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Questo modello nega l'esistenza di diversi magazzini di memoria. La differenza tra memoria a

breve termine e memoria a lungo termine, è spiegata dalla diversa profondità di elaborazione delle

informazioni. Nel dettaglio la profondità è legata al numero di elaborazioni a cui un item viene

sottoposto e dai legami semantici che esso ha con altri item presenti in memoria. Questo modelli in

ogni caso non possiede un carattere esplicativo. Un esperimento che prova la presenza di

differenti livelli di elaborazione, consiste nella presentazione tachistoscopica di parole precedute

da una domanda, successivamente viene testata la sua capacità di ricordarle, in base al tipo di

domanda si riscontrano diversi tipi di elaborazione, le diverse strategie di codifica sono:

Strutturale: In questo caso la domanda si riferiva alla struttura sintattica della frase, ovvero

• se erano presenti maiuscole, minuscole ecc.

Fonemica: In questo caso la domanda chiedeva se c'erano parole che facevano rima con la

• parola memorizzata

Semantica: In questo caso si chiedeva se le parole memorizzate si riferivano ad una

• categoria o concetto in particolare

Da questo studio si è ricavato che l'elaborazione più efficiente è quella semantica, meno

efficiente quella fonemica ed ancora meno quella strutturale. Di conseguenza non vi è una

differenza tra magazzini di memoria come sostenevano Atkinson e Shiffrin, ma vi è una

differenza tra tipi di elaborazione dell'informazione appresa.

Modelli della memoria a lungo termine

Questi modelli cercano di spiegare:

Quali sono le cause di una cattiva performance nella memoria a lungo a termine

• Se esistono diverse suddivisioni della memoria a lungo termine o se invece è un sistema

• unico

Oblio

L'oblio nella memoria a lungo termine comunemente viene attribuito a 2 diverse cause:

L'oblio spontaneo: Consiste nel progressivo deterioramento delle informazioni

• immagazzinate in memoria. Non esistono prove di questa causa

L'interferenza: Consiste negli effetti negativi provocati sulle informazioni che vengono

• immagazzinate provocate da:

Informazioni presenti precedentemente in memoria

▪ Informazioni presenti successivamente quindi all'esterno che devono

▪ ancora entrare in memoria.

La maggior parte degli studiosi ritiene che sia questa la causa principale dell'oblio.

L'interferenza può avere 2 tipi di forme:

1. Interferenza proattiva: Consiste nel peggioramento nel richiamo di nuove informazioni

dovuto alla presenza di informazioni preesistenti in memoria. Il paradigma sperimentale

che mostra la presenza di questa interferenza consiste a far memorizzare:

Al gruppo sperimentale: Una lista di informazioni A ed in seguito una lista di

▪ informazioni B.

Al gruppo di controllo: Solo la lista di informazioni B. Se la prestazione di questo

▪ gruppo è superiore a quella dell'altro gruppo, allora in quest'ultimo si è verificata

l'interferenza proattiva delle informazioni A su quelle B.

2. Interferenza retroattiva: Consiste nel peggioramento nel richiamo di informazioni già

presenti in memoria dovuto all'ingresso di nuove informazioni. Il paradigma

sperimentale che mostra la presenza di questa interferenza consiste nel far memorizzare:

Al gruppo sperimentale: Una lista di informazioni A ed in seguito una lista di

▪ informazioni B.

Al gruppo di controllo: Solo la lista di informazioni A. Se la prestazione di questo

▪ gruppo è superiore a quella dell'altro gruppo, allora in quest'ultimo si è verificata

l'interferena retroattiva delle informazioni B su quelle A.

Modello di Tulving

Tulving propose un metodo per indagare le funzioni della memoria a lungo termine, denominato

decomposizione dei compiti, questo metodo prendeva in considerazione due compiti sperimentali

diversi con una variabile indipendente comune. Se la manipolazione di essa produce effetti su un

solo compito allora i due compiti sarebbero svolti da 2 moduli differenti. In questo modo scopri

che ricordare eventi o concetti è svolto da due moduli differenti. Basandosi sui dati forniti dalla

decomposizione dei compiti, Tulving prima nel 1972 e successivamente nel 1986 propose un

modello della memoria a lungo termine.

Questo modello propone una suddivisione della memoria a lungo termine in 3 sistemi:

1. Memoria episodica: Assieme alla memoria semantica fa parte della memoria dichiarativa.

Riguarda le informazioni legate al contesto in cui esse sono state acquisite, ad esempio gli

episodi della propria vita, oppure le faccende da sbrigare il giorno dopo. Tulving propone

un'ulteriore suddivisione di questa memoria:

Memoria degli eventi immediati

▪ Memoria degli eventi storici

▪ Memoria autobiografica

▪ Memoria prospettica

2. Memoria semantica: Assieme alla memoria episodica fa parte della memoria

dichiarativa. Contiene le informazioni e le conoscenze generali indipendentemente dal

contesto di acquisizione, ad esempio

I concetti e le relazioni tra essi

▪ Informazioni linguistiche e lessicali

▪ Conscenze matematiche e logiche

3. Memoria procedurale: Contiene le sequenze di azioni organizzate dirette ad uno scopo,

come gli script o gli algoritmi. I contenuti di questa memoria non possono essere descritte

in termini verbali, come avviene per le altre memorie. Il processo di acquisizione di

queste procedure, sembra essere universale, indipendentemente dalle differenze individuali.

