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Riassunto esame Psicoterapia, prof. Lo Verso, libro consigliato Gruppi. Metodi e strumenti. Lo Verso e Di Maria

Riassunto per l'esame di Psicoterapia, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Lo Verso: Gruppi. Metodi e strumenti. Lo Verso, Di Maria.
Il riassunto riguarda i capitoli 1-2-3-4-7-9, ovvero quelli indicati dal Docente per lo studio della materia. Gli argomenti trattati riguardano:
- i parametri dei differenti set(ting) dei gruppi clinici;... Vedi di più

Esame di Psicoterapia docente Prof. G. Lo Verso

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o e o u e a tutti i e i.. l’appa te e za a u g uppo o oge eo a itual e te defi ita da

caratteristiche pre-gruppo dei membri piuttosto che da attribuzioni comuni individuate nel corso del

trattamento . Mi pare importante rilevare due aspetti distintivi e specifici: da un lato il riconoscimento di

u p o le a o u e a tutti i e i sia da pa te del te apeuta sia dei pa te ipa ti , dall’alt o la

defi izio e di u ’appa te e za sulla ase di a atte isti he p e-gruppo. Vorrei puntualizzare che quando

pa lia o di g uppi o oge ei o i te dia o ife i i alla p ese za di u ’uguaglia za, he appiattis e le

differenze tra i membri, ma a un accomunamento tra essi che, in certe fasi, facilita il percorso terapeutico.

le differenze individuali rimangono e vanno riconosciute, evidenziate e promosse. Vorrei sottolineare

eve e te he u a a atte isti a di uesti g uppo l’i ediata eazio e di u li a g uppale di

condivisione e di una coesione dati proprio dalla comunanza sintomatologica, che fa sentire un forte senso

di appa te e za e u a possi ilità d’as olto e o p e sio e i ediati. Il o dutto e, el o so di tutto il

trattamento, deve essere consapevole di tutto ciò e ne deve costantemente valutare il significato per il

goli poi h , o e ved e o, l’esse e uguali o si ili, il i o os e si i u

processo del gruppo e dei si noi

sintomatico, rischia di diventare un elemento di chiusura, di fusione e confusione, a volte difensivo, che a

fatica lascia spazio alle differenze. Nel caso di trattamenti di gruppo a breve termine, il gruppo omogeneo

dive ta il fo ato p ivilegiato. A uesto pu to i pa e i po ta te p osegui e o u ’ulte io e

specificazione dei vari tipi di gruppo che per comodità ho raggruppato nelle due grandi aree

psicopatologia e medico-sanitaria entrando nel dettaglio di una loro narrazione.

GRUPPI OMOGENEI PER PAZIENTI CON PROBLEMATICHE PSICOPATOLOGICHE

I trattamenti in gruppi omogenei per pazienti affetti da problematiche psicopatologiche si sono moltiplicati

e, sempre più frequentemente, vengono considerati elettivi per il trattamento di alcune patologie. In

particolare, il loro uso riguarda la cura di disturbi psicotici, dei disturbi di personalità e delle patologie della

dipendenza disturbi del comportamento alimentare, tossicodipendenza, alcolismo. Mi sembra importante

fo alizza e i ediata e te l’atte zio e sulle agio e he fa o ite e e uesto tipo di g uppo più efficace

di quelli eterogenei per il trattamento di tali patologie. Come sappiamo, i gruppi eterogenei vengono

solita e te o epiti o e g uppi a lu go te i e e se iape ti he, i u ’otti a a aliti a, ha o o iettivi

di cambiamento profondo e duraturo. In essi la diversità viene ritenuta uno dei fattori più importanti di

crescita e trasformazione, a partire proprio dalla molteplicità delle esperienze, dei punti di vista, delle

problematiche e delle sintomatologie. Un gruppo analitico eterogeneo si compone di persone con

sintomatologie diverse che hanno una potenziale e adeguata capacità di contattare i propri vissuti e di

accedere a una dimensione elaborativa e interpretativa. Il gruppo diventa il luogo dove dare parola alle

proprie emozioni e al mondo di relazioni interne, uno spazio mentale di riflessione e di pensiero, oltre che

di u a. La o duzio e si o figu a o e po o attiva e di ettiva, o l’o iettivo di las ia e e e ge e

ate iale i o s io att ave so l’uso di te i he atte a favo i lo o e i silenzi, la comunicazione, il lavoro

sulle ide tifi azio i e sulle iso a ze e ip o he. L’ave e esteso la possi ilità di u a a patologie più g avi ha

o ligato a ipe sa e il dispositivo. Alla ase dei g uppi o oge ei ’ l’idea he dive se patologie

necessitano di peculiari modalità di conduzione e la focalizzazione su obiettivi specifici che variano a

seconda dei casi, trattandosi di patologie gravi, che non possono essere adeguatamente messe in atto e

pe seguite i g uppi ete oge ei. L’o oge eità o se te di utilizzare stili, strategie, modi che permettono di

accogliere e rispondere ai peculiari bisogni di uno specifico gruppo di pazienti. Proviamo a vedere meglio

quali possono essere le caratteristiche di un gruppo omogeneo ritenute utili per accogliere alcune forme di

disagio psi hi o. I a zitutto, tale fo ato favo is e l’attivazio e della oesio e g uppale a asta za

velocemente, grazie al fatto che i pazienti possono immediatamente riconoscersi elementi in comune che

facilitano le relazioni gruppali. Il fatto di ritrovarsi con persone che condividono gli stessi problemi facilita,

i olt e, l’us ita dall’isola e to e di i uis e il se so di solitudi e. Il g uppo elativizza la p op ia soffe e za

fa e dola se ti e e o u i a, ap e dola all’as olto dell’altro e alla possibilità di essere accolta e compresa.

12

La conduzione in un gruppo omogeneo si caratterizza in genere come abbastanza attiva e a volte direttiva,

fi alizzata alla eazio e di u o spazio st uttu ato, a oglie te pe l’esige za di off i e u a dimensione che

sia anche il più possibile sicura, supportiva e che favorisca la discussione di gruppo, senza eccessiva ansia e

conflitto. A questa dimensione supportiva spesso si accompagna un atteggiamento del terapeuta

prevalentemente empatico piuttosto che interpretativo, maggiormente connesso al clima gruppale e agli

o iettivi. U alt o aspetto a o u a te ella o duzio e di uesti g uppi app ese tato dall’atte zio e e

del g uppo, ovve o sui o po ta e ti all’i te o del gruppo,

dal lavoro sul qui ed ora sulle relazioni tra i

suoi membri, sulle dinamiche e risonanze attivate, sul processo e gli accadimenti gruppali. Vedremo come

iò isulta o g ue te e s’i t e ia o gli o iettivi della te apia e o il p evale e di al u i fatto i

te apeuti i. L’aspetto della direttività si esplicita con interventi orientati al rispetto delle regole gruppali, al

raggiungimento degli obiettivi, alla focalizzazione di specifiche tematiche. Ovviamente la conduzione varia a

seconda del tipo di gruppo. La conduzione varia anche nel tempo del gruppo, per cui gradualmente è

possi ile he il o dutto e sia e o attivo. Po ei l’a e to sul ispe hia e to o e fatto e fo te e te

attivato nei gruppi omogenei, che rende visibile attraverso le esperienze degli altri i propri problemi, i

propri modelli relazionali ecc., aspetti di sé spesso poco chiari, ignorati o difficilmente guardabili e dicibili.

