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Lo studio 6-8 anni e la qualità dell’attaccamento

Scopo: valutare la relazione tra le variabili considerate nello studio 0-3

del bambino e la presenza di problematiche emotive e comportamentali a 6 anni. Esaminare la

relazione tra le stesse variabili 0-3 e la qualità delle interazioni madre-bambino a 8 anni unite alla

competenza emotiva del bambino nello stesso periodo.

Variabili 0-3: attaccamento materno e infantile con AAI e Strange Situation

stili di interazione a 3, 6 e 9 mesi

Variabili a 6: attaccamento del bambino attraverso Separation Anxiety Test

problematiche emotive e comportamentali con Child Behaviour Checklist

qualità dell’interazione diadica con Emotion Availabiliy Scales

Varibili a 8: livello della competenza emotiva del bambino con Test of Emotion

Comprehension

rispetto agli stili di madre e bambino è emersa un’associazione rispetto ai punteggi relativi

Risultati:

alla CBCL e allo stile materno a 6 mesi. In particolare, le madri non sensibili corrispondono a bambini

che a 6 anni hanno punteggi più elevati nella scala Esternalizzazione e nella sottoscala

Comportamento Aggressivo. I bambini valutati non cooperativi a 6 mesi mostrano punteggi a 6 anni

più elevati nella scala Internalizzazione (lamentele somatiche) nella scale Esternalizzazione

(comportamento delinquenziale e aggressivo) e nella scala problemi totali. La valutazione degli stili

a 9 mesi con madri non sensibili o bambini non cooperativi porta a bambini con problemi

esternalizzanti, internalizzanti e problemi totali.

Le variabili relative ai primi 14 mesi di vita che appaiono maggiormente correlate all’emergere

di indicatori di rischio rispetto a problemi emotivo-comportamentali a 6 anni sono quelle

attinenti agli stili interattivi materni ed infantili valutati a 6-9 mesi. Lo stile materno non

sensibile facilita l’emergere di problemi internalizzanti ed esternalizzanti.

Lo stile materno ostile e non in grado di regolare le emozioni del bambino sembra produrre effetti a

breve e lungo termine. Tuttavia, anche lo stile non cooperativo del bambino incide su aspetti

importanti, influenzando l’emergere di problemi esternalizzanti ed internalizzanti.

Lo studio, tuttavia, non ha evidenziato associazioni tra l’attaccamento a 14 mesi e il rischio

psicopatologico.

Vedi casi clinici sul libro pp. 126-133

Le rappresentazioni genitoriali dalla gravidanza alla nascita del bambino

La gravidanza è un punto di svolta nel ciclo vitale, in quanto pone di fronte a una serie di compiti

adattivi e trasformativi. La donna è chiamata a trasformare la propria identità integrandola con le

nuove funzioni materne relative alla capacità di prendersi cura del bambino e di entrare in sintonia

con lui. I cambiamenti comportano modifiche del suo mondo interno attraverso un processo di

riorganizzazione finalizzato alla costruzione del nuovo ruolo materno. Questo processo si

configura in una doppia direzione, una regressiva, volta alla rielaborazione delle relazioni con

le figure genitoriali, l’altra progressiva, volta alla costruzione di una nuova identità facilitata

dalle fantasie e immagini del futuro bambino. Il riferimento alla figura materna è essenziale per la

costruzione della nuova identità poiché consente la riattivazione e l’uso delle esperienze infantili e il

completamento dei processi identificativi (Stern costellazione materna: configurazione mentale che

prepara la donna ad essere madre). Durante il periodo in cui la donna si prepara a essere madre

la sua vita è completamente assorbita da questo e ogni altro aspetto delle sua esistenza passa in

secondo piano. Questo processo è funzionale alla creazione di un legame con il feto e con il

bambino, facilitando l’investimento emotivo materno –

(Winnicott preoccupazione materna

primaria: condizione mentale di completo assorbimento nei confronti del neonato che caratterizza la

donno subito dopo il parto).

Riattivare le identificazioni con le figure di attaccamento è, quindi, un processo fondamentale e in

parte, inconsapevole, mirato all’acquisizione delle competenze parentali. I genitori tendono a

trasformare i propri modelli di attaccamento generando rappresentazioni tipizzate del proprio

modo di accudire i figli. Queste modalità rappresentative hanno lo scopo di consentire ai

genitori di costruire un sistema di caregiving in grado di fornire protezione.

Durante la gravidanza, la donna inizia a costruire sia rappresentazioni di sé come madre, sia

rappresentazioni del futuro bambino. Queste rappresentazioni non hanno contenuti realistici ma sono

il frutto delle proiezioni e delle attribuzioni della donna ancorate alle proprie esperienze infantili e ai

possibili conflitti e ai desideri e aspettative relative al futuro bambino e a se stessa. La qualità di

queste rappresentazioni ha un ruolo cardine quando la madre si troverà a confrontarle con il

bambino “reale”. dell’investimento affettivo

Inoltre, la qualità delle rappresentazioni è un indicatore

e della capacità di mentalizzare il bambino da parte della madre e, di conseguenza, è correlato anche

al grado di responsività che la donna mostrerà in futuro.

Le rappresentazioni rimangono attive anche dopo la nascita, guidando le modalità di

interazione e influenzando gli stati emotivi.

Una situazione a rischio può essere qualunque caso in cui la madre non mostri di aver creato uno

spazio nella sua mente per sé stessa come madre e per il bambino. Allo stesso modo, anche la

situazione in cui la madre non sviluppa rappresentazioni flessibili e coerenti che si integrino con le

caratteristiche reali del bambino, può essere rischiosa.

Sono stati messi appunto strumenti di valutazione, quali questionari self-report, che si focalizzano

su aspetti diversi, come le esperienze di attaccamento vissute, le modalità di fantasticare sul bambino

e le preoccupazioni legate all’attaccamento prenatale.

