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Prefazione

La mafia prima ancora che un'organizzazione criminale si è rivelata un vero e proprio organizzatore psichico che opera secondo le seguenti modalità: il mafioso costruisce la propria identità in una famiglia satura, nel senso che non è pensabile un'autonomia di pensiero per i figli; le famiglie mafiose si caratterizzano per una grande presenza di segreti famigliari, in esse è vietata qualunque autentica forma di comunicazione reciproca e non è tollerabile l'incontro con la diversità psichica e culturale; nei membri di famiglie mafiose prevale un pensiero dicotomico che sostiene, a un livello psicologico profondo, la separazione tra noi sociale (nemico) e noi familiare (amico); le relazioni prevalenti nelle famiglie mafiose hanno una forte caratterizzazione psicopatologica nel senso che la mafia impone un'obbedienza a priori e un assoggettamento psichico dei suoi membri che non hanno possibilità di pensieri divergenti, ambivalenti, critici o riflessivi.

Cap. 1 Inquadramento

Gli studi sulla mafia in psicoterapia muovono dalla constatazione che Vitale diceva la verità e fu dichiarato pazzo, era pazzo ma diceva la verità. Il gruppo analisi soggettuale apre la possibilità di studiare la psiche mafiosa poiché essa approfondisce il rapporto tra mondo interno, analiticamente inteso, anche se visto con forti accenti relazionali, e il con-cepimento da cui esso nasce e cioè il campo psichico familiare, con la sua storia e il suo sfondo antropologico.

I fenomeni che sovrappongono cultura, famiglia e individuo quali quelli della psicologia mafiosa sono difficili da cogliere per la loro peculiarità e ampiezza. Con l’uso di modelli esclusivamente intrapsichici individualistici o socio-interattivi si possono cogliere solo pezzetti di questa realtà e non spiegare per esempio la sostanziale omologazione identitaria dei membri di Cosa Nostra tra di loro. Oppure come la cultura mafiosa e Cosa Nostra riescano a costruire dei robot che ben più dei kamikaze sono impastati di un fondamentalismo in senso psichico, che ne fa dei terminator capaci di uccidere senza provare alcuna fantasia, emozione o fare un pensiero sull'omicidio, né prima, né durante, né dopo. Sino al punto incredibile dell'assenza di tracce dell'uccidere, nemmeno a livello inconscio e onirico.

Nessun mafioso DOC e in piena attività si è rivolto in Italia direttamente ad uno psicoterapeuta per un intervento con lo riguardasse. A lavorare con i figli dei mafiosi sono per lo più i giovani psicoterapeuti che ovviamente erano in difficoltà e spaventati: a parte le solite difficoltà quella clinica e quella di lavorare con una psicologia e psicopatologia così particolare e nuova, vi era la difficoltà di fare un lavoro di psicoterapia analitica in presenza di potenziali e pesanti elementi di realtà, (anche se si ritiene che i padri sapessero qualcosa ma facessero finta di niente, rimanendo assenti e delegando alle mogli la crisi spesso vistosa dei loro figli).

Cap. 2 La mafia in psicoterapia nel privato

La mafia è tragica e mortifera e il riso e ogni forma di piacere sono in essa sconosciuti. Non si è mai visto né sentito dire di un mafioso in servizio attivo, in psicoterapia, poiché egli proviene da una famiglia di mafia ed ha un training mafioso che in un certo senso inizia molto prima della sua nascita. Egli non ha un'identità soggettiva. La sua psiche e quella di Cosa Nostra si sovrappongono totalmente. È una non persona, in quanto tale non può vivere conflitti interiori che lo possano portare in psicoterapia, inoltre in questo mondo la legge e la cultura introiettata, dell'omertà è totale e totalizzante.

I mafiosi che entrano in analisi sono soprattutto collaboranti di giustizia, cioè persone che hanno rotto con Cosa Nostra e vivono fortissimi e drammatici conflitti interiori. Queste persone avrebbero bisogno di sostegno psicologico se si vuole che resistano e non impazziscano e di una terapia analitica espressiva se si vuole aiutare un processo trasformativo. I numerosi casi che si rivolgono agli psicologi riguardano figli e mogli, amanti e parenti degli uomini d'onore, persone non organiche all'organizzazione. La psicopatologia è presente in questo mondo, la forma principale che assume è il non esserci; il non avere identità soggettiva ma solo emozioni primitive e dilaganti: paura, impotenza, onnipotenza e potere.