Nei gruppi eterogenei ciò avviene ugualmente, ma siamo di fronte a una situazione in cui supponiamo che

tutti siano pronti a guardare dentro di sé aspetti messi in gioco dagli altri partecipanti. Quando pensiamo

all’i se i e to di u pazie te i ualu ue g uppo, do ia o se p e i te oga i se e può a oglie e le

sollecitazioni. A mio avviso, questo può rappresentare uno dei criteri di selezione dei pazienti per

l’i se i e to i u g uppo o oge eo, ovve o il ite e e he uel dato pazie te o possa tolle a e le

diversità, anche nei tempi necessari per affrontare le cose dentro di sé, presenti in un gruppo eterogeneo.

Mi pare che un gruppo omogeneo proponga una situazione in cui anche i tempi necessari per affrontare i

problemi, quindi i tempi della terapia, risultano più condivisi. Oltre a quanto fin qui esplicitato,

ostituis o o fatto i te apeuti i e t ali l’u ive salità, l’alt uis o, l’i fusio e della spe a za. Tutti gli auto i

sottolineano, inoltre, la terapeuticità dello sperimentare la coesione gruppale e di vivere le relazioni

i te pe so ali all’i te o del g uppo. I g uppo si pot a o app e de e uovi odi di appo to o gli altri.

In particolare, per pazienti con disturbi di personalità e schizofrenici, il fatto di sperimentare nuove e più

efficaci forme di interazione si rivela un elemento denso di grandi potenzialità trasformative. Mi sembra

utile aggiungere che spesso questi gruppi vengono concepiti come parte di una terapia a lungo termine,

ovvero come una fase del trattamento del paziente. Se questo formato gruppale viene utilizzato

soprattutto nel caso di patologie gravi, la cura non si esaurisce in esso e attraverso esso. Rappresenta una

tappa importante di un più ampio e complessivo progetto terapeutico che preveda la presa in carico

attraverso diversi luoghi di cura, in una concezione della terapia come un continuum di episodi

intermittenti e successivi, corrispondenti ai bisogni del paziente, con obiettivi di volta in volta specifici e

limitati. Questi gruppi sono prevalentemente a termine (breve o non) anche se, per esempio nel caso di

gruppi in reparti psichiatrici o strutture residenziali, spesso sono a lungo termine. Gli obiettivi che si

possono fissare di volta in volta per uno specifico gruppo e i singoli pazienti variano e dipendono dal tipo di

disturbi e dal particolare gruppo, dalla specificità della sua composizione. Vorrei sottolineare che molto

a he dall’app o io dei te apeuti el pe segui e al u e fi alità piuttosto he alt e, se e e il tipo

dipende

di patologia rappresenti un vincolo forte. Alcuni approcci sottolineano maggiormente la funzione del

gruppo come luogo in cui sperimentarsi e sperimentare abilità nuove; altri approcci tendono a mettere in

evidenza la dimensione relazionale del gruppo, ecc.

In generale, possiamo dire che inizialmente occorre lavorare molto perché il gruppo sia percepito come

suffi ie te e te apa e di o te i e to, al pu to da o se ti e l’ape tu a di s , a g adual e te, o il

consolidarsi di una maggiore coesione, diventa lo spazio dove potere esprimere i vissuti più angoscianti e

offrirsi sostegno reciproco. Il gruppo, quindi, come luogo sicuro dove sperimentarsi, dove vivere ed 13

esplorare i rapporti interpersonali, riconoscere gli altri con i loro bisogni e dove contattare i propri.

Infine, una breve puntualizzazione. Anche se il riferimento ai gruppi omogenei dà idea di gruppi uniformi,

non dobbiamo pensare a questi come appiattimento e uguaglianza: ci riferiamo sempre a categorie troppo

ampie, quali sono le diagnosi, per poter pensare a ciò. Appare superfluo parlare della singolarità di ogni

pazie te, a vi so o o u ue già sig ifi ative diffe e ze, a he all’i te o delle g a di atego ie

diagnostiche, per lunghezza, grado e gravità della malattia, livello di funzionamento mentale, capacità

relazionali, competenze sociali ecc. Dopo aver focalizzato alcuni degli aspetti centrali dei gruppi omogenei

per pazienti con disturbi psicopatologici, passerò a raccontare la mia personale esperienza di trattamento

dei disturbi del comportamento alimentare, in gruppi monosintomatici.

IL GRUPPO MONOSINTOMATICO GRUPPOANALITICO PER IL TRATTAMENTO DEI DISTURBI DEL

COMPORTAMENTO ALIMENTARE

In questo paragrafo proporrò una riflessione sul lavoro con pazienti con disturbi del comportamento

alimentare, in gruppi monosintomatici gruppo analitici. La diffusione di patologie in cui il disagio psichico si

esp i e att ave so il o po stata egli ulti i a i otevole, i u ’epo a i ui il o po i vestito di

innumerevoli aspettative e simbologie sociali e culturali. Il corpo diventa lo strumento a cui delegare

l’esp essio e del disagio psi hi o he o può esse e elato, a se p e più diffi il e te isulta vei olato

dalla parola. Nel corpo è inscritta la sofferenza, corpo che diviene il corpo della somatizzazione e

dell’esp essio e del o flitto psi hi o: il luogo att ave so il uale da e u o e all’a gos ia, il o po a itato

e agito dalle relazioni interne . Dire qualcosa con il proprio corpo spesso equivale a esprimere angosce

profonde, imparlabili, che non trovano altro canale di comunicazione per lasciarsi parlare e rendere visibili

a s e agli alt i. Att ave so il o po, al o te po, o e se si egasse l’a gos ia p op io pe h o

sembrano esserci parole per esprimere il proprio dolore, ma quando si mangia e vomita in maniera

compulsiva un numero infinito di volte al giorno, il richiamo e il grido di aiuto sono stati lanciati. Ascoltare

questo, al di là delle parole e delle difficoltà a trovare e a esprimere i propri vissuti emotivi, mi pare il primo

passo ell’app o io ai distu i del o po ta e to ali e ta e. Il utis o he a volte i vade la te apia,