La valutazione dei modelli operativi interni di attaccamento: l’Adult Attacchment Interview

Mary Main valutare i modelli operativi interni di attaccamento negli adulti.

 valutare la trasmissione intergenerazionale

Aree di indagine:

Esperienze concrete vissute dal soggetto nell’infanzia rispetto alle figure

- di attaccamento e i

sentimenti relativi a queste esperienze

- Capacità del soggetto di comprendere queste vicende e la successiva evoluzione della

relazione con le figure di attaccamento

- Accettazione e rielaborazione di lutti e traumi vissuti dal soggetto

- Sentimenti e aspirazioni relative al figlio reale o a un possibile figlio futuro

analisi contenutistica e conversazionale degli stati della mente relativi all’attaccamento

Codifica:

espressi dai soggetti a partire da una codifica effettuata tramite scale Likert 1-9 che valutano lo stato

attuale della mente verso le figure di attaccamento e la probabile esperienza infantile narrata.

Importanti sono le modalità con cui il soggetto narra le proprie esperienze. Esperienze infantili

difficili possono, infatti, essere narrate in modo coerente ed emotivamente equilibrato e, quindi, il

soggetto potrebbe essere valutato come sicuro, nonostante le avversità vissute.

Scale: Scale dell’esperienza: probabili esperienze di accudimento vissute durante l’infanzia

- nell’ambito delle proprie relazioni di attaccamento (amorevolezza, rifiuto, inversione dei

ruoli, trascuratezza, pressing per la riuscita)

- Scale dello stato della mente: idealizzazione, presenza di rabbia coinvolgente e svalutazione.

- Ulteriori scale: insistenza sulla mancanza di ricordi infantili, monitoraggio metacognitivo

delle esperienze narrate, passività del pensiero e del discorso (incapacità di attenersi alle

massime conversazionali di Grice (qualità, quantità, relazione e modo), mancata risoluzione

di lutti e traumi, paura immotivata della morte.

Vedi slide (parte alta della descrizione delle scale).

Criteri di classificazione: punteggi alti alle scale, coerenza narrativa e collaborazione con

intervistatore

Categorie:

Sicuro/Autonomo (F): narrazione coerente, obiettiva e ricca di ricordi relative alle esperienze sia

positive che negative. Buona capacità di riflessione e collaborazione. È in grado di valorizzare

l’attaccamento con le figure parentali pur affermando la propria autonomia. Ha un’identità

equilibrata. Possono essere presenti aspetti residuali, ma non prevalenti, di preoccupazione o

distanziamento verso le figure di attaccamento (F1: sicuro distaccato; F2: sicuro con pochi aspetti

distanzianti; F3 sicuro; F4: sicuro preoccupato; F5: sicuro con qualche aspetto preoccupato).

Sottocategoria: sicuro guadagnato, si identifica nel caso in cui, a fronte di esperienze di accudimento

inadeguato, il soggetto abbia sviluppato una rappresentazione sicura autonoma di queste vicende,

L’attaccamento

caratterizzata da coerenza del discorso. sicuro continuo, invece, è quello in cui i

punteggi relativi alla scala amorevolezza sono sempre costanti.

Distanziante (DS): incoerenza nel ricordo, scarsa collaborazione, lack of memory, distanziamento e

dell’attaccamento. Sono in atto processi di idealizzazione (descrizione generale positiva,

svalutazione

ma assenza di esempi o episodi di trascuratezza) e processi di normalizzazione (mi picchiava, ma

avviene in tutte le famiglie). Senso identitario accentuato, insistenza sulla condizione attuale.

Esperienze di rifiuto con i genitori.

D1: distanziante; D2: distanziante con aspetti di svalutazione; D3: parziale riconoscimento delle

esperienze negative vissute; D4: paura immotivata della morte del figlio.

alleanza collusiva con l’intervistatore (interviste molto lunghe), passività di

Preoccupato (E):

pensiero, uso del tempo verbale presente e prolissità. Intenso coinvolgimento rispetto le relazioni

è scarso con senso

passate. Sono ancora invischiati con rabbia o passività. Lo sviluppo dell’identità

identitario debole. Esperienze di role reversing o trauma con genitori.

E1: passività e confusione; E2: forte rabbia e coinvolgimento; E3: preoccupazione e paura verso i

genitori

Non risolto/Disorganizzato (U/D): mancata risoluzione di specifici eventi della storia passata.

Mancata elaborazione di episodi traumatici o di lutto testimoniata da errori nel monitoraggio del

discorso e del ragionamento e dall’incoerenza della narrazione. La mancata risoluzione del lutto si

con sentimenti di colpa per la morte dell’altro, disorientamento temporale, spaziale o

esprime

confusione tra sé e la persona morta. In caso di abuso, gli indici sono diniego dell’esperienza di abuso,

responsabili dell’abuso a causa del

della sua natura o intensità, sentire di essersi meritati o essere

proprio comportamento, paura di essere posseduti psichicamente dalle figure abusanti. Un soggetto

può essere disorganizzato rispetto ad un singolo evento, ma essere sicuro rispetto al resto. Può essere

trasmesso ai figli tramite modalità di parenting.

impossibilità di attribuire un’intervista a una categoria definita per la

Non classificabile (C/C):

compresenza di stati della mente circa l’attaccamento tra loro in contraddizione.

Distribuzione dell’attaccamento: 58% sicuri; 24% distanzianti, 18% preoccupati; 19%

disorganizzati (campioni non a rischio). Studi specifici mostrano come soggetti adolescenti ed anziani

siano più distanzianti, rispetto al campione adulto.

L’intervista è efficace anche dal punto di vista psicodinamico poiché si rivela in grado di favorire

l’accesso a materiale carico emotivamente relegato nell’inconscio. È, infatti, composta da

domande formulate in modo da favorire l’emergere di materiale inconscio, attraverso l’attivazione

delle rappresentazioni relative ai modelli di attaccamento e alle emozioni connesse. Una delle

rapporto dell’intervistato con le proprie figure di attaccamento

domande centrali riguarda il

durante l’infanzia. La domanda è seguita dalla richiesta di descrivere tali relazioni attraverso aggettivi

o parole che le illlustrino nel concreto. Significative sono poi le richieste relative a eventi

Attraverso l’AAI è possibile raccogliere dati e

traumatici, quali maltrattamento e abuso e ai lutti.

informazioni significativi dal punto di vista sia della storia del soggetto sia del suo funzionamento

psicologico in poco tempo. Fondamentale è il modo in cui il soggetto organizza il pensiero e la

narrazione rispetto a questi temi.

