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Riassunto esame Psicologia dello Sviluppo, Prof. Nicolais, libro consigliato Manuale Psicologia dello Sviluppo, Shaffer e Kipp

Riassunto per l'esame di Psicologia dello Sviluppo, infanzia e adolescenza
e del prof. Nicolais, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente Manuale Psicologia dello Sviluppo, Shaffer e Kipp. Scarica il file in PDF!

Esame di Psicologia dello Sviluppo, infanzia e adolescenza docente Prof. G. Nicolais

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ESTRATTO DOCUMENTO

Il bambino entra in relazione fin dall’inizio in un DIALOGO INTERCORPOREO, nonostante

il disimpegno psicologico della mamma, come nel caso di una mamma surrogato, lo

sviluppo procede comunque.

Merleau Ponti, filosofo francese, sostiene che noi siamo innanzitutto un corpo, siamo

un’entità psicosomatica, siamo l’espressione di questo dialogo intercorporeo con chi ci

porta in grembo.

Il PERIODO DELLO ZIGOTE fa riferimento alla fase del concepimento e i momenti subito

successivi, è la fase in cui l’uovo fecondato si impianta nell’utero, iniziano i 4 giorni di

BLASTOCISTI, l’avvio della differenziazione cellulare e della costituzione molto precoce

dell’embrione.

Tra il 6° e il 10° giorno dal concepimento, questo impianto, laddove si realizza, è

definitivamente avviato, molto presto si sviluppano alcuni sistemi di supporto che servono

sostanzialmente a fornire l’embrione e poi il feto di nutrimento e sono: il SACCO

AMNIOTICO, il SACCO VITELLINO, le due strutture principali, una contenuta nell’altra, il

LIQUIDO AMNIOTICO, che ha anche la funzione di ammortizzatore, serve a proteggere

dai colpi e allo stesso tempo ha la funzione di garantire omeostaticamente una certa

temperatura, il SACCO VITELLINO produce cellule ematiche fino a che l’ embrione non è

in grado di produrle da solo ed è a sua volta attaccato ad una terza membrana, il

CORION, che circonda il SACCO AMNIOTICO e che infine diventa il rivestimento della

PLACENTA, la quarta membrana chiamata ALLANTOIDE forma il CORDONE

OMBELICALE.

È molto importante distinguere il PERIODO EMBRIONALE da quello FETALE.

Il PERIODO EMBRIONALE è quello che va dall’impianto all’8° settimana, i primi 2 mesi, in

questo periodo accadono diverse cose, tra le quali nella 3° settimana avviene la rottura del

DISCO EMBRIONALE, si rompe e si suddivide anatomofunzionalmente in ECTO, MESO

ed ENDODERMA, queste 3 strutture sono centri di produzione cellulare specializzati, che

fino alla 3° settimana erano un tutt’uno e che andranno a generare:

- L’ECTODERMA, sistema nervoso, pelle e capelli

- IL MESODERMA, muscoli, ossa e sistema circolatorio

- L’ENDODERMA, sistema digerente, polmoni e altri organi vitali

Nelle prime settimane lo sviluppo è incalzante e procede a ritmi velocissimi, la 4°

settimana si ha la costituzione di un cuore funzionante, naso, orecchie, occhi e bocca si

stanno iniziando a formare.

L’embrione è di solo 0,64 cm circa, ad una prima ecografia si sente il battito cardiaco,

questi 0,64 cm contengono in se già una grande complessità, e sono comunque 10 mila

volte lo ZIGOTE dal quale siamo partiti, in nessun altro momento dello sviluppo,

l’organismo crescerà così rapidamente come durante il primo mese prenatale.

Già nel 2° mese l’embrione assume molto di più le sembianze umane, in questa fase

cresci più o meno 0,1 cm al giorno.

Intorno alla 7°/8° settimana, siamo alla fine del PERIODO EMBRIONALE, ha inizio lo

sviluppo sessuale dell’embrione con la comparsa di una cresta, che è la GONADE

INDIFFERENZIATA, se l’embrione è maschio un gene del suo cromosoma Y innesca una

reazione biochimica che detta alla GONADE di produrre i testicoli, se l’embrione è

femmina, la GONADE, non riceve domande e produrrà le ovaie.

Alla fine l’embrione è un po’ più lungo di 2cm e mezzo e pesa meno di 7 grammi, a questo

punto tutte le importanti strutture dell’uomo si sono formate e inizia il PERIODO FETALE,

che a partire dalla 9° settimana di gestazione caratterizza tutta la gravidanza.

In questo periodo avviene una progressiva riduzione della proporzione cranio corpo,

necessaria anche per l’impegno nel canale del parto, nel 3° mese i diversi sistemi

organistici sono funzionanti, dal 4° mese possono essere avvertiti movimenti fetali, ed è un

periodo di crescita ancora più veloce.

Alla 26°/29° settimana c’è AUTONOMIA VITALE, e la possibilità di far nascere i grandi

prematuri, prassi sempre più consistente.

È importante soffermarsi sui rischi a cui si va incontro durante una gravidanza, questione

che va sotto il nome di TERATOGENI, in riferimento a qualunque malattia, droga, farmaco

o altro agente ambientale che può danneggiare l’embrione o il feto.

I TERATOGENI possono impattare in misura molto consistente sullo sviluppo embrionale,

fetale, ci sono dei principi che riguardano le caratteristiche di azione dei TERATOGENI:

Il primo è quello del PERIODO SENSIBILE, gli effetti del TERATOGENO su una parte del

corpo o sul sistema sono peggiori durante il periodo in cui la struttura si sta formando e sta

crescendo più rapidamente.

Altro principio è quello della SUSCETTIBILITA’ AL DANNO, che è influenzata dal profilo

genetico di embrione, feto, donna incinta e dalla qualità dell’ambiente prenatale.

Poi c’è il PRINCIPIO DELL’EFFETTO LATENTE, per il quale alcuni TERATOGENI

causano effetti latenti che possono manifestarsi anche molto più tardi nella vita del

bambino, questo principio lo possiamo riferire generalmente a TERATOGENI presenti

nell’ambiente e nell’aria che respiriamo.

Una specifica difficoltà emerge da diverse condizioni di rischio dissimili tra loro, che è il

PROCESSAMENTO DELLE INFORMAZIONI, ad esempio, l’assunzione di alcol in

gravidanza provoca la sindrome feto alcolica, che si distingue in due sindromi a seconda

della quantità e della continuità dell’assunzione o dell’abuso di alcol da parte della madre.

L’alcol è tipicamente un TERATOGENO associato alla minore velocità di processamento

delle informazioni del neonato e del bambino piccolo, questo non ha in se le caratteristiche

di un grave danno, abbiamo un bambino più lento, ma sembra avere la potenzialità di

esercitare effetti negativi a cascata nel corso dello sviluppo.

Tra i TERATOGENI un posto importante è occupato dalle MALATTIE DELLA GESTANTE,

alcuni agenti patogeni riescono a passare la barriera della placenta e causare molti più

danni all’embrione e al feto che alla mamma.

Una di queste malattie è la ROSOLIA, contrarla in gravidanza può determinare nel

bambino: cecità, sordità, anomalie cardiache e ritardo mentale, secondo il principio del

PERIODO SENSIBILE, rispetto alla rosolia, il rischio di difetti agli occhi e al cuore è

maggiore se contratta nelle prime otto settimane, mentre la sordità è più comune dalla

6°alla 13° settimana, esistono delle finestre di rischio molto precise per alcune malattie e

questo vale anche per alcuni farmaci.

La TOCSOPLASMOSI, parassita presente in molti animali, può dare sintomi lievi

nell’adulto, ma causare gravi danni agli occhi e al cervello all’organismo in via di sviluppo

durante il primo trimestre.

Tra le malattie sessualmente trasmissibili troviamo: la SIFILIDE, pericolosa in particolare

negli stadi centrali e finali della gravidanza, può portare danni agli occhi, orecchie, ossa e

cervello.

L’HERPES GENITALE, può essere devastante, uccide circa 1/3 dei bambini affetti, causa

disabilità come: cecità, danno cerebrale, disturbi neurologici e aborto spontaneo.

AIDS e HIV sono malattie molto presenti in Africa, possono essere contrastate

marginalmente con la somministrazione di farmaci anti virali.

L’assunzione di farmaci si riflette sullo sviluppo del bambino, e nel corso del tempo anche

sullo sviluppo cognitivo.

Anni fa ci fu la TRAGEDIA DEL TALIDOMIDE, tranquillante leggero, venduto anche senza

prescrizione medica, l’assunzione di TALIDOMIDE nei primi 2 mesi di gravidanza aveva

portato la nascita di bambini con gravissimi difetti congeniti, gli effetti erano molto specifici,

in relazione al momento in cui il farmaco veniva assunto, erano stati in grado di ricostruire

come nei diversi giorni dell’assunzione del farmaco, gli effetti collaterali fossero diversi:

- 21° giorno nascevano bambini senza orecchie

- Tra il 25°e il 27° giorno nascevano bambini con braccia deformate

- Oltre il 40° giorno assenza di difetti

Anche un uso consistente di ASPIRINA si associa ad un ritardo nell’accrescimento fetale e

allo scarso controllo motorio, anche l’IBRUPOFENE durante il 3° trimestre può essere

rischioso.

L’assunzione di ALCOL influisce direttamente sullo sviluppo del feto e indirettamente

compromettendo la funzione della placenta, in seguito all’assunzione di ALCOL in

gravidanza abbiamo una sindrome specifica che è la FAS, la SINDROME ALCOLICA

FETALE, associata a macrocefalo, malformazione del cuore, degli arti e dei lineamenti

della faccia, eccessiva irritabilità, iperattività, crisi e tremori, i bambini sono più piccoli e più

leggeri del normale, hanno una tendenza al basso peso alla nascita.

Anche un moderato bere sociale può portare sintomi meno gravi chiamati EFFETTI FETO

ALCOLICI, FAE, le due sindromi vanno distinte.

Esiste una stretta relazione tra il FUMO DI SIGARETTA e il labbro leporino, ci sono studi

molto interessanti sulla relazione tra la mamma e il bambino che nasce con il labbro

leporino, della psicologa inglese Lynn Murray, sembra essere una condizione abbastanza

frequente in Inghilterra.

Il FUMO DI SIGARETTA aumenta anche il rischio di funzionamento polmonare anomalo,

ipertensione, rischio di aborto, morte subito dopo la nascita ed è una delle principali cause

di ritardo dell’accrescimento fetale e basso peso alla nascita, i cuori di neonati esposti a

nicotina nell’utero battono più rapidamente, madri che non smettono di fumare rischiano di

avere figli difficili da regolare e irritabili alla nascita.

L’USO DELLE DROGHE si associa a molteplici deficit cognitivi e comportamentali.

La MARIJUANA viene indicata come droga leggera, ma un uso persistente produce

fenomeni psicotici e dissociativi, produce effetti abbastanza devastanti in particolare

nell’uso prolungato in adolescenza e tarda adolescenza, in gravidanza produce

modificazioni nel funzionamento dell’amigdala, importante struttura destinata al controllo

delle emozioni, per cui nel breve termine abbiamo bambini con tremori, disturbi del sonno,

mancanza di interesse per ciò che li circonda, durante la prima settimana, le prime due.

A lungo termine, confrontati con altri bambini non esposti alla sostanza in utero,

manifestano prestazioni inferiori nei test di profitto di lettura e scrittura.

L’USO DI EROINA porta ad una maggiore incidenza di aspetti gravi, immediatamente

riscontrabili, si associa ad una maggiore incidenza di aborto, parto prematuro, morte

precoce post-partum, una percentuale di morti in culla è legata all’uso di sostanze.

Nel neonato troviamo sintomi si astinenza, vomito, disidratazione, convulsioni, irritabilità

estrema, problemi a coordinare respiro e deglutizione, i disturbi del sonno possono

persistere per 3 o 4 mesi.

La COCAINA comprime i vasi sanguigni sia della madre, sia del feto, aumentando la

pressione sanguigna fetale, bloccando il passaggio di sostanze nutritive e ossigeno

attraverso la placenta, una serie di effetti sono: aborto, nascita prematura, tremori, disturbi

del sonno, apatia, irritabilità, a lungo termine, punteggi più bassi di QI, ridotta abilità viso

spaziale e nello sviluppo del linguaggio.

All’assunzione della COCAINA vanno associati tipici momenti di UP e DOWN materno che

si riversano sul bambino, creando un modello di cure materne problematico.

