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la decisività AI FINI DELL’EMANAZIONE DELLE SENTENZA DI NON LUOGO A

PROCEDERE.

Nel corso dell’udienza preliminare è possibile la modifica dell’imputazione che viene comunicata

dal PM all’imputato presente oppure, in caso di assenza, al suo difensore.

Immediatamente dopo l’emissione del decreto che dispone il giudizio il giudice provvede nel

contraddittorio tra le parti alla formazione del fascicolo per il dibattimento (art. 431 c.p.p. “le

parti possono concordare l’acquisizione al fascicolo per il dibattimento di atti contenuti nel

fascicolo del PM, nonché della documentazione relativa all’attività di investigazione difensiva”).

Il fascicolo per il dibattimento assieme al decreto che dispone il giudizio è trasmesso alla

cancelleria del giudice competente per il giudizio, alla fine dell’udienza preliminare, oltre al

fascicolo per il dibattimento, è formato anche il fascicolo del PM nel quale sono contenuti tutti gli

atti delle indagini preliminari nonché degli atti acquisiti all’udienza preliminare unitamente al

verbale della stessa.

Le funzioni dell’udienza preliminare:

l’udienza preliminare ha essenzialmente 3 funzioni

 Fare da filtro ad imputazioni azzardate

 Garantire l’attuazione del diritto alla prova

 Rendere possibile la scelta di riti differenziati deflattivi del dibattimento

Per la prima funzione si richiama l’art. 425 c.p.p. “il giudice pronuncia sentenza di non luogo a

procedere anche quando gli elementi acquisiti risultano insufficienti, contraddittori o comunque non

idonei a sostenere l’accusa in giudizio”

La seconda funzione dell’Udienza preliminare è la concreta attuazione del diritto alla prova che,

successivamente ad interventi legislativi e della corte costituzionale è stata ampliata consentendo di

colmare nell’udienza preliminare le lacune delle indagini preliminari, potendo richiedere l’incidente

probatorio, potendo il giudice indicare al PM le ulteriori indagini da compiere e di disporre anche

d’ufficio l’assunzione delle prove dalle quali appare evidente la decisività per l’emanazione della

sentenza di non luogo a procedere.

La sentenza di non luogo a procedere è appellabile ai sensi dell’art. 428 c.p.p. dal procuratore della

repubblica, dal procuratore generale della corte d’appello e dall’imputato, la senteza è altresì

soggetta a revoca nel caso in cui emergano successivamente nuove fonti di prova che giustifichino

il rinvio a giudizio 1

NOTIZIA DI REATO

QUERELA – D’UFFICIO,

ISTANZA

PUBBLICO MINISTERE

ARCHIVIAZIONE RICHIESTA DI RINVIO A

GIUDIZIO

GIP GUP (ART. 416 C.P.P.)

ACCOGLIE NON ACCOGLIE FA DA FILTRO PER LE

IMPUTAZIONI AZZARDATE

SI SVOLGE IN CAMERA DI

INDICA LE IMPONE AL CONSIGLIO CON LA

ULTERIORI PM DI PARTECIPAZIONE DEL PM E

INDAGINI AL FORMULARE DEL DIFENSORE

PM L’IMPUTAZIONE

GIUDICA ALLO STATO IMPONE NUOVE ASSUME LE

DEGLI ATTI INDAGINI AL PM PROVE CHE

RITIENE

NECESSARIE PER

LA SENT. DI NON

DISPONE IL GIUDIZIO NON LUOGO LUOGO A PROC.

A PROCEDERE

NEL CONTRADDITTORIO TRA

LE PARTI PROVVEDE ALLA

FORMAZIONE DEL FASCICOLO

PER IL DIBATTIMENTO 1

I RITI (O PROCEDIMENTI) SPECIALI

I procedimenti speciali si possono distinguere in due categorie, quelli diretti a deflazionare il

dibattimento, e cioè l’applicazione della pena su richiesta delle parti, il giudizio abbreviato e il

procedimento per decreto penale (nel quale l’instaurazione del dibattimento è eventuale e

consegue all’opposizione dell’imputato) e quelli che escludono l’udienza preliminare anticipando il

dibattimento stesso, e cioè, il giudizio direttissimo e il giudizio immediato.

Il giudizio abbreviato:

Il giudizio abbreviato è un rito speciale in virtù del quale il processo viene definito nell’udienza

preliminare, può essere richiesto soltanto dall’imputato al quale viene applicata una riduzione della

pena (diminuzione di un terzo).

La richiesta va presentata dall’imputato NEL CORSO DELL’UDIENZA PRELIMINARE fino a

che non siano state formulate le conclusioni.

Sulla richiesta il giudice deve provvedere con ordinanza con la quale dispone il giudizio abbreviato,

in altre parole la semplice richiesta impone al giudice l’obbligo di disporre il giudizio abbreviato,

obbligo che cade solo se l’imputato subordini il giudizio abbreviato ad un integrazione probatoria,

in questo caso il giudice dispone il giudizio abbreviato solo nel caso in cui valuti l’integrazione

effettivamente necessaria.

