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reato ed è disposta con DECRETO MOTIVATO dell’autorità giudiziaria (Pm o giudice del

dibattimento)

LA PERQUISIZIONE

2. mezzo di ricerca della prova delineato dall’art. 247 il quale prevede la perquisizione personale o

locale, il presupposto è dato dall’esistenza di FONDATI MOTIVI di ritenere che le le cose

(corpo del reato o cose pertinenti al reato) si trovino in un luogo o su una persona. Necessario

anche qui il decreto motivato, il soggetto può farsi assistere da una persona di fiducia semprechè

questa sia prontamente reperibile.

IL SEQUESTRO

3. Vincolo posto dal magistrato alla libera disponibilità di cose pertinenti il reato, può essere

probatorio, preventivo, conservativo.

L’INTERCETTAZIONE

4. Per procedere a intercettazioni è necessario l’atto motivato dell’autorità giudiziaria (perché si

viola una libertà costituzionalmente garantita) devono esistere gravi indizi di reato e tali

intercettazioni devono essere assolutamente indispensabili ai fini della prosecuzione delle

indagini, può inoltre essere disposta solo per determinati reati. L’INTERCETTAZIONE E’

DISPOSTA CON DECRETO MOTIVATO DEL PM IN SEGUITO AD AUTORIZZAZIONE

CONCESSA DAL GIP IL QUALE DOVRA’ ACCERTARE L’ESISTENZA DEI

PRESUPPOSTI DI AMMISSIBILITA’, l’utilizzazione delle intercettazioni è vietata nei

procedimenti diversi da quelli nei quali l’intercettazione è stata disposta.

LE MISURE PRECAUTELARI E LE MISURE CAUTELARI

Per quanto concerne le misure cautelari, fondamentali garanzie sono previste dalla Costituzione, in

primo luogo viene in considerazione l’art. 27 comma 2 cost. (l’imputato non è considerato

colpevole sino alla condanna definitiva) che implica un divieto di qualunque forma di restrizione

della libertà personale che possa apparire come anticipazione della pena. L’art. 13 cost. prevede

l’inviolabilità della libertà personale ma lo stesso art. 13 al 3° comma stabilisce che in casi

eccezionali di necessità ed urgenza l’autorità di PS può adottare provvedimenti provvisori che

devono essere comunicati entro 48 ore all’autorità giudiziaria per la convalida il 2° comma dell’art.

13 consente limitazioni alla libertà personale nei soli modi e casi stabiliti dalla legge.

LE MISURE PRECAUTELARI

ARRESTO IN FLAGRANZA E FERMO DI INDIZIATI DI DELITTO.

L’ART. 382 c.p.p. prevede lo STATO DI FLAGRANZA in tre distinte situazioni; una persona

viene colta nell’atto di commettere un reato o (quasi flagranza) quando subito dopo il reato un

soggetto è inseguito dalla persona offesa o da altre persone ovvero è sorpreso con cose o tracce

dalle quali appaia che abbia commesso il reato immediatamente prima, l’arresto può essere

obbligatorio o facoltativo in base al reato commesso.

La seconda misura precautelare è costituita dal FERMO DI INDIZIATO DI DELITTO (art. 384) in

base al quale quando sussistono elementi che rendano fondato il pericolo di fuga di una persona

gravemente indiziata di un reato per il quale la legge stabilisce la pena dell’ergastolo o della

reclusione non inferiore nel minimo a 2 anni e superiore nel massimo a 6.

Nell’ipostesi di applicazione di una delle due misure precautelari incombono dei doveri alla PG (art.

386) questi devono darne immediata notizia al PM e avvertire l’arrestato dalle facoltà di nominare

un difensore di fiducia e quindi devono informare il difensore, debbono porre l’arrestato a 1

disposizione del PM al più presto e non oltre 24 ore. Il PM può procedere all’interrogatorio

dell’arrestato e deve darne notizia al difensore, il PM deve informare l’arrestato dei fatti per cui si

procede, il PM entro 48 ore deve chiedere la convalida della misure precautelare al GIP, l’udienza

di convalida si svolge in camere di consiglio con la partecipazione NECESSARIA del difensore

mentre quella del PM è solo facoltativa, il GIP deve emanare un ordinanza con la quale dispone la

mancata convalida e la liberazione del fermato ovvero, se le condizioni per l’attuazione dell’arresto

sono state rispettate emana un ordinanza di convalida, in questo caso ove il PM NE ABBIA FATTO

ESPLICITAMENTE RICHIESTA il GIP può disporre una misura cautelare. L’arrestato o fermato

può proporre ricorso per cassazione contro l’ordinanza di convalida.

LE MISURE CAUTELARI PERSONALI:

l’applicazione delle misure cautelari personali è subordinata all’esistenza di condizioni generali di

applicabilità. In primo luogo è richiesta l’esistenza di gravi indizi di colpevolezza, le misure

cautelari personali possono essere applicate ex artt. 280 e 287 c.p.p. solo quando si procede per

delitti per i quali la legge stabilisce la pena dell’ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a

tre anni ad eccezione per la custodia cautelare in carcere che può essere disposta solo per i

DELITTI per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni.