Altra classe di TERATOGENI sono i rischi ambientali a cui andiamo incontro

inconsapevolmente, come nel caso delle RADIAZIONI NUCLEARI, una seri di sostanze

chimiche inquinanti possono determinare effetti negativi come: coloranti, conservanti

alimentari, pesticidi, prodotti cosmetici.

Ci sono alcuni aspetti importanti per la donna incinta, le linee guida della sanità dicono che

in gravidanza un aumento ponderale tra gli 11 e i 16 kg è funzionale e normale per lo

sviluppo del bambino, un alimentazione inadeguata può essere nociva, nel 1° trimestre la

malnutrizione può interrompere la formazione del midollo spinale e causare l’aborto, nel 3°

trimestre può essere causa di basso peso alla nascita.

L’assunzione di ACIDO FOLICO è molto importante, aiuta a prevenire la sindrome di

down, la spina bifida e altri deficit del tubo neurale.

Un aspetto molto importante quando si parla di gravidanza e condizioni neonatali e

prenatali riguarda il benessere emotivo della donna incinta, lo STRESS GRAVIDICO può

esercitare già in utero degli effetti non di poco conto sul nascituro, in questo caso

diminuendo l’attività motoria fetale, fenomeno mediato e determinato dall’adrenalina.

È importante sapere che una giusta di stress è necessaria per lo sviluppo ottimale, non

tutte le mamme vanno incontro a complicazioni che si riflettono sul bambino, perché la

presenza di alcuni agenti stressanti nella vita di una donna è molto meno importante della

sua capacità di gestirli.

Il feto alla nascita è stressato e deve esserlo, la produzione di ormoni attivanti lo stress

aiuta il neonato a resistere alla deprivazione di ossigeno attraverso l’aumento della

frequenza cardiaca e l’afflusso di sangue al cervello durante il parto.

Questa condizione di stress è assolutamente funzionale e può essere rilevata alla nascita

attraverso l’INDICE APGAR, dal nome dell’inventore, questo indice misura cinque

caratteristiche di base alla nascita, ognuna delle quali viene valutata con un punteggio da

0 a 2, il risultato può variare da 0 a 10, risultati più alti indicano condizioni migliori, spesso

si ripete dopo 5 minuti, soprattutto quando la prima misurazione da un punteggio basso.

L’INDICE DI APGAR è la serie combinata di 5 elementi:

- FREQUENZA CARDIACA

- RESPIRAZIONE

- TONO MUSCOLARE

- COLORE DELLA PELLE

- RIFLESSO DI IRRITABILITA’

È importante fare riferimento alle SCALE DI VALUTAZONE DEL COMPORTAMENTO DEL

NEONATO (NBAS), rappresentano la misura del repertorio comportamentale e del

benessere neurologico dopo la nascita.

La SCALA NBAS valuta la forza di 20 riflessi innati, cambiamenti nello stato del bambino e

nelle reazioni agli stimoli rassicuranti e ad altri stimoli sociali, la questione della reattività

del neonato è molto importante.

Le prime ore di vita del bambino sono importanti per avviare il cosiddetto BONDING

EMOTIVO, legame emotivo con la mamma, la fase subito dopo il parto è anche una fase

in cui esiste un rischio che è quello della DEPRESSIONE POST-PARTUM che non è una

condizione patologica perdurante e va anche distinta dal MATERNITY BLUES, che è uno

stato che sperimentano quasi tutte le neo mamme, è un momento in cui subentra uno

stato di scoramento, perché psicologicamente è come se si fosse persa un’unità simbolica

con questo essere che hai portato dentro di te. Il MATERNITY BLUES dura qualche

giorno, a volte qualche ora e lascia spazio poi al contatto con la realtà.

La DEPRESSIONE POST- PARTUM, è una condizione che alcune stime indicano

riguardare 1 donna su 2 e che dura da due settimane a un mese, a volte è legata ad un

sentimento di incapacità, nella quale contano i fattori dell’organizzazione della vita dopo il

parto, ma anche la capacità della mamma di gestire le frustrazioni.

Se vogliamo capire cosa il bambino è in grado di fare e cosa le sue competenze alla

nascita lo mettono nella condizione di comprendere il suo mondo e il suo ambiente è

necessario partire dalla CATENA PSICOFISICA SENSORIALE PERCETTIVA, esiste un

processo psicologico, ovvero il PROCESSO SENSORIALE che ha come obiettivo quello

di catturare e filtrare il dato esterno, e un altro processo che è la PERCEZIONE che ha

come obiettivo quello di fare una sintesi e integrare questo dato traslato per offrirci il dato

conclusivo di tipo psicologico.

La SENSAZIONE è il processo attraverso il quale i recettori sensoriali dei neuroni rilevano

le informazioni e le trasmettono al cervello.

La PERCEZIONE è l’interpretazione dell’input sensoriale, riconoscere ciò che si vede,

capire ciò che viene detto, sapere che l’odore che hai appena sentito è quello del pane

appena sfornato, frase aulica per ricordare la percezione olfattiva.

Il neonato va considerato come un combinato disposto di una serie di riflessi di base che

hanno la funzione di garantire la sopravvivenza del neonato stesso, innanzitutto il

RIFLESSO RESPIRATORIO, che permette di fatto la vita, il RIFLESSO DI SUZIONE, se

non lo avesse morirebbe, si attivano grazie ad un carburante che è il CORTISOLO, che

permette l’attivazione degli organi interni.

I RIFLESSI DI SOPRAVVIVENZA SONO:

- Il RIFLESSO DI RESPIRAZIONE

- Il RIFLESSO DI AMMICCAMENTO, aprire e chiudere gli occhi

- Il RIFLESSO PUPILLARE

- Il RIFLESSO DI SUZIONE

- Il RIFLESSO DI DEGLUTIZIONE

Quasi tutti permanenti, tranne alcuni che scompaiono per lasciare il posto ad un

comportamento meno indifferenziato.

I riflessi sono degli avvii comportamentali ai quali seguono schemi comportamentali più

articolati e finalizzati.

I RIFLESSI PRIMITIVI SONO:

- Il RIFLESSO DI BABINSKI: quando si accarezza la pianta del piede, prima distende

poi richiude le dita, di solito SCOMPARE DOPO I PRIMI 8/12 MESI D’ETA’.

- Il RIFLESSO DI PRENSIONE PALMARE: stringere le dita intorno agli oggetti che

toccano il palmo della mano del neonato, SCOMPARE DOPO I PRIMI 3/4 MESI,

SOSTITUITO DALLA PRESA VOLONTARIA.

- Il RIFLESSO DI MORO: un rumore forte o un cambiamento improvviso nella

posizione del capo del neonato, gli farà buttare le braccia in fuori, inarcare la

schiena e poi unire le braccia come a volersi aggrappare a qualcosa, I MOVIMENTI

DELLE BRACCIA E L’INARCARSI DELLA SCHIENA SCOMPAIONO ENTRO I 4/6

MESI, MA IL BAMBINO CONTINUA A REAGIRE A RUMORI INASPETTATI,

MOSTRANDO UN RIFLESSO DI SORPRESA.

- Il RIFLESSO NATATORIO: un neonato immerso nell’acqua mostrerà movimenti

attivi delle braccia e delle gambe e involontariamente tratterrà il respiro

(permettendo al corpo di galleggiare), questo riflesso tiene a galla per un po’ il

bambino, consentendo un facile salvataggio, SCOMPARE DOPO I PRIMI 4/6

MESI.

- La MARCIA AUTOMATICA: i neonati in posizione eretta, in modo che i piedi

tocchino una superficie piatta, faranno un passo come se camminassero,

SCOMPARE DOPO LE PRIME 8 SETTIMANE, a meno che il bambino non abbia

occasioni di esercitare questa risposta.

Non sappiamo perché quest’ultimo riflesso scompare, per poi venir fuori di nuovo ad un

certo punto dello sviluppo, anche per quanto riguarda il gattonare, ancora non ne

sappiamo molto, ma non tutti i bambini lo fanno e non incide sulla capacità di camminare.

I RIFLESSI DI SOPRAVVIVENZA non solo proteggono da stimoli avversi e consentono la

soddisfazione dei bisogni primari, possono anche avere un impatto positivo sul caregiver,

la vitalità di un neonato incentiva la vicinanza emotiva.

I RIFLESSI PRIMITIVI sono considerati residui della nostra storia evolutiva, normalmente

scompaiono dopo i primi mesi di vita, sono controllati dalle aree sub-corticali e vanno

perduti una volta che i centri superiori della corteccia maturano e cominciano ad orientare i

nostri comportamenti volontari.

I neonati attraversano nel ciclo delle 24 ore dei veri e propri stati, che sono definibile come

schemi organizzati di attività quotidiane, che sono prevedibili e che favoriscono esiti

salutari di sviluppo.

Prevedibili perché pur considerando le differenze individuali, hanno una loro prevedibilità e

favorirla produce esiti salutari sullo sviluppo del bambino e del sistema cerebrale, in

particolare il rispetto dell’alternanza delle fasi sonno veglia è molto importante.

In una tipica giornata a volte i neonati passano circa il 70% del tempo a dormire e solo 2/3

ore di veglia tranquilla, in cui sono inattivi ma attenti, queste ore sono la finestra di

opportunità per l’interazione con gli stimoli esterni.

I cicli del sonno hanno una durata breve, dai 45 minuti alle 2 ore, e hanno una tipica

sequenza:

sonnolenza-risveglio-pianto-piantarello-veglia tranquilla-un pianto più o meno evidente

Negli STATI DI AROUSAL del neonato, gli stati più evidenti sono quelli relativi alla fase di

sonno, sonno regolare e sonno irregolare.

Nel SONNO IRREGOLARE gli occhi del neonato sono chiusi, ma si possono vedere sotto

le palpebre muoversi gli occhi, fenomeno conosciuto come REM, le fasi di sonno sono fasi

in cui aumentiamo la velocità dell’interconnessione emisferica, e sono tipicamente le fasi

in cui sogniamo, questo ci porta ad immaginare che ci sia attività PROTO ONIRICA nel

neonato.

Abbiamo quindi queste due fasi di sonno molto più ampie, di 8/9 ore ciascuna e poi un

gradiente di fasi di non sonno, che vanno dal sonno alla sonnolenza ad una veglia

tranquilla fino allo STATO DI AROUSAL, che è quello del pianto, pianto intenso, difficile da

calmare, accompagnato da attività motoria che dura da 1 a 3 ore.

Dormire e piangere mostrano schemi regolari di cambiamento nel corso del 1° anno di vita

e forniscono importanti informazioni sul percorso evolutivo del bambino.

Dalle 2 alle 6 settimane i neonati dormono dalle 14 alle 16 ore al giorno

Dai 3 ai 7 mesi dormono di notte e richiedono 2 o 3 sonnellini brevi di giorno

Fino al 2° mese di vita i neonati trascorrono almeno metà delle loro ore di sonno in FASE

REM, questa fase si accorcia sensibilmente dopo la nascita fino a diventare solo il 25/30%

del sonno totale per un bambino di 6 mesi.

Il pianto va inteso come una PROTO COMUNICAZIONE, solo in un primissimo momento

è fisiologico, il caregiver attiva conoscenze molto precise sul suo bambino in ragione della

qualità e della frequenza del pianto.

I bambini piangono più spesso nei primi 3 mesi di vita, bambini di madri che reagiscono

prontamente al pianto dei loro figli arrivano poi a piangere molto poco, in un neonato

l’angoscia è direttamente proporzionale al tempo e alla frequenza di un pianto che non

attiva un contatto con il caregiver.

Il pianto ha anche delle caratteristiche sonore specifiche, è quindi anche uno strumento

diagnostico significativo.

Esistono 4 tecniche principali usate per studiare le competenze neonatali, IL METODO

DELLA PREFERENZA, viene usato fino ai 12 mesi di età, in questo metodo vengono

presentati almeno due stimoli simultaneamente per vedere se i neonati si dedicheranno

più ad uno o all’altro, negli anni ’60 Fanz, psicologo spesso citato insieme a Kagan, ideò

un macchinario per rilevare le preferenze visive dei neonati, usato ancora oggi.

Altro metodo è il METODO DELL’ABITUAZIONE, in cui ci si riferisce ad un fenomeno

fisiologico, che è quello dell’abituazione.

Sulla base del fenomeno dell’abituazione, questo metodo prevede che uno stimolo ripetuto

diventi così familiare che le reazioni associate ad esso non si verifichino più.