Psicopatologia è anche quella che inducono nel mondo in cui vivono: paura, paranoia, umiliazione, sottosviluppo sociale, uccisione della libertà di scelte e di vivere. Follia poi è quella di coloro i quali, compresi i politici e i potenti attuali e del passato, di fatto sottovalutano questi mondi o incoscientemente colludono con essi o pensano si possa conviverci o addirittura vivere o avere scambi elettorali e di ogni tipo. La mafia ingloba a sé anche a livello psichico e inconscio. In psicoterapia ci sono molte persone coinvolte dalla mafia o di famiglia mafiosa ma in conflitto interiore con esse. Spesso si trovano persone che improvvisamente scoprono tramite giornali che il padre o un altro parente è in qualche modo colluso con la mafia e passa il resto della vita a chiedersi chi fossero questi loro parenti.

Il lavoro di psicoterapia è a volte limitato ad essere esplorativo e supportivo e anche quando ha potuto fare un lavoro approfondito, la cosa è stata problematica e si è bloccata a un certo punto, in qualche caso avanzato. Il terapeuta è molto cimentato ed è difficile tenere il setting e lavorare con regolarità visti i frequenti agiti, le assenze, le discontinuità. È come se si dovesse lavorare con un intero mondo macro-familiare avendo davanti una persona sola ed essendo impossibile vedere le altre. Anche la tensione etica necessaria in ogni lavoro di cura qui assume spessore ancora più forte. Il terapeuta è diviso tra attenzione al paziente, interesse per il problema, senso di sconfitta per le impotenze e le letture antropologiche difficili e problematiche da calare nella clinica ma indispensabili per collocare il paziente nel suo contesto.

Un altro dato emerge: è difficile svolgere un adeguato lavoro di cura psicoterapica senza la conoscenza dei contesti antropologici in cui il paziente ha vissuto e ciò vale con tutti i pazienti. La conoscenza della psicologia mafiosa è necessaria per lavorare bene nel Sud Italia e oggi anche nel Nord così come quella della disidentità lo è per lavorare al Nord e anche al Sud oggi.

Cap. 3 La mafia in psicoterapia: servizio pubblico

Emerge una situazione fatta di famiglie in crisi, poiché il monolite mafioso viene anche psichicamente sconquassato dalla reazione dello Stato alle stragi. A ciò si collega la crisi delle famiglie, in senso stretto e allargato per il fenomeno dei collaboranti, degli arresti, delle faide interne. Coloro che si rivolgono o vengono inviati ai servizi di salute mentale sono soprattutto adolescenti in gravi difficoltà psichiche, con disturbi d’ansia, attacchi di panico e tossicodipendenza erano in sostanza il frutto di un crollo e di una crisi dell'identità personale familiare.

Osservando la grande crisi che stava vivendo Cosa Nostra e l'angoscia delle madri di fronte vistose problematiche psicopatologiche, il servizio pubblico regala la maggior illusoria immagine di neutralità medica: probabilmente il mondo mafioso di basso livello culturale pensa a un intervento più medico che basato sulla parola, o per l'abitudine narcisistica di conferma del proprio potere di non pagare mai nulla.

Per quanto riguarda le difficoltà dei giovani terapeuti, un grande aiuto viene proprio dal gruppo di supervisione, dal non essere soli, dal poter elaborare i vissuti paranoidei, dalle delucidazioni dei giudici sul diritto al segreto professionale. Negli psicoterapeuti vi è psicologicamente paura quando si risuona con le paure delle persone con cui si lavora, quando i mafiosi passeggiano davanti al portone dove c'è un convegno sulla psicologia mafiosa, quando un 'ndranghetista in carcere pluriomicida urla di essere arrabbiato, quando le reti culturali mafiose delegittimano i terapeuti e il lavoro di ricerca-intervento, quando certi poteri politici e culturali, mediatici ed economici ignorano l’operato vistosamente.

