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REGOLAZIONE EMOTIVA:

Cosa si intende per regolazione emotiva?

La regolazione emotiva è la capacità di mantenere un’organizzazione comportamentale a fronte di elevati livelli di

tensione, mobilitati da emozioni positive e negative.

 quindi regolare le emozioni significa modularne l’intensità.

Le ricerche più recenti mostrano come il neonato abbia delle competenze regolatorie molto precoci: in situazioni di

disagio riesce ad autoregolarsi ed eteroregolarsi (attivare, ad esempio attraverso il pianto, l’attività del caregiver).

Che disagio può avere il neonato?

Per esempio il neonato può avere un disagio legato all’interazione con la madre (Es. una madre molto intrusiva può

scatenare senso di disagio nel bambino, che può distogliere lo sguardo dalla madre.

 Quindi distogliere lo sguardo dalla fonte di stress può essere uno dei modi di autoregolarsi.

Altre strategie di autoregolazione sono:

Es. guardare nel vuoto

Es. succhiarsi il pollice

Es. dondolarsi e stringersi le braccia

Es. toccarsi parti del viso, orecchie, capelli, ecc…

A fronte di una madre molto poco responsiva e poco motivante, il bambino deve continuamente ricorrere

all’autoregolazione e quindi tenderà a interagire meno con la madre, a chiedere meno l’intervento della madre e quindi

tenderà a ritirarsi, senza sviluppare competenze di regolazione emotiva più elevate.

È solo verso il primo anno di vita che il bambino riesce a gestire lo stress attraverso l’autoregolazione. È quindi

importante che il caregiver non lasci troppo tempo il bambino da solo ad autoregolarsi, ma che intervenga con

l’eteroregolazione.

 secondo Tronick, l’esperienza di condivisione della regolazione emotiva da parte del caregiver, è molto importante se

reiterata nel primo anno di vita, soprattutto la regolazione di emozioni negative.

PARADIGMA VOLTO IMMOBILE – STILL FACE:

Tronick ha studiato la regolazione emotiva introducendo il paradigma dello still face a fine anni ’70, utilizzato a diverse

età dei bambini (3 – 4 mesi e poi anche con bambini più grandi).

Come è strutturato l’esperimento?

- Primo episodio: (dura circa 3 minuti). Si chiede alla mamma (posta di fronte al bambino) di interagire con il bambino

come abitudine.

- Secondo episodio: (dura circa 3 minuti). Dopo tre minuti la mamma deve assumere un volto immobile (né emozioni

positive né emozioni negative) anche se il bambino cerca di comunicare con lei.

- Terzo episodio: (dura circa 3 minuti). Passati i tre minuti si chiede alla mamma di ritornare comunicativa ed

espressiva e si guarda come reagisce il bambino.

 allo sperimentatore interessa vedere cosa succede quando il bambino è in una situazione di non responsività della

madre e cosa succede dopo la riunione.

RISULTATI DELLE RICERCHE CON IL PARADIGMA STILL FACE (VOLTO IMMOBILE):

Come reagisce il bambino al volto immobile della mamma?

Reazioni sequenziali del bambino all’episodio stressante del volto immobile:

a) episodio 1: intensificazione della comunicazione, sguardi, vocalizzi, gesti rivolti alla madre

b) episodio 2: ritiro dall’interazione con la madre, evitamento dello sguardo, comportamenti autoregolatori (mano in

bocca, sui capelli, manipolazione dei vestiti, ecc…). Emozionalità negativa, volto inespressivo.

c) episodio 3: reazioni ambivalenti come testimonianza dell'evento stressante: sorriso, espressione giocosa ma anche

pianto, evitamento dello sguardo, ecc…

 Cosa succede alla riunione?

I bambini tendono a riattivare la comunicazione, quindi a esprimere di nuovo emozioni positive, ma miste a emozioni

negative (quindi anche nei bambini piccoli rimane il ricordo dell’episodio negativo di still face).

COSA DIMOSTRA QUESTO ESPERIMENTO?

Il bambino è in grado di cambiare immediatamente strategia comunicativa a fronte del modificarsi di quelle del suo

interlocutore. Quindi il bambino ha una sensibilità molto precoce alla comunicazione già a tre mesi. Il bambini però

non è del tutto inerme, riesce anche ad autoregolarsi.

Nella riunione, il fatto che esprima sia emozioni negative sia positive significa che il bambino ha una memoria precoce

dell’interazione negativa che ha vissuto.

Per quanto riguarda il versante materno, la responsività della madre mostra come sia importante: responsività o non

responsività della madre creano delle risposte specifiche nel bambino.

 Madre still face assimilabile alla madre con problemi depressivi (le madri depresse hanno una minor capacità di

esprimere le loro emozioni)

UN’ULTERIORE DESCRIZIONE/SPIEGAZIONE:

Riguardo questi studi, Tronick sottolinea come la fase del volto immobile tenda, nei bambini soprattutto molto piccoli

(4 – 5 mesi), a elicitare l’etero e l’auto regolazione ma a un certo punto a creare una sorta di “disorganizzazione” del

bambino: il bambino tende a diventare ipotonico, il suo sguardo si fa un po’ perso e non più focalizzato sulla mamma

e l’espressione del volto è come congelata e inespressiva.

Quindi la mamma o il caregiver nel primo anno di vita tende ad avere una funzione organizzante: quanto più c’è

interazione, tanto più il bambino è attivato sia a livello di postura, sia a livello di comunicazione ed espressione.

Viceversa, quanto più il bambino viene lasciato solo, tanto più c’è una sorta di monoorganizzazione: tende a non

sviluppare una serie di competenze, anche posturali e motorie.

 Condizione simile al marasma descritto da Spitz per i bambini in orfanotrofio

UNA DOPPIA TENDENZA:

- Neonato come sistema che tende all’auto-organizzazione, vedi autoregolazione

- Neonato che tende alla connessione con l’altro

 creando stati intersoggettivi con i suoi partner con condivisione di emozioni e significati (being together with,

companionship)

 con condotte eteroregolatorie funzionali all’attaccamento

COMPORTAMENTI REGOLATORI AUTODIRETTI:

A fronte di esperienze emotive stressanti di segno negativo, ma anche positivo: madre che esprime emozioni

negative, madre inespressiva, madre eccessivamente stimolante, eventi frustranti à il bambino può ricorrere a

comportamenti autoregolatori di tipo autoconsolatorio o anche autostimolatorio, quali:

 distogliere lo sguardo dalla fonte di stress (riduce il battito cardiaco)

 permanere con lo sguardo vuoto

 succhiarsi il pollice (effetto consolatorio)

 dondolarsi e stringersi le braccia

 toccarsi parti del viso, orecchie, capelli, etc.

 Questi comportamenti autoregolatori se reiterati ad es. a fronte di difficoltà interattive croniche della madre possono

diventare nel tempo delle difese di tipo patologico limitando l'interesse del bambino per l'ambiente e per la madre o i

caregiver

 Vedi madre depressa che esprime sopratutto emozioni negative nei confronti del bambino non condividendo con lui

le emozioni positive: il bambino per sfuggire a tali emozioni negative ricorre a comportamenti autoregolatori che potrà

iniziare a utilizzare in modo indiscriminato anche verso altri partner

COMPORTAMENTI REGOLATORI ETERODIRETTI:

 il bambino manifesta degli affetti negativi e positivi alla madre che ne sollecitano la funzione regolatoria

 la madre legge questo messaggio e cerca di regolare in tale senso le emozioni del bambino

 es. un bambino di sei mesi allunga le mani in direzione di un oggetto, ma non riesce a raggiungerlo, si arrabbia e

manifesta distress, distogliendo lo sguardo e succhiandosi il pollice, quando è più calmo torna di nuovo a cercare di

raggiungere l'oggetto, mentre il caregiver lo sposta verso una posizione più raggiungibile; il bambino riesce finalmente

ad afferrare l'oggetto ed esplorarlo e sorride.

 Il caregiver ha trasformato il fallimento del bambino in successo e contemporaneamente ha trasformato le emozioni

negative che il bambino stava sperimentando in emozioni di segno positivo (Tronick, 1989)

 L’esperienza emozionale di eteroregolazione, accanto a quella della condivisione delle emozioni positive,

sperimentata ripetutamente, consolida le competenze affettive del bambino determinando la formazione di un nucleo

affettivo positivo che sarà alla base della sua personalità.

TRONICK, WEINBERG:

Tronick poi è andato a vedere in modo microanalitico queste interazioni.

A tre mesi come si può schematizzare il tipo di comunicazione che il bambino mette in atto con la madre?

1) coinvolgimento sociale positivo: implica tutte quelle azioni che cercano di attivare il caregiver

 mostrare/offrire, accettare/rifiutare oggetti; indicare; segnalare di voler farsi prendere in braccio; contatto fisico con

adulto; riferimento sociale; gesti referenziali.

2) coinvolgimento sociale negativo: es. pianto, ritiro o congedo.

3) monitoraggio sociale: guardare la madre, senza esprimere emozioni (monitorare l’altro senza esprimere emozioni)

4) esplorazione dell’ambiente con affetti positivi/negativi/neutri: prima solo esplorazione visiva, poi anche

manipolazione di oggetti.

Allo stesso modo anche la madre può avere gli stessi tipi di coinvolgimento.

 Quindi Tronick va a vedere i match della comunicazione tra madre e bambino.

MODELLO COMUNICATIVO ROTTURA/RIPARAZIONE – TRONICK (1989, 2005); FASE

DELL’INTERSOGGETTIVITÀ PRIMARIA – TREVARTHEN (1979, 2001):

Tronick quindi introduce un modello tutt’oggi utilizzato, il modello comunicativo fondato sulla rottura – riparazione,

secondo cui c’è una mutua regolazione tra bambino e madre.

La comunicazione mamma – bambino può essere sintonizzata (ad esempio sulle emozioni positive). Tuttavia nella

comunicazione nel primo anno di vita non ci sono solo match (comunicazione positiva) ma anche mismatch (situazioni

di rottura) nella comunicazione, per cui uno dei due ha una reazione positiva e l’altro negativa.

Ad ogni modo, nelle situazioni adeguate c’è sempre un ripristino della comunicazione (sintonizzazione).

Ciò che fa la differenza non è tanto la frequenza dei mismatch quanto la capacità della diade di ritornare a una

situazione di ripristino della comunicazione.

La giusta sequenza dovrebbe quindi essere: Match – mismatch – repair

1) Sintonizzazione madre/bambino in relazione a stati emotivi positivi: es. bambino sorride, vocalizza, madre risponde

al bambino, sorridendo, verbalizzando

 match positivo: bambino positivo/madre positiva

2) Rottura della comunicazione: es. il bambino piange, la mamma non lo consola e continua a sorridere

 mismatch: bambino negativo/madre positiva

oppure il bambino piange, la madre si arrabbia

 match negativo: bambino negativo/madre negativa

3) Riparazione/ripristino della sintonizzazione: es. la madre consola il bambino, il bambino sorride

 Ripristino del match positivo: madre positiva/bambino positivo.

In questa fase di ripristino è come se mamma e bambino avessero approfondito la loro comunicazione emotiva.

Questa comunicazione (non verbale) tende a schematizzarsi, per cui il bambino, di fronte a una mamma in grado di

riparare o no, tenderà a costruirsi uno schema di una madre responsiva (regola le emozioni) o non responsiva (non

regola le emozioni) e anche di sé come efficace o non efficace (sono efficace vs non sono in grado di attivare il

caregiver).

Quindi il bambino si crea una aspettativa (schema) di sé e di sé con l’altro.

Quindi si forma una memoria procedurale di queste interazioni precoci, che creano aspettative e guidano allo stile

interazionale.

NEL CASO DI DEPRESSIONE MATERNA:

Dall’analisi dell’interazione tra mamme depresse e i loro bambini emerge che in questi casi si crea una situazione in

cui c’è minore condivisione di emozioni positive, minore capacità della mamma di riparare la comunicazione, prevale il

mismatch tra mamma e bambino, la negatività della mamma tende a creare maggiore irritabilità.

La mamma viene vissuta come non affidabile (incapace di regolare le emozioni), non responsiva e il bambino stesso

si rappresenta come non efficace e non regolato.

Le ricerche fanno vedere che la mamma depressa non è sempre non responsiva, ma può essere anche molto

intrusiva, stimolando il bambino in modo non efficace, non sintonizzato (mismatch).

Nel momento in cui il bambino nel primo anno di vita è continuamente esposto ad una situazione di disregolazione

interattiva, tende all’autoregolazione ma anche ad avere una maggiore emozionalità negativa.

Questi bambini poi tendono ad esprimere sempre meno le emozioni negative e quindi anche a ritirarsi, utilizzando

meno l’adulto.

MADRI DEPRESSE INTRUSIVE:

Bambini di 6 mesi

- distoglimento dello sguardo

- investimento ambiente

- espressione di rabbia rispetto all’intrusività materna e in genere rispetto a esperienze frustranti

- stile di coping prevalente: rabbia

MADRI DEPRESSE DISTACCATE/NON RESPONSIVE:

Bambini di 6 mesi

- scarso investimento dell’ambiente

- irritabilità/rabbia allo stress

- ricorso all’autoconforto

- stile di coping prevalente: ritiro

REGOLAZIONE GUIDATA (3 – 6 MESI):

il bambino impara a regolare le proprie emozioni utilizzando l’adulto come regolatore delle emozioni in differenti

contesti (gioco, pulizia, nutrimento).

 il bambino impara a modulare l’intensità delle emozioni, anche di quelle positive, con il caregiver attraverso ripetute

esperienze di incremento/decremento dell’attivazione

(vedi gioco faccia-a-faccia, con cicli di attivazione/rilassamento condivisi con il caregiver)

REGOLAZIONE DIADICA (6 – 14 MESI):

Il bambino diventa sempre più capace di attivare l’adulto.

Si creano schemi impliciti che il bambino struttura.

 progressivo utilizzo intenzionale dell’adulto come regolatore delle proprie emozioni da parte del bambino, attraverso

comunicazioni specifiche rivolte a quest’ultimo

 schematizzazione delle esperienze emozionali in rappresentazioni Sé/ altro attraverso un tipo di memoria implicita

AUTOREGOLAZIONE EMOTIVA GUIDATA DAL CAREGIVER (dopo i 14 mesi) E AUTOREGOLAZIONE

AUTONOMA (dopo i 24 mesi):

Dai 14 mesi in poi il bambino comincia ad essere più in grado di autoregolarsi, non solo ricorrendo ad

un’autoregolazione primitiva, ma utilizzando anche altre modalità di regolazione delle emozioni.

Ad esempio l’utilizzo di oggetti transazionali (il bambino ricorre a degli oggetti per consolarsi da sé, come

l’orsacchiotto).

Il bambino poi ricorre a strategie di regolazione emotiva più avanzate e simboliche quando comincia a sviluppare il

linguaggio.

Poi narra ed esprime le sue emozioni.

Le ricerche mostrano che quanto più ha funzionato la regolazione diadica nel primo anno di vita tanto più il bambino

riuscirà ad essere autonomo dopo i 24 mesi.

A partire da circa 2 anni, il bambino ha meno reazioni di rabbia e pianto, ma è più capace di autoregolarsi, ricorrendo

a diverse strategie.

 capacità di fronteggiare autonomamente da parte del bambino la tensione emotiva mantenendo integra

l’organizzazione comportamentale

- è fondata sull'interiorizzazione delle forme di regolazione diadica con il caregiver e sullo sviluppo delle forme precoci

di autoregolazione (Sroufe, 1995; Tronick, et al., 1996)

- questa acquisizione si correla alla diminuizione delle reazioni di collera rispetto a situazioni frustanti o di disagio

rispetto a situazioni iperstimolanti

- sviluppo di stili individuali di regolazione emozionale, vedi oggetti transizionali, gioco simbolico, narrazioni, etc.

NELLA VITA ADULTA:

Come il bambino piccolo, anche noi siamo in continua oscillazione tra emozioni negative e positive, e in situazioni di

grande stress abbiamo bisogno di qualcun altro per farci consolare. L’eteroregolazione quindi non muore mai.

Si parla di coregolazione: l’adulto, soprattutto in episodi molto negativi, ricerca l’altro per farsi regolare.

AUTOREGOLAZIONE E SVILUPPO:

Una buona capacità di autoregolazione acquisita a livello prescolare è importante perché il bambino sarà più sicuro

sull’attaccamento e avrà una serie di competenze:

- maggiore fiducia in se stesso,

- maggiore capacità di esprimere le emozioni,

- maggiore curiosità,

- maggiore autostima e senso di efficacia,

- miglior rapporto con adulti significativi,

- maggiore competenza sociale (capacità di interagire con i pari).

Quindi tenderà a disorganizzarsi di meno in situazioni di grande tensione, anche ricorrendo all’aiuto di altri.

STILI GENITORIALI E REGOLAZIONE EMOTIVA:

Altri fattori influenzano le capacità di regolazione.

Quanto il genitore è in grado di regolare le sue emozioni? Un genitore arrabbiato tende a mettere in atto uno stile di

coping/fronteggiamento delle emozioni che il bambino può assorbire.

Prima gli stili genitoriali sono: distrazione, consolazione, verbalizzazione.

Poi il genitore ha altre modalità di regolazione delle emozioni negative: minimizzazione delle situazioni di stress del

bambino, lasciare che le emozioni vengano espresse/essere tollerante, essere punitivo verso le emozioni negative del

bambino.

Il bambino quindi tenderà ad essere influenzato dalle modalità con cui il genitore tratta le emozioni.

EMOZIONI NELLA PRIMA INFANZIA E SVILUPPO SOCIO – EMOTIVO:

Quali sono gli effetti di queste regolazioni emotive sullo sviluppo socio emotivo?

Alcune ricerche mostrano come se la regolazione emotiva funziona, il bambino ha capacità di resilience e di

autoregolazione emotiva. Situazioni in cui la regolazione emotiva non funziona possono dare luogo a problematiche

esternalizzanti (depressione, ansia) o internalizzanti (disturbi della condotta).

I bambini che hanno subito un maltrattamento sono meno in grado di regolare le emozioni negative e sono bambini

che tendono a interpretare tutti gli stimoli più negativamente.

DISREGOLAZIONE NEL PRIMO ANNO DI VITA E SVILUPPO SOCIOEMOTIVO:

Altre ricerche mostrano come un caregiver molto intrusivo nei primi anni di vita, tenderà ad orientare il bambino verso

aggressività e disturbi della condotta.

L’ostilità genitoriale tende quindi ad avere un’influenza sul comportamento futuro del bambino.

DIALOGO VERBALE SULLE EMOZIONI GENITORE/BAMBINO:

COMPETENZA EMOTIVA:

È l’insieme di abilità che il bambino ma anche il soggetto adulto ha per mettere in atto delle interazioni sociali efficaci

dal punto di vista dell’espressione e regolazione delle emozioni.

 insieme di abilità necessarie per essere efficaci nelle transizioni sociali che producono emozioni.

COMPONENTI DELLA COMPETENZA EMOTIVA:

Non è unica, ma è un processo complesso che implica una serie di competenze che il bambino mano a mano

acquisisce:

- consapevolezza dei propri stati emotivi: il bambino man mano è consapevole dei sentimenti rispetto alle proprie

emozioni (tristezza, rabbia, piacere, ecc…).

- riconoscimento delle emozioni nei partner: diventa consapevole delle emozioni dell’altro (capace di leggere le

emozioni che l’altro vive).

- capacità di usare il vocabolario emotivo ed espressioni legate alla propria cultura: sa usare un vocabolario emotivo

(che si collega alla propria cultura di appartenenza). Il bambino comincia a dire “sono triste” o “sono arrabbiato”

oppure anche “lui è triste”, “lui è arrabbiato con me”.  capacità di dare etichetta alle emozioni anche dal punto di vista

verbale, dove il linguaggio sembra essere un grosso mediatore della capacità di regolazione emotiva e di competenza

emotiva.

- capacità di coinvolgimento emotivo e simpatetico con le esperienze emotive altrui

- controllo e adeguatezza dell’espressione delle emozioni: bambino man mano può imparare a mascherare le proprie

emozioni: per esempio se esprime felicità può modularla e non enfatizzarla.

- capacità di comprendere che gli stati emotivi interni possono non corrispondere a quelli esterni: il bambino capisce

che anche l’altro può esprimere emozioni non vere

- regolazione delle emozioni e della loro intensità passa sempre di più attraverso la narrazione e il controllo verbale.

- senso di autoefficacia emotiva, accettazione e consapevolezza della propria vita emotiva.

IL LINGUAGGIO DELLE EMOZIONI:

Già alla fine del 2 anno di vita il bambino sa etichettare alcune emozioni proprie (riferendosi a sé): “bimbo spaventato”,

“bimbo contento”.

Dal terzo anno c’è un incremento del vocabolario emotivo e sa descrivere anche gli stati emotivi che vede nell’altro.

Implica una sempre maggiore articolazione di questo linguaggio emotivo: il bambino sa riflettere sulle proprie

emozioni e descriverle. Comprende gli stati emotivi altrui e anche gli stati mentali.

 da 2 anni e mezzo capacità di riconoscere anche le emozioni altrui come stati interiori e non solo le loro

manifestazioni esteriori: “Katia piange”, “Katia triste”.

Queste competenze emotive poi sono alla base dei comportamenti prosociali (quanto più il bambino è capace di

comprendere le sue e altrui emozioni tanto più sa mettere in atto comportamenti prosociali).

Il comportamento prosociale è legato al concetto di empatia (sintonizzarsi con l’emozione dell’altro).

Il bambino sviluppa tutte queste competenze abbastanza velocemente (età prescolare).

 dall’età prescolare ai 6 anni sviluppo della capacità di riflettere sulle emozioni proprie e altrui riconducendole alle

differenti situazioni e alle caratteristiche delle persone.

 Capacità di mindreading, di comprendere cioè gli stati emotivi e mentali altrui, assumendo la prospettiva altrui,

perspective taking

 Collegamento con l’empatia intesa come sintonizzazione con le emozioni altrui e con i comportamenti pro sociali ,

vedi bambino che conforta un altro bambino.