Questo metodo lavora sui presupposti di una concreta forma di apprendimento, quando il

neonato smette di rispondere allo stimolo familiare vuol dire che lo riconosce come

qualcosa di già sperimentato, quindi ci attiviamo verso lo stimolo nuovo e ci disattiviamo

verso uno stimolo diventato familiare, questa procedura prende il nome di

FAMILIARIZZAZIONE NOVITA’.

Per verificare la capacità del neonato di discriminare due stimoli diversi, il ricercatore

prima presenta uno degli stimoli, fino a quando il bambino se ne disinteressa, e a quel

punto mostra il secondo stimolo, se il neonato lo discrimina dal primo si disabituerà, se il

neonato non reagisce le differenze tra i due stimoli erano troppo sottili.

Grazie a questo metodo si è rilevato che i maschi rispetto alle femmine tendono ad avere

un’attivazione privilegiata per una serie di stimoli diversa dal pattern privilegiato delle

femmine.

Altro paradigma è quello del METODO DEI POTENZIALI EVOCATI, per determinare ciò

che i neonati sentono o percepiscono viene presentato loro uno stimolo e attraverso l’EEG

si registrano le onde cerebrali.

Esiste poi il METODO DELLA SUZIONE AD ALTA AMPIEZZA, che sfrutta il principio

fisiologico del riflesso di suzione, sul quale i neonati esercitano un buon controllo.

Queste metodologie hanno fornito la possibilità di indagare le precoci capacità sensoriali

dei neonati sui cinque sensi:

Per ciò che riguarda l’UDITO nelle prime ore di vita il bambino sente come un adulto con il

raffreddore, con relativa insensibilità ai suoni più deboli, ma sono in grado di discriminare

suoni di diversa entità di volume, durata, direzione e frequenza, già alla 14° settimana di

gestazione, i feti reagiscono motoriamente alla ripetizione della sillaba LA pronunciata

dalla mamma, dimostrando una precoce attivazione MOTORIO-UDITIVA, quindi lo stimolo

motorio è connesso a quello uditivo.

Questa interrelazione ha dato vita al costrutto della PERCEZIONE TRASMODALE, la cui

definizione è che il neonato capisce che quel ritmo di carezze sulla schiena che gli arriva

da parte della mamma quando piange, ha lo stesso ritmo e timbro del modo di parlare

della mamma.

A 3 mesi i neonati distinguono suoni consonantici simili, a 4 mesi riconoscono suoni che

sentono spesso, a 4 mesi e mezzo girano il capo correttamente quando sentono il proprio

nome, a 5 mesi se chi parla lo fa in maniera abbastanza forte riconoscono il proprio nome

in un sottofondo di voci blateranti, ad 1 anno si girano in risposta al proprio nome quando i

suoni sono solo 5 decibel più alti delle voci in sottofondo.

Per quanto riguarda GUSTO e OLFATTO, i neonati preferiscono i sapori dolci e sono in

grado di rilevare una certa quantità di odori, reagiscono con espressioni di disgusto ad

odori sgradevoli, necessario per discriminare sostanze pericolose, a 4 giorni dalla nascita

preferiscono l’odore del latte materno a quello del liquido amniotico, un neonato di ½

settimane riconosce la madre dall’odore del seno e delle ascelle, Mc Farlain ha

dimostrato come a 6 giorni il neonato riconosce il latte materno rispetto a quello di altre

donne (esperimento batuffolo di cotone).

Per quanto riguarda TATTO, TEMPERATURA e DOLORE, la sensibilità al tatto esalta la

reattività dei neonati al loro ambiente, la privazione di contatto corporeo è nociva allo

sviluppo del bambino, il tocco abbassa i livelli dello stress, calma e promuove l’attività

neuronale dei neonati, contatto tattile della mamma è ancora più benefico se il bambino lo

percepisce attraverso la PERCEZIONE TRASMODALE.

I neonati sono anche piuttosto sensibili al caldo e al freddo, rifiutano il biberon troppo

caldo, si muovono di più se hanno freddo.

I neonati soffrono molto il dolore, i maschi durante la circoncisione emettono grida simili a

quelle dei bambini prematuri o con ritardo mentale, anche bambini di un giorno piangono

molto quando vengono punti da un ago per il prelievo.

Per quanto riguarda la VISTA, tra le capacità sensoriali è quella che sembra essere meno

sviluppata rispetto alle altre, il neonato è sensibile alla luce, segue i visi più di altre figure,

ha un accomodamento visivo difficoltoso e una messa a fuoco di più o meno 20 cm che è

la distanza con la mamma durante l’allattamento.

L’ultima parte della catena è quella PERCETTIVA, da 0 a 2 mesi i neonati preferiscono

guardare qualsiasi cosa vedono bene, come stimoli ad alto contrasto o quelli in

movimento, a 3 mesi effettuano l’accomodamento visivo, fino a 6 anni l’acuità visiva non è

completamente sviluppata.

Per quanto riguarda la percezione della profondità è stata studiata attraverso lo studio del

VISUAL CLIFF.

La PERCEZIONE TRASMODALE è una capacità che studi sistematici sullo sviluppo della

percezione e indagini osservative del bambino piccolo hanno confermato in maniera

convergente, studi geniali lo dobbiamo a Daniel Stern, un gigante della psicologia del

‘900, che nel libro “il mondo interpersonale del bambino” ci ha mostrato come la

PERCEZIONE TRASMODALE, ovvero l’integrazione dei sensi sia presente alla nascita.

Il sistema PERCETTIVO del bambino passa da uno stato A-MODALE in cui diversi input

sensoriali vengono percepiti come un tutt’uno, ad uno stato TRANSMODALE, in cui il

bambino riesce a separare il tatto dalla vista, il gusto dall’olfatto ecc…

La PERCEZIONE è un fenomeno che non si risolve solo all’interno della catena

PSICOFISICA SENSORIALE PERCETTIVA, ma ha una serie di influenze culturali.

Nel momento in cui siamo esposti ad una lingua diventiamo particolarmente sensibili alle

configurazioni di suoni che sono importanti per quel particolare linguaggio, e meno

sensibili alle distinzioni uditive ritenute irrilevanti nel nostro linguaggio, linguaggio e codice

linguistico sono questioni centrali, il linguaggio modella progressivamente la nostra

percezione.

L’influenza del linguaggio sulla percezione è un aspetto centrale della teorizzazione di

Vigotsky , per il quale il linguaggio altera non solo la percezione, ma tutta una serie di

elementi, ci sono poi due principi generali:

- La crescita delle abilità percettive non è solo questione di aggiunta progressiva di

nuove abilità, ma è anche una questione di perdere quelle non necessarie.

- La nostra cultura determina quali input sensoriali sono distintivi e come dovrebbero

essere interpretati.

Le influenze culturali sulla percezione fanno in modo che questa si articoli e riarticoli

continuamente, il modo in cui percepiamo il mondo dipende, non solo dal riconoscimento

degli aspetti oggettivi dei nostri input sensoriali (apprendimento percettivo), ma anche

dalle esperienze di apprendimento culturale che forniscono una struttura per comprendere

questi input.

L’apprendimento è una questione centrale del discorso psicologico, è qualcosa che

determina cambiamenti nel comportamento.

Uno dei processi ai quali dobbiamo guardare è quello dell’ABITUAZIONE, nella quale

esistono delle differenze individuali, bambini che si abituano velocemente durante i 6/8

mesi di vita, sono più rapidi a capire e usare il linguaggio durante il 2° anno e ottengono

punteggi più alti di compagni della stessa età lenti ad abituarsi.

Psicologia e psicologia dello sviluppo si interessano tra CONDIZIONAMENTO CLASSICO

e CONDIZIONAMENTO OPERANTE, soprattutto a quello OPERANTE, perché rende

ragione del funzionamento dei bambini in ordine a capacità più complesse.

Skinner sostiene qualcosa che merita un punto interrogativo:

La maggior parte dei comportamenti umani sono quelli che emettiamo volontariamente

(operanti) e che diventano più o meno probabili in base alle loro conseguenze.

Il punto interrogativo perché noi non siamo sempre in grado di dire che l’azione che

compiano ha una reazione negativa e allora non la metto più in atto e viceversa, la

questione degli apprendimenti del CONDIZIONAMENTO OPERANTE è errata, molto

spesso facciamo delle cose che sappiamo essere dannose per noi, perché abbiamo

l’inconscio, ma il CONDIZIONAMENTO OPERANTE è una buona lente per guardare ad

alcuni fenomeni che caratterizzano lo sviluppo del bambino e il suo comportamento.

Meltzoff 40 anni fa, ha dimostrato che l’APPRENDIMENTO è caratterizzato

dall’IMITAZIONE, che tra le tante cose ha dentro la questione dei NEURONI SPECCHIO,

che giustifica dal punto di vista biologico la questione imitativa, quasi tutto può essere

appreso guardando o ascoltando gli altri, guardare un modello, imitare, vuol dire

incrementare una competenza.

Gli studi di Meltzoff dimostrano l’innatismo delle capacità imitative, la capacità del neonato

di imitare nuove risposte, che non sono parte del proprio repertorio comportamentale

diviene molto più evidente ed affidabile tra gli 8 e i 12 mesi.

Molto importante è l’IMITAZIONE DIFFERITA: a 9 mesi i bambini sanno imitare azioni

semplici fino a 24 ore dopo la prima osservazione.

L’IMITAZIONE non è solo un processo di base dello sviluppo, è importante anche dal

punto di vista TERAPEUTICO-RIABILITATIVO nella primissima infanzia.

Il filo di questi processi lo troviamo all’interno un processo che caratterizza una specifica

abilità del bambino piccolo, noto come PERCEZIONE TRASMODALE, o in Stern

PERCEZIONE AMODALE.

Stern individua nel corso dei primi 2 anni di vita l’emergere di 4 DISTINTI SENSI DEL SE,

che lui chiama in modi diversi e che rendono ragione della progressiva costruzione della

struttura della personalità, che noi chiamiamo SE SOGGETTIVO, cioè il riconoscimento

identitario.

Stern introduce come primo elemento implicato nella formazione di questo SE quello della

PERCEZIONE AMODALE e per spiegarla cita Meltzoff e i suoi esperimenti con il batuffolo

di cotone imbevuto di latte materno.

Per Stern il trasferimento tattile-visivo è presente già nelle prime settimane di vita del

bambino.

I bambini nascono predisposti per fare un trasferimento transmodale dell’informazione,

che permette loro di riconoscere una corrispondenza tra il tatto e la vista.

Stern pone particolare attenzione alle caratteristiche temporali e al linguaggio, i merito al

quale sostiene che sentiamo ciò che vediamo, perché la bocca si muove, il linguaggio è

contemporaneamente visivo e uditivo, e i bambini individuano la corrispondenza tra il

suono e la vista.

Parlando di MODALITA’ PROPRIOCETTIVA cita di nuovo gli studi di Meltzoff,

introducendo il concetto di una PROTO CONCEZIONE DI SE, del proprio viso, che un

bambino di pochi giorni manifesterebbe, anticipando la questione di confine tra

PERCEZIONE TRANSMODALE e NEURONI SPECCHIO.

Stern ci parla quindi di una questione intercorporea tra la mamma e il neonato, la

questione del DIALOGO INTERCORPOREO è oggi centrale in psicologia dello sviluppo.

Per Stern il SE EMERGENTE si costruisce a forza di situazioni in cui il bambino verifica la

correttezza della PERCEZIONE TRANSMODALE.

Stern anticipa la PERCEZIONE TRANSMODALE come fondante del SENSO DEL SE del

bambino, e attraverso questa arma, di cui si dispone alla nascita, quella di percepire

transmodalmente, si costruiscono le fondamenta di quello che Stern chiama SE

EMERGENTE.

Questo a qualificare ulteriormente la centralità del corpo.

In Stern la questione della PERCEZIONE AMODALE è integrata da due concetti, uno di

Werner e uno assolutamente suo, quello degli AFFETTI VITALI.

Nel “mondo interpersonale del bambino”, quando chiude il paragrafo sulla PERCEZIONE

AMODALE, introduce la PERCEZIONE FISIOGNOMICA, dicendo che Werner, nel 1948

ha ipotizzato nel bambino piccolo un tipo diverso di PERCEZIONE AMODALE che ha

definito PERCEZIONE FISIOGNOMICA, per lui le qualità amodali che vengono esperite

dal bambino, rientrano nelle categorie degli affetti.