L’esistenza di queste condizioni generali di applicabilità non basta ma è necessario l’esistenza di

almeno una delle esigenze cautelari dell’art 274 c.p.p. ossia PERICOLO DI INQUINAMENTO

DELLA PROVA, PERICOLO DI FUGA O NELLA PERICOLOSITÁ SOCIALE DELLA

PERSONA SOTTOPOSTA ALLE INDAGINI.

Il giudice deve scegliere tra le varie misure adottabili ispirandosi al criterio della proporzionalità e

della adeguatezza (art. 275 c.p.p)

Le misure cautelari personali si distinguono in misure coercitive e misure interdittive

Le misure coercitive sono :

1. Il divieto di espatrio

2. L’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria

3. L’allontanamento dalla casa familiare

4. Il divieto e l’obbligo di dimora

5. Gli arresti domiciliari

6. La custodia cautelare in carcere o in luogo di cura

La più importante è sicuramente la custodia cautelare in carcere che non può essere disposta per

alcuni soggetti (malati gravi, donne incinte, uomini con più di 70 anni) e inoltre il giudice non la

può disporre se ritiene che la sentenza possa concedere la sospensione condizionale della pena.

Le misure interdittive sono:

1. Sospensione dell’esercizio della potestà di genitori

2. Sospensione dell’esercizio di un pubblico ufficio o servizio

3. Divieto temporaneo di esercitare determinate attività professionali o imprenditoriali

APPLICAZIONE DELLE MISURE CAUTELARI

Le misure cautelari sono disposte si richiesta del PM il quale deve presentare gli elementi su cui la

richiesta si fonda nonché tutti gli elementi a favore dell’imputato e le eventuali deduzioni e

memorie difensive già depositate. Sulla richiesta del PM provvede il GIP, per assicurare l’esercizio

del diritto alla difesa l’art.294 dispone che fino alla dichiarazione di apertura del dibattimento il

giudice che non vi abbia provveduto in sede di convalida del fermo o dell’arresto provvede

all’interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare immediatamente o comunque non oltre

5 gg dall’applicazione. La custodia cautelare ha dei termini tassativi che vanno da 2 a 4 e fino a 6

anni per i reati più gravi la scadenza di tali termini importa la rimessione in libertà imputato. 1

MEZZI DI IMPUGNAZIONE

I mezzi di impugnazione previsti nei casi dei provvedimenti applicativi di misure cautelari sono il

riesame, l’appello e il ricorso per cassazione.

Il riesame è previsto per i provvedimenti che dispongono misure coercitive e può essere proposto

dall’imputato entro 10 gg. Dalla esecuzione o notificazione del provvedimento.

Nei confronti della altre ordinanze (che non dispongono l’applicazione di una misura coercitiva) le

parti (imputato, difensore, PM) possono proporre appello enunciandone contestualmente i motivi.

Le decisioni emesse dal tribunale delle libertà in seguito a richiesta di riesame o ad appello sono

suscettibili di ricorso per cassazione entro dieci giorni dalla comunicazione o dalla notificazione

dell’avviso di deposito del provvedimento.

Le misure cautelari reali (sequestro preventivo e conservativo)

Limitano la disponibilità del patrimonio vengono richieste quando esistono fondati motivi che i beni

si disperdano e che quindi manchino le garanzie per il pagamento della pena pecuniaria

(seq.conservativo) o quando la libera disponibilità di una cosa possa aggravare le conseguenze di un

reato o permettere la commissione di altri reati(seq. Preventivo)

IL PROCEDIMENTO, I RITI SPECIALI,

IL GIUDIZIO ORDINARIO

LE INDAGINI PRELIMINARI

Art. 362 c.p.p.

Con le indagini preliminari il PM acquisisce ELEMENTI DI PROVA al fine di decidere se

esercitare o meno l’azione penale. Gli atti dell’indagine preliminare sono coperti dal segreto (art.

329 c.p.p.) fino a quando l’imputato non ne possa avere conoscenza e, comunque, non oltre la

chiusura delle indagini preliminari, il PM può comunque, con decreto motivato, disporre il segreto

per singoli atti.

CONDIZIONI DI PROCEDIBILITA’

Art. 330 c.p.p. “il PM e la polizia giudiziaria prendono notizia dei reati di propria iniziativa e

ricevono le notizie di reato presentate o trasmesse a norma degli articoli seguenti”

Art. 331 c.p.p. “DENUNCIA DA PARTE DI PUBBLICI UFFICIALI E INCARICATI DI UN

PUBBLICO SERVIZIO”

Art. 332 c.p.p. “DENUNCIA DA PARTE DI PRIVATI”

Art. 333 c.p.p. “REFERTO”

Si intende per notizia di reato qualunque informazione scritta od orale effettuata all’autorità

giudiziaria o ad un’altra autorità che abbia l’obbligo di riferire alla prima avente ad oggetto un fatto

nel quale siano ravvisabili estremi di reato, una volta pervenuta la notizia di reato il PM ha il dovere

(art. 335 c.p.p.) di iscriverla immediatamente nell’apposito registro custodito presso l’ufficio

nonché il dovere di iscrivere il nome della persona alla quale il reato è attribuito.