Il giudizio abbreviato si svolge in camera di consiglio, si osservano le disposizioni previste per

l’udienza preliminare tranne l’art. 422 e 423 rispettivamente inerenti l’integrazione probatorio

d’ufficio o su richiesta di parte e la modifica dell’imputazione.

Il giudizio abbreviato comporta una metamorfosi dell’udienza preliminare, la quale da udienza filtro

diventa un udienza in cui si accerta al responsabilità dell’imputato

Se l’imputato richiede incondizionatamente il giudizio abbreviato il giudice dell’udienza

preliminare ha il dovere di disporlo anche se ritenga il processo non decidibile allo stato degli atti.

In tal caso, il giudice avrà il dovere, previsto dall’art. 441 comma 5 c.p.p. di ordinare anche

d’ufficio l’assunzione degli elementi di prova necessari alla decisione. La reiezione della richiesta è

consentita solo se sia lo stesso imputato a renderla possibile condizionando la richiesta stessa ad una

integrazione probatoria ritenuta dall’imputato necessaria ai fini della decisione.

L’adozione del giudizio abbreviato pone dei limiti all’appellabilità della sentenza ex art. 443 c.p.p.

L’applicazione della pena su richiesta delle parti

Il rito dell’applicazione della pena su richiesta delle parti consente di risparmiare tutto il

dibattimento e di eliminare un grado di impugnazione vista l’inappellabilità della sentenza emessa

su accordo delle parti.

L’art. 444 c.p.p. stabilisce che l’imputato e il PM possono chiedere al giudice l’applicazione di una

sanzione sostitutiva o di una pena pecuniaria ovvero di una pena detentiva quando questa non

supera i 5 anni.

Il giudice dispone con sentenza la pena patteggiata solo ove ritenga congrua la pena indicata.

La richiesta di patteggiamento può essere effettuata nel corso delle indagini preliminari, in udienza

preliminare fino alla presentazione delle conclusioni e fino alla dichiarazione di apertura del

dibattimento nel giudizio direttissimo.

La volontà dell’imputato deve essere espressa direttamente o a mezzo di procuratore speciale, la

sentenza emessa ex art. 444 c.p.p. è inappellabile a meno che non vi sia stato il dissenso del PM

che potrà in tal caso proporre appello.

Oltre alla diminuzione di pena l’applicazione della pena su richiesta comporta molti altri benefici

all’imputato quali la non iscrizione nel certificato spedito a richiesta di parte e nel caso di

1

applicazione di pena pecuniaria la stessa non è di ostacolo ad una successiva applicazione della

sospensione condizionale della pena.

Il procedimento per decreto penale.

L’art. 459 dispone che nei procedimenti per reati perseguibili d’ufficio ed in quelli perseguibili a

querela (se il querelante non vi si è opposto) il PM se ritiene sia applicabile soltanto una pena

pecuniaria può presentare al GIP una richiesta motivata di emissione del decreto penale di condanna

indicando la misura della pena. Nello specificare la richiesta della pena il PM può chiedere

l’applicazione di una pena diminuita fino alla metà rispetto al minimo edittale.

Il giudice può accoglierla oppure no, se la accoglie il giudice applica la pena, ha notevoli

connotazioni di premialità quali la non condanna al pagamento delle spese processuali e la non

applicazione delle spese accessorie.

A pena di inammissibilità entro 15 gg. l’imputato o la persona civilmente obbligata possono

proporre opposizione.

Il giudizio direttissimo

Il giudizio direttissimo ed il giudizio immediato sono riti diretti ad anticipare il dibattimento e nei

quali difetta l’udienza preliminare.

Tale giudizio è previsto in 3 ipotesi.

La prima ipotesi (art. 449 c.p.p.) quando una persona è stata arrestata in flagranza di un reato il

PM può presentare direttamente l’imputato in stato di arresto davanti al giudice per il dibattimento,

per la convalida e il contestuale giudizio, entro 48 ore dall’arresto.

La seconda ipotesi è prevista nel caso in cui il PM chieda la convalida dell’arresto al GIP, in tal

caso si procederà al giudizio direttissimo se successivamente alla convalida il PM presenti

l’imputato in udienza non oltre il 15 giorno dall’arresto.

La terza ipotesi si ha nei confronti della persona la quale nel corso dell’interrogatorio abbia reso

confessione che deve però avere per oggetto il reato completo di tutti i suoi elementi e non deve

rendere necessarie quindi ulteriori indagini per acquisire elementi probatori.

Il giudizio immediato

A differenza del giudizio direttissimo in esso non difetta la fase delle indagini preliminari al

dibattimento.

Il giudizio immediato può essere richiesto dal PM o dall’imputato.

Nel caso di richiesta del PM i presupposti per il giudizio immediato sono 3:

1. Evidenza della prova

2. La persona sottoposta alle indagini deve previamente essere interrogata sui fatti dai quali

emerge l’evidenza della prova o deve avere omesso di presentarsi.

3. La richiesta deve essere presentata entro 90 gg. dalla data di iscrizione della notizia di

reato.