nelle fasi iniziali, parla della difficoltà di sentire e dare parola al proprio mondo affettivo ed emotivo, della

paura a sfiorare e a contattare i propri vissuti, nascosti dietro la sicurezza del sintomo che fa sentire forti,

potenti, capaci di enorme controllo su di sé. La storia di queste pazienti, infatti, è spesso intrisa di

i o p e sio i, i vasio i dell’alt o, a ia e paure. Le difficoltà relazionali, il rifiuto e il bisogno/desiderio

egato dell’alt o, t ova o esp essio e att ave so l’agito o pulsivo del si to o a o essi o-bulimico. Il

gruppo monosintomatico , utilizzato ormai da molti psicoterapeuti nel mondo come strumento privilegiato

nel trattamento del disturbo anoressico-bulimico, risulta abbastanza efficace. Spesso nel confronto con i

colleghi emerge la difficoltà della cura, in setting individuali e in gruppi eterogenei, per queste patologie

esso dalla pazie te o se a t ova e u ’adeguata a oglie za i uesti o testi he,

dove il bisogno esp

potremmo dire, non sembrano congruenti al funzionamento mentale della paziente. Credo che la prima,

immediata richiesta che le pazienti portano è di uno spazio in cui sentirsi accolte e ascoltate (al di là di

tutto) nel loro essere anoressiche e bulimiche, di tollerare e rispettare la loro condizione, di non attaccarla

i essu odo. Il si to o u ele e to o tife o, u u leo d’i pe sa ilità e di hiusu a, a a he

u a fo te ide tità, l’u i a ide tità se tita o e p op ia, aute ti a. Mi pa e he a he pe uesto, p op io

pe h si o figu a o e il luogo dell’uguaglia za si to atologi a, il g uppo o osi to ati o spave ti

meno, generando meno chiusura e desideri di fuga. Il gruppo è immediatamente percepito come un

rifugio sicuro, dove proprio la comunanza del sintomo sembra garantire la certezza di essere accolte e

comprese. Credo sia utile sottolineare che i gruppi a cui faccio riferimento erano costituiti da pazienti

anoressiche e bulimiche con diverse problematiche specifiche, ma che non accoglievano persone a rischio

di sopravvivenza fisica o con problematiche psicotiche. Tutte le pazienti presentano aspetti comuni: sono

pa alizzate el ifiuto dell’alt o e da pa te dell’alt o, ossessio ate dal

bloccate nella loro crescita evolutiva, 14

cibo e dal loro corpo. Ciò spaventa, ma al contempo rassicura.

Nei primi periodi di fondazione, il gruppo è centrato soprattutto sulla narrazione del sintomo, sui rituali

attorno al cibo e sul corpo. Emergono abbastanza velocemente anche le narrazioni sui propri vissuti, sul

se so he ha il si to o. L’atte zione iniziale al sintomo rende visibile il grande bisogno di rassicurazione

delle pazie ti e sta a testi o ia e la i e a di ele e ti a o u a ti, si ili, la i e a dell’alt o uguale a s .

Parlando del sintomo ci si sente uguali e non si corre il rischio di perdersi e di perdere il sintomo come

elemento di certezza che aiuta a non scoprirsi, a nascondere le proprie fragilità e debolezze. Gradualmente,

all’i te o di u g uppo oeso, a oglie te, suppo tivo, a ude te, e sop attutto apa e di o te e e il

dolore, si può abbandonare la certezza offerta dal sintomo e i partecipanti possono raccontare la propria

storia personale, connetterla al sintomo, provando a capirne il significato. Diviene possibile mettere in

relazione gli accadimenti e le dinamiche gruppali con la propria storia, dirsi quello che si è provato e vissuto,

ridare senso al proprio malessere, affrontare i nodi problematici delle relazioni familiari. Parlare di sé

significa affrontare i propri nuclei patologici, renderli visibili e cominciare a mostrare le diversità in gruppo,

ap e do la st ada al a ia e to e alla t asfo azio e, la st ada ve so l’e a ipazio e e la diffe e za,

sepa azio e dall’alt o. “o o ote le pau e e le a ivale ze del g uppo, he i e a le diffe e ze, a e ha

paura perché potenzialmente generatrici di conflitti, divergenze, perché rappresentative della separazione

e disti zio e dall’alt o. I fo do, si oleggia ti il pote ziale g a de salto ve so l’auto o ia a he o e

svincolo dalle proprie matrici familiari intrappolanti. Il gruppo permette la visualizzazione e la

drammatizzazione della propria dipendenza interna, che è anche dipendenza dal gruppo, ma deve

o se ti e u ’ela o azio e he o fluis a ve so la ost uzio e di u a p op ia auto o ia e il

p op ia diffe e za e sepa azio e dall’alt o.

riconoscimento della

Vo ei, a uesto pu to, soffe a i eve e te su u ’alt a spe ifi ità del lavo o o ueste paziente, che

entra in gioco nel contesto gruppale. Occorre un costante rapporto con la famiglia, che va accolta e aiutata.

In una fase di consulenza, per me è ormai prassi abituale riservarmi parte del primo colloquio per ascoltare

i familiari (in genere i genitori) che accompagnano le pazienti. I gruppi della mia esperienza si sono chiusi

automaticamente dopo due anni, al termine di un buon lavoro con risultati positivi per le pazienti. In tutti i

gruppi, alcune pazienti hanno continuato con un ulteriore percorso analitico, o in assetto individuale o in

gruppi eterogenei per patologia. Il gruppo monosintomatico soprattutto nella fase iniziale è fortemente

pe eato da uei fatto i te apeuti i he so o la oesio e g uppale, l’alt uis o, l’u ive salità,

e di e to i te pe so ale. Nelle fasi su essive, pu i a e do e t ali uesti fatto i, sa a o attivi

l’app

anche fattori terapeutici più analitici, come la risonanza e il rispecchiamento, intesi come esperienze

inconsce di comunicazione e identificazione tra i partecipanti di aspetti non conosciuti di sé.

GRUPPI OMOGENEI PER PATOLOGIE FISICHE

Negli ultimi anni, gli interventi di aiuto psicoterapeutico di gruppo per pazienti affetti da patologie

so ati he si so o a pia e te diffusi, a he se a tutt’oggi a a e te fanno parte di un programma di cura

più complessivo dei reparti di medicina (in Italia). E ciò nonostante innumerevoli ricerche abbiano

di ost ato o ai l’effi a ia di uesti i te ve ti. La i o os iuta effi a ia del t atta e to di g uppo ei asi

di malattie somatiche è da riferirsi sia al miglioramento della qualità della vita del paziente sia alla cura dei

distu i psi hi i o elati. Il fatto di o divide e u ’espe ie za di g uppo ha degli effetti sulla alattia e sulla

speranza di vita come è dimostrato da alcune ricerche. Un disturbo somatico, una malattia soprattutto ad

andamento cronico, ha un impatto notevole sulla vita di una persona che ne può essere sconvolta non solo

per gli effetti sulla salute, le conseguenti inabilità e il bisogno di cure, ma anche per il modo di reagire a essa

ed elaborarla con effetti psicologici spesso depressivi e di natura ansiosa. La malattia genera

consapevolezza dei propri limiti e della propria finitezza, facendo crollare ogni illusione di onnipotenza e

imponendo un confronto con i limiti. Entra inoltre in gioco la dimensione del corpo con il valore simbolico a

esso att i uito. “e ’ u a utilazio e o u ’i validità si dete i a u a ia e to dell’i agi e o po ea

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e di sé, del modo di concepirsi e percepirsi anche in base al valore soggettivo dato a quella parte del corpo.