I reati di regola sono perseguibili d’ufficio (non serve manifestazione di volontà da parte della

persona offesa) ma in determinati casi tale manifestazione di volontà appare necessaria e deve 1

provenire dalla persona offesa (denuncia o istanza) oppure dalla pubblica autorità (richiesta,

autorizzazione a procedere).

ART. 336 QUERELA

ART. 341 ISTANZA DI PROCEDIMENTO (proposta dalla persona offesa con le forme della

querela)

ART. 342 RICHIESTA DI PROCEDIMENTO (atto scritto dell’autorità competente)

ART. 343 AUTORIZZAZIONE A PROCEDERE (richiesta a norma dell’art. 344 dal PM)

Le indagini preliminari della polizia giudiziari

A norma dell’art. 347 la polizia giudiziaria riferisce senza ritardo al pubblico ministero gli

elementi essenziali del fatto, la comunicazione della notizia di reato va effettuata entro 48 ore dal

compimento dell’atto quando siano stati compiuti atti investigativi per i quali è prevista

l’assistenza del difensore, la PG può compiere anche autonomamente atti investigativi.

Le indagini preliminari del PM

Costituiscono la parte essenziale della fase del procedimento penale e sono finalizzate all’esercizio

dell’azione penale, la riforma ha inteso ridurre al minimo il valore probatorio delle indagini

preliminari per dare piena attuazione al contraddittorio nel momento di formazione della prova. Il

PM può nominare o avvalersi di consulenti per singoli atti per i quali sia necessaria una particolare

conoscenza tecnica. Le indagini preliminari sono funzionali alle scelte del PM in ordine

all’esecuzione o meno dell’azione penale e non dovrebbero acquisire valore probatorio al di fuori

della fase investigativa.

Esistono tuttavia casi in cui il legislatore riconosce alla indagini preliminari valore probatorio, ma,

essendo una prova formatasi in assenza di contraddittorio il legislatore è vincolato ad attribuire ad

essi valore di prova solo nei casi eccezionali previsti dall’art. 111 cost. :

ACCERTATA IMPOSSIBILITA’ DI NATURA OGGETTIVA

PROVATA CONDOTTA ILLECITA

CONSENSO DELL’IMPUTATO

In accordo con tale disposizione costituzionale alle indagini preliminari viene attribuito valore

probatorio nei seguenti casi:

a) Nel caso di atti di indagine originariamente irripetibili

b) irripetibilità sopravvenuta e non prevedibile

c) lettura delle dichiarazioni rese dall’imputato nel corso delle indagini preliminari o nell’udienza

preliminare se l’imputato è contumace, assente o rifiuta di sottoporsi all’esame.

d) Nei casi di contestazione dell’esame testimoniale o dell’esame delle parti.

e) Nelle ipotesi in cui l’imputato consente all’impiego probatorio degli atti di indagine preliminare.

IL DIRITTO ALLA DIFESA NEL CORSO DELLE INDAGINI PRELIMINARI

Perché la persona sottoposta alle indagini possa esercitare il diritto alla difesa è essenziale che

venga a conoscenza delle indagini a suo carico L’art 335 c.p.p. dispone che il Pm iscrive

immediatamente la notizia di reato e (3° comma) salvo alcuni reati, ne da immediata comunicazione

alla persona indagata alla persona offesa e ai rispettivi difensori ove ne facciano richiesta. Il PM

però può disporre il segreto per un periodo massimo di 3 mesi. 1

L’indagato può venire a conoscenza delle indagini a suo carico anche con l’informazione di

garanzia (art. 369 c.p.p.)che il PM invia solo nel caso in cui debba compiere (per la prima volta) un

atto per il quale il difensore ha diritto di assistere.

Il PM ha quindi l’obbligo (art. 415 bis) di avvisare l’indagato della conclusione delle indagini

preliminari, il PM il quale intenda esercitare l’azione penale, deve darne avviso all’indagato

affinchè questi possa predisporre le sue difese e addurre le proprie ragioni al fine di convincere il

PM a desistere dal suo proposito e richiedere l’archiviazione.

Molto importante che la richiesta o il decreto di citazione a giudizio sono nulli se non sono

preceduti dall’avviso previsto dall’art. 415 bis c.p.p.

Art. 335 3° comma per alcuni reati

il PM da notizia con l’iscrizione nel

registro all’indagato e alla persone

offesa ed eventualmente ai

difensori Art. 360 informazione di garanzia

se il PM deve compiere un atto per

il quale è richiesta la presenza del

difensore Art. 415 bis avviso di conclusione

delle indagini preliminari sempre

necessario se il PM intende

esercitare l’azione penale

Oltre al diritto di difesa inteso tradizionalmente, nel senso di partecipazione critica della difesa agli

atti istruttori dell’indagante esiste la possibilità di ricercare le prove a favore dell’indagato (art. 327

bis c.p.p.) proprio per il principio dispositivo in materia di prove e per il principio di parità delle

armi tra accusa e difesa.

Gli elementi di prova raccolti del difensore possono essere presentati al PM e circa il valore che a

queste può attribuirsi in dibattimento l’art.391 dispone che delle dichiarazioni inserite nel fascicolo

del difensore le parti possono servirsi per contestazioni nel corso dell’esame testimoniale, nel caso

di atti investigativi irripetibili per impossibilità sopravvenuta imprevedibile, lettura delle

dichiarazioni dell’imputato. Inoltre è previsto che gli atti originariamente irripetibili compiuti dal

difensore siano inseriti nel fascicolo del dibattimento. Infine le parti possono concordare

l’inserimento di atti riguardanti l’attività investigativa nel fascicolo del dibattimento.

