Psicologia della comunicazione
Il ruolo della psicologia tra le scienze dell'interazione mediata
L’uomo, per sua natura, è un soggetto che non può fare a meno di comunicare. Ai tempi della preistoria il primo strumento a disposizione dell’uomo è stato il suo stesso corpo, in grado di esprimersi attraverso gesti e suoni. Con le nuove tecnologie, invece, l’interazione da immediata (faccia a faccia) diventa mediata, questo perché si utilizzano i mass media – mezzi di comunicazione di massa –, cioè strumenti con i quali è possibile indirizzare informazioni verso un ampio numero di destinatari. La psicologia della comunicazione si occupa, in particolare, degli effetti che l’evoluzione tecnologica ha nei comportamenti dei singoli individui.
L'apporto della psicologia in un orizzonte discorsivo
McLuhan ha coniato l’espressione “villaggio globale” per indicare gli effetti degli strumenti di comunicazione di massa sulla società e le ripercussioni che hanno sul piano economico, politico, sociale e psicologico dell’individuo e delle sue relazioni con gli altri.
Obiettivi di comprensione
Quando le persone riflettono sul ruolo che i media hanno nella vita, tendono generalmente a dar voce al senso comune, cioè un sapere di fondo formato da credenze condivise e da valutazioni considerate di buon senso. Il senso comune è molto importante nella psicologia della comunicazione, in quanto favorisce lo spirito critico e al tempo stesso la fonte di generalizzazioni scorrette. La psicologia che si occupa dello studio dei media permette di cogliere alcuni aspetti fondamentali della comunicazione. Essa:
- Analizza l’intenzionalità della comunicazione (per esempio, due persone che comunicano cercano di incontrarsi in un mondo intenzionale e quindi verificano se hanno scopi comuni, presentano i loro obiettivi, ecc.);
- Analizza i processi cognitivi durante l’interpretazione dei testi di un messaggio;
- Riconosce il grado di coinvolgimento emozionale delle persone che interagiscono con i media.
La psicologia e i media
La psicologia, nello studio delle problematiche relative ai media, tiene conto di alcune caratteristiche:
- Le potenzialità delle tecnologie (per esempio, un testo che presenta notizie è costruito in modo diverso a seconda del mezzo che utilizza e quindi adotta strategie diverse sia nell’uso delle risorse cognitive che nel loro valore emozionale);
- Le caratteristiche degli utenti (la massa è divisa in base a delle variabili come l’età, il sesso, il grado di scolarità, ecc.);
- Le funzioni dei generi di discorso (per esempio, alcuni generi discorsivi utilizzati da un determinato mass media possono avere pertinenza psicologica, come la scrittura degli SMS che indica nell’adolescente il bisogno di relazionarsi a causa di una continua ricerca di sé e degli altri);
- Le proprietà delle poste in gioco (dobbiamo definire la posta in gioco per poter riconoscere il carattere comunicativo delle pratiche in cui le masse sono coinvolte).
Metodi di ricerca
La psicologia della comunicazione adotta due tipi di approcci: l’approccio comportamentista e cognitivista e l’approccio discorsivo. Il primo parte però da due presupposti diversi: l’orientamento comportamentista indaga sull’influenza dei media nelle condotte delle persone, mentre quello cognitivista indaga la capacità dei media di organizzare conoscenze; entrambi, tuttavia, privilegiano l’indagine sperimentale e quindi credono di poter verificare gli effetti dei media in laboratorio. Nell’approccio discorsivo e culturale, invece, la psicologia dei media ha come obiettivo cogliere i significati racchiusi nelle interazioni con i media.
Il regime della comunicazione mass-mediale
La comunicazione mass-mediale (CMM) significa che ci sono pratiche comunicative come leggere un giornale, ascoltare la radio, ecc., che coinvolgono molte persone di diverso ceto sociale.