Il giudizio immediato può essere richiesto dall’imputato allorquando quest’ultimo rinunci

all’udienza preliminare e richieda il giudizio immediato con dichiarazione presentata in cancelleria,

non è richiesta altra condizione perché il giudice accolga tale richiesta. 2

PROCEDIMENTI SPECIALI

Deflattivi del dibattimento

GIUDIZIO APPLICAZIONE DELLA PENA SU PROCEDIMENTO PER

ABBREVIATO RICHIESTA DECRETO PENALE

Manca il dibattimento Manca il dibattimento Manca il dibattimento

Il processo viene definito in udienza Si ha durante le indagini preliminari o Solo se deve essere applicata una

preliminare prima della conclusione dell’udienza pena pecuniaria

preliminare

Richiesto dall’imputato Richiesto dal PM e dall’imputato

Si svolge in camera di consiglio Il giudice deve ritenere la pena congrua

Diminuzione di pena La pena può essere diminuita fina

alla metà del minimo edittale

Limiti alla possibilità di appello La sentenza è inappellabile (a meno che L’imputato può proporre appello

il PM si sia opposto

PROCEDIMENTI SPECIALI

DEFLATTIVI DELL’UDIENZA PRELIMINARE

GIUDIZIO

DIRETTISSIMO

ARRESTO IN il Pm chiede la se la persona nel

FLAGRANZA convalida al GIP corso dell’interrogatorio

Entro 48 ore il PM il PM e successivamente rende confessione

Richiede la convalida ma non oltre 15 gg dall’

Dell’arresto e il giudizio arresto chiede il giudizio

Visto che manca l’udienza preliminare i testimoni possono essere citati oralmente

L’imputato e il suo difensore possono chiedere un termine per preparare la difesa non

superiore a 10 gg. 2

GIUDIZIO IMMEDIATO

Non mancano completamente le indagini preliminari

Puo essere richiesto

Dal PM DALL’IMPUTATO

- evidenza della prova se rinuncia all’udienza preliminare

- interrogatorio della parte

o mancata comparizione

- richiesta effettuata entro 90 gg

dall’iscrizione LA RICHIESTA VA PRESENTATA AL G.I.P.

CHE PUO’ ACCETTARLA ED EMETTERE IL

DECRETO CHE DISPONE IL GIUDIZIO

O RIGETTARLA REINVIANDO IL FASCICOLO

AL P.M. (SALVO RICORRA UN CASO DI PROSCIOGLIMENTO

EX. ART. 129 C.P.P. 2

IL GIUDIZIO ORDINARIO

Il giudizio consta di 3 fasi, la fase degli atti preliminari al dibattimento, il dibattimento, la fase

postibattimentale.

La fase predibattimentale ha una funzione preparatoria, in questa fase il presidente del tribunale o

della corta d’assise, una volta ricevuto il decreto che dispone il giudizio, può, ove sussistano

giustificati motivi anticipare l’udienza o differirla per non più di una volta.

Tra la data del decreto che dispone il giudizio e la data dell’udienza deve trascorrere un termine non

inferiore a 20 giorni. La funzione preparatoria delle prove è delineata dall’art. 468 c.p.p. che indica

il termine di 7 giorni prima dell’udienza per presentare la lista dei testimoni e consulenti con

l’indicazione delle circostanze oggetto dell’esame, sarà il giudice ad escludere le testimonianze

vietate dalla legge o quelle manifestamente sovrabbondanti.

Nella fase predibattimentale non si assumono prove se non in via eccezionale (con incidente

probatorio).

Nella fase predibattimentale è consentita l’emanazione di una sentenza di proscioglimento ai sensi

dell’art. 469 c.p.p.

Art. 469 c.p.p. salvo quanto previsto dall’art. 129 c.p.p.

se l’azione penale non doveva essere iniziata o non deve

essere proseguita ovvero se il reato è estinto e se per

accertarlo non è necessario procedere al dibattimento, il

giudice, in camera di consiglio, sentiti il PM e l’imputato

e se questi non si oppongono, pronuncia sentenza

inappellabile di non doversi procedere enunciandone la

causa nel dispositivo.

L’inizio del dibattimento avviene ex art. 492 c.p.p. con la dichiarazione di apertura del

dibattimento, in udienza prima di tale apertura il presidente controlla la regolare costituzione delle

parti, se non è presente il difensore il giudice designa un sostituto, per quanto riguarda la

contumacia, l’impedimento, l’assenza etc. si applicano in quanto compatibili le disposizioni

dell’art. 420 bis – ter - quater – quinquies c.p.p. , nella parte predibattimentale che si svolge in

udienza è importante la trattazione delle questioni preliminari, le quali ex art. 491 c.p.p. sono

precluse se non sono proposte subito dopo compiuto per la prima volta l’accertamento della

costituzione delle parti.

Tali questioni riguardano la competenza e le nullità ex art. 181 c.p.p. (NULLITA’ RELATIVE)

dette questioni sono decise dal giudice con ordinanza.

I principi fondamentali del dibattimento sono la pubblicità, la concentrazione, il principio

dispositivo in tema di assunzione della prova, l’oralità, l’immediatezza, il contraddittorio nel

momento di formazione della prova, la correlazione tra accusa e sentenza, la non regressione ad una

fase antecedente allorquanto si sia giunti validamente alla fase del giudizio.

Il principio fondamentale in ordine all’acquisizione delle prove è quello dispositivo posto dall’art.

