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1.Freud, la psicologia e l’arte. Alcune questioni preliminari

A) I diversi aspetti della psicoanalisi.

Dalle origini ad oggi, son stati numerosi i cambiamenti. Ma il periodo delle origini, con

il pensiero di Freud, resta un periodo imprescindibile, dove son già presenti tutte le

questioni e i nodi che riguardano il rapporto con l’arte e la letteratura. Proprio per il

fatto di trovarsi in una fase iniziale questi elementi sembrano assumere una maggiore

evidenza e prospicuità, consentendoci di trovare più facilmente le soluzioni o

l’impostazione più adeguata. È difficile fare un discorso nuovo sulla psicologia dell’arte

senza partire da Freud. La psicoanalisi presenta inoltre molti aspetti e prospettive

diverse che erano già presenti fin dalle origini. Dovremo considerare 1) l’elemento

clinico/terapeutico, 2) l’elemento legato alla tecnica psicoanalitica, 3) quello teorico

4)quello delle applicazioni della psicoanalisi.

Per quanto riguarda il primo punto, logicamente pensando alle implicazioni

terapeutiche la prospettiva clinica della psicoanalisi sembra essere prevalente. Ma

questo non è scontato e fin dalle origini questo aspetto si è mescolato con gli altri.

Inizialmente nemmeno Freud era interessato al versante terapeutico della psicoanalisi,

per quanto questo possa sembrare paradossale. Prevaleva il gusto per la ricerca su

quello della cura e per Freud la terapia era al servizio della teoria. Ma non è una

questione che riguarda solo Freud e la sua particolare condizione di padre fondatore. È

una questione più ampia.

Cosa si intende per terapia? Si tratta di eliminare i sintomi oppure di guarire proprio il

paziente? E che significa nel caso del disagio psichico guarire? In questo caso la

psicoanalisi suggerisce una lezione di problematicità, apertura e tolleranza,

sottolineando la difficoltà di distinguere tra normale e patologico. Da questo punto di

vista la prospettiva psicoanalitica si discosta da quella biologica che vede la malattia

psichica come una malattia del cervello che va pertanto curata con farmaci. L’aspetto

terapeutico della psicoanalisi ci riguarda da vicino perché comprende la questione

della cura degli artisti. È pericoloso per un artista andare a curarsi? Non c’è il rischio

che curando il sintomo nevrotico venga curata anche la sua capacità di creare? È una

questione molto discussa negli anni 20 e 30 del ‘900 ma che al di là di soluzioni

piuttosto semplici che rinviano alla differenza tra arte e nevrosi, ciò comporta alcune

implicazioni teoriche. Inoltre pratiche terapeutiche usano modalità di cura attinenti

all’arte. Senza parlare di arte terapia, vedremo che anche la cura utilizzi procedure di

tipo poetico/metaforico (es. filone narrativista pag. 24).

L’aspetto tecnico invece non è legato solo a quello terapeutico ma anche a quello

metodologico. Nella psicoanalisi questi due metodi sono più intrecciati che mai e il

saggio di Freud è un contributo importante sulla metodologia della ricerca scientifica in

generale. Esiste infatti sia nella pratica che nella teoria una regola fondamentale che

sembra esplicitare il paradosso di quest’ambivalenza della psicoanalisi; questa regola

è quella delle libere associazioni cui fa da corrispettivo l’attenzione fluttuante

dell’analista.

L’idea di regola fondamentale rinvia alla libertà e all’impredevidibilità delle

associazioni. Compito dell’analista è quello di lasciarsi sorprendere (pag. 24) per Freud

questa disponibilità e apertura non era solo qualcosa legato alla tecnica ma si situasse

proprio nel cuore del procedere scientifico e connotasse l’immagine stessa della

scienza (pag. 25). La stessa visione aperta e problematica della scienza è presente in

due saggi del 1937 costruzioni in analisi ed analisi terminabile ed interminabile, che

scritti appena due anni prima della sua morte diventano come una sorta di testamento

epistemologico di Freud (pag. 25). Nel secondo saggio Freud si domanda quando

un’analisi si può dire conclusa, ma sembra tendere verso un’interminabilità.

L’aspetto teorico ha ovviamente ricadute a livello epistemologico e metodologico.