Molti ricercatori negli ultimi anni (a partire da Dunn) hanno visto come la capacità di comprensione e di descrizione

verbale delle emozioni tende ad essere incrementata dal dialogo verbale che il bambino ha con l’adulto soprattutto a

partire dalla fine del secondo anno di vita.

Emerge dunque l’importanza di relazioni in cui i l bambino possa avere dialoghi centrati sul commento delle proprie

emozioni.

Ruolo delle conversazioni (dialoghi emotivi):

- permettono di affrontare un’ampia gamma di stati emotivi (la madre può introdurre diverse emozioni)

- facilitano la comprensione del comportamento altrui

- consentono di comprendere le cause e le circostanze delle relazioni interpersonali: “è arrabbiato perché gli hanno

tolto il giocattolo”.

- consentono di condividere le proprie emozioni con altri consolidando le relazioni.

 Anche avere dei fratelli incrementa il dialogo emotivo.

Dunn registrava il dialogo emotivo mamma – figlio con bambini di 2 anni: vede che c’è molta variabilità (venivano

espresse molte emozioni oppure anche pochissime). Quanto più c’era una frequenza di etichettatura delle emozioni,

tanto più il bambino a sei anni era in grado di esprimere e comprendere le emozioni.

Quindi il dialogo emotivo tra adulto e bambino nei primi anni di vita sembra essere un forte predittore della

competenza emotiva come espressione e regolazione delle emozioni a 6 anni.

INTERNAL STATE LANGUAGE O EMOTION TALK:

Alcuni ricercatori parlano di “emotion talk”, di “internal state language”, ovvero quel tipo di linguaggio che fa riferimento

o a emozioni o a vocaboli che riguardano il pensare, conoscere, capire.

Quanto più il bambino riesce a usare tali vocaboli con il caregiver, tanto più svilupperà una competenza emotiva.

EMOTION MATERNAL TALK AND POSITIVE PARENTING:

 Il linguaggio materno che parla di emozioni è molto importante nell’età prescolare, costituisce un emotion bridge.

- etichettare le emozioni: è triste

- chiarisce il contesto delle emozioni: è triste perché ha perso il cane

- fornisce gli indicatori delle emozioni: guarda è triste, vedi che sta piangendo

- cerca di collegare le emozioni all’esperienza del bambino: è triste come lo eri tu quando hai perso il gatto

IMPATTO DELL’EMOTION TALK G/B A 2/3 ANNI:

Il bambino immerso in un emotion talk ricco a 2/3 anni, all’inizio dell’età prescolare, sarà più capace di regolare

emozioni, di capire emozioni anche dell’altro e avrà anche maggiori comportamenti prosociali, mentre diminuiscono i

problemi comportamentali.

RISULTATI DI UN INTERVENTO SUL MATERNAL EMOTION TALK:

Molte ricerche stanno ultimamente virando anche su interventi sul maternal emotion talk: si tratta di interventi che,

soprattutto in situazioni di rischio, cercano di potenziare il linguaggio materno emotivo.

Anche nelle scuole sono stati fatti dei progetti di prevenzione, soprattutto in classi con bambini aggressivi o con

difficoltà comportamentali. Si è visto che, attraverso gli incontri centrati su linguaggio emotivo, diminuivano i problemi

comportamentali.

In un intervento con mamma – bambino si dava un libro con delle figure. Le mamme dovevano commentare le figure

attraverso un linguaggio che esprimesse le emozioni. Dopo alcune sessioni (6/7 incontri), i bambini di madri a rischio

psicosociale e con problemi comportamentali beneficiano dell’intervento, diminuendo i loro problemi comportamentali

(esternalizzanti).

Questo tipo di intervento può essere fatto a livello familiare o anche in sede istituzionale con gruppi di bambini in cui

viene usato questo incremento del linguaggio emotivo.

PARENTAL META – EMOTION PHILOSOPHY:

C’è un’ipotesi secondo cui ciascun genitore abbia una sua filosofia, un suo modo di pensare, circa come comunicare

le emozioni al proprio figlio. È una filosofia implicita. Si differenziano due tipi: una è più adeguata e una meno

adeguata.

EMOTION COACHING PHILOSOPHY:

ADEGUATA: centrata su emotion coaching: l’adulto o il genitore tende a validare le emozioni del bambino, a

rispecchiarle, commentarle senza essere disapprovante o critico. Considera anche le emozioni negative che il

bambino esprime e ne dà un’etichetta e una soluzione.

DISMISSING META – EMOTION PHILOSOPHY:

MENO ADEGUATA: altri genitori possono adottare una filosofia più distanziante, in cui per esempio il bambino che

esprime emozioni negative non viene accolto (il bambino è molto arrabbiato e la mamma non lo ascolta, ma magari

cerca di distrarre il bambino, quindi non c’è una regolazione, un etichettamento di questa emozione negativa), oppure

la madre adotta uno stile punitivo.

RICADUTE DELL’EMOTION COACHING:

Agevola:

- lo sviluppo delle competenze di regolazione emotiva

- minori problemi di comportamento

- competenze sociali ed emotive verso i pari

RICADUTE DISMISSING META – EMOTION PHILOSOPHY:

 agevola meno lo sviluppo della competenza emotiva

MEANING MAKING OF NEGATIVE EVENTS:

Andando a vedere un campione normale madre – bambino, Fivush ha visto come le madri e i bambini tendono a fare

una narrazione più complessa di eventi negativi che di eventi positivi.

In una buona relazione genitore – bambino l’evento negativo tende ad essere più commentato.

Un altro possibile intervento può essere quello di commentare degli eventi negativi vissuti dal bambino e commentarli

con i genitori.

 madri rispetto ad eventi negativi usano più spiegazioni causali, più coerenza narrativa

 eventi altamente stressanti diminuiscono la capacità di utilizzare linguaggio emotivo a breve termine

 ma anche la narrazione di eventi negativi mobilita una più elaborata narrazione, con più linguaggio emotivo.

 narrativa di eventi negativi sono più coerenti, con più mental states, eventi spaventanti più che eventi frustranti.

FORMAZIONE DEI LEGAMI DI ATTACCAMENTO, BOWLBY:

In che modo i diversi tipi di attaccamento si strutturano in relazione ai diversi tipi di regolazione emotiva?

Lo studio dell’attaccamento infantile è stato promosso in vari step da Bowlby. Ainsworth poi ha messo a punto la

Strange situation che ha permesso di tipizzare i diversi tipi di attaccamento.

L’attaccamento è stato poi visto sempre più non solo a livello di sistema comportamentale, ma anche a livello

rappresentazionale come creazione di modelli di attaccamento.

- aspetto teorico: Bowlby fine anni ’50.

- aspetto sperimentale: Ainsworth fine anni ’70.

- aspetto rappresentazionale: AAI, fine anni ’80.

Bowlby e Ainsworth parlano di pattern di attaccamento: partono da osservazioni comportamentali del bambino nel 1 e

2 anno di vita.

Secondo loro si crea nel primo anno di vita un sistema comportamentale di attaccamento. Inizialmente è stato studiato

soprattutto il sistema madre – bambino, poi anche padre – bambino.

Il sistema di attaccamento come è strutturato? Il bambino che si trova in una situazione stressante cerca prossimità

con la figura attaccamento, mentre in un momento tranquillo cerca la madre per esplorare l’ambiente.

Reciprocamente, la madre, quando il bambino piange, ha paura, e si rivolge a lei, lo consola, mentre quando la

situazione è tranquilla incoraggia l’esplorazione. Questo è l’attaccamento che funziona.

 0 – 3 mesi: segnali di pianto, sorriso, aggrappamento, rivolti in modo parzialmente indifferenziato all’adulto per

incentivarne il contatto e la prossimità.

 3 – 6 mesi: inizio del privilegia mento della figura materna come figura di attaccamento.

- utilizzo della madre in condizioni di stress

- orientamento prevalente verso la madre

 6 mesi – 3 anni: attaccamento selettivo alla madre o alla figura primaria di accudimento.

- costituzione della madre come base sicura per l’esplorazione

- come consolatore privilegiato reazioni specifiche alla separazione dalla madre

- rappresentazione e interiorizzazione del legame di attaccamento come modello operativo interno di attaccamento

- modelli di attaccamento funzionanti per tutto il ciclo di vita.

PATTERN DI ATTACCAMENTO DEL BAMBINO NELLA PRIMA INFANZIA INTESI COME STILI DI REGOLAZIONE

DIADICA DELLE EMOZIONI TRA BAMBINO E GENITORE:

Si crea quindi un legame di attaccamento specifico per ciascuna figura di attaccamento.

Quindi il legame di attaccamento non è solo comportamentale, ma il bambino si crea una schematizzazione della sua

relazione di attaccamento e quindi una schematizzazione dell’altro (schemi di essere con) con aspettative positive e

anche di sé come in grado di attivare la relazione con l’altro.

Quindi il legame di attaccamento è anche una modalità di regolazione delle emozioni, perché il bambino, nel momento

in cui cerca protezione cerca anche regolazione delle emozioni.

Quindi il legame di attaccamento, se inizialmente era visto come un sistema comportamentale, in realtà può essere

visto come una rappresentazione che il bambino si crea e anche uno schema di regolazione delle emozioni.

 i modelli operativi interni concernenti la schematizzazione della relazione di attaccamento Sé/altro organizzano

anche le emozioni:

- fiducia ed aspettative positive vs negative rivolte all’altro

- utilizzo dell’altro come regolatore delle emozioni

- stili di espressione/soppressione delle emozioni

FORMAZIONE DEI LEGAMI DI ATTACCAMENTO E INTERSOGGETTIVITÀ:

Nel primo anno di vita si stabiliscono i pattern di attaccamento che in qualche modo coincidono con la regolazione

emotiva diadica.

 nel primo anno di vita si stabiliscono gli stili di regolazione diadica centrati sul raggiungimento/mantenimento di

emozioni positive tra bambino e caregiver e sulla regolazione dell’arousal negativo.

EPISODI DELLA STRANGE SITUAZION: MARY AINSWORTH, 1979:

Mary Ainsworth è stata la prima a cercare di individuare gli antecedenti dei partner di attaccamento, classificati da lei

stessa attraverso la procedura della Strange Situation.

In uno studio la Ainsworth aveva evidenziato come un predittore significativo dei diversi pattern di attaccamento

(sicuro, insicuro, evitante, insicuro ambivalente) fosse la responsività sensibile della madre, intesa come la capacità di

comprendere i bisogni del bambino e di rispondervi prontamente.

In questa prospettiva, nel suo studio:

- all’attaccamento sicuro del bambino corrispondeva una madre responsiva ai suoi bisogni

- all’attaccamento insicuro evitante del bambino corrispondeva una madre non responsiva e rifiutante

- all’attaccamento insicuro ambivalente del bambino corrispondeva una madre non responsiva in modo intermittente e

quindi imprevedibile.

 La strange situation implica tre attori: bambino, caregiver e estraneo.

 In una stanza con giocattoli

 è strutturata in 8 episodi brevi di circa 2/3 minuti in cui c’è un’alternanza tra presenza della madre, presenza

estraneo, assenza di uno o di entrambi.

1) (30 sec): madre, bambino, osservatore. L’osservatore introduce madre e bambino nella stanza di laboratorio, poi li

lascia

2) (3 minuti): madre e bambino. La madre non interagisce, mentre il bambino esplora. Se necessario il gioco viene

stimolato dopo 2 minuti.

3) (3 minuti): estraneo, madre, bambino.

4) (3 minuti o meno). Estraneo e bambino. Primo episodio di separazione. Il comportamento dell’estraneo si adatta a

quello del bambino.

5) (3 minuti o più). Madre e bambino. Primo episodio di riunione. La madre saluta il bambino e lo conforta, poi cerca di

far sì che riprenda a giocare. Poi la madre se ne va, salutandolo.

6) (3 minuti o meno). Bambino solo. Secondo episodio di separazione.

7) (3 minuti o meno). Estraneo e bambino. Continua l’episodio di separazione. L’estraneo entra e adatta il suo

comportamento a quello del bambino.

8) (3 minuti): madre e bambino. Secondo episodio di riunione. La madre entra, saluta il bambino, poi lo prende in

braccio. Nel frattempo l’estraneo se ne va in modo non intrusivo.

 Gli episodi più importanti da analizzare e codificare sono il 5 (primo episodio riunione) e l’8 (secondo episodio

riunione).

SCALE DI VALUTAZIONE EPISODI DELLA STRANGE SITUATION:

 Il punteggio è da 1 a 7.

1) ricerca della prossimità e del contatto: quanto il bambino ricerca il contatto fisico e la prossimità con la madre.

2) mantenimento del contatto: il grado di attività o persistenza presente negli sforzi del bambino di mantenere il

contatto fisico con un adulto una volta che questo è stato raggiunto.

In particolare vedi la resistenza attiva del bambino ad essere lasciato andare attraverso l’aggrapparsi o il protestare.

3) evitamento della prossimità e dell’interazione: la mamma rientra nella stanza e il bambino invece di andarle

incontro la evita, distoglie lo sguardo da lei.

 vengono inclusi in questa scala gli approcci falliti durante la riunione, quali il voltare la faccia da un’altra parte

quando il genitore saluta, fare in modo prolungato il broncio, il rifiuto di entrare in contatto visivo e di interagire e segni

leggeri di inquietudine alla presenza dell’estraneo accompagnati dal rifugiarsi dalla madre.

4) resistenza al contatto: quando la madre rientra nella stanza, il bambino la respinge (es. piange e si distanzia dalla

mamma, respinge i giochi che lei propone), mettendo in atto anche un comportamento di tipo ambivalente.

Segnali più diffusi includono accessi di collera, bronci prolungati, agitazione o altri indici di difficoltà a essere

confortato dal contatto con un adulto.

5) interazione a distanza: il bambino va verso la mamma in modo meno accentuato ma per esempio mostra un gioco,

sorride e vocalizza e quindi in qualche modo comincia un’interazione.

 attraverso il punteggio ottenuto arrivo a classificare il tipo di attaccamento.

La Ainsworth divide l’attaccamento in tre tipi:

1) attaccamento sicuro

2) attaccamento insicuro – evitante

3) attaccamento insicuro – ambivalente

Negli anni successivi, si identifica un altro tipo di attaccamento, meno frequente nei gruppi di popolazione normale e

più frequente nelle popolazioni di bambini a rischio: l’attaccamento disorientato – disorganizzato.

ATTACCAMENTO SICURO GRUPPO B:

È quello che descrive cos’è l’attaccamento. In questo attaccamento, nella strange situation, il bambino, quando ritorna

la mamma, cerca contatto e interazione e quando la mamma è presente la usa come base sicura per esplorare

l’ambiente.

Quando la mamma se ne va potrebbe piangere ma anche mantenere la sua capacità di esplorare l’ambiente.

Quando torna la mamma ricerca prossimità e contatto e si fa consolare. Anche la presenza dell’estraneo non sarà

tanto stressante.

ATTACCAMENTO SICURO:

Il bambino è in grado di esprimere gioia ma anche emozioni negative (quando la mamma non c’è e quando c’è

l’estraneo). È capace di attivare l’eteroregolazione (quando la mamma torna si fa consolare e poi si consola).

La Strange situation viene fatta tra i 12 e i 17/18 mesi, quindi nel periodo in cui il bambino può camminare ma il

dialogo tra mamma e bambino non è ancora verbale ma più gestuale.

Dopo i 18 mesi ci sono altre modalità per valutare attaccamento.

L’attaccamento sicuro è un buon predittore di capacità di regolazione emotiva e di un buon sviluppo socio emotivo.

Com’è la figura di attaccamento di bambino con attaccamento sicuro? È una mamma che tende ad essere responsiva

ai bisogni emotivi e fisici del bambino ed è una mamma disponibile alla relazione con il bambino.

I bambini sicuri sono circa il 60% in una popolazione non a rischio in USA.

SOTTOGRUPPI B1 E B1:

La Ainsworth ha differenziato in modo più dettagliato i bambini con attaccamento sicuro:

- B1: bambino sicuro più sul versante evitante (cercano più l’interazione a distanza).

Il bambino privilegia l’interazione a distanza con la madre (vocalizzando, sorridendo, mostrando oggetti, ecc…)

rispetto alla ricerca di contatto fisico negli episodi di riunione, manifestando al contempo qualche segno di evitamento

nei suoi confronti; rivela poco stress alla separazione.

- B2: bambino sicuro cerca più il contatto non fisico.

Il bambino ricerca maggiormente il contatto e la vicinanza con la madre rispetto al bambino del gruppo B1, pur

mostrando anch’esso un certo evitamento della vicinanza nei suoi confronti soprattutto nel primo episodio di riunione.

SOTTOGRUPPI B3 E B4:

- B3: bambino sicuro per eccellenza (quando la mamma torna non dimostra nessun evitamento, nessuna resistenza,

è molto consolabile e riprende a giocare con facilità).

Il bambino si mostra molto sicuro, non delineandosi nel suo comportamento nessun segno di evitamento o di

resistenza nei confronti della madre negli episodi di riunione.

- B4: più stressato nella separazione, più preoccupato rispetto all’attaccamento.

Il bambino appare preoccupato di mantenere vicinanza e contatto con il genitore, dimostrandosi focalizzato su di lui e

stressato negli episodi di separazione; appare inizialmente difficile da consolare quando torna il genitore

ATTACCAMENTO SICURO - genitore:

Main ha valutato l’attaccamento anche nei genitore e quindi è andata a vedere il tipo di attaccamento che il genitore

ha rispetto alle proprie passate figure di riferimento (Main).

Nei bambini sicuri che tipo di attaccamento aveva la madre? Solitamente mamma con buone valutazione delle proprie

esperienze di attaccamento.

Nello sviluppo successivo è la mamma che sa mettere in atto un dialogo centrato sulle emozioni e si sintonizza con le

emozioni positive e negative del bambino.

 Stato della mente della madre rispetto all’attaccamento: sicuro/autonomo, integrazione tra stati mentali positivi e

negativi circa l’attaccamento da parte della madre

 nell’interazione libera a 12 mesi con il bambino sintonizzazione con i suoi affetti positivi e negativi

(iniziativa/esuberanza, frustrazione/rabbia, tristezza/desiderio di prossimità).

VIDEO ESEMPIO DI UN BAMBINO SICURO DURANTE LA STRANGE SITUATION:

- episodio 2: utilizza la madre come base sicura

- episodio 3: si rivolge alla madre per essere regolato

- episodio 4: ricerca la madre, ma riesce anche a interagire con l’estraneo

- episodio 5: si consola con la madre attraverso l’interazione a distanza

- episodio 6: non si autoregola

- episodio 7: utilizza l’estraneo come regolatore/consolatore

- episodio 8: si rivolge alla madre cercando il contatto fisico. Ripristina l’equilibrio attaccamento/esplorazione.

ATTACCAMENTO INSICURO – EVITANTE – GRUPPO A:

Il punteggio risulterà alto nella scala dell’evitamento. Quando la mamma torna, il bambino tende ad evitare la madre

(distogliendo lo sguardo, non andandole incontro, rimanendo assorbito nel gioco che sta facendo).

Tende ad essere molto esplorativo e autoregolarsi molto sugli oggetti.

Quando la mamma torna il bambino sembra essere indifferente sulla separazione e appare molto focalizzato su

oggetti e giochi. Sembra inoltre avere un rapporto non difficile con l’estraneo.

ATTACCAMENTO INSICURO – EVITANTE:

Emerge una mancata espressione di emozioni negative: il bambino tende a piangere poco negli episodi di

separazione e a non esprimere emozioni negative quando la mamma torna. Non attiva la regolazione delle emozioni

negative (non si fa consolare dalla mamma). Alcuni ricercatori hanno ipotizzato che ci fosse una sorta di disattivazione

o minimizzazione delle esperienze di attaccamento. È come se il bambino invece di utilizzare la mamma per regolare

le proprie emozioni tendesse a spostare l’attenzione sull’ambiente e sui giocattoli (minimizzazione del sistema di

attaccamento: esploro ma non cerco protezione).

 è predittivo di difficoltà di autoregolazione dopo i 24 mesi

SOTTOGRUPPI A1 E A2:

La Ainsworth suddivide in:

- A1: evitamento molto marcato. Il bambino non esprime nessuna emozione quando la mamma torna. Molto

indifferente. Non mostra disagio quando c’è l’estraneo.

Il bambino mostra un evitamento marcato e attivo alla riunione con il genitore non ricercandone la prossimità e il

contatto e non mostrando alcun segno di rabbia o di stress nei suoi confronti; si rivela indifferente alla separazione,

senza segni di disagio nello stare da solo, rimanendo occupato nel gioco; non mostra segni di visibile disagio in

presenza dell’estraneo.

- A2: evitamento moderato.

Mostra segni di evitamento moderato nei confronti del genitore alla riunione, misti a una possibile ricerca di prossimità

e a manifestazioni di rabbia, qualche disagio nello stare da solo, scarso o nullo disagio in presenza dell’estraneo.

ATTACCAMENTO INSICURO – EVITANTE:

Le ricerche mostrano come un predittore di tale attaccamento insicuro è che la figura attaccamento non è in grado di

essere responsivo verso il bambino e in particolare verso le sue emozioni (soprattutto negative).

 rifiutante rispetto ai segnali di attaccamento.

Il bambino soffre la separazione, ma non esprime emozioni negative, vengono regolate al minimo.

Ipotesi: la mamma nei primi mesi di vita è stata rifiutante o non responsiva.

Andando a vedere la mamma evitante rispetto all’attaccamento potrebbe essere una mamma dismissing: è

distanziata lei stessa rispetto alle proprie emozioni, quindi rispetto alle emozioni negative del bambino tende a

distanziarsi. È quindi una mamma con difficoltà a ingaggiarsi sulle emozioni del bambino. Tende a essere rifiutante.

 nell’interazione libera – mancata sintonizzazione con gli affetti negativi del bambino (tristezza, richieste di

rassicurazione); sintonizzazione selettiva verso le esperienze di autonomia e le emozioni correlate.

ESEMPIO VIDEO BAMBINO EVITANTE DURANTE UNA STRANGE SITUATION:

- ep 2: non condivisione di affetti

- ep 3: non stress presente l’estraneo, non richiesta di consolazione rispetto alla madre

- ep. 4: molto amichevole con l’estraneo, non ricerca la madre

- ep. 5: non guarda la madre, ma l’estraneo, non segnali di attaccamento

- ep. 6: stress alla separazione

- ep. 7: consolabile con l’estraneo, amichevole

- ep. 8: non si rivolge alla madre, non la guarda, cerca l’estraneo, poi interagisce.

