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l'assenza stessa è dovuta ad assoluta impossibilità di comparire per legittimo impedimento, purché

prontamente comunicato. Tale disposizione non si applica se l'imputato è assistito da due difensori

e l'impedimento riguarda uno dei medesimi ovvero quando il difensore impedito ha designato un

sostituto o quando l'imputato chiede che si proceda in assenza del difensore impedito.”

Sospensione del processo per assenza dell'imputato: Fuori dei casi previsti dagli articoli 420 bis e

420 ter e fuori delle ipotesi di nullità della notificazione, se l'imputato non è presente il giudice

rinvia l'udienza e dispone che l'avviso sia notificato all'imputato personalmente ad opera della

polizia giudiziaria. Quando la notificazione ai sensi del comma 1 non risulta possibile, e sempre

che non debba essere pronunciata sentenza a norma dell'articolo 129, il giudice dispone con

ordinanza la sospensione del processo nei confronti dell'imputato assente. Si applica l'articolo 18,

comma 1, lettera b). Non si applica l'articolo 75, comma 3. Durante la sospensione del processo, il

giudice, con le modalità stabilite per il dibattimento, acquisisce, a richiesta di parte, le prove non

rinviabili.

Nuove ricerche dell'imputato e revoca della sospensione del processo: Alla scadenza di un anno

dalla pronuncia dell'ordinanza di cui al comma 2 dell'articolo 420 quater, o anche prima quando ne

ravvisi l'esigenza, il giudice dispone nuove ricerche dell’imputato per la notifica dell'avviso.

Analogamente provvede a ogni successiva scadenza annuale, qualora il procedimento non abbia

ripreso il suo corso. Il giudice revoca l'ordinanza di sospensione del processo:

a) se le ricerche di cui al comma 1 hanno avuto esito positivo;

b) se l'imputato ha nel frattempo nominato un difensore di fiducia;

c) in ogni altro caso in cui vi sia la prova certa che l'imputato è a conoscenza del procedimento

avviato nei suoi confronti;

d) se deve essere pronunciata sentenza a norma dell'articolo 129.

Con l'ordinanza di revoca della sospensione del processo, il giudice fissa la data per la nuova

udienza, disponendo che l'avviso sia notificato all'imputato e al suo difensore, alle altre parti private

e alla persona offesa, nonché comunicato al pubblico ministero. All'udienza di cui al comma 3

l'imputato può formulare richiesta ai sensi degli articoli 438 e 444.

Discussione: Conclusi gli accertamenti relativi alla costituzione delle parti, il giudice dichiara aperta

la discussione. Il pubblico ministero espone sinteticamente i risultati delle indagini preliminari e gli

elementi di prova che giustificano la richiesta di rinvio a giudizio. L'imputato puó rendere

dichiarazioni spontanee e chiedere di essere sottoposto all'interrogatorio, per il quale si applicano

le disposizioni degli articoli 64 e 65. Su richiesta di parte, il giudice dispone che l'interrogatorio sia

reso nelle forme previste dagli articoli 498 e 499. Prendono poi la parola, nell'ordine, i difensori

della parte civile, del responsabile civile, della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria

e dell'imputato che espongono le loro difese. Il pubblico ministero e i difensori possono replicare

una sola volta. Il pubblico ministero e i difensori formulano e illustrano le rispettive conclusioni

utilizzando gli atti contenuti nel fascicolo trasmesso a norma dell'articolo 416 comma 2 nonché gli

atti e i documenti ammessi dal giudice prima dell'inizio della discussione. Se il giudice ritiene di

poter decidere allo stato degli atti, dichiara chiusa la discussione. terminata la discussione vi sono

due possibilità: o il giudice ritiene di poter decidere allo stato degli atti oppure no.” Subito dopo che

è stata dichiarata chiusa la discussione, il giudice procede alla deliberazione pronunciando

sentenza di non luogo a procedere o decreto che dispone il giudizio. Il giudice dà immediata lettura

del provvedimento. La lettura equivale a notificazione per le parti presenti. Il provvedimento è

immediatamente depositato in cancelleria. Le parti hanno diritto di ottenerne copia. Qualora non

sia possibile procedere alla redazione immediata dei motivi della sentenza di non luogo a

procedere, il giudice provvede non oltre il trentesimo giorno da quello della pronuncia” Nel primo

caso il giudice dichiara chiusa la discussione e emana il decreto con cui dispone il giudizio

accogliendo la richiesta del pm oppure se disattende tale richiesta pronuncia sentenza di non

luogo a procedere:

“Se sussiste una causa che estingue il reato o per la quale l'azione penale non doveva essere

iniziata o non deve essere proseguita, se il fatto non è previsto dalla legge come reato ovvero

quando risulta che il fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha commesso o che il fatto non

costituisce reato o che si tratta di persona non punibile per qualsiasi causa, il giudice pronuncia

sentenza di non luogo a procedere, indicandone la causa nel dispositivo. Ai fini della pronuncia

della sentenza di cui al comma 1, il giudice tiene conto delle circostanze attenuanti. Si applicano le

disposizioni dell'articolo 69 del codice penale. Il giudice pronuncia sentenza di non luogo a

procedere anche quando gli elementi acquisiti risultano insufficienti, contraddittori o comunque non

idonei a sostenere l'accusa in giudizio. Il giudice non può pronunciare sentenza di non luogo a

procedere se ritiene che dal proscioglimento dovrebbe conseguire l'applicazione di una misura di

sicurezza diversa dalla confisca.”

431 Se nel corso dell'udienza il fatto risulta diverso da come descritto nell'imputazione ovvero

emerge un reato connesso a norma dell'articolo 12 comma 1 lettera b), o una circostanza

aggravante, il pubblico ministero modifica l'imputazione e la contesta all'imputato presente. Se

l'imputato non è presente, la modificazione della imputazione è comunicata al difensore, che

rappresenta l'imputato ai fini della contestazione. Se risulta a carico dell'imputato un fatto nuovo

non enunciato nella richiesta di rinvio a giudizio, per il quale si debba procedere di ufficio, il giudice

ne autorizza la contestazione se il pubblico ministero ne fa richiesta e vi è il consenso

dell'imputato. Immediatamente dopo l'emissione del decreto che dispone il giudizio, il giudice

provvede nel contraddittorio delle parti alla formazione del fascicolo per il dibattimento. Se una

delle parti ne fa richiesta il giudice fissa una nuova udienza, non oltre il termine di quindici giorni,

per la formazione del fascicolo. Nel fascicolo per il dibattimento sono raccolti:

a) gli atti relativi alla procedibilità dell'azione penale e all'esercizio dell'azione civile;

b) i verbali degli atti non ripetibili compiuti dalla polizia giudiziaria;

c) i verbali degli atti non ripetibili compiuti dal pubblico ministero e dal difensore;

d) i documenti acquisiti all'estero mediante rogatoria internazionale e i verbali degli atti non ripetibili

assunti con le stesse modalità;

e) i verbali degli atti assunti nell'incidente probatorio;

f) i verbali degli atti, diversi da quelli previsti dalla lettera d), assunti all'estero a seguito di rogatoria

internazionale ai quali i difensori sono stati posti in grado di assistere e di esercitare le facoltà loro

consentite dalla legge italiana;

g) il certificato generale del casellario giudiziario e gli altri documenti indicati nell'articolo 236;

h) il corpo del reato e le cose pertinenti al reato, qualora non debbano essere custoditi altrove.

Le parti possono concordare l'acquisizione al fascicolo per il dibattimento di atti contenuti nel

fascicolo del pubblico ministero, nonché della documentazione relativa all'attività di investigazione

difensiva.

Il decreto che dispone il giudizio è trasmesso senza ritardo, con il fascicolo e con l'eventuale

provvedimento che abbia disposto misure cautelari in corso di esecuzione, alla cancelleria del

giudice competente per il giudizio. Gli atti diversi da quelli previsti dall'articolo 431 sono trasmessi

al pubblico ministero con gli atti acquisiti all'udienza preliminare unitamente al verbale dell'udienza.

I difensori hanno facoltà di prendere visione ed estrarre copia, nella segreteria del pubblico

ministero, degli atti raccolti nel fascicolo formato a norma del comma 1. Nel fascicolo del pubblico

ministero ed in quello del difensore è altresì inserita la documentazione dell'attività prevista

dall'articolo 430 quando di essa le parti si sono servite per la formulazione di richieste al giudice

del dibattimento e quest'ultimo le ha accolte.

Divieto di assumere informazioni: È vietato al pubblico ministero, alla polizia giudiziaria e al

difensore assumere informazioni dalla persona ammessa ai sensi dell'articolo 507 o indicata nella

richiesta di incidente probatorio o ai sensi dell'articolo 422, comma 2, ovvero nella lista prevista

dall'articolo 468 e presentata dalle altre parti processuali. Le informazioni assunte in violazione del

divieto sono inutilizzabili. Il divieto di cui al comma 1 cessa dopo l'assunzione della testimonianza e

nei casi in cui questa non sia ammessa o non abbia luogo.

2. La funzione dell'udienza preliminare come filtro delle imputazioni azzardate nella

normativa antecedente alla legge n. 479/99

La dottrina nella struttura del nuovo sistema processuale penale, vede l’udienza preliminare come

l’emblema del novo processo. L'importanza dell'udienza preliminare discende dalle funzioni ad

essa ricollegate che sono

essenzialmente tre.

1. La prima è quella di realizzare un filtro delle imputazioni azzardate

2. Garantire un’attuazione del diritto alla prova

3. Rendere possibile la scelta dei riti differenziati deflattivi del dibattimento più significativi e

segnatamente del giudizio abbreviato.

La prima è la principale: con udienza preliminare infatti è stato introdotto il controllo giurisdizionale

sull’esercizio dell’azione penale (in modo da evitare il dibattimento, mediante la sentenza di non

luogo a procedere, ove si ritenga errato l’esercizio dell’azione penale). Questa funzione di controllo

veniva fatta sulle indagini del PM senza attribuire al GUP nessun potere di iniziativa

nell’assunzione di elementi probatori (nemmeno come potere suppletivo ex. 507 cpp).

PROBLEMA: se tale funzione di filtro fosse o meno assicurata. La soluzione dipendeva

dall’interpretazione della versione originaria dell'art. 425 cpp13 in tema di archiviazione (ossia se

la funzione di filtro coincidesse con i presupposti dell'archiviazione ex art. 125). Esso divideva l

emanazione della sentenza di non luogo a procedere in due gruppi di ipotesi: in primo luogo se

sussisteva una causa di estinzione del reato, se sussisteva una causa per la quale l azione penale

non avrebbe dovuto essere iniziata o non poteva essere perseguita, sei l fatto non era previsto da

legge come reato: in secondo luogo se risultava evidente che il fatto non sussisteva o che l

imputato non lo aveva commesso o che il fatto non costituiva reato o che l imputato era persona

non imputabile o non punibile per qualsiasi causa. Poi con la sent del 1993 la corte cost aveva

vietato il proscioglimento per difetto di imputabilità. Cosi la norma impediva all udienza preliminare

di svolgere funzione effettiva di filtro nelle imputazioni azzardate. Essa consentiva il

proscioglimento solo nelle ipotesi in cui vi fosse la prova dell innocenza dell imputato perche solo

in tal caso si poteva sostenere che l insussistenza del fatto, la sua non commissione da parte dell

imputato ecc risultavano evidenti. Dunque l udienza preliminare avrebbe funzionato da filtro nelle

imputazioni azzardate solo nel caso di pm inetto, che avesse ritenuto di poter sostenere l accusa

sulla base di elementi probatori idonei invece a integrare la prova es della non sussistenza del

fatto o non commissione da parte dell imputato. Erano situazioni estremamente rare.

La legge del 1999 che ha lasciato immutato il comma 1 del 425 nel comma 3 ha stabilito che il

giudice pronuncia sentenza di non luogo a procedere anche quando gli elementi acquisiti risultano

insufficienti contraddittori non idonei a sostenere l accusa in giudizio. il proscioglimento va sempre

emanato quando la prova risulti insufficiente o contraddittoria. La corte cost ha affermato che l

obbligatorietà dell azione penale concorre a garantire l indipendenza del pm nell esercizio della

propria funzione e l uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge penale. La sentenza a non luogo a

procedere conserva le caratteristiche di una sentenza processuale, che deve accertare la

necessità o no di passare alla fase dibattimentale con un anomalia: ai fini della pronuncia della

sentenza di cui al comma 1, il giudice tiene conto delle circostanze attenuanti. Si applicano le

disposizioni dell'articolo 69 del codice penale. E evidente che per l applicazione delle attenuanti

generiche e per effettuare il giudizio di comparazione tra le circostanze aggravanti e attenuanti il

giudice dovrà tener conto della gravita del danno cagionato l intensità del dolo o il grado della

colpa ecc. la possibilità di valutare le circostanze attenuanti e di effettuare il giudizio di

comparazione tra attenuanti e aggravanti consentiva al giudice dell udienza preliminare di

dichiarare la prescrizione del reato conseguente alla valutazione e comparazione. Il giudice nell

udienza preliminare non puo pronunciare sentenza di non luogo a procedere se ritiene che dal

proscioglimento dovrebbe conseguire l applicazione di una misura di sicurezza diversa dalla

confisca.

2. La funzione dell'udienza preliminare come filtro delle imputazioni azzardate alla stregua

della normativa della l.n. 479/99

La tesi interpretativa esposta risulta ormai accolta normativamente; infatti la l.n. 479/99 ha

espressamente stabilito nel 3 comma dell'art. 425 cpp. che "il giudice pronuncia sentenza di

non luogo a procedere anche quando gli elementi acquisiti risultano insufficienti, contraddittori o

comunque non idonei a sostenere l'accusa in giudizio". Nella versione originaria dell'art. 425 cpp.

si stabiliva che la sentenza di non luogo a procedere fosse pronunciata se "sussiste una causa

che estingue il reato o per la quale l'azione non doveva essere iniziata o proseguita, se il fatto non

è previsto dalla legge come reato ovvero quando risulta evidente (nb: aggettivo soppresso nel `93)

che il fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha commesso o che il fatto non costituisce reato o

che si tratta di persona non imputabile o non punibile per qualsiasi causa".

Questo dato normativo appare del tutto confacente alla prima funzione dell'udienza preliminare,

che abbiamo già detto essere quella di filtro processuale che permette di evitare l'instaurazione di

processi azzardati; inoltre esso rappresenta la conseguenza logica della prescrizione di

completezza delle indagini preliminari, postulando un controllo giurisdizionale in tal senso. Si deve

ritenere non più attuale nel vigente contesto normativo la correzione operata dalla Corte Cost. con

la sentenza 71/96: questo perché oggi la normativa sull'udienza preliminare consente ampie

possibilità di colmare le lacune delle indagini preliminari. Anomalia rispetto alla natura di sentenza

meramente processuale del “non luogo a procedere” (vale a dire 1 sentenza che deve accertare la

necessità o no di passare alla fase dibattimentale) è la previsione dell'ultima parte dell'art. 425

cpp., 1 co. che stabilisce che ai fini della pronuncia della sentenza di non luogo a procedere il

giudice tenga conto delle circostanze attenuanti (si tratta di elementi di considerazione di merito).

4. La funzione dell'udienza preliminare come attuazione del diritto alla prova

Seconda funzione dell'udienza preliminare è data dalla necessità di realizzare un attuazione del

diritto alla prova. Puo verificarsi che la possibilità di acquisire elementi di prova favorevoli all

indagato emerga dopo la chiusura delle indagini preliminari. Sarebbe in contrasto e assurdo con

quell attuazione del contraddittorio che si e intesa assicurare nell udienza preliminare, il negare la

possibilità di acquisire tali elementi probatori. Questa funzione viene in rilievo nell'ipotesi in cui

emerga la possibilità di acquisire elementi probatori favorevoli all'indagato dopo la chiusura delle

indagini preliminari. D’altro canto si vuole evitare che il GUP possa in qualche modo assumere la

veste di giudice istruttore e che nell’udienza preliminare possa risorgere una nuova attività

istruttoria.

Nella relazione al progetto preliminare si osserva come nell attuare la direttiva della legge delega

che attribuisce al giudice quando ravvisi un impossibilità di decidere allo stato degli atti il potere di

rinviare a altra udienza affinché le parti forniscano altri elementi ai fini della decisione, si fossero

prese in considerazione due ipotesi: la prima consisteva nel realizzare l integrazione probatoria al

di fuori dell udienza la seconda riteneva imprescindibile un elaborazione probatoria sia pure

eventuale davanti al giudice. Si è esclusa la soluzione comportante l acquisizione degli ulteriori

elementi ai fini della decisione fuori dell udienza preliminare poiché sia attribuendo tale

acquisizione al pm sia facendo ricorso all incidente probatorio si sarebbe determinata un abnorme

regressione da una fare processuale a uno stadio preprocessuale quale e quello delle indagini

preliminari. Pertanto l udienza preliminare e stata modellata come procedimento allo stato degli atti

cui puo far seguito un regime eccezionale imperniato su limite acquisizioni probatorie

caratterizzate da un efficacia interna alla fase.

Questo assetto normativo e mutato per effetto di un intervento della corte cost che ha reso

possibile l incidente probatorio nell udienza preliminare accentuando l attuazione del diritto alla

prova nell udienza in parola. La sentenza 77/1994 ha dichiarato l illegittima costituzionale degli art

nella parte in cui non consentivano l incidente probatorio potesse venire richiesto e eseguito nella

fase dell udienza preliminare.

L'udienza preliminare, è stata così modellata come procedimento allo stato degli atti cui può far

seguito, eventualmente, un regime eccezionale (eccezionale però solo in origine, si badi)

imperniato su limitate (solo in origine sempre) acquisizioni probatorie caratterizzate da

un'efficacia interna alla fase: cioè acquisizioni probatorie ai fini della scelta tra rinvio a giudizio e

sentenza di non luogo a procedere. Prima della l.n. 479/99 in realtà la possibilità di una reale

attuazione del diritto alla prova nell'udienza preliminare era fortemente menomata, non essendo

assumibili nel corso di essa tutte le prove (erano consentite unicamente la produzione di

documenti, l'audizione di testimoni e consulenti) e dipendendo l'assunzione di elementi probatori a

favore della difesa dalla decisione del giudice circa la sua possibilità di provvedere allo stato degli

atti (così se riteneva di poter disporre il giudizio sulla base delle indagini del PM, poteva

legittimamente rifiutare l'assunzione). Le modifiche apportate dalla l.n. 479/99 hanno ampliato la

possibilità di colmare nell'udienza preliminare le lacune delle indagini preliminari e

conseguentemente la concreta attuazione del diritto alla prova:

l'art. 421bis cpp421, il giudice, se le indagini preliminari sono incomplete, indica le ulteriori indagini,

fissando il termine per il loro compimento e la data della nuova udienza preliminare. Del

provvedimento è data comunicazione al procuratore generale presso la corte d'appello. Il

procuratore generale presso la corte d'appello può disporre con decreto motivato l'avocazione

delle indagini a seguito della comunicazione prevista dal comma 1. Si applica, in quanto

compatibile, la disposizione dell'articolo 412, comma 1.

• Una volta che il PM ha compiuto le IP indicate dal GUP, il PM ritrasmette gli atti al giudice senza

la possibilità di chiedere l’archiviazione o riformulare rinvio a giudizio modificando imputazione nel

rispetto del principio di non regressione. che non ritenga di provvedere ad emettere il decreto di

rinvio a giudizio o la sentenza di non luogo a procedere, né di disporre l'integrazione delle indagini,

può disporre anche d'ufficio l'assunzione delle prove delle quali appare evidente la decisività ai fini

della sentenza di non luogo a procedere (si noti come

non vi è qui un elenco tassativo delle prove assumibili).

Ulteriore possibilità di colmare lacune alle IP è prevista all'art. 422cpp., 1 co. che stabilisce, nella

sua versione vigente:

• Il GUP allorquando non ritiene di emanare l’atto conclusivo dell’udienza preliminare e nel

contempo non ritiene di ordinare l’integrazione delle IP, può disporre anche d'ufficio l'assunzione

delle prove delle quali appare evidente la decisività ai fini della sentenza di non luogo a procedere

(si noti come non vi è qui un elenco tassativo delle prove assumibili quindi può ricorrere a qualsiasi

elemento di prova).

422: Attività integrazione probatoria del giudice;” Quando non provvede a norma del comma 4

dell'articolo 421, ovvero a norma dell'articolo 421bis, il giudice può disporre, anche d'ufficio,

l'assunzione delle prove delle quali appare evidente la decisività ai fini della sentenza di non luogo

a procedere. Il giudice, se non è possibile procedere immediatamente all'assunzione delle prove,

fissa la data della nuova udienza e dispone la citazione dei testimoni, dei periti, dei consulenti

tecniche delle persone indicate nell'articolo 210 di cui siano stati ammessi l'audizione o

l'interrogatorio. L'audizione e l'interrogatorio delle persone indicate nel comma 2 sono condotti dal

giudice. Il pubblico ministero e i difensori possono porre domande, a mezzo del giudice, nell'ordine

previsto dall'articolo 421, comma 2. Successivamente, il pubblico ministero e i difensori formulano

e illustrano le rispettive conclusioni. In ogni caso l'imputato può chiedere di essere sottoposto

all'interrogatorio, per il quale si applicano le disposizioni degli articoli 64 e 65. Su richiesta di parte,

il giudice dispone che l'interrogatorio sia reso nelle forme previste dagli articoli 498 e 499.”

Si deve peraltro notare, purtroppo, come la possibilità dell'attuazione del diritto alla prova dipenda

pur sempre dalla decisione del GUP di non poter provvedere all’emanazione dell’atto conclusivo

dell’IP e di emanare invece:

- l’ordinanza per l’integrazione delle IP ex 421bis

- il provvedimento x l’assunzione d’ufficio di nuovi elementi di prova ex 422 co.1.

La soluzione prospettata in dottrina è che, qualora gli elementi probatori a difesa emersi

successivamente siano documentati, il giudice debba completare la prova garantendo così il diritto

alla stessa e l'attuazione del contraddittorio. Fra i documenti come da nozione ex 421 3co. non

sono ricomprese le dichiarazioni di persone

informate. Nel caso di dichiarazioni di persone informate, il documento non avrà valore probatorio

in ordine ai fatti che la dichiarazione rappresenta ma avrà solo valore come prova che esistono

dichiarazioni testimoniali che potrebbero venire utilmente acquistate.

5. L'incidente probatorio nell'udienza preliminare

La Corte Cost. ha reso possibile l'incidente probatorio nell'udienza preliminare, accentuando

l’attuazione del diritto alla prova con la sentenza n. 77/94, sulla base del rilievo che nei casi di

indifferibilità dell'assunzione della prova alla fase dibattimentale, l'assunzione nel corso

dell'udienza preliminare diventa indispensabile per l'acquisizione di elementi necessari

all'accertamento dei fatti e per garantire l'effettività del diritto delle parti alla prova che sarebbe

altrimenti irrimediabilmente perduta (tanto per il PM che x l’imputato)

Ex art 392 cpp14 � La l.n. 267/97 ha poi notevolmente ampliato la possibilità di effettuare incidenti

probatori nel corso dell'udienza preliminare, stabilendo che l'esame della persona sottoposta alle

indagini su fatti concernenti la responsabilità di altri e l'esame delle persone indicate nell'art. 21 0

possono farsi sempre senza limitazioni (mentre prima erano subordinati alle circostanze

eccezionali delle lett. a e b dell'art. 392 cpp.: vedi sopra).

Ciò dimostra che l’acquisizione di prove nell’udienza preliminare NON può dirsi eccezionale e che

è 14 Art. 392. Casi.

1. Nel corso delle indagini preliminari il PM e la persona sottoposta alle indagini possono chiedere

al giudice che si proceda con incidente probatorio:

a) all'assunzione della testimonianza di una persona, quando vi è fondato motivo di ritenere che la

stessa non potrà essere esaminata nel dibattimento per infermità o altro grave impedimento;

b) all'assunzione di una testimonianza quando, per elementi concreti e specifici, vi è fondato

motivo di ritenere che la persona sia esposta a violenza, minaccia, offerta o promessa di denaro o

di altra utilità affinché non deponga o deponga il falso;

c) all'esame della persona sottoposta alle indagini su fatti concernenti la responsabilità di altri;

d) all'esame delle persone indicate nell'articolo 210;

e) al confronto tra persone che in altro incidente probatorio o al pubblico ministero hanno reso

dichiarazioni

discordanti, quando ricorre una delle circostanze previste dalle lettere a) e b);

f) a una perizia o a un esperimento giudiziale, se la prova riguarda una persona, una cosa o un

luogo il cui stato è soggetto a modificazione non evitabile;

g) a una ricognizione, quando particolari ragioni di urgenza non consentono di rinviare l'atto al

dibattimento consentita l’acquisizione di prove che hanno efficacia pure nella fase dibattimentale.

Nel corso dell’udienza preliminare possono essere acquisiti le seguenti altre prove:

- Altra prova utilizzabile in sede dibattimentale che può essere acquisita è l’interrogatorio

dell’imputato se svolto nelle forme ex 498 (Le domande sono rivolte direttamente dal PM o dal

difensore che ha chiesto l'esame del testimone. Successivamente altre domande possono essere

rivolte dalle parti che non hanno chiesto l'esame. Chi ha chiesto l'esame può proporre nuove

domande) e 499 cpp (es. L'esame testimoniale si svolge mediante domande su fatti specifici. Nel

corso dell'esame sono vietate le domande che possono nuocere alla sincerità delle risposte).

- La documentazione relativa alle indagini espletate dopo la richiesta di rinvio a giudizio che le parti

devono trasmettere al giudice ricevuta la comunicazione dell’avviso di fissazione dell’udienza

preliminare ex 419 3co. cpp.

6. La funzione dell'udienza preliminare come scelta dei riti differenziati

Terza funzione dell'udienza preliminare. A. Solo nell'udienza preliminare può trovare attuazione il

giudizio abbreviato. A seguito della L. n. 479/1999 (Legge Carotti) il giudizio abbreviato è

divenuto un procedimento di portata generale consentito quale che sia la pena edittale prevista per

il reato (applicabilità di tale rito anche ai delitti puniti con l’ergastolo). Si caratterizza per il potere

del giudice di pronunciare sentenza nel corso dell’udienza preliminare, sempre che vi sia la

richiesta dell’imputato, attribuendo valore di prova agli atti delle indagini preliminari. Esso elimina,

dunque, la fase dibattimentale, e quindi la fase più onerosa in termini di tempo e di impegno

giudiziale.

Il giudizio abbreviato presenta come presupposto la richiesta di rinvio a giudizio (presentata dal

PM. Nella cancelleria del GUP , con contestuale trasmissione del fascicolo e dei suoi allegati) e la

fissazione dell’UP (con avviso al difensore dell’imputato del deposito degli atti trasmessi dal PM).

Con la legge 479/99, gli ulteriori requisiti previsti dal codice per l’instaurazione del giudizio

abbreviato sono:

- il consenso del PM. non è più necessario, è l’imputato che chiede la definizione del processo

all’udienza preliminare;

- la richiesta dell’imputato che il processo sia definito nell’udienza preliminare

> l'imputato può chiedere che il processo sia definito all'udienza preliminare allo stato degli atti,

(salve le disposizioni di cui al co. 5 del presente articolo e all'articolo 441, co. 5)

> può subordinare la richiesta ad una integrazione probatoria necessaria ai fini della decisione. Il

giudice dispone il giudizio abbreviato se l'integrazione richiesta risulta necessaria ai fini della

decisione e compatibile con le finalità di economia processuale proprie del procedimento, tenuto

conto degli atti già acquisiti ed utilizzabili (441 co.5).

- Il giudice DEVE provvedere con ordinanza al giudizio abbreviato. Ex 441 co. 5 - Quando il giudice

ritiene di non poter decidere allo stato degli atti assume, anche d'ufficio, gli elementi necessari ai

fini della decisione.

Il diritto al giudizio abbreviato è completamente garantito ma l’integrazione processuale è rimessa

alla valutazione discrezionale del giudice di non decidibilità degli atti. L’incompletezza delle IP può

portare alla negazione del giudizio abbreviato solo quando ex art 438 co. 5, l’imputato subordini la

richiesta di giudizio abbreviato ad una integrazione probatoria necessaria ai fini della decisione. In

tal caso il giudice dispone il GA solo quando ritiene che l’integrazione domandata abbia 2 requisiti:

1. risulta necessaria ai fini della decisione

2. appare compatibile con le finalità di economia processuale propria del procedimento.

B. In essa dovrebbe inoltre prevalentemente attuarsi, nonostante possa essere chiesto anche nel

corso delle indagini preliminari, il cd. Patteggiamento. ->Infatti è dopo la discovery conseguente al

deposito

della documentazione relativa alle indagini preliminari ex 415bis, e dopo l’esercizio nei 20 gg di

termine di legge delle facoltà difensive, es. presentazione di memorie, documenti, richiesta ulteriori

atti di indagine, richiesta di interrogatorio, l'imputato sarà messo in condizione di valutare la

convenienza ad effettuare il patteggiamento o a richiedere il giudizio abbreviato. = il

patteggiamento può essere chiesto nel corso delle IP ma vi è interesse a chiederlo solo dopo aver

conosciuto il risultato delle indagini preliminari e aver cercato di dare loro diversa interpretazione

con l’esercizio della facoltà di cui art 415bis 3 co. esige la volontà concorde di entrambe le parti: il

rito, dunque, non può essere attivato quando manca la volontà di una di esse.

Il giudizio abbreviato: è un rito speciale in virtù del quale il processo viene definito nell’udienza

preliminare, può essere richiesto soltanto dall’imputato al quale viene applicata una riduzione della

pena (diminuzione di un terzo). La richiesta va presentata dall’imputato NEL CORSO

DELL’UDIENZA PRELIMINARE fino a che non siano state formulate le conclusioni. Sulla richiesta

il giudice deve provvedere con ordinanza con la quale dispone il giudizio abbreviato, in altre parole

la semplice richiesta impone al giudice l’obbligo di disporre il giudizio abbreviato, obbligo che cade

solo se l’imputato subordini il giudizio abbreviato ad un integrazione probatoria, in questo caso il

giudice dispone il giudizio abbreviato solo nel caso in cui valuti l’integrazione effettivamente

necessaria.

Il giudizio abbreviato si svolge in camera di consiglio, si osservano le disposizioni previste per

l’udienza preliminare tranne l’art. 422 e 423 rispettivamente inerenti l’integrazione probatorio

d’ufficio o su richiesta di parte e la modifica dell’imputazione. Il giudizio abbreviato comporta una

metamorfosi dell’udienza preliminare, la quale da udienza filtro diventa un udienza in cui si accerta

al responsabilità dell’imputato Se l’imputato richiede incondizionatamente il giudizio abbreviato il

giudice dell’udienza preliminare ha il dovere di disporlo anche se ritenga il processo non decidibile

allo stato degli atti. In tal caso, il giudice avrà il dovere, previsto dall’art. 441 co. 5 cpp di ordinare

anche d’ufficio l’assunzione degli elementi di prova necessari alla decisione. L’adozione del

giudizio abbreviato pone dei limiti all’appellabilità della sentenza ex art. 443 c.p.p.

Impugnazione e revoca della sentenza di non luogo a procedere

La sentenza di non luogo a procedere e ricorribile per cassazione dal procuratore della repubblica,

dal procuratore generale della corte d appello e dall imputato ed e anche ricorribile per cassazione

dalla persona offesa. Sull’impugnazione decide la corte di cassazione in camera di consiglio. La

sentenza di non luogo a procedere e anche suscettibile di revoca

IMPUGNAZIONE > La sentenza di non luogo a procedere emanata ai sensi 425 cpp, è ricorribile

per cassazione ex art. 428 cpp:

a) il procuratore della Repubblica e il procuratore generale;

b) l'imputato, salvo che con la sentenza sia stato dichiarato che il fatto non sussiste o che

l'imputato non lo ha commesso.

REVOCA > “Se dopo la pronuncia di una sentenza di non luogo a procedere sopravvengono o si

scoprono nuove fonti di prova che, da sole o unitamente a quelle già acquisite, possono

determinare il rinvio a giudizio, il giudice per le indagini preliminari, su richiesta del pubblico

ministero, dispone la revoca della sentenza” La sentenza di non luogo a procedere è altresì

suscettibile di revoca: l'art. 434 cpp. dice che se dopo la pronuncia di una sentenza di non luogo a

procedere sopravvengono o si scoprono nuove fonti di prova che da sole o assieme a quelle già

acquisite possano giustificare il rinvio a giudizio, il GIP dispone, su richiesta del PM, la revoca della

sentenza. Ai sensi dell'art. 435 cpp se le nuove fonti di prova sono:

• già acquisite – il PM richiede oltre alla revoca il rinvio a giudizio

• da acquisire – il PM richiede la riapertura delle indagini (il GIP fisserà in questo caso un termine

improrogabile di massimo 6 mesi: art. 436 cpp.) Le nuove fonti di prova possono anche essere

fonti già acquisibili prima della sentenza in esame ma non acquisite.

Richiesta di revoca: “ella richiesta di revoca il pubblico ministero indica le nuove fonti di prova,

specifica se queste sono già state acquisite o sono ancora da acquisire e richiede, nel primo caso,

il rinvio a giudizio e, nel secondo, la riapertura delle indagini. Con la richiesta sono trasmessi alla

cancelleria del giudice gli atti relativi alle nuove fonti di prova. Il giudice, se non dichiara

inammissibile la richiesta, designa un difensore all'imputato che ne sia privo, fissa la data

dell'udienza in camera di consiglio e ne fa dare avviso al pubblico ministero, all'imputato, al

difensore e alla persona offesa. Il procedimento si svolge nelle forme previste dall'articolo 127.”

Provvedimenti del giudice: Sulla richiesta di revoca il giudice provvede con ordinanza. Quando

revoca la sentenza di non luogo a procedere, il giudice, se il pubblico ministero ha chiesto il rinvio

a giudizio, fissa l'udienza preliminare, dandone avviso agli interessati presenti e disponendo per gli

altri la notificazione; altrimenti ordina la riapertura delle indagini. Con l'ordinanza di riapertura delle

indagini, il giudice stabilisce per il loro compimento un termine improrogabile non superiore a sei

mesi. Entro la scadenza del termine, il pubblico ministero, qualora sulla base dei nuovi atti di

indagine non debba chiedere l'archiviazione, trasmette alla cancelleria del giudice la richiesta di

rinvio a giudizio.

Contro l'ordinanza che dichiara inammissibile o rigetta la richiesta di revoca il pubblico ministero

può proporre ricorso per cassazione solamente per i motivi indicati all'articolo 606, comma 1,

lettere b), d) ed e).

Va rilevato che le nuove fonti di prova idonee a giustificare la revoca della sentenza di non luogo a

procedere sono solo quelle sopravvenute dopo la pronuncia della sentenza di non luogo a

procedere ma pure quelle che pur essendo acquisibili prima della sentenza in esame non siano

assunte. Si sottolinea in dottrina che la revoca della sent di non luogo la quale determini una

riapertura delle indagini preliminari non crea alcuna preclusione per il pm nel senso che le nuove

indagini conseguenti alle nuove fonti di prova e idonee a dimostrare la necessità del rinvio a

giudizio si possono concludere con una richiesta di archiviazione. L infondatezza delle nuove fonti

di prova su cui si basava la richiesta di revoca non impedisce al pm di esercitare nuovamente l

azione penale. In conseguenza della revoca il pm viene a essere nella stessa situazione in cui si

trovava nelle precedenti indagini preliminari sfociate nell udienza preliminare conclusasi con la

sentenza revocata. Si e asserito che la revoca della sent di non luogo a procedere deve ritenersi

sottoposta alla condizione che emergano prove le quali da sole o unitamente a quelle acquisite

risultino idonee a giustificare il rinvio a giudizio. non verificandosi tale condizione persisterebbe l

effetto preclusivo.

Capitolo Terzo

I PROCEDIMENTI SPECIALI. IL GIUDIZIO ABBREVIATO

1. I riti speciali in generale

Il libro VI del codice di procedura penale prevede i cd. procedimenti speciali, o meglio riti

speciali come si sarebbero dovuti chiamare; essi si possono distinguere in due categorie: quelli

diretti a deflazionare il dibattimento (giudizio abbreviato, applicazione della pena su richiesta

delle parti e in una certa misura il procedimento per decreto penale) e quelli che escludono

l'udienza preliminare anticipando il dibattimento stesso (giudizio direttissimo e giudizio

immediato).

2. Il giudizio abbreviato

Il giudizio abbreviato è un rito speciale in virtù del quale il processo viene definito nell'udienza

preliminare; può essere richiesto soltanto dall'imputato. Si tratta di un rito speciale che puo essere

richiesto solo dall imputato al quale in caso di condanna viene applicata una cospicua riduzione

della pena in cambio di vantaggi che l ordinamento ricava in termini di economia processuale per

la mancata celebrazione del dibattimento. Prima della l.n. 479/99 la richiesta dell'imputato poteva

essere presentata prima dell'udienza preliminare o nel corso di essa; oggi invece solo nel corso

dell'udienza preliminare (fino a che non siano formulate le conclusioni) oppure, in seguito alla

sentenza della Corte Cost. n. 169/03, anche in fase predibattimentale prima dell'apertura del

dibattimento allorquando l'imputato riproponga la richiesta di giudizio abbreviato condizionata alla

integrazione probatoria, richiesta respinta dal gup in quanto valutata non necessaria ai fini della

decisione oppure non compatibile con le finalità di economia processuale proprie di questo rito

speciale

La richiesta di giudizio abbreviato va presentata dall imputato personalmente o per mezzo di

procuratore speciale nel corso dell udienza preliminare, oralmente o per iscritto fino a che non

siano state formulate le conclusioni cioè al termine dell discussione successiva agli accertamenti

relativi alla costituzione delle parti, o successivamente all attività di integrazione probatoria

disposta dal giudice. La richiesta di giudizio abbreviato va presentata prima della dichiarazione di

apertura del dibattimento anche quando i reati per ci si procede sono di competenza del tribunale

in composizione monocratica e l azione penale e stata esercitata con citazione diretta a giudizio.

ex art. 438 cpp., 5 co. “L'imputato, ferma restando la utilizzabilità ai fini della prova degli atti indicati

nell'articolo 442, comma 1 bis, può subordinare la richiesta ad una integrazione probatoria

necessaria ai fini della decisione. Il giudice dispone il giudizio abbreviato se l'integrazione

probatoria richiesta risulta necessaria ai fini della decisione e compatibile con le finalità di

economia processuale proprie del procedimento, tenuto conto degli atti già acquisiti ed utilizzabili.

In tal caso il pubblico ministero può chiedere l'ammissione di prova contraria. Resta salva

l'applicabilità dell'articolo 423”

Il giudizio abbreviato si svolge in camera di consiglio (il giudice può disporre la pubblica udienza

quando tutti gli imputati ne fanno richiesta: art. 441, 3 co. cpp.) si osservano le disposizioni previste

per l udienza preiminare ma non trova applciazione il 422 che prevede un attività di integrazione

probatoria disposta dal giudice d ufficio o a richiesta di parte. Tale esclusione non impedisce che

nel giudizio abbreviato venga effettuata poi nelle acquisizioni probatorie previste dal 422 delle

acquisizioni probatorie è dato tener conto per la decisione che chiude il giudizio abbreviato. Gli

elementi di prova assunti per il 422 in quanto tali non valgono per il dibattimento ma valgono per

tutte le decisioni emanate nell udienza preliminare tra cui quella del giudizio abbreviato. Nel

giudizio abbreviato non si applica neppure il 423 che consente la modifica dell imputazione nel

corso dell udienza preliminare;

il giudice decide allo stato degli atti, non essendo consentita l'integrazione di attività probatoria

(art. 441 cpp.). dato però che la richiesta di giudizio abbreviato non condizionata ad una

integrazione probatoria rende obbligatoria l'adozione del rito in questione, quando il giudice

ritenga di non poter decidere sulla base degli atti, egli assume gli elementi necessari ai fini della

decisione e resta salva l'applicabilità dell'art. 423 sulla modificazione dell'imputazione (art. 441

cpp., 5 co.). Qualora il PM proceda alle contestazioni previste dall'art. 423, l'imputato può chiedere

che il procedimento prosegua nelle forme ordinarie; altrimenti potrà chiedere l'ammissione di

nuove prove in relazione alle contestazioni stesse.

Il giudizio abbreviato quindi comporta una metamorfosi dell'udienza preliminare la quale da

udienza filtro, destinata a accertare se sia o no necessario il dibattimento diventa un udienza in cui

si accerta la resp o no dell imputato. Terminata la discussione il giudice provvede pronunciando

sentenza di proscioglimento o di condanna ka in caso di condanna la pena che il giudice determina

tenendo conto di tutte le circostanze e diminuita di un terzo. Alla pena dell ergastolo semplice e

sostituita quella della reclusione di anni trenta; alla pena dell ergastolo con isolamento diurno nei

casi di concorso di reati o reato continuato e sostituita quella dell ergastolo.

3. Problemi di legittimità costituzionale in tema di giudizio abbreviato antecedenti la riforma

apportata dalla l.n. 479/99

La normativa originaria sul giudizio abbreviato presentava profili di dubbia legittimità

costituzionale; in primo luogo il fatto che fosse richiesto il consenso del PM, il quale poteva

negarlo nell'esercizio di un potere discrezionale ed insindacabile senza obbligo di

motivazione; lo stesso poteva poi fare il gup sulla base di un potere anch'esso largamente

discrezionale e non sindacabile, limitandosi ad affermare di non poter decidere allo stato degli atti.

Nel '92 la Corte aveva ritenuto illegittimo tanto il fatto che il PM non fosse tenuto a motivare

nonché il fatto che il giudice non potesse decidere contrariamente alle motivazioni del PM, quanto

il fatto che il giudice del dibattimento non potesse decidere contrariamente alla valutazione di non

decidibilità allo stato degli atti formulata dal gup. Altro profilo di illegittimità che la Corte aveva

riconosciuto come fondato ma non aveva potuto sanare, riconoscendo i limiti della possibilità di

ricorso alla sentenza di tipo additivo nonché la competenza dell'intervento del legislatore, era

quello perdurante della possibilità per il PM di motivare sì il suo dissenso, ma di motivarlo in base

all'impossibilità di decidere allo stato degli atti, impossibilità dipendente dalla sua inerzia e cioè

dall'aver compiuto indagini preliminari incomplete.

4. La necessità di una riforma del giudizio abbreviato: le modifiche apportate dalla l.n.

479/99

Come visto innanzitutto la l.n. 479/99 ha obliterato il consenso del PM: per l instaurazione del

rito speciale non e piu necessario ne il consenso del pm ne la valutazione da parte del giudice di

decidibilità allo stato degli atti. Se l imputato richiede incondizionatamente il giudizio abbreviato il

giudice dell udienza preliminare ha il dovere di disporlo anche se ritenga il processo non decidibile

allo stato degli atti. In tal caso il giudice avrà il dovere di ordinare anche d ufficio l assunzione degli

elementi di prova necessari alla decisione. La reiezione della richiesta di giudizio abbreviato e

consentita solo se sia lo stesso imputato a renderla possibile condizionando la richiesta stessa a

un integrazione probatoria ritenuta dall imputato necessaria ai fini della decisione. Il giudice puo

qui negare l adozione del rito ove valuti non necessaria detta integrazione o quando concordi sulla

valutazione della necessità ive valuti detta richiesta non compatibile con le finalità di economia

processuale proprie di questo rito speciale.

La legge del 1999 riproponeva un vizio di legittimità cost analogo a quello risolto dal giudice con la

sent del1992 nella parte in cui non prevedeva che il giudice del dibattimento potesse applicare la

riduzione di pena prevista per il giudizio abbreviato laddove ritenesse errata la valutazione di non

decidibilità allo stato degli atti effettuata dal giudice dell udienza preliminare. Il 438 che giustifica la

reiezione della richiesta di integrazione probatoria quando il giudice ritenga non necessaria tale

integrazione o ancorché necessaria, non compatibile con le finalità di economia processuale del

giudizio abbreviato appariva viziato di legittimità costituzionale la ove non prevedeva la

sindacabilità del giudizio di non necessità o non compatibilità. Una valutazione errata del giudice

circa la non necessità di una prova o la sua incompatibilità con le finalità di economia processuale

del rito abbreviato precludeva la riduzione di un terzo della pena o l applicazione della pena di 30

anni di reclusione in luogo dell ergastolo senza che tale errore del giudice potesse venire in alcun

modo corretto. E di nuovo intervenuta la corte cost con la sent 2003 che ha dichiarato

incostituzionale il comma 6 del 438 nella parte in cui non prevedeva che in caso di rigetto della

richiesta di giudizio abbreviato subordinata a un integrazione probatoria, l imputato potesse

rinnovare la richiesta prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado e il

giudice potesse disporre il giudizio abbreviato. La normativa sul giudizio abbreviato prevede che l

imputato e il pm non possono proporre appello contro le sentenze di proscioglimento. Il pm non

puo proporre appello contro le sentenze di condanna a meno che si tratti di sentenza che modifica

il titolo del reato. Tali limiti sono stati mitigati dalla corte cost vedi art 443.

5. Problemi di legittimità costituzionale prospettabili anche dopo la riforma della legge n.

479/99

Il giudizio abbreviato continua a suscitare perplessità sotto il profilo della legittimità costituzionale;

in primo luogo si osserva che laddove non siano stati effettuati incidenti probatori in fase di

udienza preliminare il giudice potrebbe giungere ad affermazione di responsabilità senza

assunzione di prove vere e proprie (contrasto con il principio di non colpevolezza ex art. 27

Cost., 2 co.). Se non vi sono prove non vi può nemmeno essere contraddittorio nella loro

formazione: contrasto con l'art. 111 Cost., 4 co. In realtà la principale di queste perplessità appare

superabile laddove si consideri che l'art. 442 cpp. dispone che il giudice nel rito abbreviato

provvede a norma degli art. 529 e ss. cpp., il che comporta l'attribuzione di valore probatorio

alle indagini preliminari; per la seconda obiezione si consideri che lo stesso art. 111 Cost., 5 co.

stabilisce che la legge penale regola i casi in cui la formazione della prova non ha luogo in

contraddittorio per consenso dell'imputato. Un problema di legittimità costituzionale si pone poi in

rapporto all'art. 25 Cost., 1 co. in quanto nell'ipotesi di un reato di competenza del tribunale

collegiale o della Corte d'assise l'imputato che richieda il rito abbreviato sarà giudicato da un

giudice monocratico, cioè il gup appunto.

Gli spostamenti di competenza ben possono essere previsti dal legislatore, purchè però siano

"condizionati a fattispecie preventivamente descritte dalla legge con delimitazioni sufficienti ad

escludere un'illimitata discrezionalità" (Corte Cost.); il che non pare affatto essere qui il caso (e, si

noti, quello del giudice naturale precostituito non è un principio esclusivamente a tutela del singolo

ma anche a tutela di interessi dell'organizzazione giudiziaria). Va infine notato un ultimo punto di

legittima perplessità: la finalità di economia processuale può giustificare la reiezione della richiesta

condizionata di giudizio abbreviato (art. 438 cpp., 5 co.) ma al tempo stesso il giudice che riceva la

richiesta incondizionata ed il processo non risulti decibile allo stato degli atti, deve assumere

d'ufficio tutti gli elementi probatori necessari e non può rigettarla per la stessa motivazione legata

alla finalità di economia processuale. Abbiamo poi già notato come ci sia voluta una sentenza della

Corte Cost. per ovviare all'inspiegabile riproposizione da parte della stessa l.n. 479/99 di un

evidente vizio di legittimità costituzionale: stiamo parlando della insindacabilità della decisione del

gup sulla non necessità o sulla non compatibilità con le finalità di economia processuale del

giudizio abbreviato delle integrazioni probatorie richieste dalle parti che giustifica la reiezione

della richiesta di rito abbreviato stessa ex art. 438 cpp., 5 co.

Come già detto la Corte con la sentenza n. 169/03 ha risolto la questione garantendo all'imputato

la possibilità di rinnovazione della richiesta di rito abbreviato prima della dichiarazione di apertura

del dibattimento; ed il giudice del dibattimento valuterà i presupposti del rito in maniera

estremamente più lata in quanto l'economia processuale, in coerenza con il principio della durata

ragionevole del processo imposta dall'art. 111 Cost., 2 co., non potrà non suggerire l'accoglimento

della richiesta (anche perchè subito dopo l'apertura del dibattimento l'imputato rinnoverebbe la

richiesta di acquisizione della prova ritenuta non necessaria come presupposto del giudizio

abbreviato ed il giudice del dibattimento normalmente dovrebbe accogliere tale richiesta ai sensi

dell'art. 190 cpp).

6. Limiti all'appello

La normativa sul giudizio abbreviato prevede dei limiti all'appellabilità della sentenza; così al

PM è preclusa la possibilità di proporre appello contro le sentenza di condanna, a meno che si

tratti di sentenza che modifica il titolo di reato: si tratta di un limite che era stato introdotto quando

vigeva la necessità del consenso del PM al rito abbreviato e che oggi invece risulta contrastante

con l'art. 3 Cost. sotto il profilo della disparità di trattamento tra PM ed imputato in ordine al potere

di appellare. La normativa originaria pre-l.n. 479/99 prevedeva invece che fosse preclusa la

possibilità di proporre appello avverso le sentenze con le quali fossero state applicate sanzioni

sostitutive, nonchè, per l'imputato, avverso le sentenze di condanna alla sola pena pecuniaria. Per

quel che riguarda le sentenze di proscioglimento, l'imputato non può appellarle; la legge n.

46/06 che ha introdotto questo divieto, lo prevedeva anche per il PM, ma la Corte Cost. con

sentenza n. 320/07 lo ha dichiarato illegittimo. La finalità di economia processuale è realizzata dal

giudizio abbreviato quindi, non solo attraverso l'eliminazione della fase dibattimentale ma anche

attraverso la riduzione dell'appellabilità della

sentenza.

L applicazione della pena su richiesta delle parti

Nella relazione al progetto preliminare del codice si afferma che buona parte dell efficienza di

questo codice e affidata al rito dell applicazione della pena su richiesta delle parti il patteggiamento

il quale consente non solo di risparmiare tutto il dibattimento, ma anche di eliminare un grado

di impugnazione, vista l'inappellabilità della sentenza emessa su accordo delle parti. L'imputato e

il pubblico ministero possono chiedere al giudice l'applicazione, nella specie e nella misura

indicata, di una sanzione sostitutiva o di una pena pecuniaria, diminuita fino a un terzo, ovvero di

una pena detentiva quando questa, tenuto conto delle circostanze e diminuita fino a un terzo, non

supera cinque anni soli o congiunti a pena pecuniaria. Il limite di pena rimane di due anni, soli o

congiunti a pena pecuniaria, nei procedimenti di cui all'articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, i

procedimenti per i delitti di cui agli articoli 600 bis, 600 ter, primo, secondo, terzo e quinto comma,

600 quater, secondo comma, 600 quater 1, relativamente alla condotta di produzione o commercio

di materiale pornografico, 600 quinquies, nonché 609 bis, 609 ter, 609 quater e 609 octies del

codice penale, nonché quelli contro coloro che siano stati dichiarati delinquenti abituali,

professionali e per tendenza, o recidivi ai sensi dell'articolo 99, quarto comma, del codice penale,

qualora la pena superi due anni soli o congiunti a pena pecuniaria. Siffatta richiesta per essere

presa in considerazione dal giudice deve ottenere il consenso della parte che non l ha formulata.

Se vi è il consenso anche della parte che non ha formulato la richiesta e non deve essere

pronunciata sentenza di proscioglimento a norma dell'articolo 129, il giudice, sulla base degli atti,

se ritiene corrette la qualificazione giuridica del fatto, l'applicazione e la comparazione delle

circostanze prospettate dalle parti, nonché congrua la pena indicata, ne dispone con sentenza

l'applicazione enunciando nel dispositivo che vi è stata la richiesta delle parti. Se vi è costituzione

di parte civile, il giudice non decide sulla relativa domanda; l'imputato è tuttavia condannato al

pagamento delle spese sostenute dalla parte civile, salvo che ricorrano giusti motivi per la

compensazione totale o parziale. Non si applica la disposizione dell'articolo 75, comma 3. La

parte, nel formulare la richiesta, può subordinarne l'efficacia alla concessione della sospensione

condizionale della pena. In questo caso il giudice, se ritiene che la sospensione condizionale non

può essere concessa, rigetta la richiesta.

La richiesta di patteggiamento puo essere formulata nel corso delle indagini preliminari, in udienza

preliminare fino alla presentazione delle conclusioni e fino alla dichiarazione di apertura del

dibattimento nel giudizio direttissimo. La sentenza che applica la pena patteggiata puo essere

pronunciata nel corso delle indagini preliminari dal giudice delle indagini preliminari in udienza ad

hoc, nell udienza preliminare, nel giudizio direttissimo o in quello immediato o nei procedimenti con

citazione diretta a giudizio davanti il tribunale in composizione monocratica prima della

dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado. Nel caso di dissenso da parte del pm o

rigetto della richiesta del giudice per le indagini preliminari l imputato, prima della dichiarazione di

apertura del dibattimento di rimo grado puo rinnovare la richiesta e il giudice se la ritiene fondata

pronuncia immediatamente sentenza. La richiesta non e rinnovabile dinnanzi ad altro giudice.

Nello stesso modo il giudice provvede dopo la chiusura del dibattimento di primo grado o nel

giudizio di impugnazione quando ritiene ingiustificato il dissenso del pm o il rigetto della richiesta.

2. La disciplina del patteggiamento

L'art. 444 cpp., 1 co. stabilisce che "l'imputato ed il PM possono chiedere al giudice

l'applicazione, nella specie e nella misura indicata, di una sanzione sostitutiva o di una pena

pecuniaria, diminuita fino ad un terzo, ovvero di una pena detentiva quando questa, tenuto conto

delle circostanze e diminuita fino ad un terzo, non supera cinque anni soli o congiunti a pena

pecuniaria". Il comma 1 bis aggiunge che sono esclusi dal patteggiamento i procedimenti per i

delitti di cui agli art. 51 commi 3bis e 3 quater, 600bis commi 1 e 3, 600ter commi 1, 2, 3 e 5,

600quater 2 comma, 600quinquies, 609bis, 609ter, 609quater e 609octies, nonchè quelli contro

coloro che siano stati dichiarati delinquenti abituali, professionali e per tendenza o recidivi ai

sensi dell'art. 99, 4 co. cp. qualora la pena superi due anni soli o congiunti a pena pecuniaria. Si

noti come il 1 comma originariamente permettesse il ricorso al patteggiamento solo quando la

pena detentiva concordata non superasse i due anni (modifica dovuta alla l.n. 134/03, che ha

anche introdotto il 1 comma bis). Il disposto originario dell'art. 444, 2 co. cpp. disponeva che il

giudice poteva applicare la sentenza indicata dalle parti ove non dovesse essere pronunciata

sentenza di proscioglimento ex art. 129 cpp. E sempre che sulla base degli atti il giudice ritenesse

corrette sia la qualificazione giuridica del fatto sia l'eventuale applicazione e comparazione delle

circostanze prospettate dalle parti; la Corte Cost con sentenza n. 313/90 è intervenuta

dichiarando la parziale illegittimità costituzionale dell'art. 444 cpp. per la parte in cui tale norma

non consentiva al giudice di valutare anche la congruità della pena ai fini dell'art. 27 Cost., 3 co. né

di rigettare la richiesta di pena patteggiata in caso di valutazione sfavorevole; la l.n. 479/99 ha

quindi recepito questa pronuncia. Sempre ai sensi del 2 comma, l'imputato deve essere

condannato al pagamento delle spese processuali sostenute dalla parte civile salvo che ricorrano

giusti motivi per la compensazione totale o parziale. La parte richiedente può subordinare

l'efficacia della richiesta alla concessione della sospensione condizionale della pena; se il

giudice ritiene che la sospensione non possa essere concessa, rigetterà la richiesta. La richiesta di

patteggiamento, che prima della l.n. 479/99 poteva intervenire fino alla dichiarazione di apertura

del dibattimento, può essere oggi effettuata nel corso delle indagini preliminari e dell'udienza

preliminare fino alla presentazione delle conclusioni e fino all'apertura del dibattimento nel

giudizio direttissimo; nel caso di dissenso del PM o di rigetto della richiesta da parte del giudice

delle indagini preliminari, l'imputato, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo

grado può rinnovare la richiesta ed il giudice, se la ritiene fondata, pronuncia immediatamente

sentenza; nello stesso modo procede il giudice del giudizio di impugnazione quando ritiene

ingiustificato il dissenso del PM o il rigetto della richiesta.

3. Problemi di legittimità costituzionale in tema di patteggiamento

I profili di perplessità attengono soprattutto al fatto che il patteggiamento irrogherebbe una

sanzione penale senza un accertamento della responsabilità penale; il che contrasta con l'art. 27

Cost., 2 co., in primo luogo, poi con l'art. 13, 1 co. ("la libertà personale è inviolabile) ed infine con

l'art. 111 Cost., 6 co. sull'obbligo di motivazione dato che motivare significa esplicitare le

argomentazioni utilizzate per arrivare all'affermazione della responsabilità (il che ovviamente per il

patteggiamento non può accadere).

La Corte Cost. ha negato che il patteggiamento possa comportare irrogazione di sanzioni penali

senza accertamente della responsabilità; in realtà però il patteggiamento effettivamente

consente che sia inflitto un trattamento sanzionatorio anche addirittura in assenza di prove,

potendo intervenire nel corso delle indagini preliminare che sono funzionalmente dirette ad

acquisire come sappiamo meri elementi di prova; e poco convincente appare anche la tesi

secondo cui il consenso dell'imputato alla pena concordata varrebbe come confessione (e quindi si

avrebbe comunque sempre una prova).

I problemi di legittimità sono invece superabili sulla base di altre considerazioni; così in primo luogo

il giudice ai sensi dell'art. 444 cpp. dispone "sulla base degli atti" il che implica che gli stessi atti

siano valutabili come prove; al tempo stesso nell'ipotesi in cui il patteggiamento consegua alle

indagini preliminari le risultanze delle stesse potranno essere valutate come prova; infine lo stesso

art. 444 cpp. subordina l'emanazione della condanna al fatto che non debba essere pronunciata

sentenza di proscioglimento ex art. 129 cpp.: tutti elementi da cui risulta come ricorra un

accertamento di responsabilità anche nell'istituto in parola.

Nel caso le indagini preliminari non abbiano significanza probatoria, il PM non dovrebbe prestare

consenso alla richiesta di patteggiamento; anche perchè il giudice dovrebbe altrimenti pronunciare

proscioglimento. La Corte di cassazione ha invece affermato più volte che il patteggiamento non

presuppone un accertamento, fatto supportato dalla circostanza che la sentenza ex art. 444 cpp.

non è qualificata espressamente di condanna dal legislatore. Il fatto è che la Corte non tiene

presente che oltre all'accertamento di responsabilità normale, quello diciamo completo, non

contrastano con il principio di non colpevolezza forme di accertamento incompleto come nel

caso del decreto penale di condanna nonchè, appunto, del patteggiamento; ma sempre di un

accertamento si tratta in quanto non sarebbe possibile, come già detto, l'irrogazione di una pena

concordata nella totale mancanza ed insussistenza di elementi probatori. Ma le Sezioni Unite

penali nel 97 ribadivano ostinatamente che il patteggiamento non richiede alcun accertamento e la

sentenza ex art. 444 cpp. prescinde dalla valutazione delle indagini preliminari, ben potendo

essere emanata anche in totale assenza delle stesse; le Sezioni Unite mostravano così di non

tenere in alcuna considerazione la pronuncia della Corte n. 313/90 che ha stabilito l'illegittimità

dell'art. 444 cpp. nella parte in cui non prevede che il giudice possa valutare la congruità della

pena indicata dalle parti: e simile valutazione non può che comportare un accertamento di

responsabilità (ed anche della sua misura). Anche la tesi che vede nell'istituto un esempio di "fatto

pacifico" (nel diritto civile è il fatto non controverso o ammesso dalla controparte che il giudice può

quindi considerare provato) non convince stante l'obiezione insuperabile che il giudice richiesto del

patteggiamento dovrà pronunciare proscioglimento nei casi di cui all'art. 129 cpp., così

disconoscendo lo stesso fatto pacifico.

La l.n. 134/2000 ha inspiegabilmente voluto qualificare la sentenza ex art. 444 cpp. Come

"equiparata" alla sentenza di condanna (v. art. 445, 1 co. bis); effetti dell applicazione della pena

su richiesta: “La sentenza prevista dall'articolo 444, comma 2, quando la pena irrogata non superi i

due anni di pena detentiva soli o congiunti a pena pecuniaria, non comporta la condanna al

pagamento delle spese del procedimento nè l'applicazione di pene accessorie e di misure di

sicurezza, fatta eccezione della confisca nei casi previsti dall'articolo 240 del codice penale. Salvo

quanto previsto dall'articolo 653, la sentenza prevista dall'articolo 444, comma 2, anche quando è

pronunciata dopo la chiusura del dibattimento, non ha efficacia nei giudizi civili o amministrativi.