Ma la paura più sottile e pericolo più reale è una miscela sociale dove coesistono un grande interesse e un inespresso fastidio per questi studi: muri di gomma di poteri trasversalmente infastiditi e magari accompagnati da gossip più diffamatori tipici del sentire mafioso, dall'altro la clamorosa indifferenza dei grossi comuni della regione siciliana. Un altro timore è legato alla potenziale e attiva ostilità dei molti addetti al sistema mafio-clientelare e alle pratiche di intrallazzo varie che per il solo fatto di fare questo lavoro e stimare gli operatori di giustizia classificano i terapisti come nemici o almeno gente di cui diffidare.

Molti casi di esponenti del mondo mafioso sono stati seguiti da solidi colleghi nei servizi e nel privato sociale. Tutti questi colleghi sono clinici esperti con una formazione solida di tipo psicoterapeuta e/o psichiatrico e/o gruppoanalitico accompagnata da una forte attenzione alla cura, al sociale, al territorio. Le tematiche psicopatologiche sono vistose, più frequentemente di tipo ansiose, legate a crisi di identità, alla crisi familiare, alla morte, sparizione, arresti di padri, in certi casi le problematiche possono arrivare alla psicosi.

Un trattamento psicoterapico classico in questi casi sembra essere difficile per la troppa presenza di elementi di realtà, di diffidenze antropologiche radicate, pieno coinvolgimento delle famiglie. Si può lavorare quindi con interventi supportivi e tentativi quando possibile di un allargamento reticolare del trattamento. Le capacità analitiche o relazionali dei terapeuti di reggere controtransfert e co-trasfert sono fondamentali per reggere la situazione e per non esserne emotivamente travolti e mantenere spazi aperti di pensiero. Importanti sono la terapia familiare e l’etnopsicoterapia nella comprensione di questi fenomeni e nell'integrare clinicamente il modello di intervento psicoterapeutico.

Cosa Nostra e la sua cultura hanno costruito un'identità “non identità” così forte che la crisi di trasformazione rispetto a essa (obiettivo di ogni terapia psicodinamica) è impossibile e farebbe temere la perdita della ragione. È come se si dovesse curare un'intera tribù interna ma che è stata anche esterna. La diagnosi fatta più di frequente nei confronti di una persona appartenente a mondi mafiosi è quella di disturbo antisociale di personalità che da un lato è genericamente descrittiva, dall'altro sempre insufficiente rispetto alla complessità della questione che non può essere certo ridotta ad un'osservazione sintomatica e statistico-oggettivante di un individuo.

Una consapevolezza dei livelli multipersonali (famiglia, transgenerazionale, transpersonale, antropologico di sé) si è rivelato utile per dare la possibilità ai terapeuti di tollerare l'incertezza di questo lavoro, di analizzare i processi contro e co-trasferiali, di reggere una relazione piena di silenzi e ambiguità e la complessità delle problematiche, dello sguardo teorico e del setting.

Cap. 4 Mafia e sofferenza psichica

La mafia è un grande produttore di sofferenza psichica e di psicopatologia, che non emerge se i mafiosi sono inquadrati dentro Cosa Nostra e sono in perfetto equilibrio con essa, ma la mafia produce spersonalizzazione nei suoi membri, angoscia e paranoia nei territori, dove opera, crollo della stima di sé, ansia, paura nelle sue vittime e impossibilità di sviluppo psicosociale e politico-economico.

Il pizzo e/o le richieste lavorative imposte dalla mafia sono forche caudine alle quali bisogna sottostare totalmente. Un'intera cultura, la consuetudine e l'impotenza costringono a sottostare alla prepotenza di Cosa Nostra. Adesso per fortuna gli esempi positivi si stanno allargando, ma si può solo immaginare cos'è il dover dare ogni mese una parte del frutto del proprio lavoro a dei ricattatori e di pensare all'ansia, paura, rabbia di chi lo deve fare, e anche all’attentato assai distruttivo che ciò è, magari inconsciamente, alla propria autostima, al rapporto con i figli e con il proprio lavoro.

