

Marx sostiene che questo avviene a scapito delle condizioni di vita dei lavoratori, che sono

sicuramente capaci di immettere beni nel mercato, ma svilendo la loro dignità.

Per Smith è importante il concetto di divisione del lavoro, perché si ricollega a quella inter-

relazione tra individui e nella divisione del lavoro si compie questa inter-relazione.

Per Smith i principi di regolamentazione economica non devono essere imposti dallo stato,

dalla legge, dalla polizia, l’intervento dello stato è visto come un elemento penalizzante,

non permetterebbe che gli individui possano realizzare un equilibrio sociale.

Nella dimensione del mercato la società trova la sua ragione e la sua capacità di

autoregolarsi senza che ci siano ingerenze dal punto di vista politico.

La divisione del lavoro sarà fondamentale per Durkheim, ma già Smith la identifica come

elemento di progresso, per entrambi è un fattore evolutivo e propulsivo del progresso.

Smith va anche ricordato per un’altra analisi importante, quella della TEORIA DEL

VALORE, distingue tra:

- VALORE D’USO: legato ad ogni tipo di merce, quindi all’uso che si fa di una

determinata merce.

- VALORE DI SCAMBIO: il prezzo, non ha a che fare necessariamente con la qualità

della merce, ma con il tempo necessario per produrla.

Quando Marx parlerà di PLUSVALORE spiegherà che in realtà corrisponde ad un valore di

scambio non adeguatamente corrisposto al proletario.

Questa distinzione tra valore d’uso e di scambio sarà fondamentale per Marx per spiegare

la fallacità del sistema di produzione industriale.

Per Smith all’origine della divisione del lavoro vi è l’universale tendenza allo scambio.

Il concetto di scambio è alla base dell’economia classica:

- L’aumentare degli scambi fa sorgere il mercato e la vita metropolitana.

- Il valore dei beni scambiati è determinato dal lavoro necessario per produrli o

trovarli.

- L’intero valore non va al produttore, la ricchezza va distribuita.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Cristianabusatti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di Sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Ciampi Marina.

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