Salve diverse disposizioni di legge, la sentenza è equiparata a una pronuncia di condanna. Il reato

è estinto, ove sia stata irrogata una pena detentiva non superiore a due anni soli o congiunti a

pena pecuniaria, se nel termine di cinque anni, quando la sentenza concerne un delitto, ovvero di

due anni, quando la sentenza concerne una contravvenzione, l'imputato non commette un delitto

ovvero una contravvenzione della stessa indole. In questo caso si estingue ogni effetto penale, e

se è stata applicata una pena pecuniaria o una sanzione sostitutiva, l'applicazione non è

comunque di ostacolo alla concessione di una successiva sospensione condizionale della pena”

peraltro ne ha ammesso, in totale contraddizione con la qualificazione di mera equiparazione,

l'efficacia di giudicato nel giudizio per la responsabilità disciplinare davanti alle pubbliche

autorità ex art. 653 cpp. e la possibilità di revisione ex art. 629 cpp. (da sempre negata a

questo tipo di sentenza dalla Cassazione). La l.n. 134/2000 ha avuto anche il merito, con

l'ampliamento dell'ambito di operatività del patteggiamento visto in principio di capitolo, di

stroncare quella violazione palese del principio di legalità che imperversava nella prassi in cui per

restare nei due anni precedentemente previsti come limite della pena concordata ed al fine di

realizzare l'economia processuale si sono determinate pene base estremamente ridotte (in

violazione dell'art. 133 cp.) nonchè concesse attenuanti inesistenti.

La legge 134/2003 ha ammesso la possibilità di assoggettare a revisione le sentenze di

applicazione della pena su richiesta. Tale modifica sembra postulare la necessità dell

accertamento di resp dal momento che le cause di revisione presuppongono tutte l erroneità di tale

accertamento. Rimane peraltro insoluto un profilo di illegittimità costituzionale dell'istituto in parola

in relazione alla violazione del diritto di difesa della parte civile inteso come contraddittorio

nella misura in cui ad essa non è consentito interloquire al fine di sostenere l'inammissibilità del

patteggiamento stesso per insussistenza dei presupposti richiesti dalla legge (cioè per errata

qualificazione giuridica del fatto o per insussistenza delle attenuanti prospettate o per errata

comparazione fra circostanze aggravanti ed attenuanti). (vedi pag 265 266 267)

4. Le connotazioni di premialità del patteggiamento

Si e sottolineata la natura personale della richiesta di patteggiamento precisando che la volontà

dell imputato deve essere espressa direttamente o a mezzo di procuratore speciale.” Le parti

possono formulare la richiesta prevista dall'articolo 444, comma 1, fino alla presentazione delle

conclusioni di cui agli articoli 421, comma 3, e 422, comma 3, e fino alla dichiarazione di apertura

del dibattimento di primo grado nel giudizio direttissimo. Se è stato notificato il decreto di giudizio

immediato, la richiesta è formulata entro il termine e con le forme stabilite dall'articolo 458, comma

1. La richiesta e il consenso nell'udienza sono formulati oralmente; negli altri casi sono formulati

con atto scritto. La volontà dell'imputato è espressa personalmente o a mezzo di procuratore

speciale e la sottoscrizione è autenticata nelle forme previste dall'articolo 583 comma 3. Il

consenso sulla richiesta può essere dato entro i termini previsti dal comma 1, anche se in

precedenza era stato negato. Il giudice, se ritiene opportuno verificare la volontarietà della

richiesta o del consenso, dispone la comparizione dell'imputato. Il pubblico ministero, in caso di

dissenso, deve enunciarne le ragioni” Il PM in caso di dissenso deve enunciarne le ragioni (art.

446 cpp., 3 co.) cosicchè il giudice possa valutarle; infatti se le ritenga infondate ben potrà come

già detto applicare la sanzione richiesta (art. 448 cpp. 1 co., seconda parte), sia prima

dell'apertura del dibattimento di primo grado sia dopo la chiusura del medesimo o nel giudizio di

impugnazione.

La sentenza ex art. 444 cpp. è inappellabile a meno che non vi sia stato il dissenso del PM;

oltre alla riduzione fino ad un terzo della pena, vi sono altri aspetti di premialità dettati dal

legislatore per questo rito (ad es. non ha efficacia di giudicato nei giudizi civili; se la pena

patteggiata detentiva è inferiore ai due anni non comporta condanna al pagamento delle spese

processuali né normalmente l'applicazione di misure di sicurezza o pene accessorie). Il 2 comma

dell'art. 445 cpp. prevede inoltre una forma di estinzione speciale del reato (per l'ipotesi di

pena concordata detentiva non superiore ai due anni, sola o congiunta con pena pecuniaria)

conseguente al patteggiamento e subordinata alle medesime condizioni previste per l'estinzione

del reato a seguito di sospensione condizionale della pena (mancata commissione di reati della

stessa indole nel termine di anni cinque in caso di condanna per delitto e di anni due in caso di

contravvenzione).

Richiesta di applicazione della pena nel corso delle indagini preliminari: “Nel corso delle

indagini preliminari, il giudice, se è presentata una richiesta congiunta o una richiesta con il

consenso scritto dell'altra parte, fissa, con decreto in calce alla richiesta, l'udienza per la decisione,

assegnando, se necessario, un termine al richiedente per la notificazione all'altra parte. Almeno tre

giorni prima dell'udienza il fascicolo del pubblico ministero è depositato nella cancelleria del

giudice. Nell'udienza il pubblico ministero e il difensore sono sentiti se compaiono. Se la richiesta è

presentata da una parte, il giudice fissa con decreto un termine all'altra parte per esprimere il

consenso o il dissenso e dispone che la richiesta e il decreto siano notificati a cura del richiedente.

Prima della scadenza del termine non è consentita la revoca o la modifica della richiesta e in caso

di consenso si procede a norma del comma 1.”

Provvedimenti del giudice: “Nell'udienza prevista dall'articolo 447, nell'udienza preliminare, nel

giudizio direttissimo e nel giudizio immediato, il giudice, se ricorrono le condizioni per accogliere la

richiesta prevista dall'articolo 444, comma 1, pronuncia immediatamente sentenza. Nel caso di

dissenso da parte del pubblico ministero o di rigetto della richiesta da parte del giudice per le

indagini preliminari, l'imputato, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo

grado, può rinnovare la richiesta e il giudice, se la ritiene fondata, pronuncia immediatamente

sentenza. La richiesta non è ulteriormente rinnovabile dinanzi ad altro giudice. Nello stesso modo il

giudice provvede dopo la chiusura del dibattimento di primo grado o nel giudizio di impugnazione

quando ritiene ingiustificato il dissenso del pubblico ministero o il rigetto della richiesta. In caso di

dissenso, il pubblico ministero può proporre appello; negli altri casi la sentenza è inappellabile.

Quando la sentenza è pronunciata nel giudizio di impugnazione, il giudice decide sull'azione civile

a norma dell'articolo 578”

Capitolo Quinto

PROCEDIMENTO PER DECRETO PENALE

1. Presupposti e natura del decreto penale

Il procedimento per decreto penale è un rito deflattivo del dibattimento nel quale peraltro

l'eliminazione della fase dibattimentale non è sicura posto che l'opposizione a decreto penale può

instaurare il dibattimento.

L'art. 459 cpp. “Nei procedimenti per reati perseguibili di ufficio ed in quelli perseguibili a querela

se questa è stata validamente presentata e se il querelante non ha nella stessa dichiarato di

opporvisi, il pubblico ministero, quando ritiene che si debba applicare soltanto una pena

pecuniaria, anche se inflitta in sostituzione di una pena detentiva, può presentare al giudice per le

indagini preliminari, entro sei mesi dalla data in cui il nome della persona alla quale il reato è

attribuito è iscritto nel registro delle notizie di reato e previa trasmissione del fascicolo, richiesta

motivata di emissione del decreto penale di condanna, indicando la misura della pena. Il pubblico

ministero può chiedere l'applicazione di una pena diminuita sino alla metà rispetto al minimo

edittale. Il giudice, quando non accoglie la richiesta, se non deve pronunciare sentenza di

proscioglimento a norma dell'articolo 129, restituisce gli atti al pubblico ministero. Del decreto

penale è data comunicazione al querelante. Il procedimento per decreto non è ammesso quando

risulta la necessità di applicare una misura di sicurezza personale.” come modificato dalla l.n.

479/99 stabilisce che nei procedimenti per reati perseguibili d'ufficio ed in quelli perseguibili a

querela il PM, quando ritiene che si debba applicare solo una pena pecuniaria, anche se inflitta in

sostituzione di una pena detentiva, può presentare al GIP una richiesta motivata di emissione del

decreto penale di condanna indicando la misura della pena; ai sensi del 2 co. nello specificare la

misura della pena richiesta il PM può chiedere l'applicazione di una pena diminuita sino alla metà

rispetto al minimo edittale. Il giudice può rifiutare la richiesta, nel qual caso restituirà gli atti al PM

affinchè eserciti l'azione penale, oppure accoglierla emettendo il decreto penale di condanna;

quest'ultimo ha natura di sentenza di condanna ma non ha efficacia di giudicato nel giudizio

civile o amministrativo. Forti le caratteristiche di premialità dell'istituto, che non comporta

l'applicazione di pene accessorie né la condanna al pagamento delle spese processuali; inoltre il

reato ed ogni effetto penale sono estinti se l'imputato non commette un reato della stessa indole

nel termine di 5 anni per i delitti e 2 per le contravvenzioni.

Il giudice nel primo caso emette il decreto penale di condanna cui deve essere data

comunicazione al querelante. Col decreto penale il giudice applica la pena nella misura richiesta

dal pm specificando l entità dell eventuale diminuzione della pena al di sotto del minimo edittale. Il

giudice ordina la confisca o la restituzione delle cose sequestrate a seconda dei casi.il decreto

penale ha natura di una sentenza di condanna ma anche se divenuto esecutivo non ha efficacia di

giudicato nel giudizio civile o amministrativo. Oltre alla riduzione di pena, il decreto penale non

comporta la condanna al pagmaneto delle spese del procedimento ne l applicazione di pene

accessorie. Il reato e estinto se nel termine di 5 anni quando il decreto concerne un delitto o di due

anni quando concerne una contravvenzione, l imputato non commette un delitto o una

contravvenzione della stessa indole.

Il decreto di condanna contiene:

a) le generalità dell'imputato o le altre indicazioni personali che valgano a identificarlo nonché,

quando occorre, quelle della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria;

b) l'enunciazione del fatto, delle circostanze e delle disposizioni di legge violate;

c) la concisa esposizione dei motivi di fatto e di diritto su cui la decisione è fondata, comprese le

ragioni dell'eventuale diminuzione della pena al di sotto del minimo edittale;

d) il dispositivo;

e) l'avviso che l'imputato e la persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria possono

proporre opposizione entro quindici giorni dalla notificazione del decreto e che l'imputato può

chiedere mediante l'opposizione il giudizio immediato ovvero il giudizio abbreviato o l'applicazione

della pena a norma dell'articolo 444;

f) l'avvertimento all'imputato e alla persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria che, in caso

di mancata opposizione, il decreto diviene esecutivo;

g) l'avviso che l'imputato e la persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria hanno la facoltà

di nominare un difensore;

h) la data e la sottoscrizione del giudice e dell'ausiliario che lo assiste.

Con il decreto di condanna il giudice applica la pena nella misura richiesta dal pubblico ministero

indicando l'entità dell'eventuale diminuzione della pena stessa al di sotto del minimo edittale;

ordina la confisca, nei casi previsti dall'articolo 240, secondo comma, del codice penale, o la

restituzione delle cose sequestrate; concede la sospensione condizionale della pena [e la non

menzione della condanna nel certificato penale spedito a richiesta di privati]. Nei casi previsti dagli

articoli 196 e 197 del codice penale, dichiara altresì la responsabilità della persona civilmente

obbligata per la pena pecuniaria. Copia del decreto è comunicata al pubblico ministero ed è

notificata con il precetto al condannato, al difensore d'ufficio o al difensore di fiducia eventualmente

nominato ed alla persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria. Se non è possibile eseguire

la notificazione per irreperibilità dell'imputato, il giudice revoca il decreto penale di condanna e

restituisce gli atti al pubblico ministero. Il decreto penale di condanna non comporta la condanna al

pagamento delle spese del procedimento, né l'applicazione di pene accessorie. Anche se divenuto

esecutivo non ha efficacia di giudicato nel giudizio civile o amministrativo. Il reato è estinto se nel

termine di cinque anni, quando il decreto concerne un delitto, ovvero di due anni, quando il decreto

concerne una contravvenzione, l'imputato non commette un delitto ovvero una contravvenzione

della stessa indole. In questo caso si estingue ogni effetto penale e la condanna non è comunque

di ostacolo alla concessione di una successiva sospensione condizionale della pena.

Opposizione: “Nel termine di quindici giorni dalla notificazione del decreto, l'imputato e la persona

civilmente obbligata per la pena pecuniaria, personalmente o a mezzo del difensore

eventualmente nominato, possono proporre opposizione mediante dichiarazione ricevuta nella

cancelleria del giudice per le indagini preliminari che ha emesso il decreto ovvero nella cancelleria

del tribunale o del giudice di pace del luogo in cui si trova l'opponente. La dichiarazione di

opposizione deve indicare, a pena di inammissibilità, gli estremi del decreto di condanna, la data

del medesimo e il giudice che lo ha emesso. Ove non abbia già provveduto in precedenza, nella

dichiarazione l'opponente può nominare un difensore di fiducia. Con l'atto di opposizione l'imputato

può chiedere al giudice che ha emesso il decreto di condanna il giudizio immediato ovvero il

giudizio abbreviato o l'applicazione della pena a norma dell'articolo 444. L'opposizione è

inammissibile, oltre che nei casi indicati nel comma 2, quando è proposta fuori termine da persona

non legittimata. Se non è proposta opposizione o se questa è dichiarata inammissibile, il giudice

che ha emesso il decreto di condanna ne ordina l'esecuzione. Contro l'ordinanza di inammissibilità

l'opponente può proporre ricorso per cassazione” L'imputato e la persona civilmente obbligata per

la pena pecuniaria sono restituiti nel termine per proporre opposizione a norma dell'articolo 175.

Opposizione proposta soltanto da alcuni interessati: L'esecuzione del decreto di condanna

pronunciato a carico di più persone imputate dello stesso reato rimane sospesa nei confronti di

coloro che non hanno proposto opposizione fino a quando il giudizio conseguente all'opposizione

proposta da altri coimputati non sia definito con pronuncia irrevocabile. Se l'opposizione è proposta

dal solo imputato o dalla sola persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria, gli effetti si

estendono anche a quella fra le dette parti che non ha proposto opposizione.

Giudizio conseguente all opposizione: Se l'opponente ha chiesto il giudizio immediato, il giudice

emette decreto a norma dell'articolo 456, commi 1, 3 e 5. Se l'opponente ha chiesto il giudizio

abbreviato, il giudice fissa con decreto l'udienza dandone avviso almeno cinque giorni prima al

pubblico ministero, all'imputato, al difensore e alla persona offesa; nel giudizio si osservano in

quanto applicabili, le disposizioni degli articoli 438, commi 3 e 5, 441, 441bis, 442 e 443; nel caso

di cui all'articolo 441bis, comma 4, il giudice, revocata l'ordinanza con cui era stato disposto il

giudizio abbreviato, fissa l'udienza per il giudizio conseguente all'opposizione. Se l'opponente ha

chiesto l'applicazione della pena a norma dell'articolo 444, il giudice fissa con decreto un termine

entro il quale il pubblico ministero deve esprimere il consenso, disponendo che la richiesta e il

decreto siano notificati al pubblico ministero a cura dell'opponente. Ove il pubblico ministero non

abbia espresso il consenso nel termine stabilito ovvero l'imputato non abbia formulato nell'atto di

opposizione alcuna richiesta, il giudice emette decreto di giudizio immediato. Il giudice, se è

presentata domanda di oblazione contestuale all'opposizione, decide sulla domanda stessa prima

di emettere i provvedimenti a norma del comma 1. Nel giudizio conseguente all'opposizione,

l'imputato non può chiedere il giudizio abbreviato o l'applicazione della pena su richiesta, né

presentare domanda di oblazione. In ogni caso, il giudice revoca il decreto penale di condanna. Il

giudice può applicare in ogni caso una pena anche diversa e più grave di quella fissata nel decreto

di condanna e revocare i benefici già concessi. Con la sentenza che proscioglie l'imputato perché il

fatto non sussiste, non è previsto dalla legge come reato ovvero è commesso in presenza di una

causa di giustificazione, il giudice revoca il decreto di condanna anche nei confronti degli imputati

dello stesso reato che non hanno proposto opposizione.

2. L'opposizione al decreto penale

Nel termine perentorio di 15 giorni dalla notificazione del decreto l'imputato e la persona civilmente

obbligata per la pena pecuniaria possono proporre opposizione; ai sensi dell'art. 463 cpp.

l'esecuzione del decreto di condanna pronunciato a carico di più persone rimane sospesa nei

confronti di coloro che non hanno proposto opposizione fino a quando il giudizio conseguente

all'opposizione proposta da altri coimputati non sia definito con pronuncia irrevocabile. Con

l'opposizione l'imputato può chiedere al giudice il patteggiamento o il giudizio immediato o ancora il

giudizio abbreviato; il giudice in seguito all'opposizione emette il decreto di giudizio immediato

quando l'opponente non abbia formulato nessuna richiesta nell'atto di opposizione e quando il PM

non abbia espresso il consenso al patteggiamento. Nel giudizio conseguente all'opposizione

l'imputato non può invece chiedere il giudizio abbreviato né il patteggiamento né presentare

domanda di oblazione; il giudice può tanto prosciogliere quanto applicare una pena più grave

rispetto a quella del decreto opposto.

IL GIUDIZIO DIRETTISSIMO

1. Connotazioni del giudizio direttissimo

Il giudizio direttissimo ed il giudizio immediato sono riti diretti ad anticipare il dibattimento e nei

quali difetta l'udienza preliminare. Il giudizio direttissimo in particolare non ha la fase degli atti

preliminari al dibattimento (quindi non è richiesto il deposito delle liste testimoniali ex art. 468);

questo rito è previsto dal codice in 3 ipotesi (è stato infatti dichiarato illegittimo per eccesso di

delega il 2 comma dell'art. 233 disp. att. Che stabiliva che il PM procede al giudizio direttissimo

anche fuori dei casi previsti per i reati concernenti le armi e gli esplosivi e per i reati commessi a

mezzo stampa).

2. I casi di giudizio direttissimo

Prima ipotesi è quella prevista dall'art. 449 cpp., 1 co. per cui quando una persona è stata

arrestata in flagranza di un reato, il pubblico ministero, se ritiene di dover procedere, può

presentare direttamente l'imputato in stato di arresto davanti al giudice del dibattimento, per la

convalida e il contestuale giudizio, entro quarantotto ore dall'arresto. Una volta effettuata la

convalida dell arresto si procederà al giudizio direttissimo. Se invece l arresto non viene

convalidato il giudice restituisce gli atti al pm e si discute se in tal caso il pm debba

necessariamente richiedere il rinvio a giudizio nelle forme ordinarie o possa richiedere l

archiviazione. Nonostante la mancata convalida d arresto il giudice puo procedere egualmente a

giudizio direttissimo quando sia il pm che l imputato vi consentano.

Seconda ipotesi è quella in cui il PM anziché presentare direttamente l'imputato al giudice del

dibattimento chieda ed ottenga la convalida dell'arresto dal giudice delle indagini preliminari; il PM

dovrà però, dopo la convalida, presentare l'imputato in udienza non oltre il trentesimo giorno

dall'arresto (deve quindi essere stata disposta dal GIP una misura cautelare). Qui e necessario che

il pm abbia ottenuto dal giudice l applicazione di una misura cautelare che protragga lo stato di

custodia: si richiede che l imputato sia presentato dal pm all udienza e che tale presentazione

presuppone una disponibilità fisica dell imputato da parte del pm.

Terza ipotesi è quella della persona che abbia reso confessione nel corso dell'interrogatorio:

l'udienza in questo caso dovrà intervenire entro il trentesimo giorno dall'iscrizione della notizia di

reato. La confessione deve avere per oggetto il reato e cuna fattispecie criminosa completa di tutti i

suoi elementi dal momento che una confessione avente a oggetto solo una parte degli elementi

della fattispecie criminosa rende necessarie indagini preliminari al fine di acquisire altri elementi

probatori. In tutti i casi di giudizio direttissimo quando il reato per cui è richiesto tale rito è connesso

con altri reati per i quali mancano le condizioni che giustificano tale rito, si procede separatamente

nei confronti degli altri reati ed imputati salvo che questo pregiudichi gravemente le indagini. Se il

giudizio direttissimo è promosso in assenza dei presupposti richiesti dall'art. 449 cpp. È

ravvisabile una nullità assoluta con restituzione degli atti al PM; se l'imputato richiede il giudizio

abbreviato il giudice dispone la continuazione del giudizio con tale rito.

L imputato libero che abbia reso la confessione e citato a comparire a un udienza non successiva

al trentesimo gg dall iscrizione della notizia di reato in apposito registro sempre che la scelta del

direttissimo non rappresenti grave pregiudizio per le indagini. Se invece l imputato che ha

confessato e in stato di custodia cautelare per il fatto per cui si procede, e presentato all udienza

nel medesimo termine.

Una quarta ipotesi di giudizio direttissimo e quando una persona e stata allontanata d urgenza da

casa familiare la polizia giudiziaria puo provvedere su disposizione del pm alla sua citazione per il

giudizio direttissimo e per la contestuale convalida dell arresto entro le successive 48 ore salvo

che ciò pregiudichi gravemente le indagini. In tal caso la polizia giudiziaria provvede entro il

medesimo termine alla citazione per l udienza di convalida indicata dal pm.

In tutti e 4 i casi: Quando il reato per cui è richiesto il giudizio direttissimo risulta connesso con altri

reati per i quali mancano le condizioni che giustificano la scelta di tale rito, si procede

separatamente per gli altri reati e nei confronti degli altri imputati, salvo che ciò pregiudichi

gravemente le indagini. Se la riunione risulta indispensabile, prevale in ogni caso il rito ordinario.

Instaurazione del giudizio direttissimo: Quando procede a giudizio direttissimo, il pubblico ministero

fa condurre direttamente all'udienza l'imputato arrestato in flagranza o in stato di custodia

cautelare. Se l'imputato è libero, il pubblico ministero lo cita a comparire all'udienza per il giudizio

direttissimo. Il termine per comparire non può essere inferiore a tre giorni. La citazione contiene i

requisiti previsti dall'articolo 429 comma 1 lettere a), b), c), f), con l'indicazione del giudice

competente per il giudizio nonché la data e la sottoscrizione. Si applica inoltre la disposizione

dell'articolo 429 comma 2. Il decreto, unitamente al fascicolo previsto dall'articolo 431, formato dal

pubblico ministero, è trasmesso alla cancelleria del giudice competente per il giudizio. Al difensore

è notificato senza ritardo a cura del pubblico ministero l'avviso della data fissata per il giudizio. Il

difensore ha facoltà di prendere visione e di estrarre copia, nella segreteria del pubblico ministero,

della documentazione relativa alle indagini espletate.

Svolgimento del giudizio direttissimo: Nel corso del giudizio direttissimo si osservano le

disposizioni degli articoli 470 e seguenti. La persona offesa e i testimoni possono essere citati

anche oralmente da un ufficiale giudiziario o da un agente di polizia giudiziaria. Il pubblico

ministero, l'imputato e la parte civile possono presentare nel dibattimento testimoni senza

citazione. Il pubblico ministero, fuori del caso previsto dall'articolo 450 comma 2, contesta

l'imputazione all'imputato presente. Il presidente avvisa l'imputato della facoltà di chiedere il

giudizio abbreviato ovvero l'applicazione della pena a norma dell'articolo 444. L'imputato è altresì

avvisato della facoltà di chiedere un termine per preparare la difesa non superiore a dieci giorni.

Quando l'imputato si avvale di tale facoltà, il dibattimento è sospeso fino all'udienza

immediatamente successiva alla scadenza del termine.

Trasformazione del rito: e il giudizio direttissimo risulta promosso fuori dei casi previsti dall'articolo

449, il giudice dispone con ordinanza la restituzione degli atti al pubblico ministero. Se l'imputato

chiede il giudizio abbreviato, il giudice, prima che sia dichiarato aperto il dibattimento, dispone con

ordinanza la prosecuzione del giudizio con il rito abbreviato. Si osservano, in quanto applicabili, le

disposizioni degli articoli 438, commi 3 e 5, 441, 441bis, 442 e 443; nel caso di cui all'articolo

441bis, comma 4, il giudice, revocata l'ordinanza con cui era stato disposto il giudizio abbreviato,

fissa l'udienza per il giudizio direttissimo

IL GIUDIZIO IMMEDIATO

1. Presupposti del giudizio immediato richiesto dal PM

Il giudizio immediato anticipa anch'esso il dibattimento eliminando l'udienza preliminare ma, a

differenza del giudizio direttissimo, non elimina la fase degli atti preliminari al dibattimento. Il

giudizio immediato può seguire a richiesta dell'imputato o del PM; se è quest'ultimo a fame

richiesta, i presupposti sono 4 (indicati dall'art. 453 cpp.):

1) evidenza della prova

2) la persona sottoposta alle indagini deve essere previamente interrogata sui fatti dai quali

emerge l'evidenza della prova oppure detta persona pur avendo ricevuto invito a comparire non lo

ha fatto sempre che non sia stato addotto un legittimo impedimento e non si tratti di persona

irreperibile

3) la richiesta va effettuata entro 90 giorni dalla iscrizione della notizia di reato

4) requisito ulteriore introdotto con la novella n. 125 del 2008 è che la richiesta di questo rito non

pregiudichi gravemente le indagini in corso.

“Quando la prova appare evidente, salvo che ciò pregiudichi gravemente le indagini, il pubblico

ministero chiede il giudizio immediato se la persona sottoposta alle indagini è stata interrogata sui

fatti dai quali emerge l'evidenza della prova ovvero, a seguito di invito a presentarsi emesso con

l'osservanza delle forme indicate nell'articolo 375 comma 3 secondo periodo, la stessa abbia

omesso di comparire, sempre che non sia stato adottato un legittimo impedimento e che non si

tratti di persona irreperibile. Il pubblico ministero richiede il giudizio immediato, anche fuori dai

termini di cui all'articolo 454, comma 1, e comunque entro centottanta giorni dall'esecuzione della

misura, per il reato in relazione al quale la persona sottoposta alle indagini si trova in stato di

custodia cautelare, salvo che la richiesta pregiudichi gravemente le indagini. La richiesta di cui al

comma 1-bis e' formulata dopo la definizione del procedimento di cui all'articolo 309, ovvero dopo il

decorso dei termini per la proposizione della richiesta di riesame. Quando il reato per cui è

richiesto il giudizio immediato risulta connesso con altri reati per i quali mancano le condizioni che

giustificano la scelta di tale rito, si procede separatamente per gli altri reati e nei confronti degli altri

imputati, salvo che ciò pregiudichi gravemente le indagini. Se la riunione risulta indispensabile,

prevale in ogni caso il rito ordinario. L'imputato può chiedere il giudizio immediato a norma

dell'articolo 419 comma 5.”

Il GIP deve respingere la richiesta fatta per un reato in relazione al quale la persona sottoposta alle

indagini preliminari si trovi in stato di custodia cautelare se l'ordinanza che dispone la custodia

cautelare è stata annullata o revocata per sopravvenuta insussistenza dei gravi indizi di

colpevolezza.

Presentazione della richiesta del pm: Entro novanta giorni dalla iscrizione della notizia di reato nel

registro previsto dall'articolo 335, il pubblico ministero trasmette la richiesta di giudizio immediato

alla cancelleria del giudice per le indagini preliminari. Con la richiesta è trasmesso il fascicolo

contenente la notizia di reato, la documentazione relativa alle indagini espletate e i verbali degli atti

compiuti davanti al giudice per le indagini preliminari. Il corpo del reato e le cose pertinenti al reato,

sono allegati al fascicolo, qualora non debbano essere custoditi altrove.

Decisione: Il giudice, entro cinque giorni, emette decreto con il quale dispone il giudizio immediato

ovvero rigetta la richiesta ordinando la trasmissione degli atti al pubblico ministero. Nei casi di cui

all'articolo 453, comma 1-bis, il giudice rigetta la richiesta se l'ordinanza che dispone la custodia

cautelare è stata revocata o annullata per sopravvenuta insussistenza dei gravi indizi di

colpevolezza.

Decreto di giudizio immediato: Al decreto che dispone il giudizio immediato si applicano le

disposizioni dell'articolo 429 commi 1 e 2. Il decreto contiene anche l'avviso che l'imputato può

chiedere il giudizio abbreviato ovvero l'applicazione della pena a norma dell'articolo 444. Il decreto

è comunicato al pubblico ministero e notificato all'imputato e alla persona offesa almeno trenta

giorni prima della data fissata per il giudizio. All'imputato e alla persona offesa, unitamente al

decreto, è notificata la richiesta del pubblico ministero. Al difensore dell'imputato è notificato avviso

della data fissata per il giudizio entro il termine previsto dal comma 3. Trasmissione degli atti:

Decorsi i termini previsti dall'articolo 458 comma 1, il decreto che dispone il giudizio immediato è

trasmesso, con il fascicolo formato a norma dell'articolo 431, al giudice competente per il giudizio.

Gli atti non inseriti nel fascicolo previsto dal comma 1 sono restituiti al pubblico ministero. Si

applica la disposizione dell'articolo 433 comma 2.

Ai sensi dell'art. 458 cpp. l'imputato può chiedere il giudizio abbreviato entro 15 giorni dalla

notificazione del decreto di giudizio immediato. L'imputato, a pena di decadenza, può chiedere il

giudizio abbreviato depositando nella cancelleria del giudice per le indagini preliminari la richiesta,

con la prova della avvenuta notifica al pubblico ministero, entro quindici giorni dalla notificazione

del decreto di giudizio immediato. Se la richiesta è ammissibile, il giudice fissa con decreto

l'udienza dandone avviso almeno cinque giorni prima al pubblico ministero, all'imputato, al

difensore e alla persona offesa. Nel giudizio si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni degli

articoli 438, commi 3 e 5, 441, 441bis, 442 e 443; nel caso di cui all'articolo 441bis, comma 4, il

giudice, revocata l'ordinanza con cui era stato disposto il giudizio abbreviato, fissa l'udienza per il

giudizio immediato. Le disposizioni del presente articolo non si applicano quando il giudizio

immediato è stato richiesto dall'imputato a norma dell'articolo 419 comma 5.

2. Il giudizio immediato richiesto dall'imputato

Il giudizio immediato può essere richiesto anche dall'imputato qualora questo rinuncia all'udienza

preliminare e richieda il giudizio immediato almeno tre giorni prima della data dell'udienza; non è

richiesta altra condizione particolare affinchè il giudice sia tenuto ad emettere il decreto di giudizio

immediato; si noti però come in questo caso non siano applicabili le disposizioni in tema di

richiesta di giudizio abbreviato dopo l'emanazione del decreto di giudizio immediato.

3. Problemi di legittimità costituzionale in tema di giudizio immediato

Primo profilo di perplessità è dato dal fatto che il giudizio immediato basato sull'evidenza della

prova e non preceduto da incidenti probatori attribuisce dignità di prova unicamente a fonti di

prova acquisite nelle indagini preliminari; inoltre la mancanza dell'udienza preliminare comporta

per l'imputato la perdita della possibilità di un proscioglimento antecedente alla fase dibattimentale

realizzato in contraddittorio.

Nel giudizio immediato invece in ordine alla duplice (del PM e del GIP) valutazione dell'evidenza

della prova non si instaura alcun rapporto dialettico delle parti davanti ad un giudice imparziale.

La sospensione del procedimento con messa alla prova

la legge del 2014 hanno introdotto la sospensione del procedimento penale con messa alla prova,

in realtà gia previsto con riguardo ai procedimenti a carico di minori e oggi applicabile anche a

maggiorenni. (aggiungendo art 168 ss codice penale) “Nei procedimenti per reati puniti con la sola

pena edittale pecuniaria o con la pena edittale detentiva non superiore nel massimo a quattro anni,

sola, congiunta o alternativa alla pena pecuniaria, nonché per i delitti indicati dal comma 2

dell'articolo 550 del codice di procedura penale, l'imputato può chiedere la sospensione del

processo con messa alla prova. La messa alla prova comporta la prestazione di condotte volte

all'eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose derivanti dal reato, nonché, ove

possibile, il risarcimento del danno dallo stesso cagionato. Comporta altresì l'affidamento

dell'imputato al servizio sociale, per lo svolgimento di un programma che può implicare, tra l'altro,

attività di volontariato di rilievo sociale, ovvero l'osservanza di prescrizioni relative ai rapporti con il

servizio sociale o con una struttura sanitaria, alla dimora, alla libertà di movimento, al divieto di

frequentare determinati locali. La concessione della messa alla prova è inoltre subordinata alla

prestazione di lavoro di pubblica utilità. Il lavoro di pubblica utilità consiste in una prestazione non

retribuita, affidata tenendo conto anche delle specifiche professionalità ed attitudini lavorative

dell'imputato, di durata non inferiore a dieci giorni, anche non continuativi, in favore della

collettività, da svolgere presso lo Stato, le regioni, le province, i comuni, le aziende sanitarie o

presso enti o organizzazioni, anche internazionali, che operano in Italia, di assistenza sociale,

sanitaria e di volontariato. La prestazione è svolta con modalità che non pregiudichino le esigenze

di lavoro, di studio, di famiglia e di salute dell'imputato e la sua durata giornaliera non può superare

le otto ore. La sospensione del procedimento con messa alla prova dell'imputato non può essere

concessa più di una volta. La sospensione del procedimento con messa alla prova non si applica

nei casi previsti dagli articoli 102, 103, 104, 105 e 108.”

Effetti della sospensione del procedimento con messa alla prova: Durante il periodo di

sospensione del procedimento con messa alla prova il corso della prescrizione del reato è

sospeso. Non si applicano le disposizioni del primo comma dell'articolo 161. L'esito positivo della

prova estingue il reato per cui si procede. L'estinzione del reato non pregiudica l'applicazione delle

sanzioni amministrative accessorie, ove previste dalla legge.

La sospensione del procedimento con messa alla prova è revocata: in caso di grave o reiterata

trasgressione al programma di trattamento o alle prescrizioni imposte, ovvero di rifiuto alla

prestazione del lavoro di pubblica utilità; in caso di commissione, durante il periodo di prova, di un

nuovo delitto non colposo ovvero di un reato della stessa indole rispetto a quello per cui si

procede.

La richiesta di sospensione del procedimento con messa alla prova puo essere rassegnata anche

da un procuratore speciale nel corso delle indagini preliminari o sino al momento della

presentazione delle conclusioni in udienza preliminare fino alla dichiarazione di apertura del

dibattimento nel procedimento di primo grado nel giudizio direttissimo e nel procedimento con

citazione diretta a giudizio entro 15 gg dalla notificazione del decreto di giudizio immediato e

contestualmente alla proposizione dell atto di opposizione nel procedimento per decreto. Ove le

cadenze processuali lo consentano l istanza respinta puo sempre essere riproposta sino alla

dichiarazione di apertura del dibattimento. La richiesta dell interessato deve essere corredata da

un programma di trattamento stilato unitamente all ufficio di esecuzione penale esterna che deve

contenere gli impegni specifici inerenti le condotte riparatorie e risarcitorie del caso e inerenti la

mediazione con la persona offesa, le modalità di effettuazione dei lavori di pubblica utilità e dell

attività di volontariato, le connotazioni dell affidamento al servizio sociale. Ove non sia stato

possibile elaborare preventivamente il programma di concerto con l ufficio di esecuzione penale

esterna, l istanza dovrà essere accompagnata da un espressa sollecitazione affinché predetto

programma venga elaborato. “Nei casi previsti dall'articolo 168 bis del codice penale l'imputato può

formulare richiesta di sospensione del procedimento con messa alla prova. La richiesta può essere

proposta, oralmente o per iscritto, fino a che non siano formulate le conclusioni a norma degli

articoli 421 e 422 o fino alla dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado nel giudizio

direttissimo e nel procedimento di citazione diretta a giudizio. Se è stato notificato il decreto di

giudizio immediato, la richiesta è formulata entro il termine e con le forme stabiliti dall'articolo 458,

comma Nel procedimento per decreto, la richiesta è presentata con l'atto di opposizione. La

volontà dell'imputato è espressa personalmente o per mezzo di procuratore speciale e la

sottoscrizione è autenticata nelle forme previste dall'articolo 583, comma 3. All'istanza è allegato

un programma di trattamento, elaborato d'intesa con l'ufficio di esecuzione penale esterna, ovvero,

nel caso in cui non sia stata possibile l'elaborazione, la richiesta di elaborazione del predetto

programma. Il programma in ogni caso prevede:

a) le modalità di coinvolgimento dell'imputato, nonché del suo nucleo familiare e del suo ambiente

di vita nel processo di reinserimento sociale, ove ciò risulti necessario e possibile;

b) le prescrizioni comportamentali e gli altri impegni specifici che l'imputato assume anche al fine di

elidere o di attenuare le conseguenze del reato, considerando a tal fine il risarcimento del danno,

le condotte riparatorie e le restituzioni, nonché le prescrizioni attinenti al lavoro di pubblica utilità

ovvero all'attività di volontariato di rilievo sociale;

c) le condotte volte a promuovere, ove possibile, la mediazione con la persona offesa.

Al fine di decidere sulla concessione, nonché ai fini della determinazione degli obblighi e delle

prescrizioni cui eventualmente subordinarla, il giudice può acquisire, tramite la polizia giudiziaria, i

servizi sociali o altri enti pubblici, tutte le ulteriori informazioni ritenute necessarie in relazione alle

condizioni di vita personale, familiare, sociale ed economica dell'imputato. Tali informazioni devono

essere portate tempestivamente a conoscenza del pubblico ministero e del difensore

dell'imputato.”

Ove l istanza sia stata presentata nella fase delle indagini preliminari: il giudice, se è presentata

una richiesta di sospensione del procedimento con messa alla prova, trasmette gli atti al pubblico

ministero affinché esprima il consenso o il dissenso nel termine di cinque giorni. Se il pubblico

ministero presta il consenso, il giudice provvede ai sensi dell'articolo 464 quater. Il consenso del

pubblico ministero deve risultare da atto scritto e sinteticamente motivato, unitamente alla

formulazione dell'imputazione. Il pubblico ministero, in caso di dissenso, deve enunciarne le

ragioni. In caso di rigetto, l'imputato può rinnovare la richiesta prima dell'apertura del dibattimento

di primo grado e il giudice, se ritiene la richiesta fondata, provvede ai sensi dell'articolo 464 quater.

Salvo il dovere di emettere sentenza di proscioglimento ove ricorrano determinate cause di non

punibilità, sull’istanza il giudice decide con ordinanza una volta sentite le parti e la persona offesa

in udienza, previa possibile attività istruttoria d ufficio diretta a valutare l accorgibilità della richiesta

e la coerenza del programma rispetto alle finalità dell istituto. All esito di tale attività istruttoria il

giudice puo anche integrare o modificare il programma proposto sempre che l imputato vi presti

consenso. Il giudice, se ritiene opportuno verificare la volontarietà della richiesta, dispone la

comparizione dell'imputato. La sospensione del procedimento con messa alla prova è disposta

quando il giudice, in base ai parametri di cui all'articolo 133 del codice penale, reputa idoneo il

programma di trattamento presentato e ritiene che l'imputato si asterrà dal commettere ulteriori

reati. A tal fine, il giudice valuta anche che il domicilio indicato nel programma dell'imputato sia tale

da assicurare le esigenze di tutela della persona offesa dal reato. Il giudice, anche sulla base delle

informazioni acquisite ai sensi del comma 5 dell'articolo 464 bis, e ai fini di cui al comma 3 del

presente articolo può integrare o modificare il programma di trattamento, con il consenso

dell'imputato. Il procedimento non può essere sospeso per un periodo:

a) superiore a due anni quando si procede per reati per i quali è prevista una pena detentiva, sola,

congiunta o alternativa alla pena pecuniaria;

b) superiore a un anno quando si procede per reati per i quali è prevista la sola pena pecuniaria.

I termini di cui al comma 5 decorrono dalla sottoscrizione del verbale di messa alla prova

dell'imputato. Contro l'ordinanza che decide sull'istanza di messa alla prova possono ricorrere per

cassazione l'imputato e il pubblico ministero, anche su istanza della persona offesa. La persona

offesa può impugnare autonomamente per omesso avviso dell'udienza o perché, pur essendo

comparsa, non è stata sentita ai sensi del comma 1. L'impugnazione non sospende il

procedimento. Nel caso di sospensione del procedimento con messa alla prova non si applica

l'articolo 75, comma 3. In caso di reiezione dell'istanza, questa può essere riproposta nel giudizio,

prima della dichiarazione di apertura del dibattimento Una volta disposta la sospensione del

procedimento il giudice conserva la facoltà di compiere su richiesta di parte attività istruttoria

finalizzate all acquisizione di prove utili ai fini del proscioglimento dell imputato o prove non

rinviabili.

Esecuzione dell'ordinanza di sospensione del procedimento con messa alla prova: Nell'ordinanza

che dispone la sospensione del procedimento con messa alla prova, il giudice stabilisce il termine

entro il quale le prescrizioni e gli obblighi relativi alle condotte riparatorie o risarcitorie imposti

devono essere adempiuti; tale termine può essere prorogato, su istanza dell'imputato, non più di

una volta e solo per gravi motivi. Il giudice può altresì, con il consenso della persona offesa,

autorizzare il pagamento rateale delle somme eventualmente dovute a titolo di risarcimento del

danno. L'ordinanza è immediatamente trasmessa all'ufficio di esecuzione penale esterna che deve

prendere in carico l'imputato. Durante la sospensione del procedimento con messa alla prova, il

giudice, sentiti l'imputato e il pubblico ministero, può modificare con ordinanza le prescrizioni

originarie, ferma restando la congruità delle nuove prescrizioni rispetto alle finalità della messa alla

prova.

Esito della messa alla prova: Decorso il periodo di sospensione del procedimento con messa alla

prova, il giudice dichiara con sentenza estinto il reato se, tenuto conto del comportamento

dell'imputato e del rispetto delle prescrizioni stabilite, ritiene che la prova abbia avuto esito positivo.

A tale fine acquisisce la relazione conclusiva dell'ufficio di esecuzione penale esterna che ha preso

in carico l'imputato e fissa l'udienza per la valutazione dandone avviso alle parti e alla persona

offesa. In caso di esito negativo della prova, il giudice dispone con ordinanza che il processo

riprenda il suo corso

Revoca dell ordinanza: La revoca dell'ordinanza di sospensione del procedimento con messa alla

prova è disposta anche d'ufficio dal giudice con ordinanza. Al fine di cui al comma 1 del presente

articolo il giudice fissa l'udienza ai sensi dell'articolo 127 per la valutazione dei presupposti della

revoca, dandone avviso alle parti e alla persona offesa almeno dieci giorni prima. L'ordinanza di

revoca è ricorribile per cassazione per violazione di legge. Quando l'ordinanza di revoca è

divenuta definitiva, il procedimento riprende il suo corso dal momento in cui era rimasto sospeso e

cessa l'esecuzione delle prescrizioni e degli obblighi imposti. L istanza non puo essere riproposta.

Capitolo Ottavo

IL GIUDIZIO ORDINARIO

1. La fase degli atti preliminari al dibattimento: la sentenza predibattimentale

Il giudizio, disciplinato dal libro VII del codice e diretto ad accertare la fondatezza o no

dell'imputazione formulata, consta di tre fasi: la fase degli atti preliminari al dibattimento, la fase

dibattimentale e la fase postdibattimentale.

La fase predibattimentale ha una funzione preparatoria del in questa fase il presidente del

tribunale o della corta d assiste una volta ricevuto il decreto che dispone il giudizio puo per

giustificati motivi con decreto anticipare l udienza o differirla non piu di una volta. Tale provv e

comunicato al pm e notificato alle parti private, alla persona offesa e ai difensori.

Ai sensi dell'art. 429 cpp. tra la data del decreto che dispone il giudizio e quella del giudizio

decorre un termine non inferiore ai venti giorni, durante il quale le parti hanno facoltà di prendere

visione delle cose sequestrate, di esaminare in cancelleria atti e documenti ed estrarne copia.

Quando si procede per il reato di omicidio colposo commesso con violazione delle norme sulla

disciplina della circolazione stradale o quelle per la prevenzione degli infortuni sul lavoro il termine

non puo essere superiore a 60 gg. Il decreto deve essere notificato all imputato contumace nonché

all imputato e alla persona offesa che non erano presenti alla lettura del provvedimento almeno 20

gg prima della data fissata per il giudizio. durante tale termine a comparire che decorre nella fase

predibattimentale le parti e i loro difensori hanno facoltà di prendere visione, nel luogo dove si

trovano, delle cose sequestrate, di esaminare in cancelleria gli atti e i documenti raccolti nel

fascicolo per il dibattimento e di estrarne copia. Per gli atti urgenti: Nei casi previsti dall'articolo

392, il presidente del tribunale o della corte di assise dispone, a richiesta di parte, l'assunzione

delle prove non rinviabili, osservando le forme previste per il dibattimento. Del giorno, dell'ora e del

luogo stabiliti per il compimento dell'atto è dato avviso almeno ventiquattro ore prima al pubblico

ministero, alla persona offesa e ai difensori. I verbali degli atti compiuti sono inseriti nel fascicolo

per il dibattimento.

Almeno sette giorni prima del dibattimento, le parti che intendono chiedere l'esame di testimoni,

periti, consulenti, persone ex art. 210 cpp. devono depositare la lista con l'indicazione delle

circostanze oggetto dell'esame; il presidente del tribunale quindi autorizza le citazioni che non

siano vietate dalla legge o manifestamente sovrabbondanti (art. 468 cpp.). Il presidente del

tribunale o della corte di assise, quando ne sia fatta richiesta, autorizza con decreto la citazione dei

testimoni, periti o consulenti tecnici nonché delle persone indicate nell'articolo 210, escludendo le

testimonianze vietate dalla legge e quelle manifestamente sovrabbondanti. Il presidente può

stabilire che la citazione dei testimoni, periti o consulenti tecnici nonché delle persone indicate

nell'articolo 210 sia effettuata per la data fissata per il dibattimento ovvero per altre successive

udienze nelle quali ne sia previsto l'esame. In ogni caso, il provvedimento non pregiudica la

decisione sull'ammissibilità della prova a norma dell'articolo 495. I testimoni e i consulenti tecnici

indicati nelle liste possono anche essere presentati direttamente al dibattimento. In relazione alle

circostanze indicate nelle liste, ciascuna parte può chiedere la citazione a prova contraria di

testimoni, periti e consulenti tecnici non compresi nella propria lista, ovvero presentarli al

dibattimento. La parte che intende chiedere l'acquisizione di verbali di prova di altro procedimento

penale deve farne espressa richiesta unitamente al deposito delle liste. Se si tratta di verbali di

dichiarazioni di persone delle quali la stessa o altra parte chiede la citazione, questa è autorizzata

dal presidente solo dopo che in dibattimento il giudice ha ammesso l'esame a norma dell'articolo

495. Il presidente in ogni caso dispone di ufficio la citazione del perito nominato nell'incidente

probatorio a norma dell'articolo 392 comma 2.

Nella fase predibattimentale l'acquisizione di prove ha carattere eccezionale, potendosi effettuare

incidente probatorio nei casi ammessi in relazione alle prove non rinviabili; in questa fase può

essere emanata sentenza di proscioglimento ai sensi dell'art. 469 cpp. “se l'azione penale non

doveva essere iniziata o non deve essere proseguita ovvero se il reato è estinto e se per

accertarlo non è necessario procedere al dibattimento, il giudice, in camera di consiglio, sentiti il

pubblico ministero e l'imputato e se questi non si oppongono, pronuncia sentenza inappellabile di

non doversi procedere enunciandone la causa nel dispositivo” che però limita la dichiarabilità delle

cause di non punibilità rispetto all'art. 129, 1 co. alla mancanza di una condizione di

procedibilità o all'esistenza di una causa estintiva.

Il 469 si pone in rapporto di specialità rispetto al 129 comma 1 che prevede l obbligo dell

immediata declatoria di determinate cause di non punibilità in ogni stato e grado del processo.

quanto al 129 comma 2: quando ricorre una causa di estinzione del reato ma dagli atti risulta

evidente che il fatto non sussiste o che l imputato non lo ha commesso o che il fatto non

costituisce reato o non e previsto da legge come reato, il giudice provincia sentenza di assoluzione

o di non luogo a procedere con la formula prescritta. L inciso iniziale del 469: salvo quanto previsto

dal 129 comma 2 opera nel senso che qualora vi sia una causa di estinzione di reato e la prova

evidente che il fatto non sussiste o che l imputato non lo ha commesso o che il fatto non

costituisce reato o non e previsto da legge come tale si rende necessario il passaggio al

dibattimento: in fatti l impossibilità di pronunciare una sentenza predibattimentale di merito,

unitamente all esigenza di escludere proprio in virtù del 129 comma 2 la pronuncia di estinzione

del reato in un caso del genere impone il superamento degli atti preliminari al dibattimento onde la

sentenza di merito possa essere emanata in sede dibattimentale. Il ritenere che l inciso posto all

inizio del 469 stia a significare che anche nel predibattimento sarebbe consentito un

proscioglimento con formula di merito porterebbe a considerare che il 129 integralmente

applicabile in sede predibattimentale, riducendo il 469 a un inutile doppione.

L impossibilità di prosciogliere nel merito in sede predibattimentale discende dalla funzione

preparatoria della fase. Dal momento che il rinvio a giudizio presuppone un giudizio prognostico di

resp avallato dal giudice dell udienza preliminare risulterebbe sconcertante un proscioglimento nel

merito contrastante con tale giudizio e emanato in una fase in cui di regola non si possono

assumere prove ne acquisire elementi probatori. La scelta del legislatore di riservare al pubblico

dibattimento dopo l emanazione del decreto che dispone il giudizio, la sentenza di proscioglimento

nel merito appare ineccepibile. La sentenza di non doversi procedere e pronunciata anche quando

l imputato non e punibile ai sensi del 131 bis previa udizione in camera di consiglio anche della

persona offesa se compare. Possibile solo il proscioglimento predibattimentale anche nel caso in

cui l imputato non sia punibile perche per le modalità della condotta e per l esiguità del danno o del

pericolo l offesa e di particolare tenuità e il comportamento non risulta abituale.

2. L'accertamento relativo alla costituzione delle parti; le questioni preliminari

La fase degli atti preliminari si protrae nel corso dell'udienza dato che il dibattimento inizia con la

dichiarazione di apertura del dibattimento. In udienza prima di tale apertura il presidente controlla

la regolare costituzione delle parti e nomina un difensore sostituto qualora non sia presente il

difensore di fiducia; in generale valgono gli art. 420bis, ter, quater e quinquies in quanto

compatibili. L imputato nei confronti del quale si e proceduto in assenza nel corso dell udienza

preliminare puo rendere dichiarazioni spontanee e se prova che la sua assenza e stata dovuta a

incolpevole mancata conoscenza della celebrazione del processo ovvero che versava nell assoluta

impossibilità di comparire per caso fortuito forza maggiore o altro legittimo impedimento è rimesso

nel termine per formulare le richieste di rito abbreviato e di applicazione concordata della pena. Il

146bis prevede la possibilità per l imputato di partecipare a distanza al dibattimento mediante

collegamento audiovisivo con l aula di udienza. Tale possibilità e prevista di regola quando l

imputato si trovi a qualsiasi titolo in stato di detenzione in carcere. Occorre poi che sussistano

gravi situazioni di sicurezza o ordine pubblico o che il dibattimento sia di particolare complessità e

la partecipazione a distanza risulti necessaria per evitare ritardi nel suo compimento. Anche fuori

da questi casi la partecipazione a distanza e ammessa laddove l imputato sia un detenuto

soggetto al rigoroso regime carcerario del 41bis del regolamento penitenziario.

La partecipazione a distanza e disposta anche d ufficio dal presidente del tribunale o della corte d

assise con decreto motivato emesso nella fase degli atti preliminari o dal giudice con ordinanza nel

corso del dibattimento. Quando e disposta la partecipazione a distanza e attivato un collegamento

audiovisivo tra l aula di udienza e il luogo della custodia con modalità tali da assicurare la

contestuale effettiva e reciproca visibilità delle persone presenti in entrambi i luoghi e la possibilità

di udire quanti viene detto. Nel luogo in cui si trova l imputato e sempre consentita la presenza del

difensore o un sostituto. E presente un ausiliario del giudice che ha il compito di attestare l identità

dell imputato dando atto che non sono posti impedimenti o limitazioni all esercizio dei diritti a lui

spettanti. Invece dell ausiliario durante il tempo del dibattimento o in cui non si procede a esame

dell imputato puo presenziare nel luogo in cui questo si trova un ufficiale di polizia giudiziaria scelto

tra coloro che non svolgono attività di investigazione o protezione con riferimento all imputato o a

fatti a lui riferiti. Il difensore o il suo sostituto presenti nell aula di udienza e l imputato possono

consultarsi riservatamente per mezzo di strumenti tecnici idonei. Se nel dibattimento occorre

procedere a confronto o ricognizione dell imputato o altro atto che implica l osservazione della sua

persona il giudice sentite le parti dispone la presenza dell imputato nell aula di udienza per il tempo

necessario al compimento dell atto.

Durante l'udienza è importante la trattazione delle questioni preliminari (che riguardano: la

competenza per territorio e per connessione, l'osservanza delle disposizioni sulla composizione

monocratica o collegiale, le nullità relative concernenti il decreto che dispone il giudizio o gli atti

preliminari al dibattimento, nonchè le nullità relative degli atti delle indagini preliminari,

dell'incidente probatorio e dell'udienza preliminare quando invocati vanamente durante l'udienza

preliminare o la stessa non si è svolta) che altrimenti risultano precluse ex art. 491 cpp. “questioni

preliminari: Le questioni concernenti la competenza per territorio o per connessione, le nullità

indicate nell'articolo 181 commi 2 e 3, la costituzione di parte civile, la citazione o l'intervento del

responsabile civile e della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria e l'intervento degli

enti e delle associazioni previsti dall'articolo 91 sono precluse se non sono proposte subito dopo

compiuto per la prima volta l'accertamento della costituzione delle parti e sono decise

immediatamente. La disposizione del comma 1 si applica anche alle questioni concernenti il

contenuto del fascicolo per il dibattimento e la riunione o la separazione dei giudizi, salvo che la

possibilità di proporle sorga soltanto nel corso del dibattimento. Le questioni preliminari sono

discusse dal pubblico ministero e da un difensore per ogni parte privata. La discussione deve

essere contenuta nei limiti di tempo strettamente necessari alla illustrazione delle questioni. Non

sono ammesse repliche. Il giudice provvede in merito agli atti che devono essere acquisiti al

fascicolo per il dibattimento ovvero eliminati da esso. Sulle questioni preliminari il giudice decide

con ordinanza.” Dopo la discussione sulle questioni preliminari il giudice dichiara aperto il

dibattimento.

3. I principi del dibattimento nel codice vigente

Il dibattimento è la fase centrale del processo penale; i principi sono dalla pubblicità, dalla

concentrazione o continuità, dall'oralità, dall'immediatezza, dal contraddittorio, dalla correlazione

tra accusa e sentenza e dalla non regressione ad una fase antecedente allorquando si fosse giunti

validamente alla fase del giudizio. tutti questi principi sono collegati tra loro: posto che la

concentrazione o continuità del dibattimento e collegata all immediatezza giacche in tanto ha un

senso imporre che il giudice chiamato a decidere sia quello avanti al quale si e svolto tutto il

dibattimento in quanto il dibattimento sia effettuato in maniera continuativa per consentire al

giudice al momento della decisione di aver ben presente tutta l istruzione dibattimentale. A questa

continuità e immediatezza sono collegati oralità e contraddittorio poiché l oralità comporta un

rapporto diretto tra giudice che deve decidere e le prove mentre il contraddittorio nel momento di

formazione della prova presuppone l oralità e l immediatezza. Cosi pure il contraddittorio chiede

correlazione tra accusa e sentenza dal momento che risulterebbe vanificato dal momento la

decisione potesse avere per oggetto un accusa diversa da quella oggetto del dibattimento ecc.

4. Il principio della pubblicità

E' in realtà un principio non limitato al dibattimento, riferendosi anche all'udienza; l'art. 472 cpp.

prevede che si proceda a porte chiuse quando la pubblicità può nuocere al buon costume, alla

pubblica igiene, quando il pubblico turba il regolare svolgimento delle udienze, quando occorre

salvaguardare la sicurezza dei testimoni o dell'imputato ed infine quando la pubblicità può

comportare la diffusione di notizie da mantenere segrete nell'interesse dello Stato. Si procede a

porte chiuse su richiesta della persona offesa dai reati di prostituzione e pornografia minorile,

turismo sessuale, violenza sessuale mono-soggettiva o di gruppo; ogni volta che si debba

procedere all'esame di minorenni il giudice può disporre che tale atto istruttorio avvenga a porte

chiuse. Quando si procede a porte chiuse non è ammessa in aula nessuna persona che non abbia

il diritto o il dovere di intervenire; testimoni, periti e consulenti vi rimangono per il tempo

strettamente necessario.

Si prevede che se le parti vi consentono con ordinanza puo essere autorizzata in tutto o in parte la

ripresa fotografica o fonografica o audiovisiva o la trasmissione radiofonica del dibattimento ai fini

dell esercizio di diritto di cronaca e a condizione che non ne derivi pregiudizio al sereno e regolare

svolgimento dell udienza o della decisione. L autorizzazione puo essere data anche senza il

consenso delle parti quando sussiste un interesse sociale particolarmente rilevante. Non possono

mai essere autorizzate le riprese delle immagini di parti testimoni periti consulenti tecnici interpreti

e ogni altro soggetto che deve essere presente, se i medesimi non vi consenton0o o la legge ne fa

divieto.

5. Il principio della continuità: deroghe

L'art. 477 cpp., 2 co. stabilisce che la sospensione del dibattimento possa avvenire per un termine

massimo di dieci giorni, computate tutte le dilazioni ed escluse le festività; l'art. 509 indica tre casi

in cui la sospensione è ammessa per esigenze istruttorie: il caso di eccezioni proposte

sull'ammissibilità delle prove, il caso di intervento del presidente nell'esame dei testimoni e delle

parti private, il caso di ammissione di nuove prove disposte d'ufficio. il 392 consente l incidente

probatorio nel caso di perizia che se disposta in sede dibattimentale potrebbe determinare una

sospensione superiore a 60 gg. Vedi 479.

La l.n. 125/08 ha introdotto una nuova e singolare ipotesi di sospensione facoltativa del

processo, in conseguenza della trattazione prioritaria di una speciale categoria di processi (quelli

relativi ai delitti di cui all'art. 407 cpp., 2 co. lett. a nonchè ai delitti di criminalità organizzata, a

quelli commessi con violazione delle norme preventive degli infortuni sul lavoro e delle norme sulla

circolazione stradale, ai delitti puniti con la pena ella reclusione non inferiore nel massimo a 4 anni,

processi in cui l'imputato è detenuto, anche per un reato diverso, oppure è sottoposto a fermo o

arresto ovvero a misura cautelare personale, anche revocata o cessata nell'efficacia).

Il legislatore ha previsto anche un ipotesi di sospensione facoltativa dei processi diversi da quelli

per i quali e stata istituita la corsia preferenziale. E rimesso ai dirigenti degli uffici il compito di

individuare i criteri e le modalità di rinvio della trattazione dei processi per reati commessi fino al

2006 in ordine ai quali ricorrono le condizioni per l applicazione dell indulto e la pena

eventualmente da infliggere puo essere di 3 anni di reclusione. Nell individuazione dei criteri di

rinvio i dirigenti degli uffici devono tenere conto della gravità e concreta offensività del reato, il

pregiudizio che può derivare dal ritardo per la formazione della prova e per l accertamento dei fatti

nonché l interesse della persona offesa. Il rinvio della trattazione del processo non puo avere

durata superiore a 18 mesi e il termine di prescrizione e sospeso per tutta la durata del rinvio. Il

rinvio non puo essere disposto se l imputato si oppone o se e gia stato dichiarato chiuso il

dibattimento. La parte civile costituita puo trasferire l azione in sede civile e qui i termini a

comparire sono abbreviati fino alla metà. I provv di rinvio devono essere tempestivamente

comunicati al consiglio superiore della magistratura. Il consiglio e il ministro della giustizia valutano

gli effetti dei provvedimenti adottati dai dirigenti degli uffici sull’organizzazione e sul funzionamento

dei servizi relativi alla giustizia, nonché sulla trattazione prioritaria e sulla durata dei processi. In

sede di comunicazioni nell amministrazione della giustizia il ministro della giustizia riferisce alle

camere la valutazione effettuata. Al fine ulteriore di smaltire i ruoli di udienza gia formati e stabilito

che nel corso dei processi di 1 grado relativi ai reati in ordine ai quali deve trovare applicazione l

indulto l imputato o il suo difensore munito di procura speciale e il pm se ritengono che la pena

possa essere limitata nella prima udienza successiva possono formulare richiesta di applicazione

della pena anche se risulti decorso il termine dell apertura del dibattimento. La richiesta del

patteggiamento puo essere formulata anche quando sia gia stata in precedenza presentata altra

richiesta di applicazione della pena ma vi sia stato il dissenso da parte del pm o la stessa sia stata

rigettata dal giudice sempre che la nuova richiesta non sia mera riproposizione della precedente.

La l.n. 124/08 invece, nota come "Lodo Alfano" e dichiarata incostituzionale con sentenza n.

