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Il termine e i suoi sensi diversi

Il termine si adopera in sensi diversi a seconda che designi (A) una grandezza semiotica manifesta qualunque, che ci si propone di conoscere; (B) un oggetto di conoscenza, come appare in corso e in seguito alla sua descrizione, e (C) l'insieme dei mezzi che rendono possibile la sua conoscenza.

Semiotica - Oggetto

Definizione e implicazioni

È chiaro che la definizione corrente della semiotica come "sistema di segni" non si addice al senso (A), poiché essa presuppone già il riconoscimento dei segni: sostituendola con "sistema di significazioni" si introdurrebbe subito il concetto meno impegnativo di "significazione"; sostituendo infine a "sistema" – che è una nozione teorica precisa e limitativa – quello di insieme, si può proporre di definire, in un primo tempo, la semiotica come un insieme significante che sospettiamo, a titolo di ipotesi, possieda un’organizzazione, un’articolazione interna autonoma.

Si dirà anche che ogni insieme significante, dall’istante in cui ci si propone di sottoporlo all’analisi, può essere designato come una semiotica-oggetto: questa definizione è del tutto provvisoria perché non vale se non nel quadro di un progetto di descrizione e presuppone perciò una metasemiotica che si ritiene se ne farà carico. I concetti di insieme significante e di semiotica-oggetto del resto non sono coestensivi: i risultati dell’analisi mostreranno talvolta che solo una parte dell’insieme significante è coperta dalla semiotica costruita o che al contrario quest’ultima rende conto di un numero di grandezze maggiore di quelle inizialmente previste come parte dell’insieme significante (cfr. Campo semantico).

Statuto delle semiotiche naturali

Queste osservazioni preliminari, in apparenza futili, acquistano tutto il loro rilievo quando si tratta di pronunciarsi sullo statuto delle semiotiche dette naturali e sulla pertinenza della dicotomia fra ciò che è "costruito": tale problema impegna del resto la teoria semiotica nel suo insieme. Si intendono per due vasti insiemi significanti: da una parte i semiotiche naturali linguaggi naturali, e dall’altra i "contesti extra linguistici" che noi consideriamo come semiotiche del mondo naturale.

Esse sono dette "naturali" perché anteriori all’uomo – immerso nella lingua materna, egli è proiettato dalla nascita nel mondo del senso comune – che le subisce, ma non le costruisce. Tuttavia, la frontiera tra ciò che è "naturalmente" dato e ciò che è costruito è sfocata: il discorso letterario utilizza una certa lingua naturale, le logiche prendono come punto di partenza le lingue naturali, eppure si tratta indiscutibilmente di autentiche costruzioni.

La semiotica dello spazio trova la stessa difficoltà a dividere lo spazio "costruito" dallo "spazio naturale": il paesaggio "naturale" è evidentemente un concetto culturale e non ha senso se non in rapporto allo spazio informato dall’uomo. Contrariamente dunque a E. de Saussure e a L. Hjelmslev, per i quali le lingue naturali sono delle semiotiche fra le altre, le lingue naturali e il mondo naturale ci sembrano come vasti serbatoi di segni, come luoghi di manifestazione di numerose semiotiche.

D’altra parte anche il concetto di costruzione va rivisto e rivalorizzato in questa prospettiva: nella misura in cui la costruzione implica l’esistenza di un soggetto costruttore, va previsto un posto – accanto ai soggetti individuali – per dei soggetti collettivi (i discorsi etnoletterari o etnomusicali, ad esempio, sono discorsi costruiti, quale che sia lo statuto che l’antropologia genetica può attribuire ai soggetti produttori di tali discorsi). Ci sembra quindi augurabile sostituire all’opposizione naturale/costruito quella di semiotiche scientifiche/semiotiche non scientifiche: si intenderà qui per semiotica scientifica – nel senso largo di questo qualificativo – una semiotica-oggetto trattata nel quadro di una teoria semiotica, esplicita o implicita (la costruzione di un linguaggio documentario, ad esempio, si fonda su una teoria, per quanto poco scientifica).

Le macro-semiotiche

Diventa allora indispensabile precisare lo statuto di quelle che sono le macro-semiotiche lingue naturali (nel senso di "natura" informata dalla "cultura" cosa che le relativizza e permette l’impiego del plurale) all’interno delle quali si organizzano delle semiotiche particolari. In primo piano bisogna registrare le correlazioni che esistono fra i due insiemi: così l’affermazione secondo cui il mondo naturale è traducibile in lingua naturale deve essere interpretata come la corrispondenza che si può stabilire fra unità che partecipano ai due tipi di semiotica (i femi del mondo naturale corrispondono sul piano figurativo ai semi delle lingue naturali; i comportamenti somatici sono "descritti" come processi linguistici ecc.).

Ne risulta una certa interpenetrazione di frammenti che partecipano delle due semiotiche, riconoscibili sul piano sintagmatico: i deittici linguistici rinviano al contesto naturale, i segmenti gestuali rimpiazzano sintagmi verbali ecc.

In secondo luogo, l’affermazione secondo cui le lingue naturali sono le sole in cui sono traducibili le altre semiotiche (mentre l’inverso è impossibile) si spiega con due tipi di ragioni: anzitutto, perché le figure del mondo naturale sono semanticamente codificate nelle lingue naturali; e per il fatto soprattutto che queste ultime sono le uniche capaci di lessicalizzare e di manifestare le categorie semantiche astratte (o gli universali) che restano generalmente impliciti in altre semiotiche.

Le macro-semiotiche – lingue e mondi naturali – sono così secondo noi i luoghi d’esercizio dell’insieme delle semiotiche.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeria0186 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Semiotica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi dell' Insubria o del prof Facchetti Giulio.
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