Mass media e industria culturale
Lo sviluppo delle tecnologie usate per comunicare si può articolare in varie fasi: si è passati dalla scrittura all’invenzione della stampa, della radio, della televisione e infine del computer. La spinta della tecnologia ha consentito la riproduzione in grandi quantità di libri, giornali e film per un ampio pubblico. I mass media si basavano quindi sull’economia di un’industria culturale. Una critica riguardo questo afferma che:
- La cultura non è naturale perché è manovrata da interessi economici che mirano al profitto;
- I beni sono realizzati in serie standard, a scapito della qualità;
- Il consumatore diventa passivo;
Quelli che hanno una concezione positiva affermano, invece, che:
- È vantaggiosa la diffusione su larga scala di beni ideali;
- È utile fornire prodotti di intrattenimento per la società;
- Al rischio di omogeneizzazione corrisponde un potenziale di democratizzazione nell’esperienza del mondo;
- C’è stato un rinnovamento stilistico dei sottoprodotti dell’industria culturale.
Nel dibattito sulla cultura di massa troviamo quindi diversi punti di vista, distinti ancora meglio nel testo di Eco “Apocalittici e integrati”: gli Apocalittici sostengono gli aspetti negativi della comunicazione di massa (passività, omologazione, mistificazione), mentre gli Integrati esaltano le potenzialità di sviluppo apportate dai mass-media.
Non solo strumenti ma ambienti simbolici
I media modificano profondamente la nostra percezione della realtà e della cultura, secondo il principio di McLuhan, per il quale “il mezzo è il messaggio”. McLuhan critica in particolare l’atteggiamento neutralista di chi ritiene che i media siano solo prodotti dello sviluppo tecnologico, in quanto il mezzo non si limita a questo, ma opera da “ambiente simbolico”. A questo proposito possiamo distinguere 2 tipi di approcci: quello dei Cultural studies e quello degli Audience studies.
L’approccio dei Cultural studies adotta un metodo di natura qualitativa attraverso interviste, descrizione etnografica, ecc. e c’è un atteggiamento critico da parte dello studioso. Il principale interprete di questo approccio è Stuart Hall. La fase di decodifica di un testo mediale da parte dell’audience può essere ispirata, in particolare, a 3 tipi di atteggiamento:
- Validazione del codice adottato dai produttori (quando i testi mediali vengono incorporati dal pubblico così come sono stati intenzionati);
- Negoziazione (quando l’audience individua la strategia del codice adottato dai testi mediali, ma mira ad adattarne la validità alla specificità dei propri contesti di interpretazione);
- Rifiuto (quando l’audience interpreta i significati dei testi mediali secondo una intenzionalità oppositiva).
Gli Audience studies, invece, sottolineano i diversi significati di un testo mediale ed evidenziano il contributo fornito dall’interpretazione dell’ascoltatore.
Le coordinate psicologiche degli eventi comunicativi
La ricerca che le persone fanno sul significato di ciò che vedono, ascoltano o leggono, è determinata dal loro gruppo di appartenenza, ma anche da processi di selezione, memorizzazione ed elaborazione delle informazioni, così come da motivazioni ed emozioni dell’esperienza personale.
Modalità di partecipazione
La comunicazione, da una parte, rende disponibili concetti, dall’altra, invece, organizza relazioni, lasciando trasparire le nostre emozioni e il modo in cui ci rapportiamo agli altri. Possiamo quindi dire che l’informazione risponde a una logica della mancanza, mentre la relazione a una logica dell’eccesso. Qualcuno, infatti, può non essere presente in un luogo dove si produce una conoscenza, per cui bisogna dargli l’informazione; attraverso l’interazione, invece, le persone intrecciano sentimenti ed esplorano nuovi motivi per stare insieme. L’informazione, inoltre, implica una differenza per quanto riguarda il potere comunicativo, perché chi dà informazioni è più in alto di chi le riceve; la relazione, invece, tende all’eguaglianza e alla solidarietà reciproca. Dal punto di vista psicologico, la comunicazione di massa può essere distinta in pubblica e privata e in sociale e interpersonale.
La comunicazione sociale si manifesta nella comunicazione pubblica, ovvero quando gli argomenti trattati interessano la sfera pubblica. Operano nella comunicazione pubblica: la comunicazione istituzionale, politica ed estetica. La sfera pubblica, inoltre, tende alla spettacolarizzazione.
La comunicazione interpersonale, invece, si manifesta nella comunicazione privata, quando cioè le persone hanno un atteggiamento riservato sullo scambio di informazioni.