262/09, prevede la possibilità di sospensione del processo penale che si svolga nei confronti di

soggetti che rivestono determinate alte cariche dello Stato. Già la l.n. 140/03, cd. "Lodo

Schifani", che prevedeva che non potessero essere sottoposti a processo penale per qualsiasi

reato anche riguardante fatti antecedenti all'assunzione della carica e fino alla cessazione delle

medesime, con sospensione dei processi in corso in ogni fase, stato o grado, il Presidente della

Repubblica, il Presidente del Senato, il Presidente della Camera dei deputati, il Presidente del

Consiglio ed il Presidente della Corte Costituzionale, era stata dichiarata incostituzionale con

sentenza n. 24/04 per i caratteri di generalità, automaticità ed indeterminatezza di durata della

sospensione.

Il Lodo Alfano intendeva ovviare a questi profili di censura ed infatti aveva disposto che la durata

della sospensione si estendesse alla durata della carica ma che non fosse consentita la

reiterazione; l'imputato inoltre poteva in ogni momento rinunciare alla sospensione; il processo

civile proseguiva evitandosi così la lesione al diritto della parte civile che veniva invece violato dalle

disposizioni della l.n. 140/03.

La motivazione della censura della Corte è che quella prevista dal lodo è una vera e propria

immunità e come tale, introducendo una deroga al principio della soggezione di tutti i cittadini alla

giurisdizione, richiede una legge costituzionale; peraltro, anche assolta questa condizione,

l'immunità processuale per le alte cariche deve essere costruita in modo tale da avere una

"ragionevolezza intrinseca" ed una "coerenza" con analoghe prerogative, come quelle previste per

i parlamentari e per i ministri: non sono cioè ammessi automatismi, che trasformerebbero la

prerogativa in privilegio ed occorre quindi quanto meno un sindacato, un luogo, insomma, in cui

valutare quello che, per ministri e parlamentari, viene comunemente chiamato il "fumus

persecutionis". VEDI PAG 297 298 299 300.

6. Principio di immediatezza

Il principio di immediatezza si specifica come immutabilità del giudice: l'art. 525 cpp., 2 co.

prevede infatti la nullità assoluta della sentenza alla cui deliberazione hanno partecipato giudici

che non hanno partecipato al dibattimento. Se il significato dell immediatezza intesa come

immutabilità del giudice e quello di far siche il giudice chiamato a decidere sia lo stesso che ha

assunto le prove, tale finalità risulta frustata in relazione agli incidenti probatori nei quali la prova

viene esclusa dal giudice delle indagini preliminari con attuazione dell oralità e del contraddittorio

ma con violazione della finalità predetta posto che il giudice del dibattimento a cui spetta di

decidere dovrà limitarsi a valutare i verbali dell incidente probatorio: l incidente probatorio quindi e

un eccezione al principio di immediatezza. Derogatorio rispetto alle motivazioni di fondo di questo

principio è l'istituto dell'incidente probatorio che comporta la sottrazione dell'assunzione della prova

al giudice del dibattimento, a cui spetta decidere.

7. Il principio dispositivo: deroghe

L'art. 190 cpp. dispone che "le prove sono ammesse a richiesta di parte"; è il cd. Principio

dispositivo, principio del tutto nuovo rispetto al codice abrogato; la seconda parte del 1 comma

consente al giudice di escludere le prove richieste dalle parti unicamente quando siano vietate

dalla legge oppure manifestamente superflue o irrilevanti (e rovesciando la proposizione,

otteniamo l'affermazione del cd. diritto alla prova). Il 2 comma invece dice che "la legge

stabilisce i casi in cui le prove sono ammesse d'ufficio"; nella dottrina processualcivilistica il

principio dispositivo viene enunciato con il brocardo il principio dispositivo in primo luogo vieta al

giudice di esercitare il suo potere di cognizione su fatti diversi da quelli allegati dalle parti ("iudex

secundum alligata a partibus iudicare debet"); in secondo luogo gli vieta di assumere prove

d'ufficio, ed è questo il profilo rispetto al quale la disposizione di cui al suddetto 2 comma è

derogatoria ("iudex secundum probata a partibus iudicare debet "). la distinzione tra queste regole

e indispensabile al fine di sottolineare la diversa gravità che hanno le deroghe ai due divieti

predetti . sottrarre l allegazione dei fatti alla disponibilità delle parti significherebbe sottrarre alle

parti stesse la disponibilità dell azione e dell eccezione, mentre non contrasta con la disponibilità

dell oggetto del contendere nel processo civile il fatto che il giudice possa prendere delle iniziative

in tema di assunzione della prova. Nel nostro processo pena le il giudice deve essere super partes

e la sua imparzialità imposta dalla stessa cost preclude al giudice di formulare autonomamente

delle ipotesi ricostruttive dei fatti. Se cio fosse consentito e se il giudice dovesse assumere le

prove per avvallare un ipotesi ricostruttiva da lui stesso formulata, il principio di terzietà e di

imparzialità del giudice verrebbe ad essere violato. E significativo il fatto che il legislatore consideri

un principio fondamentale del dibattimento quello della correlazione tra accusa e sentenza e il fatto

che conseguentemente le modifiche dell imputazione nel corso dell istruzione dibattimentale sono

disciplinate in modo rigoroso e dipendono da una iniziativa della parte pubblica. Anche nel

processo penale una deroga al principio iudex iudicare ecc risulterebbe di estrema gravità. Di

minor gravità appare l iniziativa del giudice in tema di assunzione della prova, anche in tal caso la

terzietà del giudice risulta scalfita dal momento che l iniziativa predetta integrerebbe un attività di

supplenza rispetto a un comportamento omissivo di una delle parti. A seconda che la prova

assunta su iniziativa del giudice sia favorevole all accusa o difesa il giudice supplirebbe all inerzia

di una delle parti, il che sembra contrastare con la sua posizione di terzietà. Non si puo negare che

qui la violazione dell imparzialità e di minor rilievo rispetto a quella che si realizzerebbe ove si

consentisse al giudice di decidere su fatti da lui stesso introdotti nel processo.

Deroghe invece al primo significato del principio dispositivo sono invece inammissibili: se il giudice

potesse formulare autonomamente ipotesi ricostruttive dei fatti il principio di terzietà ed imparzialità

verrebbero clamorosamente violati. Si tratta di una caratteristica fondamentale ed irrinunciabile del

processo accusatorio, strettamente connessa al principio della correlazione tra accusa e sentenza.

Si tratta di vedere quali sono le deroghe al principio dispositivo.

A)per quanto riguarda la regola del principio dispositivo ne eat iudex ultra petita partium, tale

regola comporta che il giudice dovrà giudicare solo su fatti enunciati dalle parti ai sensi dell' art.

493 cpp.; a norma del quale il pm e i difensori delle parti indicano i fatti che intendono provare,

nella fase della richiesta delle prove si enuncia il thema probandum e di una deroga alla regola del

principio dispositivo sopra enunciata potrà parlarsi in tanto in quanto sia consentito al giudice

introdurre un thema probandum non indicato dalle parti. è ad es. il caso dell'art. 506 cpp., 1 co. per

cui il presidente del collegio in ordine all'esame dei testimoni o delle parti private può indicare alle

parti temi di prova nuovi o più ampi, utili per la completezza dell'esame. Ciò significa che nella

particolare ipotesi sopra prevista in tema di prova anziche essere posto dalle parti viene

eccezionalmente posto alle parti e appare ravvisabile una deroga alla regola per cui iudex ecc. a

sottolineare l assoluta eccezionalità della deroga va rilevato come la possibilità per il giudice di

inserire d ufficio unicamente con riferimento all esame dei testi e delle parti private il thema

probandum va esercitata in base a risultati delle prove assunte nel dibattimento a iniziativa delle

parti. Di conseguenza i temi di prova che il giudice puo porre non possono essere enunciati in

modo autonomo dal giudice prescindendo dai risultati dell istruzione dibattimentale ma devono

emergere dai risultati probatori delle prove assunte su richiesta di parte. Va rilevato come il 506

comma 2 preveda il potere del presidente di rivolgere domande ai testimoni periti consulenti tecnici

e alle parti private solo dopo l esame e il controesame. Ne segue il problema se tali domande

possano aver per oggetto temi di prova nuovi anche diversi da quelli prospettati dal 506 comma 1.

Se cosi fosse il 506 comma 2 consentirebbe una deroga al principio iudex.. piu ampia di quella

prevista dal 1 comma in quanto la possibilità di introdurre mediante le domande di un nuovo thema

probandum risulterebbe svincolata dalle risultanze probatorie emerse dall istruzione dibattimentale.

Pero il ritenere legittima la proposizione di nuovi temi di prova attuata direttamente mediante al

formulazione di domande finirebbe col vanificare i limiti posti dal comma alla possibilità di

prospettare nuovi temi di prova alle parti. Riteniamo quindi che il nuovo tema di prova prima di

poter essere verificato direttamente dal presidente o giudice monocratico mediante la proposizione

della domanda ai sensi del 2 comma della disp deve essere indicato alle parti ai sensi del

comma1.

B)per quanto concerne la seconda regola riconducibile al principio iudex tale regola comporta che

il giudice possa assumere solo prove richieste dalle parti (190 comma 1). La possibilità di

eccezioni alla regola iudex e contemplata dal comma 2 del 190 per cui la legge stabilisce i casi in

cui le prove sono ammesse d ufficio. l eccezione piu vistosa e quella del 507 per cui il giudice del

dibattimento, terminata l'acquisizione delle prove, se risulta assolutamente necessario, può

disporre anche d'ufficio l'assunzione di nuovi mezzi di prova. E chiederci se di questa norma possa

darsi un interpretazione idonea a vanificare la seconda regola del principio dispositivo per cui il

giudice deve giudicare sulla base delle prove assunte su richiesta delle parti. Tale art e

interpretabile nel senso che al giudice e consentito unicamente di disporre l assunzione delle prove

la cui assoluta necessità emerga dalla stessa istruzione dibattimentale. Tale potere non

sussisterebbe ove mancasse completamente l istruzione dibattimentale, non essendo stata fissata

dalle parti nessuna richiesta di assunzione di prove, o quando l assoluta necessità di nuovi mezzi

di prova non emergesse dall istruzione dibattimentale posto che detti mezzi di prova erano gia noti

alle parti. In quest ultimo caso si impone alle parti che intendono chiedere l esame di testimoni

periti consulenti ecc di depositare in cancelleria almeno 7 gg prima la data fissata per il

dibattimento la lista con l indicazione delle circostanze su cui deve vertere l esame. Pertanto

ammette che il giudice possa d ufficio disporre l assunzione es di testi dei quali le parti avevano la

possibilità di chiedere l assunzione, significherebbe vanificare il limite preclusivo del 468.

Orbene, tra le due interpretazioni astrattamente prospettabili della norma, le Sezioni Unite della

Corte di cassazione hanno optato per l'interpretazione più lata che attribuisce al giudice il potere

di assumere nuovi mezzi di prova in ogni caso di assoluta necessità, cioè anche quando essa

derivi da una carenza parziale o totale nella attività di una o di entrambe le parti che non hanno

provveduto alla richiesta di assunzione (quindi anche prove in ordine alle quali si sia già verificata

una decadenza). Cioè si ammette l iniziativa probatoria del giudice in ordine a prove delle quali le

parti sia decadute sia nel casi in cui vi sia stata un istruzione dibattimentale che nel caso in cui sia

mancata ogni attività istruttoria. Questa interpretazione è stata avallata dalla Corte Cost. sulla base

di considerazioni finalistiche del processo penale che deve tendere sempre e comunque alla

ricostruzione della verità storica; all'autore invero questa funzione di supplenza del giudice pare

sia eccessiva e quindi lesiva della sua posizione di terzietà. Le sezioni unite della corte di

cassazione ha rilevato come il il 603 nel disciplinare la rinnovazione dell istruzione dibattimentale

in appello consenta al giudice di appello di ordinare d ufficio l assunzione di nuove prove anche

quando fossero gia note alle parti in primo grado e di prove in ordine alla cui assunzione si sia gia

verificata una decadenza. Osserva la corte di cass che non avrebbe senso vietare al giudice di

primo grado l esercizio di un potere che verrebbe poi consentito nel grado successivo privando in

tal modo le parti di un grado di giurisdizione. Secondo la corte cost l assunzione delle prove

predette si giustifica in quanto il fine primario e ineludibile del processo penale non puo che

rimanere quello della ricerca della verità e che a un ordinamento improntato al principio di legalità

nonché al connesso principio di obbligatorietà dell azione penale non sono consone norme che

ostacolino in modo irragionevole il processo di accertamento del fatto storico necessario per

pervenire a una giusta decisione. In ogni caso e certo che l interpretazione avallata dalla corte cost

vanifica il principio dispositivo in tema di assunzione della prova il che e riconosciuto dalla corte

cost stessa la quale afferma l inesistenza di un potere dispositivo delle parti in materia di prova, si

desume dal 507 il quale conferisce al giudice un potere suppletivo ma non eccezionale.

Conclusione contrastante con 190 comma 1 che subordina l ammissione delle prove alle richieste

delle parti.

L amplissimo potere attribuito al giudice alla stregua dell interpretazione delle sezioni unite e della

corte cost fa si che il giudice eserciti una funzione di supplenza dell accusa o difesa in ordine alla

richiesta di assunzione delle prove, formulata dal pm e dal difensore dell imputato e anche se ciò

puo conciliarsi con una posizione di terzietà del giudice, deve riconoscersi come l amplissima

possibilità di assumere prove d ufficio attribuita al giudice del dibattimento e la conseguente

menomazione del principio dispositivo, per cui le prove dovrebbero essere assunte solo su

richiesta di parte, di fatto non puo non comportare una menomazione della posizione di

imparzialità del giudice il cui atteggiamento psicologico nel corso dell istruzione dibattimentale

muta e non puo non mutare ove il giudice sappia che e chiamato a colpare le lacune dell istruzione

dibattimentale conseguenti a una carente attuazione dell iniziativa probatoria delle parti. La

posizione di terzietà non puo non essere scalfita quando si richieda al giudice di supplire alla

carente attività della parte accusa o della parte difesa.

8. Il principio dell'oralità e del contraddittorio nel momento di formazione della prova:

deroghe

Il contraddittorio nel momento di formazione della prova è strettamente connesso all'oralità,

potendo attuarsi appieno proprio solo se l'oralità è la modalità principe di escussione delle prove (e

non mera lettura di prove già formatesi); l'art. 514 cpp. vieta nel nuovo codice la lettura dei verbali

a meno che non sia espressamente consentito. La lettura dei verbali è ammessa in relazione agli

atti formatisi nell'incidente probatorio come già

sappiamo; una deroga vera e propria si ha invece nel caso di atti originariamente irripetibili

compiuti sia dalla polizia giudiziaria sia dal PM, i quali vengono inseriti nel fascicolo del

dibattimento (art. 511 cpp.).

A)una prima deroga ai principi in esame si ha nel caso di atti originariamente irripetibili posto che

sia i verbali degli atti non ripetibili compiuti dalla polizia giudiziaria sia i verbali degli atti non ripetibili

compiuti dal pm sono inseriti nel fascicolo del dibattimento e quindi se ne puo dare lettura 511. Si

tratta di irripetibilità originaria ravvisabile nel caso di perquisizione sequestro, intercettazione

nonché di ispezioni rilievi e accertamenti tecnici su perone luoghi o cose il cui stato sia soggetto a

modifica. E stata poi attribuita anche al difensore la facoltà di compiere attività investigative non

ripetibili che condividono la stessa rotte degli atti irripetibili della polizia giudiziaria e del pm.

B)Altra deroga è prevista dall' art. 512 cpp. Che consente la lettura degli atti assunti dalla polizia

giudiziaria, dal pm , dai difensori dalle parti private e dal giudice nel corso dell udienza preliminare

quando per fatti sopravvenuti, ne sia divenuta impossibile la ripetizione. L irripetibilità sopravvenuta

dell atto giustifica la lettura solo quando consegua a fatti o circostanze imprevedibili: in caso

contrario le parti che intendessero procurarsi una prova spendibile a dibattimento avrebbero

dovuto formulare richiesta di incidente probatorio. Nell ipotesi in cui il testimone sia residente all

estero il giudice puo disporre a richiesta di parte e tenuto conto degli altri elementi di prova

acquisiti che sia data lettura delle sue dichiarazioni laddove il dichiarante citato non sia comparso e

non ne sia possibile l esame dibattimentale.

Vi sono poi le deroghe previste dagli art. 500 e 503 cpp.; queste due disposizioni, nel sistema

codicistico previgente, delineano un'importante distinzione tra contestazione nel corso dell esame

testimoniale contestazione nel corso dell esame delle parti private. La contestazione e l atto col

quale si rinfaccia al testimone o alla parte privata di aver reso in dibattimento una dichiarazione

contrastante con altra dichiarazione rilasciata dal medesimo soggetto nel corso delle indagini

preliminari o dell udienza preliminare. Il problema principale e stabilire quale valore probatorio

debba riconoscersi alla dichiarazione usata per la contestazione laddove all esito del procedimento

contestativo la difformità tra le due versioni permanga. Nella sua attuale versione il 500 stabilisce

che: ermi i divieti di lettura e di allegazione, le parti, per contestare in tutto o in parte il contenuto

della deposizione, possono servirsi delle dichiarazioni precedentemente rese dal testimone e

contenute nel fascicolo del pubblico ministero. Tale facoltà può essere esercitata solo se sui fatti o

sulle circostanze da contestare il testimone abbia già deposto.

Le dichiarazioni lette per la contestazione possono essere valutate ai fini della credibilità del teste.

(si tratta di una fondamentale regola di salvaguardia del principio di formazione dibattimentale della

prova che va rettamente intesa, essa significa che se il teste in dibattimenti asserisce di non aver

visto l imputato entrare in un determinato locare e consegnare la sostanza stupefacente e gli si

contesta di aver dichiarato nel corso delle indagini preliminari al pm esattamente il contrario, il

giudice non puo mai ritenere provato il fatto, mentre gli e consentito considerare inattendibile

quanto dichiarato in sede dibattimentale svalutando cosi un esame testimoniale che se ritenuto

veridico avrebbe potuto costituire una priva a difesa decisiva. siffatta regolamentazione non

contrasta col contraddittorio dibattimentale espletato in sede di formazione della prova poiché il

giudice non deve scegliere tra dichiarazione dibattimentale e dichiarazione precedentemente resa

ma solo valutare se la deposizione dibattimentale sia attendibile e ove decida per l inattendibilità,

tale valutazione negativa viene effettuata non per il contrasto con la precedente dichiarazione ma

per il fatto che il dichiarante non sa rendere conto della contraddizione. Ciò comporta in definitiva a

orientare il convincimento del giudice siano sempre gli esiti dell escussione dibattimentale). Se il

teste rifiuta di sottoporsi all'esame o al controesame di una delle parti, nei confronti di questa non

possono essere utilizzate, senza il suo consenso, le dichiarazioni rese ad altra parte, salve

restando le sanzioni penali eventualmente applicabili al dichiarante. Quando, anche per le

circostanze emerse nel dibattimento, vi sono elementi concreti per ritenere che il testimone è stato

sottoposto a violenza, minaccia, offerta o promessa di denaro o di altra utilità, affinchè non

deponga ovvero deponga il falso, le dichiarazioni contenute nel fascicolo del pubblico ministero

precedentemente rese dal testimone sono acquisite al fascicolo del dibattimento e quelle previste

dal comma 3 possono essere utilizzate. Sull'acquisizione di cui al comma 4 il giudice decide senza

ritardo, svolgendo gli accertamenti che ritiene necessari, su richiesta della parte, che può fornire gli

elementi concreti per ritenere che il testimone è stato sottoposto a violenza, minaccia, offerta o

promessa di denaro o di altra utilità. A richiesta di parte, le dichiarazioni assunte dal giudice a

norma dell'articolo 422 sono acquisite al fascicolo del dibattimento e sono valutate ai fini della

prova nei confronti delle parti che hanno partecipato alla loro assunzione, se sono state utilizzate

per le contestazioni previste dal presente articolo. Fuori dal caso previsto dal periodo precedente,

si applicano le disposizioni di cui ai commi 2, 4 e 5. Fuori dai casi di cui al comma 4, su accordo

delle parti le dichiarazioni contenute nel fascicolo del pubblico ministero precedentemente rese dal

testimone sono acquisite al fascicolo del dibattimento.

L art 503 per quanto concertne l esame delle parti private prevede che il pm e difensori per

contestare in tutto o in parte il contenuto della deposizione della parte possono servirsi delle

dichiarazioni precedentemente rese dalla parte esaminata e contenute nel fascicolo del pm. Anche

qui la contestazione puo essere effettuata solo se sui fatti e le circostanze da contestare la parte

abbia gia deposto e la valutazione delle precedenti dichiarazioni va compiuta con lo stesso metro

di giudizio del 500 comma 2 alla valutazione delle precedenti dichiarazioni del testimone, vale a

dire che le dichiarazioni lette per la contestazione possono essere valutate solo ai fini dlela

credibilità tuttavia e consentita l acquisizione nel fascicolo del dibattimento delle dichiarazioni

assunte dal pm o dalla polizia giudiziaria alle quali il difensore aveva diritto di assistere.

D)l art 111 comma 4 stabilisce che la colpevolezza dell imputato non puo essere provata sulla

base di dichiarazioni rese da chi per libera scelta si e sempre volontariamente sottratto all

interrogatorio da parte dell imputato o del suo difensore. tale norma nasce dall esigenza di

risolvere il problema dei coimputati o degli imputati di reato connesso o collegato che dopo avere

reso nel corso delle indagini preliminari, dichiarazioni accusatorie verso l imputato, si avvalgono a

dibattimento della facoltà di non rispondere a essi attribuita dalla legge. Il problema e stabilire se in

una tale evenienza le precedenti dichiarazioni del coimputato o dell imputato di reato connesso o

collegato, rese in assenza di contraddittorio possano venire acquisite a dibattimento mediante

lettura. Il legislatore cost del 1999 ha deciso di prendere posizione sull’argomento e in seguito alla

legge 63/2001 ha regolato ex novo l intera materia delle dichiarazioni degli imputati di reato

connesso o collegato, rendendola compatibile col nuovo dettato costituzionale. I riformatori del

2001 hanno operato una distinzione all interno della categoria imputati di reato connesso o

collegato, distinguendo da un lato i coimputati del medesimo reato e gli imputati di reato connesso

(concorso di persone nel reato, cooperazione criminosa, causazione dell evento con piu condotte

dipendenti) e dall altro gli imputati di reato connesso (reati commessi per eseguirne o occultarne

altri) e gli imputati di reato collegato (reati dei quali gli uni siano stati commessi in occasione degli

altri o per conseguire o assicurare al colpevole o altri il prezzo profitto o prodotto o che siano tra

loro collegati).

Per i soggetti appartenenti alla seconda categoria e stata adottata la soluzione che consiste nel

conservare a tali soggetti la facoltà di non rispondere ma nell imporre ai medesimi l obbligo di

testimoniare laddove decidano liberamente di rendere dichiarazioni eteroaccusatorie. Se tali

soggetti accusano l imputato nel corso delle indagini preliminari assumono l ufficio di testimone e

vengono esaminati, da quel momento in avanti in qualità di testimoni. Ciò significa che per quanto

riguarda il possibile ripescaggio dibattimentale delle dichiarazioni rese nel corso delle indagini si

applicano regole proprie dell esame testimoniale in particolare quelle 500 512. Il coimputato che

abbia reso dichiarazioni accusatorie nelle indagini non puo avvalersi in dibattimento della facoltà di

non rispondere: se tace commette reato e le sue precedenti dichiarazioni non possono essere

acquisite ne con lettura ne con constatazione. I soggetti appartenenti alla prima categoria

conservano la facoltà di non rispondere per l intero corso del procedimento anche se abbiano reso

in precedenza dichiarazioni su fatti concernenti la resp dell imputato. Il ricupero dibattimentale

delle loro precedenti dichiarazioni e consentito dal 513 “Il giudice, se l'imputato è assente ovvero

rifiuta di sottoporsi all'esame, dispone, a richiesta di parte, che sia data lettura dei verbali delle

dichiarazioni rese dall'imputato al pubblico ministero o alla polizia giudiziaria su delega del

pubblico ministero o al giudice nel corso delle indagini preliminari o nell'udienza preliminare, ma

tali dichiarazioni non possono essere utilizzate nei confronti di altri senza il loro consenso salvo

che ricorrano i presupposti di cui all'articolo 500, comma 4. Se le dichiarazioni sono state rese

dalle persone indicate nell'articolo 210, comma 1, il giudice, a richiesta di parte, dispone, secondo i

casi, l'accompagnamento coattivo del dichiarante o l'esame a domicilio o la rogatoria

internazionale ovvero l'esame in altro modo previsto dalla legge con le garanzie del contraddittorio.

Se non è possibile ottenere la presenza del dichiarante, ovvero procedere all'esame in uno dei

modi suddetti, si applica la disposizione dell'articolo 512 qualora la impossibilità dipenda da fatti o

circostanze imprevedibili al momento delle dichiarazioni. Qualora il dichiarante si avvalga della

facoltà di non rispondere, il giudice dispone la lettura dei verbali contenenti le suddette

dichiarazioni soltanto con l'accordo delle parti. Se le dichiarazioni di cui ai commi 1 e 2 del

presente articolo sono state assunte ai sensi dell'articolo 392, si applicano le disposizioni di cui

all'articolo 511”

Si puo dire che anche con riferimento alle dichiarazioni degli imputati di reato connesso o collegato

il dettato del 111 cost sia rispettato in quanto i casi in cui si deroga al principio del contraddittorio

nel momento di formazione della prova sono tutti riconducibili a situazioni di accertata impossibilità

di natura oggettiva di provata condotta illecita o di consenso dell imputato. Letture vietate: Fuori dei

casi previsti dagli articoli 511, 512, 512bis e 513, non può essere data lettura dei verbali delle

dichiarazioni rese dall'imputato, dalle persone indicate nell'articolo 210 e dai testimoni alla polizia

giudiziaria, al pubblico ministero o al giudice nel corso delle indagini preliminari o nell'udienza

preliminare, a meno che nell'udienza preliminare le dichiarazioni siano state rese nelle forme

previste dagli articoli 498 e 499, alla presenza dell'imputato o del suo difensore. Fuori dei casi

previsti dall'articolo 511, è vietata la lettura dei verbali e degli altri atti di documentazione delle

attività compiute dalla polizia giudiziaria. L'ufficiale o l'agente di polizia giudiziaria esaminato come

testimone può servirsi di tali atti a norma dell'articolo 499 comma 5.

E)A norma del 511 bis: Il giudice, anche di ufficio, dispone che sia data lettura dei verbali degli atti

indicati nell'articolo 238. Si applica il comma 2 dell'articolo 511. Si tratta di verbali di prove di altri

procedimenti la cui acquisizione e consentita nei limiti che abbiano analizzato nella parte dedicata

alle prove documentali. L acquisizione e ammessa se si tratta di prove assunte nell incidente

probatorio o nel dibattimento ma i verbali di dichiarazioni possono essere usati contro l imputato

solo se il suo difensore ha partecipato alla assunzione della prova. Per il resto l acquisizione e

ammessa nei casi di irripetibilità sopravvenuta imprevedibile, e nel caso in cui l imputato presti il

proprio consenso: in assenza di consenso i verbali possono essere usati per le contestazioni a

norma del 500 503. Salvo quanto previsto dal 190bis resta fermo il diritto delle parti di ottenere l

esame delle persone le cui dichiarazioni sono state acquisite nelle situazioni sopra deliberate.

Ulteriore deroga: le sentenze divenute irrevocabili possono essere acquisite ai fini della prova di

fatto in esse accertato.

F) la legge del 2000 n 397 in materia di indagini difensive ha ampliato le deroghe al principio dell

oralità e del contraddittorio nella misura in cui ha accresciuto le possibilità attribuite al difensore di

far confluire gli atti di investigazione difensiva nel fascicolo del pm con conseguente utilizzabilità

dei medesimi ai fini delle contestazioni dibattimentali e ha riconosciuto la possibilità di dare lettura

agli atti assunti dal difensore nell ipotesi di impossibilità sopravvenuta imprevedibile. Non v e

dubbio che l inserimento nel fascicolo delle indagini preliminari della documentazione relativa a

indagini espletate dai difensori delle parti private e il valore probatorio attribuito a tale

documentazione determina un ulteriore deroga ai principi dell oralità e contraddittorio al momento

della formazione della prova.

11. Il principio della correlazione tra accusa e sentenza

Si tratta di principio strettamente correlato a quello del contraddittorio (dal momento che

risulterebbe inutile l'esercizio del diritto di difesa se fosse consentita la condanna per fatti diversi o

nuovi rispetto a quello contestato). Nel codice vigente il principio è rimasto fermo ma al contempo

la possibilità di modificare il fatto stesso nel corso del dibattimento è prevista con estrema

ampiezza (mentre nel codice abrogato l'accusa enunciata nell'atto conclusivo dell'istruzione o nel

decreto pretorile di citazione non era modificabile nel dibattimento). Questa differenza si spiega

alla luce dei caratteri del nuovo processo per cui la formulazione dell'imputazione alla fine delle

indagini preliminari di regola viene effettuata senza assunzione di prova; così l'art. 516 cpp.

dispone che se nel corso dell'istruzione dibattimentale il fatto risulti diverso da come è descritto nel

decreto che dispone il giudizio e non appartiene alla competenza di un giudice superiore, il PM

modifica l'imputazione ed effettua la contestazione (il che non era possibile nel nuovo codice,

dovendosi in questo caso da parte del giudice disporre la trasmissione degli atti al PM).” Se nel

corso dell'istruzione dibattimentale il fatto risulta diverso da come è descritto nel decreto che

dispone il giudizio [429], e non appartiene alla competenza di un giudice superiore, il pubblico

ministero modifica l'imputazione [423 1, 522] e procede alla relativa contestazione. Se a seguito

della modifica il reato risulta attribuito alla cognizione del tribunale in composizione collegiale

anziché monocratica, l'inosservanza delle disposizioni sulla composizione del giudice è rilevata o

eccepita, a pena di decadenza, immediatamente dopo la nuova contestazione ovvero, nei casi

indicati dagli articoli 519 comma 2 e 520 comma 2, prima del compimento di ogni altro atto nella

nuova udienza fissata a norma dei medesimi articoli. Se a seguito della modifica risulta un reato

per il quale è prevista l'udienza preliminare, e questa non si è tenuta, l'inosservanza delle relative

disposizioni è eccepita, a pena di decadenza, entro il termine indicato dal comma 1 bis”

Ai sensi dell'art. 517” Qualora nel corso dell'istruzione dibattimentale emerga un reato connesso a

norma dell'articolo 12 comma 1 lettera b) ovvero una circostanza aggravante e non ve ne sia

menzione nel decreto che dispone il giudizio, il pubblico ministero contesta all'imputato il reato o la

circostanza, purché la cognizione non appartenga alla competenza di un giudice superiore. Si

applicano le disposizioni previste dall'articolo 516, commi 1bis e 1te” cpp. invece, il PM contesta

all'imputato la circostanza aggravante o il reato connesso allorquando la connessione discenda

dall'esistenza di un concorso formale oppure da una pluralità di azioni od omissioni esecutive di un

medesimo disegno criminoso (cd. Contestazione supplettiva).

In entrambi i casi se a seguito della modifica il reato è attribuito alla cognizione del tribunale in

composizione collegiale anziché monocratica, l'inosservanza delle disposizioni sulla

composizione del giudice è rilevata o eccepita a pena di decadenza immediatamente dopo la

contestazione ovvero nei casi in cui venga richiesto un termine a difesa a norma degli art. 519, 2

co. O 520, 2 co. prima del compimento di ogni altro atto nella nuova udienza; stessa disciplina è

prevista nel caso in cui a seguito della modifica risulta un reato per il quale è prevista l'udienza

preliminare (è il caso della citazione diretta a giudizio) e questa non si è tenuta (così vengono

trasmessi gli atti al PM in modo che questi eserciti l'azione penale con il rinvio a giudizio). Ai sensi

dell'art. 518 cpp., 2 co. il PM può altresì contestare all'imputato un fatto nuovo per cui debba

procedersi d'ufficio e non enunciato nel decreto che dispone il giudizio: questa contestazione

richiede peraltro l'autorizzazione del presidente del collegio o del giudice monocratico nonché il

consenso dell'imputato presente (in assenza il PM dovrà procedere nelle forme ordinarie). Fatto

nuovo risultante da dibattimento: “Fuori dei casi previsti dall' articolo 517, il pubblico ministero

procede nelle forme ordinarie se nel corso del dibattimento risulta a carico dell'imputato un fatto

nuovo non enunciato nel decreto che dispone il giudizio e per il quale si debba procedere di ufficio.

Tuttavia il presidente, qualora il pubblico ministero ne faccia richiesta, può autorizzare la

contestazione nella medesima udienza, se vi è consenso dell'imputato presente e non ne deriva

pregiudizio per la speditezza dei procedimenti”

Queste sono le modifiche e le integrazioni del fatto contestato attuabili in sede dibattimentale. Ne

segue che la correlazione tra accusa e sentenza va valutata con riferimento alla contestazione

realizzata mediante il decreto che dispone il giudizio e alle contestazioni realizzabili in sede

dibattimentale. E' quindi con riferimento sia al decreto che dispone il giudizio sia alle modifiche ed

integrazioni del fatto contestato in sede dibattimentale ora viste che va effettuata la correlazione tra

accusa e sentenza; la diversità del fatto risulterà ravvisabile allorquando da questo confronto

emerga la variazione di uno o più elementi della fattispecie giudiziale idonea ad influire

sull'accertamento della responsabilità. Quanto alla nozione di diversità del fato la locuzione fatto si

riferisce alla fattispecie giudiziale. La distinzione tra situazione di fatto costituita da accadimenti o

modi di essere della realtà empirica e situazione di diritto come previsione legislativa e frutto di un

astrazione giacche la situazione concreta essendo unica è nel contempo una situazione di fatto

qualificata dal diritto e una situazione di diritto realizzatasi nel fatto. Nessuna identificazione del

fatto su cui si e pronunciato o su cui deve pronunciarsi il giudice e possibile ove non si astraggano

dal complesso della situazione gli elementi che paiono rilevanti. Poiché questo procedimento di

astrazione e compiuto dal giudice e dal pm che formula l imputazione lo si denomina per

individuarne il risultato, fattispecie giudiziale la quale e distinta da quella legale in quanto ha in se

un maggior numero di connotati del fatto che rappresenta. La diversità del fatto sarà ravvisabile

quando la variazione di uno o piu elementi della fattispecie giudiziale appaia idonea a influire

sull’accertamento della responsabilità. La mancata contestazione di una rilevante variazione

naturalistica puo non comportare una violazione del principio della correlazione tra accusa e

sentenza, mentre la mancata contestazione di una lieve variazione naturalistica integra una

violazione del principio in questione in quanto la mancata contestazione della prima variazione non

influisce sull’accertamento della resp per tentato omicidio, mentre la mancata contestazione della

seconda ha siffatta influenza.

La Corte di cassazione ha stabilito che si ha mancanza di correlazione tra accusa e sentenza

quando la fattispecie concreta, che realizza l'ipotesi astratta della legge, viene mutata nei suoi

elementi essenziali (ad es. cronologici, topografici ecc.) sì da determinare incertezza sull'oggetto

dell'imputazione (cd. criterio strutturale); la Cassazione aggiunge però che la violazione del

principio della correlazione non è ravvisabile laddove i diritti difensivi non risultino essere stati

concretamente pregiudicati (così non basta un mero confronto letterale tra contestazione e

sentenza).

“Diritti delle parti: Nei casi previsti dagli articoli 516, 517 e 518 comma 2, salvo che la

contestazione abbia per oggetto la recidiva, il presidente informa l'imputato che può chiedere un

termine per la difesa. Se l'imputato ne fa richiesta, il presidente sospende il dibattimento per un

tempo non inferiore al termine per comparire previsto dall'articolo 429, ma comunque non

superiore a quaranta giorni. In ogni caso l'imputato può chiedere l'ammissione di nuove prove a

norma dell'articolo 507. Il presidente dispone la citazione della persona offesa, osservando un

termine non inferiore a cinque giorni.” ove si modifichi l imputazione l imputato puo chiedere l

assunzione di qualunque prova anche se l assunzione della stessa non sia assolutamente

necessaria. La sentenza della corte cost ha dichiarato incostituzionale l originario art 519 nella

parte in cui non prevedeva a pm e parti diverse dall imputato di chiedere l ammissione di nuove

prove. Una volta assicurata la piena facoltà di prova in ogni caso di nuova contestazione

dibattimentale risulta lesiva del principio di parità delle parti e contrastante con l art 3 cost, la

mancata previsione di tale facoltà in capo al pm e alle parti private diverse dall imputato. Rimane la

limitazione soggettiva cioè la possibilità di chiedere l ammissione di nuove prove solo per l

imputato in ordine alla contestazione effettuata dal 518 comma 2, limitazione che non puo non

comportare la ravvisabilità di un vizio di legittimità cost. la modifica dibattimentale dell imputazione

puo compromettere anche in altro modo il diritto di difesa dell imputato. Per effetto delle nuove

contestazioni elevate dal pm nel corso del dibattimento, l imputato potrebbe trovarsi a dover

fronteggiare un accusa in ordine alla quale sarebbe suo interesse un rito abbreviato es. questa

opportunità gli e preclusa essendo ormai decorsi i termini utili per le richieste. Il verificarsi di tale

preclusione non puo che suscitare dubbi di legittimità cost: la possibilità di accedere a riti alternativi

viene a dipendere dalla circostanza occasionale che la contestazione dell addebito sia avvenuta

nelle forme ordinarie o col particolare meccanismo modificativo dei 516 ss.

La corte cost ha ritenuto infondati i dubbi di legittimità cost anche con riferimento alle ipotesi del

516 517 per due motivi: perche l interesse dell imputato al trattamento premiale previsto quale

contropartita dell accesso ai riti alternativi troverebbe tutela nell ordinamento processuale solo in

quanto consenta l effettiva adozione di una sequenza procedimentale che evitando il dibattimento

e contraendo le possibilità di appello, permetta di raggiungere quell obiettivo di rapida definizione

del processo che il legislatore ha inteso perseguire con l introduzione del giudizio abbreviato e dei

riti speciali; inoltre perche la nuova contestazione e un evenienza non infrequente in un sistema

processuale imperniato sulla formazione della prova in dibattimento ed e un evenienza ben

prevedibile sicché il relativo rischio rientra nel calcolo in base al quale l imputato si determina a

chiedere o meno tale rito, onde egli non ha che addebitarne a se stesso le conseguenze della

propria scelta. La stessa corte cost ha riconosciuto che qualora non possa rinvenirsi alcun profilo

di inerzia dell imputato e quindi di addebitabilità al medesimo delle conseguenze della mancata

instaurazione del rito differenziato sarebbe difficile negare che l impossibilità di ottenere i relativi

benefici concreti un ingiustificata compressione del diritto di difesa. Di conseguenza la corte cost

ha dichiarato illegittimi il 516 517 nella parte in cui non prevedevano la facoltà dell imputato di

proporre domanda di oblazione nei casi in cui la predetta domanda fosse divenuta proponibile solo

dopo il novum contestativo. E sono stati dichiarati illegittimi nella parte in cui non prevedevano la

facoltà dell imputato di chiedere l applicazione della pena a norma del 444 in due ipotesi: quando

la nuova contestazione riguardi un fatto diverso o nuovo che gia risultava dagli atti di indagine al

momento dell esercizio dell azione penale e che il pm avrebbe potuto contestare all imputato nelle

forme ordinarie: e quando l imputato abbia formulato tempestivamente la richiesta di applicazione

della pena in ordine alla originaria imputazione ma tale richiesta non abbia condotto all

instaurazione del rito speciale a causa del mancato assenso del pm o del mancato avallo dell

organo giurisdizionale. Nella prima ipotesi l imputato verrebbe irragionevolmente discriminato ai fini

dell accesso ai procedimenti speciali, in di dipendenza della maggiore o minore discrezione

valutazionale delle indagini preliminari del pm; nella seconda ipotesi la preclusione al rito non

dipende da una consapevole scelta dell imputato che anzi ha posto in essere tutto ciò che la legge

prevede per favorire la definizione del procedimento in sede predibattimentale.

Con la sentenza del 2009 ha poi dichiarato illegittimo il 517 nella parte in cui non prevede la facoltà

dell imputato di richiedere al giudice del dibattimento il giudizio abbreviato relativamente al reato

concorrente contestato in dibattimento quando la nuova contestazione concerne un fatto che gia

risultava dagli atti di indagine al momento di esercizio dell azione penale. Detta pronuncia ha poi

dichiarato illegittimo il 516 nella parte in cui non prevede la facoltà del imputato di chiedere al

giudice del dibattimento il giudizio abbreviato relativamente al fatto diverso contestato in

dibattimento quando la nuova contestazione concerna un fatto che gia risultava dagli atti di

indagine al momento di esercizio dell azione penale. Vedi pagina 322 323

Ciò detto, si pone il problema di verificare se l'amplissima possibilità di modificare l'imputazione nel

corso del dibattimento non possa pregiudicare l'esercizio del diritto di difesa; in realtà ciò non

accade per la previsione dell'art. 519 cpp., 2 co. per cui nelle situazioni delineate dagli art. 516,

517 e 518 comma 2 cpp. l'imputato ha diritto ad una sospensione del dibattimento non inferiore

al termine per comparire ma comunque non superiore a 40 giorni; inoltre l'imputato può richiedere

l'assunzione di nuove prove (questo vale anche per il PM e le parti private diverse dall'imputato).

Profilo effettivo di perplessità è invece quello relativo alle richieste di rito abbreviato o di

patteggiamento che non possono intervenire per scadenza dei termini e rispetto alle quali

l'imputato che si veda contestare un'accusa diversa da quella iniziale potrebbe avere interesse; la

Corte ha dichiarato costituzionalmente illegittimi gli art. 516 e 517 cpp. nella parte in cui non

prevedevano la facoltà dell'imputato di richiedere il patteggiamento quando la nuova contestazione

riguardi un fatto, diverso o nuovo, che già risultava dagli atti di indagine al momento dell'esercizio

dell'azione penale e che pertanto il PM avrebbe potuto contestare nelle forme ordinarie, e quando

l'imputato abbia formulato tempestivamente e ritualmente la richiesta di patteggiamento in ordine

all'originaria imputazione e questa non abbia ottenuto l'assenso del PM o del giudice. Nella

sentenza il giudice può dare una qualificazione giuridica diversa al fatto da quella enunciata

nell'imputazione purchè il reato non ecceda la sua competenza né risulti attribuito alla cognizione

del tribunale in composizione collegiale anziché monocratica (art. 521 cpp., 1 co.), nel qual caso

deve disporre con ordinanza la trasmissione degli atti al PM. Correlazione tra l imputazione

contestata e la sentenza: ella sentenza il giudice può dare al fatto una definizione giuridica diversa

da quella enunciata nell'imputazione, purché il reato non ecceda la sua competenza né risulti

attribuito alla cognizione del tribunale in composizione collegiale anziché monocratica. Il giudice

dispone con ordinanza la trasmissione degli atti al pubblico ministero se accerta che il fatto è

diverso da come descritto nel decreto che dispone il giudizio ovvero nella contestazione effettuata

a norma degli articoli 516, 517 e 518. Nello stesso modo il giudice procede se il pubblico ministero

ha effettuato una nuova contestazione fuori dei casi previsti dagli articoli 516, 517 e 518 comma 2.

Nuove contestazioni dell imputato assente: Quando intende contestare i fatti o le circostanze

indicati negli articoli 516 e 517 all'imputato assente, il pubblico ministero chiede al presidente che

la contestazione sia inserita nel verbale del dibattimento e che il verbale sia notificato per estratto

all'imputato. In tal caso il presidente sospende il dibattimento e fissa una nuova udienza per la

prosecuzione, osservando i termini indicati nell'articolo 519 commi 2 e 3.

Modifiche della composizione del giudice a seguito di nuove contestazioni: Se, in seguito ad un

diversa definizione giuridica o alle contestazioni previste dagli articoli 516, commi 1 bis e 1 ter, 517,

comma 1bis, e 518, il reato risulta tra quelli attribuiti alla cognizione del tribunale per cui è prevista

l'udienza preliminare e questa non si è tenuta, il giudice dispone con ordinanza la trasmissione

degli atti al pubblico ministero. Nullità della sentenza per difetto di contestazione: L'inosservanza

della disposizione prevista dal comma 1 deve essere eccepita, a pena di decadenza, nei motivi di

impugnazione. L'inosservanza delle disposizioni previste in questo capo è causa di nullità. La

sentenza di condanna pronunciata per un fatto nuovo, per un reato concorrente o per una

circostanza aggravante senza che siano state osservate le disposizioni degli articoli precedenti è

nulla soltanto nella parte relativa al fatto nuovo, al reato concorrente o alla circostanza aggravante.

12. La contestazione alternativa

La Corte di cassazione ha affermato più volte che con il decreto che dispone il giudizio è

consentito formulare contestazioni alternative. Di contestazione alternativa innanzitutto si può

parlare in una duplice accezione: o con riferimento ad una alternatività relativa a due fatti

integranti diversi illeciti penali (es. furto o ricettazione), oppure con riferimento ad una alternatività

relativa ai modi di esecuzione del reato (omicidio commesso con determinate modalità oppure con

modalità di tipo diverso). In realtà secondo l'autore la contestazione alternativa contrasta in modo

inequivocabile con la ratio del principio di correlazione tra accusa e sentenza; inoltre risulterebbe

impossibile esercitare il diritto alla prova chiedendo l'assunzione delle prove da assumere in

dibattimento se si offrisse all'imputato non una ma una pluralità di ipotesi di accusa.

Il principio di non regressione > preclude la retrocessione ad una fase antecedente di processi

giunti alla fase dibattimentale; non ne è però violazione la retrocessione che avviene

allorquando il passaggio da una fase anteriore ad una successiva sia nullo e quindi inefficace. Il

principio di non regressione in realtà non è esclusivo della fase dibattimentale, riguardando l'intero

procedimento e processo penale nel susseguirsi delle sue varie fasi; nel nuovo codice l'unica

eccezione individuabile al principio di non regressione del processo giunto validamente alla fase

dibattimentale è data dall'art. 521 cpp. 2 co. (ordinanza che accertando la diversità del fatto

emersa nel dibattimento dispone la trasmissione degli atti al PM).

Il principio di non regressione. Deroghe

Nella fase dibattimentale trova attuazione il principio di non regressione idoneo a precludere la

retrocessione a una fase antecedente di processi giunti alla fase dibattimentale. Tale principio

risponde a un esigenza logica stante l inevitabile progressione riscontrabile tra gli effetti preliminari

degli atti procedimentali e l effetto conclusivo finale: inevitabile progressione con la quale

contrasterebbe il ritorno del processo sfociato nella fase dibattimentale a una fase antecedente

validamente conclusasi. Il principio di non regressione non è un principio esclusivo della fase

dibattimentale ma riguarda l intero procedimento e processo penale nel susseguirsi di varie fasi:

nel dibattimento si ha un applicazione di tale principio. Per quanto riguarda la fase dibattimentale la

maggior importanza acquisita dal principio di non regressione emerge dal rilievo che si e

ulteriormente ridotto il numero delle eccezioni di tale principio riferito alla fase dibattimentale. Nel

nuovo codice l unica eccezione individuabile a tale principio di non regressione del processo giunto

validamente alla fase dibattimentale e data dall art 521 comma 2 cioè dall ordinanza che

accertando la diversità del fatto emersa nel dibattimento disponga la trasmissione degli atti al pm.

Eccezione non solo prospettabile unicamente se anche nell interpretazione della nuova normativa

si ritenga che conservino efficacia le prove in precedenza assunte ma pure piu delimitata rispetto

al codice abrogato dal momento che la possibilità di modificare l imputazione in sede

dibattimentale e amplissima.

13. Le attività integranti il dibattimento: le richieste di prova

Subito dopo l'apertura del dibattimento si ha l'esercizio del diritto alla prova: il PM ed i difensori

della parte civile, del responsabile civile, della persona civilmente obbligata e dell'imputato

indicano i fatti che intendono provare e chiedono l'ammissione delle prove (art. 493 cpp.); è qui

quindi che trova attuazione il principio dispositivo nell'assunzione delle prove. Infatti il pm, i

difensori della parte civile, del responsabile civile, della persona civilmente obbligata per la pena

pecuniaria e dell imputato indicano nell ordine i fatti che intendono provare e chiedono l

ammissione delle prove. Non è ammissibile la richiesta dell'esame di prove non figuranti nella lista

ex art. 468 cpp., a meno che il richiedente non dimostri di non averle potute indicare

tempestivamente nella lista a meno che la parte richiedente non dimostri di non averle potuto

indicare tempestivamente nella lista. Il presidente impedisce ogni divagazione, ripetizione e

interruzione; Il pubblico ministero, i difensori della parte civile, del responsabile civile, della persona

civilmente obbligata per la pena pecuniaria e dell'imputato nell'ordine indicano i fatti che intendono

provare e chiedono l'ammissione delle prove. È ammessa l'acquisizione di prove non comprese

nella lista prevista dall'articolo 468 quando la parte che le richiede dimostra di non averle potute

indicare tempestivamente. Le parti possono concordare l'acquisizione al fascicolo per il

dibattimento di atti contenuti nel fascicolo del pubblico ministero, nonché della documentazione

relativa all'attività di investigazione difensiva. La fase della richiesta di ammissione delle prove ha

molta importanza per mettere il giudice in condizioni di comprendere i termini della controversia

processuale dal momento che il giudice conosce unicamente gli atti contenuti nel fascicolo del

dibattimento che possono anche essere scarsamente significativi. In tale fase trova poi attuazione

il principio dispositivo in tema di assunzione della prova. Inoltre il presidente impedisce ogni

divagazione, ripetizione e interruzione e ogni lettura o esposizione del contenuto degli atti compiuti

durante le indagini preliminari.

Dichiarazioni spontanee dell imputato: Esaurita l'esposizione introduttiva, il presidente informa

l'imputato che egli ha facoltà di rendere in ogni stato del dibattimento le dichiarazioni che ritiene

opportune, purché esse si riferiscano all'oggetto dell'imputazione e non intralcino l'istruzione

dibattimentale. Se nel corso delle dichiarazioni l'imputato non si attiene all'oggetto

dell'imputazione, il presidente lo ammonisce e, se l'imputato persiste, gli toglie la parola.

L'ausiliario riproduce integralmente le dichiarazioni rese a norma del comma 1, salvo che il giudice

disponga che il verbale sia redatto in forma riassuntiva.

Provvedimenti del giudice in ordine alla prova: Il giudice, sentite le parti, provvede con ordinanza

all'ammissione delle prove a norma degli articoli 190 comma 1 e 190bis. Quando è stata ammessa

l'acquisizione di verbali di prove di altri procedimenti, il giudice provvede in ordine alla richiesta di

nuova assunzione della stessa prova solo dopo l'acquisizione della documentazione relativa alla

prova dell'altro procedimento. L'imputato ha diritto all'ammissione delle prove indicate a discarico

sui fatti costituenti oggetto delle prove a carico; lo stesso diritto spetta al pubblico ministero in

ordine alle prove a carico dell'imputato sui fatti costituenti oggetto delle prove a discarico. Prima

che il giudice provveda sulla domanda, le parti hanno facoltà di esaminare i documenti di cui è

chiesta l'ammissione. Nel corso dell'istruzione dibattimentale, il giudice decide con ordinanza sulle

eccezioni proposte dalle parti in ordine alla ammissibilità delle prove. Il giudice, sentite le parti, può

revocare con ordinanza l'ammissione di prove che risultano superflue o ammettere prove già

escluse. Nel corso dell'istruzione dibattimentale ciascuna delle parti può rinunziare, con il

consenso dell'altra parte, all'assunzione delle prove ammesse a sua richiesta.

14. La rinuncia alla prova

L'art. 190 cpp., 3 co. dispone che i provvedimenti sull'ammissione della prova possono essere

revocati sentite le parti in contraddittorio; l'art. 495 cpp., 4 co. dispone che il giudice sentite le parti

può revocare con ordinanza l'ammissione di prove che risultano superflue. La rinuncia quindi come

si vede non determina automaticamente l'estromissione della prova, essendo necessario un

procedimento del giudice; il problema è se dopo aver sentito le parti il giudice debba sempre

revocare la prova oppure possa ribadirne l'assunzione su richiesta di altra parte oppure ancora

d'ufficio. Di sicuro non si può sostenere che debba sempre revocare la prova ammessa altrimenti

la disposizione di cui all'art. 190, 3 co. cpp. per cui deve sentire le parti in contraddittorio non

avrebbe senso; inoltre va rilevato che il giudice sicuramente potrebbe, ove lo ritenga

assolutamente necessario, disporre d'ufficio ex art. 507 l'assunzione della prova una volta

terminata l'istruzione dibattimentale. Vedi art 190

15. L'istruzione dibattimentale

Una volta disposta con ordinanza l assunzione delle prove inizia l istruzione dibattimentale con l

assunzione delle prove richieste dal pm a cui poi segue nell ordine l assunzione delle prove

richiesta da parte civile, dal resp civile, dalla persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria e

infine dall imputato. Questo ordine puo essere derogato su accordo delle parti. Nel corso

dell'istruzione dibattimentale avvengono l'assunzione delle prove ammesse e le relative decisioni

del giudice sulle eccezioni proposte dalle parti in ordine all'ammissibilità delle prove;

possono essere estromesse prove ritenute superflue, si possono ammettere prove già escluse e

ciascuna delle parti può rinunziare all'assunzione delle prove ammesse a sua richiesta con il

consenso della controparte (art. 495 cpp., 4 co. bis). Per quanto attiene le letture consentite in

dibattimento si rimanda a quanto detto in precedenza; l'assunzione della prova orale è affidata

essenzialmente alla attività delle parti: in particolare le domande dell'esame testimoniale sono

rivolte direttamente dalla parte che ha chiesto ed ottenuto l'ammissione del teste. Il giudice anche

d ufficio dispone che sia data lettura integrale o parziale degli atti contenuti nel fascicolo per il

dibattimento, precisa poi che la lettura di verbali di dichiarazioni e disposta solo dopo l esame della

persona che le ha rese a meno che l esame non abbia luogo. La lettura della relazione peritale e

disposta solo dopo l esame del perito. La lettura dei verbali delle dichiarazioni orali di querela o di

istanza è consentita ai soli fini dell'accertamento della esistenza della condizione di procedibilità. In

luogo della lettura, il giudice, anche di ufficio, può indicare specificamente gli atti utilizzabili ai fini

della decisione. L'indicazione degli atti equivale alla loro lettura. Il giudice dispone tuttavia la

lettura, integrale o parziale, quando si tratta di verbali di dichiarazioni e una parte ne fa richiesta.

Se si tratta di altri atti, il giudice è vincolato alla richiesta di lettura solo nel caso di un serio

disaccordo sul contenuto di essi. La facoltà di chiedere la lettura o l'indicazione degli atti, prevista

dai commi 1 e 5, è attribuita anche agli enti e alle associazioni intervenuti a norma dell'articolo 93.

L assunzione della prova orale e affidata all attività delle parti. Per quanto concerne la prova

testimoniale le domande sono rivolte direttamente dalla parte che ha chiesto e ottenuto l

ammissione del teste. ”atti preliminari all esame dei testimoni: I testimoni sono esaminati l'uno

dopo l'altro nell'ordine prescelto dalle parti che li hanno indicati. Prima che l'esame abbia inizio, il

presidente avverte il testimone dell'obbligo di dire la verità. Salvo che si tratti di persona minore

degli anni quattordici, il presidente avverte altresì il testimone delle responsabilità previste dalla

legge penale per i testimoni falsi o reticenti e lo invita a rendere la seguente dichiarazione:

«Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi

impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza». Lo invita

quindi a fornire le proprie generalità. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria, anche

appartenenti ad organismi di polizia esteri, gli ausiliari, nonché le interposte persone, chiamati a

deporre, in ogni stato e grado del procedimento, in ordine alle attività svolte sotto copertura ai

sensi dell'articolo 9 della legge 16 marzo 2006, n. 146, e successive modificazioni, invitati a fornire

le proprie generalità, indicano quelle di copertura utilizzate nel corso delle attività medesime.

L'osservanza delle disposizioni del comma 2 è prescritta a pena di nullità” Esaurito tale esame

inizia il controesame delle altre parti nello stesso ordine previsto in precedenza per l assunzione

delle prove. Finito il controesame la parte che ha chiesto e ottenuto l ammissione del teste puo

effettuare un altro esame proponendo nuove domande. “esame diretto e controesame dei

testimoni: Le domande sono rivolte direttamente dal pubblico ministero o dal difensore che ha

chiesto l'esame del testimone. Successivamente altre domande possono essere rivolte dalle parti

che non hanno chiesto l'esame, secondo l'ordine indicato nell'articolo 496. Chi ha chiesto l'esame

può proporre nuove domande. L'esame testimoniale del minorenne è condotto dal presidente su

domande e contestazioni proposte dalle parti. Nell'esame il presidente può avvalersi dell'ausilio di

un familiare del minore o di un esperto in psicologia infantile. Il presidente, sentite le parti, se

ritiene che l'esame diretto del minore non possa nuocere alla serenità del teste, dispone con

ordinanza che la deposizione prosegua nelle forme previste dai commi precedenti. L'ordinanza

può essere revocata nel corso dell'esame. Si applicano, se una parte lo richiede ovvero se il

presidente lo ritiene necessario, le modalità di cui all'articolo 398, comma 5bis. Quando si procede

per i reati di cui agli articoli 572, 600,600 bis, 600 ter, 600 quater, 600 quinquies, 601, 602,609 bis,

609 ter, 609 quater, 609 octies e 612 bis del codice penale, l'esame del minore vittima del reato

ovvero del maggiorenne infermo di mente vittima del reato viene effettuato, su richiesta sua o del

suo difensore, mediante l'uso di un vetro specchio unitamente ad un impianto citofonico. Quando

si procede per i reati previsti dal comma 4-ter, se la persona offesa è maggiorenne il giudice

assicura che l'esame venga condotto anche tenendo conto della particolare vulnerabilità della

stessa persona offesa, desunta anche dal tipo di reato per cui si procede, e ove ritenuto

opportuno, dispone, a richiesta della persona offesa o del suo difensore, l'adozione di modalità

protette”

Durante l'esame testimoniale (art. 499 cpp.) “L'esame testimoniale si svolge mediante domande

su fatti specifici. Nel corso dell'esame sono vietate le domande che possono nuocere alla sincerità

delle risposte. Nell'esame condotto dalla parte che ha chiesto la citazione del testimone e da

quella che ha un interesse comune sono vietate le domande che tendono a suggerire le risposte. Il

presidente cura che l'esame del testimone sia condotto senza ledere il rispetto della persona. Il

testimone può essere autorizzato dal presidente a consultare, in aiuto della memoria, documenti

da lui redatti. Durante l'esame, il presidente, anche di ufficio, interviene per assicurare la

pertinenza delle domande, la genuinità delle risposte, la lealtà dell'esame e la correttezza delle

contestazioni, ordinando, se occorre, l'esibizione del verbale nella parte in cui le dichiarazioni sono

state utilizzate per le contestazioni” sono vietate le domande suggestive cioè quelle che

suggeriscono la risposta, laddove l'esame sia condotto dalla parte che ha chiesto la citazione del

teste e da quella che ha un interesse comune, siffatto divieto non vale per la parte che effettua il

controesame e cio in quanto in questo caso non essendo ipotizzabile un accordo tra parte e

testimone, la mancanza di spontaneità della risposta provocata da una domanda suggestiva puo

essere funzionale a una verifica della veridicità del teste. Durante l esame il presidente interviene

per assicurare la pertinenza delle domande, la genuinità delle risposte, la lealtà dell'esame; nel

corso dell'esame testimoniale sono possibili contestazioni ai sensi dell'art. 500 come visto (con

possibili deroghe al principio dell'oralità e del contraddittorio nel momento di formazione della

prova).

Per quanto concerne l'esame dei periti e dei consulenti tecnici si osservano le disposizioni

sull'esame testimoniale in quanto compatibili. Il perito e il consulente tecnico hanno in ogni caso

facoltà di consultare documenti, note scritte e pubblicazioni, che possono essere acquisite anche

di ufficio. esame a domicilio: In caso di assoluta impossibilità di un testimone, di un perito o di un

consulente tecnico a comparire per legittimo impedimento, il giudice, a richiesta di parte, può

disporne l'esame nel luogo in cui si trova, dando comunicazione, a norma dell'articolo 477 comma

3, del giorno, dell'ora e del luogo dell'esame. L'esame si svolge con le forme previste dagli articoli

precedenti, esclusa la presenza del pubblico. L'imputato e le altre parti private sono rappresentati

dai rispettivi difensori. Il giudice, quando ne è fatta richiesta, ammette l'intervento personale

dell'imputato interessato all'esame.

In alcuni casi previsti l'esame può avvenire a distanza mediante apposito collegamento audiovisivo

che assicuri la contestuale visibilità delle persone presenti nel luogo dove la persona sottoposta a

esame si trova: su richiesta di parte quando si debba procedere all'assunzione della prova

dichiarativa già contenuta in verbali di altri procedimenti penali acquisiti al processo e quando vi

siano gravi difficoltà ad assicurare la comparizione della persona da sottoporre all'esame; è

doveroso ad es. nel caso di persone ammesse a programmi o misure di protezione.

