Introduzione
L'oggetto della psicologia ambientale
La psicologia ambientale si propone di studiare il comportamento umano in relazione all'influenza degli stimoli ambientali. Cerca di rintracciare, attraverso teorie e modelli, quali siano i percorsi mentali che sottostanno alle nostre scelte comportamentali. Del rapporto uomo-ambiente storicamente se ne sono occupate geografia, biologia, architettura, sociologia, antropologia e le scienze ambientali. È solo recente l'apporto della psicologia a questo studio, databile verso la fine degli anni '60 negli USA.
I principali temi
La psicologia ambientale è la disciplina che si occupa delle interazioni e delle relazioni tra le persone e il loro ambiente. Come ambiente non si intende solo quello fisico ma anche l'ambiente sociale. La data di nascita è all'inizio degli anni '70 negli USA, sulla base della spinta dei fattori esterni, come la psicologia architettonica e la geografia comportamentale. In quegli anni nascono le due maggiori riviste del settore: "Journal Environment and behavior", americana, e l'inglese "Annual review of psychology".
I temi principali, trattati fino agli anni '80, sono emersi da una rassegna di Holahan, apparsa sull'"Annual review of psychology" nel 1986:
- L'environmental assessment, la valutazione cognitiva affettiva dell'ambiente, che comprende sia la valutazione delle sue qualità affettive, sia la compatibilità ambientale.
- Il cognitive mapping, la formazione di mappe cognitive, sia in generale che nella vita quotidiana.
- Lo stress ambientale, con particolare attenzione ai fattori che mediano la reazione individuale allo stress.
- Il comportamento spaziale, soprattutto per quanto riguarda lo spazio difendibile.
Dopo questa prima fioritura si fa sempre più forte l'esigenza di trovare dei modelli teorici che descrivano la relazione tra individuo e ambiente, in termini sempre più psicologici. Un tentativo di presentare le maggiori teorie compare nella rassegna successiva in cui Saeferr e Winkel fanno il punto dei paradigmi più attuali:
- Secondo il paradigma dell'adattamento la sopravvivenza fisica e psicologica è lo scopo che determina il comportamento umano nell'ambiente.
- Un altro paradigma è quello dell'ambiente come struttura di opportunità. Le risposte biologiche dell'individuo hanno meno importanza che nella prospettiva evoluzionistica, ma acquistano importanza i piani razionali dell'individuo. La geografia diventa geografia del tempo.
- Il paradigma socioculturale è centrato sui contesti in cui si svolgono i processi psicologici nelle relazioni dell'individuo con l'ambiente. La sopravvivenza del gruppo acquista un valore evoluzionistico.
Le ricerche applicative della psicologia ambientale coinvolgono soprattutto due settori:
- Gli ambienti costruiti, con particolare riferimento alla soddisfazione residenziale, all'affollamento e ai luoghi di abitazione, di lavoro, di studio.
- Le relazioni tra ambienti di proporzioni più grandi e la comunità umana, gli atteggiamenti verso l'ambiente, i tentativi di difesa e conservazione, i comportamenti di orientamento nell'ambiente.
I principali argomenti presi in considerazione in questo lavoro saranno:
- Come si percepisce, si ricorda e si conosce un ambiente, come ci si orienta e si impara una strada, come si descrive un ambiente.
- La relazione tra sviluppo affettivo e competenza ambientale. L'attaccamento ai luoghi.
- Le emozioni legate all'ambiente.
- L'uso dello spazio personale e la difesa della privacy.
- La conoscenza, la valutazione e l'uso dell'ambiente nei diversi stadi dell'arcobaleno di vita.
- Alcune applicazioni di questi concetti.
I metodi della psicologia ambientale
Le informazioni ambientali
Non è l'unica scienza ad avvalersi di informazioni ambientali per ricostruire il comportamento umano. I paleontologi, da alcuni indizi ambientali, riescono a risalire al tipo e alla quantità di vegetazione di una certa area. Diversi generi di tracce ambientali ci danno informazioni sull'uso che dell'ambiente è stato fatto. Anche in una stanza vuota possiamo cogliere indizi sul comportamento e sulla personalità degli abitanti. Rintracciare e interpretare le tracce fisiche è uno dei possibili metodi della psicologia ambientale.