Per Werner gli affetti sono la moneta di scambio per gli stimoli, l’esperienza di un affetto

non è legata solo alla modalità percettiva.

Stern fa riferimento alla PERCEZIONE FISIOGNOMICA di Werner per dire quanto possa

essere interessante guardare alla PERCEZIONE AMODALE anche come interrelazione

tra percetto e categorie affettive collegate e introduce l’aspetto degli AFFETTI VITALI, che

lui definisce la 3° qualità dell’esperienza che può scaturire direttamente dagli incontri con

le persone.

È necessario per Stern introdurre questa nuova terminologia, perché molte qualità dei

sentimenti non hanno terminologia nel linguaggio verbale esistente.

Quindi sotto la questione degli AFFETTI VITALI, c’è tutta la questione della comunicabilità

linguistica o meno dei nostri stati interni.

Questi AFFETTI VITALI hanno una caratteristica, l’aggancio con la realtà corporea e con

ciò che è evocato attraverso il nostro sentire corporeo.

Stern fa riferimento a tutta una serie di situazioni e di stati che noi chiameremo psicofisici,

perché legati a processi corporei che ci accompagnano continuamente e sui quali

facciamo opera di traduzione continua.

A volte siamo in uno stato che Stern chiama di AFFETTO VITALE, perché traduciamo a

questo livello una determinata situazione fisica.

Stern dice che possediamo evoluzionisticamente una capacità di imitazione di emozioni

discrete che è funzionale alla sopravvivenza, ma questa parte non è il tutto.

Gli AFFETTI VITALI possono presentarsi insieme agli AFFETTI DISCRETI, quelli

evoluzionisticamente determinati: rabbia, gioia, dolore ecc…può esistere una

compresenza di stati affettivi e vitali.

Stern scrive pagine molto belle sul collegamento tra l’esperienza degli AFFETTI VITALI e

l’esperienza musicale.

L’esperienza dell’ascolto, quindi della percezione di brani musicali è spesso quella più

vicina a quella del AFFETTI VITALI che deve aver sperimentato ciascuno di noi quando

era in una fase di poche settimane di vita, prima di una progressiva verbalizzazione della

propria comunicazione.

Stern apre una finestra sui processi di interazione precoce che in riferimento alle sole

categorie affettive discrete, il genitore è triste, arrabbiato, gioioso, non ci permetterebbe di

cogliere.

Il genitore nell’interazione con il bambino si modula con gli affetti discreti, ma anche con

quelli vitali.

Il bambino non capisce che il genitore gli sta dando il biberon, ma capisce l’azione di

quell’affetto vitale, il condizionamento operante, potrebbe far capire che una certa

riluttanza del genitore nel dare il biberon al bambino venga percepita da questo come un

AFFETTO VITALE negativo, un AFFETTO VITALE di questo tipo se ripetuto, ha un effetto

negativo sul bambino, lo pone in una posizione di non ottimale aggancio.

L’AFFETTO VITALE ci permette di avere un’ulteriore lettura dei processi tipici della

PERCEZIONE AMODALE, che è la capacità di collegare modalità sensoriali diverse con

un unico percetto, gli AFFETTI VITALI sono mezzo per astrarre un contenuto, ora buono,

ora cattivo, della nostra esperienza con la mamma.

Gli AFFETTI VITALI sono legati alla dimensione corporea, possiamo muoverci con

un’intenzionalità di un certo tipo e comunicare un AFFETTO VITALE di altro tipo, in questa

situazione vince sempre la codifica che il bambino fa sull’AFFETTO VITALE, la

dimensione corporea è difficile da occultare.

La lezione di Stern, che spesso non viene colta, è di tipo fenomenologico, sostenendo che

noi siamo essenzialmente un corpo.

Questa capacità non va persa, si integra nel corso del tempo con il linguaggio, la

permanenza di questa capacità si può garantire al bambino con una relazione genitoriale

stabile all’insegna del piacere nella relazione e alla ricorsività nelle cure.

I bambini crescono molto rapidamente, in particolare nei primi 2 anni di vita, spesso

raddoppiano il loro peso alla nascita, i bambini appena nati hanno un calo ponderale,

all’età di due anni i bambini sono già la metà della loro altezza da adulti, maschi e

femmine hanno curve di crescita diverse.

Durante lo sviluppo c’è una riduzione progressiva della proporzione del corpo, per quanto

riguarda lo sviluppo osseo è importante ricordare la questione della flessibilità delle ossa, il

cranio del neonato è formato da ossa che possono essere compresse durante il parto, che

devono poi essere in espansione, almeno fino al 2°anno di vita, poi c’è tutta la questione

delle fontanelle, giuntura sub-craniale che man mano va a chiudersi.

Lo sviluppo osseo è completo all’età di 18 anni.

Per quanto riguarda lo sviluppo muscolare, nasciamo già con tutte le fibre di cui abbiamo

bisogno, lo sviluppo muscolare procede nelle direzioni cefalo-caudale e prossimo-distale.

I muscoli di testa e collo maturano prima di quelli di tronco e arti, la maturazione

muscolare è progressiva verso l’adolescenza.

Il cervello e la testa crescono più rapidamente del corpo in generale, gli organi riproduttivi

sono più lenti a raggiungere le dimensioni adulte, i linfonodi ed altre parti del sistema

linfatico, che funzionano come componenti del sistema immunitario, crescono

rapidamente.

Lo sviluppo ha caratteristiche individuali ed inter-individuali, anche rispetto a caratteristiche

cross-culturali.

Lo sviluppo del cervello rispetto al suo peso definitivo raggiunto in età adulta, passa dal

25% alla nascita al 75% ai due anni, importante è la questione della PLASTICITA’ DEL

CERVELLO, della possibilità che più piccolo è il bambino che subisce una lesione,

maggiore sarà la possibilità, dovuta alla sua PLASTICITA’ CEREBRALE, di spostare in

altre aree anatomico funzionali del cervello quelle funzioni non più svolte dalla parte

lesionata.

Il fenomeno del PRUNING (potatura), noi siamo sovrabbondanti di connessioni neuronali e

man mano andiamo a ridurle in seguito all’esperienza, all’uso, non tutte le parti del cervello

si sviluppano alla stessa velocità.

Alla nascita i centri cerebrali più sviluppati sono i centri cerebrali inferiori sub-corticali, che

controllano gli stati di coscienza, i riflessi innati, le funzioni biologiche, intorno a queste

aree si trovano cervello e corteccia cerebrale.

La MIELINIZZAZIONE serve a rendere più veloce la trasmissione degli impulsi nervosi, la

laterizzazione cerebrale e il ruolo integrativo del corpo calloso che mette in relazione i due

emisferi, tipicamente diciamo che l’emisfero sinistro controlla il lato destro del corpo e

contiene i centri per il linguaggio, udito, memoria verbale, espressione emozioni positive e

il destro invece elabora le informazioni visivo spaziali, suoni non linguistici (musica),

sensazioni tattili, emozioni negative, in realtà la questione non è così netta perché esiste la

PLASTICITA’ CEREBRALE, che non è solo attiva nelle prime fasi di vita.

Per quanto riguarda lo sviluppo motorio è importante avere ben presenti le fasi dello

sviluppo, ad esempio il 50% dei bambini cammina bene intorno ai 12 mesi e il 90% intorno

ai 14 mesi, quindi: la deambulazione autonoma avviene nel 50% dei casi a 12 mesi e nel

90% dei casi a 13/14 mesi, questo è un dato importante per fare la raccolta anamnestica,

che insieme ad altri ritardi nelle tappe dello sviluppo attese può portarci alla diagnosi di un

ritardo mentale.

Il teorico più influente dello sviluppo infantile è Piaget che ha unito i suoi primi interessi per

la zoologia e l’epistemologia al fine di sviluppare una nuova scienza che chiamò

EPISTEMOLOGIA GENETICA, iniziò i suoi studi osservando attentamente i suoi 3 figli

nella prima infanzia.

La formazione di Piaget in zoologia è evidente nella sua definizione di intelligenza, come

funzione vitale elementare che aiuta l’organismo ad adattarsi al suo ambiente.

Piaget descrive il bambino come un costruttivista, secondo lui la cognizione si sviluppa

per mezzo di un raffinamento e una trasformazione di strutture mentali o schemi, che sono

il mezzo attraverso il quale i bambini interpretano e organizzano l’esperienza.

Piaget riteneva che tutti gli schemi, tutte le forme di comprensione, siano creati attraverso

il funzionamento di due processi intellettivi innati:

- L’ORGANIZZAZIONE

- L’ADATTAMENTO

L’ORGANIZZAZIONE è il processo attraverso il quale i bambini combinano schemi

esistenti in nuovi e più complessi schemi intellettivi, Piaget credeva che costantemente i

bambini organizzassero qualunque schema possiedano in strutture più complesse e

adattive.

Lo scopo dell’ORGANIZZAZIONE è di promuovere l’ADATTAMENTO, il processo di

adattamento alle richieste dell’ambiente.

Secondo Piaget l’ADATTAMENTO avviene attraverso due attività complementari:

- ASSIMILIAZIONE

- ACCOMODAMENTO

L’ASSIMILAZIONE è il processo attraverso il quale il bambino tenta di interpretare

esperienze nuove secondo il suo modello esistente del mondo, vede un cavallo e pensa

sia un cane.

L’ACCOMODAMENTO, complementare all’ASSIMILAZIONE è il processo che consiste

nel modificare strutture esistenti in modo da giustificare le esperienze nuove, il bambino

riconosce che il cavallo non è un cane e potrebbe inventare un nome.

Piaget riteneva che ASSIMILAZIONE e ACCOMODAMENTO funzionassero insieme per

promuovere la crescita cognitiva.

Piaget identifica 4 GRANDI PERIODI o STATI DI SVILUPPO COGNITIVO:

- LO STADIO SENSO MOTORIO: dalla nascita ai 2 anni

- LO STADIO PRE-OPERATORIO: dai 2 anni ai 7 anni

- LO STADIO OPERATORIO CONCRETO: dai 7 anni agli 11 anni

- LO STADIO OPERATORIO FORMALE: dagli 11 anni in avanti

Questi stadi di crescita intellettiva rappresentano qualitativamente livelli diversi di

funzionamento e forma che Piaget chiama SEQUENZA INVARIANTE DI SVILUPPO, cioè

tutti i bambini progrediscono negli stadi nello stesso ordine.

Sebbene ritenesse che la sequenza degli stadi fosse fissa, riconosceva l’esistenza di

differenze individuali nell’età in cui i bambini entrano o emergono da uno degli stadi.

Piaget riteneva che fattori culturali e altre influenze ambientali potessero accelerare o

ritardare il ritmo della crescita intellettiva del bambino e che le norme di età che

accompagnano stadi e sotto stadi fossero solo approssimazioni.

Durante il PERIODO SENSO MOTORIO i bambini coordinano i loro input sensoriali e le

loro abilità motorie, creando schemi di comportamento che gli consentono di agire e

arrivare a conoscere l’ambiente.

La crescita cognitiva di un bambino è così drastica che Piaget ha diviso lo STADIO

SENSO MOTORIO in 6 SOTTO STADI, che descrivono la graduale transizione del

bambino da essere di riflessi a essere pensante.

Il 1° SOTTO STADIO è quello delle ATTIVITA’ RIFLESSE (dalla nascita a 1 mese) dove le

azioni dei neonati sono limitate all’esercizio di riflessi innati, all’assimilazione di nuovi

oggetti in schemi di riflesso e all’accomodamento dei riflessi ai nuovi oggetti (succhiano la

coperta oltre al capezzolo).

Il 2° SOTTO STADIO è quello delle REAZIONI CIRCOLARI PRIMARIE (da 1 a 4 mesi)

dove i neonati scoprono che le varie risposte che possono emettere e controllare

(succhiare il pollice) sono soddisfacenti e perciò meritevoli di ripetizione.

Il 3° SOTTO STADIO è quello delle REAZIONI CIRCOLARI SECONDARIE (dai 4 agli 8

mesi) dove i neonati scoprono che possono far accadere cose interessanti agli oggetti al di

là del proprio corpo, come far fare “qua qua” ad una paperella di gomma strizzandola,

Piaget sostiene che questa non è una risposta completamente intenzionale.

Il 4° SOTTO STADIO è quello della COORDINAZIONE DI REAZIONI SECONDARIE

(dagli 8 ai 12 mesi) quando i bambini cominciano a coordinare due o più azioni per

raggiungere semplici obiettivi, Piaget riteneva che questa rappresentasse la primissima

forma di comportamento finalizzato ad un obiettivo, perciò un vero PROBLEM SOLVING.