E' poi previsto ex art. 503 cpp. l'esame delle parti private che ne abbiano fatto richiesta o che vi

abbiano consentito: “Il presidente dispone l'esame delle parti che ne abbiano fatto richiesta o che

vi abbiano consentito, secondo il seguente ordine: parte civile, responsabile civile, persona

civilmente obbligata per la pena pecuniaria e imputato. L'esame si svolge nei modi previsti dagli

articoli 498 e 499 (2). Ha inizio con le domande del difensore o del pubblico ministero che l'ha

chiesto e prosegue con le domande, secondo i casi, del pubblico ministero e dei difensori della

parte civile, del responsabile civile, della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria, del

coimputato e dell'imputato. Quindi, chi ha iniziato l'esame può rivolgere nuove domande. Fermi i

divieti di lettura e di allegazione, il pubblico ministero e i difensori, per contestare in tutto o in parte

il contenuto della deposizione, possono servirsi delle dichiarazioni precedentemente rese dalla

parte esaminata e contenute nel fascicolo del pubblico ministero. Tale facoltà può essere

esercitata solo se sui fatti e sulle circostanze da contestare la parte abbia già deposto. Si applica la

disposizione dell'articolo 500 comma 2. Le dichiarazioni alle quali il difensore aveva diritto di

assistere assunte dal pubblico ministero o dalla polizia giudiziaria su delega del pubblico ministero

sono acquisite nel fascicolo per il dibattimento, se sono state utilizzate per le contestazioni previste

dal comma 3. La disposizione prevista dal comma 5 si applica anche per le dichiarazioni rese a

norma degli articoli 294, 299, comma 3ter, 391 e 422.” parte civile, responsabile civile, persona

civilmente obbligata per la pena pecuniaria, imputato; l'esame si svolge secondo le norme previste

per l'esame testimoniale.

Sulle opposizioni formulate nel corso dell esame dei testimoni, periti consulenti tecnici e delle parti

private il presidente decide immediatamente e senza formalità. Gli enti e le associazioni intervenuti

nel processo a norma dell'articolo 93 possono chiedere al presidente di rivolgere domande ai

testimoni, ai periti, ai consulenti tecnici e alle parti private che si sono sottoposte a esame.

Possono altresì chiedere al giudice l'ammissione di nuovi mezzi di prova utili all'accertamento dei

fatti. Nel corso dell'esame testimoniale, dei consulenti tecnici, dei periti e delle parti private il

presidente ha un potere di intervento al fine di integrare l'attività delle parti (art. 506 cpp.): egli può

infatti indicare alle parti temi di prova nuovi o più ampi utili per la completezza dell'esame,

arrivando anche a formulare direttamente domande ai soggetti interessati. “Il presidente, anche su

richiesta di altro componente del collegio, in base ai risultati delle prove assunte nel dibattimento a

iniziativa delle parti o a seguito delle letture disposte a norma degli articoli 511, 512 e 513, può

indicare alle parti temi di prova nuovi o più ampi, utili per la completezza dell'esame. Il presidente,

anche su richiesta di altro componente del collegio, può rivolgere domande ai testimoni, ai periti, ai

consulenti tecnici, alle persone indicate nell'articolo 210 ed alle parti già esaminate, solo dopo

l'esame e il controesame. Resta salvo il diritto delle parti di concludere l'esame secondo l'ordine

indicato negli articoli 498, commi 1 e 2, e 503, comma 2”. Ammissione di nuove prove: terminata

l'acquisizione delle prove, il giudice, se risulta assolutamente necessario, può disporre anche di

ufficio l'assunzione di nuovi mezzi di prove. Il giudice può disporre a norma del comma 1 anche

l'assunzione di mezzi di prova relativi agli atti acquisiti al fascicolo per il dibattimento a norma degli

articoli 431, comma 2, e 493, comma 3. I verbali degli atti di cui e data lettura e i doc ammessi

sono inseriti unitamente al verbale d udienza nel fascicolo del dibattimento.

17. La discussione e la deliberazione della sentenza

Esaurita l'assunzione delle prove si ha lo svolgimento della discussione: ai sensi dell'art. 523

cpp. il PM e successivamente i difensori della parte civile, del responsabile civile, della persona

civilmente obbligata e dell'imputato formulano ed illustrano le rispettive conclusioni; la replica è

ammessa una sola volta e se l'imputato lo chiede deve avere, insieme al suo difensore, l'ultima

parola. a parte civile presenta conclusioni scritte, che devono comprendere, quando sia richiesto il

risarcimento dei danni, anche la determinazione del loro ammontare. Il presidente dirige la

discussione e impedisce ogni divagazione, ripetizione e interruzione. Il pubblico ministero e i

difensori delle parti private possono replicare; la replica è ammessa una sola volta e deve essere

contenuta nei limiti strettamente necessari per la confutazione degli argomenti avversari. In ogni

caso l'imputato e il difensore devono avere, a pena di nullità, la parola per ultimi se la domandano.

La discussione non può essere interrotta per l'assunzione di nuove prove, se non in caso di

assoluta necessità. Se questa si verifica, il giudice provvede a norma dell'articolo 507.

Esaurita la discussione il presidente dichiara chiuso il dibattimento e si passa alla deliberazione

della sentenza a cui debbono concorrere secondo il principio di immediatezza gli stessi giudici che

hanno partecipato al dibattimento. Immediatezza della deliberazione: La sentenza è deliberata

subito dopo la chiusura del dibattimento. Alla deliberazione concorrono, a pena di nullità assoluta,

gli stessi giudici che hanno partecipato al dibattimento. Se alla deliberazione devono concorrere i

giudici supplenti in sostituzione dei titolari impediti, i provvedimenti già emessi conservano efficacia

se non sono espressamente revocati. Salvo quanto previsto dall'articolo 528, la deliberazione non

può essere sospesa se non in caso di assoluta impossibilità. La sospensione è disposta dal

presidente con ordinanza.

A norma dell'art. 526 cpp., Il giudice non può utilizzare ai fini della deliberazione prove diverse da

quelle legittimamente acquisite nel dibattimento. La colpevolezza dell'imputato non può essere

provata sulla base di dichiarazioni rese da chi, per libera scelta, si è sempre volontariamente

sottratto all'esame da parte dell'imputato o del suo difensore. secondo un condivisibile giudizio

espresso in dottrina a voler dare un senso autonomo al divieto che interviene a istruttoria ormai

conclusa, bisogna pensare a dichiarazioni che pur rese da soggetti sottrattisi all interrogatorio,

siano legittimamente acquisite al processo. la clausola assume la natura di un criterio legale di

valutazione che vieta al giudice di concludere in damnosis sulla base di quei dati, salvo restando l

impiego in utilibus.

alla deliberazione della sentenza si provvede secondo le regole individuate dall'art. 527 cpp.” Il

collegio, sotto la direzione del presidente, decide separatamente le questioni preliminari non

ancora risolte e ogni altra questione relativa al processo. Qualora l'esame del merito non risulti

precluso dall'esito della votazione, sono poste in decisione le questioni di fatto e di diritto

concernenti l'imputazione e, se occorre, quelle relative all'applicazione delle pene e delle misure di

sicurezza nonché quelle relative alla responsabilità civile. Tutti i giudici enunciano le ragioni della

loro opinione e votano su ciascuna questione qualunque sia stato il voto espresso sulle altre. Il

presidente raccoglie i voti cominciando dal giudice con minore anzianità di servizio e vota per

ultimo. Nei giudizi davanti alla corte di assise votano per primi i giudici popolari, cominciando dal

meno anziano per età. Se nella votazione sull'entità della pena o della misura di sicurezza si

manifestano più di due opinioni, i voti espressi per la pena o la misura di maggiore gravità si

riuniscono a quelli per la pena o la misura gradatamente inferiore, fino a che venga a risultare la

maggioranza. In ogni altro caso, qualora vi sia parità di voti, prevale la soluzione più favorevole

all'imputato”. Il collegio decide innanzitutto le questioni preliminari e relative al processo ancora

irrisolte; quindi se l'esame del merito non risulta precluso si decidono le questioni di fatto e di diritto

concernenti l'imputazione stessa e quelle relative all'applicazione della pena e delle misure di

sicurezza, nonché relative alla responsabilità civile ove occorra.

Lettura verbale in camera di consiglio: Qualora sia necessaria la lettura del verbale di udienza

redatto con la stenotipia ovvero l'ascolto o la visione di riproduzioni fonografiche o audiovisive di

atti del dibattimento, il giudice sospende la deliberazione e procede in camera di consiglio alle

operazioni necessarie, con l'assistenza dell'ausiliario ed eventualmente del tecnico incaricato della

documentazione

Si richiama l'art. 125 cpp., 5 co. per cui il dissenziente può chiedere venga compilato sommario

verbale del suo dissenso. Il legislatore nel disciplinare la formazione della volontà dell organo

giurisdizionale collegiale ha seguito il criterio della deliberazione a maggioranza in base al quale le

dichiarazioni singole si uniscono e combinano confluendo nell unica dichiarazione e cio non a

causa della loro uniformità di contenuto ma nell interesse giuridicamente protetto in via autonoma

e diretta, al conseguimento del risultato del attività collegiale che e la deliberazione.

La tutela dell interesse alla formazione dell atto collegiale non trova completa attuazione nel

principio di maggioranza poiché negli organi collegiali paritari la formazione di una maggioranza

risulta impossibile quando si manifestino nel collegio piu opinioni e sussista parità di voti. Di qui la

necessità di altra regola per tutelare tale interesse. Si e stabilita la regola del favor rei, allorché si

tratti dell emanazione di una sentenza penale stabilendo che debba prevalere la soluzione piu

favorevole all imputato. Nel caso di provvedimenti collegiali, se lo richiede un componente del

collegio che non ha espresso voto conforme alla decisione, è compilato sommario verbale

contenente l'indicazione del dissenziente, della questione o delle questioni alle quali si riferisce il

dissenso e dei motivi dello stesso, succintamente esposti. Il verbale, redatto dal meno anziano dei

componenti togati del collegio e sottoscritto da tutti i componenti, è conservato a cura del

presidente in plico sigillato presso la cancelleria dell'ufficio. una volta conclusa la deliberazione il

presidente quindi redige e sottoscrive il dispositivo; è previsto che la motivazione sia contestuale

al dispositivo. “Conclusa la deliberazione, il presidente redige e sottoscrive il dispositivo. Subito

dopo è redatta una concisa esposizione dei motivi di fatto e di diritto su cui la sentenza è fondata.

Qualora non sia possibile procedere alla redazione immediata dei motivi in camera di consiglio, vi

si provvede non oltre il quindicesimo giorno da quello della pronuncia. Quando la stesura della

motivazione è particolarmente complessa per il numero delle parti o per il numero e la gravità delle

imputazioni, il giudice, se ritiene di non poter depositare la sentenza nel termine previsto dal

comma 2, può indicare nel dispositivo un termine più lungo, non eccedente comunque il

novantesimo giorno da quello della pronuncia. Nelle ipotesi previste dall'articolo 533, comma 3 bis,

il giudice provvede alla stesura della motivazione per ciascuno dei procedimenti separati,

accordando precedenza alla motivazione della condanna degli imputati in stato di custodia

cautelare. In tal caso il termine di cui al comma 3 è raddoppiato per la motivazione della sentenza

cui non si è accordata precedenza” 544 (redazione sentenza)

Pubblicazione della sentenza: a sentenza è pubblicata in udienza dal presidente o da un giudice

del collegio mediante la lettura del dispositivo. La lettura della motivazione redatta a norma

dell'articolo 544 comma 1, segue quella del dispositivo e può essere sostituita con un'esposizione

riassuntiva. La pubblicazione prevista dal comma 2 equivale a notificazione della sentenza per le

parti che sono o devono considerarsi presenti all'udienza. Requisiti della sentenza: La sentenza

contiene:

a) l'intestazione «in nome del popolo italiano» e l'indicazione dell'autorità che l'ha pronunciata;

b) le generalità dell'imputato o le altre indicazioni personali che valgono a identificarlo nonché le

generalità delle altre parti private;

c) l'imputazione;

d) l'indicazione delle conclusioni delle parti;

e) la concisa esposizione dei motivi di fatto e di diritto su cui la decisione è fondata, con

l'indicazione delle prove poste a base della decisione stessa e l'enunciazione delle ragioni per le

quali il giudice ritiene non attendibili le prove contrarie;

f) il dispositivo, con l'indicazione degli articoli di legge applicati;

g) la data e la sottoscrizione del giudice.

La sentenza emessa dal giudice collegiale è sottoscritta dal presidente e dal giudice estensore.

Se, per morte o altro impedimento, il presidente non può sottoscrivere, alla sottoscrizione

provvede, previa menzione dell'impedimento, il componente più anziano del collegio; se non può

sottoscrivere l'estensore, alla sottoscrizione, previa menzione dell'impedimento, provvede il solo

presidente. Oltre che nel caso previsto dall'articolo 125 comma 3, la sentenza è nulla se manca o

è incompleto nei suoi elementi essenziali il dispositivo ovvero se manca la sottoscrizione del

giudice. Correzione sentenza: fuori dei casi previsti dall'articolo 546 comma 3, se occorre

completare la motivazione insufficiente ovvero se manca o è incompleto alcuno degli altri requisiti

previsti dall'articolo 546, si procede anche di ufficio alla correzione della sentenza a norma

dell'articolo 130.

La sentenza è depositata in cancelleria immediatamente dopo la pubblicazione ovvero entro i

termini previsti dall'articolo 544 commi 2 e 3. Il pubblico ufficiale addetto vi appone la sottoscrizione

e la data del deposito Quando la sentenza non è depositata entro il trentesimo giorno o entro il

diverso termine indicato dal giudice a norma dell'articolo 544 comma 3, l'avviso di deposito è

comunicato al pubblico ministero e notificato alle parti private cui spetta il diritto di impugnazione. È

notificato altresì a chi risulta difensore dell'imputato al momento del deposito della sentenza.

L'avviso di deposito con l'estratto della sentenza è in ogni caso comunicato al procuratore generale

presso la corte di appello.

Si e visto che nel corso dell istruzione dibattimentale sono possibili numerose modifiche dell

imputazione e la correlazione tra accusa e sentenza va valutata con riferimento anche a tali

modifiche. La sent di condanna pronunciata per un fatto nuovo, per un reato concorrente o per una

circostanza aggravane senza l osservanza delle disposizioni relative alle nuove contestazioni in

sede dibattimentale e nulla solo nella parte relativa al fatto nuovo, al reato concorrente o alla

circostanza aggravante.

18. Le formule di proscioglimento e le regole di giudizio normativizzate

Il legislatore ha previsto molteplici formule di proscioglimento; nel caso di mancanza di una

condizione di procedibilità o di proseguibilità il giudice deve pronunciare sentenza di non doversi

procedere in quanto l'azione penale non doveva essere iniziata o proseguita. La sentenza di

assoluzione nel merito può invece avere le seguenti formule:

i) il fatto non sussiste

ii) l'imputato non ha commesso il fatto

iii) il fatto non costituisce reato

iv) il fatto non è previsto dalla legge come reato

v) l'imputato non è imputabile o non è punibile per altra ragione.

Infine se il reato e estinto il giudice pronuncia sentenza di non doversi procedere enunciandone la

causa nel dispositivo. ”Sentenza di non doversi procedere: Se l'azione penale non doveva essere

iniziata o non deve essere proseguita, il giudice pronuncia sentenza di non doversi procedere

indicandone la causa nel dispositivo. Il giudice provvede nello stesso modo quando la prova

dell'esistenza di una condizione di procedibilità è insufficiente o contraddittoria” Il legislatore detta

delle regole di giudizio nel caso i risultati delle indagini probatorie siano incomplete: infatti il

processo penale impone sempre al giudice l'emissione di una sentenza.

Ai sensi dell'art. 530 cpp. “Se il fatto non sussiste, se l'imputato non lo ha commesso, se il fatto

non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato ovvero se il reato è stato commesso

da persona non imputabile o non punibile per un'altra ragione, il giudice pronuncia sentenza di

assoluzione indicandone la causa nel dispositivo. Il giudice pronuncia sentenza di assoluzione

anche quando manca, è insufficiente o è contraddittoria la prova che il fatto sussiste, che

l'imputato lo ha commesso, che il fatto costituisce reato o che il reato è stato commesso da

persona imputabile. Se vi è la prova che il fatto è stato commesso in presenza di una causa di

giustificazione o di una causa personale di non punibilità ovvero vi è dubbio sull'esistenza delle

stesse, il giudice pronuncia sentenza di assoluzione a norma del comma 1. Con la sentenza di

assoluzione il giudice applica, nei casi previsti dalla legge, le misure di sicurezza” il giudice

"pronuncia sentenza di assoluzione anche quando manca, è insufficiente o è contraddittoria la

prova che il fatto sussiste, che l'imputato lo ha commesso, che il fatto costituisce reato o che il fatto

è stato commesso da persona imputabile"; non è quindi più prevista la formula dell'insufficienza di

prove, comportando il proscioglimento per mancanza di prove la formula piena. Si faccia l

esempio di un processo per omicidio nel quale la perizia non abbia accertato se la morte della

presunta vittima sia stata una morte violenta o dovuta a cause naturali. In virtù dell equiparazione

predetta imposta dalla regola di giudizio il giudice assolverà con formula il fatto non sussiste vale a

dire con la stessa formula imposta quando si accerti la causa naturale della morte. Va rilevato che

la regola di giudizio dettata dal legislatore in virtù della quale deve prosciogliersi l imputato con

formula piena anche nell ipotesi di insufficienza di prove, esclude che a giustificare una sentenza

di condanna basti una qualsiasi prevalenza della prova positiva della resp dell imputato sulla prova

negativa e cioè la prova dell innocenza.

Il proscioglimento per mancanza di prove (con formula piena si noti) va adottato non solo nel

caso di mancanza di ogni prova positiva ma anche nel caso di equivalenza delle prove positive e

delle prove negative circa la sussistenza del fatto, la commissione da parte dell'imputato, la

previsione come reato, la corrispondenza ad un reato e l'imputabilità; ed anche nel caso di lieve

prevalenza delle prove positive su quelle negative (favor rei); mentre il proscioglimento pieno per la

presenza di prove da cui risulti l innocenza o la non punibilità dell imputato dovrebbe pronunciarsi

ogni qualvolta si abbia una qualsiasi prevalenza delle prove negative su quelle positive. In altri

termini ove non esistano prove a carico dell imputato non potrà aversi che proscioglimento pieno;

se invece sussistono prove positive della resp dell imputato o esse equivalgono alle prove negative

e allora si dovrà prosciogliere per mancanza di prove o le prove negative prevalgono sia pure di

lieve misura sulle positive e allora il proscioglimento con formula piena sarà dovuto alla provata

non punibilità dell imputato o infine le prove positive prevalgono sulle negative e allora a meno di

ritenere che non sia mai applicabile il proscioglimento dovuto all insufficienza di prove, lo si dovrà

ritenere consentito quando le prove positive superino di misura quelle negative. Poiché la

previsione della regola di giudizio che impone il proscioglimento pieno dell imputato nell ipotesi di

insufficienza di prove si giustifica col fine di evitare l emanazione di una sentenza di condanna

allorché la differenza tra prove positive e negative sia lieve a vantaggio delle prime puo ripetersi

quanto si asseriva con riferimento al proscioglimento per insufficienza di prove e cioè che il valore

del favor rei e proprio questo che la legge considera la condanna ingiusta come un danno sociale

piu grave dell ingiusto proscioglimento e perciò esige dal giudice maggiore cautela per condannare

che non per prosciogliere

La tesi per cui il proscioglimento dell imputato dovuto a prove insufficienti va pronunciata anche

quando la differenza tra prove positive di resp e prove negative di innocenza sia lieve e a

vantaggio delle prime, l art 533 cpp., 1 co. per cui "il giudice pronuncia sentenza di condanna se

l'imputato risulta colpevole del reato contestatogli aldilà di ogni ragionevole dubbio"(modifica ex l.n.

46/06).

Vigente il codice abrogato era controverso se fosse consentito il proscioglimento per insufficienza

di prove laddove il dubbio concernesse l'esistenza di una causa di giustificazione: la

giurisprudenza optava in questo caso per la condanna, sostenendo spettasse all'imputato l'onere

di provare la causa di giustificazione; oggi l'art. 530 cpp., 3 co. impone il proscioglimento con

formula piena anche nel caso di dubbio sull'esistenza di una causa di giustificazione o di una

causa personale di non punibilità. Altra regola di giudizio è dettata dall'art. 529, 2 co. cpp. per

cui il giudice deve prosciogliere per mancanza di una condizione di procedibilità anche quando la

prova sull'esistenza della condizione di procedibilità sia insufficiente o contraddittoria; ai

sensi dell'art. 531, 2 co cpp. Dichiarazione di estinzione di reato: Salvo quanto disposto

dall'articolo 129 comma 2, il giudice, se il reato è estinto, pronuncia sentenza di non doversi

procedere enunciandone la causa nel dispositivo. Il giudice provvede nello stesso modo quando vi

è dubbio sull'esistenza di una causa di estinzione del reato. Il giudice deve dichiarare l'estinzione

del reato quando vi sia il dubbio sulla presenza di una causa estintiva (ad es. perché sia incerta

la modalità cronologica della commissione di un reato). Nel caso di sentenza di condanna il

giudice determina la pena e l'eventuale misura di sicurezza; se la condanna riguarda piu reati il

giudice stabilisce la pena per ciascuno di essi e determina la pena che deve essere applicata in

osservanza delle norme sul concorso di reati e pene o sulla continuazione. Può concedere il

beneficio della sospensione condizionale della pena o della non menzione nel casellario

giudiziario nonché procede nei casi previsti alla dichiarazione di delinquenza abituale,

professionale o per tendenza.

Provv sulle misure cautelari personali: Con la sentenza di proscioglimento, il giudice ordina la

liberazione dell'imputato in stato di custodia cautelare e dichiara la cessazione delle altre misure

cautelari personali eventualmente disposte. La stessa disposizione si applica nel caso di sentenza

di condanna che concede la sospensione condizionale della pena.

IL PROCEDIMENTO DAVANTI AL TRIBUNALE IN COMPOSIZIONE MONOCRATIVA E IL

PROCEDIMENTO DAVANTI AL GIUDICE DI PACE

Il procedimento davanti al giudice monocratico:

il libro ottavo del cpp disciplina il procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica.

Nel procedimento davanti al tribunale in composizione monocratica, per tutto ciò che non è

previsto nel presente libro o in altre disposizioni, si osservano le norme contenute nei libri che

precedono, in quanto applicabili. In questo ambito di procedimenti il codice individua una

distinzione tra i procedimenti instaurati mediante la citazione diretta a giudizio e i procedimenti che

vengono instaurati con un ordinaria richiesta di rinvio a giudizio, cui segue la celebrazione dell

udienza preliminare. Casi di citazione diretta a giudizio: Il pubblico ministero esercita l'azione

penale con la citazione diretta a giudizio quando si tratta di contravvenzioni ovvero di delitti puniti

con la pena della reclusione non superiore nel massimo a quattro anni o con la multa, sola o

congiunta alla predetta pena detentiva. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui

all'articolo. Per la determinazione della pena si osservano le disposizioni dell'articolo 4. La

disposizione del comma 1 si applica anche quando si procede per uno dei seguenti reati:

a) violenza o minaccia a un pubblico ufficiale prevista dall'articolo 336 del codice penale;

b) resistenza a un pubblico ufficiale prevista dall'articolo 337 del codice penale;

c) oltraggio a un magistrato in udienza aggravato a norma dell'articolo 343, secondo comma, del

codice penale;

d) violazione di sigilli aggravata a norma dell'articolo 349, secondo comma, del codice penale;

e) rissa aggravata a norma dell'articolo 588, secondo comma, del codice penale, con esclusione

delle ipotesi in cui nella rissa taluno sia rimasto ucciso o abbia riportato lesioni gravi o gravissime;

f) furto aggravato a norma dell'articolo 625 del codice penale;

g) ricettazione prevista dall'articolo 648 del codice penale.

Se il pubblico ministero ha esercitato l'azione penale con citazione diretta per un reato per il quale

è prevista l'udienza preliminare e la relativa eccezione è proposta entro il termine indicato

dall'articolo 491, comma 1, il giudice dispone con ordinanza la trasmissione degli atti al pubblico

ministero.

Il principale elemento di differenziazione rispetto al procedimento di competenza del tribunale

collegiale e della corte d assiste è la mancanza dell udienza preliminare. Nel caso di procedimenti

connessi, se la citazione diretta a giudizio è ammessa solo per alcuni di essi, il pubblico ministero

presenta per tutti la richiesta di rinvio a giudizio a norma dell'articolo 416. Per quanto concerne il

decreto di citazione a giudizio: Il decreto di citazione a giudizio contiene:

a) le generalità dell'imputato o le altre indicazioni personali che valgono a identificarlo nonché le

generalità delle altre parti private, con l'indicazione dei difensori;

b) l'indicazione della persona offesa, qualora risulti identificata;

c) l'enunciazione del fatto, in forma chiara e precisa, delle circostanze aggravanti e di quelle che

possono comportare l'applicazione di misure di sicurezza, con l'indicazione dei relativi articoli di

legge;

d) l'indicazione del giudice competente per il giudizio nonché del luogo, del giorno e dell'ora della

comparizione, con l'avvertimento all'imputato che non comparendo sarà giudicato in contumacia;

e) l'avviso che l'imputato ha facoltà di nominare un difensore di fiducia e che, in mancanza, sarà

assistito dal difensore di ufficio;

f) l'avviso che, qualora ne ricorrano i presupposti, l'imputato, prima della dichiarazione di apertura

del dibattimento di primo grado, può presentare le richieste previste dagli articoli 438 e 444 ovvero

presentare domanda di oblazione;

g) l'avviso che il fascicolo relativo alle indagini preliminari è depositato nella segreteria del pubblico

ministero e che le parti e i loro difensori hanno facoltà di prenderne visione e di estrarne copia;

h) la data e la sottoscrizione del pubblico ministero e dell'ausiliario che lo assiste.

Qualora si proceda per lesioni colpose grave o gravissime commessi con violazione delle norme

sulla disciplina della circolazione stradale o quelle per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, il

decreto di citazione a giudizio deve essere emesso entro trenta giorni dalla chiusura delle indagini

preliminari. Qualora si proceda per taluni dei reati previsti dall'articolo 590, terzo comma, del

codice penale, la data di comparizione di cui al comma 1, lettera d), è fissata non oltre novanta

giorni dalla emissione del decreto. Il decreto è nullo se l'imputato non è identificato in modo certo

ovvero se manca o è insufficiente l'indicazione di uno dei requisiti previsti dalle lettere c), d), e) ed

f) del comma 1. Il decreto è altresí nullo se non è preceduto dall'avviso previsto dall'articolo 415bis,

nonché dall'invito a presentarsi per rendere l'interrogatorio ai sensi dell'articolo 375, comma 3,

qualora la persona sottoposta alle indagini lo abbia richiesto entro il termine di cui al comma 3 del

medesimo articolo 415bis. Il decreto di citazione è notificato all'imputato, al suo difensore e alla

parte offesa almeno sessanta giorni prima della data fissata per l'udienza di comparizione. Nei casi

di urgenza, di cui deve essere data motivazione, il termine è ridotto a quarantacinque giorni. Il

decreto di citazione è depositato dal pubblico ministero nella segreteria unitamente al fascicolo

contenente la documentazione, gli atti e le cose indicati nell'articolo 416, comma 2.

Il pubblico ministero forma il fascicolo per il dibattimento e lo trasmette al giudice con il decreto di

citazione immediatamente dopo la notificazione. Il giudice per le indagini preliminari è competente

ad assumere gli atti urgenti a norma dell'articolo 467 e provvede sulle misure cautelari fino a

quando il decreto, unitamente al fascicolo per il dibattimento, non è trasmesso al giudice a norma

dell'articolo 553, comma 1. Udienza di comparizione a seguito della citazione diretta: Almeno sette

giorni prima della data fissata per l'udienza di comparizione, le parti devono, a pena di

inammissibilità, depositare in cancelleria le liste dei testimoni, periti o consulenti tecnici nonché

delle persone indicate nell'articolo 210 di cui intendono chiedere l'esame. Prima della dichiarazione

di apertura del dibattimento, l'imputato o il pubblico ministero può presentare la richiesta prevista

dall'articolo 444, comma 1; l'imputato, inoltre, può richiedere il giudizio abbreviato o presentare

domanda di oblazione. Il giudice, quando il reato è perseguibile a querela, verifica se il querelante

è disposto a rimettere la querela e il querelato ad accettare la remissione. Se deve procedersi al

giudizio, le parti, dopo la dichiarazione di apertura del dibattimento, indicano i fatti che intendono

provare e chiedono l'ammissione delle prove; inoltre, le parti possono concordare l'acquisizione al

fascicolo per il dibattimento di atti contenuti nel fascicolo del pubblico ministero, nonché della

documentazione relativa all'attività di investigazione difensiva. Per tutto ciò che non è

espressamente previsto si osservano le disposizioni contenute nel libro settimo, in quanto

compatibili.

Regole particolari sono previste con riferimento a riti alternativi. Per quanto concerne il

patteggiamento e il giudizio abbreviato occorre distinguere a seconda che si proceda con citazione

diretta o udienza preliminare. Nel secondo caso nulla quaestio. Per il giudizio abbreviato e per

l'applicazione della pena su richiesta si osservano, rispettivamente, le disposizioni dei titoli I e II del

libro sesto, in quanto applicabili. Se manca l'udienza preliminare, si applicano, secondo i casi, le

disposizioni degli articoli 555, comma 2, 557 e 558, comma Si osserva altresì, in quanto

applicabile, la disposizione dell'articolo 441bis; nel caso di cui al comma 4 di detto articolo, il

giudice, revocata l'ordinanza con cui era stato disposto il giudizio abbreviato, fissa l'udienza per il

giudizio. nel primo caso patteggiamento e giudizio abbreviato potranno svolgersi nell udienza di

comparizione del 555 o davanti al giudice per le indagini preliminari a seguito di richiesta

presentata dall imputato contestualmente all atto di opposizione a decreto penale o dopo la

convalida davanti al giudice del dibattimento di fronte al quale l arrestato sia stato condotto per la

convalida e il contestuale giudizio direttissimo.

Procedimento per decreto: Con l'atto di opposizione l'imputato chiede al giudice di emettere il

decreto di citazione a giudizio ovvero chiede il giudizio abbreviato o l'applicazione della pena a

norma dell'articolo 444 o presenta domanda di oblazione. Nel giudizio conseguente

all'opposizione, l'imputato non può chiedere il giudizio abbreviato o l'applicazione della pena su

richiesta, né presentare domanda di oblazione. In ogni caso, il giudice revoca il decreto penale di

condanna. Si osservano le disposizioni del titolo V del libro sesto, in quanto applicabili.

Convalida dell arresto e giudizio direttissimo: Gli ufficiali o gli agenti di polizia giudiziaria che hanno

eseguito l'arresto in flagranza o che hanno avuto in consegna l'arrestato lo conducono

direttamente davanti al giudice del dibattimento per la convalida dell'arresto e il contestuale

giudizio, sulla base della imputazione formulata dal pubblico ministero. In tal caso citano anche

oralmente la persona offesa e i testimoni e avvisano il difensore di fiducia o, in mancanza, quello

designato di ufficio a norma dell'articolo 97, comma 3. Quando il giudice non tiene udienza, gli

ufficiali o gli agenti di polizia giudiziaria che hanno eseguito l'arresto o che hanno avuto in

consegna l'arrestato gliene danno immediata notizia e presentano l'arrestato all'udienza che il

giudice fissa entro quarantotto ore dall'arresto. Non si applica la disposizione prevista dall'articolo

386, comma 4. Il giudice al quale viene presentato l'arrestato autorizza l'ufficiale o l'agente di

polizia giudiziaria a una relazione orale e quindi sente l'arrestato per la convalida dell'arresto. Se il

pubblico ministero ordina che l'arrestato in flagranza sia posto a sua disposizione, lo può

presentare direttamente all'udienza, in stato di arresto, per la convalida e il contestuale giudizio,

entro quarantotto ore dall'arresto. Si applicano al giudizio di convalida le disposizioni dell'art. 391,

in quanto compatibili. Salvo quanto previsto dal comma 4-ter, nei casi di cui ai commi 2 e 4 il

pubblico ministero dispone che l'arrestato sia custodito in uno dei luoghi indicati nel comma 1

dell'articolo 284. In caso di mancanza, indisponibilità o inidoneità di tali luoghi, o quando essi sono

ubicati fuori dal circondario in cui è stato eseguito l'arresto, o in caso di pericolosità dell'arrestato, il

pubblico ministero dispone che sia custodito presso idonee strutture nella disponibilità degli ufficiali

o agenti di polizia giudiziaria che hanno eseguito l'arresto o che hanno avuto in consegna

l'arrestato. In caso di mancanza, indisponibilità o inidoneità di tali strutture, o se ricorrono altre

specifiche ragioni di necessità o di urgenza, il pubblico ministero dispone con decreto motivato che

l'arrestato sia condotto nella casa circondariale del luogo dove l'arresto è stato eseguito ovvero, se

ne possa derivare grave pregiudizio per le indagini, presso altra casa circondariale vicina. Nei casi

previsti dall'articolo 380, comma 2, lettere e-bis) ed f), il pubblico ministero dispone che l'arrestato

sia custodito presso idonee strutture nella disponibilità degli ufficiali o agenti di polizia giudiziaria

che hanno eseguito l'arresto o che hanno avuto in consegna l'arrestato. Si applica la disposizione

di cui al comma 4-bis, terzo periodo. Se l'arresto non è convalidato, il giudice restituisce gli atti al

pubblico ministero. Il giudice procede tuttavia a giudizio direttissimo quando l'imputato e il pubblico

ministero vi consentono. Se l'arresto è convalidato a norma dei commi precedenti, si procede

immediatamente al giudizio. L'imputato ha facoltà di chiedere un termine per preparare la difesa

non superiore a cinque giorni. Quando l'imputato si avvale di tale facoltà, il dibattimento è sospeso

fino all'udienza immediatamente successiva alla scadenza del termine. Subito dopo l'udienza di

convalida, l'imputato può formulare richiesta di giudizio abbreviato ovvero di applicazione della

pena su richiesta. In tal caso il giudizio si svolge davanti allo stesso giudice del dibattimento. Si

applicano le disposizioni dell'articolo 452, comma 2. Il pubblico ministero può, altresì, procedere al

giudizio direttissimo nei casi previsti dall'articolo 449, commi 4 e 5.

Dibattimento: Il dibattimento si svolge secondo le norme stabilite per il procedimento davanti al

tribunale in composizione collegiale, in quanto applicabili. Anche fuori dei casi previsti dall'articolo

140, il verbale di udienza è redatto soltanto in forma riassuntiva se le parti vi consentono e il

giudice non ritiene necessaria la redazione in forma integrale. L'esame diretto e il controesame dei

testimoni, dei periti, dei consulenti tecnici, delle persone indicate nell'articolo 210 e delle parti

private sono svolti dal pubblico ministero e dai difensori. Su concorde richiesta delle parti, l'esame

può essere condotto direttamente dal giudice sulla base delle domande e contestazioni proposte

dal pubblico ministero e dai difensori. In caso di impedimento del giudice, la sentenza è sottoscritta

dal presidente del tribunale previa menzione della causa della sostituzione.

Il procedimento davanti il giudice di pace

Il d.lgs. del 2000 n274contiene la disciplina del procedimento penale per i reati di competenza del

giudice di pace. il giudice di pace ha limitata competenza in materia penale estesa a reati che

riflettono situazioni tipiche di microconflittualità individuale e che si caratterizzano in quanto tali sia

per il carattere non complesso delle valutazioni in fatto e in diritto richieste ai fini del loro

accertamento, sia per la circostanza di presentarsi alle soluzioni conciliative e risarcitorie che il

giudice di pace ha lo specifico obbligo di promuovere. L art 15 della legge delega prevedeva che

dovessero venire attribuiti alla competenza del giudice di pace:

A) I delitti di percosse, lesioni personali punibili a querela della persona offesa a esclusione

dei fatti posti contro il convivente, lesioni personali colpose, limitatamente alle fattispecie

perseguibili a querela di parte e a esclusione delle fattispecie connesse alla colpa

professionale, dei fatti commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli

infortuni sul lavoro o relative all igiene del lavoro o che abbiano determinato una malattia

professionale quando in tutti i casi anzidetti la malattia abbia durata superiore ai 20 gg

nonché a eccezione delle ipotesi di lesioni colpose quando si tratti di fatto commesso da

soggetto in stato di ebbrezza alcolica ovvero sotto effetto di sostanze stupefacenti, cosi

come previsto da l 2008; omissione di soccorso, ingiuria, diffamazione, minaccia ecc

B) Le contravvenzioni relative a somministrazione di bevande alcoliche a minori o infermi di

mente, determinazione in altri dello stato di ubriachezza, inosservanza dell obbligo di

istruzione elementare dei minori

C) Reati previsti da leggi penali speciali tra cui: reati puniti con una pena detentiva non

superiore a 4 mesi nel massimo, o con una pena pecuniaria sola o congiunta alla predetta

pena a eccezione delle ipotesi di pene aggravate; reati per i quali non sussistono particolari

difficoltà interpretative o non ricorre la necessità di procedere a indagini o valutazioni

complesse in fatto o diritti e per il quali e possibile l eliminazione delle conseguenze

dannose del reato anche attraverso restituzioni o risarcimento danno.

D) Reati che non rientrano nell ambito di violazioni finanziarie.

La legge del 2006 il legislatore ha inasprito le sanzioni per i reati di lesioni colpose gravi e

gravissime quando la commissione degli stessi derivi dalla violazione delle norme sulla

circolazione stradale o di quelle per la prevenzione degli infortuni sul lavoro. Tale variazione

poneva un problema di individuazione del giudice competente per materia in ordine a tali reati.

In seguito al pacchetto sicurezza del 2008 i delitti del 590 cp sono di competenza del giudice di

pace seppur limitatamente alle fattispecie perseguibili a querela di parte e a esclusione delle

fattispecie connesse alla colpa professionale e dei fatti commessi con violazione delle norme per

la prevenzione degli infortuni sul lavoro o relative all igiene del lavoro o che abbiano determinato

malattia professionale quando da ciò derivi malattia professionale superiore a 20 gg. L art 2 della

legge del 2006 aveva riformato l art 590 comma tre disponendo Se i fatti di cui al secondo comma

sono commessi con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale o di quelle

per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena per le lesioni gravi è della reclusione da tre

mesi a un anno o della multa da euro 500 a euro 2.000 e la pena per le lesioni gravissime è della

reclusione da uno a tre anni. Nei casi di violazione delle norme sulla circolazione stradale, se il

fatto è commesso da soggetto in stato di ebbrezza alcolica ai sensi dell'articolo 186, comma 2,

lettera c), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni, ovvero da

soggetto sotto l'effetto di sostanze stupefacenti o psicotrope, la pena per le lesioni gravi è della

reclusione da sei mesi a due anni e la pena per le lesioni gravissime è della reclusione da un anno

e sei mesi a quattro anni. Se si considera come al giudice di pace non competa la possibilità di

irrogare sanzioni detentive, appariva chiaro che ritenere che i reati di cui si discute restassero di

competenza di tale organo, avrebbe portato a vanificare l aggravamento sanzionatorio.

L art 4 della legge 2006 aveva anche modificato il 552 cpp che disciplina il promovimento dell

azione penale innanzi al tribunale ordinario in composizione monocratica abbreviando i termini per

la fissazione del giudizio con riferimento ai reati del 590 comma 3. L intenzione del legislatore

sembrava chiara. La competenza per materia del giudice di pace ricomprende anche fattispecie

criminose punite con pena detentiva ciò non significa che il giudice di pace possa irrogare la pena

della reclusione o dell arresto. E stato creato uno specifico apparato sanzionatorio per i reati

devoluti alla competenza di tale giudice in virtù del quale si applicano la pena della multa o dell

ammenda o secondo i casi: la permanenza domiciliare e il lavoro di pubblica utilità. Tali

disposizioni si applicano anche quando per effetto di connessione, i reati assegnati alla

competenza del giudice di pace vengono giudicati da un giudice diverso. Nel procedimento davanti

al giudice di pace non esiste il giudice per le indagini preliminari; competente per gli atti da

compiere nella fase investigativa e il giudice di pace del luogo ove ha sede il tribunale del

circondario in cui e compreso il giudice territorialmente competente. Le funzioni di pm sono svolte

dal procuratore della repubblica presso il tribunale nel cui icrcondario ha sede il giudice di pace. tali

funzioni sono delegabili a soggetti diversi a seconda dei casi. Nel procedimento penale davanti al

giudice di pace si osservano le norme contenute nel codice di procedura penale e le norme di

attuazione e coordinamento del medesimo codice a eccezione delle disposizioni relative:

- All incidente probatorio

- All arresto in flagranza e al fermo di indiziato di delitto

- Alle misure cautelari personali

- Alla proroga del termine delle indagini

- All udienza preliminare

- Al giudzio abbreviato

- All applicazione della pena su richiesta

- Al giudizio direttissimo

- Al giudizio immediato

- Al decreto penale di condanna.

La fase delle indagini preliminari e quella di instaurazione del processo sono disciplinate in termini

eccentrici rispetto ai canoni del procedimento davanti al tribunale o alla corte d assise. La polizia

giudiziaria acquisita la notizia di reato compie di propria iniziativa tutti gli atti di indagine necessari

per la ricostruzione del fatto e per l individuazione del colpevole. Ove ritenga di dover compiere

accertamenti tecnici irripetibili o interrogatori o confronti cui partecipi la persona sottoposta alle

indagini, la polizia giudiziaria puo richiedere al pm l autorizzazione al compimento dell atto. In

questi casi il pm puo concedere l autorizzazione o decidere di svolgere personalmente le indagini o

di compiere in prima persona singoli atti investigativi. Concluse le indagini la polizia giudiziaria

entro 4 mesi dall acquisizione della notizia di reato ne riferisce al pm con relazione scritta,

indicando al pm il gg e l ora in cui ha acquisito la notizia. Se la notizia di reato risulta fondata, la

polizia giudiziaria enuncia nella relazione il fatto in forma chiara e precisa con k indicazione degli

art di legge che si assumono violati e richiede l autorizzazione a disporre la comparizione della

persona sottoposta alle indagini davanti al giudice di pace. S intende che la relazione puo anche

chiudersi con un invito rivolto al pm affinché richieda l archiviazione della notizia di reato.

A questo punto il pm iscritta la notizia di reato nel registro puo assumere le proprie determinazioni

in ordine all esercizio dell azione penale o ritenere necessarie altre indagini. Se ritiene necessarie

altre indagini, il pm vi provvedere personalmente o si avvale della polizia giudiziaria impartendo

direttive o delegando il compimento di specifici atti. Il termine ordinario per il compimento di tali

indagini e di 4 mesi dall iscrizione della notizia di reato. Gli atti di indagine compiuti dopo la

scadenza dei termini non possono essere usati. Al termine delle indagini compiute personalmente

il pm e chiamato a sciogliere la consueta alternativa tra richiesta di archiviazione della notizia di

reato e esercizio dell azione penale. La richiesta di archiviazione va presentata nelle ipotesi

ordinarie di infondatezza della notizia di reato, nelle ipotesi di mancanza di una condizione di

procedibilità, estinzione del reato, fatto non previsto da legge come reato, nonché nelle ipotesi di

particolare tenuità del fatto purché in quest’ultima evenienza non risulti un interesse della persona

offesa alla prosecuzione del procedimento. Per quanto riguarda gli sviluppi successivi della

procedura di archiviazione, la principale differenza rispetto al modello ordinario è costituita dal

gatto che la decisione del giudice non e mai preceduta dalla celebrazione dell udienza camerale

prevista dal 409. Anche in presenza di un opposizione ammissibile della persona offesa il giudice

se accoglie la richiesta, dispone de plano l archiviazione con decreto, altrimenti restituisce con

ordinanza gli atti al pm indicando le ulteriori indagini necessarie e fissando il termine indispensabile

per il loro compimento ovvero disponendo che entro 10 gg il pm formuli l imputazione.

Laddove non ritenga sussistenti i presupposti per la richiesta di archiviazione, il pm esercita l

azione penale formulando l imputazione e autorizzando la citazione dell imputato. L atto di

esercizio dell azione penale e strutturato come autorizzazione alla citazione dell imputato che

doveva essere sottoscritta e notificata a cura della polizia giudiziaria, sia pure sulla base dell

imputazione formulata dal pm. La citazione deve essere sottoscritta a pena di nullità dal pm o dall

assistente giudiziario e la citazione delle parti è disposta a cura dell ufficiale giudiziario. Nel

silenzio della legge deve ritenersi che l esercizio dell azione penale non deve essere preceduto nel

procedimento davanti al giudice di pace, dal deposito degli atti investigativi e dall invio dell avviso

di conclusione delle indagini., se non altro il diritto di contestare preventivamente l esistenza dei

presupposti per l esercizio dell azione penale viene negato all imputato, nel procedimento de quo,

e almeno quando: l azione viene promossa nel procedimento su ricorso della persona offesa e

quando l azione viene promossa per ordine del giudice dell archiviazione. Ritenere che la

tendenza si inverta nel solo caso dell azione penale regolarmente esercitata all esito delle indagini

significherebbe attribuire al sistema connotati di scarsa coerenza.

La vocatio in iudicium dell imputato avviene con atto di citazione emanato dal pm e notificato a

cura dell ufficiale giudiziario, all imputato, al suo difensore e alla parte offesa almeno trenta giorni

prima dell udienza. La citazione contiene:

a) le generalità dell'imputato e le altre indicazioni personali che valgono ad identificarlo;

b) l'indicazione della persona offesa, qualora risulti identificata;

c) l'imputazione formulata dal pubblico ministero e l'indicazione delle fonti di prova di cui si chiede

l'ammissione. Se viene chiesto l'esame di testimoni o consulenti tecnici, nell'atto devono essere

indicate, a pena di inammissibilità, le circostanze su cui deve vertere l'esame;

d) l'indicazione del giudice competente per il giudizio, nonchè del luogo, del giorno e dell'ora della

comparizione, con l'avvertimento all'imputato che non comparendo sarà giudicato in contumacia;

e) l'avviso che l'imputato ha facoltà di nominare un difensore di fiducia e che, in mancanza, sarà

assistito da difensore di ufficio;

f) l'avviso che il fascicolo relativo alle indagini preliminari è depositato presso la segreteria del

pubblico ministero e che le parti e loro difensori hanno facoltà di prenderne visione e di estrarne

copia.

La citazione deve essere sottoscritta, a pena di nullità, dal pubblico ministero o dall'assistente

giudiziario. La citazione è notificata, a cura dell'ufficiale giudiziario, all'imputato, al suo difensore e

alla parte offesa almeno trenta giorni prima della data dell'udienza. La citazione a giudizio è

depositata nella segreteria del pubblico ministero unitamente al fascicolo contenente la

documentazione relativa alle indagini espletate, il corpo del reato e le cose pertinenti al reato,

qualora non debbano essere custoditi altrove. La citazione è nulla se l'imputato non è identificato

in modo certo ovvero se manca o è insufficiente l'indicazione di uno dei requisiti previsti dal comma

2, lettere c), d) ed e).

Per i reati procedibili d’ufficio, in caso di flagranza di reato ovvero quando la prova è evidente, la

polizia giudiziaria chiede al pubblico ministero l’autorizzazione a presentare immediatamente

l’imputato a giudizio dinanzi al giudice di pace. La richiesta di cui al comma 1, depositata presso la

segreteria del pubblico ministero, contiene:

a) le generalità dell’imputato e del suo difensore, ove nominato;

b) l’indicazione delle persone offese dal reato;

c) la descrizione, in forma chiara e precisa, del fatto che si addebita all’imputato, con l’indicazione

degli articoli di legge che si assumono violati;

d) l’indicazione delle fonti di prova a sostegno della richiesta, nonché le generalità dei testimoni e

dei consulenti tecnici, con espressa indicazione delle circostanze su cui deve vertere l’esame;

e) la richiesta di fissazione dell’udienza per procedere nei confronti delle persone citate a giudizio.

Salvo che ritenga di richiedere l’archiviazione, il pubblico ministero autorizza la presentazione

immediata nei quindici giorni successivi, indicando la data e l’ora del giudizio dinanzi al giudice di

pace e nominando un difensore d’ufficio all’imputato che ne è privo. Se non ritiene sussistere i

presupposti per la presentazione immediata o se ritiene la richiesta manifestamente infondata

ovvero presentata dinanzi ad un giudice di pace incompetente per territorio, il pubblico ministero

provvede ai sensi dell’articolo 25, comma 2. L’ufficiale giudiziario notifica senza ritardo all’imputato

e al suo difensore copia della richiesta di cui al comma 2 e dell’autorizzazione del pubblico

ministero contenente:

a) l’avviso all’imputato che se non compare sarà giudicato in contumacia;

b) l’avviso all’imputato che ha diritto di nominare un difensore di fiducia e che in mancanza sarà

assistito da difensore di ufficio;

c) l’avviso che il fascicolo relativo alle indagini è depositato presso la segreteria del pubblico

ministero e che le parti e i loro difensori hanno facoltà di prenderne visione e di estrarne copia.

Citazione contestuale dell’imputato in udienza in casi particolari: quando ricorrono gravi e

comprovate ragioni di urgenza che non consentono di attendere la fissazione dell’udienza ai sensi

del comma 3 del medesimo articolo, ovvero se l’imputato si trova a qualsiasi titolo sottoposto a

misure di limitazione o privazione della libertà personale, la polizia giudiziaria formula altresì

richiesta di citazione contestuale per l’udienza. Quando il pubblico ministero dispone la citazione,

la polizia giudiziaria conduce l’imputato che si trova a qualsiasi titolo sottoposto a misure di

limitazione o privazione della libertà personale direttamente dinanzi al giudice di pace per la

trattazione del procedimento, salvo che egli espressamente rinunzi a partecipare all’udienza. Se

l’imputato non si trova sottoposto a misure di limitazione o privazione della libertà personale, la

polizia giudiziaria notifica immediatamente allo stesso la richiesta di cui al comma 1 e il

provvedimento del pubblico ministero. Copia della richiesta e del provvedimento del pubblico

ministero sono altresì comunicati immediatamente al difensore. La citazione in giudizio dell

imputato puo anche essere disposta dal giudice di pace all esito di una procedura di instaurazione

del processo che costituisce uno dei tratti innovativi in esame. Ne è protagonista la persona offesa

del reato, la quale puo stimolare un atipica vocatio in iudicium dell imputato non preceduta da

indagini preliminari. Non si tratta di un vero e proprio esercizio privato dell azione penale posto che

la scelta di promuovere o meno l azione resta comunque affidata al pm.

Per i reati procedibili a querela è ammessa la citazione a giudizio dinanzi al giudice di pace della

persona alla quale il reato è attribuito su ricorso della persona offesa. Il ricorso deve contenere:

a) l'indicazione del giudice;

b) le generalità del ricorrente e, se si tratta di persona giuridica o di associazione non riconosciuta,

la denominazione dell'ente, con l'indicazione del legale rappresentante;

c) l'indicazione del difensore del ricorrente e la relativa nomina;

d) l'indicazione delle altre persone offese dal medesimo reato delle quali il ricorrente conosca

l'identità;

e) le generalità della persona citata a giudizio;

f) la descrizione, in forma chiara e precisa, del fatto che si addebita alla persona citata a giudizio,

con l'indicazione degli articoli di legge che si assumono violati;

g) i documenti di cui si chiede l'acquisizione;

h) l'indicazione delle fonti di prova a sostegno della richiesta, nonchè delle circostanze su cui deve

vertere l'esame dei testimoni e dei consulenti tecnici;

i) la richiesta di fissazione dell'udienza per procedere nei confronti delle persone citate a giudizio.

Il ricorso deve essere sottoscritto dalla persona offesa o dal suo legale rappresentante e dal

difensore. La sottoscrizione della persona offesa è autenticata dal difensore. La presentazione del

ricorso produce gli stessi effetti della presentazione della querela.

Il ricorso, previamente comunicato al pubblico ministero mediante deposito di copia presso la sua

segreteria, è presentato, a cura del ricorrente, con la prova dell'avvenuta comunicazione, nella

cancelleria del giudice di pace competente per territorio nel termine di tre mesi dalla notizia del

fatto che costituisce reato. Se per il medesimo fatto la persona offesa ha già presentato querela,

deve farne menzione nel ricorso, allegandone copia e depositando altra copia presso la segreteria

del pubblico ministero. Nel caso previsto dal comma 2, il giudice di pace dispone l'acquisizione

della querela in originale. Quando si procede in seguito a ricorso sono inapplicabili le diverse

disposizioni che regolano la procedura ordinaria. La costituzione di parte civile deve avvenire, a

pena di decadenza, con la presentazione del ricorso. La richiesta motivata di restituzione o di

risarcimento del danno contenuta nel ricorso è equiparata a tutti gli effetti alla costituzione di parte

civile. Il ricorso è inammissibile:

a) se è presentato oltre il termine indicato dall'articolo 22, comma 1;

b) se risulta presentato fuori dei casi previsti;

c) se non contiene i requisiti indicati nell'articolo 21, comma 2, ovvero non risulta sottoscritto a

norma dei commi 3 e 4 del medesimo articolo;

d) se è insufficiente la descrizione del fatto o l'indicazione delle fonti di prova;

e) se manca la prova dell'avvenuta comunicazione al pubblico ministero.

Entro dieci giorni dalla comunicazione del ricorso il pubblico ministero presenta le sue richieste

nella cancelleria del giudice di pace. Se ritiene il ricorso inammissibile o manifestamente infondato,

ovvero presentato dinanzi ad un giudice di pace incompetente per territorio, il pubblico ministero

esprime parere contrario alla citazione altrimenti formula l'imputazione confermando o modificando

l'addebito contenuto nel ricorso.

Provvedimenti del giudice di pace: Decorso il termine indicato nell'articolo 25, il giudice di pace,

anche se il pubblico ministero non ha presentato richieste, provvede a norma dei commi 2, 3 e 4.

Se ritiene il ricorso inammissibile o manifestamente infondato, il giudice di pace ne dispone la

trasmissione al pubblico ministero per l'ulteriore corso del procedimento. Se il ricorso risulta

presentato per un reato che appartiene alla competenza di altro giudice, il giudice di pace ne

dispone, con ordinanza, la trasmissione al pubblico ministero.

Se riconosce la propria incompetenza per territorio, il giudice di pace la dichiara con ordinanza e

restituisce gli atti al ricorrente che, nel termine di venti giorni, ha facoltà di reiterare il ricorso

davanti al giudice competente. L'inosservanza del termine è causa di inammissibilità del ricorso.

Da queste norme emerge una complessa trama di rapporti tra pm e giudice di pace. se il pm ha

formulato l imputazione, il giudice non sembra legittimato a restituire gli atti all organo dell accusa,

neppure dove ritenga inammissibile o manifestamente infondato il ricorso: essendo stata ormai

esercitata l azione penale, una soluzione diversa dalla convocazione in giudizio dell imputato

contrasterebbe con il principio di non regressione. Se il pm ha espresso parere contrario alla

citazione in giudizio dell imputato o non ha presentato alcuna richiesta, il giudice sembrerebbe

legittimato a emanare il decreto di convocazione delle parti, configurandosi il suo intervento come

un controllo sull’indebito mancato esercizio dell azione penale assimilabile a quello che compete al

giudice dell archiviazione.

Decreto di convocazione delle parti: il giudice di pace, entro venti giorni dal deposito del ricorso,

convoca le parti in udienza con decreto. Tra il giorno del deposito del ricorso e l'udienza non

devono intercorrere più di novanta giorni. Il decreto contiene:

a) l'indicazione del giudice che procede, nonchè del luogo, del giorno e dell'ora della comparizione;

b) le generalità della persona nei cui confronti è stato presentato il ricorso, con l'invito a comparire

e l'avvertimento che non comparendo sarà giudicato in contumacia;

c) l'avviso che ha facoltà di nominare un difensore di fiducia e che, in mancanza, sarà assistito dal

difensore di ufficio nominato nel decreto;

d) la trascrizione dell'imputazione;

e) la data e la sottoscrizione del giudice e dell'ausiliario che l'assiste.

Il decreto, unitamente al ricorso, è notificato, a cura del ricorrente, al pubblico ministero, alla

persona citata in giudizio e al suo difensore almeno venti giorni prima dell'udienza. Entro lo stesso

termine il ricorrente notifica il decreto alle altre persone offese di cui conosca l'identità. La

convocazione è nulla se l'imputato non è identificato in modo certo ovvero se manca o è

insufficiente l'indicazione di uno dei requisiti previsti dal comma 3, lettere a), b), c) e d).

Pluralità di persone offese: Il ricorso presentato da una fra più persone offese non impedisce alle

altre di intervenire nel processo, con l'assistenza di un difensore e con gli stessi diritti che spettano

al ricorrente

principale. Le persone offese intervenute possono costituirsi parte civile prima della dichiarazione

di apertura del dibattimento. La mancata comparizione delle persone offese, alle quali il decreto sia

stato regolarmente notificato ai sensi dell'articolo 27, comma 4, equivale a rinuncia al diritto di

querela ovvero alla

remissione della querela, qualora sia stata già presentata.

Udienza di comparizione: Almeno sette giorni prima della data fissata per l'udienza di

comparizione, il pubblico ministero o la persona offesa nel caso previsto dall'articolo 21,

depositano nella cancelleria del giudice di pace l'atto di citazione a giudizio con le relative notifiche.

Fuori dei casi previsti dagli articoli 20 e 21, le parti che intendono chiedere l'esame dei testimoni,

periti o consulenti tecnici nonchè delle persone indicate nell'articolo 210 del codice di procedura

penale, devono, a pena di inammissibilità, almeno sette giorni prima della data fissata per l'udienza

di comparizione, depositare in cancelleria le liste con l'indicazione delle circostanze su cui deve

vertere l'esame. Nei casi in cui occorre rinnovare la convocazione o la citazione a giudizio ovvero

le relative notificazioni, vi provvede il giudice di pace, anche d'ufficio. Il giudice, quando il reato è

perseguibile a querela, promuove la conciliazione tra le parti. In tal caso, qualora sia utile per

favorire la conciliazione, il giudice può rinviare l'udienza per un periodo non superiore a due mesi

e, ove occorra, può avvalersi anche dell'attività di mediazione di centri e strutture pubbliche o

private presenti sul territorio. In ogni caso, le dichiarazioni rese dalle parti nel corso dell'attività di

conciliazione non possono essere in alcun modo utilizzate ai fini della deliberazione. In caso di

conciliazione è redatto processo verbale attestante la remissione di querela o la rinuncia al ricorso

di cui all'articolo 21 e la relativa accettazione. La rinuncia al ricorso produce gli stessi effetti della

remissione della querela. Prima della dichiarazione di apertura del dibattimento l'imputato può

presentare domanda di oblazione. Dopo la dichiarazione di apertura del dibattimento, se può

procedersi immediatamente al giudizio, il giudice ammette le prove richieste escludendo quelle

vietate dalla legge, superflue o irrilevanti e invita le parti ad indicare gli atti da inserire nel fascicolo

per il dibattimento, provvedendo a norma dell'articolo 431 del codice di procedura penale. Le parti

possono concordare l'acquisizione al fascicolo del dibattimento di atti contenuti nel fascicolo del

pubblico ministero, della documentazione relativa all'attività di investigazione difensiva, nonchè

della documentazione allegata al ricorso di cui all'articolo 21. Se occorre fissare altra udienza per il

giudizio, il giudice autorizza ciascuna parte alla citazione dei propri testimoni o consulenti tecnici,

escludendo le testimonianze vietate dalla legge e quelle manifestamente sovrabbondanti. La parte

che omette la citazione decade dalla prova.

Udienza di comparizione a seguito di ricorso al giudice da parte della persona offesa: La mancata

comparizione all'udienza del ricorrente o del suo procuratore speciale non dovuta ad impossibilità

a comparire per caso fortuito o forza maggiore determina l'improcedibilità del ricorso, salvo che

l'imputato o la persona offesa intervenuta e che abbia presentato querela chieda che si proceda al

giudizio. Con l'ordinanza con cui dichiara l'improcedibilità del ricorso ai sensi del comma 1, il

giudice di pace condanna il ricorrente alla rifusione delle spese processuali, nonchè al risarcimento

dei danni in favore della persona citata in giudizio che ne abbia fatto domanda. Se il reato

contestato nell'imputazione non rientra tra quelli per cui è ammessa la citazione a giudizio su

istanza della persona offesa, il giudice di pace trasmette gli atti al pubblico ministero, salvo che

l'imputato chieda che si proceda ugualmente al giudizio.

Fissazione di nuova udienza a seguito di impossibilità a comparire: In caso di dichiarazione di

improcedibilità ai sensi dell'articolo 30, comma 1, il ricorrente può presentare istanza di fissazione

di nuova udienza se prova che la mancata comparizione è stata dovuta a caso fortuito o a forza

maggiore. L'istanza è presentata al giudice di pace entro dieci giorni dalla cessazione del fatto

costituente caso fortuito o forza maggiore. Il termine è stabilito a pena di decadenza. Se accoglie

l'istanza, il giudice di pace convoca le parti per una nuova udienza ai sensi dell'articolo 27,

invitando il ricorrente a provvedere alle notifiche a norma del comma 4 dello stesso Articolo. Contro

il decreto motivato che respinge la richiesta di fissazione di nuova udienza può essere proposto

ricorso al tribunale in composizione monocratica, che decide con ordinanza inoppugnabile.