L’INCIDENTE PROBATORIO

Necessario quando nel corso delle indagini preliminari si deve assumere prove non rinviabili al

dibattimento, può essere disposto soltanto nei casi tassativamente indicati dall’art. 392 c.p.p. su

richiesta al GIP dal PM o della persona sottoposta alle indagini. Caratteristica più importante

1

dell’incidente probatorio è la sua eccezionalità e la tassatività dei casi in cui si può richiedere

indicate dall’art. 392 c.p.p.; le ipotesi più importanti sono

1. Testimonianza di persona quando esiste fondato motivo che questa non potrà essere esaminata

nel dibattimento

2. Testimonianza di persona quando questa potrebbe essere sottoposta a minaccia o intimidazione

3. Perizia o esperimento su un luogo o cosa soggetta a modificazioni

4. Perizia quando potrebbe determinare una sospensione del processo superiore a 60 giorni

Come si è detto solo il PM o la persona sottoposta alle indagini possono richiedere l’incidente

probatorio, la persona offesa può unicamente chiedere al PM che lo richieda e se questi non lo

riterrà necessario dovrà pronunciare decreto motivato e farlo notificare alla persona offesa,

l’udienza si svolge in camera di consiglio con la partecipazione necessaria del PM e del

difensore della persona sottoposta alle indagini ha diritto di parteciparvi anche il difensore della

persona offesa, la persona offesa e l’indagato.

L’assunzione della prova con incidente probatorio rispetta le forme stabilite per il dibattimento ed è

pienamente utilizzabile in sede dibattimentale ma solo nei confronti degli imputati i cui difensori

hanno partecipato all’assunzione della prova.

DURATA E CHIUSURA DELLE INDAGINI PRELIMINARI

La durata delle indagini preliminari è di 6 mesi dall’iscrizione e registro delle notizie di reato o di

un anno per i reati indicati dall’art. 407 (2° COMMA) (indagini particolarmente complesse)

Ai sensi dell’art. 406 il PM può chiedere al giudice una proroga delle indagini per giusta causa, la

proroga può venire concessa per un termine non superiore a 6 mesi e le indagini preliminari non

possono superare i 18 mesi o 2 anni nei casi previsti dal art. 407 (2° COMMA)

Scaduto tale termine gli atti di indagine preliminare non possono essere utilizzati.

Le indagini preliminari si chiudono con la RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE o con la

RICHIESTA DI RINVIO A GIUDIZIO.

Se il GIP accoglie la richiesta di archiviazione pronuncia decreto motivato e restituisce gli atti al

PM, l’avviso della richiesta di archiviazione è notificato all’indagato e alla persona offesa la quale

può opporsi entro 10 gg. e con richiesta motivata chiedere la prosecuzione delle indagini.

Se a seguito di questa opposizione o per altri motivi il GIP ritiene di non accogliere la richiesta,

fissa la data dell’udienza in camera di consiglio e ne fa dare avviso alle parti, dopodichè il GIP se

ritiene siano necessarie ulteriori indagini le indica al PM , se non le ritiene necessarie dispone con

ordinanza che il PM formuli entro 10 gg l’imputazione. In tal modo vi è un controllo giurisdizionale

sull’operato del PM.

Se non vi è richiesta di archiviazione l’atto conclusivo delle indagini preliminari è la richiesta di

rinvio a giudizio formulata ai sensi dell’art, 417 c.p.p., la richiesta e nulla se non è preceduta

dall’avviso di cui all’art. 415 bis nonché dell’invito a presentarsi per rendere interrogatorio

qualora l’indagato ne abbia fatto richiesta. 1

PM

RICHIESTA DI

ARCHIVIAZIONE GIP

NO SI

ARCHIVIAZIONE Restituisce il

fascicolo al PM

UDIENZA IN CAMERADI CONSIGLIO

SI NO

ULTERIORI INDAGINI

INDICA LE CON ORDINANZA IMPONE DI

UNTERIORI FORMULARE L’IMPUZATIONE

INDAGINI ENTRO 10 GG

L’UDIENZA PRELIMINARE

La richiesta di rinvio a giudizio è disposta ex art. 416 c.p.p. nella cancelleria del giudice

dell’udienza preliminare e con essa è trasmesso anche il fascicolo delle indagini preliminari ,

l’avviso del giorno dell’udienza è notificato alla persona offesa e all’imputato con l’avviso che non

comparendo sarà giudicato in contumacia, viene notificato anche al PM e al difensore con

l’avvertimento che possono prendere visione degli atti e produrre documenti.

