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La relazione fra psicologia e media

La relazione fra psicologia e media può essere interpretata in almeno tre modi possibili:

  • Psicologia come sapere scientifico interessato a capire l’esperienza del mondo che le persone fanno attraverso i media → psicologia dei media;
  • Media come serie di ambienti dove gli psicologi possono mettere in pratica il loro sapere scientifico → psicologia nei media;
  • Media come artefatti culturali che diffondono una certa immagine della psicologia in generale → psicologia per i media.

I tre ambiti vanno ben distinti. I media tendono a dare un’idea falsata e deformata dello psicologo e della psicologia:

  • Riduzionismo pratico: visione dello psicologo in senso stretto come una sorta di psichiatra minore che serve solo se dimostra di poter curare qualche disturbo comportamentale o mentale.
  • Riduzionismo teorico: forma di semplificazione concettuale effettuata dai media in tutti gli ambiti. Dal punto di vista della psicologia veicola l’idea secondo cui per ogni problema psicologico ci sia necessariamente un meccanismo biologico.
  • Unitarietà: i media diffondono l’idea del senso comune secondo cui la psicologia sarebbe una scienza compatta fondata su principi condivisi quando invece è una scienza multiforme.
  • Orientamento consolatorio - manipolatorio: i media avvalorano la fiducia magica del senso comune secondo cui ogni difficoltà può essere superata, ogni paura può essere vinta, ogni sofferenza può essere lenita, lo psicologo sarebbe la soluzione a tutti i problemi.

Approccio di natura reattiva

La psicologia si interessa ai media anche per difesa su ciò che i media veicolano su di essa → cercare di capire perché i media veicolino una visione distorta e inadeguata della psicologia.

Approccio di natura reattiva della psicologia verso i media: cerca di rispondere alle domande che riguardano il complesso rapporto fra media e persone.

Gli psicologi si ritengono in dovere di fornire delle chiarificazioni in relazione a preoccupazioni socialmente diffuse sui media:

  • Nesso fra violenza esibita e aggressività attivata e/o esperita;
  • Ripercussioni dei media sulle pratiche della sessualità;
  • Manomissioni dell’immaginario attribuite alla pubblicità;
  • Alterazioni del consenso indotte dalla propaganda politica nei media;
  • Rischi di catastrofe culturale nella dissipazione dei valori;
  • Costruzione di false credenze attraverso la manipolazione delle informazioni;
  • Opportunità e limiti degli usi presociali dei media.

Psicologia dei media

La psicologia dei media può affrontare il livello più profondo di problematicità psicologica che pervade le società odierne cioè il frammentarsi indefinito delle comunità interpretative in una molteplicità dei linguaggi e di pratiche discorsive spesso inaccessibili fra loro.

Sempre più crescente difficoltà comunicativa tra le generazioni dovuta al fatto che esse vivono in climi mediali molto diversi fra loro e del tutto inconciliabili e mettono in atto procedure mentali differenti di elaborazione dei significati.

L’azione dei media è saldamente installata nella macro cornice istitutiva di qualsiasi discorso psicologico: i media hanno intercettato la metafora del interno/esterno per la costruzione del Sé, che ogni persona elabora sulla base dei significati esterni degli artefatti e su quelli interni dei discorsi: racconti e ragionamenti. Essi rappresentano in azione due modalità opposte di funzionamento della mente: il pensiero narrativo e il pensiero socio-paradigmatico. La psicologia dei media parla di mente a più dimensioni perché gli individui ricorrono ai media fondamentalmente perché la loro mente sa riconoscervi delle opportunità per raccontarsi e spiegarsi meglio.

Le persone sono riconoscibili come soggetti di enunciazione di senso in base agli artefatti culturali di cui si servono → qualsiasi azione, come parlare, chattare, postare ecc., comporta delle implicazioni nell’elaborazione dell’immagine di sé derivante dalle caratteristiche socio-cognitive dei mezzi adoperati.

I media supportano e potenzializzano le potenzialità comunicative del corpo umano e concretizzano le potenzialità espressive della mente umana → la psicologia attraverso i media può studiare la vasta gamma di procedure con cui gli individui tentano di dare un senso alla loro esperienza nel mondo.

