Nuovi lineamenti di una psicologia dell’arte - Stefano Ferrari
Introduzione
Alcune riflessioni intorno alla psicologia dell’arte
Necessario considerare innanzitutto la questione dell’interdisciplinarità ossia le relazioni tra
discipline diverse e il problema di come accordare la pluralità di queste prospettive all’interno di
un’orizzonte teorico senza che questo vada a limitare l’autonomia e la specificità delle singole
discipline.
Tra le questioni che ci si pongono in proposito, quella del rapporto in termini gerarchici tra
psicologia e arte: se si accentua la parte della psicologia si avrà un’approccio più scientifico e
rigoroso; viceversa, si avrà un approccio più debole dal punto di vista scientifico a favore delle
ragioni dell’arte.
Tuttavia un approccio puramente scientifico alla psicologia dell’arte è in ogni caso
impossibile, perchè la psicologia stessa come scienza appare quantomai frastagliata e divisa, e il
suo statuto specifico risulta problematico a partire dalla sua nascita. Alcuni ritengono che essa
origini dalla filosofia, altri rimandano la sua origine in un’epoca più recente, quella ottocentesca,
dalle discipline di fisica e fisiologia; in quest’ultimo caso però, si rischia di cadere nel
riduzionismo, facendo cioè della psicologia una semplice branca di queste scienze.
La psicologia come disciplina autonoma allora nasce, possiamo dire, nel tentativo di
differenziarsi ed emanciparsi da un lato dalla filosofia, dall’altro dalla fisica e dalla
fisiologia.
Un altro punto importante è quello che si collega alla nascita della psicoanalisi, ossia la
scoperta dell’inconscio e la nascita della cosiddetta psichiatria dinamica. Queste ricerche
vengono sistematizzate a partire dal Settecento, con Mesmer, e si iniziano a compiere dei lavori
sperimentali. Questi studi da una parte rientrano nella giurisdizione della filosofia; dall’altra, per
quanto riguarda la loro applicazione terapeutica, essi si intrecciano con la storia e i problemi della
medicina.
In clima positivista comunque si sviluppano le prime ricerche di psicologia dell’arte
ispirate al metodo sperimentale. All’interno di questo stesso orizzonte inoltre viene ripensato il
ruolo dell’artista, in particolare del romanziere, che diventa uno psicologo sperimentale come nelle
teorie di Zola, Il romanzo sperimentale, 1880; da qui si arriva addirittura a vedere l’arte come
possibile aiuto in soccorso alla psicologia, per evitarne il totale assorbimento nelle discipline
scientifiche, ma al contempo si forma un rischio ancor maggiore che è quello di privarla del tutto
del suo statuto scientifico.
—>Insomma come abbiamo accennato all’inizio, il problema dell’interdisciplinarità nella
psicologia dell’arte è molto forte. L’unico modo per superare questo problema è prendere atto
della pluralità della disciplina e accettarla nella sua concretezza.
—>Per la sua concezione della psicologia dell’arte, Ferrari ha scelto di utilizzare la dimensione
della psicoanalisi, e nello specifico di quella freudiana. Innanzitutto la psicoanalisi si pone a
metà strada tra una prospettiva filosofica e una più eminentemente scientifica: il rapporto tra
Freud e la scienza ufficiale è infatti stato sempre piuttosto controverso. In virtù dei suoi studi
scientifici infatti, all’inizio della carriera si sforzò effettivamente di dare alle sue teorie psicologiche
delle solide basi scientifiche, ma poi vi rinunciò. Tuttavia la psicoanalisi non esclude un dialogo
proficuo con le più recenti scoperte in campo neurologico.
CAPITOLO I: Freud, la psicoanalisi e l’arte. Alcune questioni preliminari
L’universo della psicoanalisi oggi è molto più articolato di quanto lo fosse ai tempi di Freud.
Tuttavia, il periodo delle origini resta un punto di riferimento imprescindibile, in cui sono già
presenti tutti i principali nodi che riguardano il rapporto con l’arte e la letteratura.
Innanzitutto occorre puntualizzare che la psicoanalisi può essere utilizzata da diverse
prospettive:
Elemento clinico-terapeutico
1) Elemento legato alla tecnica psicoanalitica
2) Elemento teorico
3) Elemento relativo alle applicazioni della psicoanalisi
4) clinico terapeutico: fin dalle origini esso si è mescolato agli altri; lo stesso Freud non
1)Elemento
era particolarmente interessato al versante terapeutico della psicanalisi, come ammette in una sua
lettera del 1921 allo psichiatra americano Abram Kardiner. Egli dimostra di preferire il gusto della
ricerca a quello dell’applicazione terapeutia: era la terapia ad essere al servizio della ricerca e
non viceversa.
