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La sociologia visuale: che cos'è e come si fa

Nascita e sviluppi della sociologia visuale

La sociologia visuale sbarca in Italia nel 1984, a partire da un numero su una rivista che trattava di sociologia. Questo concetto era però preesistente, poiché una quindicina di anni prima si era sviluppato in America/Inghilterra con il nome di "visual sociology". L’esperienza americana nasce nella Scuola di Chicago a partire dagli anni '60 del 1900, quando i neochicagoans, ricercatori giovani, si approcciano alla ricerca sociale in modo ancora più diretto, entrando in stretto contatto con l’underground metropolitano. Inoltre, in queste ricerche si introduce lo strumento della fotografia, che serviva per creare immagini d’impatto, come quelle rappresentanti la guerra del Vietnam. Uno dei maggiori esponenti dei neochicagoans fu Howard Becker, che usò anche lui la fotografia.

Nel frattempo, in Francia l’uso della fotografia come strumento di ricerca sociologica fu approcciato da nomi del calibro di Maurice Duverger, Pierre Naville e Pierre Bourdieu. In Italia, la sociologia visuale aveva lo stesso scopo e gli stessi temi (denuncia delle contraddizioni dello sviluppo, di povertà, di ghetti metropolitani, del folclore del profondo Sud) della sociology oltreoceanica. Bensì, quello che distingueva i due macro campi era che in Italia la sociologia era ricca per quanto riguarda l’aspetto pratico, ma povera per quanto concerne la diffusione di metodi e teorie su cui basare la ricerca. Si sviluppano tre orientamenti nella sociologia visuale:

  • Mattioli che aderisce alle esperienze americane (International Visual Sociology Association)
  • Franco Ferrarotti e i suoi allievi che associano alla ricerca visuale un piano più ideologico che metodologico
  • Tutti gli altri sociologi

La tradizione precedente: la fotografia

La fotografia nasce come strumento scientifico. Nonostante il primo a creare una bozza della prima fotografia fu Niepce, il vero inventore dei cosiddetti "dagherrotipi" fu Daguerre che presentò per la prima volta la sua invenzione all’Accademia delle Scienze in Francia. Dopo essere stata utilizzata da molte branche della scienza, si iniziò a fotografare anche paesaggi e successivamente persone. Per fotografare gli esseri umani, i soggetti in posa dovevano stare fermi per molto tempo, perciò risultava difficile impressionare su carta l’immagine di bambini o animali.

Con l’introduzione della fotografia, molti pittori affermarono la morte della pittura. Tuttavia, questa scardinò i pittori dal riprodurre fedelmente l’immagine e si poterono concentrare maggiormente su aspetti della realtà differenti. Nascevano impressionismo, espressionismo ed infine cubismo. La fotografia venne usata dai primi "giornalisti" per denunciare il degrado presente nelle grandi città e dimostrò grande potere nello smuovere l’opinione pubblica.

  • 1888 → George Eastman riduce le dimensioni della macchina e usa il "lampo al magnesio" per ricevere maggiore luminosità negli spazi bui.
  • Eugene Atget era solito scattare foto con lo scopo di venderle ai commercianti o come ricordo.
  • I Fratelli Alinari fotografano per tutto il 1900 i costumi dell’Italia contadina, le piazze italiane ecc.

Il primo dei founding fathers della disciplina che va a congiungere fotografia e sociologia è Jacob Riis, che descriveva attraverso i suoi reportage la vita negli slums metropolitani. Usava una macchina di piccole dimensioni e il lampo al magnesio per illuminare l’oscurità non solo fisica, ma soprattutto morale delle case degli statunitensi. Questi documenti suscitarono scalpore in un periodo in cui l’America veniva associata solo ed esclusivamente al "dream".

Il secondo fondatore fu Lewis Wicker Hine, che si occupava nello specifico della rappresentazione del lavoro industriale. Anche in America ci fu l’incontro tra sociologia e fotografia e tra i più efficaci esponenti troviamo Charles Bushnell, che tra il 1901 e il 1902 pubblicò tanti lavori riguardanti le condizioni pessime di lavoro degli americani. Nonostante questi vari esperimenti, l’incontro tra fotografia e sociologia finì ben presto poiché di studiare i fenomeni sociali se ne occupò più semplicemente il fotogiornalismo.