I mass media contribuiscono a modellare l’esperienza della realtà fornendo alle persone nelle varie situazioni di interazione nuove modalità di tessere racconti e di articolare ragioni funzionali al Sé. Permette di far comprendere alla psicologia la complessità dell’uomo postmoderno.

Capitolo primo

Il ruolo della psicologia tra le scienze dell’interazione mediata

L’uomo non può non comunicare. Per diversi millenni si è affidato alle potenzialità del suo corpo come strumento di comunicazione. Man mano si è dotato di strumenti esterni per comunicare: da interazione faccia a faccia a interazione mediata.

Mass media: canali che coinvolgono un numero di persone potenzialmente molto ampio. Duplice specificazione della comunicazione mediata: broadcasting → regime di uno – molti o molti – molti.

La comunicazione che coinvolge molte persone può essere ambigua perché può essere sia uno strumento di potere, sia un’arma rivoluzionaria, sia un prodotto commerciale che un progetto educativo → preoccupazione per gli effetti che l’evoluzione tecnologica può avere sulla condizione umana e sulle azioni individuali.

L’apporto della psicologia in un orizzonte discorsivo

Espressione di “villaggio globale” di McLuhan → in tale processo si inserisce anche il piano psicologico della costruzione del Sé e della gestione delle relazioni con gli altri, grazie all’esperienza pervasiva che le persone fanno con i media.

Il fenomeno della comunicazione di massa è un fenomeno estremamente complesso che può essere affrontato da varie angolazioni. Quando si ci ferma a riflettere sul ruolo che i media hanno sulla nostra vita, ci fondiamo sul senso comune che è alla base di generalizzazioni scorrette e fonte dello spirito critico: sostrato sul quale le varie discipline che si occupano di mass media si fondano.

A prima vista il ruolo della psicologia per la comprensione dei media appare incerto, ma il suo apparato concettuale in realtà consente di cogliere alcuni aspetti fondamentali della comunicazione di massa: le dinamiche di interazione mediata.

Il contributo della psicologia allo studio della comunicazione di massa è decisivo in tre punti, dato che si fa carico di:

  • Esplorare la trama fittissima dell’intenzionalità: tendenza delle persone a trovarsi in un mondo intenzionale quando comunicano, dove scopi comuni e scopi altrui si bilanciano;
  • Analizzare i processi cognitivi attivati nell’interpretazione dei testi messi nei circuiti della comunicazione di massa: attenzione, memoria ecc.;
  • Esibire il grado di coinvolgimento emozionale che le persone realizzano quando interagiscono con e attraverso i media.

Criteri per sistematizzare i contributi della psicologia

  • Le potenzialità delle tecnologie: un testo è costruito in maniera molto differente a seconda del mezzo che lo rende disponibile.
  • Le caratteristiche degli utenti: individuare i percorsi di attribuzione di significati che marcano le attese di particolari gruppi di persone.
  • Le funzioni dei generi di discorso praticati: specializzazione funzionale dei sottocodici propri dei testi di informazione, le loro reciproche contaminazioni, il loro speciale grado di pertinenza psicologica.
  • Le proprietà delle poste in gioco: definizione della posta in gioco che in ogni occasione è sottesa.

Metodi di ricerca

Primi del Novecento, gli psicologi credevano di poter fare scienza semplicemente osservando la catena di eventi del tipo stimolo – risposta. Dalla seconda metà del secolo, gli si sono dati il compito di estendere il sapere scientifico all’operatività della mente.

Tale radicale differenza guida anche i programmi di ricerca psicologici applicati ai media:

  • Orientamento comportamentista: enfatizza l’eventuale influenza dei media sulle condotte effettive delle persone;
  • Orientamenti cognitivista: si studia la capacità degli individui di organizzare conoscenze, produrre consonanza e dissonanza cognitiva, guidare l’elaborazione interna degli atteggiamenti verso il mondo fisico e sociale.

Entrambi condividono una matrice epistemologica e metodologica che li conduce a privilegiare l’indagine sperimentale. La psicologia dei media ritrova più adeguati gli strumenti della ricerca qualitativa in quanto si propone di cogliere i significati che le persone o le comunità di fruizione ricavano delle loro interazioni con e nei media, piuttosto che spiegarle in termini di controllo e di prevedibilità.