IL 5° SOTTO STADIO è quello delle REAZIONI CIRCOLARI TERZIARIE (dai 12 ai 18

mesi) dove i bambini cominciano a sperimentare attivamente sugli oggetti e tentano di

inventare nuovi metodi per risolvere problemi o per riprodurre risultati interessanti.

Il 6° SOTTO STADIO è quello del PROBLEM SOLVING SIMBOLICO (dai 18 ai 24 mesi)

l’impresa che corona lo STADIO SENSO MOTORIO, avviene quando i bambini

cominciano ad interiorizzare i loro schemi comportamentali per costruire simboli mentali o

immagini che possono usare come guida per una futura condotta.

Piaget credeva che i bambini non fossero in grado di imitare risposte nuove fornite da un

modello fino agli 8/12 mesi d’età.

L’IMITAZIONE VOLONTARIA diventa molto più precisa tra i 12 e i 18 mesi, secondo

Piaget l’IMITAZIONE DIFFERITA, la capacità di riprodurre un comportamento in assenza

di un modello, appare per la prima volta a 18/24 mesi.

Una delle conquiste maggiormente degne di nota dello STADIO SENSO MOTORIO è lo

sviluppo della PERMANENZA DELL’OGGETTO, l’idea che gli oggetti continuino ad

esistere anche quando non sono più visibili o individuabili attraverso gli altri sensi.

Altri teorici riconoscono che i bambini vengono al mondo con più conoscenza di quanto

sostenesse Piaget, questi sono i TEORICI DELLA TEORIA.

L’idea di fondo delle TEORIE DELLA TEORIA è che i bambini sono preparati dalla nascita

a capire il senso di alcune classi di informazioni, così come dicono i NEO-INNATISTI; ma

questa conoscenza innata è incompleta e richiede che i bambini facciano molta

esperienza per costruire la realtà, così come riteneva Piaget .

I bambini lo fanno costruendo “TEORIE” su come funziona il mondo e valutano e

modificano le loro teorie, proprio come fanno gli scienziati, fino a quando i modelli nei loro

cervelli assomigliano al modo in cui il mondo è strutturato.

Il 2° stadio di sviluppo è lo STADIO PRE-OPERATORIO, dai 2 ai 7 anni, contraddistinto

dall’apparire della FUNZIONE SIMBOLICA, la capacità di fare in modo che una parola,

una cosa, un oggetto, stia per o rappresenti qualcos’altro, la FUNZIONE SIMBOLICA è

quindi la capacità di usare simboli (come immagini e parole) per rappresentare oggetti ed

esperienze.

Nello STADIO PRE-OPERATORIO il bambino entra man mano in uno stato di

EGOCENTRISMO INTELLETTUALE, caratteristico della fase di sviluppo 0/2 anni, questa

fase di Piaget occorre interpretarla con una teoria più recente, perché elemento di critica

da sempre molto forte alle teorie di Piaget è quella che sottovalutava la capacità del

bambino, in età già prescolare di riconoscere e apprezzare il punto di vista di un’altra

persona.

Piaget nella sua analisi sottovaluta l’aspetto relazionale, dell’aggancio a ciò che è nella

mente dell’altro, la teoria che meglio ci aiuta a capire questo aspetto è la TEORIA DELLA

MENTE, che ci indica che noi abbiamo delle idee relative alla mente dell’altro e alla nostra,

non possiamo avere idea dell’altro senza avere un proto-idea della nostra mente, ma allo

stesso tempo l’idea che abbiamo nella nostra mente si arricchisce continuamente in

ragione della mente dell’altro.

Quello che Piaget non integra è che i bambini nello STADIO PRE-OPERATORIO (2/6

anni) possono assumere prospettive concettuali facendo inferenze corrette su ciò che

un’altra persona sta forse pensando o provando quando questi stati mentali differiscono

dai propri.

La TEORIA DELLA MENTE e la TEORIA DELL’ATTACCAMENTO sono reciprocamente

interdipendenti in merito a questa capacità.

È comunque un dato che fino all’età prescolare, dai 3 anni, cominciamo a capire che il

nostro comportamento e quello degli altri, si basano su ciò che sappiamo o crediamo, ciò

che vogliamo o desideriamo.

La TEORIA DELLA MENTE ci dice che noi abbiamo una capacità che si sviluppa

progressivamente, dal 2° al 3° anno di vita, di capire che l’altro ha una sua mente e di

cominciare a comprendere gli stati mentali dell’altro, secondo questa teoria sviluppiamo

questa capacità a partire dal 2° anno di vita, attraverso la cosiddetta PSICOLOGIA DEL

DESIDERIO, cioè le azioni e le loro conseguenze sono interpretate in base ai desideri e

al loro soddisfacimento, cioè ci rendiamo conto che motore propulsore del nostro

comportamento è il desiderio e il suo soddisfacimento, desiderio che diventa sempre più

sofisticato con la crescita.

Verso i 3 anni diventa una PSICOLOGIA DELLA CREDENZA DESIDERIO, cioè una

capacità psicologica più consistente con la quale sviluppiamo la capacità di capire che le

azioni dell’altro appaiono guidate anche dalle sue credenze, che possono essere vere o

false, ma ciò che conta è che noi capiamo che a orientare il nostro comportamento non è

solo un meccanismo basico di soddisfacimento del desiderio, bensì una processualità di

ordine più alto, noi abbiamo delle credenze, che sono aspettative o rappresentazioni

mentali, che motivano il nostro comportamento.

La TEORIA DELLA MENTE è stata elaborata a partire da studi che hanno

sperimentalmente confrontato bambini di diverse età su compiti di falsa credenza,

attraverso questa teoria capiamo ancora meglio perché dai 2 anni, attraverso la conquista

della RAPPRESENTAZIONE, ovvero della COSTANZA DELL’OGGETTO e del GIOCO

SIMBOLICO, che significa attribuire stati intenzionali ad oggetti nel gioco, il bambino arriva

a rappresentare una realtà diversa da quella percepita.

Un passaggio interessante è quello dello sviluppo dell’INTENZIONE DICHIARATIVA

COMUNICATIVA, presente già dal 1°anno, quando il bambino vocalizzando o indicando

oggetti, persone, e situazioni, influenza lo stato mentale dell’adulto, richiamando la sua

attenzione su qualcosa, manifesta quindi questa INTENZIONE DICHIARATIVA

COMUNICATIVA di voler condividere, quindi di voler mettere in sintonia stati mentali.

Poco dopo il bambino svilupperà il GIOCO SIMBOLICO, quindi potrò sempre più

prescindere dalla realtà percepita, e queste due cose: INTENZIONE DICHIARATIVA

COMUNICATIVA e GIOCO SIMBOLICO diventeranno i propulsori della TEORIA DELLA

MENTE.

IL 3° stadio è lo STADIO OPERATORIO CONCRETO, dai 7 agli 11 anni, nel periodo

scolare siamo in una fase in cui le azioni mentali si coordinano tra loro e divengono

operazioni concrete, caratterizzate dalla reversibilità.

Il 4° stadio è lo STADIO OPERATORIO FORMALE, dagli 11/12 anni in poi, dove si

comincia a sviluppare il PENSIERO IPOTETICO / DEDUTTIVO, in questa fase il bambino

è capace di elaborare dal reale al possibile, in questa fase i bambini sono molto morali.

Piaget sostiene che in questa fase la realtà diviene una delle manifestazioni del possibile.

Piaget è stato molto criticato, le critiche sono sostanzialmente relative alla natura dei

compiti che lui assegnava che erano troppo difficili e astratti e che non ha tenuto conto dei

fattori di DISCONTINUITA’ NELLO SVILUPPO.

La critica più pesante è quella del cosiddetto BAMBINO PIAGETTIANO ISOLATO, lui

studia un bambino isolato di fronte a compiti specifici di natura logico-matematica, nella cui

visione viene sottovalutata l’esperienza sociale come aspetto costitutivo dello sviluppo, ma

anche come aspetto specifico delle dinamiche di apprendimento anche in ambito

scolastico.

Studi successivi dimostreranno come l’interazione tra pari è superiore all’esperienza

individuale nel favorire la soluzione corretta del compito.

Su questo aspetto due autori molto importanti come Vigotskij e Bruner permettono un

superamento della teoria di Piaget, proprio immaginano e indicano il fatto che l’interazione

sociale abbia un ruolo costitutivo e non solo facilitante nello sviluppo del bambino.

Vigotskij è un autore della prima metà del ‘900 che è stato scoperto molto tardi, per una

serie di questioni legate al regime comunista nell’ex Unione Sovietica, scrive negli stessi

anni di Piaget, Vigotskij è noto come il fondatore della scuola storico culturale, la sua è

una psicologia che vede il singolo individuo da un lato il punto terminale e dall’altro come il

processo continuo di uno sviluppo storico culturale che lo precede, lo attraversa e viene

trasmesso alle generazioni.

Lo SVILUPPO COGNITIVO in Vigotskij non è solo l’emergere di competenze che sono

all’interno di una dimensione biologica, ma anche interiorizzazione continua di forme

culturali, dove funzione importante la assume il linguaggio.

Per Vigotskij noi siamo umani nella misura in cui abbiamo imparato ad usare, facendole

evolvere, competenze tipiche della nostra specie, che ci danno la possibilità di far emerge

una capacità.

Per Vigotskij la principale esperienza di mediazione è il linguaggio (emerge tra i 18 e i 24

mesi), riconosce che il bambino sarà in grado di acquisire conoscenze, di procedere nello

sviluppo, nella misura in cui accadono processi interindividuali.

Un concetto molto importante, di cui in maniera diversa parlerà anche Bruner, è la ZONA

DI SVILUPPO PROSSIMALE (ZSP), è un concetto chiave in Vigotskij, perché ci dice allo

stesso tempo dell’importanza dello sviluppo cognitivo, dei processi di apprendimento, ma

dice anche che questi sono processi che devono essere attivati nella dimensione

interpersonale, con l’aiuto dell’altro, per avere un incremento delle capacità del bambino

che vanno dallo SVILUPPO EFFETTIVO allo SVILUPPO POTENZIALE.

La ZONA DI SVILUPPO PROSSIMALE (ZSP) è il quantum che il bambino può aggiungere

in termini di apprendimento, nel quale c’è il sostegno dell’altro, l’aggancio con l’altro in

Vigotskij è soprattutto tutto ciò che l’altro mi porta attraverso la sua funzione di mediatore

storico culturale, attraverso il rapporto con me e il linguaggio che usa, e tutto ciò che ci

arriva dall’altro arricchisce, nella ZSP il bambino è fin dall’inizio protagonista attivo delle

relazioni perché ha già un primo uso sociale e comunicativo del linguaggio all’interno della

cornice storico culturale.

Per Vigotzkij il linguaggio è centrale, sia per la capacità di trasmettere contenuti del

contesto storico culturale, ma anche perché il linguaggio diviene strumento del pensiero,

esiste una fase che dimostra questo aspetto, che si manifesta nel 2° anno di vita, quando

il bambino durante il gioco “se la racconta”, dimostrando che il linguaggio diventa

elaborazione del pensiero.

Per Vigotskij il bambino interiorizzando continuamente, attraverso l’altro, tutti gli elementi

storico culturali, trasmessi attraverso i mediatori culturali, come il gioco o il linguaggio, si

arricchisce mostrando la capacità sempre più evidente del funzionamento competente.

Nel ‘900 Bruner è stato un personaggio molto importante della psicologia cognitiva, vuole

studiare cosa avviene, gli scopi e le intenzioni dei comportamenti.

In Bruner troviamo una teoria riassuntiva di alcuni aspetti salienti del pensiero di Piaget e

Vigotskij, secondo Bruner il pensiero maturo viene raggiunto attraverso 3 tipi di

rappresentazioni:

- ESECUTIVA

- ICONICA

- SIMBOLICA

Quello che troviamo nella RAPPRESENTAZIONE ESECUTIVA in Bruner è di fatto la

codifica SENSO MOTORIA del bambino Piagettiano nei primi 2 anni di sviluppo.

La RAPPRESENTAZIONE ESECUTIVA ci dice che nel 1° anno di vita c’è una REALTA’

che viene CODIFICATA ATTRAVERSO L’AZIONE, questa codifica è perdurante per tutte

quelle attività che rappresentiamo tramite il linguaggio, questo processo è fondamentale

nel 1° anno di vita per acquisire competenze e rimane attivo, i risultati di questo tipo di

apprendimento rimangono nel tempo.