ATTACCAMENTO INSICURO AMBIVALENTE O RESISTENTE GRUPPO C:

È l’altra faccia di quello evitante: quando la madre è presente, il bambino è molto attaccato alla madre ed esplora

poco l’ambiente; quando la mamma se ne va, il bambino è disperato. Quando la mamma torna cerca di mantenere il

contatto ma non riesce a consolarsi in maniera totale, tanto che poi non riesce a tornare all’esplorazione

dell’ambiente.

Il bambino nella strange situation ha difficoltà a separarsi. Anche con la mamma presente esplora poco l’ambiente. È

ambivalente quando la mamma torna: la cerca ma può essere molto arrabbiato con lei, quindi la respinge oppure è

inconsolabile.

Quindi è come se da una parte ci fosse preoccupazione verso l’ambiente e dall’altro c’è adesività nei confronti della

mamma. Spesso anche l’estraneo diventa una fonte di stress.

ATTACCAMENTO INSICURO AMBIVALENTE O RESISTENTE:

Qual è l’aspetto di regolazione emotiva in questo tipo di attaccamento?

Mentre nell’attaccamento insicuro evitante c’era una minimizzazione del sistema di attaccamento e una

massimizzazione dell’esplorazione, qui avviene il contrario: il bambino massimizza la relazione di attaccamento e

anche i segnali di attaccamento (pianto, disperazione, ecc..) e mette in atto una sorta di ipervigilanza verso il

caregiver. Questo fa sì che disinvesta nell’esplorazione dell’ambiente.

Mentre nell’attaccamento evitante, il bambino non esprime emozioni negative, pur provandole, qui il bambino tende

all’eteroregolazione ma non riesce ad essere consolato, nemmeno quando c’è l’estraneo.

Perché il bambino in questo primo anno di vita struttura questa strategia di iperattaccamento e difficoltà

nell’esplorazione?

Le ricerche mostrano come il problema è l’antecedente interattivo, relazionale, dell’attaccamento: ciò che emerge è

che la figura di attaccamento è molto poco responsiva rispetto al bambino ma in modo imprevedibile, a tratti: a volte

consola il bambino e a volte si ritira (es. mamme con depressione post partum o con problematiche psicopatologiche).

Quindi la storia relazionale di questi bambini ambivalenti sembra derivare anche da un’ambivalenza materna, di

oscillazione tra responsività e non responsività.

Questa oscillazione corrisponde in qualche modo, per quanto riguarda i modelli di attaccamento adulto, a un modello

preoccupato dello stile di attaccamento della stessa madre: una madre ancora invischiata nelle sue relazioni di

attaccamento e nelle emozioni negative di questa relazione tende in qualche misura ad essere in difficoltà a regolare

le emozioni del suo bambino.

Le ricerche mostrano che nelle interazioni mamma – bambino, la mamma tende a non incentivare l’autonomia del

bambino ma a mantenere la relazione stretta con il bambino: spesso anche la madre ha difficoltà a separarsi con il

bambino e riesce poco a valorizzare l’autonomia del bambino.

 strategia difensiva del bambino centrata sulla massimizzazione della relazione di attaccamento tramite ipervigilanza

e controllo con parziale disinvestimento dell’attività esplorativa per mantenere la coerenza di Sé

 espressione privilegiata di emozioni negative

 eccessiva attivazione delle emozioni rivolte al caregiver e dei comportamenti eteroregolatori/ non adeguata

utilizzazione dell’adulto come regolatore delle emozioni da parte del bambino, inconsolabilità

 è predittivo di difficoltà di autoregolazione dopo i 24 mesi

SOTTOGRUPPI C1 E C2:

La Ainsworth divide in:

- C1: ambivalenza più rabbiosa. Il bambino va verso la madre alla riunione e poi la respinge, oppure butta via i

giocattoli quando la mamma glieli propone.

L’esplorazione che il bambino mette in atto è molto parziale.

 il bambino mostra segni espliciti di ricerca di prossimità e contatto misti a comportamenti resistenti e di rifiuto alla

riunione, accompagnati da palesi sentimenti di rabbia, non si calma alla riunione

- C2: inconsolabilità: il bambino è molto disperato alla separazione, ma ha anche aspetti di passività, per cui quando

la mamma torna tende a piangere in modo inconsolabile. L’ambivalenza si esprime quindi attraverso l’inconsolabilità.

L’esplorazione che il bambino mette in atto è molto parziale.

 il bambino, molto a disagio negli episodi di separazione, al momento della riunione mostra deboli segni di ricerca di

contatto e prossimità nei confronti della figura di attaccamento, prevalentemente in modo passivo, attraverso il pianto,

piuttosto che attraverso un approccio attivo, sia qualche resistenza al contatto e scarsi segni di rabbia; l’esplorazione

è nulla o assente, non si calma alla riunione.

ATTACCAMENTO INSICURO AMBIVALENTE O RESISTENTE:

 Madre nel primo anno di vita: non responsiva in modo imprevedibile, ma non rifiutante

 Stato della mente della madre rispetto all’attaccamento: preoccupata, mancata integrazione degli stati emotivi

positivi e negativi circa l'attaccamento

 Nell’interazione libera - sintonizzazione selettiva con le situazioni di separazione del bambino e le sue emozioni di

stress e paura mancata sintonizzazione con le esperienze di autonomia e le emozioni correlate

ESEMPIO VIDEO BAMBINO AMBIVALENTE DURANTE LA STRANGE SITUATION:

- Ep. 2 adesività reciproca madre/bambino

- Ep. 3 madre consolatrice rispetto all’estraneo, ma incapacità a interagire con l’estraneo staccandosi

- Ep 4 madre che non si distacca, non consolabile con l’estraneo

- Ep 5 con la madre attaccamento/contatto, ma inconsolabile, non è possibile esplorare l’ambiente, madre non base

sicura

ATTACCAMENTO DISORIENTATO – DISORGANIZZATO:

È stato identificato più tardi da Main. Non c’è una strategia adeguata di attaccamento in questi bambini, che, in un

campione tipico di popolazione, sono in una percentuale bassa (10%), mentre crescono in campioni a rischio.

Qual è la fenomenologia di questo attaccamento? Se andiamo a vedere gli episodi di riunione (5 e 8) quando il

genitore torna, il bambino da una parte potrebbe andare incontro al genitore ma nello stesso tempo disorganizzarsi,

quindi bloccarsi rispetto a questa ricerca; oppure il bambino potrebbe rimanere completamente passivo, quasi

congelato, quando torna la madre, o ricorrere a manovre autoregolatorie (es. si dondola, mette la mano in bocca).

 Alla presenza del genitore, durante la strange situation, il bambino mette in atto comportamenti conflittuali o

fortemente disorganizzati (vedi cercare il contatto con il genitore, con la testa voltata dall'altra parte) o disorientati

(vedi starsene immobili, quasi "congelato" per molti secondi, dondolandosi), comunque non funzionali come strategia

di attaccamento

ATTACCAMENTO DISORIENTATO – DISORGANIZZATO GRUPPO D:

Alcune caratteristiche di questo tipo di attaccamento sono:

a) disordine nelle sequenze temporali attese rispetto all’attaccamento: il bambino saluta affettuosamente il genitore

ma poi si gira dalla parte opposta con lo sguardo perso.

 Mostra rabbia alla riunione, poi si allontana furtivamente, mostrando segni di evitamento con l'espressione del volto

senza emozioni

 Mostra disagio alla separazione chiedendo ripetutamente del genitore, mentre al momento della riunione si volta via

indietreggiando

b) messa in atto simultanea di comportamenti contradditori (ricerca di vicinanza combinata a evitamento): c’è per

esempio ricerca di prossimità con il genitore in modo obliquo (es. ricerca prossimità ma è girato dall’altra parte; va a

sedersi sulla mamma ma rimane immobile).

c) indici diretti di confusione e apprensione: il bambino non reagisce al ritorno della mamma e mette in atto

comportamenti che possono essere: freezing, battere la testa contro il muro, dondolarsi, ecc…

 congelamento di ogni movimento con espressione del viso come in trance

 dondolamenti sulle mani e le ginocchia, a seguito di un tentativo di contatto con il genitore fallito

 allontanarsi dal genitore per andare a battere la testa contro il muro quando è spaventato dalla presenza

dell'estraneo

 al momento della riunione si allontana dalla madre, iniziando a piangere in modo continuo, senza tuttavia orientarsi

verso di lei, né avvicinarla

 al momento della riunione indietreggia a fronte del genitore, portando la mano alla bocca o toccandosi l'orecchio

ATTACCAMENTO DISORIENTATO – DISORGANIZZATO:

Come mai il bambino non è riuscito a instaurare una strategia di attaccamento?

Quali sono gli antecedenti relazionali di un bambino disorganizzato? Il bambino è disorganizzato con la figura di

attaccamento nel momento in cui ha in qualche modo vissuto dei comportamenti terrorizzanti o terrorizzati: un

caregiver che in qualche modo spaventa nella sua interazione il bambino o è lui stesso spaventato (non responsivo

rispetto a quello che chiede il bambino)

Il bambino si rappresenta questa figura di attaccamento come assolutamente inutilizzabile.

L’ipotesi è che ci sia stato o un abuso in senso stretto o un’interazione molto poco adeguata, anche con aspetti di

intrusività e aggressività da parte del caregiver e quindi il bambino tende a non potersi formare uno schema

relazionale di genitore affidabile ma si crea uno schema di genitore che può creare paura.

In qualche misura quindi, in questo tipo di attaccamento, c’è un break down delle strategie di attaccamento sia più

adeguate che meno adeguate: il bambino non riesce per nulla a utilizzare il caregiver come figura di attaccamento e

piuttosto ricorre a modalità di autoregolazione. L’attaccamento della madre è molto spesso insicuro e lei stessa è

disorganizzata rispetto a esperienze traumatiche della sua infanzia, quindi tende o a riprodurle o ad essere

spaventata nell’attaccamento con il bambino.

ANTECEDENTI NEL PARENTING GENITORIALE:

Quali sono gli antecedenti del parenting genitoriale?

- comportamenti che inducono paura nel bambino (spaventanti o spaventati).

- Lyons – Ruth ha messo a punto un sistema per analizzare le comunicazioni genitoriali che non funzionano in modo

cospicuo con un’analisi della comunicazione.

 Comportamento che induce paura nel bambino del tipo spaventato (frightened)/spaventante (frightening) Main,

Hesse, 1990, 1992

 Comunicazione materna distorta con incapacità di riparare − analisi microanalitica della comunicazione genitoriale

(Lyons-Ruth, 2003)

ATTACCAMENTO DISORGANIZZATO:

Quando è a disagio, il bambino si rivolge al genitore, ma il genitore è anche fonte di disagio e paura. Si parla quindi di

un conflitto senza soluzione.

- Break−down delle strategie comunicative nel bambino inutilizzabilità dell’altro come regolatore

- Ricorso a modalità auto-regolatorie arcaiche

- Immobilizzazione precursore di processi dissociativi

ESEMPIO VIDEO BAMBINO DISORGANIZZATO DURANTE LA STRANGE SITUATION:

- Ep. 2 non esplorazione dell’ambiente/né riferimento alla madre

- Ep. 3 non disagio per l’estraneo/non riferimento alla madre

- Ep 4 gioca con l’estraneo, ma anche si immobilizza nel gioco

- Ep 5 il bambino si disorganizza al ritorno della madre: (Va verso di lei, ma poi si lascia cadere; Cerca il suo

abbraccio/ma poi si inarca; La madre: interagisce con stile non responsivo, rifiuta ogni segnale di attaccamento).

QUALITÀ DELL’ATTACCAMENTO: UN PATRIMONIO PER IL FUTURO:

- Attaccamento sicuro: patrimonio positivo costituito da aspettative e modelli relazionali positivi sé/altro, self-

confidence, capacità di esprimere e regolare le emozioni

- Attaccamento insicuro: patrimonio indebolito, minore self-confidence, minore contatto e capacità di regolare le

emozioni, aspettative e modelli relazionali negativi

- Attaccamento disorganizzato: disregolazione emotiva, non utilizzabilità del caregiver, attivazione nella media infanzia

di strategie difensive di controllo volte a sopperire alla mancata disponibilità emotiva dei caregiver vissuti come

inaffidabili

TRAIETTORIE DELL’ATTACCAMENTO DISORGANIZZATO:

Sono stati fatti molti studi longitudinali rispetto a cosa succede nel percorso successivo del ciclo di vita.

Lyons – Ruth mostra come il bambino disorganizzato verso la madre a 12 – 13 mesi tende a cambiare nel periodo

successivo. Alcuni di questi bambini diventano ambivalenti (controllanti il genitore), per esempio è punitivo/aggressivo

verso il genitore o accudente (il bambino cerca l’interazione con la madre e cerca di consolarla).

La relazione è quindi una relazione con una sorta di inversione di ruolo: è il bambino che si occupa o in negativo o in

positivo del genitore.

 Nella media infanzia:

- Strategie controllanti punitive (ostilità, umiliazione)

- Strategie controllanti di caregiving (stimolare, organizzare, suscitare affetti positivi)

- Disorganizzazione (spaventato, inconsistente, confuso)

- In correlazione con comunicazione materna non adeguata misurata con Eas

DISTRIBUZIONI DELL’ATTACCAMENTO INFANTILE:

IN CAMPIONI NON A RISCHIO:

- sicuri: 62%

- evitanti: 15%

- resistenti: 9%

- disorganizzati: 15%

RISCHIO CUMULATIVO:

Alcuni fattori di rischio, soprattutto il rischio cumulativo, tendono a modificare le precedenti percentuali.

Alcuni fattori di rischio socio – economico sono:

- basso livello di istruzione/educazione materna

- reddito basso

- età adolescenziale della madre

- etnicità (essere appartenente a minoranze etniche)

- uso di droghe e alcool

- Patologia mentale genitoriale

- Conflitto genitoriale molto acceso

ATTACCAMENTO INFANTILE IN CAMPIONI A RISCHIO:

In un campione di bambini con un fattore di rischio cumulativo c’è molta più disorganizzazione rispetto a un campione

normale, soprattutto nei bambini maltrattati.

Un gruppo di ricercatori statunitensi ha messo in atto un programma di intervento (circolo di sicurezza), abbastanza

complesso ma che utilizza la strange situation, lavorando nel secondo – terzo anno di vita. Usa le strange situation

per lavorare con il caregiver, osservando il video e commentandolo.

 + disorganizzazione e minore sicurezza nei bambini maltrattati (40% circa)

 presenza di fattori di rischio cumulativo + disorganizzazione

- Precursori della disorganizzazione

- comportamenti genitoriali altamente trascuranti e insensibili/ritirati rispetto all’interazione (vedi fattori di rischio

cumulativo) oppure maltrattanti/spaventanti.

FATTORI CHE CONTRIBUISCONO A DETERMINARE I TIPI DI ATTACCAMENTO:

Quali sono i fattori che vanno a determinare l’attaccamento del bambino?:

a) responsività: responsività del caregiver intesa sia in senso comportamentale che di disponibilità emotiva.

 se c’è disponibilità emotiva, capacità di regolare emozioni negative, si crea attaccamento sicuro, se no si crea

attaccamento insicuro o disorganizzato, in cui gli antecedenti parentali possono essere anche di aggressività.

 la teoria dell’attaccamento ipotizza che la storia interazionale tra madre e bambino è un fattore determinante.

b) caratteristiche temperamentali del bambino: vulnerabilità allo stress, diffidenza per le novità, temperamento “facile”

o “difficile”.

Le caratteristiche temperamentali del bambino sono predittive dell’attaccamento.

Soprattutto l’interazione tra responsività e temperamento è indicativa: se il bambino ha un temperamento “difficile”, ma

la madre è sufficientemente responsiva, l’attaccamento può essere sicuro.

Quindi è la storia interazionale che si va a costruire tra i due soggetti che determina la qualità dell’attaccamento e non

tanto le sole caratteristiche temperamentali.

c) caratteristiche legate alle differenze culturali: mediati dagli stili educativi genitoriali, ad esempio in relazione

all’espressione delle emozioni.

d) caratteristiche contestuali: reti di supporto extrafamiliari; qualità delle relazioni parentali.

La responsività della madre è agevolata o ostacolata dall’avere reti di supporto familiari o extrafamiliari.

Avere reti di supporto in famiglia e extrafamiliari consentono alla madre di comportarsi meglio, perché si sente più

supportata. Aumentando il supporto extrafamiliare si ottiene già un aumento delle capacità di parenting della madre.

 Quindi il punto cruciale dell’attaccamento è la responsività della figura di attaccamento, ma fa anche la differenza il

contesto in cui la relazione si va a strutturare. Quindi è importante sia la qualità delle relazioni genitoriali (padre e

madre collaborano) ma anche la qualità della relazione coniugale (mamma e papà vanno d’accordo).

Un fattore di rischio è una mamma single, che avrà quindi meno reti di supporto familiare.

INFLUENZA DEI DIVERSI LEGAMI DI ATTACCAMENTO SULLO SVILUPPO:

Perché è così tanto importante valutare l’attaccamento?

Molte ricerche mostrano come tanto più un bambino ha un attaccamento sicuro, tanto più ciò è predittivo della qualità

dello sviluppo socio-emotivo successivo. Quindi costruire buone relazioni di attaccamento nei primi anni di vita,

permette di stabilizzare nel futuro queste relazioni, di garantire una buona competenza sociale e di interazione anche

con altre figure e di predire il rischio psicopatologico.

Da quale figura di attaccamento nasce questa predittività?

Ci sono diversi modelli che IJzendoorn ha riassunto:

- modello della monotropia (Bowlby): è l’attaccamento alla madre il più importante; solo questo modello è predittivo

rispetto allo sviluppo socio – emotivo successivo.

- modello gerarchico (Main): ci sono varie tipologie di attaccamento, ma è il modello del caregiver prevalente che fa la

differenza.

Quindi il bambino ha una figura prioritaria di attaccamento, mentre le altre sono sussidiarie.

Nelle ricerche successive l’attaccamento alla madre sembra essere più predittivo rispetto all’attaccamento al padre.

- modello dell’integrazione (van IJzendoorn): l’ipotesi è che non è un unico modello che dà la linea a tutto lo sviluppo

successivo, ma l’effetto cumulativo di diversi modelli.

Quindi già da piccolo il bambino si riferisce a più modelli.

 nel caso di un network di tre relazioni di attaccamento, due relazioni sicure possono compensare quella insicura

 il predittore più significativo del successivo sviluppo socio-emotivo del bambino è la qualità delle relazioni di

attaccamento nel suo complesso

 influenza dunque anche dei caregiver professionali

Varie ricerche mostrano come l’attaccamento alla madre e al padre avessero capacità predittive diverse sullo sviluppo

successivo del bambino. Quello materno si mantiene sempre più significativo.

ATTACCAMENTI MULTIPLI:

La ricerca attuale è sempre più volta a studiare altri tipi di attaccamento oltre quello madre – bambino.

Il bambino potrebbe avere un attaccamento sicuro al padre e insicuro alla madre e viceversa, quindi l’attaccamento

dipende dalla relazione che si instaura e non dalle caratteristiche temperamentali dei bambini.

 Il bambino sviluppa più legami di attaccamento con genitori e caregiver che hanno un diverso impatto sullo sviluppo

Strumenti utilizzabili sono: SAT (con bambini che abbiano già una capacità verbale. Dai 5 anni fino alla

preadolescenza), ABQS.

 possibilità di misurare l’attaccamento oltre che con la Strange Situation con l’Attachment Behavior Q Sort (Waters,

1987) costituito da 90 item osservativi in grado di descrivere il comportamento di attaccamento del bambino

osservabile in differenti condizioni di vita naturali.

Il bambino può sviluppare l’attaccamento anche con una figura che non appartiene direttamente alla famiglia, ma con

cui il bambino ha una relazione stabile per un certo periodo di tempo.

Varie ricerche sono andate a vedere come in realtà il bambino può sviluppare anche un attaccamento con un

educatore, con cui il bambino ha un’interazione costante e stabile per un certo periodo di tempo.

Questo significa che il bambino può usare l’educatore come base sicura e come fonte di consolazione.

Perché si crei questo legame di attaccamento la figura deve essere disponibile in modo costante, stabile e interagire

con il bambino in modo individualizzato (es. educatore al nido). L’attaccamento sicuro con l’educatrice favorisce le

interazioni del bambino con i pari e le sue capacità di empatia e minori comportamenti aggressivi.

ATTACCAMENTO E SVILUPPO SOCIO – EMOTIVO:

L’attaccamento sicuro che il bambino sviluppa al padre o alla madre perché è così importante?

Perché dal punto di vista dello sviluppo socio – emotivo, è un predittore/si correla con alcune caratteristiche socio

emotive che il bambino sviluppa.

Es. attaccamento sicuro: il bambino è in grado di esprimere emozioni anche in altre relazioni, le relazioni con gli altri

sono facilitate, ha sicurezza e fiducia in se stesso, prova interesse verso l’esplorazione e l’apprendimento.

 L’attaccamento sicuro nei primi due anni di vita favorisce lo sviluppo socio-emotivo del bambino nell’età prescolare e

scolare a livello di:

- sicurezza e fiducia in se stesso

- espressione/comprensione delle emozioni

- relazioni con altri adulti

- relazioni con fratelli e amici

- interesse verso l’esplorazione e l’apprendimento

La prevalenza di attaccamenti sicuri o insicuri tende a mantenersi stabile nel corso del ciclo di vita e quindi a guidare

anche le successive relazioni.

FATTORI CHE POSSONO CONTRIBUIRE A MODIFICARE I MODELLI DI ATTACCAMENTO NEL CICLO DI VITA:

Ci sono alcuni fattori che immediatamente incidono sulla responsività del padre o della madre/sulle sue capacità di

parenting.

Nella prima e seconda infanzia:

- Il miglioramento o il peggioramento delle reti di supporto possono influenzare negativamente la responsività della

mamma e questo può ripercuotersi sulla capacità di parenting del genitore, quindi sulla sua disponibilità emotiva e

quindi sulla sua relazione di attaccamento.