L’udienza preliminare si svolge in camera di consiglio con la partecipazione necessaria del PM e

del DIFENSORE dell’imputato, il giudice in primo luogo procede agli accertamenti relativi alla

costituzione delle parti ordinando la rinnovazione degli avvisi etc. inoltre può dichiarare la

contumacia dell’imputato salvo il caso in cui l’assenza sia dovuta a causa di forza maggiore o

legittimo impedimento (circostanze liberamente valutate dal giudice), terminati gli accertamenti il

giudice dichiara aperta la discussione: il PM parla per primo e espone sinteticamente i risultati delle

indagini, a questo punto l’imputato può rendere dichiarazioni o chiedere di essere sottoposto a

interrogatorio (se il giudice lo chiede l’interrogatorio si svolge nelle forme dell’esame

dibattimentale e in questo caso le dichiarazioni rese assumono i connotati di PROVA assunta

eccezionalmente nell’udienza preliminare).

Terminata la discussione vi sono due possibilità:

1. Il giudice ritiene di poter decidere allo stato degli atti.

2. NON ritiene di poter decidere allo stato degli atti.

Nel primo caso il giudice dichiara chiusa la discussine ed emana il decreto con cui dispone il

giudizio accogliendo la richiesta di rinvio a giudizio o pronunzia sentenza di non luogo a

procedere(ex art. 425 c.p.p.)

Nel secondo caso il GUP ex art. 421 e 422 c.p.p. Può indicare al PM le ulteriori indagini da

compiere o disporre ANCHE D’UFFICIO l’assunzione delle prove delle quali appare evidente

1

la decisività AI FINI DELL’EMANAZIONE DELLE SENTENZA DI NON LUOGO A

PROCEDERE.

Nel corso dell’udienza preliminare è possibile la modifica dell’imputazione che viene comunicata

dal PM all’imputato presente oppure, in caso di assenza, al suo difensore.

Immediatamente dopo l’emissione del decreto che dispone il giudizio il giudice provvede nel

contraddittorio tra le parti alla formazione del fascicolo per il dibattimento (art. 431 c.p.p. “le

parti possono concordare l’acquisizione al fascicolo per il dibattimento di atti contenuti nel

fascicolo del PM, nonché della documentazione relativa all’attività di investigazione difensiva”).

Il fascicolo per il dibattimento assieme al decreto che dispone il giudizio è trasmesso alla

cancelleria del giudice competente per il giudizio, alla fine dell’udienza preliminare, oltre al

fascicolo per il dibattimento, è formato anche il fascicolo del PM nel quale sono contenuti tutti gli

atti delle indagini preliminari nonché degli atti acquisiti all’udienza preliminare unitamente al

verbale della stessa.

Le funzioni dell’udienza preliminare:

l’udienza preliminare ha essenzialmente 3 funzioni

 Fare da filtro ad imputazioni azzardate

 Garantire l’attuazione del diritto alla prova

 Rendere possibile la scelta di riti differenziati deflattivi del dibattimento

Per la prima funzione si richiama l’art. 425 c.p.p. “il giudice pronuncia sentenza di non luogo a

procedere anche quando gli elementi acquisiti risultano insufficienti, contraddittori o comunque non

idonei a sostenere l’accusa in giudizio”

La seconda funzione dell’Udienza preliminare è la concreta attuazione del diritto alla prova che,

successivamente ad interventi legislativi e della corte costituzionale è stata ampliata consentendo di

colmare nell’udienza preliminare le lacune delle indagini preliminari, potendo richiedere l’incidente

probatorio, potendo il giudice indicare al PM le ulteriori indagini da compiere e di disporre anche

d’ufficio l’assunzione delle prove dalle quali appare evidente la decisività per l’emanazione della

sentenza di non luogo a procedere.

La sentenza di non luogo a procedere è appellabile ai sensi dell’art. 428 c.p.p. dal procuratore della

repubblica, dal procuratore generale della corte d’appello e dall’imputato, la senteza è altresì

soggetta a revoca nel caso in cui emergano successivamente nuove fonti di prova che giustifichino

il rinvio a giudizio 1

NOTIZIA DI REATO

QUERELA – D’UFFICIO,

ISTANZA

PUBBLICO MINISTERE

ARCHIVIAZIONE RICHIESTA DI RINVIO A

GIUDIZIO

GIP GUP (ART. 416 C.P.P.)

ACCOGLIE NON ACCOGLIE FA DA FILTRO PER LE

IMPUTAZIONI AZZARDATE

SI SVOLGE IN CAMERA DI

INDICA LE IMPONE AL CONSIGLIO CON LA

ULTERIORI PM DI PARTECIPAZIONE DEL PM E

INDAGINI AL FORMULARE DEL DIFENSORE

PM L’IMPUTAZIONE

GIUDICA ALLO STATO IMPONE NUOVE ASSUME LE

DEGLI ATTI INDAGINI AL PM PROVE CHE

RITIENE

NECESSARIE PER

LA SENT. DI NON

DISPONE IL GIUDIZIO NON LUOGO LUOGO A PROC.

A PROCEDERE

NEL CONTRADDITTORIO TRA

LE PARTI PROVVEDE ALLA

FORMAZIONE DEL FASCICOLO

PER IL DIBATTIMENTO 1

I RITI (O PROCEDIMENTI) SPECIALI

I procedimenti speciali si possono distinguere in due categorie, quelli diretti a deflazionare il

dibattimento, e cioè l’applicazione della pena su richiesta delle parti, il giudizio abbreviato e il

procedimento per decreto penale (nel quale l’instaurazione del dibattimento è eventuale e

consegue all’opposizione dell’imputato) e quelli che escludono l’udienza preliminare anticipando il

dibattimento stesso, e cioè, il giudizio direttissimo e il giudizio immediato.

