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INTERSOGGETTIVITÀ:

Quando osserviamo una coppia madre – bambino a 3 mesi di vita in un momento di interazione tranquilla, essi

entrambi sorridono, si imitano e si scambiano vocalizzazioni.

Possiamo affermare che questo si tratta di una comunicazione affettiva che coinvolge entrambi i partner e che si basa

sulle competenze comunicative dell’uno e dell’altro.

Questa comunicazione può essere interpretata in due modi diversi:

a) una condivisione di stati affettivi positivi, centrata sulla coordinazione complessa di attenzione, sguardi, mimica e

vocalizzazioni, riconducibili a una forma di interazione di tipo intersoggettivo che lega i due partner.

È centrata sul “mi connetto con l’altro per condividere le mie emozioni positive o negative”.

b) l’espressione di una regolazione emotiva riuscita tra madre e bambino: il bambino prova sicurezza e benessere

grazie al ruolo di conforto svolto dalla madre. Questa è riconducibile a una forma di interazione collegabile alla

relazione di attaccamento che si struttura tra madre e bambino volta a garantire a quest’ultimo protezione fisica e

regolazione emotiva.

 Infatti la comunicazione che il bambino adotta nel primo anno di vita con i partner è finalizzata:

a) all’attivazione di legami di attaccamento, utili alla regolazione emotiva

b) alla costruzione di forme di intersoggettività volte inizialmente alla condivisione di stati emotivi e successivamente

alla condivisione di significati preverbali e verbali.

Questa duplice tendenza si mantiene costante anche nel successivo sviluppo ed è rintracciabile anche nella vita

adulta.

COMUNICAZIONE AFFETTIVA TRA ATTACCAMENTO E INTERSOGGETTIVITÀ:

L’ipotesi è che il bambino fin dai primi mesi abbia una buona competenza comunicativa. Questa ha due facce: piango

per ottenere sicurezza emotiva oppure piango, sorrido per condividere emozioni e quindi sono riconosciuto dall’altro.

Quindi l’ipotesi è che ci sia una competenza precoce del neonato, anche imitativa, e quindi un preadattamento al

partner umano, che si esprime attraverso soprattutto l’imitazione del volto materno e la coregolazione visiva (il

bambino tende a guardare l’adulto e a regolare continuamente la sua attenzione visiva con l’adulto)

SISTEMA INTERSOGGETTIVO:

Intersoggettività primaria – intersoggettività secondaria.

1) Primaria: nei primi mesi di vita (fino a 4 – 5 mesi). Centrata sulla condivisione di emozioni/stati emotivi. È duale.

2) Secondaria: nel secondo semestre di vita (dai 9 mesi), alla base della nascita dello scambio linguistico. Centrata

sull’informazione, sulla condivisione di significati e su scambi comunicativi di tipo cooperativo (mi connetto con l’altro

per condividere delle informazioni esterne). C’è una triangolazione (bambino – caregiver – oggetti).

INTERSOGGETTIVITÀ PRIMARIA:

La comunicazione affettiva che il bambino rivolge ai suoi partner nel primo anno di vita non è motivata solo dai suoi

bisogni di regolazione emotiva e ancorata al sistema di attaccamento, ma è anche riconducibile a quella tendenza

innata a entrare in “connessione” con l’altro per condividere stati emotivi.

Questa connessione con l’altro è stata definita intersoggettività primaria.

La condivisione degli stati affettivi è resa possibile dalla coregolazione di gesti ed espressioni mimiche basate sul

rispecchiamento reciproco, scandito da sequenze temporali basate sull’alternanza di turni.

INTERSOGGETTIVITÀ PRIMARIA: CARATTERISTICHE:

L’aspetto chiave è l’imitazione.

 Imitazione precoce: fin dalle prime settimane di vita il neonato imita alcuni movimenti del volto umano posto di fronte

a lui (apertura della bocca, protrusione della lingua, movimenti della sopracciglia, della testa, ecc).

Anche la madre tende a imitare il bambino nei primi mesi di vita, “drammatizzando” la sua espressione (es. sorriso

marcato). Il bambino apprezza molto se la madre risponde, lo imita. (attività di mirroring, “rispecchiamento”).

Quindi il compito del caregiver in questi primi mesi di vita per aumentare e sostenere le capacità comunicative del

bambino è quello di imitare il bambino, drammatizzando le sue espressioni emotive.

 Altro aspetto di intersoggettività primaria è comunicazione faccia a faccia con una continua coregolazione

dell’attenzione di mamma e bambino regolata dallo sguardo.