L’AAI è importante anche da un punto di vista preventivo nel quadro degli interventi rivolti ai

genitori per quanto riguarda sia la pianificazione che la valutazione dell’efficacia.

conferma dell’ipotesi di trasmissione intergenerazionale.

Risultatati:

Attaccamento sicuro materno = bambino sicuro; attaccamento distanziante materno = bambino

evitante; attaccamento preoccupato = bambino ambivalente; attaccamento distanziante = bambino

evitante.

L’attaccamento prenatale genitore-feto

Attraverso le rappresentazioni genitoriali in gravidanza, i genitori cominciano a prendere contatto con

il futuro bambino, formandosene un’immagine che comprende aspetti di fantasia e di proiezione misti

ad aspetti realistici scaturiti dalle prime interazioni con il feto coincidenti con la percezione dei suoi

movimenti. Il genitore inizia a costruire un vero e proprio legame con il feto (attaccamento prenatale).

L’ipotesi è che la qualità dell’investimento affettivo verso il feto influisca sull’andamento della

gravidanza e del parto, nonché sulla sua successiva relazione di attaccamento con il bambino.

Strumenti: Maternal-Fetal Attacchment Scale (Cranley) e Maternal Antenatal Attacchment Scale

(Condon). Esistono anche in una versione per il padre.

L’MFAS è un questionario composto da 24 item valutati su una scala 1-5, in cui punteggi alti

evidenziano un attaccamento maggiore nei confronti del feto. Da somministrare tra le 20 e le 32

settimane. 5 scale sottoscale caratterizzano diversi aspetti del possibile investimento genitoriale nei

confronti del feto. base di un modello gerarchico dell’attaccamento adulto elaborato

Il MAAS è stato sviluppato sulla

dall’autore, nel cui ambito l’amore della madre per il feto è considerato centrale. Vengono considerate

5 caratteristiche dell’atteggiamento materno verso il feto: conoscere, essere con, evitare la

separazione, il proteggere e il soddisfare i bisogni. Queste disposizioni svolgono una funzione di

mediazione tra l’esperienza materna di attaccamento al feto e i comportamenti della madre.

Gli item si riferiscono principalmente a pensieri ed emozioni rispetto al feto piuttosto che ad attitudini

verso il ruolo genitoriale e verso la gravidanza. 19 item, scala 1-5, che valutano due costrutti: la

qualità del legame emotivo e l’intensità della preoccupazione verso il feto.

Un’elevata qualità ed intensità rappresenta un modello positivo di coinvolgimento in quanto collegato

ai comportamenti di buon attaccamento al feto. Quattro stili di attaccamento: positivamente

preoccupata (> qualità < intensità), positivamente disinteressata (> intensità < qualità), negativamente

preoccupata (< qualità e intensità) e negativamente disinteressata (>intensità e qualità). I punteggi

tendono ad aumentare con il progredire della gravidanza. Importanza preventiva dell’attaccamento

prenatale.

Le rappresentazioni materne in gravidanza

Intervista per le rappresentazioni materne in gravidanza (IRMAG) di Ammaniti volto ad

analizzare le rappresentazioni della donna in gravidanza, considerandole in riferimento sia alla

relazione al partner, alla famiglia d’origine e

rappresentazione si se stessa come madre, sia in

al futuro bambino, consentendo di individuare possibili tematiche a rischio.

È un’intervista semi-strutturata, somministrata intono al settimo mesi di gravidanza, quando la

rappresentazione è formata, ma la madre non è ancora completamente assorbita dalle preoccupazioni

legate al parto.

41 domande principali e da relative domande di approfondimento tese ad esplorare le varie tematiche

emerse. Aree: desiderio di maternità nella storia personale, reazioni personali alla notizia della

gravidanza, emozioni e cambiamenti vissuti durante la gravidanza nella vita personale e di coppia, la

prospettiva del parto, le percezioni relative al bambino immaginato (la madre si è creata uno spazio

nella mente per il bambino?) ed, infine, le aspettative future riguardo a sé come madre e come essa si

immagina il suo ruolo e le sue capacità. Si indagano poi le convinzioni della madre rispetto alle

competenze e alle caratteristiche del bambino per stabilire a che livello è in grado di considerarlo

come un soggetto con una propria individualità. Anche la prospettiva storica della madre riguardo

alla perceione del proprio passato di figlia e il desiderio di identificarsi con la propria madre viene

indagato.

Sette dimensioni su una scala a 5 punti: ricchezza delle percezioni, apertura al cambiamento, intensità

dell’investimento, coerenza, differenziazione, dipendenza sociale, dominanza delle fantasie.

I punteggi permettono la codifica in tra categorie:

- rappresentazioni integrate/equilibrate, quadro chiaro delle proprie rappresentazioni sia

rispetto a sé stesse come madri, sia verso il bambino. C’è differenziazione tra il proprio punto

di vista e quello della propria madre.

- rappresentazioni ristrette/disinvestite, donne che vivono la gravidanza con poco

coinvolgimento emotivo ed elevata razionalizzazione. Racconto povero, impersonale e poche

fantasie rispetto al futuro, descrizione astratte e poco particolareggiate e prevalentemente

orientate ad aspettative sulla sua autonomia.

- rappresentazioni non integrate/ambivalenti, raccontano la gravidanza in modo contraddittorio,

confuso e poco organizzato. Narrazione ricca, ma poco coerente. Investimento affettivo

elevato e caratterizzato da emozioni contrastanti. Differenziazione scarsa e confusione tra

opinioni proprie e quelle della propria madre. Anche verso il bambino poca differenziazione

con elevate preoccupazioni verso la perdita e la morte del bambino.

Le rappresentazioni materne dopo la nascita è un’intervista semi-strutturata

Working Model of the Child Interview (WMCI) per valutare

la percezione e l’esperienza soggettiva delle caratteristiche del bambino e della relazione con

quest’ultimo da parte del genitore.

Working model = rappresentazione che il genitore si costruisce rispetto al bambino e alla sua

relazione con lui, concependola come l’interazione tra la personalità e i comportamenti del bambino

e la visione soggettiva che la madre ha di lui.