Il giudizio abbreviato:

Il giudizio abbreviato è un rito speciale in virtù del quale il processo viene definito nell’udienza

preliminare, può essere richiesto soltanto dall’imputato al quale viene applicata una riduzione della

pena (diminuzione di un terzo).

La richiesta va presentata dall’imputato NEL CORSO DELL’UDIENZA PRELIMINARE fino a

che non siano state formulate le conclusioni.

Sulla richiesta il giudice deve provvedere con ordinanza con la quale dispone il giudizio abbreviato,

in altre parole la semplice richiesta impone al giudice l’obbligo di disporre il giudizio abbreviato,

obbligo che cade solo se l’imputato subordini il giudizio abbreviato ad un integrazione probatoria,

in questo caso il giudice dispone il giudizio abbreviato solo nel caso in cui valuti l’integrazione

effettivamente necessaria.

Il giudizio abbreviato si svolge in camera di consiglio, si osservano le disposizioni previste per

l’udienza preliminare tranne l’art. 422 e 423 rispettivamente inerenti l’integrazione probatorio

d’ufficio o su richiesta di parte e la modifica dell’imputazione.

Il giudizio abbreviato comporta una metamorfosi dell’udienza preliminare, la quale da udienza filtro

diventa un udienza in cui si accerta al responsabilità dell’imputato

Se l’imputato richiede incondizionatamente il giudizio abbreviato il giudice dell’udienza

preliminare ha il dovere di disporlo anche se ritenga il processo non decidibile allo stato degli atti.

In tal caso, il giudice avrà il dovere, previsto dall’art. 441 comma 5 c.p.p. di ordinare anche

d’ufficio l’assunzione degli elementi di prova necessari alla decisione. La reiezione della richiesta è

consentita solo se sia lo stesso imputato a renderla possibile condizionando la richiesta stessa ad una

integrazione probatoria ritenuta dall’imputato necessaria ai fini della decisione.

L’adozione del giudizio abbreviato pone dei limiti all’appellabilità della sentenza ex art. 443 c.p.p.

L’applicazione della pena su richiesta delle parti

Il rito dell’applicazione della pena su richiesta delle parti consente di risparmiare tutto il

dibattimento e di eliminare un grado di impugnazione vista l’inappellabilità della sentenza emessa

su accordo delle parti.

L’art. 444 c.p.p. stabilisce che l’imputato e il PM possono chiedere al giudice l’applicazione di una

sanzione sostitutiva o di una pena pecuniaria ovvero di una pena detentiva quando questa non

supera i 5 anni.

Il giudice dispone con sentenza la pena patteggiata solo ove ritenga congrua la pena indicata.

La richiesta di patteggiamento può essere effettuata nel corso delle indagini preliminari, in udienza

preliminare fino alla presentazione delle conclusioni e fino alla dichiarazione di apertura del

dibattimento nel giudizio direttissimo.

La volontà dell’imputato deve essere espressa direttamente o a mezzo di procuratore speciale, la

sentenza emessa ex art. 444 c.p.p. è inappellabile a meno che non vi sia stato il dissenso del PM

che potrà in tal caso proporre appello.

Oltre alla diminuzione di pena l’applicazione della pena su richiesta comporta molti altri benefici

all’imputato quali la non iscrizione nel certificato spedito a richiesta di parte e nel caso di

1

applicazione di pena pecuniaria la stessa non è di ostacolo ad una successiva applicazione della

sospensione condizionale della pena.

Il procedimento per decreto penale.

L’art. 459 dispone che nei procedimenti per reati perseguibili d’ufficio ed in quelli perseguibili a

querela (se il querelante non vi si è opposto) il PM se ritiene sia applicabile soltanto una pena

pecuniaria può presentare al GIP una richiesta motivata di emissione del decreto penale di condanna

indicando la misura della pena. Nello specificare la richiesta della pena il PM può chiedere

l’applicazione di una pena diminuita fino alla metà rispetto al minimo edittale.

Il giudice può accoglierla oppure no, se la accoglie il giudice applica la pena, ha notevoli

connotazioni di premialità quali la non condanna al pagamento delle spese processuali e la non

applicazione delle spese accessorie.

A pena di inammissibilità entro 15 gg. l’imputato o la persona civilmente obbligata possono

proporre opposizione.

Il giudizio direttissimo

Il giudizio direttissimo ed il giudizio immediato sono riti diretti ad anticipare il dibattimento e nei

quali difetta l’udienza preliminare.

Tale giudizio è previsto in 3 ipotesi.

La prima ipotesi (art. 449 c.p.p.) quando una persona è stata arrestata in flagranza di un reato il

PM può presentare direttamente l’imputato in stato di arresto davanti al giudice per il dibattimento,

per la convalida e il contestuale giudizio, entro 48 ore dall’arresto.

La seconda ipotesi è prevista nel caso in cui il PM chieda la convalida dell’arresto al GIP, in tal

caso si procederà al giudizio direttissimo se successivamente alla convalida il PM presenti

l’imputato in udienza non oltre il 15 giorno dall’arresto.