Il modo in cui si affronta la malattia ha degli effetti a livello emotivo che entrano in gioco nelle relazioni con

gli altri, nelle relazioni familiari e nelle relazioni sociali. Come abbiamo visto, il disagio psichico accompagna

la alattia so ati a i isu a più o e o i te sa, spesso o distu i d’a sia e dep essivi e o diffi oltà

di adattamento alla malattia. Questi disturbi interferiscono sulla qualità della vita del paziente e della sua

famiglia, provocandone un peggioramento. La presenza di disagio psichico provoca, inoltre, più ricadute e

e idive dell’affezio e so ati a e i o e sop avvive za. Risulta ui di evide te la e essità di ette e a

punto interventi psicoterapici che accolgano la sofferenza psicologica di chi è affetto da malattie fisiche,

o l’o iettivo di fo i e u sosteg o all’ela o azio e della alattia stessa, ella o vi zio e he u a p esa

in carico della dimensione psicologica produca notevoli effetti benefici. È ormai riconosciuto che

l’i te ve to psi ote api o elettivo app ese ta o dal fo ato g uppale he ha p e ise a atte isti he di

setting e obiettivi ben definiti. Il gruppo a cui faccio riferimento è di tipo omogeneo per patologia, e,

spesso, anche per sede e stadio della malattia. Per quanto riguarda infine gli altri elementi su cui effettuare

la selezio e dei pazie ti pe la ostituzio e di u g uppo, uali l’età, il sesso, la o dizio e so iale, i ge e e

o si te de all’u ifo ità, a he se a o a u a volta dipende dalle finalità del lavoro gruppale. I gruppi

o oge ei posso o ave e a atte isti he di setti g dive se a se o da della tipologia dell’i te ve to, pe ui

cambiano gli obiettivi, la durata,le dimensioni, il formato. I gruppi vengono raggruppati in tre grandi aree. I

gruppi psicoeducazionali hanno obiettivi informativi e, in genere, sono molto brevi come quelli cognitivo-

o po ta e tali, più e t ati sull’a uisizio e di apa ità, o pete ze e o po ta e ti adeguati ad

affrontare la malattia. I gruppi a orientamento dinamico-relazionale sono rivolti a un numero più limitato di

pazie ti e si o figu a o o e g uppi hiusi. Questi g uppi so o fi alizzati all’app ofo di e to degli

aspetti e otivi legati alla alattia. Gli o iettivi i a o all’a ettazio e della malattia e a un maggiore

adattamento, al recupero delle relazioni interpersonali, al miglioramento della qualità della vita. I fattori

te apeuti i p i ipali so o l’alt uis o, l’i fusio e della spe a za, l’u ive salità, l’app e di e to

interpersonale e il più centrale di tutti è la coesione gruppale (è proprio la comunanza del fattore di

alattia he fa ilita l’ape tu a di s e la se sazio e di o te i e to e a oglie za dei p op i vissuti i u

clima rassicurante). Questo fattore è ancora più pregante poiché questi gruppi sono prevalentemente a

eve te i e e il te apeuta deve esse e i g ado di gesti li o a ulla do a favo e do l’esplo azio e

dei vissuti individuali soggettivi. A questo proposito, ritengo utile mettere in evidenza che le esperienze di

trattamento gruppale in caso di patologie somatiche sono per lo più a breve termine, anche se possiamo

avere gruppi a medio o lungo termine, se non addirittura senza un tempo prestabilito. Occorre ricordare

comunque che gli interventi brevi vengono considerati più efficaci e da privilegiare, come dimostrano

al u e i e he. Il g uppo il luogo dove si può supe a e l’isola e to e la solitudi e, la se sazio e he o

ci sia nessuno che possa capire e condividere i propri problemi. Il gruppo offre immediatamente il

o f o to o l’alt o, p opo e dosi o e lo spazio e il luogo dove i si i o t a pe o divide e e

analizzare le difficoltà comuni. Il gruppo, inoltre, è il contesto dove è possibile sperimentare relazioni

interpersonali che consentono la visualizzazione e un lavoro di comprensione della propria personale

dimensione relazionale, che abbiamo visto essere una delle principali aree problematiche del paziente con

patologia somatica. Diviene così possibile parlare delle proprie angosce, spesso inesprimibili nelle relazioni

fuo i dal g uppo, e delle se sazio i he si spe i e ta o, d’i si u ezza, d’i pote za, di dipe de za, di

perdita di controllo ecc. Credo che il gruppo debba essere finalizzato alla presa in carico della malattia, cioè

al consentire a ciascuno dei suoi membri di affrontare la malattia senza negazioni eccessive, potendo

guardare agli aggiustamenti e ai cambiamenti a cui obbliga, senza che questi debbano essere vissuti come

una perdita che annulla qualsiasi possibilità creativa e generativa. Viene riconosciuta la necessità da parte

del conduttore di una conoscenza della malattia nei suoi aspetti medici così come dei suoi effetti

esistenziale e relazionali. Molti autori, a questo riguardo, ritengono utile una doppia conduzione che 16

preveda, accanto allo psicoterapeuta di gruppo, la presenza di un professionista competente nella malattia

specifica in trattamento a cui fare riferimento per gli aspetti più propriamente medico-informativi. Vorrei a

uesto pu to passa e all’esposizio e di una terapia di gruppo per pazienti ipovedenti.

