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Riassunto esame Psicoterapia, prof. Lo Verso, libro consigliato La mafia in psicoterapia, Lo Verso, G.

Riassunto per l'esame di Psicoterapia, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Lo Verso: La mafia in psicoterapia, Lo Verso G.. Gli argomenti trattati sono i seguenti:
la mafia in psicoterapia (nel privato;
la mafia in psicoterapia (servizio pubblico);
la mafia e la sofferenza psichica;
(Commercianti; Magistrati e forze dell'ordine;... Vedi di più

Esame di Psicoterapia docente Prof. G. Lo Verso

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ESTRATTO DOCUMENTO

risulta inaccettabile per Maria, le causa molta sofferenza. Negli anni mette al mondo tre figli: Mimma,

Giuseppe e Ma o. Li es e da sola, o l aiuto dei suoi ge ito i. L ulti a volta he Ca elo vie e

arrestato, nel silenzio del carcere scrive alla moglie tante lettere in cui comunica pensieri su di sé, sui propri

errori, sul loro rapporto di coppia; le chiede di perdonarlo. Sono prole che riaccendono la speranza in un

possibile cambiamento del marito; speranza che si intensifica con la notizia di un permesso concesso a

Carmelo dalle autorità giudiziarie. La sera in cui il marito rientra a casa, dopo un anno di carcere, la casa si

riempire di persone. Tuttavia quella sera, la gioia viene oscurata dal dolore per la presunta morte del

fratello di Carmelo. Al mattino Carmelo, insieme alla moglie e al figlioletto di 4 anni, si reca in macchina dai

suoceri; entra a salutare i genitori della moglie. Dopo poco ritorna in strada, seguito dai due figli maschi.

Dopo qualche minuti si odono degli spari. Maria esce in strada, seguita dalla figlia e dalla madre. La scienza

che si presenta davanti ai loro occhi rimarrà indelebile nella memoria di Maria. Il marito è traforato dai

proiettili e pieno di sangue, il piccolo Giuseppe, di 4 anni, è aggrappato al collo del padre e anche lui è pieno

di sangue. Marco, si trova sul sedile posteriore; il corpicino di due anni è trafitto da schegge di vetro ma il

esplosio e di dolo e e di

suo pianto disperato rivela segni di vita alla madre che lo soccorre subito. È un

disperazione che squassa tutto. Non è facile riuscire a immaginare sino in fondo cosa possa accadere

de t o u a pe so a, el suo i o s io, ei suoi pe sie i, i u espe ie za osì spave tosa. È uasi

impossibile elaborare un lutto così improvviso, violento, immotivato. Lo choc è talmente forte e violento

che Maria dal momento in cui tiene nelle sue braccia il figlio insanguinato e morente, non ricorda quasi

nulla. Quegli spari feriscono per sempre la psiche di Maria. La morte del figlio ha provocato un dolore

indescrivibile in Maria, un lutto non elaborabile, un trauma dagli effetti patogeni durevoli e devastanti. La

dissociazione e la scissine sono i meccanismi difensivi prevalenti che Maria oggi utilizza per sopravvivere

e te all u isio e del figlio e del a ito. Ma ia spesso, al lavo o, i fa iglia, al ie e ge e di

psichica

vissuti traumatici vive stati di coscienza alterati e dissociati. Ho delle mancanze: sto per passare una

carpetta e mi blocco. Cado per terra, rimango bloccata, immobile . In un colloqui con i familiari, la figlia

esprime tutta la sua preoccupazione e angoscia per la madre che si assenta per diversi minuti e perde

totalmente la coscienza senza avere memoria al risveglio. Oggi Maria sta cercando di alimentare la parte

sa a he i lei; si is itta a s uola, f e ue ta le lezio i se ali, e vo e e ius i e a ealizza e u sog o

nel cassetto: prendere il diploma. Ottiene buoni voti nei diversi insegnamenti ma il voto che più le ha dato

gioia in questi anni è stato il 10 in condotta: il riconoscimento sociale di un comportamento degno di lode e

simbolicamente denso per la vita psichica di questa persona.

LA RICERCA PSICOTERAPEUTICA SULLA MAFIA

Introduzione

Da u osse vazio e i di etta del o do afioso el se so he i ate iali di ricerca allora utilizzati erano

prevalentemente report di colleghi che avevano in cura soggetti appartenenti a famiglie mafiose,

deposizio i giudizia ie, t as itti di i o t i di g uppo o giudizi e avvo ati si passati a u osse vazio e

sempre più diretta attraverso la raccolta di dati di prima mano (interviste a mogli, figli, nipoti, collaboranti);

per poi passare alla ricerca-intervento su specifici territori ad alta densità mafiosa, alla raccolta di interviste

e all appli azio e di st u e ti e approfondimenti psicologici a soggetti sottoposti alla minaccia criminale

(magistrati, agenti di scorta, commercianti, imprenditori, amministratori locali). Abbiamo già accennato al

fatto che gli studi psicologico-clinici sulla mafia devono molto al lavoro di Giovanni Falcone, alla sua

sensibilità psicoantropologica. Possiamo considerare Giovanni Falcone un indiretto precursore di tali studi.

L i seg a e to, i p i o luogo, he i vie e da lui, attie e all ave saputo oglie e la dive sità e la

alt o a o adeguato dista zia e to e o ollusività

complessità dell . Il metodo Falcone , è, in

qualche modo, anche un metodo analitico , in particolare rispetto alla consapevolezza nella gestione della

relazione che Falcone efficacemente utilizzava durante gli interrogatori con i principali boss di cosa nostra.

Tale etodo o siste el oglie e il pu to di vista dell alt o Fal o e e a dello stesso ua tie e di Bus etta ,

al di là del nostro modo di vedere e, persino, di ciò che noi consideriamo giusto. E ciò pur mantenendo

pie a e te la dive sità e la dista za he t a u fe o e i i ale e u giudi e.