190 c.p.p. secondo il quale le prove sono ammesse a richiesta di parte, il secondo comma

dell’articolo sottolinea l’eccezionalità dell’assunzione di prove non richieste dalle parti.

Il principio dispositivo dell’art.190 c.p.p. riserva alle parti l’iniziativa in tema di assunzione della

prova escludendo o prevedendo come eccezionali i poteri di autonoma iniziativa dell’organo

giurisdizionale in tema di assunzione della prova. 2

Esistono alcune deroghe al principio dispositivo e queste sono :

al principio secondo il quale il giudice deve giudicare unicamente sui fatti enunciati dalle parti

A. ai sensi dell’art. 493 c.p.p. (indicazione della parti sui fatti che intendono provare) il giudice

deve quindi attenersi al thema probandum indicato dalle parti; a questo principio si deroga con

l’art. 506 1 comma c.p.p. in base al quale il presidente può in ordine all’esame dei testimoni,

può indicare alle parti nuovi temi di prova più ampi, utili alla completezza dell’esame. Il giudice

può fare ciò solo “in base ai risultati delle prove assunte nel dibattimento a iniziativa di parte o a

seguito delle letture disposte” quindi dovrà attenersi ai temi di prova che emergono dalle prove

assunte a richiesta di parte.

Al principio secondo il quale il giudice deve assumere solo le prove richieste dalle parti, la

B. possibilità di una deroga emerge dall’articolo 190 secondo comma secondo il quale la legge

stabilisce i casi in cui le prove sono ammesse d’ufficio, l’eccezione più vistosa è quella dell’art.

507 c.p.p. per cui il giudice se risulta assolutamente necessario può disporre anche d’ufficio

l’assunzione di nuovi mezzi di prova.

L’art. 514 c.p.p. vieta la lettura dei verbali a meno che non sia espressamente consentita, tale

lettura è prevista per i verbali degli atti assunti nell’incidente probatorio, ma ciò non deroga al

principio di oralità e contraddittorio nel momento di formazione della prova perché entrambi questi

requisiti hanno trovato attuazione nell’incidente probatorio

Reali deroghe a questi principi si hanno:

 Per gli atti originariamente irripetibili

 Per gli atti non originariamente irripetibili ma divenuti irripetibili per fatti

sopravvenuti

 Nella contestazione nel corso dell’esame testimoniale (contraddizione tra

quanto dichiarato) valido ai fini della credibilità del teste

 Nel caso di atti di altro procedimento o nell’incidente probatorio soltanto però

se il difensore dell’imputato vi ha partecipato

 Nel caso in cui l’imputato presti il proprio consenso

 Atti del difensore in caso di sopravvenuta ed imprevedibile impossibilità di

ripetizione.

Strettamente collegato al contraddittorio appare il principio di correlazione tra accusa e

sentenza dal momento che risulterebbe inutile l’esercizio del diritto alla difesa se fosse consentita la

condanna per fatto diverso da quello contestato o per fatti nuovi esiste però la possibilità di

modificare l’imputazione (art. 516 c.p.p.) semprechè il reato non appartenga alla competenza di un

giudice superiore. Il PM può contestare (art. 518 c.p.p.) all’imputato un fatto nuovo, per cui debba

procedersi d’ufficio e non enunciato nel decreto che dispone il giudizio ma questa contestazione

richiede l’autorizzazione del giudice e il consenso dell’imputato.

L’imputato che ne faccia richiesta ha diritto ad una sospensione del dibattimento per un tempo non

inferiore al termine per comparire ma comunque non superiore a 40 giorni.

Subito dopo l’apertura del dibattimento si ha ai sensi dell’art. 493 c.p.p. l’esercizio del diritto alla

prova, infatti le parti indicano i fatti che intendono provare e chiedono l’ammissione delle prove,

non è ammissibile la richiesta dell’esame di prove non comprese nella lista provista dall’art. 468

c.p.p. a meno che la parte richiedente non dimostri di non averle potuto indicare tempestivamente

nella lista. 2

L’art. 493 comma 3° prevede una sorta di patteggiamento sulla prova del tutto analogo a quello che

le parti possono effettuare all’atto della formazione del fascicolo per il dibattimento.

Una volta disposta con ordinanza l’assunzione delle prove inizia l’istruzione dibattimentale con

l’assunzione delle prove richieste dal PM e dalle altre parti, l’assunzione della prova orale è affidata

essenzialmente all’attività delle parti, il presidente nel corso dell’esame dei testimoni ha un potere

di intervento la cui finalità è quella di integrare l’attività delle parti

La discussione e la deliberazione della sentenza

Esaurita l’assunzione delle prove il PM (art. 523 c.p.p.) e successivamente i difensori di parte civile,

resp.civile, ed imputato formulano le rispettive conclusioni, la parte civile deve presentare

conclusioni scritte indicando, ove sia richiesto il risarcimento dei danni, anche la determinazione

dell’ammontare dei danni stessi. In ogni caso l’imputato e il difensore devono avere, A PENA DI

NULLITÁ, la parola per ultimi se la domandano.