Nonostante questa rigida impostazione, esiste un'interazione tra memoria episodica e quella

semantica, dovuta al fatto che le informazioni episodiche vengono raggruppate in categorie, esse

sono legate a conoscenze generali perciò sono legate alla memoria semantica. Queste categorie

sono necessarie per limitare l'interferenza tra le informazioni episodiche, che ne impedirebbero il

recupero.

La presenza di categorie è dimostrata dall'effetto punta della lingua, il quale consiste nella

difficoltà a ricordare informazioni conosciute, associata al fatto che nel ricordarle vengono in mente

informazioni appartenenti ad altri elementi simili ma diversi. La causa di questa difficoltà è

chiamata inibizione indotta dal recupero, esso consiste nel fatto che quando richiamiamo un

elemento che appartiene ad una categoria, esso inibisce temporaneamente il richiamo di altri

elementi appartenenti alla stessa categoria. Perciò durante L'effetto punta della lingua l'elemento

che si cerca di ricordare viene inibito da quelli simili appartenenti alla categoria che lo comprende.

Si può elencare un sequenza precisa nello sviluppo dei sistemi di memoria:

1. Inizialmente esisterebbe solo la memoria procedurale, la quale risulta indispensabile per

sopravvivere nell'ambiente

2. Successivamente una porzione della memoria procedurale si occuperebbe nel gestire i

concetti ed il linguaggio, di conseguenza nascerebbe la memoria semantica.

3. Infine una porzione della memoria semantica si occuperebbe nel gestire le informazioni

legate ai contesti di acquisizione di esse, nascerebbe così la memoria episodica

Memoria autobiografica

Questa memoria può essere studiata solo attraverso un metodo naturalistico, nonostante questo

numerose ricerche svolte negli anni '70 hanno permesso proporre numerosi modelli. Di recente è

stato possibile anche indagare sulle aree del cervello responsabili ai processi della memoria

autobiografica. I metodi di studio della memoria autobiografica sono:

Metodo della parola-stimolo (cue-word): Metodo inventato da Galton, riproposto poi da

• Crovitz e Schiffman nel 1974, al soggetto vengono forniti degli indizi, in corrispondenza di

ciascuno di essi, devono rievocare un episodio autobiografico, lo sperimentatore valuta

l'accuratezza della descrizione fornita

Metodo degli eventi target: Assieme al metodo della parola-stimolo, sono la base dei test

• di memoria autobiografica. In questo metodo lo sperimentatore chiede al soggetto di

ricordare eventi della propria vita o un particolare periodo di essa. Uno strumento

moderno basato su questo metodo è l'autobiographical interview. In esso viene richiesto al

soggetto di selezionare un evento per 5 periodi della propria vita. Per ogni evento il

soggetto deve fornire un resoconto in 3 diverse condizioni:

Richiamo: Il soggetto è libero di raccontare l'evento senza venire interrotto dallo

• sperimentatore

Analisi generale: Vengono richiesti maggiori dettagli al soggetto

• Analisi specifica: Viene richiesta ancora più precisione, elencando la natura

• dell'evento, quando è accaduto, i collegamenti temporali con altri eventi, il luogo,

le sensazioni e le emozioni provate.

Il processo viene interamente registrato e successivamente viene analizzato, estraendo 2

classi di informazioni:

Interne: Relative all'evento

• Esterne: Relative alle conoscenze e alla semantica

Metodo delle datazioni: Lo sperimentatore chiede al soggetto di indicare con massima

• precisione date in cui si sono verificati alcuni eventi della loro vita personale, oppure le

relazioni temporali tra questi eventi personali ed eventi storici, oppure le durate di periodi

speciali della propria vita.

Metodo della fluenza autobiografica: Prevede la richiesta ai soggetti di evoca il maggior

• numero di nomi o eventi riguardanti la propria vita personale, entro un tempo prefissato,

in genere 90 secondi. Questo permette di studiare le strategie di recupero.

Metodo dei diari: Consiste nel richiedere al soggetto di annotare quanto sta facendo in

• specifici momenti della sua vita. In seguito il soggetto viene testato sul ricordo,

confrontando la sua rievocazione con quanto scritto nel diario. Questo metodo è molto

usato in quanto è preciso ed efficiente, in quanto fornisce molte informazioni sulle modalità

di immagazzinamento e di rievocazione.

