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Lezione 2: Chi sono i giocatori e i protagonisti delle relazioni internazionali?

Domanda che dal punto di vista teorico, ci obbliga a enumerare tutti coloro che a diverso titolo giocano il gioco politico internazionale, bensì a individuare fin dall’inizio i giocatori più importanti degli altri. Le RI e le PI sono, non da oggi, relazioni non puramente interstatali; nel '700 fino a oggi, oltre agli Stati hanno sempre operato anche altri attori, il fenomeno del trans-nazionalismo (mercanti nel '500, Chiese nel '600, internazionali ideologiche).

Gli Stati

Oggi siamo soliti enfatizzare sul ruolo degli attori oltre agli Stati, pensiamo agli attori finanziari e multinazionali, ai gruppi terroristici, le ONG. Tuttavia, gli Stati meritano di essere considerati gli attori più importanti in questo gioco politico, perché restano essenzialmente attori interstatali. Quali sono le ragioni?

L’esperienza dell’UE ci ha messo in testa che il '900 sarebbe un secolo di integrazione e di superamento progressivo della statualità, dei confini, della gelosia degli Stati sulle proprie prerogative: tutto falso. Lo spazio non è unito, ma è ancora più diviso rispetto al 1915.

  • All’inizio del '900 esistevano in tutto il sistema internazionale 35 Stati i quali erano collocati quasi per intero nel continente europeo e americano; oggi abbiamo 200 Stati collocati in tutto il mondo. Ciò vuol dire che il '900 è stato tutto l’opposto di come ce l’hanno presentato, perché è stato il secolo dello Stato, secolo di produzione dei confini. Lo Stato, la sovranità e la territorialità sono i grandi protagonisti della politica del '900. La corsa allo Stato non è affatto conclusa, perché la decolonizzazione, da un lato, è stata un elemento di de-occidentalizzazione nel senso che essa ha liberato i popoli prima colonizzati dal dominio di alcuni degli Stati europei (Regno Unito e Francia).
  • Ma come si sono liberati? La liberazione dal dominio dall’Occidente è avvenuta attraverso l’assunzione della più occidentale delle istituzioni politiche: lo Stato; la corsa all’indipendenza è stata una corsa allo Stato. Da un lato la decolonizzazione è stata de-occidentalizzazione ma dall’altro lato è stato l’apice della de-occidentalizzazione perché restava un costrutto del continente europeo impiantato nel continente americano.
  • Nella stessa relazione tra indipendenza e statualità, noi la ritroviamo in questi anni (sulle rovine dell’Urss sono sorte 15 nuove repubbliche). Tutti i popoli che lottano per la propria indipendenza, lo fanno in forme di Stato. Gli albanesi del Kosovo non si sono accontentati di essere genericamente indipendenti ma hanno ritenuto dall’inizio che non ci fosse altra garanzia al di fuori della statualità. Anche il movimento nazionale Palestinese non si accontenterà mai di gestire una pura forma di statualità, perché è la soglia di accesso alla piena titolarità dei diritti al diritto internazionale, e non è un concetto astratto ma concreto e basta vedere il caso dell’autorità nazionale palestinese: se non fosse autorità ma fosse Stato, le incursioni territoriali sarebbero illeciti internazionali, invasioni e uso illegittimo della forza.
  • È costituito dall’attraversamento della soglia della statualità e questa è la ragione per la quale ciascun gruppo, che voglia godere di piena indipendenza è costretto ad aspirare alla statualità.
  • Noi viviamo all’interno della retorica delle organizzazioni internazionali. Noi ci immaginiamo le OI come grandi prodotti e strutture, basti pensare all’UE, le NU, le OI dell’economia, ecc. e la normalità delle cose la conosciamo nei tempi di crisi in cui scopriamo che anche in questo ordine internazionale intessuto di relazioni, le decisioni internazionali le prendono gli Stati, il simbolismo fondamentale è in mano agli Stati (es. crisi economica 2007-2008: le redini le hanno prese i singoli Stati a prendere le decisioni fondamentali per cercare di uscire dalla crisi e non le OI; manifestazioni di Parigi: sacra rappresentazione della centralità dello Stato e ci fa capire di cosa è fatta realmente la comunità internazionale e cioè fatta da Stati.
