Comportamentismo
Approccio che ha studiato per primo lo studio del comportamento umano a partire da un inquadramento teorico e metodologico rigoroso, quindi attraverso metodi di indagine obiettivi. Uno degli assunti principali di questo approccio risulta essere il totale rifiuto dell’introspezionismo, ovvero nel rifiuto della possibilità di studiare la struttura della mente attraverso la verbalizzazione dei propri pensieri e delle proprie sensazioni.
Questo portò alla limitazione dell’oggetto di studio al solo comportamento osservabile. L’obiettivo di questo tipo di approccio teorico era infatti quello di predire e controllare il comportamento manifesto, e non quello di descrivere e spiegare gli stati di coscienza. Dal rifiuto dell’introspezione deriva anche l’esigenza di restringere l’ambito di ricerca allo studio dell’apprendimento e cioè indagare i cambiamenti che si manifestano nell’individuo per effetto dell’esperienza individuale in rapporto all’esposizione alle caratteristiche specifiche dell’ambiente in cui l’individuo è inserito.
Questo ha portato quindi ad un’enfatizzazione del ruolo dell’ambiente e all’assunzione di una posizione totalmente deterministica: le esperienze compiute da ciascun individuo spiegano il suo comportamento e anche il comportamento più complesso è riconducibile alla somma di apprendimenti relativi a comportamenti più semplici che si sono accumulati nel corso del tempo. Furono quindi individuate alcune leggi empiriche in grado di mettere in relazione le proprietà delle stimolazioni ambientali con le caratteristiche delle risposte comportamentali.
Lo studio dei meccanismi che governano l’apprendimento è stato inoltre influenzato dalle ricerche svolte sul comportamento animale portate avanti da Pavlov e da Thorndike che per primo studiò l’apprendimento per prove ed errori. Per quanto riguarda Pavlov, i suoi studi riguardavano soprattutto le modalità attraverso cui avveniva l’apprendimento che portava ad associare a determinati stimoli ambientali certe risposte. Questo tipo di apprendimento venne definito come condizionamento classico che spiega come risposte automatiche vengano a essere associate a stimoli che inizialmente non provocano alcuna risposta, o comunque provocano risposte diverse (es. cane di Pavlov).
I suoi studi dimostrarono come uno stimolo che risulta inizialmente incapace di evocare una certa risposta, se presentato ripetutamente in associazione a uno stimolo incondizionato, rispettando le regole della contiguità temporale, viene associato a questo e diventa capace di evocare la stessa risposta comportamentale. Lo stesso studio è stato condotto anche sull’uomo con i bambini neonati in cui è stato osservato che, dopo aver presentato in successione per un certo numero di volte un suono seguito da un leggero soffio d’aria in risposta alla quale i bambini chiudevano gli occhi, essi anticipavano la loro risposta chiudendo gli occhi in risposta al suono, anziché al soffio.
Queste risposte condizionate permettono quindi di poter essere generalizzate in presenza di stimoli che sono simili o che presentano analogie con lo stimolo condizionato. Esiste però un limite di questo condizionamento: esso spiega come le risposte automatiche vengano generalizzate e attivate da stimoli neutri ma non come uno stimolo viene effettivamente acquisito.
A questa domanda ha però trovato risposta il condizionamento operante che consente infatti di mettere in evidenza in che modo l’individuo apprende comportamenti nuovi. Le risposte in questo caso vengono emesse spontaneamente e si stabilizzano in quanto rinforzate dalla comparsa di una ricompensa o dall’evitamento di uno stimolo avversivo. In questo caso quindi una risposta che avviene spontaneamente ha più probabilità di essere ripetuta se è seguita da uno stimolo che funge da rinforzo. Un esempio possono essere gli studi fatti da Skinner.
Strategia di ricerca
Ogni modello teorico presenta diversi assunti teorici e diversi obiettivi da cui derivano quindi le strategie di ricerca. Per il comportamentismo le strategie di ricerca sono state fortemente influenzate da alcuni principi fondamentali come per esempio il riduzionismo, il principio della parsimonia e il principio del controllo sperimentale.
Il riduzionismo si basa sul fatto che ogni comportamento complesso non sia altro che il risultato dell’associazione di comportamenti più semplici, quindi studiando le singole unità comportamentali più semplici si potrebbe comprendere il comportamento complesso di cui esse sono parte. Connesso al principio del riduzionismo è connesso il principio della parsimonia secondo cui un meccanismo esplicativo generale va preferito a uno che spiega solo una ristretta gamma di fenomeni (le spiegazioni più complesse vanno rifiutate).