Una volta esaurita la discussione il presidente dichiara chiuso il dibattimento e si passa alla

deliberazione della sentenza, a cui devono concorrere gli stessi giudici che hanno partecipato al

dibattimento. A norma dell’art. 526 comma 1° il giudice non può utilizzare ai fini della decisione

prove diverse da quelle legittimamente acquisite nel dibattimento, l’art. 526 comma 1° bis

riproduce il dettato dell’art. 111 cost. secondo cui la colpevolezza dell’imputato non può

essere provata sulla base di dichiarazioni rese da chi, per libera scelta, si è sempre

volontariamente sottratto all’interrogatorio da parte dell’imputato o del suo difensore.

Alla deliberazione collegiale si provvede secondo le regole indicate dall’art. 527 c.p.p., tutti i

giudici votano ed esprimono la loro opinione, nel caso di parità di voti prevale la soluzione più

favorevole all’imputato. Su richiesta di un componente il collegio che non abbia espresso parere

conforme alla decisione è compilato sommario verbale contenente l’indicazione del dissenziente e

della questione e motivi del dissenso.

Le formule di proscioglimento.

Il legislatore ha previsto numerose formule di proscioglimento; se manca una condizione di

procedibilità il giudice pronuncia sentenza di non doversi procedere, mentre le sentenze sul merito

che pronuncia hanno le seguenti formule:

1. IL FATTO NON SUSSISTE se difetta uno degli elementi obbiettivi della fattispecie

2. L’IMPUTATO NON HA COMMESSO IL FATTO se non gli è attribuibile la realizzazione

3. IL FATTO NON COSTITUISCE REATO se difetta l’elemento soggettivo o c’è una causa di

giustificazione

4. IL FATTO NON E’ PREVISTO DALLA LEGGE COME REATO

5. L’IMPUTATO NON E’ IMPUTABILE O NON E’ PUNIBILE PER ALTRA RAGIONE

L’art. 530 impone che il giudice pronunci sentenza di assoluzione anche quando manchi o sia

incompleta o contraddittoria la prova che il fatto sussiste, che l’imputato lo ha commesso ecc. l’art.

530 secondo comma c.p.p. ha previsto una esplicita regola di giudizio imponendo il

proscioglimento con formula piena sia quando sussista la prova che il fatto è stato commesso in

presenza di una causa di giustificazione o di una causa di personale di non punibilità sia quando vi è

il dubbio sull’esistenza delle stesse.

Per quanto riguarda la sentenza di condanna il giudice se ritiene che l’imputato sia responsabile nel

pronunciare la condanna determina la pena applicando l’eventuale misura di sicurezza ecc. 2

IL PROCEDIMENTO DAVANTI AL

TRIBUNALE IN COMPOSIZIONE

MONOCRATICA

La norma di partenza per individuare la disciplina inerente il procedimento davanti al tribunale

monocratico è l’articolo 549 c.p.p. per cui “nel procedimento davanti al tribunale in composizione

monocratica, per tutto ciò che non è previsto dal presente libro o in altre disposizioni, si

osservano le norme contenute nei libri che precedono, in quanto applicabili”.

In questo tipo di procedimento il codice dispone una distinzione tra procedimenti che prevedono la

citazione diretta a giudizio (art. 550 c.p.p. quando si tratta di contravvenzioni ovvero di delitti

puniti con la pena della reclusione non superiore al massimo a quattro anni o con la multa, sola o

congiunta alla predetta pena detentiva) e i procedimenti che vengono instaurati mediante un

ordinaria richiesta di rinvio a giudizio, cui segue la celebrazione dell’udienza preliminare.

Particolarmente semplificato appare il procedimento con citazione diretta a giudizio che richiama

alcuni punti del vecchio procedimento pretorile. Il principale elemento distintivo è la mancanza

dell’udienza preliminare infatti il PM una volta concluse le indagini preliminari esercita l’azione

penale mediante l’emanazione del decreto di citazione diretta (ai sensi dell’art. 552 c.p.p.). Il PM

forma il fascicolo per il dibattimento e lo trasmette con il decreto di citazione al giudice. La prima

udienza è la c.d. “UDIENZA DI COMPARIZIONE” che supplisce almeno in parte alla mancanza

dell’udienza preliminare. Le richieste di prova avvengono analogamente a quanto previsto per il

procedimento ordinario, il giudice verifica (nel caso di reato perseguibile a querela) se il querelante

è disposto a rimettere la querela.

Il dibattimento si svolge secondo le norme stabilite per il procedimento ordinario tuttavia è previsto

che, su accordo delle parti, possa derogarsi al all’esame diretto delle parti, l’esame dei testimoni dei

periti etc. che può essere condotto direttamente dal giudice sulla base delle domande e contestazioni

proposte dal PM e dai difensori.

IL PROCEDIMENTO DAVANTI AL

GIUDICE DI PACE

Il giudice di pace dal 2000 si è visto assegnare una limitata competenza in materie penale in

situazioni di microconflittualità tra privati e che si caratterizzano per la non particolare complessità

delle decisioni e per la circostanza di prestarsi a soluzioni conciliative e risarcitorie che il giudice di

pace ha lo specifico obbligo di promuovere. Nel procedimento davanti al giudice di pace non esiste

il giudice per le indagini preliminari, competente per gli atti da compiere nella fase investigativa è il

giudice di pace mentre le funzioni di PM sono svolte dal procuratore della repubblica presso il

tribunale nel cui circondario ha sede il giudice di pace oltretutto le funzioni di PM sono delegabili

in maniera molto ampia ad altri soggetti.