 Alcuni ricercatori hanno visto come questa comunicazione faccia a faccia avesse nei primi mesi vita dei cicli di

attenzione (videoregistrando bambino e caregiver si è visto come il bambino abbia un ciclo di attenzione molto breve

nei primi mesi di vita: il bambino guarda la madre, sorride, distoglie lo sguardo.

 Quindi molti ricercatori hanno evidenziato come questa comunicazione sia una comunicazione di tipo ON – OFF.

C’è quindi alternanza dei turni. Importante è la risposta del caregiver.

In situazioni di inadeguatezza, la madre potrebbe non rispettare la pausa, sovrapporsi alla comunicazione del

bambino, diventando intrusiva, oppure potrebbe essere non responsiva, non rispondendo al bambino (es. mamme

con problemi di depressione perinatale).

 Protoconversazioni (prespeech): movimenti delle labbra e della lingua, vocalizzazioni, movimenti delle mani e delle

braccia tipo saluto e rotazione del capo da parte del bambino.

ADATTAMENTO DEL BAMBINO ALLE MODALITÀ DEL PARTNER:

- aspettativa di risposte contingenti:

Il bambino quindi è già predisposto all’interazione con il caregiver.

Nei primi mesi di vita tende a schematizzare le proprie relazioni con il caregiver: il bambino si forma quindi delle

aspettative rispetto a come risponderà alla madre, degli schemi alla base dei modelli relazionali di attaccamento.

Alcuni esperimenti sul volto immobile (Tronick) hanno fatto vedere come se chiediamo a una madre di mantenere il

volto immobile, il bambino tende automaticamente a richiamare l’attenzione della madre e a stabilire una

comunicazione.

- capacità di discriminare le emozioni:

Varie ricerche hanno fatto vedere come a 10 settimane il bambino sia capace di imitare e discriminare le espressioni

emotive di base della madre manifestate attraverso espressioni mimiche consonanti (sorriso, aggrottamento delle

sopracciglia, ecc...).

 Alcuni ricercatori parlano di capacità del neonato di connettersi con l’altro.

Questa tendenza alla “connessione” emotiva con l’altro è basata su: capacità di percepire ed essere consapevole di

stati emotivi semplici propri ed altrui (affective self-counsciousness), rinsaldata dal rispecchiamento materno.

Il neonato diventa consapevole del proprio sè in funzione dell’attenzione “intenzionale” dell’altro, del sentirsi cioè

oggetto dell’attenzione dell’altro: “I feel in relation to you” (io mi sento in relazione a te).

 Questa connessione ha una funzione di rendere consapevole il neonato degli stati emotivi che prova attraverso il

mirroring.

Alcuni ricercatori sostengono che il bambino abbia già nei primi mesi una consciousness , una consapevolezza dei

suoi stati affettivi di base, che sono resi più consapevoli dall’attività volontaria di mirroring dei genitori.

Quindi è importante per il bambino sentirsi in relazione con l’altro, perché essere in relazione con l’altro gli permette di

essere consapevole dei suoi stati emotivi.

 Tronick sottolinea negli ultimi lavori il tema della connessione. Se c’è un caregiver responsivo rispetto al bambino,

questo ha una funzione organizzante degli stati emotivi del bambino, ma anche del suo senso iniziale di sè.

Il bambino lasciato solo comunica molto meno ed è anche meno tonico dal punto di vista della postura.

INTERSOGGETTIVITÀ PRIMARIA: FUNZIONALITÀ:

a) Condivisione/coordinazione di stati emotivi con espansione delle emozioni condivise (vedi madre e bambino che si

sorridono reciprocamente) e creazione dei primi nuclei affettivi del Sé

b) Essere “connessi con” il caregiver, con funzione organizzante - la mancata connessione determina

disorganizzazione , vedi still face.

 il bambino dai 2 mesi sorride quando è in contatto fisico con il caregiver, coordina la sua attenzione con l’attenzione

che l’altro gli dimostra, si distrae quando l’adulto non è responsivo, la sua postura si disorganizza quando m non è

responsiva.

c) Creazione di schemi di “essere con” che guidano le relazioni successive e sono alla base dei futuri legami di

attaccamento. Il bambino in altre parole tende a costruire degli “schemi di essere con” quel determinato adulto (la

mamma mi risponde quando sorrido, mi consola quando piango, gioca con me, ecc…) che tende poi a utilizzare come

aspettativa. Quindi creazione di schemi relazionali che sono alla base della costruzione dei modelli di attaccamento.

SCHEMI DI “ESSERE CON”:

Il concetto di schema di essere con è messo a punto da Stern.