L’idea di inconscio è problematica e dirompente. L’idea dell’ io che non è padrone in

casa propria mette in crisi la concezione filosofica, quella del cogito cartesiano. È

inoltre un ulteriore colpo al narcisismo dell’uomo dopo che Coopernico aveva scoperto

il sistema eliocentrico e Darwin aveva svelato all’uomo di non essere superiore alle

altre creature. Nella psicoanalisi la relazione tra soggetto ed oggetto mette in crisi la

unilateralità del processo di conoscenza perché ci troviamo davanti a un soggetto che

deve indagare innanzi tutto sé stesso. Inoltre dobbiamo considerare che se

assumiamo la relazione analitica come modello di un ideale processo conoscitivo ci

troviamo di fronte a un modello che è anche soggetto e partecipa e condiziona il

modello di conoscenza tramite le dinamiche del transfert e contro transfert.

Le ricerche psicoanalitiche sull’arte comprendono tutte queste teorie e in qualche

modo dovrebbero esaltarne la ricchezza e la polivalenza. Ma quando questi studi si

cristallizzano in una psicoanalisi applicata si dimostrano abbastanza deludenti.

B)Il primato della letteratura.

La psicoanalisi dimostra di avere una sorta di primato della letteratura, cioè

un’attrazione al testo scritto, al romanzo. È una qualcosa che si percepisce anche a

livello quantitativo: gli studi psicoanalitici rivolti all’universo letterario sono

enormemente di più rispetto a quelli rivolti alle arti figurative e quanto prende in

considerazioni queste ultime raramente lo fa sullo specifico pittorico e visivo, ma ci si

concentra di più o alla personalità degli artisti o alle loro opere in quanto contenuto.

Questa preminenza dell’elemento letterario è qualcosa di primario (legato alla natura

della psicoanalisi) o di contingente (legato a fatti esterni)? La risposta deve

necessariamente prendere in considerazione entrambi i piani.

Dal punto di vista strutturale dobbiamo dire che la psicoanalisi si configura come una

scienza della parola in cui l’elemento verbale in tutte le sue articolazioni ha

un’importanza preponderante. Ad esempio nella seduta il paziente parla e trasfigura

necessariamente anche elementi più strettamente visivi in materiale verbale e lo

stesso avviene nel sogno. Dunque la psicoanalisi passa attraverso il racconto la storia

del paziente. E nel frattempo l’analista scrive, scrive molto, di nuovo confermiamo

l’idea della psicologia come romanzo. Ritorniamo al sogno; il sogno nasce come

esperienza eminentemente visiva, ma esso viene interpretato come racconto, come

testo. Il lavoro dell’analista si basa sul testo del sogno. Un altro motivo della

predominanza di questo aspetto letterario è il fatto che molti dei padri della scoperta

dell’inconscio li troviamo tra i romanzieri. La scoperta dell’inconscio da parte degli

artisti e l’approfondimento della psicologia individuale rientrano nel novero della

letteratura. È la dimensione del romanzo che diventa psicologia ed assume un preciso

statuto conoscitivo. Ovviamente anche attraverso l’immagine si può comunicare

questo statuto interiore, ma in questo caso si dovrà avvalere di mezzi e procedure

specifiche. Tra i fattori più contingenti che creano questo primato letterario possiamo

annoverare il problema del gusto estetico e della formazione di Freud stesso, e in

questa formazione c’è più letteratura che arti visive. Nonostante due delle sue opere

più famose siano dedicate a Leonardo e a Michelangelo, nel caso del Leonardo

l’interesse è più incentrato sulla vita dell’artista che sulla sua opera. Inoltre nel Mosé,

Freud stesso ammette di non essere un intenditore d’arte (pag. 30). Bisogna

ammettere che nei limiti consentiti Freud ammirava molto l’archeologia e collezionava

oggetti.

C)Psicoanalisi e archeologia.

il fascino esercitato dall’archeologia su Freud ha anche un risvolto nella sua opera.

Questo contribuisce al suo interesse per la Gradiva di Jensen, ma il passaggio più

suggestivo dedicato alle analogie tra archeologia e psicoanalisi lo troviamo in

costruzione all’analisi (pag. 32 33).

Un altro motivo contingente è dovuto a una lettura strutturalista di Freud e della

psicoanalisi in Francia negli anni ’70 del secolo scorso nascono moltissimi trattati

dedicati alla linguistica e alla psicoanalisi. Secondo Lacan l’inconscio è strutturato

come un linguaggio. Tali studiosi hanno analizzato l’elemento verbale del sogno come

testo (pag. 35).

2.Da Freud a Charcot, da Charcot a Mesmer. A ritroso sulle tracce di una psicologia

come romanzo.

