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Metafora del fascio di luce

Secondo questa metafora proposta da Eriksen e Yeh nel 1985, l'attenzione è come un fascio di luce

con apertura fissa che illumina una zona del campo percettivo permettendo di rilevare le

informazioni provenienti solo da quella zona.

Essa viene usata esclusivamente per studiare l'attenzione visuo-spaziale. Questa metafora nasce

dagli studi sui movimenti oculari effettuati da Yarbus nel 1967, se paragoniamo i movimenti

oculari al fascio di luce, ci si chiese chi effettivamente guida questo fascio di luce. Nel rispondere

a questa domanda si suppone che i processi attentivi siano costituiti da 2 livelli:

Processi attentivi di livello superiore: Essi stabiliscono i la strategia generale che guida i

• movimenti oculari

Processi preattentivi di livello inferiore: Essi stabiliscono su quali punti dirigere

• l'attenzione in un determinato istante.

Da questa suddivisione ci si chiede perciò chi guida i processi preattentivi in un determinato

istante, esperimenti compiuti su soggetti umani dividono 2 tipi di processi:

1. Processi bottom-up: In questo caso le caratteristiche degli stimoli guidano i processi,

questi processi sono messi in evidenza dai compiti di ricerca visiva

2. Processi top-down: In questo caso sono le aspettative del soggetto a guidare i processi,

questi processi sono messi in evidenza dallo spatial cueing task di Posner

Compiti di ricerca visiva

I compiti di ricerca visiva consistono in una ricerca in una scena composta prevalentemente da

distrattori alcuni elementi contraddistinti da specifiche caratteristiche, chiamati target, ad

esempio trovare una F verde all'interno di F ed E rosse. I paradigmi maggiormente utilizzati da

questi computi sono essenzialmente 2:

1. Paradigma dell'accuratezza: Esso prevede la presentazione per un tempo breve di uno

stimolo contenente molti target, al termine di questa presentazione viene mostrato uno

stimolo di mascheramento che indica al soggetto che il processo di ricerca dei target è

terminato e che deve fornire quanti di esso erano contenuti all'interno del pattern di

stimolazione. Il tempo che intercorre tra la presentazione del pattern e la presentazione dello

stimolo di mascheramento è chiamata SOA ed è la variabile indipendente dell'esperimento,

la variabile dipendente è la correttezza della risposta del soggetto.

2. Paradigma dei tempi di reazione: Esso prevede la presentazione al soggetto di scene

contengono un singolo target, dopo di che viene misurato il tempo di reazione del

soggetto per decidere se il target è o meno presente. Il tempo di reazione infine è messo in

relazione con il numero di elementi contenuti nella scena.

I risultati di questi esperimenti possono giungere a 2 circostanze differenti:

1. Elaborazione parallela: In questo caso i tempi di reazione rimangono stabili all'aumento

del numero degli elementi che compongono la scena, mentre nell'accuratezza la

percentuale di risposte corrette raggiunge alti valori con valori SOA molto piccoli.

Questo significa perciò che la scena è stata esaminata in un unico istante, grazie all'azione

simultanea di diversi rivelatori di caratteristiche. Molti ricercatori tra cui la Treisman

non sono d'accordo con questo assunto, essi propongono che questo tipo di elaborazione

rapido è causa da caratteristiche del target che risaltano immediatamente, questo è

chiamato fenomeno del pop-out. Allestendo situazioni in cui i target si differenziano dai

distrattori per un'unica caratteristica, si può indagare su quali siano le caratteristiche

elementari che risaltano immediatamente, nel dettaglio esse sono:

Il colore

▪ L'orientamento: / / / / / / \ / / / /

▪ Il parallelismo: = = = = = < = = = =

Caratteristiche che sono risultate essere composte sono, la dimensione e la forma, lo studio

di queste caratteristiche ha portato a proporre una distinzione:

Caratteristiche separabili: In questo caso il sistema visivo

▪ rileva facilmente le singole caratteristiche elementari che

costituiscono la caratteristica composta (((((( )))))))

Caratteristiche integrali: I In questo caso il sistema visivo

▪ non è in grado di rilevare rapidamente le singlole

caratteristiche elementari che costituiscono la caratteristica

composta () () () ()

2. Elaborazione seriale: In questo caso i tempi di reazione aumentano al crescere del

numero degli elementi che compongono la scena, mentre nell'accuratezza, la percentuale

di risposte corrette raggiunge alti valori lentamente, quindi con valori SOA molto grandi.