La terza ipotesi si ha nei confronti della persona la quale nel corso dell’interrogatorio abbia reso

confessione che deve però avere per oggetto il reato completo di tutti i suoi elementi e non deve

rendere necessarie quindi ulteriori indagini per acquisire elementi probatori.

Il giudizio immediato

A differenza del giudizio direttissimo in esso non difetta la fase delle indagini preliminari al

dibattimento.

Il giudizio immediato può essere richiesto dal PM o dall’imputato.

Nel caso di richiesta del PM i presupposti per il giudizio immediato sono 3:

1. Evidenza della prova

2. La persona sottoposta alle indagini deve previamente essere interrogata sui fatti dai quali

emerge l’evidenza della prova o deve avere omesso di presentarsi.

3. La richiesta deve essere presentata entro 90 gg. dalla data di iscrizione della notizia di

reato.

Il giudizio immediato può essere richiesto dall’imputato allorquando quest’ultimo rinunci

all’udienza preliminare e richieda il giudizio immediato con dichiarazione presentata in cancelleria,

non è richiesta altra condizione perché il giudice accolga tale richiesta. 2

PROCEDIMENTI SPECIALI

Deflattivi del dibattimento

GIUDIZIO APPLICAZIONE DELLA PENA SU PROCEDIMENTO PER

ABBREVIATO RICHIESTA DECRETO PENALE

Manca il dibattimento Manca il dibattimento Manca il dibattimento

Il processo viene definito in udienza Si ha durante le indagini preliminari o Solo se deve essere applicata una

preliminare prima della conclusione dell’udienza pena pecuniaria

preliminare

Richiesto dall’imputato Richiesto dal PM e dall’imputato

Si svolge in camera di consiglio Il giudice deve ritenere la pena congrua

Diminuzione di pena La pena può essere diminuita fina

alla metà del minimo edittale

Limiti alla possibilità di appello La sentenza è inappellabile (a meno che L’imputato può proporre appello

il PM si sia opposto

PROCEDIMENTI SPECIALI

DEFLATTIVI DELL’UDIENZA PRELIMINARE

GIUDIZIO

DIRETTISSIMO

ARRESTO IN il Pm chiede la se la persona nel

FLAGRANZA convalida al GIP corso dell’interrogatorio

Entro 48 ore il PM il PM e successivamente rende confessione

Richiede la convalida ma non oltre 15 gg dall’

Dell’arresto e il giudizio arresto chiede il giudizio

Visto che manca l’udienza preliminare i testimoni possono essere citati oralmente

L’imputato e il suo difensore possono chiedere un termine per preparare la difesa non

superiore a 10 gg. 2

GIUDIZIO IMMEDIATO

Non mancano completamente le indagini preliminari

Puo essere richiesto

Dal PM DALL’IMPUTATO

- evidenza della prova se rinuncia all’udienza preliminare

- interrogatorio della parte

o mancata comparizione

- richiesta effettuata entro 90 gg

dall’iscrizione LA RICHIESTA VA PRESENTATA AL G.I.P.

CHE PUO’ ACCETTARLA ED EMETTERE IL

DECRETO CHE DISPONE IL GIUDIZIO

O RIGETTARLA REINVIANDO IL FASCICOLO

AL P.M. (SALVO RICORRA UN CASO DI PROSCIOGLIMENTO

EX. ART. 129 C.P.P. 2

IL GIUDIZIO ORDINARIO

Il giudizio consta di 3 fasi, la fase degli atti preliminari al dibattimento, il dibattimento, la fase

postibattimentale.

La fase predibattimentale ha una funzione preparatoria, in questa fase il presidente del tribunale o

della corta d’assise, una volta ricevuto il decreto che dispone il giudizio, può, ove sussistano

giustificati motivi anticipare l’udienza o differirla per non più di una volta.

Tra la data del decreto che dispone il giudizio e la data dell’udienza deve trascorrere un termine non

inferiore a 20 giorni. La funzione preparatoria delle prove è delineata dall’art. 468 c.p.p. che indica

il termine di 7 giorni prima dell’udienza per presentare la lista dei testimoni e consulenti con

l’indicazione delle circostanze oggetto dell’esame, sarà il giudice ad escludere le testimonianze

vietate dalla legge o quelle manifestamente sovrabbondanti.

Nella fase predibattimentale non si assumono prove se non in via eccezionale (con incidente

probatorio).

Nella fase predibattimentale è consentita l’emanazione di una sentenza di proscioglimento ai sensi

dell’art. 469 c.p.p.

Art. 469 c.p.p. salvo quanto previsto dall’art. 129 c.p.p.

se l’azione penale non doveva essere iniziata o non deve

essere proseguita ovvero se il reato è estinto e se per

accertarlo non è necessario procedere al dibattimento, il

giudice, in camera di consiglio, sentiti il PM e l’imputato

e se questi non si oppongono, pronuncia sentenza

inappellabile di non doversi procedere enunciandone la

causa nel dispositivo.