-La psicoanalisi come terapia ammette aperture e problematicità, perchè è la prima scienza
ad ammettere un debole distinzione tra normale e patologico.
-Un altro aspetto interessante è la questione relativa alla cura degli artisti: il timore che,
una volta eliminato il sintomo nevrotico, venga meno anche lo stimolo creativo, è stato
particolarmente dibattuto negli anni Venti e Trenta del Novecento.
-Un’altra questione riguarda il fatto che ci sono pratiche terapeutiche che sis ervono di
modalità artistiche: senza arrivare alle arti terapie, possiamo notare che già nella psicoanalisi
delle origini la cura utilizzava procedure di tipo poetico-metaforico, narrativista.
2) Elemento tecnico
-La regola fondamentale è quella delle libere associazioni, a cui si associa l’attenzione
fluttuante dell’analista. Compito dell’analista è infatti quello di lasciarsi sorprendere, secondo
Freud, accettando quello che gli viene raccontato con mente svincolata da giudizi e preconcetti,
aperta e pronta a seguire le libere associazioni del paziente.
Freud paragona questa apertura mentale nell’analisi a quella necessaria per il progresso
scientifico: osservando un fenomeno nuovo, dapprima i pezzi non combaciano, ma se si è pronti
ad ammettere ogni eventualità, alla fine si trova il senso dell’insieme.
-Costruzioni: nel saggio Costruzioni in analisi, Freud distingue tra interpretazione e
costruzione, definendo quest’ultima come più adeguata nel definire il lavoro dell’analista, perchè
l’analista deve “costruire il materiale dimenticato a partire dalle tracce che di esso sono rimaste”.
-Interminabilità dell’analisi: nel saggio Analisi terminabile e interminabile, Freud si interroga
su come e quando un’analisi possa definirsi conclusa, questione per lui assai problematica in
quanto ritiene che l’analisi non possa mai dirsi effettivamente terminata.
3) Elemento teorico
-La psicoanalisi si può dire che con le sue teorie costituisca un’ulteriore attacco al
narcisismo dell’uomo, dopo le scoperte di Copernico e di Darwin. Infatti essa pone
innanzitutto, con il concetto di inconscio, l’idea che non tutto ciò che accade dentro di noi è
soggetto al nostro controllo. In secondo luogo mette in crisi anche la relazione tra soggetto e
oggetto nel processo di conoscenza, affermando che innanzitutto l’uomo deve indagare se stesso.
4) Elemento relativo alle applicazioni della psicoanalisi
-Quando si cerca di applicare le questioni della psicoanalisi all’arte e alla letteratura, si
rischia di cedere a sterili schematizzazioni; partendo da Freud vediamo dunque come evitare
questo problema.
IL PRIMATO DELLA LETTERATURA
Il primato dell’elemento letterario è da intendersi nel senso che la psicoanalisi sembra avere
una spiccata vocazione per il racconto; innanzitutto è un dato di fatto che tra gli studi psicoanalitici
in ambito artistico, sono più numerosi quelli rivolti all’universo letterario rispetto che alle arti visive.
Le ragioni di questo primato letterario nella psicoanalisi sono molte, alcune soggettive
(dovute alla personalità di Freud per esempio) e altre oggettive, cioè connaturate alla stessa
disciplina.
Tra le ragioni strutturali, il fatto che la psicoanalisi nasce come scienza della parola,
1)
talking-cure (termine coniato dalla prima paziente di Freud e Breuer, Anna O.). In essa infatti
l’elemento visivo è tradotto in entità verbali: tutto passa attraverso il racconto del paziente e le note
dello psicanalista. Prendendo come esempio il sogno, ci rendiamo conto di come esso nasca
come complesso visivo ma venga interpretato soprattutto come racconto.
Un’altra ragione strutturale del primato letterario è implicitamente riconosciuta da Freud
2)
quando parla di poeti e romanzieri come di “alleati preziosi”, ai quali si devono le prime
scoperte dell’inconscio.
Tra le ragioni contingenti e culturali del primato dell’elemento letterario invece possiamo
3)
innanzitutto ricordare la formazione culturale e il gusto estetico dello stesso Freud: egli
ebbe una formazione umanistica, quindi indubbiamente concentrata più sulla letteratura che sulle
arti visive. Nei suoi saggi è vero che si concentra su due artisti, Michelangelo e Leonardo, ma in
entrambi i saggi ad interessarlo non sono le loro opere bensì, nel caso di Michelangelo,
l’intenzione dietro un’opera specifica, e nel caso di Leonardo la personalità dell’artista nel suo
insieme.