Più tardi nello sviluppo, viene ad essere prevalente una CODIFICA DELLA REALTA’

ATTRAVERSO LE IMMAGINI, Bruner indica questa seconda modalità come quella della

RAPPRESENTAZIONE ICONICA, legata alla capacità di decentrarsi dal dato oggettivo,

quindi di evocare una realtà non presente.

Terzo tipo di codifica della realtà è quello della RAPPRESENTAZIONE SIMBOLICA, che fa

riferimento alla CODIFICA DELLA REALTA’ ATTRAVERSO IL LINGUAGGIO, che per

Bruner rappresenta la possibilità di maggiore astrazione dal dato reale, già dai 3 anni il

linguaggio diviene per il bambino uno strumento per alterare, occultare, distorcere la

realtà, nelle forme patologiche il linguaggio prende forma di delirio.

In Bruner queste tre modalità di codifica della realtà sono intese come attivate da aspetti

che lui chiama BASI SOCIALI DELLO SVILUPPO MENTALE, uno di questi è quello di

SCAFFOLDING, che sostanzialmente corrisponde ad un’impalcatura, che funge da

MEDIATORE NELLA RELAZIONE INTERPERSONALE, il concetto di SCAFFOLDING

corrisponde alla ZSP di Vigotskij.

Il bambino usa l’adulto come un’impalcatura sulla quale organizzarsi per raggiungere livelli

più alti di funzionamento, e come per Vigotskij, in Bruner la narrazione è lo strumento

della trasmissione culturale ed è organizzata attraverso una forma specifica di pensiero

che è il PENSIERO NARRATIVO, fa riferimento alla TEORIA DELLA MENTE, per i suoi

contenuti, desideri, emozioni, affetti, credenze, non possiamo sviluppare il PENSIERO

NARRATIVO SENZA LA TEORIA DELLA MENTE CHE PERMETTE DI LEGGERE IL DATI

INTENZIONALE.

Per Bruner i MITI FAMILIARI sono fondamentali, anche se non sono necessariamente

veri, ma servono a trasmettere una serie di contenuti strutturanti dell’identità familiare.

John Allen ci aiuta a comprendere la differenza tra costrutti come: MENTALIZZAZIONE,

MINDFULLNESS ed EMPATIA.

La MINDFULLNESS è avere attenzione per la mente dell’altro e va distinta dall’EMPATIA,

che è il sintonizzarsi con gli stati emotivi dell’altro.

È uno stato precedente alla MENTALIZZAZIONE, nella MINDFULLNESS sono attento,

nella MENTALIZZAZIONE comprendo.

La MENTALIZZAZIONE è la capacità di mettersi in relazione con gli stati mentali dell’altro,

creare storie.

L’EMPATIA è una particolare forma di MENTALIZZAZIONE, dove noi siamo capaci di

risuonare con sentimenti ed emozioni di un’altra persona, e non verso se stessi,

l’EMPATIA è per sua natura relazionale, è un vettore verso i sentimenti dell’altro.

È importante MENTALIZZARE per il mantenimento delle relazioni, per dare protezione,

supporto, un senso di sicurezza agli altri.

Attraverso la MENTALIZZAZIONE siamo in grado di comunicare i nostri sentimenti

all’altro, ci sono ostacoli alla MENTALIZZAZIONE, uno dei quali è essere innamorati.

La RIVOLUZIONE COGNITIVA si accompagna all’introduzione del computer, una serie di

teorie che riguardano lo sviluppo dell’intelligenza prendono come punto di riferimento il

funzionamento del computer.

I bambini sono in grado di svolgere imprese cognitive sempre più complesse con

maggiore accuratezza e rapidità, qui troviamo due aspetti centrali:

- HARDWARE che ha una sua dotazione di base, genetico disposizionale, che nel

corso del tempo migliora.

- SOFTWARE che sono delle strategie.

Questa articolazione di miglioramenti HARDWARE e SOFTWARE esita in una migliore

capacità intellettiva.

Atkinson e Shiffrin hanno avuto il merito di mostrare l’interdipendenza continua che c’è

tra i diversi meccanismi psichici della mente umana, nel loro modello troviamo la

MEMORIA, l’ATTENZIONE, la QUALITA’ DELLE RISPOSTE, questo MAGAZZINO

funziona sostanzialmente come una lettura di ciò che accade ad uno stimolo quando entra

nel nostro campo sensoriale percettivo e subisce una sua elaborazione.

Per Atkinson e Shiffrin, uno stimolo ambientale entra nel nostro apparato di elaborazione

delle informazioni e viene registrato da un MAGAZZINO SENSORIALE, che tiene attivo lo

stimolo per una certa frazione di tempo e nel mantenere attivo questo stimolo richiama

l’operatività all’attenzione, e l’attenzione attiva una serie di altri sistemi, in particolare

quello della MEMORIA DI LAVORO, che ha il compito di mantenere l’informazione e di

eseguire informazioni sull’informazione, da questo punto abbiamo diversi esiti, possiamo

avere una risposta specifica e di solito abbiamo un deposito di queste informazioni in un

magazzino molto più ampio che è quello della MEMORIA A LUNGO TERMINE, deposito

permanente di conoscenze.

Quindi abbiamo 3 passaggi:

- Dalla MEMORIA A BREVISSIMO TERMINE

- A quella a BREVE TERMINE

- A quella a LUNGO TERMINE

Il MAGAZZINO SENSORIALE è la porta di entrata del MODELLO MULTIMAGAZZINO,

mantiene attivi i meccanismi di oblio, questa attenzione all’input in ingresso permette il

passaggio alla memoria a breve termine solo laddove si presta attenzione.

La MEMORIA A BREVE TERMINE si attiva come funzione specifica, laddove si presta

attenzione al materiale, nella MEMORIA A BREVE TERMINE abbiamo uno spam di 5/9

elementi, a quel punto si passa alla MEMORIA A LUNGO TERMINE, che è il deposito di

informazioni vasto e permanente che include: la conoscenza del mondo, le tracce di

esperienze di eventi passati e le strategie per elaborare le informazioni e risolvere i

problemi.

Questo MODELLO MULTIMAGAZZINO funziona grazie ai PROCESSI DI CONTROLLO o

FUNZIONE ESECUTIVA, che sono quei processi che incanalano attivamente gli stimoli e

che quindi sono co-costruttori della nostra conoscenza, di fatto esercitano una

discriminazione su ciò che deve essere processato, mantenuto e ciò che deve essere

mandato in oblio.

Quando parliamo di PROCESSI DI CONTROLLO ci riferiamo alla METACOGNIZIONE,

cioè la conoscenza che una persona possiede delle proprie capacità ed abilità cognitive,

cioè cosa i bambini sono capaci di controllare del loro pensiero.

La cognizione umana è la più implicita e ci aiuta a capirla il paradigma di Rumelhart e

Mclelland , il PARALLEL DISTRIBUTED PROCESSING, questo paradigma ci insegna

come noi abbiamo due modalità di funzionamento mentale: SIMBOLICA e SUB-

SIMBOLICA e queste due modalità sono ciò che riguardano rispettivamente modalità

CONSCIA e INCONSCIA.

Esiste nella cognizione un aspetto molto importante attribuibile, secondo lo schema PDP,

alla dimensione SUB-SIMBOLICA, che è quello del PENSIERO IMPLICITO, in cui il

bambino opera senza consapevolezza, la maggior parte delle conoscenze del neonato e

del bambino piccolo è su base implicita, noi impariamo senza averne consapevolezza.

Una teoria molto interessante è la TEORIA FUZZY TRACE (traccia sfocata) che rende

ragione del duplice funzionamento implicito/esplicito.

La TEORIA FUZZY TRACE propone l’esistenza di importanti differenze evolutive nel modo

in cui i bambini rappresentano l’informazione per risolvere i problemi.

L’idea centrale è che le rappresentazioni di memoria (o tracce mnestiche) risiedono su un

continuum che va da rappresentazioni letterali (verbatim) a rappresentazioni vaghe,

sfocate (gist) che preservano il contenuto essenziale in assenza di tutti i precisi dettagli.

Le rappresentazioni di tipo GIST non sono semplicemente forme degradate delle nostre

rappresentazioni VERBATIM, noi codifichiamo rappresentazioni delle informazioni che

incontriamo, sia VERBATIM che GIST, e di queste utilizziamo quella più facile, appropriata

per risolvere il problema che stiamo cercando di risolvere.

Le TRACCE GIST sono più facilmente accessibili e di solito richiedono meno sforzo,

mentre le TRACCE VERBATIM sono più suscettibili di interferenza ed oblio, generalmente

le persone preferiscono ragionare in termini di TRACCE GIST, prima dei 6/7 anni sembra

che i bambini abbiano una tendenza, e anche una preferenza verso la codifica e il ricordo

di TRACCE VERBATIM, mentre bambini più grandi e adulti sono più inclini a codificare le

TRACCE GIST, una delle ragioni per cui bambini più piccoli possono pensare più

lentamente e meno efficacemente è che si trovano arenati ad elaborare dettagli verbatim

non necessari, che consumano molte delle loro limitate risorse cognitive ed interferiscono

con la capacità di risolvere i problemi in modo proficuo.

L’ATTENZIONE, come la qualità dei PROCESSI cambia nel corso del tempo.

Nella fascia 0-3 si parla di ATTENZIONE SOSTENUTA, che è facilmente catturata da

distrazioni, con una relativa incapacità di inibire l’intrusione di pensieri non rilevanti con il

compito, questo è dovuto al fatto che a quell’età la formazione reticolare non è pienamente

mielinizzata se non fino alla pubertà.

Il bambino svilupperà man mano due qualità specifiche dell’ATTENZIONE:

- L’ATTENZIONE SELETTIVA

- L’INIBIZIONE COGNITIVA

L’ ATTENZIONE SELETTIVA è quella capacità che noi sviluppiamo nella seconda fascia

del periodo prescolare di ignorare le informazioni irrilevanti, questa capacità andrà a

consolidarsi nell’INIBIZIONE COGNITIVA, per cui noi siamo in gradi di inibire le risposte

preferite o consolidate.

Nel cambiamento progressivo di questi processi implicati nel MODELLO

MULTIMAGAZZINO che fa da base all’elaborazione delle informazioni, abbiamo uno

sviluppo della memoria nel corso del tempo che va differenziato: abbiamo una MEMORIA

DI EVENTI, ovvero una memoria autobiografica che a sua volta si distingue in: MEMORIA

CHE RIGUARDA COSE ACCADUTE A NOI o NOZIONI SPECIFICHE e MEMORIA

STRATEGICA, che è una modalità di memoria che riguarda strategie e processi implicati

per recuperare le informazioni.

Rispetto alla MEMORIA DI EVENTI è centrale il LINGUAGGIO, l’amnesia infantile o la

mancanza di alcuni specifici ricordi è dovuta all’evoluzione del linguaggio e la mancanza

dei ricordi prima dei 3 anni accade perché non c’è un SENSO DEL SE definito.

Ci sono delle capacità come l’IMITAZIONE DIFFERITA che sono una prima evidenza di

MEMORIA DI EVENTI, riproposta attraverso il comportamento.

C’è poi uno sviluppo della MEMORIA DI SCRIPT, i bambini piccoli o prescolari ricordano

meglio eventi ricorrenti in ambienti familiari e tendono a non ricordare molto le informazioni

nuove, atipiche rispetto allo SCRIPT.

I bambini organizzano le informazioni sotto forma di SCRIPT, funzionano come degli

organizzatori che hanno bisogno di un tema solido e prevedibile sul quale muoversi con

delle variazioni.

Numerosi studi sulla memoria del trauma infantile hanno portato ad una sintesi molto utile

di 4 TIPI DI MEMORIE DIVERSE:

- COMPORTAMENTALI

- SOMATICHE o SOMATO/SENSORIALI

- VISIVE

- VERBALI

Le MEMORIE COMPORTAMENTALI sono espressioni spontanee del trauma legate a

comportamenti nelle attività quotidiane (un bambino che ha subito violenza ha un

comportamento violento), sono poco modificabili e hanno caratteristiche salienti.

Le MEMORIE SOMATICHE riguardano la memoria dello stimolo fisico.

Le MEMORIE VISIVE immagini, nel peggiore dei casi veri e propri flashback che si

riattivano.