UN’ESPERIENZA DI PSICOTERAPIA DI GRUPPO A BREVE TERMINE PER PAZIENTI IPOVEDENTI

Il g uppo pe pazie ti ipovede ti he i a i go a a a e as e dalla olla o azio e o l’asso iazio e

ARIS (associazione retinopatici e ipovedenti siciliani) da anni impegnata in un lavoro di supporto,

e ai suoi asso iati ella p eve zio e, ell’i dagi e epide iologi a e ella se si ilizzazio e

informazio

sociale. Abbiamo ritenuto che il gruppo più congruente agli obiettivi prefissati fosse omogeneo per

patologia e a breve termine, e ciò per diversi motivi. Un lavoro sul vissuto relativo alla malattia può

avvenire più agevolmente e proficuamente quando si ha la possibilità di incontrare persone con lo stesso

problema. Un gruppo chiuso a breve termine attiva una rete affettiva e di relazioni forte, mette in gioco

iali he atte go o p i ipal e te all’u ive salizzazio e del p o le a, al

fattori terapeutici psico-so

suppo to i te pe so ale, all’i fusio e della spe a za, all’i fo azio e, all’alt uis o e alla oesio e

gruppale. Si sono scelte le persone motivate a un lavoro gruppale e , come altri criteri di selezione, abbiamo

i dividuato u ’età a asta za va ia ile, he o u ue si ollo ava ella fas ia adulta, u ’est azio e

so io ultu ale di livello edio e l’asse za di p o le ati he psi opatologi he g avi. “i t atta indubbiamente

di un campione selezionato di persone consapevoli del bisogno di approfondimento psicologico,

estremamente disponibili al lavoro e disposte a mettersi in gioco. Il gruppo si è riunito per dieci incontri, a

ade za ui di i ale, ell’a o di circa 4 mesi. Il lavoro ha visto una costante attenzione al problema

dell’ipovisio e e al odo i ui ias u o si o f o tato o uesto p o le a, o e lo ha vissuto, o e lo

vive attualmente a distanza di anni dalla prima diagnosi, in che modo entra in gioco nelle relazioni familiari,

con gli altri in genere. Tutti hanno attraversato una fase iniziale, al momento della diagnosi, abbastanza

depressiva. È emerso il senso di solitudine, un vissuto di non comprensione da parte degli altri, colpevoli di

fare pesare la malattia e di farla ricordare costantemente, incapaci di misurarsi con i cambiamenti che

questa comporta nella vita quotidiana in termini di limiti, dipendenze ecc. In realtà, questo vissuto rimanda

alle rivendicazioni fatte agli altri, al desiderio che gli altri vizino, si prendano cura, vivano per i propri

p o le i, all’i te o di u a pe ezio e di s o e ipovede te, o più di pe so a i te a he ha u a

malattia ma è la malattia stessa. Il decorso imprevedibile nei tempi della patologia è vissuta con grande

angoscia e si accompagna alla mancanza di speranza per la non curabilità e per la certezza della cecità.

Questo provoca rabbia e al contempo depressione, anticipando psicologicamente e inutilmente gli effetti

che la malattia può avere anche molti anni dopo. La paura di non vedere più è il motivo principale

dell’a gos ia e la ausa spesso della hiusu a e dell’isola e to. A po o a po o si so o ape ti degli spazi he

hanno consentito di incominciare a esplorare cosa è cambiato nella propria vita a seguito della malattia. Ci

si potuto di e he i pa te si te de ad att i ui e all’ipovisio e tutti i p o le i, sia uelli più st etta e te

pratici sia quelli affettivo-relazionali, come se inconsciamente qualunque difficoltà venisse

o dotta alla p op ia o dizio e. La fa tasia sottosta te legata all’idea he se za la

immediatamente ri

malattia si sarebbe condotta una vita perfetta. Il gruppo ha lavorato molto su questo, operando un

cambiamento di prospettiva che ha portato a evidenziare gli aspetti illusori relativi a un ideale piuttosto che

alla p op ia pe so ale e eale espe ie za di vita passata. I olt e, olti dei p o le i att i uiti all’ipovisio e

hanno cominciato a essere ricondotti a difficoltà personali, problematiche relazionali ecc., comuni anche a

hi o affetto da alattie o ga i he. Ci si potuto a he di e he l’i se si ilità degli alt i, o il lo o

allontanamento, forse è dipeso anche da se stessi in un momento in cui non ci si accettava e non si era

e e l’aiuto da pa te di essu o. Il g uppo ha pe o so u a i o

capaci di accogliere la comprensio

trasformativo che ha consentito ai suoi membri di uscire da una posizione che li faceva ritenere con dei

limiti che non riguardavano gli altri, le persone normali. Il fattore di cura è sembrato essere allora il

confrontarsi con il limite vero e grande della morte, che il problema della vista accelera, con il 17

riconoscimento che il rischio di morte è di tutti e la vita è probabilità. I loro problemi sono indubbiamente

gravi ma tutti facciamo i conti con il limite, qualunque esso sia, e con il limite più grande, che è di tutti e che

è appunto la morte. 4. CAPITOLO

GRUPPI IN (?) AZIONE PER LA SALUTE MENTALE

Vincenzo Bellia

BASTA CON LA (RIABILIT)AZIONE

Ci imbattiamo quotidianamente con la mitologia della riabilitazione : per i servizi sociosanitari sembra

l’u ge za p io ita ia! Ma pe h allo a, o i o triamo mai nessuno che ci domandi spontaneamente di

essere riabilitato mentre, invece, moltissimi utenti (pazienti, clienti, disoccupati) domandano a gran voce

di essere aiutati, curati, consigliati, accompagnati, formati, sistemati.. ? la cultura della riabilitazione è

caratterizzata : da rapporti di potere assai precisi e dalla rinuncia alla funzione terapeutica. La funzione

te apeuti a ei fatti delegata al t atta e to fa a ologi o, o dotto all’i te o di u a diade edi o-

paziente con scarsi livelli di interscambio. Le pratiche di riabilitazione vere e proprie, invece, sono

demandate a generici gruppi, privi spesso della benché minima consapevolezza teorico-tecnica. Gruppi-

cucina, gruppi cinema, gruppi raccolta ortaggi, gruppi espressivi . Non è solo la possibilità della cura a

essere soffocata dalla riabilitazione , ma anche la dimensione sociale e culturale della cittadinanza.

Ricreando nei fatti, in una dimensione extraistituzionale, il circuito speciale del manicomio, la

riabilitazione configura un terricomio in cui le persone sono estrapolate dai processi sociali e produttivi,

dagli spazi della convivenza e della negoziazione.

DALLA (TRASL)AZIONE ALLA (REL)AZIONE OLTRE IL DOGMA DEL NON AGITUR

Nel costume riabilitativo-psichiatrico contemporaneo campeggiano per la loro frequenza gruppi espressivi,

connotati o meno come terapia; gruppi a carattere comunitario; gruppi occupazionali. Una prima

a atte isti a o u e ai g uppi i esa e he o ’ più t a ia dell’i i izio e dell’a alista. “o o tutti

g uppi asati sul fa e; l’azio e il lo o ife i ento tematico, anche il loro vettore comunicativo. Gruppi a

prevalente mediazione verbale in cui però, accanto alla parola, altrettanto protagonista è il corpo. Se altri

gruppi prendevano in considerazione soprattutto la traslazione, focalizzandosi sulla dinamica trans ferale e

riportando tutto, in ultima analisi, al lì e allora , questi gruppi, al contrario, non considerano la dimensione

del fare quale pre-testo trans ferale, ma come il testo medesimo di una relazione che si svolge innanzitutto

nel qui e ora .