Infine vi è il principio del controllo sperimentale che ha portato a scegliere in modo quasi esclusivo il laboratorio come ambiente all’interno del quale condurre le ricerche e a utilizzare materiale senza senso come stimoli da presentare ai soggetti. I comportamentisti utilizzano una strategia di ricerca che consiste nell’applicare a bambini di diverse età gli stessi paradigmi sperimentali usati con animali e con studenti universitari.
Questo porta a concludere che per i bambini valgono le stesse leggi dell’apprendimento valide per il resto della popolazione. Quindi lo sviluppo è visto come un progressivo modellamento delle risposte del bambino da parte dell’ambiente in cui vive e a suggerire una spiegazione dello sviluppo di tipo deterministico e unidirezionale: lo sviluppo è determinato dall’influenza esercitata dall’ambiente e dagli stimoli da esso provenienti. L’uomo viene quindi visto come passivo e cresce per essere quello che l’ambiente lo farà diventare.
Apprendimento osservativo
È possibile apprendere modelli di comportamento semplicemente osservandone l’esecuzione da parte di altri, che i propri atti possono essere rinforzati o inibiti osservando i rinforzi e le punizioni ricevute da altre persone o ancora che si possono acquisire risposte emotive condizionate agli stimoli che accompagnano una stimolazione dolorosa per un’altra persona. (Simile quindi al condizionamento operante ma diverso in quanto il bambino non sperimenta in modo diretto rinforzi e punizioni → rinforzo vicario).
Limiti della teoria comportamentista
Negli anni '30 alcuni comportamentisti cominciarono a mettere in evidenza alcuni limiti epistemologici della teoria comportamentista. Tolman sosteneva la necessità di introdurre tra gli stimoli e le risposte delle variabili, dette variabili intermedie, che consentissero la formulazioni di ipotesi relative all’apprendimento passato. Mise in evidenza che l’apprendimento non avviene sempre e unicamente come conseguenza del rinforzo, perché gli animali dimostrano di saper apprendere quali sono i mezzi che conducono a determinati fini e costruiscono mappe cognitive delle situazioni ricorrenti (es. animali con rappresentazione astratta del labirinto).
Anche un altro studioso, Kohler (psicologia della Gestalt), fece importanti studi riguardanti l’intelligenza sensomotoria degli scimpanzé. L’intelligenza appare nel momento in cui la programmazione del movimento, conseguente alla percezione, non determina il raggiungimento dello scopo. Attraverso i suoi studi concluse che il comportamento dello scimpanzé non poteva essere descritto in termini di tentativi per prove ed errori ma piuttosto sembrava essere il risultato di un apprendimento per intuizione che chiamò insight o ristrutturazione del campo percettivo.
In questo tipo di apprendimento l’animale modifica il proprio comportamento bruscamente e trova la soluzione del problema all’improvviso, perché riesce a strutturare in modo nuovo e radicalmente diverso gli elementi del campo fenomenico. Questo modo di risolvere i problemi venne chiamato anche pensiero produttivo da Wertheimer, in opposizione al pensiero cieco tipico degli apprendimenti per prove ed errori.
Cognitivismo
Gli assunti teorici di base
- L’organizzazione e il funzionamento del sistema cognitivo vengono descritti attraverso la metafora del computer, in cui la mente viene paragonata a un computer dotato di hardware e software. L’hardware è costituito da un insieme di magazzini attraverso cui transita l’informazione prima che venga emessa una risposta, mentre il software è rappresentato dai processi che trasformano ed elaborano l’informazione.
- Le modalità attraverso cui opera il sistema cognitivo vengono descritte attraverso un’analisi funzionale e cioè un’analisi dei processi e operazioni che il sistema applica sull’informazione selezionata dall’ambiente.
- L’informazione viene elaborata e trasformata dal sistema cognitivo in molteplici formati rappresentazionali a seconda del tipo di compito e della natura del materiale. Ciò viene studiato attraverso l’analisi del compito e cioè attraverso l’analisi della struttura formale di un compito e la descrizione delle operazioni che il soggetto utilizza per risolverlo.
- Il sistema umano è dotato di un numero limitato di risorse e cioè possiede una capacità limitata di elaborazione.