- modificazioni rilevanti nella condizione affettiva e socioeconomica dei genitori: separazione, divorzio, lutti,

cambiamento di status sociale

- relazioni poco positive possono anche essere modificate attraverso interventi precoci di prevenzione, di sostegno e/o

psicoterapici sulla relazione genitori/bambino.

Nell’adolescenza:

- avviene lo sviluppo di nuove competenze cognitive e metacognitive che permettono anche la riorganizzazione dei

modelli di attaccamento.

IL PADRE COME FIGURA DI ATTACCAMENTO: POCHI STUDI/RISULTATI CONTRASTANTI:

Le ricerche sull’attaccamento del bambino al padre si pone diversi quesiti:

- la distribuzione dell’attaccamento del bambino al padre è uguale a quello della madre? Sì.

- il bambino sviluppa attaccamenti uguali a madre e padre? No, c’è una possibilità di indipendenza dei modelli di

attaccamento ai due genitori oppure di concordanza.  su un campione normale di popolazione: 45% tutti sicuri, 17%

tutti insicuri, 38% discordanti)

ATTACCAMENTO AL PADRE E PREDITTIVITÀ RISPETTO ALLO SVILUPPO INFANTILE:

Anche la sicurezza della relazione con il padre è un predittore dello sviluppo socio – emotivo successivo? Sì:

- maggiore socievolezza, migliore relazione tra pari

- minori sintomi internalizzanti ed esternalizzanti

- migliore regolazione emotiva

Sembra che se il bambino ha un buon attaccamento al padre, ha una buona capacità di socializzazione, di

regolazione emotiva, e meno sintomi internalizzanti (depressione, ansia) o esternalizzanti (aggressività e disturbi della

condotta).

Quindi anche l’attaccamento al padre è predittivo.

L’EFFETTO CONGIUNTO ATTACCAMENTO MADRE/PADRE:

Rispetto al rischio psicopatologico, come funziona la concordanza/discordanza di questi modelli?

- La doppia insicurezza alla madre e al padre: è predittiva di maggiori problemi totali (esternalizzanti e internalizzanti)

alla CBCL in età successive. Se un bambino è insicuro verso la madre e il padre c’è maggiore probabilità che sia

ansioso o depresso (internalizzazione) oppure aggressivo o con disturbi della condotta (esternalizzazione) nello

sviluppo successivo alla formazione dei modelli di attaccamento.

- Una sola sicurezza o alla madre o al padre: ha un fattore protettivo rispetto a questi sintomi. (falsificato il modello

gerarchico). Una sola sicurezza permette quindi al bambino di essere meno esposto a una sintomatologia

internalizzante o esternalizzante nei successivi anni di vita.

- La doppia sicurezza: non fa la differenza rispetto a un rischio psicopatologico. Non aumenta la protezione rispetto

alla singola sicurezza.

Altre ricerche mostrano in realtà che la doppia sicurezza influenza la competenza sociale e scolastica.

TRASMISSIONE INTERGENERAZIONALE ATTACCAMENTO PADRE/FIGLIO:

Come si costruisce l’attaccamento al padre? È uguale a come si costruisce l’attaccamento alla madre oppure no?

La trasmissione intergenerazionale c’è anche con il padre o solo con la madre?

Secondo i dati più recenti:

- più debole la trasmissione intergenerazionale padre/figlio (74%) vs madre figlio (77%): un padre sicuro tende ad

avere un figlio sicuro e viceversa.

- la misura della sensibilità paterna non predice l’attaccamento del bambino: se il padre è sensibile come la madre,

questo non predice il suo attaccamento al bambino.

IL PADRE COME FIGURA DI ATTACCAMENTO: GLI STUDI LONGITUDINALI:

Abbiamo visto che la sensibilità della mamma nel primo anno di vita predice lo sviluppo successivo del bambino. Il

padre sensibile nello stesso modo non sembra predire l’attaccamento. Ciò che sembra predire sono altre modalità:

capacità del padre di giocare con il bambino, di strutturare l’esplorazione, di supportare il gioco del bambino.

Si parla quindi di fathers’ play sensitivity.

 Fathers’ play sensitivity misurata in un gioco sfidante (intesa come supporto al gioco) predice l’attaccamento

successivo del bambino e caratteristiche di personalità a 6, 10, 16 e 22 anni

 Mothers’ sensitivity predice l’attaccamento successivo del bambino e caratteristiche di personalità a 6, 10, 16 e 22

anni

IL PADRE COME FIGURA DI ATTACCAMENTO:

La capacità del padre di sostenere il gioco del bambino e la sua attività di esplorazione, predice la qualità di

attaccamento padre – bambino, piuttosto che la sensibilità.

GLI STILI DI INTERAZIONE NELLA PRIMA INFANZIA: PADRE VS MADRE:

Pur essendoci delle costanti nel parenting ci sono delle differenze:

Padri:

- interagiscono con più giochi fisici e stimolanti

- hanno maggiori picchi emotivi

- supportano/incoraggiano l’esplorazione

- sono meno verbalizzanti (parlano meno)

- fanno meno giochi convenzionali

- fanno meno la funzione di scaffolding

- hanno meno capacità consolatorie

 relazione di attivazione: eccitazione monitorata e controllata

 padre sembra attivare più emozioni positive forti, l’esplorazione, e questa relazione se funziona bene è predittiva di

relazione sicura al padre.

LE RAPPRESENTAZIONI PATERNE IN GRAVIDANZA:

- sono meno ricche e articolate di quelle materne

- sono più disinvestite

FUNZIONE PATERNA E SVILUPPO RELAZIONALE: LA PROSPETTIVA PSICODINAMICA:

Nella prima infanzia, favorisce:

- L’instaurarsi della relazione madre/bambino favorendo l’esportazione delle ansie materne su di sè (paranoia

primaria; Fornari, 1984)

- Il distanziamento/individuazione dalla madre, e i conseguenti processi di dis-identificazione

- Maggiore complessità dell’esperienza e della relazione con la realtà

- Maggiori sollecitazioni verso la realtà esterna e l’esplorazione

FUNZIONE PATERNA E SVILUPPO RELAZIONALE:

Nella seconda infanzia e nell’età scolare:

- Svolge una funzione regolatrice e normativa

- Capacità di fornire limiti adeguati e di accordare la giusta autonomia

- Aiuta nel controllo delle emozioni e dell’aggressività

- Contribuisce alla costruzione dell’ideale dell’Io

EFFETTI DELLA FIGURA PATERNA SULLO SVILUPPO DEL BAMBINO:

- Promuove la costituzione dell’identità di genere

- Quella maschile fungendo da modello identificatorio

- Quella femminile attraverso la valorizzazione della femminilità della bambina

EFFETTI DELL’ASSENZA DELLA FUNZIONE PATERNA SULLO SVILUPPO DEL BAMBINO:

Influenze sull’identità di genere:

- Maggiori conflitti relativi al ruolo sessuale nei maschi

- Minore autostima nelle femmine, maggiore difficoltà nelle relazioni sentimentali

- Basso rendimento scolastico

- Maggiore incidenza di comportamenti aggressivi soprattutto nei maschi

- Maggiore incidenza di stati depressivi

- Bassa autostima nelle femmine

 Effetti maggiori in età precoce (entro i 5 anni)

 Attenuazione se presente un sostituto paterno

ALTRE VARIABILI:

- Co-parenting

- Ruolo di gatekeeping materno

- Soddisfazione rispetto alla relazione coniugale

 Una cosa da tenere presente comunque è che le ricerche sulla madre sono tantissime, mentre le ricerche

sull’attaccamento al padre sono poche e partono dagli anni 2000, quindi c’è un grande gap di dati.

TEORIA RAPPRESENTAZIONALE DELL’ATTACCAMENTO, MAIN:

Alcuni ricercatori, in particolare la Main, negli anni ’80 e ’90, fanno fare un viraggio alla teoria dell’attaccamento.

L’ipotesi è che i pattern di attaccamento vengono visti non più come sistemi di attaccamento ma come

rappresentazioni della relazione di attaccamento.

Ipotesi: il bambino si costruisce non solo un sistema di attaccamento ma un modello operativo interno di

attaccamento.

Questi modelli operativi interni sono il modello in cui il bambino, ma anche l’adulto, schematizza la sua idea di sé con

l’altro rispetto all’attaccamento.

Partendo da questa ipotesi, che quindi i modelli di attaccamento abbiano un assetto rappresentazionale, si apre la

strada ad altre metodologie di valutare l’attaccamento, che non sono più “vado a osservare come il bambino ricerca la

figura di attaccamento”, ma vado anche a vedere come si rappresenta l’attaccamento attraverso l’analisi delle

verbalizzazioni che il soggetto fa rispetto alle sue esperienze di attaccamento.

 Tali modelli guidano le successive esperienze relazionali

 I modelli di attaccamento sono dunque rappresentazioni oltre che sistemi comportamentali e sono perciò indagabili

attraverso l'analisi del discorso

ADULT ATTACHMENT INTERVIEW:

Main mette a punto questa intervista.

AAI: è un’intervista a cui si chiede al soggetto di parlare delle proprie esperienze infantili di attaccamento.

È un’intervista semi-strutturata (non è libera ma bisogna seguire uno schema di domande standardizzate. Viene

audio-registrata per poi essere trascritta e analizzata. Può durare poco o molto a seconda che i ricordi emergano o

no.

Focus: chiedere al soggetto adulto di parlare delle sue esperienze di attaccamento sia con la madre e il padre sia con

altre figure di attaccamento importanti.

L’ipotesi è che analizzando l’intera intervista si possa individuare il modello di attaccamento di quel soggetto.

L’AAI usata anche a livello clinico.

 Strumento per la valutazione dell’attaccamento nell’adulto

 Intervista semi-strutturata

 Include 20 domande standardizzate

 Deve essere audioregistrata

 Dura circa un’ora ma può oscillare fra 45 minuti e 1 h e mezza

 Deve essere trascritta parola per parola

 focus: narrazione delle esperienze precoci di attaccamento da parte del soggetto

Che cosa indaga l’intervista?

L’intervista indaga gli stati mentali circa l'attaccamento dell'adulto in relazione alle proprie passate esperienze nei

confronti dei propri genitori; individua cosi i modelli operativi interni circa l'attaccamento dell'adulto

le aree indagate dall'intervista concernono :

- la propria relazione con entrambi i genitori descritta dall'intervistato attraverso la scelta di cinque aggettivi o parole

che ne connotino la qualità e le caratteristiche

- le reazioni dell'intervistato alle proprie esperienze infantili di disagio emotivo e di malattia fisica unitamente alle

modalità con cui i loro genitori gestivano la situazione, la loro disponibilità al riguardo

- le reazioni dell'intervistato alle prime separazioni dai genitori, la disponibilità dei genitori al riguardo

 Molto importante nella prima parte dell’intervista è l’inchiesta su questi aggettivi: es. “perché mi dice che la relazione

con sua mamma era molto tranquilla? Mi può descrivere un episodio?” Questo è importante per vedere se c’è una

concordanza tra la descrizione generale dell’attaccamento e i singoli esempi fatti.

 Poi andando avanti nell’intervista si chiede al soggetto di recuperare ricordi fino ai 12 anni. Ricordare situazioni in cui

era a disagio o fisico o emotivo, e come si ricorda che i genitori si comportavano con lui?

 Si chiede anche delle prime separazioni (es. vacanze senza genitori), come reagivano i genitori? Come reagiva lui?

 Si vanno poi a verificare anche le capacità di consapevolezza sulla storia che ha descritto. Hai capito perché tua

mamma/papà è stato così punitivo/amorevole con te?

 Si vanno poi anche a vedere se ci sono state esperienze di lutto nel soggetto, anche in età adulta, e anche

esperienze di abuso fisico o sessuale da parte di figure di attaccamento e non.

 Si passa poi dal passato all’attualità, chiedendo al soggetto se la relazione presente con i propri genitori è cambiata

rispetto al passato. Si chiede al soggetto se ha un figlio e se sì che cosa desidera per il suo futuro.

 consapevolezza dell'influenza delle passate esperienze di attaccamento sullo sviluppo della propria personalità e

valutazione di che cosa è stato trasmesso dai propri genitori

 consapevolezza delle ragioni per le quali i propri genitori avevano adottato quei particolari stili di allevamento e di

cura

MODALITÀ DI CODIFICA DELL’INTERVISTA:

Consiglio: analizzare l’intervista in modo analitico, andando a vedere tre indicatori, che corrispondono a tre tipi di

scale, relative all’esperienza con il genitore, a cui si possono dare punteggi da 1 a 9.

a) scale relative all’esperienza con i genitori da 1 a 9 punti:

- amorevolezza: valuta il sostegno emotivo e la disponibilità del genitore soprattutto nei momenti critici. Il racconto di

loving deve essere supportato da episodi specifici e non generali.

- rifiuto: valuta il grado in cui il genitore era rifiutante verso i segnali di attaccamento del bambino. Il rifiuto deve essere

riferito ai segnali di attaccamento.

- coinvolgimento con inversione dei ruoli: valuta la richiesta di attenzione da parte del genitore nei confronti del figlio. Il

genitore richiede cure o la presenza del figlio come necessaria per il proprio benessere.

- pressing per la riuscita (scolastica, sportiva, ecc…): valuta la pressione che viene fatta ai bambini nel

raggiungimento di traguardi scolastici, sportivi, ecc…

 quando il bambino viene amato, premiato, incentivato rispetto al fatto che è bravo a scuola e vince le gare. Quindi

per avere l’amore del genitore, il bambino deve fare determinate cose.

- trascuratezza: valuta il comportamento del genitore che pur essendo presente non dà ascolto al bambino

b) scale relative agli state of mind relativi ai genitori: come l’adulto si è rappresentato/ha vissuto questa esperienza

- idealizzazione: valuta la discrepanza tra la rappresentazione generale della relazione (livello semantico) e i ricordi a

sostegno di questa rappresentazione (memoria episodica).

- rabbia ancora coinvolgente: indica uno stato di preoccupazione e di rabbia ancora attuale nel quale il soggetto è

assorbito.

- svalutazione: considera la svalutazione sprezzante, fredda delle relazioni o delle esperienze di attaccamento. Può

riguardare persone oppure esperienze come separazioni, lutti, ecc…

c) scale relative agli overall states of mind circa l’attaccamento da 1 a 9 punti: come viene narrata l’esperienza?

- svalutazione complessiva dell’attaccamento

- difficoltà a recuperare ricordi infantili: valuta la frequenza con cui il soggetto dichiara di non ricordare, l’insistenza con

la quale lo dichiara e il grado in cui tale incapacità di ricordare viene usata per bloccare ulteriori domande.

- processi meta cognitivi: Capacità del soggetto di riconoscere nel corso dell’intervista: contraddizioni logiche o

relative ai fatti nel resoconto della sua storia e/o la fallibilità della memoria personale, la distinzione apparenza-realtà

(es. riconosce che le esperienze possono non essere state come le sta presentando), la diversità delle

rappresentazioni (es. un fratello può non condividere lo stesso punto di vista dei genitori)

- passività dei processi di pensiero (vaghezza, perplessità): Valuta la presenza di indici di passività nella costruzione

del pensiero e nello svolgimento della narrazione

- paura della morte immotivata rispetto a un figlio

- coerenza della mente e del trascritto: capacità del soggetto di presentare e di valutare le esperienze passate e

presenti in modo chiaro, conciso e coerente.

importante nell’intervista è quindi l’analisi della narrazione.

d) scale della disorganizzazione:

- Unresolved loss: La Main ipotizza che anche l’adulto possa essere disorganizzato rispetto a certe situazioni, come il

bambino.

 nell’intervista si va a vedere se il soggetto ha avuto esperienze di lutto (anche adulto, contemporaneo).

 valuta la disorganizzazione, il disorientamento nel pensare o parlare alle esperienze di lutto e perdite di persone

importanti

- Unresolved trauma: Il soggetto può dare indicatori di disorganizzazione rispetto alle esperienze di abuso che narra.

 valuta la disorganizzazione, il disorientamento nel pensare o parlare alle esperienze di abuso

ADULT ATTACHMENT INTERVIEW:

Criteri di classificazione dell’intervista:

- guardare i punteggi dati alle scale

- Osservare la coerenza della narrazione dell’intervista

- Osservare quanto è presente la collaborazione con l’intervistatore

Ci sono 4 tipi di attaccamento:

1) sicuro/autonomo

2) distanziante

3) preoccupato

4) non risolto/disorganizzato

ATTACCAMENTO SICURO/AUTONOMO (SECURE FREE F):

Questi soggetti sono caratterizzati da:

- Coerenza della narrazione con descrizione obiettiva delle proprie vicende infantili positive e negative (il loro racconto

è molto coerente. Danno esempi chiari di ciò che affermano).

- Buona collaborazione con l'intervistatore

- Espressione durante l'intervista di emozioni positive e negative relativamente a tale vicende (Descrivono le emozioni

positive e negative in modo non eccessivamente coinvolto, ma nemmeno in modo eccessivamente distanziato).

- Valutazione positiva delle proprie esperienze di attaccamento

- Processi meta cognitivi (Hanno una buona capacità di comprendere perché i genitori si sono comportati in quel

determinato modo. Quindi hanno anche una buona capacità di riflettere sulle proprie esperienze e sugli stati mentali

dei genitori. Sanno riflettere sull’intervista rispetto al loro punto di vista cambiato)

- Senso dell'identità equilibrato (sono autonomi rispetto alle loro relazioni di attaccamenti, hanno conquistato una loro

identità autonoma)

- Esperienze infantili positive o negative

 è simile a un bambino con un attaccamento sicuro, che è in grado di andare verso la madre esprimendo emozioni

positive, ma è anche in grado di piangere alla separazione, esprimendo emozioni negative e cercando il conforto della

madre.

 Le ricerche recenti delineano anche la figura dei sicuri/guadagnati, ovvero soggetti sicuri autonomi che hanno

punteggi bassissimi alla scala dell’esperienza e hanno sperimentato situazioni negative. Sono soggetti che hanno

trovato delle altre figure di attaccamento nel corso dello sviluppo che gli hanno permesso di elaborare queste

esperienze difficili con i genitori. Quindi questa è una tipologia di attaccamento sicuro che però ha delle caratteristiche

di minor tenuta rispetto a situazioni di grave stress.

SOTTOCATEGORIE ATTACCAMENTO F:

Il bambino sicuro/autonomo può essere di diversi tipi:

- F1 − Sicuro con la presenza di aspetti di distacco rispetto alle esperienze di attaccamento infantili

- F2 − Sicuro in modo simile a soggetti molto sicuri (F3), con la presenza di alcuni aspetti di distanziamento rispetto

alle esperienze di attaccamento infantili

- F3 − Molto sicuro, con l’assenza di idealizzazione e rabbia o preoccupazione verso le figure di attaccamento e

un’elevata coerenza della narrazione a prescindere dalla qualità positiva o negativa delle esperienze infantili

- F4 − Sicuro con la presenza di aspetti moderati di preoccupazione verso le figure di attaccamento infantili

- F5 − Sicuro con aspetti moderati di risentimento o conflitto nei confronti delle figure di attaccamento infantili.

 F1 e F2 implicano aspetti meno sicuri. Hanno un’elevata coerenza narrativa ma con alcuni aspetti di idealizzazione o

di lack of memory.

 F4, F5 implicano punteggi che virano più verso la preoccupazione (o molta rabbia o preoccupazione verso le figure

di attaccamento).

 quindi l’attaccamento sicuro non è monolitico ma implica un po’ di variabilità che va dalla sicurezza prototipica a una

sicurezza più distanziante (F1 e F2) ad una sicurezza più preoccupata (F4 e F5).

ATTACCAMENTO DISTANZIANTE (DISMISSING DS):

I soggetti distanzianti sono caratterizzati da:

- Incoerenza nel ricordo delle passate esperienze infantili (un aspetto interessante può essere il punteggio molto

elevato nella difficoltà a ricordare l’infanzia. Come se ci fosse un azzeramento del ricordo di queste esperienze)

- Scarsa collaborazione con l'intervistatore, le interviste diventano quindi brevi e lacunose

- Distanziamento o svalutazione rispetto alle esperienze di attaccamento (punteggio elevato alla svalutazione).

- Processi di idealizzazione (descrizione generale positiva del genitore senza ricordi specifici o con ricordi specifici di

trascuratezza e rifiuto che contraddicono la descrizione positiva delle relazioni di attaccamento. Oppure durante

l’intervista il genitore viene descritto cme positivo ma anche come rifiutantediscordanza tra memoria semantica e

memoria autobiografica

- Processi di normalizzazione. Se il soggetto ricorda esperienze negative le normalizza.

(“mio padre mi picchiava tutti i giorni ma questo succede così in ogni famiglia”

- Difficoltà a ricordare l'infanzia

- Senso dell'identità molto accentuato (accentuano molto le proprie esperienze e le proprie situazioni attuali rispetto

alle relazioni di attaccamento, che non vengono valorizzate. Quindi è come se negassero l’importanza delle

esperienze di attaccamento, per cui ad esempio alla domanda “pensi che la tua esperienza con i genitori ti abbia

influenzato?” rispondono: no, ho fatto tutto da solo; come se sottolineassero la loro condizione attuale e non quella

passata)

- Esperienze infantili prevalenti di rifiuto e trascuratezza da parte genitori

SOTTOGRUPPI ATTACCAMENTO DS:

I soggetti distanzianti possono essere di diversi tipi:

- DS1 − con aspetti prevalenti di distanziamento verso le figure di attaccamento. Non si ricorda niente del passato e

quindi tende ad avere punteggi di idealizzazione molto elevati.

- DS2 − con aspetti prevalenti di svalutazione delle relazioni di attaccamento

- DS3 − con aspetti di distanziamento accompagnati da un parziale riconoscimento delle esperienze negative di rifiuto

vissute da parte dei genitori. Nel corso dell’intervista hanno anche una parziale valutazione positiva delle esperienze

di attaccamento.

- DS4 – con paura immotivata per la possibile morte del proprio figlio. non si trova quasi mai.