Cosa Nostra lavora abilmente sull'immaginario con strumenti psichici inducendo timore anche se non intervenendo direttamente, ma riempiendo della sua terrifica presenza l'immaginario collettivo di chi ha attività economiche in Sicilia, e ormai in buona parte d'Italia. L'esempio di Addio Pizzo e delle associazioni antiracket mostra quanto l’aiuto psicologico, la vicinanza relazionale, e la non solitudine, l'appartenenza a un gruppo siano necessarie e siano una reale possibilità alternativa.

Un altro aspetto della sofferenza è quando i commercianti ribelli, si sentono o sono isolati e tenuti alla larga dagli altri commercianti e dai familiari che temono per sé. Vengono riscontrati disturbi d'ansia costanti e generalizzati e che spesso sfiorano nel panico; prevalenza di pensiero paranoide accostati a vissuti persecutori; possibile rottura e difficoltà con la famiglia d'origine e allargata e con la propria rete di amicizie rapporti professionali e sociali, isolamento relazionale sia esterno che come vissuto psichico; sfiducia depressiva nei confronti del mondo del sociale, della politica e delle istituzioni.

I magistrati e le forze dell'ordine hanno anch'essi una frequente esperienza di sofferenza psichica comunicati spesso anche con una richiesta scherzosa di aiuto psicoterapeutico e più direttamente ed esplicitamente con un desiderio di formazione psicologica specifica. In Italia c'è questo paradosso e cioè che alcuni dei più eroici difensori dello Stato italiano debbano essere sotto scorta nel timore di attentati e minacce per sé e per i propri cari senza la libertà di andare tranquillamente al cinema o al mare con i figli e gli amici. Per di più non sentendosi realmente appoggiati dal potere politico che in parte gli ha attaccato in ogni modo appena c'è stato il rischio che emergesse il diffuso rapporto tra mafia-politica. Gli uomini delle scorte poi devono vivere con il timore e la tensione di un attentato, nell'anonimato. Visto il basso stipendio, possiamo dire che sono paghi solo del loro lavoro e impegno di servitori dello Stato.

Può sembrare molto strano e paradossale includere tra le vittime della mafia e tra coloro che vivono sofferenze, i mafiosi stessi ma non certo perché si siano di per sé malati o perché non siano delinquenti totali e terrificanti ma poiché con uno sguardo clinico relazionale si osserva un mondo dove si può essere solo replicanti, fedeli alle regole, paranoicamente attenti a tutto e a tutti.

Appartiene alla psicopatologia grave quella sorta di anaffettività profonda contemporaneamente antropo-psichica e bio-relazionale che i mafiosi vivono. Una patologia psichica, infatti, è presente in uomini che uccidendo vis a vis e a freddo non solo non provano alcunché ma non hanno su di questo nemmeno ricordo, una fantasia, e nemmeno dei sogni neanche truccati e latenti; è un annichilimento della soggettività ineguagliabile. Per esempio nel fatto di esistere solo per Cosa Nostra o nell'assoluta indifferenza emotiva per la categoria del piacere in ogni sua forma legata all'eros, al cibo, al bello, al gioco ed è anche il totale disinteresse per il piacere in ogni forma che non sia il potere.

Si può forse considerare vittima un uomo che esaspera la paranoia del potere e che vive in una continua diffidenza e sospettosità rispetto al tradimento dell'amico mafioso, naturalmente è ovvio che il mafioso è in primo luogo vittima di se stesso e della totale identificazione con il mondo della mafia. Quando, infatti, l'identità del mafioso totalmente coincidente con l'identità transpersonale di Cosa Nostra entra in crisi (collaboratori di giustizia) c'è il crollo dell'individualità, impreparata, immatura quasi inesistente. Immaginiamo che cosa vuol dire per gli uomini siffatti che iniziano ad avere dubbi e a non sapere chi si è a interrogarsi vivere conflitti interiori a sentirsi totalmente soli nella disidentità.

Tra i collaboranti la motivazione che più spesso portò alla rottura con Cosa Nostra è il desiderio di evitare che i figli facciano la loro stessa vita e diventino come loro.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/03 Psicometria

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher caranzame di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicoterapia relazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università della Sicilia Centrale "KORE" di Enna o del prof Lo Verso Girolamo.
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