Il bambino si rappresenta la relazione con l’altro attraverso “schemi di essere con” che possono riguardare il gioco,

l’accudimento, la regolazione emotiva, ecc.. A mano a mano questi schemi di essere con diventano delle

rappresentazioni generalizzate delle interazioni di sé con l’altro. Quindi il bambino ha delle aspettative, che tendono

poi a prefigurare la sua interazione con l’altro.

Si creano quindi dei modelli di interazione sempre più strutturati.

 RIG - rappresentazioni generalizzate delle interazioni Sè\altro implicano:

a) schematizzazione e tipizzazione delle diverse esperienze interattive precoci e degli affetti correlati attraverso

strutture cognitive tipo copioni (script) intesi come sequenze degli eventi vissuti nell'interazione con l'altro

b) rappresentazioni Sè\altro a livello di episodi prototipici di interazioni intese come reti di schemi di essere con, con

codifiche multiple, senso-motorie, percettive, concettuali, affettive, ecc...

SCHEMI PRECOCI DELLA RELAZIONE SÉ/OGGETTO:

Beebe ha fatto una ricerca andando a osservare una serie di coppie mamma – bambino a pochi mesi di vita,

guardando una serie di modalità di comunicazione e ha visto come alcune configurazioni di interazione a 4 mesi

tendevano a predire sicurezza o insicurezza dell’attaccamento a 12 mesi.

Alcuni ricercatori parlano di conoscenza relazionale implicita: il bambino anche se non ha ancora una competenza

linguistica, verbale, ha però una conoscenza relazionale che non è cosciente ma guida la sua relazione.

 Gli schemi Sé/oggetto sono la base dei modelli operativi interni di attaccamento

 Gli schemi costituiscono una prima forma di conoscenza relazionale legata alla memoria procedurale implicita

INTERSOGGETTIVITÀ SECONDARIA:

A 5 – 6 mesi avviene una rottura della comunicazione duale privilegiata e la comunicazione diventa più complicata.

Mentre nei primi mesi il bambino guardava molto di più l’adulto rispetto all’ambiente, ora c’è un aumento

dell’esplorazione visiva dell’ambiente, il bambino comincia ad essere molto più interessato all’esterno piuttosto che al

caregiver.

Quindi c’è una rottura del rapporto faccia a faccia. Questo può avere un impatto dal punto di vista affettivo nella madre

(si sente meno attivata dal bambino). Anche il caregiver deve spostare l’attenzione verso una richiesta più informativa

del bambino.

Compito dell’intersoggettività secondaria è quello di trovare un buon coordinamento tra bambino – careiver – oggetti

(relazione triangolare).

Molti ricercatori sostengono che nell’intersoggettività secondaria il bambino diventa più consapevole dell’altro non solo

come mirroring, ma anche come soggetto di stati mentali.

Ciò che fa la differenza tra intersoggettività primaria e secondaria è l’intenzionalità (attribuire un’intenzione all’altro) e

quindi agire di conseguenza per attirare e attivare l’intenzionalità dell’altro.

L’intersoggettività secondaria presuppone la capacità del bambino di costituire l’altro come soggetto di stati mentali.

L’intersoggettività secondaria implica una serie di fenomeni:

a) coorientazione visiva,

b) comparsa di giochi sociali convenzionali,

c) emergenza di modalità di comunicazione richiestive e dichiarative.

L’intersoggettività secondaria è centrata:

- sulla condivisione di intenzioni e significati preverbali tra bambino e caregiver

- sulla condivisione di emozioni (non è una condivisione di emozioni a due ma è una condivisione su oggetti o attività):

a) fenomeno del social referencing: il bambino utilizza l’espressione del volto materno (positiva/negativa) per

interpretare stimoli ambientali non conosciuti

 Si chiedeva alla mamma di assumere un volto positivo, neutro o negativo rispetto a un oggetto. Il bambino tendeva a

toccare l’oggetto ed esplorarlo se la mamma aveva un’espressione positiva o ad evitarlo se la mamma aveva

un’espressione neutra o negativa.

b) fenomeno della sintonizzazione affettiva (attunment): la madre imita in modo transmodale, utilizzando cioè un

canale sensoriale ed espressivo diverso da quello del bambino, il comportamento del bambino e la sua tonalità

emotiva.

 es. il bambino sorride, la mamma invece che sorridere mette in atto un altro gesto che rispecchia l’emozione positiva

ma in un modo diverso.