Durante l’intervista viene chiesto al genitore di descrivere le sue reazioni emotive nel corso della

gravidanza, la personalità e lo sviluppo del bambino, le caratteristiche della propria relazione con lui,

le difficoltà che percepisce o immagina, le sue reazioni ai segnali di stress e le difficoltà che prevede

di aver nel futuro. 15 scale con punteggio 1-5 (valutazione della rappresentazione materna basata su

aspetti qualitativi, sulla valutazione del contenuto e dell’espressione degli affetti). Le scale che

valutano gli aspetti qualitativi si riferiscono alla valutazione formale della narrazione. Quelle che

valutano gli aspetti relativi al contenuto si concentrano su come il genitore percepisce il bambino e le

difficoltà legate alla relazione con lui, nonché sulle preoccupazioni legate alla sua sopravvivenza e

sulle aspettative future. L’espressione dell’affettività valuta il coinvolgimento del genitore nella

relazione espresso tramite varie emozioni.

Le interviste vengono attribuite a tre categorie:

- Equilibrate, elevato punteggio di coerenza, rappresentazioni coerenti del bambino e della

relazione. Integrazione degli aspetti negativi con quelli positivi, ricchezza di dettagli. In grado

di esprimere aspetti di difficoltà e soddisfazione. Differenziazione del bambino.

- Distanzianti, scarsa espressione di emozioni, affettività piatta, scarso investimento nella

relazione. Sottovalutazione dell’effetto dei comportamenti del genitore sul bambino,

interviste povere di dettagli, esperienze narrate in modo neutro, tralasciando aspetti emotivi.

- Distorte, incoerenza e contraddizioni. Non in grado di focalizzarsi sul bambino e sulla sua

relazione, preoccupazioni non realistiche, difficoltà a riconoscere il bambino come individuo

separato. Descrizioni confuse e incoerenti, aspettative irrealistiche rispetto al bambino e

attribuzioni negative.

Le rappresentazioni materne si mantengono stabili dalla gravidanza fino a un anno di vita del

bambino. Equilibrate e distorte sono le più stabili, quelle distanzianti sono più suscettibili al

cambiamento (Equilibrate = bambini sicuri). La maggior parte delle madri di bambini con problemi

clinici mostra una classificazione distanziante o distorta. Madri con PTSD hanno rappresentazioni

distorte. Madri di prematuri a basso rischio sono maggiormente distanzianti, mentre madri di

prematuri ad alto rischio hanno rappresentazioni distorte.

Riflessività e rappresentazioni materne

La funzione riflessiva è risultata essere una capacità connessa all’attaccamento del bambino. A

contatto con un genitore con un’adeguata funzione riflessiva il bambino non solo interiorizza a livello

intrapsichico un’istanza parentale in grado di contenere e trasformare i suoi stati emotivi, ma anche

in grado di pensarlo come soggetto dotato di una mente. Questo permette al bambino di costruire un

legame di attaccamento sicuro e di acquisire una funzione riflessiva.

La funzione riflessiva diventa in questa prospettiva un fattore protettivo per quanto riguarda la

sicurezza dell’attaccamento, anche nel caso in cui il bambino si trova in contesti familiari a rischio.

rischio è che l’interpretazione materna dei comportamenti del

Quando questa capacità è carente il

bambino si basi unicamente sui segnali fisici e sulle proiezioni. Il bambino avrà, quindi, difficoltà ad

attribuire significati coerenti ai propri stati affettivi e di conseguenza a gestirli e regolarli.

Parent Development Interview (PDI) è uno strumento per valutare la capacità riflessiva materna

legata alla relazione attuale con il bambino. Chiede al genitore di descrivere l’attuale esperienza di

relazione con il bambino, esplorando la sua capacità di riflettere sui propri stati mentali e su quelli

del bambino, nonché la sua consapevolezza che i propri stati mentali influenzano quelli del bambino

stesso. L’intervista è data da una serie di domande aperte seguite da richieste di esempi e spiegazioni.

In particolare, si chiede di descrivere la relazione con il bambino, quanto si considera simile ai propri

genitori, aspetti positivi e negativi della sua relazione, punti di forza e di debolezza. Informazioni

rispetto episodi di separazione e momenti in cui il bambino ha vissuto emozioni negative e positive

con il genitore. Per la valutazione della riflessività è necessario valutare se il soggetto riconosce

almeno alcuni tra i quattro aspetti indicatori: la comprensione della natura degli stati mentali, il

tentativo di individuare stati mentali sottesi ai comportamenti, la capacità di comprendere il legame

tra gli stati mentali e il livello di sviluppo del bambino e la capacità di riconoscere gli stati mentali

rispetto all’intervistatore.

È necessario tenere a mente il livello di sviluppo del bambino nella codifica. I punteggi 1-9, con 5

indicante livello base. L’assenza di riflessività è legata a una scarsa percezione del mondo interno del

bambino che non viene rappresentato dal genitore come un soggetto capace di stati mentali originali

e personali. Livelli medi sono rappresentati da collegamenti tra stati mentali e comportamenti e livelli

elevati indicano un genitore capace di fornire una chiara descrizione rappresentazionale del bambino

e di se stesso e di come gli stati mentali di entrambi si influenzino reciprocamente.

PDI è adatta anche per l’uso in contesti specifici, quali genitori adottivi o genitori di bambini in età

prescolare, è rivolta anche a madre in giovane età e un suo obiettivo è aumentare la capacità riflessiva

del genitore.

Attribuire una mente al bambino

Mind-mindedness (Meins) è la capacità da parte del genitore di concepire il bambino come

È osservabile nell’interazione diadica

soggetto dotato di una mente oltre che bisognoso di cure.

sin dai primi mesi di vita e si mostra nell’abilità della madre di commentare verbalmente gli stati

emotivi del figlio, espressi durante la sua attività di gioco nei primi anni di vita. Questa capacità è

correlata alla sicurezza dell’attaccamento del bambino a 12 mesi e alla sua capacità di sviluppare una

teoria della mente a 4 anni.