Il regime della comunicazione massmediale

Comunicazione massmediale: pratiche comunicative che coinvolgono molte persone, appartenenti a diversi ceti sociali, consolidatesi in stretta connessione con le profonde trasformazioni che hanno marcato l’età moderna e che consistono nell’utilizzare delle tecnologie che hanno contribuito a rendere visibili e operative le masse.

Varie fasi dello sviluppo storico delle varie tecnologie del comunicare. Ad una prima analisi pare che lo sviluppo dei supporti sia stato più teso a sviluppare il contenuto più che la relazione fra individui, tranne le eccezioni degli ultimi trovati tecnologici. La comunicazione massmediale comporta:

  • La tecnologizzazione del linguaggio verbale;
  • La professionalizzazione della situazione interazionale;
  • L’istituzionalizzazione socioeconomica dei rapporti fra persone e gruppi umani.

Il sempre più stretto rapporto tra struttura economica della società e funzione di intermediazione svolta dai mass media ha fatto sì che la produzione culturale fosse sottoposta alle stesse leggi della produzione industriale di oggetti materiali.

Concezione critica della Scuola di Francoforte

  • La cultura è snaturata perché manovrata dall’economia che mira al profitto;
  • I beni simbolici sono sottoposti alle regole del mercato, con produzione in serie e standardizzazione;
  • Il fruitore è spinto nel ruolo passivo di consumatore.

Concezione positiva

  • Considera globalmente vantaggiosa la diffusione di beni ideali su larga scala;
  • Ritiene socialmente necessario fornire prodotti di intrattenimento;
  • Evidenzia come ad un rischio di omogeneizzazione del gusto corrisponda uno potenziale di democratizzazione dell’esperienza del mondo;
  • Rivela il rinnovamento stilistico che i sottoprodotti dell’industria culturale hanno provocato nella cultura alta.

Differenza tra apocalittici e integrati:

  • Apocalittici: vedono pericoli degenerativi insiti nelle pratiche di comunicazione di massa come passività, etero direzione, omologazione e mistificazione.
  • Integrati: esaltano le potenzialità di sviluppo apportate dai mass media come crescita del potenziale esperienziale medio, circolazione di saperi, diffusione degli stili.

Le potenzialità della comunicazione massmediale sono sottoposte ad alcune linee interpretative che tendono a legittimare varie posizione di determinismo tecnologico.

Determinismo tecnologico: le proprietà strutturali dei mezzi che si adoperano per veicolare contenuti sono talmente salienti che vincolano la natura dei processi comunicativi di massa possibili con essi → Marshall McLuhan “Il mezzo è il messaggio”, contestazione di tutto quel filone di studiosi secondo cui conta solo il contenuto che viene veicolato e non il mezzo con cui essi vengono veicolati. Questa visione quindi trascura tutte le modificazioni che i contenuti subiscono quando vengono veicolati da un medium rispetto ad un altro. Ogni invenzione tecnologica, invece, modifica l’intera semiosfera, cioè l’universo di segni, significati, immagini e testi, obbligando l’uomo a modificare la sua visione attuale del mondo.

Atteggiamento neutralista: di chi sostiene che le tecnologie siano solo supporti tecnici, capacità di farci superare le barriere spazio-temporali del comunicare → posizione riduzionista che non tiene conto che ogni medium costruisce un suo modo di intendere il mondo e quindi opera da ambiente simbolico.

Cultural Studies/Audience Studies

Studi che cercano di studiare le modalità in cui gli individui e i gruppi rinnovano costantemente tutto l’inventario delle credenze, dei valori e delle istituzioni sociali → i soggetti intervengono attivamente e spesso in modo conflittuale nei processi concreti di elaborazione intellettuale, spirituale ed estetica che portano alla costruzione dei significati condivisi dalla comunità.

Cultural Studies: ritiene insostenibile la differenziazione tra cultura alta e cultura bassa cercando culture vive tra tutte le pratiche significative. Stuart Hall è il principale promotore di tale approccio e sostiene che il processo di produzione, circolazione e consumo di beni simbolici attivato dai media si configurabile nel formato della comunicazione se le varie fasi sono inquadrate come procedure discorsive di gestione sociale dei significati → pratiche di decoding da parte dell’audience:

  • Validazione: i testi mediali vengono incorporati dal pubblico così come sono stati intenzionati. L’uditorio non si rende nemmeno conto di dare il proprio apporto al perpetuarsi di una determinata egemonia culturale;
  • Negoziazione: l’audience individua la strategia del codice dominante sotteso dai testi mediali, lo legittima ma tende ad adattarne la validità alla specificità dei propri contenuti interpretativi;
  • Rifiuto: l’uditorio fa resistenza alla rete di significati, perché la interpreta secondo un’intenzionalità opposta.