- I processi di elaborazione cui è soggetta l’informazione possono essere portati a termine in modo automatico o volontario e pianificato. Esistono quindi due modi di elaborazione dell’informazione a seconda che la prestazione del sistema sia regolata dall’ambiente e dalle caratteristiche degli stimoli o dagli scopi e dalle aspettative che il sistema stesso si prefigge.
I processi quindi che si generano dal basso verso l’alto (bottom-up) sono automatici e non intenzionali, mentre quelli dall’alto verso il basso (top-down) sono quelli non automatici e intenzionali.
Un aspetto fondamentale della teoria dell’elaborazione dell’informazione che la distingue dagli approcci più recenti allo studio dello sviluppo cognitivo è il tentativo di offrire spiegazioni puramente funzionali dell’attività cognitiva, non ritenendo fondamentali le conseguenze sul cervello. L’obiettivo principale dei modelli dell’elaborazione dell’informazione risulta essere quello di specificare i processi e cioè le operazioni mentali attraverso cui la mente trasforma e manipola l’informazione proveniente dall’ambiente esterno, ovvero la seleziona, la elabora, la immagazzina e la recupera.
Secondo i teorici dell’HIP quindi l’attività mentale può essere intesa come costituita da una serie di processi che il sistema cognitivo mette in atto per elaborare l’informazione necessaria alla soluzione di un problema. I processi vengono a loro volta descritti come insiemi di operazioni o computazioni che consentono la trasformazione, l’immagazzinamento e il recupero dell’informazione.
Secondo questo approccio teorico il computer e la mente hanno alcune caratteristiche in comune, tra cui quella fondamentale è che entrambi sono sistemi che manipolano simboli, ossia trasformano l’informazione servendosi di regole e procedure e immagazzinano i risultati di queste operazioni sotto forma di rappresentazioni simboliche. Come nei computer quindi anche le informazioni all’interno del sistema cognitivo vengono rappresentati attraverso dei simboli.
Quindi nel cognitivismo il termine rappresentazione viene ricondotto al concetto di informazione con il quale ci si riferisce alla forma mentale assunta dall’informazione una volta che questa è stata codificata e cioè è stata catturata dagli organi di senso ed entrata nel sistema cognitivo. Il modo in cui questa informazione viene rappresentata all’interno del sistema cognitivo dipende poi dai processi che su di essa agiscono, ossia dalla natura delle operazioni mentali che vengono applicate sull’input.
Idea centrale dei teorici dell’elaborazione dell’informazione è che ogni informazione viene elaborata in molteplici formati rappresentazionali (es. lettera alfabetica presentata visivamente attiva contemporaneamente una codifica visiva e una fonetica). L’informazione secondo questa teoria entrerebbe inizialmente nei registri sensoriali per poi passare nella MBT e successivamente nel magazzino della MLT. Ciascuno di questi magazzini sarebbe caratterizzato da una certa capienza e da una durata limitata del tempo per il quale l’informazione può esservi trattenuta.
Nel dettaglio, la memoria di lavoro (descritta da Baddeley nel 1986) sembra essere composta da tre diverse componenti: due sistemi dominio-specifici adibiti l’uno all’elaborazione e al mantenimento dell’informazione linguistica (loop articolatorio) e l’altro al mantenimento e all’elaborazione dell’informazione visuospaziale (taccuino visuospaziale), e un terzo sistema che controlla il funzionamento dei primi due (esecutivo centrale).
Quest’ultimo è deputato al controllo delle limitate risorse attentive, è responsabile della manipolazione delle informazioni e determina anche se le informazioni presenti nella memoria di lavoro devono essere trattenute o possono essere dimenticate. È stata anche ipotizzata l’esistenza di una quarta componente che sarebbe il buffer episodico che collega e integra sinergicamente l’informazione proveniente dal loop articolatorio e dal taccuino visuospaziale in un formato rappresentazionale temporaneo e multimodale. Fungerebbe quindi da intermediario tra sottosistemi che elaborano codici diversi, e li combina in rappresentazioni unitarie, significative e coerenti.
A sua volta anche la MLT sarebbe suddivisa in diversi magazzini: due magazzini indipendenti ossia la memoria episodica che contiene ricordi personali legati a eventi specifici avvenuti in un determinato tempo e in uno specifico spazio, e la memoria semantica che contiene conoscenze su fatti e oggetti sia fisici che sociali condivise dalla comunità linguistica e culturale.