La capacità di commentare in modo appropriato i probabili stati mentali del bambino durante le

un’interazione di gioco

interazioni è valutabile considerando i commenti verbali della madre durante

libera. Sono indicatori di questa capacità i termini riferiti a stati mentali per commentare cosa il

bambino potrebbe pensare e quelli che attribuiscono al bambino parole e dialoghi parlando per suo

conto. Non vengono considerati i commenti relativi a stati fisici o qualitativi non collegati ai

comportamenti del bambino. I commenti vengono divisi in appropriati e non appropriati, in base a

quanto sono sintonizzati con il reale comportamento del bambino, a quanto connettono l’esperienza

passata e la presente e a come procede l’interazione. In conclusione, viene considerata la frequenza

proporzionale dei commenti appropriati e non appropriati.

Può essere valutata anche in madri di bambini prescolari (versione apposta).

Le interazioni tra genitore e bambino

Ainsworth ha messo a punto un sistema di valutazione della sensibilità materna che comprende 4

scale unidimensionali (sensibilità vs insensibilità; cooperazione vs interferenza con attività del

bambino; disponibilità fisiologica e psicologica vs negligenza e ritiro; accettazione vs rifiuto dei

bisogni) su una scala 5 punti (1-3-5-7-9) che valutano la sensibilità sia in ottica comportamentale

come capacità di rilevare di rispondere in modo efficace ai bisogni del bambino, sia in ottica emotiva

legata alla disponibilità e all’attenzione prestata al bambino. per la valutazione dell’interazione

Negli anni successivi si è iniziato ad usare le videoregistrazioni

sia livello macroanalitico (qualitativo), che definisce lo stile prevalente di interazione della diade

attraverso l’analisi globale dell’intero filmato; sia a livello microanalitico (quantitativo),

consentendo di suddividere lo stile interattivo nelle sue diverse componenti (sguardo, mimica,

contatto…). vengono utilizzate l’EAS, il CARE-INDEX e l’AMBIANCE.

A livello macroanalitico

A livello microanalitico ci si basa sul lavoro della Beebe e Lachmann (livello intermedio di

sintonizzazione e contingenza sono alla base di interazioni più funzionali) e su quelli di Tronick.

Valutare la disponibilità emotiva

Disponibilità emotiva (Birigen e Emde): capacità del genitore di essere emotivamente aperto nei

confronti dei segnali del bambino, inteso come soggetto attivo e responsivo a livello comunicativo.

La capacità del genitore di fungere da base sicura per il figlio si fonda sulla disponibilità emotiva,

inoltre è fondamentale per lo sviluppo del bambino, in quanto, attraverso essa, può internalizzare le

esperienze e promuovere il sorgere di strutture affettive motivazionali in grado di guidarne il

comportamento e l’esperienza soggettiva.

La teoria di Birigen si ispira sia alla psicoanalisi sia alla teoria dell’attaccamento e attribuisce pari

importanza al contributo materno e a quello del bambino.

Vedi EAS

Valutare gli stili di interazione

Il modello di rifermento rielabora i contenuti della teoria dell’attaccamento

Crittenden (care-index).

a partire dal modello dinamico-maturativo, secondo cui le configurazioni di attaccamento possono

del Sé che vengono appresa nell’interazione con le figure

essere intese come strategie di protezione

di attaccamento al fine di favorire l’adattamento reciproco. È una teoria che enfatizza il concetto di

adattamento tra aspetti individuali e temperamentali e il contesto relazionale e ambientale in

cui ha luogo il processo di sviluppo.

In base al Care-index possono emergere configurazioni di punteggi in cui emerge un contrasto tra

l’affettività e la contingenza temporale. In questi casi, risulta efficace l’uso del video-feedback con

intento psicoeducativo. Nei casi in cui, invece, i genitori mostrano un deficit specifico

nell’espressione affettiva appare indicato un intervento psicoterapico genitore-bambino.

Da notare come i punteggi materni ed infantili, talvolta, possono essere indipendenti, a causa di

caratteristiche temperamentali.

Vedi Care-Index

La valutazione dell’interazione genitore-bambino: sistemi a confronto

Care-Index

- Possibilità di discriminare maggiormente stili non responsivi adottati dal genitore. Questi stili

sono frequenti in madri che si trovano in situazioni di rischio accentuato.

- Differenziazione delle diverse modalità difensive di non cooperazione usate nello scambio

diadico dal bambino (stile difficile, passivo o compulsivo).

EAS Rilevare nell’adulto specifici

- aspetti legati alla funzione di strutturazione e sostegno che può

svolgere nell’attività esplorativa e di gioco del bambino.

Entrambi gli strumenti sono efficaci nel:

- Screening popolazioni per rilevare diadi a rischio

- Valutare interventi di promozione di una genitorialità sensibile

- Codifica delle configurazioni interattive tra adulto e bambino per scopi di ricerca

Limiti condivisi:

- Difficoltà di interpretazione delle categorie e delle dimensioni di valutazione che tendono ad

essere ampie e globali.

- Necessità di addestramento per somministrazione

Comportamenti genitoriali atipici

Lyons Ruth: studio dei processi di trasmissione genitoriale dei legami di attaccamento, con

riferimento all’attaccamento disorganizzato, attraverso analisi di diadi a rischio.

Prospettiva teorica: importanza della competenza comunicativa del bambino finalizzata ad

esprimere emozioni per condividere stati affettivi. Responsività materna finalizzata a consentire al

e regolazione dell’arousal

bambino il raggiungimento di emozioni positive tra bambino e caregiver

negativo. La comunicazione affettiva non adeguata può esprimersi in vari modi: incapacità cronica

del genitore di regolare le emozioni negative del bambino; inversione di ruoli; incapacità di mantenere

la relazione con il bambino; funzionamento globale del dialogo; mancato riconoscimento delle

emozioni e conseguente dissociazione del bambino relativamente a ciò che non è stato internalizzato

o validato.

Antecedenti dell’attaccamento disorganizzato:

- Incapacità della madre di riparare gli errori comunicativi attraverso una reiterata difficoltà a

rispondere ai bisogni del bambino e di regolarne le emozioni negative

- Presenza di comportamenti che inducono paura nel bambino per espressioni minacciose o

spaventanti

- Stato della mente atipico: stati non integrati di tipo ostile/impotente rivolte alle figure di

attaccamento valutabili tramite AAI

- Se madre è irrisolta rispetto a traumi o lutti e mette in atto un parenting spaventato e rifiutante

il bambino avrà un attaccamento disorganizzato/sicuro, con passività ed helplessness.

