Processi di formazione dell’identità in adolescenza
L’identità e lo sviluppo dell’identità nella prospettiva dei sistemi dinamici (Kunnene Bosma)
La definizione dell’identità
L’identità è un concetto controverso e non esiste consenso sui fenomeni ai quali esso si riferisce. Tale termine viene utilizzato come termine descrittivo “gli adolescenti sono in crisi d’identità” ma anche come spiegazione “l’adolescenza è un periodo di crisi perché gli adolescenti devono acquisire la loro identità”. Ma come definire l’identità? Essa assume significati diversi a seconda del contesto di studio: ad esempio in algebra significa eguaglianza di due espressioni, in matematica trasformazione che lascia un oggetto non modificato. Il sociologo Laeyendecker afferma che esistono due concezioni di identità che in particolare vengono sottolineate nei dizionari filosofici: Caratteristica e particolare distintivo di un soggetto. Ciò che rimane identico nonostante i cambiamenti.
Questi due significati sono collegati e possono stare insieme (un soggetto infatti può tentare di acquisire una chiara identità e nello stesso tempo può tentare di mantenere la propria identità nonostante il cambiamento); essi dunque implicano una sorta di bilancio dinamico tra “similarità” e “cambiamento”.
Un altro tema assume rilevanza in questo contesto (Van der Weff): gli individui possono essere identificati in modo oggettivo da tutta una serie di informazioni (caratteristiche fisiche, data di nascita, sesso, QI) e in questo senso si può parlare di Identità Oggettiva. L’identità Soggettiva invece fa riferimento alla consapevolezza del soggetto delle caratteristiche che rappresentano l’identità oggettiva e di essere continuamente una e la stessa persona, differenziata dalle altre.
Identità: una prospettiva relazionale
Il significato centrale dell’identità sembra dunque essere quello di “essere e rimanere identificabili, dalla prospettiva oggettiva e da quella soggettiva della persona stessa”; infatti, siccome identità oggettiva e identità soggettiva fanno riferimento allo stesso oggetto, le qualificazioni oggettive e soggettive dell’identità sono due facce della stessa medaglia (es. se si commettono dei crimini dalla prospettiva oggettiva dell’identità diventano fondamentali le impronte digitali, cosa che invece non ha rilevanza da parte di una prospettiva soggettiva).
Sia il contesto che la persona svolgono un ruolo di “negoziazione”, negoziando cioè su quali indicatori dell’identità siano importanti in quella situazione. L’identità dunque, non si riferisce a un insieme di caratteristiche stabili ma ad “indicatori” la cui rilevanza dipende da specifiche relazioni persona-contesto. In altre parole, rispetto all’identità, la persona ed il contesto si definiscono vicendevolmente l’un l’altro → “cercare di raggiungere l’identità nel senso di uguaglianza, di adattamento persona-contesto”.
Il concetto di identità, non si riferisce solo agli esseri umani ma è stato utilizzato anche rispetto alle istituzioni e ai prodotti umani: identità di gruppo, identità nazionale ecc. Un’identità di gruppo o nazionale ad esempio, anche qui ci si riferisce sempre implicitamente o anche in modo esplicito ad una relazione (di similarità, confronto o corrispondenza) tra ciò che è considerato il fulcro delle caratteristiche rilevanti ed il contesto al cui interno tali caratteristiche assumono importanza.
Erikson è stato il primo a parlare di identità, in relazione allo sviluppo adolescenziale. Secondo la sua teoria, la crisi di identità ossia il raggiungimento di un senso di identità nonostante i sentimenti di confusione dell’identità, rappresenta la crisi normativa dell’adolescenza. Riprendendo tale teoria, Marcia formula il modello degli stati di identità.
La tradizione di Erikson/Marcia
Secondo Erikson, come risultato della sintesi dell’Io, durante l’infanzia si viene a creare una configurazione di identità. È una configurazione che “integra gradualmente dati costituzionali, bisogni libidici idiosincratici, identificazioni significative, difese efficaci e ruoli importanti”. Erikson utilizza il concetto di identità con diverse connotazioni. In un primo momento si riferisce a un sentimento consapevole di unicità individuale, in un altro allo sforzo inconsapevole di mantenere la continuità dell’esperienza, in un altro ancora alla fedeltà agli ideali di gruppo.