Non dobbiamo tuttavia dimenticare che Freud aveva un grande interesse per l’archeologia ed era
un grande collezionista di oggetti antichi; come afferma lui stesso “in realtà ho letto più di
archeologia che di psicologia”.
—>Psicoanalisi e archeologia
Il fascino esercitato su Freud dall’archeologia trova espliciti riscontri nella sua opera.
Relativamente a tale interesse si trova un suggestivo passaggio nel saggio Costruzione
nell’analisi, 1937, in cui l’affinità tra psicanalisi e archeologia, tra psicanalista e archeologo, è
fondata su concetto di costruzione, ossia reperire tracce di materiale e ricostruire ciò che è stato
dimenticato, sotterrato. Come accade nelle antiche tombe, continua Freud, tutto l’essenziale si è
preservato da qualche parte, solo che è nascosto, reso indisponibile all’individuo; è compito
dell’analista riportarlo alla luce, come dell’archeologo è il compito di scavare e scoprire materiali
dati per persi. L’unica differenza tra archeologia e psicanalisi è che mentre nell’archeologia
la ricostruzione coincide con la meta e il termine di ogni sforzo, nella psicanalisi essa è
soltanto un lavoro preliminare.
4) Altra ragione contingente riguardo la supremazia della letteratura è dovuta alla fortuna di
una lettura strutturalista della psicanalisi, legata soprattutto alla scuola di Lacan. Egli
affermava infatti che l’inconscio fosse strutturato come un linguaggio, e che esistesse una sorta di
retorica dell’inconscio così come esisteva nella poesia e nella letteratura, associando i vari
meccanismi del processo primario, come condensazione e spostamento, ai tropi e alle figure
(metafore e metonimie).
CAPITOLO II: Da Freud a Charcot a Mesmer.
A ritroso, sulle tracce di una “psicologia come romanzo”
Origini della psicanalisi: fondamentale è stata la scoperta dell’inconscio, che medici e
psichiatri dell’Ottocento avevano già ampiamente sperimentato, soprattutto grazie agli studi
sull’ipnotismo e la suggestione, particolarmente diffusi in Francia, ma conosciuti anche in
Inghilterra, Germania e altri paesi.
Freud stesso tra il 1885 e il 1886 trascorse circa sei mesi alla Salpetriere di Parigi, diretta
in quegli anni dal carismatico Charcot. Questo periodo fu fondamentale per la nascita della
psicanalisi: le prime e più importanti scoperte di Freud e Breuer sull’isteria furono compiute
attraverso il “metodo catartico”, utilizzando proprio l’ipnosi, che solo in un secondo tempo Freud
decise di sostituire con le libere associazioni.
Non essendo nostra intenzione ripercorrere la storia completa delle origini della
psicanalisi, limitiamoci a sottolineare alcuni elementi in grado di dimostrare contiguità tra
queste ricerche e la vocazione artistico-letteraria della psicoanalisi delle origini.
CHARCOT, L’ISTERIA E GLI STUDI SU IPNOTISMO E LA SUGGESTIONE IN FRANCIA
Jean-Martin Charcot, clinico e neurologo che ebbe il merito di riabilitare e far accettare al
mondo scientifico le ricerche sull’ipnosi, che dopo il mesmerismo erano andate soggette a totale
discredito.
Dal saggio “La scoperta dell’inconscio” di Ellenberg, apprendiamo che la figura di Charcot
godeva di talmente tanto prestigio che aveva trasformato la Salpetriere, clinica precedentemente
trascurata dai medici francesi, a tempio della scienza. Charcot fece costruire un padiglione per il
trattamento, la ricerca, l’insegnamento, una scuola in cui esercitava dominio assoluto.
Charcot era inoltre un artista: eccellente disegnatore, dipingeva anche a china, conosceva la storia
dell’arte e la letteratura francese, ma anche Dante e Shakespeare.
Il prestigio di Charcot, continua il saggio, fu reso anche maggiore con l’aura di mistero di
cui si circondò a partire dal 1970, quando iniziò le sue ricerche nell’ambito dell’ipnotismo.
Veniva considerato una sorta di taumaturgo: era il primo uomo che aveva esplorato gli abissi della
mente umana, e il suo nome veniva associato alla scoperta dell’isteria, dell’ipnotismo, dello
sdoppiamento di personalità, della catalessi e del sonnambulismo.