La sfera pubblica si distingue dalla sfera privata in base a 3 vincoli: il topic, il tenore e il modo. Il topic stabilisce che tipo di argomenti affrontare in un evento comunicativo; il tenore evidenzia il tipo di legami possibili in un evento comunicativo, mentre il modo stabilisce che tipo di configurazioni può assumere un evento comunicativo.
Forme di negoziazione
Un altro modo di considerare la comunicazione è fornito dalla teoria della “comunicazione come contratto”, intesa quindi come negoziazione di significati. La nozione di “contratto” ha dei riferimenti sia riguardo le transazioni economiche, che le norme e i controlli, pertanto questo modello ci permette di penetrare nei lati nascosti della vita sociale e di assumere il nocciolo della questione relativa agli effetti che i media hanno sulle persone. I media, infatti, influenzano in diversi modi proprio grazie a tutta la gamma di contratti di comunicazione che le persone possono stabilire con essi.
I media come costruttori di "interazione parasociale"
L’espressione “interazione parasociale” (IPS) indica un particolare tipo di legame che si viene a creare tra i fruitori dei media e le figure reali o fittizie che operano nei media. L’IPS è una forma mediata della relazionalità umana e si realizza attraverso configurazioni cognitive, affettive e comportamentali. Le persone possono essere coinvolte in una IPS quando, per esempio, hanno una passione segreta per una rockstar oppure quando rispondono al saluto di un conduttore televisivo.
Nuovi bisogni di relazioni
Si può stabilire una relazione parasociale con le figure mediali in vari modi: con la persona “in carne e ossa”, con il ruolo che esse hanno all’interno del programma e per la forma personale che simulano. Da una parte, l’IPS può essere giudicata favorevolmente in quanto il successo di molti programma TV o rubriche giornalistiche si misura proprio in base alla loro capacità di affiliare il pubblico. Dall’altra parte, tuttavia, una considerazione negativa è che l’IPS rappresenta l’indizio di una forma di dipendenza da un contenuto mediale.
Possiamo distinguere 3 livelli di IPS:
- Nel 1° livello di IPS, la persona che opera sulla scena rappresenta se stessa;
- Nel 2° livello di IPS, la figura mediale agisce sia come persona che come personaggio di una storia;
- Nel 3° livello di IPS la figura mediale si impone come fonte di relazione immaginaria.
Di conseguenza, più aumenta il livello di IPS, più diminuisce la possibilità di stabilire relazioni reali. I fruitori dei media possono rapportarsi alle figure umane che operano all’interno di una scienza in 2 modi: con l’identificazione e l’interazione immaginata. Nell’identificazione, il fruitore si mette nei panni della figura mediale che ha assunto come modello di riferimento, mentre nell’interazione immaginata il fruitore si comporta come se potesse intervenire realmente sulla figura mediale, indirizzandogli commenti, richieste, ecc.
La fabbrica dei divi
I media contribuiscono a costruire uno status sociale, ovvero i divi dello spettacolo, i quali sono ammirati perché i media li fanno apparire vincenti e dotati di grande personalità. Le persone sono spinte a diventare delle celebrità attraverso i media, per cercare di far parte di un gruppo sociale privilegiato a livello economico e simbolico. Ai vantaggi della condizione di “celebrità” (alto reddito, ammirazione sociale, ecc.) si aggiungono, però, anche dei rischi psicologici:
- Stereotipizzazione (la persona è ridotta a quell’aspetto che l’ha resa celebre in un determinato programma);
- Narcisismo (il successo fa sì che la persona continui a cercare nuove occasioni per essere al centro dell’attenzione);
- Insofferenza (dovuta alla perdita di privacy nella propria esistenza);
- Inibizione reattiva (determinata dal terrore di tornare a essere “uno qualsiasi”; in questo modo i media non vengono più visti come strumenti promozionali ma come minacce cospiratorie).
Quando le IPS riguardano non più solo una persona ma gruppi di persone, allora si parla dell’atteggiamento assunto dai cosiddetti “fan”. Essere fan di qualcosa significa inserire l’oggetto della propria ammirazione in un vero e proprio culto della personalità, in quanto questa identificazione parasociale è ispirata a slanci idealistici. Quando le ammirazioni dei fan interessano un determinato prodotto sociale, invece, l’IPS si organizza in modo diverso. Per esempio, i fan della serie televisiva “Star Trek” si sono resi riconoscibili come un vero e proprio gruppo attraverso 4 fasi:
- Avviare una strategia distintiva di ricezione;
- Costituire una comunità interpretativa;
- Delineare un mondo artistico;
- Suggerire una comunità sociale alternativa.
