Introduzione
Viaggio nel Sé e nella cultura. Scutari è una città dell'Albania settentrionale dove, nel 2009, esisteva ancora una persona che viveva sotto vendetta. Egli era inserito nel sistema di regole sociale denominato Kanun, un codice consuetudinario albanese del XV secolo, tramandato oralmente e formalmente proibito dal regime comunista. Il Kanun è sempre rimasto vivo, soprattutto nel Nord. Il Kanun regola tutto, dalla famiglia all'onore, dal risarcimento dei danni alle offese. In particolare affermava il diritto e l'obbligo di vendicare l'uccisione di un proprio familiare colpendo i parenti maschi dell'assassino. Questi e i suoi parenti dovevano autoimprigionarsi in casa per non venire uccisi. Dagli anni '90 la vendetta si estese anche a donne e bambini.
La casa dell'uomo sotto vendetta era pulita e dignitosa, vivevano con lui anche la moglie e la figlia undicenne con altri fratelli. La ragazza aveva studiato grazie ad un insegnante a domicilio. La casa aveva un'atmosfera di normalità e le persone erano inserite nelle loro problematica quotidianità che dal loro punto di vista aveva senso.
Cultura e percezione della realtà nel mondo
In Thailandia, sulle bancarelle, vengono venduti cavallette caramellate e cicale ad uso alimentare. I thailandesi trovano disgusto che gli europei mangino le lumache.
Presso la popolazione Navajo, nel Sud-Ovest degli USA, le batterie delle macchine vengono usate per far funzionare la radio: vengono collegate in casa non perché scariche ma perché generatori di energia. I propri modi di pensare, leggere, vivere e interpretare la realtà si costruiscono dalla nascita attraverso le esperienze quotidiane, gli oggetti, la cultura e le persone di cui si condivide l'appartenenza a gruppi.
Il Somaliland è uno stato con bandiera, moneta, esercito nella Somalia del Nord non riconosciuto internazionalmente. Gli operatori umanitari e sanitari chiesero di intervenire per la struttura Mental Hospital. Questa era un ex fortino inglese a fianco del moderno ospedale, con due reparti e piccolissime celle. Le persone erano legate con catene a motori di camion o a carro armati. La prima idea era quello di chiuderlo immediatamente ma alcuni elementi fecero sorgere dei dubbi.
Dal Mental Hospital, i familiari entravano e uscivano liberamente e alcune attività della comunità, come il mercato, si svolgevano al suo interno. Le persone vi rimanevano al massimo per qualche mese: il ricovero e le dimissioni venivano disposte dal consiglio degli anziani. La struttura non era usata come manicomio ma faceva fronte a temporanee situazioni di disagio e proteggeva le persone ree che il tradizionale sistema non era capace di affrontare. Il Mental Hospital venne tenuto ma vennero proibite alcune cose, come catene e piccole celle.
Mediatori culturali e famiglie nel mondo
A Milano si lavora spesso per mediare tra culture e in particolare con quella islamica. I problemi non sono solo una questione religiosa. Remotti in Contro natura. Una lettera al Papa sostiene che esista un solo tipo di famiglia naturale a cui si oppongono tutte le altre: la famiglia nucleare occidentale è, storicamente e culturalmente, rara. La variabilità riguardo la famiglia, i figli, la sessualità non è solo dettata dalla religione ma anche da dinamiche sociali di sussistenza.
Remotti analizza diversi esempi di famiglie e in particolare quelle composte da gruppi coesi di fratelli e sorelle che convivono nella stessa casa e cooperano economicamente, nell'educazione dei figli che vivono tutti nella stessa casa. Due sono i casi emblematici: i Na della Cina meridionale e i Nayar dell'India meridionale. Fratelli e sorelle collaborano in tutti gli aspetti ma è severamente proibito l'incesto. La sessualità si esprime fuori dal gruppo e secondo le preferenze personale e senza l'idea di possesso. Di notte i fratelli vanno dalle amanti e lasciano la casa alle sorelle: di notte ci si diverte e di giorno si adempiono le responsabilità. I legami sono provvisori e instabili con gli amanti mentre duraturi e solidi con la famiglia.
Nonostante le diverse organizzazioni delle società, in ognuna ci sono regole-base come la proibizione dell'incesto o sentimenti simili.