Esperimenti, quasi-esperimenti e ricerca correlazionale
Come in ogni altro campo di ricerca si possono distinguere metodi ad alto o a basso livello di costrizione (High constraints o low constraints). I constraints sono quelle regole o accorgimenti che il ricercatore mette in atto per controllare le variabili di disturbo della situazione di ricerca. Le variabili di disturbo sono quelle variabili parassite che possono mescolarsi alla variabile indipendente (che sospettiamo sia causa di cambiamenti in altre variabili) e influenzare la variabile dipendente (il comportamento studiato).
Gli esperimenti che si svolgono in laboratorio sono caratterizzati dal massimo grado di constraints, mentre metodi a minor livello sono quelli osservativi, in cui si cerca di osservare il soggetto nel suo ambiente reale. In generale, un vero esperimento è possibile solo quando lo sperimentatore ha determinato i valori della variabile indipendente.
Un esperimento che non possa rispettare un alto livello di constraints (assegnazione a caso dei soggetti ai gruppi) è detto quasi-esperimento. Possiamo dividere le ricerche in tre grandi categorie:
- Gli esperimenti, in cui sono tenute sotto controllo tutte le possibili fonti di inquinamento dei dati, i soggetti sono assegnati a caso alle condizioni sperimentali e tempi e modalità dell'introduzione della variabile indipendente sono determinati dallo sperimentatore. In questo caso possono essere stabiliti con certezza i rapporti causa-effetto tra variabile indipendente e variabile dipendente, e quindi la corretta previsione dei comportamenti. Il luogo ideale è il laboratorio, un ambiente isolato e artificiale.
- I quasi esperimenti, in cui alcune di queste condizioni non sono rispettate ma si cerca ancora di controllarne la maggior parte. Generalmente le condizioni non rispettate sono l'assegnazione a caso dei soggetti o la completa manipolabilità della variabile indipendente. In questo caso possiamo trarre delle conclusioni abbastanza certe, sempre tenendo in considerazione che i dati sono soggetti all'influenza di altri fattori.
- I metodi correlazionali come l'osservazione non intrusiva o la ricerca d'archivio, dove si rinuncia a quasi tutti i constraints. Possiamo stabilire solo correlazioni fra gli eventi.
È chiaro che le ricerche che studiano il rapporto tra individuo e ambiente difficilmente possono essere svolte attraverso esperimenti evoluti in laboratorio.
Il problema della validità ecologica nelle ricerche di psicologia ambientale
Spesso le ricerche svolte con il metodo sperimentale o quasi sperimentale possono essere carenti per quanto riguarda la validità ecologica, la possibilità che i loro risultati siano estesi anche al mondo reale, al di fuori del laboratorio. Una vertenza generale potrebbe essere quella di rendere sempre espliciti e quindi in qualche modo controllabili i limiti della proroga ricerca.
Per esempio, immaginiamo una ricerca che voglia studiare il modo in cui apprendiamo e memorizziamo un percorso urbano. La variabile indipendente è la familiarità con il percorso: il piano di ricerca deve permettere di verificare se persone familiari con un percorso ne memorizzano e rievocano i dettagli in modo diverso da persone che lo vedono per la prima volta. La validità ecologica può essere messa in questione dalla scelta del materiale stimolo e dalla scelta del metodo di misura della variabile dipendente. Gli stimoli da usare possono essere materiale della vita reale o materiale da laboratorio. Possiamo allora utilizzare un percorso reale, per cui potrebbero variare le condizioni di luce e di traffico, la presenza di passanti, rumori e voci o lavori stradali. Tutte le variabili di disturbo possono provocare degli effetti che poi il ricercatore erroneamente attribuisce alle cause che ha introdotto lui (diversa familiarità dei soggetti con il percorso). Se scegliamo materiali o scenari meno naturalistici il soggetto è sì sottoposto a stimoli ambientali scelti dal ricercatore, ma non è immerso fisicamente nell'ambiente, si perdono grandi quantità di informazioni esterne.
Indipendentemente dal tipo di materiale scelto, anche il metodo di misurazione della variabile dipendente può avere diversi gradi di naturalezza. Un altro grosso problema è quello della plausibilità del compito. Per esempio, descrivere un percorso a una persona che non lo conosce è un compito che ha maggiore validità ecologica rispetto al compito di descrivere il percorso allo sperimentatore. Comportamenti diversi rispondono a precise regole conversazionali, che tengono conto dello scopo dello scambio linguistico e di quanto già sa lo sperimentatore.