La storia della ricerca

I ost i studi sulla agia so o pa titi dall a alisi del aso Vitale i iziata el . L i tervallo di tempo cui

facciamo riferimento in questa rassegna include, dunque, gli anni che vanno dal 1994 a oggi. Dividiamo il

periodo preso in considerazione in 4 fasi o tappe di conoscenza:

-fase I: dal 1994 al 1998;

-fase II: dal 1999 al 2003;

-fase III: dal 2004 al 2008;

-cosa accade dal 2009 in poi. negli anni della prima fase della nostra ricerca, il contesto

Fase I (1994-1998): Contesto culturale e sociale:

storico e il clima culturale che facevano da sfondo ai nostri studi, erano stati segnati dalle stragi del 1992-

la su essio e delle st agi di Capa i e di via d A elio, s osse fo te e te le

1993. In particolare in Sicilia

coscienze. Vi fu una grande risposta civile alle stragi che uccisero Falcone e Borsellino e gli uomini e le

donne della sua scorta. Nasce il comitato dei lenzuoli, le iniziative antimafia la promozione di interventi

elle s uole si oltipli a o, l azio e ep essiva dello “tato o i ia a da e i suoi f utti. Vie e a estato Totò

Rina. Numerosi sono gli arresti che si susseguono in quegli anni e che riguardano noti capi di cosa nostra. A

seguito degli a esti, pe la volta, olti uo i i d o o e de ido o di olla o a e o la giustizia. Ciò ha

o se tito di gua da e dall i te o la afia, osa i p e ede za i possi ile. Il fe o e o dei olla o a ti di

giustizia, infatti, mette in crisi la rigida struttura organizzativa della mafia e provoca delle profonde crepe al

monolite mafioso. Viene messa in crisi la famiglia mafiosa e i suoi membri cominciano a presentarsi nei

servizi di salute mentale delle provincie siciliane con una chiara domanda di aiuto. In quegli anni, le

principali fonti di ricerca da noi utilizzate furono: perizie psichiatriche, resoconti di casi clinici di familiari di

mafiosi seguiti dai colleghi psicoterapeuti dei servizi; deposizioni giudiziarie di noti boss di cosa nostra;

trascritti degli incontri dei gruppi di studio e di ricerca attivati in quegli anni con giudizi, avvocati e con

psicologi e psicoterapeuti. Il lavoro di ricerca sulla psicologia mafiosa riguardava, inizialmente, il modo in cui

i membri delle famiglie mafiose vivevano la loro appartenenza alla famiglia biologica e a quella acquisita e

la sov apposizio e psi hi a t a di esse. L ipotesi di i e a e a he l appa te e za a u a fa iglia afiosa

genera una matrice di pensiero che impedisce il processo di soggettivazione; rende impensabile lo sviluppo

di un percorso esistenziale individuale; blocca la costruzione di un senso di identità e un percorso di crescita

pe so ale e auto o a. L i dividuo all i te o di u pe sie o già pe sato dal o do fa ilia e, prima della

sua nascita, rispetto al quale è difficile e colpevolizzante e spesso terrificante trasgredire. Di fatto siamo nel

non pensiero. Tale ipotesi è stata in seguito ampiamente confermata. Il risultato più importante che

i uesta fase o siste p op io ell ave ivolto lo sgua do, pe la p i a volta,

riteniamo sia stato prodotto

in maniera scientifica, sugli aspetti psichici del fenomeno mafioso e sui processi identitari nella famiglia

afiosa e di ave visualizzato l est e a e pe i olosa pe ulia ità di essi. È g azie all uso del odello g uppo

analitico oggettuale che ciò è stato possibile in quanto questo è un modello che connette gli aspetti sociali,

ultu ali, a t opologi i e e tali e he gua da allo sviluppo psi hi o dell esse e u a o, come il frutto del

concepimento psichico che la famiglia e il gruppo sociale fanno di lui.

Fase II (1999-2003)

In questa fase, il lavoro investigativo, le deposizione dei collaboranti di giustizia, la sensibilizzazione sociale

al fenomeno mafioso, continua a dare i suoi frutti. Nel 1999 viene anche approvata la legge che istituisce

uno speciale Fondo di solidarietà alle vittime della mafia. In seguito, non casualmente, si verificherà una

progressiva desensibilizzazione del potere politico alle tematiche mafiose. La campagna di

delegittimazione nei confronti della magistratura, promossa in quegli anni dalla stampa e dai governi

Be lus o i , p eo upa, alla a e a volte de o alizza agist ati e e i delle fo ze dell o di e. Fatto i

scoraggianti furono anche il crollo della questione morale, il dilagare di illegalità e la presenza nel governo e

in parlamento di personaggi accusati di vicinanza con la mafia. In quegli anni la mafia esce dalla fase

azio e, o l o iettivo di i t e ia e e o solida e

stragista per utilizzare strategie meno eclatanti di infilt

i appo ti o la politi a, gli a i ist ato i lo ali, l i p e dito ia e i o testi i ui si uovo o i fo ti flussi

economici. La mafia ritorna nel silenzio perché ha bisogni, ancora una volta, di mimetizzarsi, di diventare

invisibile. Nonostante il clima depressivo di quegli anni, le nostre ricerche sulla psicologia mafiosa

attraversano una fase feconda e importante. Per la prima volta degli psicologi hanno la possibilità di

incontrare e intervistare uomini e donne membri di famiglie mafiose. In questi anni abbiamo raccolto un

g a de ate iale di i e a. “o o stati i te vistati: figli di uo i i d o o e di età o p esa t a i e i

o tatto o l o ga izzazio e i i ale;

anni; 6 collaboranti di giustizia; soggetti a vario titolo in

agist ati; u a a te di u e o di osa ost a; age ti di s o ta. C da hiede si: pe h sia o ius iti

a realizzare tanti dialoghi proprio in questa fase? Fase che, come evidenziato, è caratterizzata da un

processo di mimetizzazione della mafia. Forse perché proprio in questa fase, i figli, le mogli, i nipoti di noti

oss afiosi, es o o dall i visi ilità dei loti te ito i e a etta o di pa la e di se stessi e della p op ia

o di vissuti ed e ozio i? L appa te e za alla fa iglia afiosa o i ia a

famiglia a estranei che si occupa

declinarsi in modo differente: cambiano le modalità di affiliazione, cambia il rapporto di ciascun membro

o l o ga izzazio e; a ia la pe ezio e della fo za di osa ost a , si o ad allora radicata sulla

dimensione del segreto e della segretezza. Il nostro lavoro di ricerca in questa fase assume anche un

carattere di Intervento . Si comincia, infatti, ad avviare una sperimentale iniziativa sulle trasformazioni

o l ausilio di st u e ti e i te ve ti. I soggetti delle i e he e a o p evale te e te

sociali possibili

campioni rappresentativi della popolazione di alcuni territori siciliani (Campobello di Mazara, Marsala,

Corleone, Piana degli Albanesi ecc.) e gruppi di cittadini interessati a confrontarsi sulle tematiche mafiose

con degli esperti psicologi. In questa fase abbiamo avuto la possibilità di verificare le ipotesi della fase

precedente grazie alla disponibilità dei membri delle famiglie mafiose a lasciarsi incontrare e intervistare.