Psicologia sociale e rappresentazioni culturali
L'errore fondamentale di attribuzione
Heider definisce errore fondamentale di attribuzione il fenomeno per cui le persone tendono a pensare che il comportamento delle altre persone sia legato a caratteristiche dell'individuo e non a fattori connessi alla situazione. La causa di questo errore è dovuto alla rilevanza data al soggetto, mentre i fattori sociali restano sullo sfondo. Studi successivi hanno dimostrato che questo errore è variabilmente presente nelle culture ed è più marcato in quella occidentale che considera l'individuo autonomo e indipendente rispetto all'ambiente.
Processi di categorizzazione
I processi di categorizzazione rispondono alla tendenza umana di organizzare la realtà in categorie che astraggono la realtà e permettono di ordinare il mondo. Questo porta molti vantaggi: dà ordine alla realtà esterna, la semplifica, permette la comunicazione con altri membri del gruppo che usano la stessa categorizzazione, fa risparmiare energia cognitiva ed elimina l'ansia di dover costruire e conoscere gli oggetti costantemente. Con le categorie si può adeguare la lettura della situazione ambientale in funzione degli schemi mentali già a disposizione. Questi schemi sono formati e si formano attraverso i processi di socializzazione quindi in stretto contatto con la cultura di una persona. Anche se categorizzare è un processo universo, questo si declina nelle specifiche situazioni sociali e culturali.
Ad esempio, lungo la strada della riserva Navajo un coyote attraversa la strada. Per gli europei bisogna fare attenzione a non investirlo perché è un animale in via d'estinzione, per un Navajo il pericolo, investendolo, è quello di uccidere lo spirito di un antenato o una divinità.
L'influenza della cultura sui processi psicologici
L'influenza della cultura sui processi psicologici è stata ampiamente evidenziata tanto che tra il 1970 e il 1980 si è sviluppata una nuova visione teoriteca in Europa: a fianco dell'approccio basato sull'individuo se ne sviluppò uno più sociale. La prospettiva individualista studia l'individuo decontestualizzato e indipendente dalle interazioni sociali con una concezione ingenua e astorica della società che è vista con un insieme di singoli individui. Gli oggetti sociali vengono considerati oggetti inanimati, si ricerca la massima precisione metodologica quantitativa e si prediligono gli esperimenti in laboratorio.
L'approccio più sociale si basa sull'interazione e la costruzione tra processi individuali e sociali: l'individuo è un soggetto attivo che si rappresenta e dà significato all'ambiente, ordina la realtà in base alla cultura e alle ideologie dei gruppi a cui appartiene. Ci sono tre ordini generali di ricerca e di azione: lo studio delle variazioni sistematiche dei processi di ordinamento; l'interesse per le strutture cognitive ampie; l'interesse per lo studio dei comportamenti reali che vengono analizzati con ricerche sul campo.
Teorie sociali di Moscovici e Tajfel
Nell'ambito sociale ci sono due teorie più note: quella delle rappresentazioni sociali di Moscovici e quella dell'identità sociale di Tajfel.
Per Moscovici le rappresentazioni sociali sono concetti e spiegazioni che nascono nella quotidianità, durante la comunicazione interpersonale. Sono fenomeni di acquisizione e comunicazione della conoscenza. Hanno una funzione simile alle categorie perché forniscono un ordine che orienta gli individui nel mondo sociale e materiale per controllarlo. Permettono la comunicazione tra membri di un gruppo dando loro un codice per lo scambio. Un'altra funzione delle rappresentazioni sociali è quella di trasformare ciò che non si conosce in familiare, adattandolo a categorie note, le quali ne vengono trasformate. L'individuo, di fronte alla novità esterna, la ricostruisce con informazioni già presenti nel suo mondo per poterlo comunicare. Il confronto con la diversità obbliga ad un lavoro cognitivo ed emotivo: di fronte a queste situazioni si costruisce una rappresentazione sociale. Questo avviene con due meccanismi principali: il processo di ancoraggio ovvero l'incorporazione dell'estraneo nella rete di categorie note per ricostruire la percezione del nuovo e adattarlo a concetti familiari. Segue il processo di oggettivazione, la trasformazione di un concetto astratto in qualcosa di fisico. L'estraneo assume una qualità reale e diventa controllabile.
La teoria delle rappresentazioni sociali evidenzia come la cultura esterna debba esser considerata un elemento che contribuisce al pensiero che modifica la cultura esterna. Questo è il precursore della teoria di Tajfel dell'identità sociale: una parte importante dell'identità di un individuo deriva dall'appartenenza a gruppi sociali. L'immagine che l'individuo ha di sé è la consapevolezza di appartenere a gruppi e del significato emotivo di tale appartenenza. La costruzione di questa identità avviene con i continui processi di negoziazione con altri gruppi. L'appartenenza a gruppi e il sentimento di identità implicano dei processi per cui si tende a sovrastimare le somiglianze tra i membri di propri gruppi e le diversità di quelli degli altri.