L’attività di indagine è affidata (art. 11 comma 1° d.lgs. n. 274/2000) alla polizia giudiziaria che di

propria iniziativa, acquisita la notizia di reato, compie gli atti di indagine necessari e per alcuni atti

(interrogatori, accertamenti tecnici) può richiedere al PM l’autorizzazione a compiere l’atto,

autorizzazione che può essere concessa o negata o può indurre il PM a decidere di svolgere

personalmente l’indagine. 2

Concluse le indagini la PG riferisce al PM con relazione scritta circa il fatto e le norme che si

assumono violate e chiede la comparizione davanti al giudice di pace.

Oltre alle normali ipotesi di richiesta di archiviazione una peculiare del procedimento davanti al

giudice di pace e quella di particolare tenuità del fatto, purchè, in quest’ultima evenienza, non

risulti un interesse della persona offesa alla prosecuzione del procedimento.

La vocatio in iudicium dell’imputato avviene con atto di citazione emanato dalla polizia giudiziaria

sulla base dell’imputazione formulata dal PM.

Altro aspetto peculiare del procedimento davanti al giudice di pace e quello della citazione a

giudizio su ricorso della persona offesa (per i reati procedibili a querela) il ricorso produce gli stessi

effetti della presentazione della querela e deve essere presentato al giudice e depositato presso il PM

che deve, entro 10 gg., il PM decide se ritenere il ricorso ammissibile o meno, se lo ritiene

ammissibile formula l’imputazione confermando o modificando il contenuto del ricorso (è sempre il

PM che formula l’imputazione).

Se l’udienza si celebra a seguito di ricorso al giudice da parte della persona offesa la mancata

comparizione del querelante determina l’improcedibilità del ricorso salvo che l’imputato chieda che

si proceda al giudizio.

Un ulteriore forma alternativa di definizione del procedimento si ha quando l’imputato prima

dell’udienza dimostra di aver provveduto alla riparazione del danno eliminando le conseguenze del

reato (spetta al giudice di pace valutare l’idoneità delle attività risarcitorie o riparatorie.

LE IMPUGNAZIONI

Le impugnazioni sono strumenti processuali mediante i quali le parti enunciano doglianze nei

confronti di un provvedimento giurisdizionale al fine di provocare su di esso un controllo del

giudice, controllo che può essere di merito o di mera legittimità.

Si distingue tra:

mezzi ordinari di impugnazione APPELLO

aventi per oggetto provvedimenti RICORSO PER CASSAZIONE

NON irrevocabili

Mezzi straordinari aventi LA REVISIONE

Per oggetto provvedimenti

IRREVOCABILI

Un principio fondamentale delle impugnazioni è quello della TASSATIVITA’ ART. 568 C.P.P.

per cui la “legge stabilisce i casi nei quali i provvedimenti del giudice sono soggetti ad

impugnazione e determina il mezzo con cui possono essere impugnati”, quindi un provvedimento

giurisdizionale è impugnabile unicamente se la legge espressamente prevede tale impugnabilità ed

unicamente con il mezzo di impugnazione espressamente indicato.

Unica deroga al principio di tassatività è dato dall’art. 568 comma 2° per il quale sono sempre

soggetti a ricorso per cassazione, quando non sono altrimenti impugnabili, i provvedimenti

con i quali si decide sulla libertà personale e le sentenze, inoltre l’ultimo comma dell’art.568

stabilisce che l’impugnazione è ammissibile indipendentemente dalla qualificazione ad essa data

dalla parte che l’ha proposta, quindi ed es. se una parte propone appello contro una sentenza

inappellabile questo si converte nel mezzo di impugnazione previsto (ricorso per cassazione) . 2

Possono proporre impugnazione secondo l’art. 568 c.p.p. soltanto le parti alle quali la legge

espressamente conferisce questo diritto, se la legge non distingue tra le diverse parti, tale diritto

spetta a ciascuna di esse.

IL PUBBLICO MINISTERO ART. 570 il procuratore della repubblica presso il tribunale ed il

Procuratore generale presso la corte d’appello possono

Proporre impugnazione quali che siano state le

Conclusioni del rappresentante del PM, tale norma

Costituisce espressione del principio di impersonalità

Del PM ed è diretta ad avviare ad eventuale inerzia del

PM di grado inferiore

L’IMPUTATO ART. 571 Può proporre impugnazione personalmente o per mezzo di

Procuratore speciale.

IL RESPONSABILE CIVILE ART. 575 con il mezzo che la legge stabilisce per l’imputato, la

Domanda può avere per oggetto le disposizioni della

Sentenza riguardanti il risarcimento

LA PARTE CIVILE – OFFESA ART. 576 può proporre appello con i mezzi disposti per il PM contro

I capi della sentenza riguardanti la responsabilità ma non

Riguardanti i capi penali della sentenza

Il codice consente alla parte civile e alla persona offesa

Di presentare richiesta motivata al PM per proporre

Impugnazione contro i capi penali della sentenza

La forma dell’impugnazione è disciplinata dall’art, 581 c.p.p. per cui deve essere proposta con atto

scritto e deve contenere i dati riguardanti il provvedimento impugnato, la data, il giudice che lo ha

emesso ed i capi a cui l’impugnazione si riferisce.