- Se madre è intrusiva o spaventante, con role reversing (correlato ad abuso) allora il bambino

sarà disorganizzato/insicuro, con aspetti di ostilità. Successivamente si trasformerà in

comportamenti controllanti di role reversing finalizzati ad ottenere attenzione con differenze

date dalla sicurezza/insicurezza (sicuri: accudimento/insicuri: punizione).

Vedi AMBIANCE

Regolazione emotiva a livello microanalitico

Valutazione attraverso la codifica di singoli comportamenti della madre e del bambino, valutandone

la presenza o assenza e la durata.

Tronick: analisi del comportamento di madre e bambino in brevi intervalli temporali, con la finalità

di analizzare in modo dettagliato le interazioni e l’espressione dei comportamenti. Interazione faccia

a faccia della diade videoregistrata. La capacità di riparare gli errori è fondamentale per lo sviluppo

di una buona interazione.

Infant and Caregiver Engagment Phases (ICEP): codici esaustivi ed mutualmente escludentesi che

tutti i comportamenti possibili dell’interazione. Codifica separata dei comportamenti materni

coprono

ed infantili prendendo in considerazione espressione del viso, direzione dello sguardo e

vocalizzazioni. Codici speciali con calcolo durata per condotte autoconsolatorie, tentativi di

allontanamento da parte del bambino, contatto fisico rude ed eccessivo dell’adulto. I codici vengono

accorpati in macro categorie sulla base dello stato affettivo (positivo, negativo o neutro). In questo

modo si possono calcolare i momenti di coordinazione tra adulto e bambino, i mismatch e i momenti

di riparazione degli errori.

Modelli di prevenzione ed intervento rivolti a genitori e bambini nella prima

infanzia

La maggior parte dei modelli di intervento per il sostegno genitoriale messi a punto negli ultimi anni

hanno come scopo permettere al bambino di costruire legami di attaccamento affidabili,

cercando di modificare le relazioni non adeguate.

Bisogna fare una distinzione tra:

- Modelli preventivi, che si rivolgono a diadi considerate a rischio per lo sviluppo infantile

- Modelli di intervento che agiscono quando il problema si è già manifestato

I programmi di prevenzione possono essere rivolti a soggetti in condizione di rischio riguardanti il

genitore (psicopatologia della madre, età adolescenziale, tossicodipendenza, basso livello

socioeconomico) oppure il bambino (prematurità, condizione adottiva precoce, maltrattamento). La

loro efficacia dipende dalla loro attuazione precoce (già in gravidanza) in modo che possano prevenire

le distorsioni relazionali e i conseguenti effetti a lungo termine.

I programmi di intervento, invece, sono rivolti a famiglie in cui è già presente una distorsione nella

relazione e l’obiettivo è ridurre la situazione non adeguata.

Fattori di rischio e protezione

I fattori di rischio sono quelle condizioni relative al contesto di vita o alle caratteristiche del

bambino stesso, che possono produrre potenziali conseguenze negative sulla sua crescita. Questi

fattori costituiscono un insieme di variabili interagenti tra loro, di tipo biologico, temperamentale e

sociale, che possono rinforzarsi con effetti cumulativi e produrre dei percorsi di crescita disattivi. È

importante sottolineare come caratteristiche considerate di rischio non producono necessariamente

conseguenze negative, ma possono produrre effetti diversi a seconda delle dinamiche implicate

dall’intreccio tra questi fattori e i fattori protettivi.

I fattori di prevenzione sono costituiti da quelle variabili che contribuiscono a uno sviluppo

adattivo dei bambini e che creano le condizioni per una loro crescita sana.

Fattori di rischio e protezione sono collocabili a diversi livelli:

contesto sociale all’interno del quale il

- Variabili distali o ecologiche: aspetti relativi al

bambino cresce e l'ambiente in cui vive la famiglia.

- Variabili prossimali: aspetti vicini al contesto di crescita, quali le caratteristiche psicologiche

dei genitori, il loro comportamento di cura e le caratteristiche individuali del bambino.

Nessun singolo fattore è sufficiente per creare una situazione di rischio. A produrre effetti negativi

concorrono, infatti, diverse combinazioni di fattori. Di particolare importanza sono le caratteristiche

e il loro effetto sull’ambiente che lo circonda. Tra i

individuali del bambino fattori di rischio

psicosociale troviamo, invece, lo scarso supporto sociale, la violenza intrafamiliare e la

modello dell’investimento,

monoparentalià. Secondo il gli effetti negativi di queste condizioni

sociali sono collegati all’impossibilità delle famiglie di investire economicamente per la crescita dei

bambini, all’impossibilità per i genitori di fornire oggetti che favoriscano l’esplorazione e occasioni

e stimoli adeguati per l’apprendimento. Secondo il modello dello stress familiare, queste condizioni

agiscono sullo sviluppo infantile attraverso i loro effetti diretti sulla genitorialità (i problemi che si

riversano sui genitori compromettono la loro capacità di essere sensibili e responsivi).

Belsky; i fattori più influenti sono:

- Caratteristiche psicologiche del genitore

- Qualità della relazione coniugale

- Caratteristiche temperamentali del bambino

- Risorse del contesto di supporto

Rischio psicosociale, sensibilità materna e attaccamento

Il rischio psicosociale è definito dalla quantità di eventi stressanti e avversi che si verificano

nella vita di un genitore e dallo scarso supporto sociale che la famiglia percepisce. Fra i più

diffusi: esperienze infantili di maltrattamento e abuso; esperienze traumatiche, come lutti, aborti o

gravidanze a rischio; aspetti legati al clima emotivo familiare; aspetti di psicopatologia o abuso di

sostanze e alcool.