Accanto a tali definizioni ve ne è una più elaborata: “il sentimento cosciente di avere un’identità personale è basato su due osservazioni simultanee: la percezione di uguaglianza di sé, la continuità del senso della propria esistenza nel tempo e nello spazio, e la percezione del fatto che gli altri riconoscono tale uguaglianza e continuità. L’identità quindi può essere vista come una configurazione di elementi che forniscono all’individuo la sensazione di essere sempre lo stesso e della propria continuità. (vengono quindi sottolineati i due aspetti dell’uguaglianza e della continuità nel cambiamento e l’essere identificabili oggettivamente e soggettivamente).
Marcia ha concettualizzato l’identità come una “struttura del sé” cioè un’organizzazione interna, auto-costruita e dinamica di bisogni, abilità, credenze e storia individuale. Essa è quindi una struttura mentale; Marcia in particolare si focalizza a livello dei comportamenti e soprattutto sul processo di esplorazione e di assunzione di impegni per sé. Sulla base dell’esplorazione e dell’impegno, sono stati identificati quattro stati dell’identità: raggiungimento dell’identità (impegni assunti dopo esplorazione di alternative), moratoria (persona è attivamente impegnata in un processo di esplorazione), preclusione (impegni sono scelti senza esplorare alternative) e diffusione (la persona non ha impegni).
Gli stati sono “modalità di far fronte alle questioni dell’identità proprie dei tardo-adolescenti”; in particolare questi quattro stati formano l’estensione della crisi di identità in adolescenza (identità vs diffusione identità). Importante quindi è il concetto di “impegno”: esso può essere di tipo diverso, professionale, non professionale, sociale, coniugale. Dal punto di vista di un osservatore esterno, gli impegni di un individuo possono comprendere i domini nei quali il soggetto sembra essere più coinvolto e impegnato. Dal punto di vista dell’individuo stesso, i suoi impegni sono le questioni di cui egli ha maggiormente cura o i suoi valori. Dal punto di vista di entrambi, tali impegni hanno un significato sociale e forniscono l’individuo di una definizione di sé → “attraverso i miei impegni riconoscerò me stesso e sarò riconosciuto dagli altri”. Per questo la nozione di impegno è il cuore di una definizione relazionale di identità.
Sviluppo dell’Identità
Waterman, nella sua discussione sulla formazione dell’identità durante l’adolescenza, parte dall’ipotesi che la transizione dall’adolescenza alla condizione adulta implichi un progressivo rafforzamento del senso d’identità. A partire da questa ipotesi, con lo scopo di riesaminare i risultati degli studi disponibili sugli stati dell’identità, utilizza il modello descrittivo dello sviluppo degli stati (da lui formulato più recentemente). Nel corso del loro sviluppo, gli individui possono spostarsi da uno status all’altro. Gli stati differiscono per la maturità evolutiva che essi rappresentano e pertanto: la diffusione è lo stato di livello inferiore e il raggiungimento dell’identità è lo stato di livello superiore. Per Waterman però la collocazione degli stati di preclusione moratoria non è chiara perché non si sa quale dei due sia più avanzato. Per questo egli tende ad abbandonare l’idea che i quattro stati possono ordinarsi lungo un continuum D-P-M-R.
Waterman afferma che anche gli altri studi sull’identità hanno confermato la sua ipotesi generale in quanto essi mostrano durante la prima adolescenza una predominanza di cambiamenti verso stati che sono meno maturi e durante la tarda adolescenza una predominanza verso stati più maturi. Van Hoof invece afferma che il modello degli stati non è per niente sensibile ai cambiamenti evolutivi, avendo riscontrato che la stabilità è predominante nei cambiamenti di stato di identità; inoltre il numero di cambiamenti progressivi è solo leggermente superiore al numero dei cambiamenti regressivi. Van Hoof e Gossens dunque concludono che il modello degli stati di identità non è utile per studiare i processi evolutivi in quanto affermano che essi sono caratterizzati da percorsi stabili e fluttuanti, accanto a percorsi progressivi e regressivi di formazione degli status di identità → combinazione di variabilità e stabilità nei percorsi di sviluppo.