INTERSOGGETTIVITÀ SECONDARIA: CONDIVISIONE DI ARGOMENTI E ATTIVITÀ:

a) 5-6 mesi, rottura del rapporto faccia-a-faccia madre-bambino e prevalere dell'interesse per l'esplorazione

dell'ambiente

b) diminuzione degli sguardi rivolti alla madre rispetto al periodo precedente, aumento dell'esplorazione visiva

dell'ambiente

c) a 9 mesi, inizio del coordinamento relazione con gli oggetti/relazione con il partner umano con condivisione

dell'attenzione verso gli oggetti con madre e caregiver

FENOMENO DELLA COORIENTAZIONE VISIVA:

Compare verso i 9 mesi di vita del bambino. Prima il bambino o guarda la madre o guarda l’oggetto. Ora c’è una

triangolazione: il bambino guarda l’oggetto e poi la madre per condividere l’attenzione dell’oggetto con la madre.

In questa situazione la madre è molto centrata su quello che guarda il bambino.

La mamma svolge attività di framing (incorniciamento), guarda molto quello che fa il bambino e in questo modo si crea

un oggetto di attenzione condivisa tra il bambino e la madre.

Quindi c’è una condivisione di attenzione verso un oggetto che ha un significato.

Se la mamma non svolge questa attività di framing ci sarà una minore condivisione e una minore competenza

intersoggettiva.

MODALITÀ COMUNICATIVE INTENZIONALI PRELINGUISTICHE:

Verso i 9 mesi compaiono anche dei gesti comunicativi, che possono essere “ti mostro un oggetto” o “indico un

oggetto”.

Il bambino utilizza diverse modalità per comunicare con l’adulto in relazione agli oggetti.

Tutti questi gesti del bambino possono avere due funzioni comunicative: richiedere o dichiarare.

- Il richiedere (modalità richiestive): indico un oggetto per averlo. L’indicazione ha una funzione richiestiva. Il bambino

usa dei gesti per attivare l’adulto in relazione all’oggetto, per avere l'oggetto o per farlo funzionare. (dagli 8 mesi circa).

- Il dichiarare (modalità dichiarative): il bambino mostra, porge e indica l’oggetto per condividere l’attenzione su questo

oggetto. (dai 10 mesi circa).

GIOCHI SOCIALI CONVENZIONALI:

Un altro fenomeno che compare in questi mesi sono i giochi sociali convenzionali (es. fare e disfare una torre; gioco

del nascondino, ecc…).

In questi fenomeni genitore e bambino condividono attività e ruoli prefissati. Più c’è e più è predittiva di una

competenza linguistica precoce.

Questi giochi sono molto iterati, ci sono più turni, e i ruoli sono predefiniti.

Quando si sviluppa la comunicazione linguistica questi giochi scompaiono.

Sono molto importanti perché implicano un’attenzione condivisa su delle attività e anche il costruire l’altro come

soggetto intenzionale.

 costruzione condivisa di un universo di significati prelinguistici

 madre caregiver con funzione di tutoring/scaffolding sostegno e orientamento verso l'esplorazione/utilizzo degli

oggetti

 Passaggi tipici:

- 9-11 mesi circa, la madre propone il gioco agendo il doppio ruolo, fare e disfare, dare e prendere, etc.

- 11-12 mesi circa il bambino inizia a assumere un ruolo, il più "facile", disfare, prendere, etc.

- 13-15 mesi circa il bambino assume alternativamente entrambi i ruoli con modalità complementari e reciproche (fare

e disfare, dare e prendere, coprire e scoprire) e dà inizio al gioco

INTERAZIONE PADRE/BAMBINO: INTERSOGGETTIVITÀ PRIMARIA:

Le ricerche sulla figura paterna sono molto più ridotte rispetto a quelle sulla figura materna.

Le ricerche dicono che il padre è in grado di dare le cure (protezione, consolazione, ecc…) come la madre, però ha

degli aspetti differenziati. Ad esempio nei primi mesi di vita, il papà sembra attivare molto più il bambino anche a livello

emotivo con una maggiore stimolazione fisica (maggiore attivazione dell’eccitazione del bambino).

Inoltre il papà imita meno il bambino, vocalizza meno, verbalizza meno. Già nei primi mesi tende più a proporre

oggetti e a incentivare l’esplorazione da parte del bambino ed è meno centrato sulla regolazione delle emozioni (meno

conforto e meno attenzione al disagio e benessere del bambino). Varie ricerche hanno fatto vedere come ci possa

essere una triangolazione con entrambi i genitori fin dai primi mesi di vita.

INTERSOGGETTIVITÀ SECONDARIA:

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ali7877 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo socio affettivo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Riva Crugnola Cristina.
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