Abbiamo approfondito, in particolare, il rapporto mondo interno-mondo esterno nei mondi di mafia.

Cercando di comprendere in che modo si sviluppa la personalità dei membri delle famiglie mafiose; come

vengono scelti ed educati i futuri boss mafiosi; come si prefigurano e rappresentano il sociale e il familiare.

Si è osservato che la mafia rappresenta un organizzatore psichico totalizzante per i soggetti appartenenti a

questi mondi. La forza tanto palesata, anche attraverso atti di violenza, nasconde una fragilità psicologica

enorme di questi uomini e di tutto il tessuto familiare. Emerge come il mondo mafioso sia quasi a-sessuato;

emerge, in maniera più visibile, anche la profonda sofferenza psichica delle donne di mafia; si conferma

anche una forte sofferenza psichica in molti figli di mafiosi. Le ricerche svolte in questi anni ci hanno fornito

anche dati che mostrano una profonda sofferenza dei soggetti che, a vario titolo, sono entrati in contatto

o l o ga izzazio e i i ale osa ost a. A inistratori, cittadini, agenti di scorta, magistrati.

Pa ti ola e te i te essa ti so o i isultati he evide zia o l utilizzo di di a i he di difesa psi ologi he

specifiche nelle diverse categorie di soggetti e nelle diverse realtà. I magistrati, sembrano utilizzare

prevalentemente processi di razionalizzazione per evitare di entrare a contatto con emozioni così forti. Le

donne a differenza dagli uomini accettano di accostarsi ai pensieri di paura. Gli agenti di scorta, a differenza

di ciò che ci si aspettava, non sono a rischio di burnout né percepiscono il proprio mestiere come

pa ti ola e te pe i oloso. I tal odo evita o di soffe a si sull a gos ia he può e e ge e dalla

percezione di un pericolo. Essi, comunque, vivono una particolare e continua situazione di tensione.

Fase III (2004-2008) Nel quinquennio che va dal 2004 al 2008, appaiono sempre più

Contesto storico- Clima culturale:

chiaramente le trasformazioni in atto in cosa nostra che da rete criminale diviene sempre più direttamente

un sistema di potere , in grado di interagire con altri poteri (economici, politici, istituzionali). La reazione

degli imprenditori e dei commercianti sottoposti a pressioni mafiose e a costanti richieste di pizzo, è stata

storica e importante, così come lo fu la posizione assunta tempo dopo da Confindustria Sicilia. Sempre più

imprenditori assunsero la decisione di denunciare gli estortori. Nel 2011 gli aderenti ad Addio Pizzo erano

oltre 700 e i beni confiscati e assegnati molto numerosi. Nel 2007 venne arrestato Lo Piccolo e con lui

diversi mafiosi del suo clan. Nel 2008 Salvatore Cuffaro, presidente della Regione Siciliana, verrà

condannato in primo grado a 5 anni di reclusione per favoreggiamento semplice e violazione dei segreti di

p o esso a he il suo ge ello sto i o, l e i ist o

ufficio. La sentenza verrà confermata in appello. Sotto

ed e espo sa ile del i iste o dell ag i oltu a ‘o a o, il a pa o Cose ti o e . Pa allela e te i

Cala ia, vi l o i idio Fo tug o e si ostituis e il o itato A azzate i Tutti. Pe la p i a volta in questa

regione si mobilita un movimento antimafia di massa. Il focus di attenzione si sposta da cosa nostra alle

alt e g a di o ga izzazio i i i ali p ese ti i Italia: d a gheta e a o a. Le fo ti da oi utilizzate pe

l app ofo di e to del fenomeno mafioso da una prospettiva psicologia, in quegli anni, sono: interviste a

commercianti e imprenditori di Addio Pizzo; interviste a commercianti e imprenditori delle tre regioni +

attraversate dalle organizzazioni criminali in Italia (Sicilia, Calabria e Campania); incontri di gruppo nei

territori di Corleone, Monreale, Bagheria, Marsala, Castellamare del Golfo; questionario agli psicoterapeuti

is itti all O i e degli psi ologi della “i ilia, della Ca pa ia e della Cala ia. I pa ti ola e, il ostro lavoro

cerca di approfondire le seguenti ipotesi: cosa nostra limita lo sviluppo del territorio, non solo per una

uestio e legata all e o o ia, a a he pe h o dizio a fo te e te sul pia o psi hi o il odo di

relazionarsi della vita sociale, politica, imprenditoriale; ciò che viene richiesto a un membro

dell o ga izzazio e i te i i di o edie za , vie e i hiesto alla ge te e sop attutto a o e ia ti e

i p e dito i; i soggetti appa te e ti o solo a osa ost a a a he alla d a gheta e alla camorra

debbono vivere i confini della propria famiglia come inviolabili; il controtransfert dei terapeuti che hanno in

cura soggetti collegati alle 3 organizzazioni mafiose più forti e diffuse in Italia, è specifico e differente

rispetto al controtransfert vissuto dai terapeuti anche dinanzi alle configurazioni psicopatologiche similari,

ma non collegate alla mafia. Le ricerche mirano anche a esplorare i costi psichici che vengono pagati da chi

decide di non sottomettersi alla mafia e a esplorare la dimensione della paura in diverse categorie di

soggetti. I risultati delle ricerche ci consentono anche di rispondere ad alcune domande che ci ponevamo

già a pa ti e dalla p i a fase di lavo o: he sig ifi a pe u o psi ote apeuta sape e he u pad e i

carcere o latitante che è a conoscenza del fatto che il figlio o la moglie è intimamente connesso con un altro

al quale narra la propria storia familiare? La ricerca ci mostra che i terapeuti entrano a conoscenza delle

matrici mafiose dei propri pazienti durante i primi incontri, ma spesso non subito. Alla notizia essi si

attivano, emotivamente, mostrando interesse e curiosità ma anche inquietudine. Questi terapeuti

ritengono sia molto difficile costruire una buona alleanza con questi pazienti e avvertono come faticoso il

mantenimento delle regole del set(ting) terapeutico. Non è un caso che una delle principali cause di drop-

out di pazienti provenienti da mondi mafiosi sia il mancato rispetto delle regole del set(ting).