Dibattimento: Sull'accordo delle parti, l'esame dei testimoni, dei periti, dei consulenti tecnici e delle

parti private può essere condotto dal giudice sulla base delle domande e delle contestazioni

proposte dal pubblico ministero e dai difensori. Terminata l'acquisizione delle prove, il giudice, se

risulta assolutamente necessario, può disporre anche d'ufficio l'assunzione di nuovi mezzi di prova,

compresi quelli relativi agli atti acquisiti a norma dell'articolo 29, comma 7. Il verbale d'udienza, di

regola, è redatto solo in forma riassuntiva. La motivazione della sentenza è redatta dal giudice in

forma abbreviata e depositata nel termine di quindici giorni dalla lettura del dispositivo. Il giudice

può dettare la motivazione direttamente a verbale. In caso di impedimento del giudice la sentenza

è sottoscritta dal presidente del tribunale, previa menzione della causa di sostituzione.

Svolgimento del giudizio a presentazione immediata: Nel corso del giudizio a presentazione

immediata di cui agli articoli 20-bis e 20-ter si osservano le disposizioni dell’articolo 32. La persona

offesa e i testimoni possono essere citati anche oralmente dall’ufficiale giudiziario nel corso del

giudizio a presentazione immediata di cui all’articolo 20-bis. Nel corso del giudizio a citazione

contestuale di cui all’articolo 20-ter la persona offesa e i testimoni possono essere citati anche

oralmente dall’ufficiale giudiziario ovvero dalla polizia giudiziaria. Il pubblico ministero, l’imputato e

la parte civile presentano direttamente a dibattimento i propri testimoni e consulenti tecnici. Il

pubblico ministero dà lettura dell’imputazione. L’imputato è avvisato della facoltà di chiedere un

termine a difesa non superiore a sette giorni. Quando l’imputato si avvale di tale facoltà, il

dibattimento è sospeso fino all’udienza immediatamente successiva alla scadenza del termine. Nel

caso previsto dall’articolo 20-ter, il termine non può essere superiore a quarantotto ore. Subito

dopo la pronuncia della sentenza di condanna alla pena della permanenza domiciliare, l'imputato o

il difensore munito di procura speciale possono chiedere l'esecuzione continuativa della pena. Il

giudice, se ritiene di poter applicare in luogo della permanenza domiciliare la pena del lavoro di

pubblica utilità, indica nella sentenza il tipo e la durata del lavoro di pubblica utilità che può essere

richiesto dall'imputato o dal difensore munito di procura speciale. Nel caso in cui l'imputato o il

difensore formulino le richieste di cui ai commi 1 e 2, il giudice può fissare una nuova udienza a

distanza di non più di dieci giorni, sempre che sussistano giustificati motivi. Acquisite le richieste, il

giudice integra il dispositivo della sentenza e ne dà lettura.

Definizioni alternative del procedimento. Esclusione della procedibilità nei casi di particolare tenuità

del fatto: Il fatto è di particolare tenuità quando, rispetto all'interesse tutelato, l'esiguità del danno o

del pericolo che ne è derivato, nonchè la sua occasionalità e il grado della colpevolezza non

giustificano l'esercizio dell'azione penale, tenuto conto altresì del pregiudizio che l'ulteriore corso

del procedimento può recare alle esigenze di lavoro, di studio, di famiglia o di salute della persona

sottoposta ad indagini o dell'imputato. Nel corso delle indagini preliminari, il giudice dichiara con

decreto d'archiviazione non doversi procedere per la particolare tenuità del fatto, solo se non

risulta un interesse della persona offesa alla prosecuzione del procedimento. Se è stata esercitata

l'azione penale, la particolare tenuità del fatto può essere dichiarata con sentenza solo se

l'imputato e la persona offesa non si oppongono.

Estinzione del reato conseguente a condotte riparatorie: Il giudice di pace, sentite le parti e

l'eventuale persona offesa, dichiara con sentenza estinto il reato, enunciandone la causa nel

dispositivo, quando l'imputato dimostra di aver proceduto, prima dell'udienza di comparizione, alla

riparazione del danno cagionato dal reato, mediante le restituzioni o il risarcimento, e di aver

eliminato le conseguenze dannose o pericolose del reato. Il giudice di pace pronuncia la sentenza

di estinzione del reato di cui al comma 1, solo se ritiene le attività risarcitorie e riparatorie idonee a

soddisfare le esigenze di riprovazione del reato e quelle di prevenzione. Il giudice di pace può

disporre la sospensione del processo, per un periodo non superiore a tre mesi, se l'imputato

chiede nell'udienza di comparizione di poter provvedere agli adempimenti di cui al comma 1 e

dimostri di non averlo potuto fare in precedenza; in tal caso, il giudice può imporre specifiche

prescrizioni.

Con l'ordinanza di sospensione, il giudice incarica un ufficiale di polizia giudiziaria o un operatore

di servizio sociale dell'ente locale di verificare l'effettivo svolgimento delle attività risarcitorie e

riparatorie, fissando nuova udienza ad una data successiva al termine del periodo di sospensione.

Qualora accerti che le attività risarcitorie o riparatorie abbiano avuto esecuzione, il giudice, sentite

le parti e l'eventuale persona offesa, dichiara con sentenza estinto il reato enunciandone la causa

nel dispositivo. Quando non provvede ai sensi dei commi 1 e 5, il giudice dispone la prosecuzione

del procedimento.

Impugnazione del pubblico ministero Il pubblico ministero può proporre appello contro le sentenze

di condanna del giudice di pace che applicano una pena diversa da quella pecuniaria. Il pubblico

ministero può proporre ricorso per cassazione contro le sentenze del giudice di pace.

Impugnazione dell'imputato: L'imputato può proporre appello contro le sentenze di condanna del

giudice di pace che applicano una pena diversa da quella pecuniaria; può proporre appello anche

contro le sentenze che applicano la pena pecuniaria se impugna il capo relativo alla condanna,

anche generica, al risarcimento del danno. L'imputato può proporre ricorso per cassazione contro

le sentenze di condanna del giudice di pace che applicano la sola pena pecuniaria e contro le

sentenze di proscioglimento.

Impugnazione del ricorrente che ha chiesto la citazione a giudizio dell'imputato: Il ricorrente che ha

chiesto la citazione a giudizio dell'imputato a norma dell'articolo 21 può proporre impugnazione,

anche agli effetti penali, contro la sentenza di proscioglimento del giudice di pace negli stessi casi

in cui è ammessa l'impugnazione da parte del pubblico ministero. Con il provvedimento che rigetta

o dichiara inammissibile l'impugnazione, il ricorrente è condannato alla rifusione delle spese

processuali sostenute dall'imputato e dal responsabile civile.

Se vi è colpa grave, il ricorrente può essere condannato al risarcimento dei danni causati

all'imputato e al responsabile civile.

Giudizio di appello. Competente per il giudizio di appello è il tribunale del circondario in cui ha sede

il giudice di pace che ha pronunciato la sentenza impugnata. Il tribunale giudica in composizione

monocratica. Oltre che nei casi previsti dall'articolo 604 del codice di procedura penale, il giudice

d'appello dispone l'annullamento della sentenza impugnata, disponendo la trasmissione degli atti

al giudice di pace, anche quando l'imputato, contumace in primo grado, prova di non essere potuto

comparire per caso fortuito o per forza maggiore o per non avere avuto conoscenza del

provvedimento di citazione a giudizio, sempre che in tal caso il fatto non sia dovuto a sua colpa,

ovvero, quando l'atto di citazione per il giudizio di primo grado è stato notificato mediante

consegna al difensore nei casi previsti dagli articoli 159, 161, comma 4, e 169 del codice di

procedura penale, non si sia sottratto volontariamente alla conoscenza degli atti del procedimento.

Disposizioni sull'esecuzione, Giudice dell'esecuzione: Salvo diversa disposizione di legge,

competente a conoscere dell'esecuzione di un provvedimento è il giudice di pace che l'ha emesso.

Se l'esecuzione concerne più provvedimenti emessi da diversi giudici di pace, è competente il

giudice che ha emesso il provvedimento divenuto irrevocabile per ultimo. Se i provvedimenti sono

stati emessi dal giudice di pace e da altro giudice ordinario, è competente in ogni caso

quest'ultimo. Se i provvedimenti sono stati emessi dal giudice di pace e da un giudice speciale, è

competente per l'esecuzione il tribunale in composizione collegiale nel cui circondario ha sede il

giudice di

pace. Il giudice indicato nei commi da 1 a 4 è competente anche se il provvedimento da eseguire è

stato comunque riformato.

Capitolo Primo - LE IMPUGNAZIONI IN GENERALE

1. Nozione di impugnazione e principi in tema di impugnazione

Le impugnazioni provocano un controllo di un nuovo giudice su un provvedimento giurisdizionale

precedente, controllo che può essere di merito o di mera legittimità; si distingue tra mezzi

ordinari di impugnazione (appello e ricorso per cassazione) e mezzi straordinari (la revisione),

quest'ultimi aventi ad oggetto provvedimenti irrevocabili.

L'art. 568 cpp., 1 co. stabilisce il fondamentale principio della tassatività dei mezzi di

impugnazione con riferimento tanto ai provvedimenti oggetto di essa ("la legge stabilisce i casi")

quanto all'impugnazione stessa (".. e determina il mezzo con cui possono essere impugnati"). Ai

sensi del 2 comma (attuativo dell'art. 111 Cost.), sono sempre soggetti a ricorso per cassazione,

quando non sono altrimenti impugnabili, i provvedimenti con i quali il giudice decide sulla

libertà personale e le sentenze ad eccezione di quelle che possono determinare un conflitto di

giurisdizione o di competenza (posto che in tal caso la possibilità di adire la Corte di cassazione è

prevista dalle norme relative alla risoluzione dei conflitti stessi). L'ultimo comma stabilisce che

l'impugnazione è ammissibile indipendentemente dalla qualificazione ad essa data dalla parte

proponente; se l'impugnazione è proposta ad un giudice incompetente questi trasmetti gli atti al

giudice competente.” La legge stabilisce i casi nei quali i provvedimenti del giudice sono soggetti a

impugnazione e determina il mezzo con cui possono essere impugnati. Sono sempre soggetti a

ricorso per cassazione, quando non sono altrimenti impugnabili, i provvedimenti con i quali il

giudice decide sulla libertà personale e le sentenze, salvo quelle sulla competenza che possono

dare luogo a un conflitto di giurisdizione o di competenza a norma dell'articolo 28. Il diritto di

impugnazione spetta soltanto a colui al quale la legge espressamente lo conferisce. Se la legge

non distingue tra le diverse parti, tale diritto spetta a ciascuna di esse. Per proporre impugnazione

è necessario avervi interesse. L'impugnazione è ammissibile indipendentemente dalla

qualificazione a essa data dalla parte che l'ha proposta. Se l'impugnazione è proposta a un giudice

incompetente, questi trasmette gli atti al giudice competente.”

Dottrina e giuri ammettono la possibilità di ricorrere per cassazione verso provv abnormi, cioè quei

provv talmente estranei agli schemi normativi da non potere essere previsti dal legislatore il quale

non avendo ipotizzato la realizzazione dei provv in parola non poteva quindi prevederne l

impugnabilità. Ricorso per cassazione; La parte che ha diritto di appellare la sentenza di primo

grado può proporre direttamente ricorso per cassazione. Se la sentenza è appellata da una delle

altre parti, si applica la disposizione dell'articolo 580. Tale disposizione non si applica se, entro

quindici giorni dalla notificazione del ricorso, le parti che hanno proposto appello dichiarano tutte di

rinunciarvi per proporre direttamente ricorso per cassazione. In tale caso, l'appello si converte in

ricorso e le parti devono presentare entro quindici giorni dalla dichiarazione suddetta nuovi motivi,

se l'atto di appello non aveva i requisiti per valere come ricorso. La disposizione del comma 1 non

si applica nei casi previsti dall'articolo 606 comma 1 lettere d) ed e). In tali casi, il ricorso

eventualmente proposto si converte in appello. Fuori dei casi in cui nel giudizio di appello si

sarebbe dovuta annullare la sentenza di primo grado, la corte di cassazione, quando pronuncia

l'annullamento con rinvio della sentenza impugnata a norma del comma 1, dispone che gli atti

siano trasmessi al giudice competente per l'appello.

Soggetti legittimati ad impugnare; l'impugnazione dell'imputato

L'art. 570 cpp. tratta dell'impugnazione ad opera del PM, che può essere proposta "quali che siano

state le conclusioni del rappresentante del PM", ed inoltre dispone che il procuratore generale può

proporre impugnazione "nonostante l'impugnazione o l'acquiescenza del PM presso il giudice che

ha emesso il provvedimento": si tratta di disposizione diretta ad ovviare all'eventuale inerzia del

PM di grado inferiore (principio di impersonalità del PM). Il rappresentante del PM che ha

presentato le conclusioni e che ne fa richiesta nell'atto di appello può partecipare al successivo

grado di giudizio quale sostituto del procuratore generale presso la Corte d'appello (art.570 cpp.),

sempre che il procuratore generale lo ritenga opportuno.” Il procuratore della Repubblica il

tribunale e il procuratore generale presso la corte di appello possono proporre impugnazione, nei

casi stabiliti dalla legge, quali che siano state le conclusioni del rappresentante del pubblico

ministero. Il procuratore generale può proporre impugnazione nonostante l'impugnazione o

l'acquiescenza del pubblico ministero presso il giudice che ha emesso il provvedimento.

L'impugnazione può essere proposta anche dal rappresentante del pubblico ministero che ha

presentato le conclusioni. Il rappresentante del pubblico ministero che ha presentato le conclusioni

e che ne fa richiesta nell'atto di appello può partecipare al successivo grado di giudizio quale

sostituto del procuratore generale presso la corte di appello. La partecipazione è disposta dal

procuratore generale presso la corte di appello qualora lo ritenga opportuno. Gli avvisi spettano in

ogni caso al procuratore generale”

L'art. 571 cpp. “L'imputato può proporre impugnazione personalmente o per mezzo di un

procuratore speciale nominato anche prima della emissione del provvedimento. Il tutore per

l'imputato soggetto alla tutela e il curatore speciale per l'imputato incapace di intendere o di volere,

che non ha tutore, possono proporre l'impugnazione che spetta all'imputato. Può inoltre proporre

impugnazione il difensore dell'imputato al momento del deposito del provvedimento ovvero il

difensore nominato a tal fine. L'imputato, nei modi previsti per la rinuncia, può togliere effetto

all'impugnazione proposta dal suo difensore. Per l'efficacia della dichiarazione nel caso previsto

dal comma 2, è necessario il consenso del tutore o del curatore speciale” prevede l'impugnazione

dell'imputato stabilendo che può proporla personalmente o per mezzo di un procuratore

speciale nominato anche prima della emissione del provvedimento; possono proporre

impugnazione anche il tutore ed il curatore ove presenti, nonché l'esercente la patria potestà per

gli imputati minorenni; ovviamente può proporla il difensore dopo il deposito del provvedimento

impugnabile. L'impugnazione dell'imputato può avere ad oggetto anche i capi della sentenza che

condannano alle restituzioni ed al risarcimento del danno (art. 574 cpp.)” L'imputato può proporre

impugnazione contro i capi della sentenza che riguardano la sua condanna alle restituzioni e al

risarcimento del danno e contro quelli relativi alla rifusione delle spese processuali. L'imputato può

altresì proporre impugnazione contro le disposizioni della sentenza di assoluzione relative alle

domande da lui proposte per il risarcimento del danno e per la rifusione delle spese processuali.

L'impugnazione è proposta col mezzo previsto per le disposizioni penali della sentenza.

L'impugnazione dell'imputato contro la pronuncia di condanna penale o di assoluzione estende i

suoi effetti alla pronuncia di condanna alle restituzioni, al risarcimento dei danni e alla rifusione

delle spese processuali, se questa pronuncia dipende dal capo o dal punto impugnato.”;

ai sensi dell'art. 578 cpp. il giudice dell'impugnazione decide anche sugli effetti civili nel caso di

estinzione o prescrizione del reato. “Quando nei confronti dell'imputato è stata pronunciata

condanna, anche generica, alle restituzioni o al risarcimento dei danni cagionati dal reato, a favore

della parte civile, il giudice di appello e la corte di cassazione, nel dichiarare il reato estinto per

amnistia o per prescrizione, decidono sull'impugnazione ai soli effetti delle disposizioni e dei capi

della sentenza che concernono gli interessi civili.”

Richiesta di parte civile e persona offesa; La parte civile, la persona offesa, anche se non costituita

parte civile, e gli enti e le associazioni intervenuti a norma degli articoli 93 e 94, possono

presentare richiesta motivata al pubblico ministero di proporre impugnazione a ogni effetto penale.

Il pubblico ministero, quando non propone impugnazione, provvede con decreto motivato da

notificare al richiedente.

L'impugnazione per i soli interessi civili è proposta, trattata e decisa con le forme ordinarie del

processo penale. L'impugnazione per i soli interessi civili non sospende l'esecuzione delle

disposizioni penali del provvedimento impugnato.

2. Impugnazione delle altre parti

L'art. 575 cpp. “Il responsabile civile può proporre impugnazione contro le disposizioni della

sentenza riguardanti la responsabilità dell'imputato e contro quelle relative alla condanna di questi

e del responsabile civile alle restituzioni, al risarcimento del danno e alla rifusione delle spese

processuali. L'impugnazione è proposta col mezzo che la legge attribuisce all'imputato. Lo stesso

diritto spetta alla persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria nel caso in cui sia stata

condannata. Il responsabile civile può altresì proporre impugnazione contro le disposizioni della

sentenza di assoluzione relative alle domande proposte per il risarcimento del danno e per la

rifusione delle spese processuali” stabilisce che l'imputazione da parte del responsabile civile e

della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria deve essere proposta con il mezzo

che la legge attribuisce all'imputato; l'impugnazione della parte civile non può avere per oggetto i

capi penali della sentenza, ma solo i capi riguardanti l'azione civile ed ai soli effetti della

responsabilità civile (art. 576 cpp. 1 co.); “La parte civile può proporre impugnazione contro i capi

della sentenza di condanna che riguardano l'azione civile e, ai soli effetti della responsabilità civile,

contro la sentenza di proscioglimento pronunciata nel giudizio. La parte civile può altresì proporre

impugnazione contro la sentenza pronunciata a norma dell'articolo 442, quando ha consentito alla

abbreviazione del rito. Lo stesso diritto compete al querelante condannato a norma dell'articolo

542.” infine il querelante può impugnare solo quando sia stato egli stesso condannato alle spese

ed ai danni (2 comma). La parte civile, la persona offesa anche se non costituita in parte civile e gli

enti e le associazioni intervenute ex art. 93 e 94 cpp. possono presentare richiesta motivata al

PM di proporre impugnazione contro i capi penali a loro non consentiti; prima della l.n. 46/06

che ha abrogato i reati di diffamazione ed ingiuria, proprio per queste due fattispecie era possibile,

eccezionalmente quindi, per la persona offesa costituita parte civile impugnare direttamente i capi

penali della

sentenza di proscioglimento.

Impugnazione di sentenze che dispongono misure di sicurezza: Contro le sentenze di condanna o

di proscioglimento è data impugnazione anche per ciò che concerne le misure di sicurezza, se

l'impugnazione è proposta per un altro capo della sentenza che non riguardi esclusivamente gli

interessi civili. L'impugnazione contro le sole disposizioni della sentenza che riguardano le misure

di sicurezza è proposta a norma dell'articolo 680 comma 2. L'impugnazione contro la sola

disposizione che riguarda la confisca è proposta con gli stessi mezzi previsti per i capi penali.

Quando contro la stessa sentenza sono proposti mezzi di impugnazione diversi, nel caso in cui

sussista la connessione di cui all'articolo 12, il ricorso per cassazione si converte nell'appello.

3. Forma dell'impugnazione

L'impugnazione si propone con atto scritto nel quale sono indicati il provvedimento impugnato, la

data del medesimo, il giudice che lo ha emesso, e sono enunciati:

a) i capi o i punti della decisione ai quali si riferisce l'impugnazione;

b) le richieste;

c) i motivi, con l'indicazione specifica delle ragioni di diritto e degli elementi di fatto che sorreggono

ogni richiesta

L'impugnazione deve essere proposta con atto scritto nel quale vanno indicati i capi della

decisione a cui l'impugnazione si riferisce, nonchè le richieste oggetto di essa con gli elementi di

fatto e diritto a sostegno; l'atto di impugnazione deve essere quindi comunicato al PM ed alle parti

privare senza ritardo.

Salvo che la legge disponga altrimenti, l'atto di impugnazione è presentato personalmente ovvero

a mezzo di incaricato nella cancelleria del giudice che ha emesso il provvedimento impugnato. Il

pubblico ufficiale addetto vi appone l'indicazione del giorno in cui riceve l'atto e della persona che

lo presenta, lo sottoscrive, lo unisce agli atti del procedimento e rilascia, se richiesto, attestazione

della ricezione. Le parti private e i difensori possono presentare l'atto di impugnazione anche nella

cancelleria del tribunale o del giudice di pace del luogo in cui si trovano, se tale luogo è diverso da

quello in cui fu emesso il provvedimento, ovvero davanti a un agente consolare all'estero. In tali

casi, l'atto viene immediatamente trasmesso alla cancelleria del giudice che emise il

provvedimento impugnato.

Le parti e i difensori possono proporre l'impugnazione con telegramma ovvero con atto da

trasmettersi a mezzo di raccomandata alla cancelleria indicata nell'articolo 582 comma 1. Il

pubblico ufficiale addetto allega agli atti la busta contenente l'atto di impugnazione e appone su

quest'ultimo l'indicazione del giorno della ricezione e la propria sottoscrizione. L'impugnazione si

considera proposta nella data di spedizione della raccomandata o del telegramma. Se si tratta di

parti private, la sottoscrizione dell'atto deve essere autenticata da un notaio, da altra persona

autorizzata o dal difensore. notificazione: cura della cancelleria del giudice che ha emesso il

provvedimento impugnato, l'atto di impugnazione è comunicato al pubblico ministero presso il

medesimo giudice ed è notificato alle parti private senza ritardo

Il termine per proporre impugnazione, per ciascuna delle parti, è:

a) di quindici giorni, per i provvedimenti emessi in seguito a procedimento in camera di consiglio e

nel caso previsto dall'articolo 544 comma 1;

b) di trenta giorni, nel caso previsto dall'articolo 544 comma 2;

c) di quarantacinque giorni, nel caso previsto dall'articolo 544 comma 3.

2. I termini previsti dal comma 1 decorrono:

a) dalla notificazione o comunicazione dell'avviso di deposito del provvedimento emesso in seguito

a procedimento in camera di consiglio;

b) dalla lettura del provvedimento in udienza, quando è redatta anche la motivazione, per tutte le

parti che sono state o che debbono considerarsi presenti nel giudizio, anche se non sono presenti

alla lettura;

c) dalla scadenza del termine stabilito dalla legge o determinato dal giudice per il deposito della

sentenza ovvero, nel caso previsto dall'articolo 548 comma 2, dal giorno in cui è stata eseguita la

notificazione o la comunicazione dell'avviso di deposito;

d) dal giorno in cui è stata eseguita la comunicazione dell'avviso di deposito con l'estratto del

provvedimento, per il procuratore generale presso la corte di appello rispetto ai provvedimenti

emessi in udienza da qualsiasi giudice della sua circoscrizione diverso dalla corte di appello.

Quando la decorrenza è diversa per l'imputato e per il suo difensore, opera per entrambi il termine

che scade per ultimo. Fino a quindici giorni prima dell'udienza possono essere presentati nella

cancelleria del giudice della impugnazione motivi nuovi nel numero di copie necessarie per tutte le

parti. L'inammissibilità dell'impugnazione si estende ai motivi nuovi. I termini previsti dal presente

articolo sono stabiliti a pena di decadenza. Il termine decorre a seconda dei casi dalla lettura del

provvedimento in udienza (se la motivazione è contestuale al dispositivo quindi) oppure dalla

notificazione o comunicazione dell'avviso di deposito del provvedimento; si tratta ovviamente di

termini perentori (stabiliti cioè a pena di decadenza).

Ai sensi dell'art. 586 cpp. l'impugnazione contro le ordinanze emesse nel corso degli atti

preliminari o del dibattimento può essere proposta, a pena di inammissibilità, solo contro la

sentenza; la regola del differimento dell'impugnazione delle ordinanze può subire però eccezioni

per

opera del legislatore.

5. Effetti dell'impugnazione

Gli effetti delle impugnazioni sono tre: l'effetto devolutivo, l'effetto sospensivo e l'effetto estintivo.

L'effetto devolutivo consiste nella devoluzione della cognizione ad un giudice di grado superiore in

seguito all'impugnazione; mezzi di impugnazione non devolutivi sono considerati la revoca della

sentenza di non luogo a procedere e la revisione che attribuiscono il potere di cognizione ad un

giudice di pari grado.

L'effetto sospensivo sta ad indicare che l'impugnazione sospende l'esecuzione del

provvedimento impugnato (art. 588 cpp.); vi sono però numerose eccezioni tra cui quella

importantissima ex art. 588 cpp., 2 co. per cui le impugnazioni contro i provvedimenti in materia

di libertà personale non hanno in alcun caso effetto sospensivo. “Dal momento della pronuncia,

durante i termini per impugnare e fino all'esito del giudizio di impugnazione, l'esecuzione del

provvedimento impugnato è sospesa, salvo che la legge disponga altrimenti. Le impugnazioni

contro i provvedimenti in materia di libertà personale non hanno in alcun caso effetto sospensivo.”

L'effetto estensivo dell'impugnazione (art. 587 cpp.), ” Nel caso di concorso di più persone in

uno stesso reato, l'impugnazione proposta da uno degli imputati, purché non fondata su motivi

esclusivamente personali, giova anche agli altri imputati. Nel caso di riunione di procedimenti per

reati diversi [17], l'impugnazione proposta da un imputato giova a tutti gli altri imputati soltanto se i

motivi riguardano violazioni della legge processuale e non sono esclusivamente personali.

L'impugnazione proposta dall'imputato giova anche al responsabile civile e alla persona civilmente

obbligata per la pena pecuniaria. L'impugnazione proposta dal responsabile civile o dalla persona

civilmente obbligata per la pena pecuniaria giova all'imputato anche agli effetti penali, purché non

sia fondata su motivi esclusivamente personali” è in realtà un'evenienza relativa ai reati

plurisoggettivi: così per il 1 co. nel caso di concorso di più persone in uno stesso reato,

l'impugnazione di una di esse non basata su motivi esclusivamente personali giova anche agli altri

imputati (es. si adduce la morte naturale del soggetto impugnando la sentenza di condanna per

omicidio); in realtà anche quando si tratti di impugnazione basata su motivi personali i capi della

sentenza relativi agli imputati non impugnanti non passano in giudicato. Seconda ipotesi di

estensione (2 co.) si ha nel caso di riunione di procedimenti per reati diversi, nel qual caso

l'impugnazione di un imputato non basata su motivi esclusivamente personali gioverà agli altri;

terza ipotesi nel caso di impugnazione proposta dall'imputato che giovi anche al responsabile civile

ed alla persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria ; quarta ed ultima è quella del caso

inverso (impugnazione proposta dal responsabile civile o dalla persona civilmente obbligata che

giovi all'imputato anche agli effetti penali.

Rinuncia all impugnazione: Il pubblico ministero presso il giudice che ha pronunciato il

provvedimento impugnato può rinunciare alla impugnazione da lui proposta fino all'apertura del

dibattimento. Successivamente la dichiarazione di rinuncia può essere effettuata prima dell'inizio

della discussione dal pubblico ministero presso il giudice della impugnazione, anche se

l'impugnazione stessa è stata proposta da altro pubblico ministero. Le parti private possono

rinunciare all'impugnazione anche per mezzo di procuratore speciale. La dichiarazione di rinuncia

è presentata a uno degli organi competenti a ricevere l'impugnazione nelle forme e nei modi

previsti dagli articoli 581, 582 e 583 ovvero, in dibattimento, prima dell'inizio della discussione.

Quando l'impugnazione è trattata e decisa in camera di consiglio, la dichiarazione di rinuncia può

essere effettuata, prima dell'udienza, dal pubblico ministero che ha proposto l'impugnazione e,

successivamente, dal pubblico ministero presso il giudice dell'impugnazione, anche se la stessa è

stata proposta da altro pubblico ministero.

Al giudice della impugnazione sono trasmessi senza ritardo il provvedimento impugnato, l'atto di

impugnazione e gli atti del procedimento

Le cause di inammissibilità dell impugnazione.

. L'impugnazione è inammissibile: a) quando è proposta da chi non è legittimato o non ha

interesse;

b) quando il provvedimento non è impugnabile;

c) quando non sono osservate le disposizioni degli articoli 581, 582, 583, 585 e 586;

d) quando vi è rinuncia all'impugnazione.

Il giudice dell'impugnazione, anche di ufficio, dichiara con ordinanza l'inammissibilità e dispone

l'esecuzione del provvedimento impugnato. L'ordinanza è notificata a chi ha proposto

l'impugnazione ed è soggetta a ricorso per cassazione. Se l'impugnazione è stata proposta

personalmente dall'imputato [571], l'ordinanza è notificata anche al difensore. L'inammissibilità,

quando non è stata rilevata a norma del comma 2, può essere dichiarata in ogni stato e grado del

procedimento.

Con il provvedimento che rigetta o dichiara inammissibile l'impugnazione, la parte privata che l'ha

proposta è condannata alle spese del procedimento. I coimputati che hanno partecipato al giudizio

a norma dell'articolo 587 sono condannati alle spese in solido con l'imputato che ha proposto

l'impugnazione. L'imputato che nel giudizio di impugnazione riporta condanna penale è

condannato alle spese dei precedenti giudizi, anche se in questi sia stato prosciolto. Nei giudizi di

impugnazione per i soli interessi civili, la parte privata soccombente è condannata alle spese.

7. L'inammissibilità dell'impugnazione e l'applicabilità dell'art. 129 cpp.

Ci si chiede come debba comportarsi il giudice dell'impugnazione quando gli venga proposta

un'impugnazione inammissibile ed al tempo stesso però sussista una causa di non punibilità e

quindi debba ex art. 129 cpp. prosciogliere l'imputato: quale declaratoria tra le due avrà la priorità?

La tesi preferita dall'autore è che il proscioglimento ex art. 129 cpp. sia precluso solo nei casi di

dichiarazione di impugnazione tardiva o rivolta contro un provvedimento non impugnabile, dato

che l'art. 129 è dettato con riguardo "ad ogni stato e grado del processo" e quindi la sua

applicabilità cessa con l'irrevocabilità della sentenza. Le impugnazioni sono strumenti processuali

mediante i quali le parti enunciano doglianze nei confronti di un provvedimento giurisdizionale al

fine di provocare su di esso un controllo del giudice, controllo che può essere di merito o di mera

legittimità.

Si distingue tra: mezzi ordinari di impugnazione aventi per oggetto provvedimenti NON

irrevocabili e Mezzi straordinari aventi Per oggetto provvedimenti IRREVOCABILI Un

principio fondamentale delle impugnazioni è quello della TASSATIVITA’ ART. 568 C.P.P. per cui la

“legge stabilisce i casi nei quali i provvedimenti del giudice sono soggetti ad impugnazione e

determina il mezzo con cui possono essere impugnati”, quindi un provvedimento giurisdizionale è

impugnabile unicamente se la legge espressamente prevede tale impugnabilità ed unicamente

con il mezzo di impugnazione espressamente indicato.

Unica deroga al principio di tassatività è dato dall’art. 568 comma 2° per il quale sono sempre

soggetti a ricorso per cassazione, quando non sono altrimenti impugnabili, i provvedimenti

con i quali si decide sulla libertà personale e le sentenze, inoltre l’ultimo comma dell’art.568

stabilisce che l’impugnazione è ammissibile indipendentemente dalla qualificazione ad essa data

dalla parte che l’ha proposta, quindi ed es. se una parte propone appello contro una sentenza

inappellabile questo si converte nel mezzo di impugnazione previsto (ricorso per cassazione).

Capitolo Secondo L' APPELLO

1. L'appello in generale

L'appello è un mezzo di impugnazione ordinaria mediante il quale si chiede al giudice

dell'impugnazione un secondo giudizio di merito sull'oggetto del giudizio di primo grado

totalmente o parzialmente considerato. Esso integra un secondo grado di giurisdizione di merito e

compete al tribunale in composizione monocratica (giudice di secondo grado relativamente alle

sentenze del giudice di pare) alla corte d appello (giudice di secondo grado relativamente alle

sentenze della corte d assise e quelle del giudice dell udienza preliminare e del giudice delle

indagini preliminari per i reati di competenza della corte d assise). In un processo accusatorio nel

quale il giudizio di merito consegue all assunzione delle prove effettuata alla stregua del principio

dell oralità e del contraddittorio, nel momento di formazione della prova, costituisce una

contraddizione un secondo giudizio di merito basato sugli atti del processo e su prove gia formate,

ragion per cui puo essere riformata la sentenza di primo grado da un giudice davanti al quale non

es stata assunta nessuna prova.

La Costituzione non garantisce l'appellabilità delle sentenze (come invece avviene per la

ricorribilità per cassazione); pertanto l'appello è consentito solo nei casi tassativamente previsti.

L'art. 593 cpp. “Salvo quanto previsto dagli articoli 443, 448 comma 2, 469, il pubblico ministero e

l'imputato possono appellare contro le sentenze di condanna o di proscioglimento. L'imputato non

può appellare contro la sentenza di proscioglimento perché il fatto non sussiste o per non aver

commesso il fatto. Sono inappellabili le sentenze di condanna per le quali è stata applicata la sola

pena dell'ammenda e le sentenze di proscioglimento o di non luogo a procedere relative a

contravvenzioni punite con la sola pena dell'ammenda o con pena alternativa” prevede che

l'imputato ed il PM possano appellare le sentenze di condanna; le sentenze di proscioglimento

in seguito alla l.n. 46/06 (novità introdotte dalla cd Legge Pecorella sulla inappellabilità delle

sentenze di proscioglimento) potevano essere appellate, sia dal PM che dall'imputato, solo nel

caso di nuove prove sopravvenute o scoperte dopo il giudizio di primo grado e sempre che la

nuova prova fosse decisiva (ipotesi ex art. 603 cpp., 2 co.).

La Corte Cost. con sentenza n. 26/07 ha dichiarato illegittima questa limitazione ed il PM può

quindi oggi appellare le sentenze di proscioglimento. Eccezioni all'appellabilità delle sentenze

di condanna: sono inappellabili le sentenze per le quali è stata applicata la sola pena

dell'ammenda; nel giudizio abbreviato sono inappellabili dal PM le sentenze di condanna sempre

che non si tratti di sentenza che modifica il titolo del reato; nel patteggiamento la sentenza è

inappellabile a meno che sia pronunciata, in seguito a dissenso del PM, nel corso del giudizio di

primo grado ove il giudice ritenga ingiustificato il dissenso del PM. Per quanto riguarda l appello

control e sentenze di condanna sono previste eccezioni alla regola dell appellabilità sia da è parte

del pm sia da parte dell imputato:

1) Sono inappellabili le sent di condanna per le quali e stata applicata la sola pena dell

ammenda

2) Nel giudizio abbreviato il pm non puo proporre appello contro le sentenze di condanna a

meno ce si tratti di sentenza che modifichi il titolo del reato

3) Nel caso di applicazione della pena su richiesta delle parti, la sentenza e inappellabile a

meno che sia pronunciata in seguito a dissenso del pm nel corso del giudizio di primo

grado ove il giudice ritenga ingiustificato il dissenso del pm e congrua la pena richiesta dall

imputato.

2. I limiti all'appellabilità delle sentenze previsti dalla l.n. 46/06: problemi di legittimità

costituzionale

Interessante notare come la l.n. 46/06 nella sua versione originaria non prevedesse alcun

temperamento al principio dell'inappellabilità delle sentenze di proscioglimento da parte del PM,

venendo infatti inserita successivamente, in ossequio alle richieste del Presidente della

Repubblica, la deroga della prova decisiva sopravvenuta. Questa preclusione è in primo luogo

contrastante con il principio di parità delle armi ex art. 111 Cost., 2 co. (infatti l'imputato può

sempre impugnare la sentenza di condanna tranne nel caso di applicazione della sola ammenda);

inoltre appariva contrastante con l'art. 3 Cost. inteso nel significato di principio di ragionevolezza

attribuire tale potere assolutorio alla cognizione di un solo uomo, anche in relazione a reati molto

gravi (data l'ampia competenza attuale del tribunale monocratico).

Il tribunale in composizione monocratica e competente per reati punibili sino a 10 anni di

reclusione e il giudice dell udienza preliminare puo su richiesta dell imputato che chiede il giudizio

abbreviato incondizionato deve giudicare re<ti punibili con l ergastolo. Un erronea valutazione di

insufficienza probatoria emanata in seguito a una richiesta incondizionata di giudizio abbreviato

non solo viene effettuata per i reati di maggiore gravità di competenza della corte d assise e

punibili con l ergastolo anziché dalla corte d assise composta da otto giudici, dal giudice

monocratico dell udienza preliminare ma irragionevolmente non era suscettibile di un riesame da

parte di un secondo giudice di merito. Il giudice del giudizio abbreviato giudica non sulla base di

prove assunte con l attuazione del contraddittorio nella formazione della prova ma sulla base di

elementi probatori assunti dal pm che ha una migliore conoscenza della situazione probatoria.

A sostegno dell inappellabilità delle sentenze di proscioglimento da parte del pm si e rilevato che il

533 dispone che il giudice pronuncia sentenza di condanna se l imputato risulta colpevole del reato

contestatogli al di la di ogni ragionevole dubbio. Si sostiene che appare impossibile concepire una

condanna pronunciata nel giudizio di appello al di la di ogni ragionevole dubbio quando l imputato

sia stato prosciolto nel giudizio di primo grado. Tale obiezione non tiene conto del fatto che il

giudizio d appello potrebbe essere basato su prove che il giudice di primo grado non ha valutato in

quanto assunte per la prima volta nel giudizio di appello in seguito a una rinnovazione dell

istruzione dibattimentale o su prove valutate o usate per la prima volta nel giudizio di appello in

quanto il giudice di primo grado non le aveva valutate o le aveva erroneamente ritenute

inutilizzabili o nulle. Tale obiezione risulta inconsistente anche quando il giudizio di appello si basi

sulle stesse prove valutate dal giudice di primo grado poiché la funzione di controllo assegnata al

processo di appello impedisce al giudice di inserire l ipotetica esattezza della decisione impugnata

tra gli elementi rilevanti per la formazione del suo convincimento. Stabilire se tale decisione sia

giusta è il compito affidato al giudice del gravame. Il vero controsenso è immaginare un organo

controllante obbligato a ritenere che l operato dell organo assoggettato al controllo sia stato

corretto.

La legge 46/2006 appariva criticabile anche per aver omesso di precisare i poteri decisionali del

giudice quando l appello del pm contro la sentenza di proscioglimento fosse stato ritenuto

ammissibile. La legge non chiariva se al giudice di appello fosse consentito o no, in riforma della

sentenza di proscioglimento impugnata dal pm, condannare l imputato solo sulla base di una

diversa valutazione delle prove assunte nel giudizio di primo grado. Ove si fosse data risposta

positiva giustificata dall assenza di un divieto legislativo, sarebbe apparso incongruente che si

potesse riformare in appello una sentenza di proscioglimento per il solo fatto che si fosse

prospettata la decisività di nuove prove inconsistenti. Ove si ritenga che il potere di impugnazione

del pm costituisca un estrinsecazione dell azione penale che quindi l obbligatorietà dell azione

penale riguardi non solo il promuovimento del processo penale e quindi il momento iniziale dell

azione penale ma anche la prosecuzione del processo, il disconoscere la legittimazione del pm a

appellare le sentenze di proscioglimento contrasterebbe col 112 cost.

La corte cost con la sentenza del 2007 ha dichiarato l illegittimità cost nella parte in cui tale legge

esclude che il pm possa appellare contro le sentenze di proscioglimento se la nuova prova e

decisiva. La corte cost ha ritenuto che la normativa predetta contrasti col 111 cost comma 2 per cui

il processo deve svolgersi in condizioni di parità delle parti. Osserva la corte il principio di parità tra

accusa e difesa non comporta l identità tra i poteri processuali del pm e quelli dell imputato posto

che una disparità di trattamento puo risultare giustificata dalla posizione istituzionale del pm e dalla

funzione a esso affidata. Tale disparità deve essere contenuta nei limiti della ragionevolezza,

ragionevolezza non ravvisabile nella normativa in esame che determina una disimmetria radicale

infatti a differenza dell imputato che puo impugnare una sentenza di condanna per i reati

bagatellari, il pm viene privato del potere di proporre doglianze di merito avverso la sentenza di

proscioglimento che lo veda totalmente soccombente in processi per reati di estrema gravità,

negando per integrum la realizzazione della pretesa punitiva fatta valere con l azione intrapresa.

Ne osservas la corte, siffatta irragionevole disparità di trattamento viene vanificata dalla previsione

derogatoria del 592 comma 2 in virtu della quale il pm puo appellare le sentenze di proscioglimento

nel caso di sopravvenienza o scoperta di nuove prove decisive dopo il giudizio di primo grado.

Appare palese come l ipotesi considerata presenti connotati di eccezionalità tali da relegarla a

priori ai margini dell esperienza applicativa. La normativa risultante dalla ineccepibile declatoria di

illegittimità cost presentava un incongruenza infatti il 443 comma 1 prevedeva nella stesura

originaria che l imputato e il pm non potessero proporre appello contro le sentenze di

proscioglimento quando l appello tendeva a ottenere una diversa formula. Detta norma e stata

modificata dalla l 2006 dicendo che le sentenze di proscioglimento emanate a conclusione del

giudizio abbreviato non risultavano mai appellabili ne dall imputato nel dal pm. La situazione

pareva assurda in quanto a seguito della sent del 2007 il pm poteva appellare una sentenza di

proscioglimento dibattimentale per richiedere una condanna a una banale multa mentre non gli era

consentito appellare per ottenere la condanna una sentenza di proscioglimento pronunciata nel

giudizio abbreviato e concernente un imputazione comportante la sanzione dell ergastolo.

Con la sent del 2007 n 320 la corte cost ha dichiarato incostituzionale l art nella parte in cui

esclude che il pm possa appellare contro le sentenze di proscioglimento emesse a seguito del

giudizio abbreviato. La corte cost ha ricordato il comma 3 che esclude l appellabilità da parte del

pm delle sentenze di condanna emanate nel giudizio abbreviato sempre che non modifichino il

titolo del reato sulla base del rilievo per cui la ragionevolezza di tale esclusione conseguirebbe al

fine preminente della speditezza del processo, connotazione precipua del giudizio abbreviato. Tale

rilievo osserva la corte non giustifica l inappellabilità delle sentenze di proscioglimento conclusive

del giudizio abbreviato posto che a differenza delle sentenze di condanna inappellabili che

realizzano la pretesa punitiva, le sentenze di proscioglimento disattendono in toto detta pretesa e

per esse la speditezza processuale non serve a rendere ragionevole un inappellabilità

determinante una totale disimmetria tra pm a cui era inibito appellare un proscioglimento per un

reato punibile con l ergastolo e l imputato che poteva appellare una sentenza di condanna a una

modesta multa.

B) la legge del 2006 limitava anche l appello dell imputato contro le sentenze di proscioglimento a

eccezione dell ipotesi del 603 comma 2 se la nuova prova e decisiva e su questo punto la corte

cost non si era pronunciata non essendo stata investita della relativa questione. Ciò significava che

a prescindere dall eccezione dovuta alla sopravvenienza o scoperta di nuove prove decisive nel

corso del breve termine per impugnare, risultava precluso l appello dell imputato contro le

sentenze di proscioglimento anche quando dette formule non erano pienamente liberatorie, il che

portava a ravvisare un vizio di legittimità cost. il vizio di legittimità e stato dichiarato dalla corte cost

nella parte in cui esclude che l imputato possa appellare contro le sentenze di proscioglimento

relative a reati diversi dalle contravvenzioni punite con la sola ammenda o con pena alternativa,

fatta eccezione per le ipotesi del 603 se la nuova prova e decisiva. A tale conclusione la corte

coste giunta rilevando che la norma censurata nega all imputato un secondo grado di giurisdizione

di merito verso le sentenze di proscioglimento anche quando le stesse comportino un affermazione

di resp o attribuiscano il fatto al prosciolto cosi da rendere configurabile un suo interesse all

impugnazione. Questa situazione rileva la corte, crea una disparità di trattamento verso il pm al

quale e consentito con l appello di chiedere un secondo giudizio di merito verso una sentenza di

condanna che abbia solo parzialmente recepito le richieste dell accusa. Il pm puo appellare le

sentenze di proscioglimento che hanno disconosciuto la validità delle tesi accusatorie. Questa

disparità di trattamento che la corte definisce asimmetrica contrasta col 111 che prevede un

contraddittorio tra le parti in condizioni di parità in quanto non appare sorretto da giustificazione

nonché contrasta col principio di eguaglianza e ragionevolezza dell art 3 e col diritto di difesa al

quale la facoltà di appello dell imputato risulta collegata come strumento di esercizio del diritto

stesso. Tale declatoria di legittimità cost va limitata alle sentenze di proscioglimento relative a reati

diversi dalle contravvenzioni per le quali potrebbe essere inflitta in concreto la sola pena dell

ammenda. Sarebbe irrazionale che l imputato potesse appellare una sentenza di proscioglimento

da una contravvenzione punibile con la sola ammenda quando gli e sempre precluso l appello

contro le sentenze di condanna per le quali e stata applicata la sola pena dell ammenda.

C)la tesi secondo cui non deve consentirsi l appello del pm contro le sentenze di proscioglimento e

stata sostenuta in dottrina, col fatto che tale appello risulterebbe viziato di legittimità cost in quanto

contrastante col 111 comma 4; il processo e regolato dal contraddittorio nella formazione della

prova. A tale conclusione si giunge rilevando che il giudizio di appello si configura come un giudizio

di controllo nel quale il contraddittorio nel momento di formazione della prova non trova attuazione.

Il contraddittorio è una garanzia per l imputato come emerge dal comma 5 per cui la legge regola i

casi in cui la formazione della prova non ha luogo in contraddittorio per consenso dell imputato,

come avviene in caso di giudizio abbreviato. In quest’ordine di idee il contraddittorio nel momento

di formazione della prova opera come garanzia individuale soggettiva posta a favore dell imputato

ed e evidente che al garanzia risulta vanificata se in seguito a appello del pm contro una sentenza

di assoluzione, il giudice d appello, giudice cartolare e quindi di mero controllo, capovolge la

valutazione delle prove narrative effettuata dal giudice di primo grado, annullando i risultati

conseguiti dall attuazione del contraddittorio nel momento di formazione della prova. È vero che l

appello in quanto giudizio allo stato degli atti vanifica il contraddittorio nel momento di formazione

della prova, ma tale vanificazione non puo sussistere nei processi in cui detto principio non abbia

trovato attuazione nel giudizio di primo grado. La dottrina preponderante ritiene il contraddittorio

nel momento di formazione della prova un canone della giurisdizione e una garanzia oggettiva,

anche la corte cost ritiene lo stesso, il legislatore ha dato formale riconoscimento al contraddittorio

come metodo di conoscenza dei fatti oggetto del giudizio e come garanzia oggettiva.

Il 111 comma 5 e stato dettato prima dell entrata in vigore della legge sulle indagini difensive e

prima della modifica della normativa sul giudizio abbreviato, e quindi il modello processuale che il

legislatore cost aveva presente non contemplava indagini difensive aventi il valore probatorio a

esse poi attribuito e non prevedeva un giudizio abbreviato instaurabile senza il consenso del pm e

configurato come un d dell imputato. Il fatto che si sia tenuto presente solo il consenso dell

imputato per consentire l esclusione del contraddittorio nel momento di formazione della prova si

spiega rilevando che appariva implicito quando e stato modificato il 111 che il pm non fosse

contrario a una valutazione delle indagini preliminari da lui effettuate senza attuazione del

contraddittorio e che ci si preoccupasse solo del consenso dell imputato. Se si definisce il

contraddittorio come una garanzia oggettiva appare illogico che tale garanzia possa essere

vanificata come avviene quando sulla base di un giudizio effettuato allo stato degli atti, il giudice d

appello, su appello del pm contro una sentenza di assoluzione, riformi la sentenza di primo grado

condannando l imputato o su appello dell imputato contro una sentenza di condanna, riformi la

sentenza di primo grado assolvendo l imputato stesso.

La soluzione piu accettabile è quella per cui quando la riforma della sentenza impugnata non

richiede una nuova valutazione di prove assunte con l attuazione del contraddittorio nel momento

di formazione della prova, il giudice d appello potrà sempre riformare la decisione di primo grado

apparendo inutile un giudizio rescindente seguito da un giudizio rescissorio al fine di rendere

possibile un'altra attuazione del contraddittorio. Se l eventuale riforma della sentenza impugnata

necessitasse di una diversa valutazione del contraddittorio nel momento di formazione della prova,

in una nuova ristrutturazione del giudizio d appello dovrebbe prevedersi anziché un annullamento

del giudizio di primo grado, una rinnovazione dell istruttoria dibattimentale avanti al giudice d

appello, il quale giudicherebbe sulla base di prove da lui assunte con il pieno rispetto del 111

comma 4. È quindi la normativa sulla rinnovazione dell istruzione dibattimentale nel giudizio d

appello che andrebbe modificata.

3. I poteri di cognizione del giudice d'appello

L'appello attribuisce al giudice di secondo grado la cognizione limitatamente ai punti della

decisione ai quali si riferiscono i motivi proposti: art. 597 cpp., 1 co.; la norma va peraltro

interpretata nel senso che il giudice dell'appello ha gli stessi poteri di cognizione del giudice di

primo grado e quindi può superare la domanda formulata nei motivi (con il limite però del divieto di

reformatio in peius). In altri termini l'appello dell'imputato e del PM non costituiscono dei progetti di

sentenza a cui il giudice sia tenuto a rispondere con un sì o con un no, ma bensì la domanda di un

nuovo grado di giudizio; ciò non toglie però che nel giudizio di appello trovi applicazione il

principio dispositivo nel senso che, salvo le deroghe espresse del legislatore, il giudice non

potrà indagare altri punti del provvedimento impugnato rispetto a quelli di cui sia richiesto dalle

parti (cd. "tantum devolutum quantum appellatum").

Le deroghe vanno integrate con quelle declaratorie che il legislatore impone al giudice di

emanare in ogni stato e grado d'ufficio, quindi anche nel giudizio d'appello ed anche se non

richiesto dalle parti: ad es. in relazione alle cause di non punibilità di cui all'art. 129 cpp. Così ad

es. il giudice potrà sempre dichiarare il proscioglimento ex art. 129 cpp. anche se l'impugnazione

dell'appellante era limitata al riconoscimento di una circostanza attenuante; in conseguenza si

deve allora rilevare che il legislatore ha inteso escludere che si formi il giudicato su ogni singola

questione del capo impugnato (mentre si forma in relazione ai singoli capi della sentenza, laddove

siano più di uno).

“L'appello attribuisce al giudice di secondo grado la cognizione del procedimento limitatamente ai

punti della decisione ai quali si riferiscono i motivi proposti. Quando appellante è il pubblico

ministero:

a) se l'appello riguarda una sentenza di condanna, il giudice può, entro i limiti della competenza

del giudice di primo grado, dare al fatto una definizione giuridica più grave, mutare la specie o

aumentare la quantità della pena, revocare benefici, applicare, quando occorre, misure di

sicurezza e adottare ogni altro provvedimento imposto o consentito dalla legge;

b) se l'appello riguarda una sentenza di proscioglimento, il giudice può pronunciare condanna ed

emettere i provvedimenti indicati nella lettera a) ovvero prosciogliere per una causa diversa da

quella enunciata nella sentenza appellata;

c) se conferma la sentenza di primo grado, il giudice può applicare, modificare o escludere, nei

casi determinati dalla legge, le pene accessorie e le misure di sicurezza.

Quando appellante è il solo imputato, il giudice non può irrogare una pena più grave per specie o

quantità, applicare una misura di sicurezza nuova o più grave, prosciogliere l'imputato per una

causa meno favorevole di quella enunciata nella sentenza appellata né revocare benefici, salva la

facoltà, entro i limiti indicati nel comma 1, di dare al fatto una definizione giuridica più grave,

purché non venga superata la competenza del giudice di primo grado. In ogni caso, se è accolto

l'appello dell'imputato relativo a circostanze o a reati concorrenti, anche se unificati per la

continuazione, la pena complessiva irrogata è corrispondentemente diminuita. Con la sentenza

possono essere applicate anche di ufficio la sospensione condizionale della pena, la non

menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale e una o più circostanze attenuanti;

può essere altresì effettuato, quando occorre, il giudizio di comparazione a norma dell'articolo 69

del codice penale.”

Il divieto della reformatio in peius deve considerarsi estrinsecazione del favor rei e quindi un

principio informatore e non normativo. Esso non e applicabile in via analogica. Il divieto della

reformatio peius comporta eccezioni a principi normativi fondamentali del nostro ordinamento,

eccezioni giustificate proprio dal favor rei, infatti il principio di legalità e derogato dal divieto della

reformatio il quale rende possibile l applicazione di pene non previste da legge penale per il reto

ritenuto dalla sentenza appellata purché piu favorevoli all imputato.

4. Il divieto di reformatio in peius

Ai sensi del 2 comma dell'art. 597 cpp. se appellante è il PM e l'impugnazione riguarda una

sentenza di condanna, il giudice può, entro i limiti di competenza del giudice di primo grado, dare

al fatto una definizione giuridica più grave, mutare la specie o aumentare la quantità della pena,

revocare benefici, applicare quando occorre misure di sicurezza e adottare ogni altro

provvedimento imposto o consentito dalla legge; se l'impugnazione riguarda una sentenza di

proscioglimento ed appellante è il PM, il giudice può pronunciare condanna ovvero prosciogliere

con una formula diversa da quella enunciata nella sentenza appellata.

Non esiste, si noti, un divieto di reformatio in melius; il giudice può sempre, anche su appello del

PM quindi, modificare in meglio la situazione giuridica dell'imputato. Esiste invece, se l'appello è

proposto dal solo imputato, un divieto di reformatio in peius (art. 597, 3 co cpp.), cioè il giudice

non potrà irrogare una pena più grave per specie o quantità, né applicare una misura di sicurezza

nuova o più grave, né prosciogliere l'imputato per una causa meno favorevole di quella enunciata

nella sentenza appellata né revocare benfici. Si tratta di una disposizione che vede la propria

giustificazione nel principio del favor rei che è un principio generale informatore (si tratta di

principi che non possono svolgere una funzione normativa integrativa ma possono svolgere una

funzione invece interpretativa: alla norma suscettibile di più interpretazioni possibili si deve dare

quella imposta dal principio informatore, anche in via analogica).

5. L'appello incidentale

L'art. 595 cpp. “La parte che non ha proposto impugnazione può proporre appello incidentale

entro quindici giorni da quello in cui ha ricevuto la comunicazione o la notificazione previste

dall'articolo 584. L'appello incidentale è proposto, presentato e notificato a norma degli articoli 581,

582, 583 e 584. L'appello incidentale del pubblico ministero produce gli effetti previsti dall'articolo

597 comma 2; esso tuttavia non ha effetti nei confronti del coimputato non appellante che non ha

partecipato al giudizio di appello. Si osservano le disposizioni previste dall'articolo 587. L'appello

incidentale perde efficacia in caso di inammissibilità dell'appello principale o di rinuncia allo stesso”

prevede il cd. appello incidentale e cioè la possibilità di proporre appello entro un nuovo termine,

una volta scaduti i termini per presentare l'appello in via principale in conseguenza dell'appello

regolamentare proposto da altra parte del processo. L'appello incidentale del PM rende

nuovamente possibili la reformatio in peius ma non nei confronti del coimputato non appellante; nel

codice Rocco l'appello incidentale era previsto solo a favore del PM e non anche per l'imputato,

come è oggi invece (e per questo la Corte Cost. ne aveva censurato l'illegittimità).

La Corte Cost. aveva censurato però un altro punto dell'istituto, riproposto nel nuovo codice: e cioè

si diceva che l'obbligatorietà dell'azione penale impone al PM di appellare ogni qual volta ritenga

che la sentenza vi abbia recato pregiudizio e ciò è incompatibile con l'atteggiamento di lasciar

scadere i termini ed appellare in via incidentale per contenere l'iniziativa dell'imputato. Questo

profilo di illegittimità è stato però disconosciuto dalla stessa Corte in relazione al nuovo codice con

sentenza n. 280/95, in base all'affermazione, che l'obbligatorietà dell'azione penale ex art. 112

Cost. è limitata al momento di iniziativa di essa da parte del pm. L esame dei lavori preparatori

dimostra che la costituzionalizzazione dell obbligo di esercitare l azione penale venne trattata sotto

tre profili: quello dei rapporti del pm col potere esecutivo nel momento iniziale dell azione penale;

quello della possibilità di prevedere eccezioni all obbligo concernente il momento iniziale; e quello

del controllo del giudice sui possibili casi di mancata attivazione del pm. Tutti questi profili rileva la

corte cost, attengono al momento iniziale dell azione penale senza il minimo riferimento ai

momenti successivi ne ai giudizi d impugnazione. Tutto il sistema delle impugnazioni penali

dimostrano che il potere di impugnare spettante al pm non e riconducibile all obbligo di esercitare l

azione penale dal momento che il pm e legittimato a fare acquiescenza alla sentenza di primo

grado quali che siano state le sue conclusioni e il contenuto della sentenza. L impugnazione e

rinunciabile senza che sia richiesta alcuna motivazione per giustificare la rinuncia.

6. L'abrogazione del " patteggiamento"

L'art. 598 cpp. stabilisce che in grado di appello si osservano le disposizioni relative al giudizio di

primo grado, salvo quanto espressamente stabilito diversamente. Così il pubblico dibattimento può

essere sostituito dalla camera di consiglio:

- nel caso di appello contro sentenze di non luogo a procedere e nel caso di sentenze emesse nel

giudizio abbreviato

- nel caso l'appello abbia esclusivamente per oggetto la specie o la misura della pena o

l'applicabilità delle circostanze attenuanti generiche, di sanzioni sostitutive, della sospensione

condizionale della pena (art. 599 cpp., 1 co.).

Decisioni in camera di consiglio 599: Quando l'appello ha esclusivamente per oggetto la specie o

la misura della pena, anche con riferimento al giudizio di comparazione fra circostanze, o

l'applicabilità delle circostanze attenuanti generiche, di sanzioni sostitutive, della sospensione

condizionale della pena o della non menzione della condanna nel certificato del casellario

giudiziale, la corte provvede in camera di consiglio con le forme previste dall'articolo 127.

2. L'udienza è rinviata se sussiste un legittimo impedimento dell'imputato che ha manifestato la

volontà di comparire [486] (2).

3. Nel caso di rinnovazione dell'istruzione dibattimentale, il giudice assume le prove in camera di

consiglio, a norma dell'articolo 603, con la necessaria partecipazione del pubblico ministero e dei

difensori. Se questi non sono presenti quando è disposta la rinnovazione, il giudice fissa una

nuova udienza e dispone che copia del provvedimento sia comunicata al pubblico ministero e

notificata ai difensori

In questi casi non è necessaria la presenza del PM, dei difensori e dell'imputato salvo che questi

manifesti la volontà di comparire; ai sensi dell'art. 599 cpp., 3 co. è invece necessaria la

partecipazione di questi soggetti qualora sia disposta la rinnovazione del dibattimento. Il 4

comma dell'art. 599 cpp. prevedeva un patteggiamento per il quale il PM e l'imputato facevano

richiesta che si procedesse in camera di consiglio, dichiarando di concordare sui motivi di appello

con rinuncia degli altri motivi ed indicando la pena sulla quale erano d'accordo: il giudice poteva

accogliere la richiesta oppure disporre il dibattimento, con perdita di efficacia della rinuncia ai

motivi. La Corte Cost. ha però dichiarato illegittimo il 4 comma per eccesso di delega perchè

permette il procedimento in camera di consiglio oltre i limiti dell'art. 599 cpp., 1 co. e cioè anche

per appelli in cui sia in contestazione la stessa responsabilità dell'imputato o la qualificazione

giuridica del fatto.

Restavano allora aperte due possibili interpretazioni: seconda un primo orientamento la censura

concerneva non la previsione dell'accordo su punti diversi da quelli del comma 1 dell'art. 599 cpp.

ma la procedura in camera di consiglio, ben potendosi le parti accordare su punti extra 1 comma

purchè lo facessero in udienza; il secondo orientamento invece interpretava la declaratoria di

illegittimità nel senso che l'accordo previsto dall'art. 599 cpp. era consentito solo quando

l'impugnazione avesse per oggetto i punti indicati nel 1 co.

La l.n. 14/99 è intervenuta consentendo di provvedere in camera di consiglio anche al di fuori dei

casi di cui al 1 co. e cioè si poteva ricorrere alla procedura camerale patteggiata anche quando il

motivo o uno dei motivi di cui si chiedeva concordemente l'accoglimento concerneva la

responsabilità dell'imputato. Questi rilievi hanno però valore meramente storico dato che la l.n.

15/08 ha eliminato la possibilità di patteggiamento per il giudizio di appello. L abrogazione

predetta non pare giustificabile in quanto l accordo previsto dalle disposizioni abrogate contribuiva

all economia processuale e a una durata piu ragionevole del processo eliminando la discussione e

consentendo una motivazione della sentenza d appello ridotta ai minimi termini. L attuazione nella

prassi giudiziaria delle disposizioni abrogate comportava violazioni del principio di legalità posto

che per realizzare l economia processuale si concedevano riduzioni di pena contrastanti col

principio di legalità.