Psicologia culturale e individui
Numerose brache della psicologia sono state contaminate dalla cultura tra cui le teorie centrati sul processi psicologici individuali e sul Sé, in particolare la psicanalisi. In essa erano presenti, sin dall'inizio, impliciti collegamenti tra psiche e cultura: la famiglia studiata da Freud è nucleare, borghese e culturalmente connotata. Lo stesso Super-io si costruisce dall'interiorizzazione delle esigenze e dei divieti dei genitori: per Freud si forma attraverso meccanismi intrapsichici ma si arricchisce delle esigenze sociali e culturali.
Negli USA, W. James sviluppa il costrutto del Sé personale poi riprese da G. H. Mead e in entrambi implica il ruolo fondamentale della cultura. Per Mead, la mente e il Sé emergono dall'interazione sociale e rendono possibile l'organizzazione della società. La mente deriva dall'interiorizzazione del processo sociale di comunicazione. I processi sociali, attraverso il linguaggio, vengono interiorizzati dall'individuo che assume in sé l'atto sociale. Il pensiero procede mediante l'assunzione da parte del soggetto di ruoli altrui e del controllo del proprio comportamento in base a queste assunzioni, rese possibili dal linguaggio e dai simboli. Grazie a questo si può diventare oggetto di se stessi facendo nascere il Sé personale definito Me.
Se il Sé personale fosse solo un riflesso della struttura sociale, non si distinguerebbe da essa, quindi Mead trova un'altra componente del Sé, l'Io. L'Io è l'impulso nell'agire che cambia la struttura del sociale. Esso costruisce la società negli stessi termini in cui la società costruisce l'individuo. Il Sé è specchio della struttura sociale organizzata perché permette la comunicazione e la relazione con gli altri ma è anche un'entità irripetibile che può apportare cambiamenti alla struttura sociale. Il rapporto tra Me, Io e mondo sociale avviene con un meccanismo di causalità circolare in un'influenza reciproca.
Fondamenti della psicologia culturale: Vygotskij
Lev Vygotskij e la psicologia storico-culturale
Vygotskij è il primo autore che dà un adeguato spazio all'influenza della cultura nei processi di sviluppo e di vita dell'uomo. Le sue teorie hanno dato le basi per autori successivi e orientato lo sviluppo della disciplina. Due apporti fondamentali: la centralità del contesto socioculturale nei processi di sviluppo e in particolare quelli linguistici e cognitivi e il concetto di artefatto culturale.
Vygotskij, nato nel 1896, è il fondatore della scuola storico-culturale russo, nel 1924 entrò all'Istituto di Psicologia di Mosca e morì nel 1934 di TBC dopo aver ultimato Pensiero e linguaggio. Solo a fine anni '80, i suoi testi sono stati resi disponibili alla comunità scientifica occidentale.
La teoria di Vygotskij è una teoria generale della mente umana, dell'uomo che include le sue origini, il presente e il futuro. Questa prospettiva è data da un nuovo approccio di studio che Vygotskij definisce storico. I fenomeni e i comportamenti vanno studiati nella loro storia, nelle trasformazioni che li hanno interessati, dal momento della loro nascita fino alla loro eventuale scomparsa.
Nel 1923 Piaget espose la teoria dello sviluppo cognitivo del bambino riassumibile in tre elementi. Lo sviluppo cognitivo è un processo genetico e indipendente dal contesto di vita; ha un andamento stadiale perché il bambino sviluppa competenze quantitativamente e qualitativamente differenti a seconda dell'età; pensiero e linguaggio sono legati dapprima con funzioni egocentriche e poi come socializzati e resi funzionali alla comunicazione con gli altri.
Il lavoro di Piaget spinse Vygotskij nel dibattito del problema cognitivo, tenendo conto della filosofia di Hegel e di Marx. Vygotskij fece delle ricerche che sono alla base della teoria storico-culturale dello sviluppo, esposta tra il 1923 e il 1934 nel testo Lo sviluppo psichico del bambino e poi inserita in Pensiero e linguaggio. Il modello propone, per la prima volta, la funzione di espressione linguistica non come uno strumento di secondo livello sviluppato similmente al pensiero. Pensiero e linguaggio non si sviluppano parallelamente ma sono due processi evolutivi che si intersecano e permettono all'organismo in evoluzione (filogeniticamente) o al bambino in fase di sviluppo (ontologicamente) di integrare i processi nel proprio Sé in costruzione.