Gli psicoterapeuti sembrano attivare con questi pazienti modalità contransferali specifiche e in parte

opposte. Se da un lato, infatti, prevalgono modalità relazionali di tipo genitoriale-protettivo (mostrano

a p otegge e i p op i pazie ti dal lo o o do viole to e diffi ile , dall alt o il vissuto

una tendenza

prevalente è di impotenza e inadeguatezza. Pensiamo che il vissuto di impotenza degli psicoterapeuti sia

connesso alla consapevolezza che il paziente portatore di una sofferenza psichica sia solo un punto nodale

di una gruppalità familiare, sovra-individuale, pervasiva e intenzionate , che costruisce i suoi figli secondo

il proprio desiderio. Dicevamo che spesso il terapeuta ha la sensazione di trovarsi dinanzi non a un singolo

pazie te a alla app ese tazio e di u i te a o ga izzazio e i i ale fo data sulla fa iglia .

Parallelamente i pazienti appartenenti a famiglie mafiose sembrano giocare, nella relazione terapeutica,

due modalità transferali differenti e in parti opposte. Alcuni pazienti contribuiscono attivamente alla

ost uzio e di u allea za te apeuti a positiva e vivo o u espe ie za della elazio e te apeuti a gioiosa,

confortevole e sicura, anche se sempre parziale. Altri, invece, si relazionano con il terapeuta attraverso

modalità di tipo evitante-contro-dipendente: fanno in modo, cioè, di non istaurare una relazione

significativa con il terapeuta o una dipendenza da lui. Lo psicoterapeuta, per i pazienti provenienti da

mondi mafiosi, rappresenta una minaccia psichica perché portatore di un pensiero diverso da quello

familiare e perché propone un percorso di cambiamento; va dunque vanificato, oggettificato, attaccato e

tenuto a debita distanza. In questa fase dei nostri studi si è anche molto lavorato sulle ricadute psichiche

sui cittadini e sulle comunità della presenza della mafia con particolare attenzione alla sofferenza psichica

delle vittime. La mafia, infatti, produce sofferenza e asservimento psichico non solo nei suoi membri ma

anche in quanti con essa entrano in contatto. La caratterizza fortemente il vissuto dei soggetti delle

paura

nostre ricerche; paura che si declina in diversi modi: per possibili ritorsioni nei confronti dei familiari, per

l i olu ità pe so ale, pe ito sio i sull attività lavorativa. La violenza mafiosa che alimenta tale paura,

o si a ifesta sola e te att ave so atti viole ti uali l o i idio, a aggiu ge le sue vitti e att ave so

un linguaggio codificato, a un livello psico-antropologico, che annienta la vittima che ne riconosce il

messaggio, che si trova costretta a rimuovere la rabbia, rischiando di rimanere pietrificata dalla paura. Dai

nostri studi emerge una rinuncia psichica ai legami forti e un indebolimento delle reti di sostegno. La ricerca

clinica ha invece mostrato quanto sia importante, per la salute psichica, la consapevolezza di poter contare

sull aiuto di u a ete so iale o posta da u a ga a di lega i o fa ilia i, a i i, vi i i, olleghi di

lavo o, e di pote se ti e l appa te e za a g uppi eligiosi, politici, scolastici, associativi o di altro genere

come significativa per la propria vita. La consapevolezza della dimensione sociale nella vita di una persona

svolge una fondamentale funzione protettiva per la vita psichica: protegge, infatti, dal rischio

psi opatologi o e favo is e l utilizzo delle iso se pe so ali dispo i ili pe aff o ta e le diffi oltà della vita.

La vita mentale sana è tale non perché indenne da sofferenze e da stati di disagio, ma perché è dotata di

o o le iso se i g ado di i o du e osta te e te all e uili io. Ai fi i della

fattori protettivi che costituis

salute mentale è basilare tanto la tenuta dei legami forti (che di norma sono quelli familiari) quanto la

buona lega e la costruzione dei legami deboli fra pari o ancor meglio tra estranei.

Box. E oggi?

Non è semplice sintetizzare cosa accade oggi e quale è il contesto attuale in cui si inserisce il nostro lavoro.

C u ulte io e e sig ifi ativa evoluzio e ispetto al . Le afie si so o estese a livello azio ale a

partire dalla Lombardia) e internazionale, incrociandosi con le economie e i traffici illegali di tutto il mondo.

Questo taglio internazionale degli affari tuttavia sembra aver messo poco in discussione la base antropo-

psichica (più sociale della camorra) e territoriale delle mafie. Sono ancora presenti in Parlamento e negli

enti locali onorevoli con conclamati rapporti con le mafie. Anche un altro presidente della Regione

Siciliana, Raffaele Lombardo, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio si è

dovuto dimettere. Parallelamente, a Palermo è stata eletta, a furor di popolo, una giunta fortemente

antimafia. Lo stesso era accaduto a Napoli. Nel Sud, tuttavia, il clientelismo politico sembra ancora molto

presente. Le attività di studio e contrasto del fenomeno, tuttavia, si sono ampliate in tutto il Sud. Al Nord

l alla e e la o sapevolezza del p o le a so o esplosi. Molti a i fa Giova i Fal o e di eva ma

all u ive sità o fate ie te? . Oggi possiamo dire che a Palermo, e non solo, ci sono in università studi in

settori psicologici e sociali, sociologici, giuridici, storici, linguistici, politico-economici ecc. Iniziano a esserci

studi importanti anche in altre aree geografiche(a partire dalla Campania, con accenni anche in Puglia,

Calabria, Lombardia). Siamo riusciti a estendere gli insegnamenti sulla psicologia mafiosa alle università di

Enna e di Messina e riceviamo frequenti richieste di approfondimenti di questi temi nel Sud e nel Nord Italia

e ual he volta a he el esto dell Eu opa, i p i o luogo, in Germania.