Le MEMORIE VERBALI, tipiche della fascia 2-3 anni, quando i bambini possono

cominciare a comunicare l’esperienza traumatica.

Questo ci permette di capire che esistono diversi tipi di memoria e l’informazione viene

codificata in misura diversa, non solo visiva o verbale come ci si aspetterebbe.

Quando parliamo di intelligenza lo facciamo da un punto di vista PSICOMETRICO di

misurazione dell’intelligenza in un’ottica QUANTITATIVA, il costrutto dell’INTELLIGENZA è

stato a lungo fatto coincidere con un numero, quello del QI, per cui ciascuno di noi può

avere una variabilità su una scala che misura un QI adeguato di 100.

È importante sottolineare che la valutazione dell’intelligenza non è un dato fisso e

immutabile, è anzi un dato piuttosto soggetto a cambiamento nel corso della nostra vita,

altro aspetto importante è che la definizione dell’intelligenza non è univoca, ne abbiamo

diverse definizioni, alcune che fanno riferimento, come tradizione psicometrica, al

rendimento scolastico, altre che considerano altre dimensioni del nostro funzionamento.

Non è ancora stata data una risposta chiara al fatto che l’intelligenza sia una capacità

unica che influenza la performance delle persone, oppure consista in abilità distinte.

Agli inizi del ‘900 il governo francese commissionò a Binet e Simon la costruzione di un

TEST che identificasse i bambini “ottusi”, per cominciare a definire come trattare all’interno

del sistema scolastico le diverse abilità cognitive.

Elaborano una SCALA e creano dei compiti per misurare: la modalità dell’apprendimento

in classe, attenzione, percezione, memoria, ragionamento numerico, produzione verbale,

solo nell’ultimo decennio è nata l’idea che oltre a queste abilità ne abbiamo altre, come

l’intelligenza musicale, corporea o interpersonale, che sono altrettanto importanti.

Il principio fondamentale del funzionamento di questi TEST, che è con qualche piccolo

accorgimento il principio dei test attuali, è quello secondo il quale noi siamo caratterizzati

in base alle nostre performance, da un’ETA’ MENTALE che può essere più o meno al

livello della nostra ETA’ CRONOLOGICA, quindi fin dall’inizio sono state operate una serie

di standardizzazioni e a fronte di queste se il bambino supera tutti i test previsti per un’età

avrà quell’età mentale.

Successivamente gli psicometristi hanno introdotto un tipo diverso di analisi, ovvero

l’ANALISI FATTORIALE, questa tecnica identifica gruppi di compiti, chiamati FATTORI,

fortemente collegati l’un l’altro e slegati dagli altri compiti nel test, questo è importante

perché il fattore sarebbe equiparabile ad una specifica abilità mentale.

L’ANALISI FATTORIALE ha permesso di guardare all’intelligenza in maniera MULTI

COMPONENZIALE.

Spearman , nel 1927, parlava di un FATTORE MENTALE GENERALE (G) al quale era

arrivato attraverso un’analisi fattoriale di diversi esiti in diversi compiti, per cui la base di un

ragionamento multi componenziale viene attribuita a questo autore.

Spearman postula un funzionamento FIGURA-SFONDO, per cui ci sarebbe uno

SFONDO che è il FATTORE (G), timbro dell’intelligenza individuale e poi nell’ottica delle

differenze individuali ci sarebbero diversi fattori specifici che rendono conto delle diversità

tra individui all’interno della stessa performance.

Negli anni ’40 Thurstone sostiene l’esistenza di diverse abilità primarie che sono:

- ABILITA’ SPAZIALE

- VELOCITA’ PERCETTIVA

- RAGIONAMENTO NUMERICO

- SIGNIFICATO VERBALE

- FLUENZA VERBALE

- MEMORIA

- RAGIONAMENTO INDUTTIVO

Abilità che di fatto comporrebbero una sorta di puzzle con il FATTORE (G), in pratica lo

scompone in queste diverse abilità, questa tendenza ad atomizzare l’intelligenza in diversi

ambiti di abilità specifiche trova espressione clamorosa nel modello di Gilford, che fa

riferimento a 180 abilità mentali di base.

Per Gilford l’intelligenza è espressione ampia che può essere catalogata in 180 abilità di

contenuti intellettivi, operazioni mentali e prodotti esiti intellettivi.

Gilford ha costruito test per misurare più di 100 delle 180 abilità mentali, i punteggi però

che le persone ottengono presumibilmente indipendenti sono spesso correlati.

Nella seconda metà del ‘900 Cattel e Horn , definiscono una differenza di fondo tra due tipi

di intelligenza:

- INTELLIGENZA FLUIDA

- INTELLIGENZA CRISTALLIZZATA

L’INTELLIGENZA FLUIDA è la capacità di individuo di risolvere problemi nuovi e astratti

che non si insegnano e che sono relativamente privi di influenze culturali, ad esempio

riconoscere relazioni tra figure geometriche altrimenti prive di senso.

L’INTELLIGENZA CRISTALLIZZATA è l’abilità di risolvere problemi che dipendono da

conoscenze acquisite in ambito scolastico o altre esperienze di vita, ad esempio

comprensione delle parole o abilità numeriche.

L’INTELLIGENZA FLUIDA sembra essere collegata al dato NATURE, mentre

L’INTELLIGENZA CRISTALLIZZATA al dato NURTURE.

Caroll elabora una TEORIA DELL’INTELLIGENZA A TRE STRATI, il suo modello

gerarchico sintetizza in uno schema decenni di studi.

Il suo modello prevede tre modelli di abilità, un modello di questo tipo ci offre vantaggi

notevoli come la possibilità di identificare che ciascuno di noi può avere delle particolari

forze o debolezze intellettive, inoltre una persona con un’abilità generale (G) sotto la

media, può eccellere in un dominio ristretto.

Sternberg con la sua TEORIA DELL’INTELLIGENZA TRIARCHICA pone l’accento su tre

aspetti del comportamento intellettivo:

- CONTESTO

- ESPERIENZA

- ABILITA’ DI ELABORAZIONE DELLE INFORMAZIONI

Il suo modello ci permette di recuperare autori classici dello studio della cognizione come

Piaget, Vigotskij e Bruner.

Nel CONTESTO troviamo Piaget, ciò che qualifica un comportamento intelligente dipende

in larga parte dal contesto in cui questo si manifesta.

La componente esperienziale è un altro elemento che fa ombra agli esiti delle valutazioni

delle SCALE WECHSLER, cioè quanto è difficile stimare il peso dell’esperienza che

ciascuno di noi ha maturato rispetto ad un determinato compito.

Il terzo elemento è l’aspetto componenziale, ovvero l’abilità nell’elaborazione

dell’informazione.

La critica maggiore che questo autore rivolge agli psicometristi è che ignorano il modo in

cui l’esaminato produce risposte intelligenti, facendo riferimento ad un costrutto classico

del cognitivismo che è quello dell’unità TOTE.

Sternberg pone tra le altre questioni non risolte dai test prevalenti per la misurazione

dell’intelligenza, la questione dell’elaborazione più o meno veloce dell’informazione e di

come i test cognitivi potrebbero essere migliorati misurando queste differenze e trattandole

come aspetti importanti dell’intelligenza.

Gardner individua 9 TIPI DI INTELLIGENZE, ognuna legata ad una particolare area

cerebrale e 7 delle quali non misurate dai test di QI.

La chiave della teoria di Gardner è intanto quella dello sviluppo in tempi diversi di queste

abilità e altra caratteristica è quella di una relativa indipendenza di queste abilità, nella

misura in cui danni a particolari aree del cervello di solito colpiscono una o alcune di

queste abilità, lasciando intatte le altre, come nel caso della sindrome del Savant.

Gardner è stato sempre interessato all’applicazione della sua teoria allo sviluppo della

creatività e di talenti speciali nel sistema scolastico.

Gardner individua tipo di intelligenza:

- LINGUISTICA

- SPAZIALE

- LOGICO MATEMATICA

- MUSICALE

- CINETICA

- INTERPERSONALE

- INTRAPERSONALE

- NATURALISTICA

- SPIRITUALE ESISTENZIALE

La misurazione dell’intelligenza ha avuto alcuni nomi ricorrenti associati ai TEST, abbiamo

LE SCALE BINET, la REVISIONE STANFORD, WECHSLER.

La SCALA STANFORD BINET fondamentalmente opera una trasformazione dal criterio

dell’età mentale al QI che è la misura più comune dell’intelligenza.

QI che è l’espressione del rapporto tra età mentale e cronologica per 100.

QI = EM/MC X 100

Il QI tipico è quello di 100, dove l’età mentale coincide con quella cronologica, un QI di 85

viene riconosciuto come un limite di borderline cognitivo, cioè ai limiti della norma, man

mano che scendiamo parliamo di ritardi mentali lievi, medi, gravi.

Le SCALE WECHSLER sono i test più usati e partono dalla misurazione dell’intelligenza

dai 3 anni fino all’età adulta e hanno una diversa terminologia per ogni fascia d’età, per cui

si chiamano:

- WPPS, il test per i bambini

- WISC, il test per gli adolescenti

- WAIS, il test per gli adulti

Aldilà delle differenze tra i test queste scale sono bilanciate tra prove verbali e prove di

performance, e oltre ad arrivare ad un QI totale, il QI totale è l’espressione della

sommatoria del QI VERBALE e del QI DI PERFORMANCE.

QI tot. = QI verb. + QI perf.

Queste scale sono costituite da una serie di sub-test, all’interno delle due aree, verbale e

di performance che ci permettono di capire meglio il funzionamento del bambino e le sue

competenze.

In due sub-test all’interno della stessa area possiamo ottenere punteggi diversi e ottenere

comunque un QI nella media, le SCALE WECHSLER hanno senso solo se le guardiamo

dal punto di vista della scomposizione nei sub-test.

Queste scale determinano essenzialmente una misurazione dell’INTELLIGENZA

CRISTALLIZZATA, più che quella FLUIDA.

Nel mondo 15 persone su 100 hanno un ritardo mentale lieve, ma che trovano comunque

una loro dimensione.

Lo strumento usato è il BAILEY SCALES INFANT DEVELOPMENT, che viene

somministrato dai 2 mesi fino ai 30 mesi (2anni e mezzo), che prevede diversi elementi di

valutazione, in particolare 3, due specifici e uno riassuntivo:

- Una SCALA MOTORIA, che misura le abilità motorie.

- Una SCALA MENTALE, che riguarda i comportamenti adattivi come categorizzare

oggetti, cercare un giocattolo nascosto.

- L’INFANT BEHAVORIAL RECORD, che è un indice conclusivo del comportamento

del bambino sull’assenza di paura e la responsività sociale, che fa più riferimento

alla capacità relazionale.

La computazione di questi tre indici arriva a determinare un DQ, quoziente di sviluppo,

basato sui primi due punteggi e non un QI.

Il DQ riassume quanto bene e quanto male un bambino fa rispetto ad un campione di

bambini della stessa età.

Sull’aspetto della valutazione del comportamento è importante ricordare che anche il

mondo in cui il bambino entra in relazione con l’esaminatore è uno strumento di

valutazione.

I test sui bambini piccoli e i test QI misurano tipi di abilità molto diverse, ma certe misure

dell’attenzione e della memoria del bambino piccolo sono migliori nel predire il QI.

Il neonato brillante è colui che preferisce e cerca esperienza nuove e che assorbe

velocemente nuove informazioni.

Vero che ognuno ha i suoi tempi, ma una velocità 0-2 anni veloce è quasi certamente

indicatore di intelligenza, altri bambini avranno ritmi di crescita più lenta, poi si

agganceranno o rimarranno più lenti a causa di deficit più o meno sfumati.

Altra questione importante è cosa di fatto il QI ci consente di predire, ad esempio non

predice il successo scolastico con una correlazione molto alta, inoltre numerosi studi

hanno dimostrato come ambiente, livello economico e stimoli a cui viene sottoposto il

bambino influiscono sul valore del QI e sul suo sviluppo cognitivo.

Il linguaggio serve a diverse cose, sostanzialmente ha però una funzione comunicativa,

all’interno della quale ad un certo punto emerge il linguaggio, il modo in cui noi

comunichiamo non solo espande il nostro significato linguistico ma ha una sua dimensione

comunicativa anche a prescindere del sistema linguistico.

Il bambino sperimenta diverse forme di comunicazione intenzionali non verbali prima di

sviluppare il linguaggio, come il pianto, il gesto, la LALLAZIONE (proto verbale), in alcuni

casi la mimica facciale.