I fenomeni fondamentali che caratterizzano la memoria autobiografica sono:

Amnesia infantile: Consiste nel fatto che sotto i 3/4 anni non vi è traccia di memoria

• autobiografica, i fattori possono essere:

Sviluppo cerebrale: L'ippocampo non si sviluppa fino al primo anno di vita, di

• conseguenza prima di quest'età è impossibile la comparsa della memoria

autobiografica. Tuttavia questo fattore non spiega l'amnesia del terzo e quarto

anno di vita.

Sviluppo del linguaggio: Esso avviene tra i 2 ed i 4 anni, età in cui è possibile

• descrivere i propri ricordi personali. Questa capacità narrativa viene trasmessa

dai genitori e favorisce lo sviluppo della memoria autobiografica

Sviluppo del sé: Prima dei 4 anni non si sviluppano 3 capacità che risultano

• fondamentali per il funzionamento della memoria autobiografica, esse sono:

1. Auto-riflessione: Capacità di riflettere sui propri stati mentali

2. Senso di auto-appartenenza: Convinzione di essere la causa

dei propri pensieri ed azioni

3. Collocazione temporale degli eventi personali

Picco nella distribuzione dei ricordi: Consiste nel fatto che la percentuale di ricordi è

• notevolmente alta nel periodo che va dai 10 ai 30 anni della propria vita. Questo effetto

non riguarda solo la memoria episodica ma anche quella semantica. Le curve di

reminescenza evidenziano questo effetto. Questo effetto è dovuto al fatto che tra i 10 ed i

30 anni, si ha il miglior funzionamento cognitivo, Si forma l'identità personale, cambia

l'intensità del ricordo.

Curva di oblio: La curva di oblio relativa all'immagazzinamento di eventi recenti è simile

• a quella presente in altri tipi di memoria, di conseguenza, all'aumento del tempo di latenza

l'accuratezza del ricordo decresce esponenzialmente, inoltre, la memoria autobiografica è

soggetta ad interferenze tra ricordi differenti.

Maggior quantità di dettagli semantici negli anziani rispetto alla maggior quanti di

• dettagli episodici nei giovani

Modelli della memoria autobiografica

Questi modelli affermano che la memoria autobiografica non sia solo di tipo episodico. Difatti

distinguono tra:

1. Ricordi autobiografici: Relativi a dettagli di esperienze di vita personali

2. Fatti autobiografici: Relativi a conoscenze della vita personale gestite dalla memoria

semantica

Modello di Larsen

In questo modello si distingue tra

Specificità personale del contenuto del ricordo

• Specificità personale del contesto del ricordo

In base alla forza di questa specificità vi sono diversi tipi di contenuti della memoria:

1. Specificità contenuto forte – specificità contesto forte: ricordi autobiografici → episodica

2. Specificità contenuto forte – specificità contesto debole: fatti autobiografici → semantica

3. Specificità contenuto debole – specificità contesto forte: ricordi narrati → episodica

4. Specificità contenuto debole – specificità contesto debole: conoscenze sul mondo →

semantica

Modello della linton

Modello gerarchico dei contenuti della memoria autobiografica, questo modello permette di

stabilire una gerarchia anche delle strategie di richiamo. Queste strategie però variano al variare

dell'età.

Modelli costruttivisti

Questi modelli affermano che la memoria autobiografica sia fondata su una base di conoscenza

organizzata gerarchicamente:

1. Periodi di vita

2. Eventi generali

3. Eventi specifici

In base ai contenuti presenti nella memoria di lavoro, vengono richiamati contenuti della memoria

autobiografica procedendo da livelli generali fino a quelli più specifici.

Modello SAM – Slave Model of Autobiographial Memory

Proposto da Windhorst nel 2005, postula che il contenuto ed il funzionamento della memoria

autobiografica sia completamente controllato dalla memoria semantica. Quest'ultima elabora le

informazioni in entrata e permette il richiamo dalla memoria episodica dei contenuti

autobiografici. Nel dettagli, gli stimoli esterni attiverebbero la memoria semantica, la quale crea il

contesto per richiamare i ricordi in un certo modo. Questo spiegherebbe:

1. perché soggetti diversi richiamino diversi ricordi in funzione di uno stesso indizio

2. Effetti legati alle False memorie.


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Lavir

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Psicologia generale, basato su appunti personali e studio autonomo dei testi consigliato dal docente Eliano Pessa:
"Manuale di scienza cognitiva", Eliano Pessa, M. Petronilla Penna.
"Psicologia Generale", Luigi Anolli, Paolo Legrenzi.
Gli argomenti principali trattati sono i seguenti:
Oblio
Compiti richiamo e riconoscimento
Modelli strutturali
Modelli funzionali
Memoria autobiografica


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
Università: Pavia - Unipv
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Lavir di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pavia - Unipv o del prof Pessa Eliano.

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