In questo contesto, la nostra ricerca- intervento è continuata con altri territori. Particolarmente

interessante è stato il lavoro ad Agrigento e utili gli approfondimenti a Caltanissetta e il lavoro con studenti

di Enna e Messina. Molto intrigante e sorprendete per noi ricercatori è stato il lavoro fatto a Corleone dove

già eravamo intervenuti molti anni fa. È emerso che Corleone è vittima di mafia poiché i suoi cittadini sono

stati perseguitati dalla nomea di mafiosi, ma in realtà a Corleone solo 4 o 5 famiglie lo sono. Di grande

significato simbolico è stato il ritrovamento delle ossa di Placido Rizzotto, uno dei tanti sindacalisti uccisi

dalla mafia nel dopoguerra. Altrettanto straordinarie, sono state le commemorazioni nel maggio 2012 per il

ventennale della morte di Giovanni Falcone, ormai una ricorrenza internazionale e del trentennale della

morte di Pio La torre. Un altro approfondimento per noi rilevante è stato in Calabria dove abbiamo iniziato

a lavorare in zone vergini alla ricerca, con interventi a Tropea e Reggio Calabria. Si è confermato in maniera

plateale come questo mondo, integralmente globalizzato nel traffico di droga, resti però una realtà chiusa e

a ai a. A ia o t ovato u a assi ia egazio e dell esiste za della d angheta, omofobia totalizzante e

primitiva, gerarchia rigorosissima. Un dato in positiva evoluzione è quello sulla psicoterapia di cui qui

parliamo. Abbiamo iniziato il lavoro di confronto fra le cinque mafie allargano alla sacra corona unita e alla

stidda. Abbiamo iniziato a collaborare con colleghi psicologi e sociologi per lo studio della dilagante

d a gheta al No d e i pa ti ola e i Lo a dia e Pie o te. La f o tie a pe oi oggi , ui di, da u lato

la li i a e la fo azio e e dall alt o il so iale. Il passaggio da un a un fa

male relazionale bene relazionale

parte del recente lavoro con i beni confiscati dove stiamo verificando quanto un lavoro di comprensione e

supporto psicologico per gli operatori possa dare un contributo importante a una problematica sempre più

rilevante visto il gran numero di beni confiscati esistenti. In cantiere, infine, è il lavoro con gli immigrati, la

lo o pe ezio e della afia e le lo o espe ie ze o essa. Co ludia o seg ala do l appa e te

contraddizione che osserviamo. Le mafie sono globalizzate, economicamente raffinate, con contratti con

tutti i mondi del potere e delle professioni disponibili a violare le regole. Contemporaneamente, esse

all effe ata viole za,

sembrano restare fedeli alle loro radici, alla loro antropologia familista, apace di ogni

orrore. Di Girolamo sostiene che ormai la magia è grigia, e cioè, che abbia abbandonato le tradizioni e sia

divenuta globalizzata, e che la vecchia mafia non ci sia più. A noi, tuttavia, sembra che tale modernità

coesista con la classica strutturazione mafiosa e che, sulla sua tradizionale antropo-psicologia , si propaghi.

I VISSUTI DEGLI PSICOTERAPEUTI CHE LAVORANO CON PAZIENTI APPARTENENTI AL MONDO MAFIOSO

Introduzione

Lo studio che qui resocontiamo è stato un 1 tentativo di quantificare ed esplorare i casi di soggetti

e ti a fa iglie afiose p esi i a i o dagli psi ote apeuti is itti all O di e degli psi ologi delle

apparte

egio i “i ilia, Ca pa ia, Cala ia e d i daga e le di e sio i o t ot a sfe ali dei olleghi he i o t a o o

hanno incontrato nel corso della propria attività professionale, membri di famiglie mafiose. Il lavoro ha

p evisto l i vio di u pli o a tutti i te apeuti is itti all ele o degli psi ote apeuti dell O di e degli psi ologi

delle tre regioni citate. Il plico conteneva un questionario costruito ad hoc, finalizzato a conoscere: il

o testo istituzio ale i ui ope a lo psi ote apeuta e i ui vie e a olta la i hiesta d aiuto p ove ie te

dal mondo mafioso e la durata del trattamento; età e sesso del paziente, il grado di parentela con il

all o ga izzazio e i i ale; p o le i psi opatologi i: si to i, p o le ati he p ese tate

membro affiliato

dai pazienti, diagnosi psicologico-clinica ecc.; lavoro psicologico: canale di invio, tipo di trattamento, durata

della presa in carico terapeutica, difficoltà incontrate durante il processo terapeutico ecc. Oltre al l a alisi

questionario, sono stati utilizzati altri strumenti volti alla comprensione del controtansfert (ossia

della reazione ) del terapeuta nei confronti dei pazienti appartenenti al mondo mafioso e del transfert

(ossia del modo di porsi, di vivere la relazione con il terapeuta) dei pazienti seguiti dagli stessi

psicoterapeuti. Dei 3.085 plichi inviati ai colleghi delle tre regioni target della ricerca solo 64 sono stati

restituiti. E di questi solo 27 contenevano i dati richiesti. Tuttavia, molte sono state le richieste di

approfondimento del fenomeno mafioso da parte degli psicoterapeuti contattati molto ricchi sono i dati da

loro forniti. I risultati del presente lavoro fanno riferimento quindi a un campione di 27 psicoterapeuti e a

u a pio e di pazie ti seguiti dagli psi ote apeuti delle egio i el pe iodo he va dall a o

all a o .