La comunicazione prevede intenzionalità e relazionalità.

Il linguaggio è uno strumento molto sofisticato, ma ben più rozzo della comunicazione non

verbale, a volte non ci sono parole, se non grandi categorie di parole per descrivere alcuni

stati emotivi.

Il bambino fino a 2 anni fa uno sforzo molto grande per tradurre i suoi stati interni e ad un

certo punto si aggancia al linguaggio non verbale.

La FONOLOGIA è l’unità di base del suono, o fonemi, usati in una lingua.

Ci sono delle regole per combinare questi suoni, non esistono due lingue che hanno la

stessa fonologia, per apprenderla si passa per 3 operazioni che sono:

- DISTINGUERE

- PRODURRE

- COMBINARE

Apprendendo la fonologia i bambini imparano a distinguere, produrre e combinare i suoni

della propria lingua madre per poter capire i discorsi che sentono e per essere compresi

quando provano a parlare, da ciò si deduce che siamo disposti biologicamente per parlare,

ma dobbiamo essere esposti al linguaggio per riuscire ad usarlo.

Dopo essere stati esposti ai suoni (FONOLOGIA) impariamo a combinare le parole a

partire dai suoni, la MORFOLOGIA, ciascuna lingua ha le sue proprie regole morfologiche.

Verso la fine del 1° anno di vita emerge la LALLAZIONE, che ha una profonda

implicazione nello sviluppo della MORFOLOGIA.

La LALLAZIONE ci permette di cominciare a mettere in fila, prima ripetendole in maniera

un po’ cantilenante e poi combinandole con altre diverse le sillabe, che sono unità

costitutive molto importanti che fanno riferimento ai fonemi della nostra lingua e che

definiscono la nostra successiva competenza a formare le parole.

Siamo esposti ai FONEMI, li combiniamo in MORFEMI, successivamente dobbiamo

comprenderli, dargli consistenza semantica.

Ultima fase linguistica verbale è quella della SINTASSI, l’insieme di regole che specificano

come combinare parole per produrre frasi dotate di significato, questo è dovuto all’utilizzo

del verbo.

Tutto questo è necessario ma non sufficiente per chiarire il linguaggio, perché abbiamo

una specifica modalità di comunicazione efficace che riguarda l’uso del linguaggio, in

particolare parliamo della pragmatica di funzioni comunicative, CONVERSAZIONE e

DISCORSO, che sono elementi funzionali che rendono il linguaggio verbale più efficace.

Per usare al meglio la PRAGMATICA abbiamo bisogno di sviluppare alcune conoscenze

sociolinguistiche, abbiamo una capacità che si inserisce all’interno di alcune abilità di

interpretare e usare in maniera corretta i segnali non verbali (espressioni facciali,

intonazione, gestualità ecc…) che spesso aiutano a chiarire il significato dei messaggi

verbali e sono un importante mezzo di comunicazione, questo ci aiuta comprenderlo la

TEORIA DELLA MENTE (TOM).

Quando parliamo di linguaggio facciamo riferimento a tre grandi aree che sono:

- L’AREA DEL SUONO

- L’AREA DEL SIGNIFICATO

- L’AREA DEL CONTESTO

Questi tre elementi del linguaggio sono compresenti.

Le teorie sull’acquisizione del linguaggio si articolano sul peso della componente innata o

della componente appresa, sui rapporti tra linguaggio e capacità cognitive e sociali e su

quale relazione c’è tra linguaggio e comunicazione.

Chomsky parla del LANGUAGE ACQUISITION DEVICE, come di una vera e propria

struttura biologica che abbiamo per imparare a parlare e che ci permette di acquisire la

cosiddetta GRAMMATICA UNIVERSALE DI BASE, il linguaggio è quindi un insieme di

regole che il bambino deve scoprire, per Chomsky noi siamo continuamente attivi in un

processo di verifica delle ipotesi linguistiche, abbiamo un numero limitato di ipotesi che ci

porta ad una conoscenza innata del linguaggio, il ruolo dell’apprendimento è secondario.

Per Chomsky contano di più gli aspetti innati che ambientali, esiste un input linguistico

che alimenta il modulo cerebrale, il LANGUAGE ACQUISITION DEVICE (LAD) il quale

genere una teoria del linguaggio che avvia la formazione della FONOLOGIA, della

MORFOLOGIA della SEMANTICA, della SINTASSI, questo è un circuito che si

autoalimenta e determina la competenza grammaticale del bambino, la comprensione del

linguaggio altrui e la produzione linguistica.

La prima delle critiche a questo modello innatista è che il linguaggio è considerato

indipendente, sia dall’intelligenza che dalla capacità comunicativa, per Chomsky la

competenza comunicativa precede la produzione, il bambino possiede le regole prima di

saperle usare, inoltre in opposizione al PENSIERO NARRATIVO di Bruner, per

Chomsky, l’esposizione linguistica è irrilevante.

Classicamente si contrappone a Chomsky la PROSPETTIVA EMPIRISTA, per cui in

realtà noi abbiamo bisogno continuamente di mettere in atto dei meccanismi che sono

ausiliare ma fondamentali per lo sviluppo del linguaggio, che sono:

- L’IMITAZIONE

- IL RINFORZO

- LA CORREZIONE

Per Skinner il linguaggio del bambino è modellato dai rinforzi degli adulti, Bandura ci dice

che l’apprendimento per imitazione del linguaggio nei bambini più grandi è molto

importante perché offre un’idea dei processi di socializzazione.

Secondo alcuni critici il meccanismo IMITAZIONE RINFORZO non sarebbe sufficiente per

spiegare l’apprendimento della sintassi.

La PROSPETTIVA INTERAZIONISTA ha come assunto di base il fatto che i bambini in

tutto il mondo parlano allo stesso modo e maturano alcuni universali linguistici in quanto

membri della stessa specie, questa prospettiva mette insieme tematiche

NATURE/NURTURE.

Secondo Piaget il linguaggio è un aspetto della CAPACITA’ SIMBOLICA, ovvero una

manifestazione specifica e importante della nostra organizzazione cognitiva, la CAPACITA’

SIMBOLICA emerge intorno ai 2 anni ed è quindi strettamente legata alla CAPACITA’

LINGUISTICA.

L’esecuzione viene prima della competenza, il bambino impara facendo, via via capisce

quello che fa, il bambino comincia a produrre prima che la conoscenza sia completamente

acquisita.

Dal 2° anno nascono molte nuove capacità che derivano dal lavorare sul dato assente, il

bambino diventa INTRAPSICHICO e il linguaggio è collocabile in questa prospettiva.

Il bambino sviluppa man mano una sua competenza comunicativa, gli adulti cercano di

aiutare il bambino adattando il linguaggio, in maniera automatica alle capacità del

bambino.

Questo adattamento viene chiamato MOTHERESE, è di fatto una suddivisione in

pezzettini più piccoli e digeribili del linguaggio, per cui le frasi sono brevi e sintatticamente

semplici, il lessico concreto, molto più riferito agli oggetti, caratterizzato da continue

ripetizioni.

La caratteristica forse più tipica è l’intonazione, spesso oggetto di grande sarcasmo, in

realtà facilità l’apprendimento semantico e sintattico, il MOTHERESE è un evidente

dimostrazione dello SCAFFOLDING, in cui il genitore fa da impalcatura per

l’apprendimento del linguaggio.

Per Bruner sarebbe fondamentale in analogia con il LAD di Chomsky, disporre del LASS,

LANGUAGE ACQUISITION SUPPORTO SYSTEM, dove appunto il sistema di supporto

dell’apprendimento è l’adulto.

Quando parliamo di una fase prelinguistica non facciamo solo riferimento ad una fase che

viene prima dell’esplosione del linguaggio, il feto già riconosce alcune frequenze della sola

voce materna, a 3 giorni di vita il bambino riconosce la voce della mamma e preferisce la

sua ad altre voci femminili, i neonati succhiano più rapidamente se ascoltano

conversazioni registrate rispetto a musica strumentale o altri suoni ritmici, la capacità di

distinguere e differenziare suoni linguistici da altri è innata.

Nel secondo semestre i bambini si accordano sempre di più con il ritmo della lingua, più o

meno verso i 7 mesi i bambini riescono ad isolare frasi e riescono chiaramente ad

ascoltare discorsi che contengono pause e intervalli naturali, verso i 9 mesi diventano

sempre più abili a comprendere.

Distinguiamo la fase del 1° anno con la FASE DEI PRIMI SUONI, nella fase dei

PRIMISSIMI SUONI troviamo: suoni di natura vegetativa, legati al pianto, dai 2 ai 6 mesi

abbiamo le prime vocalizzazioni non di pianto, tra queste il cosiddetto COOING, cioè suoni

vocalici che il neonato emette per segnalare i suoi stati interni, accade anche una cosa

molto interessante, il bambino poco più che neonato comincia a capire il valore delle proto

conversazioni e si organizza in modo tale da alternarsi in TURNI CONVERSAZIONALI, il

TURN TAKING CONVERSAZIONALE, si alterna di turno nella comunicazione con l’adulto.

Verso i 6 mesi troviamo la LALLAZIONE CANONICA, cha tra i 10 e i 12 mesi sarà

LALLAZIONE VARIATA, dove c’è un consolidamento dei suoni e l’uso di sequenze

sillabiche a formare le prime parole.

Verso la fine del 1° anno i bambini cominciano a chiamare MAMMA e PAPA’, attraverso

una serie di passaggi in cui si sono esercitati grazie alla LALLAZIONE.

Nei primi 6 mesi (fase prelinguistica) i neonati spesso emettono COOING e BALBETTII

mentre un adulto parla con loro, è come se i bambini vedessero il linguaggio come un

gioco rumoroso, il cui scopo è di organizzarsi con l’adulto.

Verso i 6 mesi di solito stanno in silenzio quando parliamo e aspettano che l’interlocutore

rimanga in silenzio prima di rispondere con vocalizzazioni, stabilizzando già la prima

regola dalla PRAGMATICA del linguaggio che è quella del TURNO CONVERSAZIONALE.

Esiste presto una chiara connotazione comunicativa e prelinguistica che è quella dei

GESTI.

Tra gli 8 e i 10 mesi (età preverbale) i bambini usano i gesti e altre risposte non verbali

come le espressioni del viso per comunicare, i gesti sono di diversi tipi.

I GESTI DICHIARATIVI, quando i bambini richiamano l’attenzione di qualcuno verso un

oggetto indicandolo o toccandolo, questi hanno una particolare declinazione che è quella

del GESTO IMPERATIVO, che spesso si accompagna ad un’attivazione emotiva che

tende a tracimare, con questi i bambini cercano di convincere una persona a fare qualcosa

attraverso delle azioni.

L’uso dei gesti per accompagnare il discorso aumenta via via che il linguaggio diventa più

articolato, il linguaggio parlato è un sistema vocale gestuale.

Di solito intorno agli 11/13 mesi arrivano le prima parole, contemporaneamente alla

DEAMBULAZIONE AUTONOMA.

Intorno al 1° anno prende avvio una fase di sviluppo che è quella del cosiddetto PERIODO

OLOFRASTICO, in cui il bambino usa singole parole che spesso rappresentano il

significato di un’intera frase, questa fase ha una precondizione, che il bambino sappia

appellare gli oggetti.

Il bambino in questa fase ha molte più parole perno ed è in grado di usare il corpo come

veicolo di comunicazione (linguaggio = abilità vocale motoria) saranno ancora presenti per

molto tempo errori fonologici, questi errori di pronuncia sono molto simili in lingue diverse.

Nel 2° anno abbiamo la FASE DELLO SVILUPPO LESSICALE, caratterizzata da due fasi:

- Dai 12 ai 16 mesi i bambini hanno un vocabolario di 50 parole

- Dai 17 ai 24 mesi, dove avviene l’esplosione del vocabolario, il bambino impara

circa 10-20 parole nuove a settimana, intorno ai 18 mesi troviamo il raggiungimento

del gioco simbolico, grazie al quale il bambino è in gradi di decontestualizzare, può

fare a meno dell’oggetto concreto per esprimersi. L’esplosione del vocabolario è il

primo passaggio verso quello che viene tipicamente indicato nei 24 mesi che è

l’USO DEL VERBO.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in psicologia e salute
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Cristianabusatti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello Sviluppo, infanzia e adolescenza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Nicolais Giampaolo.

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