Provv in ordine a condanne civili: Se il giudice di primo grado ha omesso di pronunciare sulla

richiesta di provvisoria esecuzione proposta a norma dell'articolo 540 comma 1 ovvero l'ha

rigettata, la parte civile può riproporla mediante impugnazione della sentenza di primo grado al

giudice di appello il quale, a richiesta della parte, provvede con ordinanza in camera di consiglio. Il

responsabile civile e l'imputato possono chiedere con le stesse forme la revoca o la sospensione

della provvisoria esecuzione. Su richiesta delle stesse parti, il giudice di appello può disporre, con

le forme previste dal comma 1, che sia sospesa l'esecuzione della condanna al pagamento della

provvisionale quando possa derivarne grave e irreparabile danno

7. Atti preliminari al dibattimento e dibattimento: i casi di rinnovazione dell'istruzione

dibattimentale

Il giudizio di appello, come già quello di primo grado, consta di una fase preparatoria del

dibattimento e della fase dibattimentale vera e propria. Gli atti preliminari al dibattimento sono

descritti dall'art. 601 cpp. e comprendono la citazione dell'imputato, del responsabili civile, della

persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria e della parte civile.” Fuori dei casi previsti

dall'articolo 591, il presidente ordina senza ritardo la citazione dell'imputato appellante; ordina

altresì la citazione dell'imputato non appellante se vi è appello del pubblico ministero, se ricorre

alcuno dei casi previsti dall'articolo 587 o se l'appello è proposto per i soli interessi civili. Quando si

procede in camera di consiglio a norma dell'articolo 599, ne è fatta menzione nel decreto di

citazione. Il decreto di citazione per il giudizio di appello contiene i requisiti previsti dall'articolo 429

comma 1 lettere a), f), g) nonché l'indicazione del giudice competente. Il termine per comparire

non può essere inferiore a venti giorni. È ordinata in ogni caso la citazione del responsabile civile,

della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria e della parte civile; questa è citata anche

quando ha appellato il solo imputato contro una sentenza di proscioglimento. Almeno venti giorni

prima della data fissata per il giudizio di appello, è notificato avviso ai difensori. Il decreto di

citazione è nullo se l'imputato non è identificato in modo certo ovvero se manca o è insufficiente

l'indicazione di uno dei requisiti previsti dall'articolo 429 comma 1 lettera f).”

Il dibattimento di appello si svolge alla stregua delle disposizioni dettate per il giudizio di primo

grado; pertanto il presidente dovrà controllare la regolare costituzione delle parti e

successivamente lui o un consigliere da lui delegato effettua la relazione della causa; ciò significa

che il realatorie che ha studiato gli atti del processo illustra agli altri componenti del collegio l intero

iter del procedimento e del processo penale concludendno tale esposizione con l enunciazione

delle ragioni poste a fondamento della sentenza impugnata e di quelle poste a fondamento dell

impugnazione proposta. così dopo la relazione della causa inizia la discussione; l'art. 602 cpp.,

“Nell'udienza, il presidente o il consigliere da lui delegato fa la relazione della causa. Nel

dibattimento può essere data lettura, anche di ufficio, di atti del giudizio di primo grado nonché,

entro i limiti previsti dagli articoli 511 e seguenti, di atti compiuti nelle fasi antecedenti. Per la

discussione si osservano le disposizioni dell'articolo 523.”3 co. consente che si dia lettura su

richiesta di parte o anche d'ufficio di atti del giudizio di primo grado nonchè di atti compiuti nelle

fasi antecedenti nei limiti previsti dagli art. 511 e ss.

Se ciò non fosse sufficiente, sono previste sia pure in via eccezionale delle ipotesi di rinnovazione

dell'istruzione dibattimentale, d'ufficio o su richiesta di parte; quella su richiesta di parte può

avere ad oggetto tanto l'assunzione di prove nuove quanto la riassunzione di prove già acquisite,

ed è subordinata alla valutazione discrezionale del giudice di appello di non poter decidere allo

stato degli atti (art. 603 cpp., 1 co.); ricordiamo peraltro che se si tratti di prove sopravvenute o

scoperte dopo il giudizio di primo grado, il giudice deve disporre la rinnovazione dell'istruzione

dibattimentale al fine di acquisirle ex art. 603 cpp., 2 co.

Ai sensi dell'art. 603 cpp. 3 co. il giudice deve disporre d'ufficio la rinnovazione quando la ritenga

assolutamente necessaria; obbligatoria è la rinnovazione prevista dall'art. 603, 4 co. per l'ipotesi di

imputato che sia rimasto contumace in primo grado e provi di non essere potuto comparire per

caso fortuito o forza maggiore o per non aver avuto conoscenza del decreto di citazione e sempre

che ciò non sia dovuto a sua colpa od alla sua volontà di sottrarsi volontariamente al

procedimento.

“Quando una parte, nell'atto di appello o nei motivi presentati a norma dell'articolo 585 comma 4,

ha chiesto la riassunzione di prove già acquisite nel dibattimento di primo grado o l'assunzione di

nuove prove, il giudice, se ritiene di non essere in grado di decidere allo stato degli atti, dispone la

rinnovazione dell'istruzione dibattimentale. Se le nuove prove sono sopravvenute o scoperte dopo

il giudizio di primo grado, il giudice dispone la rinnovazione dell'istruzione dibattimentale nei limiti

previsti dall'articolo 495 comma 1. La rinnovazione dell'istruzione dibattimentale è disposta di

ufficio se il giudice la ritiene assolutamente necessaria. Il giudice provvede con ordinanza, nel

contraddittorio delle parti. Alla rinnovazione dell'istruzione dibattimentale, disposta a norma dei

commi precedenti, si procede immediatamente. In caso di impossibilità, il dibattimento è sospeso

per un termine non superiore a dieci giorni.”

Questioni di nullità: Il giudice di appello, nei casi previsti dall'articolo 522, dichiara la nullità in tutto

o in parte della sentenza appellata e dispone la trasmissione degli atti al giudice di primo grado,

quando vi è stata condanna per un fatto diverso o applicazione di una circostanza aggravante per

la quale la legge stabilisce una pena di specie diversa da quella ordinaria del reato o di una

circostanza aggravante ad effetto speciale, sempre che non vengano ritenute prevalenti o

equivalenti circostanze attenuanti. Quando sono state ritenute prevalenti o equivalenti circostanze

attenuanti o sono state applicate circostanze aggravanti diverse da quelle previste dal comma 1, il

giudice di appello esclude le circostanze aggravanti, effettua, se occorre, un nuovo giudizio di

comparazione e ridetermina la pena. Quando vi è stata condanna per un reato concorrente o per

un fatto nuovo, il giudice di appello dichiara nullo il relativo capo della sentenza ed elimina la pena

corrispondente, disponendo che del provvedimento sia data notizia al pubblico ministero per le sue

determinazioni. Il giudice di appello, se accerta una delle nullità indicate nell'articolo 179, da cui sia

derivata la nullità del provvedimento che dispone il giudizio o della sentenza di primo grado, la

dichiara con sentenza e rinvia gli atti al giudice che procedeva quando si è verificata la nullità.

Nello stesso modo il giudice provvede se accerta una delle nullità indicate nell'articolo 180 che non

sia stata sanata e da cui sia derivata la nullità del provvedimento che dispone il giudizio o della

sentenza di primo grado. Se si tratta di altre nullità che non sono state sanate, il giudice di appello

può ordinare la rinnovazione degli atti nulli o anche, dichiarata la nullità, decidere nel merito,

qualora riconosca che l'atto non fornisce elementi necessari al giudizio. Nei casi in cui si sia

proceduto in assenza dell'imputato, se vi è la prova che si sarebbe dovuto provvedere ai sensi

dell'articolo 420 ter o dell'articolo 420 quater, il giudice di appello dichiara la nullità della sentenza e

dispone il rinvio degli atti al giudice di primo grado. Il giudice di appello annulla altresì la sentenza

e dispone la restituzione degli atti al giudice di primo grado qualora l'imputato provi che l'assenza è

stata dovuta ad una incolpevole mancata conoscenza della celebrazione del processo di primo

grado. Si applica l'articolo 489, comma 2. Quando il giudice di primo grado ha dichiarato che il

reato è estinto o che l'azione penale non poteva essere iniziata o proseguita, il giudice di appello,

se riconosce erronea tale dichiarazione, ordina, occorrendo, la rinnovazione del dibattimento e

decide nel merito. Quando il giudice di primo grado ha respinto la domanda di oblazione, il giudice

di appello, se riconosce erronea tale decisione, accoglie la domanda e sospende il dibattimento

fissando un termine massimo non superiore a dieci giorni per il pagamento delle somme dovute.

Se il pagamento avviene nel termine, il giudice di appello pronuncia sentenza di proscioglimento.

Nei casi previsti dal comma 1, se annulla una sentenza della corte di assise o del tribunale

collegiale, il giudice di appello dispone la trasmissione degli atti ad altra sezione della stessa corte

o dello stesso tribunale ovvero, in mancanza, alla corte o al tribunale più vicini. Se annulla una

sentenza del tribunale monocratico o di un giudice per le indagini preliminari, dispone la

trasmissione degli atti al medesimo tribunale; tuttavia il giudice deve essere diverso da quello che

ha pronunciato la sentenza annullata.

8. La sentenza del giudice d'appello

La discussione si svolge secondo quanto previsto per il giudizio di primo grado; la sentenza potrà

limitarsi quindi a risolvere questioni di nullità oppure entrare nel merito.

L'art. 604 cpp., 1 co. stabilisce che se vi sia stata in primo grado condanna per un fatto diverso da

quello originariamente contestato o da quello contestato ex art. 517 cpp. in sede dibattimentale o

applicazione di una circostanza aggravante non contestata per la quale la legge stabilisce una

pena di specie diversa da quella ordinaria del reato o di una circostanza aggravante ad effetto

speciale (cd. difetto di contestazione), il giudice deve dichiarare la nullità in tutto o in parte della

sentenza ed ordinare la trasmissione degli atti al giudice di primo grado. Se invece sono state

ritenute prevalenti o equivalenti alle predette circostanze non contestate delle attenuanti oppure

siano state applicate aggravanti non contestate ma diverse da quelle sopra indicate, il giudice non

deve dichiarare nullità e disporre la regressione del processo ma solo escludere le aggravanti ed

effettuare, ove occorra, un nuovo giudizio di comparazione rideterminando la pena (2 comma). Se

il difetto di contestazione deriva dalla condanna per un reato concorrente non contestato o per un

fatto nuovo non contestato il giudice di appello dichiaro nullo il relativo capo della sentenza ed

elimina la pena corrispondente (3 comma). Se il giudice di appello rileva una nullità assoluta deve

dichiararla e rinviare gli atti al giudice che procedeva quando si è verificata la nullità quando questa

abbia determinato la nullità del decreto di rinvio a giudizio o della sentenza di primo grado (4

comma).

Quando il giudice d'appello decide nel merito, egli o conferma o riforma la sentenza di primo

grado; egli ha ovviamente anche lui obbligo di motivazione, anche per le sentenze di conferma

(art. 605 cpp.). Fuori dei casi previsti dall'articolo 604, il giudice di appello pronuncia sentenza con

la quale conferma o riforma la sentenza appellata. Le pronunce del giudice di appello sull'azione

civile sono immediatamente esecutive. Copia della sentenza di appello, con gli atti del

procedimento, è trasmessa senza ritardo, a cura della cancelleria, al giudice di primo grado,

quando questi è competente per l'esecuzione e non è stato proposto ricorso per cassazione

Capitolo Terzo - IL RICORSO PER CASSAZIONE

Caratteristiche del ricorso per cassazione

Il ricorso per cassazione è un mezzo di impugnazione ordinario mediante il quale l'impugnante

denuncia un errore di diritto compiuto dal giudice del merito nell'applicazione delle norme

processuali (errores in procedendo) o nell'applicazione delle norme di diritto sostanziale (errores in

iudicando) chiedendo alla Corte di cassazione di annullare con rinvio o senza rinvio il

provvedimento impugnato.

Con il ricorso per cassazione si possono proporre unicamente i motivi tassativamente indicati

nell'art. 606 cpp; il giudizio di cassazione finisce per coincidere con un giudizio sulla fondatezza dei

motivi di ricorso. Compito estremamente importante quello della Cassazione, che è chiamata ad

assicurare l'esatta osservanza e l'uniforme interpretazione della legge, l'unità del diritto oggettivo

nazionale, il rispetto dei limiti delle diverse giurisdizioni (art. 65 dell'og.).

1. Ricorso immediato per cassazione; legittimazione a proporre il ricorso

Il ricorso per cassazione può essere proposto contro le sentenze pronunciate in grado di appello o

inappellabili; ai sensi dell'art. 569 cpp. è ammesso il ricorso immediato per cassazione (o cd. Per

saltum) della parte che ha il diritto di appellare la sentenza di primo grado (in questo caso

nell'ipotesi di rinvio la Corte trasmette gli atti al giudice competente per l'appello: art. 569 cpp., 4

co.). L'art. 607 cpp. “L'imputato può ricorrere per cassazione contro la sentenza di condanna o di

proscioglimento ovvero contro la sentenza inappellabile di non luogo a procedere. Può, inoltre,

ricorrere contro le sole disposizioni della sentenza che riguardano le spese processuali” dispone

che l'imputato può ricorrere per cassazione contro la sentenza di condanna o di proscioglimento

ovvero contro la sentenza inappellabile di non luogo a procedere e che può inoltre ricorrere contro

le sole disposizioni della sentenza che riguardano le spese processuali; la legittimazione del PM

(procuratore della Repubblica o procuratore generale presso la Corte d'appello a seconda che la

sentenza da impugnare sia di primo grado o d'appello) è disciplinata dall'art. 608 cpp: Il

procuratore generale presso la corte di appello può ricorrere per cassazione contro ogni sentenza

di condanna o di proscioglimento pronunciata in grado di appello o inappellabile. Il procuratore

della Repubblica presso il tribunale può ricorrere per cassazione contro ogni sentenza

inappellabile, di condanna o di proscioglimento, pronunciata dalla corte di assise, dal tribunale o

dal giudice per le indagini preliminari presso il tribunale. Il procuratore generale e il procuratore

della Repubblica presso il tribunale possono anche ricorrere nei casi previsti dall'articolo 569 e da

altre disposizioni di legge

2. Motivi del ricorso per cassazione

L'art. 606 cpp. come detto enuncia tassativamente i motivi di ricorso per cassazione:

A)esercizio da parte del giudice di una potestà riservata dalla legge ad organi legislativi o

amministrativi ovvero non consentita ai pubblici poteri

Siffatta situazione si realizza quando il giudice esercita poteri riservati a altri organi: si pensi a un

giudice che applichi analogicamente una norma penale incriminatrice in tal modo comminando una

sanzione penale per un fatto non previsto da legge penale e quindi esercitando un potere riservato

all organo legislativo.

b) inosservanza o erronea applicazione della legge penale o di altre norme giuridiche di cui si deve

tener conto nell'applicazione della legge penale.

L inosservanza e integrata dalla mancata applicazione mentre l erronea applicazione e integrata

da un applicazione inesatta. L error in iudicando e determinato non solo dalla violazione della

legge penale incriminatrice ma anche dalla violazione di norme extra penali che integrino la legge

penale. Si tratta del fenomeno delle leggi penali in bianco, ravvisabile quando la norma penale non

descrive compiutamente la fattispecie criminosa i cui elementi o requisiti sono delineati in tutto o in

parte da norme extra penali a cui la legge penale rinvia.

c) inosservanza delle norme processuali penali stabilite a pena di nullità, di inutilizzabilità, di

inammissibilità o di decadenza.

L error in procedendo non giustifica sempre il ricorso per cassazione. È necessario per proporre un

ricorso per cassazione basato sulla violazione della norma processuale, che la violazione di tale

norma comporti la nullità inutilizzabilità inammissibilità o la decadenza. Ne segue che non e

ricorribile per cassazione un provv giurisdizionale conseguente a una violazione di norma

processuale determinante una mera irregolarità.

d) mancata assunzione di una prova decisiva, quando la parte ne ha fatto richiesta anche nel

corso dell'istruzione dibattimentale, limitatamente ai casi previsti dall'art. 495 cpp., 2 co. (che

prevede il diritto dell'imputato all'ammissione delle prove a discarico sui fatti costituenti oggetto

delle prove a carico, ed il diritto del PM in ordine alle prove a carico sui fatti costituenti oggetto

delle prove a carico dell imputato sui fatti costituenti oggetto delle prove a discarico). In questa

situazione la violazione del diritto giustifica il ricorso per cassazione ove la prova abbia la

connotazione della decisività, nel senso che avrebbe potuto determinare una decisone diversa. E

la valutazione della decisività sarà compiuta accertando se i fatti indicati dalla parte nella richiesta

di prova siano tali da inficiare le argomentazioni poste a base della decisione di merito.

e) mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione quando il vizio risulta dal

testo del provvedimento impugnato ovvero da altri atti del processo specificamente indicati nei

motivi di gravame.

Il testo originario del 606 lettera e) si limitava a prevedere il vizio di motivazione integrato dalla

mancanza o manifesta illogicità della motivazione risultante solo dal testo del provv impugnato e

non era prevista la possibilità di dedurre il vizio di motivazione da atti del processo. in virtù della

modifica della l 46/2006 oggi consente di ricorrere per cassazione adducendo un vizio di

motivazione desunto non dal testo del provv impugnato ma da atti del processo indicati nei motivi

di cassazione.

La clausola “quando il vizio risulta dal testo del provv impugnato” comportava che la corte di

cassazione potesse dedurre la mancanza o illogicità della motivazione solo dai contenuti della

motivazione stessa e non anche dal confronto tra gli argomenti usati dal giudice e il contenuto

degli atti del processo. il legislatore del 1988 ha voluto limitare il sindacato sulla motivazione al fine

di evitare che il controllo della cass anziché sui requisiti minimi di esistenza completezza logicità

della motivazione, si eserciti muovendo dagli atti del processo, sul contenuto della decisione. La

finalità era quella di impedire che la corte di cass attraverso un esame degli atti processuali

funzionasse come giudice di merito e di ridurre il numero dei ricorsi per cassazione. In questo

modo la possibilità di ricorrere per vizio di motivazione subiva limitazioni irragionevoli. Si erano

distinte tre ipotesi in dottrina:

- Quella di una condanna conseguente a una prova non risultante dagli atti del processo

- Quella di una condanna conseguente a un travisamento della prova

- Quella di una condanna conseguente a una mancata valutazione di una prova a favore dell

imputato

Nel primo caso si poteva ovviare all impossibilità di ricorrere per cass ai sensi del 606 lettera e)

ove il vizio non risultasse dal testo del provv impugnato esperendo il ricorso stesso per violazione

di norma processuale stabilita a pena di inutilizzabilità. Infatti il 191 comma 1 rende inutilizzabili le

prove acquisite in violazione dei divieti stabiliti da leggi e si ribadisce per il dibattimento l

inutilizzabilità di prove diverse da quelle legittimamente acquisite nel corso dell istruzione

dibattimentale; una prova di cui non vi sia traccia negli atti processuali non puo ritenersi

legittimamente acquisita agli atti processuali ed è inutilizzabile quindi. Nel secondo e terzo caso

appariva preclusa la possibilità di un ricorso per cassazione. Ciò comportava dubbi di legittimità

cost sotto il profilo del diritto di difesa garantito dal 24 cost e del diritto alla prova garantito dal 111

cosi come l obbligo di motivazione dei provv giurisdizionali.

Si faccia il caso dell omessa valutazione di una persuasiva prova d alibi: se tale omissione

risultava anche dalla semplice narrativa del fatto la sentenza di condanna era ricorribile per

cassazione: se invece nessuna menzione della prova predetta veniva fatta nel testo del provv

impugnato, il ricorso per cassazione era inammissibile. Questa disparità di trattamento comporta o

no una diversa attuazione del diritto di difesa non giustificabile ai sensi del 3 cost? la risposta

positiva sembrava discendere dalla considerazione che il diritto alla prova oggi espressamente

riconosciuto, costituisce una specificazione del diritto di difesa. Proprio per non vanificare il diritto

alla prova, il legislatore pretende dal giudice l indicazione delle prove poste a base della decisione

stessa e l enunciazione delle ragioni per le quali il giudice ritiene non attendibili le prove contrarie.

Tale obbligo di motivare in ordine alla ritenuta non attendibilità della prova contraria risulterebbe

vanificato se la sua violazione e quindi l omessa valutazione delle prove a difesa contrapposte alle

prove a carico, su cui sia fondata la sentenza di condanna appaia non sindacabile dal giudice di

legittimità.

Il vizio di legittimità cost ravvisabile anche quando il giudice d appello reiterando l errore del primo

giudice di merito e disattendendo il relativo motivo d appello, avesse omesso la valutazione della

prova a difesa senza che tale omissione mergesse dal testo del provv impugnato, appariva ancor

piu significativo allorché siffatta omissione concernesse una sentenza inappellabile o una sentenza

di condanna emanata per la prima volta in appello su impugnazione del pm contro sentenza di

assoluzione o allorché la prova a difesa la cui valutazione risultasse omessa, fossero state assunte

nel giudizio di appello in seguito a rinnovazione dell istruzione dibattimentale. In queste tre ipotesi

manca un riesame nel merito in ordine alle ragioni della condanna e la non sindacabilità da parte

della corte di cass dell omessa valutazione della prova a difesa o il travisamento della stessa che

non risultassero dal testo del provv impugnato non consentiva nessuna doglianza per la violazione

del diritto alla prova.

Un altro dubbio di legittimità cost nasceva in ordine al 111 comma 6 chi pone la motivazione dei

provv giurisdizionali. Se motivare significa esplicitare le argomentazioni usate per arrivare all

affermazione della sussistenza del fatto imputato e dalla resp dell imputato e se in un processo in

cui principio fondamentale della fase dibattimentale è quello del contraddittorio nel momento di

formazione della prova, l enunciazione di tali argomentazioni non può prescindere dalla

considerazione delle ragioni contrarie, si poneva il problema con tale art di una normativa che

rendeva insindacabile un provvedimento giurisdizionale il quale avesse ignorato le prove a difesa

senza che ciò emergesse dal testo del provv impugnato. Appariva poi illogico ammettere il ricorso

per cassazione quando la controprova non e stata assunta e non ammetterlo quando la prova e

stata assunta ma poi non e stata presa in considerazione dal giudice; mentre se si ritiene che l

omessa valutazione della controprova decisiva consenta il ricorso per cassazione appariva

irragionevole la disparità di trattamento rispetto all ipotesi della prova decisiva che non abbia le

caratteristiche della controprova per non essere stata richiesta la sua assunzione.

Dalle brevi considerazioni sopra effettuate si deduce che l intenzione del legislatore di ridurre la

ricorribilità per cass delle sentenze era apprezzabile ma la via seguita, rendendo insindacabili

gravissime violazioni del diritto alla prova e sacrificando il diritto di difesa appariva criticabile e non

conforme ai principi cost..

7. Problemi di legittimità costituzionale dell'art. 606 lett. e cpp.

Come già detto, vigente il vecchio codice la condanna conseguente ad omessa valutazione della

prova oppure a travisamento del fatto non risultanti dal testo del provvedimento impugnato non

erano ricorribili per Cassazione, con lesione degli art. 3 Cost. (principio di eguaglianza; rispetto agli

imputati che potevano ricorrere per Cassazione per gli stessi motivi risultanti invece dal testo del

provvedimento impugnato), 24 Cost., 2 co. (diritto di difesa), 111 Cost., 3 co. (diritto

all'acquisizione della prova), 111 Cost. 6 co. (obbligo di motivazione dei provvedimenti

giurisdizionali). Per superare questi fondati profili di illegittimità costituzionale, la Cassazione aveva

asserito che la mancanza o manifesta illogicità della motivazione poteva emergere dal raffronto fra

i motivi di appello, specificamente individuati, ed il testo della decisione impugnata avanti alla

Corte; questo orientamento giurisprudenziale costante permetteva quindi di far rientrare nella

fattispecie per la quale era ammesso il ricorso per cassazione anche quelle sentenze che

apparivano complete ed in sintonia con il dispositivo ma, nel contempo, risultavano prive di

passaggi logici indispensabili ove fossero raffrontate con i motivi d'appello, per non aver tenuto in

considerazione argomentazioni esposte nei motivi stessi.

I problemi di legittimità rimanevano peraltro in tutti quei casi in cui non risultasse possibile un

raffronto con i motivi d'appello allorquando l'omessa valutazione della prova o delle prove a difesa

concerneva una sentenza di condanna inappellabile oppure una sentenza di condanna emanata in

appello in seguito ad impugnazione del PM contro sentenza di assoluzione. Nel caso Andreotti

del 2003 si pose proprio la questione della sentenza di condanna emanata in appello in seguito ad

impugnazione del PM contro l'assoluzione di primo grado: le Sezioni Unite riconobbero che, in

assenza di motivi di appello dell'imputato non legittimato a proporre appello, la Corte dovesse fare

riferimento, ai fini della rilevabilità del vizio di omessa prova decisiva, non solo alla sentenza

assolutoria di primo grado ma anche alle memorie ed agli atti con i quali la difesa nel contestare il

gravame del PM abbia prospettato al giudice d'appello l'avvenuta acquisizione dibattimentale di

altre e diverse prove, favorevoli e decisive, pretermesse dal giudice di primo grado nell'economia

di quel giudizio, oltre a quelle apprezzate ed utilizzate per fondare la decisione assolutoria.

8. Conseguenza della modifica apportata dalla legge n. 46/06 alla lettera e dell'art. 606 cpp.

Il nuovo testo del 606 lettera e) rappresenta un ritorno al passato ripristinando una valutazione

della mancanza contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione rapportata agli atti del

processo e la legittimità di una cognitio facti ex actis da parte della corte di cass, rendendo piu

agevole la ricorribilità in cass per un vizio di motivazione. Ciò a scapito di una ragionevole durata

del processo. la realtà che spesso si vuol disconoscere, e che il vizio di motivazione non puo non

comportare una valutazione di fatto della corte di cass e non puo non facilitare in maniera

eccessiva la presentazione dei ricorsoi per cass. Il cercare di limitarlo col riferimento al testo del

provv impugnato crea insuperabili problemi di legittimità cost che si e cercato di superare con

soluzioni non convincenti. Il riconoscere alla corte di cass un amplissima cognitio facti equivale a

fare del giudizio di cass un giudizio di merito. Pertanto delle due l una: o si vieta la ricorribilità in

cass per vizio di motivazione evitando che la corte di cass decida come terzo giudice di merito, o si

riduce la ricorribilità in cass non consentendola per tutte le sentenze e modificando quindi 111

comma 7. La prima soluzione drastica e idonea a concretare una durata piu ragionevole del

processo non appare realistica e si presterebbe alla critica che appare contraddittorio da un lato

mantenere un secondo giudizio di merito idoneo a riformare totalmente la sentenza di primo grado

e dall altro non consentire alcun controllo sulla sentenza del giudice d appello. La seconda

soluzione e percorribile. E illogico che sia consentito ricorrere per cass alla parte che ha

patteggiato la pena. Cosi pure potrebbe essere prevista la non ricorribilità in cass contro il provv di

archiviazione nonché contro sentenze di condanna non significative.

9. La fase predibattimentale Il difensore per poter assistere l'imputato deve essere iscritto

nell'albo speciale dei patrocinatori avanti la Corte di cassazione; la fase dibattimentale è preceduta

come di consueto da attività preliminari (assegnazione del ricorso da parte del primo presidente

della Corte ad una delle sei sezioni, fissazione della data per la decisione in camera di consiglio

ecc.). Ai sensi dell'art. 610 cpp., 1 e 2 co. il primo presidente, su richiesta del procuratore generale

della Corte di cassazione, dei difensori delle parti o d'ufficio, deve assegnare il ricorso alle Sezioni

Unite quando le questioni proposte sono di speciale importanza o quando occorre dirimere

contrasti insorti tra le decisioni delle singole sezioni; alla cognizione delle SU si può arrivare anche

per iniziativa di una singola sezione che rileva che la questione di diritto sottoposta al suo esame

ha dato o può dar luogo ad un contrasto giurisprudenziale (art. 618 cpp.; ma il presidente può

restituire il ricorso alla sezione qualora le SU siano già state investite di ricorsi sulla medesima

questione o il contrasto sia superato: art. 172 disp. att.). il ricorso attribuisce alla corte di cass la

cognizione del procedimento limitatamente ai motivi proposti. La corte decide le questioni rilevabili

d ufficio in ogni stato e grado del processo e quelle che non sarebbe stato possibile dedurre in

grado di appello.

Il procedimento

Il presidente della corte di cassazione, se rileva una causa di inammissibilità dei ricorsi, li assegna

ad apposita sezione. Il presidente della sezione fissa la data per la decisione in camera di

consiglio. La cancelleria dà comunicazione del deposito degli atti e della data dell'udienza al

procuratore generale ed ai difensori nel termine di cui al comma 5. L'avviso contiene

l'enunciazione della causa di inammissibilità rilevata. Si applica il comma 1 dell'articolo 611. Ove

non venga dichiarata l'inammissibilità, gli atti sono rimessi al presidente della corte. Il presidente

della corte di cassazione provvede all'assegnazione dei ricorsi alle singole sezioni secondo i criteri

stabiliti dalle leggi di ordinamento giudiziario. Il presidente, su richiesta del procuratore generale,

dei difensori delle parti o anche di ufficio, assegna il ricorso alle sezioni unite quando le questioni

proposte sono di speciale importanza o quando occorre dirimere contrasti insorti tra le decisioni

delle singole sezioni. All assegnazione del ricorso alle sezioni unite si puo giungere anche in

conseguenza dell iniziativa di una singola sezione si dispone che se una sezione della corte rileva

che la questione di diritto sottoposta al suo esame ha dato luogo, o può dar luogo, a un contrasto

giurisprudenziale, su richiesta delle parti o di ufficio, può con ordinanza rimettere il ricorso alle

sezioni unite. In tal cass però il primo presidente puo restituire alla sezione il ricorso stesso qualora

siano stati assegnati alle sezioni unite altri ricorsi sulla stessa questione o il contrasto

giurisprudenziale risulti superato. Tale potere del presidente viene meno quando la rimessione alle

sezioni unite dalla sezione singola sia avvenuta dopo una decisione delle sezioni unite e

enunciando le ragioni che possono dar luogo a un nuovo contrasto giurisprudenziale. Ciò al fine di

evitare emanazione di sentenze della cassazione contrastanti con una precedente decisione.

Il presidente della corte, se si tratta delle sezioni unite, ovvero il presidente della sezione fissa la

data per la trattazione del ricorso in udienza pubblica o in camera di consiglio e designa il relatore.

Il presidente dispone altresì la riunione dei giudizi nei casi previsti dall'articolo 17 e la separazione

dei medesimi quando giovi alla speditezza della decisione. Almeno trenta giorni prima della data

dell'udienza, la cancelleria ne dà avviso al procuratore generale e ai difensori, indicando se il

ricorso sarà deciso a seguito di udienza pubblica ovvero in camera di consiglio. La decisione del

ricorso anziché a conclusione del dibattimento puo essere emanata a seguito di procedimento in

camera di consiglio. Oltre che nei casi particolarmente previsti dalla legge, la corte procede in

camera di consiglio quando deve decidere su ogni ricorso contro provvedimenti non emessi nel

dibattimento, fatta eccezione delle sentenze pronunciate a norma dell'articolo 442. Se non è

diversamente stabilito e in deroga a quanto previsto dall'articolo 127, la corte giudica sui motivi,

sulle richieste del procuratore generale e sulle memorie delle altre parti senza intervento dei

difensori. Fino a quindici giorni prima dell'udienza, tutte le parti possono presentare motivi nuovi e

memorie e, fino a cinque giorni prima, possono presentare memorie di replica. Si procede in

camera di consiglio anche quando il presidente della corte di cass, rilevata una causa di

inammissibilità del ricorso lo abbia assegnato a un apposita sezione. Nel procedimento in camera

di consiglio la corte giudica sui motivi, richieste del procuratore generale e sulle memorie delle altre

parti senza intervento dei difensori. Si realizza qui un contraddittorio scritto poiché fino a 15 gg

prima dell udienza tutte le parti possono presentare motivi nuovi e memorie e fino a 5 gg prima

possono presentare memorie di replica.

Sospensione dell esecuzione della condanna civile: A richiesta dell'imputato o del responsabile

civile, la corte di cassazione può sospendere, in pendenza del ricorso, l'esecuzione della

condanna civile, quando può derivarne grave e irreparabile danno. La decisione sulla richiesta di

sospensione della condanna civile è adottata dalla corte di cassazione con ordinanza in camera di

consiglio.

Difensori: Salvo che la parte non vi provveda personalmente, l'atto di ricorso, le memorie e i motivi

nuovi devono essere sottoscritti, a pena di inammissibilità, da difensori iscritti nell'albo speciale

della corte di cassazione. Davanti alla corte medesima le parti sono rappresentate dai difensori.

Per tutti gli atti che si compiono nel procedimento davanti alla corte, il domicilio delle parti è presso

i rispettivi difensori, salvo quanto previsto dal comma 4. Il difensore è nominato per la proposizione

del ricorso o successivamente; in mancanza di nomina il difensore è quello che ha assistito la

parte nell'ultimo giudizio, purché abbia i requisiti indicati nel comma 1. Se l'imputato è privo del

difensore di fiducia, il presidente del collegio provvede a norma dell'articolo 97. Gli avvisi che

devono essere dati al difensore sono notificati anche all'imputato che non sia assistito da difensore

di fiducia. Quando il ricorso concerne gli interessi civili, il presidente, se la parte ne fa richiesta,

nomina un difensore secondo le norme sul patrocinio dei non abbienti

Dibattimento: Le norme concernenti la pubblicità, la polizia e la disciplina delle udienze e la

direzione della discussione nei giudizi di primo e di secondo grado si osservano davanti alla corte

di cassazione, in quanto siano applicabili. Le parti private possono comparire per mezzo dei loro

difensori. Nell'udienza stabilita, il presidente procede alla verifica della costituzione delle parti e

della regolarità degli avvisi, dandone atto a verbale; quindi, il presidente o un consigliere da lui

delegato fa la relazione della causa. Dopo la requisitoria del pubblico ministero, i difensori della

parte civile, del responsabile civile, della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria e

dell'imputato espongono nell'ordine le loro difese. Non sono ammesse repliche, ma se una

questione viene dedotta per la prima volta nel corso della discussione, il presidente puo concedere

nuovamente la parola alle parti gia intervenute. La corte di cassazione delibera la sentenza in

camera di consiglio subito dopo terminata la pubblica udienza salvo che, per la molteplicità o per

l'importanza delle questioni da decidere, il presidente ritenga indispensabile differire la

deliberazione ad altra udienza prossima. Si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni degli

articoli 527 e 546. Se non provvede a norma degli articoli 620, 622 e 623, la corte dichiara

inammissibile o rigetta il ricorso. La sentenza è pubblicata in udienza subito dopo la deliberazione,

mediante lettura del dispositivo fatta dal presidente o da un consigliere da lui delegato. Prima della

lettura, il dispositivo è sottoscritto dal presidente. Con il provvedimento che dichiara inammissibile

o rigetta il ricorso, la parte privata che lo ha proposto è condannata al pagamento delle spese del

procedimento. Se il ricorso è dichiarato inammissibile, la parte privata è inoltre condannata con lo

stesso provvedimento al pagamento a favore della cassa delle ammende di una somma da 258

euro a 2065 euro. Nello stesso modo si può provvedere quando il ricorso è rigettato.

Conclusa la deliberazione, il presidente o il consigliere da lui designato redige la motivazione. Si

osservano le disposizioni concernenti la sentenza nel giudizio di primo grado, in quanto applicabili.

La sentenza, sottoscritta dal presidente e dall'estensore, è depositata in cancelleria non oltre il

trentesimo giorno dalla deliberazione. Qualora il presidente lo disponga, la corte si riunisce in

camera di consiglio per la lettura e l'approvazione del testo della motivazione. Sulle proposte di

rettifica, integrazione o cancellazione la corte delibera senza formalità. Le sentenze della corte di

cass possono essere:

A)sentenza di inammissibilità: Con il provvedimento che dichiara inammissibile o rigetta il ricorso,

la parte privata che lo ha proposto è condannata al pagamento delle spese del procedimento. Se il

ricorso è dichiarato inammissibile, la parte privata è inoltre condannata con lo stesso

provvedimento al pagamento a favore della cassa delle ammende di una somma da 258 euro a

2065 euro. Nello stesso modo si può provvedere quando il ricorso è rigettato. La cancelleria

trasmette gli atti e la copia del solo dispositivo al giudice che ha emesso la decisione impugnata il

quale dovrà adottare i provv relativi all esecuzione della sentenza in parola.

B)sentenza di rigetto: se la corte non accoglie nessun motivo di ricorso pronuncia sentenza di

rigetto e oltre al pagamento delle spese processuali la parte privata ricorrente puo essere

condannata al pagamento a favore della cassa delle ammende della somma indicata, ma a

differenze di quanto accade nel caso di sentenza di inammissibilità qui l applicazione della

sanzione pecuniaria e rimessa alla discrezionalità del giudice.

C)sentenza di rettificazione: Gli errori di diritto nella motivazione e le erronee indicazioni di testi di

legge non producono l'annullamento della sentenza impugnata, se non hanno avuto influenza

decisiva sul dispositivo. La corte tuttavia specifica nella sentenza le censure e le rettificazioni

occorrenti. 2. Quando nella sentenza impugnata si deve soltanto rettificare la specie o la quantità

della pena per errore di denominazione o di computo, la corte di cassazione vi provvede senza

pronunciare annullamento. 3. Nello stesso modo si provvede nei casi di legge più favorevole

all'imputato, anche se sopravvenuta dopo la proposizione del ricorso, qualora non siano necessari

nuovi accertamenti di fatto.

D)sentenza di annullamento: se uno o piu motivi di ricorso vengono accolti dalla corte di cass o se

la corte di cass deve d ufficio dichiarare l annullamento, essa pronuncia sentenza d annullamento

con o senza rinvio. Nel caso di annullamento senza rinvio il processo si chiude senza che si renda

necessario l intervento di un altro giudice di merito come invece avviene nel caso di annullamento

con rinvio. Nel caso di annullamento della sentenza d appello la corte dispone la cessazione delle

misure cautelari.

13. Annullamento senza rinvio

La Cassazione pronuncia sentenza di annullamento con rinvio, oltre che nei casi

particolarmente stabiliti dalla legge, nelle situazioni indicate dall'art. 620 cpp.:

a)se il fatto non è previsto dalla legge come reato, se il reato è estinto o se l'azione penale non

doveva essere iniziata o proseguita; a parte la circostanza che se si dovesse escludere da parte

della corte di cass l ammissibilità di un giudizio di fatto per giungere a un proscioglimento, neppure

il proscioglimento per mancata previsione del fatto come reato, per estinzione del reato e per

improponibilità dell azione penale risulterebbe sempre dichiarabile dalla coperte di cass potendo

rendersi necessario un giudizio di fatto, appare insuperabile a favore della piena applicabilità del

129 il rilevo per cui l enumerazione dei casi di annulla mento senza rinvio contenuta nel 620 ha

carattere esemplificativo. Pertanto in ogni casi in cui dalla stessa sentenza impugnata risulti l

insussistenza o la non commissione del fatto da parte dell imputato la corte di cass dover

dichiarare la non punibilità dell imputato.

b) se il reato non appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario; il difetto di giurisdizione è

rilevabile d ufficio in ogni stato e grado del procedimento e quindi l annullamento sarebbe disceso

dall art 30 cpp. Con la sentenza di annullamento la corte di cass deve disporre la trasmissione

degli atti all autorità competente designata dalla corte stessa.

c) se il provvedimento impugnato contiene disposizioni che eccedono i poteri della giurisdizione,

limitatamente alle medesime; un annullamento diretto a eliminare quelle parti del provv impugnato

integranti un eccesso di potere

d) se la decisione impugnata consiste in un provvedimento non consentito dalla legge;

e) se la sentenza è nulla a norma e nei limiti dell'articolo 522 in relazione a un reato concorrente; la

nullità della sentenza per difetto di contestazione comporta l annullamento del capo concernente la

mancata contestazione e del provv deve darsi notizia al pm per le sue determinazioni

f) se la sentenza è nulla a norma e nei limiti dell'articolo 522 in relazione a un fatto nuovo; la

mancata contestazione del fatto nuovo su cui si e pronunciata la sentenza comporta come nel

caso precedente l annullamento del capo avente a oggetto il fatto nuovo e la notizia del provv al

pm

g) se la condanna è stata pronunciata per errore di persona

h) se vi è contraddizione fra la sentenza o l'ordinanza impugnata e un'altra anteriore concernente

la stessa persona e il medesimo oggetto, pronunciata dallo stesso o da un altro giudice penale; in

tal caso la corte deve annullare il secondo provv posto che trattandosi di sentenza, l secondo

provv risulta pronunciato in violazione del principio del ne bis in idem. Ciò non sempre avviene in

quanto dopo aver stabilito nella lettera h il giudice ordina l esecuzione della prima sentenza o

ordinanza, soggiunge che se si tratta di una sentenza di condanna, ordina l esecuzione della

sentenza che ha inflitto la condanna meno grave. Si tratta di un rimedio preventivo del conflitto

pratico di giudicati ispirato al favor rei in virtù del quale l annullamento senza rinvio, qualora la

sentenza impugnata sia piu favorevole ha per oggetto non la sentenza impugnata col ricorso

ordinario ma la sentenza irrevocabile. Il legislatore per favorire l imputato consente l annullamento

di un provv non impugnato cosicché il ricorso ordinario contro la sentenza piu favorevole viene a

trasformarsi in un ricorso straordinario contro la sentenza piu sfavorevole.

i)se la sentenza impugnata ha deciso in secondo grado su materia per la quale non è ammesso

l'appello; l ipotesi qui contemplata e quella in cui il giudice d appello ha erroneamente giudicato su

un impugnazione riservata alla corte di cassazione e in tal caso la corte di cassazione deve

annullare senza rinvio e nel contempo qualificare l impugnazione come ricorso e provvedere al

relativo giudizio.

l) in ogni altro caso in cui la corte ritiene superfluo il rinvio ovvero può essa medesima procedere

alla determinazione della pena o dare i provvedimenti necessari: dopo un elencazione dei casi di

annullamento senza rinvio che fa pensare a un enunciazione tassativa nella lettera l) si ritrova

enunciato il vero criterio per determinare la necessità del rinvio, nel senso che l inutilità del rinvio

stesso deve apparire dal fatto che gli elementi emergenti dagli atti processuali fanno apparire

inutile un ulteriore giudizio di merito. Se emerge la necessità di un indagine di fatto non consentita

alla corte di cassazione si renderà indispensabile il rinvio.

Nel caso previsto dall'articolo 620 comma 1 lettera b), la corte dispone che gli atti siano trasmessi

all'autorità competente, che essa designa; in quello previsto dalla lettera e) e in quello previsto

dalla lettera f), la corte dispone che del provvedimento sia data notizia al pubblico ministero per le

sue determinazioni; in quello previsto dalla lettera h), ordina l'esecuzione della prima sentenza o

ordinanza, ma, se si tratta di una sentenza di condanna, ordina l'esecuzione della sentenza che ha

inflitto la condanna meno grave determinata a norma dell'articolo 669; in quello previsto dalla

lettera i), ritiene il giudizio qualificando l'impugnazione come ricorso; in quello previsto dalla lettera

l), procede alla determinazione della pena o dà i provvedimenti che occorrono.

Fermi gli effetti penali della sentenza, la corte di cassazione, se ne annulla solamente le

disposizioni o i capi che riguardano l'azione civile ovvero se accoglie il ricorso della parte civile

contro la sentenza di proscioglimento dell'imputato, rinvia quando occorre al giudice civile

competente per valore in grado di appello, anche se l'annullamento ha per oggetto una sentenza

inappellabile.

14. Annullamento con rinvio

La necessitò di un giudizio di rinvio nel senso sopra chiarito fa si che alla fase rescindente svoltasi

avanti alla corte di cassazione segua una fase rescissoria a conclusione della quale dovrà essere

emanata una nuova pronuncia in sostituzione di quella annullata. Fuori dei casi previsti dagli

articoli 620 e 622:

a) se è annullata un'ordinanza, la corte di cassazione dispone che gli atti siano trasmessi al

giudice che l'ha pronunciata, il quale provvede uniformandosi alla sentenza di annullamento;

b) se è annullata una sentenza di condanna nei casi previsti dall'articolo 604, commi 1, 4 e 5 bis, la

Corte di cassazione dispone che gli atti siano trasmessi al giudice di primo grado;

c) se è annullata la sentenza di una corte di assise di appello o di una corte di appello ovvero di

una corte di assise o di un tribunale in composizione collegiale, il giudizio è rinviato rispettivamente

a un'altra sezione della stessa corte o dello stesso tribunale o, in mancanza, alla corte o al

tribunale più vicini;

d) se è annullata la sentenza di un tribunale monocratico o di un giudice per le indagini preliminari,

la corte di cassazione dispone che gli atti siano trasmessi al medesimo tribunale; tuttavia, il giudice

deve essere diverso da quello che ha pronunciato la sentenza annullata

Nel giudizio di rinvio non è ammessa discussione sulla competenza attribuita con la sentenza di

annullamento, salvo quanto previsto dall'articolo 25. Il giudice di rinvio decide con gli stessi poteri

che aveva il giudice la cui sentenza è stata annullata, salve le limitazioni stabilite dalla legge. Se è

annullata una sentenza di appello e le parti ne fanno richiesta, il giudice dispone la rinnovazione

dell'istruzione dibattimentale per l'assunzione delle prove rilevanti per la decisione. Il giudice di

rinvio si uniforma alla sentenza della corte di cassazione per ciò che concerne ogni questione di

diritto con essa decisa. Non possono rilevarsi nel giudizio di rinvio nullità, anche assolute, o

inammissibilità, verificatesi nei precedenti giudizi o nel corso delle indagini preliminari. Se taluno

degli imputati, condannati con la sentenza annullata, non aveva proposto ricorso, l'annullamento

pronunciato rispetto al ricorrente giova anche al non ricorrente, salvo che il motivo

dell'annullamento sia esclusivamente personale. L'imputato che può giovarsi di tale effetto

estensivo deve essere citato e ha facoltà di intervenire nel giudizio di rinvio.

La regola generale e quella per cui il giudice di rinvio ha gli stessi poteri del giudice che ha

emanato la sentenza annullata e con l attribuzione degli stessi poteri il legislatore viene a stabilire

che quando detta sentenza sia stata emessa da un giudice d appello vincolato dal divieto della

reformatio in peius identico limite si porrà per il giudice di rinvio mentre quando la sentenza

annullata sia stata emessa da un giudice di primo grado o giudice d appello in seguito a

impugnazione del pm, in nessuna caso il giudice di rinvio risulterà vincolato da un divieto di riforma

in peius. Individuato il giudice di rinvio e la regola che ne disciplina i poteri in generale occorre

prendere in esame i limiti a tali poteri che discendono o possono discendere dalla sentenza di

annullamento.

A)il primo limite e quello per cui il giudice di rinvio deve uniformarsi alla sentenza della corte di

cass per ciò che concerne ogni questione di diritto con essa decisa. Al riguardo si sostiene che tale

obbligo non concerne solo le questioni di diritto decise in modo esplicito ma pure quelle

implicitamente decise cioè quelle che avrebbero potuto e anzi dovuto venir esaminate d ufficio

dalla corte di cass, in quanto il fatto che la corte di cass non abbia pronunciato al riguardo sta a

significare che la corte ha escluso la possibilità di emanare la decisione imposta dal legislatore.

Tale tesi trova avallo legislativo nella parte in cui si inibire al giudice di rinvio di dichiarare le nullità

assolute o le cause di inammissibilità che avrebbe potuto dichiarare la corte di cassazione.

Mentre la corte di cass e sempre in grado di rilevare d ufficio l incompetenza per materia, il difetto

di giurisdizione , la nullità assoluta, lo stesso non puo dirsi per quel che concerne le cause di non

punibilità in quanto la loro rilevazione puo richiedere una tecnica d indagine diversa da quella

adottabile dalla corte. Concludendo: l applicabilità del 129 comma 1 nel giudizio di rinvio

conseguente a un annullamento totale risulterà consentita oltreché nei casi in cui la declatoria di

non punibilità dipenda dalla soluzione di questa quaestio facti, ogni volta per la soluzione di una

quaestio iuris rilevante ai fini di tale art, siano necessarie indagini non esplicabili dalla corte di cass

e vietata in base al 627 ove la corte di cass pur potendo risolvere la quaestio iuris alla cui

soluzione e subordinata la declatoria non abbia applicato il 129.

B)il secondo limite conseguente alla sentenza d annullamento e previsto dal 624 per cui Se

l'annullamento non è pronunciato per tutte le disposizioni della sentenza, questa ha autorità di

cosa giudicata nelle parti che non hanno connessione essenziale con la parte annullata. Occorre

chiedersi se il legislatore con la locuzione “parti della sentenza si sia riferito unicamente ai capi

della sentenza o anche ai punti della sentenza. La prima ipotesi e smentita. Nell ipotesi in cui

un'unica sentenza contenga una pluralità di pronuncia, l annullamento di una di esse non

impedisce che passino in giudicato le altre. Ne segue che devono intendersi per parti della

sentenza anche i singoli punti del singolo capo e cioè le soluzioni delle varie questioni di ogni

singola imputazione. Rimane da chiedersi se l annullamento parziale disposto dalla corte di cass in

assenza di un fenomeno di connessione tra le parti annullate della sentenza e quelle non annullate

determini la formazione di un vero e proprio giudicato sulla questione risolta. In caso di

annullamento parziale della sentenza di condanna per carenza di motivazione in ordine alla

sussistenza di una circostanza aggravante, l esistenza del giudicato sulla questione della

sussistenza del fatto o della commissione del fatto da parte dell imputato precluderebbe la

declatoria della non punibilità dell imputato per insussistenza del fatto o per non commissione del

fatto stesso. Il 624 sull annullamento parziale: Se l'annullamento non è pronunciato per tutte le

disposizioni della sentenza, questa ha autorità di cosa giudicata nelle parti che non hanno

connessione essenziale con la parte annullata. La corte di cassazione, quando occorre, dichiara

nel dispositivo quali parti della sentenza diventano irrevocabili. L'omissione di tale dichiarazione è

riparata dalla corte stessa in camera di consiglio con ordinanza che deve trascriversi in margine o

in fine della sentenza e di ogni copia di essa posteriormente rilasciata. L'ordinanza può essere

pronunciata di ufficio ovvero su domanda del giudice competente per il rinvio, del pubblico

ministero presso il medesimo giudice o della parte privata interessata. La domanda si propone

senza formalità. La corte di cassazione provvede in camera di consiglio senza l'osservanza delle

forme previste dall'articolo 127

Nel giudizio di rinvio non è ammessa discussione sulla competenza attribuita con la sentenza di

annullamento, salvo quanto previsto dall'articolo 25. Il giudice di rinvio decide con gli stessi poteri

che aveva il giudice la cui sentenza è stata annullata, salve le limitazioni stabilite dalla legge. Se è

annullata una sentenza di appello e le parti ne fanno richiesta, il giudice dispone la rinnovazione

dell'istruzione dibattimentale per l'assunzione delle prove rilevanti per la decisione. Il giudice di

rinvio si uniforma alla sentenza della corte di cassazione per ciò che concerne ogni questione di

diritto con essa decisa. Non possono rilevarsi nel giudizio di rinvio nullità, anche assolute, o

inammissibilità, verificatesi nei precedenti giudizi o nel corso delle indagini preliminari. Se taluno

degli imputati, condannati con la sentenza annullata, non aveva proposto ricorso, l'annullamento

pronunciato rispetto al ricorrente giova anche al non ricorrente, salvo che il motivo

dell'annullamento sia esclusivamente personale. L'imputato che può giovarsi di tale effetto

estensivo deve essere citato e ha facoltà di intervenire nel giudizio di rinvio.

La sentenza del giudice di rinvio può essere impugnata con ricorso per cassazione se pronunciata

in grado di appello e col mezzo previsto dalla legge se pronunciata in primo grado. In ogni caso la

sentenza del giudice di rinvio può essere impugnata soltanto per motivi non riguardanti i punti già

decisi dalla corte di cassazione ovvero per inosservanza della disposizione dell'articolo 627

comma 3.

16. I limiti ai poteri del giudice di rinvio

Il primo limite è posto dall'art. 627, 3 co.: il giudice del rinvio deve uniformarsi all sentenza della

Cassazione per ciò che concerne ogni questione di diritto con essa decisa, comprese quelle

implicite e cioè che avrebbero dovuto venir esaminate d'ufficio dalla Corte (ed il 4 co. infatti

inibisce al giudice del rinvio di dichiarare nullità assolute o cause di inammissibilità che avrebbe

potuto dichiarare la Cassazione). Nell'ipotesi di annullamento totale della sentenza impugnata e

rinvio al giudice di merito si deve invece ritenere che questi possa applicare l'art. 129 cpp., 1 co.

nei casi in cui la declaratoria di non punibilità dipenda dalla soluzione di una quaestio facti, nonchè

ogniqualvolta per la soluzione di una quaestio iuris rilevante ai fini dell'art. 129, 1 co. siano

necessarie indagini non esplicabili dalla Cassazione.

Secondo limite è previsto dall'art. 624, 1 co. cpp. per cui "se l'annullamento non è pronunciato per

tutte le disposizioni della sentenza, questa ha autorità di cosa giudicata nelle parti che non hanno

connessione essenziale con la parte annullata". La locuzione parti di sentenza si deve intendere

comprensiva dei singoli punti del singolo capo e cioè le soluzioni delle varie questioni di ogni

singola imputazione (così le stesse Sezioni Unite nel '91); il rapporto di connessione essenziale è

ravvisabile quando la disposizione annullata costituisce

una premessa indispensabile di quella non annullata. In relazione all'estensione

dell'annullamento vale il disposto dell'art. 627, 5 co. per cui "se taluno degli imputati, condannati

con la sentenza annullata, non aveva proposto ricorso, l'annullamento pronunciato rispetto al

ricorrente giova anche al non ricorrente, salvo che il motivo dell'annullamento sia esclusivamente

personale. L'imputato che può giovarsi di tale effetto estensivo deve essere citato ed ha facoltà di

intervenire nel giudizio di rinvio". La sentenza del giudice di rinvio è ricorribile per Cassazione

soltanto per i motivi non riguardanti i punti già decisi dalla Corte ovvero per inosservanza da parte

del giudice di rinvio stesso dell'obbligo di uniformarsi alle questioni di diritto decise dalla Corte.

Provvedimenti conseguenti alla sentenza: In caso di annullamento con rinvio, la cancelleria della

corte di cassazione trasmette senza ritardo gli atti del processo con la copia della sentenza al

giudice che deve procedere al nuovo giudizio. In caso di rigetto o di dichiarazione di inammissibilità

del ricorso, la cancelleria trasmette gli atti e la copia del solo dispositivo al giudice che ha emesso

la decisione impugnata. In caso di annullamento senza rinvio o di rettificazione, la cancelleria

trasmette al giudice indicato nel comma 2 gli atti e la copia della sentenza. In ogni caso la

cancelleria del giudice che ha emesso la decisione impugnata esegue annotazione, in margine o in

fine dell'originale, della decisione della corte.

16. Il ricorso straordinario contro i provvedimenti della Corte di cassazione

Si tratta di un istituto previsto dal legislatore con l.n. 128/01 allo scopo di evitare condanne

dell'imputato fondate su erronei presupposti di fatto in cui incorso il giudice di legittimità nel

rigettare il ricorso. L'art. in questione è il 625bis cpp. “È ammesso, a favore del condannato, la

richiesta per la correzione dell'errore materiale o di fatto contenuto nei provvedimenti pronunciati

dalla corte di cassazione. La richiesta è proposta dal procuratore generale o dal condannato, con

ricorso presentato alla corte di cassazione entro centottanta giorni dal deposito del provvedimento.

La presentazione del ricorso non sospende gli effetti del provvedimento, ma, nei casi di

eccezionale gravità, la corte provvede, con ordinanza, alla sospensione. L'errore materiale di cui al

comma 1 può essere rilevato dalla corte di cassazione, d'ufficio, in ogni momento. Quando la

richiesta è proposta fuori dell'ipotesi prevista al comma 1 o, quando essa riguardi la correzione di

un errore di fatto, fuori del termine previsto al comma 2, ovvero risulta manifestamente infondata,

la corte, anche d'ufficio, ne dichiara con ordinanza l'inammissibilità; altrimenti procede in camera di

consiglio, a norma dell'articolo 127 e, se accoglie la richiesta, adotta i provvedimenti necessari per

correggere l'errore.” che prevede che è "ammessa, a favore del condannato, la richiesta per la

correzione dell'errore materiale o di fatto contenuto nei provvedimenti pronunciati dalla Corte di

cassazione"; si tratta di un ricorso straordinario esperibile solamente nell'interesse del

condannato da quest'ultimo, dal suo difensore e dal Procuratore Generale.

Il ricorso permette di incidere sui provvedimenti della Corte afflitti da errori percettivi o sviste in cui

sia evidentemente caduto il giudice di legittimità, provvedimenti altrimenti immodificabili (pur in

assenza di una norma espressa lo si ritiene un postulato necessario del sistema processuale; così

la stessa Corte Cost.). Il legislatore del 2001 ha accolto una sollecitazione della Corte Cost.

medesima (sentenza del 2000); quanto ai concetti di errore materiale ed errore di fatto si tratta di

due situazione processuali radicalmente diverse. La prima è appunto quella degli errori materiali

presenti nel testo dei provvedimenti della Corte; la seconda invece è quella degli errori di fatto che

hanno influito sul processo formativo della volontà ed ha finalità di rimuovere la decisione e di

sostituirla con quella che sarebbe stata deliberata senza quegli errori (ha la funzione quindi di

un'impugnazione in senso tecnico a differenza del ricorso per errore materiale che è un mero

strumento di rettifica e correzione).

L'errore materiale inteso come lapsus espressivo dunque, in realtà era già considerato

efficacemente dalla disciplina dell'art. 130 cpp.; la correzione di esso riguarda dunque la sola

documentazione grafica come mezzo di manifestazione della volontà del giudice. Del tutto

differente è la natura dell'errore di fatto (e rispetto a questo risulta veramente innovativa la

disciplina del 2001) che ricorre quando la svista ha influito non sulla manifestazione della volontà

ma sul processo formativo della stessa, conducendo il giudice di legittimità ad una decisione

diversa da quella che sarebbe stata adottata in assenza dell'errore stesso. Es. di errore di fatto

sono la condanna successiva alla morte dell'imputato o l'erronea individuazione del tempus

commissi delicti se dagli atti risulta in tutta evidenza che il reato fu consumato il giorno X ed i

giudice invece ha letto Y.

L'error juris invece, al pari dell'errore di giudizio o valutativo, non può mai essere fatto valere a

mezzo del ricorso straordinario dato che rispetto ad esso resta intatto il rigore del principio di

intangibilità delle decisioni della Corte di cassazione. Secondo le Sezioni Unite inoltre, l'omesso

esame di un motivo di ricorso non dà luogo ad un errore di fatto rilevante ai fini dell'art. 625bis

né determina incompletezza della motivazione della sentenza allorchè, pur in mancanza di

espressa disamina, il motivo proposto debba considerarsi implicitamente disatteso perché

incompatibile con la struttura della motivazione nonché con le remesse essenziali, logiche e

giuridiche che compendiano la ratio decidendi della sentenza stessa; diversamente invece nel

caso in cui il mancato apprezzamento del motivo sia dipeso da una vera e propria svista materiale

che abbia causato l'erronea supposizione dell'inesistenza della censura. Ai sensi dell'art. 625bis il

termine per il ricorso nei confronti di entrambi i tipi di errori è di 180 giorni. tenendo alla disamina

della disciplina processuale dell'istituto, esso risponde ad esigenze di favor rei come appare

evidente dal testo della disposizione: la correzione può essere infatti richiesta solo a favore del

condannato, cosicchè macroscopiche sviste che si riflettano a vantaggio del condannato non

potranno essere corrette. In casi di eccezionale gravità la Corte può provvedere con ordinanza alla

sospensione degli effetti del provvedimento contro cui si fa ricorso; l'errore materiale può essere

rilevato dalla Corte di cassazione d'ufficio in ogni momento; il termine di 180 giorni si deve ritenere

decorra dalla data di deposito del provvedimento e non da quella della conoscenza effettiva del

condannato (cosi all'interessato viene richiesto un particolare onere di diligenza).

La rescissione del giudicato.