Alcuni dati forniti dal questionario

I pazienti del nostro campione provenienti dal mondo mafioso pongono la loro domanda di cura in un

contesto istituzionale prevalentemente pubblico e nello specifico presso Sert e comunità residenziali per

tossicodipendenti, servizi di psicologia e centri di salute mentale, reparti di neurologia e di neuropsichiatria

i fa tile. Le p o le ati he p ese tate ai te apeuti du a te i p i i ollo ui igua da o l utilizzo di sosta ze

stupefacenti, conflitti di tipo familiare, sintomi ansiosi e iperattività e comportamento oppositivi e di

condotta per quanto attiene ai soggetti del campione appartenenti alla fascia adolescenziale. Le diagnosi

ealizzate dagli psi ote apeuti del ost o a pio e so o : distu i d a sia, distu o di pe so alità,

dipendenza da sostanza e depressione maggiore. Come constatato da precedenti ricerche, la sofferenza del

mondo mafioso si esprime prevalentemente attraverso la voce dei figli, delle mogli e dei nipoti. Solo il 4%

dei pazienti è un affiliato ai clan mafiosi. Il trattamento proposto ai pazienti è prevalentemente di tipo

psi ote api o i dividuale. Tuttavia, u alta pe e tuale di psi ote apeuti ha i o t ato i fa ilia i dei p op i

pazienti che erano a conoscenza del percorso psicoterapico del loro familiare. Come dicevamo, le reazioni

controtransferali alla notizia sono soprattutto di interesse e curiosità ma anche di inquietudine. Pochi

psicoterapeuti del nostro campione rivelano paura e rabbia dinanzi alla scoperta delle matrici mafiose del

proprio paziente. Un altro dato significativo riguarda il drop-out del nostro campione di pazienti. Il 46% di

essi porta a termine il percorso terapeutico.

Alcuni dati relativi a controtransfert e transfert testi o ia la p ese za di u espe ie za di allea za

Il fattore di controtransfert prevalente di tipo positivo

di lavoro positiva e di intimità con il paziente. Ipotizziamo che tale alleanza sia frutto di un percorso con

difficoltà frequenti soprattutto nella fase iniziale del processo terapeutico ( fase di costruzione delle regole

e di iniziale costruzione di una buona alleanza di lavoro). Tuttavia, un senso di inquietudine persistente,

connesso al riconoscimento delle matrici mafiose del paziente, e il sentimento di sentirsi impotente, può

ostacolare la costruzione di una buona alleanza terapeutica e giocare un ruolo determinante nel processo

di u a. ‘ispetto all ulti o dato elativo al se ti si, da pa te dei te apeuti, ge ito i e p otettivi olto

frequente), ci pare evidenzi una tendenza, da parte degli psicoterapeuti del nostro campione, a proteggere

i propri pazienti da quel mondo violento e difficile. I pazienti provenienti dal mondo mafioso pare, allora,

suscitino nei terapeuti, vissuti ed emozioni legate al desiderio di creare spazi di protezione a tutela della

salute psichica del proprio paziente ma anche vissuti genitorali che ispirano la costruzione di un contesto

psichico in cui è possibile rivivere un accudimento sano. Tuttavia, sentiamo un rischio connesso

attivazio e di possi ili di a i he sostitutive della fa iglia d o igi e e della più a pia ete so iale.

all

‘ispetto ai pazie ti, al u i di essi o t i uis o o attiva e te alla ost uzio e di u allea za te apeuti a

positiva e vivo o l espe ie za della elazione terapeutica come confortevole e sicura ; altri, invece,

compiono, nel processo terapeutico in atto, uno sforzo per evitare una relazione significativa con il

terapeuta o una dipendenza da lui .

Ulteriori dati

Il mondo relazionale del mafioso e dei suoi familiari si conferma come organizzato intono a una psicologia

di tipo paranoideo, caratterizzato da sfiducia e sospettosità nei confronti degli altri; ma anche dal distacco

emotivo e da una forte difficoltà a stabilire relazioni sociali oltre che da un forte disagio nelle relazioni

intime. In particolare, un senso di sé ipertrofico che, tuttavia, sottende una massiccia autosvalutazione,

l atteggia e to sadi a e te disp ezza te, l e essivo i vesti e to sulla p op ia pe so a a s apito delle

elazio i so iali e della sessualizzazio e delle elazio i atte go o a p o le ati he d ide tità tipi he della

psicologia mafiosa. La mafia si avvale costantemente di uno squilibrio di potere che pende a suo favore.

Tuttavia da u pu to di vista psi ologi o, l autoaffe azio e p epote te e p edato ia di ui essa si se ve

più il f utto di u ope a di idi e sio a e to e svalutazio e dell alt o he di un proprio reale potere. Essa

sf utta u vissuto d i pote za i dotta ed ete o-i dotta he pa e egge si su u a so ta d ide tifi azio e

p oiettiva ette e aspetti di s ell alt o, appoggia dosi ad al u e sue a atte isti he , volta ad

agilità psi hi a degli adepti t asfe e do ell i te lo uto e de olezza e o autosti a.

allontanare la f

Riassumiamo quanto detto sulle tre regioni studiate. In Sicilia coloro che cercano sostegno psicologico sono

pazie ti otivati, spesso pa e ti di uo i i d o o e, he olto hanno sofferto la vicinanza a questo mondo

e he att ave so la psi ote apia i e a o odelli d ide tifi azio e alte ativi. Tutto iò se a uove e

nei clinici siciliani un desiderio di accudimento e sollecitudine. In sostanza, sentimenti antimafia. La

Calabria è la regione che ha risposto in minor misura alla sollecitazione proposta dalle ricerche ed è chiaro

o e uesto, i ual he odo, ie t i ella fe o e ologa della d a gheta la uale, o e oto,

descrive una mafia rudimentale, chiusa e rinserrata nelle sue cellule familiari. Nei resoconti clinici è

possibile rintracciare racconti di trattamenti intensi, molti dei quali andati a buon fine. I terapeuti riportano

sensazioni di particolare intimità e complicità con pazienti che lottano contro i propri fantasmi familiari, il

ui dolo e e tale o se a osta ola e la otivazio e e l i peg o ella i e a del e esse e. La

Campania è stata la regione più feconda in termini di dati. In Campania, rispetto alle altre regioni, si registra

il maggior numero di soggetti adolescenti che intraprendono un percorso psicoterapico. In Campania

l o o e della gue a t a le os he si o su a alla lu e del sole e lo spa gi e to di sa gue il ezzo più

frequentemente utilizzato per regolazione dei conti. Il vissuto dei pazienti sarebbe, dunque, più traumatico

e la situazione terapeutica percepita come in continuità con una realtà esterna minacciosa e persecutoria.