Questo significa che gli elementi sono stati esaminati uno alla volta, perciò il tempo

aumenta all'aumentare del numero degli elementi.

Spatial cueing task

Paradigma sperimentale che spiega come i processi preattentivi siano influenzati sia da processi

bottom-up che da processi top-down. Nel dettaglio, il soggetto seduto di fronte ad uno schermo

deve fissare un carattere al centro dello schermo. I movimenti oculari sono controllati al fine di

non permettere al soggetto di non guardare le caselle ai lati dello schermo, qualora lo facesse,

verrebbe eliminato dall'esperimento. In queste caselle laterali, può apparire uno stimolo, in base

alla casella dove esso compare il soggetto deve premere il pulsante relativo a quel determinato lato.

Ciò che viene misurato è il tempo di reazione del soggetto a premere il pulsante. Tuttavia nel

punto centrale dello schermo, compariranno dei simboli che fungeranno da indizio per il lato dove

potrebbe apparire lo stimolo, ve ne sono di 3 tipi:

1. > : Stimolo a destra

2. < : Stimolo a sinistra

3. < > : nessun indizio

Non è detto però che lo stimolo si presenti nel lato indicato dall'indizio, si possono perciò avere

3 differenti situazioni:

1. Prove valide: Lo stimolo compare nella casella indicata dall'indizio

2. Prove invalide: Lo stimolo compare nella casella opposta a quella indicata dall'indizio

3. Prove neutre: Prove in cui l'indizio era di tipo < >

I risultati mostrano che il tempo delle prove valide era inferiore a quello delle prove neutre ed

ancora più inferiore di quelle invalide. Questo proverebbe che i processi preattentivi sono

influenzati da processi top-down relativi alle aspettative del soggetto.

Metafora della lente con lo zoom

L'attenzione è paragonata ad una lente la cui distanza focale è variabile, illuminando porzioni più

ampie o più piccole del campo percettivo sotto la guida delle aspettative del soggetto. Questa

metafora si fonda sul fatto che alcuni esperimenti hanno dimostrato che il sistema visivo è sensibile

in maniera differente alle caratteristiche locali e globali dello stimolo. Una classe di questi

esperimenti sono quelli condotti da Eriksen ed Eriksen condotti nel 1974, essi hanno mostrato

utilizzando il flanker effect, che se i processi pre-attentivi si comportassero semplicemente come

un fascio di luce l'ampiezza angolare del fascio non sarebbe superiore ad 1°. Questa dimensione

tuttavia è troppo piccola per spiegare i risultati degli esperimenti basati sullo spatial cueing task in

cui gli stimoli erano presentati ad una distanza maggiore di 1°. Questa circostanza ha portato

Eriksen e Yeh a riformulare la metafora del fascio di luce. Tuttavia gli esperimenti condooti da

Navon, mettono in discussione gli assunti di questa metafora. In essi vengono presentati 2 stimoli

globalmente identici, ma localmente diversi, ad esempio un H formata da piccole H ed un H

formata da piccole S, ciò che si riscontra è che:

Il tempo di riconoscimento nelle situazioni dove le piccole lettere sono uguali alla lettera

• grande è inferiore rispetto alle situazioni dove le piccole lettere sono diverse dalla lettera

grande che formano


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Psicologia generale, basato su appunti personali e studio autonomo dei testi consigliato dal docente Eliano Pessa:
"Manuale di scienza cognitiva", Eliano Pessa, M. Petronilla Penna.
"Psicologia Generale", Luigi Anolli, Paolo Legrenzi.
Gli argomenti principali trattati sono i seguenti:
Metafore dell'attenzione
Metodi di rilevazione attenzione


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
Università: Pavia - Unipv
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Lavir di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pavia - Unipv o del prof Pessa Eliano.

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