SPAZI DI (INTERMEDI)AZIONE E DI (TRASFORM)AZIONE

Non a caso queste esperienze vanno di pari passo con la riscoperta, la valorizzazione e la diffusione di quel

particolare formato multi personale che è il gruppo intermedio. Gruppi in casa-famiglia di composizione

quasi paritetica. Gruppi per il lavoro con più di 20 tra ex pazienti, artigiani, volontari ed ex psichiatri. Gruppi

di danza-movimento-terapia che sfondano il setting tradizionale del piccolo gruppo per diventare spazi

espressivi di comunicazione e di benessere numerosamente partecipati. Il gruppo intermedio è un buon

setting per imparare a parlare e a pensare e, per avere un accesso diretto a ciò che sta tra psiche e società.

È una situazione in cui la psiche si può esprimere più liberamente e pienamente e in cui è meno irretita da

regole imposte dal setting familiare del piccolo gruppo o dal notevole effetto massificante della società in

genere. Il gruppo intermedio come spazio traspositivo , come luogo di coesistenza e attraversamento del

sociale e del mondo interno, di socializzazione dei singoli e di trasformazione culturale della società.

IL SETTING: ALCUNI PARAMETRI 18

Sono stati descritti i parametri di 2 tipi di gruppo: i gruppi per il lavoro del progetto Airone e 2 diversi

apia pe l’a ea esp essiva.

gruppi di danza-movimento-te Airone ha fatto lavorare più

Gruppi per il lavoro:

di un centinaio di persone tra soggetti disabili psichici, altri abilissimi ma disoccupati lo stesso. Si tratta di

g uppi he tutte le setti a e ip opo eva o u i sie e di solida ietà, pia ifi azio e d’i p esa, p o esso

psicodinamico. Questi gruppi continuano, oggi, nelle cooperative che lavorano, danno lavoro, producono e

vendono. Il gruppo intermedio è lo spazio adeguato per la continua oscillazione tra la cura e la cultura: la

compartecipazione ai processi comunitari da una parte, il lavoro sul self e sulla relazione che permette una

uisiti di itti di ittadi a za dall’alt a.

reale fruizione dei ri-a i gruppi si rivolgono a soggetti

Danze di gruppi: i hiedo o u ’elevata

che presentano un grado significativo di autonomia personale, o che viceversa

intensità di presa in carico. In questo secondo caso, il setting può essere costituito in funzione di prevalenti

obiettivi terapeutici. In questi gruppi trovano posto non solo psicotici, ma anche persone con gravi disturbi

di personalità, con disturbi ossessivi, ansiosi, agorafobici di grado tale da risultare invalidante sul piano

delle autonomie sociali. I gruppi di riabilitazione funzionale sono, invece, rivolti a persone nella cui

si to atologia p evalgo o l’i p o ta difettuale e la grave disorganizzazione cognitiva e relazionale. I due

tipi di gruppo si svolgono solitamente nei centri diurni o nelle comunità terapeutiche. Il gruppo semiaperto

consente inserimenti e uscite programmati, garantendo da una parte la stabilità necessaria al costituirsi e

all’evolve si della at i e, fo e do dall’alt a sti oli di ovità e a tago izza do la cronicizzazione . La

scelta delle piccole dimensioni risponde invece nei 2 tipi di gruppo a intenti diversi: nel gruppo a valenza

terapeutica, favorisce la creazione della matrice interpersonale; nel gruppo a valenza riabilitativo-

fu zio ale, o se te di a te e e l’atte zio e su ias u i dividuo, o h di svolge e i p evale ti lavo i

collettivi in una dimensione che non è quella indifferenziata e destrutturante del grande gruppo. Entrambi i

tipi di gruppo mirano, innanzittutto, al risveglio corporeo e alla riorganizzazione funzionale. Direi, anzi, che

qualunque esperienza di danza-movimento-terapia ha alla base questi obiettivi. Attivare il corpo,

p o uove e l’autope ezio e, io ga izza e i patte s psi o oto i fo da e tali ispetto ai pa a et i

spazio-temporali riveste a riguardo particolare importanza. È opportuno che questi gruppi abbiano

carattere continuativo, frequenza possibilmente bisettimanale e breve durata. Lo staff è un gruppo che

apeuta il ife i e to p i ipale di u ’espe ie za o u a

guida un gruppo. Il danza- movimento-te

L’ideologia della o duzio e o di ettiva va a dita da uesti g uppi. Il p i

pluralità di funzioni-guida. o

obiettivo strategico è istituire un contenitore rassicurante e strutturante, che si ottiene con il ruolo

fortemente partecipe del terapeuta in azione. Chi conduce questi gruppi ha effettuato un training

professionale in danza-movimento-terapia, un percorso almeno triennale.

7. CAPITOLO

IL GRUPPO DI FORMAZIONE

Franco Di Maria, Gaetano Venza

PREMESSA: ALCUNE CO(DIS)ORDINATE

Formazione e formazione psicosociale

I gruppi di formazione si possono considerare le più diffuse tecniche finalizzare a favorire la crescita

personale e collettiva nei mondi del lavoro e della polis. In questo studio proporremo un inquadramento fra

i principali dispositivi di lavoro per la formazione psicosociale nei gruppi e mediante i gruppi.

Quale gruppo, quale formazione

Non esistono forme pure del gruppo di formazione come tecnica, ma costruzioni (invenzioni) di spazi per

il sociale e il mentale che prendono forma di gruppo di formazione , strumento per una prassi che è anche

19

socio-affettiva, quindi fortemente determinata nel suo configurarsi dalle dimensioni presenti nel campo

della relazione che lega il professionista ai suoi interlocutori. Sono necessarie alcune altre precisazioni.

Formazione è iterativo di forma, e da ciò consegue una delle possibili ambiguità dei suoi significati:

confermare, adeguarsi oppure dare origine, inizio, creare . Il primo significato rimanda a una formazione

intesa come trasmissione acritica di pensieri già pensati da altri altrove . Il secondo significato rimanda a

una formazione intesa come in-venzione di un sapere che dia luogo a conoscenze, ovvero come trans-

formazione. La formazione, pertanto, o è trans-formazione oppure si riduce a semplice informazione.

Formare mediante il gruppo: a che cosa e da quale prospettiva

Il gruppo di formazione ha finalità e metodologie educative diverse da quelle tradizionali finalizzate alla

se pli e t as issio e di i fo azio i e valo i e all’ide tifi azio e on il formatore. È quindi necessario

rivolgersi al panorama complessivo del lavoro formativo equilibrando con attenzione le tre principali aree

della formazione: (ex-plico), che riguarda direttamente la conoscenza delle teorie e

formazione esplicativa

delle tecniche; (in-plico), come tirocinio professionale ed esposizione personale;

formazione implicativa

(ad-plico), come acquisizione della capacità di operare prassi capaci di testimoniare

formazione applicativa

le competenze maturate attraverso le formazioni esplicativa e implicativa.