L istituto va annoverato tra i mezzi d impugnazione straordinari avendo a oggetto sentenze

passate in giudicato emesse verso perone condannate o sottoposte a misure di sicurezza in

relazione alle quali si sia proceduto in assenza per tutta la durata del processo. tali soggetti hanno

facoltà di promuovere la rescissione del giudicato ove dimostrino di non essere comparse in

ragione di un incolpevole mancata conoscenza della celebrazione del processo. organo

competente e la corte di cassazione cui va rassegnata la richiesta a pena di inammissibilità

personalmente dall interessato o da difensore munito di procura speciale entro 30 gg dal momento

della compiuta conoscenza dell esistenza del procedimento. Il condannato o il sottoposto a misura

di sicurezza con sentenza passata in giudicato, nei cui confronti si sia proceduto in assenza per

tutta la durata del processo, può chiedere la rescissione del giudicato qualora provi che l'assenza

è stata dovuta ad una incolpevole mancata conoscenza della celebrazione del processo. La

richiesta è presentata, a pena di inammissibilità, personalmente dall'interessato o da un difensore

munito di procura speciale autenticata nelle forme dell'articolo 583, comma 3, entro trenta giorni

dal momento dell'avvenuta conoscenza del procedimento. Se accoglie la richiesta, la Corte di

cassazione revoca la sentenza e dispone la trasmissione degli atti al giudice di primo grado. Si

applica l'articolo 489, comma 2. Il ricorrente non pare avere diritto a una nuova celebrazione dell

udienza preliminare ma e rimesso in termini per formulare la richiesta di rito abbreviato e la

richiesta di applicazione della pena. Contrariamente a quanto avviene in tema di ricorso

straordinario per cassazione e revisione, non si considera qui la possibilità di chiedere la

sospensione dell esecuzione della pena o della misura di sicurezza. Anche per ottenere la

rescissione del giudicato in caso di comparizione tardiva in udienza, e sufficiente la mancata

conoscenza del processo da parte dell imputato a nulla rilevando la sua eventuale pregressa

conoscenza del procedimento.

Dunque potrà vedere accolta la sua richiesta anche l imputato che risulti essere stato

effettivamente a conoscenza del procedimento a suo carico ma dimostri di non aver poi avuto,

senza colpa, l effettiva conoscenza di alcun atto del processo a partire dall avviso di fissazione dell

udienza preliminare o dal decreto di citazione diretta in giudizio. ciò significa che la rescissione del

giudicato va disposta anche quando l imputato sia stato giudicato in absentia del tutto legittimante.

Contro l eventualità che venga processato un soggetto inconsapevole la lege del 2014 ha allestito

rimedi preventici come la sospensione del processo e rimedi restitutori come la rescissione del

giudicato. L ordinamento accetta tuttora il rischio che il soggetto nei cui confronti si procede non

abbia avuto conoscenza effettiva dell atto di vocatio in iudicium; in sede restitutoria e invece

sufficiente tale mancata conoscenza incolpevole perche l attività processuale svolta a carico dell

assente debba essere rinnovata.

“Quando, in seguito alla sentenza della corte di cassazione, deve cessare una misura cautelare

ovvero una pena accessoria o una misura di sicurezza, la cancelleria ne comunica

immediatamente il dispositivo al procuratore generale presso la corte medesima perché dia i

provvedimenti occorrenti.”

“La sentenza del giudice di rinvio può essere impugnata con ricorso per cassazione se pronunciata

in grado di appello e col mezzo previsto dalla legge se pronunciata in primo grado. In ogni caso la

sentenza del giudice di rinvio può essere impugnata soltanto per motivi non riguardanti i punti già

decisi dalla corte di cassazione ovvero per inosservanza della disposizione dell'articolo 627

comma 3.”

Capitolo Quarto LA REVISIONE

1. Caratteristiche della revisione

La revisione è prevista per porre rimedio all'errore giudiziario; si tratta di un rimedio straordinario

di impugnazione avente ad oggetto le sentenze di condanna, quelle di patteggiamento ed i

decreti penali di condanna (art. 629 cpp.). “È ammessa in ogni tempo a favore dei condannati, nei

casi determinati dalla legge, la revisione delle sentenze di condanna o delle sentenze emesse ai

sensi dell'articolo 444, comma 2, o dei decreti penali di condanna, divenuti irrevocabili, anche se la

pena è già stata eseguita o è estinta” Non sono invece soggette a revisione né le sentenze di

proscioglimento né quelle di non luogo a procedere: la revisione delle sentenze assolutorie infatti

vanificherebbe l'efficacia preclusiva del giudicato penale e con essa la certezza in senso

soggettivo. La revisione non e un mezzo d impugnazione devolutivo in quanto non devolve la

cognizione del procedimento a un giudice di grado superiore posto che il procedimento di revisione

compete alla corte d appello, individuata secondo i criteri dell'art. 11 (art. 633 cpp.); essa può

disporre la sospensione dell'esecuzione della pena o della misura di sicurezza in ogni momento

con ordinanza (art. 635, 1 co. cpp.).

La revisione è ammissibile soltanto se gli elementi posti a fondamento della richiesta di revisione

sono idonei a dimostrare che il condannato deve essere prosciolto o con sentenza di non doversi

procedere o con sentenza di assoluzione o con sentenza dichiarativa di estinzione del reato (art.

631 cpp.);” Gli elementi in base ai quali si chiede la revisione devono, a pena d'inammissibilità

della domanda, essere tali da dimostrare, se accertati, che il condannato deve essere prosciolto a

norma degli articoli 529, 530 o 531” la revisione pertanto e ammissibile solo se gli elementi posti a

fondamento della richiesta di revisione siano idonei a dimostrare che il condannato deve essere

prosciolto o con sentenza di non doversi procedere o con sentenza di assoluzione o con sentenza

dichiarativa di estinzione di reato. il che spiega come la revisione non sia considerata

un'eccezione al ne bis in idem, non potendo provocare un peggioramento della situazione giuridica

del condannato ma soltanto una caducazione della condanna dal moment che la sentenza di

condanna ove sia accolta la richiesta di revisione, viene revocata e sostituita da una sentenza di

proscioglimento. È evidente che il giudizio di revisione in quanto ispirato al favor rei non comporta

ne puo comportare una reiterata prosecuzione penale.

Vi è solo un caso in cui la revisione non è ispirata al favor rei e quindi la sentenza di condanna

impugnata può essere sostituita dalla condanna ad una pena più grave: il Procuratore Generale

presso la Corte d'appello deve infatti richiedere la revisione quando le circostanze attenuanti del

codice o di leggi speciali in materia di collaborazione relativa ai delitti di cui all'art. 9, 2 co. (cioè

delitti commessi per finalità di terrorismo o di eversione dell'ordinamento costituzionale ovvero

ricompresi tra quelli dell'art. 51, 3 co.) sono state applicate per effetto di dichiarazioni false o

reticenti ovvero quando chi ha beneficiato delle circostanze attenutanti predette commette entro 10

anni dal passaggio in giudicato della sentenza un delitto per il quale l arresto in flagranza e

obbligatorio.

2. Motivi della revisione

La revisione può essere richiesta (casi tassativamente indicati dall'art. 630 cpp.):

A)se i fatti stabiliti a fondamento della sentenza o del decreto penale di condanna non possono

conciliarsi con quelli stabiliti in un'altra sentenza penale irrevocabile del giudice ordinario o di un

giudice speciale;

in questa situazione la revisione opera come rimedio risolutivo del conflitto teorico di giudicati

sussistente nel caso di inconciliabilità logica tra sentenze irrevocabili. Si pensi a una condanna per

omicidio verso tizio e a una sentenza di assoluzione per insussistenza del fatto della stessa

imputazione di omicidio pronunciata verso caio imputato di concorso con tizio e giudicato poi alla

sentenza di condanna. Ai fini della risoluzione del conflitto teorico di giudicati detto annullamento e

subordinato a un riesame nel merito delle due decisioni che tende a accertare se sia o no errata la

sentenza di cui si domanda la revisione. Nel caso di conflitto teorico di giudicati tra una sentenza di

condanna e una di assoluzione, la risoluzione del conflitto si verificherà in tanto in quanto risulti

errata la sentenza di condanna. Il conflitto teorico rimarrà perciò fermo allorché l errore risulti insito

nella sentenza di assoluzione.

b) se la sentenza o il decreto penale di condanna hanno ritenuto la sussistenza del reato a carico

del condannato in conseguenza di una sentenza del giudice civile o amministrativo,

successivamente revocata, che abbia deciso una delle questioni pregiudiziali previste dall'articolo

3 ovvero una delle questioni previste dall'articolo 479; questa ipotesi di revisione si realizza

quando il giudice penale abbia basato la sentenza di condanna irrevocabile su una sentenza civile

risolutiva di una questione civile di stato o di una questione civile o amministrativa complessa che

abbia determinato la sospensione del dibattimento

c) se dopo la condanna sono sopravvenute o si scoprono nuove prove che, sole o unite a quelle

già valutate, dimostrano che il condannato deve essere prosciolto a norma dell'articolo 631; il

legislatore distingue tra prove preesistenti ma non valutate dal giudice e prove nuove anche sotto il

profilo della produzione in quanto prima non sussistenti: in entrambi i casi se tali prove siano

idonee da sole o assieme alla precedenti a giustificare il proscioglimento del condannato, la

revisione e ammissibile. In dottrina si sostiene la novità della prova anche quando la prova sia non

solo preesistente ma pure prodotta nel precedente processo sempre che non risulti valutata dal

giudice.

d) se è dimostrato che la condanna venne pronunciata in conseguenza di falsità in atti o in giudizio

o di un altro fatto previsto dalla legge come reato. Il legislatore distingue a seconda che la

condanna sia stata determinata da una particolare categoria di reati (falsità di atti in giudizio, falsa

perizia, calunnia, falsità di doc) o da qualunque altro reato non a priori identificabile ma sempre

legato da nesso di causalità alla condanna si pensi alla corruzione del giudice.

La parziale declatoria di illegittimità cost effettuata dalla sentenza della corte cost n 113 del

2011

La corte di cassazione ha osservato come non sia poi da revocare in dubbio che costituisca

patrimonio comune della scienza giuridica, della giuri cost e di legittimità la forza vincolante delle

sentenze della corte europea dei diritti dell uomo la dove prevede che le parti contraenti si

impegnano a conformarsi alle sentenze definitive della corte sulle controversie nelle quali sono

parti e poi ancora che per realizzare tale risultato la sentenza definitiva della corte e trasmessa al

comitato dei ministri che ne sorveglia l esecuzione. Si poneva il problema della via da seguire per

dare esecuzione a una sentenza della corte europea che avesse accertato la violazione di un odei

diritti previsti dalla convenzione in un processo conclusosi con sentenza penale di condanna

irrevocabile. Nasceva il problema se il porre doverosamente rimedio all iniquità del processo

penale accertata dalla corte europea giustificasse il sacrificio dei valori tutelati al giudicato penale.

A questo proposito va ricordato che la suprema corte a sezioni unite ha affermato che la giuri

europea pur riconoscendo la rilevanza del giudicato nazionale ne relativizza il valore in situazioni

particolari in cui le corrispondenti modalità di attuazione siano strutturate in modo tale da rendere

impossibile o troppo difficile il concreto esercizio di diritti previsti dall ordinamento giuridico

comunitario.

Il mancato intervento del legislatore e la necessità di rispettare l art sopra citato ha fatto si che

siano state create varie soluzioni. In primo luogo la corte di cassazione ha seguito la via di

dichiarare la sospensione dell esecuzione di una sentenza di condanna irrevocabile emanata in un

processo in cui si era verificata la violazione della convenzione sulla base del rilievo che l iniquità

del processo comporta l illegittimità della condanna e della detenzione. Successivamente la corte

di cass ha ritenuto che la regola di attuazione dei principi del processo equo racchiusi nelle norme

della convenzione si pone in linea col principio del 111 cost comma 2 che impone alla corte di cass

l obbligo di informare le parti riconoscendo un termine a difesa ogniqualvolta intraveda la

possibilità di porre a fondamento della decisione una questione rilevata d ufficio. di conseguenza in

virtù dell esistenza di un principio normativo generale la corte di cass ha ritenuto che per dare

esecuzione a una sentenza della corte europea per la salvaguardia dei diritti dell uomo, la quale

abbia rilevato una violazione della convenzione. E applicabile in via analogica il 625 bis che

prevede il ricorso straordinario per cass, consentendo cosi alla corte di cass di revocare l originaria

sentenza rinviando a una nuova decisione per il giudizio rescissorio.

Queste soluzioni sono superate dalla sentenza del 2011 della corte cost che ha dichiarato

illegittimo il 630 nella parte in cui non prevede la rinnovazione del processo allorché la sentenza o

il decreto penale di condanna siano in contrasto con la sentenza definitiva della corte europea dei

diritti dell uomo che abbia accertato l assenza di equità del processo. la corte cost ha asserito che

le misure che lo stato e tenuto a porre in essere, in conseguenza della sentenza della corte

europea che ha accertato la violazione di uno dei diritti della convenzione, devono consistere nella

restitutio in integrum a favore del soggetto che ha subito la violazione. Il soggetto predetto deve

essere posto in una situazione equivalente a quella in cui si sarebbe trovato se non ci fosse stata

la violazione. Ne segue come al fine di assicurare tale restitutio della vittima della violazione

occorre poter rimettere in discussione il giudicato gia formatori sulla vicenda giudiziaria sanzionata.

Ciò premesso secondo la corte lo strumento previsto dal 625bis non costituisce una risposta

esaustiva al problema dal momento che non appare idonea a assicurare la riapertura dei processi

a fronte di violazioni che non si siano verificate nell ambito del giudizio di cassazione. Neppure

appare sufficiente risolvere il problema la via dell incidente di esecuzione del 670 posto che il

giudice dovrebbe dichiarare l ineseguibilità del giudicato pur in assenza di un mezzo idoneo a

instaurare un nuovo processo. in tal modo si congelerebbe il giudicato impedendone l esecuzione

ma non lo si eliminerebbe collocandolo a tempo indeterminato in una sorta di limbo processuale.

L unica via percorribile risulta quella della parziale declatoria di illegittimità cost del 630 nella parte

in cui non prevede un diverso caso di revisione della sentenza o del decreto penale di condanna al

fine di conseguire la riapertura del processo quando ciò sia necessario per conformarsi a una

sentenza definitiva della corte europea dei diritti dell uomo che abbia accertato la violazione di uno

dei diritti della convenzione. Tale parziale declatoria di illegittimità cost e stata effettuata in quanto il

630 in virtù della mancata previsione sopra enunciata verrebbe a porsi in contrasto col 117 comma

1 nella pare in cui impone al legislatore il rispetto degli obblighi internazionali e quindi dell obbligo

che scaturisce dalla convenzione. La sentenza additiva della corte cost pone problemi nell ipotesi

di una revisione richiesta per conseguire la riapertura del processo, non risulteranno applicabili le

disp che appaiono conciliabili sul piano logico giuridico con l obbiettivo perseguito prime tra tutte

quelle che riflettono la tradizionale preordinazione del giudizio di revisione al solo proscioglimento

dell imputato. La ripresa del processo penale dal momento della violazione al fine di rimettere il

condannato nella situazione in cui si trovava quando ha subito la violazione del diritto non esclude

e non puo escludere che il nuovo processo penale si concluda con un'altra sentenza di condanna.

Inevitabile in tale situazione l inapplicabilità del 631 che come limite alla revisione stabilisce che gli

elementi in base ai quali si chiede la revisione stessa devono a pena di inammissibilità della

domanda, essere tali da dimostrare che il condannato deve essere prosciolto. Analogamente

devono ritenersi inapplicabili nella situazione in esame l art 637 nella parte in cui l accoglimento

della richiesta di revisione comporta il proscioglimento del richiedente e vieta al giudice di

pronunciarsi solo sulla base di una diversa valutazione delle prove in precedenza assunte. La

corte cost conclude la motivazione della sentenza rilevando che il legislatore rimane libero sia di

dettare una diversa disciplina per regolare l adeguamento alle pronunce definitive della corte di

Strasburgo sia di dettare norme su specifici aspetti del meccanismo di adeguamento sui quali la

corte cost non può pronunciarsi dal momento che comportano scelte discrezionali e si fa l

esempio della previsione di un termine di decadenza per la presentazione della domanda di

riapertura del processo a decorrere della definitività della sentenza della corte europea.

3. Il giudizio di revisione

Ai sensi dell'art. 632 cpp. Possono chiedere la revisione:

a) il condannato o un suo prossimo congiunto ovvero la persona che ha sul condannato l'autorità

tutoria e, se il condannato è morto, l'erede o un prossimo congiunto;

b) il procuratore generale presso la corte di appello nel cui distretto fu pronunciata la sentenza di

condanna. Le persone indicate nella lettera a) possono unire la propria richiesta a quella del

procuratore generale.

La richiesta di revisione è proposta personalmente o per mezzo di un procuratore speciale. Essa

deve contenere l'indicazione specifica delle ragioni e delle prove che la giustificano e deve essere

presentata, unitamente a eventuali atti e documenti, nella cancelleria della corte di appello

individuata secondo i criteri di cui all'articolo 11. Nei casi previsti dall'articolo 630 comma 1 lettere

a) e b), alla richiesta devono essere unite le copie autentiche delle sentenze o dei decreti penali di

condanna ivi indicati. Nel caso previsto dall'articolo 630 comma 1 lettera d), alla richiesta deve

essere unita copia autentica della sentenza irrevocabile di condanna per il reato ivi indicato.

Contro l'ordinanza della Corte d'appello che dichiara inammissibile la richiesta il richiedente può

proporre ricorso per Cassazione; se questa accoglie, rinvia il giudizio ad altra Corte d'appello

individuata secondo i criteri ex art. 11 cpp.

Declatoria di inammissibilità: Quando la richiesta è proposta fuori delle ipotesi previste dagli articoli

629 e 630 o senza l'osservanza delle disposizioni previste dagli articoli 631, 632, 633, 641 ovvero

risulta manifestamente infondata, la corte di appello anche di ufficio dichiara con ordinanza

l'inammissibilità e può condannare il privato che ha proposto la richiesta al pagamento a favore

della cassa delle ammende di una somma da 258 euro a 2065 euro. L'ordinanza è notificata al

condannato e a colui che ha proposto la richiesta, i quali possono ricorrere per cassazione. In caso

di accoglimento del ricorso, la Corte di cassazione rinvia il giudizio di revisione ad altra corte di

appello individuata secondo i criteri di cui all'articolo 11.

Il presidente della corte di appello emette il decreto di citazione a norma dell'articolo 601. Si

osservano le disposizioni del titolo I e del titolo II del libro VII in quanto siano applicabili e nei limiti

delle ragioni indicate nella richiesta di revisione. Il proscioglimento non può essere pronunciato

basandosi esclusivamente su una diversa valutazione delle prove assunte nel precedente giudizio

(art. 637 cpp., 2 e 3 co.)” La sentenza è deliberata secondo le disposizioni degli articoli 525, 526,

527 e 528. In caso di accoglimento della richiesta di revisione, il giudice revoca la sentenza di

condanna o il decreto penale di condanna e pronuncia il proscioglimento indicandone la causa nel

dispositivo. Il giudice non può pronunciare il proscioglimento esclusivamente sulla base di una

diversa valutazione delle prove assunte nel precedente giudizio. In caso di rigetto della richiesta, il

giudice condanna la parte privata che l'ha proposta al pagamento delle spese processuali e, se è

stata disposta la sospensione, dispone che riprenda l'esecuzione della pena o della misura di

sicurezza”; a richiesta dell'interessato la sentenza di proscioglimento deve essere affissa nel

comune in cui la sentenza di condanna era stata pronunciata ed in quello di ultima residenza del

condannato; ai sensi dell'art. 639 cpp. “La corte di appello, quando pronuncia sentenza di

proscioglimento a seguito di accoglimento della richiesta di revisione, anche nel caso previsto

dall'articolo 638, ordina la restituzione delle somme pagate in esecuzione della condanna per le

pene pecuniarie, per le misure di sicurezza patrimoniali, per le spese processuali e di

mantenimento in carcere e per il risarcimento dei danni a favore della parte civile citata per il

giudizio di revisione. Ordina altresì la restituzione delle cose che sono state confiscate, a

eccezione di quelle previste nell'articolo 240 comma 2 n. 2 del codice penale” viene ordinata la

restituzione delle somme pagate in esecuzione della condanna per le pene pecuniarie, le misure di

sicurezza patrimoniali, per le spese processuali e di mantenimento in carcere nonché per il

risarcimento dei danni a favore della parte civile. La sentenza e soggetta al ricorso per cassazione.

Revisione a favore del condannato defunto: In caso di morte del condannato dopo la

presentazione della richiesta di revisione, il presidente della corte di appello nomina un curatore, il

quale esercita i diritti che nel processo di revisione sarebbero spettati al condannato.

L'ordinanza che dichiara inammissibile la richiesta o la sentenza che la rigetta non pregiudica il

diritto di presentare una nuova richiesta fondata su elementi diversi. La sentenza di accoglimento,

a richiesta dell'interessato, è affissa per estratto, a cura della cancelleria, nel comune in cui la

sentenza di condanna era stata pronunciata e in quello dell'ultima residenza del condannato.

L'ufficiale giudiziario deposita in cancelleria il certificato delle eseguite affissioni. Su richiesta

dell'interessato, il presidente della corte di appello dispone con ordinanza che l'estratto della

sentenza sia pubblicato a cura della cancelleria in un giornale, indicato nella richiesta; le spese

della pubblicazione sono a carico della cassa delle ammende.

4. La riparazione dell'errore giudiziario

“Chi è stato prosciolto in sede di revisione, se non ha dato causa per dolo o colpa grave all'errore

giudiziario, ha diritto a una riparazione commisurata alla durata dell'eventuale espiazione della

pena o internamento e alle conseguenze personali e familiari derivanti dalla condanna. La

riparazione si attua mediante pagamento di una somma di denaro ovvero, tenuto conto delle

condizioni dell'avente diritto e della natura del danno, mediante la costituzione di una rendita

vitalizia. L'avente diritto, su sua domanda, può essere accolto in un istituto, a spese dello Stato. Il

diritto alla riparazione è escluso per quella parte della pena detentiva che sia computata nella

determinazione della pena da espiare per un reato diverso, a norma dell'articolo 657 comma” Il

prosciolto in sede di revisione ha diritto ad una riparazione commisurata alla durata dell'eventuale

espiazione della pena o internamento ed alle conseguenze personali e familiari derivanti dalla

condanna, purché non abbia egli stesso causato l'errore giudiziario per dolo o colpa grave (art.

643, 1 co. cpp.). La riparazione avviene mediante il pagamento di una somma di denaro o la

costituzione di una rendita vitalizia; o ancora su domanda dell'interessato con il ricovero in un

istituto a spese dello Stato; nel caso di morte del condannato, anche prima del procedimento di

revisione, il diritto alla riparazione spetta al coniuge, ai discendenti ed ascendenti, fratelli e sorelle,

affini entro il primo grado e a coloro legati al deceduto da vincolo di adozione. La domanda per il

procedimento di riparazione deve essere proposta entro due anni dal passaggio in giudicato della

sentenza di revisione, a pena di inammissibilità.

Se il condannato muore, anche prima del procedimento di revisione, il diritto alla riparazione spetta

al coniuge, ai discendenti e ascendenti, ai fratelli e sorelle, agli affini entro il primo grado e alle

persone legate da vincolo di adozione con quella deceduta. A tali persone, tuttavia, non può essere

assegnata a titolo di riparazione una somma maggiore di quella che sarebbe stata liquidata al

prosciolto. La somma è ripartita equitativamente in ragione delle conseguenze derivate dall'errore

a ciascuna persona. Il diritto alla riparazione non spetta alle persone che si trovino nella situazione

di indegnità prevista dall'articolo 463 del codice civile.

La domanda di riparazione è proposta, a pena di inammissibilità, entro due anni dal passaggio in

giudicato della sentenza di revisione ed è presentata per iscritto, unitamente ai documenti ritenuti

utili, personalmente o per mezzo di procuratore speciale, nella cancelleria della corte di appello

che ha pronunciato la sentenza. Le persone indicate nell'articolo 644 possono presentare la

domanda nello stesso termine, anche per mezzo del curatore indicato nell'articolo 638 ovvero

giovarsi della domanda già proposta da altri. Se la domanda è presentata soltanto da alcuna delle

predette persone, questa deve fornire l'indicazione degli altri aventi diritto.

Sulla domanda di riparazione la corte di appello decide in camera di consiglio osservando le forme

previste dall'articolo 127. La domanda, con il provvedimento che fissa l'udienza, è comunicata al

pubblico ministero ed è notificata, a cura della cancelleria, al ministro del tesoro presso

l'avvocatura dello Stato che ha sede nel distretto della corte e a tutti gli interessati, compresi gli

aventi diritto che non hanno proposto la domanda. L'ordinanza che decide sulla domanda di

riparazione è comunicata al pubblico ministero e notificata a tutti gli interessati, i quali possono

ricorrere per cassazione. Gli interessati che, dopo aver ricevuto la notificazione prevista dal

comma 2, non formulano le proprie richieste nei termini e nelle forme previsti dall'articolo 127

comma 2, decadono dal diritto di presentare la domanda di riparazione successivamente alla

chiusura del procedimento stesso. Il giudice, qualora ne ricorrano le condizioni, assegna

all'interessato una provvisionale a titolo di alimenti. Nel caso previsto dall'articolo 630 comma 1

lettera d), lo Stato, se ha corrisposto la riparazione, si surroga, fino alla concorrenza della somma

pagata, nel diritto al risarcimento dei danni contro il responsabile.

Capitolo Primo - IL GIUDICATO PENALE

1. La funzione del giudicato penale

"L'imputato prosciolto o condannato con sentenza o decreto penale divenuti irrevocabili non può

essere di nuovo sottoposto a procedimento penale per il medesimo fatto neppure se questo viene

diversamente considerato per il titolo, per il grado o per le circostanze, salvo quanto disposto dagli

art. 69, 2 co. e 345" (art. 649 cpp.).

L'effetto preclusivo dell'art. 649 (cd. ne bis in idem) è ricollegato unicamente alla irrevocabilità di

una sentenza pronunciata con riferimento ad un determinato fatto e nei confronti di un determinato

soggetto prescindendo completamente dall'accertamento contenuto nella sentenza stessa; il ne

bis in idem quindi mira a garantire non quella certezza oggettiva consistente nel fatto che si possa

prevedere in anticipo la valutazione giuridica dei comportamenti possibili, bensì una certezza

meramente soggettiva in quanto il giudicato penale ne risulta un espediente pratico che sottrae il

singolo ad una teoricamente illimitata possibilità di persecuzione penale.

In dottrina si distingue tra conflitto teorico e conflitto pratico di giudicati: il primo è

l'inconciliabilità logica tra due o più sentenze irrevocabili, il secondo l'incompatibilità tra i comandi

contenuti in due o più sentenze irrevocabili (il che può verificarsi solo quando le sentenze in

contrasto concernono al contempo l'idem factum e l'eadem persona).

Talora il conflitto tra giudicati può essere nel contempo teorico e pratico: ad es. nel caso di

contrasto tra una sentenza di assoluzione che ha accertato l'insussistenza del fatto ed una di

condanna concernenti la stessa persona ed il medesimo fatto. L'art. 630 cpp. lett. a individua il

rimedio legislativo per la risoluzione dei conflitti teorici (ma anche dei conflitti al contempo teorici e

pratici). La norma come visto consente infatti la revisione di una sentenza di condanna con

conseguente suo annullamento se i fatti stabiliti a fondamento di essa non possono conciliarsi con

quelli stabiliti in un'altra sentenza penale irrevocabile; peraltro la soluzione del conflitto si avrà solo

quando risulti errata la sentenza impugnata (ciò dimostra ancora una volta che il legislatore non

persegue la certezza in senso oggettivo). Al contrario viene sempre risolto il conflitto pratico di

giudicati: l'art. 669 cpp. stabilisce per il caso di due sentenze di condanna irrevocabili emanate nei

confronti della stessa persona per il medesimo fatto che il giudice dell'esecuzione debba ordinare

l'esecuzione della sentenza con cui è stata inflitta la condanna meno grave, revocando l'altra.

Nel caso in cui invece il conflitto pratico di giudicati sia dato dalla coesistenza di una sentenza di

condanna ed una di proscioglimento, dovrà essere quest'ultima ad essere eseguita: infatti non

è detto che vi sia anche un conflitto teorico o comunque questo potrebbe non essere risolvibile

mediante la revisione in quanto l'errore potrebbe non essere della sentenza oggetto di revisione.

Quindi in conclusione esiste un rapporto di necessaria correlazione tra il giudicato previsto dall'art.

649 cpp. ed il metodo per la risoluzione del conflitto ex art. 669 cpp.: il ne bis in idem mira dunque

a prevenire esclusivamente il conflitto pratico e quindi a garantire la certezza in senso

soggettivo.

3. Eccezioni al ne bis in idem

L'effetto preclusivo del giudicato penale è ricollegabile alle sentenze divenute irrevocabili,

irrevocabilità che ai sensi dell'art. 648 cpp. si realizza dal momento della pronuncia nel caso di

sentenze contro cui non è ammessa impugnazione diversa dalla revisione e dal momento del

termine perentorio ove la revisione sia ammessa ma è decorso inutilmente il termine per proporla.

Ciò significa che l inammissibilità dell impugnazione tardiva o proposta contro provv inoppugnabili

importa la fondazione del giudicato in quanto la causa di inammissibilità dell impugnazione in tali

casi determina l irrevocabilità della sentenza nel momento in cui si verifica. Nelle altre ipotesi di

inammissibilità dell impugnazione invece la sentenza impugnata diventa irrevocabile dal giorno in

cui diventa irrevocabile l ordinanza che dichiara inammissibile l impugnazione.

L'art. 649 cpp. come visto pone delle eccezioni facendo salvo quanto disposto dagli art. 69, 2 co.

E 345, cioè esclude che costituiscano giudicato penale la sentenza irrevocabile di proscioglimento

per morte dell'imputato e la sentenza irrevocabile di proscioglimento per mancanza di una

condizione di procedibilità. Per quanto concerne la pronuncia di non doversi procedere per morte

dell imputato è una vera e propria eccezione al ne bis in idem dato che detta sentenza non

impedisce l'esercizio dell'azione penale per il medesimo fatto e contro la medesima persona

laddove successivamente si accerti che la morte dell'imputato è stata erroneamente dichiarata. Si

dispone che detta sentenza non impedisce l esercizio dell azione penale per il medesimo fatto e

contro la medesima persona qualora successivamente si accerti che la morte dell imputato e stata

erroneamente dichiarata. In relazione alla sentenza irrevocabile di proscioglimento con la quale sia

stata dichiarata la mancanza della querela, istanza della richiesta e dell autorizzazione a

procedere il 345 stabilisce invece che tale sentenza non impedisce l esercizio dell azione penale

per il medesimo fatto e contro la stessa persona se in seguito e proposta la querela istanza

richiesta o e concessa l autorizzazione o se e venuta meno la condizione personale che rendeva

necessaria l autorizzazione.

Non costituisce eccezione al ne bis in idem la revisione posto che il nuovo processo penale per lo

stesso fatto verso la stessa persona non comporta una deroga alla funzione del giudicato penale di

garantire la certezza in senso soggettivo evitando una reiterata persecuzione penale dam

momento che la revisione e diretta alla caducazione della sentenza di condanna. Il discorso muta

per le ipotesi eccezionali di revisione in peius. Un'eccezione al ne bis in idem non pare invece

ravvisabile nella revoca della sentenza di non luogo a procedere ex art. 434 cpp. posto che

l'ampiezza della revocabilità della sentenza in parola precluderebbe la ricollegabilità di un ne bis in

idem alla sentenza stessa; il 434 subordina la revocabilità della sentenza di non luogo a

procedere emanata nell udienza preliminare al esistenza di nuove fonti di prova che da sole o

unitamente a quelle gia acquisite possono determinare il rinvio a giudizio. ciò significa che la

revoca in questione non e mai consentita sulla base di una diversa valutazione degli elementi di

prova il che comporta una ravvisabilità di efficacia preclusiva in assenza di nuovi elementi.

nessuna efficacia preclusiva è ricollegabile nemmeno al decreto di archiviazione, il quale non è

neppure un provvedimento giurisdizionale posto che precede l'esercizio dell'azione penale e non

preclude l instaurazione di nuove indagini preliminari che possono essere riaperte sulla base della

semplice esigenza di nuove investigazioni. Mentre per il codice abrogato l archiviazione veniva

pronunciata a conclusione di un attività di indagini estremamente ridotta nel corso della quale non

si realizzava alcun contraddittorio oggi l archiviazione puo essere pronunciata dopo una fase di

indagini preliminari protrattasi per due anni e durante tale fare l indagine puo aver subito una

custodia cautelare fino a un anno, possono essere state assunte prove con l attuazione del

contraddittorio nel momento di formazione della prova, e possono esserci stati numerosi provv

giurisdizionali se il provv di custodia cautelare del giudice delle indagini preliminari sia stato

impugnato avanti al tribunale della libertà e alla corte di cass. Lo stesso provv di archiviazione puo

essere emanato dopo un attuazione del contraddittorio avente a oggetto l intera fase delle indagini

preliminari ove il decreto di archiviazione sia preceduto dalla camera di consiglio. Un decreto di

archiviazione pronunciato dopo il complesso delle attività sopra enunciate non e contraddistinto da

alcuna efficacia preclusiva e le indagini possono riprendere nei confronti dello stesso indagato e

per il medesimo addebito. La menomazione della certezza in senso soggettivo appare evidente.

4. Limiti soggettivi del giudicato penale

Dopo aver asserito che il ne bis in idem vale solo per le persone a cui si riferisce la sentenza

irrevocabile, si sostiene che quando la pronuncia passata in giudicato sia stata emanata con la

formula “il fatto non sussiste” il giudicato stesso avrebbe efficacia erga omnes, ciò in quanto il

difetto proscioglimento finisce con il costituire la dichiarazione giudiziale che nessuna persona ha

mai potuto commettere il fatto, perche tale fatto non e mai accaduto. L efficacia erga omnes del

proscioglimento per insussistenza del fatto sarebbe confortata dal rilievo che il procedimento

nuovo e la eventuale sentenza di condanna cadrebbero nel nulla attraverso il giudizio di revisione.

Le suddette argomentazioni non dimostrano che il terzo possa beneficiare dell accertamento

relativo all insussistenza del fatto ove il fatto stesso costituisca oggetto di un successivo processo

concernente altra persona. Secondo ciò l efficacia erga omens del giudicato penale dovrebbe pure

riconoscersi al proscioglimento per non essere il fatto previsto da legge come reato. E al

proscioglimento basato sulla presenza di una causa obbiettiva di estinzione del reato. E errato

asserire a sostegno dell efficacia erga omnes del giudicato penale di proscioglimento per

insussistenza del gatot, che la successiva sentenza di condanna emanata verso un terzo e avente

per oggetto l accertamento del fatto in precedenza dichiarato insussisstentte sarebbe destinata a

cadere nel nulla attraverso un giudizio di revisione.

Il problema dei limiti soggettivi del giudicato penale trova soluzioni diverse in dottrina; così

alcuni autori ritengono che il proscioglimento per insussistenza del fatto avrebbe efficacia erga

omnes in quanto costituirebbe dichiarazione giudiziale che nessuna persona ha mai potuto

commettere il fatto perché esso non è mai accaduto: l'autore fa notare come ciò non significhi

affatto l'efficacia erga omnes del giudicato in questione, che invece postula che il terzo possa

beneficiare dell'accertamento relativo all'insussistenza di quel fatto ove il fatto stesso costituisca

oggetto di un successivo processo concernente altra persona.

5. Limiti oggettivi del giudicato penale

Quindi in realtà l'art. 649 cpp. individua il limite soggettivo del giudicato penale nella (mera) identità

tra la persona condannata o prosciolta con sentenza irrevocabile e la persona nei cui confronti

viene instaurato il nuovo procedimento penale, prevede pure un limite oggettivo in quanto il ne bis

in idem opera se il nuovo procedimento ha per oggetto il medesimo fatto in relazione al quale era

stata emanata la pronuncia irrevocabile sia pure diversamente considerato per il titolo, grado o

circostanze.

Ai fini del ne bis in idem il fatto oggetto del nuovo procedimento ha da essere proprio il fattoi n

precedenza giudicato e non un fatto a quello identico. Il concetto di identità del fatto rilevante ai

fini del ne bis in idem non coincide con quello della correlazione tra accusa e sentenza in quanto le

variazioni di modalità cronologiche o topografiche non rilevano ai fini del ne bis in idem, si realizza

la diversità del fatto e quindi sorge per il giudice l obbligo di disporre con ordinanza la trasmissione

degli atti al pm anche se la diversità tra il fatto cosi come emerge a conclusione dell istruttoria

dibattimentale e il fatto contestato nel decreto che dispone il giudizio concerne una semplice

modalità cronologica e topografica, mentre nelle siffatte variazioni non rilevano ai fini del ne bis in

idem.: così non vi è dubbio che non possa essere instaurato un nuovo processo penale in

relazione allo stesso comportamento che si ritiene ora realizza in un tempo e luogo diverso.

La preclusione prevista dal 649 si verifica quando il nuovo procedimento si riferisce alla stessa

condotta oggetto di una decisione irrevocabile, ciò emerge dal fatto che l identità del fatto sussiste

pure se la diversità ravvisabile tra fatto oggetto della pronuncia irrevocabile e il fatto oggetto del

nuovo procedimento concerna il titolo, grado o le circostanze. Per titolo deve intendersi sia il

semplice mutamento di qualificazione giuridica dello stesso fatto sia il mutamento di qualificazione

giuridica conseguente al mutamento dell elemento soggettivo o al verificarsi dell evento. con la

locuzione grado si ha riguardo a tutte le situazioni che senza spostare il titolo del reato importano

maggiore o minore gravità del reato. Il riferimento alle circostanze importa che la sentenza

irrevocabile pronunciata per un reato semplice precluda l instaurazione di un procedimento penale

ove emergano prove che il reato venne commesso in presenza di una o piu circostanze

aggravanti.

In contrasto con l orientamento per cui il fatto in discorso andrebbe inteso come condotta, si

pongono però numerose pronunce giurisprudenziali secondo cui il ne bis in idem non opera

quando il fatto oggetto della sentenza irrevocabile e quello oggetto del secondo procedimento

penale pur avendo in comune la condotta, sono sostanzialmente diversi a causa della diversità

degli eventi verificatesi in tempi successivi. In base a questa tesi la sentenza irrevocabile

sull’imputazione di tentato omicidio non preclude un nuovo procedimento avente a oggetto l

omicidio consumato giacche l identità obbiettiva tra i fatti imputati nei due procedimenti

concernerebbe la sola condotta e non l evento materiale. La giuri e giunta a enunciare la tesi sopra

riferita per giustificare l instaurazione di un nuovo procedimento in ipotesi in cui l operatività del ne

bis in idem porterebbe a conseguenze assurde; è il caso di una sentenza irrevocabile avente per

oggetto una contravvenzione stradale e di un procedimento per omicidio colposo successivamente

instaurato, nel quale l imputazione concerna la condotta integrante la suddetta contravvenzione

ecc. in altri termini per escludere l applicabilità del ne bis in idem nelle ipotesi di concorso formale

omogeneo e eterogeneo si esclude che la locuzione fatto possa essere intesa come condotta a

ciò, a meno di sostenere che nel 649 la parola fatto sia stata adoperata con termini diversi,

conduce a asserire che tale locuzione debba ritenersi comprensiva della condotta dell evento e del

nesso di causalità. Sia per il ne bis in idem sostanziale che per quello processuale il duplice

addebito non e vietato quando sussista un concorso formale di reati poiché in tal caso non tutti gli

elementi e requisiti della situazione storica sono presi in considerazione da entrambe gli schemi

legali. Le ragioni di equita cui si ispira il ne bis in idem sostanziale non contrastano col duplice

addebito del medesimo fatto storico cosi come non vi contrastano neppure le ragioni di certezza e

economia poste a base del ne bis in idem processuale dal momento che la certezza in senso

soggettivo impedisce una reiterata persecuzione penale in ordine alla stessa fattispecie giudiziale

e non in ordine a fattispecie giudiziali diverse. Non e necessario quindi ricomprendere nella

locuzione fatto, l evento in senso naturalistico e il nesso di causalità per escludere l operatività del

ne bis in idem in tema di concorso formale. Il fatto va inteso come condotta.

I PROVV GIURISDIZIONALI SOGGETTI A ESECUZIONE E GLI ORGANI COMPETENTI.

Il pm organo dell esecuzione

L esecuzione presuppone l irrevocabilità del provv giurisdizionale, irrevocabilità che si realizza una

volta integrate le condizioni prima esaminate. Irrevocabilità collegata al mero giudicato formale. Il

pm e organo deputato a curare l esecuzione dei provvedimenti. Salvo che sia diversamente

disposto, il pubblico ministero presso il giudice indicato nell'articolo 665 cura di ufficio l'esecuzione

dei provvedimenti. Il pubblico ministero propone le sue richieste al giudice competente e interviene

in tutti i procedimenti di esecuzione. Quando occorre, il pubblico ministero può chiedere il

compimento di singoli atti a un ufficio del pubblico ministero di altra sede. Se per l'esecuzione di un

provvedimento è necessaria l'autorizzazione, il pubblico ministero ne fa richiesta all'autorità

competente; l'esecuzione è sospesa fino a quando l'autorizzazione non è concessa. Allo stesso

modo si procede quando la necessità dell'autorizzazione è sorta nel corso dell'esecuzione. I

provvedimenti del pubblico ministero dei quali è prescritta nel presente titolo la notificazione al

difensore, sono notificati, a pena di nullità, entro trenta giorni dalla loro emissione, al difensore

nominato dall'interessato o, in mancanza, a quello designato dal pubblico ministero a norma

dell'articolo 97, senza che ciò determini la sospensione o il ritardo dell'esecuzione.

La rielaborazione sostanziale del provv da parte del giudice d appello, detta competenza spetta al

pm presso il giudice di primo grado ove si tratti di provv emanato dal giudice di primo grado non

appellato o appellato con un impugnazione dichiarata inammissibile o ove l appello sia stato

validamente proposto, il provv di primo grado risulti confermato o riformato solo in relazione alla

pena, alle misure di sicurezza o alle disposizioni civili. La competenza spetta invece al pm presso il

giudice d appello quando quest’ultimo abbia riformato la sentenza appellata su punti diversi da

quelli concernenti la pena, le misure di sicurezza o le disp civili. Se e stato proposto ricorso per

cass bisogna distinguere varie ipotesi: se il ricorso per cass e dichiarato inammissibile o rigettato o

ala corte di cass ha annullato senza rinvio il provv impugnato è competente il pm presso il giudice

di primo grado sempreché il ricorso sia stato proposto contro provv inappellabile, ovvero si tratti di

ricorso immediato per cassazione. Negli altri casi e competente il pm presso il giudice designato.

Quando la corte di cass annulla con rinvio la competenza spetta al pm presso il giudice di rinvio. Vi

e poi l ipotesi che l esecuzione concerna piu provv emessi da giudici diversi, in tal caso la

competenza spetta al pm presso il giudice che ha emesso il provv divenuto irrevocabile per ultimo.

Se l esecuzione concerne piu provv emessi dal tribunale in composizione monocratica e collegiale,

l esecuzione e attribuita al collegio. Se i provv giurisdizionali sono stati emanati da giudici ordinari

e speciali il pm a cui e demandata l esecuzione e quello presso il giudice ordinario.

Le attività del pm

Le attività affidate al pm si esplicano in taluni casi mediante l emissione di autentici provv, in altri

casi mediante il compimento di semplici atti materiali. Nella prima categoria rientrano l ordine di

esecuzione, il decreto di compiuto della custodia cautelare e delle pene espiate senza titolo, e il

decreto di cumulo delle pene concorrenti e di computo del periodo di messa alla prova in caso di

revoca o esito negativo di messa alla prova stessa. Nella seconda categoria rientrano i

comportamenti coi quali il pm attiva la procedura esecutiva mediante la trasmissione degli atti a

altre autorità. I principali provv che il pm e tenuto a adottare nella fase esecutiva:

a)primo compito fondamentale che spetta al pm e l emanazione dell ordine di esecuzione: dizione

che risulta piu appropriata nella dizione: ordine di carcerazione contenuta nel vecchio codice

essendo maggiormente idonea a comprendere anche le ipotesi in cui l esecuzione non comporti

restrizione in carcere. Quando deve essere eseguita una sentenza di condanna a pena detentiva,

il pubblico ministero emette ordine di esecuzione con il quale, se il condannato non è detenuto, ne

dispone la carcerazione. Copia dell'ordine è consegnata all'interessato. Se il condannato è già

detenuto, l'ordine di esecuzione è comunicato al Ministro di grazia e giustizia e notificato

all'interessato. L ordine di esecuzione deve;

- contenere le generalità della persona nei cui confronti deve essere eseguito e quant'altro valga a

identificarla, l'imputazione, il dispositivo del provvedimento e le disposizioni necessarie

all'esecuzione. L'ordine è notificato al difensore del condannato.

- essere consegnato in copia all interessato. L unica ipotesi in cui l ordine di esecuzione va

notificato all interessato e quella in cui il destinatario dell ordine si trovi gia detenuto

- essere notificato al difensore

In taluni casi il pm emanato l ordine di esecuzione e tenuto immediatamente a sospendere l

esecuzione con apposito decreto. Ciò avviene allorché la pena detentiva da eseguire anche se

contiene residuo di maggiore pena, non sia superiore: a tre anni, o a 4 ove l interessato sia donna

incinta madre di prole di età inferiore a 10 anni con lei convivente, padre di prole di età inferiore a

anni 10 con lui convivente quando la madre sia deceduta o impossibilitata a dare assistenza alla

prole, persona in condizioni di salute molto gravi che richiedano contatti costanti coi presidi

sanitari, persona ultra sessantenne se inabile anche solo parzialmente, persona minore di anni 21

per comprovate esigenze di salute studio lavoro e famiglia; o di 6 anni nei casi in materia di

stupefacenti. Lo scopo di questa sospensione dell esecuzione e consentire al condannato di

chiedere e ottenere piu agevolmente l accesso a quelle forme alternative di espiazione della pena

per la concessione delle quali non e indispensabile l osservazione del comportamento carcerario

del detenuto. Il pm emanato e immediatamente sospeso l ordine deve notificare: L'ordine di

esecuzione e il decreto di sospensione sono notificati al condannato e al difensore nominato per la

fase dell'esecuzione o, in difetto, al difensore che lo ha assistito nella fase del giudizio, con l'avviso

che entro trenta giorni può essere presentata istanza, corredata dalle indicazioni e dalla

documentazione necessarie, volta ad ottenere la concessione di una delle misure alternative alla

detenzione di cui agli articoli 47(affidamento in prova al servizio sociale), 47-ter (detenzione

domiciliare) e 50 (semilibertà) della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, e di

cui all'articolo 94 (affidamento in prova di persona tossicodipendente o alcool dipendente che

abbia in corso un programma di recupero o a esso intenda sottoposti) del testo unico approvato

con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni,

ovvero la sospensione dell'esecuzione della pena di cui all'articolo 90 dello stesso testo unico.

L'avviso informa altresì che, ove non sia presentata l'istanza o la stessa sia inammissibile ai sensi

degli articoli 90 e seguenti del citato testo unico, l'esecuzione della pena avrà corso immediato.

L'istanza deve essere presentata dal condannato o dal difensore di cui al comma 5 ovvero allo

scopo nominato al pubblico ministero, il quale la trasmette, unitamente alla documentazione, al

tribunale di sorveglianza competente in relazione al luogo in cui ha sede l'ufficio del pubblico

ministero. Se l'istanza non è corredata dalla documentazione prescritta o necessaria, questa può

essere depositata nella cancelleria del tribunale di sorveglianza fino a cinque giorni prima

dell'udienza fissata a norma dell'articolo 666, comma 3. Resta salva, in ogni caso, la facoltà del

tribunale di sorveglianza di procedere anche d'ufficio alla richiesta di documenti o di informazioni, o

all'assunzione di prove a norma dell'articolo 666, comma 5. Il tribunale di sorveglianza decide entro

quarantacinque giorni dal ricevimento dell'istanza. La sospensione dell'esecuzione per la stessa

condanna non può essere disposta più di una volta, anche se il condannato ripropone nuova

istanza sia in ordine a diversa misura alternativa, sia in ordine alla medesima, diversamente

motivata, sia in ordine alla sospensione dell'esecuzione della pena di cui all'articolo 90 del testo

unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive

modificazioni. Salva la disposizione del comma 8 bis, qualora l'istanza non sia tempestivamente

presentata, o il tribunale di sorveglianza la dichiari inammissibile o la respinga, il pubblico ministero

revoca immediatamente il decreto di sospensione dell'esecuzione.

B) Il pubblico ministero, nel determinare la pena detentiva da eseguire, computa il periodo di

custodia cautelare subita per lo stesso o per altro reato, anche se la custodia è ancora in corso.

Allo stesso modo procede in caso di applicazione provvisoria di una misura di sicurezza detentiva,

se questa non è stata applicata definitivamente. Il pubblico ministero computa altresì il periodo di

pena detentiva espiata per un reato diverso, quando la relativa condanna è stata revocata, quando

per il reato è stata concessa amnistia o quando è stato concesso indulto, nei limiti dello stesso. Nei

casi previsti dai commi 1 e 2, il condannato può chiedere al pubblico ministero che i periodi di

custodia cautelare e di pena detentiva espiata, operato il ragguaglio, siano computati per la

determinazione della pena pecuniaria o della sanzione sostitutiva da eseguire; nei casi previsti dal

comma 2, può altresì chiedere che le sanzioni sostitutive espiate siano computate nelle sanzioni

sostitutive da eseguire per altro reato. In ogni caso sono computate soltanto la custodia cautelare

subita o le pene espiate dopo la commissione del reato per il quale deve essere determinata la

pena da eseguire. Il pubblico ministero provvede con decreto, che deve essere notificato al

condannato e al suo difensore.

La legittimità cost della norma e stata riaffermata dalla corte di cass sul presupposto che sarebbe

assurdo che nuovi fatti illeciti trovino la loro sanzione in una pena gia espiata, ne potrebbe

ammettersi che questa possa precedere il reato in modo da incoraggiare la ripetizione attraverso la

precostituzione di una riserva di impunità. Occorre impedire il precostituirsi di una riserva di pena

da usare in caso di commissioni di eventuali futuri reati. Il decreto di computo va notificato al

difensore e al condannato.

C)terzo compito fondamentale e quello di determinare la pena da eseguirsi in osservanza delle

norme sul concorso di pene allorché l astessa persona sa stata condannata con piu sentenze o

decreti penali per reati diversi. Le norme sul concorso di pene sono quelle contenute da 72 a 79

cp. È il giuydice della cognizione che dovrebbe applicare tali norme sia quando con una sola

sentenza o un solo decreto si deve pronunciare condanna per piu reati conrto la stessa persona,

sia nel caso in cui dopo una sentenza o un decreto di condanna si deve giudicare la stessa

persona per un altro reato commesso anterirprente o posteriormente alla condanna medesima. L

applicazione delle norme sul concorso di pene puo avvenire per la prima volta in sede esecutiva. Il

provv di cumulo va notificato al condannato e al difensore. l uncia sanzione esplicita per l

inosservanza di questa norma e quella contenuta dal 655 relativamente alla notifica al difensore. la

possibilità di ravvisare una nullità nella mancata notifica al condannato del provv di cumulo

dipende dalla riconducibilità della fattispecie in esame allo schema generale della violazione di

norme cncernetni l intervento o l assistenza del condannato.

Il giudice dell esecuzione

Nel corso dell esecuzione puo verificarsi un fatto giuridico che incide sull’efficacia giuridica del

provv e conseguentemente idoneo a impedire il regolare svolgimento delle attività a essa

riconducibili. L esecuzione incide su diritti di fondamentale importanza e conseguentemente e

necessario l intervento di un giudice per dirimere le controversie che l intervento di tali fatti puo

determinare. Si definisce giudice dell esecuzione il medesimo organo giurisdizionale chiamato non

piu a decidere su incidenti ma a conoscere dell esecuzione del provv da eseguire. Ciò permette di

ritenere che al giudice dell esecuzione sia affidata una competenza funzionale in ordine alla fase

esecutiva in virtù della quale la sua cognizione deve ritenersi estesa a qualsiasi questione che

attenga alla fase anzidetta. Tale giudice puo effettuare in ogni momento un controllo sui provv

emanati dal pm ma anche emanare direttamente se interpellato, il decreto di cumulo pene o il

provv di computo della custodia cautelare e delle pene espiate senza titolo pur rientrando tali provv

nella competenza del pm. Competente a conoscere dell esecuzione di un provv e il giudice che lo

ha deliberato. Tra le modifiche relative alla pena in presenza delle quali la competenza rimane al

giudice di primo grado rientrano anche la concessione della sospensione condizionale o della non

menzione; non vi rientrano le modifiche della pena conseguenti al riconoscimento o all esclusione

del vincolo della continuazione o alla decisione sulla sussistenza insussistenza o comparizione di

circostanze. Il giudice dell esecuzione e competente a risolvere il conflitto pratico di giudicati che

comporta un incompatibilità tra i comandi contenuti nelle sentenze irrevocabili dal momento che

concernendo dette sentenze il medesimo fatto e la medesima persona sono ineseguibili i comandi

stessi. Se più sentenze di condanna divenute irrevocabili sono state pronunciate contro la stessa

persona per il medesimo fatto, il giudice ordina l'esecuzione della sentenza con cui si pronunciò la

condanna meno grave, revocando le altre. Si tratta di un applicazione del favor rei posto che ove

sia passata in giudicato per ultima la sentenza che abbia inflitto la pena meno grave si ordina l

esecuzione di tale sentenza che e stata emanata in violazione del ne bis in idem e si revoca la

precedente benché quest’ultima risulti ineccepibile. Il conflitto pratico di giudicati e ravvisabile

anche quando le sentenze irrevocabili pronunciate verso la sessa persona per lo stesso fatto siano

una di condanna e l altra di proscioglimento. In tal caso potrebbe sussistere oltre al conflitto pratico

pure uno teorico quando i fatti posti a fondamento delle sentenze in conflitto siano inconciliabili: si

pensi a una sentenza di condanna e una di assoluzione per non aver commesso il fatto o perche

esso non sussiste concernenti stessa persona e fatto. Il conflitto teorico potrebbe non essere

suscettibile di risoluzione mediante la revisione ove risulti errata la sentenza di assoluzione e non

quella di condanna. Nessun conflitto teorico sarà ravvisabile quando non vi sia inconciliabilità

logica tra i fatti posti a fondamento delle due sentenze: si pensi a una sentenza di condanna e una

di proscioglimento per estinzione del reato per sopravvenuta amnistia o per essere maturata la

prescrizione verso la stessa persona e per lo stesso fatto.

Se più sentenze di condanna divenute irrevocabili sono state pronunciate contro la stessa persona

per il medesimo fatto, il giudice ordina l'esecuzione della sentenza con cui si pronunciò la

condanna meno grave, revocando le altre. Quando le pene irrogate sono diverse, l'interessato può

indicare la sentenza che deve essere eseguita. Se l'interessato non si avvale di tale facoltà prima

della decisione del giudice dell'esecuzione, il giudice determinerà la maggiore o minore gravità

della pena secondo criteri predeterminati. Se si tratta di pena pecuniaria e pena detentiva, si

esegue la pena pecuniaria. Se si tratta di pene detentive o pecuniarie di specie diversa, si esegue

la pena di minore entità; se le pene sono di uguale entità, si esegue rispettivamente l'arresto o

l'ammenda. Se si tratta di pena detentiva o pecuniaria e della sanzione sostitutiva della

semidetenzione o della libertà controllata, si esegue, in caso di pena detentiva, la sanzione

sostitutiva e, in caso di pena pecuniaria, quest'ultima. Quando le pene principali sono uguali, si

tiene conto della eventuale applicazione di pene accessorie o di misure di sicurezza e degli altri

effetti penali. Quando le condanne sono identiche, si esegue la sentenza divenuta irrevocabile per

prima. Se la sentenza revocata era stata in tutto o in parte eseguita, l'esecuzione si considera

come conseguente alla sentenza rimasta in vigore. Le stesse disposizioni si applicano se si tratta

di più decreti penali o di sentenze e di decreti ovvero se il fatto è stato giudicato in concorso

formale con altri fatti o quale episodio di un reato continuato, premessa, ove necessaria, la

determinazione della pena corrispondente. Se più sentenze di non luogo a procedere o più

sentenze di proscioglimento sono state pronunciate nei confronti della stessa persona per il

medesimo fatto, il giudice, se l'interessato entro il termine previsto dal comma 2 non indica la

sentenza che deve essere eseguita, ordina l'esecuzione della sentenza più favorevole, revocando

le altre. Salvo quanto previsto dagli articoli 69 comma 2 e 345, se si tratta di una sentenza di

proscioglimento e di una sentenza di condanna o di un decreto penale, il giudice ordina

l'esecuzione della sentenza di proscioglimento revocando la decisione di condanna. Tuttavia, se il

proscioglimento è stato pronunciato per estinzione del reato verificatasi successivamente alla data

in cui è divenuta irrevocabile la decisione di condanna, si esegue quest'ultima. Se si tratta di una

sentenza di non luogo a procedere e di una sentenza pronunciata in giudizio o di un decreto

penale, il giudice ordina l'esecuzione della sentenza pronunciata in giudizio o del decreto.

Si prevede poi l eventualità che sorgano questioni sull esistenza del titolo esecutivo o sulla validità

dello stesso. Quando il giudice dell'esecuzione accerta che il provvedimento manca o non è

divenuto esecutivo, valutata anche nel merito l'osservanza delle garanzie previste nel caso di

irreperibilità [159, 160] del condannato, lo dichiara con ordinanza e sospende l'esecuzione,

disponendo, se occorre, la liberazione dell'interessato e la rinnovazione della notificazione non

validamente eseguita. In tal caso decorre nuovamente il termine per l'impugnazione. Se l

impugnazione non e effettuata a causa di un invalidità della notifica o omissione della stessa, il

giudice ordina il compimento o rinnovazione di detta notifica che comporta il decorso ex novo dei

termini di impugnazione. Quando è proposta impugnazione od opposizione, il giudice

dell'esecuzione, dopo aver provveduto sulla richiesta dell'interessato, trasmette gli atti al giudice di

cognizione competente. La decisione del giudice dell'esecuzione non pregiudica quella del giudice

dell'impugnazione o dell'opposizione, il quale, se ritiene ammissibile il gravame, sospende con

ordinanza l'esecuzione che non sia già stata sospesa. Se l'interessato, nel proporre richiesta

perché sia dichiarata la non esecutività del provvedimento, eccepisce che comunque sussistono i

presupposti e le condizioni per la restituzione nel termine a norma dell'articolo 175, e la relativa

richiesta non è già stata proposta al giudice dell'impugnazione, il giudice dell'esecuzione, se non

deve dichiarare la non esecutività del provvedimento, decide sulla restituzione. In tal caso, la

richiesta di restituzione nel termine non può essere riproposta al giudice dell'impugnazione.

Il problema dell applicabilità o no dell art 81 cp in sede cognitiva nell ipotesi in cui gia si fosse

formato un giudicato penale su un reato legato dal nesso della continuazione a quell oggetto del

processo di cognizione. Problemi non piu presenti grazie all art 671 che consente l applicazione di

tale art: Nel caso di più sentenze o decreti penali irrevocabili pronunciati in procedimenti distinti

contro la stessa persona, il condannato o il pubblico ministero possono chiedere al giudice

dell'esecuzione l'applicazione della disciplina del concorso formale o del reato continuato, sempre

che la stessa non sia stata esclusa dal giudice della cognizione. Fra gli elementi che incidono

sull'applicazione della disciplina del reato continuato vi è la consumazione di più reati in relazione

allo stato di tossicodipendenza. Il giudice dell'esecuzione provvede determinando la pena in

misura non superiore alla somma di quelle inflitte con ciascuna sentenza o ciascun decreto. Il

giudice dell'esecuzione può concedere altresì la sospensione condizionale della pena e la non

menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale, quando ciò consegue al

riconoscimento del concorso formale o della continuazione. Adotta infine ogni altro provvedimento

conseguente. Ciò dimostra che la competenza prioritaria a accertare se sussistano o no le

condizioni per applicare la pena prevista per il concorso formale di reati o per il reato continuato

spetta al giudice della cognizione mentre si e lasciato al giudice dell esecuzione una competenza

di carattere residuale.

Il giudice dell esecuzione non puo procedere all applicazione della disciplina del concorso formale

di reati e del reato continuato quando l applicabilità di tale disciplina sia stata escluda dal giudice

della cognizione. Per l operatività della preclusione e indispensabile una statuizione negativa

espressa; richiamarsi alla nota massima secondo la quale il giudicato copre il dedotto e il

deducibile sarebbe qui fuori luogo. Altro limite all applicazione dell 81 cp in sede esecutiva e quello

rappresentato dalla necessità che le pene delle quali si chiede l unificazione al giudice dell

esecuzione siano state inflitte con piu sentenze o decreti penali irrevocabili pronunciati in

procediemnti distinti. La norma sembra escludere che il giudice dell esecuzione possa unificare

due reati giudicati irrevocabilmente con la stessa sentenza e questo anche se il giudice della

cognizione non si sia pronunciato sulla riconducibilità dei due reati a un medesimo disegno

criminoso o sul fatto che tali rieati siano stati compiuti con una sola azione o omissione.

Quanto alla prova della sussistenza del medesimo disegno criminoso: le copie delle sentenze o

decreti irrevocabili se non sono allegate alla ricfhiesta prevista dal 671 sono acquisite d ufficio. Per

l'applicazione dell'amnistia o dell'indulto il giudice dell'esecuzione procede a norma dell'articolo

667 comma 4. Quando, in conseguenza dell'applicazione dell'amnistia o dell'indulto, occorre

applicare o modificare una misura di sicurezza a norma dell'articolo 210 del codice penale, il

giudice dell'esecuzione dispone la trasmissione degli atti al magistrato di sorveglianza. Il pubblico

ministero che cura l'esecuzione della sentenza di condanna può disporre provvisoriamente la

liberazione del condannato detenuto ovvero la cessazione delle sanzioni sostitutive e delle misure

alternative, prima che essa sia definitivamente ordinata con il provvedimento che applica l'amnistia

o l'indulto. L'amnistia e l'indulto devono essere applicati, qualora il condannato ne faccia richiesta,

anche se è terminata l'esecuzione della pena. L'amnistia e l'indulto condizionati hanno per effetto

di sospendere l'esecuzione della sentenza o del decreto penale fino alla scadenza del termine

stabilito nel decreto di concessione o, se non fu stabilito termine, fino alla scadenza del quarto

mese dal giorno della pubblicazione del decreto. L'amnistia e l'indulto condizionati si applicano

definitivamente se, alla scadenza del termine, è dimostrato l'adempimento delle condizioni o degli

obblighi ai quali la concessione del beneficio è subordinata.