 DS3 corrisponde al bambino evitante, che poteva essere molto evitante o parzialmente evitante (esprime anche

emozioni positive ma nel complesso era più negativo).

ATTACCAMENTO PREOCCUPATO (PREOCCUPIED/ENTANGLED E):

Il soggetto preoccupato è caratterizzato da:

- Alleanza collusiva con l'intervistatore, interviste molto lunghe

- Passività dei processi di pensiero, con divagazioni, imprecisioni, parole nonsenso, prolissità del discorso

- Persistente intenso coinvolgimento rispetto alle passate relazioni con i genitori, con presenza di rabbia,

preoccupazione, paura nei loro confronti. (sono ancora invischiati nelle relazioni di attaccamento o con rabbia o con

preoccupazione e passività).

- Senso dell'identità debole (come se fossero ancora dentro la relazione di attaccamento non ancora elaborata).

- Esperienze infantili prevalentemente di inversione dei ruoli o traumatiche rispetto ai genitori (possono essere genitori

trascuranti o possono essere situazioni di inversioni di ruolo).

SOTTOGRUPPI ATTACCAMENTO E:

I soggetti preoccupati possono essere di diversi tipi:

- E1 − con la presenza accentuata di elementi di passività del discorso, caratterizzati da confusione e vaghezza nella

descrizione delle proprie esperienze infantili di attaccamento

- E2 − con la presenza di forti sentimenti di rabbia e di persistente coinvolgimento nei confronti dei genitori

- E3 − con la presenza di sentimenti pervasivi di preoccupazione e paura nei confronti delle figure genitoriali e la

possibile emergenza di memorie traumatiche. È abbastanza raro.

 E2 corrisponde un po’ al bambino resistente - ambivalente, che era inconsolabile anche in presenza della madre.

ATTACCAMENTO NON RISOLTO/DISORGANIZZATO (UNRESOLVED/DISORGANIZED U/D):

Questa categoria viene assegnata quando sono presenti indici di una mancata risoluzione di specifici eventi della

storia passata del soggetto, che possono aver rappresentato momenti di disorganizzazione dell’attaccamento, quali

gravi lutti, abusi o traumi di altro genere subiti nell’infanzia.

 come i bambini disorganizzati, anche gli adulti possono essere disorganizzati in modi diversi in base al punteggio

che hanno nella scala di non risoluzione del lutto e non risoluzione del trauma.

 Questa categoria è importante perché la mamma o il papà disorganizzato tende a trasmettere questo modello di

disorganizzazione anche al bambino.

ATTACCAMENTO NON CLASSIFICABILE C/C CANNOT CLASSIFY:

L’attaccamento non classificabile (cannot classify, CC) implica l’impossibilità di attribuire un’intervista a una categoria

definita (F, E, DS), ad es. per la compresenza di stati della mente circa l’attaccamento tra loro in contraddizione (vedi

distanzianti e preoccupati).

 Soprattutto in soggetti con storie molto complicate o in campioni clinici con particolari patologie da adulti.

 Nell’intervista emergono come due facce del soggetto che può essere contemporaneamente sia distanziante sia

preoccupato.

 Ad esempio presente in molti soggetti borderline

DISTRIBUZIONE DELL’ATTACCAMENTO ADULTO VALUTATO CON L’AAI:

Se noi prendiamo un campione non clinico (donne, uomini, adolescenti), emerge che:

- 58% sicuri

- 24% distanzianti

- 18% preoccupati

- Di questi preoccupati, il 19% anche disorganizzati

 Nella tarda età adulta, ma anche nell’adolescenza aumentano i soggetti distanzianti diminuiscono quelli preoccupati

 nei campioni clinici si inverte la proporzione e quindi circa il 60% insicurezza.

TRASMISSIONE INTERGENERAZIONALE DEI MODELLI DI ATTACCAMENTO TRA GENITORE E FIGLIO:

Attraverso l’AAI si è evidenziata l’esistenza di una relazione significativa tra i modelli operativi interni dei genitori e

quelli dei bambini valutati a 12 mesi attraverso la Strange Situation: alla sicurezza dell’attaccamento materno

corrisponde la sicurezza del bambino, viceversa l’attaccamento insicuro della madre è correlato a quello insicuro del

bambino.

 AAI: sicuro; Strange Situation: Sicuro

 AAI: distanziante; Strange Situation: evitante

 AAI: preoccupato; Strange Situation: ambivalente

 AAI: non risolto; Strange Situation: disorientato/disorganizzato

 I modelli operativi interni di attaccamento guidano la sensibilità e la responsività del genitore: quanto più un genitore

è sicuro tanto più avrà buone capacità di parenting. Quanto più un genitore è insicuro o disorganizzato, tanto più

tenderà ad essere meno adeguato nel parenting.

Quindi la responsività è uno dei fattori di mediazione tra attaccamento dell’adulto e attaccamento del bambino.

L’ATTACCAMENTO DELLA MADRE AL FETO:

Alcuni ricercatori hanno mostrato come durante la gravidanza la madre e il padre tendono a crearsi delle

rappresentazioni/fantasie rispetto al bambino. La madre inizia anche a sviluppare un attaccamento al bambino che

verrà (attaccamento fetale o prenatale).

Questo attaccamento implica che la madre inizi a mettere in atto una serie di comportamenti, di pensieri e viva delle

emozioni rispetto al feto che sta crescendo dentro di lei. Quindi una sorta di investimento affettivo nei confronti del

bambino che nascerà.

 Sono stati quindi messi a punto strumenti di valutazione dell’attaccamento genitore/feto costituiti prevalentemente da

questionari self-report somministrabili in gravidanza, costituiti da una serie di affermazioni che rilevano la presenza di

comportamenti, atteggiamenti, emozioni e affetti considerabili indicatori del formarsi di un investimento affettivo

specifico del genitore verso il feto.

L’ATTACCAMENTO PRENATALE:

Alcune delle scale che cercano di capire se la madre ha effettuato un investimento affettivo sul feto sono:

 La misura in cui una madre manifesta comportamenti che rappresentano affiliazione e interazione verso il bambino

che attende (Cranley, 1981) à Maternal-Fetal Attachment Scale (MFAS)

 La relazione speciale e unica d’amore che si sviluppa tra una donna e il suo feto (Müller, 1993) à Prenatal

Attachment Inventory (PAI)

 Il legame emotivo che normalmente si sviluppa tra un genitore in stato di gravidanza e il suo bambino non ancora

nato (Condon, 1993) à Maternal Antenatal Attachment scale (MAAS)

IL MATERNAL-FETAL ATTACHMENT SCALE (MAAS) CRANLEY 1981:

Gli item della scala MAAS sono:

1- Assunzione di ruolo: capacità della donna di immaginarsi madre nel futuro e relativi pensieri rispetto ai ruoli materni

di nutrizione e presa in cura del proprio bambino [es. “mi immagino mentre allatto il bambino”]

2- Differenziazione di sé dal feto: piacere della donna al pensiero di “un altro da sé” nella propria pancia o

all’attribuzione del nome maschile o femminile al futuro bambino [es. “sono molto curiosa di vedere come è il mio

bambino”, “ho deciso un nome femminile nel caso sarà una femmina”]

3- Interazione con il feto: desiderio della donna di parlare col proprio feto e riferirsi a lui con un soprannome, oppure di

stimolarlo in vario modo attraverso la pancia [es. “parlo con il mio bambino”, “tocco il piede del mio bambino attraverso

la pancia per farlo muovere”]

4- Attribuzione di caratteristiche al feto: pensieri ricorrenti della donna su ciò che può sentire ed elaborare il feto dentro

il proprio corpo o sulle caratteristiche di personalità che vi possono già essere attribuite in base ai movimenti [es.

“posso immaginarmi il carattere del mio bambino da come si muove nella pancia”, “sembra che il mio bambino tiri

calci e si muova per dirmi che è affamato”];

5- Attenzione a se stessa: volontà della donna di impegnarsi durante la gravidanza limitando alcune attività per evitare

un potenziale danneggiamento del feto e percezione dei cambiamenti, preoccupazioni, disturbi tipici legati alla

gravidanza stessa [es. “assumo comportamenti che mi mantengono in salute che non avrei assunto se non fossi stata

in gravidanza”].

 si può dare un punteggio all’attaccamento prenatale.

FATTORI CORRELATI ALL’ATTACCAMENTO MATERNO-FETALE NEL POST-PARTUM:

Perché è così importante?

Il modo in cui la mamma è attaccata al feto è un predittore del futuro rapporto con il bambino dopo la nascita.

L’attaccamento prenatale è risultato essere:

- correlato all’attaccamento post-natale e alla qualità del primo legame tra madre e bambino dopo la nascita

- predittivo della qualità delle prime interazioni madre-bambino (Siddiqui e Hagglof, 2000);

- correlato alla presenza di sintomi depressivi e ansiosi post-partum (Goecke et al., 2012; Lindgren, 2001).

 quanto più l’investimento è intenso e ricco tanto più c’è una buona relazione con il bambino.

L’ATTACCAMENTO DELLA MADRE AL FETO:

Si potrebbe usare questo self – report anche come screening, perché si possono individuare le mamme che

potrebbero essere a rischio. In questo caso quindi si valuta non l’attaccamento del bambino alla mamma ma della

mamma al bambino.

 Lo studio dell’attaccamento al feto da parte del genitore può costituire dunque un primo passo importante per

valutare le sue modalità di rappresentarsi il bambino, rappresentazioni che come abbiamo visto sembrano influenzare

diversi aspetti della relazione con lui nei periodi successivi.

ATTACCAMENTO MATERNO E COMPETENZA EMOTIVA:

Molti ricercatori hanno voluto indagare come si trasmette l’attaccamento al bambino. Si è visto che tanto più la

mamma ha una rappresentazione sicura rispetto all’attaccamento, tanto più è sensibile rispetto al bambino ed è

capace di sintonizzarsi con tutte le emozioni del bambino (positive e negative).

STUDIO: STILI DI REGOLAZIONE EMOTIVA E ATTACCAMENTO MATERNO:

Obiettivi:

Esaminare le possibili differenze nella regolazione individuale e diadica madre/bambino nelle diadi con madri sicure e

nelle diadi con madri insicure a 9 mesi di vita del bambino.

Analizzando:

- La durata relativa dei comportamenti di madre e bambino relativa agli stati affettivi e all’interazione con gli oggetti.

- La durata relativa dei match e dei mismatch dei loro stati affettivi.

METODO:

Partecipanti:

- 41 diadi madre – bambino: reclutate all’interno di un programma organizzato da un servizio di un ospedale di Milano

per monitorare la crescita del bambino nella prima infanzia

- Madri, età media: 34 anni (range 25/44 anni)

- Bambini: 41 (M = 27; F = 14)

- Età: 9 mesi (media = 9,31 sd = 0,82)

- Famiglie di status economico medio alto

- Bambini nati a termine e senza patologie alla nascita

 25 diadi con madri sicure

 16 diadi con madri insicure (4U/d, 6 Ds, 6 E) classificate mediante l’Adult Attachment Interview

PROCEDURA E CODIFICA DEI DATI:

- le interazioni madre – bambino sono state videoregistrate in un laboratorio attrezzato con giochi a 9 mesi di vita (5

minuti). Mamma e bambino dovevano giocare come abitualmente a casa.

- le interazioni sono state codificate usando l’Infant and Caregiver Engagement Phase (ICEP) di Weinberg e Tronick

(1999) con alcune modifiche relative al gioco con gli oggetti.

 rilevazione continua con codici mutualmente escludentesi.

 Analisi effettuate con il programma di analisi sequenziale GSEQ e SPSS

STATI AFFETTIVI DI MADRE E BAMBINO:

- bambino positivo: coinvolgimento positivo, orientamento verso gli oggetti offerti dalla madre e scelti autonomamente.

- bambino negativo: coinvolgimento negativo

- bambino neutro: monitoraggio sociale, osserva ambiente, si fa consolare

- madre positiva: coinvolgimento positivo, offre oggetto, partecipa al gioco

- madre negativa: coinvolgimento negativo

- madre neutra: monitoraggio sociale, accudimento e consolazione, richiamo di attenzione, non focalizzata

RISULTATI:

Le mamme sicure funzionano meglio delle mamme insicure? Sì.

REGOLAZIONE EMOTIVA DELLE DIADI CON MADRI SICURE:

Stili individuali:

- maggiori comportamenti positivi di madre e bambino

- coinvolgimento negativo del bambino molto raro

- assente coinvolgimento negativo della madre

Stili diadici:

- maggiori match totali

- maggiori match positivi

- nessun match negativo

 bambini più capaci di regolare le emozioni negative e di esprimere quelle positive

 maggiori abilità delle madri di esprimere e rispecchiare le emozioni positive

 diadi madre/bambino più competenti nel condividere le emozioni, in particolare quelle positive.

REGOLAZIONE EMOTIVA DELLE DIADI CON MADRI INSICURE:

Stili individuali:

- maggiori comportamenti negativi (madre e bambino)

Stili diadici:

- minori match totali

- maggiori match negativi e minori match positivi

- maggiori mismatch totali

- mismatch: bambino neutro/mamma negativa; bambino positivo/madre positiva

 dato simile alle mamme depresse.

 bambini meno competenti nel regolare le emozioni negative

 madri meno competenti nel trasformare le emozioni negative del bambino e nell’esprimere e mantenere stati emotivi

positivi

 diadi madre/bambino meno capaci di condividere gli stati emotivi e in particolare quelli positivi

 maggiore condivisione di stati emotivi negativi tra madre e bambino.

RESPONSIVITÀ E ATTACCAMENTO:

Responsività – sensitive responsiveness – intesa come: risposta pronta, adeguata e contingente ai bisogni del

bambino e capacità di lettura degli stessi (Ainsworth).

La Ainsworth, studiando i diversi pattern di attaccamento aveva fatto una serie di ricerche pionieristiche longitudinali

per vedere gli antecedenti della sicurezza e insicurezza valutata nel secondo anno di vita del bambino.

Aveva messo a punto un costrutto di sensitive responsiveness: nel primo anno di vita si tende a costruire un

attaccamento di tipo sicuro nel momento in cui la madre o il padre è in grado di rispondere in modo pronto, adeguato

e contingente rispetto ai determinati bisogni del bambino ed è anche capace di leggere i bisogni del bambino.

 il caregiver che ha una sensibilità risponde in modo sociale ai tentativi del bambino di iniziare l’interazione sociale. È

giocoso ai suoi tentativi di rispondere al gioco, lo prende in braccio quando sembra desiderarlo, lo mette giù quando

vede che vuole esplorare. Quando il bambino è stressato il caregiver sa in che modo poterlo consolare.

Una mamma non sensibile invece non risponde in modo appropriato ai tentativi di socializzazione del bambino.

Quando il bambino è arrabbiato la mamma cerca di socializzare. Gioca con lui quando è stanco e lo nutre quando lui

vuole cominciare un’interazione sociale.

Quindi si tratta di risposte che potrebbero essere adeguate ma non lo sono in quel determinato momento.

- responsività materna adeguata nel primo anno di vita

 attaccamento sicuro a 12 mesi bambino

- madre non responsiva e rifiutante/rejecting primo anno

 bambino insicuro evitante a 12 mesi

- madre non responsiva in modo intermittente bambino

 insicuro resistente a 12 mesi

- madri ritirate/ignoring

 attaccamento disorganizzato/sicuro (approach) caregiving

- madri ostili/spaventanti

 bambino attaccamento disorganizzato/insicuro/controlling/punitive

La Beebe ha studiato in modo molto più analitico l’interazione mamma – bambino a 4 mesi di vita e poi è andata a

vedere cosa succedeva a questa diade rispetto all’attaccamento.

CONNESSIONE EMOTIVA E RISPECCHIAMENTO:

Secondo Beebe già a 4 mesi si costituiscono modelli di interazione di tipo procedurale, sulla base di pattern interattivi

ricorrenti e caratteristici concepibili come modelli operativi di attaccamento “emergente”.

I futuri bambini sicuri appaiono godere a 4 mesi di un’adeguata contingenza interattiva con la loro madre a livello di

attenzione sia visiva sia tattile e di rispecchiamento emotivo.

I loro pattern di interazione, così come quelli delle loro mamme, mantengono inoltre una certa stabilità nel corso del

tempo.

 I bambini sicuri quindi possono fare affidamento sulla capacità di regolazione emotiva delle loro madri e sull’essere

“conosciuti” dalla mente della madre che è in grado di rispondere in modo contingente e prevedibile alla direzione del

loro sguardo, alla loro ricerca di contatto, alla loro espressione mimica, mantenendo stabile nel tempo il proprio stile

interattivo.

I futuri bambini insicuri ambivalenti appaiono meno in grado di autorganizzarsi, dimostrando una minore stabilità nei

loro pattern interattivi rispetto ai bambini sicuri, minore stabilità che è riscontrabile anche nella madre.

 Essi appaiono quindi maggiormente dipendenti dalla contingenza diadica che si struttura con la madre,

caratterizzata da attenzione visiva reciproca accompagnata però dal ritiro da parte del bambino rispetto al contatto

fisico a fronte dell’intrusività della madre.

I futuri bambini insicuri evitanti usano strategie di autoregolazione per rimanere focalizzati a livello visivo con le loro

madri nel corso di interazioni faccia a faccia, dimostrando precoci manovre difensive per fronteggiare il probabile

distacco manifestato dalla madre nei loro confronti.

Le diadi con futuri bambini disorganizzati sono quelle in cui la contingenza interattiva appare reciprocamente più

ridotta, con mancato contatto fisico e visivo da parte della madre accompagnato da picchi di intrusività nello spazio

fisico del bambino. Queste coppie sono caratterizzata da una mancata coordinazione affettiva, il che può portare il

bambino a danneggiare non solo la sua organizzazione emotiva di base ma anche l’integrazione stessa della sua

personalità.

 vari ricercatori hanno mostrato come la disorganizzazione infantile a 1 – 2 anni, è un predittore di aspetti dissociativi

in età adolescenziale e poi in età adulta.

REGOLAZIONE, COREGOLAZIONE EMOTIVA E ATTACCAMENTO:

Una serie di studi hanno evidenziato come le modalità con cui la madre rispecchia e regola le emozioni del proprio

figlio siano influenti sul tipo di attaccamento che quest’ultimo sviluppa nei suoi confronti e, più ampiamente, sul suo

sviluppo socioemotivo.

 i risultati di alcuni studi hanno evidenziato come le madri che mostravano interesse per tutte le emozioni del

bambino, non ignorando quelle di disagio e tristezza, avevano bambini che esprimevano meno emozioni negative e

più emozioni positive rispettivamente negli episodi di riunione e di gioco nella Strange Situation.

Invece le madri che ignoravano le emozioni negative dei loro bambini avevano bambini che esprimevano più rabbia e

tristezza negli episodi di riunione della Strange Situation.

Nelle diadi che passano più momenti di condivisione di stati affettivi positivi i bambini hanno maggiori probabilità di

sviluppare un attaccamento di tipo sicuro, mentre nelle diadi che passavano più momenti in stati coordinati negativi e

di mancata coordinazione i bambini tendevano a sviluppare un attaccamento insicuro.

COORDINAZIONE DEGLI SCAMBI VOCALI TRA MAMMA/BAMBINO A 3 – 4 MESI E IL TIPO DI ATTACCAMENTO

DEL BAMBINO A 12 MESI:

- Il grado di contingenza tra la mamma e il bambino a 3 – 4 mesi prediceva la qualità dell’attaccamento. Se la

contingenza era molto elevata (la mamma tendeva a rispondere in modo perfetto alle vocalizzazioni del bambino 

mamma molto intrusiva), il bambino poi a 1 anno era valutato come insicuro/ambivalente (non aveva ben sviluppato

capacità di autoregolazione).

- Se la contingenza invece era bassa (mamma poco responsiva), il bambino poi a 1 anno veniva valutato come

insicuro/evitante (tendeva a autoregolarsi al massimo, facendo poco affidamento sulla madre)

- Una contingenza media è quella perfetta e predice un attaccamento sicuro.

ATTACCAMENTO MATERNO E RESPONSIVITÀ:

le madri con un attaccamento sicuro valutato con AAI hanno migliori capacità di parenting e migliori capacità di

regolazione e coordinazione emotiva rispetto alle madri con attaccamento insicuro.

ATTACCAMENTO MADRE/BAMBINO E DIALOGO EMOTIVO MAMMA/BAMBINO A 3 – 4 ANNI:

- attaccamento materno sicuro autonomo vs insicuro:

 dialogo rispetto a passate esperienze emotive con maggiore coinvolgimento e maggiore guida materna

- attaccamento materno distanziante vs sicuro:

 dialogo piatto e con pochi riferimenti alle emozioni

- attaccamento materno preoccupato e disorganizzato vs sicuro:

 dialogo riferito alle emozioni della madre più che del bambino, maggiore incoerenza e tendenza all’inversione dei

ruoli.

EMOTIONAL AVAILABILITY: UN COSTRUTTO DIADICO:

La sensibilità materna può essere studiata anche in termini di emotional avaiability:

- disponibilità emotiva si riferisce al grado con cui ciascun partner esprime le proprie emozioni ed è responsivo verso

le emozioni dell’altro con riferimento sia alle emozioni positive che negative

- la disponibilità emotiva di un genitore e la sintonizzazione affettiva costituiscono la base per la successiva

acquisizione da parte del bambino delle competenze di regolazione emotiva e di un pattern d attaccamento sicuro

- EAS – Emotional Availability scales

RESPONSIVITÀ ED EMOZIONI:

- capacità di trasformare gli affetti negativi in positivi del bambino e di riparare gli stati affettivi non coordinati

- capacità di condividere le emozioni positive del bambino

- capacità di sintonizzarsi con le emozioni positive e negative del bambino

- capacità di fungere da regolatore delle emozioni del bambino

- monitoraggio/rispecchiamento/validazione degli affetti del bambino da parte del caregiver

- capacità di contenere le emozioni del bambino e di elaborarle attraverso la reverie.

 l’attaccamento sicuro del genitore è un buon predittore di un buon funzionamento emotivo perché il genitore è in

grado di entrare in contatto con tutte le sue esperienze infantili (positive e negative) e quindi anche con quelle del

bambino.