Conclusioni

Lo studio pilota ci ha permesso di esplorare e comprendere i vissuti degli psicoterapeuti che hanno in cura

pazienti provenienti da famiglie mafiose,. Quello che a oggi sembra emergere dalla ricerca è che gli

atteggiamenti emotivi dei professionisti interpellati risultano polarizzati su alcune posizioni predominanti:

positivo , genitoriale-accudente , e impotente-inadeguato . Da un lato ritroviamo un controtransfert

e dall alt o u vissuto

portatore di immagini salvifiche e protettive ( genitoriale-accudente

controtransferale sconfermante e fonte di umiliazione ( impotente-inadeguato ). È evidente che un

atteggiamento del tipo proprio io ti salverò e uno del tipo nemmeno io riuscirò mai a salvarti

(genitoriali-protettivo e impotente-inadeguato) attengono a una modalità onnipotente di entrare in

relazione, in cui il terapeuta ha quasi potere di vita e di morte sul paziente, esattamente come

l o ga izzazio e i i ale possiede tale fa oltà ei o f o ti dei suoi affiliati. Questo pot e e de iva e dal

totale potere della matrice psichica mafiosa che diffonde anche nel sociale modelli relazionali

intenzionante a ti p ese ti el o do afioso. L eve tuale ollusio e degli

in continuità con quelli familistico-satu

psi ote apeuti o tali i te zio a e ti psi hi i sa e e pe ò da att i ui e o ta to a u i o pete za

clinica ma a una forma di risonanza culturale che fa appello a quegli elementi storico-collettivi

sedimentati nelle antropologie locali. Molto probabilmente, una volta pensate e interiormente

att ave sate, l appa te e za ultu ale e il i o os i e to di u a mafia dentro possono rappresentare per

gli psicoterapeuti meridionali un plusvalore che si aggiunge alla formazione tecnico-terapeutica nel lavoro

con questi pazienti. UN ULTERIORE RISULTATO

Gli obiettivi di questa ricerca sono di approfondire questioni già esposte nel volume, e in particolare:

l o ga izzazio e afiosa ha su ito egli ulti i a i; app ofo di e i vissuti di

analizzare le trasformazioni che

soffe e za he ha o odifi ato il appo to t a l o ga izzazio e afiosa e le fa iglie degli affiliati; studia e

i vissuti di psi ote apeuti ell i o t o o le fa iglie di magia. I partecipanti a questo gruppo di

approfondimento sono 25 psicoterapeuti siciliani di età media di 45 anni. I dieci casi raccontati in gruppo

dagli psicoterapeuti hanno fatto cogliere la sofferenza presente in questi soggetti che si sentono come

intrappolati, vittime dello stesso mondo che li ha generati, formati a diventare adulti, ma senza libertà di

scelta. Il gruppo realizzato con gli psicoterapeuti ha avuto durata di tre sessioni di tre ore ciascuna ed è

stato condotto da un esperto gruppo analista e da un osservatore che ha registrato le narrazioni emerse dal

che gruppo. La cultura della cura, cui appartengono gli psicoterapeuti, è portatrice di valori opposti a quelli

afiosi. Pe ese pio, l i te esse ei o f o ti dell alt o soffe e te, il desiderio di aiutare, la lotta alla

satu azio e del o do i te o dell i dividuo. Essa opposta alla ultu a dell odio, della o te,

dell a ulla e to dell ide tità pe so ale dell alt o o e e i o da s hia ia e, di ui i ve e po tat i e la

famiglia mafiosa.

SINTESI DI CIÒ CHE È EMERSO

- Ciò che si conferma è che chiedere un aiuto psicoterapeutico è già, di per sé, indice di crisi nel sistema

mafioso.

- I soggetti che chiedono aiuto psicoterapeutico sono per la maggior parte donne e figli di membri affiliati

all o ga izzazio e. Il dato o fe ato igua da l asse za, t a i asi seguiti, p op io degli affiliati

all o ga izzazio e afiosa. Le si to atologie psi hi he e le so atizzazio i di uesti soggetti so o

pervasive, soprattutto se si tratta di soggetti adolescenti. Si evince la presenza di un disagio psichico

la e a te, a atte izzato dalla se sazio e di esse e i glo ati e a ipolati, di o ave e via d us ita. I se si

di colpa sembrano essere pervasivi e si sviluppano su due fronti da una parte il senso di colpa è generato

tradire l’organizzazione,

dal desiderio di di liberarsi da questa ombra per poter vivere la propria vita,

caratterizzata da scelte personali; ma nasce anche dal fatto che intraprendere un percorso terapeutico

significa anche lo un tabù anche psichico che non può essere trasgredito nel

svelamento del segreto,

mondo mafioso. Come dicevamo, la diagnosi più frequentemente fatta sembrano essere quelle di disturbi

d a sia, distu o di pe so alità, dipe de za da sostanze e depressioni maggiore. In passato abbiamo

pe i di a e uei o e ti i ui il ve hio o più e il uovo o a o a.

parlato di spazio senza

Paura, smarrimento, dubbi, angoscia. È una fase transitoria legata a importanti e terapeutiche

trasformazioni. In questi casi lo spazio senza sembra restare permanente e sconvolgente.

- Rispetto alle reazioni degli psicoterapeuti, essi raccontano dello stupore che hanno provato scoprendo

che avrebbero potuto accedere al mondo mafioso, un mondo che fino a quel momento era rimasto

i a essi ile a hiu ue e he adesso poteva esse e lo o svelato. L i iziale u iosità degli psi ote apeuti di

o p e de e l u ive so mafioso è accompagnata dalla consapevolezza della complessità del tema da

affrontare e dalla necessità di pensare e costruire un setting terapeutico, adatto a questi soggetti. Nelle

narrazioni degli psicoterapeuti sembra tornare la fantasia di trovarsi dinanzi non al singolo soggetto con cui

i atto il p o esso te apeuti o, a all i te a g uppalità dell o ga izzazio e i i ale, he i vade la sta za

d a alisi se za esse e fisi a e te p ese te. Alt o fatto e a atte izza te il se so di p otezio e he essi

provano per questi soggetti provenienti dal mondo mafioso. Un elemento di forte considerazione è relativo

alla non esplicazione diretta del vissuto di paura. Nessuno dei terapeuti ha espressamente affermato di

avere paura. Un dato che merita ulteriore approfondimento riguarda le poche terapie che riescono a

concludersi interamente (il 46% dei casi porta a termine il percorso terapeutico). Spesso i soggetti

abbandonano la terapia prima di concluderla. La percentuale è molto più alta che nel normale lavoro di

psicoterapia. Ma ciò che emerge di diverso dalle narrazioni degli psicoterapeuti in questa ricerca è che i

percorsi terapeutici che arrivano a compimento finale, provocano nel terapeuta un senso di gratificazione

che fa sparire i timori dei primi anni di lavoro con i membri delle famiglie mafiose.