La morte del “soggetto di culto” mediale, soprattutto quando inaspettata o determinata da condizioni tragiche, costituisce, invece, un momento particolarmente critico, che a volte può diventare un vero e proprio “lutto parasociale”.
Influenzare
La questione dell'influenza dei media
La questione riguardo l’influenza dei media è centrale, per questo la psicologia della comunicazione indaga se effettivamente i mass media abbiano delle conseguenze sui comportamenti delle persone. Dal momento che i media sono artefatti culturali che organizzano l’esperienza umana del mondo, essi hanno veramente la capacità di influenzare la mente e i comportamenti delle persone, anche sulla base di alcuni fattori:
- I media attirano grossi investimenti di risorse economiche;
- La vita politica è costantemente occupata dai media;
- I vari discorsi mediali sono tenuti insieme dalla pubblicità, il cui scopo è proprio quello di orientare il pubblico.
Gli effetti psicologici dei media
La stampa, la radio, la televisione e Internet possono avere delle ripercussioni sugli atteggiamenti degli individui; in particolare, si cerca di capire che effetto possono avere i media riguardo la sessualità e l’aggressività e sullo sviluppo di due tendenze: la violenza e la pornografia.
Dalla manipolazione al modellamento
Nei primi decenni del XX secolo si afferma il paradigma dell’influenza determinante: dal momento che la propaganda nel corso della prima guerra mondiale era riuscita nel suo intento e si erano affermati i regimi totalitari in Europa, l’individuo appariva un soggetto passivo di fronte ai messaggi persuasivi. Si affermano così teorie come quella del “proiettile magico” e dell’”ago ipodermico”, dove i mezzi di comunicazione sono visti come proiettili che bersagliano le folle, innescando meccanismi di comportamento. Per gli psicologi di questo periodo tutti i comportamenti dell’uomo, compresi quelli legati ai media, sono controllati da pulsioni interne o da stimoli esterni. In sostanza, l’“emittente” ha un ruolo attivo e responsabile, mentre il “ricevente” un ruolo del tutto passivo.
Intorno alla metà del '900 si afferma invece il paradigma dell’influenza limitata, il cui esponente più significativo è Lazarsfeld, il quale afferma che i media non hanno, dopotutto, tutta questa influenza sulla base di alcune ricerche relative alle elezioni presidenziali americane nel 1940. Lazarsfeld, in particolare, ha rilevato come un messaggio mediatico risulta più efficace se avvalorato dall’adesione di persone di fiducia, i cosiddetti “opinion leaders”. I media attivano pertanto un flusso di comunicazione a due livelli (two step flow), cercando di ottenere prima di tutto il consenso di coloro che sono più interessati ai media e che potranno agire da opinion leaders.
Carl Hovland è invece uno psicologo che ha condotto delle ricerche sulla modifica dei comportamenti, in merito all’influenza dei media. Oggetto delle sue ricerche furono i soldati americani che dovevano rimotivarsi a proseguire la guerra, dopo il duro attacco di Pearl Harbor. Per avere efficacia, i messaggi della stampa e dei filmati dovevano passare attraverso la selezione attiva delle persone e dare loro credito in base a diversi fattori come l’età, la cultura dell’audience, la credibilità, l’autorevolezza della fonte, ecc. Inoltre Hovland mostra che l’efficacia dei media è determinata anche da altri fattori:
- L’attenzione (i messaggi devono poter superare la soglia di interesse delle persone);
- La comprensione e l’assimilazione (le persone devono poter comprendere il significato dei messaggi che a loro volta devono essere conservati nella loro memoria);
- L’incentivazione (i messaggi non devono solo essere considerati credibili ma devono anche essere idonei al perseguimento degli obiettivi).
È molto importante, quindi, che il messaggio e il persuasore siano credibili, affidabili e meritevoli di fiducia. Allo stesso modo, l’efficacia dei mass media può essere determinata dal modo di formulare i messaggi: il discorso può essere unilaterale (one side) o bilaterale (both sides).
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