Ciascuna di queste pratiche costituisce una lotta per il senso e quindi è soggetta a contraddizioni e/o aberrazioni.

Audience Studies: approccio al consumo culturale che tende a sottolineare la molteplicità dei significati inerenti a qualsiasi testo e a evidenziare il contributo decisivo fornito dall’interpretazione del fruitore.

Le coordinate psicologiche degli eventi comunicativi

Gli studi sulle strategie di ricezione dei contenuti mediali seguite dall’audience occupano un ruolo importantissimo nella psicologia dei media → nel rapporto con i media, la ricerca che le persone fanno sul significato di ciò che vedono, ascoltano o leggono è filtrata dalla loro appartenenza a un determinato gruppo, orientato verso precise pratiche interpretative. Quel significato è orientato anche da processi di attenzione selettiva, elaborazione e memorizzazione delle informazioni, coordinamento con i supporti motivazionali ed emozionali dell’esperienza personale. Ogni persona riorganizza le risorse culturali che le consente di tracciare il proprio orizzonte di comprensione della realtà e di sé stessa.

Con la comunicazione le persone attivano tutta una serie di processi dinamici che rispondono a molteplici ambiti di pertinenza: integrazione tra meccanismi biologici, modelli culturali, determinismi naturali, finalità storiche → ricercare un equilibrio tra informare, appartenere o legarsi.

Comunicare: serie di attività che svolgiamo quotidianamente regolate dall’attrazione per l’informazione e dall’interesse per la partecipazione al mondo sociale. Al comunicare sono intrecciate anche le necessità di conoscere e interagire.

Attività del comunicatore bifocale:

  • Veicolare contenuti, rendendo disponibili concetti e diffondendo credenze → risponde a una logica della mancanza;
  • Organizzare relazioni: come ci rapportiamo con gli altri, quali emozioni proviamo e veicoliamo, come facciamo qualcosa di sensato con gli altri → risponde a una logica dell’eccedenza.

Dal punto di vista psicologico, la comunicazione di massa può essere collocata al centro di due assi ortogonali che descrivono le polarità sociale vs (inter)personale e pubblico vs privato. Quando si riflette sulla comunicazione il primo riferimento va al metodo comunicativo più immediato: il dialogo.

Distinzione fra vari tipi di comunicazione

  • Comunicazione pubblica: divisibile in diversi livelli di operatività (comunicazione istituzionale, politica, estetica). Essa emerge non appena la vita sociale va in scena e si teatralizza;
  • Comunicazione interpersonale: si manifesta concretamente nella comunicazione privata, quando le persone assumono un particolare atteggiamento protettivo sullo scambio di informazioni e sulla relazione esistente tra loro.

La differenza tra questi due tipi di comunicazione la si trova in tre aspetti:

  • Topic: stabilisce il tipo di argomenti trattabili in un evento comunicativo.
    • Sfera pubblica = temi d’interesse collettivo;
    • Sfera privata = temi di coinvolgimento personale.
  • Tenore: evidenzia il tipo di legami possibili in un evento comunicativo.
    • Sfera pubblica = modelli di relazione come potere, solidarietà ecc.;
    • Sfera privata = modelli di relazione basati su valori più intimi e sentiti.
  • Modo: tipo di configurazioni che un evento comunicativo può assumere.
    • Sfera pubblica = strategie comunicative che possono richiedere l’innesco di più complesse procedure logico-formali;
    • Sfera privata = procedure molto più semplici e intuitive.

Nella sfera pubblica le persone elaborano i significati relativi a modelli di riferimento comuni, per stabilire relazioni di un certo tipo, e fanno tutto ciò secondo modalità adeguate a quanto può essere detto “sulla scena”.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/06 Psicologia del lavoro e delle organizzazioni

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher DeliaLeggio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia del prodotto audiovisivo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Russo Vincenzo.
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