  • Le OI e le Istituzioni Internazionali contano. Come contano? Le II possono disattivare alcuni dei meccanismi infernali che sono prodotti dell’anarchia: incertezza della situazione degli altri attraverso la quale capiamo la logica degli altri Stati e significa vivere l’anarchia internazionale diversamente da come la vivremmo senza le II; arrivo a fidarmi dei miei partner senza pormi il problema di quello che fanno. Le II non sono ei soggetti capaci di prendere delle decisioni. La politica estera europea non esiste. Di fronte alla crisi, alla necessità di prendere una decisione, si scopre che le OI sono arene di altri soggetti (UE davanti alla crisi economica finanziaria che ha smascherato l’UE dietro la quale ci sono singoli stati con i propri cittadini che cercano di promuovere attori totalmente diversi. Le NU, negli ultimi 15 anni, non hanno avuto nulla da dire nella soluzione diplomatica di tutte le grandi crisi. (1999 Kosovo: gli USA e i Paesi Europei decidono di attaccare militarmente la federazione Jugoslava senza passare dal Consiglio di Sicurezza nella piena consapevolezza che in riunione col consiglio una decisione del genere non sarebbe mai stata accettata; nel 2001, attacco Torri Gemelle: gli USA decidono di non passare dal Consiglio di Sicurezza per non creare precedenti, il presidente americano disse che non andava a chiedere il permesso per attaccare ma attaccava come legittima difesa; 2003 guerra contro l’Iraq: le NU vengono ignorate e sbeffeggiate; 2011 attacco alla Libia: risoluzione diversa in cui si chiese l’intervento del Consiglio di Sicurezza che autorizzò la creazione di una zona di non volo e la risoluzione fu trasformata in un abbattimento del regime politico di Gheddafi). Le OI sono ancora il luogo nel quale singoli Stati competono per ragioni politiche.
  • Un corso di RI è un corso che ruota intorno all’accettazione continua tra pace e guerra: la pace e la guerra sono le due condizioni fondamentali della PI. Ciò vuol dire che fare la pace e la guerra sono anche le prestazioni politiche fondamentali degli attori politici internazionali e non si può essere tale se non si è in grado di contribuire alla pace o non si è in grado di fare guerra e solo chi può fare efficacemente la guerra può aspirare a contribuire alla guerra. Chi è più o meno capace di fare la pace? Terreno dell’effettività: in termine di potere gli Stati restano di gran lunga i protagonisti principali della pace e della guerra.
  • Ci sono attori non statuali che sono capaci di sfidare non militarmente gli Stati e che sono capaci di cambiare la politica dello Stato (arma dei gruppi terroristici). Sul terreno gruppo e semplice, nessun gruppo terroristico è in grado di sfidare i principali Stati, c’è un dislivello militare, capacitivo, di comunicazione che non può essere colmato ed è questo il terreno sul quale uno Stato ha conquistato la politica. Weber scrive da un certo momento (il '600), gli Stati buttano tutte le altre unità politiche fuori dai mercati della guerra; la guerra nel '600 comincia a diventare costosissima e non a caso diventa il mercato delle artiglierie e da questo momento le finanze di uno Stato sono in grado di reggere le finanze di uno Stato.
  • Quando si tratta di promuovere e di garantire una pace, sono ancora gli Stati i protagonisti. Le grandi paci del '900 (Pace di Versailles 1919, la Conferenza di Postdam e di Teheran 1945-1943; ecc) sono paci concordate con le Conferenze. Nel dopo guerra fredda (guerra Jugoslava) la pace fu firmata negli USA davanti al Presidente degli USA, il Paese più forte militarmente si assume l’onere di obbligare alla pace altri attori (peace and forming) (es. pace Israelo palestinese invenzione americana negli anni ’90 quando decisero che non era più il caso di investire in quella questione).
  • Gli Stati restano i titolari esclusivi della pace e della guerra: terreno della legittimità. Chi è più o meno capace? Chi ha diritto di fare la guerra e chi non lo ha? Nello Stato natura di Hobbes questa domanda non ha fondamento perché nello stato di natura non esiste il giusto e l’ingiusto; tutti i soggetti usano tutta la violenza che possiedono. Nell’anarchia internazionale non è così perché non è una guerra civile mondiale, ma è anarchia tra Stati, ovvero che, nella sfera politica internazionale fino a oggi, solo gli Stati hanno legittimamente diritto d integrare la forza. Altri soggetti possono farlo ma gli altri lo fanno in modo illegittimo. Non c’è una differenza nell’uso degli strumenti legittimi e compresi gli Stati democratici hanno impiegato metodi terroristici nella conduzione delle guerre del '900, erano matematicamente bombardamenti contro i civili. La differenza è nelle regole della comunità internazionale, perché gli Stati sono autorizzati mentre gli altri no. Quello che vale per la guerra vale anche per la pace: gli Stati hanno non soltanto il monopolio collettivo sulla guerra ma anche sulla pace, tutti i grandi negoziati vedono, anche dal punto della legittimità, gli Stati, sono loro che si scambiano promesse. Nonostante i segnali di cedimento e di irruzione degli Stati, ci sono ancora buone ragioni per dire che lo Stato resta al centro della politica internazionale.