Alle porte del XX secolo, il fotogiornalismo fu rilevante per dare una visuale dei fatti così come erano realmente. Nel 1904 fu inventata la telefotografia, quindi la possibilità di scattare fotografie del mondo e diffonderle in ogni angolo del globo in poco tempo. Per supportare il fotogiornalismo vennero affiancati strumenti sempre più sviluppati e funzionali come la macchinetta Leica. La scuola tedesca guidata da Stefan Lorant introdusse la tecnica dell’istantanea, ovvero si prediligevano gli scatti spontanei rispetto a quelli in posa. A dare maggiore impulso al fotogiornalismo furono gli Stati Uniti per tre motivi:

  • La filosofia giornalistica americana privilegiava il fatto
  • Sviluppo della fotografia rispetto al mondo europeo
  • Immigrazione di giornalisti europei che scappavano dalle dittature verso gli USA

Nel 1936 esce Life, giornale americano che rappresenta una guida per il fotogiornalismo e inoltre consacra la fotografia come strumento di comunicazione di massa. Lo sviluppo della fotografia a scopo riformistico si andava a confrontare con la fotografia d’arte in cui si ricercava perfezione tecnica, ispirazione estetica e si svolgeva prevalentemente in studio. Mentre la prima consisteva in un’istantanea realizzata all’esterno e in condizioni difficili, la seconda aveva portato a una scissione tra "pittorialisti" per cui la foto d’arte doveva essere costituita da elementi lirici e "naturalistici" che trovavano il bello in ogni elemento fotografato (vd. Walt Whitman).

Alla fine, la lotta tra questi due modi di pensare la fotografia fu vinta dai fotografi "statici", che realizzavano i loro lavori focalizzandosi molto sull’estetica, ma comunque in grado di esplicitare un sentimento. La FSA viene ritenuta importante in campo sociale grazie alla sua vasta produzione di foto (circa 150.000) che furono utilizzate come dato di ricerca. Tra gli esponenti della FSA ricordiamo la fotografa Lange che nei suoi discorsi sembra essere precorritrice del concetto di sociologia visuale se pur mancando le sue foto di emozione, essendosi lei focalizzata eccessivamente sull’estetica.

Fotografia e sviluppo post-bellico

Dopo la Seconda Guerra Mondiale si determinò un concetto di fotografia concerned, cioè impegnata nel sociale e nella politica. A partire dagli anni '50 si possono notare due tendenze:

  • Scuola statica di Weston e Evans che volevano esaltare la forza dei vincoli familiari
  • Giornalismo spregiudicato che si infila nella vita quotidiana, nei luoghi più segreti ed oscuri. Ad esempio nella raccolta The Americans che rappresentava il mondo grottesco e notturno americano oppure le foto di Diane Arbus che si occupava di immortalare veri e propri fenomeni da baraccone come nani o prostitute.

Negli anni '60 del 1900, con lo sviluppo della televisione, lo strumento della fotografia viene messo da parte e molti giornali come Life sono costretti a chiudere. Eppure negli stessi anni la fotografia di cronaca è sulla cresta dell’onda. Si dà vita anche alle ‘inchieste’ fotografiche e alla fotografia neorealista in grado di esprimere la realtà dei bassifondi italiani. Alla figura del giornalista fotografo si affianca anche quella di “paparazzo”, attento e curioso ai costumi della vita metropolitana. A partire da questi anni i giornalisti vogliono sottolineare lo scopo del loro lavoro: quello di denunciare il disagio sociale e prendere le distanze dalla fotografia commerciale o artistica.

La storia della fotografia sociale

La storia della fotografia sociale si divide in quattro tappe:

  • Fotografia di commiserazione → Il fotografo appartenente ad una classe medio/alta si cala in un mondo misero e ignorato.
  • Fotografia filantropica (Riis e Hine) → Il fotografo è un operatore sociale che denuncia le contraddizioni dello sviluppo e spinge l’opinione pubblica. Il lavoro filantropico migliore è quello svolto dalla FSA.
  • Fotografia di solidarietà → Il fotografo comincia a condividere lo stato d’animo degli emarginati (Agenzia Magnum) e si ricollega alla malinconia di sinistra, ovvero nonostante il fotografo appartenga alla classe borghese assimila la lotta al disagio.
  • Fotografia di intervento → Il fotografo è un testimonial della lotta, scende in piazza ed è pienamente partecipe.

La tradizione precedente: cinematografia e televisione

La prima idea di cinema consisteva nella capacità di scattare una sequenza di fotografie più ravvicinate possibili che erano in grado di creare un movimento continuato (cronofotografia) → Muybridge e Marey.

Il vero e proprio cinema però fu inventato dai fratelli Lumière che utilizzarono per la prima volta la pellicola a rullo. Il cinema come la fotografia era stato pensato con uno scopo prettamente scientifico.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Laurarafa02 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei processi culturali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Mattioli Francesco.
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