Al contrario un genitore dismissing (distanziante rispetto alle proprie esperienze di attaccamento) avrà difficoltà a

entrare in contatto con le esperienze negative del bambino. Un genitore preoccupato potrebbe essere molto

focalizzato sulle proprie emozioni negative e quindi non è in grado di modulare quelle del bambino.

RESPONSIVITÀ E SISTEMI MOTIVAZIONALI:

La mamma deve lavorare su due livelli di interazione con il bambino:

a) quando il bambino è in una situazione di non distress (gioco, interazione faccia a faccia, ecc..). Quindi in questo

caso la responsività della mamma si gioca su un sistema più intersoggettivo.

b) quando il bambino è a disagio, in una situazione di distress. Quindi in questo caso la mamma deve regolare le

emozioni e la sua responsività si gioca sul sistema attaccamento.

 sistema intersoggettivo: madre con responsività contingente (vs intrusiva o distaccata) alle comunicazioni del

bambino non di distress

 sistema attaccamento: madre che risponde ai segnali di distress del bambino e alle richieste si contatto  predice

l’attaccamento

ESPRESSIONE DELLE EMOZIONI DA PARTE DELLE MADRI DI BAMBINI TRA 0 E 2 ANNI:

Madri “sufficientemente buone”:

- rispecchiamento emozioni positive del figlio

- scarso o nullo rispecchiamento delle emozioni negative

- trasformazione delle emozioni negative del bambino in emozioni positive attraverso interventi specifici

- sintonizzazione con le emozioni positive del figlio, utilizzando canali espressivi diversi

- espressione di emozioni prevalentemente positive

- interazioni sintonizzate con l’attività del bambino

MADRI A RISCHIO PER LA GENITORIALITÀ:

Madri con interazioni problematiche (madri con problemi di depressione, madri adolescenti, a rischio psicosociale,

ecc…):

 scarsa espressione di emozioni in generale, con prevalenza di emozioni negative, tra quelle espresse

 minore responsività emotiva

- minore rispecchiamento delle emozioni del figlio, soprattutto di quelle positive

- minore sintonizzazione con le emozioni positive del figlio

- difficoltà nel trasformare le emozioni negative del figlio

- interazioni o iperstimolanti e intrusive o ipostimolanti e non responsive, difficilmente sintonizzate con l’attività del

bambino.

RESPONSIVITÀ E FUNZIONE RIFLESSIVA:

La capacità della madre di comunicare in modo efficace con il proprio bambino è da collegarsi alla sua capacità

riflessiva, cioè alla capacità di pensare il bambino fin dalle sue origini come soggetto di stati mentali, costituiti da

desideri, emozioni e pensieri.

 tale competenza è evidenziabile tramite la codifica dell’Adult Attachment Interview, attraverso l’analisi

dell’autoconsapevolezza riflessiva dell’intervistato.

Secondo Fonagy, la riflessività del genitore si correla con un modello operativo interno di tipo sicuro.

Il bambino, a contatto con un genitore con un’adeguata funzione riflessiva, non solo può interiorizzare a livello

intrapsichico un’istanza parentale in grado di contenere e trasformare i suoi stati emotivi, ma anche in grado di

“pensarlo”, e quindi di rifletterne l’immagine, come soggetto di stati mentali.

La mindedness rappresenta la capacità da parte della madre di pensare il bambino come dotato di una mente fin dai

suoi primi mesi di vita.

La mind – mindedness materna è l’abilità della madre di commentare verbalmente gli stati emotivi del figlio, espressi o

inferiti durante la sua attività di gioco nei primi anni di vita.

L’insightfulness è la capacità del genitore di costruire un’immagine complessa e “accogliente” degli stati emotivi del

figlio e del rapporto di tali stati con il suo comportamento. La presenza di questa capacità favorisce nei genitori la

presenza di un caregiving sensibile e adeguato dal punto di vista della regolazione e della comunicazione emotiva; la

sua mancanza appare invece un fattore di rischio per il bambino, riducendo il suo senso di sicurezza e di autostima.

Il livello di attaccamento prenatale permette di predire il coinvolgimento successivo della madre nella sua interazione

con il bambino una volta nato, delineandosi un indicatore di rischio precoce se tale attaccamento si rivela insufficiente

o oberato da preoccupazioni negative.

Slade ha messo a punto un’intervista semistrutturata, la Parent Development Interview (PDI), volta a esplorare le

modalità attraverso cui il genitore si rappresenta la relazione con il proprio bambino, con particolare riferimento alla

sfera delle emozioni.

Secondo Slade la mancanza di un adeguato grado di riflessività porta il genitore a rispecchiare le emozioni del

bambino senza trasformarle o invece a fraintenderle e non riconoscerle.

AUTOCONSAPEVOLEZZA RIFLESSIVA:

Fonagy e Steele hanno messo a punto una modalità di analizzare questa capacità riflessiva del genitore, utilizzando

l’AAI, andando a vedere in che modo il genitore era capace di riflettere i propri e altrui stati mentali.

Fonagy mette quindi a punto una scala del sé riflessivo (si dà un punteggio alla riflessività dell’intervistato).

 autoconsapevolezza riflessiva intesa come capacità nel corso dell’intervista di monitorare i propri stati mentali

passati e presenti relativi alle figure di attaccamento oltre che quelli dell’intervistatore.

SCALA DI CODIFICA DELL’AAI SULLA RIFLESSIVITÀ:

1) citazione specifica di stati mentali: es. “in quel periodo mi sentivo molto arrabbiato”

2) sensibilità alle caratteristiche degli stati mentali: es. “non potevo sapere che cosa avesse in mente mia madre in

quel momento”

3) sensibilità per la complessità e la diversità degli stati mentali: es. riconoscere che altri hanno una prospettiva

diversa dalla propria

4) tentativi espliciti di collegare gli stati mentali ai comportamenti osservati: es. “si comportava male perché era molto

preoccupato”

5) comprensione della possibilità di cambiamento degli stati mentali: es. “da bambino vedevo le cose così, adesso in

un altro modo”

 punteggi da – 1 a 9

RIFLESSIVITÀ E SICUREZZA:

Perché è importante il concetto di riflessività/mentalizzazione?

 L’attaccamento che il genitore ha rispetto alle sue figure di attaccamento si correla alla capacità riflessiva.

- la capacità riflessiva della madre viene trasmessa al bambino attraverso le sue modalità di parenting e la sua

responsività emotiva

- secondo questa ipotesi non solo c’è interiorizzazione da parte del bambino della capacità della madre di contenere

le sue emozioni (vedi Bion), ma anche di pensarlo come soggetto pensante

- hold the baby in mind

- il bambino interiorizza in questo modo la rappresentazione di sé da parte della madre come essere pensante. In

questo modo il bambino ha la possibilità di trovare “se stesso nell’altro”

- ma anche madre che “marca” rispecchiando le emozioni e gli stati mentali del bambino, fornendogli in questo modo

una proto simbolizzazione

- il bambino interiorizza in questo modo anche il fatto che i propri stati emotivi possono essere maneggiati, esplorati,

sviluppando un senso di mastery

- sviluppo da parte del bambino della capacità di esplorare con sicurezza gli stati mentali propri e dei genitori

Quindi secondo Fonagy il modello operativo interno sicuro si formerà nel bambino :

- se la madre ha a sua volta un modello operativo interno sicuro in condizioni ambientali attuali favorevoli

- se la madre ha anche un’adeguata capacità riflessiva in condizioni ambientali sfavorevoli attuali (single family,

difficoltà socioecomiche, separazioni, etc.).

MATERNAL MIRRORING E FUNZIONE RIFLESSIVA:

Quanto più la mamma ha una funzione riflessiva, tanto più è in grado di mettere in atto il mirroring, che può essere

marcato o ostentivo.

mirroring marked and ostentive:

- marked: la madre imita le comunicazioni del bambino esagerandole e modificandole (mimica del volto, gesti,

vocalizzazione).

- ostentive: segnali della madre con sguardi, verbalizzazione ecc… volte a esplicitare che il mirroring è rivolto proprio

al bambino.

 quindi Fonagy trova una correlazione tra tipo di attaccamento, funzione riflessiva e capacità di entrare in relazione

con il bambino (mirroring marcato).

SICUREZZA MATERNA E MIRRORING:

Cosa succede quando il mirroring non funziona?

- rispecchiamento diretto: il caregiver rispecchia, replicandoli, i segnali del bambino, senza modificarli

- rispecchiamento intenzionale: corrisponde al mirroring marked and ostentive: capacità di mindreading

 madri sicure usano molto + frequentemente il rispecchiamento intenzionale delle madri dismissing

 i bambini delle madri sicure dirigono la loro attenzione alla madre più frequentemente dei bambini di mamme

distanzianti.

RIFLESSIVITÀ E SVILUPPO SOCIOEMOTIVO:

La non adeguatezza della comunicazione genitoriale a livello RF (funzione riflessiva) e di capacità di mentalizzazione

della madre implica un fallimento del rispecchiamento da parte del genitore

 es. mirroring troppo accurato e realistico: madre che risponde alla paura del bambino con una risposta di paura non

modulata; oppure rispecchiamento di un altro sentimento rispetto a quello del bambino

 la mancata rappresentazione degli affetti o il loro fraintendimento possono avere effetti sullo sviluppo emotivo e

relazionale del bambino

MEINS: MINDEDNESS:

È un costrutto simile a quello messo a punto da Fonagy, ma è più centrato sull’interazione genitore - bambino.

- capacità da parte del genitore di concepire il bambino come soggetto “dotato di una mente” oltre che bisognoso di

cure

- intesa come capacità della madre di leggere i segnali del bambino nell’interazione con lui sulla base degli stati

mentali che li possono influenzare

- osservabile all’interno delle interazioni madre – bambino sin dai primi mesi di vita sino a interazioni con bambini più

grandi o con adulti

MIND – MINDEDNESS:

- definizione operazionale della mind – mindedness materna: abilità della madre di commentare verbalmente gli stati

emotivi del figlio, espressi o inferiti durante la sua attività di gioco nei primi anni di vita

- mind – mindedness della madre valutata nel corso del primo anno di vita è correlata alla sicurezza dell’attaccamento

del bambino a 12 mesi e alla capacità di quest’ultimo di sviluppare una “teoria della mente” a 4 anni.

- viene valutata considerando i commenti verbali della madre durante un’interazione di gioco libero con il proprio

bambino. L’interazione viene videoregistrata e le verbalizzazioni materne vengono trascritte letteralmente. L’analisi del

trascritto permette di identificare tutti i commenti materni che si riferiscono agli stati mentali interni del bambino.

 si vanno a vedere i commenti verbali che la mamma fa rispetto a quello che fa il bambino e quante volte questi

commenti verbali riferiscono delle emozioni, dei sentimenti e delle intenzioni al bambino. Sono commenti mind –

related (relativi agli stati mentali del bambino).

- sono commenti mind – related, e quindi indicatori di mind – mindedness, quei commenti materni che:

a) utilizzano esplicitamente termini riferiti a stati mentali per commentare cosa il bambino potrebbe pensare

b) attribuiscono al bambino parole e dialoghi parlando per suo conto (es. mamma, quello è l’orsetto!), senza

necessariamente utilizzare termini relativi a stati mentali.

OPPENHEIM: INSIGHTFULNESS:

capacità del genitore di fornire una descrizione emotivamente complessa e accogliente del bambino unita alla

capacità di modificare in modo flessibile le rappresentazioni circa il bambino

- insight: capacità di comprendere le motivazioni del bambino (desideri, aspirazioni, paure)

- visione complessiva delle caratteristiche emotive del bambino sia a livello positivi che negativi

- openess: apertura verso i cambiamenti evolutivi del bambino

 un genitore che ha insightfulness è in grado di interagire emotivamente con il bambino.

STUDIO 1: FUNZIONE RIFLESSIVA, MIND - MINDEDNESS E DISPONIBILITÀ EMOTIVA A 3 MESI:

Obiettivi:

Valutare le associazioni tra funzione riflessiva, mind – mindedness e disponibilità emotiva diadica a 3 mesi del

bambino.

Procedura: A 3 mesi del bambino:

- Adult Attachment Interview per valutare la funzione riflessiva

- codifica delle interazioni madre/bambino con le scale EAS per la disponibilità emotiva

- codifica commenti verbali delle madri rispetto al bambino per valutare la mind – mindedness

FUNZIONE RIFLESSIVA, MIND – MINDEDNESS E DISPONIBILITÀ EMOTIVA:

Cosa si è trovato?

 quanto più la mamma aveva un attaccamento sicuro, tanto più aveva punteggi elevati di riflessività.

 quanto più la mamma aveva punteggi elevati di riflessività, tanto più la mamma era sensibile, non intrusiva e non

ostile

- funzione riflessiva e mind – mindedness sono tra loro correlate e predicono la sensibilità materna e la responsività

del bambino a 3 mesi.

CARE INDEX – PATRICIA CRITTENDEN, 1994:

scale sviluppate da Crittenden, che permettono di valutare l’interazione genitore – bambino, considerando la

sensibilità materna come un costrutto diadico costituito da qualsiasi configurazione di comportamento materno in

grado di coinvolgere positivamente il bambino, aumentando il suo benessere e la sua attenzione.

 per categorizzare le configurazioni di interazioni di madre e bambino si utilizzano 3 – 5 minuti di interazione di gioco

semistrutturato che vengono videoregistrati.

 La Crittenden distingue diversi stili di interazione della mamma e del bambino. Per codificare questi stili c’è una serie

di scale a cui viene dato un punteggio, poi vedo qual è il punteggio prevalente.

CARE – INDEX:

Gli item sono divisi in sette dimensioni:

1) espressione del volto

2) espressione vocale

3) posizione e contatto corporeo

4) espressione di affetto

5) succedersi dei turni: c’è un’alternanza di turni tra madre e bambino rispettata o la madre interferisce su questi turni?

6) controllo e scelta di attività: quanto la mamma controlla l’attività del bambino o l’asseconda? Quanto la mamma

sceglie di far fare al bambino una certa attività?

Il comportamento della madre è attribuibile a diverse categorie:

- S = sensibile: include comportamenti rappresentativi di una buona responsività materna nei confronti del bambino.

 comprende comportamenti responsivi, consonanti con le emozioni del bambino e le attività da lui intraprese.

- C = controllante: include comportamenti interattivi non responsivi e direttivi, caratterizzati anche da ostilità più o

meno velata

 non è responsiva verso i bisogni del bambino e continua a proporre giochi, cambia modalità di espressione degli

affetti. Non rispetta la comunicazione del bambino e tende ad essere molto propositiva e direttiva verso il bambino.

- N = non responsiva: raggruppa comportamenti caratterizzati da non responsività e da distacco mimico, vocale e

fisico.

 è una mamma che non risponde vocalmente al bambino, non entra in contatto fisico con lui e a livello di mimica

espressiva ed espressione degli affetti tende a mantenersi su una sorta di neutralità. Quindi interagisce al minimo con

il bambino.

 Quindi una mamma con il massimo punteggio di sensibilità è adeguata

 La categoria peggiore è la mamma non responsiva.

 Una volta usate tutte le scale si arriverà ad attribuire una categoria prevalente all’interazione mamma – bambino.

Anche il comportamento del bambino è attribuibile a diverse categorie:

- C = cooperativo: comprende comportamenti associati con l’espressione di piacere, centrati sull’intraprendere azioni

da parte del bambino e accettare le proposte della madre

 molto spesso questo bambino ha una mamma sensibile.

- D = difficile: comprende comportamenti esplicitamente resistenti al comportamento materno/alle proposte materne.

Piange molto ed è evitante in modo attivo nei confronti della mamma.

 molto spesso ha una mamma intrusiva.

- P = passivo: comprende comportamenti che funzionano in modo tale da ridurre il contatto con la madre

 il bambino sorride poco, interagisce poco ed è molto poco responsivo nei confronti della madre.

 corrisponde un po’ alla non responsività materna e quindi spesso ha una mamma non responsiva.

- CC = compiacente: comprende comportamenti forzati, con approcci indiretti o compiacenti verso il comportamento

materno. Il bambino risponde alle proposte della madre ma lo fa senza sorridere, come se ci fosse un comportamento

di compiacimento (“faccio quello che mi dici ma non ne sono soddisfatto, non lo faccio con piacere”)

 Quindi c’è una sorta di responsività ambigua da parte del bambino.

COMPORTAMENTI MADRE RIVOLTI AL BAMBINO:

Espressioni d’affetto:

Madri responsive:

- comportamento affettivo, carezze sul corpo del bambino o sul viso, comunque piacevoli per il bambino.

 hanno un contatto fisico con il bambino, sorridono

Madri intrusive:

- taglia corto, evita o appare in difficoltà nelle interazioni fisiche e visive iniziate dal bambino

 non assecondano l’attività del bambino, quindi passano ad altre attività.

Madri non responsive:

- non esprime affetto al bambino

Controllo:

Madri responsive:

- si alterna agendo e vocalizzando con il bambino

 propone degli oggetti ma anche asseconda l’attività del bambino, oppure risponde alle vocalizzazioni del bambino,

quindi è una mamma in cui c’è una buona alternanza di turni con il bambino.

Madri intrusive:

- controlla la scelta e la durata dell’attività nonostante chiari segnali negativi del bambino al proposito, rispetto alla

lentezza, piacevolezza, difficoltà.

 interferisce sull’attività del bambino, propone altre attività

Madri non responsive:

- lascia il bambino a far niente durante la maggior parte dell’interazione

 interviene molto poco su quello che sta facendo il bambino. È poco strutturante rispetto all’attività del bambino.

Espressioni vocali:

Madri responsive:

- tono della voce lento, gentile e ritmico appropriato all’età del bambino e al suo stato

Madri intrusive:

- comandi, richieste contradditorie dal punto di vista del comportamento (ad es. voce tagliente e sorriso disarmante)

 ha una voce acuta e può fare richieste al bambino in modo autoritario.

Madri non responsive:

- tono di voce monotono, oppure frequenti silenzi.

 parla molto poco, in modo monotono, senza accentuazione.

Controllo del corpo e della posizione:

Madri responsive:

- tiene il bambino in modo confortevole o lo posiziona comodamente sul pavimento in modo che sia i giocattoli che il

volto della madre siano visibilmente accessibili

Madri intrusive:

- manipola il corpo del bambino, le braccia, le gambe, per compiere qualcosa che piace a lei.

Madri non responsive:

- si siede in modo goffo come se fosse pronta ad andarsene, posiziona il bambino in modo scorretto (ad es. tenuto in

grembo ma lontano dal suo corpo) o lo mette seduto da solo senza sostegno.

Scelta dell’attività:

Madri responsive:

- sceglie attività appropriate e adeguate all’età del bambino

Madri intrusive:

- fa richieste oltre il livello di sviluppo del bambino

Madri non responsive:

- offre stimolazione molto al di sotto dello sviluppo e del livello di interesse del bambino.

COMPORTAMENTO DEL BAMBINO COINVOLGIMENTO CON LA MADRE E CON LE ATTIVITÀ:

Bambini cooperativi:

- risponde in modo cooperativo alle richieste della madre (ad es. sorride, si anima, vocalizza, muove giocattoli, ecc…)

Bambini difficili:

- respinge la madre o gli oggetti presentategli, ritraendosi, girandosi, spingendoli via con mani e piedi.

Bambini passivi:

- inizia pochi o nessun contatto con la madre o con i giocattoli

Bambini compiacenti:

- continua un’attività da lui scelta, soddisfacendo al contempo le scelte dell’adulto

 il bambino di 2 anni accetta la proposta della mamma ma con una emozionalità negativa

Espressioni facciali:

Bambini cooperativi:

- segue con lo sguardo i giochi o la madre, poco frequenti gli sguardi di avversione

Bambini difficili:

- evita attivamente il contatto oculare con la madre, girando lontano la testa

Bambini passivi:

- sembra annoiato, espressione vacua, sguardo fisso, pochi cenni di espressione

Bambini compiacenti:

- evita lo sguardo dell’adulto, monitorandolo perifericamente (come se non entrasse direttamente in contatto con il

caregiver, ma lo guarda in modo periferico).

Ritmicità:

Bambini cooperativi:

- mostra passaggi dolci fra le attività, ciascuna attività viene completata e l’interesse del bambino diminuisce prima

che inizi l’attività successiva

Bambini difficili:

- cambia comportamento in modo brusco, le attività iniziate vengono interrotte (ciò è legato alla discontinuità dei

bambini e alla intrusività della madre

Bambini passivi:

- si muove letargicamente e lentamente, con lunghi intervalli tra le attività

Bambini compiacenti:

- accettano bruschi cambiamenti senza disorganizzazione comportamentale, spostandosi rispetto al nuovo interesse

dell’adulto

Tono corporeo e coordinazione:

Bambini cooperativi:

- si muove dolcemente, utilizzando solo le parti corporee necessarie, non è né rigido, né apatico.

Bambini difficili:

- risponde alle stimolazioni con rigidità e resistenza

Bambini passivi:

- coinvolgimento minimo di parti del corpo nel movimento, postura corporea accasciata, ipotonico

Bambini compiacenti:

- asseconda anche in eccesso le proposte dell’adulto

Reazioni al contatto fisico:

Bambini cooperativi:

- asseconda la madre quando manipola o gli sistema il corpo

 tende ad essere responsivo rispetto alla mamma che lo prende in braccio, che lo accarezza

Bambini difficili:

- resiste alle manipolazioni materne con tutto il corpo (si inarca, dà calci, si irrigidisce); si ritrae quando il suo spazio

corporeo è invaso, chiudendo gli occhi, ritraendosi, ecc…

Bambini passivi:

- rimane impassibile alle attenzioni materne o alla vicinanza della madre

Bambini compiacenti:

- eccessivamente vigili e fermi, se la madre è intrusiva

Espressioni di affetto:

Bambini cooperativi:

- esprime più affetti positivi che negativi, è responsivo

Bambini difficili:

- esprime rabbia ed emozioni negative

 può essere più arrabbiato e presentare una maggiore emozionalità negativa

Bambini passivi:

- esprime poche emozioni, è scarsamente responsivo, ignora l’adulto

Bambini compiacenti:

- è responsivo alle proposte della madre, senza affetti positivi, approccia la madre in modo indiretto e obliquo, es.

senza contatti di sguardi.

 può rispondere alle proposte della mamma ma non esprime affetti positivi ed è cooperativo solo in parte.