Vediamo le origini della psicologia dal punto di vista medico – psicologico in quanto la

scoperta dell’inconscio era già stato sperimentato dai medici e psichiatri dell’800 in

particolare grazie agli studi sull’ipnotismo, molto diffusi in Francia. E in Francia vi si

recò anche Freud, dal 1885 al 1886, dove soggiornò alla Salpetriere, già famosa ai

tempi e diretta in quegli anni da Charcot. Inoltre le prime scoperte di Freud e Breuer

sull’isteria vennero fatte basandosi su un metodo detto catartico, cioè sull’ipnosi, che

solo successivamente verrà sostituita dalle libere associazioni. Ma ci concentreremo

solo sul vedere gli elementi di contiguità tra questi studi e la vocazione

artistico/letteraria che caratterizza la psicoanalisi dai suoi primi anni. In questi studi la

cifra del meraviglioso e del fantastico che affascina sempre molti artisti e scrittori è

straordinariamente presente sia a livello di teorie e metodi sia a livello clinico, nelle

esemplificazioni di storie e casi paradossali, raccontati con un’efficacia narrativa. Il

fantastico, quella dimensione estrema della dimensione artistico – letteraria ha

consentito a certi filoni della psicologia di scoprire e studiare l’inconscio.

A)Charcot, l’isteria e gli studi sull’ipnotismo e la suggestione in Francia.

Charcot era un noto neurologo e clinico che ha come merito principale quello di far

accettare il metodo ipnotico al mondo degli scienziati, dato che questo metodo era

poco accreditato. Ce lo presenta Ellenberger nel suo libro intitolato la scoperta

dell’inonscio: la Salpetriere era un luogo storico più che scientifico e veniva evitato da

studenti di medicina e da studiosi stessi: Charcot riuscirà a convertire tale edificio

storico/artistico dalla bellezza architettonica prorompente in un edificio di interesse

scientifico. Egli acquistò anche tutti gli oggetti necessari all’analisi, alla ricerca. Costruì

un museo di anatomopatologia e iniziò a condurre lezione. I suoi studenti annotavano

con cura le sue lezioni che venivano poi pubblicate su importanti riviste da lui stesso

fondato. Il suo prestigio arrivò a tanto che ben presto nessuno poteva ottenere una

cattedra senza il suo consenso. Inoltre incarnava uno spirito patriottico perché era un

genio della scienza e questo rendeva orgogliosi i francesi. Era anche un uomo

estremamente ricco e potente (grazie al matrimonio con una ricca vedova e gli onorari

carissimi richiesti ai pazienti.). ma Charcot è anche uomo di cultura e artista, disegna

e dipinge bene, e conosce perfettamente la letteratura francese, Shakespeare e

Dante. La sua fama cresceva con l’alone di mistero che lo circondava. La sua fama

crebbe a dismisura nel 1882 con il saggio sull’ipnotismo. Agli occhi della gente Charcot

aveva esplorato i limiti della mente umana, da qua il suo soprannome di Napoleone

delle nevrosi: il suo nome era associato allo scoperta dell’isteria, dell’ipnotismo …

Charcot inoltre guardava gli abissi del passato interpretando retrospettivamente le

opere d’arte, e dando moderne diagnosi neurologiche alle pose distorte degli artisti. I

suoi due giornali furono i primi a fondere insieme arte e medicina. Egli fu anche noto

per aver trovato una risposta scientifica alla possessione demoniaca che considerava

come una forma di isteria. Dopodiché ci viene descritto un Charcot nei panni di

insegnante: le sue lezioni erano piacevoli e in esse egli dava sfogo alle sue particolari

capacità innate, come ad esempio quella per la recitazione, e spiegava anche con

l’uso di vari esempi e avvalendosi dell’aiuto di pazienti reali. Fu inoltre il primo a

introdurre le proiezioni fotografiche per spiegare la lezione. Era molto interessante e le

sue lezioni non gravavano, anzi lasciavano basiti, e lo stesso accadde a Freud quando

si recò alla Salpetriere (pag.38, 39, 40, 41).