Esisterebbe poi anche un tipo di sistema di memoria dichiarativa o esplicita e un sistema di memoria procedurale o di abitudini implicita. La memoria esplicita riguarderebbe ricordi che possono essere riportati alla mente sotto forma di immagini o di proposizioni, mentre quella implicita si riferisce ad abilità di cui il soggetto non è consapevole e che ha memorizzato sotto forma di procedure.
Metodologie d’indagine nel cognitivismo
Viene utilizzato il metodo della cronologia mentale: ogni azione per essere compiuta richiede un certo tempo e a partire quindi dalla registrazione del tempo necessario al soggetto per fornire una risposta (tempo di reazione) in seguito alla presentazione di uno stimolo è possibile inferire il numero di operazioni che sono state compiute in sequenza per risolvere il compito. Secondo poi il metodo sottrattivo è possibile assumere che se due compiti sono identici ad eccezione per un’operazione mentale addizionale richiesta da uno soltanto dei due compiti, allora sarà possibile rilevare la misura del tempo che serve per eseguire quell’operazione attraverso la differenza dei tempi dei due compiti.
Cosa si modifica nel corso dello sviluppo?
La risposta a tale domanda risulta essere molto complessa e chiama in causa non una singola struttura o un singolo processo ma piuttosto un insieme diversificato di competenze. Secondo i cognitivisti lo sviluppo cognitivo è causato dal cambiamento nell’ambito di diversi aspetti del funzionamento mentale e più precisamente da:
- Aumento della capacità di elaborazione
- Cambiamento del modo in cui l’informazione viene rappresentata all’interno del sistema cognitivo (formati rappresentazionali)
- Incremento della conoscenza di base
- Cambiamento delle strategie di codifica e recupero dell’informazione
- Sviluppo della meta-cognizione e dei processi di controllo
All'aumentare dell'età, si acquisisce sempre più capacità di elaborazione, con regole e strategie più efficienti, che portano ad un vasto patrimonio di conoscenze e di conoscenze metacognitive più sofisticate, relative al funzionamento della propria mente.
Lo sviluppo cognitivo come aumento della capacità di elaborazione
Secondo i neopiagetiani, i progressi nel funzionamento cognitivo, con l'età, sono dovuti ad un incremento nella capacità di elaborazione complessiva del sistema cognitivo, dovuto alla maturazione neurologica. Case, al contrario, riconduce i miglioramenti, in compiti di ricordo di cifre, all'aumento dell'efficienza con cui vengono eseguite alcune operazioni di base, che portano ad un risparmio di risorse, impegnate, così, in altre attività: ciò avviene grazie ai processi maturativi del cervello e all'esercizio nell'esecuzione delle operazioni, sempre più automatizzate. Una maggiore velocità nel contare, ad esempio, nei bambini corrisponde ad un maggiore span di memoria.
Lo sviluppo cognitivo come cambiamento del codice rappresentazionale
L'approccio HIP considera lo sviluppo cognitivo anche come lo sviluppo dell'abilità di creare rappresentazioni sempre più complesse e sofisticate dell'ambiente (cambiamento del codice rappresentazionale). Bruner: nel corso dello sviluppo, la conoscenza è mediata da tre codici rappresentazionali:
- Codice esecutivo (0-2 anni): simile allo schema d'azione piagetiano, è mediato dall'azione. Il bambino conosce la realtà attraverso l'azione su di essa (memorizzando i passaggi delle azioni eseguite sulla realtà).
- Codice iconico (2-6 anni): il bambino conserva in forma d'immagine gli incontri con la realtà; c'è una conoscenza più oggettivizzata della realtà, definita per le sue caratteristiche intrinseche.
- Codice simbolico (6-7 anni): mediato dal linguaggio, può coinvolgere anche altri sistemi simbolici; è una rappresentazione sganciata dal dato concreto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Psicologia, prof. Simion, libro consigliato Lo Sviluppo della Mente Umana di Macchi Cassia
-
Riassunto esame Sviluppo Cognitivo, prof. Valenza, libro consigliato Lo sviluppo della mente umana, Cassia, Valenza…
-
Riassunto esame Psicologia dello Sviluppo Cognitivo, prof. Valenza, libro consigliato Lo sviluppo cognitivo, Macchi…
-
Riassunto esame Psicologia dello Sviluppo Cognitivo, prof. Turati, libro consigliato Manuale di Sviluppo Cognitivo,…