Spesso il comportamento di uno dei due partner influenza quello dell’altro.

 Frequentemente di trovano coppie madre/bambino del tipo:

- bambino passivo: madre non responsiva

- bambino passivo – madre intrusiva

- bambino difficile – madre intrusiva

- bambino cooperativo – madre responsiva

 Rispetto all’EAS, il Care – Index è più adeguato se voglio trovare situazioni a rischio.

FORMAZIONE DEI LEGAMI DI ATTACCAMENTO E INTERSOGGETTIVITÀ: KARLEN LYONS – RUTH:

Anche Lyons – Ruth ha messo a punto un sistema per individuare situazioni a rischio.

Anche per Lyons – Ruth è molto importante non solo vedere lo scambio comunicativo, ma anche quanto la madre è in

grado di creare benessere e sicurezza al bambino quando questo è spaventato o stressato, e anche quanto la madre

è in grado di raggiungere emozioni positive con il bambino e mantenerle.

ANTECEDENTI NEL PARENTING GENITORIALE:

Lyons – Ruth va a vedere quando la comunicazione materna è distorta e tende a indurre un attaccamento insicuro

disorganizzato.

Quali sono i comportamenti del genitore che poi inducono questa disorganizzazione dell’attaccamento?

Lyons – Ruth ha seguito gruppi di genitori e bambini nei primi mesi di vita. Poi è andata a vedere cosa succedeva nel

primo anno di vita nelle diadi con attaccamento insicuro disorganizzato. Propone quindi un sistema di codifica, che in

parte si sovrappone a quello proposto qualche anno prima da Main, secondo cui alla base dell’attaccamento

disorganizzato c’è una madre o un padre che induce paura al bambino o lui stesso è spaventato rispetto alle emozioni

che il bambino esprime.

 Comportamento che induce paura nel bambino del tipo spaventato (frightened)/spaventante (frightening).

 Comunicazione materna distorta con incapacità di riparare – analisi microanalitica della comunicazione genitoriale.

ATYPICAL MATERBAL BEHAVIOUR INSTRUMENT FOR ASSESSMENT AND CLASSIFICATION:

Lyons – Ruth propone questo sistema: “strumento per valutare e classificare il comportamento materno atipico”.

Una prima dimensione per vedere se c’è una comunicazione non funzionale madre – bambino è andare a vedere se

ci sono “errori affettivi”.

 1) Errori affettivi:

- segnali contradditori (per esempio inviti verbali al contatto associati a distanziamento fisico  comportamento

incoerente della madre).

- assenza di risposta, risposte inappropriate o risposte non sintonizzate (per esempio non offrire conforto a un

bambino sofferente; sorridere a un bambino arrabbiato o che esprime disagio).

Un’altra possibilità di comportamento atipico è quello del disorientamento: la mamma di fronte al bambino che piange

e vuole essere confortato, si immobilizza e non interviene. È non responsiva, quasi come se fosse congelata rispetto

alle sue emozioni, oppure è spaventata perché non riesce ad entrare in contatto con le emozioni negative del

bambino.

 2) Disorientamento:

- confusa o preoccupata dal bambino (per esempio esibisce espressioni spaventate; o una voce tremolante, alta o

tesa).

- disorganizzata o disorientata (per esempio improvvisa perdita di affettività non associata all’ambiente; stati di trance).

Anche la confusione dei ruoli (role reversing): la madre cerca rassicurazione nel bambino (“mi vuoi bene?”), tutte volte

a creare un rapporto intenso con il bambino.

 3) Confusione dei ruoli:

- inversione dei ruoli (per esempio cercare rassicurazione dal bambino)

- sessualizzazione (per esempio parla a bassa voce in modo intimo)

- dichiarazioni auto- referenziali (per esempio “ti sono mancata?”, “Ok, non vuoi vedermi?”)

Il quarto item è quello del ritiro. È il più significativo. Assomiglia allo stile non responsivo della Crittenden. È una

mamma che crea distanza fisica, crea una distanza verbale, non parla, non saluta, non cerca un contatto verbale con

il bambino.

 4) Ritiro:

- crea una distanza fisica (per esempio sorreggere il bambino a distanza dal proprio corpo, tenendo le braccia tese)

- crea una distanza verbale (per esempio non saluta il bambino dopo la separazione).

CARATTERISTICHE DELLA COMUNICAZIONE AFFETTIVA NON ADEGUATA DA PARTE DEL GENITORE LYONS

– RUTH:

Se andiamo a vedere le caratteristiche di questa comunicazione affettiva in sintesi:

- neglecting: responsività inadeguata, non in grado di regolare i sentimenti di paura del bambino.

 mamma molto poco responsiva, ritirata.

- role – reversing: non centrata sui bisogni del bambino, ma sui propri bisogni

- incapacità di “hold the baby in memory”

 mamma con poca capacità di mentalizzazione, di tenere il bambino in mente.

- mancata responsività cronica che danneggia il senso di sicurezza del bambino e il senso di efficacia delle sue

capacità comunicative

- mancata elaborazione delle emozioni di paura e di disagio che inducono senso di helplessness

- interiorizzazione a livello di memoria implicita delle esperienze interattive

- non funzionamento del dialogo interattivo e verbale con mancato riconoscimento di emozioni, intenzioni, bisogni del

bambino

- formazione di aree di esperienza dissociate perché non condivise/pensate con il caregiver.

- possibile comparsa di processi dissociativi nell’adolescenza

RICERCHE LONGITUDINALI RECENTI LYONS – RUTH; BUREAU; 2013:

Lyons – Ruth ha pubblicato anche una serie di studi longitudinali, in cui è andata a vedere cosa succedeva nei

bambini con attaccamento disorganizzato. Ha visto che lo stile materno ritirato è quello più predittivo di

disorganizzazione e di rischio patologico successivo.

Una mamma che è sempre non responsiva nel corso dei primi anni di vita tende in qualche modo a inclinare la

possibilità che il bambino sviluppi un attaccamento sicuro e un senso di sé efficace nel comunicare con la madre.

Inoltre la non responsività implica anche non regolare le emozioni negative, quindi il bambino rimane con le sue

emozioni negative non regolate. Questo può incrementare nel bambino un senso di disagio e sviluppare un senso di

helplessnes (non riesco a farmi aiutare).

Il bambino tende a interiorizzare questa modalità relazionale e ad aspettarsi modalità relazionali simili anche da parte

degli altri adulti e caregiver.

Perché il ritiro materno è così negativo?

Perché fa sì che nel dialogo tra mamma – bambino, che viene ridotto al minimo, il bambino non venga riconosciuti

alcuni aspetti di sé (bisogni, emozioni o intenzioni/attività che il bambino mette in atto), per cui è come se il bambino

abbia delle aree di sé come non investite dall’altro (e quindi non investite anche dal bambino stesso) che non vengono

prese in considerazione.

Questo mancato investimento implica una restrizione della personalità del bambino e ne conseguono disturbi socio -

emotivi.

 Alcune ricerche longitudinali mostrano che, confrontata con una madre incoerente e intrusiva, che esprime ostilità, la

non responsività è un maggiore predittore sia dell’attaccamento disorganizzato, sia della possibilità che il bambino

sviluppi evolutivamente un rischio psicopatologico. Lyons – Ruth mostra che i bambini immersi in un ambiente non

responsivo materno tendono poi ad avere maggiore rischio di processi dissociativi, disturbi della personalità borderline

e maggiore ricorrenza di tentativi di suicidio.

Quindi sembrerebbero esserci delle traiettorie evolutive, che vanno dai primi anni di vita e informano sul successivo

sviluppo del bambino.

Altri aspetti che possono emergere: consumo di sostanze, disturbo antisociale.

RICERCHE LONGITUDINALI RECENTI LYONS – RUTH; 2013:

Lyons – Ruth descrive il profilo del genitore ritirato: è caratterizzato da una responsività ritirata, intraprende poche

interazioni, non risponde ai segnali di attaccamento del bambino, tende a non confortare il bambino, risponde in modo

non immediato o frettoloso, respinge il bambino, non esprime intrusività o ostilità ma minimizza l’espressione delle

emozioni (parla poco e potrebbe avere una mind – mindedness molto bassa).

 Withdrawning profile:

- il genitore non intraprende interazioni con il bambino relative all’attaccamento

Es. non inizia a salutare, non inizia a confortare il bambino, non intraprende interazioni

- risponde in modo ritardato, reticente

- risponde in modo frettoloso, andandosene velocemente

Es. prende su il bambino/lo mette subito giù

- spinge il bambino lontano da lei verso i giocattoli

- intrattiene relazioni a distanza

Es. cammina intorno al bambino, interagisce da lontano

- mostra poca ostilità/intrusività

- interagisce silenziosamente, senza parlare

 si mantiene stabile dalla prima infanzia ai 7 anni.

 Nella tarda adolescenza: confusione dei ruoli

 è un predittore più significativo del rischio psicopatologico nell’adolescenza maggiore rispetto al comportamento

della madre ostile/intrusivo. Questo perché mentre il comportamento intrusivo permette un contatto, c’è una

comunicazione anche se autoreferenziale, nel comportamento non responsivo della mamma il bambino è lasciato a

se stesso e non ha una strutturazione/si deve auto-organizzare.

TRAIETTORIE EVOLUTIVE DEL PROFILO MATERNO RITIRATO:

La Lyons – Ruth fa un’ipotesi del perché questa traiettoria va dal primo anno di vita, all’attaccamento disorganizzato

fino al rischio psicopatologico successivo:

Primo anno di vita: ritiro materno con mancata regolazione emozioni/mancata azione di scaffolding/bambino con

emozionalità negativa.

Nel primo anno di vita, la mamma è ritirata, non regola le emozioni, non struttura l’attività del bambino. Il bambino già

potrebbe mostrare emozionalità negativa, ma non viene regolato e quindi richiede ancora di più il contatto e la

regolazione.

La mamma però tende a ritirarsi ancora di più. Questo provoca un forte distress.

Il bambino incomincia ad avere difficoltà a gestire la sua emozionalità negativa e quindi utilizzerà modalità di

autoregolazione, ma svilupperà anche un senso di helplessnes (nessuno mi può aiutare).

18 mesi: disorganizzazione del bambino.

A 16 – 18 mesi di vita, il bambino può sviluppare un attaccamento disorganizzato e prende piede un conflitto senza

soluzione: il bambino cerca aiuto dal genitore che però è ritirato, spaventato e non regolerà le sue emozioni.

Quindi il bambino non riuscirà a sviluppare una strategia di regolazione adeguata alle sue emozioni negative.

 nella media infanzia (7 – 8 anni) comportamenti di controlling/caregiving verso il genitore e disturbi

esternalizzanti/internalizzanti.

Non tutti i bambini rimangono disregolati, ma rispetto ai genitori possono sviluppare due strategie controllanti:

- accudiscono il genitore

- sono punitivi e aggressivi verso il genitore

 ritiro materno persistente

 nell’adolescenza: sintomi borderline, comportamenti autolesivi, suicidarietà.

RICERCHE LONGITUDINALI RECENTI LYONS – RUTH, BUREAU; 2013:

ma anche:

Bambino difficile, difficilmente consolabile, molto reattivo che potrebbe mettere a dura prova la madre

 ritiro materno, ecc…

MODELLI OPERATIVI INTERNI DEI BAMBINI DISORGANIZZATI:

Lyons – Ruth è andata a vedere gli antecedenti relazionali della disorganizzazione.

Andando a un livello psicodinamico, perché questa madre si ritira così tanto, mostra così difficoltà a interagire con il

bambino?

Si può ipotizzare che anche questa mamma abbia sviluppato un modello relazionale non funzionale nella sua

relazione con i genitori, ad esempio abbia avuto situazioni in cui lei stessa abbia avuto difficoltà nell’infanzia a vedere

accolte le sue emozioni negative. Quindi potrebbe essere lei stessa disorganizzata.

Questo indica nel bambino un senso di inefficacia e si trova a disagio.

FATTORI DI MEDIAZIONE INTERGENERAZIONALE:

Quindi l’ipotesi di Lyons – Ruth è che la stessa madre che mette in atto questi comportamenti sia a sua volta

disorganizzata rispetto all’attaccamento, non sia risolta rispetto al lutto/trauma. Mette in atto una comunicazione

inadeguata con il bambino.

TRAIETTORIE DELLO SVILUPPO SOCIO – EMOTIVO: DALL’INFANZIA ALL’ETÀ ADULTA:

Negli ultimi anni, alcuni progetti longitudinali che hanno seguito lo sviluppo del bambino dalla prima infanzia fino all’età

adulta, sono stati completati e questo ha permesso di iniziare a costruire una mappa più dettagliata dello sviluppo

delle competenze sociali, emotive e relazionali e dei fattori più significativi che lo determinano.

Tra questi, i più rilevanti sono i progetti longitudinali di Stroufe e colleghi, che indagano l’impatto esercitato

sull’evoluzione dei legami di attaccamento dalle modalità di parenting esercitate da genitori e caregiver sia nelle fasi

precoci che nelle tappe successive, evidenziando in tali fasi indicatori di rischio rispetto a un buon adattamento o

all’emergenza di segni psicopatologici.

 Lo studio dell’attaccamento del bambino è importante, perché permette di predire la qualità dell’attaccamento

successivo e il rischio psicopatologico. Rappresenta un po’ una pietra miliare degli studi longitudinali.

BACKGROUND TEORICO:

Il modello sistemico transazionale dello sviluppo di Stroufe ha come cardini la teoria dell’attaccamento (Bowlby) e

quella transazionale dello sviluppo (Sameroff e Emde).

Secondo il modello transazionale di Stroufe, l’individuo è concepito come un sistema vivente in continua interazione

con l’ambiente: il soggetto costruisce pattern di adattamento individuali sulla base dell’interiorizzazione delle

esperienze relazionali che vive precocemente. Questi pattern a loro volta influenzano le competenze socio-emotive

che egli sviluppa nelle fasi successive, come la competenza con i pari e le relazioni sentimentali e di amicizia.

In quest’ottica le esperienze relazionali precoci, codificate in modelli operativi di attaccamento, costituiscono il cuore

della personalità del soggetto.

Questi schemi relazionali vengono codificati durante la prima infanzia a livello di memoria procedurale, una memoria

di tipo preverbale e non consapevole.

 l’ipotesi è che il bambino si sviluppa nell’ambito di un ambiente sociale e culturale e quindi il suo sviluppo è

l’evoluzione di una continua transazione tra individuo – ambiente. Man mano nello sviluppo si strutturano delle

caratteristiche individuali del soggetto, che nascono non per maturazione ma per transazione con l’ambiente.

Ipotesi: il comportamento e la personalità si sviluppano attraverso una progressiva differenziazione/gerarchizzazione

di funzioni che man mano acquistano una propria autonomia e sono sempre meno soggette a influenze ambientali,

mentre nelle prime fasi di vita il bambino è molto più influenzabile dalle interazioni in cui è immerso.

LINEE GUIDA:

- individuo concepito come sistema vivente che è in continua interazione con l’ambiente

- caratteristiche individuali acquisite dal bambino come punti di forza del suo sviluppo

- caratteristiche temperamentali embricate con quelle relazionali

 anche le caratteristiche temperamentali, che possono essere presenti fin dai primi mesi di vita, sono soggette a

modificazioni nell’ambito delle transizioni con l’ambiente.

- sviluppo inteso come sviluppo nel contesto, transazionalità individuo/ambiente

- importanza degli eventi stressanti e delle relazioni di supporto

- valutazione dello sviluppo che comprende linee normali e patologiche

LO STUDIO LONGITUDINALE:

Tra gli studi longitudinali rilevanti troviamo quello di Stroufe e colleghi intitolato “Minnesota Study of Risk and

Adaptation from Birth to Adulthood”, che ha seguito un gruppo di 180 bambini a rischio a causa della povertà delle

condizioni socioeconomiche dei genitori.

Questi bambini sono seguiti dalla fine della gravidanza della mamma, all’età adulta.

IPOTESI DA VERIFICARE:

- esperienze relazionali precoci (anche il parenting) hanno una influenza sullo sviluppo successivo?

- c’è una stabilità o discontinuità dello sviluppo?

- quali fattori aumentano la capacità del bambino di fronteggiare anche esperienze avverse (resilience)?

- quali fattori di vulnerabilità/resilience il bambino può avere rispetto agli eventi stressanti.

Sono state studiate moltissime variabili:

- personalità della madre

- rappresentazioni materne del bambino durante la gravidanza

- temperamento del bambino

- misure di sensibilità (responsività)

- modalità di parenting della madre

- come si sviluppa il bambino dal punto di vista cognitivo

- il tipo di attaccamento del bambino

Altre variabili:

- livello socio – economico

eventi stressanti che il bambino incontrava nel corso del primo anno di vita

- come la madre disciplinava il bambino

- capacità della madre di strutturare l’attività del bambino fino a 4 anni

TEMPI E MODALITÀ DI VALUTAZIONE PRIMA INFANZIA:

 Caratteristiche della personalità della madre

 Attitudini della madre verso il bambino durante la gravidanza

 Temperamento del bambino

 Sensibilità della madre nel primo anno di vita

 Modalità di nutrimento e di gioco

 Sviluppo cognitivo

 Tipo di attaccamento

- indagine sul supporto sociale usufruito e sul livello socioeconomico

- eventi stressanti

- a 18 mesi modalità di disciplina della madre con sedute osservative

- 24 mesi qualità del gioco del bambino e capacità della madre di fornire assistenza

- 42 mesi capacità del bambino di adattarsi alla frustrazione con test appositi

negli anni successivi veniva studiato il bambino in relazione a diverse variabili:

- competenza sociale con i pari

- relazioni di amicizia

- relazioni affettive/sentimentali nell’adolescenza e nell’età adulta

- problematiche psicopatologiche

TRAIETTORIE DELLO SVILUPPO SOCIO – EMOTIVO: DALL’INFANZIA ALL’ETÀ ADULTA:

Si sono andati a vedere: i pattern di attaccamento del bambino e la coerenza della sua personalità e dei pattern

individuali di adattamento:

- fiducia in se stessi, autostima, resilience

- capacità di relazioni sociali con adulti e pari

- capacità di regolazione emotiva

- amicizie intime, relazioni sentimentali

ATTACCAMENTO SICURO E SVILUPPO SOCIO – EMOTIVO E DELLA PERSONALITÀ:

Quali sono stati i risultati?

Andando a vedere nella prenatalità: i genitori che hanno un’aspettativa positiva rispetto al bambino unito a una madre

sensibile nel corso del primo anno di vita (cure genitoriali favorevoli e sensibili) sono predittori di attaccamento sicuro

nel secondo anno di vita.

Per quanto riguarda l’attaccamento, in questo studio, l’attaccamento sicuro valutato a 12 mesi del bambino si è

rivelato predittivo nell’età prescolare rispetto all’adeguatezza di una serie di funzioni psicologiche importanti per lo

sviluppo della personalità, tra cui confidenza e fiducia in se stessi, autostima, regolazione emotiva, capacità di

relazioni sociali con adulti e pari.

Questa influenza sembra esercitare un impatto a lungo termine non solo nell’età prescolare, ma anche nella media

infanzia e nell’adolescenza fino all’età adulta, ma solo se combinata con altre variabili (es. variabili relazionali

costituite dalla qualità complessiva delle cure genitoriali fino a 4 anni insieme alle competenze sociali e di

autorganizzazione che il bambino che il bambino ha sviluppato nelle prime fasi).

Sulla base di questi dati di ricerca, sembra infatti che le cure materne e i pattern di attaccamento considerati nei primi

due anni di vita sono determinanti per l’acquisizione di competenze di autonomia e di autorganizzazione e per le

relazioni sociali con i pari fino ai 3 anni. Questi pattern socio-relazionali e di organizzazione del sé che si strutturano

tra il secondo e il terzo anno di vita influenzano a loro volta, insieme alle cure genitoriali, l’adeguatezza dello sviluppo

socio-emotivo successivo, determinando inoltre la qualità delle amicizie nella media infanzia e nella preadolescenza e

poi anche altre competenze sociali nell’adolescenza e nell’età adulta.

IN SINTESI:

Ciò che fa la differenza sembrerebbe essere: cure genitoriali favorevoli nei primi 4 anni di vita + la creazione di un

pattern di attaccamento sicuro.

Attaccamento sicuro + cure precoci favorevoli è predittivo rispetto a:

- senso basic di connessione sociale positiva e aspettative positive della relazione di sé/altro

- internalizzazione dell’esperienza dopo i 3 anni di vita: capacità di autoregolazione emotiva e autostima, confidenza in

se stessi

- costruzione di pattern di adattamento relazionali che si basano sugli stili di regolazione delle emozioni sulle relazioni

e sulle aspettative sé/altro

- interazioni tra pari adeguate

- interazioni affettive adeguate

PSICOPATOLOGIA E ATTACCAMENTO: FUNZIONI DI PROTEZIONE:

Un altro punto cruciale di questo studio riguarda la possibilità di considerare l’attaccamento sicuro come fattore di

resilience rispetto alla comparsa di comportamenti disadattivi dopo i 5 anni.

In altre parole, il bambino sicuro, secondo questo studio, a fronte di eventi stressanti intervenienti, si dimostra più in

grado di fronteggiarli, senza sviluppare disturbi di tipo internalizzante o esternalizzante, come invece accade più

frequentemente al bambino con attaccamento insicuro.

Inoltre, se questi disturbi compaiono, i bambini sicuri dimostrano, rispetto a quelli insicuri, una maggiore capacità di

recuperare (recovery) dopo un tempo sufficientemente breve i precedenti pattern adattivi.

Quindi la capacità di resilience e di recovery emergono nell’ambito delle relazioni precoci maturate con i caregiver.