Riprendendo tale tema, Kroger afferma che esistono due tipi di preclusione: uno stato di preclusione “rigida” e una “evolutiva”. Coloro che si trovano nello stato di preclusione rigida, mostrano un percorso molto stabile, mentre coloro che si trovano nello stato di preclusione evolutiva, progrediscono verso stati più maturi. In uno studio su studenti della scuola media superiore, Flum scopre un gruppo distinto che evidenzia il cosiddetto “stile evolutivo” di formazione dell’identità. Questo gruppo in particolare mostra un’esplorazione dei temi dell’identità graduale, passo dopo passo. I suoi risultati dunque suggeriscono che potrebbero esserci due strade per il raggiungimento dell’identità: la prima attraverso lo stato di moratoria che comprende un’esplorazione più ampia dei temi dell’identità, la seconda caratterizzata dall’esplorazione sequenziale di aree di conflitto limitate e circoscritte (in contrapposizione alla sperimentazione della moratoria).
Da tutti questi studi, si può comprendere l’esistenza di un dibattito: l’identità si riferisce essenzialmente ai cambiamenti negli impegni e nell’esplorazione o ai cambiamenti strutturali? o ad entrambi? Waterman discute sostanzialmente cambiamenti comportamentali riconoscendo lo sviluppo di una struttura sottostante, mentre Van Hoof afferma invece che tutte le idee su questa struttura mancano di ciò che si può considerare l’aspetto chiave dell’identità: il senso di continuità spazio-temporale. Gli impegni comunque restano il fulcro della nozione di identità.
Sviluppo degli impegni
È molto probabile che gli impegni cambino nel tempo: essi infatti possono diventare più forti o più deboli, più rigidi o più flessibili e allo stesso tempo cambiare di contenuto. Il cambiamento evolutivo riguarda tutti i diversi tipi di impegni, compreso il processo attraverso cui essi si formano. Lo sviluppo degli impegni, in generale, può essere visto come il complesso dei cambiamenti nella forza e nella qualità degli impegni. I risultati empirici circa l’identità indicano che sono plausibili numerose traiettorie di sviluppo. Queste traiettorie possono essere caratterizzate dall’aumento, dalla diminuzione o dalla fluttuazione della forza e della qualità degli impegni o da una condizione di stabilità di tale forza o qualità. Si sa poco però delle condizioni che conducono a diverse traiettorie dell’identità. Numerosi autori hanno espresso idee e presentato risultati che sono importanti in questa direzione, ma non esiste un quadro complessivo e i vari risultati spesso non si integrano. In particolare, due importanti autori, Kunnen e Bosma, si sono focalizzati sui determinanti e sui meccanismi dello sviluppo dell’identità.
Contenuto e struttura vs processo
Marcia interpreta gli impegni come gli indicatori comportamentali di una struttura sottostante dell’identità e si focalizza sul raggiungimento degli impegni in diversi domini durante l’adolescenza (impegno = quanto l’individuo percepisce la scelta definitiva e sente difficile cambiarla). Marcia dunque tende a concentrarsi sul contenuto e sulla struttura. Una concettualizzazione molto esplicita dei processi dell’identità può essere trovata nel testo di Breakwell “coping with threatened identities”. In questo libro viene descritto il modello euristico di come le persone fronteggiano le minacce alla propria identità, ad esempio quando incorrono in una grave malattia. Secondo l’autrice l’“identità” può essere descritta nei termini di contenuto o struttura ma anche come rappresentata da un “gruppo di processi che operano in modo regolativo.” Circa la struttura può essere fatta una distinzione tra il contenuto (cioè l’informazione sulla persona) e come questo contenuto è organizzato.