L’eccezionalità storica della PI moderna

L’immagine della PI è un’immagine di un ambiente popolato da una serie di attori ma dominato dagli Stati i quali, a loro volta, ci dettano anche una certa immagine dello spazio politico internazionale che viene costruito in forma di territorio. Noi ci immaginiamo la politica internazionale come politica interstatale ed al punto di vista spaziale come una politica dominata da territorialità e confine. In Europa non facciamo altro che parlare di tangibilità dei confini. Quando pensiamo alla PI pensiamo anche essa è uguale dappertutto e ci immaginiamo come una cosa che cambia nei suoi toni ed esiti e nella sua pericolosità passando da una regione all’altra ma le unità fondamentali del gioco sono sempre le stesse, ci sono Stati, confini, territori, II, ecc. e i giocatori sono più o meno volenterosi e il quadro è paragonabile a tutti gli scacchieri internazionali.

  • La natura della PI moderna: una duplice eccezionalità. Sia la statualità sia la globalità (centrata sullo Stato e una impresa globale) sono eccezionali e recenti. Ciò che noi consideriamo come la PI è in realtà una costruzione anomala che ha pochissimi anni di vita. La centralità dello Stato si impone in Europa nel '600 fino agli ultimi decenni e diversi insiemi regionali comprendevano tipi di PI diversi tra di loro e può essere declinata al singolare è una novità storica assoluta. Questa nuova struttura è un costrutto anomalo, nuovo, ed è storicamente reversibile.

La forma politica-giuridica: il modello pluralistico

Una delle ragioni più profonde della crisi internazionale che stiamo vivendo è il fatto che questa eccezionalità si sta disgregando e cioè che tutto il tessuto politico e istituzionale della politica internazionale moderna sta a poco a poco franando perché è stata due cose:

  • Centralità dello Stato: nella PI moderna, lo Stato è al centro delle nostre categorie politiche e giuridiche; è un diritto internazionale statale. Se togliamo lo Stato, tutte le categorie che noi impieghiamo per capirlo e studiarlo, diventano tutte inutilizzabili.
  • Il modello pluralistico Westfaliano: Diversi politici hanno iniziato a chiedersi se non stia cedendo il sistema perché questa nuova forma di modello Westfaliano ha deciso di porre come origine della PI, la pace di Vestfalia del 1648. Fu scelta questa data perché pone fine alla guerra dei 30 anni e con questa guerra pone fine ad almeno due vicende sulle quali sarà imposta la statualità sia dal punto di vista politico che giuridico. La prima forma è quella delle guerre civili di religione, che è un fenomeno trans-nazionale e non tollero confini tra Stati; la seconda forma è l’ultimo grande tentativo di aggregazione imperiale del continente europeo e l’Impero dal 1648 in poi diventa un mito politico, ma l’idea della grande forma dell’Impero possa sussumere sotto il proprio dominio e legittimità, con questa data viene meno e per questo si tende a definirlo Westfaliano, ma non perché la pace sia una spaccatura, piuttosto perché può essere un simbolo per i processi storici molto più lunghi che si prestano ad essere condensati in questo momento. La PI moderna non si fonda solo sulla centralità dello Stato, né solo sulla centralità dell’Europa.

La PI moderna verso la globalità

La PI moderna si avvia verso la globalità dal 1492. Non si può parlare di globalizzazione se non dal punto di vista del lungo periodo e senza farla iniziare nel 1492. È la storia dell’impatto occidentale sul resto del mondo. Il sistema internazionale moderno non è un sistema internazionale a-centrato ma lo è in tanto in quanto centrato sulla regione. Se i due pilastri dell’ordine politico moderno sono la centralità dello Stato e una centralità dell’Europa, non ci vuole molto a pensare che una parte della crisi con la quale ci confrontiamo sia dovuta al collasso di questi due pilastri (collasso pieno dell’Europa e una profonda crisi dello Stato).