FATTORI DI RISCHIO PER LO SVILUPPO SOCIO – EMOTIVO:

Ci sono dei fattori di rischio nel corso dello sviluppo che hanno una maggiore incidenza nei primi anni di vita:

- indisponibilità emotiva/trascuratezza della madre nei primi anni di vita

- maltrattamento nei primi anni di vita

- famiglia caotica (senza regole, con ruoli non chiari)

- assistere a violenza genitoriale

- eventi stressanti (lutti, separazioni, divorzi) per i genitori

FATTORI DI PROTEZIONE PER LO SVILUPPO SOCIO – EMOTIVO:

Ci sono anche fattori di protezione nello sviluppo:

- supporto alternativo di un adulto significativo nel corso dell’infanzia

- competenza sociale e cognitiva del bambino

- supporto familiare/extrafamiliare ai genitori

- madre a rischio (es. depressione) ma con buon rapporto di coppia: la qualità del rapporto coniugale può fungere da

supporto anche per il bambino.

- attaccamento sicuro

- interventi precoci o di prevenzione

ESPERIENZE PRIMA INFANZIA E PREDITTIVITÀ:

Alcune esperienze che il bambino subisce nella prima infanzia, più sul versante traumatico, sono predittive

nell’adolescenza piuttosto che nella media infanzia:

- abuso precoce o indisponibilità emotiva. Problemi comportamentali nell’adolescenza (ansietà, iperattività, droga,

delinquenza)

- competenza sociale nell’età prescolare e competenza sociale nell’adolescenza.

TRASMISSIONE INTERGENERAZIONALE DELL’ABUSO:

- madri maltrattate nell’infanzia tendono a riprodurre le esperienze di abuso nel 70% dei casi

- fattori protettivi:

a) supporto emotivo da altri adulti significativi nell’infanzia

b) terapia individuale per più di sei mesi: se la mamma ha usufruito di una terapia o nell’infanzia o nell’età adulta.

c) avere una relazione soddisfacente e supportava con un partner adulto

ATTACCAMENTO E SVILUPPO SOCIO – EMOTIVO E DELLA PERSONALITÀ:

Ci sono dei fattori di trasformazione, che possono cambiare i pattern che si vano a costruire, soprattutto nei primi anni

di vita:

- cambiamento nella qualità delle cure

- cambiamento nelle relazioni di coppia genitoriali

- esperienza con altri adulti significativi nell’infanzia

- eventi stressanti nel ciclo di vita

- relazioni sentimentali molto favorevoli e supportive

- trattamenti psicoterapici che tendono a modificare i pattern disadattivi

FATTORI DI CONTINUITÀ:

- aspettative/rappresentazioni mutuate dagli iwm (modelli operativi interni) precoci: il bambino si costruisce una

aspettativa della relazione di sé con l’altro, che può essere positiva, affidabile o inaffidabile, che guida poi la sua

successiva esperienza relazionale.

- storia cumulativa: man mano si costituiscono a catena dei pattern di competenze sociali ed emotive sempre più

individualizzati che quindi fanno sempre più fatica a modificarsi nel corso del ciclo di vita.

- modificazioni cerebrali precoci: che si strutturano ad esempio nel caso di abuso e maltrattamenti in cui ci possono ad

esempio essere modificazioni a livello di ippocampo e amigdala, creando danni non solo alla personalità ma anche al

sistema nervoso.

CONCLUSIONI:

- importanza delle cure precoci (fino ai 4 anni) dei genitori influenzate dal supporto e dall’assenza di eventi stressanti

vissuti dai genitori

- i pattern comportamentali precoci si mantengono stabili in presenza della stabilità delle condizioni ambientali

- storia cumulativa che influenza lo sviluppo

- importanza delle caratteristiche individuali basate sull’internalizzazione delle esperienze precoci

- transazione continua tra esperienze/rappresentazioni delle esperienze e aspettative che guidano l’esperienza e che

ne vengono a loro volta modificate

- traiettoria adattiva che tende a stabilizzarsi e a cui l’individuo torna dopo eventuali perturbazioni.

TRAIETTORIE DELLO SVILUPPO SOCIO-EMOTIVO: DALL’INFANZIA ALL’ETÀ ADULTA:

In una ricerca si sono andate a vedere interazioni madre – bambino nei primi anni di vita e poi a 8 anni e anche rischio

psicopatologico a 6 e 8 anni.

- Attaccamento sicuro + cure genitoriali adeguate entro i 4 anni

 Senso basic di connessione sociale e aspettative positive Sé/altro

- Adeguatezza regolazione emotiva e interazioni tra pari nell’età prescolare

- Adeguatezza socio-emotiva, qualità amicizia e relazioni sentimentali nella media infanzia e nell’adolescenza

 Maggiore resilience rispetto a eventi stressanti

 Minore rischio psicopatologico nelle diverse fasi dello sviluppo

- Sroufe et al.(2005). The Minnesota Study of Risk and Adaptation from Birth to Adulthood. (campione ad alto rischio)

- Grossmann et al.(2005). The Bielefeld and Regensburg longitudinal studies (campione a basso rischio)

QUALITÀ DELL’ATTACCAMENTO: UN PATRIMONIO PER IL FUTURO:

- Attaccamento sicuro: patrimonio positivo costituito da aspettative e modelli relazionali positivi sé/altro, self-

confidence, capacità di esprimere e regolare le emozioni

- Attaccamento insicuro: patrimonio indebolito, minore self-confidence, minore contatto e capacità di regolare le

emozioni, aspettative e modelli relazionali negativi

- Attaccamento disorganizzato: disregolazione emotiva, attivazione nella media infanzia di strategie difensive di

controllo volte a sopperire alla mancata disponibilità emotiva dei caregiver vissuti come inaffidabili

QUALITÀ DEL PARENTING NELLA PRIMA INFANZIA E PROBLEMI EMOTIVO-COMPORTAMENTALI:

- Intrusività/ostilità e scarsa sensibilità genitoriale nella prima infanzia

 maggiori problemi esternalizzanti nella seconda infanzia, nella preadolescenza e nell’età adulta (CBCL e YSR)

 maggiori problemi internalizzanti nella media infanzia

- Emozionalità negativa del bambino nel primo anno di vita

 non è predittiva di problematiche di tipo esternalizzante o internalizzante

BAMBINI INSICURI + MADRI TRASCURANTI TRA I 15 E I 54 MESI:

Secondo altri studi, i comportamenti esternalizzanti dei bambini valutati tra i 4 e i 5 anni appaiono associati al loro tipo

di attaccamento alla madre a 15 mesi, con maggiori comportamenti esternalizzanti rilevati nei bambini insicuri. Inoltre

lo studio rivela che se la qualità delle cure materne si modifica tra i 15 e i 54 mesi, nel senso del suo impoverimento, i

comportamenti esternalizzanti dei bambini insicuri tendono ad aumentare a differenza di quelli dei bambini sicuri

delineandosi l’attaccamento sicuro un fattore in grado di proteggere il bambino dalla trascuratezza materna “tardiva”

rispetto al manifestarsi di problematiche esternalizzanti.

RESPONSIVITÀ MATERNA, EMOZIONALITÀ INFANTILE E SVILUPPO SOCIO-EMOTIVO:

 Responsività delle madri verso le emozioni positive nella prima infanzia: bambini che esprimono + emozioni positive

e meno negative nelle fasi successive

 Bambino che esprime più emozioni positive nel primo anno di vita: sviluppo socio-emotivo + adeguato e maggiore

resilence

 Regolazione diadica a 9 mesi con maggiori match positivi e meno mismatch: attaccamento sicuro a 16 mesi.

QUALITÀ DEL PARENTING NELLA PRIMA INFANZIA E PROBLEMI EMOTIVO-COMPORTAMENTALI A LUNGO

TERMINE:

- Scarsa sensibilità materna e espressione emozioni negative/positive inadeguate

 più problemi esternalizzanti in età scolare e da giovane adulto (23/26 anni), ma non nell’adolescenza

- Scarsa sensibilità materna nei primi 3 anni (non presenza supportiva, non rispetto per l’autonomia, ostilità espressa)

 influenza il rischio psicopatologico totale dai 6 ai 15 anni.

TRAIETTORIE DELLO SVILUPPO SOCIO – EMOTIVO: STABILITÀ DELLA QUALITÀ DELLE INTERAZIONI

MADRE/BAMBINO:

Se andiamo a valutare con l’EA le interazioni mamma – bambino a 3 mesi, 6 mesi, 6 anni e 16 anni, troviamo una

qualità molto simile. Quindi la mamma che era intrusiva si mantiene intrusiva in modo stabile, il bambino poco

coinvolto si mantiene poco coinvolto anche nei vari step evolutivi.

Altre ricerche mostrano cose simili: una mamma che mostra tanta ostilità nei primi anni di vita, tende a esprimere

ancora ostilità a 7 anni del bambino. Quindi la stabilità a livello macro c’è anche a livello micro, per cui gli stili interattivi

tendono a mantenersi stabili nelle relazioni tra i genitori.

- Comportamento materno di ritiro a 18 mesi

 rimane stabile a 7 anni

 confusione di ruoli a 20 anni

TRAIETTORIE DELLO SVILUPPO SOCIO-EMOTIVO: STABILITÀ DELLA REGOLAZIONE EMOTIVA:

- Stabilità della regolazione emotiva del bambino dai 12 mesi ai 5 anni di vita, ma non di quella perinatale

- Scarsa regolazione emotiva a 1 anno predice comportamenti esternalizzanti concorrenti e prospettici

- è associata a scarsa sensitività materna longitudinalmente

ADVERSE CHILHOOD EXPERIENCES E RISCHIO PSICOPATOLOGICO:

 Esperienze traumatiche croniche nell’infanzia: abuso sessuale, fisico, trascuratezza fisica ed emotiva (neglect)

 attivazione cronica della risposta neurofisiologica allo stress: influenza sui sistemi neurobiologici con aumento della

vulnerabilità allo stress successivo

 disturbo traumatico dello sviluppo nell’infanzia: psicopatologia nell’adolescenza e nell’età adulta

con depressione, ansia, sintomi dissociativi, comportamenti suicidari, abuso di sostanze, aumento di malattie

somatiche.

INTERAZIONI MADRE – BAMBINO NELLA PRIMA INFANZIA E ATTACCAMENTO, COMPETENZA EMOTIVA E

RISCHIO PSICOPATOLOGICO IN ETÀ SCOLARE:

è stato progettato un piano longitudinale suddiviso in due fasi (0 – 3 anni e 6 – 8 anni), volto ad approfondire il ruolo

svolto da alcune variabili precoci, costituite da una parte dall’attaccamento infantile e materno e dall’altra dagli stili di

interazione di madre e bambino valutati nel corso del primo anno di vita.

Alla ricerca hanno partecipato 34 coppie madre – bambino tratte da una popolazione non a rischio. Le madri avevano

avuto tutte una gravidanza a termine e godevano di una relazione stabile con il loro partner. La loro età era compresa

tra i 28 e i 40 anni e il ceto socioeconomico era medio e medio – alto.

I bambini erano senza problemi organici alla nascita e il loro sviluppo cognitivo e motorio risultava nella norma nelle

misurazioni effettuate con le Scale Bayley a 5 e a 10 mesi, per quanto riguarda sia il punteggio motorio sia quello

cognitivo.

LO STUDIO 0 – 3 ANNI:

Gli obiettivi in questa prima fase sono stati:

a) analizzare i modelli operativi interni di attaccamento delle madri e gli stili interattivi di madri e bambini considerati a

3, 6 e 9 mesi di vita del bambino.

b) evidenziare la relazione di tali variabili con i pattern di attaccamento misurati nel bambino nel secondo anno di vita.

c) evidenziare la possibile relazione di tutte le variabili considerate con eventuali disturbi dello sviluppo valutati nel

corso del terzo anno di vita del bambino.

Nel corso della ricerca sono state valutate queste variabili:

1) a 3 mesi del bambino: i modelli operativi interni di attaccamento della madre con l’AAI

2) a 3, 6 e 9 mesi: gli stili interattivi di madre e bambino con il Care – Index.

3) dai 14 ai 16 mesi: i pattern di attaccamento del bambino con la Strange Situation

4) a 5 e 10 mesi: il livello di sviluppo sensomotorio e mentale del bambino con le Scale Bayley

5) tra i 24 e i 36 mesi: la presenza di eventuali disturbi nello sviluppo attraverso il sistema di classificazione DC: 0 – 3.

SINTESI DEI RISULTATI 0-3:

Suddividendo gli stili della madre nelle categorie sensibile e non sensibile (comprendente lo stile controllante e non

responsivo) e del bambino nelle categorie cooperativo e non cooperativo (comprendente gli stili difficile, passivo,

compulsivo), le analisi dei dati relativi alle 34 coppie madre – bambino, seguite longitudinalmente nei primi 3 anni di

vita hanno evidenziato che indicatori di rischio precoci si possono trovare:

a) nella qualità dei modelli di attaccamento materno: c’è associazione significativa tra i modelli di attaccamento

materni insicuri e quelli infantili

b) negli stili interattivi materni nel primo anno di vita: c’è associazione tra stabilità della sensibilità/insensibilità materna

e qualità dell’attaccamento infantile

c) nei pattern di attaccamento dei bambini: c’è associazione tra insicurezza dei pattern di attaccamento e presenza di

problematiche cliniche o subcliniche relative alla relazione, valutate nel bambino dopo i 2 anni.

d) nella regolazione emotiva: c’è associazione tra regolazione emotiva diadica e attaccamento, in particolare più

match positivi e meno mismatch affettivi predicono un attaccamento sicuro del bambino a 14 mesi.

LO STUDIO 6 – 8 ANNI:

In una seconda fase dello studio le indagini si sono svolte a 6 e 8 anni con lo stesso gruppo di diadi madre – bambino

considerate nella fase precedente 0-3.

Gli obiettivi della studio sono stati:

- Indagare le relazioni tra stili m/b nel primo anno di vita e rischio psicopatologico a 6 anni

- Indagare le relazioni tra stili m/b nel primo anno di vita e stili materni e infantili a 8 anni

- Indagare le relazioni tra stili m/b nel primo anno di vita e attaccamento infantile a 6 anni

- Indagare le relazioni tra stili m/b nel primo anno di vita e competenza emotiva del bambino a 8 anni

- Indagare le relazioni tra rischio psicopatologico a 6 anni e competenza emotiva a 8 anni

Le variabili 0-3 considerate erano:

a) attaccamento materno e infantile valutati con l’AAI e la Strange Situation

b) stili di interazione madre – bambino a 3, 6 e 9 mesi valutati con il Care Index.

Le variabili utilizzate a 6 anni erano:

a) attaccamento del bambino valutato attraverso il Separation Anxiety Test (SAT).

b) eventuali problematiche emotive e comportamentali del bambino esaminate con la Child Behaviour Checklist

(CBCL).

Le variabili utilizzate a 8 anni erano:

a) qualità dell’interazione tra madre e bambino con l’EAS.

b) livello di competenza emotiva del bambino con il test di comprensione emotiva (TEC)

SINTESI DEI RISULTATI 6 – 8:

Le analisi dei dati relativi agli 8 anni sono ancora in corso di completamento.

Per quanto riguarda gli stili, sono state mantenute le dicotomie della mamma sensibile/non sensibile (controllante, non

responsivo), e del bambino cooperativo/non cooperativo (passivo, difficile, compulsivo).

Considerando la relazione tra questi stili e i punteggi alle scale CBCL dei bambini a 6 anni, sono emerse associazioni

significative rispetto a tali punteggi per quanto riguarda gli stili di madre e bambino rilevati a 6 e 9 mesi.

- In particolare, alle madri valutate come non sensibili nell’interazione con il loro bambino a 6 mesi corrispondono

bambini che a 6 anni hanno punteggi più elevati nella scala Esternalizzazione e nella relativa sottoscala

Comportamento aggressivo, rispetto ai bambini con madri valutate come sensibili a 6 mesi di vita.

- I bambini valutati come non cooperativi a 6 mesi durante l’interazione diadica con la madre a 6 anni presentano

punteggi più elevati rispetto ai bambini valutati come cooperativi nella scala Internalizzazione (e nella relativa

sottoscala Lamentele somatiche), in quella Esternalizzazione (e nelle relative scale Comportamento delinquenziale e

Comportamento aggressivo) e nella scala Problemi totali (e nella sottoscala Problemi di attenzione).

- Per quanto riguarda la valutazione degli stili interattivi a 9 mesi, alle madri classificate come non sensibili si

accompagnano bambini che a 6 anni presentano alti punteggi nelle scale Internalizzazione (e nelle relative sottoscale

Ansia/depressione e Lamentele somatiche), Esternalizzazione (e nella sottoscala Comportamento aggressivo) e

Problemi totali (e nella sottoscala Problemi sociali) rispetto ai bambini con madri sensibili a 9 mesi.

- I bambini valutati come non cooperativi durante l’interazione con la madre a 9 mesi presentano punteggi più alti

rispetto ai bambini classificati come cooperativi in alcune scale della CBCL a 6 anni, in particolare nella scala

Internalizzazione, e nelle relative sottoscale Ansia/depressione e Lamentele somatiche, e in quella Problemi totali.

 Quali riflessioni?

- Importanza di consultazioni precoci con genitore e bambino

- Ma anche interventi di prevenzione longitudinali rispetto a condizioni di genitorialità a rischio con screening precoci

(es. depressione perinatale 15% della popolazione non referred)

TEST DI COMPRENSIONE DELLE EMOZIONI:

- Non emergono associazioni significative tra stili di interazione madre/bambino nel primo anno di vita e competenza

emotiva a 8 anni

- Non sono presenti associazioni significative tra indicatori di rischio psicopatologico a 6 anni e competenza emotiva a

8 anni

PARTECIPANTI STUDIO 0 – 8 ANNI. ATTACCAMENTO MATERNO E DISPONIBILITÀ EMOTIVA DIADICA A 9

MESI E 8 ANNI:

 Nello stesso campione si è vista la disponibilità emotiva diadica, utilizzando le scale della Biringen.

 Si è misurato lo stesso tipo di interazione a 9 mesi e poi a 8 anni.

 Queste interazioni rimangono stabili? Ci sono differenze rispetto all’attaccamento delle mamme?

21 diadi madre-bambino:

- Bambini nati a termine, senza patologie alla nascita

- Bambini: n =21 (M=12)

- Madri: età media = 33,91 anni (range 25-39 anni)

- Madri: 15 (F) Sicure e 6 Non Sicure, di cui 3 (E) Preoccupate, 1 (Ds) Distanziante, 2 (U) non risolte-disorganizzate

Obiettivi:

- Indagare longitudinalmente la stabilità/instabilità della disponibilità emotiva a 9 mesi e a 8 anni

- Indagare differenze nella stabilità/instabilità della disponibilità emotiva a 9 mesi e 8 anni rispetto all’’attaccamento

materno

STRUMENTI 0-8:

Emotional Availability Scales – EAS (Biringen et al., 1998)

Schema di codifica per valutare la qualità dell’interazione M/B videoregistrata a 9 mesi e a 8 anni del bambino

Il sistema di codifica comprende le seguenti scale:

- Madre: Sensibilità, Strutturazione, Non intrusività, Non ostilità

- Bambino: Responsività, Coinvolgimento

DISPONIBILITÀ EMOTIVA DIADICA A 9 MESI: DIADI CON MADRI SICURE VS DIADI CON MADRI INSICURE:

Sono state divise le diadi con mamme sicure da diadi con mamme insicure.

Ci sono differenze? Sì. Tutte le diadi con madri sicure avevano punteggi maggiori in tutte le scale, sia della mamma

che del bambino.

 Punteggi relativi a sensibilità, strutturazione, non ostilità madre e responsività e coinvolgimento bambino

 significativamente maggiori nelle diadi con madri sicure a 9 mesi

DISPONIBILITÀ EMOTIVA DIADICA A 8 ANNI: DIADI CON MADRI SICURE VS DIADI CON MADRI INSICURE:

La stessa domanda si è posta a 8 anni con lo stesso gruppo di mamme e bambini.

Si sono ottenuti risultati simili sulla maggior parte delle scale.

 la sicurezza materna tende ad essere influente non solo nei primi anni di vita ma anche nei periodi successivi.

 Punteggi relativi a Sensibilità, Strutturazione Madre e Responsività e Coinvolgimento Bambino erano

significativamente maggiori nelle diadi con madri sicure a 8 anni.

DISPONIBILITÀ EMOTIVA DIADICA A 9 MESI E 8 ANNI:

Punteggi relativi a Strutturazione Madre e Responsività e Coinvolgimento Bambino aumentano in modo significativo

dai 9 mesi agli 8 anni, le altre dimensioni relazionali materne si mantengono stabili

DISPONIBILITÀ EMOTIVA DIADICA A 9 MESI E 8 ANNI: DIADI CON MADRI SICURE:

Si mantiene simile la disponibilità emotiva di queste mamme e di questi bambini a 9 mesi e a 8 anni?

 Punteggi relativi a Strutturazione Madre e Responsività e Coinvolgimento Bambino aumentano in modo significativo

dai 9 mesi agli 8 anni, le altre dimensioni relazionali materne si mantengono stabili

 le uniche dimensioni che crescevano erano la capacità di strutturazione della mamma e la responsività e il

coinvolgimento del bambino. Queste dimensioni aumentavano significativamente. È una spiegazione evolutiva.

le mamme mantenevano la loro sensibilità ma aumentavano la loro capacità di interagire in modo strutturante verso il

gioco del bambino. Allo stesso modo anche il bambino mostrava una migliore capacità di interazione.

DISPONIBILITÀ EMOTIVA DIADICA A 9 MESI E 8 ANNI: DIADI CON MADRI INSICURE:

I punteggi di Madre e Bambino non variano a 9 mesi e 8 anni per tutte le scale EAS. quindi tutto si mantiene stabile

nella maggiore inadeguatezza.

 sensibilità, strutturazione, … rimangono tutti uguali. Quindi non c’è un’evoluzione della competenza di strutturazione

se confrontate con mamme sicure e tutto si mantiene stabile nella maggior inadeguatezza.

PER CONCLUDERE:

- c’è una stabilità della sensibilità materna dai 9 mesi agli 8 anni, con però un cambiamento solo nelle mamme sicure

nella loro capacità di strutturazione dell’attività del bambino.

- Emerge come l’insicurezza materna sia fattore di rischio per la relazione madre/bambino in entrambi i periodi


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ali7877

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia dello sviluppo e dei processi educativi (Facoltà di Psicologia e di Scienze della Formazione)
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ali7877 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo socio affettivo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Riva Crugnola Cristina.

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