POSTFAZIONE

Premessa

Marcello Ravveduto e Corrado De Rosa hanno tentato di indagare le peculiarità psicosociali e

antropologiche del contesto di camorra che genera, nella sua diversità rispetto al modello mafioso, modelli

di pensiero simili ma diseguali.

La camorra non è la mafia

La camorra è un modello flessibile, poco gerarchico e decentralizzato- diverso dalla cupola mafiosa- , che si

adatta a seconda delle evenienze. Mentre la mafia si alimenta in un rapporto stringente con segmenti

formali dello Stato, la camorra ri stratifica attraverso il controllo di più azioni illegali a vari livelli. Il suo

essere plurale ha dato vita a due forme criminali: la camorra/mafia del clan dei casalesi e la camorra

metropolitana di Napoli. Due modelli coesistenti, in un unico territorio regionale, che racchiudono

l a ais o del o do u ale e il ode is o u a o. Nel p i o aso sia o di fronte alla camorra di

provincia che somiglia molto a Cosa Nostra, nel secondo caso possiamo parlare di camorra di città ,

oagulo di u p e a io o di e i i ale all i te o del diso di e u a o. Quest ulti a so iglia olto di più

al gangsterismo americano che allo stereotipato prototipo mafioso. Rispetto a Cosa Nostra ha un rapporto

debole con lo Stato e un diverso controllo dei territori. I Giuliano governavano Forcella, ma non avevano

pretese di comando a Torre Annunziata, dove comandavano i Gionta. La parola di Riina o di Provenzano,

i ve e, o tava a T apa i o e a Cata ia. La a o a, du ue, ha u a ezio e i i ale i fo ale,

mentre la mafia è legata ai suoi formalismi rigidi. La camorra metropolitana esiste e sopravvive anche in

assenza di rapporti con la politica; le altre camorre, più simili alla mafia, stabiliscono, invece, legami con la

politi a. Alt e pe ulia ità he sottoli ea o la dive sità t a afia e a o a igua da o l a ie te i ui

nascono i due sistemi criminali. La mafia nasce nel latifondo, la camorra nel vicolo di quartiere. Se

dovessimo semplificare, diremmo che la discrepanza va rintracciata nello scarto esistente tra mentalità

u ale e e talità u a a. Il a o ista, si dall , u a figu a visi ile el pa o a a u a o. Gli abitanti

del vicolo lo considerano un riferimento per la ricomposizione dei conflitti che si generano in uno spazio

urbano. È facile individuarlo: il suo abbigliamento lo rende difforme dalla massa che popola i vicoli della

città. La mafia si modella verticalmente per contiguità con il potere istituzionale ponendosi come

alternativa allo Stato, la camorra invece difende la rete orizzontale delle comunità del vicolo in alternativa

alla società urbana. Un altro aspetto che divide cosa nostra dalla camorra è la cultura economica. Mentre la

prima si presenta come un agglomerato industriale, la camorra si organizza come una rete commerciale. La

complementarietà è stata palese negli anni 70: quando la mafia gestiva il traffico internazionale dei

ati e la a o a o ga izzava l i dotto o e iale del o t a a do, o po ta dosi o e

tabacchi lavo

u a st uttu a di se vizio dell i dust ia afiosa. La a o a o i u ia a essu seg e to di e ato, o

è un elite criminale che lascia ad altri le attività più terra terra dedicandosi a quelle più remunerative e

dignitose.

Psichismo di camorra

Gli studi di Girolamo Lo Verso mostrano la faccia fondamentalista, dogmatica della mafia. Se volessimo

giocare con la psicopatologia diremmo che si tratta di un sistema paranoico . La paranoia è un pensiero

persecutorio e grandioso, forte e rigido ma poco resiliente. Le caratteristiche territoriali e psicosociali della

Campania propongono, invece un sistema che contrappone al fondamentalismo il sincretismo: al pensiero

dog ati o il o eto dive i e; al sile zio il u o e; alla egazio e dell affiliazio e lo s a die a e to

dell appa te e za i i ale; al uolo di ga a te della o ti uità e dell ide tità fa ilia e della do a di

afia l a iguità della do a di a o a p o ta a vesti e o te po a ea e te i pa i di oglie, ad e e

oss. No si t atta, ui di, di pa a oia, piuttosto di u a e talità o de li e. L esplo azione di circuiti

considerati da altre mafie irrilevanti rappresenta la sua risorsa principale: il business dei rifiuti e del ciclo del


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Psicoterapia, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Lo Verso: La mafia in psicoterapia, Lo Verso G.. Gli argomenti trattati sono i seguenti:
la mafia in psicoterapia (nel privato;
la mafia in psicoterapia (servizio pubblico);
la mafia e la sofferenza psichica;
(Commercianti; Magistrati e forze dell'ordine; I mafiosi, i collaboranti; Donne; Cittadini, politici; Girolamo Lo Verso, Cecilia Giordano, Un caso: Maria);
la ricerca psicoterapeutica sulla mafia (la storia);
i vissuti degli psicoterapeuti che lavorano con pazienti appartenenti al mondo mafioso. Ulteriore approfondimento della psiche mafiosa.
Il riassunto è completo di tutti gli argomenti trattati nel testo, inclusa la
postfazione (considerata importante dal Professore!).


DETTAGLI
Esame: Psicoterapia
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in Psicologia clinica
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AleCas di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicoterapia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Lo Verso Girolamo.

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