La Breakwell però si focalizza maggiormente sul processo; ella in particolare distingue due processi fondamentali: assimilazione – accomodamento e valutazione. Il primo si riferisce all’assorbimento – inclusione di nuove informazioni all’interno della struttura dell’identità, l’accomodamento si riferisce all’adattamento che ha luogo nella struttura esistente per collocare le nuove informazioni. La valutazione si riferisce infine all’attribuzione di valore agli elementi che sono assimilati nell’identità. Secondo l’autrice la funzione di questo gruppo di processi, è guidata da regole e principi che definiscono quali stati finali sono desiderabili per la struttura dell’identità. Tra questi principi tre sono fondamentali: la stima di sé, la continuità e la distintività i quali riflettono bene alcune qualità base dell’identità come l’uguaglianza e la continuità. Dal lavoro dell’autrice emerge dunque il fatto che non ci si debba focalizzare solo su struttura e contenuto ma anche sui processi che caratterizzano l’identità.
Alcuni autori hanno elaborato una serie di modelli dei processi di sviluppo dell’identità. Uno di essi è il modello di Grotevant. Egli assume che lo sviluppo dell’identità abbia luogo in diversi domini (es. famiglia, scuola). La probabilità che una persona si impegni nell’elaborazione dell’identità è determinata dall’interazione tra caratteristiche individuali, fattori contestuali e processi di formazione dell’identità che hanno luogo contemporaneamente in altri domini. Le caratteristiche individuali sono relative all’alta stima di sé, auto controllo, l’apertura al cambiamento ecc. I fattori contestuali sono, innanzitutto, le credenze culturali e le attese sull’identità e sulla possibilità di avere alternative.
Tali credenze sono mediate soprattutto da gruppi sociali primari (es. gruppi etnici, di genere ecc). Altri fattori contestuali riguardano la famiglia: si ipotizza che i processi di comunicazione familiare che forniscono sostegno (vicinanza) e promuovono lo sviluppo dei punti di vista distinti (individualità), facilitano l’esplorazione. Infine i coetanei, la scuola offrono molte opportunità di esplorazione e sono anche essi importanti fattori culturali. Grotevant in particolare assegna molta importanza al contesto: esso influenza continuamente ed è anche influenzato continuamente da una persona che si sta sviluppando (prospettiva transazionale).
Un altro autore interessato alla trattazione dei processi dell’identità è Berzonsky; egli elabora una visione dettagliata dei meccanismi che sono alla base dei processi di formazione dell’identità all’interno dei suoi studi sugli “stili di identità”. Gli stili di identità si riferiscono alle modalità con cui gli individui costruiscono e rivedono o mantengono il loro senso di identità. Sebbene i diversi stili siano collegati agli stati dell’identità, Berzonsky non vede lo sviluppo dell’identità come una sequenza di stati, ma come un processo a lungo termine che ha diverse forme, a seconda dello stile di processo (stabile) che l’individuo adotta. Le persone con uno stile “orientato all’informazione” esplorano attivamente e valutano diverse informazioni prima di impegnarsi (esse possono essere nello stato di moratoria o in quello di raggiungimento dell’identità).
Le persone nello stato di preclusione, si focalizzano sulle attese normative degli altri significativi e sono denominate “orientate alla norma”. Le persone nello stato di diffusione tendono a procrastinare finché alcuni stimoli piacevoli nella situazione immediata non determinano il corso del comportamento → esse hanno un “orientamento diffuso” che comporta tentativi di evitare il più a lungo possibile il confronto con i problemi.
Nella formazione dell’identità, schemi cognitivi e copioni comportamentali, sono un quadro di riferimento per il processo di assimilazione di nuove informazioni. Quando l’assimilazione non ha successo, il conseguente stato di dissonanza può indurre degli sforzi per rivedere aspetti rilevanti della propria identità. Si assume che i meccanismi assimilativi operino in modo automatico; attraverso un controllo oggettivo della realtà, i dati ricavati dalla situazione verranno eventualmente “accomodati” → assimilazione e accomodamento dunque sono funzionali ad un adattamento al contesto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Psicologia dell'Adolescenza, prof. Sestito, libro consigliato: Psicologia dell'Adolescenza, Palmona…
-
Riassunto esame Psicologia dello sviluppo, Prof. Panzeri Marta, libro consigliato Cent’anni di adolescenza , Lancin…
-
Riassunto esame Psicologia dello sviluppo: teorie e metodi, Prof. Nicolais Giampaolo, libro consigliato Psicologia …
-
Riassunto esame Psicologia dello Sviluppo, Prof. Nicolais, libro consigliato Manuale Psicologia dello Sviluppo, Sha…