Inoltre Charcot fu anche il primo uomo ad unire arte e medicina nelle sue interpretazioni
delle opere d’arte, dando diagnosi neurologiche delle deformazioni ritratte dai pittori.
Le lezioni di un uomo di tale carisma suscitavano chiaramente una grande attrazione,
soprattutto quelle in cui prendevano parte gli stessi pazienti isterici: aveva allora luogo una sorta di
spettacolo teatrale, soprattutto nelle sue lezioni su isteria e ipnotismo.
Un’altra novità era costituita dalle proiezioni fotografiche, che ancora non erano state
introdotte nei metodi didattici.
Per quanto riguarda nello specifico l’ipnotismo, Charcot vedeva precise correlazioni tra
isteria e ipnosi: egli riteneva che le isteriche mostrassero una predisposizione all’ipnosi, e arrivò a
ipotizzare che solo gli individui isterici potessero venire ipnotizzati; inoltre tale pratica agiva
direttamente sui sintomi isterici, che potevano venire evocati o allontanati.
Gli studi sull’isteria hanno avuto una grande importanza nella storia della psicologia del
profondo: è una malattia che pur presentando sintomi di carattere somatico ha un’origine
prevalentemente psicologica. Ai tempi si riteneva una malattia esclusivamente femminile e andava
dai casi più lievi, in cui si associava quasi alla quintessenza della femminilità come la Madame
Bovary di Flaubert, ai casi più eclatanti di cui si occupava Charcot.
Caratteri dell’isteria secondo Charles Richet nel volume “Le indemoniate del nostro
tempo”:
Sentimenti portati all’eccesso, in balia delle passioni
1) Umore e atteggiamento mutevoli e imprevedibili
2) Appetito capriccioso, irregolare
3) Predisposizione alla menzogna e all’inganno
4)
A prova dell’affinità che si credeva sussistere tra isteria e femminilità, Richet afferma che l’isteria
leggera è una variante del carattere femminile, e che si potrebbe dire che le isteriche sono solo più
donne delle altre donne.
Charcot riuscì ad imporre l’interesse per l’ipnotismo al mondo scientifico
contemporaneo. Per farlo cercò di evidenziarne soprattutto gli aspetti fisico-somatici (temperatura
del corpo, pressione del sangue, battito), tralasciando quelli più eminentemente psichici, per
quanto più straordinari e affascinanti, secondo la regola del positivismo per cui era necessario
procedere dal semplice al complesso.
Tuttavia l’impatto delle potenzialità psichiche dell’ipnotismo era forte: suggestione post-
ipnotica (sotto ipnosi si dice al soggetto di eseguire qualcosa a distanza di tempo, e davvero
uscito dall’ipnosi, inconsciamente, la eseguiva); obiettivazione dei tipi, (il paziente recitava le
parti via via suggerite dal medico, dimostrando straordinarie capacità di identificazione con i
personaggi); inoltre si scoprì che durante l’ipnosi il corpo obbediva all’anima (venne scoperto
che l’espressione fisiognomica delle emozioni era inscritta meccanicamente nei muscoli e nervi, e
che bastava sollecitare elettricamente un dato muscolo o nervo perchè tutto il viso e il corpo si
atteggiasse a rappresentare una data emozione) e questo venne usato per uno studio sull’analisi e
la messa in scena delle passioni.
Il caso di Magdeleine: dal libro di Emile Magnin, Arte e ipnosi, 1905: questa donna si era
rivolta al magnetizzatore dottor Emile Magnin per guarire da un’emicrania, ma il sonno indotto con
procedimenti magnetici sortiva un effetto notevole: era come se liberasse la vera personalità della
donna, che si esibiva come fosse protagonista di uno spettacolo, interpretando passioni e
danzando con straordinaria grazia. Una volta terminata la catalessi, la donna cadeva a terra
ritornava in sè.
Professor Hippolyte Bernheim, insegnante alla scuola di Nancy: fu il primo dopo Mesmer
ad evidenziare le straordinarie potenzialità terapeutiche dell’ipnosi.
Da Mesmer e Bernheim nasce la scuola di Nancy: essi dimostrarono che ogni individuo è
ipotizzabile e che dunque l'ipnosi non ha in sé nulla di patologico.
Il rischio in cui cadde la scuola di Nancy fu quello di enfatizzare in modo eccessivo le possibilità
della suggestione, aprendo un'ampia letteratura sulle implicazioni legali dell'ipnosi: vi fu infatti chi si
chiese fino a che punto un individuo che dichiara di aver agito sotto ipnosi è perseguibile; tuttavia
si dimostrò che il soggetto ipnotizzato conserva u
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