Metodi non sperimentali di ricerca in psicologia ambientale
Molti comportamenti, come il wayfinding, possono essere osservati in una situazione perfettamente naturalistica e anche in laboratorio. Ma la maggior parte delle ricerche si svolge al di fuori del laboratorio, anche se sempre in condizioni in cui non manca un certo livello di controllo sperimentale. I principali metodi di raccolta di informazioni sono:
- Quelli basati sull'osservazione naturalistica: È un metodo di osservazione in cui l'osservatore rimane invisibile e si limita a registrare i comportamenti che gli interessano, senza cercare di influenzarli. Questo metodo, essendo a basso livello di constraints, non ha nessuna pretesa di stabilire con certezza rapporti causa-effetto. L'invisibilità dell'osservatore è una garanzia della validità ecologica dei dati raccolti. Una particolare applicazione dell'osservazione avviene attraverso le mappe comportamentali. La griglia di osservazione del ricercatore consiste in una mappa dell'ambiente su cui vengono registrati, a intervalli prestabiliti, gli spostamenti dei soggetti osservati. Con queste mappe si può seguire l'evoluzione del comportamento del singolo soggetto.
- Quelli che utilizzano i self-reports, cioè risposte a questionari, interviste, scale di valutazione. Sono resoconti personali forniti dai soggetti, questi possono riguardare la descrizione, o la memoria, o la valutazione di un ambiente, o il grado di soddisfazione ambientale del soggetto, o l'autovalutazione del suo benessere fisico e psicologico. Un particolare tipo di intervista è il colloquio di ricerca, in cui il ricercatore segue una griglia di argomenti da approfondire, ma senza delle domande prefissate. Tra i questionari, uno molto usato nell'ambiente anglosassone è quello dei PEQIs, indici di qualità ambientale percepita. All'interno dei self-reports si collocano spesso le ricerche in cui si vuole verificare l'effetto di un cambiamento ambientale sugli abitanti.
- Quelli basati sulla ricerca d'archivio: Consiste nel recuperare e analizzare dati che sono già stati raccolti da qualcun altro e che sono reperibili in biblioteca o negli archivi di qualche istituzione. Il problema principale con la ricerca d'archivio è che quasi sempre si utilizzano dati che sono stati raccolti con obiettivi diversi da quelli del ricercatore.
- Quelli basati sulle tracce ambientali: Alcuni comportamenti e atteggiamenti possono essere inferiti dalle tracce che le persone hanno lasciato nell'ambiente (erba calpesta, impronte digitali sulle vetrine...). Le tracce ambientali in genere si dividono in due categorie: tracce di accrescimento, come nel caso del materiale lasciato sulle gradinate di uno stadio dopo la partita, o di erosione, nel caso di statue votive accarezzate dai pellegrini. Tutte queste tracce ci danno informazioni sull'uso che le persone fanno di un ambiente.
All'interno di queste grandi categorie si possono identificare più in dettaglio metodi che si possono usare con i bambini o con gli anziani: con i bambini piccoli i metodi privilegiati sono l'osservazione naturalistica e la ricerca d'archivio; con gli anziani bisogna tenere conto dei problemi cognitivi e motori, e gli strumenti più efficaci sono i questionari individuali e l'osservazione diretta del comportamento.
Aspetti cognitivi della relazione individuo-ambiente
La motivazione alla percezione e alla conoscenza dell'ambiente
In ogni epoca per le comunità umane hanno assunto importanza strategica i luoghi sopraelevati, come testimoniano i villaggi sorti su colline, torri di avvistamento sulle coste. La quantità e la qualità di informazioni che si ricavano dall'esplorazione dell'ambiente sono fattori importanti di sopravvivenza. Riconoscere le caratteristiche che permetteranno o ostacoleranno le nostre azioni nell'ambiente, capire le possibilità di pericolo o rifugio, sono tutte operazioni che cominciano con il processo di percepire un ambiente.
Quando l’ambiente è l’oggetto-stimolo
Dobbiamo innanzitutto focalizzarci sulle caratteristiche dell'ambiente come oggetto-stimolo. Prima che questo diventasse centrale in alcune ricerche, la possibilità di considerare l’ambiente come stimolo era stata messa in luce come un effetto di disturbo in ricerche con altri scopi. Gli stimoli ambientali sono stati considerati minacce alla validità interna di una ricerca. La necessità di escludere questi stimoli ha motivato il ruolo privilegiato del laboratorio. Ma, anche in laboratorio, è difficile eliminare gli stimoli ambientali. Da qui possiamo partire per delineare le caratteristiche che questi stimoli percettivi hanno se li consideriamo il vero oggetto dei processi di percezione:
- Nel percepire un ambiente il soggetto non è qualcosa di separato ed esterno. Il riferimento a sé e alla propria posizione spaziale ha un ruolo centrale nella percezione di un nuovo ambiente.