PER FARE UN PO DI ORDINE SENZA BLOCCARE LO SVILUPPO: IL PENSARE DI GRUPPO

Il tema del pensiero di gruppo è molto importante, insieme alla sua contrapposizione con il pensiero di

coppia, categoria molto utile nella osservazione e valutazione delle relazioni interpersonali, gruppali, socio-

organizzative che consente di mettere in evidenza se e quanto queste si orientino in direzione di una

promozione della soggettività o, invece, di una sua mortificazione in favore della affermazione assolutistica

di conoscenze, idee, valori, poteri. Sono le stesse modalità di conoscenza e rappresentazione del mondo e

dell’espe ie za he posso o esse e t agua date o e ife e tesi a u app o io di tipo o isti o piuttosto

he duale. Co il p i o fa ia o ife i e to all’idea he la o os e za sia esse zial e te s ope ta

dell’esse za o della ve ità , o il se o do all’idea he la o os e za sia i ve zio e etafo i a

app ese tazio e del eale . Così l’ sa e e l’atto o os itivo he si ap e alla possi ilità

invenire

dell’att i uzio e di u sig ifi ato pa zial e te uovo, o igi ale e soggettivo a u fe o e o. La s operta, al

o t a io, i via all’a uisizio e o allo svela e to di u già dato i ultu a, o esiste te i atu a, al uale è

ato. L’ì ve i e il p o esso sul uale si fo da il pe sie o di g uppo. Il pe sa e

impossibile dare nuovi signifi

di gruppo apre alla possibilità di un superamento del monismo dei modelli culturali del nostro mondo ai

quali continuante facciamo riferimento. Nella nostra cultura, di fatto, continuano a prevalere i valori di tipo

monistico. È per questa ragione che la proposizione forte di un pensare di gruppo può aprire la strada a

una concezione della dimensione di gruppo sia come strumento sia come metodo in grado di strutturare

abilitò culturali e sociali, conferendosi ambizione di progetto trasformativo per la polis e per la qualità della

vita. Il pensare di gruppo, inteso come pensiero flessibile, è orientato alla costante revisione del precedente

stato di coscienza e conoscenza. Proprio per questo uno dei prodotti primari di tale pensiero è il concetto di

noità , che rappresenta la sistematizzazione del livello di attivazione delle funzioni superiori del gruppo.,

tuttavia, sarebbe assai riduttivo sostenere che il gruppo sia solo fenomenologicamente la condizione per

he l’i dividuo esp i e i o dizio i o

attivare livelli di funzionamento diversi e più complessi di quelli

gruppali. Infatti, il pensare di gruppo, consentendo lo sviluppo del pensiero duale e del concetto di noità ,

permette di sanare una falsa differenza prodotta dalla tendenza riduzionistica. In sostanza, il pensare di

g uppo, he pe ette il supe a e to dell’a ti a o t apposizio e f a so iale e i dividuale, aggiu ge

quella connessione fra momenti della vita mentale di ciascuno che sarebbe accecante separare e

distinguere.

IL GRUPPO DI FORMAZIONE: QUESTIONI DI SETTING, CONDUZIONE, OBIETTIVI

Il gruppo come campo, il setting, la conduzione

In primo piano, è fondamentale il senso che i partecipanti al lavoro di gruppo conferiscono alla situazione 20

che stanno vivendo. È preciso compito del formatore-conduttore operare perché, coerentemente con una

impostazione clinica del lavoro formativo, la messa in situazione dei partecipanti non si limiti alla mera

enunciazione di obiettivi, motivazioni, aspettative, ma si realizzi attraverso un lavoro di chiarificazione e

massima consapevolizzazione possibile degli elementi sociali e simbolico-affettivi che convergono al centro

o dutto e io , fi dall’i izio, il ga a te della possi ilità he el

del campo del gruppo. Il formatore-

campo del gruppo e nelle menti individuali si attivino quegli spazi di parziale insaturazione che soli

consentono un effettivo lavoro di elaborazione soggettiva dei temi proposti dalla formazione e, poi, la

possi ilità di te e e u dis o so sull’espe ie za ealizzata. Fo da e e o ga izza e il setti g del g uppo di

formazione psicosociale a taglio clinico significa allora avere chiaro che non si sta solo lavorando alla

costruzione di un contenitore, bensì alla co-edificazione del campo matriciale che costituirà lo sfondo di

significato condiviso della storia trasformativa che nel gruppo potrebbe aver luogo. La conduzione del

gruppo di formazione richiede una specifica competenza riguardo ai temi della relazione psicosociale

gruppo/individuo e gruppo/organizzazione, in particolare per quanto riguarda gli aspetti non meramente

og itivi del a ia e to e dell’i ple e tazio e delle o pete ze.

Obiettivi

Gli o iettivi fo ativi di fo do devo o igua da e l’au e to della o p e sio e della e ip o ità e della

l’app e di e to dei p o essi

circolarità dei rapporti interpersonali e di quelli individuo/contesto;

relazionali e comunicativi e delle dinamiche di gruppo a livello conscio e legate alla norma sociale; il

miglioramento delle capacità di lavoro in equipe e delle capacità di analisi dei processi gerarchici,

istituzio ali; l’au e to della o ettezza della pe ezio e di s e degli alt i; l’app e di e to

organizzativi e

di u a gestio e positiva e o ep essiva dei appo ti e dei o flitti i te pe so ali; l’au e to delle apa ità

di tolle a e l’a sia e la f ust azio e; il superamento della cultura di coppia. Dunque il gruppo di formazione

come strumento elettivo per la realizzazione di un laboratorio esperienziale che permetta ai soggetti un

efficace lavoro di conoscenza e crescita della propria identità professionale e del proprio rapporto con il

lavoro; un lavoro di consapevolezza ed elaborazione delle proprie rappresentazioni simbolico-affettive

dell’alt o- ollega, dell’alt o-utente, dei contesti.