Revoca sentenza per abolizione reato: Nel caso di abrogazione o di dichiarazione di illegittimità

costituzionale della norma incriminatrice, il giudice dell'esecuzione revoca la sentenza di condanna

o il decreto penale dichiarando che il fatto non è previsto dalla legge come reato e adotta i

provvedimenti conseguenti. Allo stesso modo provvede quando è stata emessa sentenza di

proscioglimento o di non luogo a procedere per estinzione del reato o per mancanza di

imputabilità. Revoca di altri provv: La revoca della sospensione condizionale della pena, della

grazia o dell'amnistia o dell'indulto condizionati e della non menzione della condanna nel certificato

del casellario giudiziale è disposta dal giudice dell'esecuzione, qualora non sia stata disposta con

la sentenza di condanna per altro reato. Il giudice dell'esecuzione provvede altresì alla revoca

della sospensione condizionale della pena quando rileva l'esistenza delle condizioni di cui al terzo

comma dell'articolo 168 del codice penale.

Falsità dei documenti: Se la falsità di un atto o di un documento, accertata a norma dell'articolo

537, non è stata dichiarata nel dispositivo della sentenza e non è stata proposta impugnazione per

questo capo, ogni interessato può chiedere al giudice dell'esecuzione che la dichiari. La

cancellazione totale del documento, disposta dal giudice della cognizione o dell'esecuzione, è

eseguita mediante annotazione della sentenza o dell'ordinanza a margine di ciascuna pagina del

medesimo e attestazione di tale adempimento nel verbale, con la dichiarazione che il documento

non può avere alcun effetto giuridico. Il documento rimane allegato al verbale e una copia di

questo è rilasciata in sostituzione del documento stesso a chi lo possedeva o lo aveva in deposito,

quando la copia è stata richiesta per un legittimo interesse. Negli altri casi, il testo del documento,

quale risulta in seguito alla cancellazione parziale o alla ripristinazione, rinnovazione o riforma, è

inserito per intero nel verbale. Se il documento era in deposito pubblico, è restituito al depositario

unitamente a una copia autentica del verbale a cui deve rimanere allegato. Se il documento era

posseduto da un privato, la cancelleria lo conserva allegato al verbale e ne rilascia copia quando

questa è richiesta per un legittimo interesse. Tale copia vale come originale per ogni effetto

giuridico. Per l'osservanza dei predetti adempimenti, il giudice o il presidente del collegio dà le

disposizioni occorrenti nel relativo verbale. ALTRE COMPETENZE: Il giudice dell'esecuzione è

competente a decidere in ordine all'estinzione del reato dopo la condanna, all'estinzione della pena

quando la stessa non consegue alla liberazione condizionale o all'affidamento in prova al servizio

sociale, in ordine alle pene accessorie, alla confisca o alla restituzione delle cose sequestrate. In

questi casi il giudice dell'esecuzione procede a norma dell'articolo 667 comma 4. Qualora sorga

controversia sulla proprietà delle cose confiscate, si applica la disposizione dell'articolo 263

comma 3. Quando accerta l'estinzione del reato o della pena, il giudice dell'esecuzione la dichiara

anche di ufficio adottando i provvedimenti conseguenti.

Il procedimento di esecuzione

È un classico procedimento in camera di consiglio ispirato allo schema del 127. Rispetto a tale

schema esso si contraddistingue per la necessaria presenza del pm e del difensore per una piu

analitica disciplina della fase introduttiva e per la previsione di una possibile attività probatoria. Il

giudice dell esecuzione procede a richiesta del pm dell interessato o del difensore. quanto a forme

termini e contenuto della richiesta va detto: che non essendo previste formalità particolari per la

presentazione della richiesta e sufficiente che la stessa venga depositata nella cancelleria del

giudice o che sia spedita a mezzo posta o che sia depositata nella cancelleria del tribunale del

luogo in cui le parti private e i difensori si trovano se diverso da quello in cui ha sede il giudice dell

esecuzione; e che non essendo previsti termini per la presentazione della domanda essa puo

essere proposta in qualsiasi momento perfino a esecuzione conclusa; non essendo prevista come

necessaria l indicazione di motivi e non essendo prevista come causa di inammissibilità l assenza

dei medesimi si potrebbe pensare che sia sufficiente indicare l oggetto della domanda e il titolo

esecutivo cui la stessa si riferisce. La richiesta pur non dovendo contenere motivi specifici deve

comunque contenere un esplicitazione generica delle ragioni poste a sostegno della domanda. Se

la richiesta appare manifestamente infondata per difetto delle condizioni di legge ovvero costituisce

mera riproposizione di una richiesta già rigettata, basata sui medesimi elementi, il giudice o il

presidente del collegio, sentito il pubblico ministero, la dichiara inammissibile con decreto motivato,

che è notificato entro cinque giorni all'interessato. Contro il decreto può essere proposto ricorso

per cassazione. Salvo quanto previsto dal comma 2, il giudice o il presidente del collegio,

designato il difensore di ufficio all'interessato che ne sia privo, fissa la data dell'udienza in camera

di consiglio e ne fa dare avviso alle parti e ai difensori. L'avviso è comunicato o notificato almeno

dieci giorni prima della data predetta. Fino a cinque giorni prima dell'udienza possono essere

depositate memorie in cancelleria.

L'udienza si svolge con la partecipazione necessaria del difensore e del pubblico ministero.

L'interessato che ne fa richiesta è sentito personalmente; tuttavia, se è detenuto o internato in

luogo posto fuori della circoscrizione del giudice, è sentito prima del giorno dell'udienza dal

magistrato di sorveglianza del luogo, salvo che il giudice ritenga di disporre la traduzione. Quindi

bisogna distinguere due ipotesi:

- Interessato libero o detenuto o internato nell ambito della circoscrizione del giudice: l

interessato qui non ha diritto a presenziare necessariamente all udienza, esso acquisisce

tale diritto solo se ha fatto richiesta di essere sentito dal giudice dell esecuzione

- Interessato detenuto o internato fuori dalla circoscrizione del giudice. Tale soggetto non

acquista mai il diritto a partecipare all udienza di esecuzione neppure ove faccia richiesta di

essere sentito. Egli acquista solo il diritto di essere sentito dal magistrato di sorveglianza

del luogo di detenzione. La sua partecipazione all udienza sarebbe possibile solo in

conseguenza dell esercizio di una mera facoltà del giudice dell esecuzione legittimato ove

lo ritenga a disporne la traduzione.

Il giudice può chiedere alle autorità competenti tutti i documenti e le informazioni di cui abbia

bisogno; se occorre assumere prove, procede in udienza nel rispetto del contraddittorio. Il giudice

decide con ordinanza. Questa è comunicata o notificata senza ritardo alle parti e ai difensori, che

possono proporre ricorso per cassazione. Si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni sulle

impugnazioni e quelle sul procedimento in camera di consiglio davanti alla corte di cassazione. Il

ricorso non sospende l'esecuzione dell'ordinanza, a meno che il giudice che l'ha emessa disponga

diversamente. Se l'interessato è infermo di mente, l'avviso previsto dal comma 3 è notificato anche

al tutore o al curatore; se l'interessato ne è privo, il giudice o il presidente del collegio nomina un

curatore provvisorio. Al tutore e al curatore competono gli stessi diritti dell'interessato. Il verbale di

udienza è redatto soltanto in forma riassuntiva a norma dell'articolo 140 comma 2.

Il procedimento de plano e delineato dall art 667 comma 4 ed e applicabile solo nei casi

tassativamente previsti (dubbio sull’identità fisica della persona detenuta e applicazione dell

amnistia e indulto e altre competenze minori). Lo schema generale del procedimento e quello del

contraddittorio differito: il giudice decide in difetto di contraddittorio ma le parti (pm interessato e

difensore) possono proporre opposizione davanti allo stesso giudice. Il giudice puo provvedere de

plano anche senza essere investito di una specifica richiesta. Il giudice decide con ordinanza

comunicata al pm e notificata all interessato, l opposizione e proposta a pena di decadenza entro

15 gg dalla comunicazione o notificazione dell ordinanza. Decorso invano tale termine deve

ritenersi formato il giudicato esecutivo.

La magistratura di sorveglianza.

Le attività di natura giurisdizionale espletabili in sede di esecuzione non spettano unicamente al

giudice dell esecuzione dal momento che tale attività di tale natura sono compiute dalla

magistratura di sorveglianza alla quale competono quelle materie facenti parte del diritto penale

sostanziale e non di quello processuale, in cui prevalente appare il giudizio sulla funzionalità e

efficienza della pena in relazione al fine specifico della rieducazione del condannato e in quelle

dove appare essenziale l accertamento della pericolosità del soggetto. A tali scopi finali della

sanzione si ricollega la valutazione dei risultati parziali del trattamento penitenziario, compito

attribuito alla magistratura di sorveglianza. Gli organi della magistratura di sorveglianza sono il

magistrato id sorveglianza e il tribunale di sorveglianza. Al magistrato di sorveglianza, organo

monocratico competono funzioni di vigilanza sull’organizzazione degli istituti di prevenzione e di

pena. Il magistrato sovraintende all esecuzione delle misure di sicurezza personale provvede al

riesame della pericolosità nonché all applicazione, all esecuzione trasformazione o revoca anche

anticipata delle misure di sicurezza. Provvede poi con decreto motivato all eventuale revoca della

dichiarazione di delinquenza abituale professionale o per tendenza e delibera in tema di

rateizzazione o conversione delle pene pecuniarie, di richiesta di rimessione del debito per le

spese di procedimento e di mantenimento di ricovero del condannato a cui sia sopravvenuta un

infermità psichica di esecuzione della semidetenzione e della libertà controllata.

Il tribunale di sorveglianza e un organo collegiale composto di 4 magistrati due togati e due laici

scelti tra esperti in psicologia psichiatria servizi sociali docenti di scienze criminalistiche. Esso e

competente in materia di affidamento in prova al servizio sociale, detenzione domiciliare, regime di

semilibertà, liberazione condizionale, riduzione di pena per liberazione anticipata, differimento dell

esecuzione della pena detentiva e di sanzioni sostitutive. competenza per territorio: La

competenza a conoscere le materie attribuite alla magistratura di sorveglianza appartiene al

tribunale o al magistrato di sorveglianza che hanno giurisdizione sull'istituto di prevenzione o di

pena in cui si trova l'interessato all'atto della richiesta, della proposta o dell'inizio di ufficio del

procedimento.

Quando l'interessato non è detenuto o internato, la competenza, se la legge non dispone

diversamente, appartiene al tribunale o al magistrato di sorveglianza che ha giurisdizione sul luogo

in cui l'interessato ha la residenza o il domicilio. Se la competenza non può essere determinata

secondo il criterio sopra indicato, essa appartiene al tribunale o al magistrato di sorveglianza del

luogo in cui fu pronunciata la sentenza di condanna, di proscioglimento o di non luogo a

procedere, e, nel caso di più sentenze di condanna o di proscioglimento, al tribunale o al

magistrato di sorveglianza del luogo in cui fu pronunciata la sentenza divenuta irrevocabile per

ultima. Il condannato, non detenuto, ha l'obbligo, a pena di inammissibilità, di fare la dichiarazione

o l'elezione di domicilio con la domanda con la quale chiede una misura alternativa alla detenzione

o altro provvedimento attribuito dalla legge alla magistratura di sorveglianza. Il condannato, non

detenuto, ha altresì l'obbligo di comunicare ogni mutamento del domicilio dichiarato o eletto. Si

applicano, in quanto compatibili, le disposizioni previste dall'articolo 161.

Misure di sicurezza: Quando una misura di sicurezza diversa dalla confisca è stata, fuori dei casi

previsti nell'articolo 312, ordinata con sentenza, o deve essere ordinata successivamente, il

magistrato di sorveglianza, su richiesta del pubblico ministero o di ufficio, accerta se l'interessato è

persona socialmente pericolosa e adotta i provvedimenti conseguenti, premessa, ove occorra, la

dichiarazione di abitualità o professionalità nel reato. Provvede altresì, su richiesta del pubblico

ministero, dell'interessato, del suo difensore o di ufficio, su ogni questione relativa nonché sulla

revoca della dichiarazione di tendenza a delinquere. Il magistrato di sorveglianza sovraintende alla

esecuzione delle misure di sicurezza personali.

Impugnazione delle misure di sicurezza; Contro i provvedimenti del magistrato di sorveglianza

concernenti le misure di sicurezza e la dichiarazione di abitualità o professionalità nel reato o di

tendenza a delinquere, possono proporre appello al tribunale di sorveglianza il pubblico ministero,

l'interessato e il difensore. Fuori dei casi previsti dall'articolo 579 commi 1 e 3, il tribunale di

sorveglianza giudica anche sulle impugnazioni contro sentenze di condanna o di proscioglimento

concernenti le disposizioni che riguardano le misure di sicurezza. Si osservano le disposizioni

generali sulle impugnazioni, ma l'appello non ha effetto sospensivo, salvo che il tribunale disponga

altrimenti.

“Liberazione condizionale. Il tribunale di sorveglianza decide sulla concessione e sulla revoca della

liberazione condizionale. Se la liberazione non è concessa per difetto del requisito del

ravvedimento, la richiesta non può essere riproposta prima che siano decorsi sei mesi dal giorno in

cui è divenuto irrevocabile il provvedimento di rigetto.” Riabilitazione: Il tribunale di sorveglianza, su

richiesta dell'interessato, decide sulla riabilitazione, anche se relativa a condanne pronunciate da

giudici speciali, quando la legge non dispone altrimenti. Decide altresì sulla revoca, qualora essa

non sia stata disposta con la sentenza di condanna per altro reato. Nella richiesta sono indicati gli

elementi dai quali può desumersi la sussistenza delle condizioni previste dall'articolo 179 del

codice penale. Il tribunale acquisisce la documentazione necessaria. Se la richiesta è respinta per

difetto del requisito della buona condotta, essa non può essere riproposta prima che siano decorsi

due anni dal giorno in cui è divenuto irrevocabile il provvedimento di rigetto. RINVIO DELL

ESECUZIONE: Il tribunale di sorveglianza provvede in ordine al differimento dell'esecuzione delle

pene detentive e delle sanzioni sostitutive della semidetenzione e della libertà controllata nei casi

previsti dagli articoli 146 e 147 del codice penale, salvo quello previsto dall'articolo 147 comma 1

numero 1 del codice penale, nel quale provvede il ministro di grazia e giustizia. Il tribunale ordina,

quando occorre, la liberazione del detenuto e adotta gli altri provvedimenti conseguenti. Quando vi

è fondato motivo per ritenere che sussistono i presupposti perché il tribunale disponga il rinvio, il

magistrato di sorveglianza può ordinare il differimento dell'esecuzione o, se la protrazione della

detenzione può cagionare grave pregiudizio al condannato, la liberazione del detenuto. Il

provvedimento conserva effetto fino alla decisione del tribunale, al quale il magistrato di

sorveglianza trasmette immediatamente gli atti.

Il tribunale di sorveglianza nelle materie di sua competenza e il magistrato nelle materie attinenti ai

ricoveri previsti, alle misure di sicurezza, all esecuzione della semidetenzione e della libertà

controllata e alla dichiarazione di abitualità o professionalità nel reato o di tendenza a delinquere

procedono a richiesta del pm dell interessato e difensore o anche d ufficio a norma del 666. Ciò

significa che si applica la normativa prevista per il procedimento davanti al giudice dell esecuzione

a meno che vi sia motivo di dubitare dell identità fisica di una persona. Quanto alle materie inerenti

alla rateizzazione e alla conversione delle pene pecuniarie, alla remissione del debito e alla

esecuzione della semidetenzione e della libertà controllata il magistrato di sorveglianza provvede

de plano; con le stesse forme provvede il tribunale di sorveglianza nelle materie relative alle

richieste di riabilitazione e alla valutazione sull’esito dell affidamento in prova al servizio sociale.

Provvedimenti relativi alla grazia: La domanda di grazia, diretta al Presidente della Repubblica, è

sottoscritta dal condannato o da un suo prossimo congiunto o dal convivente o dal tutore o dal

curatore ovvero da un avvocato o procuratore legale ed è presentata al ministro di grazia e

giustizia. Se il condannato è detenuto o internato, la domanda può essere presentata al magistrato

di sorveglianza, il quale, acquisiti tutti gli elementi di giudizio utili e le osservazioni del procuratore

generale presso la corte di appello del distretto ove ha sede il giudice indicato nell'articolo 665, la

trasmette al ministro con il proprio parere motivato. Se il condannato non è detenuto o internato, la

domanda può essere presentata al predetto procuratore generale, il quale, acquisite le opportune

informazioni, la trasmette al ministro con le proprie osservazioni. La proposta di grazia è

sottoscritta dal presidente del consiglio di disciplina ed è presentata al magistrato di sorveglianza,

che procede a norma del comma 2. La grazia può essere concessa anche in assenza di domanda

o proposta. Emesso il decreto di grazia, il pubblico ministero presso il giudice indicato nell'articolo

665 ne cura la esecuzione ordinando, quando è il caso, la liberazione del condannato e adottando

i provvedimenti conseguenti. In caso di grazia sottoposta a condizioni, si provvede a norma

dell'articolo 672 comma 5.

RAPPORTI GIURISDIZIONALI CON AUTORITA

STRANIERE

PREMESSA

Il libro XI del cpp si occupa dei rapporti giurisdizionali con le autorità straniere. Ha funzione però

solo sussidiaria. Le estradizioni, le rogatorie internazionali, gli effetti delle sentenze penali

straniere, l'esecuzione all'estero delle sentenze penali italiane e gli altri rapporti con le autorità

straniere, relativi alla amministrazione della giustizia in materia penale, sono disciplinati dalle

norme della Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia firmata a Strasburgo il 20

aprile 1959 e dalle altre norme delle convenzioni internazionali in vigore per lo Stato e dalle norme

di diritto internazionale generali. Se tali norme mancano o non dispongono diversamente, si

applicano le norme che seguono. Il d.lgs. del 2010 n 161 ha dettato specifiche previsioni nell

ambito dell UE in ordine al riconoscimento della sentenza penale straniera ai fini dell esecuzione in

Italia e in ordine all esecuzione all estero della sentenza penale italiana.

L ESTRADIZIONE

L estradizione attiva e passiva; nozione e principio di specialità.

L estradizione consiste nell atto col quale lo stato in cui si trova un determinato individuo consegna

quest’ultimo a un altro stato che ne abbia fatto richiesta per l esecuzione di una sentenza di

condanna a pena detentiva o di altro provv restrittivo della libertà personale. L estradizione si

distingue passiva (o per l estero) e attiva (dall estero) a seconda che lo stato italiano debba

effettuare la consegna o la richieda. Sia nel caso di estradizione passiva che attiva si applica il

principio di specialità in virtù del quale la persona estradata non puo essere sottoposta a

restrizione della libertà personale in esecuzione di una pena o misura di sicurezza ne assoggettata

a altra misura restrittiva della libertà personale per un fatto anteriore alla consegna diverso da

quello per il quale l estradizione e stata concessa. La tutela assicurata in questo modo all

estradato viene meno se questo pur avendone avuta la possibilità non abbia lasciato il territorio

dello stato al quale e stato consegnato dopo che siano trascorsi 45 gg dalla sua definitiva

liberazione o se dopo aver lasciato vi abbia fatto volontariamente ritorno. Verificandosi queste

situazioni l estradato puo essere sottoposto a restrizioni della libertà personale anche per i fatti di

reato che siano anteriori al provv di estradizione e diversi da quelli che ne formano oggetto.

Il procedimento di estradizione

Il procedimento di estradizione passiva si compone di una fase giurisdizionale e di una

amministrativa. La domanda di estrazione proveniente dallo stato estero deve essere indirizzata al

ministro della giustizia. L'estradizione di un imputato o di un condannato all'estero non può essere

concessa senza la decisione favorevole della corte di appello. Tuttavia, non si fa luogo al giudizio

della corte di appello quando l'imputato o il condannato all'estero acconsente all'estradizione

richiesta. L'eventuale consenso deve essere espresso alla presenza del difensore e di esso è fatta

menzione nel verbale. La decisione favorevole della corte di appello e il consenso della persona

non rendono obbligatoria l'estradizione. La competenza a decidere appartiene, nell'ordine, alla

corte di appello nel cui distretto l'imputato o il condannato ha la residenza, la dimora o il domicilio

nel momento in cui la domanda di estradizione perviene al ministro di grazia e giustizia ovvero alla

corte di appello che ha ordinato l'arresto provvisorio previsto dall'articolo 715 o alla corte di appello

il cui presidente ha provveduto alla convalida dell'arresto previsto dall'articolo 716. Se la

competenza non può essere determinata nei modi così indicati, è competente la corte di appello di

Roma. Intervento dello stato richiedente: A condizione di reciprocità, lo stato richiedente ha la

facoltà di intervenire nel procedimento davanti alla corte di appello e alla corte di cassazione

facendosi rappresentare da un avvocato abilitato al patrocinio davanti all'autorità giudiziaria

italiana.

Accertamento del procuratore generale: Quando riceve da uno stato estero una domanda di

estradizione, il ministro di grazia e giustizia la trasmette con i documenti che vi sono allegati al

procuratore generale presso la corte di appello competente a norma dell'articolo 701 comma 4,

salvo che ritenga che essa vada respinta. Salvo che si sia già provveduto a norma dell'articolo

717, il procuratore generale, ricevuta la domanda, dispone la comparizione davanti a sé

dell'interessato per provvedere alla sua identificazione e per raccogliere l'eventuale consenso

all'estradizione. L'interessato è avvisato che è assistito da un difensore di ufficio, ma che può

nominarne uno di fiducia. Il difensore ha diritto di assistere all'atto del cui compimento gli è dato

avviso almeno ventiquattro ore prima. Il procuratore generale richiede alle autorità straniere, per

mezzo del ministro di grazia e giustizia, la documentazione e le informazioni che ritiene

necessarie. Il procuratore generale, entro tre mesi dalla data in cui la domanda di estradizione gli è

pervenuta, presenta alla corte di appello la requisitoria. La requisitoria è depositata nella

cancelleria della corte di appello, unitamente agli atti e alle cose sequestrate. La cancelleria cura la

notificazione dell'avviso del deposito alla persona della quale è richiesta l'estradizione, al suo

difensore e all'eventuale rappresentante dello stato richiedente, i quali, entro dieci giorni, hanno

facoltà di prendere visione e di estrarre copia della requisitoria e degli atti nonché di esaminare le

cose sequestrate e di presentare memorie.

Procedimento davanti alla corte d appello: Scaduto il termine previsto dall'articolo 703 comma 5, il

presidente della corte fissa l'udienza per la decisione, con decreto da comunicarsi al procuratore

generale e da notificarsi alla persona della quale è richiesta l'estradizione, al suo difensore e

all'eventuale rappresentante dello stato richiedente, almeno dieci giorni prima, a pena di nullità.

Provvede inoltre a designare un difensore di ufficio alla persona che ne sia priva. Fino a cinque

giorni prima dell'udienza possono essere presentate memorie in cancelleria. La corte decide con

sentenza in camera di consiglio sull'esistenza delle condizioni per l'accoglimento della domanda di

estradizione, dopo aver assunto le informazioni e disposto gli accertamenti ritenuti necessari e

dopo aver sentito il pubblico ministero, il difensore e, se compaiono, la persona della quale è

richiesta l'estradizione e il rappresentante dello stato richiedente. Quando la decisione è favorevole

all'estradizione, la corte, se vi è richiesta del ministro di grazia e giustizia, dispone la custodia

cautelare in carcere della persona da estradare che si trovi in libertà e provvede al sequestro del

corpo del reato e delle cose pertinenti al reato, stabilendo quali documenti e cose sequestrate

possono essere consegnati allo stato richiedente. Quando la decisione è contraria all'estradizione,

la corte revoca le misure cautelari applicate e dispone in ordine alla restituzione delle cose

sequestrate.

Condizioni per la decisione: Quando non esiste convenzione o questa non dispone diversamente,

la corte di appello pronuncia sentenza favorevole all'estradizione se sussistono gravi indizi di

colpevolezza ovvero se esiste una sentenza irrevocabile di condanna e se, per lo stesso fatto, nei

confronti della persona della quale è domandata l'estradizione, non è in corso procedimento

penale né è stata pronunciata sentenza irrevocabile nello Stato. La corte di appello pronuncia

comunque sentenza contraria all'estradizione:

a) se, per il reato per il quale l'estradizione è stata domandata, la persona è stata o sarà sottoposta

a un procedimento che non assicura il rispetto dei diritti fondamentali;

b) se la sentenza per la cui esecuzione è stata domandata l'estradizione contiene disposizioni

contrarie ai principi fondamentali dell'ordinamento giuridico dello Stato;

c) se vi è motivo di ritenere che la persona verrà sottoposta agli atti, alle pene o ai trattamenti

indicati nell'articolo 698 comma 1.

Contro la sentenza della corte di appello può essere proposto ricorso per cassazione, anche per il

merito, dalla persona interessata, dal suo difensore, dal procuratore generale e dal rappresentante

dello stato richiedente. Rinnovo domanda estradizione: La sentenza contraria all'estradizione

preclude la pronuncia di una successiva sentenza favorevole a seguito di un'ulteriore domanda

presentata per i medesimi fatti dallo stesso stato, salvo che la domanda sia fondata su elementi

che non siano già stati valutati dall'autorità giudiziaria.

Nel corso del procedimento di estradizione e prevista la possibilità che vengano applicate misure

coercitive nonché disposto il sequestro del corpo del reato e delle cose pertinenti al reato. La

competenza a provvedere in ordine all applicazione di tali misure appartiene alla corte d appello o

nel corso del procedimento davanti alla corte di cassazione, alla corte medesima: e comunque

necessaria la richiesta del ministro della giustizia. nell applicazione delle misure coercitive occorre

tenere conto dell esigenza che la persona della quale e domandata l estradizione non si sottragga

all eventuale consegna; ragioni per ritenere che non sussistono le condizioni per una sentenza

favorevole all estradizione. Le misure cautelari possono essere applicate in via provvisoria

ricorrendo determinate condizioni, anche prima che la domanda di estradizione sia pervenuta dal

ministro della giustizia: in questi casi puo essere consentito anche l arresto dell estradando da

parte della polizia giudiziaria. Tutti i provv relativi alle misure cautelari emanati dal giudice della

corte d appello sono soggetti a ricorso per cassazione per violazione di legge. Con la sentenza

favorevole all estradizione la corte d appello su richiesta del ministro dispone la custodia cautelare

in carcere della persona da estradare che si trovi in libertà e provvede al sequestro del corpo del

reato e delle cose pertinenti al reato; se l estradizione e negata la corte revoca le misure cautelari

applicate e dispone in ordine alla restituzione delle cose sequestrate.

La fase amministrativa della procedura di estradizione per l estero si apre a seguito del consenso

dell estradando o del provv giurisdizionale favorevole all estradizione. Il ministro di grazia e

giustizia decide in merito all'estradizione entro quarantacinque giorni dalla ricezione del verbale

che dà atto del consenso all'estradizione ovvero dalla notizia della scadenza del termine per

l'impugnazione o dal deposito della sentenza della corte di cassazione. Scaduto tale termine senza

che sia intervenuta la decisione del ministro, la persona della quale è stata chiesta l'estradizione,

se detenuta, è posta in libertà. La persona medesima è altresì posta in libertà in caso di diniego

dell'estradizione. Il ministro di grazia e giustizia comunica senza indugio allo stato richiedente la

decisione e, se questa è positiva, il luogo della consegna e la data a partire dalla quale sarà

possibile procedervi, dando altresì precise indicazioni circa le limitazioni alla libertà personale

subite dall'estradando ai fini dell'estradizione. Il termine per la consegna è di quindici giorni dalla

data stabilita a norma del comma 4 e, a domanda motivata dello stato richiedente, può essere

prorogato di altri venti giorni. Il provvedimento di concessione dell'estradizione perde efficacia se,

nel termine fissato, lo stato richiedente non provvede a prendere in consegna l'estradando; in tal

caso quest'ultimo viene posto in libertà.

Quanto all estradizione attiva: Il ministro di grazia e giustizia è competente a domandare a uno

stato estero l'estradizione di un imputato o di un condannato nei cui confronti debba essere

eseguito un provvedimento restrittivo della libertà personale. A tal fine il procuratore generale

presso la corte di appello nel cui distretto si procede o è stata pronunciata la sentenza di condanna

ne fa richiesta al ministro di grazia e giustizia, trasmettendogli gli atti e i documenti necessari.

L'estradizione può essere domandata di propria iniziativa dal ministro di grazia e giustizia. Il

ministro di grazia e giustizia può decidere di non presentare la domanda di estradizione o di

differirne la presentazione dandone comunicazione all'autorità giudiziaria richiedente. Il ministro di

grazia e giustizia è competente a decidere in ordine all'accettazione delle condizioni

eventualmente poste dallo stato estero per concedere l'estradizione, purché non contrastanti con i

principi fondamentali dell'ordinamento giuridico italiano. L'autorità giudiziaria è vincolata al rispetto

delle condizioni accettate. Il ministro di grazia e giustizia può disporre, al fine di estradizione, le

ricerche all'estero dell'imputato o del condannato e domandarne l'arresto provvisorio. La custodia

cautelare all'estero in conseguenza di una domanda di estradizione presentata dallo Stato è

computata ai soli effetti della durata complessiva stabilita dall'articolo 303 comma 4, fermo quanto

previsto dall'articolo 304 comma 4.

Principio specialità: La persona estradata non può essere sottoposta a restrizione della libertà

personale in esecuzione di una pena o misura di sicurezza né assoggettata ad altra misura

restrittiva della libertà personale per un fatto anteriore alla consegna diverso da quello per il quale

l'estradizione è stata concessa, salvo che vi sia l'espresso consenso dello stato estero o che

l'estradato, avendone avuta la possibilità, non abbia lasciato il territorio dello Stato trascorsi

quarantacinque giorni dalla sua definitiva liberazione ovvero che, dopo averlo lasciato, vi abbia

fatto volontariamente ritorno.

Il mandato d arresto europeo

Disciplinato con l 69/2005 scopo principale di tale normativa e l abolizione tra gli stati membri della

procedura formale di estradizione per quanto riguarda le persone che si sottraggono alla giustizia

dopo essere state condannate definitivamente e nell accelerazione delle procedure di estradizione

per quanto riguarda le persone sospettate di aver commesso un reato. L eliminazione del controllo

politico a opera degli organi centrali dello stato, chiamati solo a un ruolo di assistenza pratica e

amministrativa. Il mandato si propone di superare le convenzioni di estradizione e sostituirle con

una procedura semplificata di consegna delle persone ricercate nell ambito della realizzazione del

principio del mutuo riconoscimento delle decisioni giurisdizionali straniere. Una decisione

giudiziaria emessa da uno stato membro dell ue in vista dell arresto e consegna da parte di un

altro stato membro di una persona al fine dell esercizio di azioni giudiziarie in materia penale o dell

esecuzione di una pena o di una misura di sicurezza privative della libertà personale. Se la

decisione giudiziaria da eseguirsi in italia e un provv cautelare, questo deve essere sottoscritto da

un giudice e motivato: se si tratta invece di sentenza di condanna e richiesta l irrevocabilità. Il

mandato è una procedura attivabile solo per specifiche condotte di reato in relazione a queste (es

commercio illegale di armi truffa riciclaggio ecc) lo stato d esecuzione e tenuto alla consegna della

persona ricercata indipendentemente dalla circostanza che la condotta per la quale e stato

emesso il mandato d arresto possieda rilevanza penale per il suo ordinamento giudico (criterio

qualitativo). In tal caso la consegna avviene a prescindere dal requisito della doppia

incriminazione. Esistono le diverse e ulteriori ipotesi di consegna della persona ricercata eseguibili

a condizione della doppia incriminazione (criterio quantitativo). In tali ipotesi lo stato di esecuzione

sarà tenuto a dar corso al mandato a condizione che il fatto sia previsto come reato anche dal suo

ordinamento e risulti punito con sanzione privativa della libertà personale della durata massima

non inferiore a dodici mesi. Nel caso di esecuzione di una sentenza di condanna, la pena o misura

di sicurezza dovranno avere una durata non inferiore a 4 mesi.

LE ROGATORIE INTERNAZIONALI

Le rogatorie passive

Le rogatorie sono richieste che vengono rivolte da uno a un altro stato affinche siano effettuate

comunicazioni o notificazioni o sia compiuta attività di acquisizione probatoria. Possono essere

attive o passive a seconda che lo stato italiano sia soggetto attivo o passivo della richiesta. Le

rogatorie passive: Il ministro di grazia e giustizia dispone che si dia corso alla rogatoria di

un'autorità straniera per comunicazioni, notificazioni (1) e per attività di acquisizione probatoria,

salvo che ritenga che gli atti richiesti compromettano la sovranità, la sicurezza o altri interessi

essenziali dello Stato. Il ministro non dà corso alla rogatoria quando risulta evidente che gli atti

richiesti sono espressamente vietati dalla legge o sono contrari ai principi fondamentali

dell'ordinamento giuridico italiano. Il ministro non dà altresì corso alla rogatoria quando vi sono

fondate ragioni per ritenere che considerazioni relative alla razza, alla religione, al sesso, alla

nazionalità, alla lingua, alle opinioni politiche o alle condizioni personali o sociali possano influire

negativamente sullo svolgimento o sull'esito del processo e non risulta che l'imputato abbia

liberamente espresso il suo consenso alla rogatoria. Nei casi in cui la rogatoria ha ad oggetto la

citazione di un testimone, di un perito o di un imputato davanti all'autorità giudiziaria straniera, il

ministro di grazia e giustizia non dà corso alla rogatoria quando lo stato richiedente non offre

idonea garanzia in ordine all'immunità della persona citata. Il ministro ha inoltre facoltà di non dare

corso alla rogatoria quando lo stato richiedente non dia idonee garanzie di reciprocità.

Procedimento: Fuori dei casi previsti dagli articoli 726 e 726ter, non si può dare esecuzione alla

rogatoria dell'autorità straniera senza previa decisione favorevole della corte di appello del luogo in

cui deve procedersi agli atti richiesti. Quando la domanda di assistenza giudiziaria ha per oggetto

atti che devono essere eseguiti in più distretti di corte d'appello, la stessa è trasmessa,

direttamente dall'autorità straniera, o tramite il Ministero della giustizia o altra autorità giudiziaria

italiana eventualmente adita alla Corte di cassazione, che determina secondo le forme previste

dagli articoli 32, comma 1, e 127, in quanto compatibili, la corte d'appello competente, tenuto conto

anche del numero di atti da svolgere e della tipologia ed importanza degli stessi con riferimento

alla dislocazione delle sedi giudiziarie interessate. L'avviso di cui all'articolo 127, comma 1, è

comunicato soltanto al procuratore generale presso la Corte di cassazione. La Corte di cassazione

trasmette gli atti alla corte d'appello designata, comunicando la decisione al Ministero della

giustizia. Il procuratore generale, ricevuti gli atti dal ministro di grazia e giustizia, presenta la

propria requisitoria alla corte di appello e trasmette senza ritardo al procuratore nazionale

antimafia copia delle rogatorie dell'autorità straniera che si riferiscono ai delitti di cui all'articolo 51,

comma 3 bis. Il presidente della corte fissa la data dell'udienza e ne dà comunicazione al

procuratore generale. La corte dà esecuzione alla rogatoria con ordinanza. L'esecuzione della

rogatoria è negata:

a) se gli atti richiesti sono vietati dalla legge e sono contrari a principi dell'ordinamento giuridico

dello Stato;

b) se il fatto per cui procede l'autorità straniera non è previsto come reato dalla legge italiana e non

risulta che l'imputato abbia liberamente espresso il suo consenso alla rogatoria;

c) se vi sono fondate ragioni per ritenere che considerazioni relative alla razza, alla religione, al

sesso, alla nazionalità, alla lingua, alle opinioni politiche o alle condizioni personali o sociali

possano influire sullo svolgimento o sull'esito del processo e non risulta che l'imputato abbia

liberamente espresso il suo consenso alla rogatoria.

L'esecuzione della rogatoria è sospesa se essa può pregiudicare indagini o procedimenti penali in

corso nello Stato. Esecuzione delle rogatorie: Nell'ordinare l'esecuzione della rogatoria la corte

delega uno dei suoi componenti ovvero il giudice per le indagini preliminari del luogo in cui gli atti

devono compiersi. Per il compimento degli atti richiesti si applicano le norme di questo codice,

salva l'osservanza delle forme espressamente richieste dall'autorità giudiziaria straniera che non

siano contrarie ai principi dell'ordinamento giuridico dello Stato. Citazione di testimoni a richiesta

dell autorità straniera: La citazione dei testimoni residenti o dimoranti nel territorio dello Stato,

richiesta da una autorità giudiziaria straniera, è trasmessa al procuratore della Repubblica del

luogo in cui deve essere eseguita, il quale provvede per la notificazione a norma dell'articolo 167.

Notifica diretta agli interessati: Quando le convenzioni o gli accordi internazionali consentono la

notificazione diretta all'interessato a mezzo posta e questa non viene utilizzata, anche la richiesta

dell'autorità giudiziaria straniera di notificazione all'imputato residente o dimorante nel territorio

dello Stato è trasmessa al procuratore della Repubblica del luogo in cui deve essere eseguita, che

provvede per la notificazione a norma degli articoli 156, 157 e 158. Rogatoria proveniente da

autorità amministrativa straniera: Quando un accordo internazionale prevede che la richiesta di

assistenza giudiziaria in un procedimento concernente un reato sia presentata anche da

un'autorità amministrativa straniera, alla rogatoria provvede, su richiesta del procuratore della

Repubblica, il giudice per le indagini preliminari del luogo in cui devono essere eseguiti gli atti

richiesti. Si applicano gli articoli 724, commi 5 e 5bis, e 725, comma 2.

La rogatoria attiva

Le rogatorie dei giudici e dei magistrati del pubblico ministero dirette, nell'ambito delle rispettive

attribuzioni, alle autorità straniere per comunicazioni, notificazioni e per attività di acquisizione

probatoria, sono trasmesse al ministro di grazia e giustizia, il quale provvede all'inoltro per via

diplomatica. Il ministro dispone con decreto, entro trenta giorni dalla ricezione della rogatoria, che

non si dia corso alla stessa, qualora ritenga che possano essere compromessi la sicurezza o altri

interessi essenziali dello Stato. Il ministro comunica all'autorità giudiziaria richiedente la data di

ricezione della richiesta e l'avvenuto inoltro della rogatoria ovvero il decreto previsto dal comma 2.

Quando la rogatoria non è stata inoltrata dal ministro entro trenta giorni dalla ricezione e non sia

stato emesso il decreto previsto dal comma 2, l'autorità giudiziaria può provvedere all'inoltro diretto

all'agente diplomatico o consolare italiano, informandone il ministro di grazia e giustizia. Nei casi

urgenti, l'autorità giudiziaria trasmette la rogatoria a norma del comma 4 dopo che copia di essa è

stata ricevuta dal ministro di grazia e giustizia. Resta salva l'applicazione della disposizione del

comma 2 sino al momento della trasmissione della rogatoria, da parte dell'agente diplomatico o

consolare, all'autorità straniera. Quando, a norma di accordi internazionali, la domanda di

assistenza giudiziaria può essere eseguita secondo modalità previste dall'ordinamento dello Stato,

l'autorità giudiziaria, nel formulare la domanda di assistenza, ne specifica le modalità indicando gli

elementi necessari per l'utilizzazione processuali degli atti richiesti. In ogni caso, copia delle

rogatorie dei magistrati del pubblico ministero, formulate nell'ambito di procedimenti relativi ai delitti

di cui all'articolo 51, comma 3bis, è trasmessa senza ritardo al procuratore nazionale antimafia.

Immunità temporanea della persona citata: Nei casi in cui la rogatoria ha ad oggetto la citazione di

un testimone, di un perito o di un imputato davanti all'autorità giudiziaria italiana, la persona citata,

qualora compaia, non può essere sottoposta a restrizione della libertà personale in esecuzione di

una pena o di una misura di sicurezza né assoggettata ad altre misure restrittive della libertà

personale per fatti anteriori alla notifica della citazione. L'immunità prevista dal comma 1 cessa

qualora il testimone, il perito o l'imputato, avendone avuta la possibilità, non ha lasciato il territorio

dello Stato trascorsi quindici giorni dal momento in cui la sua presenza non è più richiesta

dall'autorità giudiziaria ovvero, avendolo lasciato, vi ha fatto volontariamente ritorno. a violazione

delle norme di cui all'articolo 696, comma 1, riguardanti l'acquisizione o la trasmissione di

documenti o di altri mezzi di prova a seguito di rogatoria all'estero comporta l'inutilizzabilità dei

documenti o dei mezzi di prova acquisiti o trasmessi. Qualora lo Stato estero abbia posto

condizioni all'utilizzabilità degli atti richiesti, l'autorità giudiziaria è vincolata al rispetto di tali

condizioni. Se lo Stato estero dà esecuzione alla rogatoria con modalità diverse da quelle indicate

dall'autorità giudiziaria ai sensi dell'articolo 727, comma 5bis, gli atti compiuti dall'autorità straniera

sono inutilizzabili. Non possono in ogni caso essere utilizzate le dichiarazioni, da chiunque rese,

aventi ad oggetto il contenuto degli atti inutilizzabili ai sensi dei commi 1 e 1bis.

PROCESSO MINORILE E RESP AMMINISTRATIVA

DEGLI ENTI

IL PROCESSO MINORILE

I principi del processo minorile

La legge delega del 1987 nel prevedere la delega al governo a disciplinare il processo a carico di

imputati minorenni al momento della commissione del fatto di reato ha stabilito che tale disciplina

deve essere effettuata secondo principi generali del nuovo processo penale, con le modifiche e

integrazioni imposte dalle particolari condizioni psicologiche del minore, dalla sua maturità e dalle

esigenze della sua educazione e ha dettato i criteri da attuare. Il decreto presidenziale 1988 ha

disciplinato il processo minorile stabilendo che nel procedimento a carico di minorenni si

osservano le disposizioni del presente decreto e per quanto da esse non previsto quelle del cpp.

Tali disp sono applicate in modo adeguato alla personalità e alle esigenze educative del

minorenne. Il processo minorile si caratterizza in quanto tende al recupero sociale del minore e a

adottare provv che anche in caso di accertamento di resp evitino sulla base di considerazioni

attinenti alla personalità del minore l applicazione della sanzione penale. Ciò rende indispensabili

accertamenti sulla personalità del minore. Il pubblico ministero e il giudice acquisiscono elementi

circa le condizioni e le risorse personali, familiari, sociali e ambientali del minorenne al fine di

accertarne l'imputabilità e il grado di responsabilità, valutare la rilevanza sociale del fatto nonché

disporre le adeguate misure penali e adottare gli eventuali provvedimenti civili. Agli stessi fini il

pubblico ministero e il giudice possono sempre assumere informazioni da persone che abbiano

avuto rapporti con il minorenne e sentire il parere di esperti, anche senza alcuna formalità.

Gli organi giudiziari del processo minorile

Sono composti sulla base del principio di specializzazione. L organo giudicante e il tribunale per i

minorenni costituito da 4 giudici, due dei quali sono magistrati togati, un magistrato di corte d

appello che presiede il tribunale stesso e un magistrato di tribunale; e due membri laici un uomo e

una donna benemeriti dell assistenza sociale scelti tra i cultori di biologia, psichiatria, psicologia

che abbiano compiuto il 30 anno di età. Le funzioni requirenti sono esercitate dal procuratore della

repubblica presso il tribunale per i minorenni e dal procuratore generale presso la corte d appello.

Il primo e un ufficio autonomo del m con competenze limitate al procedimento minorile mentre il

secondo ha competenza sia per i processi minorili che per quelli ordinari. Al procuratore della

repubblica presso il tribunale minorile spetta di promuovere e esercitare l azione penale per tutti i

reati commessi dai minori di 18 anni nel territorio della corte d appello o della sezione di corte d

appello in cui e istituito il tribunale per i minorenni. A detto magistrato sono trasmessi tutti i rapporti,

referti, denunce, querele, istanze e le richieste concernenti reati commessi dai minori di anni 18.

Per quanto concerne le funzioni giudicanti e importante il 50 bis tale norma prevede uno

sdoppiamento tra il giudice delle indagini preliminari e quello dell udienza preliminare stabilendo

che in ogni tribunale per i minori uno o piu magistrati sono incaricati come giudici singoli, dei provv

previsti dal cpp per la fase delle indagini preliminari mentre nell udienza preliminare il tribunale per

i minori giudica composto da un magistrato e da due giudici onorari, un uomo e una donna dello

stesso tribunale. Un altro organo a cui sono affidate funzioni giudicanti del processo minorile è la

sezione di corte d appello per i minori. Si prevede che una sezione della corte d appello giudichi

sulle impugnazioni dei provv del tribunale per i minori e che tale sezione siano demandate nei

procedimenti a carico di imputati minori, le altre funzioni della corte d appello previste dal cpp.

Questa sezione giudica con l intervento di due esperti un uomo e una donna aventi i requisiti

prescritti da legge, i quali si aggiungono ai tre magistrati della sezione. Si prevede poi il magistrato

di sorveglianza per i minori, le funzioni di sorveglianza nel processo minorile oltre che dal

magistrato di sorveglianza sono esercitate anche dal tribunale per i minori cui competono le

funzioni esercitate nel processo ordinario dal tribunale di sorveglianza.

I servizi minorili

La specializzazione dei soggetti che operano nel procedimento minorile fa si che: In ciascuna

procura della Repubblica presso i tribunali per i minorenni è istituita una sezione specializzata di

polizia giudiziaria, alla quale è assegnato personale dotato di specifiche attitudini e preparazione.

Inoltre In ogni stato e grado del procedimento l'autorità giudiziaria si avvale dei servizi minorili

dell'amministrazione della giustizia. Si avvale altresì dei servizi di assistenza istituiti dagli enti

locali. Si e osservato che i servizi minorili svolgono una funzione di mediazione giudiziaria in

quanto da un lato forniscono all autorità giudiziaria dati sulla personalità de minore e dall altro

svolgono attività di assistenza del minore stesso. La novità introdotta e data dall espressa

considerazione normativa della partecipazione anche dei servizi di assistenza degli enti locali alla

preparazione e attuazione degli interventi che costituiscono il contenuto di misure penali, disposte

dal giudice in conseguenza della commissione di un reato da parte di un minorenne.

Provvedimenti in tema di libertà personale.

Rispetto a quanto avviene nel procedimento ordinario è ridotta qui la possibilità di emanare provv

restrittivi in quanto si e tenuto conto della fragilità caratteriale propria del minore e della necessità

di non causare dannose interruzione dei processi di evoluzione della personalità eventualmente in

atto. Per questo indica il legislatore delegato come criteri direttivi: esercizio facoltativo del potere

di arresto in flagranza o di fermo solo per gravi delitti: facoltatività di misure cautelari personali:

potere del giudice di disporre la custodia in carcere solo per delitti di maggiore gravità e sempre

che sussistano gravi e inderogabili esigenze istruttorie o gravi esigenze di tutela della collettività.

Arresto in flagranza: Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria possono procedere all'arresto del

minorenne colto in flagranza di uno dei delitti per i quali, a norma dell'articolo 23, può essere

disposta la misura della custodia cautelare. Nell'avvalersi della facoltà prevista dal comma 1 gli

ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria devono tenere conto della gravità del fatto nonché dell'età

e della personalità del minorenne.

Fermo di minorenne indiziato di delitto: È consentito il fermo del minorenne indiziato di un delitto

per il quale, a norma dell'articolo 23, può essere disposta la misura della custodia cautelare,

sempre che, quando la legge stabilisce la pena della reclusione, questa non sia inferiore nel

minimo a due anni. -Provvedimenti in caso di arresto o di fermo del minorenne: Gli ufficiali e gli

agenti di polizia giudiziaria che hanno eseguito l'arresto o il fermo del minorenne ne danno

immediata notizia al pubblico ministero nonché all'esercente la potestà dei genitori e all'eventuale

affidatario e informano tempestivamente i servizi minorili dell'amministrazione della giustizia.

Quando riceve la notizia dell'arresto o del fermo, il pubblico ministero dispone che il minorenne sia

senza ritardo condotto presso un centro di prima accoglienza o presso una comunità pubblica o

autorizzata che provvede a indicare. Qualora, tenuto conto delle modalità del fatto, dell'età e della

situazione familiare del minorenne, lo ritenga opportuno, il pubblico ministero può disporre che il

minorenne sia condotto presso l'abitazione familiare perché vi rimanga a sua disposizione. Oltre

nei casi previsti dall'articolo 389 del codice di procedura penale, il pubblico ministero dispone con

decreto motivato che il minorenne sia posto immediatamente in libertà quando ritiene di non

dovere richiedere l'applicazione di una misura cautelare. Al fine di adottare i provvedimenti di sua

competenza, il pubblico ministero può disporre che il minorenne sia condotto davanti a sé. Si

applicano in ogni caso le disposizioni degli articoli 390 e 391 del codice di procedura penale. -

Accompagnamento a seguito di flagranza: Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria possono

accompagnare presso i propri uffici il minorenne colto in flagranza di un delitto non colposo per il

quale la legge stabilisce la pena dell'ergastolo o della reclusione non inferiore nel massimo a

cinque anni e trattenerlo per il tempo strettamente necessario alla sua consegna all'esercente la

potestà dei genitori o all'affidatario o a persona da questi incaricata. In ogni caso il minorenne non

può essere trattenuto oltre dodici ore. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria che hanno

proceduto all'accompagnamento ne danno immediata notizia al pubblico ministero e informano

tempestivamente i servizi minorili dell'amministrazione della giustizia. Provvedono inoltre a invitare

l'esercente la potestà dei genitori e l'eventuale affidatario a presentarsi presso i propri uffici per

prendere in consegna il minorenne. L'esercente la potestà dei genitori, l'eventuale affidatario e la

persona da questi incaricata alla quale il minorenne è consegnato sono avvertiti dell'obbligo di

tenerlo a disposizione del pubblico ministero e di vigilare sul suo comportamento. Quando non è

possibile provvedere all'invito con la consegna o il destinatario di esso non vi ottempera ovvero la

persona alla quale il minorenne deve essere consegnato appare manifestamente inidonea ad

adempiere l'obbligo previsto dal comma 3, la polizia giudiziaria ne dà immediata notizia al pubblico

ministero, il quale dispone che il minorenne sia senza ritardo condotto presso un centro di prima

accoglienza ovvero presso una comunità pubblica o autorizzata che provvede a indicare.

Le misure cautelari

Nei confronti dell'imputato minorenne non possono essere applicate misure cautelari personali

diverse da quelle previste nel presente capo. Nel disporre le misure il giudice tiene conto, oltre che

dei criteri indicati nell'articolo 275 del codice di procedura penale, dell'esigenza di non interrompere

i processi educativi in atto. Non si applica la disposizione dell'articolo 275, comma 3, secondo

periodo, del codice di procedura penale. Quando è disposta una misura cautelare, il giudice affida

l'imputato ai servizi minorili dell'amministrazione della giustizia, i quali svolgono attività di sostegno

e controllo in collaborazione con i servizi di assistenza istituiti dagli enti locali. Le misure diverse

dalla custodia cautelare possono essere applicate solo quando si procede per delitti per i quali la

legge stabilisce la pena dell'ergastolo o della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni.

Nella determinazione della pena agli effetti della applicazione delle misure cautelari si tiene conto,

oltre che dei criteri indicati nell'articolo 278, della diminuente della minore età, salvo che per i delitti

di cui all'articolo 73, comma 5, del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9

ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni.

Prescrizioni: Se, in relazione a quanto disposto dall'articolo 19 comma 2, non risulta necessario

fare ricorso ad altre misure cautelari, il giudice, sentito l'esercente la potestà dei genitori, può

impartire al minorenne specifiche prescrizioni inerenti alle attività di studio o di lavoro ovvero ad

altre attività utili per la sua educazione. Si applica l'articolo 19 comma 3. Le prescrizioni previste

dal comma 1 perdono efficacia decorsi due mesi dal provvedimento con il quale sono state

impartite. Quando ricorrono esigenze probatorie, il giudice può disporre la rinnovazione, per non

più di una volta, delle prescrizioni imposte. Nel caso di gravi e ripetute violazioni delle prescrizioni,

il giudice può disporre la misura della permanenza in casa.

Permanenza in casa: Con il provvedimento che dispone la permanenza in casa il giudice prescrive

al minorenne di rimanere presso l'abitazione familiare o altro luogo di privata dimora. Con il

medesimo provvedimento il giudice può imporre limiti o divieti alla facoltà del minorenne di

comunicare con persone diverse da quelle che con lui coabitano o che lo assistono. Il giudice può,

anche con separato provvedimento, consentire al minorenne di allontanarsi dall'abitazione in

relazione alle esigenze inerenti alle attività di studio o di lavoro ovvero ad altre attività utili per la

sua educazione. I genitori o le persone nella cui abitazione è disposta la permanenza del

minorenne vigilano sul suo comportamento. Essi devono consentire gli interventi di sostegno e di

controllo dei servizi previsti dall'articolo 6 nonché gli eventuali ulteriori controlli disposti dal giudice.

Il minorenne al quale è imposta la permanenza in casa è considerato in stato di custodia cautelare,

ai soli fini del computo della durata massima della misura, a decorrere dal momento in cui la

misura è eseguita ovvero dal momento dell'arresto, del fermo o dell'accompagnamento. Il periodo

di permanenza in casa è computato nella pena da eseguire, a norma dell'articolo 657 del codice di

procedura penale. Nel caso di gravi e ripetute violazioni degli obblighi a lui imposti o nel caso di

allontanamento ingiustificato dalla abitazione, il giudice può disporre la misura del collocamento in

comunità. Collocamento in comunità: Con il provvedimento che dispone il collocamento in

comunità il giudice ordina che il minorenne sia affidato a una comunità pubblica o autorizzata,

imponendo eventuali specifiche prescrizioni inerenti alle attività di studio o di lavoro ovvero ad altre

attività utili per la sua educazione. Il responsabile della comunità collabora con i servizi previsti

dall'articolo 19 comma 3. Nel caso di gravi e ripetute violazioni delle prescrizioni imposte o di

allontanamento ingiustificato dalla comunità, il giudice può disporre la misura della custodia

cautelare, per un tempo non superiore a un mese, qualora si proceda per un delitto per il quale è

prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni.

Custodia cautelare è la misura piu grave: La custodia cautelare può essere applicata quando si

procede per delitti non colposi per i quali la legge stabilisce la pena dell'ergastolo o della

reclusione non inferiore nel massimo a nove anni. Anche fuori dei casi predetti, la custodia

cautelare può essere applicata quando si procede per uno dei delitti, consumati o tentati, previsti

dall'articolo 380, comma 2, lettere e), f), g), h) del codice di procedura penale nonché, in ogni caso,

per il delitto di violenza carnale. Il giudice può disporre la custodia cautelare:

a) se sussistono gravi e inderogabili esigenze attinenti alle indagini, in relazione a situazioni di

concreto pericolo per l'acquisizione o la genuinità della prova;

b) se l'imputato si è dato alla fuga o sussiste concreto pericolo che egli si dia alla fuga;

c) se, per specifiche modalità e circostanze del fatto e per la personalità dell'imputato, vi è il

concreto pericolo che questi commetta gravi delitti con uso di armi o di altri mezzi di violenza

personale o diretti contro l'ordine costituzionale ovvero delitti di criminalità organizzata o della

stessa specie di quelli per cui si procede.

I termini previsti dall'articolo 303 del codice di procedura penale sono ridotti della metà per i reati

commessi da minori degli anni diciotto e dei due terzi per quelli commessi da minori degli anni

sedici e decorrono dal momento della cattura, dell'arresto, del fermo o dell'accompagnamento. Per

quanto riguarda le impugnazioni si applicano le disp del cpp con una variante posto che sulla

richiesta di riesame o sull’appello proposto decide non il tribunale della libertà quello cioè del

processo ordinario sito nel luogo in cui ha sede la corte d appello ma il tribunale per i minorenni del

luogo in cui ha sede lo ufficio del giudice che ha emesso l ordinanza impugnata. L individuazione di

tale organo costituisce un passo obbligato nella disciplina del processo minorile secondo l

orientamento della corte cost per cui nessun provv penale verso un imputato minore puo essere

disposto da un giudice diverso da quello minorile.

La definizione anticipata del procedimento: i riti speciali

Nel procedimento davanti al tribunale per i minorenni non si applicano le disposizioni dei titoli II e V

del libro VI del codice di procedura penale. Le disposizioni del titolo III del libro VI del codice di

procedura penale si applicano solo se è possibile compiere gli accertamenti previsti dall'articolo 9

e assicurare al minorenne l'assistenza prevista dall'articolo 12. Salvo quanto previsto dal comma 2,

il pubblico ministero può procedere al giudizio direttissimo anche nei confronti del minorenne

accompagnato a norma dell'articolo 18-bis. È invece esclusa l applicabilità al processo minorile

delle norme del cpp che disciplinano l applicazione della pena su richiesta delle parti nonché il

procedimento per decreto e ciò in quanto il patteggiamento non consente di valutare appieno la

capacità decisionale dell imputato che patteggia e che il procedimento per decreto non consente di

valutare adeguatamente la personalità del minore. In ogni stato e grado del procedimento il

giudice, quando accerta che l'imputato è minore degli anni quattordici, pronuncia, anche di ufficio,

sentenza di non luogo a procedere trattandosi di persona non imputabile.

La sentenza di non luogo a procedere per irrilevanza del fatto.

Durante le indagini preliminari, se risulta la tenuità del fatto e l'occasionalità del comportamento, il

pubblico ministero chiede al giudice sentenza di non luogo a procedere per irrilevanza del fatto

quando l'ulteriore corso del procedimento pregiudica le esigenze educative del minorenne. Sulla

richiesta il giudice provvede in camera di consiglio sentiti il minorenne e l'esercente la potestà dei

genitori, nonché la persona offesa dal reato. Quando non accoglie la richiesta il giudice dispone

con ordinanza la restituzione degli atti al pubblico ministero. La richiesta della sentenza di non

luogo a procedere per irrilevanza del fatto comporta esercizio dell azione penale e verrà effettuata

in tanto in quanto non sussistano i presupposti per la richiesta dell archiviazione. 3. Contro la

sentenza possono proporre appello il minorenne e il procuratore generale presso la corte di

appello. La corte di appello decide con le forme previste dall'articolo 127 del codice di procedura

penale e, se non conferma la sentenza, dispone la restituzione degli atti al pubblico ministero.

Nell'udienza preliminare, nel giudizio direttissimo e nel giudizio immediato, il giudice pronuncia di

ufficio sentenza di non luogo a procedere per irrilevanza del fatto, se ricorrono le condizioni

previste dal comma 1.

Le condizioni a cui sono subordinate la richiesta della sentenza di non luogo a procedere per

irrilevanza del fatto nonché la sentenza predetta sono tre, la tenuità del fatto, l occasionalità del

comportamento, il pregiudizio per le esigenze educative del minorenne determinato dalla

prosecuzione del procedimento. La tenuità del fatto fa riferimento a comportamenti di scarsa

gravità il che non significa che debba ravvisarsi solo in relazione a reati per cui sia prevista una

pena lieve. La pena edittale e solo uno dei parametri a cui ci si deve riferire per valutare la tenuità

in esame ma a esso vanno aggiunti la finalità del fatto i suoi effetti la natura le modalità e la

capacità a delinquere. La tenuità del fatto puo essere ritenuta sussistente anche in relazione a

reati per cui sia prevista una grave pena edittale, si pensi a un estorsione per ottenere un gettone

telefonico. L occasionalità del comportamento indica che la condotta oggetto del procedimento e

da parte del soggetto agente eccezionale. Per quanto concerne il pregiudizio cagionato dalla

prosecuzione del procedimento si e sostenuto che tale pregiudizio deve essere valutato in astratto

e non in concreto il che rende possibile l emanazione della sentenza prevista prima, quando il

processo sia effettuato dopo che l imputato ha compiuto la maggiore età vale a dire quando in

concreto sono venute meno le esigenze educative.

Sospensione del processo e messa alla prova

Il giudice, sentite le parti, può disporre con ordinanza la sospensione del processo quando ritiene

di dover valutare la personalità del minorenne all'esito della prova disposta a norma del comma 2.

Il processo è sospeso per un periodo non superiore a tre anni quando si procede per reati per i

quali è prevista la pena dell'ergastolo o della reclusione non inferiore nel massimo a dodici anni;

negli altri casi, per un periodo non superiore a un anno. Durante tale periodo è sospeso il corso

della prescrizione. Con l'ordinanza di sospensione il giudice affida il minorenne ai servizi minorili

dell'amministrazione della giustizia per lo svolgimento, anche in collaborazione con i servizi locali,


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Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher dafne.91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Procedura penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Marafioti Luca.

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