Gli effetti dell’impugnazione sono 3 :

EFFETTO DEVOLUTIVO comporta che la cognizione è devoluta ad un giudice di grado superiore

e quindi mezzi di impugnazione tipicamente devolutivi sono l’appello e il ricorso per cassazione.

EFFETTO SOSPENSIVO l’impugnazione cioè sospende l’esecuzione del provvedimento

impugnato l’art. 588 c.p.p. disporne che “dal momento della pronuncia, durante i termini per

impugnare e fino all’esito del giudizio di impugnazione, l’esecuzione del provvedimento impugnato

è sospesa salvo la deroga dell’art. 588 comma 2° secondo cui le impugnazioni contro

provvedimenti in materia di libertà personale NON HANNO IN ALCUN CASO EFFETTO

SOSPENSIVO.

EFFETTO ESTENSIVO art. 587 c.p.p. prevede l’estensione dell’impugnazione per sottolineare che

non si tratta di un effetto vero e proprio ma di un evenianza relativa a reati plurisoggettivi;

l’impugnazione proposta da uno degli imputati giova anche agli altri purché l’impugnazione non si

fondi su motivi personali (ad. Es. incapacità di intendere e volere), giova anche al responsabile

civile e al civilmente obbligato e viceversa.

L’impugnazione deve ovviamente essere ammissibile e tale ammissibilità va verificata, cause di

inammissibilità dell’impugnazione sono:

Impugnazione proposta da chi non è legittimato o non ha interesse.

1.

2. Provvedimento non impugnabile.

3. Non sono osservate le disposizione degli art. 581-582-583-585-586 c.p.p. (forma-presentazione-

spedizione-termini) 2

La competenza a valutare l’ammissibilità spetta al giudice per l’impugnazione. L’ordinanza

dichiarativa di inammissibilità è ricorribile per cassazione.

L’APPELLO

È un mezzo di impugnazione ordinario mediante il quale si chiede al giudice dell’impugnazione un

secondo giudizio di merito sull’oggetto del giudizio di primo grado totalmente o parzialmente

considerato.

L’appello è consentito solo nei casi tassativamente previsti, l’art. 593 c.p.p. prevede come regola

generale che il PM e l’imputato possano appellare contro le sentenze di condanna e di

proscioglimento con alcune eccezioni:

a) È inappellabile dall’imputato la sentenza di proscioglimento con la formula “il fatto non sussiste

o l’imputato non lo ha commesso”

b) Sono inappellabile le sentenze di condanna per le quali è stata applicata la sola pena

dell’ammenda

c) Nel giudizio abbreviato il PM e l’imputato non possono appellare le sentenze di

proscioglimento per ottenere una diversa formula

d) Nel caso di “patteggiamento” la sentenza è inappellabile salvo il caso in cui il PM non abbia

dato espresso il suo dissenso

e) Inappellabile la sentenza predibattimentale emanata ai sensi dell’art. 469 c.p.p.

L’appello attribuisce al giudice di secondo grado la cognizione del procedimento limitatamente ai

punti della decisione ai quali si riferiscono i motivi proposti, i motivi di appello hanno la funzione

di tracciare i confini della cognizione del giudice di appello ma entro questi confini il giudice ha gli

stessi poteri del giudice di primo grado fatta eccezione, quando appellante sia il solo imputato, per il

divieto della riforma in peggio (art. 597 3°comma) divieto che invece non c’è quando

appellante è il PM.

L’art. 595 c,p,p, prevede l’appello incidentale cioè la possibilità di proporre appello entro un nuovo

termine una volta scaduti i termini per presentare l’appello in via principale in conseguenza

dell’appello regolarmente presentato da altra parte del processo. La parte che non ha proposto

impugnazione può proporre appello entro 15 gg. da quello in cui ha ricevuto la comunicazione o l

anotificazione previste dall’art. 584, l’appello incidentale perde efficacia in caso di inammissibilità

dell’appello principale o di rinuncia dello stesso.

L’art. 598 c.p.p. dispone che in grado di appello si osservano le disposizioni relative al giudizio di

primo grado, il pubblico dibattimento però può essere sostituito dalla camera di consiglio la quale è

prevista per alcune processi di appello (contro sentenze di non luogo a procedere, contro sentenze

emesse nel giudizio abbreviato ecc.).

Dopo il controllo sulla regolare costituzione delle parti il presidente o un consigliere effettua la

relazione della causa o solo in casi eccezionali, ipotesi di rinnovazione dell’istruzione

dibattimentale perché, al fine di valutare la fondatezza delle doglianze potrebbe in primo luogo la

lettura del relatore che ha studiato gli atti del processo (art. 602) o la lettura degli atti del processo

stesso, solo quindi in caso ciò non sia sufficiente si rinnova l’istruzione dibattimentale che può

essere richiesta dalle parti o disposta d’ufficio, nel primo caso però questa deve (art. 603 c.p.p.)

essere richiesta nell’atto di appello, la rinnovazione dell’istruttoria può avvenire anche se le prove

che si intendono assumere siano sopravvenute o scoperte dopo il giudizio o quando il giudice la

ritiene assolutamente necessaria, l’ultima ipotesi è quella dell’imputato contumace che dimostri ci

non essere potuto comparire per caso fortuito o per forza maggiore.