L’inizio del dibattimento avviene ex art. 492 c.p.p. con la dichiarazione di apertura del

dibattimento, in udienza prima di tale apertura il presidente controlla la regolare costituzione delle

parti, se non è presente il difensore il giudice designa un sostituto, per quanto riguarda la

contumacia, l’impedimento, l’assenza etc. si applicano in quanto compatibili le disposizioni

dell’art. 420 bis – ter - quater – quinquies c.p.p. , nella parte predibattimentale che si svolge in

udienza è importante la trattazione delle questioni preliminari, le quali ex art. 491 c.p.p. sono

precluse se non sono proposte subito dopo compiuto per la prima volta l’accertamento della

costituzione delle parti.

Tali questioni riguardano la competenza e le nullità ex art. 181 c.p.p. (NULLITA’ RELATIVE)

dette questioni sono decise dal giudice con ordinanza.

I principi fondamentali del dibattimento sono la pubblicità, la concentrazione, il principio

dispositivo in tema di assunzione della prova, l’oralità, l’immediatezza, il contraddittorio nel

momento di formazione della prova, la correlazione tra accusa e sentenza, la non regressione ad una

fase antecedente allorquanto si sia giunti validamente alla fase del giudizio.

Il principio fondamentale in ordine all’acquisizione delle prove è quello dispositivo posto dall’art.

190 c.p.p. secondo il quale le prove sono ammesse a richiesta di parte, il secondo comma

dell’articolo sottolinea l’eccezionalità dell’assunzione di prove non richieste dalle parti.

Il principio dispositivo dell’art.190 c.p.p. riserva alle parti l’iniziativa in tema di assunzione della

prova escludendo o prevedendo come eccezionali i poteri di autonoma iniziativa dell’organo

giurisdizionale in tema di assunzione della prova. 2

Esistono alcune deroghe al principio dispositivo e queste sono :

al principio secondo il quale il giudice deve giudicare unicamente sui fatti enunciati dalle parti

A. ai sensi dell’art. 493 c.p.p. (indicazione della parti sui fatti che intendono provare) il giudice

deve quindi attenersi al thema probandum indicato dalle parti; a questo principio si deroga con

l’art. 506 1 comma c.p.p. in base al quale il presidente può in ordine all’esame dei testimoni,

può indicare alle parti nuovi temi di prova più ampi, utili alla completezza dell’esame. Il giudice

può fare ciò solo “in base ai risultati delle prove assunte nel dibattimento a iniziativa di parte o a

seguito delle letture disposte” quindi dovrà attenersi ai temi di prova che emergono dalle prove

assunte a richiesta di parte.

Al principio secondo il quale il giudice deve assumere solo le prove richieste dalle parti, la

B. possibilità di una deroga emerge dall’articolo 190 secondo comma secondo il quale la legge

stabilisce i casi in cui le prove sono ammesse d’ufficio, l’eccezione più vistosa è quella dell’art.

507 c.p.p. per cui il giudice se risulta assolutamente necessario può disporre anche d’ufficio

l’assunzione di nuovi mezzi di prova.

L’art. 514 c.p.p. vieta la lettura dei verbali a meno che non sia espressamente consentita, tale

lettura è prevista per i verbali degli atti assunti nell’incidente probatorio, ma ciò non deroga al

principio di oralità e contraddittorio nel momento di formazione della prova perché entrambi questi

requisiti hanno trovato attuazione nell’incidente probatorio

Reali deroghe a questi principi si hanno:

 Per gli atti originariamente irripetibili

 Per gli atti non originariamente irripetibili ma divenuti irripetibili per fatti

sopravvenuti

 Nella contestazione nel corso dell’esame testimoniale (contraddizione tra

quanto dichiarato) valido ai fini della credibilità del teste

 Nel caso di atti di altro procedimento o nell’incidente probatorio soltanto però

se il difensore dell’imputato vi ha partecipato

 Nel caso in cui l’imputato presti il proprio consenso

 Atti del difensore in caso di sopravvenuta ed imprevedibile impossibilità di

ripetizione.

Strettamente collegato al contraddittorio appare il principio di correlazione tra accusa e

sentenza dal momento che risulterebbe inutile l’esercizio del diritto alla difesa se fosse consentita la

condanna per fatto diverso da quello contestato o per fatti nuovi esiste però la possibilità di

modificare l’imputazione (art. 516 c.p.p.) semprechè il reato non appartenga alla competenza di un

giudice superiore. Il PM può contestare (art. 518 c.p.p.) all’imputato un fatto nuovo, per cui debba

procedersi d’ufficio e non enunciato nel decreto che dispone il giudizio ma questa contestazione

richiede l’autorizzazione del giudice e il consenso dell’imputato.

L’imputato che ne faccia richiesta ha diritto ad una sospensione del dibattimento per un tempo non

inferiore al termine per comparire ma comunque non superiore a 40 giorni.

Subito dopo l’apertura del dibattimento si ha ai sensi dell’art. 493 c.p.p. l’esercizio del diritto alla

prova, infatti le parti indicano i fatti che intendono provare e chiedono l’ammissione delle prove,

non è ammissibile la richiesta dell’esame di prove non comprese nella lista provista dall’art. 468

c.p.p. a meno che la parte richiedente non dimostri di non averle potuto indicare tempestivamente

nella lista. 2


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flaviael

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto Processuale Penale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Diritto Processuale Penale, Lozzi.
Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: i soggetti, astensione e ricusazione del giudice, la competenza, la connessione, riunione e separazione dei processi, la rimessione.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Penale I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Marafioti Luca.

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