L’interesse di Charcot per l’ipnosi era dovuto ai suoi studi sull’isteria: egli vedeva delle

precise correlazioni tra le due parti. Secondo lui le isteriche si prestavano meglio di

altri pazienti all’ipnosi e fu questo a far convincere Charcot di associare l’ipnosi

all’ambito della patologia e a ritenere che solamente individui isterici potessero venire

ipnotizzati (cosa che si rivelerà non vera). L’ipnosi agiva in maniera diretta sui sintomi

isterici che venivano riprodotti quando la paziente era normale mentre alcuni venivano

risolti quando la paziente era sotto crisi più intense. Inoltre c’è da considerare che le

donne considerate isteriche da Charcot erano in realtà diverse da quelle che

analizzerà in seguito Freud: queste donne dall’aspetto così simile a quello di una

persona isterica, in realtà avevano un vissuto drammatico alle loro spalle, fatto di

violenze, stupri ed emarginazione. Al contrario le isteriche di Freud erano signorine per

bene, abituate a frequentare i migliori salotti, che non avevano nemmeno mezza delle

crisi violente che passavano le pazienti di Charcot. Bisogna tener conto di questo per

capire come in effetti il vissuto della paziente condizioni profondamente i sintomi.

L’isteria è un disturbo normalmente attribuito all’universo femminile, è una malattia

che ha avuto grande importanza nella storia della psicologia del profondo. Ciò che la

qualifica prima di tutto è il fatto che è una patologia che pur presentando sintomi di

carattere somatico, ha un’origine psicologica: si tratta di fenomeni di conversione.

L’incredibile capacità di somatizzare che ha il nostro apparato psichico è ormai

leggenda, che viene universalmente accettato. In ogni caso, già ai tempi di Charcot si

riconosceva un’isteria più lieve, come quella della Madame Bovary di Flaubert,

considerata come la quintessenza del carattere femminile rispetto ai casi eclatanti

descritti da Charcot. Interessante il pensiero di Richet a proposito; le donne isteriche

aumentano a dismisura i loro sentimenti: qualsiasi evento anche il più banale può

portare al totale entusiasmo o alla disperazione. Si disperano per nulla perché prese

da un’improvvisa consolazione, che si trasforma in un pianto a dirotto che dura delle

ore ma poi sparisce per lasciare il posto a un’inaspettata gaiezza. Questa sorta di

altalena vale anche per il cibo e sarà impossibile farle mangiare decentemente e

questa cattiva alimentazione comporterà anche problemi di salute nella costituzione: è

un circolo vizioso per cui spesso le anemiche sono più isteriche delle altre. Il carattere

delle estetiche Richet lo definisce pittoresco, perché presenta punti di vista vari ed

imprevisti. Il giorno dopo si è docili il giorno dopo si diventa indisciplinatissime; tutto

diventa motivo di dramma. Le isteriche non comprendono la semplicità della vita; le

isteriche non hanno volontà ma si lasciano guidare dal sentimento, a seconda di dove

soffia il vento: si è simili ai fumatori di haschisch. Comunque non ci si sa mai come

comportare con una persona isterica, per via del loro carattere mutevole. Malgrado

tutto ciò le isteriche sono delle mentitrici: amano l’inganno e la menzogna, che

vengono spesso dette con crudezza e distacco, sconcertando il medico. E proprio il

medico deve tener conto di quest’attitudine alla menzogna quando le ha in cura. Le

leggere forme di isteria non sono altro che caratteri femminili che aumentano le

tipiche sensibilità femminili (pag. 44,45,46).

Charcot convince il mondo scientifico del fascino dell’ipnosi e lo fa mettendo in

evidenza in particolare quei sentimenti neurologici/somatici piuttosto che quelli più

eminentemente psichici. Un elemento fondamentale del positivismo è infatti procedere

sempre dal semplice al complesso e mai viceversa (pag. 46). Un'altra dialettica che

rientra nel discorso è quella tra normale e patologico; ciò che è patologico non è

qualitativamente diverso da ciò che è normale, ma è soltanto l’eccesso di alcune

qualità biologiche: partire dal patologico ci fa capire ciò che è normale. L’ipnosi, che

Charcot ascriveva alla sfera del patologico, permetteva infatti di svelare i meccanismi

della psiche isterica tramite l’artificio di un vero e proprio laboratorio sperimentale.

Così la scuola di Parigi si concentra sugli aspetti fisico – somatici dell’ipnosi le cui

variazioni venivano analizzate e documentate attraverso le sofisticate apparecchiature

di cui era dotata la Salpetriere. Ma questi dati non potevano soffocare l’impatto

emotivo e psicologico che certi fenomeni paradossali ed eclatanti esercitavano

sull’opinione pubblica: fenomeni come sdoppiamento di personalità, allucinazioni,

polarizzazione, avevano in sé un carattere spettacolare difficilmente nascondibile

all’opinione pubblica. Particolarmente suggestivi i comandi “post ipnotici” in cui al

paziente venivano dati, in seduta d’ipnosi, dei comand

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/04 Museologia e critica artistica e del restauro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Darcy di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dell'arte e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Ferrari Stefano.
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