La sentenza può limitarsi a risolvere questioni di nullità ex art. 604 c.p.p.e ci saranno le

conseguenze indicate per la nullità in tutto o in parte delle sentenze o entrare nel merito ex. Art. 605

c.p.p. in questo caso il giudice se riforma la sentenza di primo grado e se l’appellante non ricorre

2

per cassazione il giudice di secondo grado trasmette “senza ritardo” la sentenza al giudice di primo

grado se questi è competente per l’esecuzione.

IL RICORSO PER CASSAZIONE

Il ricorso per cassazione è un mezzo di impugnazione ordinario mediante il quale l’impugnante

denuncia un errore di diritto compiuto dal giudice del merito nell’applicazione delle norme

processuali o nell’applicazione delle norme di diritto sostanziale chiedendo alla corte di cassazione

di annullare con rinvio o senza rinvio il provvedimento impugnato. Con il ricorso in cassazione di

possono proporre unicamente i motivi tassativamente indicati nell’art. 606 c.p.p. ossia :

a) Esercizio da parte del giudice di poteri riservati agli organi legislativi

b) Inosservanza o erronea applicazione della legge

c) Inosservanza delle norme procedurali

d) Mancata assunzione di una prova decisiva richiesta

Mancanza o manifesta illogicità dei motivi se risulta dal testo impugnato

e)

Il ricorso per cassazione può essere presentato dalla parte personalmente o dai difensori iscritti

nell’albo speciale della corte di cassazione, le sentenze di corte di cassazione possono essere:

Sentenze di inammissibilità se la causa di inammissibilità non è stata in precedenza dichiarata

a) neppure nella fase degli atti preliminari al dibattimento di cassazione la corte provvede a

dichiararla con sentenza . rigetto e impone alla parte pricorrente il pagamento delle spese

processuali.

Sentenza di rigetto se la corte non accoglie nessuno dei motivi di ricorso pronuncia sentenza di

b) rigetto e impone alla parte pricorrente il pagamento delle spese processuali.

Sentenza di rettificazione nel caso di errori di diritto nella motivazione o di erronee indicazione

c) di testi di legge in tal caso la corte si limita a rettificare la parte della sentenza errata senza

annullarla.

Sentenza di annullamento se la corte accoglie i motivi del ricorso pronuncia sentenza di

d) 3

annullamento che può essere con rinvio (art. 623 c.p.p.) nel caso si renda necessario

4

l’intervento di un altro giudice di merito o senza rinvio (art. 620) nel caso questo intervento non

sia necessario.

LA REVISIONE

Mezzo straordinario di impugnazione (che riguarda cioè provvedimenti inoppugnabili) avente ad

oggetto la sentenza di condanna, i decreti penali di condanna e le sentenze di patteggiamento (art.

629) non sono però soggette a revisione le sentenze di proscioglimento o di non luogo a procedere.

La revisione non è un mezzo di impugnazione devolutivo in quanto non devolve la cognizione del

procedimento ad un giudice di grado superiore. La revisione non ha neppure efficacia sospensiva,

l’art. 631 c.p.p. dispone che “gli elementi in base ai quali si chiede la revisione devono, a pena

inammissibilità della domanda, essere tali da dimostrare se accertati che il condannato deve essere

prosciolto a norma degli articoli 529 (con sentenza di non doversi procedere) 530 (con sentenza di

assoluzione) 531 (con sentenza dichiarativa di estinzione del reato).

I casi di revisione sono tassativamente previsti dalla legge nell’art. 630 c.p.p. e sono quattro:

3 da vedere !!!!

4 da pagina 345 a pagina 366 del “Lozzi” 3

Se i fatti stabiliti a fondamento della sentenza non possono conciliarsi con quelli stabiliti in

1. un’altra sentenza penale irrevocabile del giudice ordinario (inconciliabilità logica tra sentenze

irrevocabili)

2. Se la sentenza ha ritenuto la sussistenza del reato a carico del condannato in conseguenza di una

sentenza del giudice civile o amministrativo successivamente revocata.

3. Se dopo la condanna sono sopravvenute nuove prove che dimostrano che il condannato deve

essere prosciolto

4. Se è dimostrato che la condanna venne pronunciata a seguito di falsità in atti o in giudizio o di

un altro fatto previsto dalla legge come reato.

Se la richiesta di revisione è ammissibile si procede seguendo le norme per il predibattimento e il

dibattimento di primo grado se invece la richiesta di revisione viene respinta la corte condanna la

parte al pagamento delle spese processuali

La sentenza di revisione è ricorribile per cassazione (art. 640 c.p.p.) 3


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flaviael

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto Processuale Penale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Diritto Processuale Penale, Lozzi.
Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: i soggetti, astensione e ricusazione del giudice, la competenza, la connessione, riunione e separazione dei processi, la rimessione.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Penale I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Marafioti Luca.

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