  • I motivi dell’eccezionalità del modello Westfaliano.

Il principio anarchico del sistema di Stati contro il principio gerarchico del sistema imperiale

Ciò che caratterizza la PI è l’anarchia contro il principio gerarchico dei sistemi politici interni. La PI è anarchica dal 1648 e l’anarchia internazionale si impone negli ultimi quattro secoli in Europa. La convivenza europea è sempre stata anarchica ma è anche sempre stata l’opposto dell’anarchia. Ci sono due grandi forme che si contrappongono al sistema di Stati:

  • L’Impero: che si sforzano di succedere all’Impero romano. Quando l’Europa, finita l’esperienza dell’Impero romano, cerca una nuova forma di ordinamento.
  • Sistemi signoriali: sistema pluralistico in cui non c’è più solo l’Impero ma somiglia molto al sistema interstatale con una differenza fondamentale, ovvero che i soggetti di questo sistema che competono tra loro almeno formalmente dipendono per la propria legittimità da un’unica sola fonte (Impero Europeo) che in qualche misura riunifica ciò che è stato diviso. Nel Medioevo ci sono due fonti: il papato e l’impero che si pongono come sistemi riunificanti e nei processi di legittimazione dell’epoca, quel processo unificante è fondamentale. Lo stesso vale al di fuori dell’Europa che prima dell’impatto con il resto del mondo, ci sono stati una serie di sistemi imperiali o signoriali, nulla a che vedere con il modello attuale dell’Europa in cui ci sono sistemi imperialistici unificati almeno formalmente da una forma unitaria di legittimità (principio greco delle polis comparato con il principio dell’autonomia nell’attualità).

L'eguaglianza formale e funzionale tra le parti

Il processo si completa nel 1919 alla fine della IGM, e il sistema internazionale moderno Westfaliano persegue dall’inizio una sorta di ideale di coerenza che si esprime in un’utopia di somiglianza funzionale tra le parti ovvero creare un sistema politico fatto di soggetti tra gli Stati che hanno differente potere ma che in larga misura si somigliano e che hanno un assetto istituzionale paragonabile e che avranno lo stesso modo di concepire la pace e la guerra e gli eserciti europei si organizzano a proprio modo tanto da somigliarsi l’uno con l’altro. I soggetti non solo non si somigliano ma non hanno nessuna prestazione funzionale ad assomigliarsi. Nei SI moderni c’è una potentissima funzione di formarsi allo stesso tipo, tanto che prima del crollo del 1919 gli stessi imperi centrali (Asburgico e Germanico) erano già diventati dei grandi Stati in cui manca l’aspirazione dell’universalità, prerogativa propria degli imperi successivi all’800. L’Impero Romano è universale. L’eguaglianza formale tra le parti è al centro della convivenza internazionale moderna. Gli Stati in questa convivenza sono formalmente eguali con comunque differenze di potere e non significa che chi è più forte sarà comunque in grado di respingere il più debole, ma significa che dal punto di vista formale gli Stati non sono posti lungo una scala gerarchica ma significa che nel SI moderno il principio cardine della sovranità ha dentro di sé un carattere di reciprocità; il carattere formale non significa l’affermazione della sovranità, ma significa che gli stessi diritti di cui gode un sovrano, sono diritti dei quali gode anche un altro sovrano a cominciare dal diritto più importante noto come ius belli (diritto di fare le guerra). In tanto in quanto sovrano ho diritto di fare la guerra e in quanto anche tu sei sovrano hai lo stesso diritto di fare la guerra. Nella forma imperiale è apertamente discriminante perché non c’era reciprocità tra chi stava dentro e chi stava fuori dall’Impero; la relazione è quella continua tra Impero e Barbari. Questo passaggio dalla discriminazione alla reciprocità lo ritroviamo sul terreno spaziale dell’Impero (limes spazio).

L'ordinamento spaziale: territori e confini

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Scienze politiche e sociali SPS/06 Storia delle relazioni internazionali

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sharer of notes di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Relazioni internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Colombo Alessandro.
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