Belsky divide il rischio psicosociale in:

- Rischio psicosociale vero e proprio, che include depressione materna, disagio e stress

genitoriale, assente supporto sociale, qualità della relazione coniugale scarsa e incapacità di

organizzarsi rispetto alle neogenitorialità

- Rischio socioculturale, condizioni di appartenenza a comunità minoritarie o situazioni di

monoparentalità ed età adolescenziale

- Rischio socioeconomico, povertà e bassa scolarità

L’ipotesi più condivisa è quella relativa al rischio cumulativo: associazione di almeno due fattori

produce effetti negativi sullo sviluppo.

La presenza di un genitore sensibile e il conseguente strutturarsi di un legame di attaccamento sicuro

può moderare le conseguenze negative di altri fattori, fungendo da fattore di protezione.

Si conferma il modello dello stress familiare secondo cui gli effetti negativi in condizioni di disagio

sociale sono dovute alle conseguenze che le condizioni di vita hanno sulla qualità delle cure parentali.

Modelli di intervento

Caratteristica comune principale: dimensione relazionale.

Costrutto teorico di riferimento: prospettiva transazionale di Sameroff, secondo cui il target verso

cui è rivolto l’intervento è la relazione genitore-bambino, piuttosto che i problemi presi

singolarmente.

I programmi di prevenzione, invece, si differenziano per tipologia delle popolazioni a cui si

riferiscono e per le vie di ingresso su cui è basato l’intervento che dipende dal modello teorico di

riferimento, dal tipo di metodologia usata (video feedback, attività psicoeducative e di sostegno

sociale o tecniche psicodinamiche). Infine, si distinguono per il tipo di azione preventiva scelta:

- Riparazione, modificare i comportamenti e le risposte che il bambino rivolge ai genitori, al

fine di migliorare la capacità di quest’ultimo di attivare il suo comportamento di cura.

- Ridefinizione, cambiare il modo in cui il genitore interpreta il comportamento del figlio

- Rieducazione, mira a modificare le concrete modalità del genitore di accudire ed essere

responsivo con il bambino

Le vie di ingresso possono essere considerate parte di uno stesso sistema che comprende diversi

elementi connessi tra loro: il genitore, il bambino e le rappresentazioni che essi hanno della propria

relazione. Non è determinante la via di ingresso prescelta per raggiungere un esito positivo, ma

il fatto che siano presenti degli elementi che producano un contesto di holding che permette la

L’operatore diventa la

creazione di un campo intersoggettivo di condivisione e comprensione.

base sicura del genitore e gli permette di sperimentare nella relazione con il figlio.

Tecnica del video-feedback

Videoregistrazione dell’interazione madre-bambino e successiva revisione del filmato con il

caregiver da parte di un operatore.

Obiettivo: migliorare la comprensione dei segnali comunicativi del bambino e aiutare a comprendere

gli effetti sul bambino delle proprie modalità di interazione e comunicazione, incrementando la

sensibilità.

Possono essere:

- Interventi basati sul metodo comportamentale, caregiver più sensibili

- Interventi integrati metodo comportamentale e analisi delle rappresentazioni genitoriali

- Interventi integrati video feedback e analisi psicodinamica

Punto comune: lavorare sugli elementi di forza per arrivare a quelli disfunzionali

Video feedback interattivo-comportamentale

McDonough; Guida all’interazione. Approccio transazionale e volto a spezzare la trasmissione

intergenerazionale dell’attaccamento disfunzionale.

Obiettivo: aumentare la sensibilità del genitore rispetto ai segnali del bambino e migliorare la

consapevolezza dei propri comportamenti interattivi per rinforzare quelli positivi ed eliminare quelli

negativi.

Prima fase: valutazione delle relazioni

Seconda fase: videoregistrati i momenti di interazione e rivisti con psicologo

Terza fase: incontri, con spazio ai genitori per riflessioni e domande specifiche. Punti di forza e poi

aspetti disfunzionali.

Juffer; VIPP. Supportare responsività materna e legame di attaccamento madre-bambino in

situazioni di rischio. Teoria di riferimento: teoria dell’attaccamento. Viene lasciato un diario alla

i comportamenti del bambino e le attività genitoriali. Uso della tecnica “parlare

madre in cui annotare

per il bambino” durante la revisione (sia popolazioni a rischio che a basso rischio).

Video feedback e attaccamento

VIPP-R introduce con la madre la discussione relativamente alle rappresentazioni verso le

proprie esperienze infantili rispetto all’attaccamento. Temi specifici: esperienze di separazione,

sentimenti e pensieri verso il figlio, processo di distacco in adolescenza, cambiamenti nella relazione

con i genitori.

Comporta aumento della sensibilità materna.

Video feedback e approccio psicodinamico

Osservazione delle interazioni diadiche si combina con l’esplorazione delle esperienze passate

del genitore in modo da considerare le modalità attuali di relazione alla luce di queste

esperienze.

Fraiberg e Cramer: permettere al genitore di rielaborare proiezioni legate a relazioni negative

concernenti le proprie esperienze relazionali infantili attribuite al bambino attraverso le proprie

modalità interazionali.

Beebe: modello di intervento; analisi microanalitica delle interazioni faccia a faccia e analisi

rappresentazioni materne rispetto relazioni passate e rispetto relazione con il figlio.

Downing: video intervention therapy (VIT). Si fonda su elementi psicodinamici, cognitivo-

comportamentali e teoria dei sistemi. Obiettivo: aumentare la sensibilità e le capacità riflessive del

genitore. Attenzione alle emozioni e ai mismatch e alle riparazioni.

Home visiting

Programma di intervento domiciliare diretto a famiglie multiproblematiche a rischio psicosociale e

fondato sul monitoraggio nel contesto familiare. Finalizzato al monitoraggio familiare e alla

prevenzione di maltrattamenti e abusi. Approccio psicoeducativo.

Obiettivo: offrire ai genitori un supporto nel loro domicilio migliorando le competenze genitoriali e

influenzando il benessere dei bambini.

Il supporto tende a diminuire lo stress dei genitori e migliora il senso di autoefficacia. Possibilità di

fornire un aiuto personalizzato e individualizzato ai soggetti in questione. Inoltre, da una conoscenza

più approfondita del background familiare.

Olds; Nurse family partnership. Rivolto a famiglie a basso reddito. Dalla gravidanza ai due anni.