L'evoluzione dell'individuo e della cultura sono storicamente e culturalmente connotate: nulla cresce senza cultura e lo sviluppo è un processo culturale. Ogni funzione compare due volte, prima a livello interpersonale (nel linguaggio) e poi intrapersonale (nel pensiero).
Nel linguaggio, Vygotskij prospetta tre stadi di sviluppo: linguaggio esteriore, un apprendimento di imitativo spinto dal desiderio di socializzazione; linguaggio egocentrico usato per interiorizzare il linguaggio e farlo diventare mentale; linguaggio interiore quando il linguaggio diventa uno strumento atto sia all'interiorizzazione che alla comunicazione del pensiero.
I concetti principali di Vygotskij
- Lo sviluppo dell'essere umano è un processo sociale perché avviene con uno scambio relazione del bambino con le altre persone delle sua quotidianità.
- Nello scambio il bambino è soggetto attivo con intenzioni e iniziative che si manifestano nelle espressioni concrete.
- Questo è un processo culturale che avviene in un contesto storico definito, a livello sociale, relazionale e di condivisione del significato.
- In questo processo il bambino usa degli strumenti (o artefatti) sviluppatisi con l'evoluzione filogenetica e specifici della società di appartenenza.
- La mente diventa uno strumento di mediazione tra mondo esterno ed interno permettendo al soggetto di attribuire significato all'esperienza e di evolversi in complessità, acquisendo ed interiorizzando sempre maggior elementi di conoscenza.
Il linguaggio è al centro della linea sociale di sviluppo (storica) che interagisce con la linea naturale di sviluppo (genetica) tramite la mediazione semiotica. Questa viene articolata dall'individuo tramite appositi strumenti chiamati artefatti perché formatisi storicamente dalle modifiche che l'uomo ha apportato all'ambiente durante l'evoluzione filogenetica e storico-culturale. Il concetto di artefatto è il più innovativo e sarà l'elemento cardine. La cultura è un medium specie-specifico dell'uomo e il linguaggio è il suo strumento migliore. La cultura è un sistema complesso che si determina nel tempo e nello spazio che media, in modo semantico, tra la realtà e l'individuo.
Nell'incontro con oggetti esterni, il soggetto ha significati e pratiche mediate dagli artefatti, elementi simbolici culturalmente costruiti che orientano l'individuo nei processi di attribuzione di senso e che possono essere materiale o immateriali. L'artefatto è il prodotto della cultura che si frappone tra individuo e realtà rendendola intellegibile. Gli artefatti possono essere tecnici-pratici o psicologici-simbolici. In entrambi i casi sono strumenti e simboli. Secondo Bruner, la cultura è diventata, nell'ottica di Vygotskij, il mondo a cui adattarsi e l'insieme dei mezzi a suo disposizione per farlo.
Jerome Bruner e l'influenza culturale
Il pensiero di Vygotskij ha aperto la strada a molti autori tra cui Engeström che ha reso esplicita e immediatamente comprensibile l'influenza degli elementi della struttura sociale sulle modalità di costruzione del processo di mediazione culturale. I modi in cui la mente è distribuita dipendono dagli strumenti con cui le persone interagiscono con il mondo e questi strumenti dipendono degli scopi delle persone. La combinazione di scopi, strumenti e cornici sociali costituisce il contesto del comportamento e definisce in che senso l'attività cognitiva è distribuita nel contesto.
Jerome Bruner nacque nel 1915 e produsse testi per oltre 50 anni spaziando prima dal funzionamento mentale adulto fino allo sviluppo del pensiero del bambino, sulle modalità e sull'influenza del contesto. Recentemente si è interessato al rapporto tra mente e cultura, sui meccanismi di passaggio di significato nelle due direzione che permettono la costruzione del Sé.
Bruner sviluppa un modello complesso del funzionamento mentale che espone nel libro La mente a più dimensioni, dove sostiene la presenza di due modalità di pensiero, complementari e qualitativamente diverse: il pensiero paradigmatico (o logico-scientifico) e il pensiero narrativo (determinato dalla relazione tra l'individuo e l'ambiente storico-culturale).
Per conciliare queste due direzioni, la psicologia...
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