Altre precisazioni su metodo e setting

Il g uppo di fo azio e si ollo a du ue pe oi pie a e te all’i te o del etodo psi ologi o-clinico, per

il suo esse e ivolto alla t attazio e di te i elativi ai pia i dell’affettività e della o u i azio e, e pe il suo

utilizza e a he p o edu e uali l’asti e za, l’i te p etazio e, l’osse vazio e pa te ipa te. Il setti g del

gruppo di formazione è quindi campo socio mentale, spazio mentale per il mentale. Anche qualora non si

svolga lavoro formativo esplicitamente analitico, la prospettiva del conduttore è quindi quella del setting

come campo con-transferale, nel senso che considera il campo gruppale come attivamente costituito e

all’i te o di

attraversato dagli universi mentali, storico-culturali e affettivi di tutti i partecipanti,

contenitori psico-culturali di natura organizzativa. Nel lavoro di formazione mediante i gruppi, set e setting

sono diversi in ogni esperienza e diversamente in relazione tra loro. La loro struttura, quindi, non può

essere definita a priori e richiede una forte attenzione per gli elementi contestuali nelle loro valenze socio-

psichiche. La competenza del formatore orientato in senso clinico e a vertice psicodinamico è quindi in

buona parte espressa dalla sua capacitò di progettare di volta in volta, da contesto a contesto, da obiettivo

a obiettivo, il setting del lavoro formativo.

Gruppo di formazione e istituzione

Il gruppo di formazione può intervenire direttamente solo su se stesso e su tutto ciò che in esso può essere

contenuto. È questa una precisazione indispensabile per un corretto discorso sul rapporto fra il gruppo di

fo azio e e l’o ga izzazio e/istituzio e he lo i hiede, p o uove od o ga izza. L’o ga izzazio e, e

attutto l’istituzio e he la sotte de, i fatti el lavo o fo ativo u ele e to e t ale. Essa iò he

sop 21

fonda la formazione stessa; è ciò che la attiva pur potendola temere come elemento perturbante delle sue

certezze e del suo ordine; è ciò che attraverso di essa elabora il suo rapporto con il futuro e il cambiamento.

IL GRUPPO DI FORMAZIONE: TECNICHE

Solo adesso può essere proposto un discorso descrittivo su alcune tecniche per i gruppi di formazione. Farlo

in assenza di quanto finora trattato significherebbe attribuire alle tecniche valore di dispositivi assoluti (cioè

svincolati) che richiedono al formatore di essere applicati a prescindere dai contesti. Il formatore, invece,

non applica ma usa le tecniche, le sceglie, le trasforma, le inventa, in funzione dei vincoli, degli obiettivi,

degli s e a i, delle iso se u a e, e o o i he e ate iali p ese ti ell’o izzo te so io-culturale e

o ga izzativo del suo i te ve to. I etodi attivi so o dispositivi etodologi i he ostituis o o l’evoluzio e

a ti a t adizio e he o epis e l’app e di e to o e app e di e to dall’espe ie za. I tale

della

t adizio e l’app e di e to i teso o e o p e sio e, ela o azio e e eta olizzazio e dell’espe ie za

vissuta. I metodi attivi qualificano e caratterizzano la metodologia didattica propria della formazione

centrata sul gruppo e sul coinvolgimento dei partecipanti, basata sulla presa di coscienza, orientata

all’app op iazio e e p oduzio e auto o a di odelli a pa ti e dalla espe ie za. L’effi a ia dei etodi attivi

è correlata a molteplici variabili interenti la situazione formativa, quali la cultura organizzativa del

contesto in cui si opera, la relazione tra formatore e partecipanti, le competenze di entrambi i poli del

rapporto, gli aspetti temporali e logistici, il setting specifico e altre variabili significative.

frequentemente designato semplicemente come lavoro di gruppo , il

Le tecniche di gruppo: accorgimenti:

lavoro formativo mediante le tecniche di gruppo richiede in genere che vengano costituiti ad hoc piccoli

o te ito e pe l’espe ie za da ealizza e. Nella o eta p ati a fo ativa il o dutto e

gruppi come luogo-

si trova quindi spesso a lavorare con sottogruppi, confrontandosi quindi con la necessità di utilizzare

accorgimenti per la loro efficace costituzione e con le difficoltà/risorse che possono emergere dalle

relazioni fra i sottogruppi. Gli obiettivi del lavoro di gruppo riguardano sia il livello dei contenuti sia quella

della relazione. A livello di contenuto, si realizza una facilitazione mediante lo scambio di idee e di

esperienze tra i partecipanti che consente un maggiore approfondimento dei temi in oggetto. A livello di

relazione, invece, tende ad accelerare il processo di socializzazione tra i partecipanti e ad aumentare

l’i te dipe de za el appo to t a do e te e pa te ipa ti. L’espe ie za i di a he pe otte e e il assi o

di efficacia occorre tener conto di alcune variabili tra cui: -la (un numero limitato di

dimensione del gruppo

persone consente di contenere più agevolmente le ansie connesse con la dimensione gruppale); -la

(normalmente conviene adottare il criterio della massima omogeneità quando il

composizione del gruppo

mandato affidato al gruppo di lavoro è molto specifico e strutturato, il criterio della massima eterogeneità

quando il mandato è più complesso e meno strutturato; -la (esso deve essere

natura del mandato

hia a e te esp esso osì da ostitui e il pu to di ife i e to du a te l’attività del gruppo); - i tempi

(normalmente il tempo affidato è compreso tra 50 e 100 minuti); -la (può essere

procedura del lavoro

opportuno suggerire al gruppo di esprimere al proprio interno un ruolo di moderatore e uno di relatore

per la successiva comunicazione in plenaria dei risultati del lavoro del gruppo); la presentazione dei risultati

(il lavoro di gruppo normalmente è seguito da un incontro in plenaria, in cui i relatori presentano i risultati e

vengono discusse le conclusioni raggiunte).

͞casi͟: o siste ell’affida e a u g uppo di pe so e

il metodo dei casi

Le tecniche di gruppo: i metodi dei

il racconto di una situazione problematica o di un insieme di avvenimenti e nel promuovere una discussione

per analizzare il problema. Sono sostanzialmente due gli ordini di obiettivi che il metodo persegue: il primo

o e e l’app e di e to di o e diag osti a e e i te ve i e su situazioni affini al reale ambito lavorativo

dei partecipanti; il secondo concerne, invece, lo sviluppo delle capacità di analisi e di decisione mediante lo

studio di situazioni e di problemi complessi. La prassi pedagogico-didattica che fa ricorso al metodo dei casi

22


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AleCas

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Psicoterapia, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Lo Verso: Gruppi. Metodi e strumenti. Lo Verso, Di Maria.
Il riassunto riguarda i capitoli 1-2-3-4-7-9, ovvero quelli indicati dal Docente per lo studio della materia. Gli argomenti trattati riguardano:
- i parametri dei differenti set(ting) dei gruppi clinici;
- il gruppo nel modello della gruppoanalisi soggettuale;
- il gruppo omogeneo di psicoterapia analitica;
- i gruppi in azione per la salute mentale;
- il gruppo di formazione;
- la pragmatica clinica del gruppo mediano e grande.


DETTAGLI
Esame: Psicoterapia
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in Psicologia clinica
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AleCas di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicoterapia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Lo Verso Girolamo.

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