- La percezione di un ambiente avviene attraverso una serie di canali sensoriali attivi contemporaneamente (percezione visiva, uditiva, olfattiva e tattile).
- L'informazione che arriva al soggetto in cui è immerso non è quasi mai statica. Possiamo immaginare un continuo flusso di informazioni, un entrare e uscire di stimoli rispetto al soggetto.
- L'informazione in arrivo da un ambiente si presenta il più delle volte come un complesso unitario. Le illusioni ottiche possono essere interpretate con il fatto che la nostra mente raggruppa e integra gli stimoli visivi, anche in situazioni in cui nessun oggetto reale corrisponde alla nostra impressione.
In generale l'ambiente è percepito come un tutto unitario, in relazione funzionale al comportamento dell'individuo. Due teorie principali spiegano questa caratteristica della percezione ambientale: il modello a lente di Brunswik e il modello ecologico di Gibson.
Due modelli della percezione ambientale
Il modello a lente di Brunswik nasce nel 1956, come critica ai modelli tradizionali della percezione. Gli stimoli ambientali passano attraverso una lente (i nostri processi percettivi) e ne possono anche venire deformati, per poi ricongiungersi in un'operazione di convergenza. È valorizzato il ruolo attivo dei soggetti, che attribuiscono agli stimoli un peso soggettivamente diverso in base alla loro esperienza passata. Il mondo non viene solo percepito, ma anche inferito, in base agli indizi percettivi. Il modello dipinge l'individuo come un attivo elaboratore di informazioni, che costituisce le percezioni di sensazioni presenti e esperienze passate.
Gibson elabora, fra il 1957, 1966 e 1979, la teoria ecologica della percezione. È un punto di vista più realistico per cui la registrazione che i nostri sensi ci offrono degli eventi del mondo è corretta, perché i nostri sensi si sono evoluti in modo da permetterci la sopravvivenza nel nostro ambiente. Il sistema nervoso non costruisce le percezioni ma le estrae. Per Gibson l'esperienza non ha nessun ruolo nella percezione. Nella percezione l'individuo non è attivo ma deve semplicemente registrare l'informazione che gli viene dall'ambiente. È importante che riesca a scoprire gli aspetti utilitaristici dell’ambiente, le affordances (le funzioni degli oggetti, aiuti che gli elementi possono offrire). Un individuo, in base alle informazioni percettive che ricava da un ambiente non ancora noto può esplorarlo dirigendo l'attenzione verso alcuni oggetti e scoprendone l'utilità.
Percezione e conoscenza degli ambienti attraverso gli schemi ambientali
Attraverso la teoria ecologica della percezione di Gibson, ma ancora più attraverso l’elaborazione di Neisser del 1976, è stato introdotto nella psicologia ambientale il concetto di schema, come costrutto mentale che media la percezione. Secondo la teoria degli schemi mentali le informazioni che percepiamo dal mondo sono selezionate attraverso schemi preesistenti nella nostra mente, che dirigono la nostra attenzione a certi aspetti dell'ambiente piuttosto che a certi altri. Ma anche i nostri schemi mentali si modificano in seguito alle informazioni ambientali.
- Noi facciamo riferimento allo schema di scene di Mandler (1984). Quando entriamo in contatto, attraverso la percezione, con un nuovo ambiente, attiviamo una serie di aspettative, dovute alle nostre esperienze precedenti, che ci inducono a categorizzare l'ambiente percepito come una particolare istanza di una categoria di ambienti di cui possediamo lo schema.
- Gli schemi ambientali sono rappresentazioni astratte e gerarchicamente organizzate in base alle quali noi possiamo concettualizzare e categorizzare un ambiente. Gli schemi si modificano...
-
Riassunto esame psicologia sociale da ambientale del professor Inghilleri,libro consigliato Psicologia culturale di…
-
Riassunto esame Psicologia Culturale, prof. Inghilleri, libro consigliato Psicologia culturale di P. Inghilleri
-
Riassunto esame Psicologia Sociale, prof. Inghilleri, libro consigliato La Psicologia Sociale. Processi mentali, co…
-
Riassunto esame psicologia sociale edambientale del prof. Inghilleri, libro consigliato La psicologia sociale di G.…