Basato sulla teoria dell’attaccamento e dell’autoefficacia. Obiettivo: migliorare l’esito della

gravidanza, sostenere i genitori a mettere in atto comportamenti più responsivi, condurre i genitori

all’autonomia sociale ed economica, migliorare il senso di autoefficacia.

Modelli di intervento integrati

Obiettivo: sostenere le modalità di parenting a livello comportamentale; contribuire a ridefinire le

rappresentazioni mentali e potenziare la funzione riflessiva.

STEEP: Erikson. Famiglie ad alto rischio, collegato allo studio di Sroufe. Integrazione di video

feedback e home visiting più gruppi di sostegno. Obietti analoghi ai precedenti con accento sulle

risorse familiari. Centrale il ruolo dell’operatore che segue la famiglia, considerando la relazione con

i genitori un punto essenziale dell’intervento in quanto rappresenta una base sicura.

Circle of security: Marvin. Famiglie a rischio con bambini tra 1 e 4 anni. Approccio individualizzato

per identificazione del nucleo problematico a ciascuna diade. Valutazione dell’attaccamento è il punto

di partenza per pianificare strategie di intervento per la condizione di insicurezza o disorganizzazione.

Approccio psicoeducativo mediato da illustrazioni che rappresentano la circolarità del

comportamento del bambino (esplorazione-attaccamento) e funzioni genitoriali.

Obiettivo: affinare la capacità responsiva del genitore con addestramento ai segnali. Far capire al

genitore che la relazione è fondata su incontri e rotture, ma importante è la riparazione.

Vengono forniti consigli sul comportamento osservato e il terapeuta deve favorire la creazione di un

clima rassicurante nel gruppo.

Slade. Fondato sull’home visitinge e video feedback. Obiettivo: aumentare

Minding the baby:

capacità di mentalizzazione genitoriale e legame di attaccamento. Rivolto a giovani madri con rischio

psicosociale. Piano di lavoro strutturato e a lungo termine con equipe. Riferimenti frequenti agli stati

del bambino e possibilità di dar voce alle difficoltà della madre.

Papousek; munich interdisciplinary research and intervention program for fussy baby (disordini della

regolazione comportamentale ed emotiva). Bambini durante il primo anno di vita con difficoltà nella

regolazione derivanti dall’intreccio tra caratteristiche temperamentali e carenze nella regolazione

diadica. Obiettivo: sostenere comunicazione potenziando capacità di autoregolazione e parenting.

Strumenti: counseling, psicoterapia supportiva, video feedback. Trasmissione di strategie utili per

consolare e tranquillizzare il bambino e monitoraggio affettivo.

Servizio di accompagnamento alla crescita: per popolazioni non a rischio. San Paolo Milano. Cerca

di rispondere al bisogno delle madri di confrontarsi con altri genitori, in un contesto in grado di

sostenerle e accompagnarle durante il primo anno di vita. Cerca di costruirsi come punto di

riferimento per la madre, sia attraverso il sostegno fornito da figure professionali, si attraverso la

costituzione di piccoli gruppi di madri con bambini della stessa età che fungono da riferimento.

Obiettivi più specifici sono lo sviluppo neuropsicomotorio e le condizioni ambientali affettive e

strutturali che ne permettono la crescita.

Il sostegno alla genitorialità rivolto a madri adolescenti

Maternità in adolescenza

La maternità nel periodo adolescenziale è considerata un fattore di rischio per lo stabilirsi di una

relazione adeguata tra madre e bambino. Le madri adolescenti sono ostacolate da problemi relativi al

adulta e l’assolvimento di questo compito può entrare

processo di costruzione della propria identità

in conflitto con l’assunzione del ruolo genitoriale. Spesso si generano sentimenti di vulnerabilità e di

scarsa autostima nonché stati di tipo depressivo. Sembra, inoltre, che le madri adolescenti abbiano

poche fantasie riguardanti il futuro bambino rappresentandoselo in modo meno differenziato e ricco

rispetto alle madri adulte. Nel post parto, poi, tendono a rivolgersi alla propria madre per ottenere

sostegno trovandosi a rinsaldare quegli aspetti di dipendenza che vorrebbero invece risolvere.

Dal punto di vista dinamico, la gravidanza in adolescenza può essere considerata un tentativo di

conquistarsi quell’autonomia che appare difficile raggiungere attraverso vie fisiologiche. In altri casi,

può essere intesa come un tentativo di ripristinare l’attenzione e le cure materne perdute

la gravidanza

o mai vissute o di ottenere dal bambino quel riconoscimento e amore che non hanno sperimentato

con i genitori.

L’insieme di questi fattori si ripercuote sulla responsività e sulla loro capacità di sintonizzarsi con le

emozioni dei figli, esprimendo poche emozioni, spesso negative, dimostrando anche scarsa

condivisione e disponibilità emotiva.

Gli stili di interazione sono spesso intrusivi e appaiono aspetti di punizione e tendenza alla negligenza

nell’accudimento fino a giungere al maltrattamento. In generale, tendono a costruire legami di

attaccamento insicuro evitante e disorganizzato anche rispetto alle proprie madri.

Infine, come adulte, tendono a sperimentare relazioni meno stabili, abuso di sostanze, un livello

minore di istruzione e a percepire un minor sostegno sociale inadeguato. Alcuni fattori fungono

invece da protettori, quali una relazione stabile con il partner e il poter usufruire di supporto sociale

adeguato.

Il progetto di prevenzione

Obiettivi:

- Garantire al bambino lo sviluppo di un attaccamento sicuro alla madre.

Favorire nella madre un processo di integrazione dell’esperienza della gravidanza e della

- l’organizzazione di aspetti della sua identità,

successiva relazione con il bambino, agevolando

che sono ancora in divenire.

Aiutare la madre a integrare l’esperienza di gravidanza nel processo di individualizzazione

- adolescenziale.

- Aumentare il livello di riflessività della madre rispetto alla relazione con il bambino, cercando

di rafforzare i suoi sentimenti di autostima ed efficacia.

Riferimenti:

- Video intervention to promote positive parenting

- Minding the baby

- Home visiting


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Ramona17

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia dello sviluppo e dei processi educativi (Facoltà di Psicologia e di Scienze della Formazione)
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ramona17 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo socio affettivo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Riva Crugnola Cristina.

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